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  • venerdì 29 maggio 2020

Per vedere una partita o un film, rischio di qualche anno di carcere. Blitz della Finanza contro gli abbonamenti pirata

 


Per la prima volta in Italia, dopo una lunga e complessa attività investigativa, sono state identificate e denunciate 223 persone accusate di aver acquistato abbonamenti pirata su Internet che consentivano di vedere i contenuti delle principali piattaforme televisive a pagamento (film, serie ed eventi sportivi).


Il mercato della pirateria riveste un business molto fiorente che si poggia su una vasta platea di clienti che lo alimentano, molto spesso ignari delle conseguenze cui si espongono e degli ingenti danni economici che tale pratica comporta sia ai titolari dei diritti sia all’economia nazionale.


Il Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza ha condotto una complessa e mirata attività che ha portato all’identificazione dei presunti responsabili di aver acquistato abbonamenti pirata per accedere ai più diversi canali a pagamento; di questi, 223 sono già stati denunciati. L’operazione è in corso e mira anche all’identificazione di ulteriori possibili soggetti coinvolti.


Acquistando abbonamenti di questo tipo i clienti si rendono responsabili del reato di ricettazione. La legge sul diritto d’autore prevede la confisca degli strumenti utilizzati per la fruizione del servizio; di conseguenza, ai 223 clienti in caso di condanna verranno confiscati televisore, computer e smartphone. Le sanzioni prevedono, inoltre, la reclusione fino ad otto anni e una multa di 25.000 euro, oltre le spese legali.


L’attività della GdF ha smantellato una delle principali modalità di distribuzione illecita dei contenuti, ossia la IPTV (Internet Protocol Television), ultima frontiera della pirateria mediante la quale vengono acquisiti e ricodificati i palinsesti televisivi delle maggiori piattaforme a pagamento – DAZN, Sky e Mediaset Premium su tutte – per poi essere distribuiti su Internet sotto forma di un flusso di dati ricevibile, dagli utenti fruitori, sottoscrivendo un abbonamento illecito ed un semplice PC, smart-tv, tablet, smartphone o decoder connesso alla rete.


Le indagini hanno come obbiettivo principale l’individuazione della centrale di trasmissione dei segnali illegali, delineano una complessa organizzazione composta da decine di “reseller” e centinaia di clienti che, acquistando gli abbonamenti, non solo fruiscono illegalmente della visione di eventi sportivi e altri contenuti audiovisivi, oltre ai palinsesti televisivi “pay per view”, ma alimentano il circuito criminale. Acquistando questa tipologia di abbonamento, inoltre, il fruitore si trova a condividere con vere e proprie realtà criminali i propri dati personali, inclusi quelli anagrafici e bancari, lasciando pertanto traccia delle attività illecite effettuate ed esponendosi allo stesso tempo a rischi, anche informatici, di vario tipo.


L’attività si è avvalsa dell’ausilio, anche di natura tecnica, della FAPAV (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali).


 


 

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