Luxottica, con la flessibilità sostenibile assunzione per 1150 persone

Luxottica, che come società operativa resta indipendente anche dopo la fusione con Essilor, assume in Italia a tempo indeterminato con orario a "flessibilità sostenibile", al quale potranno accedere anche i dipendenti, 1.150 lavoratori che hanno contratti diversi. Lo prevede il nuovo contratto integrativo per gli oltre 11mila addetti che lavorano negli stabilimenti di Agordo, Cencenighe e Sedico, Pederobba, Rovereto, Lauriano e nella sede di Milano.

L’accordo, firmato con le organizzazioni sindacali e valido fino al giugno 2022, integra il contratto nazionale dell’occhialeria con misure che riguardano non solo gli aspetti economici, ma anche l’organizzazione del lavoro, la partecipazione diretta dei dipendenti alla vita aziendale tramite specifici comitati e nuovi strumenti digitali, un piano di azionariato diffuso, un nuovo premio di risultato, oltre a novità nell’ambito del sistema di welfare aziendale del gruppo, già tra i più innovativi.

Nel capitolo "flessibilità sostenibile", che potrà riguardare oltre un migliaio di giovani lavoratori oggi con contratti interinali o a termine "c’è il nuovo modello di organizzazione degli orari di lavoro nelle fabbriche italiane e di gestione della flessibilità produttiva, che prevede l’inserimento di lavoratori con contratti di ’part time incentivato’ a otto ore nei sette mesi di maggiore attività, e a sei ore nel rimanente periodo", afferma una nota dell’azienda. Su base volontaria anche ogni dipendente già in forza al gruppo potrà decidere di aderire al nuovo orario di lavoro flessibile mantenendo il posto fisso e sostanzialmente invariata la propria busta paga, ma potendo contare su orari ridotti nei periodi di bassa stagione con un’adesione volontaria che prevede un premio di incentivazione.





MEF, accordo Demanio-Consip su scambio dati costi e consumi immobili PA e facility management, collaborazione eprocurement e rid

E’ stato sottoscritto un accordo di collaborazione che avrà una durata biennale tra Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia del Demanio e Consip per il confronto, l’analisi l’approfondimento e la condivisione di esperienze nella gestione degli immobili in uso alle Pubbliche amministrazioni centrali e per accelerare l’iter di riqualificazione sismica degli immobili dello Stato. L’intesa prevede la messa a disposizione reciproca di informazioni e dati relativi a consistenze immobiliari, costi energetici e gestionali degli immobili in uso alle PA centrali. Con le informazioni desunte dai database dell’Agenzia del Demanio, Consip potrà progettare, con l’obiettivo di gestire i dati in maniera efficace ed integrata, iniziative di acquisto centralizzato nell’ambito del “Programma di razionalizzazione degli acquisti della PA”, e definire le metodologie per l’elaborazione di eventuali strategie di intervento anche in modalità Application Service Providing (ASP). Sul Portale degli acquisti della Pubblica Amministrazione (MePA) viene inoltre attivata una nuova categoria di servizi denominata “progettazione e verifica della progettazione di opere di ingegneria civile” che semplifica e rende più veloce l’individuazione e l’ingaggio di società e professionisti che possano supportare l’Agenzia del Demanio durante i diversi momenti sia di valutazione che di verifica del rischio sismico degli immobili, garantendo anche l’utilizzo dei modelli di progettazione BIM (BUILDING INFORMATION MODELING). Il piano per la riduzione del rischio sismico degli immobili dello Stato si rafforzerà con la possibilità di utilizzare nuovi strumenti per selezionare operatori in grado di offrire i servizi professionali necessari a garantire la riqualificazione e l’adeguatezza degli immobili.





UE, Coldiretti: embargo russo costa 1 miliardo a cibo italiano

Le esportazioni agroalimentari Made in Italy hanno perso oltre un miliardo di euro in cinque anni a causa del blocco che ha colpito una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata dopo la decisione del Consiglio europeo di estendere di altri sei mesi le sanzioni economiche alla Russia per la guerra in Ucraina. Una decisione che porterà molto probabilmente alla rinnovo dell’embargo deciso da Putin come ritorsione quasi 5 anni fa con decreto n. 778 del 7 agosto 2014, più volte rinnovato. All’azzeramento della spedizione di questi prodotti agroalimentari Made in Italy in Russia e alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni si sommano – sottolinea la Coldiretti – quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. Si tratta di un costo insostenibile per l’Italia e l’Unione Europea ed è importante che si riprenda la via del dialogo poiché ancora una volta il settore agroalimentare è stato merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale. Nei supermercati russi si possono ora trovare fantasiosi surrogati locali che hanno preso il posto dei cibi italiani originali, dalla mozzarella “Casa Italia”, dall’insalata “Buona Italia” alla Robiola Unagrande, dalla mortadella Milano al parmesan, dalla scamorza al mascarpone. A potenziare la produzione del falso Made in Italy non è stata però solo l’industria russa, ma – riferisce la Coldiretti – anche molti Paesi che non sono stati colpiti dall’embargo come la Svizzera, la Bielorussia, l’Argentina o il Brasile che hanno aumentato le esportazioni dei cibi italiani taroccati nel Paese di Putin. In Russia – precisa la Coldiretti – è possibile infatti trovare scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta Made in Bielorussia, ma anche salame Milano e Gorgonzola di produzione Svizzera e Parmesan o Reggianito di origine brasiliana o argentina. Il rischio – continua la Coldiretti – riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. In alcuni casi i piatti sono spariti dai menu mentre, in altri, sono stati sostituiti da tarocchi locali o esteri senza però che ci sia nella stragrande maggioranza dei ristoranti una chiara indicazione nei menu. Un blocco dunque dannoso per l’Italia anche se – conclude la Coldiretti - va peraltro segnalato che ne nel 2018 l’export agroalimentare italiano ha visto la crescita di alcuni comparti non colpiti come paste alimentari, pomodori pelati e polpe, tabacchi e olio, pur rimanendo nettamente inferiore ai livelli pre embargo.





Assurant, gli italiani accolgono positivamente i vantaggi della tecnologia connessa

Secondo quanto emerge dalla ricerca di Assurant Inc. (NYSE: AIZ), fornitore leader globale di soluzioni abitative e di lifestyle che supportano, proteggono e connettono i principali acquisti tecnologici dei consumatori, gli italiani sono ottimisti riguardo alla tecnologia connessa. Lo studio "The Connected Now" di Assurant, parte del report “The Connected Future” del 2017, si è basato sull’opinione di oltre 5.500 persone intervistate in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito in merito alla tecnologia e al futuro della connettività. La sensazione di preoccupazione nei confronti della tecnologia connessa, ha registrato una riduzione negli ultimi due anni, passando ad una cosiddetta “preoccupazione tiepida”. I principali motivi di preoccupazione, secondo gli intervistati, sono da associare al furto dell’identità (89%) e all’uso improprio dei dati raccolti sul web (87%). La ricerca condotta da Assurant rivela, inoltre, che molti potenziali acquirenti hanno maggiori probabilità di effettuare un acquisto se i prodotti connessi sono dotati di servizi a valore aggiunto. Il più grande incentivo sarebbe, infatti, la presenza di una garanzia estesa di due anni e il 32% degli italiani, dato leggermente inferiore alla media europea del 34%, ha dichiarato che ciò li renderebbe più propensi ad acquistare questi prodotti. Marco Prada, Amministratore delegato di Assurant per l’Europa Centrale e Meridionale, dichiara: "Il mondo che ci circonda sta diventando sempre più connesso giorno dopo giorno e la tecnologia gioca un ruolo significativo nei prodotti e nei servizi che utilizziamo. Aiutare i consumatori a comprendere meglio i vantaggi di uno stile di vita connesso, insieme a rendere i prodotti di supporto e protezione più facilmente disponibili, è un passo importante nella promozione del loro utilizzo".




Rocca di Papa, il Sindaco eroe non ce l’ha fatta. Esempio di coraggio e umanità

 

Emanuele Crestini non ce l’ha fatta. E’ la seconda vittima dell’esplosione avvenuta lo scorso 10 giugno a Rocca di Papa (Roma). Da Salvini a Raggi, il cordoglio per la scomparsa del primo cittadino. Il sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini, non ce l’ha fatta. Il 10 giugno era rimasto gravemente ferito nell’esplosione del palazzo comunale della cittadina della provincia di Roma. Si tratta della seconda vittima, dopo la morte di Vincenzo Eleuteri, anche lui coinvolto nel tragico evento. Il Consiglio regionale del Lazio ha disposto per oggi le bandiere a mezz’asta in segno di lutto. "Una notizia davvero triste. Roma abbraccia la sua famiglia e i suoi cittadini in questo momento di dolore", ha scritto su Twitter la sindaca di Roma, Virginia Raggi. "La morte del sindaco di Rocca di Papa Emanuele Crestini è una tragedia. Il senso del dovere che lo ha sempre contraddistinto, l’attaccamento profondo alla comunità di cui e’ stato primo cittadino e la sua fedeltà alle istituzioni non saranno dimenticati. Crestini è un esempio di umanità. Alla famiglia e alla cittadinanza di Rocca di Papa vanno le mie più sentite condoglianze", ha comunicato in una nota il presidente della Regione Lazio e segretario del PD, Nicola Zingaretti.  "Si e’ preoccupato di far uscire tutte le persone dal Comune in fiamme, ma il suo eroismo gli e’ costato la vita: il sindaco di Rocca di Papa ha lottato ma nella notte è morto proprio per il troppo fumo inalato. Un pensiero commosso alla sua famiglia e a quella dell’altro dipendente comunale, Vincenzo Eleuteri, deceduto cinque giorni fa". Questo il messaggio del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha aggiunto: "per il sindaco Emanuele Crestini ritengo sia doverosa la medaglia d’oro al valor civile". Si stringe al dolore della comunità anche il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Giuseppe Cangemi:"La morte del sindaco di Rocca di Papa ci addolora profondamente. La Regione Lazio intitoli uno spazio in memoria di un uomo che, fino all’ultimo istante di quel terribile incendio, è rimasto al proprio posto al servizio della sua comunità. Esempio di abnegazione e spirito di servizio cui va tutto il nostro rispetto e gratitudine. Alla sua famiglia e a tutta Rocca di Papa rivolgo la mia vicinanza e il mio cordoglio".  Si aggrava intanto la posizione dei tre indagati per l’esplosione avvenuta a Rocca di Papa. Dopo i due decessi, i pm della Procura di Velletri contestano ora il duplice omicidio colposo oltre al disastro colposo e lesioni. Al momento nel registro degli indagati sono iscritti un geologo, il titolare della ditta di Frosinone che stava effettuando i lavori in prossimità della sede del municipio e il fratello, esecutore dell’operazione. Al geologo il comune aveva affidato una serie di test su eventuali cavità presenti al di sotto degli uffici che ospitano il municipio in prossimità’ dei quali è avvenuta la deflagrazione per una fuga di gas. Il geologo poi aveva affidato i lavori di perforazione alla ditta di Frosinone.





Le autorità del volo americane ordinano di evitare lo spazio aereo iraniano

L’Autorità per il trasporto aereo americano ha vietato agli operatori statunitensi di volare nello spazio aereo controllato da Teheran sopra lo Stretto di Hormuz e il Golfo dell’Oman. La decisione è legata al ritorno di tensioni fra Stati Uniti e Iran. Per il New York Times, inoltre, Donald Trump inizialmente aveva approvato un attacco militare contro il Paese dopo l’abbattimento del drone Usa, ma il piano è stato sospeso. "Non è chiaro se Trump abbia solo cambiato idea o se l’amministrazione abbia rivisto il piano per problemi logistici. Non è chiaro neanche se gli attacchi siano solo posticipati", riporta il quotidiano americano.


L’attacco sarebbe dovuto avvenire prima del tramonto venerdì in Iran per minimizzare il rischio per i civili. La Casa Bianca si è spaccata sul piano: secondo indiscrezioni, il segretario di stato Mike Pompeo, il consigliere alla sicurezza nazionale John Bolton e il direttore della Cia Gian Haspel erano a favore di un attacco.

A essere scettici erano invece i funzionari del Pentagono, convinti che una tale azione avrebbe causato un’escalation mettendo a rischio le forze americane nell’area. I leader del Congresso erano stati informati dei piani dell’amministrazione nel corso della riunione tenutasi giovedì nella Situation Room della Casa Bianca.





Appalti e lavoro nero, tante, troppe illegalità scoperte dalla Gdf

Nel periodo compreso tra il 1 gennaio del 2018 e il 31 maggio del 2019 la guardia di finanza ha scoperto 13.285 evasori totali, soggetti completamente sconosciuti al Fisco che non hanno mai pagato un euro di tasse e che hanno evaso complessivamente 3,4 miliardi di Iva. Un numero leggermente superiore a quello dello stesso periodo precedente, quando ne furono scoperti 12.824. Inoltre sono finiti nel mirino della Gdf 42.048 lavoratori in nero o irregolari - anche questi in aumento (erano 30.818 secondo i dati dell’anno precedente) - e sono stati denunciati 8.032 datori di lavoro.
I comportamenti illeciti da parte di poco più di 8mila tra funzionari e dipendenti dello Stato (8.047) hanno prodotto un danno all’erario per circa 6 miliardi mentre sono stati eseguiti sequestri per 107 milioni. E’ questa la cifra segnalata dalla guardia di finanza alla magistratura contabile nell’ambito delle verifiche per il contrasto agli illeciti nel settore della spesa pubblica. I finanzieri hanno anche scoperto frodi al bilancio nazionale e comunitario per un valore complessivo di 1,7 miliardi.

Gli interventi svolti sul fronte della spesa pubblica, degli appalti, degli incentivi alle imprese, della spesa sanitarie e delle erogazioni dei fonti europei sono stati complessivamente 34.625, ai quali vanno aggiunte 8.636 deleghe d’indagine concluse in collaborazione con la magistratura ordinaria e 1.880 con la Corte dei Conti. Sul fronte della spesa previdenziale, assistenziale e sanitaria, le frodi scoperte ammontano a 157 milioni e hanno portato alla denuncia di 13.570 persone. I finanzieri hanno anche accertato che il 34,1% delle prestazioni sociali agevolate e ben 88,9% delle esenzioni dal pagamento dei ticket sanitari sono risultate irregolari.
In poco meno di un anno e mezzo la guardia di finanza ha individuato 15.976 reati fiscali, soprattutto emissione di fatture false, dichiarazioni fraudolente e occultamento di scritture contabili, denunciando 18.148 persone, 525 delle quali arrestate.
Invece in materia di appalti pubblici su 5 miliardi è stato accertato 1,8 miliardi di irregolarità corrispondenti a quasi il 40% di opere. Le hanno individuato le fiamme gialle analizzando le procedure contrattuali relative alle gare pubbliche. I finanzieri hanno anche arrestato 103 persone e denunciato 1.512 per reati in materia di appalti, corruzione e altri reati contro la pubblica amministrazione.





Fisco, Salvini: "Giù le tasse o me ne vado"

"Abbassiamo le tasse per 10 mld altrimenti sono anche disposto a lasciare". Così il vicepremier Salvini parla sul Corsera della necessità di riformare il fisco per rilanciare l’economia: "non è quello che vogliono i liberali?". "Per il 2019, se è vero come è vero che lo Stato spende di meno e incassa di più, possiamo utilizzare quella cifra per abbattere il debito", ma "basta con lo strozzare la crescita", afferma Salvini: "Taglieremo le tasse a lavoratori e famiglie a prescindere dal parere di qualche burocrate". Poi il Vicepremier, con parola diverse lo ha ribadito in una presa di posizione questo venerdì mattina: “Non c’è nessuna manovra correttiva” allo studio del governo e per la Flat Tax “servono almeno 10 miliardi al ribasso, facciamo anche 15…. I soldi ci sono – ha puntualizzato Salvini parlando con i giornalisti – basta volerli usare. Non permetteremo – ha quindi aggiunto – che da Bruxelles qualcuno impedisca la crescita dell’Italia”.

Su come reperire questi fondi, il vicepremier ha poi detto che il condono è solo uno strumento. “E’ una parte del tutto – ha infatti detto – ma sicuramente non è la parte centrale”.





Il M5S alla Lega: “Se Salvini vuol far saltare tutto lo dica”

Al diktat di Salvini reagisce immediatamente il Movimento 5Stelle: “La Lega e Matteo Salvini se la prendano con i banchieri e i burocrati di Bruxelles invece di minacciare sempre il governo. Tutti vogliamo tagliare le tasse e c’è anche una proposta del M5S per la flat tax sul ceto medio applicata al coefficiente familiare”. È quanto osservano fonti M5s. “La Lega – proseguono le stesse fonti – non è all’opposizione, ma al governo come noi, quindi se servono 10 miliardi tracci la strada per trovarli invece di scaricare la colpa sugli altri. Salvini non può sempre dire è colpa degli altri. Così è troppo facile. Colpa di chi questa volta? Le tasse vogliamo tagliarle tutti! E subito! Quindi di chi sarebbe la colpa? Chiarisca il colpevole, così lo combattiamo insieme”. “Non esistono nemici immaginari – concludono fonti M5s – i nemici vanno identificati. Sarebbe Tria il colpevole? Ma non è stata la Lega a riunirsi con il ministro dell’economia per redigere il piano sulle tasse? Se si cerca una scusa per far saltare tutto e riportare in Italia un governo tecnico la Lega lo dica chiaramente agli italiani, con tutte le conseguenze del caso”.





Standing ovation per Draghi (Bce) all’Eurosummit

La politica monetaria si è presa la maggior parte del fardello negli ultimi otto anni. La politica di bilancio sarà moderatamente espansiva quest’anno e il prossimo, ma in caso di un deterioramento dovrà essere ancora più espansiva: lo ha detto il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ai leader riuniti nell’Eurosummit, secondo quanto riportano fonti europee. Per il presidente della Bce Mario Draghi all’Eurosummit quando, parlando ai leader Ue, ha sottolineato che quello di oggi sarebbe stato il suo ultimo summit visto che il suo mandato è in scadenza a fine ottobre. Molti hanno quindi preso la parola per elogiare il suo lavoro: il premier Giuseppe Conte, il presidente francese Emmanuel Macron, l’irlandese Leo Varadkar, il cipriota Nicos Anastasiadis, e il presidente della Commissione Jean Claude Juncker.
   





UE, lunghi colloqui tra Conte, Merkel e Macron

Il premier Conte ha avuto un lungo colloquio notturno, finito all’alba, con la cancelliera tedesca Merkel, il presidente francese Macron, e con il premier lussemburghese Xavier Bettel, all’Hotel Amigo a Bruxelles. Il colloquio si è svolto dopo la fine, alle 2 del mattino, della riunione del Consiglio europeo che aveva discusso delle nomine dei nuovi vertici Ue, senza trovare intesa. Imprecisati gli argomenti discussi, ma è probabile che, oltre alle nomine Ue, si sia parlato del negoziato con la Commissione per evitare la procedura Ue.





Conti Pubblici, restano le distanze tra Italia e Ue

E’ duello totale tra Italia e Ue sui conti pubblici. Il premier Conte ribadisce che ’dobbiamo riuscire ad evitare la procedura, confido in una soluzione’. Il capo del Governo, che ha avuto un lungo colloquio con Macron, Merkel ed il lussemburghese Bettel, sottolinea di attendersi ’fair play’ dalla Commissione Ue uscente verso l’Italia e sostiene che la richiesta di una manovra correttiva sarebbe ’ingiusta e inaccettabile’. La cancelliera Angela Merkel ha detto di aver parlato con il premier Giuseppe Conte, ma non della procedura d’infrazione contro l’Italia. Al termine della prima giornata del Consiglio europeo restano le divergenze tra Italia e la Commissione Ue sulle stime sui conti pubblici. La trattativa del premier Giuseppe Conte, che nel corso della giornata ha avuto diversi colloqui informali con i leader Ue, resta in salita e a tarda sera resta nel governo italiano la preoccupazione per la riuscita del negoziato. Con la convinzione che le stime della Commissione sui conti e sul deficit italiano siano lontane da quelle reali sui cui si basa la posizione italiana.

Il premier Giuseppe Conte è a Bruxelles per il Consiglio Europeo. Nella giornata di giovedì era partita la lettera di risposta di Roma: "La Commissione Ue ha ricevuto la lettera del premier Conte, e la sta ora analizzando", fa sapere un portavoce della Commissione Ue.

"Prenderemo anche in considerazione la risposta di Conte ieri - ha detto agli Affari economici Pierre Moscovici rispondendo ai giornalisti entrando al summit del Pse - ma in questo momento una procedura per debito è giustificata, quindi andiamo a lavorare, in maniera costruttiva, per evitarla. Ma non lo si fa attraverso scambi, commenti sulle regole: lo si fa sul rispetto delle regole che sono intelligenti e favoriscono la crescita".

"La lettera - ha detto il premier prima del Consiglio conmmentando le parole di Moscovici - contiene un messaggio politico chiaro. Non vuole dire che non rispettiamo le regole, finché non cambiano le regole sono queste". 

"Il nostro candidato ideale alla presidenza della Commissione Ue è quello che si predispone a cambiare le regole" europee, ha detto replicando a un’altra domanda.

"Se siamo in un sistema integrato - ha evidenziato - dobbiamo competere con le sfide globali ma all’interno dell’Ue le regole devono essere uguali per tutti. Io voglio competere, ma a parità di armi".

 "Mercoledì in Cdm - ha fatto sapere Conte - faremo definitivamente l’assestamento di bilancio per certificare che i conti vanno meglio del previsto". Mercoledì in Cdm, "noi potremo certificare che siamo attorno al 2,1% del deficit e non al 2,5 come prevede la commissione Ue", ha detto ancora sottolineando come, nella trattativa con l’Ue c’è "un binario tecnico" e un "binario politico". Su quest’ultimo punto Conte ribadisce che l’Ue ha "un patto di stabilità e crescita che è molta stabilità e poca crescita, dobbiamo invertire un attimo queste regole".




Fumata nera al primo vertice sulle nomine Ue

La discussione sulle nomine dei nuovi vertici delle istituzioni Ue al vertice dei capi di Stato e di governo di ieri, a Bruxelles, è terminata alle due di notte con un nulla di fatto. Il negoziato sulle nomine, quindi, continua, con la speranza di riuscire a risolverlo in un nuovo vertice Ue straordinario il 30 giugno.

“Non c’è stata maggioranza su nessun candidato”, ha riferito il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk durante la breve conferenza stampa alla fine della riunione.

“Il Consiglio europeo – ha aggiunto Tusk – ha convenuto sulla necessità di avere un pacchetto di nomine che rifletta la diversità dell’Ue. Ci incontreremo di nuovo il 30 giugno. Nel frattempo proseguirò le consultazioni, che includeranno anche il Parlamento europeo”.

In realtà, un risultato la discussione di ieri l’ha raggiunto: è stato chiaramente abbandonato il principio, che il Parlamento europeo voleva imporre, degli “Spitzenkandidat”, i “candidati capilista” espressi dai partiti europei. La forte contrarietà del presidente francese Emmanuel Macron e di buona parte degli altri leader non è stata l’unica causa di questo risultato: la cristallizzazione dei tre partiti europei principali (Popolari, Socialisti e Liberali) nel sostengo ciascuno al proprio candidato capolista ha impedito un fronte unito a favore di un solo candidato, e anche l’elaborazione di un programma strategico comune per il mandato della prossima Commissione. I tre “Spitzenkandidat” hanno finito così con l’elidersi reciprocamente in un gioco di veti incrociati.

“C’è stata – ha spiegato il premier italiano Giuseppe Conte parlando ad alcuni giornalisti nel suo albergo dopo la riunione – una certa impulsività nell’affrontare da parte di alcuni, non faccio i nomi, questo tema delle nomine. E queste reazioni un po’ impulsive hanno condotto a far saltare il criterio degli ‘Spitzenkandidat’. E’ chiaro che nel momento stesso in cui, anziché giocare con un certo fair play, dici brutalmente: no questo no, gli altri dicono: no, neppure il tuo va bene”.

“Adesso il problema è che siccome questo criterio è stato indicato, è quello preferito dal Parlamento europeo, bisogna andarci cauti. Quindi noi non siamo passati ancora a un criterio alternativo”. E siccome il Parlamento dovrà votare a maggioranza assoluta il presidente designato della Commissione, “abbiamo dato mandato a Tusk di ritornare a parlare con i rappresentanti del Parlamento per superare questa situazione”, ha riferito Conte.

Una volta bruciati gli “Spitzenkandidat”, insomma, non si poteva passare subito a votare altri su candidati proposti dall’interno del Consiglio europeo. “Se lo avessimo fatto stasera brutalmente, in quel momento, avremmo rischiato di ritrovarci a mal partito con il Parlamento europeo”, e di “non avere più la maggioranza” degli eurodeputati per eleggere il candidato designato.

“Aver superato il criterio degli ‘Spitzenkandidat’, il criterio della mera appartenenza a una famiglia, a una affiliazione politica – ha proseguito il presidente del Consiglio italiano -, è quello che francamente mi auguravo anch’io; anche se io non ero stato impulsivo, non mi ero esposto a bruciare quel criterio.Però sicuramente questa, ora, è una prospettiva migliore anche per gli interessi nostri”.

E’ arrivato il momento, ha proseguito il premier, “in cui valuteremo le personalità, perché abbiamo bisogno di una persona che abbia una visione politica, che riesca a cogliere il segno dei tempi, a esserne interprete: deve capire anche le criticità che ha questa casa comune. E non qualcuno che sia lì appollaiato solo perché risponde alla logica della famiglia politica, perché è espressione di una affiliazione”.

Per Conte, dovrà essere “una forte personalità, un candidato autorevole, che abbia visione politica, strategia, prospettiva, uno che capisca di che cosa parlavo” nella Lettera all’Europa, che comprenda “di che cosa ha bisogno l’Europa”.

Oltretutto, in questa partita l’Italia ha un ruolo importante, perché il suo peso nella decisione finale è tale da poter abbastanza facilmente bloccare una candidatura non gradita.

“Ricordate – ha spiegato Conte – che il Regno Unito si deve astenere perché non può partecipare alla votazione”. Questo rende più facile formare una minoranza di blocco. “La maggioranza qualificata consiste in 21 paesi che devono rappresentare il 65% della popolazione. Quindi – ha concluso il premier – col Regno Unito che si astiene, se l’Italia si oppone, basta un altro paese e non si fa nulla”.





Mattarella al Csm avvia la rivoluzione: “Emerso quadro sconcertante ed inaccettabile”

"Oggi si volta pagina nella vita del Csm". Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al plenum del Csm. "Il saluto e gli auguri  - ha evidenziato il capo dello Stato - sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, da un’inchiesta in corso, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile".  "Quanto avvenuto - ha sottolineato in un altro passaggio -  ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche il prestigio e l’autorevolezza dell’intero Ordine Giudiziario; la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica".

"La reazione del Consiglio ha rappresentato il primo passo per il recupero della autorevolezza e della credibilità cui ho fatto cenno e che occorre sapere restituire alla Magistratura italiana. Di essa i cittadini ricordano i grandi meriti e i pesanti sacrifici anche attraverso l’esempio di tanti suoi appartenenti e hanno il diritto di pretendere che quei meriti e quei sacrifici non siano offuscati". Nel corso del Plenum si anche proceduto alla convalida dei due nuovi consiglieri togati, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, entrambi di Autonomia e Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, che in questo modo raddoppia la sua rappresentanza a Palazzo dei Marescialli. I due togati subentrano a Gianluigi Morlini e Corrado Cartoni, due dei consiglieri che si sono dimessi perché i loro nomi figurano nell’inchiesta di Perugia sulle nomine ai vertici degli uffici. "La pronta reazione - ha detto il vicepresidente del Csm David Ermini - alle condotte dei singoli componenti disvelate dall’indagine della procura di Perugia è stata necessaria ma non è sufficiente. Nel prossimo futuro il Csm sarà chiamato a dimostrare che in grado di affermare la propria legittimazione agli occhi della magistratura e dei cittadini", "assumendo ogni determinazione nell’interesse generale della giurisdizione e al riparo dall’influenza di interessi particolari e da logiche spartitorie e non trasparenti". 




Brennero: in arrivo limitazioni al traffico dei Tir A rischio le esportazioni italiane

Sono in arrivo pesanti limitazioni al traffico delle merci italiane diretto verso l’Austria, la Germania e i Paesi del Nord Europa. Il 1° agosto, infatti, entreranno in vigore le nuove norme varate dal Governo del Tirolo per contenere la circolazione dei tir al Passo del Brennero. Il provvedimento mette a rischio una quota importante delle nostre esportazioni. Infatti, l’interscambio commerciale tra l’Italia e i Paesi del Corridoio Scandivano-Mediterraneo, di cui l’asse del Brennero è un segmento fondamentale, supera i 200miliardi di euro l’anno. Queste merci, nel 93% dei casi, vengono trasportate su strada, passando, appunto, per il valico alpino.

Di fronte a questa violazione del diritto comunitario sulla libera circolazione delle merci, il sistema delle Camere di commercio, su iniziativa delle Camere dell’Emilia Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto e con il supporto di Uniontrasporti, è sceso in campo, realizzando uno studio nel quale vengono presentate le forti criticità collegate all’iniziativa unilaterale del Land tirolese e avanzate una serie di controproposte.

 

Il Brennero è un canale oggi insostituibile per il flusso delle merci dall’Italia verso l’Europa. E viceversa”. E’ quanto sottolinea il presidente di Unioncamere Carlo Sangalli, secondo il quale “questi provvedimenti, decisi unilateralmente, avranno, se non saranno rivisti, ricadute a dir poco preoccupanti per le nostre imprese e per le economie locali: nel breve termine con un rallentamento delle vendite italiane all’estero e nel lungo termine, addirittura, con la sostituzione dei nostri prodotti”. “Il sistema camerale italiano – evidenzia il presidente - è totalmente favorevole alla riduzione dell’inquinamento e, quindi, anche a formulare soluzioni diverse e modalità più sostenibili e avanzate. Ma la soluzione deve inquadrarsi in una strategia complessiva dei trasporti attraverso l’arco alpino, il più possibile condivisa. E queste decisioni - conclude - vanno assunte a livello adeguato che è quello europeo”.

 

Vincoli e possibili alternative

Ad ottobre 2018, l’Assemblea del Land Tirolo ha varato, all’unanimità, un insieme di limitazioni al traffico pesante di attraversamento del Passo del Brennero che potrebbe entrare in vigore da agosto 2019. Sono previsti, tra l’altro, il divieto di circolazione dei tir euro 4 (gli euro 5 seguiranno nel 2021), l’inclusione dei tir euro 6 nel “divieto settoriale” (che già riguarda specifici prodotti) e l’anticipo del divieto al sabato mattina nei fine settimana di gennaio e febbraio. Per il nostro paese l’attraversamento dell’arco alpino rappresenta l’unica via per raggiungere i mercati esteri di riferimento. Più del 70% dei flussi import/export tra l’Italia e il resto dei paesi europei attraversa le Alpi. E l’84% dell’interscambio tra l’Italia e l’Ue28 è trasportato con i Tir su strada.

La sfida della sostenibilità – ribadisce il sistema camerale nello studio - è favorire la mobilità di persone e merci in modo compatibile con l’ambiente: questo obiettivo non si raggiunge con i divieti, che non diminuiscono i trasporti ma li rendono meno efficienti producendo costi e inquinamento aggiuntivi, bensì puntando sull’innovazione. Lungo il Brennero, l’alternativa ferroviaria efficace e performante sarà attiva solo tra 10 anni. Fino ad allora, i flussi commerciali devono poter scegliere le modalità di trasporto migliori senza alcun vincolo unilaterale. Nella consapevolezza che la Regione alpina è un patrimonio dell’umanità da preservare, le Camere di commercio hanno quindi stilato un primo elenco di misure alternative.

Tra queste, il fatto di dare più tempo alle aziende di autotrasporto per rinnovare il proprio parco veicolare prima di introdurre divieti di transito; l’eliminazione del divieto notturno di circolazione dei tir in Austria, cosa che potrebbe contribuire a rendere ancora più fluido e sicuro il traffico ed eviterebbe il cumulo del traffico pesante con quello dei pendolari nelle prime ore della mattina; l’introduzione di una riduzione dinamica della velocità per tutti i veicoli, magari in particolari tratti e giornate.

 

L’interscambio commerciale

L’interscambio commerciale del nostro paese con i Paesi che insistono lungo la traiettoria del Corridoio Scandivano-Mediterraneo (Austria, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia e tre paesi dell’Est Europa, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca), nel 2018 è stato pari a 212.569 milioni euro, cui corrispondono 80.744 mila tonnellate trasportate via camion e via treno.

Le esportazioni verso i Paesi dell’asse Scandinavo-Mediterraneo rappresentano in media il 5,8% del prodotto interno lordo ai prezzi di mercato. Al netto di una quota di traffico per cui non è dichiarata la modalità di trasporto, la strada incide per il 93% nelle esportazioni verso questi territori, mentre la ferrovia non va oltre il 4%. La differenza è dovuta soprattutto alla qualità bassa della rete ferroviaria esistente lungo il Brennero, caratterizzata da forti pendenze e da standard tecnologici non adeguati, che rendono il trasporto ferroviario costoso e poco attraente, in particolare per i prodotti a basso valore aggiunto.

L’aumento degli scambi commerciali dell’Italia con l’Europa ha comportato nell’ultimo biennio un aumento del traffico di merci attraverso i valichi alpini che uniscono il nostro paese al resto del continente. Nel 2017 le tonnellate complessive che hanno attraversato l’arco alpino sono state più di 216 milioni. Oltre 2/3 hanno viaggiato utilizzando la modalità stradale. Il Brennero è il valico maggiormente utilizzato, con oltre 49 milioni di tonnellate transitate (+5,38% rispetto al 2016, corrispondenti a 2,5 milioni di tonnellate).

Il valico è diventato il punto di passaggio privilegiato per il trasporto su gomma, anche per aggirare i divieti che nel frattempo la Svizzera ha imposto al traffico pesante. Il traffico stradale in corrispondenza del Brennero è aumentato del 18% dal 2014 al 2017, più della media dell’intero arco alpino che corrisponde al 12%. 





Primo trimestre 2019 delle esportazioni laziali al +21%

Il primo trimestre del 2019 segna un forte crescita delle esportazioni laziali (+21%); a livello nazionale si registra un +2%. L’aumento, corrispondente a 1,1 mld €, rappresenta il primo segno positivo dopo 3 trimestri consecutivi di flessione.

Contestualmente all’aumento delle esportazioni (+21%), nel primo trimestre del 2019 si registra una crescita delle importazioni laziali (+3,3%), doppia rispetto a quella nazionale (+1,6%). 

Il saldo della bilancia commerciale regionale si attesta a -2,5 mld € dai -3,3 del I trimestre 2018.





Bando Inail - Lazio, migliaia in attesa per il Click Day del 14 giugno

È atteso per i prossimi giorni (entro il 28 Giugno) l’esito del click day del 14 giugno valido per l’accesso ai finanziamenti Isi del Bando Inail 2018. Verrà ammesso al finanziamento circa il 30% degli oltre 17mila progetti presentati per un totale di 370 milioni di risorse a fondo perduto.

Il contributo messo a disposizione quest’anno andrà a coprire fino ad un massimo del 65% delle spese sostenute per ogni proposta progettuale ammessa. L’obiettivo dell’ultima edizione del Bando è stato duplice: da un lato ha inteso sostenere le imprese nella realizzazione di progetti finalizzati al miglioramento documentato delle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori; dall’altro, è stato diretto ad incentivare le piccole e microimprese, operanti nel settore della produzione agricola, nell’investire nell’acquisto di nuovi macchinari ed attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per l’abbattimento delle emissioni inquinanti, la diminuzione del livello di rumorosità e la riduzione del rischio infortunistico.

Il Bando Inail si conferma uno strumento di incentivo allo sviluppo delle imprese molto rilevante: dal 2010, anno della prima edizione, sono stati finanziati quasi 27mila progetti di investimento con oltre 2,2 miliardi di risorse erogate.

Unindustria Perform offre ogni anno un’assistenza completa in tutte le fasi propedeutiche all’avanzamento della proposta progettuale: dall’analisi di realizzabilità alla stesura del progetto, dalla compilazione della domanda al supporto tecnico per la partecipazione al click day fino alla rendicontazione del piano in caso di approvazione del finanziamento.




Parte da Roma ’Planet’, l’Erasmus delle rinnovabili

Confagricoltura ha ospitato nella propria sede i partner del progetto Planet, l’Erasmus per la formazione continua degli agricoltori sulle biomasse, il biogas e il solare. L’iniziativa è nata grazie all’impegno del dipartimento di Scienze agrarie, forestali ed alimentari dell’Università di Torino e di Confagricoltura, per rispondere alle necessità formative degli imprenditori agricoli nelle attività quotidiane di gestione ed efficienza degli impianti di energie rinnovabili, coinvolgendo, oltre all’Italia, anche Austria, Francia e Olanda.
 
Il progetto partirà dal prossimo autunno e terminerà a fine 2020. “Abbiamo compiuto un passo fondamentale per aggiornare gli agricoltori e i gestori degli impianti, e per rendere efficiente, sostenibile e remunerativa la produzione di energie rinnovabili nelle nostre aziende agricole” - hanno detto Daniele Rossi, delegato alla Ricerca ed Innovazione di Confagricoltura e Michele Distefano, direttore di Enapra, l’ente di formazione dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli.
 
Il percorso formativo, avviato per 100 agricoltori, sarà disponibile in 5 lingue (inglese, italiano, olandese, tedesco e francese). “La formazione – ha concluso Remigio Berruto, coordinatore del progetto e professore di Meccanica Agraria dell’Università di Torino - sarà fornita in modo innovativo, modulare, flessibile e certificato a livello europeo, per garantire un’efficace acquisizione delle nuove competenze da parte del mondo agricolo”.




Denuncia della Cia: “Pianeta a rischio. Obiettivi e tempi certi contro i cambiamenti climatici”

Il pianeta è a rischio. Servono obiettivi e tempi certi contro i cambiamenti climatici. Scongiurare gli effetti devastanti del riscaldamento globale deve restare priorità assoluta. A ribadirlo è Cia-Agricoltori Italiani, dopo il fallimentare Consiglio Ue che ha visto saltare l’accordo sull’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050, per voto contrario di Polonia, Ungheria, Estonia e Repubblica Ceca.

Secondo Cia-Agricoltori Italiani, l’Europa non può fare retromarcia e accettare di cancellare la data del 2050, trovandosi già prossima al punto di non ritorno del 2020 quando sarà impossibile, contrariamente a quanto stabilito, restare entro 1,5°C se a causa delle attuali emissioni di gas serra, si è ormai oltre i 3 gradi.

Il mondo sta perdendo la sua occasione e il prossimo Consiglio europeo straordinario indetto per il 30 giugno, dovrà, continua Cia, essere capace di sostenere l’evidenza dei cambiamenti climatici, avallata da scienziati, mondo agricolo e società civile.

L’innalzamento delle temperature, sommato agli squilibri metereologici, con l’aumento degli eventi estremi e degli episodi siccitosi, spiega ancora una volta Cia, sta avendo conseguenze dirette sull’agricoltura, riducendo le produzioni e cambiando la geografia delle colture e delle tecniche agricole, con rischi per la sicurezza alimentare e la disponibilità di acqua. Eppure, nonostante rappresenti uno dei settori più colpiti con oltre 10 miliardi di euro di danni, già causati dal cambiamento climatico nell’ultimo decennio, proprio la buona agricoltura è quella che mitiga l’effetto serra e riduce le sue emissioni (-25%), produce energie rinnovabili (+690%), limita il consumo di acqua e di pesticidi (-27%), aumenta le superfici biologiche (+56%) e ha un ruolo fondamentale nell’assorbimento di anidride carbonica, giungendo a “sequestrare” circa 0,5 tonnellate di carbonio per ettaro l’anno.

Occorre, conclude Cia, che l’Europa si prepari al vertice sull’azione per il clima convocato dalle Nazioni Unite per il 23 settembre, ripristinando impegno forte, concreto e univoco.





Disco verde del Governo al Ddl sul dissesto idrogeologico

"Finalmente avremo gli strumenti necessari a realizzare gli obiettivi previsti dal Piano per la mitigazione del rischio idrogeologico ‘Proteggi Italia’ e intervenire per risolvere i problemi dei territori fragili dal punto di vista idrogeologico. Adesso faccio un appello alla responsabilità di deputati e senatori affinché questo disegno di legge venga calendarizzato e approvato in tempi record. Il Paese ne ha assoluto bisogno". Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha commentato l’approvazione del ddl ‘Cantiere Ambiente’ nel corso del Cdm, dopo il via libera all’unanimità della Conferenza delle Regioni.

Il testo  attribuisce ai Presidenti delle Regioni designati quali Commissari contro il dissesto idrogeologico il compito di predisporre un programma d’azione triennale per la mitigazione del rischio e per la salvaguardia del territorio. Ai Commissari si attribuiscono anche le funzioni di coordinamento e realizzazione degli interventi previsti e si consente il ricorso all’affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione di lavori sulla base del progetto definitivo, indipendentemente dall’importo dei lavori, nel rispetto di quanto previsto dalle norme europee sugli appalti pubblici. Le autorizzazioni in tal modo rilasciate comportano dichiarazione di pubblica utilità

Il provvedimento consentirà di spendere i 6,5 miliardi di euro che costituiscono il Piano del governo contro il dissesto, ridurre la burocrazia, semplificare i passaggi amministrativi, anticipare i fondi per la progettazione, affiancare le regioni, programmare cicli di interventi per la messa in sicurezza del territorio.

Altra novità prevista dal "Cantiere Ambiente" è che il Ministero potrà anticipare il 30% dei fondi alle Regioni per gli interventi programmati, con risorse anche per la progettazione, fino a 135 milioni di euro. Inoltre, nasce una specifica segreteria tecnica per seguire la realizzazione delle opere e viene istituita una nuova figura professionale: il "green manager", dirigente o funzionario, che dovrà assicurare l’attuazione delle politiche ambientali, con riferimento a piani di mobilità sostenibili, efficientamento energetico nelle pubbliche amministrazioni, riduzione degli imballaggi, raccolta differenziata dei rifiuti.





Missione Confindustria-Ice-Abi in Etiopia, secondo Paese dell’Africa con 100 milioni di abitanti

 

Il 19 e il 20 giugno si è svolta ad Addis Abeba la missione imprenditoriale di Confindustria organizzata insieme a Agenzia ICE e ABI in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero dello Sviluppo economico. 

Missione che si è aperta con il Business Forum Italia-Etiopia: l’Etiopia è il secondo Paese per popolazione dell’Africa con oltre 100 milioni di abitanti e una crescita media del 10% negli ultimi dieci anni. 

“Le infrastrutture sono il volano da cui partire: 1,5 miliardi di dollari verranno spesi soltanto quest’anno per nuove strade, mentre 2 miliardi sono già stanziati per ampliare la rete ferroviaria che collega l’Etiopia con gli stati vicini e i loro porti.

Le aziende italiane pur investendo all’estero si impegnano a promuovere una crescita inclusiva, sostenibile e condivisa, contribuendo ad aumentare il benessere economico e sociale delle comunità locali.

E questo è particolarmente vero quando si tratta di investimenti italiani in Africa”. 

Così Ilaria Vescovi, Presidente del Gruppo tecnico per l’internazionalizzazione dei territori, partecipando alla missione in Etiopia. “Questa filosofia è emersa chiaramente durante la nostra esperienza in Etiopia, dove le nostre imprese hanno concepito impianti di produzione come luoghi di integrazione sociale, empowerment delle donne, istruzione e formazione”. 

La missione - che ha avuto il focus sui comparti agricoltura, meccanica e tecnologie per la trasformazione alimentare, infrastrutture e trasporti, industria tessile e della concia - ha visto la presenza di 34 imprese e 2 banche, per un totale di oltre 70 partecipanti.     

Nella seconda giornata di missione si sono svolti approfondimenti sui settori focus della missione e incontri con controparti locali. 

L’interscambio tra Etiopia e Italia (2018) ammonta a 292 mln di euro (-10,5% rispetto al 2017), con un saldo positivo per il nostro paese di circa 178,5 mln di euro. 

Oltre ad avere un tasso di crescita del PIL che nell’ultimo decennio si è attestato attorno al 10%, l’Etiopia emerge nel panorama africano come una delle economie più dinamiche. 

È inoltre il secondo paese del continente per popolazione, con un fortissimo tasso di urbanizzazione. 

Centrali per il nuovo Governo di Addis Abeba, dalla nomina del Primo Ministro Abiy Ahmed, sono le riforme economiche per la promozione dell’industrializzazione e per la liberalizzazione del mercato nazionale, con l’obiettivo di favorire l’afflusso di investimenti stranieri. 

Un forte impegno politico emerge, tra l’altro, con riferimento alla realizzazione di un ambizioso piano infrastrutturale e all’attuazione della transizione energetica nazionale, per l’utilizzo sempre crescente di energie provenienti da fonti rinnovabili. 

L’Etiopia punta inoltre a diventare il primo polo manifatturiero africano, grazie anche allo sviluppo di zone industriali orientate all’esportazione di prodotti in tutto il continente. 

Infine, tra le priorità del Governo vi è la modernizzazione della produzione agricola e delle tecnologie per la trasformazione alimentare, anche grazie alla creazione di parchi agro-industriali, nell’intento di contrastare l’eccessiva dipendenza della produzione agricola dell’intera regione del Corno d’Africa dai cambiamenti climatici.