Il mondo della moda da l’addio a Marta Marzotto

Milano: all’età di 85 anni è morta la modella e stilista Marta Marzotto. Nata a Reggio Emilia il 24 febbraio 1931 e da alcuni giorni era ricoverata alla clinica La Madonnina.
Una vita intensa quella vissuta da Marta Marzotto: amori, tradimenti («Nella mia infedeltà - disse una volta - ero fedelissima, sono stata un’ottima moglie»), vicende giudiziarie, salotti e scandali. Cinque figli, un marito aristocratico (il conte Umberto Marzotto, di cui ha conservato il cognome anche dopo il divorzio), due grandi amori (Renato Guttuso e Lucio Magri) e tanti ammiratori, tra i quali anche Sandro Pertini.

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Un’infanzia e un’adolescenza difficili - nasce a Reggio Emilia il 24 febbraio 1931 - tra le risaie della Lomellina, dove inizia a lavorare giovanissima, come mondina seguendo le orme della madre («Mi fasciavo le gambe con le pezze per proteggermi dalle foglie taglienti del riso e dalle punture di zanzare. Le bisce d’acqua e i topi mi sgusciavano tra i piedi nudi affondati nella melma, ero terrorizzata»), e poi come apprendista sarta. Da lì a poco le si apre la strada della moda, prima modella poi stilista lei stessa a Milano, trasformando nel tempo il suo nome in una griffe. È proprio nell’ambiente della moda, all’inizio degli anni Cinquanta, che conosce il conte Umberto Marzotto, vicentino di Valdagno, comproprietario con altri fratelli dell’omonima industria tessile. Si sposano nel 1954 e dalla loro unione durata 15 anni sono nati cinque figli: Paola (nata nel 1955), Annalisa (nata nel 1957, morta nel 1989), Vittorio Emanuele (1960), Maria Diamante (1963) e Matteo (1966).

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Ma non è un amore di quelli sereni, per lei spirito indomabile, personalità esuberante e incontenibile. Conosce Renato Guttuso, di cui diventa musa e ispiratrice, ed è grande amore per venti anni, regolamentato però da un patto: «Mai mettere in pericolo le famiglie». Arriva poi Magri, conosciuto negli anni in cui è segretario del Partito di unità proletaria per il comunismo: una relazione durata 10 anni: «Un rivoluzionario da salotto - lo definirà lei in un’intervista - gli interessava soltanto il bridge».


 

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