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  • mercoledì 19 febbraio 2020

Comunali di Roma, Smeriglio: “Calenda è in campo ma bisogna fare le primarie”

 


 “I mesi prima dell’estate saranno decisivi per verificare lo stato di salute della coalizione e individuare i candidati per le primarie che, a mio avviso, non sono un mero strumento di selezione di leadership, ma servono a costruire un percorso e a stabilire un patto di solidarietà tra cittadini e candidati”. Lo afferma Massimiliano Smeriglio, eurodeputato del Pd, fino a maggio scorso vicepresidente di Nicola Zingaretti in Regione Lazio, a proposito delle elezioni comunali a Roma. 


Carlo Calenda “non ha ancora sciolto la riserva”, spiega Smeriglio in un colloquio con il Foglio. “Credo però che, come tutti quelli che amano visceralmente questa città, voglia dare il suo contributo per risollevarla”. Smeriglio, che viene da una storia di sinistra, sarà per Calenda quello che Goffredo Bettini è stato per Walter Veltroni? “Non scherziamo, innanzitutto per il grande rispetto che ho per Bettini, che ha dato moltissimo alla città di Roma, più di quanto abbia ricevuto. In secondo luogo, Calenda non ha certo bisogno di me. Terzo, considero Calenda una persona valida e sarei felice se volesse mettere le sue competenze e la sua passione politica al servizio della città, ma al contempo io, a differenza di Carlo, ritengo che a Roma debbano tenersi le primarie, con in lizza nomi anche alternativi e irregolari, come il mio amico Amedeo Ciaccheri o Sabrina Alfonsi”, spiega Smeriglio. Non troppe candidature, sottolinea l’europarlamentare, al massimo 4 o 5, altrimenti diventa “la ruota della fortuna”. Ma “se personalità come Roberto Morassut, Walter Tocci o addirittura Enrico Letta avranno voglia di mettersi in gioco, è giusto che lo facciano e siano poi gli elettori a decidere”. 


Secondo Smeriglio “la vittoria a Roma non è scontata. La destra è forte ed è più avanti. Noi dobbiamo recuperare terreno e non possiamo sbagliare nulla. Se vogliamo avere delle possibilità, dobbiamo lavorare a un campo largo, progressista, denso di contenuti programmatici e valoriali dove, accanto alle forze politiche tradizionali, possano esprimersi i movimenti civici e lo spontaneismo, come abbiamo visto con le Sardine in Emilia Romagna. Il nostro compito è quello di replicare, al meglio, il lavoro fatto per la candidatura di Zingaretti in Regione”. E se “la sinistra a Roma negli ultimi anni ne ha sbagliate tante, dal caso Marino in poi, ma ne abbiamo anche azzeccate, con la vittoria di Zingaretti e, nei municipi, di Ciaccheri e Giovanni Caudo”. 


Ad ogni modo, “il prossimo sindaco di Roma dovrà avere due caratteristiche: essere un visionario, nel senso che dovrà avere una visione su quello che dovrà essere la Capitale tra 20 o 30 anni, ma pure un manutentore, nel senso dell’ordinaria manutenzione della città. Bisogna ripartire dall’abc: trasporti, rifiuti, pulizia, strade, decoro urbano, tutela del patrimonio”. 


 

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