Dal 14 al 22 settembre alla Fiera del Levante farà il suo debutto "Make Star Bari", uno spazio per la promozione della cultura digitale

L’83esima edizione della Campionaria Generale Internazionale della Fiera del Levante - attraverso “Make Star Bari” (https://www.makestar.it), startup che vede in prima linea il movimento maker e la promozione della cultura digitale - apre le porte ai protagonisti dell’innovazione con una chiamata rivolta alle aziende, agli startupper, alle scuole e agli esperti di settore, che potranno diventare protagonisti di uno straordinario spettacolo tecnologico organizzato da Nuova Fiera del Levante, in collaborazione con “Maker Faire Rome – The European Edition” (https://2019.makerfairerome.eu/it) di Innova Camera, l’Azienda speciale della Camera di Commercio di Roma che promuove Maker Faire Rome e con il supporto di Alumni Mathematica e The Impact Hub Bari.

Gli espositori presenti permetteranno, ai visitatori della Campionaria, di inventare e costruire strumenti elettronici, scoprire e provare tutti i segreti della stampa tridimensionale, esplorare mondi in realtà virtuale, cimentarsi in prima persona in molte attività che rappresentano il presente e il futuro dell’economia digitale. In sostanza, “Make Star Bari” vuole essere non solo una startup, ma un luogo dove gli appassionati di innovazione si incontrano per presentare i propri progetti e condividere le proprie conoscenze e scoperte.

“La nostra Campionaria - afferma Alessandro Ambrosi, Presidente di Nuova Fiera del Levante e della Camera di Commercio di Bari - si pone anche quest’anno l’obiettivo di rappresentare con forte coerenza il contesto economico mondiale in cui si svolge, lanciando con entusiasmo l’ennesima sfida al futuro del Mezzogiorno e del Mediterraneo. L’innovazione tecnologica in ogni settore è l’elemento di propulsione per costruire un domani migliore”.
“Il coordinamento fra soggetti istituzionali - spiega Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma - è fondamentale, ancor di più oggi, di fronte a una rivoluzione digitale che sta trasformando i mercati e le modalità stesse di produrre beni e cose. La nostra collaborazione con Make Star Bari, che rientra tra gli eventi di “Aspettando Maker Faire Rome” e si pone come acceleratore del processo di innovazione anche per tutta l’area del Mezzogiorno, mi rende particolarmente orgoglioso. La Maker Faire è la più grande occasione di incontro per la comunità di innovatori italiani e internazionali, nonché la rappresentazione più evidente dell’impegno profuso dal sistema camerale per promuovere l’innovazione delle nostre imprese”.

Durante la manifestazione, che si terrà dal 14 al 22 settembre 2019, nel padiglione 138 della Fiera del Levante, ci sarà un ampio spazio dedicato a “Make Star Bari” dove, le aziende, le scuole e i maker selezionati, potranno presentare la propria idea di futuro. Tutti avranno a disposizione uno stand allestito per esporre i progetti elaborati, con la possibilità di un talk divulgativo.





Tornano, con “E!State Liberi!”, i progetti di impegno e formazione contro tutte le mafie di Cia e Libera

Oltre 50 località coinvolte in 13 regioni italiane, dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Calabria alla Liguria, dalla Puglia all’Umbria. Riparte "E!State Liberi!" con i suoi campi di impegno e formazione sui beni confiscati promossi da Libera.

Il progetto, che può contare ogni anno sul sostegno di Cia-Agricoltori Italiani, è finalizzato alla valorizzazione e alla promozione del riutilizzo sociale dei beni confiscati e sequestrati alle mafie, nonché alla formazione dei partecipanti sui temi dell’antimafia sociale e alla conoscenza dei territori coinvolti, attraverso una settimana di vita di campo, immersi in esperienze di impegno sociale e approfondimento.

Se da un lato "E!State Liberi!" si delinea come una manifestazione di fondamentale importanza per le realtà che gestiscono beni confiscati e sequestrati, dall’altro lato i veri protagonisti sono le migliaia di giovani e adulti, che ogni estate decidono volontariamente di dedicare una settimana delle proprie vacanze ad accompagnare il quotidiano impegno di cooperative sociali e associazioni nelle reti territoriali dell’antimafia sociale.

Diverse le tipologie dei campi: per singoli, per gruppi, per minorenni, per famiglie, campi tematici e campi aziendali.

"Ripartire dall’agricoltura per proporre un modello alternativo alla logica mafiosa -spiega il presidente nazionale Cia, Dino Scanavino-. Questo è uno dei tanti meriti di Libera: dimostrare che ciò che la criminalità organizzata ha sottratto alla collettività può essere restituito alla società civile e può creare, attraverso il lavoro sui beni confiscati, nuove opportunità di crescita e di formazione, prima di tutto per i giovani".





Corrispettivi, Agenzia delle Entrate detta le regole

Agenzia delle Entrate ha chiarito alla CNA gli aspetti operativi per la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalierinel periodo transitorio che termina a fine 2019. In particolare l’Agenzia ha indicato che i soggetti che non dispongono di registratore telematico e che presentano una modesta frequenza di operazioni possono utilizzare tre diverse modalità nella fase transitoria. In dettaglio: procedura web gratuita dell’Agenzia delle Entrate per adempiere all’obbligo di memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi giornalieri; emissione della fattura elettronicaemissione dello scontrino/ricevuta fiscale con l’obbligo di tenuta del registro dei corrispettivi e di liquidazione dell’Iva, con conseguente trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri registrati.

Restano confermate le modalità telematiche di trasmissione dei dati dei corrispettivi giornalieri con la precisazione che la trasmissione potrà essere effettuata a partire dal prossimo 30 luglio 2019.

Tuttavia rimangono tanti dubbi ancora irrisolti e l’Agenzia si è impegnata al riguardo a raccogliere tutte le osservazioni sollevate dalle associazioni di categoria che formeranno oggetto di una circolare di prossima emanazione.Non solo, l’Agenzia ha anche chiarito che sul proprio sito web, nell’area tematica riservata a “Fatture elettroniche e Corrispettivi telematici”, nella sezione “Corrispettivi telematici”, sarà possibile recuperare una guida fiscale, le faq e la predetta circolare.

L’Agenzia ha sottolineato che è prevista la massima apertura e flessibilità nella gestione di tale adempimento per cui non è prevista alcuna punibilità in caso di trasmissione di informazioni duplicate.

Ultima questione affrontata e rimessa dall’Agenzia delle Entrate alla decisione politica del legislatore riguarda la previsione di una eventuale proroga del termine fissato al 2 settembre 2019, essendo il 31 agosto sabato, per l’invio telematico dei dati dei corrispettivi relativi al mese di luglio. Con lettera al vice ministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, è stata chiesta la proroga con un apposito decreto del termine del 2 settembre, prevedendo come possibile data per non intralciare le attività svolte dall’Agenzia delle Entrate il 30 settembre 2019, accorpando in tal modo il termine per l’invio dei corrispettivi relativi ai mesi di luglio e di agosto.





Cultura, chiara scelta di campo e investimenti del mondo dell’impresa

Cresce l’interesse e l’investimento in cultura da parte degli imprenditori: per oltre il 70% il sostegno a progetti ed eventi culturali è strategico; il contributo economico è la principale forma di supporto alla cultura scelto dalle imprese (per il 47%), ma rilevante è anche la fornitura di servizi (21%); il ritorno di immagine (19%), la consuetudine (17%), la strategia di marketing (13%) sono le motivazioni principali all’investimento. I maggiori benefici si riflettono sulla reputazione aziendale (33%), sul brand (29%) e in chiave commerciale (27%); oltre un terzo delle imprese equipara gli investimenti in cultura alla pubblicità. Questi, in sintesi, i principali risultati che emergono dall’indagine "Investire in cultura" realizzata da Rsm-Makno per Impresa Cultura Italia-Confcommercio e diffusa a Perugia al convegno "Più cultura, più crescita", organizzato da Confcommercio e Impresa Cultura Italia-Confcommercio, in collaborazione con Umbria Jazz. Riprendono gli investimenti in cultura, dopo il forte rallentamento che ha caratterizzato la prima metà del decennio in cui le imprese, a causa della crisi, hanno proceduto ad una generale riorganizzazione dei costi, tagliando anche le spese per questo tipo di investimenti. Il 36% delle imprese dichiara, infatti, di aver ripreso a fare investimenti in cultura negli ultimi tre anni e solo il 9% li ha, invece, interrotti. Tra le imprese prevalgono gli interventi saltuari anche se un terzo punta su interventi più strutturati, investendo in un solo progetto/evento all’anno. L’investimento, dunque, è mirato e seguito nella sua realizzazione e nel suo svolgimento. Tra le motivazioni principali che spingono le imprese a investire in cultura ci sono il ritorno di immagine (19%) e la considerazione che l’investimento sia parte della strategia di marketing aziendale (13%). Per le imprese di piccole e medie dimensioni ha un certo rilievo anche la tradizione (17%) per cui l’impegno nella cultura fa ormai parte del DNA dell’azienda ed è elemento che la contraddistingue sul territorio (per oltre l’11%). La motivazione prevalente dell’investimento in cultura. Il contributo economico è la forma prevalente di intervento da parte delle imprese che investono in cultura (per il 47%), ma il 21% fornisce anche servizi a dimostrazione della capacità di entrare nel merito dei contenuti e dell’organizzazione dell’evento/progetto culturale. Nel 20% dei casi l’investimento prevede un intervento che contempla più forme di supporto da parte dell’impresa e che comprende anche il contributo in competenze e la co-progettazione degli eventi.  Per il 33% delle imprese l’investimento in cultura è legato soprattutto alla reputazione aziendale ed è un investimento che, da una parte, protegge dai rischi del mercato e, dall’altra, ne accresce la considerazione da parte dei clienti e dei consumatori. Per un altro 30% ne trae beneficio anche l’affermazione del brand aziendale, confermando il ruolo sempre più rilevante dell’impegno dell’impresa nella promozione culturale che diventa così parte irrinunciabile della strategia di comunicazione. Per il 27% contribuisce ad un migliore approccio con il cliente con evidenti ricadute a livello commerciale. Per il 51% delle imprese l’investimento in cultura è un intervento strategico di lungo periodo e, dunque, fa parte integrante delle strategie di marketing dell’impresa. Un ulteriore 23% dichiara che sta lavorando per raggiungere questo obiettivo. Oltre il 70% delle imprese considera, pertanto, strategica questa forma di investimento.  Per il 26% delle imprese, a parità di investimento effettuato, quello in cultura dà un ritorno almeno uguale a quello ottenuto con le spese effettuate nelle tradizionali attività di advertising e/o di marketing communication e per il 10% il ritorno è addirittura maggiore. Che l’investimento in cultura sia ormai leva portante delle strategie di marketing aziendale è avvalorato anche dal fatto che per il 41% delle imprese l’intervento a sostegno della cultura è a sua volta oggetto di una comunicazione dedicata e per il 53% anche di azioni di marketing communication generale.  L’importanza strategica dell’investimento in cultura è ribadita dalla scelta delle imprese di muoversi, nei loro rapporti con il sistema cultura, utilizzando una struttura organizzativa interna (per il 47% delle imprese) che individua, propone e segue l’investimento e l’iniziativa culturale sostenuta: l’impresa, dunque, dedica risorse ad hoc all’interno della propria organizzazione, affidandosi solo in seconda battuta a consulenze e proposte esterne. Una tendenza in sviluppo anche per il futuro (per il 40% delle imprese). Ogni euro speso nella gestione di un evento culturale genera ricadute economiche sul territorio per oltre due euro e mezzo.  La stima è stata effettuata utilizzando una metodologia statistica che misura le relazioni esistenti tra i settori del sistema economico (tavola intersettoriale Italia 2015) e prendendo in esame 14 eventi culturali. A tali eventi hanno assistito circa 205mila spettatori con una permanenza media nelle diverse località di poco superiore ai 4 giorni e una spesa media giornaliera di circa 122 euro ciascuno per l’acquisto di beni (bibite, ristorante, shopping in genere, prodotti artigianali, prodotti enogastronomici, ecc.) e di servizi (alloggio, parcheggio, trasporti, ecc.), per un totale  di quasi 93,7 milioni di euro. A questi eventi hanno partecipato anche 5.760 spettatori accreditati (stampa, critici, operatori del settore) con una spesa media giornaliera di 600 euro per un totale di 3,4 milioni di euro. Anche l’organizzazione degli eventi culturali comporta delle spese (ad es. in comunicazione, gestione, premi, ospitalità) che nel nostro caso sono quantificate in 4,8 milioni di euro. La somma di questi tre importi danno un impatto diretto nel sistema economico locale di quasi 102 milioni di euro, spesi direttamente negli esercizi commerciali e ricettivi o pagamento di attività professionali (ad esempio, servizi di sorveglianza, servizi di consulenza, ecc.). Questa somma aumenta l’attività complessiva del sistema produttivo locale con un impatto economico totale stimato in oltre 270 milioni di euro e un impatto sociale quantificato in 2.484 occupati in più: in pratica, 1 euro speso dal sistema che ruota intorno alla realizzazione di questi 14 eventi ha generato 2,65 euro nelle rispettive economie locali.




I numeri di Confesercenti, Swg-Assoturismo per la stagione 2019

 

Dopo un avvio lento, condizionato dal meteo incerto di giugno e di inizio luglio, la stagione turistica estiva entra nel vivo. Tra la fine di questo mese ed agosto saranno 21,5 milioni gli italiani che si concederanno un viaggio. Una vacanza un po’ più lunga del solito – in media 12 giorni – ma sempre con un occhio a non eccedere con le spese: il budget medio previsto si assesta infatti sui 786 euro a persona, più o meno il livello rilevato lo scorso anno (783 euro). È quanto emerge dal consueto sondaggio sulle vacanze degli italiani condotto da SWG per Assoturismo Confesercenti su un campione di 1.800 consumatori.

Budget. Siamo ormai lontani dal picco della crisi, ma gli effetti sulle vacanze si sentono ancora. La quota di chi si concederà un viaggio – il 64% – è infatti la stessa del 2014, primo anno di ripresa: gli italiani non si sentono dunque ancora in grado di avere dei comportamenti di spesa più rilassati rispetto a cinque anni fa. La previsione della spesa di quest’anno – come detto in media di 786 euro per persona – vede infatti un aumento rispetto al 2014 di appena il 2,3%: un dato molto limitato dopo cinque anni. Anche quest’anno, quasi uno su tre (il 30%) tenterà di tenere il budget sotto i 500 euro a persona.

Periodo e tipologia delle vacanze. Il maltempo ha portato ad un accorciamento della stagione: quest’anno solo il 7% ha fatto una vacanza a giugno, mentre si osserva un ritorno a una concentrazione delle vacanze nel mese di agosto, che sarà da ‘bollino nero’, scelto dal 55% dei vacanzieri. Una differenza significativa nel confronto con il 2014 è data dalla crescita del mare come meta principale, scelta che potrebbe essere legata proprio alla rinnovata, almeno per quest’anno, centralità del mese di agosto: il 63% sceglierà di trascorrere le ferie sotto l’ombrellone, in una località balneare in Italia o all’estero. All’aumento di bagnanti fa da contrappeso la diminuzione di italiani in vacanza in una città d’arte o in una metropoli, scelta fatta quest’anno solo dall’11% dei viaggiatori. Mentre scende al 9% la quota di vacanzieri che si rilasserà in montagna. Il 4%, invece, sceglierà la pace di un piccolo borgo.

Le mete. La distribuzione delle mete segnala un incremento dell’estero. Rispetto a cinque anni fa si riapre questo canale: quest’anno a scegliere una meta fuori dall’Italia è il 36%, pari a oltre 7,7 milioni di viaggiatori. La ripartenza dell’estero non sembra legata ad una generale accresciuta capacità di spesa quanto piuttosto alla riaffermazione di una fascia della popolazione che ha ripreso a scegliere delle mete estere, in parte anche economicamente convenienti, o più sicure di anni fa. Per quanto riguarda l’Italia, Puglia e Sicilia si confermano ai primi posti, scelte dal 17 e dal 15%; seguono Sardegna, Emilia-Romagna e Campania. Questa distribuzione è in sintonia con la prevalenza del mare nelle scelte dei vacanzieri italiani. Relativamente all’Europa, invece, sono Spagna e Francia, quest’ultima in forte ripresa dopo lo stop dovuto a problemi di sicurezza, i paesi che attraggono maggiormente i nostri turisti. Seguono Grecia, in leggero calo, e Portogallo. In mezzo, il tradizionale Regno Unito, cioè eminentemente Londra. Per il turismo extraeuropeo si manifestano, invece, mete lontane, probabilmente chi affronta questi viaggi ha comunque delle possibilità economiche; il Sudamerica e i paesi asiatici – in particolare il Giappone -sembrano essere molto attraenti. Rispetto agli anni scorsi si osserva un calo significativo del Nord America.

Le strutture. Alberghi e hotel si confermano invece la sistemazione preferita dagli italiani, raccogliendo un terzo (il 30%) delle preferenze. Il 21% sceglierà invece per il soggiorno estivo la casa di proprietà o sarà ospite presso amici/parenti. In calo le case vacanze (15%). Ma c’è anche un 12% che sceglierà il classico B&B. Analizzando le modalità di pernottamento si osserva che si registra una crescita delle case di proprietà e di amici e parenti: si conta sull’ospitalità per risparmiare.

“Dopo un avvio incerto, a luglio e agosto la domanda turistica degli italiani ha segnato una leggera ripresa”, commenta Vittorio Messina, Presidente di Assoturismo Confesercenti. “A fine stagione vedremo se sarà stata sufficiente a recuperare un 2019 che, fino a giugno, è stato arido di soddisfazioni. A pesare è stato il meteo, ma come evidente dal sondaggio anche la ripartenza nostri competitor esteri che negli anni scorsi erano stati penalizzati da problemi di sicurezza. Abbiamo bisogno di un piano per rendere più competitivo il nostro sistema turistico: per vincere nella montante competizione internazionale, c’è bisogno di più infrastrutture e del superammortamento per sostenere la riqualificazione delle strutture ricettive”.





Lavoro precario e stagionale, prosegue la mobilitazione della Filcams sotto gli ombrelloni

 

Da Nord a Sud, appuntamenti in tutta Italia per la campagna della Filcams Cgil nazionale “#Backstage” sul lavoro stagionale e turistico. L’iniziativa prevede la presenza del sindacato, attraverso azioni dirette di volantinaggio e consulenza, nei principali luoghi turistici italiani. Un vero e proprio “sindacato di strada” al servizio di cuoche e bagnini, camerieri e addette alle pulizie, guide turistiche e guardarobiere, tutti impegnati nelle più tipiche occupazioni estive. Obiettivo dell’iniziativa è “informare i lavoratori sui propri diritti e permettergli di affrontare la loro esperienza con più consapevolezza, ma anche sensibilizzare turisti e cittadini su quanto lavoro, professionalità e impegno c’è dietro il servizio di cui usufruiscono”. “Sai che lavoro c’è dietro la tua vacanza? Quanta professionalità e impegno per offrire un’ottima cena, una stanza pulita e ordinata, una spiaggia sicura, una visita archeologica perfetta?”, si domanda la Filcams. E ancora: “Vi siete mai chiesti se nel vostro ristorante preferito i lavoratori hanno il giorno di riposo che gli spetta o il giusto compenso?”. Anche perché parliamo di quasi 40 mila receptionist, guide e custodi, più di 13 mila bagnini, circa 480 mila dipendenti della ristorazione (tra camerieri, lavapiatti, chef) e oltre 70 mila lavoratori negli alberghi, che durante l’estate vanno ad aggiungersi agli oltre 900 mila addetti del settore.

“Non sempre però i contratti di lavoro rispettano le regole, non sempre gli accordi presi vengono mantenuti o la busta paga (quando c’è) corrisponde al monte ore lavorato, non sempre i nuovi assunti conoscono i loro diritti: possono essere tante le forme di irregolarità che nascondono zone di lavoro nero o grigie”. Da qui, la necessità, ma anche l’urgenza, per la Filcams di “presidiare i luoghi di turistici, le spiagge, per aumentare la consapevolezza e migliorare la conoscenza di lavoratori e cittadini, con tante e diverse iniziative”. Obiettivo del sindacato, dunque, è “migliorare le condizioni di chi lavora, facendo rispettare le regole e combattendo gli abusi. Formazione, professionalità e qualità sono indispensabili per il turismo, settore volano per l’economia italiana, e per offrire e ottenere un servizio soddisfacente”.





Il futuro pensionistico delle nuove generazioni. La proposta della Cgil per evitare ai giovani che lavorano oggi pensioni a 73 anni

Quello delle pensioni non può certo essere considerato un tema come tanti. Ne è convinto il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli, e lo ha detto chiaramente in apertura del suo intervento all’iniziativa “Giovani e pensioni, rivolti al futuro”, promossa dal sindacato di Corso d’Italia per dare il via a una campagna nazionale sulla previdenza. “Parlare della prospettiva previdenziale dei giovani - ha affermato Ghiselli - vuol dire parlare del futuro delle nuove generazioni, dei loro progetti di vita, delle loro certezze”. In Cgil si discute, insomma, di “scelte che oggi i ragazzi sono chiamati a fare, per costruirsi una vita che in tutte le sue fasi abbia elementi di sicurezza”.

In altre parole, si parla della “tenuta sociale della nostra comunità”. La questione generazionale, non a caso, è stata un punto centrale della piattaforma unitaria che il sindacato ha definito ormai tre anni fa, e che aveva come obiettivo superare la Riforma Fornero, oltre che delineare una “visione complessivamente nuova rispetto all’attuale sistema previdenziale”. Già allora si sarebbero dovute infatti affrontare le questioni di maggior rilievo strutturale: “flessibilità in uscita, lavoro di cura, lavoro gravoso e, soprattutto, la questione dei giovani e della pensione contributiva di garanzia”. Per questo, a maggior ragione, per il segretario confederale della Cgiil, è urgente oggi parlare della pensione dei giovani “perché o si interviene subito o domani sarà troppo tardi”. La combinazione tra la “diffusa precarietà del mercato del lavoro” e una normativa previdenziale “rigida e penalizzante per le generazioni più giovani”, è infatti “allarmante”. La prospettiva che si consegna ai ragazzi è “un accesso alla pensione ben oltre i 70 anni di età o 45 anni di contributi, e un rendimento pensionistico basso perché calcolato con un sistema penalizzante”.

Per il sindacato, quindi, “il sistema contributivo come attualmente normato va rivisitato per superare i suoi squilibri” perché “se non corretto socialmente”, è “iniquo”, e risponde a “logiche essenzialmente assicurative”, è quindi privo di “elementi solidaristici che sono essenziali per la tenuta dell’equilibrio sociale di un Paese”. Le proposte della Cgil per cambiare questa situazione sono chiare. Si va da una modifica dell’attuale sistema di adeguamento alla speranza di vita, alla rimozione dei limiti dell’1,5 e 2,8 volte l’assegno sociale; dalla modifica dell’attuale sistema di rivalutazione del montante accumulato sul secondo pilastro, alla previdenza complementare in particolare, perché “oggi non può accedere chi ne avrebbe più bisogno, i giovani e chi è nel sistema contributivo”. Questo vale per tutti coloro che hanno una componente contributiva rilevante nel loro paniene previdenziale, mentre per chi non riesce proprio a costruirsi una pensione, a causa di un percorso lavorativo fortemente caratterizzato da discontinuità, basse retribuzioni, bassi contributi, interruzioni per ragioni di cura e disoccupazione, bisogna affrontare la questione della pensione contributiva di garanzia.

Il sindacato, ha detto Ghiselli, per i giovani vuole “un lavoro stabile e dignitoso, che gli consenta di costruirsi un futuro previdenziale dignitoso” ma, a fronte della realtà attuale, bisogna comunque pensare ad qualcosa che “sostenga chi si trova in questa condizione”. La soluzione non è una sorta di “pensione di cittadinanza”. L’idea della Cgil è “intervenire a posteriori” a sostegno di coloro che da soli “non hanno potuto costruirsi una pensione dignitosa, non solo di sussistenza, ma a condizione che la persona sia stata attiva nel mercato del lavoro o che abbia svolto lavoro di cura o formazione”.

Bisogna però avere chiare le “regole del gioco”. Il sindacato si pone come obiettivo quello di “orientare i comportamenti” e “valorizzarne le positività”. Il senso della proposta s racchiude in tre sostantivi: flessibilità, solidarietà, sostenibilità. “Perché – ha detto ancora Ghiselli – è necessario affidare alla persona la scelta di decidere il proprio percorso di vita, quindi anche quando andare in pensione, naturalmente entro certi limiti”. Ma un sistema solo flessibile non è equo, quindi “il sistema contributivo va corretto socialmente, intervenendo per riconoscere le differenze che esistono nel mondo del lavoro”. Il sistema previdenziale, infine, deve essere sostenibile socialmente ed economicamente: “nel lungo periodo, questa sfida si gioca su diversi fattori, molti dei quali possono essere determinati da coerenti politiche sociali ed economiche, come il livello della partecipazione al lavoro”.

Ghiselli ha concluso con la richiesta al governo di aprire “quel tavolo sulla previdenza di cui abbiamo parlato mesi fa”. I sindacati chiedono di “discutere effettivamente il tema di un superamento dell’impianto della Legge Fornero”, mettendo al centro “i giovani e il loro futuro”.





Landini (Cgil): “Un sistema contributivo senza elementi di solidarietà crea grandi diseguaglianze”

"È evidente: un sistema puramente contributivo, se non è corretto e se non ha al suo interno elementi di solidarietà, è un sistema che crea grandi diseguaglianze". Sono le parole di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, nel suo intervento nel corso del convegno sulla previdenza “Rivolti al futuro” che si è svolto il 19 luglio a Roma. “Solidarietà – ha detto – significa anche tener conto delle differenze delle cose che si fanno. Chi svolge un lavoro gravoso ha un’aspettativa di vita diversa rispetto ad altri lavoratori. E naturalmente significa anche distinguere le diverse situazioni in cui vivono e lavorano uomini e donne, e considerare i giovani”. Per questo, “se ci riferiamo alle donne, occorre tener conto del lavoro di cura che significa poi anche pensare a un modello sociale che abbia caratteristiche anche diverse da quello attuale”.

Landini ha costantemente collegato il tema della previdenza a quello del lavoro: “Tutti i nostri ragionamenti – ha scandito – debbono presupporre il fatto che il lavoro torni ad avere dei diritti. Poiché tra gli elementi che creano diseguaglianze uno dei più importanti è il fatto che i lavori non sono tutti uguali, non solo per l’aspettativa di vita ma anche sul piano dei contributi e delle opportunità”. Insomma, “dobbiamo fare in modo che qualsiasi rapporto di lavoro abbia dei contributi e sia utile per poter poi andare in pensione proprio perché viene riconosciuto e dunque valorizzato”.

L’altro elemento importante è quello della flessibilità: “Sembra un paradosso – ha argomentato il segretario generale della Cgil – che da un lato mi si dice che col contributivo vado in pensione in base ai contributi, poi, però, fino a 70 anni non posso lasciare il lavoro”.





Tre Bandi del Gal (Castelli Romani e Monti Prenestini) a sostegno dell’agricoltura e del turismo locale

Il GAL (Gruppo di Azione Locale) Castelli Romani e Monti Prenestini ha pubblicato tre bandi finalizzati al sostegno dell’agricoltura e del turismo locale. Riguardano in particolare l’agricoltura sociale, lo sviluppo e/o commercializzazione di servizi turistici sul turismo rurale e l’avvio e sviluppo di filiere corte e mercati locali.

I bandi che scadranno il 18 settembre sono destinati a soggetti che operano nei comuni di Castel San Pietro Romano, Colonna, Frascati, Gallicano nel Lazio, Labico, Monte Porzio Catone, Montecompatri, Nemi, Palestrina, Rocca di Cave, Rocca di Papa, Rocca Priora, San Cesareo e Valmontone compresi nel Gruppo di Azione Locale Castelli Romani e Monti Prenestini.

Agricoltura sociale

Coniugare agricoltura e integrazione sociale. È l’obiettivo strategico della tipologia di operazione 16.9.1 che mira a realizzare soluzioni di welfare che vanno incontro alle esigenze degli agricoltori, che possono arricchire di nuove funzionalità la loro azienda agricola, le fasce più deboli e svantaggiate, impiegate per i nuovi lavori, e i consumatori che possono così apprezzare i prodotti agricoli di qualità e dal forte valore etico.

Il sostegno è erogato come contributo in conto capitale per un minimo di 25.000 euro e un massimo di 50.000 euro per ciascun progetto di cooperazione.

Il Bando attiva, nell’ambito del Piano di Sviluppo Locale Terre di Qualità la Misura 19. “Sostegno allo sviluppo locale Leader”, Sottomisura 19.2 “Sostegno all’esecuzione degli interventi nell’ambito della strategia SLTP”, la Misura 19.2, Sottomisura 19.2, Tipologia di intervento/operazione 19.2.1 16.9.1.

Turismo rurale

Organizzare processi di lavoro in comune, condividere impianti e risorse e per lo sviluppo e la commercializzazione di servizi turistici sul turismo rurale. È l’obiettivo della sottomisura 16.3 che sostiene progetti per la  realizzazione e promozione di prodotti turistici delle tipologie: enogastronomia, natura o vacanza attiva o e pacchetti turistici con lo scopo di attuare la promozione turistica dell’area del GAL Castelli Romani  e Monti Prenestiniattraverso iniziative finalizzate alla valorizzazione dei prodotti tipici del territorio.

Il sostegno è concesso sotto forma di contributo in conto capitale e l’operazione è finanziata come incentivo alla cooperazione. L’intensità dell’aiuto è del 100% delle spese per la cooperazione. Il costo massimo ammissibile è fino a 50.000 euro a progetto.

Il Bando attiva, nell’ambito del Piano di Sviluppo Locale Terre di Qualità la Misura 19. “Sostegno allo sviluppo locale Leader”, Sottomisura 19.2 “Sostegno all’esecuzione degli interventi nell’ambito della strategia SLTP”, Tipologia di Intervento – Operazione 19.2.1 16.3.1 “Cooperazione tra piccoli operatori per organizzare processi di lavoro in comune e condividere impianti e risorse e per lo sviluppo e/o commercial. di servizi turistici sul turismo rurale”.

Avvio e sviluppo di filiere corte e mercati locali

L’operazione 16.4.1 sostiene la cooperazione per la creazione e lo sviluppo di filiere corte e mercati locali del paniere dei prodotti dei Castelli romani e monti prenestini . In questo modo si vogliono migliorare le prestazioni economiche delle aziende agricole e incoraggiare la ristrutturazione e l’ammodernamento, in particolare per aumentare la quota di mercato e l’orientamento al mercato nonché la diversificazione delle attività.

Il sostegno è erogato come contributo in conto capitale per un minimo di 25.000 euro e un massimo di 50.000 euro per ciascun progetto di cooperazione.

Il Bando attiva, nell’ambito del Piano di Sviluppo Locale Terre di Qualità la Misura 19. “Sostegno allo sviluppo locale Leader”, Sottomisura 19.2 “Sostegno all’esecuzione degli interventi nell’ambito della strategia SLTP”, la Misura 19.2, Sottomisura 19.2, Tipologia di intervento/operazione 19.2.1 16.4.1.

Durante il periodo di pubblicazione dei bandi, il GAL mette a disposizione uno sportello tecnico per aiutare i soggetti interessati. Si riceve su appuntamento (Tel. 0694074255) il lunedì mattina delle 10 alle 13 e il giovedì pomeriggio dalle 15 alle 18.

I bandi sono reperibili al link: www.galcastelli.it/category/psl/bandi-e-avvisi-20142020




Produzione italiana di miele, il maltempo l’ha dimezzata

Sugli scaffali dei negozi e supermercati più di un vaso su due contiene in realtà miele per effetto del crollo della produzione nazionale che è praticamente dimezzata nella prima parte della campagna produttiva 2019. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ismea dai quali emerge che quest’anno la sola produzione nazionale di miele di acacia e agrumi ha fatto registrare una contrazione del 41% rispetto alle attese che in termini economici significa una riduzione dei ricavi per gli apicoltori pari a circa 73 milioni di euro. 

A pesare è stato l’andamento climatico anomalo del 2019 che – sottolinea la Coldiretti – è stato caratterizzato da primi mesi dell’anno particolarmente siccitosi ai quali ha fatto seguito un maggio freddo e bagnato, un giugno bollente ed ora un mese di luglio segnato nella prima metà da tempeste e temporali con in media più di 10 grandinate violente al giorno e ben 9 trombe d’aria, sulla base della Banca dati europea sugli eventi estremi ESWD. La sofferenza delle api – precisa la Coldiretti – è uno degli effetti dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. 

Il risultato è che quest’anno la produzione nazionale risulterà ben al di sotto delle oltre 23,3 milioni di chili del 2018 mentre le importazioni sono risultate pari a 8,2 milioni di chili nel solo primo quadrimestre del 2019 secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat dalle quali si evidenzia che circa la metà arriva dall’Ungheria e quasi il 10% dalla Cina. 

Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica” consiglia la Coldiretti. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – continua la Coldiretti – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”. 

In Italia – spiega la Coldiretti – esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Nelle campagne italiane – continua la Coldiretti – ci sono 1,4 milioni gli alveari curati da 51.500 apicoltori di cui 33.800 circa produce per autoconsumo (65%) e il resto con partita iva che producono per il mercato (35%).





Epidemie sanitarie, l’Ebola torna a far paura. La circolare del ministero della Salute

Il ministero della Salute ha emanato una circolare con le misure di sorveglianza e le raccomandazioni per i viaggiatori e residenti nelle zone affette da Ebola nella Repubblica democratica del Congo. Il 17 luglio 2019 il Comitato d’Emergenza previsto dal Regolamento Sanitario Internazionale (RSI 2005) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha valutato, infatti, che l’attuale epidemia da virus Ebola nelle province di Nord Kivu e Ituri in Repubblica Democratica del Congo (RDC) costituisce un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.

Il Comitato ha analizzato l’attuale situazione in RDC, notando un aumento dei casi a Butembo e Mabalako. L’epicentro dell’epidemia si è spostato da Mabalako a Beni che nelle ultime tre settimane ha registrato il 46% dei casi. Un caso importato è stato segnalato a Goma, un’importante centro di scambi commerciali col Ruanda (si stima che circa 15.000 persone ogni giorno passino il confine da Goma al Ruanda), dove è situato un aeroporto internazionale che tuttavia non effettua voli diretti verso i paesi europei.

Sono monitorati oltre 70 Punti d’Entrata e sinora sono stati effettuati 75 milioni di screening, identificando, in tal modo, 22 casi. In totale alla data del 16 luglio 2019, sono stati segnalati 2522 casi confermati o probabili, con 1698 decessi. Si sono infettati 136 operatori sanitari, 41 dei quali sono deceduti. L’epidemia continua con una media di 80 nuovi casi segnalati settimanalmente.

Queste le raccomandazioni alle persone che vivono o si recano nelle zone infette da malattia da virus Ebola: evitare ogni contatto con pazienti sintomatici, coi loro fluidi corporei e coi corpi o liquidi corporei di persone decedute; non consumare carne di selvaggina ed evitare i contatti con animali selvatici vivi o morti; lavare e sbucciare (quando appropriato) frutta e verdura prima di consumarle; lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone o con prodotti antisettici; avere rapporti sessuali protetti.

Il Comitato ha espresso preoccupazione per la possibile estensione dell’epidemia e per la situazione a Beni, da cui in precedenza il virus si è diffuso in numerose località. Il Comitato ha riconosciuto che il rischio a livello nazionale e regionale, valutato come molto alto, potrebbe aumentare, necessitando un maggior coordinamento internazionale, nell’ambito del Regolamento Sanitario Internazionale (2005).

Sussistono, pertanto, le condizioni per una PHEIC (Public health emergencies of international concern). È necessario che venga rafforzato l’impegno internazionale a combattere l’epidemia e vengano resi disponibili maggiori finanziamenti per gli interventi di controllo.

Per i Paesi europei il rischio rimane basso. Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) valuta che la probabilità che un cittadino europeo che vive o che si reca nelle aree affette dall’epidemia contragga l’infezione è bassa, qualora vengano applicate le precauzioni specificate; considera inoltre che il rischio di introduzione e ulteriore diffusione di EVD (Ebola virus disease) nei paesi europei sia molto basso.

 





Ripresa l’attività stromboliana dell’Etna. Difficoltà negli scali aeroportuali di Catania e Comiso

Visto il calo di energia nell’eruzione dell’Etna, con la conseguente diminuzione dell’emissione di cenere vulcanica in atmosfera, l’unità di crisi dell’aeroporto di Catania ha disposto la parziale riapertura dello spazio aereo. Consentito in queste ore l’arrivo di alcuni aeromobili, mentre le partenze non subiranno limitazioni, ma potranno essere comunque soggette a ritardi e disagi. Lo scalo di Comiso (Ragusa) è invece pienamente operativo. Ogni eventuale aggiornamento sarà tempestivamente comunicato dalla Sac che invita i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree.
Informazioni sull’operatività generale dell’aeroporto sono disponibili sul sito ufficiale dello scalo, www.aeroporto.catania.it e sui profili Facebook e Twitter dell’aeroporto. In queste ore il grande vulcano aveva iniziato a produrre una intensa attività stromboliana dai crateri sommitali con ’fontane di lava’, boati e la fuoriuscita di una colata. Il fenomeno, ’concentrato’ nella zona alta e desertica del vulcano, è stato accompagnato da una forte emissione di cenere che ha portato alla chiusura degli spazi aerei su Catania e Comiso (Ragusa) impedendo atterraggi e i decolli nei due scali. Il sistema vulcanico appare ’carico’ di energia come dimostra l’alto livello del tremore dei condotti magmatici interni dell’Etna registrato dall’Osservatorio etneo dell’Istituto nazionale di geofisca e vulcanologia di Catania.





Il Giappone va al voto, Shinzo Abe verso la riconferma

 

Domenica di voto in Giappone per il rinnovo di circa la metà dei 245 seggi della camera alta del Parlamento. In base alla legge elettorale nipponica 74 membri saranno eletti nelle circoscrizioni prefetturali, mentre i restanti 50 otterranno il seggio con sistema proporzionale su base nazionale. Il premier Shinzo Abe, a capo della coalizione di governo - formata dal partito liberal-democratico e la forza di centro destra di ispirazione buddista, Komeito, punta a estendere la maggioranza al Senato prevalendo sulle principali forze di opposizione, che vedono in prima fila il partito democratico costituzionale del Giappone, guidato dall’ex capo di gabinetto Yukio Edano nel governo di Naoto Kan. La riforma della Costituzione pacifista voluta da Abe, la sostenibilità del sistema pensionistico, e la percorribilità dell’aumento dell’Iva, approvato dal governo a partire da ottobre, ed escluso dagli altri partiti





Autonomia regionale, Conte sgonfia le gomme alle regioni del nord

“Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell’esito del vertice di oggi sull’autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma, se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l’intesa”. Parole durissime del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, commentando con una nota l’esito del vertice sull’autonomia.

“Sono deluso anche da quello che ha detto il premier Conte – ha aggiunto Fontana – perché ha ricominciato a fare quelle affermazioni di carattere generale legate alla frammentazione del Paese, quindi a quel vecchio slogan, dimostrando di non voler arrivare a una soluzione concreta”. Fontana ha reagito alle parole del Premier Conte che così aveva sanito il punto sulla trattativa: “Probabilmente i governatori interessati non avranno tutto quello che hanno chiesto ma ci sta, è un negoziato tra Stato e Regioni. Che lo Stato debba perdere tutte le competenze – spiega – non è il mio auspicio. Il mio filo conduttore è pensare che chiunque sarà in questa cabina di regia ha bisogno di realizzare precise strategie che sono nazionali. Per programmare la crescita economica io devo realizzare politiche a livello nazionale, se io delego tutto alle regione quale strategia a livello nazionale posso fare? Credo sia giusto invece cedere tutte le funzioni che possono essere anche più efficacemente svolte a livello nazionale”. Nel corso della trattativa era stato anche stralciato l’articolo 12 del testo Stefani , fortemente voluto dalla Lega ma contrsatato dal M5S, che prevedeva l’assunzione diretta dei docenti su base regionale, come chiedeva la Lega. E’ quanto si apprende da fonti di maggioranza.

Questo era uno dei nodi sul tavolo che aveva visto la contrarietà del M5s. Era stato rilevato anche un profilo di incostituzionalità all’ultimo vertice evidenziando una Sentenza della Corte Costituzionale 76/2013 (redatta allora da Sergio Mattarella).

Nello specifico, spiegano le fonti, il personale è escluso dalla regionalizzazione, non ne viene toccato in nessun modo; il sistema di istruzione rimane unitario; nessun trasferimento di risorse dallo stato alle regioni con riferimento all’istruzione.

 





Governo, continua ricerca dell’intesa tra mille contraddizioni

A poche ore dalla quella che viene definita la ‘chiusura della finestra elettorale’,  va in archivio una nuova giornata di questa strana crisi-non crisi, in cui l’esecutivo pare sempre a un passo dal baratro, senza mai arrivarci. Sembrava si fosse un pochino allentata la tensione tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che però, chiedendo di fatto la testa dei ministri pentastellati Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta, ha irritato il premier Giuseppe Conte, finito poi nel mirino dei leghisti. Purtroppo tutti remano contro tutti e ci sono da registrare solo alcune parole di distensione, alle 15 di sabato non raccolte, del Vicepremier Di maio che auspica un immediato chiaramento con Salvini per prosegire l’azione di Governo. 

La cronaca della giornata inizia di buon mattino con Di Maio che, ad “Agorà” su Rai3, tende la mano al collega vicepremier leghista. “Io – assicura – escludo che ci possa essere una crisi perché queste purtroppo sono dinamiche di un governo di due forze politiche che sono diverse, il M5S e la Lega”. Dunque serve trovare una sintesi, con un chiarimento personale. “Credo – la sua proposta – che soprattutto in una giornata come oggi sia giusto incontrarsi con Matteo Salvini. Ci chiariamo, spostiamo qualche appuntamento dal calendario. Ci vediamo. Troviamo come sempre un punto per continuare. Ed andiamo avanti”.

L’incontro però non c’è stato. Salvini, come annunciato, marca la distanza che sente, in questo momento, dall’esecutivo restando lontano da Roma, dal Consiglio dei ministri e dal vertice sulle autonomie, in cui la Lega deve incassare una ‘sconfitta’ sulla scuola, che resterà di competenza statale. Tramite il suo staff, il leader del Carroccio risponde positivamente all’offerta di pace di Di Maio, ma senza deporre le armi. “Ci vedremo sicuramente – afferma – ma a colpi di no l’Italia non può andare avanti. Il problema non è Di Maio, ma la politica dei no e dei blocchi da parte di molti dei 5Stelle”. Per il leader leghista “Di Maio è persona corretta e perbene, ma sono inaccettabili i no e i blocchi quotidiani di opere e riforme da parte dei 5Stelle. Ieri Toninelli (con centinaia di cantieri fermi) che blocca la Gronda di Genova, che toglierebbe migliaia di auto e di tir dalle strade genovesi; oggi il ministro Trenta che propone di mettere in mare altre navi della Marina, rischiando di attrarre nuove partenze e affari per gli scafisti”. La parola che i leghisti non pronunciano (e anzi ufficialmente smentiscono) è “rimpasto”. In particolare è la Trenta che Salvini e i suoi, dopo i contrasti sui salvataggi in mare dei migranti, vedono come il fumo negli occhi, arrivando ad adombrare un “accordo segreto” della titolare della Difesa con la neo presidente della commissione Ue Ursula Von Der Leyen “per condizionare il voto degli europarlamentari M5s”. E magari, sussurrano, per diventare commissaria Ue.

Da parte sua, Conte sparge ottimismo e cerca di allontanare il fantasma della crisi, ma senza risparmiare qualche frecciata a Salvini. “Non è arrivata nessuna richiesta di rimpasto”, spiega in conferenza stampa. Quanto alle critiche a Trenta e Toninelli, assicura, “io sono soddisfatto della mia squadra, stiamo lavorando molto bene. I miei ministri li difendo contro tutti, se qualcuno ha qualche osservazione segua il binario istituzionale”. Il premier, che rivela di sentire “spesso” il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ribadisce di non voler “vivacchiare”, anzi, lavorerà anche ad agosto, limitando le ferie a “qualche fine settimana”, perchè “stiamo riformando il Paese”.

Parole che irritano i leghisti, che con il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo si dicono “esterrefatti” dalla “soddisfazione di Conte”, mentre “l’azione di governo è innegabilmente frenata da incomprensibili no e continui pareri ostativi”. A questo punto l’interrogativo è se Salvini sarà disposto o meno a chiedere ufficialmente la rimozione dei ministri sgraditi, aprendo un percorso la cui destinazione non è prevedibile. Anche perché, in questa eventualità, anche i pentastellati avrebbero qualcosa da ridire su alcuni esponenti di governo alleati.

 





I Pasdaran della rivoluzione iraniana catturano una petroliera britannica. E’ allerta nel Golfo

La notizia è purtroppo confermata e fa crescere il clima di tensione nell’area del Golfo. I guardiani della Rivoluzione iraniana hanno infatti ammesso di aver "sequestrato" una petroliera britannica, la Stena Impero,  nello stretto di Hormuz. La società armatrice Stena Bulk, proprietaria della petroliera, ha poi confermato che la nave è stata bloccata da alcune "piccole imbarcazioni e da un elicottero non identificati". La società ha aggiunto che da quel momento si sono interrotti i contatti con l’equipaggio, composto dal 23 persone. "Non abbiamo notizie di feriti", è scritto ancora nella nota della Stena Bulk, e al momento "la priorità è la sicurezza dell’equipaggio". Sempre in queste ore è stata sequestrata e poi rilasciata una seconda petroliera, MV Mesdar battente bandiera liberiana, ma di proprietà della società armatrice britannica Norbulk Shipping, basata a Glasgow. Lo ha fatto sapere la stessa Norbulk Shipping, precisando di aver ripreso i contatti con il comandante e di aver appreso che l’equipaggio "è al sicuro e sta bene". La nave era stata bloccata attorno alle 17,30, ma dopo i controlli a bordo ha già potuto riprendere la navigazione. Tutto viene confermato da Londra come un segnale di "escalation", emerge dai primi commenti politici e da quelli del numero uno dello UK Chamber of Shipping, Bob Sanguinetti, secondo il quale i mercantili stranieri hanno diritto di transitare nello Stretto "per il loro legittimo business" e l’azione iraniana rappresenta "una violazione delle regole internazionali" della navigazione. Sanguinetti lancia poi un appello al governo di Londra a fare "tutto quanto sia necessario" per garantire la sicurezza dell’equipaggio e un rapido rilascio della petroliera. La nave cisterna britannica è stata sequestrata per essere andata fuori rotta, sostengono fonti militari informate di Teheran, citate dall’agenzia ufficiale Irna, secondo cui la petroliera non ha ricevuto i segnali di avvertimento delle autorità iraniane perché avevo spento il suo radar. In base a questa versione, la "violazione delle normative marittime internazionali" denunciata dai Pasdaran sarebbe di lieve entità. La Stena Impero è una nave relativamente moderna, secondo quanto riporta il Guardian online, e ha una stazza di 30.000 tonnellate. Appartiene alla società Stena Bulk. La vicenda segue di pochi giorni il sequestro a Gibilterra, territorio britannico d’oltremare, di una petroliera iraniana, la Grace 1, bloccata da unità dei Royal Marines e che secondo Londra era destinata a trasportare petrolio verso la Siria a dispetto delle sanzioni Ue. Un sequestro denunciato fin da subito come "atto di pirateria" da Teheran, che aveva minacciato ritorsioni in caso di mancato rilascio. Proprio oggi le autorità di Gibilterra hanno viceversa esteso il provvedimento di stop della Grace 1 per 30 giorni.   Gli Usa parleranno con Londra per il sequestro, ha annunciato Donald Trump. Anche gli Usa hanno denunciato "l’escalation della violenza" da parte dell’Iran. "E’ la seconda volta in poco piu’ di una sola settimana che il Regno Unito e’ preso come obiettivo dall’escalation della violenza del regime iraniano", ha detto in una nota Garett Marquis, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa.

 





E’ morto Francesco Saverio Borrelli, il capo dello straordinario pool ’Mani Pulite’

 

E’ morto a Milano Francesco Saverio Borrelli, ex capo del pool Mani Pulite ai tempi in cui era Procuratore della Repubblica ed ex procuratore generale di Milano. Protagonista di una capitolo della storia d’Italia, per 47 anni ha indossato la toga, Borrelli si è spento in ospedale a 89 anni.  Francesco Saverio Borrelli,  figlio di Manlio, ex presidente della Corte d’Appello di Milano, si laureò a Firenze in giurisprudenza con una tesi intitolata Sentimento e sentenza. Entrò in magistratura nel luglio del 1955 come pubblico ministero. Si era anche diplomato nel 1952, come privatista, in pianoforte presso il Conservatorio L. Cherubini di Firenze. Nel dicembre del 1983 divenne Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano, e tenne tale incarico fino al maggio del 1988, data in cui divenne capo dello stesso ufficio. Dal marzo 1999 alla pensione nell’aprile 2002 è stato procuratore generale della Corte d’appello milanese. La quasi totalità della sua carriera giudiziaria - circa 40 anni - ha avuto come epicentro il capoluogo lombardo, dove è stato giudice presso il Tribunale, consigliere della Corte d’appello, Presidente di sezione del Tribunale, per poi passare all’ufficio del PM. Nel febbraio 1992, con l’inizio dell’inchiesta sul Pio Albergo Trivulzio cominciò l’era di tangentopoli e diresse il pool di magistrati che indagò sullo scandalo politico di Mani Pulite insieme ad Antonio Di Pietro, Ilda Boccassini, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo e si segnalò come uno dei magistrati più determinati: fu lui, ad esempio, a spedire al leader socialista Bettino Craxi il primo avviso di garanzia. Nel dicembre 1993 suscitarono ampia eco le sue affermazioni rivolte ai candidati delle successive elezioni politiche ("Se hanno scheletri nell’armadio, li tirino fuori prima che li troviamo noi"). Dal 1999 al 2002, per sua stessa richiesta, fu nominato Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Milano; finì così la stagione di Mani Pulite. Il 12 gennaio 2002 in questa veste concluse nella sua relazione, all’inaugurazione dell’anno giudiziario in Corte d’appello, coniò lo slogan «resistere, resistere, resistere» contro le riforme del governo Berlusconi. Tale slogan fu ripreso dal discorso di Vittorio Emanuele Orlando dopo la disfatta di Caporetto (1917). Il 23 maggio del 2006, dopo un grave scandalo che coinvolse pesantemente il mondo del calcio italiano, fu nominato capo dell’ufficio indagini FIGC dal commissario straordinario di tale organismo, Guido Rossi. In seguito alle dimissioni di quest’ultimo nel settembre 2006, durante un’audizione parlamentare a Montecitorio, Borrelli lasciò a sua volta l’incarico, per poi ritornare dopo aver parlato con il nuovo commissario straordinario, Luca Pancalli. Abbandonò definitivamente l’incarico nel giugno 2007. Nel marzo dello stesso anno fu nominato, su proposta del Consiglio Accademico, Presidente del Conservatorio di Milano. Insieme all’ex collega e amico Gerardo D’Ambrosio, fu tra i firmatari dell’appello per la candidatura di Walter Veltroni alla guida del Partito Democratico, in vista delle elezioni del 14 ottobre 2007. Borrelli è morto il 20 luglio 2019 ad 89 anni e dopo una lunga malattia nell’hospice dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dove era ricoverato 





Mattarella: “Lo sbarco sulla luna segna un traguardo epocale per l’umanità”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 50° anniversario dello sbarco sulla luna, ha ricordato questa data storica ed ha voluto fare una sua considerazione:

«Mezzo secolo è trascorso da quel primo passo che l’astronauta Neil Armstrong compì sul suolo lunare. Le scienze, le tecnologie, le conoscenze stesse del sistema solare e dell’universo hanno compiuto in questo arco di tempo ulteriori e così grandi progressi che allora neppure erano immaginabili. Tuttavia lo sbarco sulla luna segna un traguardo epocale dell’umanità, una pietra miliare nel suo storico, plurimillenario cammino.

Fu una conquista carica di speranza. Lo stesso anniversario che celebriamo oggi induce a guardare il futuro più che il passato, ma nel far questo sollecita una riflessione sul destino comune delle donne e degli uomini, sulla loro responsabilità di aver cura del pianeta, di salvaguardarne l’equilibrio ambientale e climatico, di consegnare il testimone alle generazioni future, in modo che la vita e lo sviluppo delle opportunità possano proseguire nella pace e nella giustizia.

Il desiderio di conoscenza è inesauribile. Le vie aperte nello spazio già sono percorse da vettori e apparecchiature divenuti indispensabili per le nostre stesse attività sulla terra. Osservazione e studio del cosmo ci offriranno ancora scoperte nuove e di straordinaria valenza, magari aprendo porte ad altre coraggiose missioni dell’uomo fuori dalla terra. L’augurio è che tutto ciò aiuti i popoli a sentirsi più vicini, a superare egoismi, odii e conflitti, a costruire insieme quella fiducia nel futuro che è condizione di amicizia e di autentico progresso».