H&M accusata di aver bruciato 60 tonnellate di abiti non venduti

Scoppia la polemica sul modo in cui la catena di abbigliamento svedese H&M, con negozi in tutto il mondo, si disfa dei vestiti invenduti. H&M è finita sotto accusa per aver bruciato, negli scorsi anni, circa 60 tonnellate di abiti non venduti e ancora utilizzabili. Gli abiti non potrebbero essere donati alle persone povere? E’ questo che si chiedono infatti in molti. H&M ha rigettato le accuse definendole false. Come spiegato da un portavoce a Fashion United, i capi coinvolti nel processo e considerati nell’indagine sono quelli che devono essere distrutti per prassi, poiché contengono sostanze chimiche non conformi. “La circolarità è il core della nostra strategia di sostenibilità e lavoriamo duro per assicurare la massimizzazione dell’uso e del valore dei nostri prodotti, in linea con i principi dalla circular economy e della gerarchia dei rifiuti – ha continuato il portavoce – l’incinerazione, pertanto, è l’ultimissima opzione che noi tolleriamo solo in certe particolari circostanze, quando il ri-utilizzo o il riciclo non è tra le opzioni, come quando i nostri prodotti sono contaminati da muffa o non rispettano le nostre rigide restrizioni chimiche”.


 

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