Acea Ato 2 lancia campagna comunicazione su bonus idrico

Con l’obiettivo di favorire l’accesso al Bonus idrico, Acea Ato 2 lancia lunedì 1° luglio una campagna di comunicazione sulle agevolazioni previste dalle normative vigenti, che consentono alle famiglie in condizioni di disagio economico-sociale di ottenere un risparmio sulle bollette dell’acqua. Rivolta ai cittadini residenti nella Capitale e nell’area metropolitana, la campagna sarà presente durante tutto il mese di luglio sulle pagine dei maggiori quotidiani romani e sarà online, sui principali siti di informazione. Inoltre Acea, per garantire una diffusione ancora più capillare della campagna, ha realizzato un depliant informativo che sarà in distribuzione ai cittadini e alle famiglie, e ha previsto l’affissione di oltre 4.500 manifesti negli spazi pubblicitari del territorio di Roma e di 90 Comuni della provincia. La campagna di comunicazione fa riferimento a due strumenti di aiuto alle famiglie in difficoltà: il Bonus idrico, previsto e regolamentato dall’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) attraverso la delibera 227/2018/R/idr, e il Bonus idrico integrativo, previsto e regolamentato dall’Ente di Governo dell’Ambito ATO2 Lazio Centrale ai sensi dell’art. 8 della Delibera AEEGSI 897/2017/R/IDR. Possono ottenere il Bonus idrico e il Bonus idrico integrativo (anche eventualmente cumulabili) tutti gli utenti residenti nel territorio di Acea Ato 2 in condizioni di disagio economico (certificato dall’ISEE) con determinati requisiti di ammissibilità.





Campidoglio, siglato accordo con sindacati per rafforzamento ruolo e funzioni degli assistenti sociali

Gli assistenti sociali sono il perno su cui è organizzata l’erogazione dei servizi socio – assistenziali per i cittadini. E’ il principio alla base dell’accordo sottoscritto tra l’Amministrazione capitolina e i sindacati di categoria. L’intesa è stata siglata dall’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre, dal Direttore del Dipartimento Politiche Sociali Giovanni Serra, dal Direttore della Direzione Disciplina e Tutela del Lavoro Salvatore Buccola e dalla delegazione di parte sindacale composta dalle organizzazioni FP Cgil, Cisl Fp, Uil Fp, CSA Regioni Autonomie Locali e la Rsu di Roma Capitale. “Grazie a questo accordo, rafforziamo la figura dell’assistente sociale che costituisce la base imprescindibile per tantissimi servizi ai cittadini. Ne delimitiamo le funzioni all’adeguato ambito di competenza e definiamo il terreno per consentire loro di lavorare al meglio, valorizzandone le professionalità”, spiega l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre. Viene previsto, per le politiche sociali, un piano di assunzioni da qui al 2021 che includerà 170 assistenti sociali, 10 funzionari amministrativi e 3 economici, 25 istruttori amministrativi e 2 economici. Gli assistenti sociali non verranno coinvolti in attività di tipo amministrativo e contabile, per non distoglierli dalla loro funzione effettiva. La loro attività si concentrerà su alcuni ambiti specifici di competenza. Per esempio: percorsi valutativi e di accompagnamento finalizzati all’adozione e all’affidamento familiare; produzione di indagini socio ambientali per conto dell’Autorità Giudiziaria; elaborazione e monitoraggio dei progetti legati al reddito di cittadinanza; elaborazione e monitoraggio di piani di intervento personalizzati; servizi in favore della popolazione detenuta e sottoposta a misure riparative. Un altro tema fondante dell’accordo è quello legato alla sicurezza sul lavoro degli assistenti sociali. Vengono previste apposite misure di prevenzione e protezione. Il Dipartimento Politiche Sociali ha già attivato un servizio di vigilanza della sede negli spazi destinati al front office e all’accoglienza della cittadinanza. “Dopo aver rafforzato l’organico della Polizia Locale, inseriamo nuovi assistenti sociali. Si tratta di due azioni integrate tra loro, per declinare un concetto di sicurezza che sia imperniato non soltanto sul controllo, comunque necessario, ma anche sull’idea di protezione e integrazione dei soggetti più deboli”, sottolinea l’Assessore al Personale Antonio De Santis.





Bene confiscato alla criminalità organizzata sarà la sede della Casa delle donne

L’Amministrazione Capitolina ha preso in consegna un appartamento confiscato alla criminalità organizzata nel Municipio VI che diventerà una Casa di semiautonomia per donne vittime di violenza. Negli ultimi mesi sono diversi i beni confiscati alla criminalità organizzata entrati a far parte del patrimonio capitolino e subito consegnati alle strutture per le finalità stabilite, grazie alla richiesta fatta dall’Amministrazione a fine 2018 all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Tra questi: due appartamenti nei Municipi V e XIII che diventeranno nuovi Centri Antiviolenza, diversi immobili fra cui un villino nel Municipio III in cui troverà spazio il progetto “Dopo di noi” e un appartamento nel Municipio V destinato all’emergenza abitativa temporanea. “Questo appartamento è un ulteriore bene confiscato che facciamo arrivare alla città per rafforzare la rete di servizi e attività a sostegno delle donne vittime di violenza. Abbiamo infatti già consegnato nelle scorse settimane due appartamenti confiscati che diventeranno altrettanti Centri Antiviolenza. Il fatto che questi immobili derivino dalle confische alla criminalità organizzata rappresenta un valore aggiunto e un segnale chiaro, contro ogni tipo di mafia, sopruso e ingiustizia ai danni della collettività. Questa casa potrà rappresentare un valore aggiunto per la rete territoriale di servizi a sostegno delle donne vittime di violenza nel Municipio VI, che si potrà arricchire di un luogo che accolga e sostenga le donne lungo il percorso di reinserimento, fino alla piena autonomia, in un contesto sicuro e protetto”, dichiara la Sindaca di Roma Virginia Raggi. “Attraverso gli immobili si può ridisegnare una città: con nuovi progetti sociali e servizi questi luoghi possono riconvertirsi in importanti occasioni di crescita per la comunità. Abbiamo portato avanti un lavoro di dialogo e confronto con il territorio che ha permesso di raccogliere le diverse esigenze, istanze e richieste e individuare così circa 70 unità catastali confiscate da acquisire al patrimonio capitolino. Le consegne si stanno susseguendo in questi mesi riducendo al minimo i tempi di attesa: appena le chiavi arrivano nella disponibilità del Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative, queste vengono subito consegnate alla struttura che ha richiesto il bene confiscato. Roma è una città che chiede sempre più spazi di crescita e riscatto: gli immobili possono rappresentare una risorsa strategica di questo percorso”, dichiara l’assessora al Patrimonio e alle Politiche Abitative di Roma Capitale Rosalba Castiglione. “Con questo appartamento sono tre i beni confiscati arrivati in poche settimane che saranno destinati al sostegno delle donne vittime di violenza. Si andranno ad aggiungere agli altri punti di riferimento che stiamo creando in città per contrastare la violenza di genere. Abbiamo già inaugurato cinque Centri Antiviolenza contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo prefissati fin dall’inizio: assicurare un Centro Antiviolenza in ogni Municipio, siamo a metà strada e ne siamo orgogliosi. Grazie al primo Regolamento per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, approvato dall’Assemblea Capitolina lo scorso anno, il riutilizzo di questi beni per fini sociali e istituzionali va avanti velocemente con processi chiari, trasparenti ed efficienti”, dichiarano la presidente della Commissione Patrimonio e Politiche Abitative Valentina Vivarelli e la presidente della Commissione Urbanistica Donatella Iorio. “Questo bene confiscato alla criminalità organizzata sarà destinato a Casa di semiautonomia, un luogo dove le donne vittime di violenza potranno trovare rifugio e accoglienza, grazie a un ambiente protetto e un percorso di reinserimento lontano dai loro aguzzini. Ringrazio tutti gli attori che hanno partecipato al raggiungimento di questo obiettivo, dall’Agenzia per i beni confiscati al Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative di Roma Capitale, passando per gli uffici del Municipio. Il nostro territorio potrà contare su una nuova importante struttura, protetta, dove salvaguardare l’incolumità anche fisica delle donne”, dichiara il presidente del Municipio VI Roberto Romanella.





La Cia della Capitanata contro il blocco della Diga di Piano dei Limiti

Fra i progetti esclusi dai fondi accordati dal CIS, il Contratto Istituzionale per lo Sviluppo della Capitanata, ci sono la nuova Diga di Piano dei Limiti, il Distretto Agroindustriale, la strada Regionale 1 per collegare Monti Dauni e aree rurali a tutta la provincia e, infine, il Distretto Turistico del Gargano. Per CIA Agricoltori Italiani di Capitanata, l’esclusione di quei progetti rappresenta un’occasione persa per tutta la provincia di Foggia. “Noi avevamo proposto soltanto due progetti”, ha spiegato Michele Ferrandino, presidente provinciale dell’organizzazione. “Quei progetti sono la realizzazione della nuova Diga di Piano dei Limiti, a valle dell’invaso già esistente di Occhito, e il Distretto Agroindustriale”, ha aggiunto Ferrandino. “In entrambi i casi, si tratta di progetti che interessano tutta la provincia di Foggia e di realizzazioni fortemente legate a un’economia forte, con punte di eccellenza e di innovazione di livello internazionale, il vettore più potente di sviluppo occupazionale ed economico”, ha dichiarato Nicola Cantatore, direttore provinciale di CIA Capitanata. Da una parte, dunque, c’è la questione idrica: l’acqua per l’agricoltura, la possibilità di non sprecare e di aumentare la dotazione idrica; dall’altra, finanziare il Distretto Agroindustriale avrebbe significato connettere e moltiplicare la forza del settore agroalimentare che in provincia di Foggia ha potenzialità enormi ancora in parte inespresse. “Anche i rilievi critici espressi da molti sindaci dei Monti Dauni e di una parte del Gargano ci trovano concordi”, ha continuato Ferrandino. Le aree interne, sia quella garganica che la zona dell’Appennino Dauno, soffrono un deficit importante dal punto di vista del sistema di viabilità, trasporti e collegamenti. Ecco perché, per CIA Agricoltori Italiani di Capitanata, le rimostranze sul mancato finanziamento della Strada Regionale 1 nei Monti Dauni e della superstrada del Gargano sono più che giustificabili. Sia per le merci che per il turismo, con tante strutture agrituristiche operanti proprio in quelle aree, è necessario potenziare le reti di trasporti e viabilità. Per non parlare delle aree rurali. La CIA, a livello nazionale e tutta la Puglia, sta per rilanciare la propria piattaforma in favore dello sviluppo delle aree rurali: collegamenti, servizi, sanità territoriale, politiche che incentivino i giovani a vivere la campagna, a rivitalizzarla. Tutto questo, però, è possibile se il Governo comincerà a ragionare in modo differente da come ha fatto con il Contratto Istituzionale di Sviluppo per la Capitanata. “Il nostro auspicio”, ha concluso Ferrandino, “è che già nelle prossime settimane il Governo possa correggere il tiro e accogliere le istanze di una provincia che, da sempre, ha bisogno di una visione strategica capace di integrare tutti i territori, connetterli, unirli nella direzione di uno sviluppo fortemente centrato sulla green economy e sull’economia del mare, oltre che sui servizi innovativi, turismo e incremento dell’export”, ha concluso il presidente di CIA Capitanata Michele Ferrandino.





Multa milionaria dell’Antitrust a Costa Crociere

L’Antitrust ha inflitto una sanzione pari a 2 mln di euro a Costa Crociere per una pratica commerciale scorretta. "In occasione della vendita e organizzazione di due crociere denominate rispettivamente ’Neoriviera’ e ’Paradisi sul mare’, non ha fornito ai consumatori un’informazione corretta e tempestiva circa lo stato di emergenza sanitaria in Madagascar, frapponendo inoltre ostacoli all’esercizio dei diritti dei consumatori connessi alle variazioni del programma di viaggio", spiega il garante. 





Sanzione da un milione per Facebook dal Garante per la privacy

Il Garante per la privacy ha applicato a Facebook una sanzione di 1 milione di euro per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso Cambridge Analytica, la società che attraverso un’app per test psicologici aveva avuto accesso ai dati di 87 milioni di utenti e li aveva usati per tentare di influenzare le presidenziali americane del 2016. La sanzione, in base al vecchio codice privacy, fa seguito al provvedimento del garante del gennaio 2019 con cui l’autorità aveva vietato a Fb di continuare a trattare i dati degli utenti italiani. 





Ponte Morandi addio, fatte brillare con precisione le pile 10 e 11 della struttura

Un’esplosione controllata delle pile 10 e 11 hanno fatto crollare i due grossi blocchi del Ponte Morandi. Addio anche alle case che erano sotto il viadotto. Pompe d’acqua cercano di evitare la diffusioni di polveri pericolose. Era il 14 agosto 2018 quando venne giù una parte del viadotto provocando 43 vittime. Un piano di sicurezza imponente è stato messo in atto con 3500 sfollati, più di 400 uomini delle forze dell’ordine schierati. Presenti i vicepremier Salvini e Di Maio, insieme al sindaco Marco Bucci ed al Governatore della Liguria Toti. L’esplosione controllata è stata rinciata di circa un’ora perchè un inquilino di una delle case che dovevano essere sgomberate aveva deciso di barricarsi e non uscire dal suo appartamento. 





Conti alla Ue: “Rispetteremo le regole del Patto ma serve più equità”

L’Italia intende rispettare le regole europee finché saranno in vigore, ma anche "contribuire a cambiarle" ed è pronta a fare la sua parte per "costruire un’Europa più vicina ai cittadini: più forte ed equa". Così il premier, Giuseppe Conte, intervistato dal quotidiano giapponese "Yomiuri Shimbun". "Bisogna ridisegnare le regole economiche e sociali della governance europea per garantire un maggiore bilanciamento tra stabilità e crescita e tra riduzione e condivisione dei rischi", ha aggiunto Conte. 





La multinazionale Jabil Circuit Italia conferma tutti i 350 licenziamenti

La Jabil Circuit Italia ha confermato i 350 licenziamenti per lo stabilimento di Marcianise (Caserta). Nessuna buona notizia, dunque, dall’incontro che si è tenuto oggi (giovedì 27 giugno) a Roma, presso la sede del ministero dello Sviluppo economico. "Inutili sono stati i tentativi del vicecapo gabinetto del ministero Giorgio Sorial, dell’assessore regionale al Lavoro Sonia Palmeri e del sindaco di Marcianise Antonello Velardi, di far ritirare i licenziamenti. Non è accettabile una scelta irresponsabile e scellerata che assesta un ulteriore colpo al già fragile apparato industriale di Caserta”: questo il commento di Francesco Percuoco, segretario generale della Fiom Cgil provinciale.

Lunedì 24 l’azienda ha comunicato la decisione di aprire una procedura di licenziamento collettivo per 350 lavoratori. Un’altra multinazionale americana che decide di disimpegnarsi progressivamente dall’unico stabilimento rimasto in Italia. E questo nonostante abbia acquisito negli ultimi anni in provincia di Caserta altre aziende operanti nel settore dell’elettronica, come Marconi, Nokia/Siemens ed Ericsson, che complessivamente impiegavano migliaia di addetti. "Dopo la Whirlpool – ha aggiunto Percuoso - un’altra multinazionale americana mostra il volto più crudele di un capitalismo che insegue esclusivamente il profitto, dopo anni di shopping sul territorio e continui tagli occupazionali. Fiom, Fim, Uilm e Failms, insieme ai lavoratori, sono determinati a far cambiare idea alla Jabil”. Per venerdì 28 giugno, intanto, è prevista (alle ore 10.30) un’assemblea dei lavoratori davanti ai cancelli dello stabilimento per decidere le iniziative da intraprendere.

Grande preoccupazione esprimono anche i metalmeccanici della Uil. "Dopo tre ore di discussione e un tentativo del governo, in ristretta, di far recedere dalla propria posizione la Jabil, la multinazionale ha confermato la linea estremamente rigida che non prevede nessun congelamento della procedura di licenziamento collettivo", illustrano Antonio Accurso (segretario generale Uilm Campania) e Giovanni Rao (segretario regionale e responsabile del settore). "Abbiamo ribadito - aggiungono - che è un atteggiamento inaccettabile e che rompe con una tradizione di condivisione dei problemi che negli anni ha permesso di superare momenti anche complicati. E’ necessario un pressing istituzionale che faccia ritrovare la via del dialogo e imponga il ritiro della strada unilaterale. Non è ipotizzabile la gestione di una quantità di esuberi che nel numero supera i lavoratori che dovrebbero rimanere occupati". Per Accurdo e Rao, dunque, va ricercata "una via d’uscita che non lasci persone per strada, altrimenti tutto può essere messo in discussione e si vanificheranno tutti gli sforzi profusi negli anni per salvare questo insediamento".




Accelor Mittal, situazione critica. In ballo migliaia di posti di lavoro

L’ex Ilva è ormai al centro della bufera perfetta. Mentre a Taranto in termini unilaterali ArcelorMittal comunica il numero delle giornate di cassa integrazione, allo stesso tempo a Bruxelles il ceo della multinazionale minaccia la chiusura dello stabilimento a partire dal 6 settembre, se non verrà ripristinata l’immunità penale per la gestione del piano ambientale e industriale.

“È il momento della responsabilità di governo e impresa. L’attività siderurgica non può essere fermata, altrimenti il nostro Paese non sarà più un Paese industriale”. A dirlo è il segretario generale della Cgil Maurizio Landini: “Al governo chiediamo di fare la propria parte, vari subito una legge collegata al piano degli investimenti e li realizzi nei tempi previsti. Non scarichi le responsabilità di ciò che non ha fatto in passato sul nuovo gruppo, ma risponda di ciò che farà. Ad Arcelor Mittal, invece, chiediamo di smetterla con le minacce e i ricatti, deve confrontarsi con il sindacato e con i lavoratori”. Per Landini “la convocazione del tavolo è fondamentale per avviare la discussione, e applicare tutti i punti dell’importante accordo che è stato già sottoscritto. Può essere l’occasione per unire lavoro, salute e sicurezza, senza metterli in contrapposizione. Taranto può essere l’esempio in Europa e nel mondo di come realizzare le politiche industriali. Nei prossimi giorni metteremo in campo tutte le iniziative che riterremo opportune”.

“È una gestione a dir poco incauta da parte del governo, e un atteggiamento inaccettabile di ArcelorMittal, che stanno addensando una tempesta perfetta che rischia di travolgere non solo lo stabilimento di Taranto, e quelli collegati di Genova e Novi Ligure, ma anche di minare le prospettive dell’intero settore siderurgico”. È l’allarme lanciato dalla segretaria generale della Fiom Cgil Francesca Re David. "Il governo ha comunicato semplicemente che il 4 luglio incontrerà i vertici aziendali", continua Re David: "Non si è degnato nemmeno di rispondere alle reiterate richieste urgenti di incontro di Fim, Fiom e Uilm. Così non si può andare avanti. Non siamo di fronte a un’ormai accertata scarsa propensione al dialogo, ma a una gestione improvvisata del governo e a una responsabilità rilevante della multinazionale. Il ministro Di Maio chiarisca il senso della sua affermazione secondo cui ‘se l’azienda rispetta i tempi del piano non ha di che preoccuparsi’”.

Francesca Re David evidenzia di aver segnalato "come le vicende legate all’approvazione del dl crescita, con il superamento delle norme sulle immunità penali in vigore dal 2015, indicassero l’urgente necessità di dotare il Paese di un quadro legislativo ragionevolmente stabile, senza il quale diventa impossibile per chiunque pianificare e gestire investimenti della dimensione necessaria al settore siderurgico”. Ciò, però, “non legittima ArcelorMittal ad atteggiamenti minacciosi e vagamente ricattatori, né legittima il governo a una gestione della vicenda che non metta i lavoratori e il Paese nelle condizioni di valutare la reale posta in gioco”. Se nelle prossime ore non si attiverà il tavolo di monitoraggio previsto nell’accordo, “che tra l’altro non è mai stato convocato, valuteremo insieme a Fim e Uilm e alle Rsu degli stabilimenti tutte le iniziative da intraprendere”.




Giustizia, venerdì di sciopero nei Tribunali e non solo

“La situazione è drammatica: ci sono gravissime carenze di personale e nel 2021 ci sarà un vuoto di organico pari al 50 per cento”. A denunciarlo sono i sindacati confederali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa, che per questo questo venerdì hanno fatto uno sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori dell’amministrazione giudiziaria. Si fermano dunque tribunali e procure. L’attuale dotazione organica del ministero è di 43.658 unità, ma attualmente ci sono 9.265 posti vacanti; nel 2018 ci sono state 2.217 unità in uscita e nel triennio 2019-2021 si stima un decremento di circa 5 mila unità, senza contare gli effetti della quota 100. "Il personale in servizio - continuano - ha un’età media di 57 anni: è anziano, demotivato e pagato meno di tutti gli altri lavoratori pubblici. Si sta mettendo a serio rischio l’apertura degli uffici giudiziari”.

La scelta della giornata non è stata casuale. Il 28 giugno, infatti, è la “data di scadenza entro la quale il ministro della Giustizia Bonafede avrebbe dovuto portare a compimento tutti i dettagli dell’accordo del 27 aprile 2017: il passaggio degli ausiliari in seconda area, l’apertura di nuovi concorsi interni per i previsti passaggi giuridici nelle aree, la pubblicazione di bandi per informatici, contabili e linguisti, la stabilizzazione dei precari”, spiegano i sindacati: “Abbiamo voluto concedere all’amministrazione la possibilità di mantenere l’impegno sottoscritto, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.

Al netto dei 903 assistenti giudiziari che saranno assunti dalle graduatorie in vigore, le 4.200 unità per tutta Italia previste con i prossimi concorsi non saranno altro che una goccia nel mare se, solo nel 2019, andranno in pensione oltre 7 mila dipendenti, che supereranno i 10 mila entro il 2021. “Abbiamo chiesto più volte al ministro Bonafede di agire su due piani”, spiegano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa: “Un programma di assunzioni, e non quella manciata annunciata solo per rabbonire l’opinione pubblica; la valorizzazione del personale in servizio, attraverso il rispetto degli accordi presi nel 2017 che prevedono progressioni giuridiche ed economiche per tutto il personale. Nulla è stato realizzato, il ministro ha fatto orecchi da mercante”. I sindacati nazionali così concludono: "Noi non ci stiamo. In ballo non ci sono solo i diritti sacrosanti dei lavoratori, ma la funzionalità di uno dei servizi più importanti dello Stato”.

LA SITUAZIONE NEI TERRITORI
“A Palermo si registra una grave carenza in termini di organici”, spiegano Anna Maria Tirreno (Fp Cgil), Antonino Leti (Cisl Fp) e Alfonso Farruggia (Uil Pa)
: “Questo è conseguenza di decenni di politiche di tagli ai bilanci e al costo del lavoro che hanno penalizzato un comparto strategico, come quello della giustizia, indispensabile per garantire legalità e diritti dei cittadini”. I sindacati palermitani dedicano particolare attenzione all’esodo in atto: “Con i prossimi pensionamenti gli uffici si svuoteranno ulteriormente. E i lavoratori, già in difficoltà, non riusciranno più a far fronte alle proprie responsabilità di funzionari pubblici né potranno tramandare l’esperienza acquisita a eventuali nuovi colleghi assunti. Senza dimenticare che i contenuti dell’accordo del 27 aprile 2017 avrebbero dovuto già concretizzarsi con la riqualificazione professionale di tutto il personale, lo scorrimento delle graduatorie e l’attuazione delle procedure previste dall’articolo 21 quater della legge 132/2015, con il transito degli ausiliari in seconda area e i passaggi giuridici all’interno delle varie aree”.

I 190 dipendenti del ministero della Giustizia impiegati a Modena scioperano, anzitutto, per rivendicare l’applicazione dell’accordo del 2017. "L’intesa prevede - dicono Fabio De Santis (segretario provinciale Fp Cgil) e Patrizia De Cosimo (segreteria provinciale Cisl Fp) – la rimodulazione dei profili esistenti insieme all’introduzione di nuovi, questo per rendere maggiormente flessibile e aderente alla realtà attuale le mansioni dei lavoratori. Va ricordato che queste amministrazioni sono tuttora interessate da un blocco delle assunzioni che ha reso complesso lo svolgimento delle attività. L’accordo, inoltre, ha previsto l’avanzamento economico per 10 mila persone in Italia nel biennio 2017-2018, ma al momento nessuna di queste ha visto un euro". I sindacati rivendicano anche il potenziamento degli organici, il rifinanziamento del fondo di produttività, lo sblocco della mobilità ordinaria, un piano straordinario delle assunzioni, la riforma informatica giudiziaria e il rinnovo del ccnl. "Tutti temi che hanno uno stretto collegamento con il funzionamento della giustizia nel nostro Paese", concludono De Santis e De Cosimo: "La carenza di cancellieri e assistenti, per esempio, rallenta lo smaltimento dei procedimenti, ingolfando l’attività degli enti del ministero. Così come innovazione, impiego delle risorse e contrattazione non possono essere disgiunte tra di loro. Infatti noi non vediamo interventi atti a migliorare la pubblica amministrazione da anni, per quanto anche questo governo sbandieri magiche e aleatorie soluzioni in arrivo". 

Nei tribunali del Veneto l’attuale carenza di personale è del 25-30 per cento, e aumenterà di un ulteriore 10 per cento a fronte di quota 100. “Ai dipendenti in servizio si chiede un impegno eccezionale”, osserva Assunta Motta (Fp Cgil Veneto): “Inoltre vengono spostati dalla loro sede a una provincia diversa, con comandi di sei mesi, appunto per sopperire alle carenze degli uffici di destinazione. L’assegnazione provvisoria, che dovrebbe essere la soluzione a situazioni emergenziali, è diventata ormai modalità quotidiana”. L’esponente sindacale rileva che “i lavoratori sono in attesa da anni della riqualificazione professionale e di un piano di formazione mai garantito nonostante le continue riforme di settore”. La Fp veneta, infine, chiede “un piano di assunzioni che limiti i danni del mancato turn over dovuto ai pensionamenti passati e futuri, al fine di garantire la riduzione delle scoperture”.

E concludiamo con Roma. “Abbiamo denunciato da tempo – commentano Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa territoriali – la crisi occupazionale attuale e il preoccupante quadro delle fuoriuscite, aumentate dall’ingresso di quota 100. Solo nel distretto di Roma a inizio 2019 si registrava già il 23 per cento in meno del personale previsto”. Dalla Cassazione alla Direzione nazionale antimafia, alla Procura generale della Repubblica presso la Suprema Corte: in tutti gli uffici giudiziari centrali della capitale le carenze vanno dal 40 al 100 per cento (come nel caso del Tribunale superiore delle acque). “Serve un piano triennale di assunzioni, serve intervenire sulla valorizzazione delle professionalità in servizio, ovvero chi si è fatto carico negli anni di responsabilità anche maggiori rispetto al proprio ruolo. E serve un riconoscimento economico, per chi registra stipendi tra i più bassi del comparto, attraverso un sistema premiale trasparente, adeguato e aggiornato”. I sindacati evidenziano anche che “in alcuni casi manca trasparenza nella gestione delle risorse decentrate e quindi nella corretta distribuzione del fondo, così come ancora è necessario vigilare per la piena applicazione degli istituti del nuovo ccnl”.

Tema prioritario è anche quello della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro: stanze ingombre di fascicoli, locali con impianti di aerazione inadeguati, continua manutenzione. Per aerare le stanze, ad esempio, al Tribunale civile di viale Giulio Cesare si tengono le finestre aperte, su zone trafficate e conseguenti rumori ambientali. Peggio ancora alla Corte d’appello di Roma e all’ufficio Nep: è di questi giorni il ritorno dell’allarme legionella, periodica costante dell’edificio. “Mentre sono in corso gli interventi i lavoratori non possono utilizzare acqua dei rubinetti, servizi igienici, aria condizionata: abbiamo richiesto l’attivazione dei controlli medici per certificare la salute di chi possa essere venuto a contatto con il batterio”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa: “Condizioni complessivamente critiche, che mettono a serio rischio la salute e il benessere di chi già opera con sovraccarichi di lavoro ormai ogni giorno”.





La guerra totale del ministro Di Maio imbarazza Confindustria e gli alleati di Governo

E’ guerra totale tra il vicepremier Luigi Di Maio e Atlantia. Mentre resta sempre divisivo e altissimo lo scontro tra la Lega e M5s sul ruolo che la concessionaria autostradale dovrebbe avere nella partita di Alitalia. "Atlantia e’ decotta, non puo’ essere coinvolta", dice il vicepremier Luigi Di Maio che a Borsa aperta spiega anche il perche’: "Se abbiamo detto a Genova che revocavamo le concessioni autostradali, il giorno in cui in maniera coerente lo faremo quell’azienda perdera’ valore in Borsa.

Se li mettiamo dentro Alitalia, faranno perdere valore anche agli aerei". A stretto giro arriva la replica della societa’ che parla di "grave danno reputazionale" e di "dichiarazioni che perturbano l’andamento del titolo", tanto da "riservarsi di attivare ogni azione e iniziativa legale a tutela". Non passa che qualche ora e Di Maio contrattacca. "I Benetton sono stati piu’ veloci oggi a rispondere al sottoscritto (minacciando azioni legali) che a chiedere scusa ai familiari delle vittime" di Genova. Se a questi gruppi di potere tocchi il portafogli e’ la fine".

Dalle opposizioni a Confindustria si levano una serie di critiche nei confronti di Di Maio. Pd e Forza Italia lamentano il rischio di turbare i mercati e chiedono l’intervento della Consob, che comunque gia’ da giorni segue con attenzione l’andamento del titolo che, dopo lo scossone di ieri, oggi ha chiuso poco mosso (-0,26%). Gli industriali leggono "con stupore le parole del vicepremier" grillino e chiedono un intervento del premier: "non si governa con l’ansia e il rancore e che la politica dovrebbe avere il senso del limite". 





Catania, concorsi truccati all’università. Indagato il Rettore e 40 professori

Le donne e gli uomini della Polizia di Stato di Catania, su delega della locale Procura Distrettuale della Repubblica, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio a carico del Rettore dell’Università di Catania e di ulteriori nove docenti (con posizioni apicali all’interno dei Dipartimenti) ritenuti a vario titolo responsabili dei delitti di associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta ed altro.

Sono in corso 41 le perquisizioni eseguite anche nei confronti di ulteriori indagati. Nel procedimento sono complessivamente iscritti anche 40 professori delle Università di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.L’operazione dei poliziotti della Digos, denominata “Università Bandita”, ha consentito di accertare l’esistenza di 27 concorsi truccati: 17 per professore ordinario,4 per professore associato e 6 per ricercatore. 





Osaka, partito il vertice dei 20 Grandi

Con la solita, irrinunciabile foto di gruppo si è aperto il vertice del G20 a Osaka, in Giappone. Una riunione che vede i leader mondiali costretti a trovare una sintesi su una serie di temi cruciali, in particolare il commercio, la sicurezza internazionale, i cambiamenti climatici. Il primo dibattito tra i venti capi di Stato e di governo vede come tema principale l’economia digitale, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping chiamati a confrontarsi sul tema, che ha sullo sfondo le tensioni tra i due rispettivi Paesi sul gigante delle telecomunicazioni Huawei.

Il vertice ufficiale è stato preceduto, come di consueto, da alcuni incontri bilaterali. Trump ha visto il primo ministro giapponese Shinzo Abe, il premier indiano Narendra Modi, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente russo Vladimir Putin, con cui – ha detto – intrattiene relazioni “molto buone”.

Con Abe, Trump ha concordato di imprimere un’accelerazione al negoziato bilaterale sul commercio, rafforzando un’alleanza tra Washington e Tokyo che già oggi ha definito robusta.

Durante il suo incontro con Merkel, invece, il presidente Usa ha invece fatto un cenno al secondo round del dibattito tra i candidati alla nomination democratica per le elezioni presidenzali negli Stati Uniti. “Ho appena visto in televisione che i democratici intendono dare un’assistenza sanitaria del 100% agli immigrati illegali”, ha commentato rivolgendosi alla cancelliera tedesca. “Non so se l’hai visto, non è stato molto eccitante, posso dirti … quindi non vedo l’ora di passare del tempo con te piuttosto che guardare” la televisione.

 





Sea Watch 3, indagata la comandante Carola

La capitana della Sea Watch3, Carola Rackete, è stata iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per rifiuto di obbedienza a nave da guerra, secondo quanto previsto dal Codice della navigazione. L’iscrizione nel registro degli indagati, da parte della Procura di Agrigento, è stata fatta dopo l’acquisizione dell’annotazione della Guardia di Finanza. Intanto sul caso da registrare anche l’intervento del Premier Conte: "Non posso anticipare nulla ma posso dire che ci sono tre o quattro Paesi disponibili alla redistribuzione dei migranti della Sea Watch". Così il premier, Giuseppe Conte, dopo la prima sessione dei lavori del G20 in corso ad Osaka. "Abbiamo molte occasioni per scambiare opinioni, anche con il presidente americano Trump. Con il premier olandese Rutte ho manifestato l’invito da parte dell’Italia di avviare iniziative. Lui non si sente responsabile (...). Stiamo completando le operazioni sulla redistribuzione, ha detto Conte. ED ancora Salvini, che chiede garanzie per lo sbarco: "Il no allo sbarco e la linea dura del governo italiano e del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, iniziano a dare i primi frutti. Alcuni Paesi europei stanno confermando la disponibilità ad accogliere rapidamente gli immigrati della SeaWatch. Prima di sbloccare la situazione, però, si attendono garanzie su numeri, tempi e modi". Così fonti del Viminale. "Chiunque abbia infranto la legge dovrà pagarne le conseguenze -rimarcano- Rimane vergognoso il silenzio delle autorità olandesi".  Poi le parole del parlamentare del Pd e capogruppo di quel partito, Delrio che è a bordo della nave Ong: "La situazione è insostenibile. Stanotte c’è stata l’evacuazione urgente di una persona che è stata male, e di suo fratello. Ora i migranti rimasti vedono che si può sbarcare solo se si sta male. Ciò provoca tentativi di autolesionismo". Bisogna "porre fine a una crudeltà inutile". E poi "insieme, come Paese, si combatte per i ricollocamenti". E poi, finalmente, ci sarebbe l’elenco degli Stati pronti ad accogliere i migranti: Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo e altri Stati sono disponibili ad accogliere i migranti che si trovano a bordo della nave Sea Watch, bloccata a Lampedusa. Lo hanno fatto sapere fonti della Farnesina, che sottolineano il lavoro svolto, su istruzioni del ministro degli Esteri, Moavero, in stretta collaborazione con la Commissione europea. Immediatamente dopo la disponibilità di alcuni Paesi europei è arrivato il monito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, che ha scritto al comandante generale della Guardia costiera, Ammiraglio Giovanni Pettorino per verificare se è confermata la presenza di quattro minorenni non accompagnati a bordo della Sea Watch 3, ormeggiata in acque territoriali a Lampedusa. In caso affermativo, ha ricordato l’Autorità garante, va applicato quanto previsto dall’3 della legge 47/2017, il quale stabilisce che: “In nessun caso può disporsi il respingimento alla frontiera di minori stranieri non accompagnati”. Ciò implica anche un’adeguata accoglienza, vale a dire vanno garantiti i diritti delle persone di minore età attraverso lo sbarco e le procedure previste dall’art. 5 della legge 47/2017 (identificazione, ascolto, nomina del tutore, ricongiungimento, affidamento e inclusione). La nota è stata inviata per conoscenza anche al Capo Dipartimento libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno, Prefetto Michele di Bari. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, coglie l’occasione poi per ricordare che i Garanti dell’infanzia e dell’adolescenza della rete europea dell’Enoc (European Network for Ombudspersons for Children) hanno formulato lo scorso 21 aprile una dichiarazione indirizzata autorità nazionali a proposito di minorenni migranti in mare (https://enoc.eu/?p=2390). Il documento, in sintesi, chiede che bambini e ragazzi migranti non siano lasciati in mare aperto e in acque territoriali in attesa di uno sbarco sicuro. Si tratta, secondo Enoc, di un comportamento non conforme al principio di solidarietà, umanità e protezione delle persone di minore età. L’Autorità italiana ha avuto una parte attiva nell’elaborazione del documento. 





L’inflazione resta ferma al palo. I numeri dell’Istat

L’indice dei prezzi al consumo registra a giugno +0,8% su base annua (dati preliminari) lo stesso aumento di maggio. Lo comunica l’Istat. Per trovare un dato più basso bisogna tornare ad aprile 2018 (0,5%). Su base mensile c’è invece una crescita dello 0,2%. Per i prodotti del carrello della spesa con i beni alimentari, per la cura della casa e della persona l’inflazione resta stabile a +0,3% da aprile. I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che includono i carburanti, invece rallentano da +1% a +0,6%.