Vaticano, Putin da Papa Francesco il 4 luglio

Il presidente russo Vladimir Putin sarà ricevuto da Papa Francesco. Lo ha affermato il direttore ad interim della Sala stampa della Santa Sede, Gisotti, rispondendo ai giornalisti. "Posso confermare -ha detto Gisotti- che il Santo Padre riceverà in udienza in Vaticano il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, il prossimo 4 luglio".





Ex Ilva, studio conferma mortalità in eccesso a Taranto

Nel Sin (sito di interesse nazionale) di Taranto "la mortalita’ generale e quella relativa ai grandi gruppi e’, in entrambi i generi, in eccesso. Nella popolazione residente risulta in eccesso la mortalita’ per il tumore del polmone, mesotelioma della pleura e per le malattie dell’apparato respiratorio, in particolare per le malattie respiratorie acute tra gli uomini e quelle croniche tra le donne". Emerge dal V Rapporto dello studio epidemiologico Sentieri, pubblicato online da Epidemiologia e prevenzione, rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia.





Con l’estate è boom delle birre Made in Italy

Arriva la stagione calda, quella delle sete ed insieme a questa anche il taglio del 40% delle accise sulle produzioni dei microbirrifici a spingere l’aumento degli acquisti delle birre artigianali Made in Italy. E’ quanto annuncia la Coldiretti nell’esprimere apprezzamento per la firma da parte del Ministro dell’Economia Giovanni Tria del Decreto previsto dalla Legge di Bilancio 2019. Il provvedimento – sottolinea la Coldiretti - entrerà in vigore il giorno 1 Luglio 2019 e prevede una riduzione delle accise del 40% per chi produce fino a 10mila ettolitri/anno e si va a sommare all’ulteriore riduzione a 2,99 euro dell’accisa per ettolitro e per grado-Plato inserita con l’ultima Legge di Bilancio. Un sostegno al consumo di una bevanda che – precisa la Coldiretti - riscuote un successo crescente in Italia dove si assiste ad una moltiplicazione di iniziative imprenditoriali con 862 birrifici artigianali, dei quali oltre il 90% beneficerà dell’agevolazione. Si tratta di realtà molto spesso realizzate da giovani che sono i più attivi nel settore con profonde innovazioni che – continua la Coldiretti – vanno dalla certificazione dell’origine a chilometri zero al legame diretto con le aziende agricole ma anche la produzione di specialità altamente distintive o forme distributive innovative come i “brewpub” o i mercati degli agricoltori di Campagna Amica. Nel 2018 – sottolinea la Coldiretti - il consumo di birra ha superato per la prima volta nella penisola i 20 milioni di ettolitri conquistando oltre la metà degli italiani. A rivoluzionare il settore è una domanda che – conclude la Coldiretti – è diventata negli anni sempre più raffinata e consapevole con una sempre maggiore attenzione per l’origine delle materie prime e la ricerca di varietà particolari con numerosi esempi di innovazione, dalla birra aromatizzata alla canapa a quella pugliese al carciofo di colore giallo paglierino ma c’è anche quella alle visciole, al radicchio rosso tardivo Igp o al riso.

 

 

 

 

 

 





Nell’alimentare e nella moda l’invasione francese sul Made in Italy non ha limiti. La denuncia di Coldiretti

L’ultimo colpo messo a segno dai francesi in Italia è stato l’acquisizione senza ostacoli de “La nuova Castelli”, il principale esportatore di Parmigiano Reggiano da parte della Lactalis ma negli ultimi anni i cugini d’Oltralpe hanno allungato le proprie mani senza freni su pezzi pregiati del Made in Italy, dall’alimentare alla moda, dalle banche all’energia fino alle telecomunicazioni. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione di Fca di ritirare la proposta di fusione avanzata a Renault perché “In Francia "non vi sono attualmente le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo". Uno stop del governo francese che giunge - sottolinea la Coldiretti - a pochi giorni dal blitz della multinazionale Lactalis che estende così la presenza in Italia dopo che negli anni si è già comperata i marchi nazionali Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani e Cadermartori e controlla circa 1/3 del mercato nazionale in comparti strategici del settore lattiero caseario. Si tratta in realtà – sottolinea la Coldiretti – solo dell’ultima preda dei cugini d’Oltralpe che negli anni hanno conquistato brand importanti che hanno fatto la storia del Made in Italy dalle banche (Bnl e Cariparma, e quote in Mediobanca) all’ energia (Edison), dalle telecomunicazioni con importanti quote Telecom Italia fino al lusso con griffe come Gucci, Brioni, Pomellato e Bottega Veneta, Emilio Pucci, Bulgari, Fendi, Loro Piana e Repossi. Ma i francesi sono entrati nelle case degli italiani soprattutto con l’alimentare dove – continua la Coldiretti – oltre allo shopping di Lactalis i francesi sono presenti nella Fattoria Scaldasole, nella cantina Biondi Santi ma anche la Orzo Bimbo è stata acquisita dalla francese Nutrition&Santè S.A. nella catene di distribuzione GS con Carrefour. E nello zucchero italiano c’è la mano francese su Eridania ed oggi 4 pacchi di zucchero su 5 consumati in Italia secondo la Coldiretti sono stranieri, soprattutto francesi e tedeschi. Le acquisizioni infatti – sostiene la Coldiretti – se non hanno svuotato gli stabilimenti tendono comunque a delocalizzare i centri decisionali e a privilegiare gli acquisti di materia prima d’Oltralpe mettendo così in difficoltà i produttori italiani. Una presenza spesso ingombrante con la Lactalis che – denuncia la Coldiretti – ha appena minacciato di ridurre unilateralmente il prezzo del latte alla stalla sottoscritto solo pochi mesi fa con gli allevatori italiani. “Ora devono essere resi pubblici tutti i termini dell’accordo e pretese adeguate garanzie sulle produzioni, sulla tutela delle denominazioni dalle imitazioni, sulla difesa dei posti di lavoro e sull’eventuale abuso di posizioni dominanti sul mercato lattiero caseario, strategico per il Made in Italy” sostiene il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini. “La tutela dei marchi storici è una necessità per l’agroalimentare nazionale dopo che ormai circa 3 su 4 sono già finiti in mani straniere e vengono spesso sfruttati per vendere prodotti che di italiano non hanno più nulla, dall’origine degli ingredienti allo stabilimento di produzione fino all’impiego della manodopera” conclude Prandini. 





‘Avviso a dedurre’ della Corte dei Conti per il Viceministro dell’Economia leghista, Garavaglia

La Procura della Corte dei Conti della Lombardia, guidata da Salvatore Pilato, ha notificato un "invito a dedurre" al viceministro leghista all’Economia Massimo Garavaglia per danno erariale, quando era assessore lombardo all’Economia, e ad altre persone, in relazione alla "vendita sottoprezzo" e alla locazione di un immobile, Palazzo Beretta a Milano, ceduto da Ats Milano, ex Asl. Un danno quantificabile in un "valore compreso" tra 2 milioni e 13 milioni di euro per la vendita e un danno da locazione per oltre 6 milioni.





Radio Vaticana ha un nuovo notiziario ed è tutto in latino

 

Partiranno sabato prossimo sulle frequenze di Radio Vaticana: ‘Hebdomada Papae, notitiae vaticanae latine redditae’, ovvero la settimana del Papa, notiziario vaticano in lingua latina. Si tratta di un nuovo spazio informativo settimanale che ha la caratteristica di essere in una lingua considerata ‘morta’ ovvero il latino e che avrà l’attenzione puntata sull’attività del Papa e della Santa Sede.

Un’iniziativa che nasce dalla collaborazione delle redazioni di Radio Vaticana – Vatican News con l’Ufficio Lettere Latine, la struttura della Segreteria di Stato che si occupa di tradurre e di scrivere in latino i documenti ufficiali del Papa compresi i tweet dell’account @Pontifex_ln.

Il nuovo notiziario radiofonico, della durata di 5 minuti, curato da Alessandro De Carolis, andrà in onda ogni sabato sui canali della Radio Vaticana (In lingua italiana su Radio Vaticana Italia alle ore 12.32 e in replica domenica alle 17.30) e verrà diffuso anche in formato podcast attraverso il portale informativo plurilingue Vatican News accompagnato da un articolo contenente la traduzione dei testi. “Con questo nuovo appuntamento settimanale vogliamo far rivivere anche nelle news la lingua ufficiale della Chiesa cattolica che già quotidianamente risuona dalle frequenze di Radio Vaticana durante la messa trasmessa alla mattina”, ha spiegato il direttore editoriale Andrea Tornielli. “Sarà un vero e proprio radiogiornale – ha aggiunto – con servizi e notizie. Non lo abbiamo pensato come uno sguardo nostalgico al passato, ma come una sfida verso il futuro”.

“Daremo un aiuto per quanto riguarda la preparazione dei testi in latino”, ha affermato il responsabile dell’Ufficio delle Lettere Latine, mons. Waldemar Turek. “Abbiamo accolto positivamente il progetto – ha proseguito – perché è da un po’ di tempo che manca un’iniziativa simile, mentre osserviamo un certo interesse per il latino di oggi sia per quello scritto che per quello parlato. E quindi sarà un’occasione per i giovani e per le persone adulte di poter avere un contatto diretto con la materia”.

Al notiziario radiofonico sarà associata, subito dopo, su Radio Vaticana Italia, ‘Anima Latina, Radio colloquia’, una trasmissione dedicata alla riscoperta del valore e della bellezza della lingua latina curata e condotta da Fabio Colagrande. Disponibile al pari del notiziario in podcast su Vatican News, ruoterà attorno alle incursioni al microfono di mons. Waldemar Turek e dei suoi colleghi i quali terranno delle micro-lezioni di teoria e prassi per rinfrescare il latino scolastico e soprattutto per far conoscere i neologismi latini coniati per i tweet di Papa Francesco.

Si parlerà dunque delle tante curiose traduzioni di termini moderni per l’account papale, ma anche dei modi di dire latini utilizzati nel gergo ecclesiale così come dei motti, dei proverbi e dei termini latini impiegati quotidianamente spesso senza farci caso. Basti pensare ad alcune parole come deficit, referendum, ictus, monitor, media, gratis, curriculum. I Campionati Mondiali di Calcio? In un tweet del Papa, alla vigilia di quelli in Russia, sono diventati Certaminibus Mundialibus Sphaeromachiae. Maria la prima influencer, l’influencer di Dio, è stata tradotta in concitatrix, concitatrix Dei. La tagliatella? Oblonga pasta segmentata, secondo quanto riporta il Lexicon recentis latinitatis, il ‘vocabolario’ dei latinisti. Il panettone viene tradotto in Mediolanensis placentae. Xenofobia? Exterarum gentium odium. Il rerum inexplicatarum volantium studiosus è l’ufologo, mentre il voluntarius suis interromptor è il kamikaze.





Governo, Brunetta (FI): "Procedura d’infrazione per deficit e debito sarebbe bomba atomica"

Sulla richiesta di procedura d’infrazione della Commissione UE e la porta aperta lasciata da Moscovici. “Il ruolo della Commissione in questa fase è di individuare la devianza dell’Italia dalla regola del deficit e del debito –ha spiegato Brunetta-. Dai conti che hanno fatto si evidenzia che l’Italia non rispetta le regole. Quindi, dice la Commissione, o voi vi mettete in regola e fate operazioni di correzione per rispettare gli impegni, oppure l’Ecofin (tutti gli altri governi d’Europa) farà partire la procedura d’infrazione. Questa sarebbe la prima procedura d’infrazione per deficit e debito eccessivi dalla nascita dell’Euro, sarebbe la bomba atomica delle procedure d’infrazione. Il vero problema è rispetto a questa bomba atomica potenziale il governo italiano si comporta come un manicomio. Ognuno dice la sua e la dice in maniera contraddittoria. Conte dice che rispetteremo le regole, ma non ci sarà una manovra correttiva. Salvini dice: sforeremo, faremo la flat tax in deficit. Di Maio invece un giorno dice una cosa e il giorno dopo ne dice un’altra. In mezzo il povero Tria cerca di tenere la barra dritta in questa gabbia di matti, che potrebbero anche essere simpatici se non producessero i danni che stanno producendo. L’Italia è il malato d’Europa, è messa in un angolo e non conta assolutamente nulla, è la situazione peggiore possibile. In questo momento l’Italia ha minore credibilità della Grecia. Il tutto perché questi dilettanti allo sbaraglio una ne fanno e cento ne dicono e ci stanno facendo male. Al di là delle sanzioni, la procedura d’infrazione sarebbe un segnale ai mercati spaventoso. Se i titoli italiani non li vuole neanche l’Europa, se l’Italia è messa in stato d’accusa, perché un investitore dovrebbe comprare titoli del nostro Paese? Può anche comprarli, ma gli devono dare rendimento e dunque si alzerebbe lo spread e il sistema salterebbe. Se ci mettiamo che il tasso di crescita è pari a zero e che il governo un giorno sì e uno no minaccia la crisi, siamo nei guai seri. Conte, Salvini e Di Maio dovrebbero parlare un po’ meno e soprattutto dire meno cose contraddittorie, perché il resto del mondo non è fatto di militanti, simpatizzanti che credono a tutto quello che dicono. Il resto del mondo è fatto di persone razionali che quando li sentono parlare si fanno quattro risate, soprattutto quando sentono parlare Di Maio. I primi che chiuderanno questa esperienza di governo non saranno gli europei e i mercati, ma saranno gli italiani che in questo momento sono ancora preda dell’ubriacatura securitaria che giustifica il successo elettorale di Salvini. Quando però il cittadino vedrà a rischio i suoi risparmi, la sua casa, la sua azienda, il suo posto di lavoro, comincerà a riflettere. La paura non sarà più legata all’arrivo dei barconi degli immigranti, ma sarà la paura di perdere tutto”.





Cantone (Anac), all’attacco del nuovo possibile testo del Ddl Sbloccacantieri

Il decreto sbloccacantieri "è stato fatto segno di numerose e sostanziali modifiche e ad oggi si fa fatica ad orientarsi fra gli emendamenti e i subemendamenti approvati e modificati e a individuare, quindi, un testo su cui potersi confrontare". Lo ha detto il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, nella sua relazione annuale in Parlamento. Per Cantone "il settore degli appalti ha assoluto bisogno di stabilità e certezza delle regole, e non di continui cambiamenti". Secondo Cantone il decreto "incide sicuramente anche sui poteri dell’Anac, prevedendo il ritorno al regolamento attuativo in luogo delle linee guida dell’Autorità". "Bisogna proseguire sulla strada intrapresa, evitando di rincorrere ricette banalizzanti, che sembrano perseguire l’obiettivo, non della condivisibile sburocratizzazione del sistema amministrativo, ma di una inaccettabile deregulation", ha concluso.
   





Renault-Fca, si spegne il matrimonio automobilistico del secolo. Pesanti accuse al governo francese

Il consiglio di amministrazione di Fiat Chrysler Automobiles presieduto da John Elkann ha deciso "di ritirare con effetto immediato la proposta di fusione avanzata a Groupe Renault". Una secca nota, nella notte tra mercoledì e giovedì, ha messo la parola fine, almeno per ora, a quello che poteva diventare il ‘matrimonio automobilistico’ del secolo. L’annuncio dello stop è arrivato dopo la nuova fumata nera del board di Renault che al termine di una riunione durata circa sei ore ha spiegato che “non è stato in grado di adottare una decisione” sul progetto di fusione proposto da Fca “a causa della richiesta avanzata dai rappresentanti dello Stato francese di rinviare il voto ad un successiva riunione del Consiglio”. Una circostanza che ha convinto il consiglio di amministrazione di Fca che “non vi sono attualmente in Francia le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo” pur esprimendo “sincera gratitudine” agli altri attori della trattativa ed in particolare ai vertici di Renault e dei suoi alleati Nissan e Mitsubishi. Dito puntato quindi verso il governo francese, proprietario di una partecipazione del 15% in Renault, che si era detto inizialmente favorevole alla fusione ma che allo stesso tempo aveva espresso una serie dubbi e posto diverse condizioni per dare il suo via libera all’operazione.

In particolare Parigi chiedeva garanzie sulla governance, sulla sede della newco, sul futuro degli stabilimenti francesi e dei suoi lavoratori, pressato anche dal sindacato CGT che si è detto da subito contrario alla fusione. Ma a frenare Parigi anche i termini del concambio paritario proposto da Fca che avrebbe pagato un dividendo straordinario di 2,5 miliardi ai suoi azionisti per allineare i valori delle due aziende. Oltre ai timori per il futuro dell’allenza con i partner giapponesi di Renault. Secondo la stampa americana i due rappresentanti di Nissan nel board della casa francese avrebbero espresso la loro contrarietà all’operazione, manifestando la possibilità di porre fine alla partership.

Solo questa mattina il ministro delle finanze Bruno Le Maire ha fatto capire che a Bercy non c’era fretta a dare luce verde a Fca. “Prendiamoci tutto il tempo che serve per fare le cose bene” aveva detto in un’intervista al tv BFM “vogliamo questa fusione ma non la vogliamo a qualsiasi condizione”.

Fca da parte sua ha rivendicato la bontà dell’operazione proposta “che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti”.

Ma le nozze non si faranno e Fiat Chrysler Automobiles “continuerà a perseguire i propri obiettivi implementando la propria strategia indipendente”.





L’Unione Nazionale Consumatori alla Confcommercio: “Flat tax non può essere progressiva”

Per il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, la flat tax, deve tenere insieme tre principi, uno dei quali è la progressività, anche attraverso un uso accorto delle detrazioni e delle deduzioni d’imposta. "Purtroppo la flat tax, essendo piatta, per definizione non può essere progressiva. A maggior ragione non lo può essere se, per trovare le risorse, vanno tagliate con l’accetta le deduzioni e le detrazioni fiscali" afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. "Con una procedura d’infrazione alle porte, non ci si può illudere di trovare le risorse dalla riduzione della spesa pubblica improduttiva e dal contrasto all’evasione. Sarebbe bello, ma è pura fantasia. L’unica via sarà tagliare il bonus di 80 euro, pari a 9,4 mld, le detrazioni per il recupero edilizio, 6,8 mld, le detrazioni per le spese sanitarie, 3,3 mld, l’esenzione Irpef per la prima casa, 3,6 mld, e così facendo si arriverà esattamente a quei 23,1 mld che serviranno ad evitare l’aumento dell’Iva. Per fare la flat tax bisognerà andare addirittura oltre, aggiungendo ad esempio le detrazioni mutui prima casa, 1 mld, le detrazione spese di riqualificazione energetica, 1,8 miliardi" prosegue Dona. "Peccato che così facendo, oltre ad essere il solito gioco delle 3 carte, si renderebbe ancora più iniqua la flat tax, dato che queste deduzioni e detrazioni servono a sostenere le famiglie a fronte di uscite importanti della loro vita" conclude Dona.





Confcommercio chiede con forza l’eliminazione definitiva degli aumenti dell’Iva. Sangalli: “Prima di qualsiasi riforma fiscale va fatto questo…”

"Prima di parlare di qualsiasi riforma fiscale, c’è una condizione da cui non si può prescindere: eliminare definitivamente gli aumenti dell’Iva". Lo afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. "Siamo preoccupati perché mi pare si cominci a respirare un clima politico e culturale di rassegnazione". Ma sull’Iva non bisogna abbassare la guardia, "né oggi, né domani, né mai". L’aumento "porterebbe dalla stagnazione alla crisi conclamata", con un impatto negativo sul Pil di 0,4-0,5 punti che porterebbe nel 2020 a una crescita pari a zero. Alla Confcommercio è arrivato anche il messaggio del Capo dello Stato, Mattarella: "Sostenere e rilanciare la fiducia di famiglie e imprese per incrementare redditi e occupazione, assicurare stabilità e tutela del risparmio, sollecita un progetto condiviso fra pubblici poteri ed espressioni della società civile, ispirato a criteri di legalità, sostenibilità sciale e ambientale".





Salvini a testa bassa: “Segnalare i giudici che fanno politica utilizzando la toga”

"Proprio per rispetto nei confronti del 99 per cento dei giudici che lavorano obiettivamente, è doveroso segnalare quei pochissimi che utilizzano la toga per fare politica non appl

icando le leggi approvate dal Parlamento italiano". Lo dichiara in una nota Matteo Salvini, tornando sulle polemiche seguite alle sue parole.

 





Moody’s avverte l’Italia: “Il debito continuerà a salire”. Occhio alle valute parallele

Il debito pubblico dell’Italia "continuerà a salire nei prossimi anni" e l’obiettivo del governo di un deficit al 2,1% del Pil per quest’anno "manca di credibilità". Lo scrive Moody’s, secondo cui il deficit quest’anno sarà al 2,6% e il prossimo al 2,7%. "Consideriamo la legge di bilancio 2020 un importante passaggio per valutare l’affidabilità creditizia dell’Italia", avverte l’agenzia di rating. I minibot, previsti in una mozione parlamentare approvata all’unanimità dalla Camera (sconfessata poi dal Pd), sarebbero "un primo passo verso la creazione di una valuta parallela e la preparazione dell’uscita dell’Italia dall’Eurozona". Lo scrive Moody’s, avvertendo che "il semplice fatto che la proposta sia tornata alla ribalta è credit negative", ossia un fattore negativo sul giudizio dell’agenzia di rating. Moody’s prevede di riconsiderare il rating italiano il 6 settembre.





Di Maio ‘tranquillizza’: “Non ci saranno manovre correttive”

“Per me non ci devono essere manovre correttive. Bisogna spiegare quello che abbiamo fatto, ma la trattativa non la devono fare i burocrati. Si troveranno i modi, in commissione Finanze. Devono esserci atti di indirizzo politico”. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio, leader M5s e ministro di Sviluppo e Lavoro, replicando alle richieste che arrivano al Governo italiano da Bruxelles, all’indomani dell’annuncio della procedura di infrazione contro il nostro Paese.

“Inizia una trattativa per fermare la procedura di infrazione per me non ci devono essere manovre correttive. Sia ben chiara una cosa: per me questa trattativa non la devono fare i burocrati. Deve passare anche per il Parlamento con degli atti di indirizzo in modo tale da mettere tutti i paletti politici che servono per tutelare i cittadini. Si troveranno i modi magari non si deve coinvolgere tutta l’aula, ma per esempio in commissione Finanze, ci devono essere degli atti di indirizzo da parte delle forze politiche perché in questo momento i funzionari di stato si devono attenere agli indirizzi politici perché in questo momento noi non possiamo permettere che si tolgano diritti ai cittadini e alle imprese. Nella trattativa dei prossimi giorni spiegheremo che siamo forti delle nostre ragioni”.

Più in generale, sul merito della trattativa da intavolare fra Roma e Bruxelles, “non penso – ha detto il capo politico M5s- che i parametri europei vadano aboliti tutti, però soprattutto per gli investimenti nella Green economy, nell’ambiente e nell’abbassamento del costo del lavoro e dunque del cuneo fiscale bisogna poter andare fuori dai parametri deficit-pil, così da permetterci di rilanciare davvero un’economia che in questo momento si sta fermando in tutta Europa”.





Il Premier Conte resiste e rilancia: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Irremovibile se non ci saranno fatti”

“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie". Il premier Conte declama Ungaretti in un colloquio con il Corsera, anche se parla di "moderato ottimismo" per descrivere la situazione politica. "Se ci sono i fatti sono più determinato di prima. Se non ci sono sarò irremovibile, punto. Se non posso operare dovrò prenderne atto e porre il problema nelle sedi istituzionali consone". "Io non sono disposto a galleggiare, a vivacchiare dei mesi così. Ma ove mai sarà crisi, sarà la più trasparente della storia", assicura Conte. Dunque un nuovo velato avvertimento ai due soci di maggioranza. Nella notte aveva già detto la sua sulle richieste dell’Unione Europea, soprattutto per i due provvedimenti cardine di M5S e Lega. Per quota 100 e reddito di cittadinanza “non è assolutamente all’ordine del giorno, anzi è proprio da escludere qualsiasi taglio”, puntualizza Conte dal Vietnam. “Ragionevolmente stiamo lavorando con il Mef perchè si prefigurano dei rispami di spesa, che è un concetto completamente diverso, significa che in via prudenziale abbiamo accantonato delle somme che ragionevolmente con il monitoraggio in corso si stanno rivelando un po’ sopra dimensionate” ha aggiunto Conte. “Se eventualmente ci saranno dei risparmi di spesa è qualcosa che è completamente diverso dal dire si va a tagliare la misura, le misure verranno attuate integralmente e rimangono intatte”. Ma ci sono poi anche i due vicepremier a parlare, il primo a prendere il microfono è Matteo Salvini: “La commissione europea ci imporrebbe nuove tasse. Ma figurati: è come se a un malato che sta guarendo invece delle vitamine uno volesse dare due schiaffoni. Non è possibile. Con le regole imposte dalla Ue negli ultimi dieci anni, con tagli, austerità e precarietà, il debito è aumentato di 650 miliardi di euro ed è aumentata anche al disoccupazione. Invece di tagliare e precarizzare – ha ribadito Salvini – vogliamo rimettere soldi nelle tasche degli italiani”. La ricetta del vicepremier, che ha citato anche questa volta la riforma fiscale implementata dall’amministrazione di Donald Trump negli Stati Uniti d’America, è “abbassare le tasse su imprenditori, lavoratori e famiglie per far correre l’economia italiana”. Poi a stretto giro di posta l’altro Vicepremier Di Maio, che più che di spallate parla di trattative: "Inizia una trattativa per fermare la procedura d’infrazione. Non ci devono essere manovre correttive, noi dobbiamo spiegare quello che abbiamo fatto fino ad ora, portare avanti le nostre politiche di lotta all’evasione e di abbassamento dei costi del lavoro. Questa trattativa deve passare dal Parlamento: ci devono essere degli atti di indirizzo da parte delle forze politiche, perché in questo momento noi non possiamo permettere che si tolgano diritti ai cittadini e alle imprese. Noi dobbiamo fare più investimenti, non meno investimenti".   





Dalla Bce maxi-prestito alle banche e i tassi restano ai minimi record

La Banca centrale europea manterrà i tassi d’interesse agli attuali minimi record "almeno fino alla prima metà del 2020". lo comunica la Bce in una nota. Il consiglio direttivo ha deciso di mantenere il tasso principale a zero, quello sui depositi a -0,40% e quelli sui rifinanziamenti marginali a 0,25%. "Il Consiglio direttivo - si legge nella nota della Bce - si attende ora che i tassi di interesse di riferimento della Bce si mantengano su livelli pari a quelli attuali almeno fino alla prima metà del 2020 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine".

La Bce lancia inoltre un nuovo maxi-prestito alle banche, il Tltro-III: gli istituti di credito - si legge in una nota - che concederanno prestiti netti superiori a un valore di riferimento beneficeranno di un tasso d’interesse ribassato "fino a raggiungere un livello pari al tasso medio applicato ai depositi presso la banca centrale per la durata dell’operazione, con l’aggiunto di 10 punti base". Attualmente il tasso sui depositi è -0,40% e dunque tale tasso potrà arrivare fino a -0,30%.





Sblocca-cantieri, disco verde del Senato al Decreto

Il Senato ha approvato il decreto sblocca cantieri con 142 voti a favore, 94 contrari e e 17 astenuti. Prima del voto sull’intero decreto, l’Aula di Palazzo Madama ha approvato all’unanimità l’ultimo emendamento, riferito alle scuole che hanno la loro localizzazione geografica nei territori colpiti dal terremoto. Soddisfazione è stata espressa dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli: ’’Bene l’approvazione in Senato. Ora tocca alla Camera. Presto avremo tutti gli strumenti per far ripartire più rapidamente tanti appalti e per riavviare opere ferme o a rilento per decine di miliardi. Sosteniamo in modo concreto l’economia del Paese. Avanti così’’. Poi Salvini: "Siamo orgogliosi di offrire agli imprenditori e agli amministratori locali regole più semplici, efficaci e trasparenti.  Restano incomprensibili le critiche di chi vorrebbe burocrazie e procedure più complicate perché lì più facilmente trovano spazio corruzione e illegalità".





La Gdf di Roma sequestra beni per 40 milioni di euro per fatti di corruzione riguardanti la gestione dell’ENPAPI

Nella mattinata di giovedì militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, con la collaborazione di altri Reparti del Corpo sul territorio nazionale, stanno dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica capitolina, per reati di corruzione commessi nell’ambito della gestione dell’ENPAPI (Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica), nel periodo settembre 2010 – febbraio 2019. Il provvedimento dispone la sottoposizione a vincolo, nei confronti degli indagati, di disponibilità per oltre 40 milioni di euro, sotto forma di risorse finanziarie, partecipazioni societarie e beni mobili e immobili. Tra questi ultimi, concentrati soprattutto nelle province di Roma, Potenza, Grosseto e Gorizia, vi sono alcune ville, ubicate nel quartiere Casal Palocco di Roma, all’Argentario e nel goriziano. Attraverso l’attivazione dei canali della cooperazione giudiziaria, sono stati attinti anche rapporti finanziari elvetici riconducibili a uno degli indagati. Destinatari della misura sono un noto imprenditore lucano, un avvocato e un commercialista operanti su Roma nonché il presidente e il direttore generale pro-tempore dell’ente. L’operazione costituisce un ulteriore tassello dell’indagine che ha già portato, lo scorso febbraio, all’arresto dei predetti indagati, per le plurime utilità corrisposte ai vertici dell’ENPAPI coinvolti. Gli importi sottoposti ora a sequestro costituiscono il vantaggio economico che corrotti e corruttori hanno tratto dal sistema illecito disvelato dalle indagini. I vertici dell’ente colpiti dal provvedimento di sequestro hanno infatti preso parte ad accordi corruttivi da cui hanno tratto consistenti utilità economiche, incuranti degli interessi di migliaia di associati. I due professionisti coinvolti hanno lucrato profitti illeciti per circa 34 milioni di euro, tramite i numerosi incarichi di consulenza conferiti dalle società di gestione dei fondi ove l’ente previdenziale aveva nel tempo investito. Investimenti, questi, effettuati dall’ENPAPI per importi consistenti in fondi immobiliari e altri strumenti di private equity, in contrasto con le indicazioni date nel tempo da COVIP e Corte dei Conti. All’imprenditore potentino erano stati invece garantiti guadagni illeciti per circa 6 milioni di euro, frutto delle plusvalenze su compravendite di immobili acquistati dall’ENPAPI a prezzi evidentemente lievitati.





Trasporto su gomma, è allarme in tutta Italia. I furti di Tir aumentati del 112%

Il dato è decisamente inaspettato dopo il sostanziale calo registrato negli ultimi anni. Nel 2018 i FURTI DI MEZZI PESANTI IN ITALIA sono stati 3.395 contro i 1.598 del 2017 con un incremento del +112,45%. La minaccia della criminalità organizzata è, quindi, in sensibile aumento e si manifesta in maniera sempre più violenta, se si considera che sono anche in aumento le rapine. Sono questi solo alcuni dei dati che emergono dall’ultimo Dossier Autotrasporto di Viasat Group di prossima pubblicazione. LA RICERCA: TUTTE LE REGIONI ITALIANE REGISTRANO PERCENTUALI IN AUMENTO - Secondo i dati operativi non consolidati della Polizia Stradale si registrano nel nostro Paese quasi 283 furti di Tir al mese (134 nel 2017), più di 9 al giorno. La Puglia stacca nettamente le altre regioni italiane per pericolosità con 625 furti l’anno. Seguono Lombardia (463) e Campania (455). Via via le altre: Lazio (387), Sicilia (286), Emilia Romagna (225), Piemonte (209). Non c’è regione che si salva, tutte riportano un dato superiore a quello dell’anno precedente. Anche sul fronte dei ritrovamenti le notizie non sono affatto buone. Di quelli rubati se ne recuperano 1.362, precisamente il 40,12% quando l’anno precedente era del 56%. Ulteriore problema, ci dicono le statistiche, è che anche quando lo si riesce a recuperare, il mezzo è già privo della merce che trasportava. Insomma dei prodotti tecnologici ed elettronici, farmaci, sigarette, abbigliamento e i prodotti alimentari (è questa la merce che attira maggiormente i ladri) non c’è più traccia. Scomponendo il dato a livello regionale sono solo 3 quelle che superano il 50% di rinvenimenti (Liguria, Lombardia, Marche), tutte le altre registrano una percentuale inferiore. COME CONTRATARE IL FENOMENO: ALL’EMERGENZA SI RISPONDE CON L’INNOVAZIONE – Sicurezza e contrasto ai crimini per difendere mezzi e merci. Se è questo l’obiettivo primario di oggi dei Fleet Manager l’uso di strumenti info-telematici (Fleet Management Systems) che consentono la gestione automatica e intelligente dei mezzi di trasporto è indispensabile. Si calcola che se lo scorso anno in Europa il tasso di penetrazione di questi sistemi era intorno al 20%, alla fine del 2021 un mezzo su 3 sarà satellizzato e reso attivo dal punto di vista telematico. “Gli antifurti di 40 anni fa si sono evoluti in maniera incredibile, fino a diventare oggi indispensabili per proteggere mezzi, autisti e merci. Il sistema satellitare – ci spiega Domenico Petrone, Presidente di Viasat Group – può generare un allarme automatico in caso di spostamento non autorizzato; rilevare e segnalare l’apertura non autorizzata dei portelloni e lo sgancio del rimorchio; identificare il driver; immobilizzare il mezzo a motore spento in caso di mancata autentica; consentire alla Centrale Operativa H24 di inibire l’avviamento del veicolo a motore spento per facilitare il ritrovamento; inviare allarmi di emergenza in caso di rapina o pericolo. Inoltre, le funzioni di alta sicurezza Viasat rappresentano un efficace contrasto alle rapine ai mezzi di trasporto effettuate con l’ausilio di jammer (disturbatore di frequenze), grazie all’assistenza di operatori specializzati che possono monitorare i trasporti più delicati, rilevando tempestivamente potenziali eventi anomali”. “La telematica satellitare Viasat – conclude Petrone – è quindi un’alleata preziosa per le aziende di trasporto: le statistiche attestano l’efficacia delle migliori soluzioni tecnologiche oggi disponibili facendo registrare, rispetto ai numeri nazionali, meno furti e una percentuale sensibilmente maggiore di veicoli ritrovati”.





Nel 2018 i veicoli nelle strade italiane sono aumentati dell’1,3%

Aumentano i veicoli sulle strade italiane: come evidenziato nell’Annuario Statistico ACI ed in Autoritratto 2018, online su www.aci.it, il parco veicolare è cresciuto di 670.000 unità nel 2018, con un incremento dell’1,3% rispetto al 2017, per un totale di 51,6 milioni di mezzi. Le auto sono passate da 38,5 a 39 milioni e le moto da 6,7 a 6,8 milioni. Allargando l’analisi all’ultimo decennio, il totale segna +7,6% grazie all’exploit di moto (+10,8%) e auto (+7,3%), mentre i veicoli industriali registrano +5,9% e gli autobus +1,3%. Tra le quattro ruote, aumentano di nove volte i veicoli elettrici e raddoppiano quelli a gpl o metano. Oggi le auto ecologiche rappresentano il 9,3% del totale circolante. Aumentano anche i veicoli nelle città di oltre 250.000 abitanti, ma la loro incidenza sul totale nazionale diminuisce: nel 2000 giravano nei centri urbani 172 vetture ogni 1.000 in Italia, mentre oggi il numero è calato a 136. Su base nazionale si contano 645 auto ogni 1.000 abitanti, ma in Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Umbria il rapporto supera le 720 vetture per mille residenti. Tra i Comuni, spiccano Catania (715 auto per 1.000 abitanti) e Torino (653). Sale l’età media: 14 anni e 4 mesi per le auto a benzina, 9 anni e 8 mesi per le diesel. Il 56% delle quattro ruote circolanti ha più di dieci anni e le Euro0 sono il 9,5% del totale (con punte ben maggiori in Campania e Calabria). Analizzando i dati del Pubblico Registro Automobilistico, nel 2018 si contano complessivamente 2,4 milioni di nuove immatricolazioni (-1,9% rispetto all’anno precedente), a cui vanno aggiunti 4 milioni di passaggi di proprietà e 1,8 milioni di radiazioni. Delle 1,5 milioni di auto radiate per esportazione o demolizione, solo il 5,3% sono Euro0 e Euro1, pari all’1,7% delle auto più inquinanti ancora in circolazione. L’Annuario Statistico dell’ACI fotografa anche i costi sostenuti dagli italiani per l’automobile: nel 2018 sono stati spesi 154 miliardi di euro, l’1,6% in più rispetto all’anno precedente. L’esborso maggiore se ne va nell’acquisto (50,1 miliardi), poi in carburante (39,4 miliardi) e manutenzione (25,6 miliardi). Tutte le voci sono in aumento, così come il gettito fiscale complessivo dei trasporti su strada che passa da 64,5 a 66,8 miliardi di euro in un anno.




A un anno dal Gdpr, i consigli e le raccomandazioni di Fortinet

Fortinet® (NASDAQ: FTNT), leader mondiale nelle soluzioni di cyber sicurezza integrate e automatizzate, festeggia il primo compleanno del GDPR condividendo alcuni consigli utili su come tutelare i dati personali degli utenti in una rete sempre più distribuita. La privacy dei consumatori è sempre più protetta dalle nuove regolamentazioni, come ad esempio il General Data Protection Regulation e il nuovo California Consumer Privacy Act (CCPA), che offrono un livello di protezione necessario per evitare eventuali furti di dati e il loro utilizzo improprio. Queste normative definiscono cosa significhi PII (acronimo che riguarda le informazioni di identificazione personale), stabilendo standard di compliance che le aziende devono rispettare e imponendo severe sanzioni per chi non è compliant. Uno dei vantaggi più importanti che queste normative offrono è il fatto che definiscono esattamente cosa si intende per “dati personali”. Forniscono infatti regole precise su come questi dati possano o non possano essere utilizzati da un’azienda che ha rapporti commerciali all’interno di una specifica area geografica o con i cittadini che abitano, lavorano, oppure viaggiano sul territorio. Tali regolamentazioni definiscono esplicitamente cosa costituisca una violazione dei dati personali, oltre ai requisiti di notifica standardizzati e coerenti. Ultimo, ma non meno importante, offrono ai consumatori un completo controllo sull’uso e la conservazione dei loro dati personali. Il GDPR ha stabilito una definizione comune e più ampia dei dati personali rispetto a quello che era stato fatto in tutti i precedenti tentativi, includendo informazioni quali indirizzi IP, dati biometrici e dati identificativi dei dispositivi mobili. Sono stati incluse anche le altre tipologie di dati che potrebbero essere utilizzate per identificare un individuo, determinare la sua posizione o tracciare le sue attività. La CCPA estende ulteriormente questa definizione, aggiungendo elementi quali i dati di geolocalizzazione dei dati, browsing e ricerca. Inoltre, le organizzazioni che rientrano nel campo d’azione di queste regolamentazioni non solo hanno bisogno di ottenere un’approvazione esplicita da parte dei singoli per conservare e utilizzare i dati personali, devono anche poter esigere la rimozione dei dati personali. Privacy dei dati e cloud: oggi la rete è altamente distribuita, motivo per cui i dati potrebbero essere copiati più volte e diffusi praticamente ovunque. La recente e rapida transizione verso reti, piattaforme e applicazioni multi-cloud complica lo scenario. Per soddisfare i requisiti relativi alla privacy dei dati in questi ambienti, le aziende devono implementare soluzioni di sicurezza in grado di coprire l’intero network distribuito al fine di centralizzare la visibilità e il controllo. Ciò permette loro di essere compliant alle normative in materia di protezione dei dati, identificare e segnalare le criticità e rimuovere su richiesta tutte le istanze relative ai dati personali. Per raggiungere questo obiettivo, sono necessari tre passaggi fondamentali: 1. La sicurezza deve estendersi agli ambienti multi-cloud: gli standard per la compliance devono essere applicati con coerenza attraverso l’intera infrastruttura distribuita. Mentre le leggi sulla privacy possono far riferimento a una precisa area geografica, con il cloud è molto semplice superare questi limiti. È necessario tenere traccia di ogni istanza dei dati, specialmente quando ci si sposta all’interno di più applicazioni e flussi di lavoro. I dati tendono a moltiplicarsi e serve un modo per gestire la mole di informazioni. È altrettanto importante garantire una segmentazione coerente attraverso l’intera infrastruttura distribuita. Questo diventa una sfida quando le politiche di sicurezza sono limitate a specifici ambienti fisici e cloud e le soluzioni di sicurezza offrono funzionalità e controlli incoerenti a causa dei requisiti unici dei diversi ambienti cloud. I tool di sicurezza devono integrarsi in modo nativo nelle piattaforme cloud al fine di segmentare in modo coerente l’ambiente multi-cloud. I data center in altre parti del mondo devono supportare questi nuovi requisiti di sicurezza o rischiano di diventare l’anello debole della catena di sicurezza. 2. È essenziale prevenire la perdita di dati: il monitoraggio e la gestione dei dati personali richiede l’implementazione di tecnologie di Data Loss Protection (DLP) che possono essere applicate sia inline sia a livello di API cloud. Tali soluzioni devono essere in grado di identificare, tracciare senza soluzione di continuità e avere un inventario di tutte le PII. 3. Il compliance reporting richiede una gestione centralizzata: il compliance reporting deve coprire l’intera infrastruttura distribuita. Come per altri requisiti, ciò richiede anche un’integrazione coerente in tutto il cloud e con l’infrastruttura di sicurezza on-premise. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria l’implementazione di una soluzione centralizzata per il management, come una soluzione SIEM o una console “single pane of glass” che abbia visibilità sull’intera infrastruttura multi-cloud e di sicurezza. Non è consigliabile dover correlare manualmente i dati provenienti da più sistemi, perché in questo modo diventa più probabile perdere delle informazioni e se questo viene rilevato nel corso di un audit, le sanzioni possono essere anche molto severe. Strategie integrate e proattive devono sostituire le soluzioni reattive: l’approccio migliore alla sicurezza informatica consiste nel bloccare un attacco prima ancora che abbia luogo e limitarne la portata una volta che la violazione sia avvenuta. Questo richiede che le aziende mettano in atto tecnologie e policy, come per esempio: Strumenti avanzati di prevenzione e rilevamento, tra cui una Threat intelligence in tempo reale, un access control rinforzato, behavioral analytics e soluzioni ATP che consentono loro di fronte alle violazioni Segmentazione della rete intent-based, inclusi il network e la microsegmentazione, per limitare l’impatto che una violazione potrebbe avere su uno specifico set di dati o su un segmento di rete. Soluzioni di sicurezza strettamente integrate che comunicano tra loro, condividono la Threat intelligence e coordinano una risposta alle minacce. Questi tool devono inoltre essere integrati nativamente nell’infrastruttura API dei vari ambienti cloud utilizzati, consentendo così di rinforzare le policy e rispondere alle violazioni in modo uniforme attraverso l’intera rete. Soluzioni DLP che consentono di tracciare i dati e prevenirne un accesso, utilizzo o trasferimento non autorizzati, indipendentemente dal luogo in cui tali dati vengono utilizzati o sono archiviati. È importante che queste soluzioni condividano le informazioni tra le varie infrastrutture protette. Controlli centralizzati che forniscono un singolo punto di visibilità e controllo per tutti i dati, assicurando così che le policy e le configurazioni siano coerenti, che le violazioni vengano rilevate e segnalate, che le richieste degli utenti siano rispettate e che il compliance reporting sia coerente e completo. Se correttamente comprese, le normative sulla privacy non solo garantiscono che i dati personali degli utenti siano protetti, ma aumentano anche il livello di sicurezza dell’intera organizzazione. Questo processo induce le imprese a ripensare i processi e le policy, identificare ed eliminare le lacune e centralizzare i controlli. Molte di queste regole fondamentali sono andate perdute nella fretta che la trasformazione digitale ha comportato e questa è una buona occasione per riorganizzare, ripensare e rimettere in sicurezza la propria infrastruttura.




La fuga dalle università italiane, meno matricole (40mila) in 14 anni

In 14 anni le università italiane hanno perso oltre 40mila nuovi iscritti: il calo delle immatricolazioni, pari in media al 13%, riguarda soprattutto diplomati tecnici e professionali e quelli provenienti da contesti familiari svantaggiati. Al Sud, dove il dato raddoppia a -26%, quasi un quarto dei diplomati si iscrive in atenei al Nord. Questi i dati del rapporto annuale Almalaurea, presentato alla Sapienza di Roma. Dimezzati i fuoricorso, si arriva più giovani alla laurea, migliorano occupazione e salario post laurea.





FCA-Renault, giustificazioni dalla Francia: "Abbiamo chiesto 5 giorni in più"

Sull’ormai tramontata fusione tra Fca e Renault, i francesi affermano che il fallimento non "ha nulla a che fare" con "interventi politici" di Parigi e che loro non hanno "chiuso nessuna porta". Fonti del ministero francese dell’Economia dicono che Parigi ha solo espresso "l’auspicio che si disponesse di altri 5 giorni per solidificare e assicurare il sostegno" di Nissan all’operazione."Fca non ha voluto aspettare questo tempo e ha deciso di ritirare l’offerta. Non c’è nessuna critica da fare. C’è solo un timing diverso" tra 2 gruppi.




L’Istat certifica oltre un milione di famiglie senza redditi ed occupazione

In Italia ci sono 1.151.000 di famiglie con 2 o più componenti senza occupazione e senza redditi da pensioni da lavoro. Così l’Istat nel Report su famiglie e mercato del lavoro 2018. Le famiglie con due o più persone e con almeno un occupato sono 12mln 176mila. Nel 2018 si stimano 3 mln 198mila occupati tra i 15-64enni che vivono soli. Le persone sole disoccupate sono 542mila. Tra il 2004 e il 2018 si è verificato un aumento delle famiglie costituite da una sola persona: tra esse gli occupati aumentano al 74,6% dal 68,1% del 2004.





Draghi (Bce) avverte l’Italia: “Sul piano di rientro deve essere credibile”

Il piano di rientro dal debito che metterà a punto il governo italiano "deve essere credibile". E’ il monito del presidente della Bce, Mario Draghi. Poi rassicura: nell’area euro non ci sono rischi di deflazione e sono "molto basse" le probabilità di recessione. E sui tassi: il Consiglio direttivo Bce si attende che si mantengano sui livelli attuali "almeno fino alla prima metà del 2020". Comunque "se dovessero realizzarsi eventualità avverse, la Bce è pronta ad agire e tutti gli strumenti sono nella cassetta degli attrezzi".