In migliaia ai funerali del generale iraniano Soleimani

 

Enorme folla a Baghdad per i funerali del generale iraniano Qassem Soleimani e del comandante delle milizie sciite irachene Abu Mahdi al-Muhandis, ucciso in un raid all’aeroporto della capitale irachena. Dalle prime ore del mattino migliaia di persone sono scese in piazza agitando bandiere irachene e delle milizie sciite, al grido di “morte all’ America”. Il corteo, a cui partecipa anche il premier iracheno Adel Abdul-Mahdi, si snoda tra le strade di Baghdad e i partecipanti recano ritratti di Soleimani e del leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei. Il corpo di Soleimani stasera tornerà in Iran dove lo attendono tre giorni di cerimonie prima della sepolture a martedì nella sua città di Kerman. Sulla morte del generale iraniano anche le parole di Trump, che ha ordinato la sua morte: “Abbiamo agito per fermare una guerra, non per iniziarla”. Il generale Soleimani “stava progettando attacchi imminenti contro diplomatici e militari americani”, ha ribadito Trump, aggiungendo: “Ma l’abbiamo colto in flagrante e lo abbiamo eliminato”. Immediata e senza nessun passo indietro, la replica dall’Iran alle parole del Presidente americano: L’Iran ha promesso una “dura vendetta” per l’uccisione a opera degli Usa a Baghdad di Qassem Soleimani il generale a capo della forza al Quds artefice del rafforzamento dell’influenza militare di Teheran in Medio Oriente. Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, presieduto dall’ayatollah Ali Khamenei, ha promesso una “dura vendetta” “al momento e nel luogo opportuni” per l’uccisione, bollata come “il più grande errore strategico degli Stati Uniti nell’Asia occidentale”. Soleimani, 62 anni, era considerato il secondo uomo più potente dell’Iran, dopo Khamenei. L’attacco notturno, autorizzato dal presidente Donald Trump, è una svolta drammatica nella “guerra ombra” combattuta in Medio Oriente tra l’Iran e gli Usa e suoi alleati, soprattutto Arabia Saudita e Israele. Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha detto che il raid mirava a fermare “un attacco imminente” che avrebbe messo a rischio le vite di americani nel Medio Oriente. Ma i democratici all’opposizione dicono che il presidente repubblicano ha aumentato i rischi di violenze in una regione già pericolosa. Pompeo, intervistato da Fox News e CNN, non ha voluto discutere i dettagli della presunta minaccia, ma ha detto che è stata “una valutazione basata sull’intelligence” a far propendere il presidente per l’attacco a Soleimani. In un tweet, Trump ha detto che Soleimani ha “ucciso o ferito gravemente migliaia di americani in un lungo periodo di tempo, e complottava per ucciderne molti altri”.





Di Maio sulla crisi mediorientale: “Nostra priorità è combattere l’Isis”

“Negli ultimi giorni come Italia abbiamo lanciato un forte appello al dialogo e alla responsabilita’, invitando a mantenere aperti i canali con tutti gli interlocutori, evitando atti che possano avere gravi conseguenze. Ma se vogliamo essere davvero incisivi, l’Unione Europea deve saper parlare con una sola voce. Ed e’ per questo che ho apprezzato l’invito alla moderazione e alla de-escalation dell’alto rappresentante Ue, Josep Borrell. L’uso della forza non ha mai portato da nessuna parte. Al contrario, ha sempre provocato ulteriore destabilizzazione ed effetti devastanti sia sul piano umanitario, sia su quello migratorio”. Lo scrive su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “In queste ore- sottolinea- siamo al lavoro come Governo sugli ultimi sviluppi della situazione in Iraq, che ovviamente preoccupano tutto il mondo. In quella regione la nostra priorita’ e’ e resta la lotta al sedicente Stato Islamico. Ci sono nostri militari che sono stati gravemente feriti o sono morti per combattere Daesh, in ogni sua forma. Uomini e donne in uniforme che rischiano la vita per garantire la nostra sicurezza. Il nostro pensiero va al loro operato e alla loro incolumita’”. Il ministro conclude: “La nostra priorita’ e’ combattere Isis e in primavera, in Italia, ospiteremo la riunione della coalizione anti-Daesh. Vanno intercettati e colpiti i finanziamenti alle cellule terroristiche. Bisogna accrescere la collaborazione tra Stati. La comunita’ internazionale deve guardarsi in faccia e deve parlarsi chiaro, senza ulteriori ipocrisie”.




Libia, appello del Presidente Haftar ai connazionali: “Armatevi contro i turchi”

Il generale Khalifa Haftar ha lanciato un appello a tutti i libici affinche’ si armino in risposta ad un possibile intervento militare da parte della Turchia per rafforzare il governo di Tripoli sostenuto dall’Onu e guidato da Fayez al-Sarraj. Il Parlamento turco ha approvato giovedì l’invio di truppe in Libia su richiesta di un supporto militare da parte del governo di Sarraj. "Noi accettiamo la sfida e dichiariamo la jihad e una chiamata alle armi", ha detto Haftar ieri sera durante un discorso trasmesso in tv. Ed ha poi esortato "tutti i libici" ad armarsi: "uomini e donne, soldati e civili, per difendere la nostra terra e il nostro onore".





La Corte dei Conti legge il 2020 come un anno fragile

l 2020, come gli anni precedenti, "si preannuncia impegnativo per il governo dei conti pubblici. La situazione economica è caratterizzata dalle crescenti incertezze che pesano sul quadro macroeconomico internazionale" e le prospettive dell’economia italiana, "già largamente al di sotto della media europea, ne risentono ulteriormente". Lo afferma la Corte dei Conti nel rapporto di Programmazione dei controlli e delle analisi per l’anno 2020. In un quadro di crescita incerta, "la condizione dei conti del nostro Paese appare fragile ed esposta a rischi nel breve e nel medio termine". Gli interventi in materia sanitaria contenuti nella legge di bilancio 2020 (abolizione del superticket a partire dal primo settembre; contributo per l’acquisto di apparecchiature sanitarie per i medici di medicina generale e incremento delle risorse per l’edilizia sanitaria e l’ammodernamento tecnologico) sono "passi importanti che dovranno però essere accompagnati da un complessivo riordino dei meccanismi di compartecipazione alla spesa, cui si dovrebbe muovere con il nuovo Patto della salute in corso di definizione". Lo scrive la Corte dei Conti approfondendo il tema dell’assistenza e della sanità nel documento sulla Programmazione dei controlli e delle analisti per l’anno 2020, appena pubblicato. "Le difficoltà di garantire flussi finanziari crescenti in un settore cruciale per la vita dei cittadini rende indispensabile poter contare su meccanismi in grado di garantire una graduazione dell’importo dovuto in funzione del costo delle prestazioni e di indicatori di condizione reddituale dei nuclei familiari. - sottolineano i magistrati contabili - Con l’abolizione del ticket andranno comunque attentamente monitorati sia le riduzioni del gettito che gli eventuali incrementi delle prestazioni richieste".





Gli italiani hanno già scelto la sostenibilità per il 2020

Clima, ambiente e sostenibilità. Sono queste le tre parole che per gli italiani caratterizzeranno il 2020, sulla scia dei nuovi valori imposti dai ragazzi della Generazione Greta al resto della società tricolore. Anche (ma non solo) a questi valori è improntato il bisogno di «cambiamento» espresso dagli italiani (che passa dal 14% del 2016 al 19% di oggi) tanto da scalzare per la prima volta dal top della classifica la mera «speranza» di un miglioramento. È quanto emerge dal sondaggio di fine anno Coop-Nomisma e dalle previsioni 2020 del «Rapporto Coop», secondo cui non ripartiranno i consumi che anche nel 2020 faranno registrare una crescita stimata di circa mezzo punto percentuale in un quadro di accelerazione del pil altrettanto contenuta, comunque troppo modesta per generare impatti sulla vita quotidiana. Questo immobilismo spinge gli italiani a immaginare di dare un senso diverso alla propria vita dedicando più attenzioni a sé e all’ambiente che li circonda.

Anche grazie all’esplosione dell’e-grocery e del meal delivery le previsioni di spesa alimentare sono molto positive per i consumi domestici (+12% il saldo tra chi intende aumentarla e chi vuole diminuirla) e sono invece leggermente negative per quelle extradomestiche (-3%). Non è un caso che il meal delivery sia in testa alla classifica dei consumi che saranno effettuati per la prima volta dagli italiani e che l’aumento sia a due cifre soprattutto tra i più giovani.

Il 2019 della grande distribuzione organizzata si appresta a chiudere con un trend di crescita del fatturato vicino al +1,5% grazie all’inversione di tendenza al Sud (+0,9% rispetto al -0,6% del 2018) e al ritorno in terreno positivo delle vendite per i prodotti freschi a peso variabile (+1,6%, dopo la brusca frenata di oltre 3 punti registrata nel 2018). Nel 2020 la gdo dovrebbe ancora giovarsi di una favorevole canalizzazione dei consumi e dovrebbe andare meglio del mercato totale. Alla fine del 2019, infatti, lo sviluppo della rete di vendita in metri quadri è stato di circa 3,5 punti percentuali per i discount e di circa mezzo punto per i supermercati e analoghi tassi di sviluppo sono prevedibili anche nel corso del 2020. Per gli iper, il previsto calo della rete di vendita (-0,6% a fine 2019) dovrebbe essere compensato, così come accaduto già lo scorso anno, da un più positivo andamento a parità di rete degli altri negozi.

Nelle dinamiche evolutive nel 2020 si segnala anche un lieve rialzo dei prezzi (+1%) a fronte di circa un mezzo punto registrato nel 2019. Per la distribuzione moderna, quindi, il 2020 si conferma un anno positivo, con previsioni di crescita dell’1,4%, senza, peraltro, tenere conto della spinta del canale e-commerce: gli acquisti alimentari online nel 2019 si sono, infatti, rivelati particolarmente brillanti (+26% rispetto al 2018, con una quota sul totale grocery prossimo al 2,5%) e continueranno presumibilmente a rafforzarsi nel 2020, con una ulteriore crescita prevista del 30% che contribuirà a rafforzare ulteriormente le dinamiche positive della distribuzione moderna.





Le Pmi italiane pagano il doppio di tasse rispetto ai giganti del web

 

Se le nostre Pmi hanno un carico fiscale complessivo che si attesta al 59,1 per cento dei profitti, le multinazionali del web presenti in Italia, o meglio le controllate di questi giganti economici ubicate nel nostro Paese, registrano un tax rate del 33,1 per cento. E’ quanto emerge dalle rilevazioni della Cgia di Mestre sulla base dei dati riferiti al 2018. "Premesso che i dati sono desunti da fonti diverse, quindi non comparabili da un punto di vista strettamente scientifico, è comunque verosimile - afferma il coordinatore dell’Uffici studi della Cgia Paolo Zabeo - ritenere che sulle piccole imprese il carico fiscale sia quasi doppio rispetto a quello che grava sui giganti tecnologici presenti in Italia. Un’ingiustizia che grida vendetta, non tanto perché su questi ultimi grava un peso fiscale relativamente contenuto, ma per il fatto che sulle nostre Pmi il peso delle tasse e dei contributi è tra i più elevati d’Europa". Tra i Paesi dell’Area dell’euro, infatti, i dati della Banca Mondiale ci dicono che solo la Francia (con il 60,7 per cento) registra una pressione fiscale sui profitti delle imprese superiore alla nostra, contro una media dei 19 Paesi che utilizzano la moneta unica pari al 42,8 per cento. Un dato, quest’ultimo, di oltre 16 punti percentuali inferiore al dato medio presente in Italia. “Se con la manovra approvata la settimana scorsa abbiamo evitato l’aumento dell’Iva – dichiara il segretario Renato Mason – entro la fine di quest’anno il Governo dovrà trovare altri 20 miliardi di euro per scongiurare che dal 1° gennaio 2021 si registri un ritocco all’insù sia dell’Iva che delle accise sui carburanti. In altre parole, anche la prossima finanziaria è in buona parte già vincolata da questo impegno così importante e, pertanto, sarà molto difficile recuperare altre risorse per ridurre in misura altrettanto significativa le tasse su famiglie e imprese”. All’orizzonte, quindi, pare estremamente difficile ipotizzare una riforma che tagli pesantemente il carico fiscale, in particolar modo alle imprese. Un’operazione, sottolinea l’associazione, che sarebbe gradita ai più, soprattutto a quegli imprenditori che esportano i propri manufatti in giro per il mondo e ogni giorno sono chiamati a misurarsi con concorrenti stranieri che possono beneficiare di livelli di tassazione e di oppressione burocratica sensibilmente inferiori ai nostri. Tornando alla comparazione iniziale, quali sono le ragioni per cui le controllate italiane delle principali multinazionali del web possono beneficiare di un tax rate del 33,1 per cento? Per il semplice motivo che la metà dell’utile ante imposte è tassato in Paesi a fiscalità agevolata che procura un risparmio fiscale che, nel periodo 2014-2018, ha sfiorato complessivamente i 50 miliardi di euro. Tuttavia non sono solo i giganti stranieri del web a sfruttare la fiscalità di vantaggio concessa da molti Paesi: anche alcuni grandi player italiani, da anni, hanno trasferito la sede legale principale o di una consociata all’estero. Operazioni formalmente ineccepibili da un punto di vista fiscale-societario con cui, sottolinea l’associazione, si è però ridotta la base imponibile di coloro che pagano le tasse in Italia, penalizzando in particolar modo le realtà imprenditoriali di piccola dimensione che, a differenza delle grandi aziende, non hanno la possibilità di lasciare armi e bagagli e trasferirsi altrove. Oltre ad avere la pressione fiscale sulle imprese tra le più elevate d’Europa, l’Italia, evidenzia ancora la Cgia, è il Paese - assieme al Portogallo - dove pagare le tasse è più difficile. Sempre dai dati presentati recentemente dalla Banca Mondiale (Doing Business 2020), da noi sono necessari 30 giorni all’anno (pari a 238 ore) per raccogliere tutte le informazioni necessarie per calcolare le imposte dovute; per completare tutte le dichiarazioni dei redditi e per presentarle all’Amministrazione finanziaria; per effettuare il pagamento on line o presso le autorità preposte. In Francia, unico Paese Ue con un carico fiscale sulle imprese superiore al nostro, per espletare le incombenze burocratiche derivanti dal pagamento delle tasse sono necessari solo 17 giorni, mentre la media dell’area Euro è 18 giorni. Anche in questa comparazione, i dati sono della Banca Mondiale, che per ciascun Paese prende in esame una media impresa (società a responsabilità limitata) al secondo anno di vita e con circa 60 addetti. L’anno di riferimento è il 2018. Se le nostre Pmi hanno un carico fiscale complessivo che si attesta al 59,1 per cento dei profitti, le multinazionali del web presenti in Italia, o meglio le controllate di questi giganti economici ubicate nel nostro Paese, registrano un tax rate del 33,1 per cento. E’ quanto emerge dalle rilevazioni della Cgia di Mestre sulla base dei dati riferiti al 2018. "Premesso che i dati sono desunti da fonti diverse, quindi non comparabili da un punto di vista strettamente scientifico, è comunque verosimile - afferma il coordinatore dell’Uffici studi della Cgia Paolo Zabeo - ritenere che sulle piccole imprese il carico fiscale sia quasi doppio rispetto a quello che grava sui giganti tecnologici presenti in Italia. Un’ingiustizia che grida vendetta, non tanto perché su questi ultimi grava un peso fiscale relativamente contenuto, ma per il fatto che sulle nostre Pmi il peso delle tasse e dei contributi è tra i più elevati d’Europa". Tra i Paesi dell’Area dell’euro, infatti, i dati della Banca Mondiale ci dicono che solo la Francia (con il 60,7 per cento) registra una pressione fiscale sui profitti delle imprese superiore alla nostra, contro una media dei 19 Paesi che utilizzano la moneta unica pari al 42,8 per cento. Un dato, quest’ultimo, di oltre 16 punti percentuali inferiore al dato medio presente in Italia. “Se con la manovra approvata la settimana scorsa abbiamo evitato l’aumento dell’Iva – dichiara il segretario Renato Mason – entro la fine di quest’anno il Governo dovrà trovare altri 20 miliardi di euro per scongiurare che dal 1° gennaio 2021 si registri un ritocco all’insù sia dell’Iva che delle accise sui carburanti. In altre parole, anche la prossima finanziaria è in buona parte già vincolata da questo impegno così importante e, pertanto, sarà molto difficile recuperare altre risorse per ridurre in misura altrettanto significativa le tasse su famiglie e imprese”. All’orizzonte, quindi, pare estremamente difficile ipotizzare una riforma che tagli pesantemente il carico fiscale, in particolar modo alle imprese. Un’operazione, sottolinea l’associazione, che sarebbe gradita ai più, soprattutto a quegli imprenditori che esportano i propri manufatti in giro per il mondo e ogni giorno sono chiamati a misurarsi con concorrenti stranieri che possono beneficiare di livelli di tassazione e di oppressione burocratica sensibilmente inferiori ai nostri. Tornando alla comparazione iniziale, quali sono le ragioni per cui le controllate italiane delle principali multinazionali del web possono beneficiare di un tax rate del 33,1 per cento? Per il semplice motivo che la metà dell’utile ante imposte è tassato in Paesi a fiscalità agevolata che procura un risparmio fiscale che, nel periodo 2014-2018, ha sfiorato complessivamente i 50 miliardi di euro. Tuttavia non sono solo i giganti stranieri del web a sfruttare la fiscalità di vantaggio concessa da molti Paesi: anche alcuni grandi player italiani, da anni, hanno trasferito la sede legale principale o di una consociata all’estero. Operazioni formalmente ineccepibili da un punto di vista fiscale-societario con cui, sottolinea l’associazione, si è però ridotta la base imponibile di coloro che pagano le tasse in Italia, penalizzando in particolar modo le realtà imprenditoriali di piccola dimensione che, a differenza delle grandi aziende, non hanno la possibilità di lasciare armi e bagagli e trasferirsi altrove. Oltre ad avere la pressione fiscale sulle imprese tra le più elevate d’Europa, l’Italia, evidenzia ancora la Cgia, è il Paese - assieme al Portogallo - dove pagare le tasse è più difficile. Sempre dai dati presentati recentemente dalla Banca Mondiale (Doing Business 2020), da noi sono necessari 30 giorni all’anno (pari a 238 ore) per raccogliere tutte le informazioni necessarie per calcolare le imposte dovute; per completare tutte le dichiarazioni dei redditi e per presentarle all’Amministrazione finanziaria; per effettuare il pagamento on line o presso le autorità preposte. In Francia, unico Paese Ue con un carico fiscale sulle imprese superiore al nostro, per espletare le incombenze burocratiche derivanti dal pagamento delle tasse sono necessari solo 17 giorni, mentre la media dell’area Euro è 18 giorni. Anche in questa comparazione, i dati sono della Banca Mondiale, che per ciascun Paese prende in esame una media impresa (società a responsabilità limitata) al secondo anno di vita e con circa 60 addetti. L’anno di riferimento è il 2018.





Pedopornografia, nel 2019 sono oltre 600 gli indagati

 

Sono 650 le persone indagate dalla Polizia Postale nell’ambito dei reati relativi allo sfruttamento sessuale dei minori online. E’ il bilancio delle attività svolte nel 2019. Le indagini relative al fenomeno dell’adescamento di minori online, invece, hanno consentito di indagare 180 persone. Tra le attività di polizia giudiziaria sono state eseguite 8 operazioni di particolare rilievo, condotte dagli Uffici territoriali della Specialità e coordinate dal Centro, alcune delle quali svolte in modalità sotto copertura online e scaturite da segnalazioni pervenute nell’ambito dell’attività di cooperazione internazionale svolta dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online che, complessivamente, hanno consentito di indagare in stato 151 persone. La Polizia Postale ha poi indagato nel 2019 sette minori per diffusione e detenzione di materiale pedopornografico attraverso gli stickers. Si tratta, viene spiegato, di un fenomeno particolarmente insidioso che ha fatto breccia tra giovani e giovanissimi e che consiste nella condivisione, sulle piattaforme di messaggistica istantanea, di adesivi digitali gratuiti a contenuto offensivo, violento, discriminatorio, antisemita, nonché pedopornografico.   Alcune piattaforme hanno offerto agli utenti la possibilità di utilizzare accanto alle emoji pacchetti di stickers messi a disposizione dai sistemi di messaggistica istantanea con la possibilità di crearne di personalizzati e modificati ricavandoli da fotografie reali, tramite diverse Applicazioni gratuite, disponibili per Ios e Android. STICKERS - Negli ultimi tempi, questo tipo di servizio sta ricevendo il consenso di preadolescenti e adolescenti i quali, tuttavia, spesso ne fanno un uso improprio, diffondendo adesivi digitali dai contenuti illeciti (pedopornografici, xenofobi, discriminatori) ed esponendosi a responsabilità penali relative alla diffusione e divulgazione di materiale pedopornografico. EVENGE PORN - Infine, nell’ambito del contrasto al revenge porn, un fenomeno in continua crescita, sono 24 le persone indagate. Purtroppo, sottolinea la Polposta, i dati non rispecchiano la gravità e l’estensione del fenomeno a causa della ritrosia a denunciare di molte persone. Più in generale sono stati 514 i casi di ricatto on line. Nell’ambito dei reati contro la persona perpetrati sul web sono state indagate 288 persone per aver commesso estorsioni a sfondo sessuale, stalking, molestie e minacce sui social network. DIFFAMAZIONE ON LINE - Risultano in costante aumento anche le diffamazioni on line, soprattutto ai danni di persone che ricoprono incarichi istituzionali o comunque conosciute dal grande pubblico: 2.426 i casi trattati e 738 le persone indagate.





Camper in fiamme nel parcheggio a Ostiense: un morto

 

Camper in fiamme all’Ostiense: un morto. Il rogo è divampato nel terminal di Piazzale 12 ottobre, che ha un’area sosta con allacci elettrici, camper service, servizi igienici.

Diverse squadre dei vigili del fuoco del Comando di Roma sono intervenute: le fiamme hanno interessato diversi camper, alcuni sono andati completamente distrutti e altri sono stati danneggiati. E – spiegano i vigili del fuoco – durante le operazioni, all’interno di uno dei camper distrutti dalle fiamme, è stato trovato il corpo carbonizzato di una persona.

Secondo le prime informazioni dei soccorritori, è di nazionalità romena l’uomo deceduto nel rogo.