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  • lunedì 10 agosto 2020

Ballerina di lap dance iscritta alla Cgil insieme ad alcune sue colleghe per tutelare i diritti e combattere lo sfruttamento

 


"Io mi considero una lavoratrice come tutte le altre, ma secondo me dovremmo essere pagate di più per quello che facciamo".  F. fa la ballerina di lap dance nello storico locale trevigiano ‘Mille Lire’ e, oltre un anno fa, si è iscritta alla Cgil con le sue colleghe. Sfruttamento, condizioni di lavoro ambigue, improbabili inquadramenti contrattuali, cottimo, nero, contributi non versati. Questa la situazione svelata dalla Slc Cgil, ulteriormente peggiorata con l’emergenza Covid, che ha fatto deflagrare una crisi da tempo calata sul settore dello spettacolo e dell’intrattenimento e che ha portato F. ad avviare una vertenza perché per lei, come per molte lavoratrici e molti lavoratori, ha significato smettere di lavorare, e senza alcuna tutela. Lei la considera una forma d’arte, ma "Io spettacolo non è aprire le gambe e far vedere le tette.Deve essere una cosa molto sensuale, bella da vedere. Invece adesso sono molto volgari,  non c’è più divertimento". F. spiega che, nei locali dove lavora lei, vengono uomini dai 18 agli 85 anni, "finché ce la fanno. Un po’ di tutto".  I più particolari sono quelli che vanno nei privé: "alcuni vogliono baciarti i piedi; altri vogliono che gli fai la pipì addosso, o li schiaffeggi. A qualcuno piace il seno, qualcun altro vuole essere calpestato. Ci sono un sacco di persone strane".


Secondo F. le condizioni di lavoro, negli ultimi anni, sono molto peggiorate, perché l’intrattenimento è diventato di scarsa qualità. Cita la legge del mercato, nello spiegare che i prezzi si sono abbassati e l’offerta è diventata più scadente. "In passato ci davano un buon fisso e avevamo anche le mance. Poi sono spariti entrambi e sono arrivati i privé". É questa la nota dolente, perché per legge il cliente non dovrebbe mai toccare la ballerina, però "quando tiri la tenda, ognuno fa quello che vuole". Ma su tutto questo interviene la Camusso, ex leader del sindacato e oggi responsabile per lo stesso delle politiche di genere:“Troppi pensano non sia lavoro, bollano tutto questo mondo come deviato e colpevole”, come scrive la responsabile delle Politiche di genere della Cgil nazionale Susanna Camusso, e di un “luogo di uso dei corpi femminili, di un ‘divertimento’ che sfrutta”. Nicola Atalmi, segretario generale della Slc Cgil di Treviso, nell’intervista a Collettiva parla di “una vertenza magari un po’ insolita, ma che trattiamo come molte altre. Per noi le lavoratrici del Mille Lire hanno diritto a essere tutelate e rappresentate e meritano rispetto”.


“Quel mondo variegato che definiamo dello spettacolo, dell’intrattenimento – sostiene Camusso – viene spesso guardato e giudicato con la lente dei pregiudizi e degli stereotipi”.


Pregiudizi come quello che “riguarda lavoratrici e lavoratori per i quali vige il sottinteso, reale o immaginario, che siano sex workers. La definizione, di per sé corretta, viene attribuita spesso a prescindere, e comunque con tono giudicante”. Per la dirigente sindacale in troppi “siccome lo condannano, in nome della loro morale, non riconoscono che sia lavoro e non si interrogano sulle caratteristiche e le condizioni” né “sul mercato che lo determina”. Uno “stigma che si accanisce in particolare sulle donne”.


Per questo la responsabile Politiche di genere della Cgil ritiene “importante, oltre che giusto, che le lavoratrici siano state accolte in Cgil, sulla base di quello che deve essere per noi il principio irrinunciabile: una persona che lavora ha diritti e tutele, deve avere un contratto e accesso alla contrattazione collettiva, ha diritto a rappresentare ed essere rappresentata. Ad ogni lavoro, cioè, va riconosciuta dignità e nessun pregiudizio può cancellarla”.


 


 


Tratto da collettiva.it


 

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