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  • mercoledì 19 febbraio 2020

Camere penali in guerra: "L’abolizione della prescrizione, un delirio controproducente e dannoso Bonafede è avvertito"

Mentre dal Palazzo giunge voce che Renzi sia pronto a votare la sfiducia del Ministro Alfonso Bonafede nel caso in cui si inserisse il tema della prescrizione nel milleproroghe, cosa che sarebbe costituzionalmente gravissima, dal mondo dei penalisti italiani giunge l’ennesimo attacco alla proposta che l’avvocato Giuseppe Conte proverà a far passare come “mediazione definitiva”. “Noi abbiamo collaborato al tavolo del ministro, con l’Anm, per mesi. Il ministro Alfonso Bonafede ha utilizzato buona parte del materiale che è venuto fuori dal confronto. Purtroppo però, poi, ha inserito una serie di cose che consideriamo inaccettabili e pericolosissime dal punto di vista delle garanzie”. Prescrizione sì, o Prescrizione no? Mentre il Governo Conte annaspa fra mille polemiche e mille contraddizioni, un Governo che definire fallimentare è dire davvero molto poco, Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle camere penali italiane torna a bomba, e questa volta con una durezza inusitata e ricca di dettagli giuridici importanti. Dopo l’accordo che in queste ore sarebbe stato raggiunto tra Pd, M5s e LeU, e che vedrebbe Matteo Renzi (IV)all’interno della maggioranza di Governo non ancora d’accordo con gli altri, il leader dei penalisti italiani non le manda a dire le cose che pensa. Esordisce in questo modo Gian Domenico Caiazza: “Considero la soluzione trovata addirittura incomprensibile. Prevede un’interruzione, che poi sarebbe un’eliminazione, della prescrizione già dopo il primo grado, limitandola però alle sentenze di condanna. Ciò significa che l’imputato condannato che fa appello sarebbe costretto ad aspettare un tempo indeterminato prima del giudizio successivo. È come dire “non c’è più fretta”. Se poi si arriva a celebrare l’appello, quale sarebbe la grande novità? Che se si è assolti, viene riconosciuta la prescrizione in maniera retroattiva, se si è condannati di nuovo, invece, lo stop è definitivo. Ecco, è come riempire una tessera punti al supermercato. Cosa me ne faccio della prescrizione se sono stato assolto? Questo riconoscimento potrebbe servire solo nei casi, marginali, di ricorso in Cassazione del procuratore generale contro la decisione del giudice che ha assolto. A questo punto il pg dovrebbe farsi i calcoli per valutare se andare avanti o no. È un sistema che non esiste da nessun’altra parte sulla faccia della terra. Noi manteniamo ferma la nostra posizione di critica”. Giandomenico Caiazza è un fiume in piena e nell’intervista rilasciata a Huffpost rilancia la sua provocazione originaria: “Io mi chiedo: che mediazione è? In che modo rimedia ai danni fatti dalla norma entrata in vigore il primo gennaio? Se si fosse stabilito, come sembrava in un primo momento, che lo stop iniziava a decorrere dopo la doppia condanna, avrebbe forse avuto un senso. Ma così è un delirio. Anche perché interrompendo la prescrizione solo per gli assolti si potrà produrre l’effetto, paradossale, che saranno fissati rapidamente gli appelli dei pm contro le assoluzioni, mentre quelli contro le condanne andranno in coda. Già il fatto che il condannato sarebbe costretto ad aspettare un tempo illimitato prima di arrivare all’appello vìola il principio della ragionevole durata del processo. La condanna non definitiva non può costituire presupposto per un affievolimento del principio di non colpevolezza. Una sentenza può essere anche sbagliata. Non vedo poi perché un condannato in primo grado debba essere considerato un soggetto con diritti minorati. Per questo ritengo la proposta di sicuro sapore incostituzionale”. Non vede molte via di uscita percorribili il Capo dei penalisti italiani se non abrogando la legge sulla prescrizione: “Abrogandola, semplicemente. O almeno sospendendola fino a quando non si arrivi a una legge che accorcia effettivamente i tempi del processo. Vorrei ricordare, inoltre, che la riforma Orlando, entrata in vigore nel 2017, allungava già i tempi di prescrizione, in maniera secondo noi eccessiva. Per un reato di medio allarme sociale con quel meccanismo la prescrizione non sarebbe arrivata prima dei quindici anni. Ecco perché, a maggior ragione, dico che non c’era bisogno di intervenire sulla materia oggi. Se in quindici anni lo Stato non è in grado di definire la posizione di un cittadino, ha il dovere di rinunciare alla potestà punitiva. Vede, l’istituto di cui parliamo è un principio fondamentale del pensiero giuridico moderno. C’è poi un concetto che va sottolineato. Solo un paese impazzito -aggiunge Gian Domenico Caiazza a Huffpost- può pensare che la prescrizione sia stata inventata, non so, da Berlusconi ad esempio. L’idea da cui nasce questo istituto è che non è possibile immaginare che il cittadino rimanga in balìa della giustizia penale a tempo indeterminato. Chi sostiene quest’ultima tesi, malsana, ritiene il cittadino un suddito e lo Stato un monarca assoluto che decide della vita e della morte delle persone utilizzando tutto il tempo che vuole”. (b.n.) 


 

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