Giutsizia, tra M5S e Lega le distanze sono abissali

La riforma della giustizia è stata approvata “salvo intese”. E’ quanto si legge nel comunicato di palazzo Chigi diffuso al termine della riunione del governo durata molte ore e finita dopo le 24 . Ma per la Lega non sono state ancora superate tutte le difficoltà sulla riforma. Secondo quanto riferiscono fonti del Carroccio “c’è distanza “.

“La Lega – si legge ancora nella nota– è per lo stato di diritto, per tempi certi per la giustizia. L’Italia è un paese democratico, Lega vuole garanzie per gli italiani. Servono manager nei tribunali che garantiscano il rispetto dei tempi, servono nuove regole sulle intercettazioni, la separazione delle carriere. la lega non vuole i cittadini ostaggio a vita della giustizia e non accetta riforme di facciata”.

Poi la certificazione dell’ufficialità del passaggio:“Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della giustizia Alfonso Bonafede, ha approvato, salvo intese, un disegno di legge che introduce deleghe al Governo per l’efficienza del processo civile e del processo penale, per la riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario e della disciplina su eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati nonché disposizioni sulla costituzione e il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura e sulla flessibilità dell’organico di magistratura”.

“L’obiettivo complessivo dell’intervento normativo – viene precisato – è quello di attuare una riforma del ‘Sistema Giustizia’ rendendolo più rapido, efficiente ed efficace anche e soprattutto attraverso il contenimento della durata dei processi, con l’obiettivo di giungere, a regime, alla conclusione degli stessi entro termini congrui e definiti”.

 





Bonafede e la distanza con la Lega sulla Giustizia: "Non vorrei che il problema fosse la prescrizione"

 

Il consiglio dei ministri ha trovato l’accordo sulla riforma del processo civile e sulla parte della riforma relativa al Csm, mentre resta il problema del processo penale e il M5s si augura che la questione non sia legata alla prescrizione. Lo ha spiegato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, parlando con i giornalisti davanti a palazzo Chigi.

“E’ da mesi che si sta lavorando alla riforma del processo penale e ogni volta che sono arrivate proposte da parte della Lega che condividevo, senza alcun problema le ho recepite. Ma sapete che c’è? Il tema della prescrizione… Ecco non vorrei che ci fosse il tema della prescrizione come nodo che non viene portato al tavolo”.

In generale, ha spiegato, è stato “un consiglio dei ministri-fiume alla fine del quale le forze politiche si sono trovate sulla parte della riforma che taglia i tempi del processo civile, sulla parte che riguarda il Csm e sull’interrompere ogni legame tra politica e magistratura e togliere la magistratura dalle derive del correntismo”.

Ha poi ammesso Bonafede: “E’ mancato l’accordo sulla riduzione dei tempi del processo penale, che come sapete è urgentissimo.

Oggi ho sentito su questo tanti no, da parte mia c’è stata assoluta disponibilità ad affrontare eventuali proposte di modifica. Nonostante questo non si è arrivati ad un accordo sulla riforma del processo penale”.

Quindi “ci siamo aggiornati al prossimo consiglio dei ministri, mi auguro che nei prossimi giorni ci sia la possibilità di avere incontri risolutivi anche su quest’ultima parte”.





Rapporto Svimez, torna l’emigrazione (oltre il 50% giovani e laureati) ed il divario tra Nord e Mezzogiorno è sempre più evidente

 

Il Rapporto Svimez evidenzia le distanze tra nord e sud del paese. Tre milioni di occupati in meno nel mezzogiorno. Sono le anticipazioni del prossimo rapporto di Svimez, nel quale si evidenzia che nel Mezzogiorno gli occupati degli ultimi due trimestri del 2018 e del primo del 2019 sono calati complessivamente di 107 mila (-1,7%); nel Centro-Nord, invece, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48 mila unità (+0,3%). Nello stesso arco temporale aumenta la precarietà al Sud e si riduce nel Centro Nord: i contratti a tempo indeterminato nel Mezzogiorno sono stati infatti 84 mila in meno (-2,3%), mentre nelle regioni centro-settentrionali sono aumentati di 54 mila unità (+0,5%), per un saldo italiano negativo pari a -30 mila.

Nel dettaglio, la Svimez ha stimato che il gap occupazionale nel 2018 è stato pari a 2 milione 918 mila persone, al netto delle forze armate. È interessante notare, sottolinea l’associazione, che la metà riguarda lavoratori altamente qualificati e con capacità cognitive elevate. I settori con le maggiori differenze territoriali sono i servizi (1 milione e 822 mila unità, -13,5%), l’industria in senso stretto (1 milione e 209 mila lavoratori, -8,9%) e sanità, servizi alle famiglie e altri servizi (che complessivamente presentano un gap di circa mezzo milione di unità).

Alla luce di questi dati, la vera emergenza per il Sud è rappresentata dall’emigrazione. “Le persone che hanno lasciato il Mezzogiorno – spiega ancora l’associazione – sono state oltre 2 milioni nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017, di cui 132.187 nel solo 2017. E di queste ultime, più della metà (50,4%) sono giovani, di cui il 33% laureati. Il saldo migratorio interno, al netto dei rientri, è negativo per 852 mila unità. Insomma, “sono più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord e all’estero che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali”.

In base alle elaborazioni della Svimez, infatti, i cittadini stranieri iscritti nel Mezzogiorno provenienti dall’estero sono stati 64.952 nel 2015, 64.091 nel 2016 e 75.305 nel 2017. Invece i cittadini italiani cancellati dal Sud per il Centro-Nord e l’estero sono stati 124.254 nel 2015, 131.430 nel 2016, 132.187 nel 2017. Questi numeri dimostrano che l’emergenza emigrazione del Sud determina una perdita di popolazione, soprattutto giovanile, e qualificata, solo parzialmente compensata da flussi di immigrati, modesti nel numero e caratterizzati da basse competenze.

 





Vigilanza privata, 24 ore di sciopero per il rinnovo del contratto di lavoro

Dopo quasi quattro anni di attesa, più di 70 mila lavoratori, oggi e domani 2 di agosto incrociano le braccia gli addetti della vigilanza privata e dei servizi fiduciari, mentre è posticipato al 6 settembre lo sciopero per gli addetti alla vigilanza dei siti aeroportuali. "Non sono serviti i tanti incontri svolti con le parti datoriali Univ, Anivip, Assiv e le imprese cooperative Legacoop produzione e Servizi, Confcooperative Federlavoro e Servizi e Agci Servizi per arrivare al rinnovo di un contratto sempre più indispensabile - spiega il sindacato -. Sono tante le distanze registrate tra le parti, sugli elementi chiave per il rinnovo di un contratto nazionale: cambio di appalto, incremento salariale, contrattazione di secondo livello, classificazione del personale e salute e sicurezza, orario di lavoro".





Mercatone Uno, nessun risultato al Mise. Incontro tecnico e tutto rinviato al 16 di settembre

 

L’attenzione dei sindacati nella complessa vertenza dei lavoratori ex Mercatone Uno resta altissina, anche se l’incontro che si è svoltoal Mise l’incontro e che ha avuto solo carattere informativo tra le federazioni di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e i commissari straordinari, non ha prodotto risultati straordinari. Naturalmente da registrare la delusione da parte dei sindacati per l’assenza addirittura del Mise, che i sindacati continuano a ritenere indispensabile, ed a cui più volte è stata richiesta la convocazione del tavolo di crisi.

Sul tavolo la necessaria attività di ricognizione effettuata dall’organo collegiale sorteggiato un mese fa e il bando per la cessione pubblicato. C’è tempo fino al 31 ottobre per la presentazione delle offerte vincolanti per l’acquisto dell’intero o di parte del perimetro del compendio aziendale mentre le operazioni di cessione dovranno chiudersi perentoriamente entro il 31 dicembre 2019. Nei prossimi giorni verrà definita la data room dove saranno inseriti tutti i dati finanziari del complesso aziendale in vendita. 

I commissari hanno informato i sindacati della sottoscrizione di due accordi quadro con la curatela fallimentare Shernon Holding rispetto alle figure professionali dedicate alle attività di ricognizione amministrativa e sugli assets aziendali del perimetro oggetto dell’operazione. Emblematico il passaggio in cui la triade incaricata dal Mise ha riferito che per i mesi di maggio e giugno ha dovuto pagare 400.000 euro di stipendi per coloro i quali sono stati comandati dalla curatela a prestare servizio; una cifra esagerata se si tiene presente che i lavoratori comandati sono 20 circa. I sindacati hanno chiesto massima trasparenza anche su questo. 

I sindacati, hanno poi espresso tutta la preoccupazione per quello che potrà essere l’esito del bando di vendita, e hanno ribadito la necessità di affrontare il percorso con la massima trasparenza. Per questo motivo Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno sollecitato i commissari ad avviare una interlocuzione diretta e una giusta e corretta relazione tra le parti, stigmatizzando le recenti fughe di notizie relativamente al bando di vendita. 

A fronte delle ripetute richieste di incontro rivolte dai sindacati anche al ministero del Lavoro, per affrontare la grave condizione reddituale dei lavoratori, i commissari hanno informato le organizzazioni sindacali che stanno valutando di inviare un interpello all’Inps.  È stata intanto avviata una procedura di mobilità che potrà prevedere esclusivamente la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con la non opposizione al licenziamento. È perciò rivolta esclusivamente ai lavoratori che manifesteranno tale volontà, perché in vista della pensione o di altra occupazione. 

Il tavolo è aggiornato al 16 settembre a Roma; i sindacati chiedono che la sede del confronto sia istituzionale per assicurare maggiori garanzie di trasparenza, confidando nella supervisione del ministero dello Sviluppo economico che finora non risponde a pieno a quanto auspicato. I sindacati sollecitano inoltre la convocazione di più tavoli di confronto con la volontà di individuare entro la scadenza dei termini le soluzioni più idonee a salvaguardare tutta la platea occupazionale.





Ryanair, dopo il boom gli esuberi: 1550 tra piloti e personale di bordo

Sono circa 1.500 gli esuberi tra piloti e personale di bordo che ha messo nel conto, dopo anni di vacche grasse la compagnia aerea Tyanair. Basterano solo due settimane per mettere nero su bianco i piani sulle uscite secondo quanto riferisce Bloomberg,che ha visionato un videomessaggio dell’amministratore delegato Michael O’Leary allo staff in cui viene spiegato che la compagnia aerea ha bisogno di 1.500 posizioni in meno tra piloti ed equipaggio di quanto inizialmente previsto per via del calo degli utili, dei ritardi nei piani di espansione dovuti allo stop del Boeing 737 Max coinvolto nelle sciagure dei mesi scorsi e anche in vista dell’effetto Brexit.

Già lunedì scorso, dopo la diffusione della trimestrale, O’Leary aveva preannunciato tagli al personale, ma senza specificarne l’entità. Nel videomessaggio, invece, O’Leary calcola oltre 500 esuberi tra i piloti e circa 400 fra gli assistenti di volo, aggiungendo che sempre in queste categorie ci sarà bisogno di circa 600 posizioni in meno la prossima estate rispetto a quanto preventivato nei piani di assunzione. “Nelle prossime due settimane faremo del nostro meglio per ridurre al minimo le perdite di posti di lavoro – ha detto l’ad – ma alcuni in questa fase sono inevitabili”.





Innovazione digitale, disco verde all’iscrizione nell’Elenco Speciale dei Manager di Unioncamere

Laurea in discipline tecnico scientifiche o diploma di tecnico superiore rilasciato dagli ITS; certificazione professionale in settori gestionali e dell’innovazione; esperienza professionale maturata in contesti di innovazione o in tecnologie 4.0. Sono questi i principali requisiti richiesti per l’iscrizione all’Elenco dei Manager dell’Innovazione istituito presso Unioncamere e contenuti nel regolamento disponibile su www.unioncamere.gov.it

I professionisti contenuti in questo registro,  previsto all’interno del decreto emanato dal Ministero dello sviluppo economico lo scorso 7 maggio e dal decreto direttoriale del 29 luglio, andranno ad alimentare l’apposito elenco del Mise per l’acquisizione di consulenze manageriali specialistiche finalizzate all’adozione di processi di trasformazione tecnologica e digitale 4.0, beneficiando dei voucher erogati dallo stesso Ministero dell’importo massimo di 40.000 euro per le singole imprese e di 80.000 euro per le reti d’imprese.

“L’iscrizione a quest’elenco permetterà ai professionisti di attestare le proprie competenze digitali da mettere a disposizione delle imprese che vorranno beneficiare dei voucher del ministero per innovare il proprio modello di business in chiave 4.0”. E’ quanto sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli,secondo il quale “le Camere di commercio stanno già svolgendo una rilevante attività per favorire la svolta al 4.0 attraverso i Punti impresa digitale e la certificazione dei Centri di Trasferimento Tecnologico, questa ulteriore competenza sui temi della innovazione che ci è stata assegnata è perciò un importante riconoscimento dell’efficacia del lavoro avviato” .

La presenza dei requisiti di conoscenza, formazione e esperienza dà diritto a dei punti. Ai fini dell’iscrizione nell’Elenco, il candidato deve raggiungere il punteggio minimo di 60 su 100. Ma qualora la somma dei punti dovesse risultare all’interno di un range compreso tra 50 e 60, il candidato dovrà essere sottoposto ad un esame obbligatorio per la valutazione delle competenze maturate che darà esito positivo solo se il punteggio conseguito sarà uguale o superiore a 60. In tutti gli altri casi  l’iscrizione nell’Elenco non potrà essere effettuata, salvo che il candidato non acquisisca successivamente nuove “conoscenze e formazione” e/o “esperienze lavorative”  che potranno essere oggetto di una nuova domanda.

L’iscrizione nell’Elenco ha validità di 1 anno, a decorrere dal momento del primo inserimento, al termine del quale il manager dell’innovazione dovrà presentare una nuova domanda per il mantenimento della registrazione.




Imprese: +29mila tra aprile e giugno, 1 su 3 al Sud. I numeri di Unioncamere

Note positive e qualche campanello di allarme dall’anagrafe delle imprese nel secondo trimestre del 2019. Tra aprile e giugno i registri delle Camere di Commercio hanno ricevuto poco più di 92mila domande di iscrizione, dato in linea con quelli registrati nel secondo trimestre degli ultimi 3 anni, a fronte di quasi 63mila richieste di cancellazione, in aumento nell’ultimo triennio,  da parte di imprese esistenti. Il saldo del secondo trimestre del 2019, uno tra i meno brillanti dell’ultimo decennio, risulta pertanto positivo per 29.227 unità ma più basso rispetto a quello dell’anno scorso di quasi duemila realtà.

In termini percentuali, tra aprile e giugno lo stock delle imprese registrate è cresciuto complessivamente dello 0,48% (contro lo 0,52% del secondo trimestre 2018), pari ad un valore assoluto, al 30 giugno di quest’anno, di 6.092.374 unità di cui 1.299.549 artigiane.

Da segnalare come poco più del 13% dell’incremento della base imprenditoriale rilevato nel periodo (quasi 4mila unità) sia frutto del recupero delle imprese artigiane che fanno registrare un incremento pari allo 0,3% (rispetto allo 0,18% del corrispondente trimestre del 2018), determinato principalmente da una significativo aumento delle iscrizioni.

Il Bilancio dei Territori

E’ al Sud che si registrano sia il saldo maggiore in termini assoluti (10.677 imprese in più), sia l’incremento relativo più elevato (+0,52%). In tutte le regioni, il trimestre si è chiuso comunque con il segno positivo: dalla Lombardia (5.014 imprese in più all’appello), alla Valle d’Aosta (101). Il Mezzogiorno spiega il 36,5% del saldo complessivoche, comunque, appare in contrazione negli ultimi due anni. Ad eccezione del Nord-Ovest, tutte le circoscrizioni hanno fatto però registrare un tasso di crescita inferiore a quello misurato nel corrispondente trimestre dello scorso anno.

Il Bilancio dei Settori

Se si eccettua l’industria estrattiva (settore numericamente limitato a sole 4.120 imprese), tutti i settori hanno messo a segno saldi positivi nel trimestre. Meglio degli altri, in termini assoluti, ha fatto il settore degli alberghi e ristoranti, uno tra i più rilevanti per numero di realtà esistenti, con 5.284 imprese in più. A ruota altri due grandi comparti quello delle costruzioni (+4.518 unità) e del commercio con 3.377 imprese in più rispetto alla fine di marzo. Bene anche il settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+2.959) e quello dei “servizi alle imprese” come noleggio e agenzie di viaggio con +2.693. In termini relativi, le performance migliori vengono dai settori legati ai servizi: +1,4% le attività professionali scientifiche e tecniche, +1,3% le attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese e +1,2% gli alberghi e ristoranti. Quanto all’universo delle imprese artigiane, esso è dominato da tre settori: si tratta, nell’ordine, del settore delle “Costruzioni” (488.142 realtà al 30 giugno 2019), del settore “Attività manifatturiere” (296.274) e da quello degli “Altri servizi” (186.689). Con 971.105 unità, alla fine del trimestre da poco concluso, determinano il 74,7% dello stock complessivo delle imprese artigiane e spiegano peraltro il 75,4% del saldo trimestrale, nonostante il contributo addirittura negativo delle “Attività manifatturiere” (con -222 unità, determinando una variazione negativa dello stock di circa lo 0,1%).




Veicoli rubati venduti on line, un arresto nella Capitale

Nella giornata di mercoledì è stata data esecuzione a una custodia cautelare in carcere, nell’ambito dell’ operazione denominata  “Cli-ONE“. La cattura, eseguita dalla squadra di Polizia Giudiziaria della Polizia Stradale di Roma,  è stata disposta dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica capitolina pool reati gravi contro il patrimonio. L’indagine ha consentito agli uomini della Polizia Stradale di arrestare E.F. ,un 46enne romano,  commerciante di veicoli, residente nella zona di Spinaceto. Le attività investigative hanno consentito di comprendere il modus operandi che lo stesso aveva adottato per “clonare” il veicolo: l’uomo, dopo aver acquistato un veicolo in pessime condizioni, ne utilizzava le targhe apponendole ad un veicolo rubato  della  stessa marca e modello. In questo modo “ripuliva“ il veicolo rubato, mettendolo in vendita a “PREZZO VANTAGGIOSO” sui siti on line di settore, attendendo il malcapitato cliente desideroso di fare un buon affare. L’arrestato è stato accompagnato presso il carcere di Roma “Regina Coeli” a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, mentre proseguono le indagini per individuare ulteriori ramificazioni dell’attività illecita.

 





Massacrato per poche decine di euro a Piazza Vittorio

 

La triste vicenda risale a lunedì 29 intorno alle ore 23.00, quando alla Polizia giunge la segnalazione di un uomo aggredito in Piazza Vittorio Emanuele, angolo Via Conte Verde. Giunti sul luogo, gli agenti del Commissariato Esquilino si sono trovati di fronte ad un uomo riverso a terra, di origini bengalesi, a torso nudo, tramortito e dal volto insanguinato. Poco distante, un altro uomo, anch’egli straniero, subito notato per via degli indumenti strappati e di un borsello in mano, sporco di sangue. A questo punto per i poliziotti non è stato difficile collegare i due soggetti alla vicenda, conferma arrivata poco dopo anche dalla vittima, che, in maniera lucida, ha indicato O.D.O. come l’autore dell’aggressione insieme ad altri individui fuggiti prima dell’arrivo della volante. Ascoltata, la vittima ha chiarito i fatti spiegando che, dopo aver cenato, mentre si trovava all’esterno di un ristorante in Via Principe Amedeo, ha notato l’aggressore – suo conoscente – insieme ad altre 5 persone che con fare minaccioso si sono avvicinate a lui. Impaurito ha tentato la fuga ma è stato raggiunto in Piazza Vittorio Emanuele ove è stato accerchiato, percosso e rapinato del portafogli – al cui interno c’erano 285 euro- e del cellulare.





Truffa milionaria con decine di vittime nell’intermediazione creditizia illegale a Roma

Aveva avviato una fiorente attivita’ di intermediazione creditizia abusiva raggirando i clienti con la prospettiva di investimenti ad alto rendimento. Poi, per alimentare gli investimenti, li induceva a contrarre ingenti finanziamenti, soldi che in parte riusciva a farsi affidare traendone un profitto illecito. Benche’ priva di titoli, una donna romana di 48 anni era riuscita ad avviare, in parallelo alla gestione di una agenzia immobiliare, un’attivita’ di intermediazione piuttosto redditizia. Questa mattina all’alba e’ scattata l’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Roma per dare esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale capitolino, su richiesta della locale Procura. Sono 13 fino ad ora le vittime accertate e 17 le imputazioni contestate che vanno dall’esercizio abusivo della mediazione creditizia, alla truffa aggravata continuata fino all’estorsione aggravata. Nelle stesse ore, i militari hanno dato corso a delle perquisizioni che hanno portato al sequestro di ingente materiale. Tra le vittime una pensionata ultrasettantenne cui la presunta truffatrice, nel corso degli anni, ricorrendo prima alla manipolazione affettiva, poi alle minacce e infine all’estorsione, avrebbe sottratto oltre 600 mila euro. La donna e’ ora nel carcere di Rebibbia.




Aquila Nera per sgominare in traffico di droga e armi tra Italia e Olanda. 17 arresti e sequestri

Dalle prime ore di giovedì mattina è in corso una vasta operazione antidroga denominata ‘Aquila nera’, condotta dalla Squadra Mobile di Roma e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale. Sono in corso di esecuzione nove ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip presso il Tribunale a carico di altrettanti soggetti responsabili, a vario titolo, di traffico internazionale di cocaina ed armi.
Diciassette gli arresti complessivi effettuati nel corso delle indagini, sequestrati quasi 200 kg di cocaina, pistole ed un fucile d’assalto. La droga, proveniente dall’Olanda, era destinata alle piazze della Capitale attraverso i centri di smistamento di Tor Bella Monaca e San Basilio.
Gli arrestati sono D. L., albanese, K. A., albanese, R.E.D., romena, R.A., italiano , G. B., albanese, M. A., albanese, B.D., italiana. Altri due soggetti di nazionalita’ albanese raggiunti dal provvedimento restrittivo risultano allo stato irreperibili in quanto da tempo non presenti sul territorio nazionale.
I soggetti raggiunti dal provvedimento restrittivo avevano costituito un’organizzazione armata dedita alla commissione dei delitti di importazione e successiva distribuzione di ingenti quantitativi di cocaina. In particolare, al vertice dell’organizzazione e’ collocato D.L. con il ruolo di capo e organizzatore. Era lui a dirigere e organizzare le singole importazioni di stupefacente, a coordinare i rapporti tra i detentori dello stupefacente all’estero e i corrieri incaricati del trasporto e la successiva distribuzione in Italia. Uno degli arrestati di nazionalità romena partecipe, coadiuvava il capo nel compimento delle sue attivita’ illecite provvedendo ad eseguire i compiti demandati e a recuperare il denaro. Karameta, partecipe, corriere del sodalizio, consegnava i mezzi in Spagna per la creazione di vani per l’occultamento dello stupefacente, ritirava lo stupefacente all’estero per importarlo a mezzo dei veicoli predisposti allo scopo e lo consegnava al D. mentre alcuni degli altri erano stabili acquirenti di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente destinati ad essere distribuiti a Roma. Belli, partecipe, collaborava all’occultamento dei mezzi dell’associazione e dei proventi del traffico di stupefacenti, comunicava le direttive del capo agli altri membri dell’organizzazione, durante la detenzione del capo stesso.
Le indagini, condotte in particolare dalla II Sezione Criminalita’ Straniera e Prostituzione e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno permesso di appurare che lo stupefacente veniva ritirato all’estero, in particolare in Olanda, ed importato in Italia attraverso autovetture modificate, ove veniva successivamente immesso sul mercato di Roma attraverso i centri di smistamento di Tor Bella Monaca e San Basilio.
I sodali provvedevano a consegnare i veicoli in loro uso in Spagna, dove venivano creati dei vani per l’occultamento della cocaina e delle armi, per poi intraprendere il viaggio di ritorno con i carichi di cocaina. Nello specifico, il capo dell’organizzazione in Italia, Daiu Lulzim, dotava gli affiliati di telefoni Black Berry (non a loro direttamente riconducibili) con cui comunicavano esclusivamente mediante messaggeria con nick name codificati (Audi, Rolex, ecc.). La droga veniva acquisita direttamente in Olanda, a Rotterdam, da fidati corrieri anche italiani, che trasportavano lo stupefacente su autovetture munite di doppi fondi dotati di sofisticati sistemi di apertura, sia magnetici che meccanici.
L’organizzazione disponeva di un efficientissimo parco macchine (14 oggetto di odierno sequestro preventivo e altre 7 sequestrate e confiscate). Le autovetture venivano modificate a seconda del quantitativo di stupefacente da trasportate (furgoni/Suv per viaggi transnazionali tra i 15 e i 50 kg) o per i trasporti di quantitativi di minore importanza (1/5 kg) per il trasporto di armi e denaro (Alfa Romeo Giulietta, Nissan Juke, Lancia Delta).
Le modifiche venivano operate in un’officina in Spagna (Madrid) e pagate tra i 10 e i 20 mila euro ed in alcuni casi anche in cocaina. L’organizzazione era in grado di indicare esattamente il quantitativo che poteva essere occultato nel doppio fondo in quanto disponeva di ‘forme’ in legno equivalenti alle dimensioni del panetto standard di cocaina. La cocaina, nel panetto in sottovuoto, veniva poi confezionata con un’ ulteriore copertura di caffe’ o pepe e ricoperta da nastro isolante (per renderla non individuabile dai cani antidroga). Sul panetto era poi impresso un simbolo o una scritta che era indicativa della qualita’ dello stupefacente (maiale, aquila, S8) e veniva successivamente venduta, sulla piazza romana, al prezzo che variava tra i 28 e i 35 mila euro al chilo a seconda del quantitativo acquistato e delle modalita’ di pagamento (immediato, una settimana, 15 giorni o un mese) attraverso i centri di smistamento di San Basilio e Tor Bella Monaca.
Le odierne misure cautelari giungono a conclusione di un’articolata indagine che ha abbracciato un arco temporale di circa due anni e che ha permesso di riscontrare positivamente numerosi reati fine dell’associazione ed arrestare vari corrieri.
In particolare l’arresto di C.G. e D. M. C. e sequestro di 56,912 kg di cocaina avvenuto nel dicembre 2016 i quali avevano occultato lo stupefacente nel vano sottoscocca di una Hyundaj H1 (furgone per il trasporto di persone) proveniente da Rotterdam controllata a Vipiteno sulla A22 in ingresso in Italia. E poi l’arresto di L. A. con il sequestro di 35 kg di cocaina (avvenuto nel dicembre 2016 il quale aveva occultato la droga nei longaroni di una Grand Cherokee proveniente da Rotterdam controllato a Pian del Voglio). L’arresto di Karameta Agim e sequestro di 15,885 kg di cocaina avvenuto nel gennaio 2017 in localita’ Lunghezza, droga occultata bordo di autovettura Peugeot 607. L’arresto di G. B. e sequestro di 1 kg di cocaina occultato su una Ar Giulietta in localita’ Ponte di Nona a febbraio del 2017. L’arresto di Dervishi Et Hem e il sequestro di 5,750 kg di cocaina avvenuto sempre febbraio 2017 il quale aveva occultato la cocaina nel doppio fondo creato in una Opel Astra controllata in localita’ Ladispoli. L’arresto di D. L. e il sequestro di 43 kg di cocaina, avvenuto in localita’ Fonte Nuova nel marzo 2017 (stupefacente occultato su un Vw Trasporter e una Fiat 500 L) e a seguito di perquisizioni locali il sequestro di due pistole, di cui una silenziata, circa 300 cartucce di vario calibro, un silenziatore, 150 mila euro in contanti, 7 autovetture di marche prestigiose di cui 4 appositamente modificate per il trasporto di ingenti quantitativi di stupefacente ed uno scooter. Il recupero e sequestro dell’autovettura Vw Lupo targata BF429EZ intestata a D. L. al cui interno sono stati rinvenuti e sequestrati centomila euro, un fucile d’assalto SG 552 – 1 SP Commando con i numeri di matricola dolosamente asportati, privo di caricatore;
un revolver Smith & Wesson tipo 38 special matricola 70236 privo di munizionamento, avvenuto nell’ottobre 2017 a Tiburtino III.
Infine l’arresto di M. A. e di V. A., e il sequestro di 27 kg di cocaina rinvenuta in un box in localita Ponte di Nona nel novembre 2017.





Roma Capitale, approvato dall’Assemblea capitolina l’assestamento di Bilancio

L’Assemblea capitolina ha dato il via libera nella notte alla manovra di assestamento al bilancio 2019/2021 con 26 voti favorevoli, 5 contrari e nessun astenuto.
Per i gruppi consiliari del PD e della lista civica Roma torna Roma “e’ una piccola manovra tecnica assimilabile alle tante variazioni presentate in questi 3 anni dalla giunta Raggi. Il risultato e’ che nel triennio vengono riallocati fondi pari a 60 milioni di euro. Solo 20 milioni di questi fondi riguardano l’anno in corso. Nel complesso si tratta di una manovra inconsistente che non risponde alle esigenze dei dipartimenti e dei municipi e che si limita soprattutto a destinare maggiori entrate ed economie al fondo rischi per i debiti fuori bilancio e al fondo crediti di dubbia esigibilita’ invece di destinarle, almeno in parte, a servizi per i romani. Resta inoltre l’interrogativo e la preoccupazione sul miliardo di investimenti previsti per il 2019 di cui e’ stato impegnato solo il 10% del complessivo. Gli annunci sbandierati dalla sindaca restano quindi lettera morta”.





L’avvocato del giovane presunto omicida del vicebrigadiere: “Valutiamo il ricorso al Riesame”

 

“E’ un ragazzo giovane ed è molto molto provato, suo papà è venuto ieri e tornerà nei prossimi giorni”. Lo ha detto l’avvocato, Fabio Alonzi, il legale di Christian Gabriel Natale Hjorth, il 19enne americano accusato di concorso in omicidio per la morte del vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega. “Stiamo valutando se fare istanza al tribunale del Riesame”, ha aggiunto Alonzi lasciando il carcere romano di Regina Coeli dove è andato a trovare il suo assistito.





Di Battista ( M5S) va all’attacco della Lega: “Partito delle mangiatoie”

Per Alessandro Di Battista la Lega è un “banalissimo partito di sistema” interessato alle “mangiatoie” come la Tav. L’ex parlamentare M5s lo ha scritto su Facebook. “Uguale ai radicali sulle privatizzazioni selvagge e allo stesso tempo sul salvataggio (con denaro pubblico) delle radio di partito. Uguale a Forza Italia sulla giustizia e sull’eterno tentativo di proteggere i colletti bianchi. Uguale al Pd (Ds + Margherita), uguale a Forza Italia, uguale ad Alleanza Nazionale e suoi derivati, uguale ai democristiani per quanto riguarda i quattrini di finanziamento presi dal gruppo Benetton”. Conclude Di Battista: “Questa è la Lega Nord. Un banalissimo partito di sistema capace solo di camuffarsi meglio degli altri”.





Pace fiscale chiusa con 2 milioni di domande di adesione

Si è chiusa definitivamente mercoledì la finestra per i ritardatari che volevano presentare all’Agenzia delle entrate-Riscossione le istanze per la "rottamazione-ter" e il "saldo e stralcio". Le domande presentate nel mese di luglio, ancora in fase di lavorazione negli uffici, si aggiungeranno alle circa 1,7 milioni presentate entro il 30 aprile scorso, portando il totale a superare il tetto di 2 milioni di domande.  Inoltre ci sono ancora cinque giorni dei contribuenti che entro il 31 luglio 2019 dovevano pagare la prima rata della cosiddetta rottamazione-ter delle cartelle. Il mancato, insufficiente o tardivo pagamento della rata, oltre la tolleranza di cinque giorni prevista per legge, determina l’inefficacia della definizione agevolata, il debito non potrà essere più rateizzato e l’agente della riscossione dovrà riprendere, come previsto dalla legge, le azioni di recupero.





Contraccolpi sull’occupazione senza accordi sulla Brexit. L’Italia perderebbe 139mila posti di lavoro

Una Brexit senza accordo, porterebbe all’Italia, un vero e proprio disastro i termini assoluti di posti di lavoro, visto che ne perderebbe 139.140 posti di lavoro, la Germania 291.930, la Francia 141.320, la Polonia 122.950, mentre la Gran Bretagna 526.830. Sono i numeri di uno studio condotto dalla facoltà di economia dell’università belga di Leuven. In caso di un’uscita consensuale invece, i posti di lavoro che andrebbero persi in Italia sarebbero 31.230; 69.060 in Germania; 34.500 in Francia; e 28.420 in Polonia. 

Nel caso di una ’hard Brexit’, un’uscita del Regno Unito dall’Ue senza accordo, le conseguenze economiche sarebbero significativamente superiori rispetto a quelle di un divorzio consensuale. Il Regno Unito perderebbe il 4,4% del suo Pil e 525mila posti di lavoro, mentre l’Ue a 27 l’1,54% del Pil e 1.200.000 posti. Emerge da uno studio condotto dalla facoltà di economia dell’università belga di Leuven. "Una Brexit consensuale, una cosiddetta ’soft Brexit’ implicherebbe invece una perdita dello 0,38% del Pil e 280mila posti di lavoro" per i 27 Stati dell’Ue, mentre per "il Regno Unito andrebbero in fumo l’1,2% del Pil e 140mila posti di lavoro".
   

 





Autostrade, il 4 e 5 di agosto confermato lo sciopero degli addetti ai caselli

Cgil, Cisl e e Uil hanno confermato lo sciopero del 4 e 5 agosto per gli addetti ai caselli autostradali. “Dopo nove mesi di serrato confronto, gli ultimi due incontri del 30 e 31 luglio sono stati caratterizzati da un imbarazzante atteggiamento delle parti datoriali – affermano Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Cisal, Ugl – che ha palesato le loro divisioni interne, le stesse, si sono irresponsabilmente assunte la ‘gravissima’ decisione di rompere le trattative”.

“Nello specifico – aggiungono -, i motivi della rottura sono, in primo luogo, attribuibili alla indisponibilità delle controparti a dotare il settore delle necessarie clausole di salvaguardia occupazionale, nonché di mantenimento delle condizioni normative ed economiche acquisite dai dipendenti del settore, soprattutto a fronte dell’imminente scadenza di molte concessioni autostradali”.

“Nonostante le organizzazioni sindacali si siano dimostrate disponibili ad individuare soluzioni di carattere economico che, in continuità con i precedenti rinnovi, consentissero di tenere un equilibrio complessivo – proseguono -, le controparti hanno presentato un’offerta economica ‘provocatoria’ per il comparto, chiedendo anche un periodo di vigenza più lungo e non rendendosi disponibili alla prosecuzione della trattativa”.

“Questa proposta è risultata assolutamente inaccettabile a fronte di un mercato operante in regime di sostanziale monopolio – scrivono poi i sindacati -, che ha visto negli anni una forte contrazione dei livelli occupazionali, che vede un costo del lavoro sicuramente contenuto rispetto ai dati di bilancio delle aziende, nel quale operano quotidianamente dei lavoratori che, con professionalità, garantiscono la sicurezza degli utenti, in cui si registrano elevati profitti con manager che godono di retribuzioni da favola.

“A fronte di tutto ciò – concludono i sindacati -, le Segreterie Nazionali si vedono costrette a confermare lo sciopero di 4 ore proclamato per i prossimi 4 e 5 agosto 2019, come da comunicato del 25 luglio 2019, preannunciando che nei prossimi giorni saranno comunicate ulteriori forma di lotta”.





Forza Italia perde anche il Governatore della Liguria Toti: “Buona fortuna a tutti”. Berlusconi impone i nuovi vertici

Lo strappo è ormai consumato. Il Presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, ha chiuso la sua esperienza, in modo decisamente traumatico, in quel che resta di Forza Italia. L’annuncio dopo le parole del leder Berlusconi, che affida ad una nota il destino del suo partito: "Il presidente Silvio Berlusconi, preso atto che il Tavolo delle regole per il nuovo Statuto di Forza Italia ha terminato i suoi lavori ed alla luce del suo esito, ha deciso la nomina di un Coordinamento di presidenza. A superamento degli incarichi conferiti in data 19 giugno, il Coordinamento sarà costituito dalla senatrice Annamaria Bernini, dalla vicepresidente della Camera dei deputati onorevole Mara Carfagna, dagli onorevoli Mariastella Gelmini, Sestino Giacomoni e dal vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani". Così in una nota del presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi. Poi la reazione, secca, è assolutamente prevista ormai da mesi, del Governatore di Regione Liguria, Giovanni Toti: "Mi pare che ci siano le condizioni per cui ognuno vada per conto suo, è Forza Italia che esce da se stessa. Buona fortuna a tutti". Toti, dunque, annuncia l’uscita dal partito dopo la riunione del tavolo delle regole, rispondendo a chi gli chiede se lascia Fi. "Mi pare - aggiunge riferendosi anche alla proposta di Silvio Berlusconi di una federazione di centro - che non ci sia la volontà di cambiare alcunché" in Forza Italia, dice Giovanni Toti ai giornalisti dopo la riunione del tavolo delle regole a Roma. "La tragedia sta diventando farsa". Poi Mara Carfagna, che, invece, non ha alcuna voglia di lasciare gli Azzurri: "Apprendo dalla stampa di un superamento delle decisioni assunte dal Presidente Berlusconi il 19 giugno innanzi ai gruppi parlamentari di Forza Italia e dell’insediamento di un coordinamento di presidenza. Coordinamento del quale nessuno mi ha chiesto di far parte e di cui non intendo far parte. E’ una scelta in direzione esattamente contraria alle intenzioni che mi ha manifestato Berlusconi. Credo che questo sia il modo migliore per uccidere Forza Italia e io non farò parte del comitato di liquidazione".