Roma, da novembre città off-limits (Ztl-anello ferroviario) ai diesel Euro 3

Dal primo novembre 2019 entrerà in vigore il divieto di circolazione permanente dei veicoli Diesel Euro 3 nella Ztl Anello Ferroviario, area che include le zone centrali e semicentrali della Capitale. Il divieto, come previsto dalla delibera di Giunta approvata ieri, sarà in vigore nei giorni dal lunedì al venerdì, ad eccezione dei festivi infrasettimanali.

Si prevede inoltre la progressiva limitazione, all’interno delle diverse Ztl, alla circolazione dei veicoli più inquinanti, secondo la programmazione che verrà definita nell’ambito del quadro di interventi del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (Pums), la cui approvazione è prevista entro il mese di agosto 2019. Sono escluse dal divieto alcune categorie di veicoli come quelli muniti del contrassegno per persone invalide.Obiettivo, si legge in una nota del Campidoglio, è prevenire e contenere l’inquinamento atmosferico e salvaguardare la salute dei cittadini, in linea con gli impegni già assunti da Roma Capitale nel quadro della lotta ai cambiamenti climatici.

Secondo la Sindaca di Roma Virginia Raggi questo provvedimento è un passo importante verso l’eliminazione del diesel dal Centro storico entro il 2024 a tutela della salute di tutti e dell’ambiente.Per l’assessora alla Città in Movimento Linda Meleo il provvedimento si unisce al Piano urbano della mobilità sostenibile, un programma utile a realizzare forme di spostamento alternative all’auto privata, a incentivare l’uso dei mezzi pubblici e per migliorare la qualità dell’aria a Roma.

Per i veicoli adibiti al trasporto merci è previsto un periodo transitorio dal primo novembre 2019 al 31 marzo 2020 durante il quale il divieto per i Diesel Euro 3 sarà in vigore dal lunedì al venerdì, ad eccezione dei festivi infrasettimanali, nelle fasce orarie 7:30-10:30 e 16:30-20:30.




Contratti, per i rider la speranza parte da Firenze

Un contratto a tempo indeterminato con diritti e tutele. Arriva il primo accordo in Italia che disciplina il lavoro subordinato per i rider, firmato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti di Firenze lo scorso 8 maggio con Laconsegna, azienda attiva nel capoluogo toscano da un paio di mesi che si occupa di food delivery (consegna cibo a domicilio) per conto di ristoranti, pizzerie, paninerie. La novità principale, non da poco, è l’applicazione del ccnl merci, logistica e spedizioni.

I rider in organico – che si muovono in bici o scooter sulla base di direttive ricevute sullo smartphone – attualmente sono una ventina, presi dal bacino dei ciclofattorini che lavoravano in città per altri grandi piattaforme. Ma secondo i piani di azienda e sindacati, nelle prossime settimane si dovrebbe arrivare a ben duecento assunzioni a tempo indeterminato. Nel frattempo è già stata costituita la Rsa aziendale.

Con questo accordo, dunque, si afferma che i rider sono lavoratori subordinati e hanno diritto all’applicazione del contratto nazionale, al pagamento delle ore effettivamente lavorate e non in base alle consegne, alla retribuzione mensile e al riconoscimento di tutti i diritti e tutele che il ccnl attribuisce a tutti i lavoratori del settore (busta paga, ferie, malattia). E soprattutto, si stabilisce che il rischio d’impresa, legato alla vendita dei prodotti e alle conseguenti consegne, non sia a carico dei lavoratori, bensì dell’impresa stessa.

Dopo mesi di trattative – affermano i sindacati – siamo riusciti a far emergere tanti ciclofattorini dal lavoro nero, sottopagato o con forme contrattuali sbagliate e improprie. Ora bisogna andare avanti per estendere questo accordo a tutte le aziende del settore”.

“La contrattazione di secondo livello è una strada giusta da intraprendere per affermare i diritti e le tutele dei rider”. Lo afferma il segretario nazionale della Filt Cgil Michele De Rose commentando l’accordo. “La cornice nazionale c’è – sostiene il dirigente sindacale – ed è rappresentata dal contratto nazionale logistica, trasporto merci e spedizioni che riconosce i diritti e le tutele, riconducibili al rapporto di lavoro subordinato, dalla retribuzione alla malattia; mentre a livello territoriale si può intervenire, come a Firenze, di concerto con le piattaforme, con accordi legati alle esigenze locali per cogliere le specificità dei vari contesti urbani dove circolano tutti i giorni i lavoratori a bordo di biciclette e motorini”.

“Ora ci auguriamo – afferma infine De Rose – che l’accordo raggiunto a Firenze faccia da apripista ad altri accordi territoriali per far emergere forme di lavoro irregolare e affermare, superando sfruttamento e lavoro a cottimo e senza ricorrere ad interventi legislativi, la qualità del lavoro con la sicurezza e i diritti, proteggendo e valorizzando il lavoro dei rider nell’era della gig economy”.





Ricostruzione e solidarietà, in campo Confindustria, Cgil, Cisl e Uil

A quasi tre anni dal sisma e dall’iniziativa di solidarietà promossa da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil e a conclusione del primo anno di attività del Comitato Sisma Centro Italia, tutti i progetti finanziati sono in fase di realizzazione con un impatto sul territorio estremamente positivo in termini di rilancio delle attività produttive, dell’occupazione e del miglioramento della qualità della vita delle persone. A darne notizia il Comitato Sisma Centro Italia, di cui fanno parte le tre associazioni.

L’iniziativa di solidarietà, promossa da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil per le popolazioni del Centro Italia colpite dagli eventi sismici del 2016, ha raccolto 6,9 milioni di euro e ha permesso di finanziare 104 progetti in 63 Comuni del Cratere (11 nel Lazio, 16 in Umbria, 61 nelle Marche, 16 in Abruzzo). I progetti ancora in fase di sviluppo, e che hanno ricevuto 5,2 milioni di euro, hanno già creato, in termini di risvolti occupazionali, 372 nuovi posti di lavoro e ne hanno consolidati 1.644. In particolare, 26 progetti riguardano il “Rilancio dell’impresa e dell’occupazione” per un valore di 4,2 milioni di euro. Altri 78 progetti riguardano la parte relativa ai “Servizi per il miglioramento della qualità della vita e lotta all’abbandono dei Territori”, per un valore di 2,7 milioni di euro.

Per quanto concerne i 26 progetti Imp, sul “Rilancio dell’impresa e dell’occupazione”, 13 riguardano la produzione e trasformazione della filiera agro-alimentare, due il settore del turismo, quattro intervengono sul settore tessile-calzaturiero, sei sui settori dell’elettromeccanica ed edilizia, un progetto si occupa di formazione professionale e welfare sociale.

Gli investimenti in corso puntano sia sulla valorizzazione delle eccellenze e delle tipicità locali che su settori innovativi e attrattivi. Per quanto riguarda i 77 progetti Qip, relativi ai “Servizi per il miglioramento della qualità della vita e lotta all’abbandono dei territori”, otto interessano attività di promozione turistica e ambientale, percorsi di natura e sport, 20 la fornitura di beni e servizi destinati a centri per attività sociali, assistenza e aggregazione, 4 progetti mirano a realizzare centri polivalenti attrezzati, 7 la creazione di centri culturali, artistici e ricreativi, uno la realizzazione di una mensa per i poveri. Cinque progetti prevedono l’acquisto di arredi per cucine professionali di asili e scuole, 10 mirano all’inserimento lavorativo e alla formazione professionale, anche di soggetti svantaggiati, 22 progetti prevedono l’acquisto di pulmini, furgoni, ambulanze, auto, veicoli speciali per garantire la mobilità sociale e il trasporto di malati, anziani, disabili e alunni.

Con i fondi raccolti, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil stanno finanziando anche un progetto proposto dall’Università di Camerino volto alla realizzazione di un nuovo laboratorio per le indagini tipiche della chimica analitica e dell’analisi chimico-fisica che risponde ad esigenze di formazione e specializzazione degli studenti e di innovazione e ricerca delle imprese.

“Sono 15 anni che Confindustria, Cgil, Cisl, Uil promuovono iniziative di solidarietà a sostegno di popolazioni vittime di calamità naturali come, ad esempio, le popolazioni dello Sri Lanka, di Haiti, del Nepal e dell’Aquila, intervenendo sempre concretamente e fattivamente sulle richieste di resilienza delle comunità e sullo sviluppo dell’economia e del lavoro”.





In piazza a Roma i lavoratori del comparto agricolo

Erano in migliaia alla manifestazione LeRadiciDelLavoro, organizzata da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, i sindacati che rappresentano i lavoratori del settore agroalimentare. La manifestazione aveva come punti di programma le questioni proprie del settore inserendosi nel quadro delle mobilitazioni unitarie promosse da Cgil, Cisl, Uil dopo la manifestazione del 9 febbraio “Futuro al Lavoro”.  

È stata anche l’occasione per lanciare la nuova piattaforma con la richiesta forte di aumentare i salari dei lavoratori e rinnovare i contratti nazionali, fermi da anni per alcune categorie (per gli operai forestali da sette, per gli allevatori addirittura da dieci). E per protestare per la mancanza di ammortizzatori sociali per i lavoratori della pesca, e per chiedere l’applicazione della legge 199 contro il caporalato.





Ortofrutta, c’è un patto tra Coldiretti ed Unaproa

Superare i ritardi logistici e infrastrutturali, sostenere la produzione di frutta e verdura,  sperimentare forme di etichettatura innovative con la blockchain, promuovere progetti di internazionalizzazione per il prodotto Made in Italy per garantire un giusto reddito agli agricoltori italiani Sono gli obiettivi della storica intesa tra Coldiretti, la maggiore organizzazione agricole europea, e Unaproa, l‘Unione Nazionale tra le Organizzazioni dei Produttori Ortofrutticoli, Agrumari e di Frutta in Guscio, presentata al Macfrut il Fruit & Veg Professional Show di Rimini nel corso di un incontro cui hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, il vice presidente di Unaproa Felice Poli, Paolo De Castro Primo Vice presidente Commissione Agricoltura e Mattia Noberasco della Noberasco Spa.

Il protocollo prevede – spiegano Coldiretti e Unaproa – iniziative per lo sviluppo di forme di aggregazione dei produttori, soprattutto in cooperative, e il potenziamento dei servizi per facilitare l’accesso delle aziende alle opportunità offerte dalla Organizzazione comune di mercato (Ocm). Un obiettivo che guarda soprattutto ai territori del Meridione per assicurare nuove opportunità occupazionali e di sviluppo a quelle zone, a partire dai giovani che sempre più spesso si rivolgono all’agricoltura per sviluppare traiettorie di futuro. Ma l’intesa guarda anche ai consumatori, con lo sviluppo dei prodotti ortofrutticoli a marchio Fai (Firmato dagli agricoltori italiani) e 5colori del benessere per assicurare la qualità e la sostenibilità di quanto si porta in tavola, con un occhio in particolare per bambini e ragazzi. In tale ottica Coldiretti e Unaproa svilupperanno iniziative di promozione per favorire il consumo di frutta e verdure presso i più giovani.

Il patto Coldiretti-Unaproa vuole inoltre essere un think tank per la realizzazione di analisi e proposte per la riforma delle politiche europee di settore, ma anche per la formazione e l’assistenza alle imprese agricole. Un altro punto cardine è poi la realizzazione di progetti di internazionalizzazione per superare i ritardi logistici e aiutare il settore ad agganciare la ripresa della domanda all’estero dove sconta un ritardo organizzativo, infrastrutturale e diplomatico. Importante anche il tema dell’accesso al credito e delle assicurazioni contro la calamità, tema particolarmente sentito dagli agricoltori che producono frutta e verdura, sempre più esposte al rischio grandine a causa degli effetti dei cambiamenti climatici. Un impegno importante riguarderà poi i progetti di innovazione e sperimentazione soprattutto in ambito di sostenibilità e tracciabilità attraverso anche sperimentazioni basate sulla tecnologia blockchain.





Scuole, la Fp Cgil contro il ‘Grande Fratello’ nello ‘Sblocca Cantieri’

“Illogico, perché inserito in un provvedimento che parla di tutt’altro. E sbagliato, perché criminalizza i dipendenti compromettendo il rapporto pedagogico”. Questo il commento della Fp Cgil all’emendamento al decreto “sblocca cantieri”, attualmente all’esame del Senato, che istituisce un fondo per la messa in opera di telecamere negli asili e nelle strutture socio-sanitarie e assistenziali per anziani e disabili. La proposta, firmata da senatori della Lega, Movimento 5 stelle, Partito democratico e Forza Italia, prevede lo stanziamento di fondi ad hoc a disposizione dei Comuni pari a 10 milioni nel 2019 e 30 milioni per ciascun anno dal 2020 al 2024. O

“Una proposta demagogica e di pura propaganda”, spiega la Cgil Funzione pubblica, argomentando che “si individuano risorse per le telecamere mentre, allo stesso tempo, si operano ingenti tagli ai servizi in tanti Comuni, risparmiando sul costo del lavoro. Come abbiamo avuto modo di dimostrare in un nostro rapporto, esplodono le malattie professionali e peggiorano progressivamente le condizioni di lavoro. Almeno il 50 per cento delle lavoratrici degli asili nido e delle scuole per l’infanzia riscontra la presenza di gravi problemi fisici”. Per il sindacato di categoria, dunque, invece di “alimentare la propaganda bisognerebbe occuparsi delle condizioni di chi lavora, mettendo in campo azioni concrete per prevenire i danni al personale”.




Ortaggi, cresce la vendita smart in busta

Piacciono sempre di più gli ortaggi in busta (IV gamma) che nei primi tre mesi del 2019 hanno messo a segno un +6,7% rispetto all’analogo periodo del 2018. La dinamica, infatti, non riguarda solo il valore delle vendite, ma anche le quantità acquistate, che sono cresciute del 9,8% rispetto al primo trimestre del 2018. A dirlo è Ismea analizzando i dati Nielsen.

A guidare la scelta dei consumatori la possibilità di poter così rispondere ad una doppia esigenza, da una parte quella di restare attenti alla salute, dall’altre di rispondere ad una vita più smart. Secondo le elaborazioni di Ismea questa tipologia di ortaggi rappresentano il 16% del valore degli acquisti domestici di ortaggi freschi delle famiglie italiane.

Sono coppie tra i 45 e i 54 anni, residenti nel Nord ovest, con reddito medio-alto ad acquistare in prevalenza gli ortaggi freschi pronti al consumo. Vanno alla ricerca di praticità con un prodotto percepito come più "fresco, naturale e meno manipolato" all’interno dei prodotti confezionati.

Le insalate si confermano nel 2018 come il prodotto preponderante (74%) seguite da altri ortaggi come le carote baby o alla julienne (18%) e gli ortaggi da cuocere (8%). 





La Cia denuncia: “Tutelare l’import di agrumi dopo la scoperta della fitopatia in Tunisia”

Le ispezioni fitosanitarie della Commissione Europea hanno rilevato la presenza del pericoloso fungo Guignardia citricarpa, che causa la malattia degli agrumi nota come CBS (Citrus Black Spot), su alcune partite di import dalla Tunisia. La notizia della presenza della CBS sulle sponde del Mediterraneo è assolutamente allarmante.

Dopo Sudafrica, Argentina, Uruguay e non ultimo il Brasile, dove il numero di intercettazioni è aumentato in maniera esponenziale nel 2018, il pericolo non può più essere ignorato.

Cia-Agricoltori Italiani ha da sempre richiamato l’attenzione sui rischi di questa fitopatia, attualmente non presente sul territorio europeo. Nel caso si diffondesse, provocherebbe danni irreparabili al patrimonio agrumicolo, mettendo a rischio uno dei più importanti comparti della nostra agricoltura nel Meridione.

In un momento in cui il settore sta cercando di superare con ingenti investimenti il problema della Tristeza -che ha già provocato danni enormi- ed è impegnato nella ricerca di nuovi mercati di sbocco, non possiamo assolutamente esporci all’attacco di una nuova fitopatia.

Pertanto, Cia chiede la tutela delle importazioni di agrumi dalla Tunisia e l’incremento dei controlli da parte della Commissione.





Dazi, Giansanti (Confagricoltura): “Evitare guerre commerciali.” Preoccupazione per nuove tensioni Usa – Cina e per l’approssimarsi della decisione di Trump sulle importazioni di auto dalla Ue

“L’inasprimento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina avrebbe effetti particolarmente negativi sull’andamento degli scambi e sulle prospettive dell’economia a livello mondiale. Sono a rischio anche le esportazioni di prodotti agroalimentari”. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha così commentato l’annuncio del presidente Trump sull’aumento, che dovrebbe scattare venerdì prossimo, dei dazi sulle importazioni dalla Cina per un valore di 200 miliardi di dollari.
 
“Le tensioni in atto da quasi un anno - ha proseguito Giansanti - hanno già alterato i consolidati flussi commerciali. Le esportazioni agroalimentari Usa verso la Cina sono diminuite di circa 10 miliardi di dollari alla fine dello scorso anno. La soia americana, non più competitiva sul mercato cinese per effetto dei dazi, è stata indirizzata verso l’Unione europea. Nel giro di pochi mesi, gli Stati Uniti hanno preso il posto del Brasile quale primo fornitore di semi di soia dell’Unione. Oltre il 70% delle importazioni totali arriva ora dagli Usa”.
 
“Ci auguriamo che l’annuncio del presidente Trump sia solo una battuta d’arresto – ha aggiunto Giansanti - nel contesto di un difficile negoziato, sull’esito del quale fino a qualche giorno fa prevaleva l’ottimismo anche alla Casa Bianca”.
 
Intanto, si avvicina un’altra scadenza che riguarda direttamente l’Unione europea. Entro il 18 maggio, a meno di proroghe che al momento non sono all’ordine del giorno a Washington, il presidente Trump deve decidere sull’applicazione di dazi aggiuntivi sulle auto importate dalla UE. Sulla base di un rapporto inviato, a marzo, alla Casa Bianca dal dipartimento Usa per il Commercio, le importazioni in questione sono state definite un rischio per la sicurezza nazionale.
 
“L’applicazione dei dazi Usa sulle auto imporrebbe il varo di misure di ritorsione da parte della UE - ha evidenziato Giansanti -. Non possiamo escludere l’avvio di una guerra commerciale che andrebbe evitata in ogni modo. Le esportazioni agroalimentari sono a rischio di una pesante riduzione”.
 
L’export agroalimentare dell’Italia destinato agli USA supera i 4 miliardi di euro l’anno. Quello americano è il primo mercato di sbocco fuori dalla UE; il terzo in assoluto dopo Germania e Francia. Vini, olio d’oliva e formaggi, insieme alla pasta, incidono per oltre il 60 per cento sulle esportazioni totali in valore. Da solo, l’export di vini assicura introiti nell’ordine di 1,5 miliardi.
    





Trasporti: grande accordo per lo sviluppo del biometano tra Cib, Confagricoltura, Eni, Ftp Industrial, Iveco, New Holland e Snam

Cib, Confagricoltura, Eni, FPT Industrial, IVECO, New Holland Agriculture e Snam hanno siglato oggi a Roma l’Accordo di cooperazione per sostenere l’attuazione degli obiettivi del decreto sul biometano, che rappresenta una grande opportunità di crescita per il Paese trattandosi di una energia rinnovabile, pulita, programmabile e flessibile.
 
L’intesa è stata siglata da Marco Alverà, Amministratore Delegato di Snam, Piero Gattoni, Presidente del CIB, Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura, Carlo Lambro, Brand President di New Holland Agriculture e Amministratore Delegato CNH Industrial Italia, Giacomo Rispoli, Direttore Portfolio Management&Supply and Licensing di Eni, Annalisa Stupenengo, Amministratore Delegato FPT Industrial e Membro del Global Executive Committee di CNH Industrial, e Michele Ziosi, Direttore Relazioni Istituzionali CNH Industrial.
 
Un accordo di filiera del settore agricolo e industriale, a poco più di un anno dall’emanazione del decreto 2 marzo 2018 sulla promozione dell’uso del biometano e degli altri biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti, che si inserisce non solo nel raggiungimento del target sulle energie rinnovabili nei trasporti al 2020, ma si proietta già nel percorso di decarbonizzazione previsto dalla strategia Clima Energia. Quest’ultima, in particolare, fissa nuove sfide per la mobilità sostenibile prevedendo di raggiungere una quota rinnovabile del 21,6% al 2030, contribuendo contemporaneamente alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e al contrasto ai cambiamenti climatici.
 
In tale contesto il biometano, con una produzione oggi stimabile al 2030 di 8 miliardi di metri cubi, riveste un ruolo fondamentale per raggiungere il previsto obiettivo dell’8% per i biocarburanti avanzati, sostenendo anche il sistema gas, che giocherà un ruolo indispensabile nella transizione del sistema energetico nazionale.
 
Tutto ciò in armonia con i nuovi indirizzi UE per un’economia sempre più circolare attraverso l’utilizzo di effluenti zootecnici, residui, sottoprodotti delle attività agricole e agroalimentari e di colture di integrazione che deve essere promosso, sia nella produzione di biometano, sia nel successivo utilizzo del digestato nella fertilizzazione dei suoli, in modo da valorizzare le risorse organiche, avere imprese sempre più competitive e creare nuovi posti di lavoro nelle zone rurali.
 
Non è un caso che la filiera del biogas-biometano risulti uno dei settori a maggiore intensità occupazionale nel contesto delle energie rinnovabili e che abbia già favorito la creazione di oltre 6.400 posti di lavoro permanenti nel nostro Paese.

 

Si avvia così una importante collaborazione nell’ambito della mobilità sostenibile, con nuove iniziative e progettualità sul biometano rivolte alle imprese della filiera, alla Pubblica amministrazione, all’informazione dei cittadini, alla ricerca e sviluppo.
 
L’obiettivo è quello di mettere in campo tutte le possibili sinergie nell’ambito della mobilità sostenibile, promuovendo in particolare l’uso di biometano avanzato prodotto da matrici agricole, zootecniche, agroindustriali, rafforzando ulteriormente sia la filiera tecnologica ed industriale, già presente nel settore della mobilità a gas, sia quella agro-energetica, che nel biogas è una delle più importanti in Europa e nel mondo.
 
L’Italia vanta, infatti, una filiera industriale del gas naturale nel settore trasporti che rappresenta un’eccellenza sia dal punto di vista tecnologico sia ambientale, riconosciuta a livello mondiale e che può far leva sulla rete di trasporto più estesa e capillare d’Europa, lunga oltre 32 mila chilometri.
 
L’Italia, forte di una tecnologia consolidata e all’avanguardia nel mondo, è il primo mercato europeo per i consumi di metano per autotrazione, con circa 1,1 miliardi di metri cubi consumati, circa 1 milione di veicoli attualmente in circolazione e oltre 1.300 distributori. E molto ancora si può fare nel trasporto stradale, navale e nello stesso settore agricolo, includendo anche le macchine agricole per le quali sarà opportuno individuare strumenti e strategie di sostegno.
 
Con la sigla dell’accordo si vuole anche mantenere alta l’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica, perché occorre ancora superare una serie di ostacoli burocratici che non permettono di liberare tutte le potenzialità oggi presenti nei territori e che rischiano di non rendere attuabile anche l’attuale decreto sul biometano, che ha sostituito il precedente provvedimento del 2013.
 
Già oggi, ad esempio, il biometano può contare su un potenziale, valutato sulla base della produzione elettrica da biogas, di circa 2,5 miliardi di metri cubi, ma alcune interpretazioni del DM 2 marzo 2018 e delle relative Procedure applicative GSE frenano la riconversione degli impianti.

Per questo, come ribadito anche nell’accordo, occorre creare una cabina di regia con i rappresentanti delle Istituzioni nazionali e regionali per favorire lo sviluppo graduale e continuo del biometano a beneficio dell’intera collettività e della tutela dell’ambiente.





Lo sblocca cantieri è una mina per le piccole e medie imprese. La denuncia di Cna

Cna non usa mezzi termini per bocciare il cosiddetto Decreto Sbloccacantieri in discussione, tra migliaia di emendamenti, alle Camere: “Siamo molto delusi. Dal decreto sblocca-cantieri ci aspettavamo maggiore attenzione alle piccole imprese costrette ad accedere poco e con grande difficoltà al mercato degli appalti pubblici. Nulla di tutto questo. Al Codice degli appalti sono state addirittura introdotte modifiche peggiorative rispetto a quelle inserite nell’ultima Legge di Bilancio. L’affidamento diretto viene ridotto da 150mila a 40mila euro. E la quota di subappalto incrementata dal 30 al 50%. Non è stato previsto niente per la suddivisione in lotti dei maxi-appalti e per valorizzare le imprese del territorio. Servono al più presto correttivi, strumenti e soluzioni che evitino alle piccole imprese l’estromissione definitiva dal mercato degli appalti pubblici. La scelta di istituire la figura del commissario procede, invece, sulla strada giusta per rendere più fluido ed efficace il processo di rimozione degli ostacoli che finora hanno impedito l’avvio dei cantieri”. 





Il Decreto crescita è insoddisfacente per Rete Imprese Italia

Il Decreto Crescita  non convince Rete Imprese Italia perchè contiene misure di segno contrastante e manca ancora un piano organico per lo sviluppo del Paese.  Contiene, inoltre, norme eterogenee, alcune positive e altre di segno opposto. In generale non colgono appieno l’esigenza delle imprese di un piano organico di misure e riforme finalizzato al rilancio dello sviluppo economico. Il giudizio è stato espresso oggi nel corso di un’audizione dul Decreto Crescita presso le Commissioni riunite Bilancio, Finanze di Camera e Senato.

Tra le misure certamente positive c’è la riattivazione del sostegno agli investimenti in beni strumentali, attraverso la riproposizione del super-ammortamento, e la semplificazione operativa e il potenziamento della Legge Sabatini.

In materia fiscale, Rete Imprese Italia viene apprezzato l’innalzamento progressivo della deducibilità dell’IMU sugli immobili strumentali, ma contemporaneamente si chiede e si sollecita coerenza nella semplificazione di adempimenti e oneri a carico delle imprese con l’eliminazione degli obblighi comunicativi dopo che dal 1° gennaio è in vigore l’obbligo della fatturazione elettronica. Non ci sono più ragioni - si sottolinea in una nota -  per tenere in piedi split payment e reverse charge. Rete chiede anche  la riduzione dall’8 al 4% della ritenuta sui bonifici relativi a spese che conferiscono detrazioni fiscali, l’applicazione alle imprese personali in contabilità semplificata della revisione della mini-Ires, la modifica delle modalità di determinazione del reddito per i soggetti forfetari secondo le regole previste per chi opera in contabilità semplificata, la proroga la 1° gennaio 2020 dell’obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi per i soggetti con volume d’affari superiore a 400mila euro.

Critico, inoltre, il giudizio sulla norma che trasforma in sconto gli incentivi per l’efficienza energetica che, come formulata, escluderebbe dal mercato le piccole imprese.

Rete Imprese Italia sollecita, infine, modifiche alle misure di agevolazione per l’economia circolare, l’innovazione e la trasformazione digitale affinché siano effettivamente fruibili dalle micro e piccole imprese di tutti i settori. In proposito, chiede anche un adeguato rifinanziamento dei voucher per la realizzazione di interventi di digitalizzazione delle micro e piccole imprese al fine di soddisfare il fabbisogno emerso nella prima fase di attuazione dell’incentivo.





Tiscali tornerà a battere bandiera tricolore

Tiscali torna italiana: sottoscritto un accordo per l’acquisto di una partecipazione del 22,059% da parte di un gruppo di investitori privati. Lo annuncia una nota spiegando che Amsicora, società di investimento italiana fondata e gestita da Claudio Costamagna, Alberto Trondoli, Manilo Marocco e partecipata anche da altri investitori privati, ha sottoscritto un accordo per acquisire una partecipazione pari al 22,059% in Tiscali con l’obiettivo di supportare l’attuazione del piano di rilancio predisposto dalla societa. I nuovi soci e il fondatore Renato Soru, ora titolare di una partecipazione pari al 7,94% del capitale sociale di Tiscali, porteranno la loro esperienza nel settore finanziario e delle Tlc a servizio dell’interesse della società e dei suoi azionisti. Il perfezionamento dell’acquisto delle partecipazioni è subordinato all’avverarsi di talune condizioni sospensive e si prevede che avvenga entro la fine di maggio 2019.





Truffati dalle banche, presto arriveranno i rimborsi

"E’ stato predisposto e firmato il decreto Fir", che poi sarebbe il decreto ministeriale che rende operativo il Fondo per il rimborso dei risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie. Lo annuncia il sottosegretario al Mef Alessio Villarosa. "Consap renderà operativa, entro 20 giorni dalla pubblicazione del decreto, una piattaforma informatica" con "informazioni chiare e complete circa le modalità di presentazione della domanda e gli adempimenti necessari". La commissione tecnica disporrà i pagamenti "con la massima celerità".





Le imprese femminili fanno più belli i consumi

 

 

 

 

Le imprese  femminili in Italia ad oggi sono 1,3 milioni, in aumento del 2,7% rispetto a 5 anni fa. Questo “motore rosa” genera occupazione per oltre 3 milioni di addetti. Le aziende guidate da donne “vivono” meno anni rispetto a quelle maschili. E’ esattamente il contrario di ciò che accade in demografia, dove le donne hanno una speranza di vita di ben 4,5 anni superiore a quella degli uomini. Tra le imprese femminili, quelle definite giovanili, under 35, incidono di più rispetto alle maschili (12,4% contro 8,6% per il totale economia). Il 47% delle donne che fanno impresa nel terziario sono spinte dal desiderio di valorizzare le proprie competenze e puntano al successo personale più che economico contro il 38% degli uomini. Il 14% delle imprenditrici soffre la conciliazione lavoro e famiglia e il 55% investe nella relazione con i clienti. Il 52% delle donne a capo di un’impresa ha a cuore il benessere dei dipendenti. Le donne che diventano imprenditrici hanno un effetto moltiplicativo sui consumi più degli uomini che diventano imprenditori: 2,2 volte rispetto a 2,1. Inoltre se le potenziali imprenditrici diventassero effettive genererebbero 1 miliardo in più di consumi rispetto all’analogo caso per gli uomini. 

 

Questi in sintesi i punti principali che emergono dall’analisi realizzata da Confcommercio in collaborazione con Unioncamere dal titolo “Donne imprenditrici in una economia e in una società che cambia”.

“Dalla ricerca emerge che la spinta a intraprendere per le donne è dettata più dalla voglia di valorizzare  le proprie competenze e le proprie idee innovative  quindi più dall’opportunità che dalla necessità. Quando le motivazioni sono più forti più forte è la probabilità di avere successo personale ed economico perché  laddove c’è motivazione c’è maggiore possibilità di successo. Possiamo dire che non solo riteniamo che la donna possa essere il motore della ripresa ma che lo è anche per l’economia visto che   rappresenta un volano anche dei consumi superiore rispetto agli uomini”, è il commento di Patrizia Di Dio, presidente di Terziario Donna Confcommercio.

“L’impresa al femminile continua a diffondersi nel nostro Paese e ha un peso sempre più importante nella nostra economia. I dati presentati oggi mostrano l’impatto del fare impresa al femminile: più di 1,3 milioni di attività condotte da donne e 3 milioni di addetti pari ad oltre il 14% dell’occupazione del settore privato. Numeri importanti, anche grazie al contributo di tante giovani donne che attraverso l’impresa desiderano realizzare le proprie aspirazioni”, ha sottolineato Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere.

 

I divari del nostro Paese rispetto alla media europea in termini di quota di persone a rischio povertà o esclusione sociale sono ancora elevati: siamo al 5° posto in Europa nel 2017 (28,9%, la media europea è 22,4%). Le donne presentano ancora oggi maggiori difficoltà rispetto agli uomini, con quote superiori sia in Italia (29,8% vs 27,8%) sia in Europa (23,3% vs 21,6%).

In questo contesto assume ancor più valore lo spazio che le donne ricoprono nel nostro Paese all’interno delle imprese. Secondo i dati Unioncamere, in Italia, a fine 2018, il 21,9% delle imprese sono femminili (ovvero condotte o a prevalenza di conduzione da parte di donne): 1,3 milioni in termini assoluti, in aumento del 2,7% rispetto al 2014. Nelle attività commerciali e turistiche si arriva al 24,9% (alloggio e ristorazione 29,4%), quasi 500.000 unità, cifra costante rispetto al 2014, con una crescita però della dimensione media da 2,1 a 2,2 addetti per impresa.





Forum Pa, Unioncamere con il Portale Ateco e il Cruscotto #Sisprint

Come semplificare l’avvio di una impresa e agevolare l’attività di programmazione degli interventi di sviluppo messi in campo dalle amministrazioni locali, dotandole di strumenti di informazione economica e statistica aggiornati e puntuali. Il tutto avvalendosi (anche) del digitale.

Ruota intorno a questi due temi la presenza di Unioncamere al Forum Pa 2019, in due workshop in programma il 14 e il 16 maggio.

 

Il 14, dalle 15 alle 18, si parlerà dell’impegno che numerose amministrazioni hanno messo in campo per giungere alla completa digitalizzazione delle procedure di interesse per le imprese.

Accanto a questo sforzo, che tocca numerosi aspetti di “sistema” all’interno della PA, si sono sviluppate anche numerose esperienze specifiche dirette ad orientare e facilitare la ricerca delle informazioni, la raccolta delle normative di riferimento, il momento di contatto con le diverse amministrazioni, il tutoraggio agli adempimenti digitali. E’ il caso del portale informativo per le attività produttive “ATECO” e dell’infrastruttura per gli adempimenti SUAP di “Impresainungiorno”, realizzati dal sistema delle Camere di commercio.

Su questi argomenti si confronteranno il vice segretario generale di Unioncamere, Andrea Sammarco, Maria Barilà, Capo Dipartimento della Funzione Pubblica, Guido Pera, Responsabile Servizio Anagrafici e Relativi adempimenti CAD,  Area Trasformazione digitale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), Andrea  Stabile, Responsabile Ufficio Legislativo Imprese di Confartigianato e un rappresentante della Regione Lombardia.

 

Il tema dell’accesso ai dati e di come una informazione accurata sui fenomeni economici e produttivi possa contribuire a rendere la programmazione degli interventi di sviluppo a livello locale più efficace e coerente con le esigenze dei territori e delle imprese sarà affrontato, invece, nell’appuntamento del 16 maggio, dalle ore 11.45 alle 13.30.

In quell’occasione, il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, il Direttore generale dell’Agenzia per la Coesione territoriale, Antonio Caponetto, Paolo Ghezzi, Direttore generale di InfoCamere e Marco Cobianchi, direttore responsabile del sito di datajournalism Truenumbers.it, insieme al Sottosegretario del Ministero della Pubblica Amministrazione, Mattia Fantinati, si confronteranno partendo anche dall’esperienza del progetto Sisprint (Sistema Integrato di Supporto alla Progettazione degli Interventi Territoriali), realizzato da Unioncamere in coordinamento con l’Agenzia per la Coesione territoriale e finanziato dal Pon Governance e Capacità istituzionale 2014-2020. Si parlerà, in particolare, del Cruscotto, il servizio online dedicato alle amministrazioni pubbliche, che consente di fruire del patrimonio informativo del Registro delle imprese delle Camere di commercio, integrandolo con altre fonti statistiche ufficiali.





Editoria: sono 4mila i “custodi” dei libri Negli ultimi cinque anni scomparse 200 imprese

Non saranno le ormai proverbiali cinquanta sfumature di grigio ma, all’inizio del 2019, l’identikit dell’editoria italiana si presenta con più di una sfaccettatura. Secondo un’elaborazione Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, tra il 2014 e nei primi tre mesi del 2019 le imprese italiane che operano nel settore dell’edizione di libri sono diminuite del 4,8%, passando da 4.179 a 3.980 unità.  A questa contrazione nel numero degli operatori ha fatto però eco una crescita del 5,3% nel numero degli addetti, passati nello stesso arco di tempo da 7.732 a 8.144 unità, corrispondenti a una media di 6 addetti per impresa.

La concentrazione più elevata case editrici si registra in Lombardia, dove al 31 marzo scorso avevano sede 993 imprese (il 25% del totale) e sempre la Lombardia si aggiudica la fetta più consistente della diminuzione assoluta del periodo (82 imprese in meno tra 2014 e marzo 2019, il 41% dell’intero saldo nazionale). A seguire in entrambe le classifiche c’è il Lazio (con 670 imprese residenti alla fine di marzo e una flessione, però, di sole 9 aziende dal 2014). A seguire, Emilia-Romagna, Campania e Toscana si segnalano come le regioni dove più numerose sono le imprese dell’editoria italica.

Sul fronte degli addetti, le imprese che creano più opportunità di lavoro sono localizzate in tre regioni: Lombardia, Veneto, Lazio che, con i loro 4.824 addetti, rappresentano il 59% di tutto il settore. Nella classifica degli addetti medi per impresa spicca invece il Trentino - Alto Adige che, con 20 addetti, precede Veneto (13) e Lombardia (9).

Dall’osservazione della forma giuridica adottata dalle imprese, emerge il profilo di un settore a due facce. Se è vero che, delle 3.980 imprese, quasi una su due (il 48%) è costituita nella forma di società di capitale, i dati mostrano come oltre un quarto (il 28%) siano imprese individuali. Quanto alla “governance”, la foto scattata a fine marzo scorso evidenzia un ruolo estremamente marginale dell’imprenditoria giovanile (che, con 119 imprese, rappresenta appena il 3% dell’intero settore), al pari della componente di imprese guidate da stranieri. Appare invece in linea con la quota complessiva che occupa nel mondo delle imprese (21,6% del totale), la rappresentanza di imprese femminili.

Infine, dal punto di vista delle performance economico-finanziarie, analizzando i bilanci delle 809 imprese del comparto costituite nella forma di società - e che hanno presentato il bilancio in ognuno degli ultimi tre anni - il valore della produzione complessivo riferito all’anno 2017 è stato di oltre 1,6 miliardi di euro, in crescita del 10,6% rispetto a quello realizzato dalle stesse imprese nel 2015 (in media, circa 2 milioni di euro pro-capite). Ancora più sensibile la crescita del valore aggiunto aggregato, arrivato nel 2017 a sfiorare i 400 milioni di euro dai 332 del 2015, pari ad una variazione cumulata del 18,9%. Le conferme sulla buona salute finanziaria di queste imprese arrivano anche dagli indicatori finanziari: il ROI (ritorno sugli investimenti) è quasi raddoppiato nel periodo, mentre il ROE (ritorno sul capitale di rischio) è più che triplicato.





Comuni d’Italia sommersi dai debiti verso i fornitori (3,6 mld). Roma al top (1,5 mld)

Oltre un miliardo e mezzo solo a Roma, mentre ci sono casi di efficienza assoluta come Brescia. Secondo la Cgia di Mestre, alla fine dello scorso anno i principali Comuni italiani avevano 3,6 miliardi di euro di debiti nei confronti dei propri fornitori. Una mole di liquidità che, se immessa nel sistema economico in tempi rapidi, avrebbe un impatto paragonabile a quello di una importante manovra fiscale per le imprese.

Una somma importante che, comunque, risulta essere sottodimensionata, visto che in questa elaborazione non sono incluse molte Amministrazioni comunali che, ad oggi, non hanno ancora pubblicato/aggiornato sul proprio sito il numero dei creditori e l’ammontare complessivo dei debiti maturati alla fine dello scorso anno per le seguenti voci di spesa: somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali.

Debiti, segnalano dalla CGIA, che includevano anche quelli non ancora scaduti che, tuttavia, dovevano essere onorati per legge entro lo scorso 31 gennaio. Somme, pertanto, che rispetto alla dimensione registrata alla fine dell’anno scorso potrebbero, allo stato attuale, essersi notevolmente ridotte, anche se i dati riportati successivamente dai singoli Comuni non ci hanno consentito di provare questo assunto. “Sebbene negli ultimi anni i vincoli imposti dal patto di stabilità interno siano stati superati – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – molti Comuni continuano a liquidare i propri fornitori con tempi abbondantemente superiori a quelli stabiliti per legge. In particolar modo al Sud. Nelle grandi Città Metropolitane, inoltre, dove le spese sono sensibilmente superiori a quelle sostenute dalle Amministrazioni di medie e piccole dimensioni, lo stock degli insoluti rimane ancora elevato e in molti casi addirittura in aumento rispetto agli anni precedenti. Come nei casi di Roma, Milano, Torino, Cagliari e Venezia”….





E’ morto Gianni De Michelis, un protagonista politico della prima Repubblica

Gianni De Michelis, ex ministro ed esponente di spicco del Partito socialista italiano nella cosiddetta Prima Repubblica, è morto nella notte tra venerdì e sabato a Venezia.

La notizia è stata confermata dal medico che lo seguiva da tempo. Le sue condizioni di salute erano nell’ultimo periodo precarie e negli scorsi giorni di erano ulteriormente aggravate. De Michelis aveva 78 anni ed era malato da tempo per una forma neurodegenerativa.  Nella sua carriera politica è stato deputato dal ’76 al ’94 e più volte ministro negli anni ’80 e ’90 (Partecipazioni statali, del Lavoro, degli Esteri). Dall’88 all’89 è stato anche vicepresidente del Consiglio e componente dei governi Cossiga, Forlani, Spadolini, Fanfani, Craxi, De Mita e Andreotti. Nel 2004 la sua ultima esperienza nelle istituzioni, venne eletto eurodeputato nella lista Socialisti uniti per l’Europa. La carriera politica di De Michelis inizia a fine anni ’60 con l’ingresso nella Direzione del Psi, dove divenne anche responsabile dell’organizzazione. Poi la svolta con l’ascesa di Bettino Craxi, di cui diventa uno degli uomini più fidati. De Micheli è ministro degli Esteri negli anni della caduta del muro di Berlino, della prima guerra del Golfo, della dissoluzione dell’Unione sovietica. Nel 1992, inoltre, è uno dei firmatari del trattato di Maastricht. Travolto da Tangentopoli, fronteggiò 35 procedimenti penali a partire dal ’92. De Michelis è stato ricordato con un messaggio anche dal Presidente della Repubblica, Mattarella: "Scompare con la morte di Gianni De Michelis uno dei protagonisti della attività di governo dell’ultima parte del Novecento". Questa la nota del Quirinale. "Intelligente e appassionato esponente della causa socialista ha segnato con la sua azione una significativa stagione della politica estera del nostro Paese, nella fase che faceva seguito al venir meno del contrasto est/ovest. Le sue intuizioni e il suo impegno sulla vicenda europea, dei Balcani, del Medio Oriente e del Mediterraneo, hanno consolidato il ruolo internazionale dell’Italia e contribuito alla causa della pace e della cooperazione internazionale", conclude il capo dello Stato.