La ‘grande rete’ delle imprese lombarde

Dalle imprese di prodotti naturali italiani che intendono condividere la loro attività di commercializzazione di cibi freschi anche all’estero, quelle che si affiancano per creare un prototipo di moduli abitativi prefabbricati in legno a basso costo e di rapida realizzazione, le cooperative che insieme puntano a sostenere il diritto alla salute dei lavoratori attraverso l’erogazione di ticket sanitari, le aziende che si accordano per migliorare gli skills dei rispettivi lavoratori e riqualificarli, le imprese che stanno creando un servizio “chiavi in mano” nell’ambito del restauro e della conservazione dei beni culturali. Sono alcuni esempi di aziende che hanno scelto di sottoscrivere un contratto per reti d’impresa, la formula – disciplinata da apposite normative – che permette alle imprese di unire le forze per affrontare meglio la competizione globale. Le imprese che in Italia hanno stipulato un contratto di rete sono 31.922. Di queste imprese, ne sono presenti 3.308 in Lombardia (pari al 10% nazionale); prima regione è il Lazio con 8.405 imprese coinvolte in reti (26%). A seguire Lombardia (10%), Veneto con 2.479 imprese (8%), Campania con 2.407 (7%) e Toscana con 2.091(6%). La crescita su base annua è stata pari a +8,5% in Lombardia e pari a + 34,4% in Italia, anche a motivo del finanziamento fornito da alcune regioni. I contratti di rete complessivamente stipulati sono 5.287. In Lombardia, dopo Milano in testa con 1.170 imprese (pari al 35% del totale regionale), si collocano Brescia con 479 imprese (pari al 14% lombardo), Bergamo con 378 imprese (11%), Lecco con 276 imprese (8%) e Monza Brianza con 182 imprese (5,5%). Nel complesso le imprese coinvolte in reti sono 1.387 tra Milano, Monza Brianza e Lodi, pari al 42% delle aziende lombarde che hanno unito le forze per dare luogo a reti d’impresa. A livello lombardo, tra i settori privilegiati nei contratti di rete quello dei servizi (44% delle imprese coinvolte in contratti di rete), il comparto industriale e artigiano (25%); seguono le costruzioni e il commercio (11%) e l’agricoltura (9%). “La crescita delle reti d’impresa, sia a livello nazionale che lombardo, dimostra la consapevolezza delle imprese che fare sinergia e mettersi in rete aiuta a cogliere al meglio le sfide odierne del mercato, sviluppando capacità innovativa e competitività, per ottenere vantaggi comuni ” - ha affermato Vincenzo Mamoli, componente della Giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. La rete rappresenta uno strumento giuridico-economico di cooperazione fra imprese che, attraverso la sottoscrizione di un contratto (detto appunto “contratto di rete”), si impegnano reciprocamente, in attuazione di un programma comune, a collaborare in forme ed ambiti attinenti alle proprie attività, scambiando informazioni e/o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica e/o realizzando in comune determinate attività relative all’oggetto di ciascuna impresa. Il contratto di rete è stipulato da più imprenditori con lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato. Gli imprenditori si impegnano a collaborare sulla base di un programma comune, scambiandosi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ed esercitando in comune una o più attività che rientrino nell’oggetto della propria impresa. In questo modo è possibile razionalizzare i costi e le procedure organizzative interne, con conseguenti vantaggi come: · aumento dell’efficienza operativa · innovazione di prodotto, di processo e di mercato · agevolazioni fiscali · accesso agevolato al credito · maggiore visibilità sui mercati internazionali · riduzione dei costi di gestione Per tutte le informazioni relative alle reti d’impresa, oltre che per accedere all’assistenza specialistica, è possibile accedere alla pagina internet dedicata: https://www.milomb.camcom.it/reti-di-imprese





Enel Green Power Rsa investe nell’eolico in Sudafrica. Impianto da 140 mw

Enel, attraverso la controllata per le rinnovabili Enel Green Power RSA (“EGP RSA”), ha avviato la costruzione di Oyster Bay, impianto eolico di circa 140 MW, nella municipalità locale di Kouga, provincia del Capo orientale in Sudafrica. La costruzione di Oyster Bay, il quarto parco eolico di Enel nel Paese, richiederà un investimento di circa 180 milioni di euro. Antonio Cammisecra, responsabile di Enel Green Power, ha commentato: “Con l’avvio dei lavori di costruzione del quarto parco eolico nella provincia del Capo orientale in Sudafrica, continuiamo a contribuire allo sviluppo socio-economico dell’area attraverso la generazione di energia a zero emissioni e iniziative volte a creare valore condiviso. Fra queste iniziative figurano il modello innovativo applicato nel cantiere di costruzione di Oyster Bay, oltre alle attività nell’ambito della sostenibilità, che si focalizzano sull’educazione tecnica e scientifica nel territorio che circonda il parco. Guardando avanti, continueremo a valorizzare il patrimonio sudafricano di fonti rinnovabili, creando un circolo virtuoso fra generazione di energia sostenibile, istruzione e sviluppo”. Una volta che l’impianto sarà a regime, a partire dal secondo trimestre del 2021, le 41 turbine eoliche di Oyster Bay dovrebbero generare circa 568 GWh l’anno, evitando l’emissione in atmosfera di circa 590,000 tonnellate di CO2. L’energia generata dal parco eolico verrà commercializzata tramite un accordo ventennale di fornitura energetica stipulato con l’utility sudafricana Eskom, nel quadro della gara Renewable Energy Independent Power Producer Procurement Programme (REIPPPP), indetta dal governo sudafricano, che nel suo quarto round nell’aprile 2015 ha aggiudicato al Gruppo Enel cinque parchi eolici per un totale di 700 MW. Nella costruzione del parco eolico, EGP si avvarrà di strumenti e metodi innovativi, fra cui piattaforme digitali e soluzioni software avanzate per monitorare e sostenere da remoto le attività del cantiere e la messa in rete degli impianti, strumenti digitali per eseguire controlli di qualità e tracciamento intelligente dei componenti delle turbine eoliche e un sistema di sicurezza attiva. Questi processi e strumenti consentiranno una raccolta dei dati più rapida, precisa e affidabile, migliorando la qualità dei lavori di costruzione e facilitando la comunicazione tra i team in cantiere e da remoto. L’azienda si è inoltre impegnata a garantire la creazione di posti di lavoro nella comunità intorno a Oyster Bay e a dare priorità all’istruzione, un fattore chiave dello sviluppo socio-economico, fornendo alle scuole energia pulita attraverso mini-sistemi fotovoltaici, assegnando borse di studio nelle discipline STEM (dall’acronimo inglese: scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) a studenti locali e sostenendo i programmi di alimentazione scolastica nel comune di Kouga. EGP promuove le STEM nella comunità anche finanziando l’assunzione di tre insegnanti a tempo pieno.





Per Uecoop la fusione di Fca e Renault vale più di 1/3 del mercato nazionale dell’auto

La fusione tra FCA e Renault vale più di 1/3 (37,7%) del mercato italiano dell’auto con 268.457 veicoli venduti solo nei primi quattro mesi del 2019 staccando tutti gli altri concorrenti. E’ quanto emerge da un’analisi di Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, su dati Unrae sulle immatricolazioni dall’inizio dell’anno in relazione alla maxi operazione ufficializzata dall’amministratore delegato di FCA Mike Manley per la creazione del primo colosso mondiale dell’auto. La fusione tra FCA e Renault non ha solo una valenza industriale e finanziaria, ma anche sociale ed economica – sottolinea Uecoop – considerato il fatto che queste due realtà sono il perno di un sistema produttivo trasversale: dalla meccanica all’elettronica, dal design ai servizi, dalla pelletteria alla logistica. Sul mercato italiano – evidenzia Uecoop – fra i primi 10 modelli di auto più venduti ben 8 riguardano marchi FCA oppure Renault, al ritmo di 2.237 auto vendute ogni giorno, compresi i modelli Nissan e Mitsubishi. E’ necessario – conclude Uecoop - che la fusione punti ad armonizzare al meglio le potenzialità dei due gruppi tutelando i posti di lavoro diretti e indiretti e la rete dei fornitori per utilizzare al meglio il potenziale di sviluppo della nuova realtà.




La proposta di Fca e Renault è sui tavoli parigini

Fca ha presentato una proposta per una fusione con il gruppo Renault "per creare uno dei principali gruppi automobilistici al mondo". La fusione tra Fca e gruppo Renault non comporterà nessuna chiusura di stabilimenti. Lo precisa la nota di Fca. Il CdA della casa automobilistica francese è convocato per esaminare la proposta. La società risultante dalla fusione sarà detenuta per il 50% dagli azionisti di Fca e per il 50% dagli azionisti di Groupe Renault, una struttura di governance paritetica e una maggioranza di consiglieri indipendenti. E’ l’ipotesi di ’matrimonio’ contenuta nella proposta avanzata da Fca, inviata a Renault. 





Meloni: “I patrioti italiani sbarcano nel Parlamento Europeo”

 

"I patrioti italiani sbarcano nel Parlamento europeo". Così la leader di FdI, Giorgia Meloni, sui social. Poi commentando dal suo comitato elettorale a Roma l’esito delle Europee, sottolinea: quello ottenuto da FdI è un "risultato straordinario. E’ il secondo miglior dato di crescita dopo Matteo Salvini". "Siamo cresciuti del 50% rispetto alle Politiche" e ne "sono fiera, nonostante i menagrami". "E’ un risultato non scontato, si diceva che la Lega avrebbe fagocitato FdI", ma l’elettorato ha premiato "la coerenza, la serietà" del partito. Adesso FdI "non si dà limiti". E con la Lega "c’è una maggioranza alternativa". 





Berlusconi: “Ho fatto il possibile. Senza Forza Italia il centrodestra perde”

"Ho fatto il possibile, senza FI il centrodestra perde". Così Berlusconi commenta i risultati delle elezioni. "Dai risultati di queste elezioni emerge un dato incontrovertibile: Forza Italia rimane centrale e determinante per la costituzione di una maggioranza di centrodestra alternativa al governo giallo-verde". Così una nota di Fi. "Chi si illudeva deve ricredersi: in sole due settimane di campagna elettorale, il presidente Berlusconi ha compiuto il miracolo", prosegue la nota. 





Zingaretti: “Pd alternativa nel Paese”

"Salvini emerge come vero leader di un governo immobile e pericoloso. Noi vogliamo costruire l’alternativa a Salvini per essere credibili in vista del voto politico". Così il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, al Nazareno. "Il governo esce ancora più fragile per divisioni interne di fronte ai grandi appuntamenti che lo aspettano", afferma ancora Zingaretti."Useremo la forza che ci viene dal risultato del voto per andare avanti" e costruire un piano "per salvare il Paese". "Il bipolarismo è tornato ad essere centrato sul Pd", sottolinea con "soddisfazione". E poi: "L’aggressione sovranista alle istituzioni europee è fallita".





Di Maio si complimenta Con Salvini

Luigi Di Maio ha inviato un messaggio telefonico "molto cordiale e di complimenti sinceri" a Matteo Salvini per l’esito del voto europeo. E’ quanto riferiscono fonti leghiste. Nessuna dichiarazione ufficiale, invece, sui risultati del MoVimento. Fonti 5 Stelle annunciano una conferenza stampa del capo politico nel pomeriggio di oggi. 

 





Salvini: “Successo incredibile. Il mio avversario è la sinistra”

"E’ un successo incredibile non solo della Lega in Italia ma anche della Le Pen in Francia e Farage in Inghilterra. E’ segno di un’Europa che cambia". Così il leader della Lega e vicepremier Salvini, in conferenza stampa nella notte a via Bellerio con in mano il rosario che bacia. Poi assicura: "Usiamo questi consensi non per regolamenti di conto interni: il mio avversario è la sinistra. Si torna a lavorare serenamente con il M5S". "Ogni singolo voto che gli italiani ci hanno dato non verrà usato per chiedere mezza poltrona in più in Italia". Sono le regole europee che "vanno cambiate". E chiede "un’accelerazione sul contratto di governo".





Europee 2019, la Lega prende il volo, crolla il M5S, rinasce il Pd

Il risultato delle elezioni per il Parlamento Ue in Italia, dove si è votato per tutta la giornata di domenica, fino alle 23, hanno decretato al vittoria della Lega di Matteo Salvini, che sostanzialmente raddoppia il risultato ottenuto alle scorse politiche, un anno fa, quando portò a casa il 17%. Da oggi Matteo Salvini può vantare un bacino di voti che va oltre il 34%. Molto staccato l’alleato di governo, il M5S raggiunge il 17%, e viene sorpassato anche dal Pd, che a sorpresa è secondo partito, sopra il 22% (un anno fa alle politiche portarono a casa 18,8%). La performance dei dem dimostra comunque che il partito è in ripresa, dopo che si è aperta l’era di Zingaretti segretario. La Lega di Salvini è primo partito nella Circoscrizione Nord Est, nella Circoscrizione Nord Ovest e nella Circoscrizione Centro. Mente nel Sud e nelle Isole si piazza primo il M5S. Il Carroccio ‘scippa’ alla sinistra anche Regioni che storicamente sono ‘rosse’: è il caso dell’Emilia Romagna e dell’Umbria. Per quanto riguarda gli altri partiti di centrodestra Forza Italia non riesce a ottenere un risultato a due cifre: è all’8,8 (alle elezioni politiche del 4 marzo aveva ottenuto il 14%). Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni è invece in crescita, al 6,5, e quindi riesce a superare la soglia di sbarramento. Non entrano invece all’Europarlamento tutti gli altri partiti: +Europa-Italia in Comune raccoglie solo il 3,1% delle preferenze; Europa Verde è al 2,3; La Sinistra all’1,7; non raggiungono l’1% tutti gli altri partiti. L’affluenza è stata complessivamente del 56,10%, in calo rispetto al 58,69% del 2014. Secondo il Viminale l’affluenza più alta è stata in Umbria (67,7%) ed Emilia-Romagna (67,3%), la più bassa in Sardegna (36,25%) e in Sicilia (37,51%). 





Appalti, mobilitazione sindacale martedì 28 maggio davanti alla Camera

 

“Saremo tutti a Roma, in piazza Montecitorio insieme alle nostre confederazioni, agli amici di Feneal e Filca, alle associazioni ambientaliste e antimafia, per dire un chiaro no al ritorno alla giungla negli appalti”. Questa la nota diffusa da Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea, la categoria degli edili, ricorda la manifestazione promossa da Cgil, Cisl e Uil per domani, alle 9,30, contro le modifiche al Codice degli appalti, proposte dal governo gialloverde.

“Per far ripartire i cantieri servono una riduzione e una qualificazione delle stazioni appaltanti, non il loro aumento. Servono norme per ridurre il contenzioso amministrativo e non meno trasparenza e legalità, non il ritorno al massimo ribasso, non la liberalizzazione del subappalto, che vogliono dire meno tutele per i lavoratori, meno sicurezza, più concorrenza sleale”, continua il sindacalista.

Per sbloccare la attuali opere ferme, servono politiche industriali mirate, con la creazione di un fondo misto - banche e Cassa depositi e prestiti - per salvare e rilanciare le principali aziende del settore, prosegue il dirigente sindacale. "Servono politiche per una riconversione green del costruito, non certo tornare alla spesa allegra delle varianti facili e del general contractor, dove lo stesso soggetto progetta, esegue e collauda. Servono norme chiare ed efficaci, non la totale deregolamentazione con supercommissari che opereranno in deroga al Codice stesso. Noi chiediamo un rilancio del settore, qualificando lavori e imprese, rispettando il ccnl dell’edilizia contro ogni forma di dumping, chiediamo di assumere quelle migliaia di geometri, architetti, ingegneri che nel tempo abbiamo perso nelle nostre pubbliche amministrazioni”.

Invece, quello che propone il governo, rileva Genovesi, "è un ritorno alla legge della giungla, al massimo ribasso come regola, ai cartelli come strumento di competizione, alla liberalizzazione del subappalto, nonostante il numero crescente di lavoratori al nero e d’infortuni mortali. Perciò, sosterremo in tutte le sedi le battaglie che unitariamente come sindacato delle costruzioni e come Cgil, Cisl e Uil verranno portate avanti. Insieme ad Avviso pubblico, Acli, Arci, Libera, gruppo Abele, Legambiente, Kyoto club, Sos impresa, centro Pio La Torre e tanti imprenditori seri che vogliono competere sulla qualità e sul buon lavoro”.





Conad si prende Auchan, ma quanti saranno i lavoratori in esubero?

Sarebbero 18 mila i posti di lavoro di lavoro in ballo nel balletto delle acquisizioni di Conad sulle attività di Auchan in Italia. 1.300 i punti vendita affiliati Simply e Sma coinvolti. Una maxi operazione che cambia la geografia della grande distribuzione alimentare in Italia, e che sta provocando grandi preoccupazioni ai lavoratori. Martedì 28 maggio a Roma per la prima volta s’incontreranno aziende e sindacati: l’appuntamento è alle ore 10, presso il ministero dello Sviluppo economico. In contemporanea si terrà anche un presidio sotto la sede del dicastero, mentre a livello territoriale si asterranno dal lavoro gli addetti Auchan, Simply e Sma.

“La presenza di Conad al vertice ci permetterà di conoscere il piano industriale con tempi e modalità dell’operazione, perché al momento non si capisce se siamo di fronte all’acquisizione di un ramo d’azienda o a un passaggio di quote azionarie”, commenta Cristian Sesena, segretario nazionale della Filcams Cgil: “In ogni caso, tra i lavoratori c’è fortissima preoccupazione per le ricadute occupazionali”. Il timore dei sindacati, infatti, è che numerosi punti vendita delle due catene sono a rischio sovrapposizione, quindi potrebbero esserci chiusure di negozi e conseguenti esuberi.

Ad acquisire ipermercati, supermercati e convenience store Auchan è la newco Bdc Italia, di proprietà al 51 per cento di Conad e al 49 da Wrm Group (soggetto specializzato in real estate commerciale, di proprietà del finanziere Raffaele Mincione). Il valore dell’affare è stimato tra 700 milioni e un miliardo di euro. Restano fuori dall’accordo con Conad i 33 punti vendita a gestione diretta in Sicilia (che dovrebbero passare al gruppo dei fratelli Arena) e i 50 drugstore a marchio Lillapois. L’operazione è al vaglio dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che dovrà ora pronunciarsi sulla presenza di situazioni riconducibili all’abuso di posizione dominante.

“Siamo preoccupati per i 18mila lavoratori diretti e chiederemo a Conad impegni certi sul loro destino occupazionale”, aggiunge il segretario nazionale della Fisascat Cisl Vincenzo Dell’Orefice: “Siamo ancora più preoccupati per i contraccolpi sulla rete di affiliati Simply e Sma, che conta circa 1.300 punti vendita in Italia. Un arcipelago nel quale non sono presenti relazioni industriali come con la casa madre, pertanto diventa ancora più difficile prevedere gli effetti collaterali, da un punto di vista della tutela del posti di lavoro, che deriverebbero dall’acquisizione”.





Arriva nella Capitale (2020) il primo salone del turismo

 

Tutto ciò che occorre per trasformare il sogno in un progetto dettagliato: che si tratti di una semplice vacanza di relax o di un tour avventuroso dall’altra parte del mondo, è importante programmare al meglio ogni singolo elemento prima di partire, per non avere spiacevoli sorprese o trovarsi impreparati. Per fornire al viaggiatore una risposta professionale che rispecchi i criteri di garanzia, sicurezza e assistenza nasce Roma Travel Show, il primo Salone del Turismo della Capitale in programma a Palazzo dei Congressi, dal 31 gennaio al 2 febbraio 2020. Con i consigli e le proposte delle migliori agenzie di viaggio e dei più esperti travel specialist, la manifestazione promette di offrire un ampio ventaglio di mete estere e nazionali, così da poter trovare le destinazioni più amate e conosciute ma anche tante novità. La prima edizione di Roma Travel Show presenterà al suo interno diverse declinazioni, centri di attrazione e di interesse, a cui prenderanno parte, ad esempio, i grandi tour operator, le compagnie di crociera per la presentazione dei nuovi cataloghi e i migliori travel destination del Lazio e di tutta Italia, che aiuteranno il pubblico a organizzare il tour perfetto, rispettando esigenze e aspettative di ognuno. Il visitatore potrà scegliere tra i “tanti turismi” in cui si è specializzato il comparto: da quello ecosostenibile e ambientale, enogastronomico, culturale per conoscere in profondità il territorio, a quello lento e spirituale, o di fede per l’arricchimento personale, al turismo mirato a eventi sportivi, musicali, cinematografici, artistici, senza escludere i nuovi trend quali il turismo per il benessere, spa, termale e sportivo, ai viaggi wow, i viaggi perfetti costruiti su misura dai travel specialist. Particolare attenzione verrà riservata agli Enti del Turismo e alle Istituzioni rappresentative delle più interessanti mete turistiche del territorio italiano. Una fiera unica e preziosa, dedicata a chi sogna di raggiungere una destinazione precisa o di scoprire nuove opportunità per il proprio viaggio, che sia esso di nozze, emozionale, rilassante, avventuroso o di scoperta. Roma Travel Show nasce dalla pluriennale esperienza della società organizzatrice di manifestazioni quali RomaSposa – Salone Internazionale della Sposa e BMII - Borsa del Matrimonio in Italia, nelle quali è già presente un importante comparto turistico legato al fenomeno del wedding tourism. “Questo nuovo evento ha l’obiettivo di promuovere il prodotto turistico nel suo insieme – spiega Ottorino Duratorre, project manager di Roma Travel Show. Una novità nel panorama fieristico romano e non solo, anche italiano, in quanto prima manifestazione del turismo dedicata all’utente finale, al consumer. Da tempo si sentiva nella Capitale la necessità di un evento mirato a questo particolare settore, che riguarda nel solo Lazio oltre 1.000 agenzie che coinvolgono migliaia di professionisti. Per gli operatori della promozione turistica Roma Travel Show sarà l’occasione per esprimere al grande pubblico interessato il proprio bagaglio di competenze e le migliori offerte. Un evento che ha già riscontrato grande interesse: sono in arrivo già molte adesioni e lo staff al lavoro prevede per la prima edizione un sicuro successo”.





I millennial italiani e il mercato immobiliare: la fiducia è in crescita, ma manca il capitale

 

I millennial italiani sono attratti dal mercato immobiliare, e lo seguono con interesse anche se non dispongono del capitale necessario per effettuare investimenti significativi. Lo rivela una ricerca condotta da Housers, piattaforma online di investimento immobiliare, su un campione di giovani consumatori italiani. La stessa survey ha cercato di analizzare le modalità di investimento del campione, in relazione alle opportunità offerte dal web. Housers ha realizzato un’indagine che ha coinvolto 4.000 millennial italiani appartenenti alla web community Friendz, con un’età compresa tra i 18 e i 35 anni. La ricerca si poneva l’obiettivo di analizzare le loro abitudini di acquisto online e valutarne interessi e comportamento, per poi stilare un identikit dei possibili investitori. La propensione tradizionale degli italiani verso l’investimento immobiliare viene confermata dai dati raccolti nel corso della ricerca. La spesa media mensile in acquisti “extra” - che non comprendano cioè cibo, affitto, servizi prioritari – per circa la metà degli intervistati (49,54%) va da 0 a 100 euro, per il 31,45% da 101 a 300, mentre solo il 10% ha a disposizione una somma da 301 a 500 euro. Il 12% invece non spende soldi online. Avendo a disposizione un capitale importante, l’84,48% degli intervistati ha le idee chiare: acquisterebbe una casa. Il 13,52% invece sceglierebbe comunque l’affitto per preservare liquidità sul conto. I millennial italiani sono avvezzi ad acquistare in base alle proprie esigenze, senza effettuare investimenti in progetti a medio e lungo termine. Solo il 26,30% infatti si è impegnato in investimenti di questa tipologia, tra cui conti deposito e di risparmio (69%), immobili (24%) e azioni (17%). Solo il 15,92% degli italiani utilizza piattaforme web per investire il proprio denaro e il 45,22% è a conoscenza dell’esistenza di piattaforme online che gestiscono investimenti immobiliari. Tuttavia, la fiducia nel mercato immobiliare stenta a consolidarsi, il 30,15% infatti ritiene che sia interessante ma insicuro; il 18,63% ha poche informazioni per giudicare, ma lo percepisce comunque come un mercato solido, mentre per il 28,56% è un mercato solido che dà maggiori certezze. La ragione principale di chi non investe è rappresentata dalla mancanza di disponibilità di somme adeguate, il 58,22% infatti ammette di non possedere abbastanza denaro, e il 21,33% aspetta di avere un capitale adeguato. Dall’indagine emerge tuttavia un interesse in crescita verso il settore immobiliare, infatti, se esistesse un portale che fornisse informazioni utili sul mercato, ben il 64% inizierebbe a seguirlo, fermo restando la garanzia di tre aspetti importanti per gli investimenti: sicurezza, affidabilità e guadagni rapidi. “Il mercato immobiliare suscita interesse nei giovani italiani, ma gli investimenti sono spesso frenati dalla mancanza di capitale,” sottolinea João Távora, Managing Director di Housers per Italia e Portogallo. “Housers è impegnata nel rendere gli investimenti immobiliari a portata di tutti con il proprio modello di crowdfunding, che consente a singoli individui di finanziare direttamente un progetto nel quale credono, anche per piccole somme di capitale, sono sufficienti 50 euro, per una reale democratizzazione degli investimenti.” I millennial rappresentano il 34% di tutti gli investitori attivi sulla piattaforma e hanno investito più di 12 milioni di euro – di cui il 21% provenienti dall’Italia - su un totale di 83 milioni raggiunti a livello globale. Secondo le statistiche della piattaforma d’investimento immobiliare, un investitore millennial ha una media di 5 progetti in portfolio con un investimento medio di 2.248€. La distribuzione geografica e per fascia di età del campione ha garantito affidabilità statistica del segmento di italiani che utilizza i social media ogni giorno, con una penetrazione del 57%, e ha coinvolto utenti attivi sull’intero territorio, (46% nord; 20% centro; 34% Sud e Isole), principalmente diplomati in cerca di occupazione, lavoratori dipendenti diplomati e studenti universitari.





La supplica di Papa Francesco sui migranti: “Interessarsi a loro è interessarci di tutti noi”

Le lacerazioni dell’umanità, le ingiustizie e le discriminazioni, la comprensione della paura del diverso ma soprattutto l’invito a non cedere alla logica del mondo “che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo”, per cui “prima io e poi gli altri”. Francesco, nel messaggio per la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato 2019,  ricorda che “il vero motto del cristiano è: prima gli ultimi!”

Sono sette le declinazioni sul tema che il Papa propone. La sua riflessione parte dalla globalizzazione dell’indifferenza, ricorda che “i più poveri e svantaggiati” sono coloro che fanno le spese delle guerre, delle ingiustizie, delle discriminazioni, che “i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta sono diventati emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali”. “L’atteggiamento nei loro confronti rappresenta un campanello di allarme che avvisa del declino morale a cui si va incontro se si continua a concedere terreno alla cultura dello scarto”. Francesco sottolinea che sono “le cattiverie e le brutture del nostro tempo” a far crescere la paura verso “gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri”. “Il timore – spiega – è legittimo perché manca la preparazione a questo incontro", il problema è che nascono dei condizionamenti e determinano l’incapacità di incontrare il diverso da me.

Il problema è quando questi condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti.

“Non si tratta solo di migranti: si tratta della carità”: sottolinea il Papa nel Messaggio perché è attraverso le opere che si dimostra la nostra fede, “ciò che è in gioco è il volto che vogliamo darci come società”, dalla capacità di lasciarci smuovere e commuovere “da chi bussa alla porta” mettendo a nudo i falsi idoli che affollano la nostra vita e la schiavizzano.

La carità più alta è quella che si esercita verso chi non è in grado di ricambiare e forse nemmeno di ringraziare.

Dalla carità alla compassione, che “tocca le corde più sensibili della nostra umanità, provocando un’impellente spinta a farsi prossimo di chi vediamo in difficoltà”, è riconoscere la sofferenza e quindi lenirla e curarla.

Avere compassione significa dare spazio alla tenerezza, che invece la società odierna tante volte ci chiede di reprimere. Aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce, perché aiuta ad essere più umani.

Nel mondo “crudele con gli esclusi” ci sono “i Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati” ma lo sviluppo vero passa per l’inclusione, per il bene delle generazioni future.

Le guerre interessano solo alcune regioni del mondo, ma le armi per farle vengono prodotte e vendute in altre regioni, le quali poi non vogliono farsi carico dei rifugiati prodotti da tali conflitti. Chi ne fa le spese sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e si lasciano le “briciole” del banchetto.

Bisogna rovesciare la logica del mondo che giustifica il “prima io e poi gli altri”, lo spirito individualista, “terreno fertile per il maturare di quel senso di indifferenza verso il prossimo, che porta a trattarlo come mero oggetto di compravendita, che spinge a disinteressarsi dell’umanità degli altri e finisce per rendere le persone pavide e ciniche”. Sono questi i sentimenti, sottolinea il Papa, che spesso si nutrono “di fronte ai poveri, agli emarginati, agli ultimi della società”. Eppure nella logica del Vangelo gli ultimi vengono prima.

Il cuore della missione di Gesù – scrive il Papa – è far sì che tutti ricevano il dono della vita in pienezza. “In ogni attività politica, in ogni programma, in ogni azione pastorale dobbiamo – sottolinea Francesco - sempre mettere al centro la persona, nelle sue molteplici dimensioni, compresa quella spirituale. E questo vale per tutte le persone, alle quali va riconosciuta la fondamentale uguaglianza”.

Costruire la città di Dio e dell’uomo significa per il Pontefice vedere nel migrante e nel rifugiato “non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta”. “La sfida posta dalle migrazioni contemporanee si può riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ma questi verbi non valgono solo per i migranti e i rifugiati. Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati”.

Sono molte le persone innocenti che cadono vittime del “grande inganno” dello sviluppo tecnologico e consumistico senza limiti. E così si mettono in viaggio verso un “paradiso” che inesorabilmente tradisce le loro aspettative. La loro presenza, a volte scomoda, contribuisce a sfatare i miti di un progresso riservato a pochi, ma costruito sullo sfruttamento di molti.

La conversione e il liberarsi dalla cultura dello scarto passa attraverso il volto dei poveri, dei migranti e dei rifugiati. Un cambio del cuore per costruire un mondo “sempre più rispondente al progetto di Dio”.





Europee, Coldiretti: "Aspettiamo Commissario Agricoltura da 50 anni"

Sono quasi 50 anni che nell’ambito della Commissione Europea la responsabilità del settore primario non viene assegnata all’Italia che è il primo Paese dell’Unione per valore aggiunto agricolo ma anche per qualità delle produzioni. E’ quanto afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’esprimere apprezzamento per l’annuncio del vicepremier Matteo Salvini di voler puntare sull’agricoltura nella scelta dei commissari europei. E’ dal 1972 con Carlo Scarascia Mugnozza, nella Commissione Mansholt, che l’Italia non ha un proprio rappresentante all’agricoltura nell’ambito della Commissione europea a conferma della disattenzione nei confronti del settore degli ultimi decenni, nonostante la grande rivoluzione che è avvenuta nelle campagne italiane che sono diventate – sottolinea Prandini - una realtà da primato a livello internazionale per sostenibilità economica ed ambientale ma anche per la capacità di offrire lavoro alle nuove generazioni. L’agricoltura nazionale è la più green d’Europa con l’Italia che – precisa Prandini – è l’unico Paese al mondo con 5155 prodotti alimentari tradizionali censiti, 297 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, ma è anche leader in Europa con quasi 60mila aziende agricole biologiche e ha fatto la scelta di vietare le coltivazioni Ogm e la carne agli ormoni a tutela della biodiversità e della sicurezza alimentare. Proprio su questo - continua Prandini - l’Italia puo’ fare da apripista in Europa sulla trasparenza dell’informazione ai consumatori estendendo a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti e consentire di sapere da dove viene il grano impiegato nella pasta, il latte utilizzato nei formaggi, o il pomodoro nella salsa”. L’Italia – denuncia Prandini – grazie al pressing della Coldiretti è all’avanguardia in Europa per la trasparenza delle informazioni sulle etichette degli alimenti ma questo primato rischia di essere cancellato dall’entrata in vigore nell’aprile 2020 delle norme europee fortemente ingannevoli per i consumatori. Un Commissario italiano peraltro occuperebbe un posto chiave nelle politiche europee con l’agricoltura che è settore piu’ integrato dell’Unione e per questo rappresenta la voce piu’ importante del bilancio comunitario ma – conclude Prandini - è anche strategica negli accordi commerciali dove è anche necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino lo stesso percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute”.





FCA-Renault, governo francese favorevole a fusione

Il governo francese è "favorevole" e "incoraggia" la fusione tra Fca e Renault,anche se aspetta di conoscerne le le condizioni. Lo ha detto il portavoce del governo francese Sibeth Ndiaye, secondo quanto riporta Bloomberg. La fusione promuoverebbe "la sovranità economica" dell’Europa, dove "abbiamo bisogno di giganti". Ndiaye ha ricordato che la scorsa settimana il ministro dell’Economia francese, Le Maire, ha incontrato il presidente di Renault, Senard, per parlare dell’operazione.





La Lega passa all’incasso anche nel Lazio (32,66%). Disfatta del M5S (17,94%). Il Pd rinasce (23,79%)

Elezioni europee 2019. Nel Lazio a scutinio ancora in corso la Lega di Matteo Salvini è avanti con il 32,66 % di voti (793453 voti). Segue il Partito Democratico con il 23,79 % (577977 voti), il Movimento 5 Stelle 17,94 % (435788 voti), Fratelli d’Italia 9,01 (218799 voti). In provincia di Roma la Lega ha preso 509605 voti (29,57%), il Partito Democratico 461132 voti ((26,75%), il Movimento 5 Stelle 314249 voti (18,23%).

In provincia di Latina la Lega 64810 voti (41,42%), il Partito Democratico 29724 voti (18,99%), il Movimento 5 stelle 25148 voti (16,07%).

In provincia di Frosinone la Lega il 40,36% con 96422 voti, il Movimento 5 Stelle il 18,55% con 44308 voti e il Partito Democratico con il 16,08% e 38419 voti.

 In provincia di Viterbo la Lega il 41,42% 64810 voti, il Partito Democratico il 18,99% con 64810 voti, il Movimento 5 Stelle con 25148 voti il 16,07%.

In provincia di Rieti la Lega il 41,04% con 31573 voti, il Partito Democratico con il 18,35% voti 14117 e il Movimento 5 Stelle 16,86% 12969 voti.





Governo, Salvini garantisce lealtà al Premier Conte

"Ho sentito il presidente del Consiglio, ribadisco che la lealtà della Lega al governo e al contratto non è mai stata in discussione e lo ribadisco oggi dopo la vittoria. Non ho una parola il giorno prima del voto e una parola diversa il giorno dopo". Lo afferma il leader della Lega Matteo Salvini durante la conferenza stampa a Milano. "La somma dei due partiti al governo da un anno, contro tanti se non tutti, supera il 50% degli italiani vedremo di usarla bene in chiave di cambiamento dell’Europa. Ribadisco che non mi interessa chiedere riequilibri di potere a livello interno, mi interessa avere un mandato forte per andare a ricontrattare nell’interesse degli italiani parametri sbagliati", chiosa Salvini.





In arrivo a Roma una lettera della Commissione Europea sull’economia nazionale. L’anticipazione di Salvini

"Risulta in arrivo una lettera della Commissione europea sull’economia" italiana. E’ quanto ha dichiarato il segretario della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, commentando il risultato delle elezioni europee. "Non ho voglia di sfidare nessuno, non sto a impiccarmi a un parametro, sono numeri che non mi appassionano. Aspettiamo questa lettera, se sarà fatta alla vecchia maniera e dice tagliate, tagliate e tagliate, no", ha aggiunto Salvini, riferendosi al 3% nel rapporto deficit/Pil, osservando che in Europa "sicuramente cambiano gli equilibri, c’è voglia di futuro, di cambiamento e di dignità".





Europee, Di Maio: "Presa bella lezione, ma non mollo". Chiesto un vertice di Governo

"Ringrazio i 4,5 milioni che hanno votato il M5S e ringrazio anche chi non ci ha votato perché dal loro comportamento noi impariamo e prendiamo una bella lezione. Faccio i complimenti alla Lega e al Pd e a tutti i partiti che hanno avuto un incremento. Oggi ho sentito Giuseppe Conte - ha detto - e gli ho chiesto di convocare il prima possibile un vertice di governo, dobbiamo lavorare alle promesse che abbiamo fatto agli italiani. "Il contratto di governo non si cambia e lo tuteleremo: saremo argine.

Per noi le elezioni sono andate male, da queste elezioni europee prendiamo una grande lezione, impariamo e non molliamo. Come forza politica, M5S sta correndo una maratona non i 100 metri". Queste le prime battute che hanno aperto la Conferenza stampa del vicepremier e leader M5S Di Maio, in conferenza stampa al Mise dopo le Europee. Di Maio ringrazia anche chi non ha votato M5S perché, dice, "da loro prendiamo una bella lezione". E fa i complimenti "a Lega e Pd". Poi spiega di aver chiesto a Conte di "convocare il prima possibile un vertice di governo". "Non dimentichiamo e non accantoniamo le promesse che abbiamo fatto. C’è da fare il salario minimo orario e lo faremo, così come il provvedimento per le famiglie che fanno figli e c’è da portare avanti un serio abbassamento delle tasse", ha detto Di Maio ha commentando l’esito delle elezioni europee e aggiungendo che questi temi "sono al centro della priorità degli italiani. Oggi ho sentito tutti coloro che rappresentano le anime del M5S, Grillo, Casaleggio, Di Battista e Fico. Nessuno ha chiesto le mie dimissioni", ha detto ancora il Vicepremier. Infine sulla Tav: "è un dossier che è nelle mani di Conte. Sulle autonomie il fatto è come si scrive il provvedimento. Se si deve fare non deve creare scuole di serie C o sanità di serie C. L’unica cosa che mi interessa è mettermi al lavoro per mantenere le promesse fatte agli italiani, e tra queste c’è la coesione nazionale".





Ecco i risultati definitivi delle Europee. Lega al 34,33%, Pd al 22,69% e M5S al 17,07

Ormai è un dato ufficiale e definitivo, frutto dello scrutinio delle 61.576 sezioni. E premia con 9.153.634 voti ed il 34,33% delle preferenze la Lega di Matteo Salvini, nella consultazione per le Europee 2019. Dalle scorse consultazioni del 25 maggio 2014 il successo è facile da misurare visto che allora prese 1.686.556 voti.

Ed il dato ufficiale e definitivo del Viminale è chiaro, su 49.129.602 di votanti, il Partito democratico di Nicola Zingaretti si colloca in modo stabile al secondo posto con 6.050.351 voti ed un dato percentuale del 22,69. Non si può comunque gioire perché si sono persi oltre 5 milioni di preferenze, perché nel 2014 c’erano stati 11.172.861 voti.

Il Movimento 5 stelle è terzo in classifica con 4.552.527 voti per un 17,07%. Alle passate Europee c’erano stati 5.792.865 voti. Di Maio e Beppe Grillo possono comunque essere soddisfatti perché doppiano di fatto Forza Italia che ha preso 2.344.465 voti per un 8,79%. Ben lontano anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che ha raccolto 1.723.232 voti per un 6,46%.