Cooperazione e sviluppo, Roma protagonista in Fiera

Si è svolta alla Fiera di Roma la prima ed unica manifestazione globale dedicata alle soluzioni innovative a disposizione degli operatori della cooperazione allo sviluppo rappresentati da agenzie nazionali e internazionali, Governi e istituzioni finanziarie che siano in grado di offrire soluzioni dedicate allo sviluppo sostenibile. Il progresso, la storia, la ciclicità richiedono sempre maggiori sforzi per raggiungere nuovi e ambiziosi obiettivi. Così come il passaggio a sistemi alimentari più sostenibili necessita maggiori risorse rispetto a quelle rese finora disponibili. In particolare, il dott. Roberto Ridolfi, direttore generale aggiunto della FAO per il supporto ai programmi e per la cooperazione tecnica, ha sottolineato come, al fine di ridurre il divario finanziario esistente, sia necessario attivare finanziamenti privati attraverso investimenti sostenibili per stimolare la crescita economica, con un comune denominatore: un patto di sostenibilità per tutti. L’impatto sociale degli investimenti non solo mobilita finanziamenti privati per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, ma catalizza, soprattutto, approcci innovativi alla sfida sociale, ambientale ed economica. La South South e la Triangular Cooperation della FAO, sotto la direzione del dott. Shengyao Tang, lavorano attivamente, unendo conoscenza, esperienza e tecnologia per trovare nuovi strumenti che riescano a coinvolgere il settore privato in questo tipo di investimenti. Si potrebbe pensare ad un crowfunding a livello globale: quando diventa difficile accedere ai finanziamenti attraverso i canali istituzionali ci si rivolge alla collettività per sostenere i propri progetti. Possiamo coniare nuovi termini e creare locuzioni per rivelare la vera risorsa che l’umanità ha in sé: la solidarietà. Ma oggi da sola non è più sufficiente, perchè il divario generatosi pari a 260 “bilioni” di dollari è tale per cui diviene necessario che le istituzioni finanziarie e il settore privato si facciano portavoce dei popoli ed investano cospicui capitali, accettandone il rischio economico, come in una vera e propria operazione finanziaria in cui, però, c’è tutto da guadagnare. La conquista dell’equità per l’intera umanità.





Milano fa spazio alla Comunicazione Digitale dal 22 al 24 maggio

E’ in programma dal 22 al 24 maggio in Confcommercio Milano (corso Venezia 47) la settima edizione di #SMMDAY.IT Digital Communication Strategy + Social Marketing Days Italia, tre giorni dedicata alla comunicazione digitale e ai social media. “Un evento molto ricco di contenuti (40 speaker (qui l’elenco di tutti i relatori: https://smmdayit.it/relatori-digital-communication-strategy-social-marketing-days-2019)) che quest’anno – spiega l’organizzatore Andrea Albanese (Web Marketing Manager) esperto di social media – abbiamo voluto rendere gratuito nella fase d’iscrizione”. Oltre 3.000 le adesioni. Si possono seguire i lavori via streaming. Ecco il link per registrarsi: https://digital-communication-strategy-social-marketing.eventbrite.it. “Siamo di fronte – sottolinea Albanese - ad una vera e propria emergenza: la scarsità di competenze digitali nelle aziende. Un gap che l’Italia deve assolutamente ridurre”. Uno studio Ocse (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) rileva come in Italia (dove il 71% accede al web e il 27% legge un quotidiano) il 28% della popolazione sia “analfabeta funzionale”, capace sì di leggere e scrivere, ma con grande difficoltà a comprendere anche testi semplici. Un problema fortemente sottovalutato, che vede il nostro Paese quarto al mondo in questa classifica, alle spalle di Giacarta, Cile e Turchia. Un fattore che influisce anche sulla difficoltà, da parte delle imprese, di acquisire profili idonei per professionisti digitali che aiutino a competere sui mercati. La competizione internazionale digitale ha spostato il terreno di confronto in un mondo sempre più permeato dalla tecnologia e dalle tecniche di comunicazione e marketing digitale. Umberto Bellini, presidente di Asseprim (la Federazione Confcommercio dei servizi professionali per le imprese) sottolinea come dai dati Asseprim Focus, l’86% delle imprese dei settori di servizi professionali abbia un proprio sito web, il 10% in più rispetto alla media delle imprese italiane, e il 67% sia presente sui social network: Facebook in particolare, seguito da Twitter e Linkedin. E sempre più imprese ricorrono al video come mezzo di comunicazione aziendale (+ 12% in sei mesi). “Tutta quest’attività – rileva Bellini – si riflette naturalmente sui fatturati: oltre un quinto deriva dall’attività sul proprio sito o sui social network” con un incremento del 2,1% nell’ultimo semestre. “Dati – conclude Bellini – che confermano il ruolo imprescindibile giocato dalla comunicazione sul web rispetto alla valorizzazione del proprio brand in termini di visibilità e fatturato. Per questo motivo Asseprim collabora a quest’importante iniziativa: le imprese hanno acquisito consapevolezza della necessità di investire risorse in comunicazione digitale”. 





Stakerholder in campo per la conservazione Digitale dei Documenti. L’esperienza di Assoconservatori

Mettere insieme tutti gli stakeholder sul tema della Conservazione Digitale dei Documenti: ecco lo scopo degli Stati Generali che si sono svolti lo scorso 9 e 10 maggio a Rende nella sede dell’Università della Calabria. L’evento è nato dall’idea di Assoconservatori Accreditati - la sezione di Assintel dedicata al tema della Conservazione digitale - di allineare tutti gli attori di questo complesso ecosistema rispetto ai percorsi di realizzazione e completamento della digitalizzazione, a partire dall’Università della Calabria, co-organizzatrice dell’evento. Il tema di partenza è dunque la formazione delle competenze specialistiche per arrivare alle normative, agli standard, ai processi e ai singoli contesti legati ad aziende e PA. Il cuore della due giorni è stato quindi la Tavola Rotonda presieduta dall’On. Mattia Fantinati (Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri), insieme ad Adriana Agrimi (Dirigente Area Trasformazione Digitale dell’Agenzia per l’Italia Digitale), Giorgio Rapari (Presidente Assintel), Giovanni Martingano (Coordinatore AssoConservatori Accreditati Assintel), Roberto Guarasci (Università della Calabria), moderata da Biagio Simonetta, Giornalista de Il Sole 24 Ore. “La conservazione digitale è uno dei principali abilitatori dei processi di digitalizzazione: senza di essa il ciclo non si chiude. Ecco perché è fondamentale che imprese e Pubbliche Amministrazioni convergano verso un obiettivo comune di adozione, laddove le associazioni possono fare da anello di trasmissione e le Università formare le competenze necessarie”, commenta Giorgio Rapari, Presidente Assintel. Gli input politico/strategici sono poi stati “messi a terra” durante i tavoli tematici coordinati da AgID su Sanità, con particolare attenzione al fascicolo sanitario elettronico, Aziende, sul tema della fatturazione elettronica, e Pubblica Amministrazione. Quest’ultimo si è focalizzato anche sulla necessità di introdurre le nuove figure dei Responsabili della Trasformazione Digitale, previste a livello normativo ma difficili da trovare sul mercato. E’ proprio per sopperire a questa lacuna di competenze digitali specifiche che l’Università della Calabria, con il suo centro d’eccellenza costituito dal Laboratorio di Documentazione, ha presentato la Laurea Magistrale in Gestione e Conservazione dei Documenti Digitali e il Master in Conservatore dei Documenti Digitali, curati dal prof. Guarasci e dalla prof.ssa Rovella. Infine c’è il tema del sostegno alla diffusione a livello aziendale: “Chiederemo al Governo di includere i software di gestione documentale e conservazione digitale nelle agevolazioni per la nuova Sabatini” – chiosa Giovanni Martingano, coordinatore di AssoConservatori Accreditati Assintel.





Allarme di FederBio sul rischio estinzione delle specie animali e vegetali

Mercoledì 22 maggio, in occasione della giornata dedicata alla biodiversità, FederBio lancia l’allarme sui rischi globali legati al crescente tasso di estinzione delle specie animali e vegetali. È in corso quella che è stata definita la sesta estinzione di massa della storia del pianeta, si calcola che entro la fine del secolo il 50 per cento delle specie viventi saranno a rischio di sopravvivenza. Secondo uno studio dell’Ipbes, il gruppo intergovernativo per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici delle Nazioni Unite, sono a rischio estinzione un milione di specie a causa dell’effetto delle azioni dell’uomo sugli ecosistemi. In particolare incidono negativamente: l’urbanizzazione, i metodi di sfruttamento delle terre e delle risorse naturali, l’agricoltura intensiva e l’uso di pesticidi. L’agricoltura biologica svolge invece un compito molto importante nella conservazione e implementazione della biodiversità: impiega insetti utili, associati a specie vegetali spontanee, oltre a organismi vegetali e animali che vivono nel suolo e ne migliorano le caratteristiche fisico-chimico-biologiche. Lo “Stato della biodiversità mondiale” è il tema al centro del rapporto presentato recentemente dalla FAO. Lo studio rileva preoccupanti segnali sulla biodiversità che sta scomparendo, mettendo a rischio il futuro dell’uomo e dell’ambiente. La FAO suggerisce alcune indicazioni per invertire questo processo, tra le quali l’adozione di pratiche e approcci compatibili con la biodiversità come l’agricoltura biologica, la gestione integrata dei parassiti, l’agricoltura conservativa, una gestione sostenibile del suolo e l’agro-ecologia. “Come sottolinea il rapporto FAO sulla biodiversità, che ha analizzato gli ultimi dati globali di 91 paesi, è già iniziata quella che viene definita la sesta estinzione di massa: le specie animali e vegetali stanno scomparendo a ritmi sempre più accelerati e la causa dipende principalmente dalle azioni dell’uomo. Per fortuna possiamo ancora cercare di invertire la rotta attraverso azioni concrete come l’implementazione di un modello agricolo agroecologico che limiti l’uso dei pesticidi. Ritengo che l’agricoltura biologica e biodinamica possano dare un contributo concreto per arginare la perdita di biodiversità e salvaguardare l’ambiente rispondendo contemporaneamente alle sfide del cambiamento climatico”, ha affermato Maria Grazia Mammuccini dell’Ufficio di Presidenza FederBio.





Acea dedica una giornata all’intelligenza artificiale al servizio delle imprese

ACEA ha inaugurato l’Innovation Day, una giornata dedicata alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale e all’utilizzo dei dati che stanno modificando il modo di fare impresa. L’evento è ispirato dalla volontà di condividere l’esperienza maturata dal Gruppo ACEA, che negli ultimi due anni ha intrapreso un processo di innovazione costante in tutti i settori in cui opera (acqua, energia, ambiente e gas). Con questa iniziativa, la multiutility romana punta a creare un evento di aggregazione sul tema dell’innovazione per imprese e startup, e a raccontare il suo impegno quotidiano nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni innovative all’insegna della sostenibilità. Ai lavori, che si sono aperti a Roma presso la sede di Spazio 900 con una tavola rotonda su “Innovazione e futuro sostenibile delle multiutilities, tra intelligenza artificiale, utilizzo dei dati e nuovi modelli organizzativi”, hanno preso parte, oltre all’AD del Gruppo ACEA Stefano Donnarumma, il CEO di A2A, Valerio Camerano, il CEO di Terna, Luigi Ferraris, il CEO di Italgas, Paolo Gallo, il CEO di Open Fiber, Elisabetta Ripa, e il professor Vincenzo Loia, ordinario di Management & Innovation Systems all’Università di Salerno. Durante l’incontro – svoltosi alla presenza degli studenti dell’Istituto ELIS - i sei protagonisti hanno delineato gli scenari e i cambiamenti che innovazione e intelligenza artificiale produrranno all’interno dell’economia e della società, soprattutto in termini di organizzazione e occupazione. La sfida attuale per le aziende che gestiscono reti, energetiche o di telecomunicazioni, consiste nel mettere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie al servizio della propria vocazione industriale. Da un lato, infatti, è necessario proseguire con l’implementazione dell’intelligenza artificiale e l’utilizzo dei dati nei processi di controllo e gestione delle reti, dall’altro, bisogna ricordare il principale ruolo di chi opera sulle infrastrutture, cioè migliorare costantemente l’efficienza, la sicurezza e la resilienza dei propri asset. Tutti gli argomenti affrontati nel corso della tavola rotonda dell’Innovation Day verranno raccolti in un position paper, realizzato da ACEA, che metterà in evidenza le soluzioni innovative e i nuovi modelli organizzativi proposti da ogni azienda, insieme ai contributi e alle vision sul tema proposti dai CEO che hanno partecipato all’evento. Nella sessione pomeridiana, il tema dell’intelligenza artificiale e dell’utilizzo dei dati è introdotto da un intervento dell’AD Donnarumma, a cui seguono i contributi di Massimiliano Garri, responsabile Innovation Technology and Solutions ACEA, del Country Manager di Google Cloud Italia Fabio Fregi, di Giovanni De Lisi, Ceo di Green Rail, e di Diva Tommei, Ceo di Solenica. Tra i progetti presentati dalla multiutility romana spicca il lampione smart, con telecamere e sensori per monitorare la qualità dell’aria e le condizioni meteorologiche, oltre ai droni per le ispezioni termografiche, utili a rilevare perdite nelle condotte del termo riscaldamento, e una serie di strumenti ad alto valore tecnologico volti a garantire il monitoraggio in tempo reale di tutta la rete dei servizi aziendali. Presentati inoltre il Water Management System, utilizzato per analizzare e monitorare l’enorme quantità di dati e informazioni provenienti dalla rete idrica e la nuova Sala di controllo digitale che telecontrolla in tempo reale oltre 1800 impianti e oltre 7000 km di rete idrica. Ampio spazio è stato dedicato alla collaborazione avviata da ACEA nell’ultimo anno con il mondo delle startup, che ha dato vita a oltre 15 sperimentazioni che hanno coinvolto diverse Direzioni e Aree Industriali del Gruppo. Con Agesic e Mobileye, ad esempio, sono in corso due progetti per la sicurezza degli operatori in campo. Grazie alla collaborazione con Pedius, invece, ACEA ha reso accessibile il call center di ACEA Energia anche alle persone non udenti. Insieme ad Askdata e Combined sono state realizzate soluzioni per usare l’intelligenza artificiale nell’analisi dei dati e delle performance aziendali. Inoltre, con la “Prosumerchain” realizzata con Apio, si sta valutando l’utilizzo della tecnologia blockchain negli scambi energetici tra la rete e gli utenti e tra gli utenti stessi. Infine, con Fly wallet Pay si valuteranno soluzioni wearable di autenticazione biometrica. Tutti questi progetti si inquadrano nelle strategie di sviluppo previste dal Piano Industriale di ACEA 2019-2022 presentato lo scorso 2 aprile a Milano, che prevede 500 milioni di euro dedicati agli investimenti in innovazione e tecnologia.





Istant book per comprendere al meglio la riforma sulla legittima difesa

Diventato legge uno dei provvedimenti più cari alla Lega, l’Avvocato Paola Bevere pubblica “La legittima difesa”, edito Giappichelli, facendo luce su una normativa che si preannuncia assai controversa. La sua opera introduce vari elementi di novità nel panorama delle analisi già compiute sulla riforma: alla descrizione dell’evoluzione storica che l’istituto della legittima difesa ha avuto nel nostro ordinamento si affiancano un resoconto puntuale dell’iter parlamentare della legge e un’analisi dettagliata dei suoi singoli articoli. Il volume si conclude poi analizzando come la legittima difesa sia disciplinata negli ordinamenti di Francia e Germania, i quali sono stati fonte di ispirazione per la recente riforma Italiana. Questi molteplici e importanti contributi rendono l’opera di Paola Bevere un caso di eccellenza tra i molteplici approfondimenti in merito alla legge sulla legittima difesa. I dubbi di costituzionalità. La legge n. 36 del 2019 si propone di ampliare la presunzione di proporzione, introdurre la presunzione di legittima difesa speciale e ridurre al minimo l’intervento giudiziario, arrivando a fare sorgere seri dubbi in merito alla sua costituzionalità. È la stessa Paola Bevere a dirsi poco fiduciosa: “Nonostante le promesse non ci potrà essere un’immunità dal procedimento penale, inoltre appare incostituzionale la presunzione assoluta di legittima difesa che comporta la non punibilità: non è conforme al nostro ordinamento, né alla giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo. La legittima difesa è in armonia con l’art. 2 CEDU solo se assolutamente necessaria: sparare agli intrusi dovrebbe sempre essere l’extrema ratio, mentre si potrebbe prima tentare ad esempio di spaventarli o di fuggire. In ogni caso spetterà ai giudici decidere se sollevare questioni di illegittimità costituzionale degli articoli della riforma”. Il perché della riforma. Nella sua analisi l’autrice parte dal Codice Rocco del 1930 per poi concentrarsi sugli sviluppi che l’Istituto della legittima difesa ha attraversato nel nuovo millennio, prima nel 2006 e poi negli ultimi mesi. Guardando ai dati non sembra però che una riforma fosse prioritaria: dal 2013 al 2016 non si sono mai superati i 4 casi all’anno. Cosa spinge dunque il legislatore ad agire, in mancanza di una urgente necessità? Secondo Paola Bevere: “C’è stata una forte campagna mediatica prima dell’uscita della legge. Questi fenomeni sono sicuramente pochi, ma godono di una grande risonanza nell’opinione pubblica. Mi viene in mente per esempio il caso di Franco Birolo, che ho descritto nel volume e che aveva suscitato grande clamore”. La sentenza di primo grado obbligava l’uomo ad un risarcimento di 325mila euro, oltre alla condanna di 2 anni e 8 mesi per avere ucciso un ladro che si era introdotto nella sua tabaccheria. La vicenda si è poi conclusa con l’assoluzione arrivata in appello. “Se guardiamo i dati non sembra ci sia una reale necessità della riforma. È più che altro frutto del “populismo penale”, che si verifica quando il legislatore inasprisce le pene o introduce dei cambiamenti per fare leva sul senso di insicurezza dei cittadini, al fine di propaganda elettorale”, conclude l’Avvocato. Gli elementi di novità. L’opera di Paola Bevere introduce svariati elementi innovativi rispetto alle molteplici analisi già compiute nel merito della riforma. Uno di questi è sicuramente l’analisi storica e politica compiuta dall’autrice sull’evoluzione della giurisprudenza Italiana circa l’istituto della legittima difesa, a partire dall’articolo 52 comma 1 del Codice Rocco del 1930, “un vero e proprio pilastro” secondo l’Avvocato. Un resoconto dettagliato dell’iter legislativo attraversato dalla riforma in Camera e Senato arricchito dalle discussioni in aula costituisce un altro importante contributo, al pari della comparazione che l’autrice compie analizzando gli ordinamenti di Francia, Germania e USA riguardo appunto la legittima difesa. “Ho scelto di concentrarmi su questi ordinamenti in quanto è proprio ad essi che il legislatore Italiano si è ispirato per redigere la riforma” – precisa l’autrice – “In Francia la legittima difesa è presunta ‘per respingere, di notte, l’ingresso con effrazione, violenza o inganno in un luogo abitato, o per difendersi dagli autori di furto o saccheggio eseguiti con violenza’. Dalla Germania si è tratta la non punibilità per chi eccede i limiti della difesa per turbamento, paura o panico. Infine ho analizzato gli Stati Uniti per completezza, dato che c’era chi teorizzava un’Italia che sarebbe diventata un “far-west” a seguito della riforma”. A chi ci si rivolge. Il volume costituisce una guida importante alla legge per avvocati e magistrati, ma anche per studenti e neofiti dell’argomento reso accessibile dal lessico comprensibile e dai casi giuridici presentati. L’autrice. Paola Bevere è Avvocato del Foro di Roma, nonché Presidente dell’Associazione Antigone Lazio. Esperta in diritto penale e diplomata a Strasburgo in diritto internazionale per la tutela dei diritti fondamentali dell’Uomo. Ha scritto articoli sulla giustizia penale, sul carcere e sui diritti umani. È curatrice del portale on-line della rivista “Critica del diritto”. Giappichelli è a sua disposizione per metterla in contatto con l’autrice, qualora volesse approfondire l’argomento o avesse necessità di dichiarazioni di un esperto in materia. 





Torna a Milano Arch Week, settimana di lecture, talk, workshop e itinerari dedicati alle trasformazioni urbane contemporanee

Dopo il successo delle passate edizioni, da martedì 21 a domenica 26 maggio 2019 torna Milano Arch Week, la settimana di eventi del palinsesto YesMilano dedicati all’architettura, alle sfide urbane di oggi e al futuro delle citta`, promossa da Triennale Milano insieme al Politecnico di Milano e al Comune di Milano, in collaborazione con Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e con la direzione artistica di Stefano Boeri. Milano Arch Week 2019 esplora la condizione attuale dell’urbanizzazione planetaria, partendo dalla considerazione che entro il 2050 i due terzi della popolazione mondiale abiteranno in spazi urbani. La manifestazione indaga le città come sistema di flussi e reti, di artificio e natura, come luoghi plasmati di continuo da una “contemporanea pluralità di soggetti, individui, traiettorie”, come centri di produzione materiale e immateriale. L’edizione 2019 di Milano Arch Week, intitolata Antropocene e Architettura, è in stretto dialogo con i temi della XXII Triennale di Milano, curata da Paola Antonelli e aperta al pubblico fino al 1° settembre 2019. La sostenibilità ambientale, lo sviluppo tecnologico, i fenomeni migratori, le trasformazioni sociali al centro di Broken Nature vengono messi in relazione con lo spazio urbano e analizzati attraverso una prospettiva urbanistica e architettonica. Il Politecnico di Milano, coinvolto in alcune delle principali azioni di modificazione, trasformazione e rigenerazione urbana, esso stesso motore di grandi cambiamenti e veicolo di internazionalizzazione, affronta i temi del futuro della citta` da un punto di vista progettuale e architettonico. Insieme a Triennale ospita le lecture dei grandi architetti internazionali, mentre Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ne esplora le implicazioni sugli spazi di cittadinanza attraverso il palinsesto di About a City – Rethinking Cities, dal 23 al 26 maggio. La terza edizione della Milano Arch Week apre ufficialmente martedì 21 maggio alle ore 18.00 al Politecnico di Milano, alla presenza di Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano, Ilaria Valente, Preside della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano, Cristina Tajani, Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano, Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano, Lorenza Baroncelli, Direttore Artistico di Triennale Milano, Massimiliano Tarantino, Segretario Generale di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. A seguire il talk Reinventing Fire: Architecture and Energy in the Anthropocene, con Stefano Boeri, Monica Spada (VP Long Term Positioning Initiatives Eni) e Renato Rota moderato da Erik Ezechieli (ore 18.30) e la lecture inaugurale dell’architetto cinese fondatore di MAD architects Ma Yansong, introdotta da Matteo Ruta (ore 19.30). Anche quest’anno Milano Arch Week è caratterizzata dalla presenza di grandi protagonisti della scena internazionale, tra cui due vincitori del Premio Pritzker, che rifletteranno sull’evoluzione dell’architettura e sulla complessità urbana contemporanea a partire dai loro lavori: Rem Koolhaas in conversazione con Stefano Boeri (sabato 25 maggio ore 12.00, Triennale Milano) e Shigeru Ban (sabato 25 maggio ore 14.00, Triennale Milano).





In Buyer, il sistema produttivo di Genova, Milano-Monza-Brianza-Lodi, Modena, Ravenna e Udine, in movimento verso 50 Paesi. Il ruolo delle Camere di Commercio

148 giornate di eventi, 833 buyer provenienti da oltre 50 paesi, 3068 imprese lombarde servite, 14430 incontri b2b, oltre 1000 accordi conclusi: questi i numeri delle prime quattro edizioni del progetto InBuyer, fino alla scorsa edizione dedicato solo a imprese lombarde. L’iniziativa, che prevede l’accoglienza di operatori economici selezionati con l’obiettivo di favorire il processo di internazionalizzazione delle Pmi creando occasioni di business, quest’anno si estende a livello nazionale. Promos Italia, infatti, in collaborazione con Unioncamere Lombardia, Sistema Camerale Lombardo, Regione Lombardia, le camere di commercio di Genova, Milano Monza Brianza Lodi, Modena, Ravenna, Udine e Banca Popolare di Sondrio organizza un programma di attività che prevede circa 2500 incontri b2b nel corso di 45 appuntamenti in Italia che si stima coinvolgeranno più di 800 imprese. Grazie a InBuyer, le imprese italiane possono incontrare circa 200 buyer selezionati provenienti da paesi di tutto il mondo, tra questi: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Polonia, Portogallo, Svizzera, Cina, Corea del Sud, Giappone, Indonesia, Israele, Russia, Singapore, Turchia, Canada, Usa, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Marocco. Al progetto possono aderire imprese dei settori: alimentare, moda, cosmetica, beni strumentali, arredo, costruzioni-edilizia, packaging, energia, turismo e nautica. Il progetto è destinato a piccole e medie imprese di produzione che abbiano potenzialità di interazione con i buyer esteri. Per informazioni le imprese possono contattare Promos Italia. Per la sua quinta edizione, InBuyer amplia anche il numero di settori a cui si rivolge. Tra questi, il settore del turismo e della nautica (rivestimenti nautici, arredamento, sistemi di sicurezza, strumenti di navigazione, sistemi di ventilazione e refrigerazione, sistemi elettrici, macchinari ecc.). Per quest’ultimo, il 27 e 28 giugno, a Genova, Promos Italia con WTC Genoa, in collaborazione con la Camera di Commercio di Genova e con l’appoggio di Regione Liguria, Comune di Genova e Università di Genova, organizza l’iniziativa Medseawork. Un’opportunità unica per le imprese italiane dei settori nautico e mestieri del mare, che potranno svolgere incontri di business con buyer di settore selezionati provenienti da Turchia, Emirati Arabi e Paesi dell’Unione Europea. Genova sarà così per due giorni un luogo di business per le imprese di settori strategici non solo per l’economia ligure ma anche per l’economia nazionale. “InBuyer è ormai un punto di riferimento per le aziende italiane che hanno l’obiettivo di ampliare il proprio business internazionale - spiega Alessandro Gelli, Direttore di Promos Italia - E’ uno strumento a disposizione delle piccole e medie imprese per valutare la propria propensione all’export o sviluppare ulteriormente il proprio processo di internazionalizzazione, attraverso incontri one to one mirati sul proprio territorio con buyer selezionati e realmente interessati ai loro prodotti. Quest’anno - prosegue Gelli - abbiamo ampliato la gamma di settori a cui è dedicato il progetto includendo anche turismo e nautica, comparti di riferimento per l’economia di molti territori del nostro Paese”. 




Denuncia della Coldiretti: “In Italia scomparse tre varietà di frutta su quattro”

In Italia sono scomparse dalla tavola tre varietà di frutta su quattro nell’ultimo secolo, ma la perdita di biodiversità riguarda l’intero sistema agricolo e di allevamento con il rischio di estinzione che si estende dalle piante coltivate agli animali allevati. E’ quanto afferma la Coldiretti, in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, che si festeggia in tutto il Pianeta il 22 maggio. In Italia nel secolo scorso si contavano 8.000 varietà di frutta, mentre oggi si arriva a poco meno di 2.000 e di queste ben 1.500 sono considerate a rischio di scomparsa anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell’offerta. L’omologazione e la standardizzazione delle produzioni a livello internazionale mettono a rischio anche gli antichi semi della tradizione italiana sapientemente custoditi per anni da generazioni di agricoltori. Un pericolo – secondo la Coldiretti – per i produttori ed i consumatori per la perdita di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale del Made in Italy, ma anche un attacco alla sovranità alimentare e alla biodiversità. E proprio per questo che l’agricoltura italiana ha invertito la rotta negli ultimi anni ed è diventato il Paese più green d’Europa. L’Italia – sottolinea la Coldiretti – è l’unico Paese al mondo con 5155 prodotti alimentari tradizionali censiti, 297 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, ma è anche leader in Europa con quasi 60mila aziende agricole biologiche e ha fatto la scelta di vietare le coltivazioni Ogm e la carne agli ormoni a tutela della biodiversità e della sicurezza alimentare. Sul territorio nazionale – spiega la Coldiretti – ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e su 533 varietà di olive contro le 70 spagnole. Senza dimenticare la riscoperta di grani antichi come il Senatore Cappelli che dopo aver rivoluzionato la produzione di pane e pasta in Italia, ha rischiato di sparire, ma adesso torna sulle tavole italiane grazie alla Sis, la Società Italiana Sementi. Un’azione di recupero importante della biodiversità - continua la Coldiretti – si deve in Italia ai nuovi sbocchi commerciali creati dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna Amica attivi in tutte le Regioni e che hanno offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori di varietà e razze a rischio di estinzione che altrimenti non sarebbero mai sopravvissute alle regole delle moderne forme di distribuzione. Un’azione formalizzata con i prodotti presenti nell’elenco dei “Sigilli” di Campagna Amica che – sottolinea la Coldiretti – sono la più grande opera di valorizzazione della biodiversità contadina mai realizzata in Italia che può essere sostenuta direttamente dai cittadini nei mercati a chilometri zero degli agricoltori e nelle fattorie lungo tutta la Penisola, una mappa del tesoro che per la prima volta è alla portata di tutti. La difesa della biodiversità non ha solo un valore naturalistico ma – sottolinea la Coldiretti – è anche il vero valore aggiunto delle produzioni agricole Made in Italy. Investire sulla distintività – conclude la Coldiretti – è una condizione necessaria per le imprese agricole di distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo. 





“Alleva la Speranza”: Enel e Legambiente insieme per la raccolta fondi per sostenere le zone colpite dal sisma del 2016

Al via la seconda fase di Alleva la Speranza, il crowdfunding di Legambiente ed Enel per aiutare aziende del Centro Italia colpite dai terremoti del 2016 e 2017 a “coltivare” nuovi progetti di crescita. L’obiettivo è di sostenere in due anni venti progetti di allevatori e allevatrici; e dopo il successo della prima parte di raccolta fondi, ecco le quattro nuove imprese da supportare attraverso la piattaforma PlanBee. Sono le aziende di Alba Alessandri, Fabio Fantusi, Arianna Veneri e Pietropaolo Martinelli, una per ogni regione colpita secondo lo schema già adottato. “L’obiettivo della nostra campagna a sostegno di piccoli imprenditori – dichiara Enrico Fontana, responsabile di Alleva la Speranza per Legambiente – è di aiutarli a realizzare i progetti che, nonostante le grandi difficoltà riscontrate nel post terremoto, stanno cercando di portare avanti. Il successo nella raccolta fondi per i primi quattro progetti di Alleva la Speranza, con oltre 78mila euro donati, testimonia una attenzione ancora viva nel paese. Per questo crediamo nell’importanza di raccontare e sostenere le loro storie, fondamentali anche per le comunità in cui vivono. La loro determinazione e il loro impegno sono il frutto della volontà di non abbandonare le aree colpite, ma di investirvi e fare rete per continuare ad alimentare l’economia dei territori”. “Siamo convinti che il successo con cui si è conclusa la prima fase della raccolta fondi, con oltre 78 mila euro donati, rappresenti un passo importante per il rilancio dei territori del nostro Paese devastati dagli eventi sismici del 2016. - ha affermato Massimo Bruno, responsabile sostenibilità e affari istituzionali di Enel - ‘Alleva la speranza’ per Enel significa avere a cuore le problematiche e i bisogni che a distanza di due anni persistono per i cittadini delle regioni colpite. Vogliamo continuare ad offrire un impegno concreto per aiutare le famiglie e soprattutto i giovani a ricostruire il loro futuro nella propria terra”. Alba Alessandri vive a Pieve Torina nelle Marche e ha 28 anni. La sua azienda “Villanova” di allevamento biologico nasce 5 anni fa. Oggi alleva bovini, vacche da ristallo e da latte e oltre 6.000 galline ovaiole. Con i fondi di Alleva la speranza vorrebbe costruire una recinzione con criteri anti-lupo, per dare un riparo sicuro ai propri animali e permettere loro di pascolare liberamente. L’azienda agricola di Fabio Fantusi è nella frazione Santa Giusta di Amatrice. Produceva carne non lavorata da vendere ai commercianti, e poi c’era il maneggio “Il Destriero” che nei mesi di luglio e agosto era il lavoro più importante. Con la scossa del 24 agosto Fabio Fantusi ha perso casa e due capannoni; il maneggio di cavalli era una delle poche strutture rimaste in piedi ed è diventato la casa comune di tantissime persone. Oggi l’azienda si estende su 40 ettari di terreno, ci sono una trentina di mucche, una decina di cavalli, 15 maiali e 40 arnie con le api, quest’ultime donate da associazioni dopo il sisma. Il sostegno di Alleva la speranza servirà a realizzare un’area pic-nic con gazebi, bracieri e griglie per attrarre le persone e ridare un impulso importante al settore turistico della zona. L’azienda agricola di Arianna Veneri si chiama “La Fattoria”: ha un allevamento di 80 pecore e 16 ettari a Norcia dove seminiamo la bieta e il fieno per dare da mangiare al gregge e 75 ettari a Castelluccio di Norcia coltivati a prato naturale; coltiva inoltre lo zafferano insieme a un’associazione di produttori di Cascia. Prima del sisma “La Fattoria” era anche un agriturismo, oggi però la struttura è inagibile e due stalle sono crollate. Con il contributo di Alleva la speranza, Arianna, che ha 23 anni e studia Scienze dell’educazione, vorrebbe realizzare un capannone nuovo per le pecore: un primo passo verso il progetto di ristrutturazione dell’agriturismo di famiglia e verso il suo sogno di un agriasilo. Pietropaolo Martinelli ha 40 anni; nella sua azienda a Farindola (Pescara) nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, alleva pecore e produce il pecorino di Farindola. Nei suoi 240 ettari produce anche erba medica e cereali, biologici, destinati all’alimentazione degli animali. Il pecorino di Farindola nel 2001 al Salone del gusto di Torino vinse il premio della Critica, ma non era prodotto in quantità sufficiente per essere venduto anche in altre regioni, così nel 2002 Martinelli avviò l’azienda che oggi impiega 14 persone. La scossa di terremoto del gennaio del 2017 ha distrutto le stalle e ucciso 450 tra pecore e agnelli. Il contributo di Alleva la speranza servirebbe ad acquistare nuovi capi per tornare a incrementare la produzione e dare così un contributo alla comunità di Farindola che si sostiene grazie alla vendita del formaggio.





Denuncia Unione Nazionale Consumatori: “Il Governo come Robin Hood, ma al contrario”

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha annunciato che nell’ambito di una riforma fiscale gli 80 euro verranno riassorbiti, dato che tecnicamente è stata una decisione sbagliata. "Dopo l’anteprima di ieri di Garavaglia e Salvini, ora arriva la conferma definitiva del ministro Tria: il Governo, per fare la flat tax, prenderà 10 miliardi dal bonus di 80 euro, facendo il Robin Hood al contrario" afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. "Abbasserà, infatti, le aliquote Irpef ai più benestanti chiedendo il sacrificio ai lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 24 mila euro. Un giochino delle 3 carte decisamente iniquo" prosegue Dona. "Andatelo a dire a chi riceve gli 80 euro che glieli togliete per un fatto tecnico. Una scusa ridicola. Se volete aggiustare il bonus di 80 euro commisuratelo al reddito della famiglia, ma lasciatelo" conclude Dona. 

 





Arti e mestieri, Roma Capitale li riscopre

Dal 22 al 27 maggio il complesso del Santo Spirito in Sassia (sede Asl Roma 1) ospita Lo Spirito dell’Arte e dei Mestieri, mostra-evento per far conoscere le attività delle quattro scuole capitoline d’arte e mestieri: scuola di Arti Ornamentali, Nicola Zabaglia, Ettore Rolli, scuola di Scienza e Tecnica. In esposizione le opere realizzate dagli allievi e dagli insegnanti – illustrazioni, grafica in 3D, ceramiche, mosaico, scultura, affreschi, restauro, oreficeria – per accendere i riflettori sull’offerta formativa e sul valore storico-didattico di questi istituti, da decenni fiore all’occhiello del sistema scolastico di Roma Capitale: le “professionali” comunali introducono all’artigianato, alla manifattura artistica, all’erboristeria, al giardinaggio e nel contempo ai nuovi mestieri hi-tech, coniugando la trasmissione di tecniche della tradizione antica con la dimensione del contemporaneo. Il tutto, puntando essenzialmente alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico, fornendo agli allievi concreti strumenti di lavoro in questo settore. Nel corso della manifestazione – a ingresso libero – i visitatori, passeggiando nei suggestivi ambienti del complesso monumentale (Sala Teatro, Spezieria e Chiostro delle Zitelle), potranno confrontarsi con artisti, artigiani esperti e professionisti che presenteranno in dettaglio opere e tecniche utilizzate. Un programma fitto con laboratori dimostrativi, incontri con docenti e alunni, presentazioni della didattica praticata nelle quattro scuole. La settimana al Santo Spirito in Sassia è frutto della collaborazione tra Scuole d’Arte e dei Mestieri (Dipartimento Turismo-Formazione Professionale-Lavoro di Roma Capitale) e Asl Roma 1. Inaugurazione mercoledì 22 maggio alle 17.30 nella Sala Teatro (ingresso da via dei Penitenzieri 1), con rinfresco preparato dagli allievi del Centro di Formazione Professionale “Aldo e Lella Fabrizi”. 





L’ottimismo della Coldiretti: “Un italiano su quattro ha ‘salutato’ le plastiche monouso”

In Italia un cittadino su quattro (27%) ha già evitato di acquistare oggetti di plastica monouso come piatti, bicchieri o posate mentre ben il 68% ritiene che sarebbe opportuno pagare un sovraprezzo per questi prodotti. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro, diffusa in occasione dell’approvazione in via definitiva da parte del Consiglio dell’Unione Europea di una nuova direttiva che impone agli Stati membri di vietare l’uso di una seria articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini cotonati entro il 2021. Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di un comportamento virtuoso spinto da una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale dei propri comportamenti. Un tema che – continua la Coldiretti – riguarda non solo il rispetto dell’ambiente, ma anche la stessa salute degli animali, da quelli marini fino a quelli da fattoria. I rifiuti di plastica – spiega la Coldiretti – sono, infatti, i più diffusi anche nelle campagne, spesso a causa dell’inciviltà di chi abbandona le stoviglie utilizzate per i picnic. Mucche, pecore o cavalli degli allevamenti rischiano così di restare soffocati dai residui come sacchetti o piatti, ma si registrano episodi in cui animali sono morti addirittura a causa di prodotti “di moda” come i resti delle lanterne cinesi che sempre più frequentemente vengono fatte volare in cielo. Accanto ai comportamenti scorretti dei cittadini, non mancano poi i casi in cui le campagne vengono utilizzate addirittura per lo smaltimento illecito di rifiuti – conclude la Coldiretti – abbandonati nottetempo senza curarsi dei gravissimi danni che ciò comporta all’intero settore agricolo.





Grido d’allarme dei Balneari, stagione ad alto rischio ed in parte già compromessa

Estendere alle aziende balneari le provvidenze stabilite per l’agricoltura nel caso di condizioni atmosferiche che provocano danni e riduzioni della capacità produttiva. Questa la richiesta contenuta in una comunicazione urgente al Ministro dell’Agricoltura e Turismo, Gian Marco Centinaio, da parte del Sindacato Italiano Balneari – Confcommercio, il quale ha evidenziato come gli avversi eventi meteorologici che, da settimane, interessano il nostro Paese, oltre ad aggravare il fenomeno erosivo già in atto da tempo su molti litorali, stanno ritardando notevolmente l’inizio della stagione balneare. “La riduzione della spiaggia, in alcuni casi anche consistente, contrae in maniera significativa la capacità produttiva delle aziende balneari – ha dichiarato Antonio Capacchione, presidente del S.I.B.”. La balneazione attrezzata sta subendo ingenti danni non solo fisici per la distruzione degli impianti e delle attrezzature già allestite e montate ma anche, e soprattutto, economici per la completa paralisi di un’attività che è caratterizzata dalla marcata stagionalità e dalla totale dipendenza dalle condizioni atmosferiche come per il settore agricolo. Purtroppo al turismo - in modo del tutto incomprensibile - non sono applicabili le disposizioni, i benefici e le provvidenze previste dall’attuale normativa per l’agricoltura, come la riduzione dal pagamento degli oneri previdenziali ex art. 8 del decreto legislativo del 29 marzo 2004 nr. 102. “Per questo motivo - conclude Capacchione - abbiamo chiesto un incontro urgente con il Ministro al fine di illustrare meglio questa drammatica situazione e gli interventi amministrativi e normativi non più dilazionabili”. 





La “Diversity” come valore per il cambiamento in azienda sarà il tema del XV convegno nazionale Assochange

Sarà dedicato al tema della diversity, interpretata come risorsa per il cambiamento all’interno delle organizzazioni, e a come il change management può favorire la costruzione di un processo che affronti la pluralità come valore, il quindicesimo Convegno Nazionale Assochange, che avrà luogo a Milano il 4 giugno prossimo. “Abbiamo voluto porre questo argomento al centro della nostra riflessione, spiega Moira Masper, presidente Assochange, per approfondire il tema trattato a livello associativo nel 2018: riportare la persona al centro del cambiamento. Le peculiarità di ogni persona all’interno di un’azienda non sono un problema ma un vantaggio competitivo dell’organizzazione”. “È stato quindi deciso, prosegue Moira Masper, di articolare i lavori confrontandoci su quattro diverse dimensioni della diversity: età, genere, cultura e competenze. Ogni tematica sarà oggetto di riflessione e discussione da parte dei partecipanti, che saranno suddivisi in tavoli, ciascuno dei quali dedicato a uno degli argomenti. Il format prevede inoltre che i partecipanti abbiano la possibilità di contribuire alla costruzione dei contenuti di più dimensioni e i risultati dei lavori saranno poi condivisi in plenaria”. Ciascuno dei dieci tavoli tematici sarà coordinato da un facilitatore: “Abbiamo chiesto alle nostre Aziende socie, che hanno risposto con grande entusiasmo, aggiunge Moira Masper, una partecipazione attiva e calata nel merito del Convegno, basata sulla narrazione delle loro storie aziendali, per renderne ancora più marcato il coinvolgimento nella vita dell’associazione e per dare un taglio concreto all’argomento, in occasione dell’evento che, da sempre, è il più importante del nostro calendario”. Tra le aziende che parteciperanno al Convegno Nazionale Assochange 2019: A2A, Barilla, Nestlé, SIA, SCS Consulting (con Comune di Bologna), Methodos, Ceva Logistics, Avanade, EY, Enel, Principe di Savoia. Il Convegno sarà introdotto da due relazioni che inquadreranno il tema in ottica di evoluzione della percezione della diversità sia dal punto di vista socio-antropologico sia sotto il profilo delle organizzazioni. Di grande interesse saranno anche gli interventi di due realtà molto particolari: Auticon, azienda for-profit con finalità sociali che assume solamente consulenti informatici autistici, e Dynamo Academy, che presenterà come l’esperienza di Dynamo Camp in favore dei bambini malati e dei loro famigliari, possa essere interpretata in un’ottica di contaminazione e valorizzazione per il mondo delle imprese.





Dal Festival di Asvis il Premier Conte rilancia: “Al centro della fase 2 di Governo occupazione giovanile, riconversione ecologica e investimenti pubblici”

 

“Siamo consapevoli che molto altro resta da fare sul fronte dell’occupazione giovanile, della riconversione ecologica e del rilancio degli investimenti pubblici in ricerca, sanità ed istruzione. Sono ambiti che porremo al centro della “fase 2″ della nostra azione di Governo e che troveranno ampio spazio nella elaborazione della prossima manovra economica”. Sono le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte che ha aperto i lavori del Festival dello sviluppo sostenibile 2019 promosso da ASviS.r2 “Ma oltre all’agenda politica interna, il Governo – ha sottolineato Conte- ha consapevolezza di quanta strada resta ancora da fare per rilanciare il progetto europeo”. Poi l’ottimismo sul suo mandato: "Non mi sento affatto sfiduciato" dalla Lega, ma "non dobbiamo leggere sui giornali, sui social affermazioni che sono un po’ improprie. Se ci sono dei rilievi, delle perplessità si affrontano nelle sedi opportune". E sul CdM poi rassicura: "Nessuna crisi, nessun diverbio. Abbiamo affrontato i temi all’Odg e ci siamo aggiornati". Tra Di Maio e Salvini dialettica "elettorale". Sì al Dl Sicurezza prima delle Europee? "Non lo escludo". 




A Roma il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2019. Giovannini: “Servono azioni urgenti su innovazione e buona occupazione”

E’ iniziato questa mattina a Roma all’Auditorium Parco della Musica, il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2019 organizzato dall’Asvis. E’ stata anche l’occasione per presentare l’analisi aggiornata dell’evoluzione  europea rispetto al raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Giovannini: vanno ridotte le disuguaglianze nell’Unione. Ecco nel dettaglio tutto quello che Asvis ha analizzato e tradotto in puntuale e straordinario rapporto.

L’Unione europea è l’area geopolitica con la migliore qualità della vita al mondo, ma molto resta da fare per assicurare la sostenibilità economica, sociale e ambientale dello sviluppo, nonché per ridurre le disuguaglianze tra i suoi territori. Questo è il quadro che emerge dagli indicatori compositi presentati oggi dall’ASviS in occasione dell’evento internazionale di apertura del Festival dello sviluppo sostenibile. LINK ALL’APERTURA

Gli indici presentati offrono un quadro originale dell’evoluzione dell’Ue, in linea con il Reflection paperdella Commissione europea pubblicato il 30 gennaio e le conclusioni del Consiglio europeo del 9 aprile, che indicano nell’Agenda 2030 il riferimento complessivo per le politiche europee del quinquennio 2019-2024.

Ecco il commento del Protavoce di Asvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) Enrico Giovannini:

“Emergono luci e ombre, che dovrebbero far attentamente riflettere i leader europei. Se tra il 2010 e il 2017 l’Unione ha visto miglioramenti in molti campi, temi quali la lotta alle disuguaglianze e al cambiamento climatico, l’innovazione e la buona occupazione richiedono azioni urgenti e più incisive. Inoltre le differenze tra Stati membri appaiono molto forti, il che non solo spiega le differenti percezioni sullo stato dell’Europa tra opinioni pubbliche nazionali, ma mette a rischio la coesione politica dell’Unione. Questi dati costituiscono un quadro di riferimento ineludibile per chi sarà chiamato a guidare le istituzioni europee dopo le elezioni e mostrano le aree che richiedono interventi immediati, così da assicurare la sostenibilità economica, sociale, ambientale e istituzionale dell’Unione europea”.  

Torniamo al rapporto ed alle caratteristiche che lo hanno reso possibile.

La metodologia 

L’aggiornamento degli indici europei fa seguito alla diffusione degli indicatori nazionali (pubblicati il 27 febbraio 2019) e di quelli regionali (pubblicati il 10 maggio 2019).

L’analisi realizzata dall’ASviS, aggiornata al 2017, traccia l’evoluzione dell’Unione europea e dei suoi 28 Stati membri rispetto al raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese) previsti dall’Agenda 2030. In particolare, sono stati calcolati 16 indici compositi per il periodo 2010-2017, i quali sintetizzano 77 indicatori statistici elementari, selezionati a partire da quelli contenuti nel database Eurostat.

La metodologia utilizzata per il calcolo degli indici compositi si basa sulla scelta di un valore di riferimento – ovvero quello dell’Unione europea al 2010 – e su una standardizzazione degli indicatori elementari in un intervallo definito dai valori minimi e massimi di ciascun indicatore per tutte le unità considerate e per l’intero intervallo di tempo. Tutti gli indici compositi sono stati calcolati ponendo il valore dell’Unione europea al 2010 pari a 100.

La lista degli indicatori elementari utilizzati per il calcolo degli indici compositi e i valori degli indicatori riferiti all’Unione europea e ai singoli Stati membri sono disponibili all’indirizzo: http://asvis.it/il-monitoraggio-degli-sdgs-a-livello-europeo/ e   http://asvis.it/il-monitoraggio-degli-sdgs-a-livello-europeo/ 

 

Principali risultati

Dallo studio emerge, in particolare, che tra il 2016 e il 2017 si registrano miglioramenti per i Goal 1 (Sconfiggere la povertà), 2 (Sconfiggere la fame), 3 (Salute e benessere), 4 (Istruzione di qualità), 5 (Parità di genere), 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), 10 (Ridurre le disuguaglianze), 11 (Città e comunità sostenibili), 14 (Vita sott’acqua) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide). Risultano invece stabili gli indicatori relativi ai Goal 7 (Energia pulita e accessibile), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), 12 (Consumo e produzioni responsabili), 13 (Lotta contro il cambiamento climatico), 15 (Vita sulla terra) e 17 (Partnership per gli Obiettivi).

Qui sotto un’analisi dettagliata per Obiettivo e i grafici che mostrano l’evoluzione nel tempo rispetto al 2010. Nell’allegato al comunicato (LINK) si possono trovare i grafici a barre che per ogni Obiettivo mostrano per l’Unione europea e per i singoli Paesi il valore dell’indice composito al 2017, mentre la sfera grigia mostra il corrispettivo valore al 2010. La barra relativa all’Unione europea è evidenziata in arancione e quella relativa all’Italia in blu.

Con riferimento al 2017, in otto casi l’Italia consegue risultati peggiori rispetto alla media europea (povertà, istruzione, parità di genere, lavoro, innovazione, disuguaglianze, città, ecosistemi marini, governance e partnership), in due casi l’Italia presenta un dato vicino a quello medio europeo (alimentazione ed ecosistemi terrestri), mentre in quattro casi l’Italia è in una condizione migliore (salute, energia, economia circolare e cambiamento climatico).  

 

Obiettivo 1 - Sconfiggere la povertà

L’indice composito mostra un deterioramento dal 2010 al 2014, a causa del peggioramento di tutti gli indicatori elementari presi in considerazione. Dal 2015 al 2017 l’indice registra un forte miglioramento, superando nell’ultimo anno disponibile il livello osservato nel 2010. Questa tendenza positiva è dovuta alla diminuzione della quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale e di coloro i quali soffrono di grave deprivazione materiale. In particolare, il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale diminuisce e nel 2017 la relativa quota sul totale della popolazione è pari al 22,4%, rispetto al target del 19% fissato per il 2020 dalla Strategia “Europa 2020”.

Obiettivo 2 - Sconfiggere la fame

L’indice composito mostra un andamento stabile fino al 2014, anno dopo il quale si osserva un miglioramento dovuto all’incremento del reddito agricolo per unità di lavoro e della quota di coltivazioni biologiche, fenomeni che raggiungono un valore massimo nel 2017. A fronte di questi miglioramenti, si rileva un aumento significativo, tra il 2010 e il 2016, delle emissioni di ammoniaca in agricoltura, indicatore che misura l’impatto negativo esercitato da questo settore sui cambiamenti climatici.

Obiettivo 3 - Salute e benessere

L’indice composito migliora consistentemente dal 2010 al 2017. Questa tendenza positiva, particolarmente accentuata negli ultimi due anni, è spiegata dall’aumento dell’aspettativa di vita alla nascita (che però diminuisce tra il 2016 e il 2017) e dalla forte diminuzione del tasso di mortalità per

 

le malattie croniche e della quota di persone che dichiarano di non avere accesso alle cure mediche. 

Obiettivo 4 - Istruzione di qualità

L’indice composito mostra un deciso incremento per il periodo considerato grazie al miglioramento di tutte le dimensioni prese in considerazione. In particolare, la quota di persone laureate o con un titolo di studio terziario raggiunge nel 2017 un valore del 39,9%, sostanzialmente in linea con il target del 40% posto da “Europa 2020”. Anche l’indicatore relativo all’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione mostra un deciso miglioramento, attestandosi nel 2017 a quota 10,6% rispetto al 10% del target di “Europa 2020”.

Obiettivo 5 - Parità di genere

Dal 2010 al 2017 l’indice composito mostra un deciso miglioramento, dovuto al progresso di tutte le variabili prese in considerazione. Per quanto riguarda la partecipazione delle donne in politica, si osserva come la quota delle elette nei parlamenti nazionali sia cresciuta dal 23,6% del 2010 al 29,8% del 2017. Anche il tasso di rappresentanza delle donne negli organi decisionali delle aziende quotate cresce ininterrottamente, passando dall’11,9% al 25,3%. Registrano un lieve miglioramento anche gli indicatori relativi alla differenza di genere nelle retribuzioni e nei tassi di occupazione.

Obiettivo 6 – Acqua pulita e servizi igienico-sanitari

Dato il numero limitato di indicatori elementari disponibili, non è stato possibile calcolare l’indice composito per il Goal 6.

Obiettivo 7 - Energia pulita e accessibile

L’indice composito mostra un costante incremento dal 2010 al 2014, grazie all’aumento della quota di energie rinnovabili nei consumi lordi finali e della produttività dell’energia. Successivamente, in connessione con la ripresa economica, l’indice composito presenta un leggero peggioramento dovuto all’aumento dei consumi primari e finali di energia elettrica. Nel 2017 la quota di energie rinnovabili si attesta al 17,5%, rispetto al target del 20% posto da “Europa 2020”. 

Obiettivo 8 - Lavoro dignitoso e crescita economica

Nel primo triennio osservato, in corrispondenza della crisi economica, l’indice composito mostra un lieve peggioramento, causato dall’aumento del tasso di disoccupazione di lungo periodo e della quota di giovani che non studiano e non lavorano (NEET). Dal 2014 al 2017 l’indice composito migliora costantemente, attestandosi nell’ultimo anno ben al di sopra del livello registrato all’inizio del decennio. Ciò è dovuto al miglioramento di tutte le dimensioni prese in considerazione: in particolare, il tasso di occupazione passa dal 68,5% nel 2010 al 72,2% nel 2017, valore ancora distante dal target del 75% di “Europa 2020”.

Obiettivo 9 – Imprese, innovazione e infrastrutture

Dal 2010 al 2017 l’indice composito mostra un contenuto miglioramento. In particolare, aumentano gli indicatori relativi al personale impiegato in ricerca e sviluppo e al rapporto tra spese di ricerca e sviluppo e Pil, pari al 2,1% nel 2017, valore nettamente inferiore al target del 3% posto da “Europa 2020”. È importante sottolineare come negli ultimi tre anni siano peggiorati gli indicatori relativi ai trasporti, cioè la quota di passeggeri trasportati dai mezzi pubblici e la quota di merci trasportate su ferrovia.

Obiettivo 10 - Ridurre le disuguaglianze

Nei primi quattro anni presi in considerazione l’indice composito registra un lieve peggioramento, dovuto all’aumento delle disuguaglianze di reddito. Dal 2015 al 2017 l’indice composito migliora, attestandosi nell’ultimo anno disponibile al di sopra dei livelli osservati nel 2010, grazie all’aumento del Pil pro-capite e del reddito medio disponibile delle famiglie.

Obiettivo 11 - Città e comunità sostenibili

L’indice composito mostra un deciso miglioramento tra il 2010 e il 2017. Questo trend positivo è dovuto al progresso di tutti gli indicatori elementari presi in considerazione. In particolare, cresce la quota di riciclo dei rifiuti urbani, passata dal 38% nel 2010 al 46% nel 2017, e migliorano il tasso di mortalità per incidente stradale e la quota di popolazione esposta al PM 10.

Obiettivo 12 - Consumo e produzioni responsabili

L’indice composito evidenzia un aumento dovuto al miglioramento di tutti gli indicatori analizzati fino al 2016, mentre il 2017 mostra una sostanziale stazionarietà. Nel periodo considerato migliorano gli indicatori relativi alla “produttività” e alla “circolarità” dei materiali, mentre diminuiscono le emissioni di CO2 per km delle nuove macchine immatricolate. Va tuttavia sottolineato che, tra il 2010 e il 2017, è aumentata anche la produzione totali di rifiuti.

Obiettivo 13 - Lotta contro il cambiamento climatico

L’indice composito evidenzia un trend positivo, nonostante la stazionarietà dell’ultimo anno, dovuto alla diminuzione delle emissioni di gas serra e all’intensità delle emissioni di gas serra rispetto ai consumi di energia. Le emissioni di gas serra pro capite si attestano a 8,7 tonnellate nell’ultimo anno disponibile, valore migliore del target (9,6) posto da “Europa 2020”.

Obiettivo 14 - Vita sott’acqua

Per quanto riguarda l’Obiettivo 14 è importante sottolineare come la mancanza di dati relativi alla qualità degli ecosistemi marini, sia a livello nazionale sia europeo, consenta solo una parziale analisi del fenomeno. L’indice composito mostra un deciso miglioramento tra il 2010 e il 2017, grazie all’incremento delle aree marine incluse nella rete “Natura 2000” e della quota dei siti di balneazione con qualità eccellente.

Obiettivo 15 - Vita sulla terra

Anche in questo caso gli indicatori disponibili appaiono inadeguati a misurare con precisione la condizione degli ecosistemi terrestri. L’indice composito mostra un forte peggioramento, causato dalla crescita della copertura artificiale del suolo. D’altro canto, gli indicatori relativi alla quota di aree forestali e alle aree terrestri incluse nella rete “Natura 2000” mostrano un lieve miglioramento.

Obiettivo 16 - Pace, giustizia e istituzioni solide

L’indice composito mostra un forte peggioramento dal 2010 al 2015 a causa del crollo della fiducia dei cittadini europei nei confronti delle istituzioni europee. Questi indicatori migliorano nell’ultimo biennio osservato, riportando nel 2017 l’indice composito intorno ai valori osservati nel 2010. In diminuzione per tutto il periodo osservato sono il tasso di omicidi e la quota di cittadini che segnalano la presenza di criminalità e violenza nella zona in cui vivono.

Obiettivo 17 - Partnership per gli Obiettivi

L’indice composito mostra un complessivo peggioramento dovuto alla diminuzione dell’Aiuto pubblico allo sviluppo e delle importazioni dai paesi in via di sviluppo, fenomeni ai quali si è accompagnato un aumento del debito pubblico.





Una primavera per l’architettura trova spazio a Foggia

Sono 977 i professionisti della provincia di Foggia iscritti all’Ordine degli Architetti della Provincia di Foggia: 674 uomini, 303 donne, con una prevalenza della fascia d’età dai 52 ai 60 anni (ben 308 persone). Sono moltissimi anche i giovani: 21 sono gli architetti foggiani under 30; ben 209 gli under 40; 221 quelli compresi nella fascia d’età fra i 41 e i 50 anni. Gli over 60 sono complessivamente 212. Per loro e per tutti i cittadini della Capitanata, i prossimi saranno giorni molto speciali, con una serie di iniziative che riguarderanno tutta la provincia. Si comincerà mercoledì 22 maggio 2019, alle ore 15, nell’auditorium della Camera di Commercio di Foggia (viale Fortore), con la conferenza “Terre di Nessuno”: al centro dell’incontro, la relazione del famoso architetto italiano Mauro Andreini, apprezzato per le sue opere e la sua scrittura anche da Francesco De Gregori. “Il mio viaggio intorno all’architettura” è, allo stesso tempo, il titolo della relazione e il tema di un racconto esperienziale lungo gli spazi multidimensionali che costruiscono scenari, opportunità, nuove direttrici dell’architettura contemporanea. La relazione di Mauro Andreini sarà preceduta e seguita dagli interventi del presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Foggia, Nicola Tramonte, e del consigliere Stefania Paradiso. La partecipazione alla conferenza darà diritto al riconoscimento di 4 crediti formativi professionali. OPEN STUDI APERTI IL 24 E 25 MAGGIO. Venerdì 24 e sabato 25 maggio, a Foggia e in tutta la provincia, gli architetti della Capitanata apriranno materialmente e virtualmente i loro studi a tutti i cittadini. Si tratta delle due giornate di “Open Studi Aperti”, iniziativa nazionale che vede protagonisti circa 100 province e quasi 1000 studi di architetti in tutta Italia, con una serie di eventi cui parteciperanno non meno di 40mila cittadini in tutto il Paese. L’obiettivo, per quella che può definirsi la più importante manifestazione diffusa di architettura, è diffondere la cultura architettonica e rinnovare la sensibilità nei confronti dell’ambiente, del paesaggio e dei territori per testimoniare che l’architettura non riguarda solo gli architetti o i costruttori ma, soprattutto, i cittadini in quanto fondamentale per la loro qualità della vita. A FOGGIA, APRICENA, CERIGNOLA E LUCERA. Venerdì 24 maggio, dalle ore 18 alle ore 22, l’Open di Foggia si terrà nel Convento di Santa Chiara (Piazza Santa Chiara). Un collettivo di 30 architetti si racconterà attraverso musica, arte, performance e progetti, condividendo i processi creativi alla base delle migliori architetture elaborate negli ultimi anni. Ad Apricena, venerdì 24 maggio, dalle ore 10 alle ore 19 sarà il Palazzo della Cultura, in Piazza Federico II, a coinvolgere i cittadini sul tema “Arte Architettura Bellezza”, un percorso finalizzato a far conoscere il nuovo Museo della Madrepietra “Sculture in Corso”. Si tratta di uno spazio reso significativo dalla presenza di quattro opere di scultori di livello internazionale: Giuliano Vangi, Ugo La Pietra, Francesco Granito e Cristian Biasci. A Cerignola, sempre venerdì 24 maggio, dalle ore 11 alle ore 20, in via San Tommaso D’Aquino 9, una interessante e originale “Introduzione ai rilievi 3D” con l’illustrazione di applicazioni sul campo. A LUCERA IL 25 MAGGIO. Sabato 25 maggio, Open Studi Aperti si trasferirà a Lucera, “Città d’Arte” della Daunia per antonomasia. Nel centro svevo, sarà di scena “ArchièTUTTI”, nel Giardino degli Esempi (Palazzo Clearco Cavalli, via D’Auria 99-Via Pietro d’Angicourt). Dalle ore 19 alle ore 22, architetti provenienti da tutta la Capitanata si ritroveranno per un evento fatto di musica, vino, disegni, video, modelli e installazioni. In tutti gli eventi, sarà presente il presidente dell’Ordine degli Architetti di Foggia, Nicola Tramonte. 





Caso Cucchi, Arma dei Carabinieri e Difesa sono Parti Civili

 L’Arma dei Carabinieri e il ministero della Difesa hanno presentato istanza per costituirsi parte civile al processo per i depistaggi nel caso della morte di Stefano Cucchi, che vede coinvolti 8 carabinieri, tra cui anche ufficiali. Sull’istanza il Gup si è riservato di decidere. Ilaria Cucchi al termine dell’udienza preliminare ha detto: "Dopo 10 anni è una giornata significativa e sono davvero emozionata per la decisione dell’Arma di volersi costituire parte civile. E’ una cosa senza precedenti". 





La Itc Farma guarda ad Oriente

La ITC Farma ha partecipato al meeeting internazionale all’Università Sapienza di Roma, promosso dal prof. Bruno Botta, direttore e dal Prof. Silvio Massimo Lavagna - entrambi del Dipartimento di Chimica e Tecnologie del Farmaco. Un incontro positivo, come ha evidenziato Guglielmo Frontini, direttore di stabilimento di ITC Farma, nel quale l’azienda pontina ha riscosso un notevole interesse nei confronti della delegazione cinese intervenuta in rappresentanza delle maggiori case farmaceutiche. “Indubbiamente - precisa Frontini - il salto di qualità che ha coinvolto la nostra azienda farmaceutica sta portando dei risultati positivi sia in termini di affidabilità che di garanzia della produzione attraverso un’attenta e rigorosa filiera produttiva. Un processo, quest’ultimo che, grazie agli ultimi investimenti, non passa inosservato neanche ai colleghi cinesi che guardano alla nostra realtà industriale, nonostante le dimensioni ridotte, come a un esempio da imitare. Insomma siamo orgogliosi di questo risultato che si trasforma in ulteriori stimoli per andare avanti nei processi innovativi che abbiamo intrapreso”. 





Editoria, Fieg: "Rifinanziare il credito d’imposta sulla pubblicità incrementale. Campagna in favore delle edicole"

Il Comitato di Presidenza della Fieg, riunitosi oggi a Milano, auspica che, nell’ambito della conversione del c.d. “decreto crescita”, il Parlamento approvi il finanziamento per il 2019 e per gli anni successivi della misura che premia gli investitori che aumentano la pubblicità sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, rispetto all’anno precedente. Gli editori della Fieg prendono atto con soddisfazione dell’annuncio del Sottosegretario Vito Claudio Crimi, il 9 maggio scorso alla Commissione cultura della Camera, e delle analoghe iniziative parlamentari, di rendere permanente la norma sul credito d’imposta. Gli editori invitano pertanto il Governo e il Parlamento a dare certezza sulle risorse e sui tempi alle imprese, ai lavoratori autonomi e agli enti non commerciali che intendono utilizzare i giornali per promuovere i propri prodotti e servizi. Il Comitato di Presidenza della Fieg ha poi approvato una campagna di comunicazione, in collaborazione con le organizzazioni sindacali degli edicolanti (Snag, Sinagi, Uiltucs, Fenagi, Usiagi Ugl, Cisl Giornalai) sull’importanza di comprare (e non solo di leggere) i giornali e sul ruolo delle edicole presidio fondamentale per la diffusione dell’informazione, insostituibili spazi di democrazia. 





Difesa, c’è la richiesta di riordino per il personale civile

Con diversi comunicati, interviste mezzo stampa e lettere, lo scrivente Comitato ha più volte segnalato al Ministro della Difesa le rilevanti criticità giuridiche ed economiche relative al personale Civile del Dicastero Difesa, da altri ipocritamente affrontate, chiedendo il ritorno in “regime pubblico” di tale personale. Questa, infatti, è l’unica soluzione strutturale e sistemica che possa risolvere, una volta per tutte, tali criticità, in quanto l’inquadramento del lavoro nel CCNL Comparto Funzioni Centrali non appare, allo stato attuale, corretto. Si palesa, ormai, un urgente e improcrastinabile riordino delle carriere del personale civile, al fine di armonizzarlo con quello delle Forze Armate e in modo da attenuare significativamente le forti e non più tollerabili diseguaglianze fra civili e militari operanti nello stesso Dicastero, a parità di funzioni. Abbiamo avuto modo di leggere i Comunicati stampa con i quali i sindacati CGIL, CISL, UIL e UNSA hanno indetto lo stato di agitazione del personale civile della difesa, rivolgendo, tra l’altro, pesanti accuse al Ministro Trenta e ci siamo chiesti il reale motivo di tale attacco. Forse, ai sindacati non è piaciuto il fatto che il Ministro abbia la buona e democratica abitudine di ascoltare TUTTI, non piegandosi alla sola volontà dei sindacati maggioritari? È abbastanza imbarazzante leggere un Comunicato stampa delle sopracitate sigle in cui si parla di “ignoto Comitato”: non crediamo sia possibile definire “ignoto” un Comitato che ha trasmesso al Ministro della Difesa, e per conoscenza alle Organizzazioni Sindacali della difesa (tra cui le stesse che lo definiscono ignoto), ben 4.227 firme di richiesta dei dipendenti. Sarebbe utile ricordare che le deleghe sindacali di ciascuna di queste sigle è abbondantemente al di sotto di tale numero. La costituzione di un Comitato, scevro da influenze politiche e logiche di partito, è nata proprio dall’esigenza di dotare il personale civile di un adeguato strumento di raccolta delle istanze dallo stesso presentate in merito al suddetto scopo e di proporsi, in qualità di portatore di interessi collettivi, quale interlocutore con l’autorità politica. Il riferimento a situazioni definite sovra individuali (espressione che correntemente, quantomeno nel diritto amministrativo, abbraccia sia gli interessi diffusi che quelli collettivi), costituisce il più chiaro ed evidente segnale della comunanza di un interesse percepito come pressante e non più procrastinabile da più soggetti, uniti proprio al fine di rendere tale interesse tutelabile. Tale iniziativa, inoltre, rientra in un più vasto disegno, in quanto le pratiche partecipative sono ormai raccomandate da molte organizzazioni internazionali e sono state promosse da programmi europei, facendo capolino anche nella legislazione italiana. È strano, poi, ritrovare il termine “casta” in un comunicato delle OO.SS. maggiormente rappresentative; a chi è rivolto tale appellativo? Allo scrivente Comitato? Altro che casta, invero sono proprio i suddetti sindacati che hanno consentito, con il loro silenzio, all’attuale persistenza di circa 1800 dipendenti ingabbiati nella 1^ Area funzionale in completa discriminazione, di diversi dipendenti laureati in 2^ Area, di dipendenti con Alta professionalità in 3^ Area, al transito del personale non idoneo al servizio militare in 3^ Area funzionale, in assenza di adeguato titolo di studio o ruolo ricoperto e in pieno contrasto con quanto normativamente previsto per l’accesso dall’esterno. Dove erano i sindacati anche quando sono stati differenziati i trattamenti di vari istituti come, ad esempio, quello della missione? Dove sono quando si parla di meritocrazia? Ci rivolgiamo al Presidente del Consiglio Conte, ai Vicepresidenti Di Maio e Salvini, ai Ministri Trenta e Bongiorno, chiedendo un loro autorevole intervento, affinché, attraverso il transito in regime di diritto pubblico e l’uscita dal CCNL Comparto Funzioni Centrali, si possa risolvere, senza ulteriori perdite di tempo, una problematica che vede coinvolti tutti i circa 26.000 civili della difesa, dei quali solo circa 1/3 è iscritto a sigle sindacali. Il nostro Comitato opera nell’esclusivo interesse dei dipendenti civili, cercando di trovare soluzioni concrete e perseguibili, senza fare proclami e con il solo scopo di poter lavorare in un’Amministrazione dove la professionalità, la meritocrazia, l’uguaglianza economica e giuridico-amministrativa, a parità di funzioni, tra civili e militari, possano finalmente trovare applicazione. 





Tria avverte: “Va riassorbito il bonus da 80 euro di Renzi”

Il bonus di 80 euro messo a regime dal governo Renzi si può togliere “nell’ambito di una riforma fiscale in cui vengano riassorbiti”. Lo ha affermato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, durante la trasmissione Agorà su Rai 3. “E’ stata una decisione sbagliata ed è noto, tecnicamente – ha aggiunto – è stato un provvedimento fatto male”.

Secondo Tria, la flat tax si può invece “fare facendo delle scelte conseguenti dal lato della spesa. Bisogna vedere come viene fatta e e quale sia il percorso per fare questa riforma fiscale” ma “è chiaro – ha avvertito – che non potrà essere fatta tutta insieme.

“Bisognerà studiare tecnicamente un disegno che sia sostenibile e efficiente e poi la decisione sulla flat tax dipende da altre decisioni correlate: la legge di Bilancio e la politica economica devono essere un tutt’uno coerente – ha affermato durante la trasmissione Agorà su Rai 3 – non si fanno a pezzi”.

“Il bilancio italiano ammonta a circa 800 miliardi e le scelte politiche sono come collocarli nei vari usi, sono scelte politiche, non tecniche – ha sottolineato Tria – si tratta di vedere dove mettere le risorse”.

Quanto ai costi “ricordo che esattamente un anno fa si parlava di 50-100 miliardi di costo del contratto di governo, mi pare che alla fine abbiamo approvato una legge di bilancio con un deficit del 2 per cento e una spesa aggiuntiva di circa 10 miliardi, esattamente come stanziato dal governo Renzi per il bonus delle elezioni europee”.





Ocse, nuovo allarme sui conti pubblici italiani

 

Nuovo allarme, ma non troppo, dell’Ocse sui conti pubblici italiani: il rapporto Deficit/Pil dovrebbe crescere ulteriormente, dal 2,4% del 2019 al 2,9% nel 2020, portando il debito pubblico al 135% del Pil. La crescita è prevista ferma nel 2019 e "modesta", allo 0,6%, nel 2020. L’elevato debito, avverte nell’Economic outlook, tiene l’Italia in una posizione "vulnerabile rispetto alle variazioni dei tassi di interesse". E sulla disoccupazione: ha "smesso di diminuire e resta alta, soprattutto tra giovani e donne". Ma ci sono anche delle buone notizie. Le lievi revisioni in meglio da parte dell’Ocse alle previsioni di crescita dell’Italia, assieme a raccomandazioni di “ricalibrare” alcune misure come il Reddito di cittadinanza e moniti sulla dinamica dei conti pubblici. Ora l’ente parigino stima una crescita a zero quest’anno nella Penisola, a cui dovrebbe seguire un più 0,6 per cento nel 2020.

Le cifre sono contenute nel capitolo sulla penisola dell’Economic Outlook e si raffrontano con quelle dello scorso 6 marzo, quando l’organizzazione parigina destò scalpore prevedendo una recessione dello 0,2 per cento sul 2019, mentre sul 2020 indicava un più 0,5 per cento.

“La crescita a rilento dell’occupazione e l’aumento del tasso di risparmio stanno frenando i consumi – afferma l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – mentre la debolezza della domanda esterna e le tensioni commerciali internazionali stanno danneggiando le esportazioni”.

Nello studio, l’Ocse prevede che il tasso di disoccupazione risalga all11,7 per cento quest’anno, dal 10,6 per cento del 2018, e poi al 12,3 per cento nel 2020.

L’Ocse raccomanda all’Italia di “ricalibrare” il reddito di cittadinanza in maniera tale da incentivare il lavoro, così come di creare un sistema di benefici a favore dei lavoratori a basso reddito. Inoltre rileva come “il salario minimo di cui si discute, dovrà essere stabilito ad un livello che non danneggi l’occupazione regolare”.

Più in generale, secondo l’Ocse “gli ampli aumenti della spesa sociale aiuteranno a ridurre la povertà. La spesa sociale – si legge – dovrebbe risultare equa a livello intergenerazionale, promuovendo al tempo stesso la crescita dell’occupazione, specialmente tra giovani e donne”.

Infine, l’Ocse prevede aumenti di deficit e debito pubblico: il disavanzo di bilancio raggiungerà quest’anno il 2,4 per cento del Pil, dal 2,1 per cento del 2018, e nel 2020 salirà al 2,9 per cento. Cifre basate sull’ipotesi che “il governo attui solo metà del previsto aumento dell’Iva sul 2020 – precisa l’ente parigino – che vale circa l’1,3 per cento del Pil”.

Sempre secondo l’Ocse il debito raggiungerà quest’anno il 134,1 per cento del Pil, dal 132,2 per cento del 2018, mentre nel 2020 toccherà il 135 per cento. “L’elevato rapporto debito-Pil lascia l’Italia vulnerabile ai cambiamenti sui tassi di interesse”, si legge.

Secondo lo studio bisognerà “disegnare e poi attuare” una spending review con il prossimo bilancio: “contribuirebbe a liberare risorse per programmi pubblici e investimenti”. Infine, “migliorare l’osservanza volontaria delle regole sulle tasse e una vigorosa lotta all’evasione porterebbero a maggiore gettito che consentirebbe riduzioni delle aliquote fiscali”.