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  • venerdì 22 gennaio 2021

Ecco il Recovery Plan, un tesoretto da 209,9 miliardi con 144 progetti

 


Il Piano nazionale di ripresa e resilienza nel testo approvato nella notte dal consiglio dei ministri è un documento corposo di 160 pagine, che, secondo le ambizioni dell’esecutivo, avrà un impatto di 3 punti percentuali in più sul Pil nel 2026, anno finale del Piano, e dovrà rappresentare una “svolta” nella programmazione e attuazione degli investimenti per segnare “una discontinuità decisiva per lo sviluppo sostenibile, la digitalizzazione e l’innovazione, la riduzione dei divari e delle diseguaglianze”.


Il Pnrr punta a muovere risorse per 209,9 miliardi di euro tra progetti in essere che “riceveranno una significativa accelerazione” (65,7 miliardi) e nuovi progetti (144,2 miliardi che includono anche Fondi per lo sviluppo e la coesione già previsti e da finalizzare). Aggiungendo le risorse ReactEu si arriva poi a complessivi 222,9 miliardi di euro e includendo infine i fondi strutturali europei e la programmazione di bilancio 2021-26 (come le risorse stanziate per la fiscalità di vantaggio al Sud di giovani e donne e per gli interventi del Family act) si ha l’ambizione di impiegare complessivamente 310,66 miliardi di euro.


Il Piano poggia su tre assi strategici: digitalizzazione e innovazione (sfida considerata decisiva “per migliorare radicalmente la competitività dell’economia, la qualità del lavoro, e la vita delle persone”), transizione ecologica in linea con il Green Deal europeo e l’inclusione sociale con l’obiettivo di ridurre i tanti gap di cui soffre l’Italia con “tre priorità trasversali”: Donne, Giovani, Sud.


Rispetto alle bozze iniziali l’esecutivo ha scelto di “massimizzare le risorse destinate agli investimenti pubblici, la cui quota ora supera il 70%”, con conseguente riduzione della quota di incentivi “al 21%”. Gli investimenti sono stati incrementati di “circa 20 miliardi” in seguito alla scelta di integrare gli interventi del Pnrr con le politiche di coesione europee e nazionali in corso di programmazione per i prossimi anni. Per il governo si tratta di una “straordinaria e irripetibile occasione di rilancio degli investimenti”.


Le risorse del dispositivo Next Generation Eu, sono suddivise tra le sei missioni in cui si articola il Pnrr (che a loro volta raggruppano 16 Componenti funzionali e 48 Linee di intervento): alla ‘Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura’, sono destinati 46,18 miliardi; alla ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’ va la fetta più grande con 68,90 miliardi; a ‘Infrastrutture per una mobilità sostenibile’ andranno 31,98 miliardi (di cui all’Alta velocità ferroviaria, in particolare al Sud, e alla “manutenzione stradale 4.0” sono destinati 28,30); a ‘Istruzione e ricerca’ 28,49 miliardi; a ‘Inclusione e coesione’ 27,62 miliardi e alla missione ‘Salute’, si è passati dai 9 miliardi delle prime bozze del Pnrr ad oltre il doppio di quanto inizialmente ipotizzato: 19,72 miliardi.


Il Pnrr approvato dal consiglio dei ministri, costituisce ora “la base di discussione per il confronto con il Parlamento, le Istituzioni regionali e locali, le forze economiche e sociali, il Terzo Settore e le reti di cittadinanza, ai fini dell’adozione definitiva del Piano” su cui “interazioni informali con la Commissione sono già in corso” e che, puntualizza il governo, deve essere presentato “formalmente entro il 30 aprile 2021”.


Rinviato il ‘nodo’ sulla struttura che dovrà gestire il Pnrr, sulla base delle linee guida europee per l’attuazione del Piano: il governo si riserva di presentare in una fase successiva “al Parlamento un modello di governance che identifichi la responsabilità della realizzazione del Piano, garantisca il coordinamento con i ministri competenti a livello nazionale e gli altri livelli di governo, monitori i progressi di avanzamento della spesa”.


 


 

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