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  • lunedì 24 febbraio 2020

Di Maio lascia. Sulle sue spalle il peso del crollo e delle divisioni nel M5S

 


Luigi Di Maio lascerà l’incarico di capo politico del M5s. E’ quanto confermano fonti parlamentari pentastellate. Di Maio ha anticipato il passo indietro ai ministri ed esponenti di governo M5s riuniti a Palazzo Chigi.


Quando le dimissioni saranno formalizzate, la “reggenza” del Movimento sarà assunta da Vito Crimi. Il viceministro agli Interni, infatti, è il membro più anziano del Comitato di garanzia pentastellato e lo Statuto, confermano fonti M5s, prevede che la guida del Movimento passi a lui. A Crimi potrebbero essere poi affiancati altri esponenti M5s, in vista degli Stati generali in programma a marzo.


Le dimissioni Di Maio sono arrivate ufficialmente dopo la riunione da lui convocata nella mattinata di mercoledì. Il leader politico del Movimento 5 Stelle, quindi, lascia in modo irrevocabile la guida dei pentastellati. Il tema era stato già annunciato e poi smentito 10 giorni fa. Cosa succede ora nel Movimento? Che ci sia tensione è ormai una certezza, visto che, dall’inizio della legislatura, sono 31 i parlamentari grillini eletti che hanno deciso di lasciare il movimento. Tra cambi di partito, passaggi al Gruppo misto di Camera e Senato ed espulsioni, le fila dei 5 Stelle si sono assottigliate con un ritmo davvero incalzante. La leadership dell’attuale ministro degli Esteri era iniziata a vacillare ancora prima che si verificassero queste preoccupanti defezioni. Per questo, alla notizia di una convocazione improvvisa per stamattina - mercoledì 22 gennaio - di segretari, ministri e viceministri pentastellati da parte del capo politico sono scattati i rumor: nel pieno della crisi del Movimento 5 Stelle, il leader lascia? Ora le dimissioni di Di Maio sono diventate una certezza. Il presente e il prossimo futuro del Movimento 5 Stelle è sempre più nebuloso e complesso. La giornata di ieri ha segnato un’altra tappa campale della crisi ormai latente all’interno del Movimento:i deputati grillini Michele Nitti e Nadia Aprile hanno lasciato i pentastellati per passare al gruppo misto. In questo clima di tensione, nel quale pare che si stia perdendo qualsiasi possibile collante - ideologico e politico - all’interno del movimento, pesa adesso anche la decisione irrevocabile di dimissioni di Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri parlerà alle 18 in una conferenza stampa. Quello che è certo, è che stamattina il capo politico dei pentastellati ha convocato d’urgenza e in modo inaspettato ministri, viceministri e segretari. E ha probabilmente espresso la sua impossibilità a continuare la guida di un movimento così in fibrillazione. Lo scontento nei confronti della leadership grillina, infatti, è sempre più palese; la richiesta da parte della base pentastellata di un cambiamento è gridata a gran voce ogni giorno; la perdita di parlamentari è nota e continua; le critiche verso quelli che sembravano i punti fermi del movimento, come la piattaforma Rousseau, sono state importanti. Luigi Di Maio ha lanciato gli Stati Generali a marzo, con l’intenzione di modificare tutto il movimento, rivedere le linee guida, i valori fondanti. Una riforma è assolutamente necessaria per non far scomparire del tutto la formazione politica dei 5 Stelle. Intanto, tutti gli scenari sono aperti per il Movimento 5 stelle: con le dimissioni di Luigi Di Maio, infatti, la reggenza spetterebbe al componente più anziano del Comitato di garanzia, Vito Crimi. Ci si dovrebbe organizzare, quindi, per individuare nuovi vertici e un assetto strutturale completamente diverso. La crisi del Movimento 5 Stelle sembra davvero arrivata al capolinea, in un frangente politico delicato per i grillini: dal governo con Salvini si è passati a quello in alleanza con il PD, mettendo in evidenza una non sempre chiara identità ideologica e di valori. I prossimi giorni saranno importanti anche per capire quale strada prenderà il Movimento 5 Stelle nella sua crisi interna, dopo le appena annunciate dimissioni di Di Maio. 


 

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