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  • martedì 12 novembre 2019

Economia, Italia all’ultimo posto in Europa. Stime di crescita ridotte al lumicino (+0,1%)

La Commissione Europea taglia le stime della crescita dell’Italia per l’anno prossimo, lasciando invariate quelle per il 2019. Con l’economia in rallentamento, aumenta di conseguenza il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo. E l’Italia resta stabilmente la maglia nera dell’area euro e dell’intera Ue a 28 per la crescita attesa. Secondo le previsioni economiche d’autunno, diffuse oggi dalla Commissione Europea, il nostro Paese quest’anno dovrebbe crescere dello 0,1%, ben un punto percentuale al di sotto della media dell’Eurozona, che dovrebbe crescere dell’1,1%; l’anno venturo la crescita dell’Italia è prevista allo 0,4%, contro una media dell’area euro stimata all’1,2%; nel 2021, il differenziale è atteso in riduzione a mezzo punto percentuale (+0,7% contro +1,2%). In tutti e tre gli anni l’economia italiana resta la peggiore: quest’anno la seconda ’lumaca’ dovrebbe essere la Germania, a +0,4%. “L’Italia fatica a uscire dalla bassa crescita stagnante”: è  questo,  poi,  l’eloquente titolo del paragrafo sulla situazione dei conti pubblici e dell’economia italiana nel rapporto sulle previsioni economiche d’autunno che la Commissione europea ha pubblicato a Bruxelles. “L’economia italiana – si legge nel rapporto – si è bloccata all’inizio del 2018 e non mostra ancora segni di una ripresa significativa. Nel 2020 – prevede la Commissione -, la crescita è destinata a riprendersi modestamente a seguito della crescente domanda esterna e della moderata spesa delle famiglie, sebbene quest’ultima sarà parzialmente attenuata dall’indebolimento del mercato del lavoro”. “Il deficit pubblico e il debito – nota l’Esecutivo comunitario – aumenteranno nei prossimi anni, a seguito della debole crescita economica e dell’aumento dei costi delle misure decise in passato”; ovvero, come si specifica più avanti, l’introduzione del Reddito di cittadinanza (“minimum income scheme”), “e di diverse misure che allargano le possibilità di ricorrere a pensionamenti anticipati” (Quota 100 e le facilitazioni dei ricongiungimenti contributivi). Il debito pubblico “è previsto in aumento dal 134,8% nel 2018 al 137,4% nel 2021, a causa della debole crescita nominale del Pil e al peggioramento del saldo primario di bilancio”, nota la Commissione. Il deficit è previsto stabile al 2,2% del Pil nel 2019, mentre nel 2020 dovrebbe aumentare al 2,3% del Pil. A conferma della situazione stagnante, la Commissione nota poi che “l’inflazione dei prezzi al consumo dovrebbero diminuire quest’anno”, quando è prevista allo 0,6%, “e aumentare moderatamente nel periodo 2020-2021”, con previsioni rispettivamente allo 0,8% e all’1,1%.


 


 

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