L’industria manifatturiera della Lombardia in trend positivo. Unioncamere e i numeri di Milano, Monza, Brianza e Lodi


La produzione lombarda conferma il dato congiunturale positivo ma in rallentamento per l’industria (+0,4%), mentre per l’artigianato è negativo (-0,5%). Anche il dato tendenziale presenta lo stesso schema (+0,9% l’industria e -0,3% l’artigianato), confermando il processo di decelerazione in atto evidenziato maggiormente dai segnali negativi provenienti dagli ordini e anche dal fatturato. Migliorano le aspettative sulla domanda estera e interna, sebbene quest’ultima rimanga in area negativa. In peggioramento, invece, le aspettative degli imprenditori industriali per la produzione, che entrano in area negativa probabilmente a causa dello scenario economico incerto che incide sul clima di fiducia delle imprese. Quadro peggiore per l’artigianato, con saldi negativi per tutti gli indicatori. Il focus di approfondimento sul credito e la finanza aziendale riporta un quadro positivo, con uno spostamento delle imprese verso indici di indebitamento inferiori e un’ampia quota di imprese che dichiarano di non aver riscontrato criticità nelle condizioni applicate ai finanziamenti. L’autofinanziamento e il credito bancario sono le principali fonti di finanziamento a cui le imprese lombarde fanno ricorso principalmente per realizzare investimenti produttivi e per avere maggior liquidità di cassa. I dati presentati derivano dall’indagine relativa al primo trimestre 2019 che ha riguardato un campione di più di 2.600 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (più di 1.500 imprese) e artigiane (più di 1.100 imprese). Nel primo trimestre 2019 si registra ancora una variazione congiunturale positiva della produzione industriale (+0,4% destagionalizzato), ma in decelerazione, dopo la ripresa più consistente dello scorso trimestre (+0,9%) che ha interrotto la recessione tecnica di metà 2018. La crescita tendenziale, anch’essa in decelerazione rispetto ai trimestri precedenti, viene confermata (+0,9%). Il dato congiunturale delle aziende artigiane manifatturiere svolta nuovamente in negativo (-0,5% destagionalizzato) dopo il dato stazionario registrato lo scorso trimestre. Anche il dato tendenziale risulta in contrazione (-0,3%) e questo per la prima volta da metà 2013. L’indice della produzione industriale, sale a quota 112,3 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100) avvicinandosi ancora al massimo pre-crisi (pari a 113,3 registrato nel 2007). Per le aziende artigiane l’indice della produzione flette a quota 97,7 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), ancora sotto quota 100. Da un punto di vista settoriale il 2019 si apre con un risultato complessivamente positivo della produzione, ma in peggioramento, con un incremento del numero di settori in area negativa (6 settori su 13). I mezzi di trasporto (-3,2%), il tessile (-2,9%) e l’abbigliamento (-1,7%) registrano le contrazioni più intense a cui si associano le variazioni negative più contenute delle industrie varie (-0,6%), della gomma-plastica (-0,3%) e del legno-mobilio (-0,1%). Contribuiscono maggiormente al dato positivo complessivo gli incrementi registrati dai minerali non metalliferi (8,3%), dalla chimica (+2,4%), dalla meccanica (+1,8%) e dagli alimentari (+1,2%). In crescita, ma con intensità minore, il settore delle pelli-calzature (+0,8%), della siderurgia (+0,2%) e delle carta-stampa (+0,2%). Per l’artigianato, l’analisi settoriale evidenzia una maggior diffusione del segno negativo che interessa la maggior parte dei settori (8 su 11). Oltre al comparto moda, già in sofferenza negli scorsi trimestri (tessile -3,0%; pelli-calzature -1,7%; abbigliamento -1,1%), si segnala la forte contrazione della siderurgia (-10,4%). Con variazioni negative meno intense si segnalano anche la carta-stampa (-2,6%), la gomma-plastica (-1,9%), le manifatturiere varie (-0,9%) e il legno-mobilio (-0,2%). Con incrementi tendenziali dei livelli produttivi in questo trimestre si segnalano solo gli alimentari (+0,3%), la meccanica (+0,4%) e i minerali non metalliferi (+2,9%). Il dato medio generale nasconde andamenti differenziati fra le imprese: scende al 43% per l’industria la quota di aziende in crescita, in ulteriore diminuzione rispetto ai trimestri precedenti, mentre aumentano quelle in contrazione (37%) e quelle stazionarie (21%). Nell’artigianato si registra un andamento simile con la quota di aziende in crescita che scende al 37% e quelle in contrazione salite al 36%. Aumentano anche le aziende stazionarie (27%). Il fatturato a prezzi correnti per l’industria cresce ancora su base annua ma con un ulteriore rallentamento (+1,7%). Al contrario della produzione il fatturato in questo primo quarto dell’anno registra una contrazione congiunturale (-0,4%), la prima dal 2013. Per le imprese artigiane i risultati sono simili con un piccolo incremento tendenziale del fatturato (+0,3%) e una flessione congiunturale (-0,1%). Il dato congiunturale più negativo di questo trimestre proviene dagli ordinativi che sono in contrazione sia per il mercato interno (-1,5%) che per il mercato estero (-0,7%). Il mercato interno registra anche una contrazione tendenziale (-0,9%), mentre per il mercato estero il segno è ancora positivo (+1,0%) ma in decisa decelerazione rispetto anche alla media dello scorso anno (+4,9%). Per le imprese artigiane il quadro è più negativo con tutti i confronti temporali in contrazione: gli ordini interni registrano un -1,6% tendenziale e un -1,0% congiunturale e gli ordini esteri un -0,6% tendenziale e un -0,5% congiunturale. L’occupazione per l’industria presenta un saldo positivo (+0,5%), grazie a un rallentamento del tasso d’uscita sceso all’1,7% e un’accelerazione del tasso d’ingresso che sale al 2,1%, andamenti caratteristici del primo quarto dell’anno dove si concentrano le assunzioni. Considerando la variazione congiunturale al netto degli effetti stagionali la variazione è nulla. In calo il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 6,1% e la quota sul monte ore allo 0,6%. Anche nell’artigianato il saldo è positivo (+0,9%) sempre grazie a un’accelerazione del tasso d’ingresso al 3,0% e un tasso d’uscita in diminuzione (2,1%). Considerando la variazione congiunturale al netto degli effetti stagionali, il risultato rimarca la stabilità dei livelli con una variazione leggermente positiva (+0,4%). In ripresa il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 3,0% e la quota sul monte ore all’1,0%. Le aspettative degli imprenditori industriali sulla produzione sono in peggioramento e tornano in area negativa dopo 4 anni. In flessione anche le aspettative sull’occupazione, anche se il saldo tra ottimisti e pessimisti è ancora positivo. All’opposto migliorano le aspettative per la domanda, sia interna che estera. Il saldo ottimisti-pessimisti per la domanda interna è ancora negativo ma molto vicino al saldo nullo. Anche nel caso dell’artigianato le aspettative danno indicazioni negative con un saldo tra previsioni di crescita e diminuzione in peggioramento per produzione e domanda estera, pressoché stabili ma in area negativa per l’occupazione e in miglioramento ma ancora con una prevalenza di previsioni di diminuzione per la domanda interna. In sintesi, il dato della produzione industriale manifatturiera lombarda ha fatto registrare nel primo trimestre del 2019 una variazione congiunturale leggermente positiva, anche se in decelerazione rispetto al risultato dello scorso trimestre. È questa una delle poche note congiunturali positive che emergono dall’indagine di questo trimestre. Ordini e fatturato sono transitati nella zona negativa. Questo quadro di insieme viene allo stesso tempo confermato dall’artigianato e peggiorato, visto che anche il dato della produzione è in territorio negativo in questo caso. Segnali negativi provengono anche dalla domanda estera che è stata il volano della crescita per la Lombardia in questi ultimi tempi. Ciò è dovuto non solo al rallentamento che sta interessando il commercio internazionale in generale, ma anche alle vicende cicliche che riguardano uno dei maggiori partner della Lombardia e cioè la Germania. Il focus di approfondimento di questo trimestre è dedicato al credito e alla finanza aziendale. Il rafforzamento patrimoniale delle imprese ed il minor grado di dipendenza dal capitale di terzi viene confermato dai risultati della nostra indagine. Negli ultimi cinque anni, infatti, si osserva uno spostamento delle imprese verso indici di indebitamento inferiori, con un aumento sensibile della quota di imprese che dichiara un rapporto mezzi terzi/mezzi propri inferiore a 1 che arriva a sfiorare il 60% sia per l’industria che per l’artigianato. In termini di forme di finanziamento utilizzate l’autofinanziamento e il credito bancario sono le principali fonti sia per le imprese industriali che per le imprese artigiane, utilizzate da quasi il 60% degli intervistati. In particolare, l’autofinanziamento è l’unica fonte di finanziamento dichiarata dal 26% delle imprese industriali e dal 30% delle imprese artigiane. Seguono il leasing e il credito commerciale con un utilizzo pressoché simile nell’industria e nell’artigianato (16-17% il leasing e circa il 7-8% il credito commerciale). Le fonti di finanziamento alternative e più innovative, quali forme di finanziamento on-line (quali: crowdfunding, direct lending, P2P lending, ecc.), venture capital e/o private equity sono scarsamente utilizzate e solo dalle imprese industriali, mentre le imprese artigiane non le utilizzano affatto. È evidente che su questi risultati incide molto il fatto che si tratta di strumenti finanziari relativamente recenti e che, per motivi diversi, si rivolgono principalmente ad un target di imprese abbastanza circoscritto. Le imprese lombarde fanno ricorso al credito principalmente per realizzare investimenti produttivi, nel caso dell’industria (48,6%), e per avere maggior liquidità di cassa nel caso dell’artigianato (45,5%). Queste, comunque, risultano le principali destinazione d’impiego del credito per entrambi i settori. Seguono, con quote simili sia per l’industria che per l’artigianato, gli altri impieghi non meglio specificati e il consolidamento o ristrutturazione del debito. Nel caso dell’industria una quota seppur minima di imprese dichiara di utilizzare il credito anche per acquisire partecipazioni in altre imprese, legate o meno alla loro attività principale. Il giudizio espresso dalle imprese intervistate sui diversi aspetti legati all’accesso al credito confermano un quadro complessivamente positivo, con condizioni applicate ai finanziamenti alle imprese complessivamente distese. La maggior parte delle imprese intervistate (tra l’80 e il 90%) ha giudicato “adeguate” le condizioni di accesso in particolare per la tipologia di strumenti finanziari proposti e la quantità di credito erogabile. Giudizi meno positivi sono stati espressi dalle aziende dell’industria sulle condizioni accessorie (ad esempio, costi di istruttoria e di assicurazione) giudicate “non adeguate” dal 22% delle imprese, il costo complessivo del finanziamento (21%) e le garanzie richieste (19%). Per l’artigianato a presentare i più forti segnali di non adeguatezza sono le condizioni accessorie (ritenute “non adeguate” dal 38% delle imprese), il costo complessivo del finanziamento (37%), il tasso applicato (36%) e le garanzie richieste (35%). I giudizi espressi dalle imprese sull’accesso al credito trovano conferma nell’ampia quota di imprese manifatturiere della regione che dichiarano di non aver riscontrato criticità nelle condizioni applicate ai finanziamenti nel corso dell’ultimo anno. Questo risultato probabilmente risente anche del maggiore ricorso all’autofinanziamento come unica fonte di finanziamento (le imprese non hanno gli elementi per valutare negativamente le condizioni di accesso). Certamente si evidenziano delle differenze tra i due comparti manifatturieri: per l’industria, infatti, il 52% delle imprese non ha rilevato alcuna criticità sulle condizioni di accesso al credito, mentre la percentuale scende al 39% per l’artigianato.


 

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