9 ottobre 1963, la tragedia del Vajont

Era il 9 ottobre 1963 quando nel neo-bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont (al confine tra Friuli e Veneto), cadde una colossale frana dal soprastante pendio del Monte Toc nelle acque del bacino lacustre alpino realizzato con l’omonima diga. La conseguente tracimazione dell’acqua contenuta nell’invaso provocò una enorme ondata che investì i paesi sottostanti. Longarone, Erto, Casso furono spazzati via e morirono 1917 persone. Le cause della tragedia, dopo numerosi dibattiti, processi e opere di letteratura, furono ricondotte alla colpa dei progettisti e dirigenti della SADE, ente gestore dell’opera fino alla nazionalizzazione, i quali occultarono e coprirono la non idoneità dei versanti del bacino: dopo la costruzione della diga si scoprì, infatti, che essi avevano caratteristiche morfologiche (incoerenza e fragilità) tali da non renderli adatti ad essere lambiti da un serbatoio idroelettrico. In un documento dell’Onu del 2008 la tragedia del Vajont è classificata come il peggior esempio tra i disastri evitabili provocati dall’uomo.


 

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