Rapina in pieno centro a Roma, commessa reagisce e fa arrestare il bandito

 

 

Rapinain via del Corso, in pieno centro della Capitale. Vittima la commessa di una farmacia, spintonata e derubata dell’incasso giornaliero. La donna però non si è persa d’animo e, dopo la rapina, ha inseguito l’uomo, e con l’aiuto dei passanti e di una pattuglia della polizia è tornata in possesso dell’importo, circa 500 euro, che il ladro aveva rubato dalla cassa. M.C., gia’ sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di dimora, e’ stato arrestato per rapina.
Sempre ieri gli agenti della polizia di Stato del commissariato Trevi hanno arrestato due cittadini polacchi, entrambi di 27 anni, per furto aggravato in concorso. I due avevano commesso il furto presso un noto store in via del Tritone, rubando merce per un valore di 800 euro circa.




Smog, Campidoglio: stop a veicoli più inquinanti

Smog a Roma: il 3 gennaio 2020 stop alla circolazione per ciclomotori e motoveicoli Pre-Euro 1 ed Euro 1 e ad autoveicoli a benzina Euro 2.

Lo ha comunicato il Campidoglio spiegando che “nella giornata del 3 gennaio 2020, dalle 7.30 alle 20.30, oltre ai divieti previsti dalla Dcs (Deliberazione del Commissario straordinario numero 4 del 2015 scatterà il divieto della circolazione veicolare privata nella Ztl Fascia Verde del Piano generale del traffico urbano per ciclomotori e motoveicoli Pre-Euro 1 ed Euro 1 a due, tre e quattro ruote dotati di motore a 2 e 4 tempi e per autoveicoli a benzina Euro 2. Ne saranno escluse alcune categorie di veicoli (contrassegno invalidi, polizia e sicurezza, emergenza e soccorso ecc.)”.





Roma, inizio lavori Aurelia: dall’8 gennaio chiusure e deviazioni

 

 “Chiusure e deviazioni del traffico dalla mezzanotte dell’8 gennaio al 31 gennaio, salvo proroga per le condizioni meteo, per i lavori di riqualificazione di via Aurelia, nel tratto dal km 8+900 all’8+300 in entrata dal Grande raccordo anulare direzione Roma centro, altezza Stazione Aurelia. Un senso di marcia sarà chiuso, mentre il tratto di via Aurelia in uscita verso il Gra diventerà a doppio senso per l’intera durata dei lavori”: lo rende noto il Campidoglio, spiegando che “oltre alle operazioni di rifacimento dell’asfalto, saranno tagliate e piantumate nuove essenze arboree, attività concordate con la Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio e con il Servizio giardini di Roma Capitale”.

Sono comunque previste – sottolinea il Campidoglio – comunicazioni e pannelli informativi da parte dell’Anas, anche sul Grande raccordo anulare, e da Roma Servizi per la Mobilità: e “la ditta che eseguirà i lavori sta provvedendo alla realizzazione della segnaletica provvisoria, con la presenza di addetti nei pressi del cantiere per le indicazioni agli automobilisti”.





Roma, blitz antidroga CC a Centocelle, Alessandrino e Torre Maura

I Carabinieri della Compagnia Roma Casilina, in Roma e Montecompatri (RM), hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 6 indagati (2 in carcere e 3 agli arresti domiciliari e 1 sottoposto all’obbligo di presentazione alla P.G. ), ritenuti responsabili, a vario titolo in concorso tra loro, di spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il provvedimento trae origine dall’indagine condotta – da marzo 2017 a febbraio 2018 – dal Nucleo Operativo della Compagnia, a seguito di arresti nella flagranza del reato di alcuni indagati nel quartiere Centocelle, soprattutto per spaccio di cocaina, verificando successivamente come l’epicentro dell’illecita attività si fosse progressivamente spostato nei quartieri Alessandrino e Torre Maura.





Incidente di Corso Francia, Giulia Bongiorno al lavoro con i periti

 

 

Giulia Bongiorno, avvocato dei genitori di Gaia Von Freymann, la sedicenne morta insieme a Camilla Romagnoli prima di Natale in corso Francia, a Roma, dal Suv guidato dal 20enne Pietro Genovese, sta lavorando con dei tecnici per ricostruire la dinamica dell’incidente, tendo conto di una serie di elementi fino ad oggi sconosciuti. È quanto apprende LaPresse da fonti della difesa. Dalle prime indiscrezioni relative a tale perizia, ci sarebbero elementi che anticipano il punto di impatto dell’incidente.





Il commerciante assassinato a Foggia era stato vittima di estorsione

Roberto D’Angelo, l’uomo ucciso nella serata di giovedì in piano centro a a Foggia in un agguato, nel 2016 fu vittima di un pestaggio da parte di quattro malviventi che cercavano di estorcere 80mila euro a suo nipote, titolare di un autoparco e anche il padre fu vittima della stessa sorte. L’episodio, secondo gli investigatori, non è collegato all’omicidio. D’Angelo si trovava per caso nell’autoparco quando i malviventi arrivarono e spararono anche alcuni colpi di pistola, uccidendo il cane da guardia del nipote di D’Angelo. "Al momento non escludiamo alcuna ipotesi investigativa", spiega il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro. "Stiamo conducendo accertamenti tecnici - aggiunge - come acquisizione dei tabulati telefonici e dei filmati delle telecamere di sicurezza". Roberto D’Angelo, che si occupava della compravendita di auto, è ritenuto dagli inquirenti estraneo a contesti mafiosi locali, e i suoi precedenti per truffe e reati contro il patrimonio risalgono a molto tempo fa.  Nel 1974 suo padre fu ucciso nelle vicinanze dello stadio comunale.




Brexit, Giansanti: Troppo poco il tempo per negoziare un accordo di libero scambio

Per l’Organizzazione degli imprenditori agricoli resta il rischio delle frontiere tra Ue e Regno Unito per l’agroalimentare made in Italy.
 

L’esito, peraltro scontato, delle votazioni alla Camera dei Comuni sull’accordo di recesso del Regno Unito dalla UE rilancia le preoccupazioni di Confagricoltura sul futuro delle relazioni commerciali bilaterali e sulla tutela del “Made in Italy agroalimentare”.

Il testo votato blocca per legge la proroga del periodo transitorio dopo la Brexit, il 31 gennaio prossimo. Il periodo transitorio scadrà alla fine dell’anno venturo.
“E’ troppo breve il tempo a disposizione per negoziare un accordo commerciale ampio e approfondito”, commenta il presidente Massimiliano Giansanti. A questo riguardo, Confagricoltura ricorda, ad esempio, che l’intesa raggiunta dalla Ue con il Canada ha richiesto sette anni di trattative. Il negoziato più breve, quello con la Corea del Sud, è durato oltre due anni.
“Senza un accordo alla fine del periodo transitorio – prosegue il presidente di Confagricoltura - ci troveremmo alla fine dell’anno venturo nella situazione peggiore che finora è stata evitata, con il ritorno delle frontiere tra UE e Regno Unito e il ripristino di dazi e controlli sulle merci. In pratica una ‘hard Brexit’ a scoppio ritardato. E’ un rischio concreto, denunciato nei giorni scorsi in prima persona dalla presidente della Commissione europea”.

Non c’è solo il problema dei dazi e dei controlli. Nell’accordo, infatti, devono essere regolate anche una serie di questioni che sono fondamentali per il consolidamento dell’attuale livello degli scambi commerciali. A partire dal riconoscimento delle indicazioni geografiche protette che, senza intesa, non sarebbe più garantito sul mercato britannico. A tutto vantaggio delle imitazioni e delle contraffazioni delle nostre specialità.
“E’ un aspetto – sottolinea Giansanti – da inquadrare già nel mandato negoziale che va assegnato alla Commissione Ue all’inizio dell’anno venturo. Chiediamo, al riguardo, una forte iniziativa da parte del nostro governo”.
Confagricoltura segnala che anche l’associazione degli agricoltori del Regno Unito (NFU) sollecita il raggiungimento di un accordo di libero scambio con l’Unione europea. C’è il timore che il governo di Londra possa aprire la strada alle importazioni da Paesi terzi dove vigono sistemi produttivi meno rigorosi in termini di sicurezza alimentare, tutela dei lavoratori, protezione delle risorse naturali.

Confagricoltura ricorda che il Regno Unito è importatore netto di prodotti agroalimentari. Gli acquisti dagli Stati membri della UE ammontano a circa 40 miliardi di euro l’anno.

L’export italiano di settore ha raggiunto i 3,4 miliardi di euro nel 2018, di cui il 30% assicurato da prodotti a indicazione geografica protetta.

Il Regno Unito è il quarto mercato di sbocco per le produzioni agroalimentari italiane, dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Vino e mosti e prodotti ortofrutticoli incidono per il 45% sul totale delle esportazioni destinate al mercato britannico.





USA-Cina, Confagricoltura: Vigilare sulle dinamiche dei flussi commerciali delle commodities, soia in particolare, che cambiano con il nuovo accordo

“Dovremo esaminare con grande attenzione i contenuti del nuovo accordo tra Stati Uniti e Cina. Dalle anticipazioni che sono state diffuse, l’intesa potrebbe alterare i flussi e le dinamiche del mercato delle commodities agroalimentari a livello mondiale”. Lo ha dichiarato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, a proposito dell’annuncio della Casa Bianca relativo alla firma, il 15 gennaio, della cosiddetta “fase uno” dell’accordo tra Stati Uniti e Cina.
Da parte statunitense è stato indicato che le autorità di Pechino hanno assunto l’impegno a far salire almeno fino a 40 miliardi di dollari in due anni le importazioni di prodotti agroalimentari dagli Usa. “In pratica, le importazioni della Cina dovrebbero raddoppiare in valore rispetto ai livelli in essere fino all’avvio del contenzioso commerciale - ha sottolineato Giansanti - L’aumento andrebbe a scapito degli altri principali fornitori del mercato cinese: Unione europea, Australia, Argentina e Nuova Zelanda. Da parte nostra, invitiamo la Commissione Ue a valutare se la nuova intesa tra Stati Uniti e Cina rispetta in pieno le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) in materia di libera concorrenza”.
Confagricoltura ricorda, in particolare, le recenti vicende che hanno caratterizzato il commercio internazionale della soia.
A seguito del crollo delle esportazioni verso la Cina, gli Stati Uniti sono diventati il primo fornitore di soia del mercato europeo con un’incidenza di oltre il 70% sul totale delle importazioni. La percentuale risulta più che raddoppiata rispetto alla situazione in essere alla metà del 2018.
“Questa situazione è destinata a cambiare – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura – a seguito della nuova intesa tra Stati Uniti e Cina e la prevedibile ripresa delle esportazioni di soia statunitense verso il mercato cinese. Fino all’avvio del contenzioso commerciale, il 60% delle esportazioni complessive di soia degli Usa era destinato alla Cina”.
“Dovremo verificare con attenzione gli effetti sui prezzi della rotazione dei flussi commerciali, che sembra prossima. Inoltre, a livello europeo, occorre varare un piano straordinario per l’aumento della produzione di cereali e proteine vegetali, al fine di ridurre la dipendenza dalle importazioni dai Paesi terzi”.
Confagricoltura segnala, infine, che le importazioni cinesi di soia prodotta negli Usa sono già in ripresa. Lo scorso mese di novembre, stando ai dati del ministero dell’agricoltura di Pechino, gli acquisti sono ammontati a 2,6 milioni di tonnellate: il quantitativo mensile più elevato dall’inizio del 2018.





Dipendenti Amazon a rischio licenziamento per denunce su clima

 

Un gruppo di dipendenti del colosso Amazon ha denunciato che la compagnia ha minacciato di licenziarli per aver fatto dichiarazioni ambientaliste e aver chiesto al gigante dell’e-commerce di fare di più per contrastare i cambiamenti climatici.

Amazon Employees for Climate Justice, questo il nome del gruppo, ha dichiarato che ad alcuni dipendenti è stato detto che tali dichiarazioni violano le politiche della società. Amazon ha replicato che la sua politica sulle dichiarazioni pubbliche dei dipendenti è nota e si applica a tutti i lavoratori.

In un post su Twitter il gruppo ambientalista ha scritto che alcuni dipendenti sono stati contattati dai legali e delle risorse umane di Amazon per chiarimenti e domande sulle loro dichiarazioni.

“Successivamente alcuni lavoratori hanno ricevuto delle email in cui si minacciava l’interruzione del rapporto di lavoro se avessero continuato a parlare degli affari di Amazon”.

Il colosso dell’e-commerce ha dichiarato a Bbc di aver “recentemente aggiornato la politica per rendere più facile e veloce l’autorizzazione per i dipendenti per partecipare ad attività esterne, come interviste o dichiarazioni o l’impiego del logo della compagnia. Come per ogni policy aziendale, gli impiegati possono ricevere una notifica da parte delle Risorse umane se delle regole non vengono rispettate”.

Amazon Employees for Climate Justice ha chiesto a Amazon di raggiungere l’obiettivo emissioni zero entro il 2030, di limitare i contratti con le compagnie petrolifere e di combustibili e di non finanziare politici e lobbysti che negano i cambiamenti climatici.

A maggio migliaia di dipendenti aveva usato la riunione annuale degli azionisti per chiedere al direttore esecutivo Jeff Bezos di stabilire una road map per il cambiamento climatico in relazione alle attività aziendali.

 





Il 2021 Anno Internazionale dell’Onu della Frutta e della Verdura

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito un nuovo anno internazionale e giornate dedicate all’alimentazione e all’agricoltura. Sono state, infatti, adottate risoluzioni che designano il 2021 come Anno Internazionale della Frutta e della Verdura, il 21 maggio come Giornata Internazionale del Tè e il 29 settembre come Giornata Internazionale di Consapevolezza sulle Perdite e gli Sprechi Alimentari, a seguito delle richieste avanzate dalla Conferenza della Fao. 

"Senza un’alimentazione sana, non possiamo sperare di porre fine alla malnutrizione - e non sconfiggeremo la fame se non arginiamo le perdite alimentari. Sottolineando il valore della frutta e della verdura, e i danni causati dalle perdite e dagli sprechi, l’Onu ha compiuto un passo decisivo per promuovere sistemi alimentari più equi, più verdi ed efficienti", ha affermato Maria Helena Semedo, Vicedirettore Generale della Fao per il clima e le risorse naturali. "Onorare il tè è un doveroso tributo alle legioni di piccoli agricoltori che aiutano a produrre la bevanda preferita nel mondo, dopo l’acqua stessa". 

Altre risoluzioni, adottate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sono state incentrate sui progressi e sulle sfide legate all’agricoltura, alla sicurezza alimentare e alla nutrizione, allo sviluppo sostenibile della montagna, al ruolo della tecnologia agricola, all’importanza delle fibre naturali per i mezzi di sussistenza e l’ambiente, e sulla necessità di sconfiggere la povertà rurale. 

FRUTTA E VERDURA - Il Cile è stato un fautore, avendo dedicato un anno alla promozione della frutta e della verdura, che hanno qualità nutrizionali ben note e contribuiscono inoltre alla prevenzione delle malattie non trasmissibili (MNT). FAO e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomandano che gli adulti consumino ogni giorno almeno 400 grammi di frutta e verdura per prevenire le malattie croniche non trasmissibili (MCNT), comprese le carenze di micronutrienti, il cancro, il diabete e l’obesità, nonché contrastare le carenze di micronutrienti. La promozione dei prodotti freschi si adatta bene anche all’obiettivo di rafforzare il ruolo dei piccoli agricoltori e delle famiglie contadine, favorendo inoltre opzioni di mercato più ampie per milioni di famiglie rurali. Va inoltre menzionata la parità di genere, in quanto le donne svolgono spesso un ruolo di primo piano per le loro famiglie sia nella produzione che nel consumo di frutta e verdura.  

IL TE’ - La Giornata Internazionale del Tè viene celebrata in alcuni paesi - in particolare nell’Asia meridionale e in Tanzania - dove il tè è da tempo una materia prima e una bevanda importante. L’India ha proposto che la Fao appoggiasse un maggiore riconoscimento, il che ha ottenuto un ampio consenso. La risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata presentata dal Gruppo dei 77 e dalla Cina. L’osservanza è intesa a riconoscere e promuovere il contributo della pianta alla salute umana, alla socializzazione, allo sviluppo rurale e ai mezzi di sussistenza sostenibili. Il tè è una delle principali coltivazioni ad alto reddito per milioni di famiglie nei paesi in via di sviluppo e, in quanto settore a largo impiego di manodopera, compresa la lavorazione, consente la creazione di posti di lavoro in aree remote ed economicamente svantaggiate. La Giornata Internazionale del Tè è più che opportuna, dato il suo status di bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua. 

PERDITE E SPRECHI ALIMENTARI - Andorra e San Marino hanno avuto un ruolo chiave nel proporre la Giornata Internazionale di Consapevolezza sulle Perdite e gli Sprechi Alimentari. La giornata offre l’opportunità di attirare l’attenzione sulla necessità di ridurre le perdite e gli sprechi alimentari per contribuire allo sviluppo sostenibile. Come analizzato attentamente dalla Fao ne "Lo Stato dell’Alimentazione e dell’Agricoltura 2019", le perdite e gli sprechi alimentari producono notevoli emissioni che aggravano la sfida del cambiamento climatico e le conseguenze sulla sicurezza alimentare. Si stima che il 14% del cibo nel mondo vada perso dal momento del raccolto alla vendita al dettaglio, e probabilmente se ne spreca molto di più in un secondo momento.





Saldi 2020: vendite al via. Confesercenti-SWG: acquisti per 4 italiani su 10, budget medio 168 euro a persona

 

L’indagine con SWG: negozi reali scelti 8 volte su 10 dai consumatori, solo il 17% cerca l’affare sul web. Scarpe, maglieria e capispalla i più desiderati. Vendite di fine stagione piacciono più del Black Friday, ma si sente l’effetto del meteo e della bulimia di promozioni. 

L’anno nuovo parte con lo sconto. Partiti in tutta Italia i saldi invernali 2019, primo grande appuntamento commerciale del 2020. Valle d’Aosta, Basilicata e Sicilia saranno le prime regioni a partire giovedì 2, mentre nel resto d’Italia le vendite di fine stagione si apriranno sabato 4. Oltre 4 italiani su dieci (il 41%) hanno già programmato di approfittare dei saldi per acquistare uno o più prodotti, per un budget medio previsto di 168 euro a persona. È quanto emerge dall’indagine previsionale sui saldi condotta da SWG per Confesercenti su un campione di 1.200 consumatori.

I consumatoriL’interesse da parte delle famiglie rimane elevata: i saldi invernali si confermano l’evento commerciale più atteso dell’anno, con una percentuale di consumatori decisi ad acquistare superiore di 8 punti a quella dell’ultimo Black Friday. I saldi sono attesi soprattutto nelle regioni del Sud, dove il 46% degli intervistati annuncia di avere intenzione di avvalersi degli sconti di fine stagione per rinnovare il guardaroba. La percentuale si riduce al 41% nelle regioni del Centro e al 38% in quelle del Nord

Complessivamente, si registra una lieve riduzione dell’appeal rispetto ai saldi invernali del 2019, che hanno visto la partecipazione del 48% degli italiani. Aumenta invece dal 37 al 41% la quota di consumatori che deciderà se acquistare sul momento, in base alle offerte. Sul risultato pesa, in primo luogo, un meteo invernale più mite del solito in molte aree di Italia. Ma anche la concorrenza all’evento saldi da parte della bulimia di promozioni prenatalizie e natalizie cui sono stati sottoposti i consumatori, a partire proprio da un Black Friday particolarmente ‘ravvicinato’, a meno di un mese dal Natale. SpesaLa media di 168 euro nasconde una spesa media fortemente polarizzata: il 43% acquisterà per meno di 100 euro, mentre il 47% spenderà tra il 100 ed i 300. Solo il 6% ha previsto una spesa tra i 300 ed i 500 euro, mentre il 4% più di 500 euro.Dove si compra. Nonostante la crescente concorrenza del web, i saldi rimangono un evento legato soprattutto ai negozi fisici, scelti dai consumatori 8 volte su 10: il 33% degli acquisti dei saldi avverrà infatti in una grande catena o presso negozi brandizzati, seguiti da vicino dai negozi indipendenti, cui si rivolgeranno il 28% dei clienti. Il 22% sceglierà infine un outlet, mentre solo il 17%, invece, cercherà l’affare scontato sul web. Cosa si compraQuest’anno, in cima ai desideri degli italiani ci sono le scarpe: è la spesa prevista dal 47% di chi ha già deciso di comprare. Seguono prodotti di maglieria (45%), capispalla (27%), capi di camiceria (26%), magliette e intimo (entrambi al 22%). Ma c’è anche un 15% in cerca di borse ed un 12% di altri accessori, dalle sciarpe alle cinture.





Teatro alla Scala, proclamato lo stato di agitazione

 

Indetto dalla Slc Cgil del Teatro alla Scala di Milano lo stato di agitazione del personaleA motivare la protesta, la mancata proroga dei contratti a tempo determinato dei lavoratori serali intermittenti e degli operai di palcoscenico sino alla fine della stagione 2020. “Una scelta incomprensibile”, denuncia il sindacato, evidenziando che “per mancanza di lavoratori sono in pericolo tutte le attività dell’intero palcoscenico, trasporto e laboratorio”. Da qui la proclamazione della protesta “di tutti i reparti del Teatro” e il pre-annuncio di uno sciopero.





Almaviva, torna l’incubo licenziamenti a Palermo

 

Risolto (forse) un problema, immediatamente se ne apre un altro. E tra i 2.800 dipendenti di Almaviva a Palermo torna fortissima la preoccupazione. Mentre ancora si discute con Tim e Wind-Tre in sede ministeriale per trovare soluzioni a salvaguardia dei posti di lavoro, e per mercoledì 8 gennaio è fissato un nuovo appuntamento a Roma, a fine dicembre Sky ha rivelato la riduzione del 36 per cento dei volumi della commessa nel primo trimestre 2020 (rispetto alla media dei primi tre mesi del 2019). Una “nuova e ulteriore criticità che si somma alla già complessa situazione del sito di Palermo”, spiega la società di call center, annunciando per gennaio l’utilizzo dell’ammortizzatore massimo e il ricorso allo smaltimento degli istituti” (come ferie o permessi), e per febbraio nuovi esuberi per circa 120-130 lavoratori.

“Nulla di nuovo: questo lavoro è così, saremo sempre in balia di un committente che a un certo punto decide di tagliare i volumi di traffico”, commenta il segretario generale della Slc Cgil palermitana Maurizio Rosso. Per l’esponente sindacale “se non si mettono a fuoco, come base, tre-quattro regole fondamentali, non cambierà mai nulla e questo settore sarà sempre precario, vivrà sempre nel terrore. Questa è solo l’ultima tegola”. Rosso evidenzia la necessità di “far rispettare le tariffe contrattuali, che sono fondamentali” e di una severa “lotta alle delocalizzazioni: c’è un enorme traffico fuori dalla comunità europea”. Per il segretario Slc “questo potrebbe diventare il settore principe dei servizi, con livelli occupazionali destinati a crescere. Ma senza stabilire delle regole non si potrà mai cambiare nulla, così questo settore non ha dove andare”.

La riunione al ministero del Lavoro dell’8 gennaio, dunque, si appesantisce inevitabilmente di nuovi contenuti. Era stata fissata (dopo gli incontri del 25 settembre, 6 novembre e 9 dicembre) per affrontare la difficile situazione della sede palermitana. Attualmente sono 2.552 i lavoratori che usufruiscono fino al 31 marzo prossimo della cassa integrazione in deroga al 35 per cento: un accordo che per ora ha scongiurato i 1.600 esuberi annunciati (su 2.800 lavoratori complessivi) dal gigante dei call center, causati dal drastico taglio dei volumi, oltre il 50 per cento, da parte dei principali committenti Tim e Wind-Tre. Nell’ultima riunione romana Tim si è detta disponibile a riportare alcune commesse in Italia, mentre Wind-Tre vorrebbe vincolare il possibile ritorno in Italia dei volumi dall’estero con un progetto di defiscalizzazione delle chiamate che rientrano e con il pagamento del servizio clienti per alcune tipologie di chiamate: Almaviva ha confermato l’intenzione di continuare le verifiche sulla sostenibilità economica per individuare una soluzione positiva dell’operazione assieme alle due compagnie telefoniche.

“Il costo del lavoro di un call center non può essere inferiore a 0,55 centesimi al minuto, invece ancora si fanno appalti a 0,36 centesimi al minuto, così non si possono pagare nemmeno i lavoratori”, riprende il segretario generale della Slc Cgil palermitana Maurizio Rosso: “Se il governo non fa rispettare questo limite, non c’è speranza. Sono anni che diciamo queste cose, ma da parte delle istituzioni non c’è alcun impegno”. Per l’esponente sindacale “bisognerebbe anche creare un fondo strutturato dedicato al settore, in modo da poterci difendere, da poter creare i presupposti per una sua trasformazione. In questo comparto lavorano quasi 100 mila persone, oggi il rischio è che scompaia del tutto”. La soluzione, conclude Rosso, è che “il governo imponga a questi colossi di rispettare contratti e tariffe, facendo nello stesso tempo una lotta feroce alle delocalizzazioni”.

Tornando a Sky, la decisione della pay tv è stata comunicata giovedì 19 dicembre, con la nota di pianificazione per i primi tre mesi del 2020. “Con nostro totale stupore abbiamo appreso di un taglio di volumi a noi assegnati pari al -36 per cento medio nel primo trimestre 2020 rispetto alla media dell’ultimo trimestre del 2019”, spiega un comunicato di Almaviva: “Con questo scenario di volumi dovremo utilizzare su gennaio l’ammortizzatore massimo come da accordo sindacale in corso e fare ricorso allo smaltimento istituti. Dal mese di febbraio, avendo un delta negativo di volumi ancora maggiore, avremo esuberi in aggiunta all’ammortizzatore massimo per oltre il 25 per cento sulla commessa Sky”. Il contratto con la piattaforma televisiva scadrà nel prossimo giugno, mentre il previsto taglio del 60 per cento “aumenterà l’insostenibilità economica della commessa”.

tratto da rassegna.it





La grande fuga dal M5S, lasciano per il misto due deputati

I deputati di M5S Nunzio Anagiola e Gianluca Rospi hanno lasciato, aderendo per ora al Gruppo Misto,  il M5S attaccando duramente i vertici del MoVimento. "Ho deciso, con grande rammarico - scrive il deputato pugliese Nunzio Angiola di abbandonare il M5S. Il mio dissenso non deriva da un mio personale cambiamento di opinioni, ma dalla presa d’atto che, chi più chi meno, i vertici del Movimento hanno preferito trincerarsi in una chiusura pregiudiziale nelle proprie granitiche convinzioni. La mia odierna decisione non è da porsi in connessione con quella di altri colleghi parlamentari, come Lorenzo Fioramonti. Come avevo ripetutamente preannunciato, per una serie di meditate e rilevanti ragioni ho dato il mio voto di fiducia al Governo di Giuseppe Conte, ma non ho votato la Legge di Bilancio. Ho manifestato vivo disappunto per la compressione delle prerogative parlamentari e per l’approvazione di provvedimenti che, nella mia qualità di professore ordinario nell’Università, non potevo assolutamente accettare", spiega. Poi attacca: "Ho più volte denunciato scarsa collegialità e scarsa attenzione ai singoli parlamentari, sia come persone sia come professionisti, con tutte le conseguenze che ciò può comportare in termini di "visibilità" dei territori nelle scelte legislative e di Governo". "Vorrei, infine, rassicurare i cittadini e i sindaci del mio Collegio elettorale. Il mio impegno per il Paese, il territorio murgiano e per l’Università non si ferma qui, e non si fermerà mai. Continuerà – in modo più determinato e incisivo – come parlamentare della Repubblica Italiana, nel Gruppo Misto", conclude.

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Rospi: "In queste festività ho riflettuto tanto e, per svariate ragioni, in primis il non condividere la Manovra di Bilancio approvata di recente e la mancanza di collegialità nelle decisioni all’interno del gruppo, ho maturato l’idea di lasciare, con grande rammarico, il MoVimento 5 Stelle. Manovra di Bilancio a parte, non è più tollerabile una gestione verticistica e oligarchica del Gruppo parlamentare con il risultato che ristrette minoranze decidono per la maggioranza; il M5S non vuole più dialogare, con la base che si limita a veicolare le scelte prese dall’alto senza più essere portatrice di proposte", continua Rospi. "Non è un cambio di opinione ma la semplice presa d’atto di una chiusura del MoVimento nei miei confronti. Lasciatemi dire anche che oggi ho l’impressione che nel Nostro Paese ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente; un atteggiamento in grado di sgretolare uno dei pilastri del nostro stare insieme e del nostro modo di guardare al futuro. È come se si pretendesse di avere diritto a un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare, costruendolo insieme e da protagonisti, convinti che i legami che hanno senso, riprendendo le parole di Silvia Vegetti Finzi, non limitano l’io ma gli danno forza e significato" attacca. "Con questo spirito sono entrato in Parlamento il 4 marzo del 2018, rinunciando ad altri prestigiosi traguardi conquistati negli anni passati. Ed ancora più determinato di prima mi preme rassicurare i cittadini, i Vescovi e i sindaci del mio Collegio ai quali dico che continuerò nell’impegno preso come parlamentare della Repubblica Italiana, questa volta però dal Gruppo Misto", conclude. 





Appello Ambasciata Usa in Iraq ad americani: partite subito

 

Appello Ambasciata Usa in Iraq ad americani: partite subito

 L’ambasciata Usa a Baghdad ha sollecitato tutti i cittadini americani in Iraq a “lasciare immediatamente” il Paese.

La decisione dopo il raid americano lanciato ieri su decisione del presidente Donald Trump contro un convoglio all’aeroporto della capitale irachena su cui viaggiava il potente generela iraniano Qassem Soleimani, che è rimasto ucciso. Teheran ha minacciato vendetta per la morte del capo del corpo d’elite delle Guardie della Rivoluzione.





Promessa di vendetta dall’Iran. Gli Usa alzano gli scudi

 

La guida suprema iraniana Alì Khamenei ha annunciato una terribile “vendetta” contro gli Stati Uniti per la morte del potente generale Qassem Soleimani, ucciso in un raid all’aeroporto di Baghdad.

L’ayatollah Khamenei ha decretato tre giorni di lutto nazionale. “Il martirio è la ricompensa per il suo instancabile lavoro di tutti questi anni…A Dio piacendo, la sua opera e il suo cammino non si fermeranno qui e una vendetta implacabile attende i criminali che si sono sporcati le mani con il suo sangue e con quello degli altri martiri”, ha dichiarato su Twitter in farsi Khamenei.

Il Pentagono ha confermato che l’ordine di uccidere è arrivato “direttamente dal presidente” Donald Trump che ha postato poco dopo la notizia del raid una bandiera americana sul suo account Twitter.

Soleimani, capo delle forze d’elite delle Guardie della Rivoluzione, si trovava in auto all’aeroporto di Baghdad quando è stato colpito e ucciso. Secondo gli Stati Uniti Soleimani stava organizzando nuovi attacchi contro Washington.

E’ evidente che di fronte alla reazione iraniana, gli Usa abbiano alzato gli scudi della difesa in tutti i loro obiettivi sensibili.





Venti di guerra in Iraq tra Usa e Iran, ucciso dagli americani il capo dei Guardiani della Rivoluzione

 

C’è anche il generale iraniano Qassem Suleimani, potente capo delle forze speciali al Quds dei Guardiani della Rivoluzione, tra le vittime dell’attacco con razzi di questa sera all’aeroporto internazionale di Baghdad, in Iraq. Lo ha riferito la televisione di Stato irachena, pochi minuti prima dell’annuncio da Washington di un raid americano sulla capitale irachena contro interessi dell’Iran.

Secondo fonti della Sanità e della sicurezza irachena, nell’esplosione sarebbero morte almeno otto persone. Numerose altre sono invece rimaste ferite.

Almeno tre razzi Katyusha sono esplosi questa sera all’interno del perimetro dell’aeroporto internazionale di Baghdad, in Iraq. Almeno uno dei razzi è esploso in un’area cargo dello scalo, non lontano da strutture utilizzate dall’esercito iracheno e dalla coalizione internazionale. Due automobili sarebbero andate in fiamme.

Le forze sciite di mobilitazione popolare, da parte loro, hanno fatto sapere che cinque loro membri sono morti nelle esplosioni, assieme a “due ospiti”. Tra le vittime, in particolare, ci sarebbero il responsabile delle pubbliche relazioni del gruppo, Mohammed Jabiri, e il numero due della milizia, Abu Mehdi al-Mouhandis.

Secondo una prima ricostruzione non confermata, dopo l’esplosione dei razzi, si sarebbe levato in volo un elicottero statunitense che avrebbe aperto il fuoco contro due automobili. Su una di queste viaggiava uno degli esponenti di alto rango delle milizie sciite paramilitari filo-iraniane, rimasto ucciso.

Le Forze di mobilitazione popolare hanno subito accusato gli Stati Uniti e Israele di avere ucciso il generale iraniano Qassem Suleimani. “Il nemico americano e israeliano è responsabile dell’uccisione dei mujaheddin Abu Mahdi al-Muhandis e Qassem Suleimani”, ha dichiarato Ahmed al-Assadi, portavoce del gruppo sostenuto dall’Iran.





Parigi, aggressione in un parco a colpi di coltello. Sospetto terrorismo, c’è una vittima e due feriti. Eliminato l’aggressore

E’ morta una delle persone aggredite a colpi di coltello a Villejuif, vicino Parigi e altre due sono rimaste ferite, ma non sono in pericolo di vita. Lo riferisce la polizia. Alcuni testimoni hanno riferito alla radio Rtl che l’aggressore indossava una djellaba, abito tradizionale del nord Africa, e che mentre colpiva avrebbe gridato ’Allah Akbar’. L’aggressore ha tentato la fuga ma la polizia gli ha sparato ed è morto.  Nei minuti successivi è stata rocostruita una prima dinamica di quanto accaduto. L’uomo camminava a piedi scalzi nel parco. Ha colpito una prima persona. Ha detto: “Sono stato in ospedale, ho problemi piscologici” e poi ha tentato di uccidere. La prima vittima è stata leggermente ferita. L’uomo ha proseguito e ha cercato di uccidere una donna. Ma l’ha ferita solo di striscio perché il marito si è frapposto tra l’accoltellatore e la moglie. Un gesto che gli è costato la vita. Poi l’accoltellatore si è diretto verso un vicino centro commerciale e lì è stato ucciso dagli agenti della polizia francese.L’aggressione è avvenuta alle 14 nei pressi del parco delle Hauts-Bruyères. Artificieri al lavoro per verificare se l’uomo ucciso avesse anche degli esplosivi. Intanto è stata chiusa al traffico l’autostrada che passa nei pressi del parco.