Ludopatie in rete, c’è un nuovo mezzo di contrasto

Lo sviluppo della tecnologia porta con sé anche nuove malattie digitali, ancora poco conosciute, ma che coinvolgono sempre di più sia gli adulti, sia i bambini e gli adolescenti (si stima siano 300mila in Italia i ragazzi fra i 12 e i 15 anni con un problema di dipendenza da internet) Technostress, sindrome da iperconnessione, no mobile fobia (paura di rimanere senza connessione mobile), FOMO (“fear of missing out”, di essere tagliati fuori dalle reti social), narcisismo digitale e phubbing (tendenza a ignorare gli altri perché immersi nel proprio cellulare) sono solo alcuni dei nuovi disturbi che rendono necessario un vero e proprio Digital Life Coaching, per imparare a gestire al meglio il rapporto con la tecnologia. A raccogliere questa sfida è Cerba HealthCare Italia, la prima realtà ad offrire nei propri centri medici di prossimità un servizio dedicato alle malattie digitali. Medici e psicologi che si dedicano a monitorare, prevenire e affrontare questi problemi negli adulti e nei bambini, con focus particolare sui giovani della Generazione Z e sulle loro famiglie, secondo un approccio orientato a costruire uno stile di vita sano nella sua totalità. All’incontro di lunedì 24 giugno interverranno: Stefano Massaro – CEO Cerba HealthCare Italia Maria Rosaria Montemurro – Psicologa Paola Frangi – Responsabile Diagnostica Specialistica Cerba HealthCare Italia Marco Daturi – Responsabile Marketing Cerba HealthCare Italia. Presentazione alla stampa e al pubblico Lunedì 24 giugno ore 15.00 V.le Bianca Maria 35 Milano.





Caldo: Coldiretti, da cavallette a cimici invase città e campagne

Non ci sono solo le cavallette nelle campagne di Nuoro in Sardegna, che hanno letteralmente devastato le coltivazioni dell’isola, con il caldo improvviso si sta verificando una vera invasione di sciami di cimici che si stanno moltiplicando nel nord Italia costringendo anche nei centri abitati i cittadini a barricarsi in casa con porte e finestre chiuse mentre nelle campagne si contano i danni provocati da questi insetti insaziabili che stanno colpendo meli, peri, kiwi, ma anche su peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai con danni che possono arrivare fino al 40% dei raccolti nei terreni colpiti. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti per l’arrivo in Italia della “cimice marmorata asiatica” che è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all`anno con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili, col rischio di compromettere seriamente parte del raccolto. La situazione - sottolinea la Coldiretti - è difficile in tutto il Nord dal Friuli al Veneto, dalla Lombardia all’ Emilia Romagna fino in Piemonte. La diffusione improvvisa di questi insetti che non hanno nemici naturali – spiega la Coldiretti – è stata favorita dalle alte temperature. La lotta in campagna per ora può avvenire solo attraverso protezioni fisiche come le reti a difesa delle colture. Per contrastare la proliferazione dell’insetto alieno è importante proseguire a marcia spedita con la ricerca per interventi a basso impatto ambientale, attività già avviata con importanti centri universitari. La Commissione Agricoltura del Senato ha approvato all’unanimità ad aprile una risoluzione contro l’invasione della cimice asiatica che impegna il governo ad approvare rapidamente il decreto ministeriale per l’immissione di specie e popolazioni non autoctone di organismi antagonisti di insetti alieni nel territorio italiano e ad accelerare le altre fasi dell’iter per autorizzare l’uso della vespa samurai (Trissolcus japonicus), antagonista naturale della cimice. Coldiretti pertanto chiede che sia data la massima priorità ad accelerare quanto più possibile le fasi dell’iter di autorizzazione in modo da consentire l’azione in campo contro la cimice asiatica già durante la campagna agricola 2019. Se le cimici provocano vere stragi delle coltivazioni, per l’uomo, oltre al fastidio provocato dagli sciami che si posano su porte, mura delle case e parabrezza delle auto, l’unico pericolo è quello di restare vittima del cattivo odore che gli insetti emanano se schiacciati. Il nome scientifico è Halyomorpha halys, o cimice marmorata ed è un insetto originario dall`Asia orientale, in particolare da Taiwan, Cina, Giappone. Gli studiosi la definiscono una varietà estremamente polifaga che si nutre di un`ampia varietà di specie coltivate e spontanee. La cimice asiatica solo l’ultimo dei parassiti alieni che con i cambiamenti climatici hanno invaso l’Italia, provocando all’agricoltura e alle grandi coltivazioni di soia e di mais nel nord Italia danni stimabili in oltre un miliardo. Siamo di fronte – conclude la Coldiretti – ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si manifestano con una tendenza al surriscaldamento che si è accentuata negli ultima anni ma anche con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ed anche l’aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti che colpiscono l’agricoltura.





Lazio e Toscana, due regioni in prima fila contro la Sua

I bambini che nasceranno nel Lazio e in Toscana, avranno un’opportunità di salute in più: un test, gratuito, permetterà di sapere subito se si è affetti da una grave e rara malattia neuromuscolare: l’atrofia muscolare spinale (SMA), la prima causa genetica di mortalità infantile.

Grazie ad un progetto pilota coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, realizzato in collaborazione con i centri dello screening neonatale regionali, i centri nascita di Lazio e Toscana, e le Istituzioni regionali, e al supporto non condizionatodell’azienda farmaceutica Biogen

-  circa 140 mila bambini in due anni, tanti sono i neonati stimati, verranno sottoposti a screening mediante un test genetico, che permetterà di fare con certezza la diagnosi di questa malattia quando ancora non ha fatto il suo esordio e quindi prima che produca danni gravi ed irreversibili. Questo naturalmente previo consenso dei loro genitori, che saranno adeguatamente informati durante il percorso nascita, e raggiunti anche attraverso una campagna di sensibilizzazione sui social organizzata in collaborazione con Famiglie SMA da Osservatorio Malattie Rare.

Stando alle attuali stime di incidenza, si calcola di poter così offrire una diagnosi precoce a circa 20 bimbi di cui l’80% affetto da SMA I o II, le forme più gravi (l’incidenza stimata è tra 1/6000 e 1/10000 nati vivi). I bimbi così individuati potranno essere presi in carico in un vero e proprio percorso di assistenza: sebbene una ‘cura’ definitiva non esista ancora, oggi una terapia efficace è disponibile ed ha dimostrato di poter cambiare radicalmente l’evoluzione della malattia.

“Qui da oggi nel Lazio parte un segnale forte, un modello per l’intero Paese di cui siamo profondamente orgogliosi”: sottolinea per la Regione l’Assessore alla Sanità e all’Integrazione Sociosanitaria Alessio D’Amato. “Un grande risultato raggiunto con l’aiuto di tutti, il mondo dell’associazione, i centri nasciti di Lazio e Toscana, e una decisa volontà politica. Siamo all’inizio di un percorso che ci auguriamo diventi quanto prima un esempio per tutto il territorio italiano”.

 

“La SMA è una grave malattia neuromuscolare che comporta la perdita dei motoneuroni, ovvero quei neuroni che trasportano i segnali dal sistema nervoso centrale ai muscoli, controllandone il movimento volontario. Dal punto di vista clinico -– ha spiegato il prof.Eugenio Mercuri Direttore dell’Unità operativa di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS - ècaratterizzata da debolezza e atrofia muscolari progressive. In base all’età di esordio e alla massima acquisizione motoria, la SMA viene classificata in tre forme. Nelle forme gravi, come la SMA I l’aspettativa di vita è fortemente ridotta, inferiore ai due anni, senza supporto respiratorio.” La diagnosi neonatale potrebbe migliorare notevolmente l’aspettativa e la qualità di vita dei bambini che ne sono affetti. Dal 2017 esiste, infatti, un trattamento efficace: Nusinersen, un farmaco riconosciuto come ‘innovativo’ che appartiene alla categoria degli oligonucleotidi antisenso (ASO). Altri trattamenti sono ormai prossimi alla registrazione e commercializzazione.

“È stato dimostrato  ha spiegato il responsabile del progetto italiano, Francesco Danilo Tiziano, professore associato presso l’Istituto di Medicina Genomica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - che l’inizio del trattamento in fase pre-sintomatica è più efficace di quello in fase avanzata di malattia, tanto da consentire ai bambini con diagnosi predittiva di SMA I tappe di sviluppo motorio sovrapponibili a quelle dei bambini non affetti. Questo progetto – ha aggiunto - consentirà l’identificazione precocedei pazienti e l’inizio del trattamento in fase pre-sintomatica, massimizzando i risultati della terapia. Inoltre i dati di questo studioconsentiranno di definire l’esatta incidenza della SMA, di valutare la fattibilità dell’inclusione di questa condizione nell’elenco degli screening neonatali obbligatori a livello nazionale, oltre che di consentire ai parenti dei piccoli di effettuare scelte riproduttiveinformate.”

“Questo progetto arricchisce ulteriormente il panel di screening neonatali che il nostro centro screening già offre ai suoi neonati. Infatti la Regione Toscana ha aggiunto al pannello obbligatorio per legge altre 3 malattie da accumulo lisosomiale, come premessa per l’inserimento nel pannello nazionale obbligatorio” ha aggiunto la dr.ssa Maria Alice Donati, Responsabile della Struttura Operativa Complessa di Malattie Metaboliche e Muscolari Ereditarie, del Centro di Eccellenza di Neuroscienze dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze.

Grande soddisfazione dell’Associazione Famiglie SMA che ha contribuito fortemente al risultato. "L’avvento del farmacocommerciale, lo stato avanzato e positivo dei trials in corso e l’approvazione americana della terapia genica rendono indispensabile e imprescindibile arrivare ad identificare i bambini prima del manifestarsi dei sintomi della malattia, per assicurare un futuro di serenità a loro e alle loro famiglie. Ci auguriamo che il progetto pilota faccia da apripista per agevolare lo screening esteso a livello nazionale" – sostiene Daniela Lauro, Presidente Famiglie SMA.

“L’emendamento alla legge di bilancio del 2019, che modifica la legge 197/2016 sullo screening neonatale prevede che anche malattie come questa possano essere inserite nell’elenco degli screening obbligatori”: ha spiegato Teresa Petrangolini, Direttore Patient Advocacy LAB, ALTEMS, Università Cattolica del Sacro Cuore. “Mi auguro che questo innovativo progetto regionale, e idati che ne proverranno, siano da stimolo affinché il Ministero della Salute provveda poi ad una estensione nazionale, così che tutti i bimbi possano avere le stesse opportunità”.

Lo studio è coordinato dall’Istituto di Medicina Genomica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e realizzato grazie alla collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, l’Ospedale Pediatrico “BambinoGesù” di Roma, l’Università Sapienza di Roma, l’Azienda Ospedaliera Universitaria “Anna Meyer” di Firenze, i Governi Regionali di Lazio e Toscana, i Centri Nascita di Lazio e Toscana, l’associazione di pazienti Famiglie SMA ed è reso possibile grazie al contributo non condizionato di Biogen Italia srl.





Ryder Cup, giro d’affari milionari per l’evento sportivo previsto a Roma nel 2022

Sarà una edizione straordinaria e ricca di ’Pil’, l’edizione della Ryder Cup del 2022, pronta ad offrire un contributo importante per il Paese in termini di occupazione, crescita del turismo e dell’economia. Secondo un rapporto del centro di ricerca sull’industria sportiva della Sheffield Hallam University, l’edizione francese della Ryder Cup 2018 ha infatti generato ricavi che ammontano a 253,7 milioni di euro. Con la spedizione di Parigi tra Usa ed Europa che ha avuto dunque risvolti certamente significativi per la Francia.

Oltre 270.000 gli spettatori – provenienti da 90 paesi diversi – presenti al Le Golf National di Guyancourt.

I numeri riportati dall’ateneo britannico tengono anche conto delle spese organizzative, incluse quelle sostenute dalla Federazione francese di golf (FFG) e dalle autorità in materia d’infrastrutture. Con lo sviluppo di 100 impianti costruiti e ammodernati per ospitare la competizione.

Un aumento netto e significativo se considerato che la Ryder Cup 2014 di Gleneagles ha generato alla Scozia ricavi per 106 milioni.

Sono dati importanti, derivati non solo dalla capacità organizzativa ma anche attrattiva di una città come Parigi. Assolutamente di buon auspicio per l’Italia in vista della Ryder Cup 2022 che si giocherà al Marco Simone Golf & Country Club di Guidonia Montecelio (Roma).

Con l’evento, la terza manifestazione più seguita al mondo dopo Olimpiadi e Mondiali di calcio, che rappresenta certamente uno spot per la Città Eterna. Ma che potrebbe trasformarsi anche in un volano per la crescita dell’Italia, dal forte impatto economico-sociale.




Caso ‘Reality’, l’Ad della Rai Salini chiede scusa. Aperta istruttoria sul programma di Enrico Lucci

“Quello che è avvenuto è inaccettabile e non può e non deve accadere”. E’ quanto afferma in una nota l’AD Rai Fabrizio Salini, che ribadisce quanto già affermato stamattina nella nota aziendale diffusa a proposito dell’episodio avvenuto nel corso della prima puntata di “Realiti”, in onda su Rai2.

“Abbiamo il dovere di essere garanti della legalità – dice Salini -. In questo caso non lo siamo stati, chiediamo scusa ai parenti di Falcone e Borsellino, ai familiari di tutte le vittime della mafia e ai telespettatori. E’ in corso un’istruttoria per stabilire le responsabilità. Come ho detto più volte, per la Rai è un obbligo civile, morale e culturale essere rispettosi della legalità: ad essa devono essere ispirate le immagini e le parole che si susseguono nei nostri programmi. E’ una legalità che deve guidare i contenuti che pensiamo e che poi mandiamo in onda, l’informazione che proponiamo, i modi in cui ci comportiamo”.

“Parlare di legalità attraverso le nostre voci e le nostre immagini deve essere la principale missione della Rai, una missione che lega i concetti di cultura e legalità. Purtroppo questo non è avvenuto l’altra sera, non ci sono giustificazioni e mi spiace che un episodio del genere rischi di offuscare la ferma condanna che pure il programma ‘Realiti’ ha evidentemente manifestato e le molte cose buone, di servizio pubblico, che ogni giorno la Rai propone”. La Rai è anche intervenuta con una nota ufficiale in cui annuncia che avvia un’istruttoria. “La Rai ritiene indegne le parole su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino pronunciate da due ospiti della puntata di Realiti, andata in onda su Rai2 in diretta – si legge nel comunicato -. Direttore di Rete, conduttore, autori sono stati ampiamente sensibilizzati sulla necessità di porre la massima attenzione sulla scelta degli ospiti, delle tematiche e sulla modalità di trattazione di argomenti ‘sensibili’; in coerenza con quanto ogni giorno la Rai testimonia attraverso programmi, eventi speciali e fiction dedicati alla sensibilizzazione della collettività contro la criminalità organizzata e a sostegno della memoria dei tanti martiri delle mafie. L’Azienda – conclude il comunicato – ha avviato un’istruttoria per ricostruire tutti i passaggi della vicenda”.

Il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Alberto Barachini (Fi), ha affermato che “la condanna da parte della Rai e l’avvio di un’istruttoria interna per accertarne le responsabilità sono misure doverose, ma non sono sufficienti. La grave offesa arrecata alla memoria di due esempi luminosi della lotta alla mafia si configura come un evidente omesso controllo da parte della governance del servizio pubblico, alla quale richiedo formalmente un controllo più rigoroso dei contenuti e degli ospiti delle trasmissioni, in particolare quando i temi trattati sono così sensibili. Sia la legge che il contratto di servizio pongono precisi obblighi in capo all’azienda concessionaria, che non può permettersi di incorrere in errori simili, minando la credibilità e l’autorevolezza del servizio pubblico”.





Whirpool, Di Maio revoca 15 milioni di incentivi all’azienda che ha annunciato la chiusura degli impianti di Napoli

Il sit-in degli operai della Whirlpool di Napoli, davanti al Mise, ha accompagnato il tavolo convocato sul destino dello stabilimento partenopeo, a rischio cessione e chiusura. Lo scorso venerdì, 31 maggio, la multinazionale di elettrodomestici ha annunciato ai sindacati la volontà di cedere lo stabilimento dove lavorano 430 persone, cogliendo di sorpresa i lavoratori, rispetto a quanto previsto nel piano 2019-2021, firmato dalle parti al Mise, il 25 ottobre 2018. La decisione di Whirlpool metterebbe a rischio l’occupazione di circa 430 lavoratori che potrebbero arrivare a 800 calcolando l’indotto di un territorio che peraltro non gode di buona salute. Intanto, il tavolo di crisi sulla Whirlpool sarà riconvocato tra una settimana e Di Maio, in attesa del nuovo confronto ha già annunciato tagli durissimi per l’azienda: "Firmo la direttiva che revoca incentivi all’azienda per 15 milioni di euro. Whirpool che oggi dice di voler chiudere lo stabilimento di Napoli non ha tenuto fede ai patti. Vediamo se così torna a più miti consigli visto che mercoledì abbiamo un incontro".  La segretaria nazionale della Fiom Cgil, Barbara Tibaldi rivela: “oggi è uscito chiaro da parte del governo oltre che dai sindacati che Whirlpool Italia è Whirlpool con Napoli. Ho fatto fatica a capire la posizione di Whirlpool. Per tre volte ci hanno chiesto di ascoltare le loro proposte su Napoli. Gli abbiamo chiesto se c’è anche quella di non vendere Napoli, ma non sono in grado di dare una risposta e chiedono di vederci la prossima settimana”. Barbara Tibaldi, al termine del tavolo convocato al Mise commenta: “Di Maio ha detto che a fronte di una posizione come quella tenuta oggi, lui blocca tutti gli incentivi previsti per l’azienda e valuta la restituzione di quelli già erogati”. Il ministro Di Maio, invece, ha fatto sapere via social, come è sua abitudine, che “non si prende per il culo lo Stato italiano. Non con me, non con questo Governo”. Avrebbe perfino usato parole pesanti Luigi Di Maio rivolgendosi ai vertici Whirlpool nel corso dell’incontro con le parti al ministero dello Sviluppo economico, come riferiscono fonti presenti alla riunione. “Non mollerò mai – ha poi scritto Di Maio nel post su Facebook – con il MoVimento 5 Stelle al Governo non si prendono in giro né lo Stato né i lavoratori. Grazie alle donne e agli uomini della Whirlpool arrivati al Mise da Napoli”. Secondo le stesse fonti il vicepremier e ministro avrebbe poi affermato che “lo Stato si farà rispettare. Si sono firmati accordi ben precisi. State creando un precedente gravissimo. Dovete rispettare istituzioni e lavoratori. Io sono e sempre sarò al loro fianco. Siamo disposti a impegnarci ancora di più con l’azienda per trovare una soluzione”.

Intanto i lavoratori dello stabilimento di Napoli si riuniranno in assemblea mercoledì 5 giugnoalle 10, in via Argine a Napoli per confrontarsi sull’incontro al ministero dello Sviluppo Economico. Le organizzazioni sindacali illustreranno quanto emerso nell’ambito dell’incontro al Mise a partire dalle posizioni espresse dal ministro Di Maio e condivise da Fim-Fiom-Uilm. “È stato un incontro interlocutorio – sottolineano i segretari generali di Fiom Cgil Campania e Fiom Cgil Napoli, Massimiliano Guglielmi e Rosario Rappa”. “Il ministro Di Maio – spiegano – ha ribadito che l’accordo di ottobre va rispettato, minacciando sanzioni qualora la Whirlpool non intenda rispettare gli impegni di rilancio del sito di Napoli così come previsto dall’accordo del 25 ottobre scorso. Il ministro si è impegnato a contattare i vertici americani e a riconvocare tra una settimana un nuovo tavolo di confronto, chiedendo la presenza di tutti i livelli istituzionali territoriali in cui esistono insediamenti Whirlpool. Per noi la lotta continua e con i lavoratori, domani, decideremo le ulteriori e necessarie iniziative di sostegno alla vertenza”.

Da parte sua il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella, sottolinea che “la vicenda Whirlpool, se non risolta positivamente, rischia di minare fortemente la credibilità di istituzioni e imprese e, con esse, la speranza di costruire un progetto concreto e condiviso di rilancio del Mezzogiorno”.  Walter Schiavella, a margine dell’assemblea pubblica dell’unione Industriali aggiunge che la vicenda “è assolutamente emblematica degli effetti non governati e combinati di due fattori – spiega -: comportamenti eticamente inaccettabili di multinazionali e imprese che puntano solo ad ottimizzare profitti a scapito della quantità e qualità del lavoro scaricando sulla collettività i costi sociali delle loro scelte, e assenza di politiche industriali capaci di sostenere autonomamente progetti di rilancio produttivo del Mezzogiorno”.

Tra le reazioni politiche, Stefano Fassina, di Liberi e Uguali argomenta che “il governo non può lasciar calpestare la nostra Costituzione dalla Whirlpool: la multinazionale ha preso impegni a fine ottobre scorso, lo Stato ha impegnato e continua a impegnare risorse. Il piano industriale sottoscritto va portato avanti”. Stefano Fassina, sotto al Mise con i lavoratori di Napoli della Whirlpool aggiunge: “il ministro Di Maio deve dedicare massima attenzione alla vicenda: è in gioco uno degli ultimi grandi insediamenti industriali del Mezzogiorno. Deve anche affrontare il problema generale e sempre più insostenibile. Anche i lavoratori di Napoli sono vittime dell’ennesima delocalizzazione, in Polonia, all’interno del mercato unico europeo, fattore di dumping sociale e svalutazione del lavoro”, ha concluso Fassina. Con i lavoratori della Whirlpool sotto la sede del Mise anche il segretario nazionale di Articolo Uno, Roberto Speranza insieme ad Arturo Scotto mentre al tavolo del Mise c’era anche il deputato di Articolo Uno, Guglielmo Epifani.

Secondo Michele Meta, commissario della Federazione Pd di Napoli, “solo oggi il Ministro Di Maio si accorge di quanto sia drammatica la vertenza dei lavoratori Whirlpool, con oltre 400 lavoratori e le loro famiglie abbandonate al loro destino”. Michele Meta aggiunge che “purtroppo arrivano fuori tempo massimo le polemiche sollevate da Di Maio nei confronti dell’azienda, sulla quale avrebbe dovuto vigilare in questi mesi per far rispettare l’accordo sottoscritto al Mise”. Meta conclude che “Napoli ed il Sud sono abbandonati dal Governo di cui fa parte il Ministro Di Maio: 80.000 lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa dell’assenza del Governo sulle politiche industriali e sul sostegno alle politiche per il lavoro”.





A24 e A25, rischio salasso dal 1 luglio. Aumenta il pedaggio del 19%

Senza un intervento del Governo dal 1 luglio aumenteranno le tariffe del 19% sulle autostrade A24 - A25. A ricordarlo è la società Strada dei Parchi, concessionaria delle autostrade A24-A25. "Nove mesi fa Strada dei Parchi come segno di attenzione e sostegno al territorio abruzzese e del Lazio, decise di congelare le tariffe, il cui aumento era previsto per legge su tutte le autostrade d’Italia. Da allora, nonostante i ripetuti tentativi da parte della concessionaria, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non è riuscito ad offrire una interlocuzione stabile per poter affrontare il tema che tanto preoccupa gli automobilisti non solo abruzzesi e laziali", si legge nella nota. "Il canale di dialogo è sempre aperto come avvenuto peraltro in modo fruttuoso nelle ultime settimane sul dossier Gran Sasso" scrive in una nota il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. "Lo scopo è evitare nuove stangate dal primo luglio e trovare una intesa che sia effettivamente sostenibile per la gestione della A24-A25". "E’ grazie all’impegno determinante del Mit se sono stati evitati i rincari sulle autostrade, sia nell’autunno scorso sia, soprattutto, a inizio 2019 su circa il 90% della rete". La società, Strada dei Parchi, sottolinea il Mit, "ci sta chiedendo un’anticipazione di risorse pubbliche a valere sul Fondo infrastrutture, da mettere a punto con norma primaria e in seno a una sorta di stralcio del Piano finanziario, per proseguire gli interventi di messa in sicurezza, anche delle gallerie. In ogni caso, il concessionario è stato convocato giovedì prossimo al ministero e intanto prosegue la necessaria interlocuzione con il Mef per raggiungere il risultato di difendere gli interessi di chi viaggia su quella importante infrastruttura", conclude il Mit.





Lavoro, Whirlpool: "Non chiuderemo polo Napoli"

"In linea con il piano industriale" di ottobre, Whirlpool "non intende procedere alla chiusura del sito di Napoli, ma è impegnata a trovare una soluzione che garantisca continuità industriale e massimi livelli occupazionali del sito". Così Whirlpool dopo l’annuncio del ministro Di Maio della volontà di revocare gli incentivi all’azienda. Riconfermando la "centralità dell’Italia", Whirlpool auspica nell’incontro al Mise di domani con Istituzioni e Sindacati "di poter iniziare il percorso volto a risolvere la vertenza".





Arcelor Mittal (ex Ilva), confermata la cassa integrazione per 1400 lavoratori per 13 settimane e a partire dal primo luglio

ArcelorMittal ha confermato ai sindacati dei metalmeccanici l’intenzione di procedere con la cassa integrazione per circa 1.400 addetti dello stabilimento di Taranto (ex Ilva) a partire dall’1 luglio e per 13 settimane. La comunicazione è arrivata nell’incontro che l’azienda, presente con l’amministratore delegato Jehl, ha avuto con Fim, Fiom, Uilm, nazionali e territoriali, presso Confindustria a Roma.

Per Gianni Venturi, segretario nazionale della Fiom, "si è trattato di un incontro insoddisfacente. Alle difficoltà di mercato prospettate da ArcelorMittal abbiamo opposto, come sindacato, un quadro di riferimento che a partire dal 6 maggio doveva esaurirsi con la mancata risalita produttiva a 6 milioni di tonnellate. Dopo 30 giorni ArcelorMittal decide di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria per 13 settimane per 1.400 lavoratori in una realtà dove già sono in cassa integrazione straordinaria 1.700 lavoratori, in ragione di una delicata e difficile transizione negli assetti proprietari e produttivi dell’ex Ilva". 

"In ragione di ciò - continua Venturi - abbiamo chiesto ad Arcelor Mittal di valutare e di riconsiderare la scelta, e contemporaneamente di richiedere un incontro urgente al ministero dello Sviluppo economico per la verifica e il rispetto dell’insieme degli impegni sottoscritti nell’accordo del 6 settembre: impegni che riguardano sia il versante del risanamento ambientale, anche alla luce della prospettata revisione dell’aia, sia gli impegni sui volumi produttivi e i livelli occupazionali dell’insieme della forza lavoro del gruppo. Con ciò intendendo la necessità di attivare immediatamente un tavolo sugli appalti, sui perimetri delle funzioni esternalizzate, sui contratti applicati ai lavoratori in esse impegnati e sulle condizioni relative alla loro salute e sicurezza".

"Infine - ha concluso Venturi - abbiamo chiesto ad ArcelorMittal di avviare concretamente e urgentemente una fase di negoziazione aziendale per accompagnare attraverso di essa e delle risorse dedicate la riorganizzazione dei processi produttivi e il conseguimento degli obiettivi che in quella sede saranno definiti."





Decreto Sbloccacantieri, nuovo presidio sindacale davanti al parlamento

Di nuovo in piazza Monte Citorio per chiedere al governo di rivedere le proprie posizioni sui contenuti del decreto legge ‘sblocca cantieri’, una norma considerata "pericolosa per il settore degli appalti pubblici". Cgil, Cisl e Uil, insieme ad un ampio cartello di associazioni (Acli, Arci, Avviso pubblico, Legambiente, Libera, Sos imprese, Centro Pio La Torre, Kyoto club, Gruppo Abele) sono tornati a manifestare con un presidio unitario sotto al Parlamento.

"Come abbiamo già fatto nella manifestazione dei giorni scorsi – dichiarano i segretari nazionali di Cgil, Cisl, Uil, Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello e Tiziana Bocchi – torniamo a denunciare le pesanti ripercussioni sulle lavoratrici e sui lavoratori di questo decreto, per quanto concerne la sicurezza e la corretta applicazione contrattuale. Tutto ciò lo riteniamo un grave errore da parte del governo Conte. Per questo – concludono – invitiamo tutte e tutti a partecipare alla mobilitazione”. Sulla "pericolosità" del decreto sblocca-cantieri è tornato domenica anche Maurizio Landini: "Non è vero che sblocca i cantieri - segretario generale della Cgil, intervenendo alla manifestazione Repubblica delle Ideedi Bologna - ma peggiora le condizioni perché allarga il subappalto”.

“Nel nostro Paese – ha sottolineato – il sistema di appalti e subappalti ha prodotto dei pezzi interi dell’economia reale finiti nelle mani della malavita organizzata”. Per cambiare questo aspetto del provvedimento, legato appunto ai subappalti, “serve una grande battaglia. Siccome Confindustria su questo è stata tiepida, noi abbiamo detto che così non funziona perché non siamo disponibili ad accettare un peggioramento delle condizioni”.

Altro autorevole intervento in vista del presidio di martedì 11 giugno è quello di don Luigi Ciotti, presidente di Libera: "Molti autorevoli tecnici e magistrati, pur riconoscendo la necessità di una misura del genere, hanno sottolineato le debolezze, le ambiguità e il potenziale criminogeno di questo decreto - ha detto Ciotti - È un chiaro e deprecabile esempio di come la giustizia sociale possa essere sacrificata ai giochi di potere di una politica che ha perso l’orizzonte fondamentale dell’etica del bene comune".

"Più spazio alla corruzione, con l’incremento di poteri arbitrari dei commissari straordinari svincolati da regole e controlli. Più spazio alle infiltrazioni mafiose, con l’innalzamento della soglia di lavori subappaltabili - continua il presidente di Libera - Più spazio ai cartelli di imprenditori, i soli capaci di volgere a proprio vantaggio un meccanismo insensato di assegnazione delle gare con criteri casuali di esclusione delle offerte. Meno spazio ai diritti e alla sicurezza dei lavoratori, ancora sacrificati sull’altare del profitto, per quanto spesso illecito. Meno spazio a competenze e professionalità, data l’eliminazione di un albo dei professionisti imparziali per le commissioni di gara e la delega alle imprese dell’elaborazione dei progetti esecutivi nell’appalto integrato. In poche parole - conclude il prete antimafia - si sta concimando il terreno su cui potrà attecchire rigogliosa la malapianta della corruttela futura". 





Flat Tax? Per la Cgil dimezza solo le tasse ai più ricchi

Numeri da mettere a memoria, quelli diffusi dalla Cgil nel merito della flat tax. Fino a 19 mila euro di tasse in meno per chi ha un reddito di 110mila euro, un risparmio di 8.100 euro all’anno per i redditi di 50mila euro ed un aggravio invece per chi ha un un reddito annuale lordo di 18 mila. sono questi seconod la Cgil, alcuni degli effetti del progetto flat tax, così come prospettato finora.
    In base alle indicazioni emerse - che prevedono di ridurre le aliquote dalle attuali 5 (23%, 27%, 38%, 41% e 43%) a 3, che sarebbero pari a 15% (fino a 50 o 60 mila euro) a 40% la massima (oltre i 100.000 euro), con un valore immaginato intermedio per la seconda aliquota - un lavoratore con reddito annuo lordo di 18.000 euro, e gli 80 euro, paga oggi circa 1.870 euro di Irpef. Con la nuova aliquota, cui aggiungiamo una deduzione di 4.000 euro come annunciato circa un anno fa, andrebbe a pagare 2.100 euro. Un lavoratore con reddito pari a 50.000 euro paga attualmente circa 15.000 euro. Con la riforma ne pagherebbe 6.900, con un vantaggio di 8.100 euro. Un lavoratore con reddito pari a 110.000 euro paga attualmente 40.470 euro, con la riforma ne pagherebbe 21.500.





Dl crescita, Governo grande mediatore sul debito di Roma

Il Governo sarà il grande mediatore sull’immenso debito di Roma Capitale. Alla fine è arrivata una ciambella di salvataggio per l’Amminstrazione Raggi. I relatori al dl Crescita hanno presentato un nuovo pacchetto di emendamenti che contiene anche una proposta per passare allo Stato parte del debito storico della Capitale (1,4 miliardi) e per venire incontro agli Comuni in dissesto e pre-dissesto. Si prevede l’istituzione di un fondo ad hoc dove far confluire gli eventuali minori esborsi per rinegoziazione dei mutui da parte dell’attuale Commissario al debito di Roma, che serviranno per i debiti delle città metropolitane. Tra le altre norme presentate spunta un nuovo bonus per i ’mecenati’ delle scuole superiori: stanzia 3 milioni nel 2021 e 6 a regime. Arriva anche una norma per ’salvare’ i fornitori di Mercatone Uno mentre la ’mini-tassa’ per chi decide di trasferire la residenza in Italia si potrà applicare anche agli sportivi professionisti. Si amplia la platea dei risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie che possono accedere al Fir e ci sarà la garanzia pubblica fino alla fine dell’anno sui bond di Banca Carige.





Durigon (Lega) rilancia: “All’Italia serve uno shock fiscale”

Sui prossimi passi del governo in campo economico. “Noi abbiamo idee chiare su tutto quello che vogliamo proporre da qui in avanti –ha affermato Durigon-. Quello che è stato fatto ha già dato risposte a molti cittadini: quota 100, reddito di cittadinanza, taglio dell’inail, flat tax su partite iva. Ora c’è necessità di uno shock finanziario, la flat tax. I ceti medi bassi hanno bisogno di pagare meno tasse e avere più peso economico. Credo che sia l’intento dei due vicepremier e quindi proseguiamo su questa strada. Non penso che l’UE possa esprimersi negativamente sulla flat tax, che genererà più economia interna e più investimenti. Il lavoro è collegato ai futuri investimenti. C’è lo sblocca cantieri, ma abbiamo bisogno di fare andare avanti anche le cento grandi opere che sono ferme. Per quanto riguarda il cuneo fiscale, stiamo ragionando su come operare nell’ambito del salario minimo. E’ necessario trovare un giusto connubio tra salario minimo e taglio del cuneo fiscale. Non ci saranno lacrime e sangue per i cittadini, anzi sono convinto che riusciremo a mettere a disposizione dei cittadini quelle somme che servono per rigenerare l’economia e dare un po’ di respiro a tutti quanti”. Sull’unità del governo. “E’ determinante che le due forze di governo siano unite e si torni a lavorare come i primi mesi. Questa campagna elettorale ha un po’ allontanato gli obiettivi, ma il dialogo che hanno avuto ieri il premier e i vicepremier è stato importante” Sulle critiche di Confindustria. “Fa parte del gioco. Se fossero stati un po’ più attenti negli anni passati, quando c’è stato un tacito assenso, avrebbero potuto indirizzare i governi su politiche più efficienti in campo economico” ha dichiarato Durigon.





Meloni pronta a nuove elezioni politiche per avere una maggioranza certa con la Lega

“Alla richiesta di rinforzare il governo o di entrare in un esecutivo “rispondo di no: se avessi voluto far parte di questo esecutivo lo avrei fatto dall’inizio. L’unico modo di avere Fratelli d’Italia al governo è andare a nuove elezioni e consentire di avere una maggioranza che esca dalle urne compatta, coesa dalle urne e un governo che possa governare cinque anni. Ma questo è un mio auspicio perché non dipende da me. In ogni caso i voti di Fratelli d’Italia per le cose buone che questo governo dovesse portare in aula ci saranno sempre, come ci sono sempre stati, ma ci sarà anche la nostra opposizione per le iniziative che fanno male all’Italia”. Lo ha detto nel corso di una intervista all’Agenzia Vista il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.





Il Governo? Avanti piano, per ora. Resta il braccio di ferro tra Premier, Mef e Vicepremier

Un vertice semi notturno a tre a palazzo Chigi fra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Si tratta del primo chiarimento dopo le europee e che aveva lo scopo di trovare punti in comune tra le parti per rinsaldare l’alleanza fra i due ministri e accorciare la distanza dal premier Conte in particolare sull’Europa e la procedura di infrazione. Nodo sul quale il Capo del governo avrebbe posto un altro ultimatum: “Tratto io con l’Europa o mollo”. Un passaggio cruciale per il Governo e che, di fatto, ha fatto chiudere in un cassetto, almeno per ora, l’ipotesi di una crisi di governo. Lo stop posto da Conte, con la condivisione di Tria sulle trattative con Bruxelles ha fatto fare marcia indietro ai due vicepremier. Secca e perentoria la nota di Palazzo Chigi: “Sarà necessario un incontro con i tecnici del Mef e il ministro Tria per mettere a punto una strategia da adottare nell’interlocuzione con l’Europa, volta ad evitare una procedura di infrazione per il nostro Paese, e per impostare una manovra economica condivisa”.

Un vertice che è stato un vero e proprio banco di prova per lo stato di salute del governo in vista anche del delicato Consiglio dei ministri. Una verifica che si è conclusa con la soddisfazione di entrambi gli azionisti del governo che, al termine del confronto di quasi due ore, si sono scambiati una stretta di mano quasi a suggellare l’intesa ritrovata. Entrambi, infatti, hanno incassato qualcosa: Salvini il dl sicurezza e Di Maio un’accelerazione sul salario minimo. La priorità per entrambi, inoltre, è quella di tagliare le tasse.

Salvini, dal canto suo, ha infatti assicurato che il governo va avanti, con “l’obiettivo comune di evitare l’infrazione garantendo la crescita, il diritto al lavoro e il taglio delle tasse”. E ha ribadito: “Non ci sarà nessuna manovra correttiva e nessun aumento di tasse”.

“Clima positivo di chi vuole lavorare al massimo per l’Italia” anche per Luigi Di Maio. Per il leader del M5S “il primo obiettivo e la priorità in questo momento è abbassare le tasse e – ha detto – lavoreremo per questo”.

Oltre alla procedura di infrazione sul debito italiano, molti gli altri dossier sul tavolo a partire dall’agenda per rilanciare l’azione del governo. Tra i nodi quello delle nomine Ue e l’eventuale rimpasto all’interno dell’esecutivo. Un nuovo vertice a tre si terrà nei prossimi giorni “per completare il piano di azione da perseguire sino alla fine della legislatura”.




Procedura infrazione, Di Maio: "Più rispetto da UE, no a Manovrina"

"Noi dobbiamo essere forti delle nostre convinzioni, siamo un Paese che può pretendere più rispetto in Europa. L’obiettivo è di fare una legge di bilancio, a dicembre, che sia in grado di aumentare gli stipendi ed abbassare le tasse. L’obiettivo non è andare contro l’UE, ci vuole un dialogo, e posizioni forti. Per noi di manovrina non si deve nemmeno parlare. Noi dobbiamo essere forti delle nostre convinzioni, siamo un Paese che può pretendere più rispetto in Europa. L’obiettivo è di fare una legge di bilancio, a dicembre, che sia in grado di aumentare gli stipendi ed abbassare le tasse. L’obiettivo non è andare contro l’UE, ci vuole un dialogo, e posizioni forti. Per noi di manovrina non si deve nemmeno parlare".  Lo ha detto il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Di Maio, in collegamento radiofonico con "Non stop News" su Rtl 102.5.





Sulla procedura d’infrazione Salvini fa spallucce: "L’Ue non andrà fino in fondo"

"La Ue non andrà in fondo. L’Italia è un Paese con 60 mln di abitanti, è tra le prime economie europee. Non siamo la Grecia, Paese nel quale l’Ue ha fatto macelleria sociale". Così il leader Lega e vicepremier, Matteo Salvini, all’indomani del vertice a Palazzo Chigi con Di Maio e Conte. "Siamo tra i migliori pagatori, versiamo ogni anno 6 mld nelle casse dell’Europa e ne ritornano molti meno (...). Quello che chiediamo è ragionevole in caso contrario cominceremo col tenerci i 6 mld". Poi sui minibot: "Non mi impunto. Ma Tria e Conte mi dicano come risolvere il problema dei pagamenti alle imprese".





Tria non si sposta di un millimetro: "Stabilità finanziaria essenziale"

"La stabilità finanziaria è un obiettivo imprescindibile", "il governo è determinato a centrare gli obiettivi adottando la dove necessario le iniziative adeguate per il loro raggiungimento". Lo ha detto il ministero dell’Economia Tria all’assemblea di Assonime. "Le previsioni di crescita prevedono una performance per il secondo trimestre simile all’andamento dei primi 3 mesi", ha spiegato poi Tria, sottolineando che il Governo mira a una riduzione delle tasse, che "è favorevole alla crescita se perseguita salvaguardando la stabilità".





Conte al contrattacco: "Nessuna manovra bis e va evitata la procedura d’infrazione"

"E’ ragionevole ritenere che non sia necessaria una correzione in corso d’opera delle nostre finanze pubbliche, che sarebbe anzi dannosa in un momento in cui il Paese sta riuscendo con fatica a rialzarsi, ha detto il premier Conte all’assemblea di Assonime. Conte ha ribadito che il dialogo con l’Ue è fondamentale per ridurre il debito pubblico e che il Governo "è impegnato a evitare l’apertura di una procedura d’infrazione". Per Conte, è probabile che a fine anno il deficit scenda al 2,2%, non al 2,5% previsto dalla Commissione Ue.





L’Istat fa in conti in tasca agli italiani. Ecco la spesa media e la forchetta tra ricchi e poveri si allarga

Nel 2018, la spesa media mensile delle famiglie è stata di 2.571 euro mensili in valori correnti, pressoché invariata rispetto al 2017 (+0,3%), quando era cresciuta dell’1,6% sul 2016. Nel 2018 la spesa reale è scesa dello 0,9%. "La spesa è ancora lontana dai livelli del 2011 (2.640 euro mensili) cui a avevano fatto seguito 2 anni di forte contrazione". I livelli di spesa più alti si registrano nel Nord-ovest (2.866 euro) nel Nord-est (2.783) e nel Centro (2.723). I più bassi nel Sud (2.087 euro) e nelle Isole (2.068 euro). Ma vediamo nel dettaglio quello che ci dice l’Istat: Nel 2018, la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.571 euro mensili in valori correnti, sostanzialmente invariata rispetto al 2017 (+0,3%), quando era cresciuta dell’1,6% sul 2016. La spesa è ancora lontana dai livelli del 2011 (2.640 euro mensili), cui avevano fatto seguito due anni di forte contrazione.

Considerando la dinamica inflazionistica (+1,2% la variazione dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale, NIC), in termini reali la spesa diminuisce dello 0,9%, segnando una contrazione per la prima volta dopo la moderata dinamica positiva registrata dal 2014 al 2017.

Poiché la distribuzione dei consumi è asimmetrica e maggiormente concentrata nei livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie ha speso un importo inferiore al valore medio. Se si osserva il valore mediano, ovvero il livello di spesa per consumi che divide il numero di famiglie in due parti uguali, il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2018 una cifra non superiore a 2.153 euro, invariata rispetto ai 2.154 euro del 2017.

Come in passato, i livelli di spesa più elevati, e superiori alla media nazionale, si registrano nel Nord-ovest (2.866 euro), nel Nord-est (2.783) e nel Centro (2.723 euro); più bassi, e inferiori alla media nazionale, nel Sud (2.087 euro) e nelle Isole (2.068 euro).

La composizione della spesa resta sostanzialmente immutata rispetto al 2017: è ancora l’abitazione ad assorbire la quota più rilevante (35,1% della spesa totale), seguita dalla spesa per prodotti Alimentari e bevande analcoliche (18,0%) e da quella per Trasporti (11,4%).

Coerentemente con le linee guida internazionali, e con i Report precedenti, nella spesa per l’abitazione è compreso l’importo degli affitti figurativi (vedi Glossario), cioè la spesa che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un’abitazione con caratteristiche identiche a quella in cui vivono e di cui sono proprietarie, usufruttuarie o che hanno in uso gratuito. Anche al netto di tale posta, nel 2018 la spesa media familiare in termini correnti (1.982 euro) è stabile rispetto al 2017 (+0,2%).

Le famiglie hanno speso per prodotti Alimentari e bevande analcoliche in media 462 euro mensili, senza differenze significative rispetto ai 457 euro del 2017. Più nel dettaglio, aumenti di spesa si registrano per le carni (98 euro mensili, +4,0% rispetto all’anno precedente), i pesci e i prodotti ittici (41 euro mensili, +3,4% sul 2017) e per caffè, tè e cacao (15 euro, +5,0%). Le carni costituiscono anche la voce di spesa alimentare più importante in termini di composizione del carrello, rappresentando il 3,8% della spesa totale; il pesce pesa meno della metà delle carni (1,6% della spesa complessiva) e caffè, tè e cacao appena lo 0,6%.





Consumi, la Coldiretti denuncia: "Spesa più bassa di dieci anni fa"

La spesa alimentare degli italiani nel 2018 è stata di 5.544 all’anno per famiglia con un calo di ben 156 euro rispetto a dieci anni fa. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi alla spesa delle famiglie dai quali emerge che l’incidenza della spesa alimentare sul totale è del 18%. Si assiste complessivamente – sottolinea la Coldiretti - ad un taglio della spesa degli italiani del 3% nel corso del decennio ma cambia anche la composizione del carrello. L’ortofrutta – precisa la Coldiretti - diventa la maggiore voce di spesa degli italiani per un importo di 1.260 euro all’anno per famiglia e sorpassa la carne con 1.176 euro mentre al terzo posto sul podio sul podio pane e pasta con 912 euro all’anno. Sul cibo in Italia si assiste in realtà – continua la Coldiretti – ad una polarizzazione nei consumi con un numero elevato di cittadini che si rifugia nei discount low cost mentre chi può cerca di dare un contenuto etico e salutistico ai propri acquisti con l’aumento nel carrello del biologico, del prodotto locale e a chilometri zero, magari acquistato direttamente dal produttore nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica. Nonostante il contenimento che si è verificato nel decennio la spesa alimentare - conclude la Coldiretti - rappresenta, dopo l’abitazione, la voce più importante nel budget familiare.




Federconsumatori, necessarie misure per rilanciare i redditi

La spesa delle famiglie è ferma rispetto al 2017, ancora lontana dal livello registrato nel 2011. Allora la spesa media mensile delle famiglie era di 2.640 Euro, oggi si attesta a 2.571 Euro, ovvero il -2,6%. Si è interrotta – rileva l’Istituto di Statistica – la moderata dinamica positiva registrata dal 2014 al 2017. Tali rilevazioni non fanno altro che peggiorare il già grave allarme che abbiamo lanciato in merito al potere di acquisto delle famiglie, soprattutto per i ceti medio-bassi. Se la spesa si è fermata vuol dire che le famiglie vivono una situazione di difficoltà sempre più profonda, a fronte di redditi che non crescono abbastanza e che non riescono a far fronte alle necessità. Questo andamento fa crescere in maniera insopportabile le già forti disuguaglianze presenti nella nostra società, aprendo spaccature che sarà sempre più difficile rimarginare. Tutto ciò dimostra, inoltre, quanto siano risultati fallimentari e insufficienti le misure palliative adottate dal Governo: non basteranno i provvedimenti di carattere assistenzialistico per uscire da una situazione simile. C’è bisogno, piuttosto, di misure di carattere strutturale, in grado di far crescere il lavoro stabile, le sicurezze, le garanzie, i redditi, la domanda interna e, per questa via, la produzione. “C’è bisogno di misure che siano in grado di far vedere alle famiglie e al Paese uno spiraglio di luce, una crescita reale, non fondata solo su promesse e proclami.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.





Presentato il bilancio ed il Rapporto Sociale di Enac

Il Rapporto e Bilancio Sociale ENAC sulle attività svolte dall’Ente nel corso del 2018 è stato presentato a Istituzioni, operatori e stampa dal Presidente Nicola Zaccheo e dal Direttore Generale Alessio Quaranta. Come avviene dal 2007, la pubblicazione del Bilancio Sociale consente all’ENAC di dare conto, su base volontaria e in un’ottica di trasparenza, a Istituzioni, cittadini e pubblici di riferimento, delle azioni realizzate nell’anno trascorso. La presentazione, come di consueto, è stata ospitata dal Senato della Repubblica, sede di Palazzo Giustiniani. Hanno partecipato all’evento circa 200 persone tra rappresentanti istituzionali, vertici delle compagnie aeree nazionali, delle società di gestione aeroportuale, delle società di assistenza a terra e delle principali associazioni attive nel settore. Il Presidente Nicola Zaccheo, nel messaggio di apertura, ha presentato un excursus generale sui temi di maggior rilievo del settore, sulle iniziative prioritarie da intraprendere per lo sviluppo del comparto e sulle modalità attraverso le quali l’Ente deve essere in grado di cogliere le sfide future e le prospettive di crescita dei prossimi anni. A seguire è intervenuto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli con un’analisi sulla complessità del settore e sul ruolo dell’ENAC. I temi principali del volume sono stati presentati dal Direttore Generale Alessio Quaranta attraverso una relazione di sintesi con la quale ha illustrato gli elementi che hanno caratterizzato il settore nel corso del 2018. Tra i contenuti principali: la sicurezza (sia safety sia security), la regolazione economica, gli investimenti aeroportuali, la tutela ambientale, i diritti dei passeggeri, le attività internazionali svolte dall’Ente in rappresentanza dell’Italia, la regolazione dello spazio aereo, i droni e le sfide del futuro, come i carburanti alternativi, i viaggi suborbitali e lo spazioporto. Il focus sulla sicurezza, sull’evoluzione veloce e dinamica del trasporto aereo e dell’uso stesso del mezzo aereo, nonché sul ruolo da protagonista che l’ENAC ricopre nel settore a livello nazionale e internazionale sono stati forniti dal Vice Direttore Generale Alessandro Cardi. Sono state quindi ospitate le relazioni di importanti rappresentanti del comparto tra i quali il Presidente di Assaeroporti Fabrizio Palenzona e l’Amministratore Delegato di ENAV Roberta Neri. Dopo i saluti della Vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni e del Sen. Questore Laura Bottici in rappresentanza del Senato, è seguito l’intervento di Mauro Coltorti, Presidente della 8a Commissione Lavori pubblici, comunicazioni Senato. Le conclusione sono state affidate a Giulia Lupo, Membro della 8a Commissione Lavori pubblici, comunicazioni Senato. In apertura del volume Rapporto e Bilancio Sociale 2018 sono riportati tre INTERVENTI a cura dei vertici dell’ENAC i cui estratti sono riportati a seguire. La pubblicazione contiene, quindi, i principali dati di traffico e le 26 schede del Bilancio Sociale con il dettaglio delle attività svolte nelle 8 aree tematiche di riferimento: L’Istituzione, La Safety, La Security, Gli Aeroporti, La Regolazione economica, La Regolazione dello spazio aereo, L’Ambiente, L’Attività internazionale. Dal pomeriggio dell’11 giugno, il volume Rapporto e Bilancio Sociale 2018 può essere consultato integralmente, sia nella versione in italiano sia in inglese, sul sito dell’ENAC. Si rimanda, pertanto, a questa pubblicazione per l’analisi completa e ufficiale delle attività istituzionali dell’ENAC nel corso del 2018. I lavori della presentazione del rapporto e Bilancio Sociale 2018 dell’ENAC sono stati trasmessi in diretta streaming sul canale web del Senato della Repubblica. La redazione del Rapporto annuale rappresenta, come ogni anno, un momento di sintesi del lavoro svolto da tutto il personale dell’ENAC a favore dello sviluppo del settore garantendo la sicurezza, i diritti dei passeggeri, la qualità, la tutela ambientale e l’equa competitività. Si evidenziano alcuni degli aspetti contenuti nel volume e, a seguire, gli estratti degli interventi dei vertici dell’ENAC. CRESCITA DEL TRAFFICO AEREO: Il 2018 ha visto la conferma della crescita del traffico aereo nel nostro Paese: +5,8% rispetto al 2017 arrivando ad avere 184.810.849 passeggeri negli scali nazionali. L’aeroporto principale si conferma quello di Roma Fiumicino registrando quasi 43 milioni, con una crescita del 5% e con la quota del 23,2% del totale del traffico. Ryanair è la prima compagnia per i voli internazionali, mentre Alitalia si consolida nella prima posizione per quelli nazionali. DIRITTI PASSEGGERI: Prosegue costante l’impegno dell’ENAC riguardo la tutela dei passeggeri, in qualità di Organismo responsabile della tutela dei diritti dei Passeggeri in caso di negato imbarco, cancellazione o ritardo prolungato del volo. Nel 2018 l’ENAC ha ricevuto 5.867 reclami di mancato rispetto del regolamento europeo 261 del 2004. Ha avviato 81 sanzioni a compagnie aeree per un importo di 262.867 Euro. PROGETTO AUTISMO: Nel corso dell’anno si è ulteriormente consolidato il progetto “Autismo – in viaggio attraverso l’aeroporto”, frutto dell’attività condivisa tra l’ENAC, Assaeroporti e le principali associazioni di settore, con nuove adesioni. A fine dicembre il progetto è attivo sugli aeroporti di Bari e Brindisi (Aeroporti di Puglia); Firenze e Pisa (Toscana Aeroporti); Bergamo (Sacbo); Milano Linate e Malpensa (SEA); Napoli (Gesac); Olbia (Geasar); Roma Fiumicino e Ciampino (ADR); Torino (Sagat); Trapani (Airgest); Venezia (Save). Altri aeroporti hanno nel frattempo aderito al progetto o stanno ultimando la fase di implementazione. AMBIENTE: Come da propria Mission, incessante è l’impegno dell’Ente nel promuovere azioni, sia a livello nazionale, sia internazionale, per tutelare l’ambiente, per ridurre le emissioni acustiche e gassose prodotte dalle attività di trasporto aereo, con particolare riguardo alle iniziative volte alla protezione degli effetti sul cambiamento climatico e a progetti di ricerca per carburanti alternativi. DRONI: I Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, oramai noti come droni anche a livello regolamentare, sono sempre più diffusi e utilizzati per servizi fotografici, televisivi, ispezioni di edifici, tralicci elettrici, oleodotti, etc. In tale contesto, l’ENAC è impegnato principalmente su due aspetti: la definizione di criteri per autorizzare il loro impiego anche nelle condizioni più critiche, come ad esempio la vicinanza agli aeroporti; la definizione di criteri per operazioni in BVLOS (Beyond Visual Line of Sight), cioè oltre la portata visiva del pilota a terra (ed esempio per ispezioni di linee elettriche o gasdotti). Alcuni dati: • valutazione di 3.502 dichiarazioni di operatori SAPR per operazioni specializzate; • emissione di 585 autorizzazioni per operazioni specializzate critiche (Scenario Standard); • emissione di 6 permessi di volo per SAPR di massa operativa maggiore di 25 kg; • consulenze e partecipazione ai lavori dei Gruppi ICAO, EASA e JARUS. LO SPAZIOPORTO E I VOLI SUBORBITALI: L’attività sul trasporto commerciale suborbitale ha preso avvio dal “Memorandum of Cooperation in the Development of Commercial Space Transportation” firmato dall’ENAC e dalla Federal Aviation Administration (FAA) nel 2014 e rinnovato poi nel 2016 con la partecipazione dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Dal 2017 è operativo un gruppo di lavoro interistituzionale, Commercial Suborbital Transportation Task Force (CSTTF) che riunisce gli stakeholder istituzionali e industriali nazionali per lo sviluppo del quadro regolatorio per il trasporto commerciale suborbitale per lo spazioporto e per le relative operazioni. SORVEGLIANZA SULLA FLOTTA NAZIONALE (PROGRAMMA ACAM - AIRCRAFT CONTINUING AIRWORTHINESS MONITORING): L’ENAC, in base all’Annesso II del Regolamento (UE) n. 1321/2014, effettua un programma di controllo a campione dello stato di navigabilità della flotta nazionale (Programma ACAM) che è condotto mediante tre possibili tipologie di ispezione: approfondita, di rampa o in volo. Nel 2018 sono state effettuate 131 ispezioni su tutte le tipologie di aeromobile, in proporzione alla numerosità della flotta. Le ispezioni effettuate ad aeromobili impiegati da operatori italiani, ma immatricolati all’estero, sono state 19. SORVEGLIANZA SUGLI OPERATORI ESTERI - ISPEZIONI DI RAMPA: L’acronimo SAFA (Safety Assessment of Foreign Aircraft) che identificava il programma di ispezioni a aeromobili esteri in transito negli aeroporti di un altro Stato, è ormai sparito dalla normativa di riferimento, sostituito dalla più generica Ramp Inspection, rivolta sia ad aeromobili impiegati da operatori appartenenti a Stati non EASA, sia a quelli EASA. Nel 2018 sono stati 629 gli operatori stranieri che hanno effettuato almeno un atterraggio in Italia, di questi 373 sono stati ispezionati almeno una volta. Nel corso dell’anno sono state effettuate 815 ispezioni su operatori esteri. ESTRATTO DELL’INTERVENTO DEL PRESIDENTE NICOLA ZACCHEO Nell’intervento di apertura del Rapporto e Bilancio Sociale 2018 il Presidente Zaccheo, in carica da marzo 2019, fornisce una panoramica sull’evoluzione del settore, delineando gli ambiti principali di intervento per permettere lo sviluppo del settore. (...) “Il sistema aeroportuale nazionale, così come in altri Paesi, è stato caratterizzato da una spiccata dinamicità che lo ha reso uno dei settori a migliori performance, nonostante la crisi degli ultimi anni”. (...) “Su scala europea, in accordo con le previsioni Eurocontrol pubblicate nel 2018, si stima, sulla base dello scenario ritenuto maggiormente attendibile, una crescita del traffico aereo nel 2040 del 53% rispetto ai dati registrati nel 2017. Poiché tale incremento di voli genererà circa quattro milioni di movimenti in più (arrivi e partenze) sulle piste di volo europee, si delineerà uno scenario di forte squilibrio tra la domanda di traffico e la capacità delle infrastrutture aeroportuali in quanto i venti maggiori aeroporti europei sono, attualmente, dimensionati per gestire circa due milioni di movimenti in più. Pertanto, senza un radicale cambio di passo nella programmazione della capacità aeroportuale su scala continentale, da qui al 2040, circa 160 milioni di passeggeri rischieranno di non poter essere processati presso gli scali europei”. (...) “Diventa, quindi, prioritario un aggiornamento e una revisione dell’attuale Piano Nazionale degli Aeroporti (PNA), il quale, nonostante la sua recente adozione (2014) non è più adeguato ad affrontare le attuali previsioni di crescita dei volumi del traffico aereo. È necessario definire, insieme a tutti gli attori strategici del settore, i nuovi obiettivi, le procedure e gli strumenti più efficaci per cogliere l’opportunità di giocare un ruolo di primo piano, a livello europeo e non solo, e raccogliere i benefici diretti e indiretti che lo sviluppo di questo settore produrrà, puntando prioritariamente sull’ottimizzazione di utilizzo delle infrastrutture esistenti, garantendo sempre i necessari elevati standard di sicurezza, qualità e rispetto dell’ambiente. ENAC, su incarico del Ministro vigilante, ha già avviato le attività di revisione del PNA, con particolare enfasi a strategie di sviluppo che includano macrotemi che permettano una caratterizzazione a livello intermodale dell’intero sistema dei trasporti”. (...) “Un rilevante contributo per il soddisfacimento della crescente domanda di trasporto aereo non può prescindere da un miglioramento e ottimizzazione della integrazione modale tra le varie componenti del trasporto (aria, ferro, gomma). In questo senso la costituzione di reti e sistemi tra aeroporti rappresenta un’occasione che deve essere colta quale elemento in grado di garantire nuove e migliori opportunità di sviluppo soprattutto in termini di competitività dei territori”. (...) “Altro elemento da perseguire è il consolidamento delle reti aeroportuali. La costituzione di una rete aeroportuale garantisce l’opportunità di sviluppare una pianificazione integrata dello sviluppo degli scali considerati, in ragione di specificità funzionali che possono venire attribuite in un’ottica di ottimizzazione complessiva del sistema; al contempo consente l’efficientamento dei costi gestionali attraverso l’applicazione di tariffe di rete e in linea generale un miglioramento della competitività. Ad oggi l’unico caso di designazione di rete aeroportuale è rappresentato da quella pugliese; altre se ne possono immaginare nel panorama italiano (es. Sistema del Nord-Est, Sicilia Occidentale e Sicilia Orientale, aeroporti Campani)”. (...) “In questo panorama di grande fermento del settore, non si deve trascurare il trasporto cargo che sta vivendo anch’esso una fase di grande sviluppo. Seppur in ritardo rispetto a Paesi come la Germania, che da molti anni hanno fatto del settore della logistica e del trasporto merci un asset strategico, negli ultimi anni anche in Italia si è registrata una rinnovata attenzione, non solo da parte dello Stato, ma anche di importanti soggetti privati. In generale stiamo assistendo a uno spostamento da ovest verso est del baricentro a livello mondiale, che investe appieno anche l’area italiana. Occorre perciò colmare i ritardi accumulati rispetto ai principali competitor internazionali, non solo in termini di pianificazione e di semplificazione normativa, ma anche di servizi da offrire a tutta la filiera degli attori coinvolti: dalle imprese ai corrieri e spedizionieri. Un ruolo fondamentale è giocato ancora una volta dall’integrazione modale con le altre reti, ingrediente in questo campo essenziale. È probabilmente necessario avere una regia unica che si doti di programmi di lungo termine, con orizzonti temporali che consentano la sostenibilità degli investimenti”. ESTRATTO DELL’INTERVENTO DEL DIRETTORE GENERALE ALESSIO QUARANTA Il ruolo dell’ENAC nell’ambito dei maggiori organismi mondiali ed europei nel settore dell’aviazione civile, è stato tracciato dal Direttore Quaranta nel suo contributo. “L’ENAC continua a portare nei consessi internazionali ed europei le competenze e la professionalità del sistema aeronautico italiano, fornendo un elevato contributo all’efficienza, alla sicurezza e alla sostenibilità del trasporto aereo globale. Nei diversi gruppi di lavoro, comitati, team di certificazione, task force, panel e vari altri forum di confronto, istituiti dalle organizzazioni internazionali ed europee del settore dell’aviazione civile, i rappresentanti ENAC collaborano a diverse iniziative regolamentari e di standardizzazione, nell’ambito di un costante processo di adeguamento del quadro normativo nazionale al complesso apparato di settore, costituito, oltre che dalle norme dell’ordinamento interno, dagli standard e le raccomandazioni dell’ICAO”. (...) “Dal 1962 l’Italia è sempre stata riconfermata in prima fascia, tra le nazioni leader dell’aviazione civile mondiale, da ultimo nel 2016, con un risultato di grande rilievo (166 voti su 170 votanti), insieme a Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Russia, Australia, Canada e Brasile. A novembre 2019, i 36 membri del Consiglio che saranno eletti nel corso della 40a Assemblea ICAO, in programma a Montreal dal 24 settembre al 4 ottobre 2019, eleggeranno il Presidente ICAO per il triennio 2020-2022, posizione per la quale, i Direttori delle aviazioni civili dei 44 Paesi aderenti alla Conferenza Europea per l’Aviazione Civile, hanno selezionato, il 14 maggio 2018, l’italiano, Ing. Salvatore Sciacchitano, quale candidato unico europeo. Una conferma del ruolo strategico svolto dall’Italia che auspichiamo possa portare il risultato sperato nelle prossime elezioni 2019. Nello svolgimento della propria missione istituzionale di regolazione e controllo del settore aereo, l’ENAC sviluppa e attua, dunque, diversi Programmi internazionali ed europei, per la promozione dell’aviazione civile, la sicurezza dei voli, la tutela dei diritti dei passeggeri, la qualità dei servizi, l’equa competitività e il rispetto dell’ambiente. In vista della 40a Assemblea Generale dell’ICAO, l’Ente ha già avviato, nel corso del 2018, le discussioni sulle priorità strategiche europee e la partecipazione alle attività ECAC e UE di coordinamento delle posizioni che l’Europa intenderà promuovere in sede ICAO, in riferimento a importanti tematiche come la sicurezza”. (...) “In qualità di Presidente JAA-TO, Joint Aviation Authorities-Training Organization e di Presidente EASTI, European Aviation Security Training Institute, enti europei che mirano ad armonizzare la formazione aeronautica tra i propri Stati membri, credo fortemente che l’istruzione e la formazione rappresentino una funzione chiave per lo svolgimento di tutte le attività umane. E ancor più nel settore dell’aviazione, dove la rapida evoluzione della tecnologia e della legislazione, combinata con la persistente crescita del traffico prevista per i prossimi decenni, richiede un ampio ricorso alla formazione continua e lo sviluppo di nuovi requisiti di formazione, in stretto coordinamento tra tutte le parti interessate, sia a livello regionale che interregionale”. (...) “Negli ultimi anni questa forma di cooperazione è divenuta sempre più formale e sistematica, attraverso l’attuazione di progetti come i Twinning finanziati dall’Unione europea, i programmi di capacity building promossi dall’ECAC e dall’ICAO e gli accordi bilaterali di collaborazione. Tra le iniziative ENAC dell’anno 2018, vorrei ricordare, in particolare, l’accordo di cooperazione stipulato tra Italia e Somalia e il Protocollo tecnico d’Intesa firmato tra Italia e Albania. L’attività svolta dall’Ente nel settore della formazione si è inoltre concentrata su un ambizioso progetto futuro, l’ENAC Academy per l’Aviazione Civile, che avrà come obiettivo lo sviluppo della cultura aeronautica e la promozione dell’aviazione civile, come previsto dalla missione dell’Ente. L’Academy si propone di sviluppare le competenze di tutti gli attori nazionali e internazionali del comparto dell’aviazione civile, attraverso l’attivazione di percorsi di alta formazione e la creazione di una rete di eccellenza, da realizzare in sinergia con Università e soggetti istituzionali o privati titolari di un know how aeronautico di livello internazionale”. (...) “Naturalmente l’anno 2018 ha portato con sé anche le questioni relative all’intenzione del Regno Unito di recedere dall’Unione europea, notificata il 29 marzo 2017 e sulle quali l’ENAC ha fornito le proprie analisi e valutazioni. Profonda preoccupazione è stata espressa rispetto all’ipotesi di una hard Brexit senza accordo, per cui le norme europee che attualmente regolano i rapporti nel settore dell’aviazione civile - come in altri settori - cesseranno di essere applicabili al Regno Unito, con ripercussioni negative sull’operatività dei collegamenti aerei e la qualità dei servizi per il passeggero. In tale, non auspicata evenienza, sarà necessario prevedere accordi bilaterali, anche di natura temporanea che, pur senza mantenere lo status quo, possano consentire un’ordinata prosecuzione delle attività, ovviamente nel rispetto del Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle norme comuni per garantire una connettività di base del trasporto aereo. L’armonizzazione delle regole, alla quale l’ENAC contribuisce attraverso la collaborazione del proprio personale nell’ambito dei vari consessi a livello europeo e globale, nonché attraverso la promozione della ratifica di diverse Convenzioni e Protocolli internazionali, rappresenta un aspetto fondamentale per l’aviazione civile, con l’obiettivo di agire in maniera sempre più organica rispetto alle sfide emergenti, contribuire a innalzare il livello di qualità ed efficienza dei servizi offerti a cittadini e imprese e confermare il ruolo del nostro settore quale essenziale volano della crescita economica mondiale”. ESTRATTO DELL’INTERVENTO DEL VICE DIRETTORE GENERALE ALESSANDRO CARDI Il Vice Direttore Generale Cardi propone un intervento tagliato sugli aspetti della safety e delle innovazioni tecnologiche. “In piena continuità con gli ultimi anni, il livello di sicurezza del trasporto aereo è rimasto elevato e si è confermato in assoluto quale modalità più sicura di trasporto. Tale affermazione è stata finora riferita al conseguimento di un rateo di incidenti per milione di voli sempre più contenuto, quello globale del continente europeo si attesta a 0,83 nel 2018, con concrete possibilità di dimezzarlo nei prossimi anni”. (...) “In questi anni si è molto discusso di tecnologie emergenti per indicare settori innovativi sia nel campo della progettazione e produzione che in quello dei servizi. Hanno quindi costituito impegno costante dell’Ente le attività di regolazione dei droni e quelle del trasporto commerciale spaziale. Nello specifico settore dei servizi resi con droni, il 2018 ha visto una forte attività di ricerca e sperimentazione di modalità di impiego innovative, quali le operazioni condotte oltre la portata visiva del pilota c.d. operazioni BVLOS (Beyond Visual Line Of Sight) con controllo remoto o in volo autonomo”. (...) “Le attività del 2018 sono state inoltre la base per l’avvio di ulteriori iniziative di sviluppo a supporto dei recentissimi orientamenti in tema di urban mobility, concetto organicamente inserito nei criteri di evoluzione delle c.d. smart cities, in coerenza con gli indirizzi che sono stati assunti dalla Commissione europea nella road map relativa alla definitiva integrazione dei droni nell’aviazione civile commerciale. Su questi temi l’ENAC è in prima fila e intende rafforzare la propria leadership di settore, mantenendo nelle priorità strategiche le attività di regolazione dei droni. Analogo forte impegno ha costituito nel 2018 la gestione delle attività finalizzate alla creazione di un assetto regolatorio per le operazioni commerciali spaziali, in particolare quelle suborbitali. Particolarmente significative, infatti, l’attuazione di un progetto globale di sviluppo regolamentare, l’attività di formazione tecnica, l’indagine su aspetti giuridico normativo dei profili innovativi recati dal nuovo business model associato a tali operazioni, l’organizzazione e gestione di un gruppo di lavoro interistituzionale e interdisciplinare, aperto anche all’industria di settore, per l’elaborazione delle future norme tecnico-operative. Ad oggi l’impegno profuso dal personale ENAC, con il positivo contributo degli altri stakeholder (MIT, ASI, ENAV, AM, VVF e industria), ha prodotto già importanti risultati quali lo schema di regolamento per la certificazione degli spazioporti e prime indicazioni per il regolamento per le operazioni di volo”. (...) “Il decreto assunto il 9 maggio 2018 segna un momento storico nell’attuazione delle politiche governative per il trasporto spaziale e pone l’ENAC in un ruolo di forte responsabilità nell’esercizio delle funzioni proprie e nel servizio da rendere all’intera comunità in questo contesto così innovativo e denso di aspettative sotto il profilo dello sviluppo industriale e dei servizi. L’ENAC ha accettato la sfida e opera con dedizione in questo nuovo settore di attività che desta, peraltro, molto interesse anche presso le Istituzioni comunitarie”.





Whirpool, la grande delusione dei sindacati che è ormai diventata questione meridionale

“La vicenda Whirlpool è solo l’ultima delle crisi che hanno segnato la storia della deindustrializzazione di Napoli e della sua provincia, ma anche dell’intero Mezzogiorno, in una discesa che negli ultimi trent’anni non si è mai arrestata”. C’è rabbia e delusione nella parole che i segretari generali Cgil, Cisl e Uil di Napoli (Walter Schiavella, Gianpiero Tipaldi e Giovanni Sgambati) hanno steso oggi (martedì 11 giugno) in una nota consegnata al presidente e ai capigruppo del Consiglio comunale, che si è riunito in sessione straordinaria per discutere la vicenda Whirlpool.

“Non una sola ragione è stata addotta dall’azienda per spiegare perché proprio Napoli sia un sito da cedere, quali sono le motivazioni che lo rendono un sito non più idoneo, quale siano le problematicità che rendono le condizioni di costo e di mercato più gravose che altrove”, scrivono i sindacati partenopei: “Quando sentiamo parlare da parte dell’azienda di ‘riconversione’, pensiamo alle tante promesse di riconversione e di reindustrializzazione di cui è lastricata la via che ci ha condotto a questo deserto industriale. Per questo ogni ipotesi di soluzione della vertenza deve prevedere che la Whirlpool resti a Napoli”.

Schiavella, Tipaldi e Sgambati evidenziano che “in un’area come quella di Napoli Est, che un tempo non lontano era una delle aree industriali più grandi del Paese e che faceva della città una capitale industriale in Europa con una storia centenaria alle spalle, ormai non restano che pochissimi presìdi industriali”. E sottolineano come “l’idea che terziario e servizi potessero da soli sostituire l’occupazione e lo sviluppo dell’industria, che in molte aree è stato anche sviluppo democratico e civile fronteggiando l’avanzata della camorra sul territorio, si è rivelata in questi anni una tragica illusione, come pure dimostrano fallimenti e chiusure dei tanti centri commerciali che sono sorti spesso proprio nei capannoni dove un tempo sorgevano le fabbriche”.

Per questi motivi la vertenza Whirlpool oggi è una vertenza campale dell’intera città di Napoli. “In ballo ci sono i 430 lavoratori con le loro famiglie, le tante donne che vi lavorano in un territorio in cui l’occupazione femminile è un dramma, le centinaia di lavoratori che anche nell’indotto hanno sviluppato professionalità e qualità in tutta la regione”, illustrano i segretari di Cgil, Cisl e Uil: “Ma in ballo c’è la dignità e il futuro di quello che resta dell’industria e dell’occupazione a Napoli e al Sud. Per questo tutte le istituzioni devono fare la propria parte per mantenere a Napoli quest’importante presenza industriale”.

I sindacati rimarcano come ci sia “un’idea di sviluppo che non è mai decollata”, come i pochi ma necessari “strumenti di politica industriale, come le Zone economiche speciali (Zes) e le Aree di crisi complessa, compresa proprio Napoli Est, tardano a essere messi a regime”. La vertenza dei lavoratori Whirlpool e del suo indotto “ci mette di fronte nella sua crudezza – riprendono i sindacati nella nota – all’intera vicenda di quella che un tempo chiamavamo questione meridionale, che oggi, seppur chiamata in modi differenti, è esattamente la stessa di cento anni fa: una parte del Paese esclusa dallo sviluppo, dove le condizioni di vita di più della metà della popolazione sono al limite della povertà, con un’emigrazione in ripresa, con i giovani che cercano lavoro al Nord e all’estero, con la criminalità padrona di intere aree”.

Walter Schiavella, Gianpiero Tipaldi e Giovanni Sgambati, in conclusione, ribadiscono che “non possiamo permetterci un passo indietro, anzi, è ormai improcrastinabile che il governo metta Napoli e il Sud al centro di un vero progetto di politica industriale e di sviluppo, necessaria anche per la tenuta democratica dell’intero Paese, piuttosto che inseguire dannose autonomie differenziate”. E assicurano che Cgil, Cisl e Uil “combatteranno questa battaglia con le lavoratrici e i lavoratori di Whirlpool, ma lo faranno consapevoli che deve diventare la battaglia di tutte le istituzioni e i cittadini di Napoli”.





Pace fiscale, oltre 1,7 milioni di domande. Incassati 38,2 miliardi di euro

E’ ormai evidente, visti i numeri, che la pace fiscale piace agli italianiSono state infatti oltre 1,7 milioni le domande presentate entro il 30 aprile. Rottamazione ter e "saldo e stralcio" hanno fatto registrare numeri da record "rispetto ai precedenti" con 12,9 milioni di cartelle rottamate pari a 38,2 miliardi di euro. Il punto è stato fatto dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Antonino Maggiore, nel corso di una audizione al Senato in Commissione Finanze. I 38 miliardi sono il valore di carico complessivo mentre è pari a 21,1 miliardi la base effettivamente riscuotibile dalla rottamazione ter. Quanto al "saldo e stralcio" l’importo da cui partire è pari a 6,5 miliardi.

A distanza di poco più di 5 mesi dall’avvio generalizzato dell’obbligo di fatturazione elettronica, sono state inviate fatture da circa 3,3 milioni di cedenti, per un importo complessivo pari a circa 1.537 miliardi di euro (di cui 161 miliardi di imposta). Antonino Maggiore che ha anche fatto sapere che "il processo è stato rapidamente assimilato dagli operatori e sta funzionando in modo sicuro ed efficiente".





Procedura infrazione, Tria: "Interesse è trovare intesa con Ue"

"L’atteggiamento del governo sarà costruttivo, ribadiremo le nostre ragioni agli altri Paesi europei" e "cercheremo di trovare un ragionevole punto d’incontro". Lo ha detto il ministro Giovanni Tria nell’informativa sull’eventuale procedura d’infrazione Ue alla Camera. "Pur rimanendo convinti che le regole Ue devono essere migliorate è nel nostro interesse trovare un accordo per evitare la procedura d’infrazione", continua. Poi ricorda che "è interesse del governo normalizzare" lo spread per "una vera ripresa dell’economia".

E’ interesse del governo, ha detto ancora Tria, "normalizzare definitivamente le condizioni del nostro mercato dei titoli di Stato - ha detto il ministro dell’Economia Giovanni Tria -, la cui solidità è fondamentale non solo per i risparmiatori e le istituzioni finanziarie, ma anche e soprattutto per una vera ripresa dell’economia". 

Poi sull’eventuale procedura Ue il ministro ha spiegato che "il governo monitora costantemente l’andamento dei conti pubblici ed è determinato a perseguire il fondamentale obiettivo di saldo strutturale e ad adottare tutte le cautele e le iniziative funzionali al raggiungimento di tale obiettivo".

 

Sempre in questo caldissimo martedì di metà giugno il ministro era intervenuto all’assemblea di Assonime: "Ho più volte ribadito che le stime fornite dal Governo sono caratterizzate da un elevato grado di prudenza quanto mai opportuno" in un quadro economico di incertezze". "La stabilità finanziaria è un obiettivo imprescindibile", garantisce: "Il Governo è determinato a centrare gli obiettivi adottando la dove necessario le iniziative adeguate per il loro raggiungimento".

"Il Governo continuerà a lavorare per rafforzare un dialogo costruttivo con la Commissione Ue" per "chiarire la nostra posizione" e "fornire rassicurazioni circa i programmi che intendiamo seguire", ha spiegato Tria. E ha accennato a stime più aggiornate che "lasciano intendere che a consuntivo i saldi di finanza pubblica saranno sostanzialmente minori, pur a legislazione invariati, di quelli stimati in precedenza e risulteranno di conseguenza coerenti con quanto previsto dal braccio preventivo del patto di stabilità e di crescita". 

"Al primo posto dobbiamo porre la ripresa dell’economia e quindi curare tutti i fattori che possono favorirla". "Abbiamo una debolezza strutturale della crescita da molti anni e un gap con il resto dell’Europa la cui diminuzione è stata posta come primo obiettivo programmatico del governo", sottolinea. E aggiunge "Ma oggi ci troviamo di fronte ad uno schock macroeconomico negativo", che non riguarda solo l’Italia ma l’economia mondiale ed europee sia pur in modo disomogeneo".

"Il Parlamento ha impegnato il Governo, con l’approvazione del Def, a riprendere il percorso di riduzione del debito e di avvicinamento al pareggio di bilancio pur in un quadro di non aumento e di progressiva riduzione della pressione fiscale", ricorda il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ad Assonime. "Si tratta di un’indicazione positiva perchè la riduzione della pressione fiscale è favorevole alla crescita se perseguita salvaguardando la stabilità finanziaria. Il Governo è al lavoro per rispettare queste indicazioni. Questo spiegheremo alla Commissione".





Salvini incassa anche il Decreto Sicurezza bis

Il Consiglio dei ministri ha approvato in serata il decreto sicurezza bis. Ci sono volute due ore per varare il provvedimento. Le misure sono state commentate in una conferenza stampa del premier Giuseppe Conte e del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Habemus decreto sicurezza bis”. Così Salvini, nel corso della conferenza a Palazzo Chigi. Per poi proseguire: “Tre – ha proseguito – i filoni principali del decreto: lotta all’immigrazione clandestina per cui si prevede la confisca delle navi, multa dal 10 a 50 mila euro per comandante, armatore e proprietario delle navi che non ottemperano alle richieste della Guardia Finanza e la possibilità di agenti sotto copertura e l’uso delle intercettazioni”.Poi Di Maio: "Il decreto sicurezza è un inizio e mi auguro che in fase di riconversione il Parlamento lavori a un rafforzamento delle misure per i rimpatri dei migranti irregolari. Parliamo di centinaia di migliaia di persone non identificate che girano liberamente in Italia. Alla luce degli ultimi fatti di cronaca è opportuno che si affronti il tema seriamente e in tempi certi. Sono troppi i circa 500mila irregolari in Italia. Bisogna lavorare sul profilo internazionale in modo più approfondito e lo faremo da squadra".