Boom di abitazioni all’asta, in sei mesi toccato un record pari al +21,5%

Il numero delle case all’asta in Italia è aumentato del 21,5% in sei mesi: le abitazioni attualmente in vendita forzata sono infatti 21.737 a fronte delle 17.899 rilevate nel gennaio scorso. Si tratta del secondo incremento consecutivo dopo un biennio di costante calo: una tendenza preoccupante che conferma quanto si era potuto osservare all’inizio dell’anno e che riporta il valore assoluto degli immobili residenziali finiti sul mercato praticamente ai livelli dell’estate 2017. Lo riferisce il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, presentato in Senato. Il dato è caratterizzato da marcate differenze a livello di aree: la situazione è nettamente peggiorata al Centro, con il numero di case all’asta passato da 3.441 a 5.482 (un incremento del 59,4%), e al Sud, dove le procedure aperte sono attualmente 4.527 contro le 3.399 di sei mesi fa (+33,2%). Più contenuta l’impennata nelle isole maggiori (+15%), in cui si contano 2.537 abitazioni in vendita rispetto alle 2.207 di gennaio. Sostanzialmente stabile il Nord del Paese: le abitazioni all’asta sono 9.191, il dato più alto in termini assoluti ma di fatto in linea con quello registrato all’inizio dell’anno (erano 8.852). Poco meno di un quinto del totale delle case in vendita si trova in Lombardia (4.028), la regione che ne conta di più con ampio margine rispetto a Lazio (2.463), Sicilia (2.026), Toscana (1.872) e Veneto (1.728). Si attestano al di sopra del muro delle mille unità anche il Piemonte (1.378), la Campania (1.277), la Puglia (1.248), le Marche (1.110), l’Emilia-Romagna (1.046) e l’Abruzzo (1.021). Le realtà meno colpite dal fenomeno si confermano Friuli-Venezia Giulia (85 gli immobili finiti all’asta), Valle d’Aosta (56) e Umbria (37). A livello di province, invece, spiccano le 1.053 abitazioni in vendita di Catania, valore superato solo da quello di Roma (1.468). A seguire Bergamo (880), Pavia (654), Ancona (627), Brescia (620), Torino (535), Pistoia (530) e Taranto (492). Un dato che si conferma stabile è quello relativo alle fasce di prezzo degli immobili finiti sul mercato. La maggioranza delle abitazioni all’asta ha un prezzo iniziale di vendita assai contenuto: il 66,3% di esse non supera i 100.000 euro, quota che sale addirittura fino all’88,6% se si prendono in esame anche quelle comprese nell’intervallo tra 100.000 e 200.000 euro. Considerato che si tratta nella stragrande maggioranza di abitazioni appartenenti a cittadini che non sono riusciti a fare fronte a un impegno finanziario, di solito il mutuo per l’acquisto della prima casa, si conferma come gli anni della crisi abbiano colpito con particolare severità le fasce di reddito medio-basse, costrette in molti casi a sacrificare il bene-rifugio per eccellenza. «Questo secondo incremento consecutivo del dato sulle case all’asta è preoccupante e deve far riflettere – spiega l’ing. Sandro Simoncini, direttore del Centro Studi Sogeea –. È vero che siamo ancora lontani in termini di valore assoluto dal picco di oltre 30.000 abitazioni in vendita forzata del gennaio 2017, ma due semestri di aumento costituiscono una tendenza da non sottovalutare. Le aste scaturiscono da situazioni di precarietà venutesi a creare in precedenza, quindi i numeri non vanno messi in diretta relazione con le attuali dinamiche macroeconomiche, ma è un dato di fatto che la quota di persone che si trovano in difficoltà e che stanno vivendo il dramma di vedere la propria abitazione finire in mani altrui è bruscamente risalito. Tante abitazioni sul mercato a fronte di un allargamento della platea di potenziali compratori e di una velocizzazione delle procedure di vendita, in particolare grazie a un sempre maggiore ricorso alla digitalizzazione, suggeriscono che il ricambio di immobili a disposizione è continuo e che, di conseguenza, ci sono ampie fette del Paese ormai fiaccate da una crisi ultradecennale. Situazione, come si evince dal dato geografico, che si manifesta con particolare severità in molti dei territori storicamente più fragili sotto il profilo socio-economico. Di contro, molti indicatori suggeriscono che l’onda lunga delle sofferenze bancarie abbia esaurito i suoi effetti più disastrosi e stia pian piano rientrando in una dimensione più governabile. Così come non è da sottostimare il fatto che gli istituti di credito siano più disponibili rispetto al passato a sedersi intorno a un tavolo per ridiscutere gli accordi con coloro che attraversano una fase finanziaria delicata. Ciò è dovuto soprattutto a considerazioni di opportunità, visto che in media il valore delle abitazioni è nettamente calato rispetto all’anno di concessione del mutuo e, di conseguenza, un’asta non consentirebbe comunque al creditore di rientrare dei capitali erogati. Discorso ovviamente differente per chi è interessato ad acquistare – conclude Simoncini –, visto che il mercato offre buone opportunità d’investimento, magari per una giovane coppia con disponbilità finanziarie limitate. Molti istituti bancari mettono a disposizione strumenti ad hoc per procedere all’acquisto e i meccanismi di vendita all’asta sono trasparenti e tutto sommato semplici: chi ha disponibilità di denaro può realizzare dei veri e propri affari e c’è sempre la possibilità di farsi seguire da un tecnico o da un professionista del settore per avere la sicurezza di non commettere passi falsi». 





Agricoltura resiliente, parte da Taranto e Grottaglie la battaglia della Flai Cgil

Agricoltura resiliente, la forza della contrattazione per riconquistare diritti, lavoro, salario e dignità in agricoltura. È questo il titolo dell’iniziativa organizzata dalla Flai Cgil Taranto a Grottaglie, in occasione della festa del tesseramento 2019. Un momento di riflessione dedicato ai temi dell’agricoltura e del lavoro.

I tre arresti e la sospensione dall’attività imprenditoriale, bilancio dell’operazione anticaporalato compiuta dai carabinieri in provincia di Taranto per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, sono, ha detto in apertura dei lavori Paolo Peluso, segretario generale Cgil Taranto, “la testimonianza di un impegno forte per sconfiggere un fenomeno purtroppo radicato. È ormai sistematico, e questi ultimi arresti in ordine temporale lo dimostrano, che i caporali impieghino numerosi lavoratori, in questo caso nella raccolta delle angurie, violando la normativa contrattuale, di salute e sicurezza sul lavoro. Le forze dell’ordine stanno facendo un lavoro encomiabile a fianco del sindacato, sempre in prima linea contro lo sfruttamento in agricoltura. Ma non bisogna mai abbassare la guardia. Bisogna appunto essere resilienti, cioè in grado di adeguarci ai cambiamenti diventandone parte attiva e propositiva”.

“La resilienza è quella che ci vede protagonisti di questa iniziativa perché dimostriamo – ha affermato Lucia La Penna, segretario generale Flai Cgil Taranto –, di avere a cuore la nostra terra, il nostro territorio, la nostra dignità. Non siamo disposti a scendere a compromessi, ma rivendichiamo quotidianamente il diritto al lavoro tutelato, remunerato, stabile in agricoltura, settore che rappresenta il presente ma anche e soprattutto vogliamo che rappresenti il nostro futuro”.

Dura la testimonianza di Francesca Magazzino, bracciante agricola, 34 anni, che ha esposto tutti i problemi del lavoro in campagna, faticoso e poco remunerato, invitando le sue compagne di lavoro ad avere coraggio cominciando con l’iscriversi al sindacato.

Il progetto della Flai di Taranto mira al riconoscimento dei diritti degli agricoltori e diventa lo strumento principe per tutelare un lavoro che ha difficoltà anche nel riconoscimento delle malattie professionali. Partendo da questa premessa gli avvocati Stefania Pollicoro e Claudio Petrone hanno spiegato anche tecnicamente in cosa consiste l’impegno giuridico nell’applicazione della legge 199 contro il caporalato in agricoltura nella provincia jonica.

Carmine Palma, direttore Confagricoltura Taranto, ha parlato di prospettiva intesa come direzione giusta da dare al futuro di questo settore. La proposta è stata quella di mettere insieme al sindacato in campo uno strumento già esistente, “agri job”, che faciliterebbe l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. “In una fase come questa - ha ribadito Palma - bisogna costruire forme avanzate di adattamento, resilienti appunto, per consentire agli imprenditori e ai lavoratori di poter restare protagonisti attivi della realtà produttiva”.

È stata poi la volta della testimonianza di Lucia Pantaleo, delegato sociale, figura nata con l’obiettivo di ascoltare le problematiche del lavoratore, per aiutarlo a trovare soluzioni concrete, recuperando così il senso di condivisione e appartenenza, valori cardine della Cgil. Cosimo Borraccino, assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, ha ribadito che il diritto al lavoro è prioritario anche rispetto alle ispezioni. Citando Giuseppe Di Vittorio, ha ribadito quanto la Cgil sia in prima linea da sempre nel contrastare un fenomeno, quello del caporalato, che muta nel corso del tempo. La battaglia culturale va fatta in tutto il sistema: industriale, turistico, della formazione, affinché si possa tendere al meglio ovunque. In agricoltura se oggi il prezzo dell’uva da vino primitivo è aumentato lo si deve a una battaglia che Regione Puglia, istituzioni e sindacato hanno messo in campo e che ha portato a un arricchimento delle imprese, ma anche dei lavoratori creando un’alleanza tra entrambe le parti.

Nelle conclusioni, Giovanni Mininni, segretario nazionale Flai Cgil, ha ribadito l’importanza di aver creato una squadra per andare avanti ed essere più forti, rendendo protagonisti i lavoratori e le lavoratrici che si sentono a casa all’interno della categoria. “Dobbiamo avere la capacità di ricomporre l’unità tra i lavoratori, siano essi italiani o stranieri – ha detto –. Non possiamo più tollerare l’esistenza di una diffusa illegalità. La Flai di Taranto ha dimostrato quanto sia importante confrontarsi con le aziende parlando con i lavoratori e intercettandone i problemi. Le aziende che applicano i contratti e le regole e competono nel mercato hanno il sindacato dalla loro parte, che le aiuta in caso di necessità. Per questo – ha concluso – occorre proseguire con sempre maggiore forza la battaglia per l’applicazione della legge 199, strumento necessario per porre fine alla piaga del caporalato”.





Boom di adesioni allo sciopero generale dei lavoratori del comparto energetico-petrolifero

Altissima adesione allo sciopero del comparto dell’energia e dei petroli. La protesta è riuscita, al momento le raffinerie sono ferme, non ci sono prodotti lavorati in entrata e uscita e gli impianti marciano al minimo, così come previsto dalla legge”. Ne danno notizia i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil in una nota. “Questa – aggiungono le tre sigle – è la prima risposta forte e compatta delle lavoratrici e dei lavoratori del settore per rinnovare il contratto nazionale di lavoro, che come è noto è scaduto il 31 dicembre scorso”.

I sindacati hanno diffuso i primi dati parziali della mobilitazione. Altissima l’adesione al petrolchimico di Siracusa, pressoché fermo, così come in tutto gli siti produttivi siciliani: Sonatrach, Isab Lukoil, Priolo servizi e Syndial. A Gela, nella raffineria Eni e Enimed, l’adesione è del 90 per cento, con fermo di impianti e riduzione volumi di greggio estratto.

Altre percentuali anche all’Eni di Livorno (80 per cento), la Sait e Termisol (100 per cento), Eni Gas e Luce Torino (60 per cento), Deposito Eni R&Vopliano (100 per cento), Deposito Costiero di Palermo (oltre 85 per cento), Petroven Porto Marghera (100 per cento) e Raffineria Milazzo (80 per cento). Il settore coibentazione è totalmente fermo con adesioni del 99 per cento.

 




Una campagna della Cgil al fianco dei ciclofattorini

Per costruire insieme il futuro dei ciclofattorini, un futuro di dignità, diritti, tutele e sicurezza, parte oggi (4 luglio) da BariBolognaFirenzeMilanoNapoliPalermoRoma e Torino la campagna “No easy riders”, promossa dalla Cgil.

La Confederazione scende in strada per essere accanto ai lavoratori del food delivery affinché non restino soli e sappiano che il sindacato è da mesi in campo con proposte legislative e contrattuali: “Per noi – afferma la Cgil – è chiarissimo che queste prestazioni lavorative sono a carattere dipendente, è quindi fondamentale che rientrino nei contratti collettivi nazionali, a partire da quello della logistica”. “Inoltre – aggiunge – tutto il mondo del lavoro deve avere stessi diritti e protezioni sociali, come una retribuzione equa, il diritto al riposo, alle ferie, al tfr, alla disconnessione, alla previdenza, alla salute e alla sicurezza”.

Nei prossimi giorni la Cgil sarà tra le vie delle nostre città per numerose iniziative e volantinaggi e nell’occasione verranno distribuiti ai riders i braccialetti di sicurezza ad alta visibilità.

“Un lavoro senza stipendio, senza sicurezza, senza dignità è un lavoro in salita, un lavoro che non può circolare per le strade del nostro Paese. Alle imprese chiediamo di scommettere su un modello di sviluppo in cui vengano garantiti i diritti dei lavoratori, al governo – conclude la Cgil – chiediamo di fare quello che promette da mesi”.





Inps, annuncio del ministro Di Maio: “Ci saranno 5000 assunzioni”

 

"Oltre 5000 assunzioni all’Inps! Le annuncerò insieme al presidente Pasquale Tridico". E’ quanto scrive su facebook il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi di Maio confermando l’intento di rafforzare l’organico dell’istituto. Secondo quanto annunciato a maggio dal presidente dell’istituto, Tridico, le assunzioni dovrebbero distribuirsi tra questo ed il prossimo anno.

Intanto l’istituto annuncia che a fine 2018 l’evasione contributiva accertata a seguito dell’attività di Vigilanza ispettiva dell’Inps ammonta a 1.117 milioni di euro. Il dato è contenuto nel documento che accompagna la relazione programmatica 2020-2022 presentata dal Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza presieduto da Guglielmo Loy, dell’Istituto in cui tra gli obiettivi a breve termine si indica quello di "potenziare l’efficacia delle attuali funzioni di vigilanza e dei controlli previsti". E, tra gli obiettivi triennali, anche "la formazione delle necessarie nuove assunzioni". Le domande presentate per il Reddito e la Pensione di cittadinanza al 20 giugno sono pari a 1.344.923,di cui accolte 839.794. Il dato è contenuto nella relazione programmatica 2020-2022 del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, in cui tra gli obiettivi a breve termine si indica anche quello di "valutare il modello gestionale applicato alla prima fase di erogazione delle prestazioni di Reddito e Pensione di cittadinanza".





L’Aifa denuncia: “Nei Paesi dell’Unione Europea mancano migliaia di farmaci. Situazione emergenziale”

 "Il problema della carenza di farmaci è emergenziale e riguarda centinaia, se non migliaia di prodotti, in tantissimi paesi dell’Unione Europea" ma "le cause ancora non sono chiare". Così il direttore generale dell’Agenzia Italiana del farmaco (Aifa) Luca Li Bassi, intervenendo durante la tavola rotonda dell’Assemblea Pubblica di Farmindustria.

Il problema delle carenze, ha spiegato Li Bassi, è stato riaffrontato anche dal cda di dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema). "E’ una situazione che non si è mai verificata a livello europeo" e "tantissimi Paesi riportano questo problema, da nord a sud da est a ovest. Non solo l’Italia, ma anche Spagna, Portogallo, Francia, Olanda, Norvegia, Austria, Slovenia". "Tutti riconoscono che sta aumentando in modo esponenziale e in tutti i paesi e non abbiamo la percezione giusta delle ragioni che portano a questa dinamica". Si è ipotizzato vi fosse all’origine un problema di differenze di prezzo tra paese e l’altro, "ma di sicuro questa non è l’unica causa". Si era inizialmente pensato che a determinarlo, in Italia, fosse stato il fatto che i farmaci da noi hanno prezzi più bassi di altri Paesi, "ma allora dovremmo essere solo noi ad avere il problema. Invece non è così". "Stiamo cercando, a livello europeo, di effettuare un’analisi delle cause. Ci sono - ha concluso il direttore generale Aifa, - dinamiche che dobbiamo comprendere, e stiamo cercando di farlo". Esaurite le scorte di mitomicina, farmaco per il trattamento del tumore alla vescica, all’ospedale fiorentino di Careggi e la Regione Toscana "si è mossa per cercare la molecola anche all’estero". Lo ha annunciato il governatore della Toscana, Enrico Rossi, nel corso di una conferenza stampa. L’allarme sulla carenza del farmaco era stato riportato dalla cronaca fiorentina de ’La Repubblica’. Venticinque pazienti sarebbero rimasti senza trattamento. 




Azienda bresciana avverte i suoi fornitori di servizi: “Non vogliamo trasportatori di colore e/o pachistani, indiani…”

"Chiediamo tassativamente, pena l’interruzione di rapporto di fornitura con la vs Società, che non vengano più effettuate consegne utilizzando trasportatori di colore e/o pakistani, indiani o simili" è il testo della mail choc inviata da un’azienda del Bresciano, la Chino Color Srl di Lumezzane, il 21 giugno scorso, a tutti i suoi fornitori, come riporta ’Il giornale di Brescia’.
    Continua la mail, che ha per oggetto ’comunicazione importante’ : "Gli unici di nazionalità estera che saranno accettati saranno quelli dei paesi dell’est, gli altri non saranno fatti entrare nella nostra azienda né tantomeno saranno scaricati".

La mail non è piaciuta alla Dtm-Dterchimica, azienda di Torbole Casaglia che fornisce prodotti e servizi di pulizia professionale, che ha risposto spiegando sostanzialmente che l’unico criterio di valutazione preso in considerazione è la professionalità dei lavoratori e non la loro nazionalità. Le Avvocate di WildSide Cathy La Torre segnaleranno l’episodio all’Unar - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni, rendono noto i Sentinelli di Milano, che invitano chi li segue a fare lo stesso sul sito www.unar.it. "Ma la domanda è: se ogni azienda, esercente, commerciante, cominciasse a dire NO neri, no ebrei, no rom, no gay, no disabili, cosa accadrebbe - si domandano i Sentinelli - in questo paese? ".





Mercato auto dell’usato, ancora un segno negativo a giugno

Nuovo segno negativo a giugno per il mercato dell’usato, complice anche la presenza di una giornata lavorativa in meno rispetto all’analogo mese del 2018. I passaggi di proprietà delle quattro ruote depurati dalle minivolture (trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale) a giugno hanno archiviato una variazione mensile negativa del 5,4% (-0,7% in termini di media giornaliera). Per ogni 100 auto nuove ne sono state vendute 125 di seconda mano nel mese di giugno e 149 nel primo semestre dell’anno. Per quanto riguarda le alimentazioni a giugno le vetture usate a gasolio hanno registrato una contrazione dell’1,2%, superata di gran lunga dai passaggi netti di auto a benzina, che hanno subìto un calo del 9,6%; nonostante la diminuzione la quota di auto usate diesel sul totale è cresciuta di oltre due punti percentuali (dal 50% di giugno 2018 al 52,3% di giugno 2019). Decremento a giugno anche per le minivolture di auto diesel (-4,3%), ma a fronte di una più netta contrazione dei minipassaggi di auto a benzina (-13,3%). In terreno negativo i passaggi di proprietà delle moto che al netto delle minivolture hanno messo a bilancio una variazione mensile negativa del 6,7% rispetto al mese di giugno del 2018 (-2,1% in termini di media giornaliera). Il primo semestre dell’anno si chiude con una crescita complessiva dello 0,9% per le autovetture e dello 0,2% per tutti i veicoli, mentre le due ruote hanno fatto rilevare una flessione dell’1,6%. I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito www.aci.it Variazione mensile negativa del 2,6% a giugno per le radiazioni di autovetture, che tuttavia per effetto della giornata lavorativa in meno equivale ad un incremento del 2,2% in termini di media giornaliera. Il tasso unitario di sostituzione nel settore auto a giugno è stato pari a 0,63 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 63) e a 0,75 nell’intero primo semestre dell’anno. In netto calo, invece, le radiazioni di motocicli che a giugno hanno messo a segno un decremento mensile dell’11% (-6,6 in termini di media giornaliera). Nel primo semestre 2019 le radiazioni hanno archiviato crescite complessive dell’1% per le autovetture e dello 0,1% per tutti i veicoli, a fronte di una flessione del 10,3% per i motocicli. 





Gli italiani non disprezzano le crociere di lusso e in tanti fanno il giro del mondo

Per andare in crociera oggi il risparmio è relativo, anzi, a guardare i listini, si spende di più. Ma al netto del risparmio una fascia di italiani benestante sceglie la soluzione più costosa: girare il mondo a bordo di una nave. Che si opti per una suite, per l’area Yacht Club, per una nave di lusso o per la World Cruise, nel 2019 è aumentata la capacità di spesa degli italiani. L’indagine dell’Osservatorio Ticketcrociere rivela che le prenotazioni per il giro del mondo effettuate nei primi sei mesi del 2019 sono cresciute del 62% rispetto alle prenotazioni fatte nel 2018. Viaggi che presuppongono una spesa media di oltre 14mila euro a persona. A fronte di una leggera flessione – del 5% – di chi nel 2019 sceglie il lusso per la propria crociera, la spesa media degli italiani è passata dai 5.371 euro del 2018 ai 5.462 di quest’anno (+1,6%). E sono aumentate anche le prenotazioni per viaggiare con alcune compagnie di crociera specializzate nel segmento, come Silversea (+43,4%), Azamara (+64,2%) e Seabourn (+250%). Cambiano rispetto all’anno scorso anche quelle che vengono considerate destinazioni luxury. Calano del 25,8% i crocieristi italiani che nel 2019 hanno prenotato un itinerario caraibico, con una flessione che raggiunge il 68,2% per le crociere con tappa a Cuba. E questo ben prima del provvedimento dell’amministrazione Trump che ha di fatto vietato i tour organizzati dagli Usa alla Isla Grande. Lusso non necessariamente significa mete esotiche. Cresce infatti sensibilmente il Mediterraneo, con un +4,6%, e maggiormente il Nord Europa (+15,6%). «Ma il vero balzo lo fa l’America: il Sud America segna quest’anno un aumento record del +153,3% – dichiara il responsabile Qualità e Produzione di Ticketcrociere Andrea Barbaro – e anche il Nord ha numeri importanti, con un aumento del 57,1% trainato dalla destinazione più in voga del momento: l’Alaska. Il settore delle crociere riserva continue sorprese, i gusti degli italiani cambiano, e per questo va monitorato con frequenza e attenzione». Ticketcrociere è il brand italiano di Taoticket S.r.l, agenzia di viaggi online specializzata nel segmento crociere che nel 2018 ha fatto registrare quasi 20mila prenotazioni, per un volume d’affari di circa 16 milioni di euro. Per il 2019 l’azienda prevede una crescita del 22%, con un fatturato che toccherebbe quota 20 milioni di euro. 





Oltre trenta milioni di italiani in vacanza malgrado tutto

Nonostante la sfiducia nell’andamento dell’economia nazionale, in Italia è forte la voglia di viaggiare, con quasi 32 milioni di italiani che andranno in vacanza nel periodo estivo: è quanto emerge nell’indagine realizzata da Confturismo-Confcommercio in collaborazione con l’Istituto Piepoli e presentata a Roma. Un dato positivo che segna un aumento rispetto al 2018, con +1.3 milioni di italiani propensi ad andare in ferie, e che non risente della crescita dei pessimisti (16%) rispetto agli ottimisti (8%) sul futuro economico dell’Italia. La durata media della vacanza sarà di 6 notti (agosto il mese di maggiori partenze con il 35% dei viaggiatori, ma crescono le partenze a luglio, +10%), con il 77% degli italiani che resterà nel nostro Paese, mentre il 23% andrà all’estero. Sul fronte della spesa media, per le mete nazionali si arriva a 950 euro (+14% rispetto al 2018), mentre la bilancia commerciale italiana questa estate farà segnare un surplus di circa 8 miliardi.





Saldi, nel portafogli delle famiglie solo 134 euro

Sono già iniziati in alcune regioni, nelle altre partiranno il tra qualche giorno i saldi estivi 2019. Un appuntamento che molti cittadini aspettano con ansia, seppure complessivamente, dalle stime effettuate dall’Osservatorio Federconsumatori, emerge che l’andamento delle vendite sarà piuttosto contenuto. L’O.N.F. - Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato la consueta indagine per misurare il termometro degli acquisti nelle città di Roma, Milano e Napoli: secondo le intenzioni il 39% delle famiglie (pari a 9,5 mln di nuclei) è propenso ad acquistare a saldo, con una spesa media di 134 Euro a famiglia, per un giro di affari complessivo di 1,28 mld di Euro. Non aspettiamoci le corse all’apertura: l’approccio più diffuso è quello “tardivo”. I cittadini monitoreranno gli sconti per capire la loro reale convenienza, magari rimandando gli acquisti più in là, nella speranza che gli sconti aumentino. Avverrà diversamente solo nei negozi di fascia medio-alta, dove i cittadini ricercheranno le occasioni più convenienti fin dalle prime ore di apertura. In crescita, invece, il numero di cittadini intenzionati ad approfittare degli sconti online: pari al 38%. Per chi si appresta ad effettuare acquisti, sia nei negozi fisici che sui portali online, è opportuno seguire alcuni consigli utili per ridurre il rischio di essere truffati, raggirati o di incorrere in finte promozioni che, purtroppo, potrebbero rivelarsi tutto fuorché degli affari. Prezzi Lo sconto deve essere espresso in percentuale e sul cartellino deve essere indicato anche il prezzo normale di vendita (art. 15 D.Lgs. n. 114/98). I prodotti in saldo dovrebbero essere ben separati da quelli non scontati al fine di evitare la possibile confusione con quelli non in saldo. Il venditore è tenuto ad applicare lo sconto dichiarato: se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, sarà bene comunicarlo al negoziante e non esitare, in caso di difficoltà, a contattare la Polizia Municipale. I negozianti convenzionati con una carta di credito sono tenuti ad accettarla anche nel periodo dei saldi. Se si rifiutano, o richiedono per l’utilizzo un prezzo più elevato, sarà bene rappresentarlo alla società che ha emesso la carta. È sempre opportuno verificare il prezzo dei prodotti che si intendono acquistare prima dell’avvio delle offerte e, se possibile, fotografare la cifra con il cellulare, in modo tale da ottenere una prova del prezzo di partenza e valutare la reale entità dello sconto. È consigliabile non fermarsi al primo negozio che si incontra, ma confrontare i prezzi applicati in diversi punti vendita così da evitare truffe. I negozi che non espongono la merce e quelli che applicano sconti eccessivi, pari o superiori al 60% (un onesto prezzo a saldo si attesta attorno al 40%) potrebbero nascondere dei tentativi di truffa. È meglio, quindi, non acquistare in negozi che non espongono il vecchio prezzo, la percentuale dello sconto ed il nuovo prezzo. Molti negozi potrebbero non disporre più di alcune taglie o di alcuni capi perché hanno già effettuato vendite promozionali denominate pre-saldi, riservate spesso alla clientela più fedele: dei saldi a tutti gli effetti, mascherati dietro a vendite promozionali. Prove e Cambi Consentire la prova dei capi non è un obbligo, ma è rimesso alla discrezionalità del negoziante. Quando è possibile, sempre meglio provare l’articolo scelto, ricordando che, in assenza di difetti, la possibilità di cambiare il capo o il prodotto non è imposta dalla legge, né durante i saldi né durante le vendite normali, ma è anch’essa rimessa alla discrezionalità del commerciante. Se si è incerti sull’acquisto sarà utile chiedere al negoziante se è possibile effettuare un cambio e il limite di tempo per farlo. Non acquistare i capi d’abbigliamento che non abbiano, oltre all’etichetta di composizione, anche quella di manutenzione: eviterai incidenti durante la pulitura. Online A differenza del negozio fisico, in Internet non è possibile leggere tutte le informazioni presenti in etichetta, ma solo alcune e per determinati prodotti. Attenzione, quindi, che le descrizioni siano complete ed esaustive di tutte le informazioni necessarie per capire la qualità di quello che stai acquistando. Anche le immagini dei prodotti non devono lasciar dubbi al consumatore che acquista online. Le foto devono essere di buona qualità e inquadrare il prodotto nel suo complesso. È possibile acquistare online direttamente dal sito dell’azienda (se questa opzione è prevista) oppure su siti web di intermediari digitando il nome del prodotto sul motore di ricerca. In quest’ultimo caso, è necessario verificare da chi si sta effettivamente acquistando e da chi proviene il prodotto. Ci sono 14 giorni di tempo dalla consegna del prodotto per ripensarci e restituire quanto acquistato online. Questo è quanto stabilito dal Codice del Consumo, ma è bene ricordare che ci sono delle eccezioni: verificare sempre sul sito le indicazioni del venditore sul diritto di recesso. Sono tanti i modi per pagare online, dalle carte di credito ai bonifici: l’importante è farlo in sicurezza. Usa una connessione protetta, verifica che l’indirizzo web inizi per HTTPS (e non HTTP) e accertati sempre che durante la transazione in basso a destra della finestra compaia l’immagine di un lucchetto. È bene controllare sempre che sul sito sia presente l’informativa dedicata alla privacy, obbligatoria per i venditori e-commerce, con le modalità di trattamento e l’eventuale trasmissione a terzi delle informazioni personali. Garanzie È opportuno conservare sempre lo scontrino, perché se un difetto si palesa dopo l’acquisto, anche nel periodo dei saldi la legge garantisce all’acquirente il diritto di cambiare la merce difettosa. Il D.Lgs. n. 24/2002 ha infatti introdotto alcuni articoli poi inseriti nel Codice del Consumo, in base ai quali ogni bene acquistato da un consumatore per uso proprio e della propria famiglia, gode di una garanzia piena ed assoluta di due anni, e di almeno un anno quando si tratta di un bene usato. Obbligato per legge a fornire questa garanzia è il venditore. Il negoziante è quindi obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se non è possibile la sostituzione, il cliente avrà diritto di scegliere se richiedere la riparazione del bene senza alcuna spesa accessoria, una riduzione proporzionale del prezzo o addirittura la risoluzione del contratto. Ovviamente il rimedio scelto non deve essere oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso per il venditore. La garanzia si può far valere entro due anni dall’acquisto, occorre quindi non solo conservare gli scontrini ma anche prestare attenzione a quelli di carta chimica, che sbiadiscono dopo qualche mese, eventualmente fotocopiandoli per poterli esibire al momento opportuno. La garanzia copre qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene o insorto nei 24 mesi successivi, il che vuol dire che il venditore deve porre rimedio a qualunque difetto, sorto nei primi due anni di vita del bene, che non lo renda più idoneo all’uso per cui era stato acquistato. Il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita, ovvero beni conformi alle descrizioni rilasciate, in caso contrario si potrà chiedere il rimborso della spesa sostenuta. Anche la pubblicità è considerata una dichiarazione efficace ai sensi di questa normativa, e quindi anche una promessa fatta attraverso di essa e non corrispondente alla realtà, potrà essere fronte di problemi per i venditori. Le garanzie convenzionali, ovvero gli impegni che vengono offerti solitamente dal produttore, costituiscono un vincolo per chi li offre, ma non possono sostituire assolutamente la garanzia del venditore. Gli interventi devono essere richiesti dal consumatore direttamente al venditore per evitare ogni possibile confusione, sarà poi il venditore, nel caso il difetto sia anche coperto dalla garanzia convenzionale, ad indirizzare il consumatore ai servizi di assistenza del produttore. Come forma di tutela, dopo aver segnalato il difetto entro i sessanta giorni previsti, potrà essere utile fare una nuova segnalazione al venditore, con lettera raccomandata A/R con ricevuta di ritorno, per ribadire il difetto di conformità, elencando minuziosamente il problema insorto e la richiesta (ripristino delle condizioni del bene, riduzione del prezzo, risoluzione del contratto). Nel caso in cui il negoziante dimostri di non voler adempiere ai propri doveri o il centro assistenza del produttore richieda il pagamento delle riparazioni sostenendo che la garanzia non copre il difetto riscontrato, ma non sia in grado di dimostrare opportunamente le proprie dichiarazioni, ci si potrà rivolgere al Giudice di Pace del Tribunale più vicino, o chiedere consiglio ad uno degli sportelli della Federconsumatori presenti sul territorio, per risolvere il problema.




Studio Cgia-Astro: fra aumento delle tasse e leggi restrittive, il settore Slot-Vlt dà lavoro a 57 mila persone, a rischio 17 mila posti di lavoro

Un’indagine a largo raggio sul settore slot-Vlt in Italia, nella quale si fa chiarezza sulle dimensioni della filiera, sul peso della pressione fiscale e sugli effetti della stretta normativa operata sul comparto negli ultimi anni: queste, in sintesi, le finalità del “Percorso di studio sul settore dei giochi in Italia”, realizzato dalla Cgia di Mestre su incarico dell’associazione di gestori Astro. Come riferisce Agipronews, la ricerca, presentata oggi a Roma al Palazzo dell’Informazione della Adnkronos, parte da una stima del numero di addetti del comparto, realizzata sulla base di informazioni fornite dagli archivi camerali e dalla banca dati del Ries, nella quale i soggetti che operano nel settore delle Awp (le comuni slot) e delle Vlt sono tenuti a registrarsi. Il dato che ne risulta parla di quasi 57 mila occupati. Tra questi, circa 8 mila sono gli addetti “diretti”, vale a dire quelli impiegati nelle sale dedicate a Awp e Vlt; altri 7 mila operano in esercizi che oltre agli apparecchi hanno altre attività di gioco lecito (scommesse, Bingo, ecc.). A questi si aggiungono 12 mila addetti nelle aziende di gestionei, la cui attività consiste nel collocamento di apparecchi presso terzi. Circa la metà del dato totale è rappresentato dai 28 mila soggetti che, operando presso esercizi che ospitano le slot (bar, tabaccherie, ecc.), sono sostenuti dai proventi da queste generati. In sostanza, la loro occupazione dipende dalla presenza degli apparecchi nell’esercizio. Da ultimo sono stati considerati i 1700 addetti all’indotto, cioè i dipendenti delle imprese che producono gli apparecchi da gioco. Aumento delle aliquote e stretta normativa e producono una miscela micidiale per il comparto Awp-Vlt. Sul versante fiscale, la ricerca Cgia-Astro prevede che il 2019 sarà un anno durissimo per le imprese in quanto l’aumento sensibile della tassazione è già avvenuto da gennaio, mentre l’abbassamento del pay out (la quota vincite), che in teoria dovrebbe lenire gli effetti negativi dell’inasprimento fiscale, non si è ancora realizzato, per ragioni tecniche. Per questo motivo si stima una possibile perdita occupazionale di 7000 unità. Il quadro, riporta Agipronews, è reso ancora più fosco dalle restrizioni normative comunali e regionali: se l’esempio del Piemonte divenisse un modello nazionale, la contrazione del gettito ricavato dagli apparecchi sarebbe di circa un miliardo, a cui si aggiungerebbe un taglio di circa 10 mila posti di lavoro. Sul fronte occupazionale, quindi, l’azione congiunta generata dall’aumento delle tasse e la riduzione dell’offerta potrebbe produrre un taglio di 17 mila unità. Ciò vuol dire che circa il 30% dell’occupazione del settore è a rischio. 




Campania si conferma regina delle ecomafie. Ecco i numeri delle illegalità ambientali nel report di Legambiente

La Campania sempre più capitale dell’ecomafia. Una mattanza silenziosa ed invisibile che con veleni e cemento commette omicidi differiti nel tempo. Ventisette reati al giorno, per un totale di 3.862 reati accertati di illegalità ambientale, il 14,4% del totale nazionale, con 4.279 persone denunciate e 24 arrestate, cui si aggiungono 1.520 sequestri. Un affare gestito da 89 clan criminali. Per il 25esimo anno consecutivo, la Campania è maglia nera nell’illegalità ambientale, nel ciclo dei rifiuti e del cemento. Il verdetto senza appello arriva dal rapporto “Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia”, raccolti da Legambiente nel suo report annuale dedicato alle illegalità ambientali. Una regione ancora sotto l’attacco spietato degli ecocriminali. Cresce nel 2018 il numero di reati relativi sia al ciclo del cemento sia a quello dei rifiuti, mentre diminuiscono dell’11% rispetto al 2017 i reati ambientali complessivi, ma per una ragione specifica: il crollo del numero degli incendi boschivi, che avevano raggiunto livelli record in un anno davvero horribilis per il nostro patrimonio forestale. La provincia con il numero più alto di illeciti ambientali si conferma Napoli (1.360), poi Roma (1.037), Bari (711), Palermo (671) e Avellino (667). Considerando l’arco temporale dal 1997 al 2018 i reati ambientali accertati in Campania sono diventati 93.792 con 77.439 persone denunciate o arrestate e 26.151 sequestri effettuati. La corruzione resta lo strumento principe, il più efficace, per aggirare le regole concepite per tutelare l’ambiente e maturare profitti illeciti. Dal 1° gennaio 2010 al 31 maggio 2019 sono ben 76 le inchieste censite da Legambiente con 638 persone denunciate e 523 arrestate e 87 sequestri effettuati. «I numeri e le storie raccolte nel rapporto Ecomafia 2019 – commenta Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – dimostrano inequivocabilmente che le mafie continuano a essere una minaccia per l’ambiente e gli ecosistemi avvalendosi spesso di una rete organizzata di professionisti, colletti bianchi e pubblici dipendenti infedeli avvinti dalla corruzione. È urgente affiancare alla risposta giudiziaria, che in questi anni ha portato dei buoni risultati, una risposta politica-istituzionale ancora troppo carente. Siamo ancora in attesa di tempi e regole certe per la bonifica del territorio, di azioni concrete per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti che fermino quei “tour” che da sempre alimentano le ecomafie. Così come siamo in attesa delle ruspe per abbattere il cemento illegale, una delle ferite aperte della nostra regione alimentata da una classe politica che continua a proporre condoni per meri calcoli elettorali o perché, in molti casi, è direttamente coinvolta in questi fenomeni. Queste le vere priorità per l’Italia e per la Campania. Una risposta, inoltre, deve arrivare dal tessuto imprenditoriale e sociale, capace di dare alternative in termini di fatturati, profitti, creazione di lavoro e di servizi per occupare da subito gli spazi che vengono liberati dall’oppressione mafiosa ed ecocriminale. Perché la Campania – conclude Imparato di Legambiente – con le sue eccellenze può assumere un ruolo da protagonista per il rilancio dell’economia del Mezzogiorno sotto il segno dell’efficienza, dell’innovazione e della sostenibilità». La Campania rimane saldamente la capitale del traffico illecito di rifiuti: con 1.589 infrazioni accertate (il 19,9sul totale nazionale) 1.688 persone denunciate, 20 arresti e 887 sequestri effettuati, la nostra regione consolida il suo primato nazionale. La classifica regionale vede la provincia di Napoli prima a livello nazionale, con 454 infrazioni 497 persone denunciate o arrestate e 354 sequestri, segue Avellino con 186 infrazioni accertate. Terza la provincia di Caserta con 142 infrazioni segue Salerno con 138 infrazioni accertate. Chiude la provincia di Benevento con 43 infrazioni. Sono 119 le inchieste condotte e chiuse dalle forze dell’ordine dal febbraio 2002 al 31 maggio 2019 utilizzando il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. Complessivamente sono state 8 le procure che si sono messe sulle tracce dei trafficanti, portando alla denuncia di 734 persone e all’arresto di 447, coinvolgendo 177 aziende. Tra le tipologie di rifiuti predilette dai trafficanti ci sono i fanghi industriali e i rifiuti speciali contenenti materiali metallici. Notizia positiva arriva dal forte calo dei roghi di rifiuti lo scorso anno nella Terra dei fuochi che segnano un meno 25% rispetto al 2017. Dall’altro un ancor più forte aumento dei controlli, con importanti risultati. Quasi il 50% delle aziende controllate sono state sequestrate per violazioni delle norme sui rifiuti. In particolare, in provincia di Napoli vi sono stati oltre 317 roghi in meno rispetto al 2017, mentre in provincia di Caserta gli interventi dei Vigili del fuoco sono stati 150 in meno. «L’unico dato positivo che registriamo in Campania è quello che riguarda la diminuzione dei roghi nella Terra dei Fuochi – aggiunge Imparato –. Di certo c’è ancora molto da fare e il fenomeno è tutt’altro che debellato, ma questo importante risultato è frutto della capacità di aver finalmente dato il via ad una cabina di regia permanente che coordina istituzioni locali e forze di polizia in costante confronto con le associazioni ambientaliste e comitati civici,come da tempo sta facendo il viceprefetto Gerlando Iorio delegato ai roghi nella Terra dei Fuochi. È questa la strada che bisogna perseguire senza dimenticare quello che ancora resta da fare a partire dalle bonifiche». Nel periodo gennaio-dicembre 2018, le azioni congiunte dei militari con le forze di polizia, hanno consentito di controllare 426 attività commerciali e imprenditoriali (287 in provincia di Napoli e 139 in quella di Caserta). Ben 210, quasi il 50%, sono state sequestrate (152 in provincia di Napoli e 58 in quella di Caserta). Si tratta di aziende tessili e di abbigliamento, meccaniche, edili, di lavorazione del legname, calzaturiere, di prodotti sanitari, di cosmetici, autofficine, autocarrozzerie, autodemolizioni, autolavaggi, un impianto di biomassa e persino un’azienda ittica. E nel 2019 la situazione non cambia. Nei primi cinque mesi dell’anno sono già più di 60 le aziende sequestrate per violazione di norme in materia di rifiuti. E finisce nel mirino delle forze dell’ordine anche quel mondo di smaltitori illegali dei quali si servono soprattutto le imprese in nero. Ma l’ecomafia in Campania non riguarda solo il settore dei rifiuti. Il cemento, il movimento terra e gli appalti continuano a rivelarsi una straordinaria “lavanderia” per riciclare soldi. Millecentosessantanove. È questo il totale dei reati legati al ciclo del cemento che le forze dell’ordine hanno scoperto nel 2018 in questa regione: un numero che segna una crescita del 66,5% rispetto al dato dell’anno precedente. Un dato che si spiega con una novità importante che contraddistingue e arricchisce questa edizione del rapporto Ecomafia. Per la prima volta, infatti, sono state conteggiate anche le infrazioni verbalizzate dal Comando carabinieri per la tutela del lavoro, in materia di sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato, guadagni ottenuti grazie a false attestazioni o omissione di informazioni alla Pubblica amministrazione. Si tratta di illeciti che hanno una rilevanza non solo in termini di violata legalità nel settore dell’edilizia, ma che dicono molto anche rispetto alla qualità costruttiva degli edifici e delle infrastrutture. Aspetti che concorrono a pieno titolo alla filiera del cemento sporco, che in Campania pesa per il 30% sul totale dell’illegalità in campo ambientale. Considerevole è anche lo scarto rispetto alle persone denunciate, che sono state 1.677 (+91%), con un arresto. Sale anche il numero dei sequestri, che arriva a 308 il 26,7% in più. Complessivamente la Campania si conferma la regione più esposta al fenomeno, con una quota di 50,6 immobili fuorilegge ogni cento. Se leggiamo i dati su scala provinciale, Avellino svetta in testa alla classifica nazionale con 408 infrazioni, 707 persone denunciate e 44 sequestri seguita da Napoli, seconda a livello nazionale con 317 infrazioni, 416 denunce e una persona arrestata e 144 sequestri. Terza Salerno (243 infrazioni, 243 denunce e 59 sequestri); segue Caserta con 137 infrazioni e 236 denunce e 53 sequestri. Chiude Benevento con 53 infrazioni, 67 denunce e 5 sequestri. Infine, non vanno dimenticate le illegalità a danno degli animali, fenomeno al quale Legambiente dedica un apposito capito di Ecomafia 2019. Perché, milioni di animali continuano a essere sfruttati o uccisi a unico vantaggio dei criminali e dell’economia illegale. Considerato il dato sulla terraferma in Campania si contano un totale di 280 infrazioni accertate a danno degli animali, 218 denunce e 191 sequestri. Di poco superiori quelli relativi alle illegalità commesse a mare dove si contano 299 reati e altrettante denunce.





Il caldo minaccia l’agricoltura e danni sono milionari

Milioni di euro di danni sono stati provocati alle coltivazioni dalle grandinate che a macchia di leopardo si sono abbattute violentemente su Emilia e Lombardia devastando dalle zucche alle angurie, dai meloni alle pere, dal mais alla soia fino ai vigneti con la perdita anche del 30% degli acini di uva nei grappoli delle aziende interessate. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti in relazione alle ultime tempeste di vento e ghiaccio che in piena ondata di caldo africano hanno colpito le regioni del nord. La grandine – sottolinea la Coldiretti – è l’evento più temuto dagli agricoltori nelle campagne in questo momento perché i chicchi si abbattono sulle verdure e sui frutteti pronti alla raccolta provocando danni irreparabili alle coltivazione e mandando in fumo un intero anno di lavoro Il ritorno dei temporali, che si sono abbattuti a macchia di leopardo al Nord, rischia di aggravare – precisa la Coldiretti – il drammatico conto dei danni nelle campagne. Sono gli effetti di una tendenza alla tropicalizzazione che – continua la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali e bombe d’acqua i cui effetti si fanno sempre più devastanti. Nel 2019 – conclude la Coldiretti sulla base della banca dati europea ESWD – sono state rilevate fino ad oggi 135 grandinate lungo la Penisola, il 69% in piu’ rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 





Milano, oltre a Roma, era nei ‘pensieri economici’ della ‘ndrangheta. Affari all’ombra di Malpensa

34 arresti da parte dei Carabinieri del comando provinciale di Milano in diverse province italiane. Al centro dell’indagine, i rapporti fra ’ndrangheta, politica e gestione di attività commerciali attorno all’aeroporto di Malpensa. Impegnati 400 militari nelle province di Milano, Ancona, Aosta, Cosenza, Crotone, Firenze, Novara e Varese. Associazone mafiosa, danneggiamento, estorsione, violenza privata, lesioni, minaccia, porto abusivo di armi e spaccio di droga sono alcuni dei reati contestati a vario titolo. Dunque, ancora una volta, ’ndrangheta, politica e gestione di attività commerciali dentro e intorno al perimetro dell’aeroporto di Malpensa dasemplici elementi è partita l’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta dai carabinieri del comando provinciale del capoluogo lombardo, che dalle prime luci dell’alba stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 34 persone (32 italiani, un marocchino e una romena) in varie province italiane. Al centro dell’inchiesta ci sono le dinamiche della locale di ’ndrangheta di Legnano (Milano)-Lonate Pozzolo (Varese).

Quattrocento i carabinieri impegnati nell’esecuzione dell’ordinanza nelle province di Milano, Ancona, Aosta, Cosenza, Crotone, Firenze, Novara e Varese. I destinatari del provvedimento (27 in carcere e 7 ai domiciliari) sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, estorsione, violenza privata, lesioni personali aggravate, minaccia, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (tutti aggravati perché commessi avvalendosi del metodo mafioso e al fine di agevolare le attività dell’associazione mafiosa), truffa aggravata ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico. L’indagine è partita nell’aprile 2017 e ha documentato la capacità dell’associazione di infiltrarsi negli apparati istituzionali dell’area di Varese. Gli investigatori hanno inoltre accertato che dalla seconda metà del 2016 era in corso un processo di ridefinizione degli assetti organizzativi della locale di ’ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, a seguito della scarcerazione di due boss in contrasto tra loro. 

L’indagine dei Carabinieri e della Dda di Milano avrebbe accertato un legame tra l’ex sindaco di Lonate Pozzolo (Varese), Danilo Rivolta, e alcuni esponenti del locale di ’ndrangheta. L’elezione di Rivolta sarebbe stata appoggiata da influenti famiglie calabresi che lo avrebbero aiutato in cambio di un assessorato alla nipote del boss Alfonso Murano, ucciso il 28 febbraio del 2006 a Ferno (Varese). Tra gli indagati anche un consigliere di Fratelli d’Italia e un perito che lavorava per la Procura di Busto Arsizio (Varese): avrebbe fatto da ’talpa’ su alcune indagini.

Le cosche puntavano ai parcheggi attorno all’aeroporto di Malpensa e alla costruzione di nuove attività commerciali in aree nei comuni adiacenti. E’ uno degli aspetti che emergono dall’inchiesta "Krimisa" che questa mattina ha portato all’arresto di 34 persone accusate a vario titolo di reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso. Il gip della procura di Milano ha disposto il sequestro di due parcheggi privati, "Malpensa Car Parking" e "Parking Volo Malpensa", oltre a metà delle quote della società "Star Parkings", che non si trovano nell’area aeroportuale. In totale il decreto ha consentito di sequestrare beni per un valore complessivo di 2 milioni di euro. I carabinieri sono riusciti a documentare summit criminali durante i quali, oltre alle questioni prettamente politiche, c’era anche la pianificazione imprenditoriale della cosca, i cui proventi erano investiti in parte nell’acquisto di ristoranti e di terreni per la costruzione di parcheggi poi collegati con navette all’aeroporto.





Putin in Italia, Coldiretti: "Embargo russo costato 1 miliardo di euro a cibo italiano"

Le esportazioni agroalimentari Made in Italy hanno perso oltre un miliardo di euro negli ultimi cinque anni a causa del blocco che ha colpito una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione della visita del Presidente Vladimir Putin in Italia proprio alla vigilia dell’anniversario dell’embargo deciso quasi 5 anni fa con decreto n. 778 del 7 agosto 2014 e più volte rinnovato come ritorsione alla decisione dell’Unione Europea di applicare sanzioni alla Russia per la guerra in Ucraina. Tra il pranzo al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la cena di lavoro a Villa Madama offerta dal premier Giuseppe Conte la visita in Italia rappresenta dunque anche una occasione – sottolinea la Coldiretti - per prendere il leader russo per la gola con le specialità Made in Italy fermate da anni alle frontiere auspicando un ripensamento. L’agroalimentare italiano – spiega la Coldiretti - è infatti l’unico settore colpito direttamente dall’embargo che ha portato al completo azzeramento delle esportazioni dei prodotti presenti nella lista nera, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma a quello San Daniele, ma anche frutta e verdura come le mele, soprattutto della varietà Granny Smith dal colore verde intenso e sapore leggermente acidulo particolarmente apprezzate dai cittadini russi. “Si tratta di un costo insostenibile per l’Italia e l’Unione Europea ed è importante che si riprenda la via del dialogo”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “ancora una volta il settore agroalimentare è stato merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale”. Alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni si sommano – continua la Coldiretti – quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. Nei supermercati russi si possono ora trovare fantasiosi surrogati locali che hanno preso il posto dei cibi italiani originali, dalla mozzarella “Casa Italia”, dall’insalata “Buona Italia” alla Robiola Unagrande, dalla mortadella Milano al parmesan, dalla scamorza al mascarpone. A potenziare la produzione del falso Made in Italy non è stata però solo l’industria russa, ma – riferisce la Coldiretti – anche molti Paesi che non sono stati colpiti dall’embargo come la Svizzera, la Bielorussia, l’Argentina o il Brasile che hanno aumentato le esportazioni dei cibi italiani taroccati nel Paese di Putin. In Russia – precisa la Coldiretti – è possibile infatti trovare scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta Made in Bielorussia, ma anche salame Milano e Gorgonzola di produzione Svizzera e Parmesan o Reggianito di origine brasiliana o argentina. Il rischio – continua la Coldiretti – riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. In alcuni casi i piatti sono spariti dai menu mentre, in altri, sono stati sostituiti da tarocchi locali o esteri senza però che ci sia nella stragrande maggioranza dei ristoranti una chiara indicazione nei menu. Un blocco dunque dannoso per l’Italia anche se – precisa la Coldiretti – va segnalato che nel 2018 l’export agroalimentare italiano è cresciuto del 7% rispetto all’anno precedente raggiungendo i 561 milioni di euro grazie ai comparti non colpiti dall’embargo, come il vino, le paste alimentari, pomodori pelati e polpe, tabacchi e olio, a conferma della fame d’Italia dei cittadini russi. I valori – conclude la Coldiretti - rimangono comunque nettamente inferiori a quelli del 2013, l’ultimo anno prima dell’embargo, quando le esportazioni agroalimentari Made in Italy avevano raggiunto i 705 milioni di euro. 





Procedura d’infrazione, Conte spiega come è stata evitata

“Non si trattava di convincere la Commissione sull’efficacia e sulla sostenibilità della nostra manovra. Bisognava far capire che maggiori entrate e risparmi di spesa prefiguravano dati contabili diversi da quelli da loro elaborati. E alla fine siamo riusciti a far prevalere i nostri dati. Sono soddisfatto del risultato, perchè abbiamo tutelato l’interesse degli italiani. Numeri alla mano, non c’erano i presupposti per aprire la procedura. E’ vero, è stato difficile.

Ma abbiamo certificato ottimi risultati su entrate fiscali, lotta all’evasione e risparmi di spesa”. Sono le parole del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una intervista al Corriere della Sera.

“Non ringrazio la Commissione per il risultato, perché è stato meritato dall’Italia. Ringrazio però alcuni commissari, a partire dal presidente Jean-Claude Juncker, per il dialogo costruttivo e la disponibilità al confronto”, precisa. “A Palazzo Chigi partirà nei prossimi giorni un tavolo di lavoro dedicato alla riforma fiscale che costituirà una delle priorità della prossima manovra. Ragionare ora sui dettagli e sui numeri complessivi è assolutamente prematuro. Posso solo dire che vogliamo farla bene. Efficace e incisiva. E ovviamente sostenibile su piano finanziario”, conclude il premier.





Per Stromboli l’Ingv di Catania ha disposto l’allerta giallo: “E’ in disequilibrio”

"Lo Stromboli è ancora in disequilibrio", i "tremori registrati nei condotti magmatici interni da mercoledì sera sono saliti su livelli alti" e la "Protezione civile nazionale ha elevato l’allerta a ’giallo’" e per precauzione il sindaco di Lipari, Marco Giorgianni, ha disposto il divieto di escursioni. Così Eugenio Privitera direttore dell’Osservatorio etneo e dell’Ingv di Catania. 

Per la Prefettura di Messina "siamo ancora in stato di preallerta, l’unità di crisi è attiva da quando si è verificata l’esplosione". "E’ stato fatto un incontro in videoconferenza - prosegue la Prefettura - con i tecnici, la Protezione civile nazionale, l’Ingv, l’Universita’ di Firenze e ci riaggiorneremo alle 17. Per le escursioni sul vulcano vige il divieto relativo alla Sciara che era già attivo, una misura assolutamente necessaria. Al momento non abbiamo situazioni che possono indurre a far evacuare l’isola alla luce delle valutazioni tecniche. Chiaramente il vulcano è imprevedibile dobbiamo tenere conto di questo". Malgrado tutto la notte è trascorsa tranquillamente. L’isola dell’arcipelago delle Eolie che martedì pomeriggio ha vissuto una delle eruzioni più violente degli ultimi 35 anni, che ha causato una vittima e un ferito. I parametri registrati dall’Istituto di vulcanologia sono rientrati già da ieri sera, ma sull’isola sono ancora in azione i Vigili del fuoco e i canadair impegnati a domare gli ultimi focolai provocati dai lapilli emessi dal cratere del vulcano. Due piccole scosse di terremoto sono state registrate a seguito dell’eruzione, ma non si sono avuti danni a persone o cose. L’isola è coperta da detriti, pomice nera e polvere lavica. I mezzi aerei si sono concentrati sulle aree più impervie dell’isola eoliana, sul versante della Sciara del Fuoco. La zona più colpita ieri era stata Ginostra, compresa Punta dei Corvi dove era stato trovato nel pomeriggio il cadavere del 35enne di Milazzo Massimo Imbesi, probabilmente rimasto intrappolato dalle fiamme e stordito dal fumo. In rada una nave, allestita per eventuale evacuazione, è dotata di viveri e materiale di pronto soccorso. Anche per molti residenti, soprattutto ristoratori e albergatori, l’emergenza è finita, dopo gli attimi di terrore vissuti ieri, al punto che molti turisti hanno preferito lasciare l’isola anticipando la fine della vacanza.





Putin promuove la Lega e conferma l’amicizia stretta con Berlusconi

“La Lega e il suo leader Salvini sono attivi sostenitori di un ripristino della piena cooperazione tra Italia e Russia; si pronunciano per una più rapida abolizione delle sanzioni anti-russe introdotte dagli Usa e dall’Ue. Qui i nostri punti di vista coincidono”. Lo afferma il presidente russo Vladimir Putin in un’intervista al Corriere della Sera, sottolineando l’”atteggiamento caloroso” del vicepremier italiano verso la Russia. “Nei nostri rapporti con gli Stati stranieri facciamo riferimento ai dirigenti legalmente eletti, legittimi. Siamo pronti a lavorare e lavoreremo con quelli che sono stati scelti dal popolo italiano a prescindere dalla loro appartenenza politica” aggiunge il capo del Cremlino.

Con il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi “ci legano rapporti di amicizia pluriennali” ricorda Putin. “Silvio è un politico di statura mondiale, un vero leader che propugna fermamente gli interessi del suo Paese nell’arena internazionale. Suscita rispetto la sua sincera volontà di preservare e moltiplicare il potenziale accumulato nei rapporti tra i nostri Paesi. Non riusciamo a incontrarci spesso, ma quando tale opportunità si presenta, lui non si permette mai di discutere questioni di politica interna. E non lo faccio nemmeno io”.





Possibile tragico naufragio davanti alle coste della Tunisia. Le vittime sarebbero almeno 80

Altro naufragio di migranti nel Mediterraneo si sarebbe verificato nella giornata di mercoledì non lontano da Zarzis, al largo della Tunisia: “Solo 5 persone sono sopravvissute mentre più di 80 sono scomparse” in mare, riferisce su Twitter Alarm Phone, citando la testimonianza di una volontaria e attivista tunisina della Mezzaluna Rossa, Chamseddine Marzoug.

Sul posto è stato trovato un relitto di una barca. I 5 sopravvissuti sono stati soccorsi dalla Marina Tunisina e uno di loro sarebbe poi morto in ospedale.

“Siamo sconvolti da queste continue stragi in mare”, scrive Alarm Phone.





Tridico (Inps): "Sistema pensionistico è sostenibile"

"Il sistema pensionistico è completamente sostenibile". Lo ha affermato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. Per il presidente Inps il problema demografico va affrontato non aumentando ancora l’età di pensionamento, ma "favorendo le nascite e l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro". Tridico ha detto che l’Inps ha assunto il 1 luglio 3.507 persone e sostituirà integralmente i 1.869 dipendenti andati in pensione con quota 100. Entro il biennio 2019-2020, quindi, l’istituto farà in totale circa 5.400 assunzioni. 





Rapporto dell’Inps, nel 2018 evasi contributi per 1.117 milioni di euro

A fine 2018 l’evasione contributiva accertata a seguito dell’attività di vigilanza ispettiva dell’Inps ammonta a 1.117 milioni di euro. Il dato è contenuto nel documento che accompagna la relazione programmatica 2020-2022 presentata dal Civ, Consiglio di indirizzo e vigilanza. Tra gli obiettivi dell’istituto si indica quello di "potenziare l’efficacia delle attuali funzioni di vigilanza e dei controlli previsti". E, tra gli scopi triennali, anche "la formazione delle necessarie nuove assunzioni". 





Nave Alex dell’Ong Mediterranea si dirige con 54 profughi verso l’Italia. Salvini: “Gli immigrati sono in acque libiche”

"Nave Alex di #Mediterranea sta facendo rotta verso Nord, fuori dalla zona SAR libica. Abbiamo chiesto a ITMRCC Roma l’assegnazione urgente di #Lampedusa come porto sicuro più vicino di sbarco per le 54 persone salvate a bordo". Lo scrive su twitter Mediterranea Saving Humans.

Il ministro dell’Interno ribadisce la linea dura e preannuncia la chiusura dei porti italiani a Nave Alex. "Gli immigrati presi a bordo da Mediterranea sono in acque libiche, e attualmente sono più vicini di decine di miglia nautiche alla Tunisia rispetto a Lampedusa. Se questa ong ha davvero a cuore la salvezza degli immigrati - afferma il titolare del Viminale - faccia rotta nel porto sicuro più vicino, altrimenti sappia che attiveremo tutte le procedure per evitare che il traffico di esseri umani abbia l’Italia come punto di arrivo".

"Gli immigrati – continua Salvini- presi a bordo da Mediterranea sono in acque libiche, e attualmente sono più vicini di decine di miglia nautiche alla Tunisia rispetto a Lampedusa. Se questa ong ha davvero a cuore la salvezza degli immigrati faccia rotta nel porto sicuro più vicino, altrimenti sappia che attiveremo tutte le procedure per evitare che il traffico di esseri umani abbia l’Italia come punto di arrivo".