Boom dell’occupazione, ora è ai massimi storici

Dopo l’incremento occupazionale del primo semestre dell’anno e l’andamento altalenante del terzo trimestre, nel mese di novembre si conferma la tendenza alla crescita già registrata a ottobre che porta l’occupazione ai massimi storici: cioè dal 1977, anno di inizio delle serie storiche ricostruite. E’ quanto emerge dalle stime provvisorie dell’Istat. Gli occupati crescono di 41 mila unità rispetto al mese precedente (+0,2%), con un tasso di occupazione che sale al 59,4% (+0,1 punti percentuali).

L’aumento congiunturale dell’occupazione è trainato dai dipendenti permanenti e da una rilevante crescita del tasso di occupazione dei giovani con 25-34 anni, mentre calano i lavoratori a termine e gli indipendenti.

L’andamento dell’occupazione è sintesi di un aumento della componente femminile (+0,3%, pari a +35 mila) e di una sostanziale stabilità di quella maschile. Gli occupati crescono tra i 25-34enni e gli ultracinquantenni, mentre calano nelle altre classi d’età; al contempo, aumentano i dipendenti permanenti (+67 mila) a fronte di una diminuzione sia dei dipendenti a termine (-4 mila) sia degli indipendenti (-22 mila).

Per quanto riguarda la disoccupazione, a novembre il tasso di disoccupazione risulta stabile al 9,7%. Tuttavia, in crescita risultano le persone in cerca di lavoro (+0,5%, pari a +12 mila unità nell’ultimo mese). L’andamento della disoccupazione è sintesi di un aumento per gli uomini (+1,2%, pari a +15 mila unità) e di una lieve diminuzione tra la donne (-0,2%, pari a -3 mila unità); crescono i disoccupati under 35, diminuiscono lievemente i 35-49enni e risultano stabili gli ultracinquantenni.

La stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre è in calo rispetto al mese precedente (-0,6%, pari a -72 mila unità), e la diminuzione riguarda entrambe le componenti di genere. Il tasso di inattività scende al 34,0% (-0,2 punti percentuali).

 





Tripoli accetta il cessate il fuoco chiesto da Turchia e Russia

Il Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale libico (Gna) "accoglie con favore qualsiasi appello alla ripresa del processo politico e ad allontanare lo spettro della guerra,in conformità con l’Accordo politico libico e il sostegno alla Conferenza di Berlino patrocinata dalle Nazioni Unite". Lo si legge in una nota del Gna pubblicata dopo l’incontro di ieri ad Istanbul tra il presidente russo Putin e quello turco Erdogan nel quale i due hanno proposto tra le altre cose "un cessate il fuoco in Libia a partire dalla mezzanotte di domenica prossima".

Ieri l’appello dopo il colloquio a porte chiuse tra i due leader a Istanbul. 

"Una pace solida e stabile in Libia può essere raggiunta solo mediante un processo politico condotto ed effettuato dai libici e basato su un dialogo franco e inclusivo fra loro"veniva detto in una dichiarazione congiunta dei due. I due leader hanno constatato inoltre che "scommettere su una soluzione militare del conflitto porterebbe solo a ulteriori sofferenze e renderebbe più profondi i dissidi fra i libici". 





Elezioni Emilia-Romagna, sondaggio Dire-Tecnè, Bonaccini piace di più della Borgonzoni

Stefano Bonaccini piace più di Lucia Borgonzoni e mantiene il vantaggio sulla rivale in vista delle elezioni regionali in Emilia Romagna del prossimo 26 gennaio, pur rimanendo altissima la percentuale degli incerti e degli astenuti (41,5%). E’ quanto emerge dal sondaggio nato dalla collaborazione tra agenzia Dire e Istituto Tecne’, con interviste effettuate il 30 e 31 dicembre su un campione di mille persone. Bonaccini, candidato del centrosinistra, è avanti nel gradimento rispetto alla rappresentante del centrodestra: positivo il giudizio dell’attuale presidente di Regione per il 39%, mentre la Borgonzoni si ferma al 31%. Più staccato Simone Bernini, candidato del Movimento Cinquestelle, che ottiene un giudizio positivo dall’8% e Marta Collet di Potere al Popolo che si attesta al 3%.

Bonaccini è avanti anche nelle intenzioni di voto: il 44% sceglierebbe lui, con Borgonzoni ferma a 43% e Bernini a 7,5%.Gli altri candidati al 5,5%. Ma la grande fetta di incerti o astenuti (41,5%) lascia aperto ogni discorso fino all’ultimo giorno. Cosi’ come decisive potrebbero rivelarsi le intenzioni di voto alle liste collegate ai candidati presidenti. Ad oggi il centrodestra e’ stimato al 44% e Bonaccini al 42,5%.





Taglio dei parlamentari, mancano le firme per il Referendum. Tutto rinviato

 

 

I promotori del referendum confermativo sul taglio dei parlamentari stanno chiedendo alla Cassazione un nuovo appuntamento per depositare le firme. Questa mattina era previsto il deposito delle 64 firme necessarie ma alcuni senatori hanno ritirato all’ultimo momento il proprio assenso.

Andrea Cangini di Forza Italia, tra i promotori, spiega: “Alcuni senatori hanno chiesto di ritirare le proprie firme, altri stanno chiedendo di aggiungerle, ci e’ sembrato corretto riaprire i termini di consegna e stiamo aspettando che la Cassazione ci fissi un nuovo appuntamento”.

Il termine per il deposito e’ previsto il 12 gennaio. Erano state raccolte 66 firme ma “in 4 si sono ritirati”, riferisce Cangini.





L’Iran: “Nessun missile per l’aereo precipitato, rientrava per un problema”

 

L’aereo ucraino caduto ieri poco dopo il decollo da Teheran stava tornando indietro a causa di un "problema": è quanto emerge finora dall’inchiesta iraniana sull’incidente costato la vita a 176 persone. "L’aereo, che all’inizio si dirigeva verso est per lasciare la zona dell’aeroporto, ha girato a destra a causa di un problema e stava tornando all’aeroporto nel momento dell’incidente", ha reso noto ieri notte sul suo sito l’Organizzazione per l’aviazione civile iraniana. Le agenzie di intelligence occidentali avevano scartato l’ipotesi che il Boeing 777 ucraino fosse stato colpito da un missile.  Ma per tutta la giornata di mercoledì sull’incidente era stato giallo, spingendo molte compagnie a cambiare rotta ai propri voli, evitando uno spazio aereo considerato ad alto rischio per i venti di guerra. Ad alimentare i sospetti è anche l’annuncio delle autorità della Repubblica islamica di non voler consegnare alla Boeing né agli Usa le due scatole nere recuperate tra i detriti, a una decina di chilometri dallo scalo.





Di Maio: “Sulla Libia siamo in ritardo, adesso dobbiamo fare squadra”

 

L’Italia è arrivata in ritardo sulla crisi libica ma può ancora fare molto e per farlo serve unità. §Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in una lettera a Repubblica.

“Il raid Usa e la violenta risposta di Teheran, che l’Italia condanna con forza e che mette in pericolo la stessa incolumità dei nostri militari impiegati nella Coalizione anti-Daesh, rischiano oggi di aprire una crepa insanabile. Al contempo, gli sviluppi sul terreno in Libia e il recente bombardamento all’Accademia militare di Tripoli ci riportano a scenari di una familiarità inquietante, seppur in forme e contenuti diversi”, scrive Di Maio.

“Dopo anni di immobilismo e difficoltà del sistema Italia, siamo di fronte a un bivio importante. Lo straordinario lavoro dei nostri tecnici, del corpo diplomatico, del personale militare e dei nostri apparati di intelligence è fuori discussione. Più discutibile è, invece, la capacità mostrata dalla politica nel saper integrare e mettere a sistema queste qualità e competenze. Credo sia giunto il momento di guardare avanti e pianificare, poiché il bivio in questione proietta una scelta chiarissima davanti a noi: o iniziamo a fare squadra, oppure ci relegheremo in un angolo senza via d’uscita”, aggiunge il ministro degli Esteri chiedendo unità.

“Non è infatti accettabile che in merito ai focolai di questi giorni, qualcuno tenti di polarizzare il dibattito pubblico intorno al dualismo emotivo della paura e, dunque, della violenza. La riflessione deve inevitabilmente essere più profonda. Non ci sono parti in causa per cui tifare, non è questa la vocazione naturale del nostro Paese. Sussistono bensì alleanze, come quella Atlantica, che contribuiscono a tracciare la strada da seguire. E sussiste la volontà di porsi come mediatori e facilitatori di un dialogo che, soprattutto in Libia, non deve e non può restare ancorato al palo. La Libia, prima di ogni cosa, è per il nostro Paese un tema di sicurezza nazionale”.

“Ed è questa convinzione che mi ha spinto a intraprendere un’azione di ricongiungimento delle posizioni di tutti i partner europei, con la consapevolezza che il processo di Berlino sia una tappa fondamentale, ma anche che sia una tappa da calendarizzare al più presto. È stato un primo passo, su cui non bisogna entusiasmarsi, ma che non bisogna sottovalutare, perché ha riaperto una strada che fino a ieri sembrava chiusa”.

“Solo ricongiungendo tutti sotto l’ombrello europeo riusciremo a porre un freno alle interferenze dei singoli Stati, per poi lavorare insieme a un embargo totale via terra, via mare e via aerea che porti la Libia quanto meno verso una tregua.

Questo è quel che sta facendo l’Italia. C’è chi continua a dire che siamo arrivati con ritardo, che i tempi sono stretti, che ormai non c’è più nulla da fare. Posso condividere le prime due valutazioni, non la terza. Da ministro degli Esteri e da cittadino di questo Paese ho dei doveri cui adempiere, indipendentemente dalle critiche e dagli attacchi gratuiti che quotidianamente mi si rivolgono. Sono convinto che l’Italia, dopo qualche silenzio di troppo, oggi abbia ancora molto da dire. Deve solo ritrovare fiducia in se stessa, abbandonare i colori delle proprie bandierine politiche e giocare, come ho già detto, da squadra. Solo a quel punto riusciremo a misurare realmente il nostro valore nel mondo”.

 

Di Maio vola ad Algeri, incontri al vertice sul Dossier libico

“Dopo essere statoa Il Cairo, sono qui ad Algeri insieme al ministro degli Esteri algerino, Boukadoum, per discutere ancora del dossier libico. Mettere in sicurezza la Libia significa mettere in sicurezza anche l’Italia”. Lo scrive su facebook Luigi Di Maio, ministro degli Esteri. Tra poco, aggiunge, “incontrerò il Primo Ministro algerino, Abdelaziz Djerad, e subito dopo il Presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune. L’Italia è il primo Paese dell’Ue a far visita al nuovo governo algerino appena insediato. “Siamo di fronte a un’occasione storica per lavorare insieme ai Paesi vicini alla Libia per trovare una soluzione al cosiddetto cessate fuoco, che resta il nostro obiettivo principale”: ha detto il ministro degli Esteri nel corso di una conferenza stampa ad Algeri. Secondo Di Maio, dai suoi incontri avuti nei giorni scorsi a Bruxelles e al Cairo è emerso che “tutti sono d’accordo sul fatto che questo sia il momento di mettersi attorno a un tavolo per trovare la soluzione che garantisca la pace nella regione”. Il ministro ha parlato nel corso di una conferenza insieme con il nuovo capo del governo dell’Algeria, Abdelaziz Djerad.




De Micheli avverte Autostrade: “Offerta non basta per evitare revoca”

 

 

 

“Autostrade comprende i 600 milioni della ricostruzione del Ponte Morandi nel risarcimento che offre allo Stato? Sono soldi già previsti per legge. Se la discussione comincia così non è solo insufficiente, è anche irricevibile”, dice su Repubblica la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli.

“L’adozione dell’eventuale revoca poggia su due basi: giuridica ed economica. Vanno valutate entrambe. Le decisioni del caso verranno condivise con il premier e con i ministri” e la “verifica è praticamente conclusa”.

Per quanto riguarda l’alternativa alla revoca, De Micheli spiega che Aspi, la società che gestisce per la holding Benetton le concessioni, “ha fatto diverse proposte anche al precedente governo. Queste interlocuzioni sono sfociate in vari incontri nei quali sono state indicate delle disponibilità. Le abbiamo ritenute insufficienti per le ricadute a vantaggio dei cittadini”.

I 700 milioni offerti per la riduzione dei pedaggi non bastano: “Ci saremmo aspettati una riduzione significativa delle tariffe ai caselli, senza modificare il piano di maggiori investimenti per la rete e per la manutenzione”, “la proposta è insufficiente”.





Messina, operazione della Gdf e maxisequestro di beni per un valori che supera i 10 milioni di euro

 

I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione, ad un decreto di sequestro di beni nei confronti di L. V. D. cl. 60, per un valore di oltre 10 milioni di euro.

Nel dettaglio, la complessa attività investigativa - disposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia peloritana - trae origine da mirati approfondimenti sviluppati dagli specialisti del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Messina, con specifico riferimento al redditizio settore del gioco e delle scommesse, segnatamente d’azzardo.

Proprio in tale ambito, le Fiamme Gialle messinesi acquisivano come il citato L. V. D., noto imprenditore locale, risultasse tra gli elementi apicali di un’importante quanto strutturata consorteria mafiosa, egemone nella zona sud di Messina, dedita al sistematico ricorso a metodi violenti per imporre, anche con atti estorsivi, la propria posizione di monopolio nello specifico settore, notoriamente di interesse delle mafie.

Nel merito, dopo una minuziosa ricostruzione storica del profilo soggettivo del L. V., anche valorizzando i numerosi procedimenti penali in cui risultava coinvolto sin dalla fine degli anni ’90 (da cui invero usciva assolto), venivano rilette in un’ottica nuova le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, attestando come il medesimo avesse, nel tempo, acquisito il ruolo di riferimento del clan T. nella gestione delle bische clandestine, in una prima fase, per poi evolversi nella distribuzione dei videopoker, in tempi successivi.

Dopo la disgregazione dell’originaria compagine associativa per via della carcerazione dei capi e del percorso di collaborazione con la giustizia intrapreso da altri, il L. V. assumeva un controllo pressoché esclusivo delle attività illegali della famiglia, costituendone il punto di riferimento “imprenditoriale” e facendo da contraltare al ruolo “operativo” ricoperto dai fratelli T.

Sul punto, quindi, dopo circa due anni di indagini, nel febbraio 2018, poi confermata in appello a gennaio 2019, interveniva sentenza di condanna a 13 anni di reclusione per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, violenza privata, gioco d’azzardo, reati fiscali, usura e lesioni.

In altre parole, le investigazioni disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina ed eseguite dai militari del G.I.C.O. documentavano come, nonostante le diverse assoluzioni, il L. V. risultasse figura di rilievo nel panorama mafioso cittadino, in grado, da un lato, di imporre la collocazione delle apparecchiature presso gli esercizi commerciali della zona, dall’altro, garantire agli esercenti accondiscendenti di poter godere della connessa protezione mafiosa del clan.

A tal riguardo, oltre a documentare come la protezione si dispiegasse anche mediante servizi di vigilanza e ronde notturne, si acquisiva come alcuni titolari di sale giochi, destinatari di furti, anziché rivolgersi alle Forze di Polizia per denunciare l’accaduto, dapprima valutassero la possibilità di rivolgersi a consorterie mafiose catanesi, per poi decidere di richiedere l’intervento dell’organizzazione mafiosa riferibile al L. V., autonomamente in grado di assicurare la restituzione delle somme oggetto di furto, nel rispetto dei rapporti di forza tra organizzazioni criminali a competenza territoriale diversa. L’autore del furto, opportunamente redarguito, capiva come avesse sbagliato obiettivo: “…maledetto io, perché…gli amici non si toccano ed ora l’ho capito e non lo farò mai più! ...”.

Ma il controllo delle dinamiche criminali restituito dalle indagini è risultato ben più ampio. Emblematico, al riguardo, è il caso del violento pestaggio di un avventore di origine cinese, reo di essere stato “fortunato”: per sua sventura si trovava a giocare nel momento in cui la macchinetta videopoker, manomessa con appositi software, avrebbe garantito una vincita “non autorizzata” dal gruppo mafioso e dal L. V.

In sintesi, emergevano non solo una pluralità indefinita di comportamenti criminali indicativi di un profilo del L. V. D. di soggetto socialmente pericoloso, ma anche una significativa disponibilità di risorse finanziarie, anche rese accessibili agli esponenti del clan, in assolvimento del suo ormai accertato ruolo di “cassiere”.

Proprio tali qualificazioni consentivano ai Finanzieri, quindi, su delega della Procura della Repubblica di Messina, di avviare mirate investigazioni economico - patrimoniali, tese a quantificare e conseguentemente aggredire l’enorme patrimonio riferibile al L. V., non giustificato dai redditi leciti dichiarati al fisco.

All’esito di tale attività emergeva, altresì, come il L. V., evidentemente consapevole della propria caratura criminale e della concreta possibilità di vedersi sequestrare l’intero impero criminale creato, gestisse - di fatto - avvalendosi dell’apporto di fidati prestanome, diverse attività economiche: società di noleggio di apparecchi da gioco, sale giochi, un distributore di carburanti, una rivendita di generi di monopolio.

Analogamente, si documentava come ulteriori investimenti immobiliari risultassero fittiziamente intestati a propri familiari.

In sintesi, le investigazioni complessivamente svolte – abbraccianti un periodo di un trentennio - restituivano una situazione di assoluta assenza di uniformità nel rapporto reddito/patrimonio, consentendo al Tribunale di Messina – Sezione Misure di Prevenzione, di disporre l’odierno provvedimento di sequestro, per un valore complessivo di stima di oltre dieci milioni di euro.

L’attività svolta, in conclusione, testimonia il grande impegno dell’Autorità Giudiziaria e della Guardia di Finanza messinese nel delicato settore del contrasto alle organizzazioni criminali, vieppiù di matrice mafiosa, con conseguente aggressione degli enormi illeciti patrimoni accumulati, ora sottoposti a sequestro, così restituendo alla collettività e all’imprenditoria onesta spazi di legalità.





Roma, Raggi: revocata licenza a tassista violento Fiumicino

 

 “Abbiamo revocato definitivamente la licenza al tassista che aveva aggredito un cliente all’aeroporto di Fiumicino. Un gesto inaccettabile. Tolleranza zero di fronte a ogni tipo di violenza”. Così in un Tweet la sindaca di Roma Virginia Raggi. 





Roma, Raggi: via sanpietrini da via IV Novembre

 

“Addio sanpietrini in via IV Novembre: verrà completamente asfaltata”. Lo annuncia la sindaca di Roma Virginia Raggi su Fb. 

“E’ una delle arterie di traffico più importanti di Roma: ogni giorno consente l’accesso al centro storico a migliaia di cittadini. Ora sarà finalmente riqualificata – spiega la sindaca – Con questo intervento adegueremo la strada alle esigenze della viabilità che vede tutti i giorni un intenso volume di traffico. Ma soprattutto si garantirà maggiore sicurezza, soprattutto ai motociclisti”. 

“Nei prossimi giorni la ditta che eseguirà la manutenzione allestirà la zona di cantiere prima dell’inizio effettivo dei lavori. Con l’intervento a via IV novembre, atteso da molto tempo, prende il via il nostro ‘piano sanpietrini’, il primo progetto di risistemazione e valorizzazione della pietra simbolo della nostra città. Successivamente, sarà la volta di Piazza Venezia, dove sarà conservata e valorizzata la pavimentazione in sanpietrini”, conclude Raggi.





Forza Italia perde la rappresentanza in Campidoglio, l’addio di Bordoni per la Lega

 

Un anno e mezzo dopo la creazione del gruppo Noi con Salvini, da oggi in Campidoglio per la prima volta approda ufficialmente la Lega. A luglio 2018 Maurizio Politi era uscito dal gruppo di Fratelli d’Italia ma, in base al regolamento dell’Assemblea Capitolina, essendo in una sola persona poteva aderire al gruppo Misto o fondarne uno sotto l’egida di uno dei simboli che aveva corso alle elezioni amministrative del 2016. Ecco allora la scelta di Noi con Salvini, che nella tornata in cui era stata eletta sindaca Virginia Raggi aveva ottenuto il 2,7% sostenendo la candidatura di Giorgia Meloni. Il regolamento d’Aula fissa in “almeno due” il numero dei consiglieri per poter dar vita ad un gruppo autonomo con un nome e simbolo svincolato dall’ultima elezione.
Oggi con il passaggio di Davide Bordoni al creazione del gruppo leghista, di cui Politi resta capogruppo. Colonna portante di Forza Italia nella Capitale, militava nella formazione di Silvio Berlusconi dal 1994, Bordoni e’ stato prima eletto nel 2001 presidente del Municipio di Ostia e poi in Campidoglio ininterrottamente dal 2006, anche con il ruolo di assessore al Commercio della giunta di Gianni Alemanno. Il suo passaggio alla Lega conferma che il 2020 in Campidoglio sara’ l’anno di preparazione alle elezioni comunali, in programma a meta’ del prossimo anno. Si parla di vertici di Forza Italia infuriati per la scelta di Bordoni, che priva gli azzurri di rappresentanza politica a Palazzo Senatorio dopo molti anni. Il passaggio dell’esponente forzista si inserisce nella dinamica che vede la Lega a Roma ‘pescare’ spesso dalle altre formazioni politiche in assenza di una propria classe dirigente autoctona.





Avevano raggirato enti statali ed istituti di credito, arresti e denunce cautelari

 

I Carabinieri della Compagnia Roma Casilina, nelle province di Roma, Napoli, Siracusa e Cagliari, hanno dato esecuzione ad una ordinanza che dispone misure cautelari – emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica – a carico di 14 indagati (6 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 3 obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria), ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno dello Stato, ricettazione, possesso e fabbricazione di documenti falsi e sostituzione di persona.

Le indagini svolte dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Casilina – sotto la direzione del Gruppo reati gravi contro il patrimonio, coordinato dal Procuratore Aggiunto Dr.ssa Lucia Lotti – hanno avuto origine da un arresto in flagranza operato dalla Stazione Carabinieri Roma Quadraro, allorquando, un uomo si era presentato presso un ufficio postale del quartiere e, munito di documenti falsi, aveva cercato di incassare titoli di credito, poi rivelatosi oggetto di clonazione. Nel corso delle indagini e degli approfondimenti, supportati da attività tecniche di intercettazione telefonica ed ambientale, i Carabinieri sono riusciti ad individuare un sodalizio criminale, costituito principalmente da soggetti delle Province di Roma e di Napoli, specializzato nel procacciarsi falsi documenti di identità c.d. “santini”, allo scopo di incassare titoli di credito clonati e/o oggetto di furto. 

In diversi casi, sono stati accertati incassi di titoli di credito, che gli appartenenti al sodalizio avevano ottenuto presentandosi agli uffici postali in prima persona, sostituendosi di fatto ai beneficiari, grazie all’utilizzo di falsi documenti attestanti le generalità di questi ultimi. 

In altri casi, quando i destinatari dei titoli di credito per caratteristiche di sesso ed età non potevano essere “sostituiti” dagli appartenenti al gruppo di truffatori, i sodali si avvalevano di terze persone, che venivano ingaggiate di volta in volta per “interpretare” il ruolo del beneficiario; queste ultime, dopo essere state munite di falsi documenti, si presentavano presso gli istituti di credito e gli uffici postali, ove fingendo di essere i beneficiari dei titoli ponevano in essere le operazioni necessarie per il compimento delle transazioni. Tali soggetti, al buon esito delle operazioni, venivano ricompensati con delle percentuali sul profitto.

In molti casi i titoli di credito che venivano presentati all’incasso erano rimborsi Irpef originali, oggetto di furto, mai pervenuti agli ignari destinatari, ai quali, la notizia di quanto accaduto a loro insaputa è stata fornita dai Carabinieri.

Dalle indagini è emersa la capacità del sodalizio di “monitorare” sul territorio l’emissione di titoli di credito del valore nominale superiore ai 100.000 Euro, definiti “dormienti” poiché emessi da diverso tempo e non incassati dagli aventi diritto, che detenevano il documento originale. 

I movimenti di denaro più consistenti, venivano a loro volta indirizzati in più tranches a diversi conti correnti e carte ricaricabili realmente intestati a soggetti compiacenti o a persone inesistenti per i quali erano stati creati falsi documenti.

Gli accertamenti hanno inoltre consentito di verificare che i falsi documenti ed i titoli di credito di provenienza illecita venivano procurati dalla componente campana del sodalizio, mentre le operazioni di incasso venivano gestite – con i metodi sopra descritti – dalla componente romana prevalentemente in c.d. “postazioni” individuate nel Lazio, in Sicilia ed in Sardegna. 

Nel corso del breve periodo di attività investigativa compreso in tre mesi di monitoraggio, sono stati presentati all’incasso titoli per oltre € 500.000, il cui esito non sempre è andato a buon fine, grazie all’intervento preventivo dei Carabinieri ed ai controlli posti in essere dagli istituiti di credito ed uffici postali. Tale dato, consente di ipotizzare la capacità del sodalizio, di movimentare somme ammontanti a diversi milioni di euro. 

Uno dei destinatari dell’odierna ordinanza è risultato percepire il reddito di cittadinanza per cui i Carabinieri avvieranno la procedura amministrativa per la sospensione dell’erogazione dell’emolumento e per la successiva revoca. 

Gli indagati arrestati, tutti uomini di nazionalità italiana di età compresa tra i 25 e i 77 anni, sono stati tradotti rispettivamente presso le case circondariali di Regina Coeli e Poggioreale e presso i propri domicili.





Servizi di pulizia nelle scuole, il 21 gennaio sciopero generale

 

Sindacati sul piede di guerra per la vertenza dei servizi di pulizia, ausiliariato e decoro degli istituti scolastici statali. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti annunciano infatti per il 21 gennaio una nuova giornata di mobilitazione e uno sciopero generale nazionale, con manifestazione e presidio a Roma in piazza Montecitorio dalle 9,30. I sindacati spiegano che “è sempre più vicino l’avvio del processo d’internalizzazione dei servizi di pulizia, ausiliariato e decoro degli istituti scolastici statali dal 1° marzo 2020, con la prosecuzione del servizio fino a febbraio 2020, garantito dalle risorse stanziate con il decreto scuola (28 milioni per i servizi di pulizie, 16 milioni al mese per il progetto ‘Scuole Belle’)”.