Operazione contro la contraffazione nell’Ue. Protagonisti Gdf ed Europol. Sequestri milionari

Oltre 4.700.000 prodotti contraffatti, più di 16.400 account di social media e 3.400 siti Web sono stati chiusi in un’operazione congiunta europea contro il traffico di merci contraffatte. Un’indagine congiunta condotta da Agenzie di Law Enforcement di 18 Stati membri dell’UE e sostenuta da EUROPOL ha portato al sequestro di 4.700.000 prodotti contraffatti. Durante l’operazione sono stati chiusi 16.470 account di social media e 3.400 siti Web che vendevano prodotti contraffatti. I venditori online di prodotti contraffatti vendevano una grande varietà di articoli contraffatti, compresi vestiti e accessori, scarpe, articoli sportivi, set-top box illegali di IPTV, medicinali, pezzi di ricambio per automobili, telefoni cellulari e altri dispositivi e componenti ICT, profumi e cosmetici. L’operazione ha portato all’arresto di oltre 30 responsabili e alla denuncia di altre 110 persone alle Autorità Giudiziarie dei vari paesi europei. Sono state individuate almeno due distinte reti criminali responsabili della produzione e del traffico online di prodotti contraffatti. Numerose sono le indagini ancora in corso. L’Intellectual Property Crime Coordinated Coalition (IPC³) di Europol e la Guardia di Finanza italiana hanno coordinato l’indagine congiunta, gestita con la cooperazione del settore privato. L’attività è stata finanziata da EUIPO e ha visto il coinvolgimento di Forze dell’ordine e organismi statali di Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Cipro, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Repubblica Slovacca, Spagna, Ucraina e Regno Unito. Piattaforme digitali: non è un paradiso sicuro per vendere merce contraffatta. I gruppi criminali abusano continuamente delle opportunità di comunicazione offerte dalle piattaforme digitali come siti Web, social media e messaggistica istantanea per offrire prodotti contraffatti. La crescita esponenziale delle piattaforme virtuali ha anche influenzato lo sviluppo di mercati online o e-store, considerati canali alternativi alla vendita al dettaglio. Questi nuovi mercati sfruttano anche i canali social per perpetrare attività illecite. Le forze dell’ordine, anche con la partecipazione del settore privato, hanno garantito la buona riuscita dell’operazione. Europol, poi, riserva una costante attenzione al fenomeno che risulta essere in costante ascesa: monitorando i social media e le piattaforme di venditaVendere falsi sui social media I venditori pubblicizzano le merci contraffatte tramite messaggi diretti che mostrano il prodotto e il prezzo. Le offerte possono anche essere inviate indirettamente tramite link nascosti ad altri mercati situati al di fuori dell’UE. Quindi, i dettagli della transazione sono definiti attraverso altri canali di comunicazione come le applicazioni di messaggistica istantanea o anche telefonicamente con nomi diversi. Le spedizioni vengono affidate ai corrieri mentre il pagamento viene solitamente effettuato tramite carte prepagate, società di trasferimento di denaro o altre forme di pagamento elettronico e servizi basati sul web. I prodotti contraffatti venduti tramite i social media possono essere estremamente pericolosi. Mancando qualsiasi controllo di qualità e non rispettando le norme legali, i giocattoli falsi, i medicinali, i prodotti per la cura del corpo, i pezzi di ricambio per auto contraffatti, gli inchiostri e il materiale utilizzato per la produzione di prodotti e abbigliamento di lusso falso potrebbero essere molto dannosi per la salute dei consumatori. IPC³ intende promuovere APHRODITE come operazione ricorrente interessando sempre più paesi, società private per le loro competenze, esplorando nuove metodologie operative. Azioni operative in Italia Sul nostro territorio nazionale, tra le principali attività concluse dalla Guardia di Finanza, si segnala l’operazione “Pacchi Griffati” condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bolzano che ha disarticolato una filiera produttiva di capi d’abbigliamento di alta qualità che, prodotti su larga scala in un grande laboratorio clandestino ubicato nei vicoli di una città campana, erano destinati al mercato illegale. A conclusione delle attività sono stati sequestrati circa 300.000 loghi, scudetti, etichette e cartoncini identificativi dei marchi contraffatti, 7.000 capi di abbigliamento abilmente contraffatti e denunciati 16 responsabili. Ancora, un’operazione messa a segno dal Gruppo di Lamezia Terme, che partendo da un profilo Facebook su cui era stato creato un vero e proprio negozio virtuale di abbigliamento e accessori contraffatti, ha ricostruito una tentacolare rete di distribuzione, deferendo all’AG 10 responsabili. Interessante anche un’operazione conclusa dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari che monitorando la rete internet attraverso i principali motori di ricerca ha accertato la commercializzazione di cosmetici non sicuri mediante siti web specializzati, individuando due aziende responsabili e sequestrando oltre 4,4 milioni di prodotti; denunciati 3 responsabili.





Maltempo, con le belle giornate si fa la conta dei danni in agricoltura

 

Purtroppo quando arriva il sole e si alzano le temperature, in poche ore ci si dimentica di quello che ha provocato il maltempo. Puntualmente ce lo ricorda la Coldiretti, che descrive i danni provocati dalla devastante ondata pioggia e grandine che ha colpito il Nord e soprattutto la Lombardia con chicchi di grandine come noci che si sono abbattuti su grano, mais, orzo, frutta e ortaggi e foraggio per l’alimentazione delle mucche ma le intense precipitazioni hanno provocato anche esondazioni, frane e smottamenti con una stima di milioni di euro di danni. E’ quanto emerge dal primo bilancio della Coldiretti sulle conseguenze delle ultime tempeste di ghiaccio e acqua che hanno fatto innalzare i grandi laghi del Nord con quello di Como che ha raggiunto un grado di riempimento del 105% allagando una corsia del Lungolario mentre quello Maggiore è al 112% e quello di Garda al 98%. La grandine che – sottolinea la Coldiretti – è l’evento più temuto dagli agricoltori in questo momento perché provoca danni irreparabili alle coltivazione mandando in fumo un intero anno di lavoro, ha investito dalla Bergamasca al Cremonese, dal Bresciano al Mantovano, da Varese a Lecco e dalla Valle Spluga e Valchiavenna in provincia di Sondrio. In forte difficoltà – continua la Coldiretti - l’attività di allevamento con il fieno che ha subito danni nelle pianure e sugli alpeggi con diversi smottamenti e piccole frane, che hanno invaso le carreggiate delle strade rurali rendendo difficile raggiungere i pascoli per alimentare gli animali. I tecnici della Coldiretti sono al lavoro per assistere le aziende colpite e per valutare se ci sono le condizioni per far scattare le procedure di calamità naturale in agricoltura.





Sempre più italiani chiedono aiuto alla Caritas

Sono 3.368 gli sportelli Caritas in Italia in cui le persone in difficoltà “parlano” della loro situazione. I Centri di ascolto Caritas, presenti praticamente in tutte le diocesi italiane, si articolano in centri diocesani, zonali o parrocchiali. Dal 1999, data dell’ultimo convegno nazionale, sono quasi raddoppiati. Nel 2018 hanno realizzato 208.391 interventi di ascolto, orientamento, consulenza.

Attivando, presso i servizi collegati, 1 milione e 17 mila 960 erogazioni di beni e servizi materiali (viveri, vestiario, prodotti per l’igiene personale, buoni pasto), cui vanno aggiunti 175.685 interventi di accoglienza residenziale.

I volontari dei Centri di ascolto offrono orientamento, con funzioni di segretariato sociale a chiunque si trovi in difficoltà. Se fino a pochi anni fa gli stranieri erano circa i due terzi, ora le percentuali si sono livellate: secondo il Rapporto Caritas 2018 sulle povertà, gli “utenti” italiani sono il 42,2%, quelli stranieri il 57,8%. “Con ogni probabilità sono gli effetti dell’onda lunga della crisi”, spiega ad Avvenire Renato Marinaro, responsabile del servizio promozione di Caritas italiana. Famiglie italiane che crollano, insomma, dopo avere resistito per alcuni anni ai contraccolpi della congiuntura economica. Magari consumando i risparmi    




Denuncia della Cna: "Rischio decrescita dal decreto mirato del Governo"

E’ la parte piccola dell’imprenditoria italiana. Artigiani e piccoli imprenditori che avevano auspicato una fine vicina della lunga traversata nel deserto per aumentare l’accesso al credito e per aiutare la ripartenza del mercato dell’edilizia, dovranno ricredersi. La marcia è tutt’altro che finitaIl Decreto Crescita, anzi, la starebbe allungando. In particolare con due strumenti legati al credito e al fisco, solite bestie nere dell’Italia che lavora. Ad affermarlo è la CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa). Nel mirino della Confederazione l’abolizione dell’autonomia regionale in materia di credito e la cessione dei crediti relativi alle detrazioni fiscali per i lavori di riqualificazione energetica e per l’adozione di misure antisismiche.

Il Decreto crescita prevede l’abrogazione della Riforma Bassanini nella parte che consente alle regioni di integrare le garanzie pubbliche e private e ha permesso finora alle risorse del Fondo di garanzia di operare al meglio, contenendo gli effetti del razionamento del credito. Per rendere l’idea gli esperti della CNA hanno fatto una comparazione. “Tra il 2011 e il 2017 – spiegano – in Toscana, regione che ha accolto le possibilità offerte dalla Riforma Bassanini, la riduzione dello stock di credito alle imprese è stata inferiore in maniera rilevante alla media nazionale e, soprattutto, al risultato dell’Emilia Romagna che si è comportata in maniera opposta”. Scendendo nei dettagli, per le imprese fino a cinque dipendenti la riduzione del credito nel periodo 2011/2017 in Toscana è stata del 12,5 per cento contro il -15,2 per cento della media nazionale e il -18,9 per cento dell’Emilia Romagna. Per le piccole imprese, quelle fino a venti dipendenti, il calo è risultato del 22,7 per cento in Toscana, del 26,7 per cento in Italia, del 32,4 per cento in Emilia Romagna. Né è cambiato l’andamento per le imprese di maggiori dimensioni: -10,2 per cento in Toscana, -17,6 per cento nella media, -18,6 per cento in Emilia Romagna.

Artigiani e piccole imprese giudicano molto negativamente anche la misura che consente all’impresa esecutrice dei lavori di anticipare al cliente il credito d’imposta sotto forma di sconto in fattura, con la possibilità di recuperarlo in cinque anni.

Un’ipotesi che scarta a priori le piccole imprese, che non dispongono dei polmoni finanziari sufficienti e quindi sono costrette a lavorare per i grandi gruppi, sottostando alle loro condizioni e senza la possibilità di emanciparsi e di crescere.

Non è convincente nemmeno l’emendamento presentato dai relatori, che introdurrebbe la possibilità di un’ulteriore cessione dei crediti a propri fornitori di beni e servizi.

Ipotesi che non intacca la complessità delle procedure, mentre rimarrebbero inalterati i rischi per le piccole imprese di restare alla mercé dei grandi fornitori, che sarebbero gli unici a poter prendere in carico queste opere per poi assegnarle in una sorta di sub-appalto. “Avevamo proposto di poter cedere il credito d’imposta sulla spesa effettuata direttamente alle banche – spiegano in CNA – per evitare che alle piccole imprese non sia possibile acquisire il credito per carenza di risorse finanziarie o di capienza fiscale tale da consentire la procedura di compensazione”.





I Consumatori italiani sempre più attenti e salutisti

I consumatori sono sempre più attenti a quello che non c’è, piuttosto che a quello che c’è nei prodotti alimentari. Infatti aumenta sempre più la richiesta del “senza”: latte senza lattosio, pasta senza glutine, alimenti senza grassi aggiunti, biscotti senza olio di palma. Il report del Centro Studi di Confagricoltura sulla spesa alimentare al dettaglio (sulla base delle rilevazioni Ismea/Nielsen) diventa la fotografia di come stanno cambiando i consumi ed i gusti della generazione dei Millennials; sono consumatori più attenti alla linea ed allo sport, apprezzano il consumo di vino, prosecco e birra e meno le bevande analcoliche; che consumano latte ad alta digeribilità, alimenti senza glutine, insalate in busta. La spesa alimentare – fa presente Confagricoltura – ha avuto un debolissimo incremento della spesa (+0,3%), che è di oltre dieci volte inferiore all’incremento di spesa dello scorso anno (+3,2%); più consistente l’incremento dei prezzi (+1,5%). Il carrello è stato riempito soprattutto da cereali e derivati (14,1%), latte e derivati (13,7%), ortaggi (10,1%) e carni (10%). Nel 2018 rispetto all’anno precedente è aumentata la spesa per vini e spumanti (+4,8%) e birra (+3%); è diminuita invece dell’1,1% la spesa per le bevande analcoliche (esclusa acqua). I consumatori preferiscono i prodotti confezionati (+1,9%) rispetto ai freschi-sfusi (-3,2%). Si conferma il trend in crescita del consumo di uova (+14%) e carne (+1,5%).  Confagricoltura pone in evidenza come segnino notevoli incrementi, in quantità e valore della spesa, alcuni prodotti riconducibili al salutismo ed al benessere: latte ad alta digeribilità (quantità +9,4%, spesa +4,9%), dolcificanti diversi dallo zucchero (quantità +10%, spesa +2,6%), alimenti senza glutine (spesa +8%).

 

 





C’è un Decreto che difende i vigneti ’eroici e storici’

I vigneti eroici sono quelli ubicati su terreni che abbiano una pendenza superiore al 30%, in territori con un’altitudine superiore ai 500 metri, caratterizzati da impianti su terrazze o gradoni o situati in piccole isole. Basti pensare alle Cinque Terre, alla penisola sorrentina e alla Costiera amalfitana, a Pomaretto e alla Val Susa, a Carema e alla Valtellina, all’Alto Adige e la Friuli, alla Val d’Aosta e a tutte quelle produzioni lungo le Alpi e l’Appennino. I vigneti storici, invece, devono avere una produzione anteriore al 1960, con forme di cura tradizionale, oppure con sistemazioni idrauliche-agrarie storiche o di particolare pregio paesaggistico.

“Un tassello importante per tutelare zone meravigliose del nostro Paese e per valorizzare imprese che operano con tecniche tradizionali, spesso in condizioni impervie -ha detto Leonardo Di Gioia, il coordinatore della Commissione Politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome-. Aziende che, con le loro etichette, rappresentano spesso dei fiori all’occhiello di una produzione enologica di altissima qualità”.

Il decreto nasce dal Testo Unico del Vino, la legge 238, approvata il 12 dicembre 2016 dal Parlamento. La "Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino" contiene all’articolo 7 il riconoscimento e la salvaguardia dei vigneti eroici o storici, affermando che "lo Stato promuove interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei vigneti delle aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico, storico e ambientale, denominati vigneti eroici o storici".

Saranno proprio le Regioni a ricevere le domande dei produttori per il riconoscimento dei vigneti eroici o storici, svolgeranno l’istruttoria delle domande e terranno gli elenchi, di concerto con il Mipaaft, garantendo anche i successivi controlli.

Il riconoscimento dei vigneti comporterà per le aziende la possibilità di poter fruire di una parte dei fondi previsti dal Programma Nazionale di sostegno al settore vitivinicolo che, complessivamente, prevede circa 337 milioni di euro per tutti gli interventi previsti. Una parte di questi sicuramente sarà indirizzata proprio al ripristino, al recupero, alla manutenzione e alla salvaguardia dei vigneti eroici e storici che utilizzano vitigni autoctoni.

“Come Regioni -ha aggiunto Di Gioia- seguiremo con attenzione anche le fasi successive. Infatti il decreto prevede un ulteriore provvedimento per un marchio nazionale per la viticoltura eroica o storica. E’ questa un’opportunità per tutti i territori che può legarsi anche alla promozione turistica di molte Regioni italiane”.





Disagio sociale in flessione nel mese di aprile, ultima rilevazione utile

Il MIC di aprile 2019 si è attestato su un valore stimato di 17,0 in diminuzione di tre decimi di punto rispetto a marzo. Il miglioramento dell’indicatore è stato determinato principalmente dal rallentamento dell’inflazione per i beni e i servizi ad alta frequenza d’acquisto, dinamica a cui si è associata una stabilità della disoccupazione. Dalla fine del 2018 l’indicatore, dopo alcuni mesi di ridimensionamento legati ad una evoluzione più contenuta dei prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto, sembra essersi sostanzialmente stabilizzato. Questa situazione riflette la debolezza del quadro congiunturale che non riesce a produrre effettivi miglioramenti nel mercato del lavoro Ad aprile il tasso di disoccupazione ufficiale si è attestato al 10,2%, invariato rispetto al mese precedente e in diminuzione di sette decimi nel confronto con lo stesso mese del 2018. Il dato è sintesi di una stabilità del numero di occupati (-2mila) e delle persone in cerca d’occupazione (+5mila). Nel confronto con aprile 2018 si conferma la moderata tendenza positiva, con una variazione di 56mila unità nel numero di persone occupate ed un calo di 200mila disoccupati. A completare il quadro si evidenzia come ad aprile 2019 le ore autorizzate di CIG siano aumentate del 30,5% nel confronto annuo. Nel primo quadrimestre dell’anno si conferma un andamento meno favorevole rispetto ai periodi precedenti, con un incremento dell’11,9% rispetto allo stesso periodo del 2018. In termini di ore di CIG effettivamente utilizzate destagionalizzate e ricondotte a ULA si rileva, ad aprile, una situazione di stabilità in termini congiunturali ed una lieve diminuzione su base annua. Dal lato degli scoraggiati a fronte di una sostanziale invarianza in termini congiunturali, su base annua si conferma la tendenza all’aumento. Il combinarsi di queste dinamiche ha portato ad una stabilizzazione, su base mensile, del tasso di disoccupazione esteso e a una diminuzione di sei decimi su base tendenziale  Nello stesso mese i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto sono aumentati dell’1,1% su base annua, in rallentamento rispetto all’1,5% di marzo. 





Le limitazioni del sottocosto una grana per tutti, la denuncia di Confcommercio, Ancc, Coop, Ancd e Conad

In una nota congiunta, ed unitaria di Confcommercio, Federdistribuzione, Ancc Coop, Ancd Conad si sottolinea che "le limitazioni sulle vendite sottocosto dei prodotti freschi e deperibili approvate la scorsa settimana dalla Commissione Agricoltura della Camera rischiano di danneggiare i consumatori e gli stessi operatori agricoli che si intenderebbero tutelare". "L’effettuazione di queste operazioni commerciali - continua la nota -  verrebbero perlopiu’ ridotte alle vendite di fine giornata per evitare il deperimento delle merci. "E’ evidente che questa previsione non tiene conto delle prassi operative, delle abitudini di acquisto dei consumatori e delle legittime valutazioni commerciali del distributore. Si ricorda infatti che il sottocosto rappresenta una delle leve commerciali concesse al distributore per meglio svolgere la propria attività di vendita, adeguandola alle circostanze ed alle diverse situazioni di mercato. La questione di fondo dovrebbe essere quella di non fare ricadere sui fornitori il costo dell’operazione commerciale e non, viceversa, di vietare la stessa". "Basterebbe dunque agire in questa direzione. Inoltre - aggiungono le organizzazion i- affrontare il problema agendo semplicemente in senso restrittivo significa danneggiare i consumatori, che perderebbero occasioni favorevoli di acquisto e le stesse imprese agricole, che vedrebbero inevitabilmente ridursi i loro fatturati, poiché i vincoli all’effettuazione di queste vendite limiterebbero necessariamente gli approvvigionamenti per il rischio di invendutoe quindi di spreco alimentare. A chi gioverebbe tutto questo? Sarebbe opportuno un ripensamento sul tema, affrontando l’argomento in modo pragmatico e senza pregiudizi, anche a tutela dei consumatori". "Auspichiamo  - conclude la nota - che domani la Commissione Attivita’ Produttive, nell’esprimere il proprio parere sul provvedimento, valuti con attenzione gli effetti che ne deriverebbero e chieda alla commissione di merito un ulteriore  approfondimento che porti a sostanziali modifiche delle misure proposte".





Scivola un altro marchio storico: Stefanel in amministrazione straordinaria

Stefanel ha depositato l’istanza di rinuncia alla procedura di concordato preventivo e presentato un’istanza per la dichiarazione dello stato di insolvenza propedeutica all’ammissione della società alla procedura di amministrazione straordinaria. A darne notizia un comunicato della società, dopo che da giorni era chiaro che la maggioranza dei creditori ha detto no al piano e alla proposta concordataria che il gruppo avrebbe dovuto presentare al Tribunale di Treviso entro venerdì.





I lavoratori del comparto della Giustizia incrociano le braccia il 28 giugno

"Proclamiamo lo sciopero dei dipendenti della giustizia per venerdì 28 giugno. La situazione è drammatica: ci sono gravissime carenze di personale e nel 2021 ci sarà un vuoto di organico pari al 50 per cento". E’ questo il monito contenuto nella nota stampa diffusa da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa, annunciando lo stop nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori dell’amministrazione giudiziaria: "Il personale in servizio è anziano, demotivato e pagato meno di tutti gli altri lavoratori pubblici. Si sta mettendo a serio rischio l’apertura degli uffici giudiziari".

I sindacati rilevano di aver chiesto "più volte al ministro Bonafede di agire su due piani: un programma di assunzioni, e non quella manciata annunciata solo per rabbonire l’opinione pubblica; la valorizzazione del personale in servizio, attraverso il rispetto degli accordi presi nel 2017 che prevedono progressioni giuridiche ed economiche per tutto il personale. Nulla è stato realizzato, il ministro ha fatto orecchi da mercante". Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa così concludono: "Noi non ci stiamo. In ballo non ci sono solo i diritti sacrosanti dei lavoratori, ma la funzionalità di uno dei servizi più importanti dello Stato".





Lombardia, stop del trasporto pubblico per quattro ore

Lo sciopero di di quattro dei dipendenti del trasporto pubblico locale della Lombardia questo giovedì, ha provocato, viste le adesioni, gravi disagi a Milano. Chiuse le linee della metropolitana e quasi impossibile trovare un bus o un tram di superficie. A motivare la protesta, indetta da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, sono le forti preoccupazioni per i tagli ai finanziamenti al settore, che nella regione valgono 52 milioni di euro (300 milioni a livello nazionale), e le possibili ricadute sull’occupazione. Lo stop si terrà nella mattinata, con diverse modalità secondo i territori.

I sindacati si mobilitano, anzitutto, per “la condizione di grave incertezza circa le risorse da destinare al settore del trasporto pubblico locale a seguito del congelamento dei finanziamenti nazionali al comparto operato con la legge di bilancio 2019”. Ma ad allarmare Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti è anche “la mancanza di garanzie circa la clausola di salvaguardia occupazionale e di mantenimento dell’attuale qualità del servizio agli utenti, garantito attraverso la contrattazione di secondo livello”.

Il 19 marzo scorso Cgil, Cisl, Uil e le segreterie Filt, Fit, Uilt avevano richiesto un incontro all’assessorato competente della Regione, senza avere alcun riscontro in merito. “Un mancato incontro che peggiora lo stato di incertezza del settore e aumenta la preoccupazione dei lavoratori”, affermano i segretari generali di Filt Cgil (Luca Stanzione), Fit Cisl (Giovanni Abimelech) e Uiltrasporti (Enore Facchini) della Lombardia. “Il presidente della Regione Fontana si è limitato a darci rassicurazioni circa il fatto che le risorse ci sono”, aggiungono i tre esponenti sindacali: “Occorre invece aprire un tavolo che affronti nel dettaglio la situazione economica e finanziaria del settore, soprattutto dia garanzie circa la clausola di salvaguardia occupazionale e il mantenimento della contrattazione di secondo livello, esigibili attraverso i testi dei bandi di gara”.

“Il congelamento dei finanziamenti nazionali potrebbe portare alla diminuzione di 300 milioni di euro in tutto il Paese, 52 milioni in Lombardia e 3 milioni in meno nella provincia di Bergamo”, spiegano i responsabili territoriali di Filt Cgil (Marco Sala), Fit Cisl (Antonio Scaini) e Uiltrasporti (Giacomo Ricciardi). “Si tratta di una misura che rischia di compromettere diversi posti di lavoro, ma anche l’attuazione della riforma prevista dalla legge regionale del 2012: ci chiediamo come sia possibile incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico a fronte di tagli che mettono a rischio la tenuta del sistema per com’è attualmente”, aggiungono i responsabili bergamaschi: “La protesta, però, è stata proclamata anche per la mancanza di garanzie riguardo la clausola di salvaguardia occupazionale che entra in gioco nel caso dei bandi e per il mantenimento della qualità del servizio per gli utenti”.

Forte l’agitazione anche in Brianza. “Il taglio delle risorse da destinare al trasporto pubblico, pari al 30 per cento in meno, oltre a destare preoccupazioni sul piano occupazionale, si tradurrà in una riduzione delle corse per i cittadini”, illustra la segretaria generale della Filt Cgil Monza e Brianza Sara Tripodi. “Chiediamo alle amministrazioni comunali e ai cittadini di supportare la protesta del personale: manifestare a tagli effettuati sarà troppo tardi, bisogna agire subito”, conclude l’esponente sindacale, evidenziando anche che “dal prossimo settembre c’è il rischio concreto di veder diminuire anche le corse scolastiche” e che “di questo passo alle gare d’appalto del 2020 si sancirà la desertificazione del territorio e il suo isolamento dalle altre province lombarde”.





Le tute blu dei metalmeccanici tornano in piazza a Milano, Firenze e Napoli

Le tute blu dei metalmeccanici tornano ad invadere le piazze italiane. Saranno in migliaia in tre appuntamenti geograficamente ripartiti tra nord, centro e sud del Paese. Tre grandi manifestazioni sono state programmate per questo venerdì 14 giugno a Milano, Firenze e Napoli per chiedere al governo e alle imprese di mettere al centro il lavoro, i salari, i diritti. La decisione di Fim Fiom Uilm di indire uno sciopero di 8 ore è determinata dalla sempre maggiore incertezza sul futuro vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore del lavoro, l’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro. Lavoro e investimenti devono essere rimessi al centro dell’agenda politica, scandiscono le organizzazioni delle tute blu.

Mentre i sette bus diretti a Roma per il nuovo incontro tra sindacati ed azienda erano già in moto nel piazzale dello stabilimento Whirlpool di via Argine a Napoli, sulle scale d’ingresso agli uffici i segretari generali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Campania hanno incontrato i giornalisti per illustrare i dettagli e le motivazioni dello sciopero generale dei metalmeccanici che vedrà in Napoli una delle tre tappe nazionali. La segretaria generale della Fiom Cgil nazionale, Francesca Re David, terrà il comizio finale in piazza Matteotti, dove terminerà il corteo in partenza alle 9:00 da piazza Mancini, che prevede la presenza di oltre 10mila metalmeccanici da tutto il Mezzogiorno e sarà aperto proprio dagli operai della Whirlpool. “Lo sciopero di venerdì - ha affermato il segretario generale della Fiom Campania, Massimiliano Guglielmi - è importantissimo per il Sud. La vertenza Whirlpool ha assunto una valenza più generale per la difesa del lavoro nel Mezzogiorno. Gli operai di via Argine apriranno il corteo e dopo di loro ci saranno tutte le delegazioni del Sud”. Nel capoluogo partenopeo confluiranno i lavoratori di Campania, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.

A Firenze confluiranno anche i lavoratori di Emilia Romagna, Liguria, Marche e Umbria. In Toscana, sottolineano i sindacati, sono oltre 80 mila gli addetti all’industria metalmeccanica, ci sono crisi pesanti ancora aperte, come Aferpi, Kme, e Bekaert, e sono necessari ulteriori ammortizzatori sociali per far fronte alla crisi. A Firenze la manifestazione partirà da piazza Cavalleggeri alle 9.30 per arrivare a piazza SS. Annunziata dove è previsto l’intervento conclusivo di Rocco Palombella, segretario nazionale della Uilm.

“Tre piazze, Milano, Firenze, Napoli, saranno invase da migliaia di metalmeccanici di Fim, Fiom, Uilm di tutt’Italia che sciopereranno per rivendicare, da questo governo, che vengano rimesse in primo piano l’industria, il lavoro e l’equità sociale". Lo ricorda il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli, che interverrà a Milano. "Gli investimenti industriali stanno rallentando, l’industria manifatturiera frena e tantissime aziende continuano a soffrire. 160 tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo Economico, a gennaio erano 138 e il numero dei lavoratori che rischiano di perdere il lavoro, a seconda della piega che prenderanno le vertenze, va dagli 80.000 ai 280.000, contemporaneamente stanno aumentano gli incidenti e le morti sul lavoro, di oggi l’ennesimo incidente mortale", spiega Bentivogli, aggiungendo che "ad aprile l’utilizzo della cassa integrazione e’ aumentato del 78% rispetto all’anno prima e del 79% sul mese di marzo". "Di questo passo il 2019 rischia di contare un milione di ore di cassa integrazione che coinciderebbero con un crollo della produzione industriale, con un impoverimento produttivo, con il continuo aumento del debito pubblico e con la riesplosione dello spread. Se queste sono le premesse a meta’ anno, il 2019 non sara’ un ’anno bellissimo’. Il Governo deve invertire rotta - chiede Bentivogli -, puntare su lavoro e sugli investimenti industriali, altrimenti perderemo le occasioni per restare competitivi nel mercato globale con prodotti ad alto contenuto innovativo consolidare l’occupazione, stabilizzare i lavoratori precari e migliorare la produttivita’, vero dramma del Paese e unica leva per liberare gli investimenti delle imprese e far crescere i salari".





Tria si trincera e chiede coperture certe sulla flat tax

Mentre Di Maio si dice convinto del varo intelligente della flat tax e ne è straconvinto anche Salvini, resiste Tria, che sul provvedimento vuole certezze . Sulla flat tax le coperture devono essere certe. A chiederle è stato il ministro dell’Economia Giovanni Tria.  Nelle ore in cui Salvini convocava i suoi, Tria intanto assicurava: "Abbiamo un debito enorme e dobbiamo cercare di abbatterlo" e "tranquillizzare" operatori dei mercati sulla traiettoria discendente dello stock del debito. "Bisogna evitare la procedura Ue" sui conti, ha quindi sottolineato al convegno del ’Messaggero’ ’Obbligati a crescere - Strategie per l’Italia’, aggiungendo: "I negoziati con la Commissione Ue sono delle trappole per il Paese e per la stessa Commissione Ue". Per Tria in ogni caso non ci sarà "nessuna manovra correttiva effettiva", ma nel negoziato tra il nostro Paese e la Commissione europea "non va cercato lo scontro, va trovato assolutamente un compromesso". "Un dialogo costruttivo è interesse per l’Italia ma anche per l’Europa, perché quello che può far male all’Italia può far male all’Europa", ha aggiunto il titolare di via XX Settembre. Poi, a margine, a una domanda dei cronisti sul vertice a Palazzo Chigi, ha risposto: sono discussioni "riservate che vanno avanti". Sulla flat tax "noi siamo pronti. Noi abbiamo le idee chiare e il progetto è pronto" aveva detto Salvini, parlando in Transatlantico alla Camera dopo il question time: "Le coperture? Prima di dirle a voi le dico a chi governa". "Vanno in deficit? "Prima di dirle a voi le dico a chi governa", ha ribadito. Quanto alla fumata nera sulla flat tax, Salvini non ha usato mezzi termini: "Le cose vanno discusse e approfondite, è quello che chiediamo di fare anche noi, finalmente si parla di tasse, di cantieri, di lavoro" ha detto Salvini ai cronisti prima di rientrare nella sua abitazione romana, dove aveva radunato i suoi.





Di Maio: “La flat tax non sarà iniqua. Niente rimpasti nel governo, solo una riorganizzazione”

 

Giuseppe Conte e Giovanni Tria hanno "pieno mandato" per trattare con l’Ue. Lo ha assicurato il vicepremier, Luigi Di Maio, nel giorno in cui il ministro dell’ Economia partecipa a Lussemburgo alla riunione dell’Eurogruppo. "Ci siamo detti tutti che di manovre correttive non se ne fanno. - ha detto a Radio Anch’io su Radio Uno - Noi investiamo sulla crescita e per fine anno, nella legge di bilancio, metteremo a posto tutto quello che c’è da mettere a posto. Non vogliamo tensioni clamorose con l’Ue ma al centro dobbiamo mettere sempre gli italiani, non i numerini". Poi sulla flat tax allo studio del governo non sarà “iniqua”, scandisce il Vicepremier ai microfoni di Radio Anch’Io,  perché favorirà il ceto medio con un tetto di reddito fino a 60-70mila euro “Impediamo che sia iniqua – ha detto Di Maio – mettendo un tetto. Chi paga le tasse da una vita deve essere aiutato. Non si va oltre i 60-70mila euro di reddito”.

“L’obiettivo come governo è rispettare l’impegno con gli italiani e abbassare le tasse: le coperture saranno oggetto di discussione da qui a dicembre” ha chiarito il vicepremier, sottolineando che “Tria non ha detto che la flat tax non si può fare”. Ieri è stato “l’inizio di un percorso verso una legge di bilancio” che “non vuole creare tensioni clamorose con l’Unione europea”. “Noi – ha aggiunto Di Maio- abbiamo bisogno necessariamente di ridurre il carico fiscale sugli italiani per ridurre il debito pubblico e favorire la crescita”. “Naturalmente – ha proseguito Di Maio – il presidente del Consiglio e il ministro Tria hanno pieno mandato”. Poi il vicepremier del M5S interviene anche sullo stato di salute del Governo e lo fa in una intervista al Corriere della Sera: “Dopo due settimane di dialogo ritrovato con la Lega, voglio mettere la parola fine a questo argomento: non ci sarà nessun rimpasto. La riorganizzazione è doverosa ed è tra le nostre priorità: ripartire dal territorio valorizzando i cittadini. L’ottica è quella di una maggiore partecipazione e condivisione, anche per questo sono stati organizzati gli incontri tra parlamentari e sottosegretari. Non ci trovo nulla di male, anzi”, aggiunge.

“Ho visto personalmente Beppe (Grillo ndr) nei giorni scorsi. E poi ci sentiamo. Abbiamo condiviso l’idea di una evoluzione del Movimento senza abbandonare mai le nostre 5stelle. La soluzione non è tornare alle origini ma guardare al futuro dell’Italia tra 20 anni”.





Pil ai limiti di guardia. L’analisi ed i numeri di Confcommercio

E’ un po’ migliore delle attese la stima del Pil mensile di giugno. Il secondo quarto del 2019 mostrerebbe infatti una modesta crescita (+0,1% congiunturale, la stessa del primo) che porterebbe il dato mensile a diminuire "solo" dello 0,1%. I consumi tornano, però, in terreno negativo: male il mese di maggio (-0,2% congiunturale) dopo il nulla di fatto del bimestre marzo-aprile. Nel mentre scompare l’inflazione al consumo: rispetto all’Europa le tensioni sui prezzi sono in Italia tra mezzo punto e un punto costantemente meno vivaci. E’ il riflesso di una prolungata stagnazione della spesa delle famiglie. Insomma, per l’Italia, le possibilità a breve termine di una ripresa visibile a occhio nudo - cioè oltre il riflesso statistico - sono pressoché inesistenti. E’ la sintesi di quanto emerge da "Congiuntura Confcommercio" reativo allo scorso mese di maggio. I principali indicatori congiunturali hanno evidenziato un inizio di secondo trimestre molto debole. Ad aprile la produzione industriale ha segnalato, al netto dei fattori stagionali, una flessione dello 0,7% congiunturale e dell’1,3% nel confronto annuo, consolidando la tendenza al ripiegamento già manifestatasi a marzo. Per contro, l’occupazione ha evidenziato, sempre ad aprile, una stabilità rispetto al mese precedente e una modesta crescita (+0,2%) sullo stesso mese del 2018.  In un contesto di estrema fragilità, la fiducia delle famiglie e delle imprese è tornata a crescere timidamente a maggio, dopo alcuni mesi di ridimensionamento. La fiducia delle famiglie consumatrici è aumentata dell’1,1% congiunturale, mentre il sentiment delle imprese dell’1,4%. In entrambi i casi il confronto su base annua si conferma, comunque, negativo (-1,8% per le famiglie, -3,9% per le imprese). Dato l’andamento dei principali indicatori, a giugno, la stima del Pil mensile presenta una diminuzione dello 0,1% su base congiunturale, e una variazione nulla rispetto allo stesso mese del 2018. Nella media del secondo trimestre si stima, pertanto, una variazione congiunturale del Pil del +0,1%, con una crescita pari a zero nel confronto annuo. A maggio 2019 l’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) è diminuito dello 0,3% in termini congiunturali ed è rimasto invariato nel confronto con lo stesso mese del 2018. In termini di media mobile a tre mesi si conferma la progressiva tendenza al ripiegamento avviatasi a inizio 2019. La riduzione dello 0,3% registrata in termini congiunturali dall’ICC nel mese di maggio è sintesi di un deterioramento sia della domanda relativa ai servizi (-0,4%) sia di quella per i beni (-0,2%). Il dato è espressione di una generalizzata tendenza alla stagnazione delle diverse macro-funzioni di spesa. Solo per i beni ed i servizi per le comunicazioni si è registrata una variazione apprezzabile (+0,4%). Si sono registrate diminuzioni significative, rispetto ad aprile, per i beni e i servizi per la mobilità (-1,1%) e per gli alberghi, i pasti e le consumazioni fuori casa (-0,9%). Sull’andamento di quest’ultimo aggregato ha pesato una meteorologia sfavorevole. A maggio 2019 l’ICC è risultato invariato rispetto allo stesso mese dello scorso anno, evidenziando un brusco rallentamento rispetto ai mesi precedenti. Il dato deriva da una crescita dello 0,6% della domanda relativa ai servizi e da un calo dello 0,2% della spesa per i beni. Nel confronto con lo stesso mese del 2018 l’unico aumento di rilievo si conferma quello relativo alla spesa effettuata dalle famiglie per i beni e i servizi per le comunicazioni (+6,0%), al cui interno i beni per l’ICT continuano a mostrare una tendenza fortemente espansiva.  Più contenuta è risultata la variazione registrata dai beni e i servizi per la cura della persona (+0,6%). Di entità ancora più modesta è stato l’incremento per i beni e i servizi ricreativi e per i beni e i servizi per la casa (+0,3%). Sostanzialmente ferma, nel confronto con maggio del 2018, la domanda per gli alberghi i pasti e le consumazioni fuori casa (+0,1%).  Per contro sia per i beni e i servizi per la mobilità (-1,1%), sia per gli alimentari le bevande e i tabacchi (-0,9%) che per l’abbigliamento e le calzature (-0,6%) si registrano, nel confronto annuo, andamenti negativi di una certa entità a segnalare come siano i segmenti più "tradizionali" a pagare in questa fase di debolezza della domanda. Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, per il mese di giugno 2019 si stima, in termini congiunturali, una variazione nulla. Nel confronto con lo stesso mese del 2018 il tasso d’inflazione dovrebbe collocarsi allo 0,7% proseguendo nel percorso di rallentamento dell’inflazione.




Resta chiusa nei cassetti del parlamento la Proposta di Legge sulla chiusura domenicale dei negozi. Tutta colpa di un sondaggio tra gli italiani

 

Di Maio ne era ormai certo, i negozi aperti la domenica stavano per diventare solo un ricordo, poi, però, qualcosa è cambiato e la legge che doveva mettere i lucchetti alle attività commerciali nel giorno settimanale della festa si è persa nei meandri del parlamento. Tutta colpa non delle divisioni politiche tra i due azionisti di maggioranza del Governo, ma di semplici sondaggi che mettevano nero su bianco le valutazioni degli italiani su questo provvedimento. Vista la quantità elevatissima di no, Lega e M5S avrebbero deciso, di comune accordo, di riporre nel cassetto il provvedimento.

 Grande distribuzione: "A rischio il 18% del fatturato" - I primi a cercare di bloccare la legge proposta da Luigi Di Maio, che intendeva rivedere la liberalizzazione del lavoro festivo nel commercio, è stata la grande distribuzione. In un convegno alla Camera dei deputati i centri commerciali hanno segnalato che la chiusura domenicale porterebbe ad un calo del fatturato del 18%. Una mazzata per il Pil ma anche per i posti di lavoro che si perderebbero, circa 95mila.

Il sondaggio segreto - La Lega poi, stando a quanto riporta Il Messaggero, avrebbe commissionato un sondaggio riservato che dimostrerebbe come oltre il 50% degli italiani non sarebbe contento di questa novità. Anche nel M5s però si stanno rivedendo gli obiettivi.

La modifica in commissione - Al momento la legge che prevede la chiusura almeno per 26 domeniche (dei 12 festivi sono previste solo 4 deroghe su decisione delle regioni) è ferma alla Commissione Attività Produttive. La via d’uscita sarebbe un cambio di indirizzo, cioè non più chiusure ma aumenti di stipendi per chi lavora durante i festivi.

 

  Eppure la legge che dovrebbe limitare lo shopping festivo degli italiani sembra impantanata nei corridoi del Parlamento. E questo per volontà di entrambe le forze di governo. Lega e M5s avrebbero "sondato" l’umore degli italiani per trovare un secco no a questa ipotesi. Ora la legge potrebbe quindi cambiare per appesantire invece gli stipendi dei lavoratori.





Tre milioni di Euro per salvare Radio Radicale, salta il banco giallo verde

E’ passato in commissioni congiunte Bilancio e Finanze della Camera l’emendamento del Pd che prevede per Radio radicale un ulteriore finanziamento di 3 milioni per il 2019. Questo, di fatto consente che la radio non chiuda i battenti. Il testo è stato riformulato su proposta della Lega ma il governo con il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, aveva dato parere contrario. A favore hanno votato la Lega e tutti gli altri partiti, no da M5s.

La deputata del Pd Silvia Fregolent, capogruppo in commissione Finanze, spiega: "La Lega vota con le opposizioni per salvare la radio, mentre i 5 stelle votano contro seguendo le indicazioni di parere contrario del viceministro Laura Castelli".
Duro il commento dei deputati M5s della Commissione Finanze: "Su Radio radicale la soluzione più equa era di finanziare la conversione in digitale e la conservazione degli archivi multimediali, fino a una spesa massima di 1 milione di euro nel triennio. L’emendamento proposto dalle opposizioni ha disposto invece di erogare altri 3 milioni di euro nel solo 2019 ad una radio che ne riceverà già 9 quest’anno. Una scelta a cui hanno aderito tutti i partiti, Lega compresa, e che ci ha trovato fortemente contrari". E mentre alla camera si consuma un vero e proprio strappo nella maggioranza giallo verde, altro atto di belligeranza anche alla Rai. Salta, infatti,  il voto in Commissione di Vigilanza sulla risoluzione contro il doppio incarico al presidente Marcello Foa, nominato anche presidente di RaiCom. I due gruppi di maggioranza, in una riunione di 20 minuti avvenuta fuori dell’aula di San Macuto, non hanno trovato l’accordo sull’emendamento presentato dal capogruppo della Lega, Massimiliano Capitanio, e hanno fatto mancare il numero legale. Se ne riparlerà la prossima settimana.




Lavoro, Coldiretti: con +5,6% agricoltura traina crescita

Con un balzo del 5,6% nelle ore lavorate è l’agricoltura a trainare la crescita dell’occupazione facendo registrare un tasso di incremento più del doppio dell’industria (+2,6%) e oltre sei volte i servizi (+0,9%). E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione della diffusione dei dati Istat sul mercato del lavoro nel primo trimestre 2019. Si tratta – sottolinea la Coldiretti – della conferma della dinamicità del settore che è stato capace anche di attrarre moltissimi giovani sia per fare una esperienza di lavoro come dipendenti che per esprimere creatività imprenditoriale. L’Italia - continua la Coldiretti - è al vertice in Europa per numero di giovani in agricoltura con gli under 35 che sono alla guida di 57.621 imprese nel 2018, in aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente. Ma sul settore – continua la Coldiretti – pesa ora l’incognita degli effetti dell’ondata di maltempo che ha colpito l’Italia in una primavera anomala con pesanti danni alle coltivazioni, dagli ortaggi alla frutta fino ai cereali e al fieno per l’alimentazione degli animali. A preoccupare – conclude la Coldiretti – sono anche le distorsioni di filiera e le importazioni selvagge che fanno concorrenza sleale alla produzione nazionale perché non rispettano gli stessi standard sociali, ambientali e di sicurezza alimentare.





Occupazione, torna il sereno. In tre mesi 25mila nuovi lavoratori

Dopo due cali consecutivi, nel primo trimestre del 2019 il numero di persone occupate torna a crescere, seppure lievemente, in termini congiunturali, facendo registrare un aumento di 25 mila (+0,1%). Dunque, secondo quanto stima l’Istat nel primo trimestre 2019 si registra un lieve aumento dell’occupazione rispetto al trimestre precedente (+0,1%), in un contesto di calo della disoccupazione e dell’inattività. Queste dinamiche congiunturali del mercato del lavoro riflettono il lieve aumento dei livelli di attività economica rilevato nello stesso periodo, in cui si registra una variazione positiva del Pil (+0,1%) dopo due trimestri di calo. Con riferimento all’input di lavoro, si osserva una crescita delle ore lavorate sia su base congiunturale (+0,7%) sia in termini tendenziali (+1,5%), ampiamente superiore a quella del Pil.

Dal lato dell’offerta di lavoro, dopo due cali consecutivi, nel primo trimestre del 2019 il numero di persone occupate torna a crescere, seppure lievemente, in termini congiunturali (+25 mila, +0,1%), a seguito dell’aumento dei dipendenti permanenti e degli indipendenti che ha più che compensato la riduzione dei dipendenti a termine. Il tasso di occupazione sale al 58,7% (+0,1 punti). Nei dati mensili più recenti (aprile 2019), al netto della stagionalità, il tasso di occupazione e il numero di occupati rimangono invariati rispetto a marzo 2018, a sintesi del calo degli indipendenti e della crescita dei dipendenti soprattutto a termine.

Nell’andamento tendenziale si riscontra una crescita di 144 mila occupati (+0,6% in un anno), dovuta sia ai dipendenti sia agli indipendenti (+92 mila e +52 mila, rispettivamente); l’incidenza dei dipendenti a termine sul totale dei dipendenti raggiunge il 16,0% (+0,3 punti in un anno). Prosegue l’incremento degli occupati a tempo pieno e, soprattutto, a tempo parziale; l’incidenza del part time involontario è stimata al 64,1% dei lavoratori a tempo parziale (-0,1 punti). Alla crescita dell’occupazione soprattutto nel Nord e nel Centro (+1,4% e +0,3%, rispettivamente) si contrappone, per il secondo trimestre consecutivo, il calo nel Mezzogiorno (-0,6%).

Nel confronto tendenziale, per l’ottavo trimestre consecutivo, si riduce il numero di disoccupati (-138 mila in un anno, -4,6%) che interessa entrambi i generi, le diverse aree territoriali e tutte le classi di età, a eccezione degli over50. Per il secondo trimestre consecutivo diminuiscono gli inattivi di 15-64 anni (-130 mila in un anno, -1,0%).

Il tasso di disoccupazione diminuisce sia rispetto al trimestre precedente sia in confronto a un anno prima; tale andamento si associa alla stabilità congiunturale e al calo tendenziale del tasso di inattività delle persone con 15-64 anni. Diversamente, nei dati mensili di aprile 2019 i tassi di disoccupazione e di inattività rimangono invariati in confronto a marzo 2019.

Analizzando i dati di flusso – a distanza di 12 mesi – si stima una diminuzione della permanenza nell’occupazione, soprattutto nelle regioni meridionali e in generale tra le persone di 55-64 anni che principalmente transitano verso l’inattività. Tra i dipendenti a termine, pur riducendosi la permanenza nell’occupazione, aumentano in maniera cospicua le transizioni verso il tempo indeterminato.

Dal lato delle imprese, prosegue la crescita della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti dello 0,5% sul trimestre precedente e dell’1,7% su base annua, sintesi della crescita sia dell’industria sia dei servizi. L’aumento delle posizioni lavorative è associato a una crescita delle ore lavorate per dipendente pari allo 0,4% su base congiunturale e allo 0,5% su base annua. Il ricorso alla cassa integrazione registra una variazione ancora negativa ma di minore entità. Il tasso dei posti vacanti rimane invariato su base congiunturale mentre cresce di 0,1 punti percentuali su base annua. Il costo del lavoro cresce dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 3,4% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, sintesi di un aumento delle retribuzioni (+0,9% su base congiunturale e +2,3% su base annua) e degli oneri sociali (+2,2% su base congiunturale e +6,0% su base annua).




Il Pg della Cassazione a muso duro: “Togati del Csm sapevano di Lotti”

Si arricchisce di un nuovo capitolo quello che ormai può essere definito a ragione l’ ‘affaire toghe’. Non sarebbe stata stata affatto "casuale" la riunione del 9 maggio tra politici e magistrati sulla nomina del procuratore di Roma. Lo scrive il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, avviando l’azione disciplinare nei confronti di cinque togati del Csm. Non solo: è stata definita "cristallina" la consapevolezza, da parte di "tutti i consiglieri presenti", della presenza di Luca Lotti oltre che di Palamara e Ferri, "che ne erano i promotori".





Lagarde (Fmi): “I minibot? Trovata bizzarra”

I “minibot” come strumento di pagamento dei debito dello Stato verso le imprese sono una trovata “bizzarra” per Christine Lagarde, managing director del Fmi. “E’ un bizzarro strumento finanziario; pensiamo che ci sono modi molto di gran lunga migliori di affrontare il problema del pagamento degli arretrati” della Pubblica Amministrazione.

Con i minibot “gli impatti economici e finanziari ci sono e sono ben individuati”, e poi ci sono “problemi giuridici ben conosciuti” e legalmente “non sono accettati”. Insomma, ha chiesto, “perché perdere tempo?”.

Rispondendo infine all’obiezione secondo cui una moneta parallela potrebbe essere basata su crediti fiscali, Lagarde ha concluso: “Potete girare come volete l’analisi giuridica, dal nostro punto di vista si tratta sempre di un titolo di debito”.





Procedura d’infrazione. L’Ue va in pressing. Di Maio sulla flat tax: “Tria non ha detto di no” e il ministro conferma

Pressing dell’Ue sull’Italia sulla procedura d’infrazione. ’Vogliamo evitarla, ma servono i fatti’, dice Moscovici, mentre il presidente dell’Eurogruppo Centeno, chiede il rispetto degli impegni e il vicepresidente della Commissione Dombrovskis dice che ’servono aggiustamenti considerevoli, e elementi aggiuntivi’ per correggere la traiettoria di bilancio. Intanto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, non avrebbe messo, il condizionale è d’obbligo, alcun paletto sulla flat tax. A confermarlo è stato il Vicepremier Di Maio "Io ieri non ho visto il ministro Tria che diceva no, la flat tax non si può fare o non si può contemplare alcun tipo di deficit", Poi sono le stesse dichiarazioni di Tria a confermarlo: "Io in passato ero favorevole alla flat tax. Bisogna vedere le compatibilità, ma non sono mai stato contrario alla flat tax". Tria ha poi spiegato da Bruxelles lo stato dell’arte nel merito della trattativa con l’Ue: "Stiamo facendo un negoziato, dimostreremo che abbiamo stabilito obiettivi di deficit e che raggiungeremo quegli obiettivi che ci mettono in posizione di sicurezza. Non abbiamo bisogno di misure correttive". Ma tornando alla flat tax ci sono comunque i paletti posti dal M5S con il capo politico Di Maio: “Verrà messo un tetto. Non si andrà oltre i 60-70.000 euro di reddito annuo come tetto massimo. Noi dobbiamo riuscire ad abbassare le tasse al ceto medio", ha poi spiegato il vicepremier aggiungendo che "il M5S starà molto attento che l’abbassamento delle tasse sia reale, non è che a fine anno si aumenta l’Iva per trovare i soldi della flat tax. Il nostro obiettivo è il salario minimo e l’abbassamento del cuneo fiscale". Non solo. "L’obiettivo come Governo è rispettare l’impegno con gli italiani e abbassare le tasse: le coperture saranno oggetto di discussione da qui a dicembre", ha precisato il vicepremier grillino sottolineando che "abbiamo bisogno necessariamente di ridurre il carico fiscale sugli italiani per ridurre il debito pubblico e favorire la crescita". Nel caso in cui l’Eurogruppo insistesse sulla necessità che l’Italia vari al più presto una manovra correttiva dei conti pubblici, Di Maio ha spiegato che il governo non ricorrerà a manovre bis. "Ci siamo detti tutti che manovre correttive non se ne fanno", ha precisato il leader grillino convinto che "questo governo deve andare avanti se si fanno cose concrete. Non bisogna andare avanti a tutti i costi. Ma nessuno deve farsi desiderare". Quanto, infine, alla misura sulle cassette di sicurezza per una pace fiscale sul contante lanciata da Salvini, "dobbiamo ancora affrontare il tema. Da parte nostra non ci sarà spazio per patrimoniali e sono sicuro che Salvini la pensa come noi. Noi voteremo solo provvedimenti che aiutano concretamente i cittadini", ha concluso Di Maio.