Roma Capitale, al via gli interventi per la messa in sicurezza di 7 asili nido

Roma, interventi per messa a norma antincendio in sette asili nido

Per garantire la messa in sicurezza e l’adeguamento alla normativa antincendio, sette asili nido situati nel Municipio XI sono interessati da lavori di ristrutturazione. Le strutture riapriranno sulla base del seguente cronoprogramma: Nido bussola D’Oro, Aquilone Blu e Mais e Girasole il 16-9-2019; Nido Coccole e Colori e Nidoidea apertura prevista il 23-9-2019; Nido Chiaromonte apertura prevista il 30-9-2019. 

“Il lavoro in sinergia tra amministrazione capitolina e Municipio XI ha consentito di ridurre al minimo i disagi per i bambini e per le loro famiglie a fronte di interventi fondamentali e attesi da anni che garantiranno per la prima volta la messa a norma di sette strutture rispetto a un tema imprescindibile come l’antincendio”, sottolineano l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre e il Collaboratore del Municipio XI Mario Torelli.

 




  Raggi chiede la proroga dell’Ordinanza sui rifiuti

 

 

“Dopo l’ordinanza regionale che ha aperto gli impianti ai rifiuti di Roma Ama ha ripulito la città ma oggi da Ama ci arrivano dei segnali che non sono confortanti, in particolare le aziende che dovrebbero ritirare i rifiuti di Roma non li stanno ritirando o hanno ridotto le quantità. Altre strutture ridurranno o interromperanno le loro attività per diverse ragioni e non potranno aprire le porte ai mezzi di Ama”. Così il sindaco di Roma, Virginia Raggi, che chiede “il pieno rispetto dell’ordinanza regionale sui rifiuti, che scadrà il 30 settembre, e la proroga anche per i mesi successivi proprio per permettere a tutte le aziende di fare manutenzione e adeguarsi a quanto disposto dalla stessa ordinanza regionale. Ognuno deve fare il suo”. “Non è il momento delle polemiche – ha chiarito – ma serve la cooperazione di tutti. Ho chiesto ai miei uffici di lavorare senza sosta in questi giorni, anche a Ferragosto se necessario. Mi auguro che facciano lo stesso anche gli altri soggetti istituzionali coinvolti”. “Dal punto di vista politico – ha spiegato Raggi – siamo tutti allineati, abbiamo capito che la collaborazione è fondamentale, il punto qui è tecnico: le aziende non stanno applicando l’ordinanza che è tuttora in vigore”. “Si erano presi determinati accordi – ha chiosato – e gli accordi vanno rispettati”. 





Ancora missili dalla Corea del Nord. Ennesima provocazione

Tensione in Asia, Corea del Nord effettua nuovi lanci di missili

 

La Corea del Nord ha lanciato in mare altri due missili, inscenando il quinto di questi test nelle ultime settimane. L’hanno reso noto fonti militari sudcoreane. Si tratta probabilmente dell’ennesima risposta alle essercitazioni congiunte di Seoul e Washington.

I missili sono stati lanciati alle 5.32 e alle 5.50 locali dalla città costiera di Hamhung verso il Mare orientale. Hanno volato per circa 400 km a un’altezza massima di 48 km, ha spiegato lo Stato maggiore sudcoreano.

“Vediamo un’alta possibilità di ulteriori lanci, dal momento che la Corea del Nord sta tenendo esercitazioni estive e sono in corso le esercitazioni congiunte tra Corea del Sud e Stati uniti”, ha spiegato il comando sudcoreano. “Di conseguenza – ha proseguito – monitoriamo strettamente la situazione, mentre manteniamo una totale prontezza militare”, ha aggiunto.

E’ il quinto di questi lanci dopo che il 25 luglio Pyongyang ha scagliato due missili a corto raggio. Tra i vettori testati anche due di nuovo tipo conosciuti come KN-23.

“Questa serie di lanci rischia di accrescere le tensioni sulla Penisola coreana e chiediamo alla Corea del Nord di interrompere tali attività”, ha affermato la presidenza sudcoreana.

Usa e Sudcorea hanno avviato lunedì le loro esercitazioni congiunte estive. Domani inizieranno anche un addestramento di comando basato sul computer.

Nonostante i due alleati insistano che si tratta di esercitazioni del tutto difensive, Pyongyang solitamente le bolla come prove d’invasione. Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha già protestato attraverso una lettera al presidente Usa Donald Trump. Il leader americano, ciononostante, ha definito la lettera “molto positiva”, auspicando che si vada verso un nuovo summit.





Street food, oltre 3000 le attività specializzate in Italia

Sono quasi tremila le attività specializzate nello street food in Italia, di cui oltre 400 soltanto in Lombardia.

Secondo i dati elaborati dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi su fonte Registro imprese, tra il 2014 e il 2019 aumentano del 48,8% a livello nazionale. Nell’ultimo anno, l’incremento è pari invece al 3,6%.

Un settore in evoluzione, quindi, dove rimane forte la presenza delle tradizionali rosticcerie e friggitorie ambulanti fino all’aperitivo. Si tratta soprattutto di piccole imprese in cui però lavorano quasi 4.500 addetti in Italia, il 12.5% dei quali in imprese lombarde.

Roma e Milano sono prime per attività, con circa 200 ciascuna, seguite da Lecce (133), Torino (131) e Napoli (98). Per crescita percentuale in cinque anni si distinguono Sondrio (da 1 a 8 imprese +700%), Reggio Calabria (da 5 a 17 imprese +240%), Lodi (da 4 a 12 imprese +200) e Varese (da 11 a 30 imprese +172,7%), anche se è Milano il territorio dove in numero assoluto le imprese crescono di più: circa 100 attività in più dal 2014 (+109%).

Lo street food vale 19 milioni in Italia, di cui oltre 3 milioni in Campania e Emilia-Romagna, oltre 2 milioni in Lazio, in Sicilia e in Lombardia.

Circa un’attività su quattro è un’impresa femminile (28%) e di giovani (21%) mentre gli imprenditori nati all’estero pesano il 12%. Le imprese femminili pesano di più a Crotone (75%), Ravenna (57%) e Benevento (56%), quelle giovanili a Terni (50%) e Bari (47%) mentre sono Prato (57%) e Massa Carrara (50%) i territori dove gli imprenditori stranieri sono più attivi.

“Un settore in crescita sia nel comparto più tradizionale che nella ristorazione straniera. È un fattore di interesse crescente anche per i turisti -ha detto Marco Accornero della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi- che possono sempre più facilmente provare diversi sapori e specialità”.

 





Grano duro - pasta, Confagricoltura: urgente produrre più frumento in Italia con filiera e corretta informazione

 

La presa di posizione di Italmopa sulla necessità di importare grano duro per la pasta, vista la carenza di materia prima in Italia, mette nuovamente in luce due priorità: da un lato la creazione di una filiera tricolore del grano duro, dall’altro l’esigenza di una corretta informazione ai consumatori in relazione al flusso delle importazioni di quantitativi di grano dall’estero.
 
Lo afferma Confagricoltura, che sul tema è intervenuta da tempo sollecitando la creazione di una filiera del grano duro – pasta, con gli obiettivi di arrivare a produrre più materia prima in Italia, tenendo ben presenti le esigenze dei consumatori, sempre più attenti alla provenienza e alla qualità delle materie prime.
 
In questo contesto, l’Organizzazione degli imprenditori agricoli plaude e partecipa alla recente iniziativa del Mipaaft sull’istituzione di gruppi di lavoro al Tavolo di filiera grano duro – pasta, dedicati a qualità e sistema cerealicolo nazionale; investimenti e aiuti per il rinnovo siti di stoccaggio; promozione e comunicazione; Commissione sperimentale prezzo indicativo grano duro.
 
Confagricoltura rileva come l’import di grano dal Canada nel corso degli ultimi quattro anni sia diminuito a favore di quantitativi dalla Francia e dal Kazakhstan: i paragoni tra i primi due mesi del 2019 rispetto agli stessi del 2018, infatti, evidenziano sì un aumento di entrate di grano duro dal Canada, ma perché nel 2018 erano crollate quasi a zero (cfr. tabella sottostante a cura del Centro Studi Confagricoltura).
 
Con l’accordo Ceta non c’è stata nessuna invasione di grano duro dal Canada - evidenzia Palazzo della Valle – e comunque il controllo sulla presenza di residui di sostanze chimiche resta affidato alle autorità italiane.
Il volume delle importazioni di frumento duro in Italia si aggira sempre intorno ai 2 milioni di tonnellate all’anno: sono soltanto cambiati i Paesi di provenienza della materia prima, tra cui la Francia, dove il glifosato continua ad essere utilizzato in linea con la normativa europea.
 
E’ indispensabile che il nostro Paese aumenti la capacità produttiva di frumento duro per rispondere alle richieste dell’industria – insiste Confagricoltura – e in questa direzione la ricerca dovrebbe mettere a disposizione degli agricoltori sementi sempre più adatte alle caratteristiche pedoclimatiche delle nostre zone.  Inoltre dovrebbero essere incentivate la diffusione di innovazioni tecnologiche e la capacità di stoccaggio con il ritiro separato dei diversi prodotti, per valorizzarne la qualità. Soltanto così – conclude Palazzo della Valle – possiamo arrivare a nuovi modelli di contrattazione con le industrie del comparto. 

 





Ferragosto, tanti, ma non moltissimi resteranno a casa. I numeri di Cna

Non sarà un Ferragosto casalingo. Anche nel 2019, meteo permettendo, in Italia si registrerà una crescita del, sia pur moderata. Merito dei nostri connazionali, che stanno riscoprendo il Belpaese, e anche degli stranieri, attirati dalle innumerevoli bellezze naturali, mare in testa, e artistiche offerte dall’Italia. A prevederlo una indagine condotta da CNA Turismo e Commercio tra le imprese del settore aderenti alla Confederazione.

In aumento arrivi e presenze

Nei dieci giorni a cavallo di Ferragosto, l’indagine della CNA prevede 5,8 milioni di arrivi con 27 milioni di presenze. L’aumento degli arrivi, rispetto al 2018, sarebbe di circa 150mila unità, pari al 2,1 per cento. L’incremento delle presenze, circa 360mila, si fermerebbe all’1,7 per cento.

Gli stranieri rimangono di più 

Saranno ancora una volta gli italiani a trainare arrivi e presenze del periodo ferragostano: poco più di tre milioni per 16 milioni di presenze. Di poco inferiori gli arrivi degli stranieri (2,7 milioni) per 11 milioni di presenze. Nel paragone con il 2018, la crescita negli arrivi di turisti italiani (2,5 per cento) è più sensibile dell’aumento degli arrivi di stranieri (uno per cento). La situazione, però, si inverte sul fronte delle presenze. Su base annua l’incremento delle presenze di turisti stranieri viaggia a un ritmo quasi triplo della crescita di presenze italiane: +1,6 per cento contro +0,6 per cento.

Mare tricolore, città d’arte internazionali

La vacanza al mare rimane la preferita dai turisti italiani, anche se è apprezzata anche dagli stranieri. Al contrario, i vacanzieri che provengono da oltre confine sono attratti maggiormente dalla unicità delle nostre città d’arte. Crescono, sia pure in misura minore, gli arrivi e le presenze nelle località montane, lacustri, termali e collinari.

Il soggiorno si allunga

Il turista balneare è quello che si regala la vacanza mediamente più lunga: quasi sette pernottamenti pro capite. Seguono in questa graduatoria i soggiorni sul lago, con una media di poco inferiore alle sei presenze per turista. Ma è la media di tutti i pernottamenti a essersi elevata, arrivando a 4,6 notti dormite fuori casa per turista. A trainarla i soggiorni nel settore extra-alberghiero che sono decisamente più lunghi di quelli delle altre opzioni: 6,3 notti a turista con un picco di 6,7 notti pro capite per gli italiani e 5,8 notti per gli stranieri.

A due cifre la crescita dei giapponesi

Tra i turisti stranieri crescono sensibilmente quanti provengono da sei Paesi: Cina, Francia, Giappone, Russia, Spagna e Stati Uniti d’America. Per quanto riguarda gli arrivi, la crescita più elevata è registrata dai turisti Usa (+15,3 per cento), davanti ai giapponesi (+12 per cento) e agli spagnoli (+8,8 per cento). In relazione all’incremento delle presenze, primeggiano i giapponesi (+20,3 per cento), seguiti dagli statunitensi (+10,3 per cento) e dai cinesi (+8,3 per cento).

 





Le spese obbligate incidono per il 41%. Sale la spesa per i servizi, in flessione quella per il cibo. La ricerca di Confcommercio

Dopo la continua crescita tra il 1995 e il 2013 (+5,4%), la quota di spese obbligate sul totale dei consumi negli ultimi sei anni è in leggera diminuzione, a causa soprattutto del recente calo del prezzo delle materie prime energetiche, ma rimane comunque elevata con un’incidenza nel 2019 di quasi il 41% sul totale dei consumi delle famiglie e arrivando a pesare per quasi 7.400 euro l’anno pro capite. E’ il principale risultati che emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sulle spese obbligate delle famiglie tra il 1995 e il 2019. Tra queste, la voce abitazione è quella che incide maggiormente arrivando a "mangiarsi" - tra affitti, manutenzioni, bollette, e utenze - 4.200 euro pro capite. All’interno dei consumi commercializzabili (10.712 euro pro capite nel 2019) la componente principale è rappresentata dai beni (37,7% dei consumi), con la quota di spesa destinata agli alimentari che risulta però in costante riduzione passando da poco più di 3.000 euro pro capite nel 1995 a 2.700 euro nel 2019. Nello stesso periodo aumenta la spesa per i servizi (21,5% del totale) passata da 2.800 euro a quasi 3.900 euro.





Luglio di rincari per il carrello della spesa dei beni alimentari, Percentuali diverse da nord a sud

A luglio 2019 il cosiddetto ’carrello della spesa’, l’insieme dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, segna un rincaro dello 0,6% (da +0,2% di giugno), quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto dello 0,7% (da +0,5%), registrando in entrambi i casi, quindi, una crescita più sostenuta di quella riferita all’intero paniere (che si attesta a +0,4%). Questi i dati definitivi dell’Istat che comunque rivede al ribasso la stima preliminare (era +0,8%). A luglio 2019, ci sono cinque capoluoghi del Centro-Nord in, seppure lieve, deflazione. Sono Ancona, Livorno e Ravenna (in cui i prezzi segnano -0,3% per tutte e tre), Perugia (-0,2%) e Bologna (-0,1%). Lo rileva l’Istat, segnalando che in tutte le ripartizioni geografiche i prezzi decelerano rispetto a giugno: l’inflazione è leggermente al di sopra della media nazionale al Sud (da +0,8% di giugno a +0,6%) e nelle Isole (da +0,7% a +0,5%), mentre il Nord-Est e il Nord-Ovest registrano un dato pari a quello nazionale (+0,4%), rispettivamente da +0,8% e da +0,6% del mese precedente. Un’inflazione al di sotto della media nazionale caratterizza invece il Centro (da +0,5% a +0,1%). Nei capoluoghi delle regioni e delle province autonome e nei comuni non capoluoghi di regione con più di 150 mila abitanti quelli con l’inflazione più elevata sono Bari (+1,2%), Bolzano (+1%), Catania, Modena, Trieste e Verona (+0,9% per tutte e quattro).

L’Istat ha rivisto al ribasso la stima dell’inflazione di luglio 2019 fino a un tasso dello 0,4% (era +0,7% a giugno). La stima preliminare era +0,5%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla rispetto al mese precedente. I dati definitivi di luglio "misurano un’inflazione che si posiziona al livello più basso da novembre 2016. Rispetto alla stima preliminare, si accentua l’inversione di tendenza dei prezzi degli energetici regolamentati", è il commento dell’Istat.

A giugno 2019 le esportazioni italiane su base annua subiscono una diminuzione del -3,5% determinata dalla flessione delle vendite sia per l’area Ue (-4,6%) sia per quella extra Ue (-2,1%). Lo rileva l’Istat aggiungendo che analogamente, sempre su base annua, anche le importazioni sono in diminuzione (-5,5%) sia dall’area Ue (-6,1%) sia dai mercati extra Ue (-4,7%). Su base mensile, invece, l’Istat stima una crescita congiunturale per le esportazioni (+1,2%) e una flessione per le importazioni (-2,1%). L’aumento congiunturale dell’export è determinato dall’incremento delle vendite verso i mercati extra Ue (+3,9%) mentre quelle verso i paesi Ue risultano in diminuzione (-1%). Nel secondo trimestre del 2019 si registra un aumento congiunturale per entrambi i flussi commerciali con l’estero, più intenso per le esportazioni (+1,7%) che per le importazioni (+1,2%).




Con l’aumento dell’Iva famiglie penalizzate con 541 euro l’anno di maggiori spese

 

Con la crisi di governo, lo spettro dell’aumento dell’Iva si fa sempre più vicino. I tempi che si profilano tra caduta dell’esecutivo, elezioni e formazione di un nuovo governo rendono sempre più probabile l’attivazione delle clausole di salvaguardia, cioè l’aumento dell’Iva dal 22% al 25,2% (dal 10 al 13% per l’imposta ridotta). Tradotto, significa un costo medio di 541 euro in più a famiglia, secondo i calcoli del "Sole 24 Ore". Per disinnescare la miccia bisognerebbe trovare risorse per 23,1 miliardi. Altrimenti, le nuove percentuali entreranno in vigore dal primo gennaio 2020. A pagare di più questa batosta saranno le coppie con due figli, per cui si calcola un esborso extra di 756 euro, e quelle con tre o più figli, che pagheranno 736 euro in più. I meno penalizzati saranno i single ultra 65enni: per loro si calcolano 285 euro extra l’anno da mettere a bilancio. A mettere nero su bianco l’ipotesi dell’incremento Iva era stata, a dicembre, la maggioranza gialloverde, auspicando di disinnescare il rischio in tempi successivi. Tempi che adesso, con il precipitare degli eventi, sembra proprio che non ci siano più. Per evitare l’Iva al 25,2% ci vorrebbero aumenti di altre imposte, tagli di spesa o ampliamenti del deficit, con conseguente rialzo della tensione con l’Ue. Lega e M5s si stanno rimpallando le accuse dandosi a vicenda la colpa di questo pericolo, che con la crisi si fa sempre più vicino. Con tutti i rischi conseguenti: dall’impatto negativo sui consumi all’aumento dell’evasione fiscale.





Berlusconi cerca l’accordo con Salvini e Meloni, ma prima del voto

 “Non facciamo perdere al Paese altro tempo, risparmiamo agli italiani avventurismi e scegliamo la via della chiarezza: sottoscriviamo un accordo prima del voto per regalare un nuovo sogno agli italiani, scriviamo un programma tutti insieme, scegliamo le donne e gli uomini migliori, mettiamo subito in campo la squadra dei ‘sí’”. Così il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi invita a dar vita subito a una alleanza di centrodestra.

“La fine di questo Governo – sottolinea in una nota – era scritta dal principio nelle sue tante contraddizioni, che sono costate al Paese un anno di gravi errori riassunti da un’umiliante crescita zero. Lo avevo segnalato a più riprese già un anno fa e i fatti si sono incaricati di darmi ragione. Non saranno adesso le manovre di palazzo, i disperati tentativi propri del peggior teatrino della politica a risolvere i problemi degli italiani. È giusto che la scelta torni al più presto agli elettori e che questi possano esprimere col loro voto un Governo esperto, forte, coeso, che abbia la capacità di realizzare un vasto programma di riforme, di sviluppo e di modernizzazione del Paese”.

“Da ormai molti anni – ricorda – la maggioranza degli elettori premia il modello del centro-destra, che oggi governa il maggior numero delle Regioni e dei Comuni italiani con successo.

Questo modello sarebbe oggi capace di eleggere un numero di parlamentari più che sufficiente per varare in autonomia un ambizioso progetto di riforme istituzionali e, tra queste, il taglio dei parlamentari che già il mio governo era riuscito ad approvare molti anni fa e purtroppo poi fermato con un referendum dalla sinistra. Potremo finalmente avere il presidenzialismo e dunque una Repubblica più efficiente”.





Tutto quello che il Governo rischia di lasciare in sospeso. Dossier che segnano i destini di migliaia di persone

 

Con la crisi di governo in atto ci sono molti decreti che rischiano di saltare. Quello sull’Ilva, quello su rider e precari e quello sulla scuola. Tutti varati da Palazzo Chigi "salvo intese". Ma in bilico ci sono anche la riforma della giustizia, il salario minimo e il taglio dei parlamentari.  Si comincia dal nuovo "scudo penale" a rischio per il gestore dell’ex Ilva, scrive il "Sole 24 Ore", per passare dalle nuove tutele assicurative per i rider e le misure contro le crisi aziendali, per continuare sulle quote latte, per cui rischia di saltare la proroga del blocco delle multe e per arrivare fino alla scuola, per cui a questo punto c’è il serio rischio che salti la sanatoria per i 54mila precari.
Per non parlare della giustizia: con la crisi i ddl della riforma della giustizia sono praticamente cancellati. Lo scontro era già emerso chiaro al momento dell’approvazione del disegno in Consiglio dei ministri il 31 luglio, quando l’ok era arrivato "salvo intese". La Lega considera la durata dei processi (il tetto stabilito a sei anni) troppo lunga. E poi il nodo della mancata separazione delle carriere e l’assenza della riforma sulle intercettazioni. Impossibile a questo punto arrivare a un’intesa sul tema. Appare ormai fantascienza anche procedere alla riforma del golden power, messa in campo in vista del controllo degli investimenti del 5G di soggetti extra Ue, in primo luogo i cinesi. Sembra che Palazzo Chigi stia cercando in extremis le intese sui decreti dell’ultimo Consiglio dei ministri: si parla delle misure sull’ex Ilva, su cui si rischia la chiusura dello stabilimento di Teramo nel caso in cui salti lo "scudo" penale per i nuovi gestori. A rischio anche l’ex Alcoa di Portovesne in Sardegna e in Sicilia la Blutec di Termini Imerese, come ancher la Whirlpool: si aspettavano conferme per gli aiuti con cui affrontare le emergenze. Ci sono poi 243 atti parlamentari fermi tra aule e commissioni che a questo punto hanno serie possibilità di naufragare: tra le altre cose, parliamo di salario minimo, di acqua pubblica e di chiusure domenicali per i negozi. In bilico anche il taglio dei parlamentari, con il quarto voto calendarizzato alla Camera a settembre. Il M5s vorrebbe anticipare quell’appuntamento a prima del voto sulla sfiducia a Conte.





Occhio al partito del possibile non-voto. Alle Camere sono decine i parlamentari pronti a tutto pur di non sciogliere le fila

 

Mentre il leader leghista Matteo Salvini accelera per andare subito alle urne, c’è chi in Parlamento non è affatto intenzionato a dargliela vinta. Il cosiddetto partito del non-voto vanta tra le proprie file le 631 "matricole" alla prima legislatura. Ben 422 deputati e 209 senatori, infatti, sono alla loro prima investitura e rappresentano circa il 66% dei 945 parlamentari totali. Tra loro sono in molti a non voler lasciare la poltrona e soprattutto i trattamenti di fine rapporto, anche se ad oggi ridottissimi, ma soprattutto rinunciare al lauto trattamento economico ed alla possibilità di avere numerosi benefit. Tornare, insomma, alla normalità, per molti è assolutamente indigesto. Guardando all’interno dei partiti c’è poi da dire che per tanti, tantissimi grillini, la possibilità di un nuovo miracolo sembra proprio una illusione, vist i sondaggi, che dimezzano, anche di più, il peso specifico del Movimento, dunque, quanto accaduto alle ultime politiche non può ripetersi. Può esserci per il Movimento la questione dell’orgoglio, ma di fronte alla rendita di posizione gli interrogativi sono molti. Il M5S, poi deve ancora dire l’ultima parola sui due mandati. Se confermata l’intera brigata andrebbe a casa. C’è poi il Pd, che ha ancora l’ossatura renziana dentro le due Camere, questo significa che  con la svolta compiuta con l’arrivo di Zingaretti, molti degli attuali deputati e senatori, con ogni probabilità non saranno ricandidati. Per Forza Italia vale il discorso del M5S, anche se in scala ridotta. Le possibili intenzioni di voto registrate in queste ore danno un partito in disfacimento e il numero dei parlamentari confermati è un vero e proprio rebus. La legislatura è partita appena 500 giorni fa e, in caso di elezioni a inizio ottobre, sarebbe di gran lunga la più corta della storia della Repubblica. Finirà davvero così? L’interrogativo è grande come una casa.





Raccolta di firme organizzata dal M5S per tagliare subito gli scranni (345) a Senato e Camera

 

Il capo dei 5 stelle fa appello a tutte le forze politiche, per una raccolta di firme tra deputati e senatori e chiedere la calendarizzazione d’emergenza della riforma.

"Tagliamo 345 poltrone di parlamentari e i loro stipendi - scrive su Facebook Luigi Di Maio -. Che sia la Lega, il Pd, Forza Italia o chiunque altro ad appoggiare" il taglio "non ci importa. Ci importa che si faccia prima delle dichiarazioni di Conte alle Camere. Il nostro appello è a tutte le forze politiche. Già da questo sabato inizieremo a raccogliere le firme tra i parlamentari per chiedere la calendarizzazione d’emergenza alla Camera del taglio dei parlamentari".

"Noi siamo stati stati chiari - prosegue Di Maio -. Il M5S non ha paura delle elezioni, anzi. Anzi, in questo momento siamo ancora più uniti, con Alessandro" Di Battista, "Davide" Casaleggio, "Max Bugani, Paola Taverna, Nicola Morra, i capigruppo, i nostri ministri e tutti coloro che per il MoVimento hanno dato l’anima. Andiamo a votare subito". Poi definisce una "bufala" le ipotesi di dialogo tra pentastellati e Pd.





Crisi di Governo, borsa sotto pressione e outlook di Fitch mettono l’Italia sotto bagno

E’ stata una settimana da dimenticare per l’Italia politica ed economica. La crisi di Governo, il crollo di Borsa e le valutazioni di Fitch, hanno messo il Pese sotto bagno. Ma andiamo per ordine: la crisi di governo ha affossato venerdì Piazza Affari che ha chiuso in calo del 2,48% e bruciato 15 miliardi di capitalizzazione. Sotto pressione le banche che hanno risentito delle tensioni sui titoli di Stato con lo spread tra Btp e Bund tedesco che, dopo aver toccato i 240 punti, ha archiviato la seduta a 238. Fitch intanto conferma il rating BBB dell’Italia con outlook negativo, mettendo in evidenza come sul Belpaese pesino l’elevato debito pubblico, la lenta crescita e l’incertezza politica. Nel caso di nuove elezioni - osserva Fitch - il futuro governo dovrebbe attenersi alle regole di bilancio europee al fine di evitare rischi al ribasso per il Paese, già alle prese con una crescita al palo. L’agenzia infatti stima un pil in aumento quest’anno dello 0,1%, mentre per il 2020 è previsto al +0,5%. Lo spettro delle elezioni anticipate ha provocato tensione sul fronte obbligazionario con lo spread che si è portato ai livelli di giugno scorso con il rendimento del decennale italiano all’1,8%. Una fiammata che se persistesse potrebbe costare allo Stato oltre un miliardo in più in termini di maggiori interessi. In questo contesto si è conclusa con un tasso che torna in positivo allo 0,107%, rispetto al -0,061 di luglio, l’asta dei Bot a un anno. Il Tesoro ha collocato tutti i 6,5 miliardi di euro di titoli in offerta a fronte di una domanda che ha raggiunto i 9,338 miliardi, con un rapporto di copertura calato da 1,47 a 1,44. La situazione politica italiana ha colto di sorpresa gli analisti finanziari che fino a ieri ipotizzavano un ritorno alle urne "non prima della primavera del 2020". Tra di loro c’è grande attenzione per i prossimi appuntamenti con l’indicazione del commissario europeo e la prossima manovra finanziaria. Ricco il calendario delle scadenze che vanno dal 27 settembre, con la presentazione in parlamento dell’aggiornamento del Def, alla presentazione della manovra a Bruxelles che dovrà a sua volta replicare entro il 30 novembre. C’è poi la questione dell’aumento dell’Iva che, secondo gli analisti, un "nuovo governo potrebbe non avere il tempo sufficiente di evitare". Sullo sfondo resta l’incertezza anche sull’esito di "eventuali elezioni anticipate e sui rapporti futuri con la commissione europea". E proprio qui si innestano i giudizi delle agenzie di rating che arriveranno a breve scadenza: il prossimo appuntamento dopo Fitch è quello con Moody’s il 6 settembre; il 25 ottobre sarà poi la volta di S&P. La Borsa di Milano, dopo il rimbalzo di giovedì, è tornata nuovamente a fare i conti con le vendite, in modo particolare sul comparto bancario. Piazza Affari è stato il peggior listino europeo in un clima già appesantito dalla sostanziale debolezza dovuta alle preoccupazioni legate alla guerra dei dazi e alle tensioni Usa-Cina. Giovedì il rafforzamento dello Yuan aveva dato una tregua ai mercati, lasciando ben sperare sulla ripresa dei negoziati a settembre. Poi è arrivata la tegola dalla Casa Bianca con Trump che sottolinea come "non siamo ancora pronti per un accordo". Timori anche per le notizie che arrivano dal Regno Unito, dove il premier Boris Johnson potrebbe indire le elezioni subito dopo la Brexit, in calendario a fine ottobre. A Piazza Affari le turbolenze delle ultime ore hanno influito sugli scambi, generalmente molto bassi nel periodo estivo, che hanno raggiunto quota 2,8 miliardi di euro, rispetto ad una media delle ultime sedute inferiore ai 2 miliardi. Che la giornata fosse pesante lo si è capito sin dall’apertura con l’indice Ftse Mib in calo dell’1,6% per poi peggiorare a -2%.





Salvini nuovamente contestato in Puglia, insulti e lancio di bottiglie d’acqua

Dopo Peschici, nuova pesante contestazione per il Vicepremier Salvini. Insulti e lancio di acqua nei confronti del ministro dell’Interno al suo arrivo a Policoro per il comizio in programma sulla spiaggia. "Razzista di m..." gli ha urlato un gruppetto di alcune decine di contestatori mentre altri hanno intonato ’Bella Ciao’. Una donna ha invece lanciato dell’acqua da una bottiglietta, raggiungendo il titolare del Viminale. 





Il Blog delle Stelle fa l’elenco dei possibili danni provocati dalla crisi di Governo innescata da Salvini

Il Blog delle Stelle fa l’elenco dei possibili danni provocati dalla crisi di Governo innescata da Salvini

 

 

Salvini ha fatto cadere il governo in pieno agosto. Dopo poche ore Autostrade, a cui il M5S stava per revocare la concessione, ha guadagnato milioni e milioni di euro in borsa.

E mentre i Benetton si arricchiscono, le famiglie italiane rischiano di pagare un caro prezzo.Dall’aumento dell’IVA allo stop del salario minimo, ecco una lista di ciò che hanno mandato in fumo e per cui dovete CITOFONARE LEGA:

– Aumento dell’IVA.
Il costo dei prodotti, a partire da quelli di prima necessità, aumenterà in maniera esponenziale. In questo modo ogni famiglia pagherà circa 1200 euro in più ogni anno. CITOFONARE LEGA

– Bloccata la riforma TAGLIA POLTRONE.
Stavamo per eliminare 345 poltrone con un risparmio per i cittadini italiani di 500milioni a legislatura. Avremmo anche avuto un parlamento più efficiente in grado di fare leggi con maggiore celerità. CITOFONARE LEGA

Bloccata la legge sul SALARIO MINIMO.
Tutti quei cittadini che si spaccano la schiena dalla mattina alla sera stavano per ricevere un aumento dello stipendio e invece continueranno a percepire salari da fame da 2-3 euro all’ora. CITOFONARE LEGA

– Bloccata la legge sull’ACQUA PUBBLICA.
In fumo la legge che avrebbe permesso ai cittadini di usufruire di un servizio migliore che avrebbe prodotto risparmi nella propria bolletta. Invece continueranno ad arricchirsi le multinazionali. CITOFONARE LEGA

– Non nascerà la COMMISSIONE D’INCHIESTA SULLE BANCHE.
Non verrà fatta luce sugli scandali delle banche che hanno causato danni, con enormi perdite di soldi, agli italiani. I cittadini continueranno ad essere le vittime del Sistema mentre le banche si arricchiranno. CITOFONARE LEGA

– Salta la revoca delle CONCESSIONI ad AUTOSTRADE.
I responsabili del crollo del Ponte Morandi, che ha causato la morte di 43 persone, continueranno a guadagnare fior di miliardi. Le concessioni rimarranno in mano ai Benetton e non pagheranno nemmeno un euro per questa tragedia. CITOFONARE LEGA

– Bloccata la RIFORMA DELLA GIUSTIZIA.
Stavamo per velocizzare i tempi dei processi che fino ad oggi hanno avuto una durata troppo lunga. Inoltre eravamo pronti a separare la carriera tra magistratura e politica. CITOFONARE LEGA

– Bloccata la legge sulla SANITÀ.
Continueremo a leggere sui giornali di scandali di corruzione e concorsi truccati nella sanità, con raccomandati che andranno avanti e faranno carriera. Dunque i cittadini italiani non saranno messi nelle condizioni di poter accedere a un servizio sanitario dignitoso. Inoltre ci saranno infermieri e medici, seri e preparati, che saranno costretti ad andare all’estero per trovare un posto di lavoro. CITOFONARE LEGA

Questo è solo un piccolo elenco di tutte le cose che la Lega ha bloccato e dei gravissimi danni che sta causando ai cittadini italiani. Governare non è un gioco, la Lega ha dimostrato di avere a cuore solo i propri interessi. Cinici e incoscienti!

 





Salvini vuole il voto su Conte prima di Ferragosto, occhio, però, alla mozione del Pd che pesa sulla sua testa

 

Mi aspetto che il parlamento si esprima il prima possibile, prima di ferragosto, non dopo ferragosto". Così Matteo Salvini spinge sull’acceleratore per la mozione di sfiducia a Conte in Senato rispondendo a chi gli chiede quando si voterà a Palazzo Madama. Ma il leder leghista deve anche tener conto delle dinamiche parlamentari, prima di quella contro Conte il Pd ne aveva presentata una contro di lui che potrebbe essere usata proprio in questa resa dei conti al veleno.  Ma il Capo del Carroccio attacca a testa bassa: "In vacanza i parlamentari ci possono andare dopo. A me interessa adesso la fissazione della data delle elezioni - aggiunge il ministro, a Policoro per la sua ’Estate Italiana’ -, mi interessa che gli italiani sappiano quando vanno a votare, per avere un nuovo Parlamento e un nuovo governo che duri cinque anni e faccia la manovra economica".





L’anatema di Beppe Grillo: “Altro che elezioni, salvare l’Italia dai nuovi barbari”

"Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il Paese". Beppe Grillo torna a dettare la linea dal blog. "Il mondo politico europeo ha un ’punto fisso rispetto alle stelle’: il MoVimento 5 Stelle è biodegradabile, e ci contano così tanto che non resta da fare altro: deluderli. Perché non sanno neppure cosa significhi biodegradabile. La vita scorre per cicli: prima eri uno che tentava di tenere duro con Salvini e adesso, solo perché lui è nel pieno del suo ciclo di vuoto intamarrimento tu devi morire?". Sono le parole scritte sul blog da Beppe Grillo in un post intitolato ’la coerenza dello scarafaggio’. "C’è Matteo Salvini che immagina il MoVimento come qualcosa che vive solo grazie a lui! Ma siamo diventati scemi?" rimarca. "Me ne stavo lì, in mezzo ad un cespuglio, a quasi cento metri dall’acqua fresca, assordato dalle cicale, come fossero il sentore di un nuovo pubblico. Cosa fate tutto il giorno? Con quel suono ritmico, ipnotico. Una vocina ripetitiva ha preso subito forma dal cicaleccio: ’sopravviviamo, sopravviviamo… sopravviviamo’. Io non vorrei che la gente abbia confuso la biodegradabilità con l’essere dei kamikaze. Noi ci muoviamo sinuosi nel mondo e i nostri nemici pregano che la coerenza, solo la nostra, sia una sorta di colonna vertebrale di cristallo: ’non vi preoccupate… sono talmente coerenti che si spezzano piuttosto che sopravvivere!’ Questo pensano, pure molti sprovveduti al nostro interno". "Le lavatrici buttate nei fiumi cosa sono nella loro essenza? Coerentemente in attesa di arruginirsi? Ed è così che pregano e sperano che sia il M5S. C’è Matteo Salvini che immagina il MoVimento come qualcosa che vive solo grazie a lui! Ma siamo diventati scemi? Lo so, non dovrei mettere troppi punti interrogativi perché qualcuno potrebbe anche rispondere, tipo: siamo diventati scemi? ’Siiiiiiiiiiiiiiii’".

"Ci siamo andati a infilare in un mondo cupo e perinificato: traditori! Belin ma se la Tav la vuole tutta Europa, tranne il M5S in Italia, cosa c’entra il tradimento. Hanno confuso - spiega Grillo - coerenza con rigidità, anche molti di noi fanno questa confusione ed allora scattano meccanismi incredibili! Ma è tutto così semplice in realtà. Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari, non si può lasciare il Paese in mano a della gente del genere solo perché crede che senza di loro non sopravviveremmo. Un complesso di Edipo in avvitamento che è soltanto un’illusione". "Ciò che è naturale - spiega il garante M5S - è biodegradabile, ma cerca anche di sopravvivere insieme alla sua specie, lasciamoci quindi alle spalle Psiconani, Ballerine e Ministri Propaganda a galleggiare come orridi conglomerati di plastica nei mari: per loro quella è vita, una gran vita, per noi soltanto sporcizia non biodegradabile. #ForzaCosta! Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il paese dal restyling in grigioverde dell’establishment, che lo sta avvolgendo! Come un serpente che cambia la pelle. E che l’estate ci illumini, in alto i cuori!".