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  • domenica 29 novembre 2020

Simeone (FI): "E’ emergenza Covid al Goretti di Latina"

 


 “Ci duole purtroppo constatare che le prime risposte dell’Asl di Latina relativamente ai quesiti posti sulla situazione di emergenza Covid all’ospedale Santa Maria Goretti, appaiono insufficienti. Attraverso l’assessore regionale Alessio D’Amato siamo venuti a conoscenza di una nota con la quale il direttore sanitario del Presidio Nord Sergio Parrocchia ha prodotto una relazione sintetica sulle ultime fasi inerenti la riconversione Covid dell’ospedale Santa Maria Goretti”. Lo dichiara in una nota Giuseppe Simeone, capogruppo di FI al Consiglio regionale del Lazio e presidente della commissione Sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare. “Purtroppo il rapporto non chiarisce i nostri dubbi espressi nell’interrogazione urgente inviata ai vertici dell’amministrazione regionale. Noi vogliamo avere l’esatta fotografia della situazione. Ho quindi inviato una nota al direttore generale dell’Asl con la quale chiedo di ricevere risposte chiare alle nostre precise domande: Quanti sono ad oggi i posti letto attivi per l’emergenza Covid all’ospedale Goretti? Quanti sono i pazienti che si trovano al Pronto Soccorso, e per ognuno di essi da quanti giorni sono in attesa di ricovero presso il reparto Covid del nosocomio? Come s’intende reperire ulteriori posti letto? Considerando che se anche solo per il 5% degli oltre 2000 soggetti attualmente ‘in isolamento domiciliare’ si presentasse la necessità di un ricovero, avremmo non meno di un centinaio di altri degenti. Ho appreso inoltre con enorme stupore abbinato ad un grande senso di incredulità che sono stati rimossi i banchi della cappella del Goretti per fare spazio ad 8 posti letti per i malati Covid. Sembra proprio che si stia raschiando il barile! Comprendo le ragioni d’urgenza del provvedimento, ma rendere inaccessibile al culto una cappella, per recuperare 8 posti letto, non risolve certamente i problemi, anzi, è la dimostrazione più lampante di una mancanza di strategia di ampio respiro. Al direttore Casati dico, ‘va bene che si è in guerra, ma per vincerla occorrono le armi’. Naturalmente mi riferisco alle ‘armi’ della medicina e di una programmazione all’altezza dei nostri servizi sanitari. E per quelle purtroppo non basta invocare l’aiuto del Signore!” conclude. 


 


 

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