Turismo verso l’Italia in picchiata, i numeri di Confesercenti stimano i due milioni le presenze perse tra giugno ed agosto

Attenzione, il turismo rallenta. E per la prima volta da cinque anni a questa parte, le previsioni per la stagione estiva hanno il segno meno: tra giugno e agosto sono attese 205 milioni di presenze, quasi 2 milioni in meno rispetto all’estate 2018, pari a una flessione dello 0,9%.

Il calo coinvolge turisti italiani (-1,1%) e internazionali (-0,8%), ed è dovuto alle condizioni meteo ancora incerte – che non favoriscono le prenotazioni – ma anche alla ripartenza delle destinazioni ‘competitor’ del mediterraneo meridionale e orientali, frenate in passato dalle tensioni internazionali. Non a caso a soffrire sono soprattutto le aree costiere (-1,4%), mentre i risultati migliori questa estate li avranno le imprese ricettive che operano nelle città d’arte/centri minori (-0,4%) e nelle località lacustri, dove si registra una domanda estera in leggerissima crescita (+0,2%). Le aree del nostro Paese con le proiezioni meno favorevoli sono il Centro e il Sud/Isole (-1,4%). Più resilienti Nord Est e Nord Ovest, rispettivamente al -0,7% e al -0,3%.

È quanto emerge dalle previsioni elaborate da CST per Assoturismo Confesercenti, in occasione dell’approfondimento dedicato dall’associazione di imprese al tema della legge delega al governo in materia di turismo.

Un intervento che arriva in un momento delicato per il turismo italiano, che dopo quattro anni di crescita rischia seriamente di chiudere il 2019 in territorio negativo. Alle previsioni non entusiasmanti per la prossima stagione estiva, infatti, si aggiunge un consuntivo della prima parte dell’anno a dir poco deludente: a causa del meteo pazzo, infatti, la stagione primaverile non è mai decollata, e tra gennaio e maggio si è registrato un calo di -1,7 milioni di presenze rispetto al 2018.

“Il turismo italiano è in un momento delicato”, commenta Vittorio Messina, Presidente di Assoturismo Confesercenti. “La spinta propulsiva degli anni scorsi si sta esaurendo e riemergono le problematiche mai risolte del settore, dalle carenze infrastrutturali all’abusivismo. La delega al governo in tema di turismo è un’occasione per portare a casa una riforma mirata alla crescita: servono interventi per individuare e tutelare le figure professionali del turismo, ma anche un contrasto più efficace all’abusivismo ricettivo e un piano per ridurre le tasse sul settore”.

In effetti, il fisco turistico italiano è tra i più pesanti d’Europa. E tartassa i turisti in vacanza in Italia chiedendo loro circa 2,6 miliardi di euro l’anno. Una vera e propria stangata, dovuta non solo ad un’IVA sui prodotti turistici superiore di 1,5 punti alla media europea, ma anche ad una tassa di soggiorno particolarmente esosa, che quest’anno peserà per 600 milioni di euro e la cui incidenza arriva a superare il 10% del costo di pernottamento di una famiglia in vacanza.

“Una tassa – spiega Messina – nata con lo scopo di assicurare agli Enti locali le risorse per potenziare i servizi turistici, migliorare l’offerta culturale e i servizi pubblici, ma che ha finito per essere interpretata quale uno dei tanti canali di finanziamento degli Enti locali, trasformandosi da tassa pro-turismo a tassa sui turisti. Bisogna cancellarla o riportarla alla sua vocazione originaria, e allo stesso tempo fare una riflessione sulla normativa e sulle conseguenze che la stessa determina sulle imprese”. 

“Bisogna agire, con velocità – conclude il Presidente di Assoturismo – anche sull’IVA visto che lo spread tra la nostra aliquota sul turismo e quelle straniere rischia di peggiorare enormemente nel prossimo futuro: se le clausole di salvaguardia previste dalla legge di stabilità dovessero essere applicate, l’aliquota passerebbe al 12% già nel prossimo anno e al 13% nel 2021: 4,5 punti percentuali sopra alla media Ue, 6,5 sopra la Grecia, 6 rispetto alla Francia e 3 sopra la Spagna. L’aumento dell’Iva, dunque, va evitato ad ogni costo. Anzi, andrebbe valutata la praticabilità di una riduzione, finalizzata a far ripartire i consumi turistici e a renderci più competitivi nei confronti dei nostri concorrenti”. 





Congressi e shopping, universi comuni. I numeri di Confcommercio

Chi viaggia per recarsi ad un congresso approfitta per fare turismo e, perché no, un po’ di shopping. Il 15% dei viaggiatori congressisti dichiara, infatti, di spendere in shopping mediamente 25 euro per ciascuno dei giorni di permanenza in loco, contro i 38 euro spesi dai vacanzieri puri. La spesa probabilmente sarebbe anche maggiore, considerato che il 44% afferma che avrebbe gradito ricevere informazioni sui luoghi dello shopping direttamente nella sede dell’evento congressuale a cui partecipava, se non addirittura prima di partire. E cosa si compra tra un convegno e l’altro? Le preferenze vanno ad abbigliamento e accessori (31,5%), seguono prodotti di gastronomia locale (13,9%) ma anche cosmetica e profumeria (13,4%), elettronica (9,3%), libri e guide (7,4%) e gli immancabili souvenir (3,7%). L’indagine poi premia Milano fra i luoghi oggetto della rilevazione: il 90% del campione la consiglierebbe ad altri per uno shopping interessante, candidandosi anche, nel 70% dei casi, per un nuovo viaggio nella capitale lombarda dedicato proprio al tema degli acquisti. Sono i dati principali dell’indagine su MICE (Meeting, Incentive, Congress ed Events) e shopping tourism, condotta per Confturismo-Confcommercio dalla Società di ricerca Risposte Turismo su un campione di oltre 1000 interviste.





La Cgil boccia la flat tax: “Riforma ingiusta e regressiva”

“Una riforma ingiusta e regressiva, finanziata da condono, spesa in deficit e da una partita di giro sulle detrazioni, a vantaggio esclusivo dei redditi alti e non di quelli bassi che rischiano invece di non ricevere alcun beneficio”. È questo il duro giudizio della Cgil sulla flat tax e sulla riforma fiscale ventilata dal governo.

Sulla base di quanto anticipato da esponenti di governo, con la riduzione delle aliquote, da cinque a tre, per la Cgil “si perderebbe la giusta progressività, avvantaggiando i ricchi: tanto più alti saranno i redditi, maggiori saranno i vantaggi; mentre per i contribuenti sotto la soglia dei 26 mila euro potrebbe addirittura essere più vantaggioso restare nell’attuale sistema”.
 
Inoltre, per il sindacato, il progetto dell’esecutivo è “ingiusto” perché, spiega, “oltre a recuperare risorse da un ennesimo gigantesco condono (15 miliardi), ne incassa altre dal taglio alle spese fiscali, detrazioni e deduzioni (fino a 15 miliardi, il resto in deficit). Quindi una partita di giro, poiché, per finanziare tale riforma, alcune persone, soprattutto quelle con i redditi più bassi, si vedranno ridurre le detrazioni, ad esempio per spese mediche e istruzione”.

“Il Paese – conclude la Cgil – ha necessità di una vera riforma fiscale, così come rivendichiamo nella piattaforma elaborata con Cisl e Uil, ma serve garantire equità attraverso la progressività, e partire da chi ha più bisogno, da lavoratori e pensionati riducendo loro le tasse, e agendo, nell’immediato, con l’aumento delle detrazioni”.





La Fillea, il potente sindacati degli Edili della Cgil, chiama a raccolta economisti, imprenditori ed esperti per ‘demolire’ lo sbloccacantieri

 

Fillea e Cgil chiamano a raccolta economisti, esponenti del mondo delle imprese e del sistema bancario per affrontare il tema dei temi per il settore delle costruzioni, cioè la necessità di dare vita ad una vera politica industriale per il rilancio del settore, che per il sindacato è l’unica vera strategia in grado di sbloccare concretamente i cantieri e ridare impulso all’intera economia italiana.

Importanti gli ospiti del convegno promosso dal sindacato, che si svolgerà il 17 giugno alle ore 9:30 presso il Centro Congresso Frentani di Roma: dall’economista Marcello Minenna al Presidente della Banca IMI Gaetano Miccichè e Gianluca Verzelli di banca Aletti - Gruppo Banco BPM, dall’Amministratore delegato Impregilo Pietro Salini al Presidente Lega Coop Produzione e Servizi Carlo Zini, ai segretari generali delle categorie dei trasporti e metalmeccanici Cgil Stefano Malorgio e Francesca Re David, con relazione del segretario generale Fillea Alessandro Genovesi e conclusioni del segretario generale Cgil Maurizio Landini.

Nel corso del convegno verrà illustrata la proposta sblocca-cantieri del sindacato: “Una proposta articolata di politica industriale che risponde all’esigenza di avere grandi aziende, più solide per competere nel mondo", spiega il leader degli edili Cgil Alessandro Genovesi, secondo il quale da parte del governo c’è stata totale miopia, come dimostrato dal decreto di riforma del Codice Appalti, “su cui il giudizio è unanime da parte di sindacato, associazioni ambientaliste ed antimafia, la stessa Autorità anticorruzione: così non si sbloccheranno le opere ma si renderà il settore facile preda della peggiore legge della giungla”, dice sempre Genovesi.

Per la Fillea è sbagliato e pericoloso l’approccio del governo al tema. “Vogliono convincerci che il problema che oggi abbiamo non è un problema industriale - argomenta sempre Genovesi -, non è un problema di investimenti pazienti, di solidità finanziaria, ma è solo un problema di regole e che quindi, liberato il mercato da lacci e lacciuoli, tutto tornerà a girare. Non è così. Per quanto importanti possano essere le politiche regolatorie – e a nostro parere al massimo potremmo chiamarle de-regolatorie – esse non possono sostituirsi alle politiche industriali, all’esigenza di una regia pubblico-privato sugli investimenti. Rischiamo di sbagliare l’analisi sulla causa della malattia e di fornire al paziente una medicina, amara per i lavoratori, ma dannosa e nociva anche per il Paese”.

Per questo, nel convegno del 17 giugno “parleremo del vero sblocca-cantieri - continua Genovesi -, lo sblocca cantieri finanziario, come lo ha definito Marcello Minenna, per dare corpo a una visione di lungo periodo per le infrastrutture e per gli investimenti nel settore, per stimolare la crescita e creare occupazione buona e di qualità, nel segno della sostenibilità”. Una proposta dunque che vuole affrontare alcuni nodi "in un’ottica di sistema partendo dalle costruzioni ma sperimentando iniziative che potrebbero domani essere esportate anche in altri settori strategici”, conclude Genovesi.





Alitalia, nuova proroga per Ferrovie dello Stato. 30 giorni per fa quadrare asset e conti

Era nell’aria ed alla fine è accaduto. Il termine per la presentazione dell’offerta vincolante per Alitalia da parte di Ferrovie dello Stato è stata prorogata dal 15 giugno al 15 di luglio. La notizia è stata diffusa dal ministero dello Sviluppo Economico che ha voluto sottolineare come l’obiettivo sia quello di permettere il consolidamento del consorzio acquirente con i soggetti che sinora hanno manifestato il proprio interesse verso il dossier. Il Mise ha poi convocato i sindacati per il 3 luglio, alle 15. Dunque ci sono ancora 30 giorni per far quadrare asset e conti e cercare di consolidare e dare certezze e soprattutto liquidità alla squadra che si dovrà caricare compagnia e soprattutto dipendenti, Nelle ultime ore il patron della Lazio, Lotito è stato scaricato dal Vicepremier Salvini, che ha parlato di lui in questi termini: “Per il momento, si occupa di far giocare dei ragazzi a pallone con alterne vicende e alterne fortune. Li vedo due mondi abbastanza lontani, onestamente”. Comunque vadano le cose, e malgrado le perplessità e le valutazioni politiche, l’unica  offerta formalizzata è quella di Lotito, mentre il Gruppo Toto avrebbe espresso interesse via lettera, e Atlantia non ha fatto alcun passo ufficiale, ma secondo quanto riferiscono fonti di Via Veneto ci sarebbero anche compagnie aeree e fondi di investimento internazionali pronti a scendere in campo nelle prossime settimane.





L’Italia ha sette giorni di tempo per dare risposte certe all’Ue. Tria: “Porterò nuovi dati, non chiacchiere” e Conte rilancia: “In Europa serve una governance rivolta alla crescita”

Quello che scaturisce dalle ultime riunioni a Bruxelles, è un vero e proprio ultimatum all’Italia. L’Unione, infatti ci chiede "dati, fatti, impegni’ entro sette giorni per evitare la procedura di infrazione". Conte cerca di rassicurare e fa sapere che la lettera di risposta è quasi pronta. Poi il ministro delle Finanze Tria che annuncia tranquillizzante: "Porterò nuovi dati, non chiacchiere". Ed ancora i soci di maggioranza del Governo giallo-verde con i due vicepremier che promettono di tagliare le tasse. "Se si guarda al responso delle Europee, in ogni caso la prossima Manovra toccherà alla Lega, è una loro responsabilità innanzitutto, oltre che del governo" fa sapere Di Maio. Per Salvini "il governo ci sarà se scommette su un corposo taglio delle tasse".

 

Ma su tutto questo e su altro il Premier Conte getta la palla dall’altra parte del campo avvertendo che all’Europa serve una “governance economica rivolta alla crescita, anche tramite maggiori investimenti pubblici: non possiamo limitarci a guardare all’obiettivo della stabilità attraverso l’austerità”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nelle dichiarazioni congiunte con gli altri leader dei Paesi del Sud Europa, al termine del vertice di Malta.

Nella riunione di La Valletta, ha riferito il premier, “ci siamo trovati d’accordo anche sul pilastro sociale. Dobbiamo fare fronte comune anche in questo campo: c’è un duplice interesse che ci unisce: il riequilibrio tra riduzione e condivisione dei rischi, che sono aspetti non alternativi ma complementari”.

 Ma dall’Europa suonano una musica diversa: quella del rigore, e l’Italia non  scende dal banco degli imputati. Infatti l’Ecofin dei ministri delle Finanze ha, tra le altre cose, confermato che è giustificata una procedura a carico dell’Italia per eccesso di deficit, in base all’inadempienza della regola sul debito, ha riferito il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis.

“E’ importante che anche in Italia i conti vengano messi su un percorso sostenibile: il debito deve calare e non salire”, ha affermato, dal canto suo, il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. Il quale ha anche detto: “Ora sta all’Italia portare alcuni elementi addizionali di cui tenere conto prima di procedere a altri passi procedurali, ma quello che conta è che debite e deficit vengano messi chiaramente su una traiettoria di discesa”.

La situazione dell’Italia era stata anche discussa all’Eurogruppo allargato che si è tenuto sempre in Lussemburgo.





Caso Lotti-Palamara-Csm, le trame per conquistare la Procura di Roma e controllare Palazzo dei Marescialli

Il Caso Lotti, o meglio il Caso Csm, si arricchisce di un nuovo capitlo legato all’ex ministro. Nuove intercettazioni infittiscono ulteriormente quanto accaduto nel mese di maggio in un grande albergo romano, dove l’ex ministro e sottosegretario avrebbe incontrato il magistrato Palamara, probabilmente per stabilire una linea comune sui fututi assetti alla Procura di Roma, Lotti, in quella occasione, avrebbe anche detto, di aver incontrato il Capo dello Stato Mattarella al Quirinale e di avergli descritto la situazione. Da Quirinale immediata la replica che definisce Lotti un “millantatore”. Ma nelle registrazioni ci sarebbe anche dell’altro, ovvero la volontà di incidere sulle inchieste che li vedevano coinvolti. I faldoni con le trascrizioni degli atti sono già nella disponibilità dei magistrati della Procura di Perugia, che hanno competenza sui reati presunti reati commessi da magistrati nella Capitale. Sempre in queste ore da registrare una presa di posizione di Palamara: ““Gli stralci di intercettazione riportati sui quotidiani non possono far venir meno il profondo rispetto che ho sempre avuto per le istituzioni dello Stato. In particolare per il Presidente della Repubblica che costituisce il presidio della autonomia e della indipendenza della magistratura, la cui credibilità oggi deve prevalere su qualsiasi interesse personale. Ribadisco che nel corso del mio interrogatorio non ho mai coinvolto il Quirinale come può evincersi dalla completa registrazione di questo atto istruttorio”. Diversa, invece la posizione di Luca Lotti che in queste ore si è autosospeso dal Pd con una lettera inviata al Segretario Zingaretti: “Ti comunico dunque la mia autosospensione dal Pd fino a quando questa vicenda non sarà chiarita. Lo faccio non perché qualche moralista senza morale oggi ha chiesto un mio passo indietro. No. Lo faccio per il rispetto e l’affetto che provo verso gli iscritti del Pd, cui voglio bene e perché voglio dimostrare loro di non avere niente da nascondere e nessuna paura di attendere la verità”. Il segretario del Pd ha ringraziato Lotti "per un gesto non scontato nei confronti della politica, delle istituzioni e del partito. Sono consapevole della difficoltà umana di questi giorni, ma ciascuno di noi ha una responsabilità alta nei confronti della comunità di cui facciamo parte e verso il Paese. Penso che questa scelta gli consentirà anche di tutelare al meglio la sua posizione in questa vicenda che, come ha detto lo stesso Lotti, deve essere ancora chiarita".





Eurostat conferma la debolezza della produzione industriale in Europa

La produzione industriale in Europa conferma la fase di debolezza che ormai si prolunga dal novembre scorso. I dati diffusi da Eurostat mostrano una contrazione dell’indice dello 0,7% ad aprile rispetto al mese precedente. E l’Italia è in perfetta linea con i 28 partner dell’Unione Europea. Tra i grandi Paesi industriali soltanto la Francia è riuscita a mostrare una variazione positiva nel mese in esame con un incremento dello 0,4%.

Tra le peggiori performance del continente la Germania, la locomotiva dell’economia europea. L’indice della produzione in Germania ad aprile ha accusato un tonfo del 2,3% rispetto al mese precedente. Su base annuale la contrazione è ancora più ampia con un calo del 3,4%. Aprile decisamente negativo anche per la Gran Bretagna che evidenzia una flessione del 2,7% su marzo e del 2,4% rispetto ad aprile dello scorso anno. Anche l’Olanda registra una nuova gelata della produzione industriale, -1,7% su base mensile e -2,7% sui dodici mesi.

Le tensioni internazionali provocate dalle complicate trattative commerciali tra Stati Uniti e Cina, l’incertezza sulla Brexit contribuiscono ad indebolire il ciclo economico. Non a caso la Bce guidata da Mario Draghi ha annunciato che manterrà fermi i tassi di interesse almeno fino a giugno dell’anno prossimo e molti economisti ritengono che anche la Federal Reserve abbandonerà rapidamente il percorso di progressiva risalita del costo del denaro.

Anche il dettaglio delle componenti della produzione industriale mostra un andamento uniforme nel vecchio continente. I beni strumentali registrano una flessione del 2%, i beni intermedi dello 0,9% e i beni durevoli dello 0,7%. Soltanto l’energia in controtendenza con un aumento dello 0,9%.

Soltanto 11 Paesi su 28 evidenziano ad aprile un aumento dell’indice della produzione industriale. E le migliori performance arrivano da economie di dimensioni modeste: l’Irlanda registra un incremento del 3,6%, Portogallo +2,9%, Finlandia +2,2% e Lussemburgo +2,1%.





Sea Watch, Salvini blocca la nave e firma il provvedimento di ingresso nelle acque territoriali

“Ho appena firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal nuovo Decreto Sicurezza. Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficanti!”. Co  queste parole il ministro Salvini ha aggiunto un nuovo capitolo alla sua politica di contrasto nei confronti delle Ong che con le loro navi soccorrono i migranti nel canale di Sicilia e poi si dirigono verso l’Italia o Malta, escludendo ogni possibilità di un ritorno e un approdo in Libia.  

L’Ong Sea Watch, intanto, tramite la portavoce Giorgia Linardi ha confermato di escludere in assoluto la possibilità di riportare i migranti a bordo in Libia e di avere Lampedusa come meta, con l’intenzione di chiedere all’Italia il permesso di attraccare in un porto sicuro.

 

Salvini nelle ultime ore era stato durissimo con la politica delle Ong: “Ciondolano nel Mediterraneo e giocano sulle pelle dei migranti, ma l’Italia non si fa dettare le regole dell’immigrazione da una Ong tedesca che usa una nave olandese fuorilegge. Non pensino di passarla liscia. Poi la presa di posizione di autorevole Portavoce della Commissione Ue: "Tutte le navi con bandiera europea sono obbligate a rispettare il diritto internazionale e il diritto Sar in mare, che comporta la necessità di portare delle persone in un posto o porto sicuro. E la Commissione ha sempre detto che queste condizioni non si ritrovano in Libia". Poi la firma del documento che blocca la nave fuori dalle acque territoriali italiane.





Totti ha deciso di lasciare la sua Roma. Lunedì l’annuncio nel Salone d’Onore del Coni

Lunedì pomeriggio, secondo un breve take diffuso questo sabato sera dall’agenzia Ansa, Francesco Totti annuncerà le dimissioni da dirigente della Roma. La decisione di dire addio alla società che lo ha visto crescere e diventare uomo sarà spiegata nel corso di una conferenza stampa lontano da Trigoria e convocata per il primo pomeriggio al Salone d’Onore del Coni. A due passi, quindi, da quello stadio Olimpico in cui proprio il 17 giugno 2001 il ’Capitano’ giallorosso vinceva lo scudetto con la maglia della Roma. Probabilmente lo storico capitano della Roma, al quale era stato offerto, con colpevole ritardo, dalla società giallorossa un futuro da Direttore Tecnico, ha preferito un passaggio meno problematico in nazionale. Lunedì la verità sulla fine di una storia durata 30 anni.





Minibot, Borghi (Lega) rilancia e attacca Tria. E’ un ministro tecnico e la scelta di approvarla è politica. Confindustria sulle posizioni di Draghi

Secondo Claudio Borghi, dall’euro bisognerebbe uscire. E anche di corsa. Ma il presidente della commissione Bilancio della Camera, consigliere economico di Matteo Salvini, dice che la Lega si atterrà al contratto di governo. Quindi minibot sì, Italexit no. Negli ultimi 8 anni lo stock di debiti commerciali si è ridotto di 20 miliardi. E poi il Presidente della Commissione Bilancio muove all’attacco di Tria proprio sui minibot affermando che Tria è un tecnico e la decisione su questa materia spetta alla politica.  Ma intanto a pochi giorni di distanza dalla “sberla” di Mario Draghi, i minibot incassano anche una nuova bocciatura, questa volta dal Centro Studi di Confindustria ed al netto delle posizioni espresse da Borghi. Se il numero uno della Bce aveva definito questo strumento – caldeggiato soprattutto dalla Lega – come o illegale, perché prevedeva di stampare nuova valuta, o capace di far aumentare lo stock di debito, l’associazione di Viale dell’Astronomia ha rilevato una lunga lisa di criticità legate all’applicazione dei minibot. La misura, che nelle intenzioni del governo gialloverde dovrebbe ridurre i debiti commerciali della Pubblica amministrazione nei confronti delle aziende fornitrici, sarebbe in realtà un clamoroso autogol che minerebbe la credibilità del nostro paese. I minibot, infatti, secondo Csc possono addirittura minare la credibilità dell’Italia in un momento in cui l’Europa e i partner si stanno chiedendo se il nostro Paese è conforme alle regole fiscali comuni sul debito pubblico.

Tanto più che, negli ultimi anni, lo stock di debiti commerciali della pubblica amministrazione si è molto ridotto (anche se resta il più ampio in Europa) e i tempi di pagamento sono stati accorciati (ma non in modo omogeneo in tutte le aree del Paese). Ciò di cui c’è ancora bisogno è di accrescere l’efficacia della Pa, sostiene Confindustria. Inoltre, le imprese italiane – in media – non soffrono oggi di una crisi di liquidità, come nel 2012, quando l’associazione degli industriali chiese con urgenza misure straordinarie per pagare i debiti commerciali accumulati dalla pubblica amministrazione.





Grandi navi a Venezia, il futuro è a Chioggia o a San Nicolò. L’annuncio di Toninelli

"I tecnici hanno filtrato le idee esistenti hanno scelto quelle che potevano essere soluzioni percorribili e abbiamo questi primi documenti che indicano San Nicolò e Chioggia" come possibile futuro per il porto di Venezia ad uso delle Grandi navi. Queste le parole del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli dopo un sopralluogo che si è svlto proprio a Venezia per la questioni Grandi navi. No all’ipotesi Marghera, con canale dei Petroli e Vittorio Em. perché impraticabili per manovra, sicurezza e inquinamento definendo l’area "una zona Seveso". "Fin che ci sono io non posso accettare il rischio - ha detto Toninelli bocciando Marghera - che una nave con a bordo 5/6mila persone vada scontrarsi, non contro una banchina come avvenuto il 2 giugno, ma contro una petroliera o una raffineria: Marghera è una zona rischio Seveso, ci sono raffinerie, petrolchimici e stoccaggi di benzine".





Costo del lavoro, la magnifica (2,2 mld) spending review denunciata dalla Fabi

Incredibile ma vero, nel 2018 le banche italiane hanno realizzato una “spending review” da 2,2 miliardi sul costo del lavoro. A denunciarlo è la Fabi, il potente sindacato di categoria, in uno studio sui conti del settore creditizio a pochi giorni dall’avvio del negoziato per il rinnovo del contratto nazionale di 300mila bancari. 

L’anno scorso “sono proseguiti gli interventi sul fronte dei costi: in totale le ‘uscite’ sono state pari a 54,8 miliardi con una riduzione di 1,9 miliardi (-3,5%) rispetto ai 56,8 miliardi del 2017. I risparmi sono tutti a carico dei lavoratori, con una marcata riduzione sul fronte dei costi per il personale: la sforbiciata è pari a 2,2 miliardi (-7,2%) da 30,7 miliardi del 2017 a 28,5 miliardi del 2018”. 

I ricavi del sistema creditizio, spiega la Fabi sulla base dei dati della Banca d’Italia, nel 2018 sono rimasti stabili a 82 miliardi, con un utile in salita del 2% “grazie a interventi sui costi e grazie a minori accantonamenti e svalutazioni relativi a crediti deteriorati per 6,4 miliardi (-33%)”. 

Nell’ultimo anno i costi delle banche “sono scesi da 56,8 a 54,8 miliardi del 2017: la spending review è stata tutta carico dei lavoratori con interventi pari al 7,2%, da 30,7 miliardi a 28,5 miliardi. I costi del personale assorbono il 34,4% dei ‘ricavi’ nel 2018 rispetto al 37,5% del 2017”. 

“Negli ultimi anni – sottolinea il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni – i conti delle banche italiane si sono chiusi con importanti risultati, raggiunti però solo con la riduzione degli Npl e tagli ai costi. Finita la pulizia dei bilanci, svendendo le sofferenze, le banche proseguiranno a macinare utili solo sforbiciando le spese per il personale dirottando le risorse su consulenze e dividendi?” 

“Dai banchieri – aggiunge Sileoni – mi aspetto nuove idee, strategie e progetti per allargare il business e aumentare i ricavi, che invece sono sostanzialmente fermi. In quest’ottica i lavoratori non vanno sacrificati a vantaggio della tecnologia”.





E’ morto Franco Zeffirelli, leggenda della cultura italiana

Franco Zeffirelli è morto nella sua casa romana sulla via Appia. Era nato a Firenze il 12 febbraio 1923 e da tempo era malato. “Si è spento serenamente” ha scritto la Fondazione a lui intitolata, aggiungendo che “la scomparsa è avvenuta alla fine di una lunga malattia”. “Il Maestro riposerà nel cimitero delle Porte Sante di Firenze” concludono. La camera ardente si terrà lunedì in Campidoglio. Franco Zeffirelli, all’anagrafe, Gian Franco Corsi Zeffirelli, nella sua quasi settantennale carriera ha ottenuto successi internazionali in diversi campi del mondo artistico dal cinema al teatro di prosa, dal teatro lirico alla televisione. Successi che lo hanno reso uno degli artisti italiani più conosciuti all’estero oltre a fargli ottenere moltissimi riconoscimenti tra cui cinque Premi Donatello, due Nastri d’argento e due candidature personali all’Oscar. Nato il 12 febbraio 1923 a Firenze, sua madre morì quando era ancora un bambino e, siccome il padre lo riconobbe solo a 19 anni, fu allevato da una zia e da una signora inglese il cui amore per Shakespeare e per l’Opera hanno segnato il giovanissimo Zeffirelli per tutta la vita. Nella sua adolescenza aveva combattuto a fianco dei partigiani italiani. Quando la guerra finì, iniziò a studiare all’Accademia di Belle Arti e alla Facoltà di Architettura della sua città; nel 1946 si trasferì a Roma dove esordì come attore di cinema e di teatro. Entrò a far parte di un gruppo teatrale come attore e contemporaneamente, continuò a progettare scene e costumi per varie produzioni. Il grande cambiamento nella carriera di Zeffirelli fu l’incontro con Luchino Visconti, uno dei più grandi registi del cinema, del teatro e dell’opera del XX secolo. Divenuto suo assistente, lavorò al suo fianco per più di dieci anni. Grazie anche a questa esperienza formativa, decise di debuttare anche nella regia. Tra le sue produzioni teatrali più famose ‘Romeo e Giulietta’ con John Stride, Judi Dench e Alec Mc Cowen nel 1960, ‘Sabato, Domenica, Lunedì’ con Joan Plowright e Laurence Olivier. Diresse poi John Gielgud e Peggy Ashcroft in un ‘Otello’ a Stratford upon Avon, Susan Strasberg in ‘La Signora delle camelie’ a Broadway. E ancora ‘Lorenzaccio’ alla Comédie Francaise e il moderno ‘Assolutamente sì, forse’ a Londra. Il carattere delle scelte artistiche di Franco Zeffirelli si distingue per la costante devozione verso i grandi testi classici, particolarmente Shakespeariani, da lui spesso trasposti nel mondo del cinema. Con lui hanno avuto un grande ritorno nel mondo del cinema anche i grandi capolavori del teatro lirico che sono stati da lui rappresentati attraverso il mezzo cinematografico: ‘Cavalleria Rusticana’ e ‘Pagliacci’ (1981), ‘Traviata’ (1982) che gli valse la nomination all’Oscar 1982 per la migliore scenografia, e ‘Otello’ (1986) che hanno servito mirabilmente a riavvicinare al mondo dell’Opera nuove moltitudini di spettatori. Per la televisione è autore di ‘Gesù di Nazareth’ (1976/1977) che è stato visto da oltre un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo. Ha anche realizzato diversi documentari tra cui ‘Per Firenze’ con Richard Burton realizzato all’indomani della tragica alluvione di Firenze del 1966, ‘Mundial ’90’ sulla storia del Calcio Fiorentino nel 1990, ‘Toscana’ nel 1991 e ‘Omaggio a Roma’ nel 2009. Innumerevoli sono le sue produzioni operistiche nei maggiori teatri del mondo con la partecipazione di eccelsi artisti come Maria Callas, Placido Domingo, Luciano Pavarotti, Herbert Von Karajan, Leonard Bernstein, Carlos Kleiber solo per citarne alcuni. Restano memorabili le sue produzioni de ‘Il Turco in Italia’ con Maria Callas, ‘Aida’ (con Leontyn Price, Carlo Bergonzi, Fiorenza Cossotto, Nicolai Ghiaurov), la ‘Tosca’ del 1964 al Covent Garden con Maria Callas e Tito Gobbi, la ‘Norma’ all’Opéra di Parigi nel 1965 (Maria Callas, Franco Corelli e Giulietta Simionato), la ‘Bohéme’ (Mirella Freni e Gianni Raimondi) alla Scala di Milano, ‘Carmen’ allo Staatsoper di Vienna, di ‘Tosca’ nel 2000 (con Luciano Pavarotti), ‘Turandot’ (con Placido Domingo), ‘Falstaff’ (direttore Leonard Bernstein), la ‘Traviata’ al Metropolitan di New York e di ‘Aida’, ‘Il Trovatore’, ‘Carmen’ e ‘Madama Butterfly’ (direttore delle tre opere Daniel Oren) all’Arena di Verona, ‘Aida’ al National Theatre di Tokyo e due straordinari esperimenti al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto con le piccole produzioni di ‘Aida’ e ‘La Traviata’ che continuano ad ottenere un grande eco internazionale. Nel 2004 l”Aida’ di Busseto è stata portata al Bol’shoi di Mosca e nel 2005 è stata messa in scena sempre a Mosca anche ‘La Traviata’ di Busseto che è stata poi portata a Tel Aviv a novembre 2005, dove a gennaio dello stesso anno, era già stato prodotto ‘I Pagliacci’ di Leoncavallo. A gennaio 2006 è stato messo in scena al Teatro dell’Opera di Roma il ‘Don Giovanni’ e a seguire, per l’apertura della stagione alla Scala nel dicembre 2006 è andata in scena l”’Aida”. Di nuovo al Teatro dell’Opera di Roma nell’aprile 2007 per una nuova ”Traviata” e sempre per l’Opera di Roma: ”Tosca”, andata in scena a gennaio 2008. Ancora per il Teatro dell’Opera di Roma: ”I Pagliacci” nel 2009 e ”Falstaff” nel 2010. Nel 2010 ha inaugurato la stagione all’Arena di Verona con la ”Turandot”, stagione che sarà all’insegna del nome Zeffirelli con le riprese degli spettacoli: ”Aida”, ”Madama Butterfly”, ”Carmen” e ”Il Trovatore”. Ad ottobre 2011 ha inaugurato l’apertura della Royal Opera House di Muscat, nel Sultanato dell’Oman, con una nuova produzione della ”Turandot” di cui ha curato regia, scenografia e luci e che ha visto il tenore Placido Domingo in veste di direttore artistico dirigere l’Orchestra ed il coro della Fondazione Arena di Verona. Nel 2012 ha inaugurato la stagione Areniana con una produzione nuova del ”Don Giovanni” di Mozart. Zeffirelli ha diretto grandi celebrazioni della Chiesa cattolica, come l’apertura dell’Anno Santo nel 1974 e 1983 e il concerto grande festa per il bicentenario di Beethoven richiesto da Papa Paolo VI (1970). Franco Zeffirelli ha vinto cinque volte il Premio David di Donatello e nel 2004 la Regina Elisabetta II lo nominò Cavaliere Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico. Profondamente convinto che le regole dello spettacolo debbano tendere alla perfezione stilistica e figurativa, senza per questo cadere nell’estetismo fine a se stesso, Zeffirelli ha sempre contrapposto il rigore delle forme a scelte meno rigorose. Una professionalità e un’attenzione formale che non ammettono repliche o discussioni. Per questo è sempre stato uno dei registi più ricercati, un autentico metteur en scène a livello internazionale. Agli spettacoli da lui firmati hanno partecipato i più illustri direttori d’orchestra, i cantanti più rinomati e gli attori più popolari: Herbert von Karajan, Leonard Bernstein, Carlos Kleiber, James Levine, Tullio Serafin, Carlo Maria Giulini, Riccardo Muti, Maria Callas (che ha diretto in ben cinque opere), Mirella Freni, Teresa Stratas, Katya Ricciarelli, Placido Domingo, Luciano Pavarotti, Tito Gobbi, Richard Tucker, Piero Cappuccilli, Laurence Olivier, Alec Guiness, Richard Burton, Rod Steiger, Peter Ustinov, Paolo Stoppa, Giorgio Albertazzi, Giancarlo Giannini, John Gielgud, Mel Gibson, Anna Magnani, Rina Morelli, Joan Plowright, Ann Bancroft, Valentina Cortese, Sarà Ferrati, Monica Vitti, Vanessa Redgrave, Maggie Smith, Cher, Judi Dench, Faye Dunaway e molti altri. Franco Zeffirelli – che nel 2013 è stato insignito del Fiorino d’oro, massima onorificenza comunale fiorentina – nella sua vita artistica ha sempre cercato di essere ambasciatore dell’italianità nel mondo e si è sempre impegnato a valorizzare il nostro patrimonio creativo e culturale.