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  • lunedì 10 agosto 2020

Stop ai cantieri della Palermo-Messina, la denuncia e le proteste dei lavoratori

 


Esordio 2020 amaro per i cantieri in Sicilia. Con una comunicazione telefonica a Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl, la Toto costruzioni, azienda impegnata nella realizzazione del raddoppio ferroviario Ogliastrillo-Castelbuono (sulla Palermo-Messina), ha comunicato che non riprenderà le attività. Le difficoltà sarebbero legate a un contenzioso in atto tra la stazione appaltante e la Toto. Rfi, per tutta risposta, ha fatto sapere ai sindacati che se il fermo delle attività sarà confermato, partirà la lettera di rescissione del contratto con la Toto.


“Non è giustificabile e neanche ammissibile che un cantiere appena partito, che avrebbe dovuto dare risposte al sistema delle infrastrutturazioni nell’isola, si fermi sul nascere ai primi intoppi", dichiarano Pasquale De Vardo (segretario generale Feneal tirrenica), Francesco Danese (segretario generale Filca Palermo-Trapani) e Piero Ceraulo (segretario generale Fillea Palermo): "Si tratta di un’opera strategica, attesa da tutto il territorio, fondamentale per il percorso di ammodernamento della linea ferrata Palermo-Messina. Oggi saremo tutti quanti a presidiare il cantiere e non accetteremo che quest’opera diventi l’ennesima incompiuta”.


Le attività sul cantiere della Ogliastrillo-Castelbuono avevano già subito i primi rallentamenti a fine novembre. I sindacati avevano appreso che i ritardi erano dovuti ai pagamenti non corrisposti per gli stati di avanzamento lavori. Nel frattempo, gli incassi degli avanzamenti dei lavori (Sal) sono stati saldati da Rfi all’impresa.  


“Il mancato pagamento dei Sal a catena aveva provocato il mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori delle ditte affidatarie. E il personale della Toto è rimasto a casa, pagato per non lavorare", concludono i tre dirigenti sindacali: "In un confronto avvenuto prima delle feste natalizie, avevamo ribadito che i lavoratori avrebbero dovuto ricevere il pagamento delle giornate di fermo. E ci siamo lasciati auspicando che nel 2020 la situazione si sarebbe appianata. Invece, la difficoltà a riprendere le fasi lavorative è seria, perché c’è un contenzioso in corso con la committenza che non si risolve. Ma Rfi ha fatto sapere che non c’è più niente da chiarire e che non si aspetta nessun confronto. C’è solo una lettera di rescissione di contratto già pronta a partire, se i lavori non riprenderanno”.


 

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