Frosinone, 5 arresti per spaccio di droga nel Cassinate

Al termine di un’indagine chiamata “XII round”, i carabinieri di Cassino (Frosinone), coadiuvati da personale del Comando Provinciale di Frosinone, hanno eseguito 6 ordinanze di custodia cautelare – 4 in carcere, 1 ai domiciliari ed un obbligo di firma, emesse dal GIP del Tribunale di Cassino – a carico di altrettante persone ritenute responsabili dei reati di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana. Le misure cautelari sono state eseguite nel Cassinate.





Rifiuti, la Gdf fa visita all’Ama

 

Gli investigatori della Guardia di finanza hanno acquisito documentazione nella sede dell’Ama, l’azienda municipalizzata che si occupa dei rifiuti nella Capitale. Gli uomini delle Fiamme gialle – secondo quanto si è appreso a piazzale Clodio – sono andati nella sede di via Calderon De La Barca dove hanno preso diversi documenti e delibere. L’indagine è partita da una denuncia di Ama e gli inquirenti ipotizzano il reato di accesso abusivo a sistema informatico.

 





Regione Lazio: boom per “Fondo Futuro 2019” con quasi 1000 domande

 

 “Grande successo per la finestra 2019 del bando Fondo Futuro, che si è chiusa nel dicembre scorso. Sono infatti arrivate 973 domande valide, per oltre 23 milioni di euro di richieste di finanziamento, di cui 164, per oltre 3 milioni e 850mila euro, provenienti dall’area del Cratere Sismico”. A sottolinearlo gli assessori regionali allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start-Up e Innovazione, Paolo Orneli, e al Lavoro e nuovi diritti, Formazione, Scuola e diritto allo studio universitario, Politiche per la ricostruzione, Claudio Di Berardino. “Questo ingente numero di adesioni è il segno che l’avviso pubblico risponde a un reale bisogno del nostro territorio e che l’iniziativa messa in campo va nella giusta direzione. Non a caso con le passate edizioni di Fondo Futuro abbiamo erogato 2.053 finanziamenti per complessivi 47,1 milioni di euro. Ed è per questo che vogliamo dire da subito che lavoreremo per reperire le risorse necessarie per poter fare anche nel 2020 un’edizione di Fondo Futuro e venire così incontro alla richiesta che si è manifestata”, hanno concluso i due assessori.

 





Rifiuti, la Valle Galeria di trasferisce in Campidoglio

I cittadini e i comitati di Valle Galeria continuano l’opposizione frontale rispetto alla decisione della sindaca Raggi di collocare la discarica di servizio della Capitale a Monte Carnevale, una cava a meno di due chilometri dalla storica discarica di Roma, Malagrotta. 

“Contro la nuova Malagrotta 2 e per la riqualificazione della Valle Galeria” è lo slogan con cui i cittadini che hanno manifestato in migliaia sabato scorso nel territorio, convocano un presidio in piazza del Campidoglio per martedì 21 gennaio alle ore 10.30. Il Comitato “Valle Galeria Libera” chiama alla mobilitazione non solo i cittadini dei municipi interessati, ma tutti i romani, “contro l’apertura della nuova discarica e per la riqualificazione della Valle Galeria”. 





Incidente Roma, consulenza per accertare velocità auto Genovese

Accertare a che velocità andava l’auto guidata da Pietro Genovese, il giovane che nella notte tra il 21 ed il 22 dicembre scorso a Roma, su Corso Francia, ha investito e ucciso due ragazze, Gaia e Camilla. Gli esperti cominceranno a lavorare il 20 gennaio. 

La Procura di Roma ha nominato l’ingenere Mario Scipione. 

Nell’ambito dell’atto istruttorio irripetibile le parti possono nominare a loro volta dei consulenti. Oltre a verificare il funzionamento dei semafori si dovrà controllare se le vittime erano o meno sulle strisce pedonali. I lavori dovranno terminare entro il 7 marzo.





Smog, il blocco è ancora inutile: troppe Pm10 in 70% centraline

 

 

Ancora ancora troppo inquinata l’aria di Roma, nonostante il blocco totale della circolazione per gli autoveicoli diesel (compresi quelli di ultimissima generazione, Euro 6) e dei veicoli più inquinanti: come riferisce l’Arpa Lazio, ieri – quando era in vigore lo stop – sono stati superati i limiti di Pm10 previsti dalla legge (50 microgrammi per metro cubo) in 9 centraline sulle 13 (il 70%) che monitorano la qualità dell’aria nella Capitale. 

Una situazione su cui pesa ovviamente l’alta percentuale di smog già presente da giorni, perchè la città è all’ottavo giorno consecutivo di sforamento dei livelli di concentrazione delle polveri sottili. Per tornare alla normalità servirà ancora qualche giorno. 

In ogni caso secondo l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Regione Lazio, i livelli massimi di polveri sottili il 14 gennaio sono stati superati nelle centraline Preneste, Francia, Magna Grecia, Cinecittà, Villa Ada, Fermi, Bufalotta, Tiburtina, Arenula. 

Lo sforamento più alto è stato registrato dalla centralina di Tiburtina (67 ug/m3), mentre in alcune zone i livelli di Pm10 appaiono in calo, se pur di poco, rispetto a ieri: Magna Grecia, Cinecittà, Fermi. A Villa Ada, invece, il livello ha sforato i limiti in 24 ore, passando tra lunedì e martedì da 41 a 51 ug/m3. 

Oggi e domani a Roma si fermano ancora per lo smog tutti i veicoli diesel (compresi gli Euro 6), oltre alle categorie veicolari più inquinanti, mentre domenica è previsto lo stop totale alla circolazione nella “Fascia Verde”.





Alzheimer: il Rotary nuovamente in prima linea

Alzheimer: il Rotary nuovamente in prima linea

 

L’impegno nella lotta alle malattie rientra da sempre tra gli obiettivi prioritari del Rotary. Negli ultimi trent’anni l’associazione internazionale fondata da Paul Harris ha consentito di vaccinare 2,5 miliardi di bambini in 122 Paesi, con un impegno economico di circa 2 miliardi di dollari da parte dei soci rotariani di tutto il mondo. Proprio grazie al Rotary i casi di poliomelite si sono ridotti del 99.9% rispetto al 1988, quando questa malattia -per la quale non esiste una cura ma che è prevenibile con un semplice vaccino- colpiva oltre 350 mila bambini l’anno. Oggi, invece, solo 2 Paesi sono endemici: Pakistan (128 casi nel 2019) ed Afghanistan (28 casi nel 2019), per un totale di appena 156 casi di poliovirus di tipo 1. Le altre forme virali sono già ufficialmente eradicate: la poliomielite da poliovirus di tipo 2 è stata debellata nel 2015 ed il 24 ottobre 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che anche il poliovirus di tipo 3 è stato definitivamente sconfitto. Ma i Rotary Club di tutto il mondo da anni operano in prima linea anche contro altre malattie. I club sono distribuiti in quasi tutti i Paesi del mondo e questa presenza locale e globale permette ai rotariani sia di attivarsi nelle loro comunità per risolverne problemi specifici che di collaborare con altri club a progetti di servizio a carattere internazionale, sempre uniti nell’impegno di migliorare la qualità della vita dell’intera umanità. Dopo la lotta alla poliomelite, la sfida più grande parte ora da Roma, più precisamente dal Rotary Club Roma Capitale (distretto rotariano 2080) che -essendo la poliomelite prossima ad estinguersi- sta proponendo ai rotariani di tutto il mondo di concentrarsi nella lotta ad un’altra malattia: l’Alzheimer. "Bisogna trovare molti più fondi per finanziare la ricerca e di questo possiamo farci carico noi rotariani, proprio come abbiamo fatto per la poliomelite" sostiene il dott. Renato Boccia, portavoce e responsabile -insieme al consocio rotariano Claudio Pernazza- del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale. Il progetto rotariano a carattere internazionale parte dunque dal nostro Paese, ma anche il progetto contro la poleomelite ha la sua prima origine, 41 anni fa, per opera di un piccolo club italiano: il Rotary Club di Treviglio, che, tramite il suo presidente Sergio Mulitisch, propose alla Convention di Roma del 1979 l’idea di vaccinare contro la poliomielite i bambini dei Paesi in via di sviluppo. Il progetto, subito accettato dal board della sede centrale di Evanston del Rotary International, fu dapprima riservato ai soli club italiani che, a proprie spese, provvidero alla raccolta dei primi vaccini da inviare nelle Filippine. Poi, però, il progetto ebbe così tanto successo che il Rotary decise di coprire tutto il mondo con il programma di vaccinazione "Polio Plus". Oggi, forti della circostanza che Albert Sabin, rotariano di Cincinnati, padre del vaccino orale, ha lasciato in eredità al Rotary International l’utilizzo del suo vaccino e grazie anche alla collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unicef, nonché all’apporto finanziario della Fondazione Bill e Melinda Gates che ha raddoppiato i fondi raccolti e messi a disposizione dalla Rotary Foundation aggiungendone di propri, la poliomielite può dirsi praticamente eradicata dal mondo, restando solo pochi focolai isolati. "Con l’Alzheimer ci proponiamo di fare lo stesso" commenta il dott. Pier Luigi Di Giorgio di presidente del Rotary Club Roma Capitale. Da dove cominciare? Dal convegno intitolato "Invecchiare in salute: quali percorsi?" organizzato dal Rotary Club Roma Capitale venerdì 24 gennaio 2020, dalle 14,30 alle 19.00, presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica a Palazzo Giustiniani a Roma in Via Dogana Vecchia 29. Il convegno-evento, realizzato grazie alla fattiva collaborazione della senatrice Paola Binetti, è organizzato dal Rotary Club Roma Capitale (distretto 2080) con la partecipazione (ad oggi) di 20 differenti club appartenenti a 5 diversi distretti italiani del Rotary International. "Non è un convegno medico-scientifico a favore di qualche casa farmaceutica, ma è un convegno ’rotariano’" puntualizza il responsabile e portavoce del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale. E con ciò il dottor Renato Boccia intende dire che il convegno si occuperà di un problema attuale di grande interesse sociale per il quale il Rotary è in grado di fornire una lettura del problema alla luce dei valori che propugna, quali il "servire al di sopra di ogni interesse personale". Il Convegno vuole mettere in luce che la senescenza non può essere un problema solo per la famiglia del malato, ma è necessario stimolare gli enti e le istituzioni competenti a mettere in atto tutti gli strumenti di prevenzione possibili, ragione per la quale diventa fondamentale una corretta informazione. Il primo passo, infatti, è sensibilizzare i media e l’opinione pubblica. Il Convegno si prefigge di aumentare l’informazione e la conoscenza delle malattie neurovegetative della terza età come strumento per ridurre l’emarginazione ed il pregiudizio sociale nei confronti delle persone colpite da tali patologie e dei loro familiari. Per permettere loro la partecipazione, per quanto possibile, alla vita attiva della comunità. In Italia ci sono 1,2 milioni di malati conclamati di Alzheimer e oltre 700 mila persone che ancora non sanno di essere malati. E nel mondo i malati sono addirittura 49 milioni, il che equivarrà a dire tra 10 anni un nuovo malato ogni tre secondi. "Cifre che devono far pensare e che devono essere prese seriamente in considerazione" conclude il presidente del Rotary Club Roma Capitale.




Autostrade, ok ministero trasporti ai Tir sul viadotto Cerrano

 

 

Via libera del ministero delle infrastrutture al ripristino della circolazione dei Tir sul viadotto Cerrano dell’autostrada A14. Il parere favorevole è contenuto in una relazione dell’ufficio ispettivo territoriale (Uit) del ministero al concessionario Autostrade per l’Italia (Aspi) che ne ha fatto richiesta. La riapertura del ponte “in ogni caso dovrà essere autorizzata dall’autorità giudiziaria”. 

Dalle verifiche svolte dall’Istituto nazionale delle saldature e dalla “modellazione” della frana eseguita dall’università di Roma “La Sapienza”, il ministero “ritiene necessario un sistema di monitoraggio ‘dinamico della frana’ sulle parti sensibili delle fondazioni e delle sottofondazioni del viadotto, in modo continuativo, attraverso sensori e rilievi topografici dei pali maggiormente sollecitati”. 

Autostrade per l’Italia “dovrà poi definire un piano adeguato di gestione delle emergenze da attivare oltre determinate soglie di allerta, essenziali per l’uso in sicurezza dell’infrastruttura, che se superate, comporteranno la chiusura del viadotto”. 

Il ministero esprime quindi “parere favorevole al transito dei Tir purchè vengano rispettati l’obbligo di interdistanza non inferiore ai 100 metri, il limite di velocità a 60 chilometri orari e il divieto di sorpasso”.





Sei accordi siglati per l’innovazione nelle Regioni: valore 23 mld di euro

 

l ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli ha firmato i decreti che autorizzano sei accordi per l’innovazione tra il ministero e le regioni Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia e Sicilia. L’obiettivo è “favorire la competitività del territorio e salvaguardare l’occupazione attraverso gli investimenti delle imprese in progetti di ricerca e sviluppo di notevole impatto tecnologico”. 

Per la realizzazione di prodotti e processi produttivi innovativi “sono previsti investimenti complessivi pari a circa 66 milioni di euro, a sostegno dei quali il ministero ha messo a disposizione circa 23 milioni di euro di agevolazioni”.





Boeing abbattuto a Teheran, altri filmati inchiodano i Pasdaran

 

 

Immagini esclusive ottenute e verificate dal New York Times mostrano che ad abbattere in Iran il Boeing ucraino, con 176 persone a bordo, sono stati due missili sparati ad una distanza di 30 secondi l’uno dall’altro. I missili, riporta il Nyt, sono stati lanciati da una base iraniana a circa 12 chilometri dall’aereo. Il nuovo video spiega anche perché il transponder del velivolo ha smesso di funzionare prima di essere colpito dal secondo missile. Le immagini sono state registrate da una telecamera di sicurezza. Inizialmente sono state condivise su Twitter dal giornalista Babak Taghvaee, che nel tweet spiega come quella notte fosse stato emesso l’ordine di colpire qualsiasi oggetto volante che provenisse da direzione sud-sudest rispetto alla base. Il video è stato poi verificato dal pool investigativo del New York Times. Intanto è stato arrestato in Iran l’uomo che ha girato il video, poi circolato sui social network, in cui si vede un missile iraniano nel momento in cui colpisce il Boeing ucraino. Una fonte del quartier generale delle Guardie della rivoluzione ha spiegato all’agenzia che l’autore del filmato è stato arrestato nell’ambito delle indagini che hanno già portato in carcere altre persone legate all’incidente aereo.




Libia, con Al Serraj almeno 2000 miliziani dalla Siria

 

Sono circa 2mila i combattenti siriani, a cui è stata promessa la nazionalità turca, già dispiegati o in procinto di arrivare in Libia a sostegno del governo di accordo nazionale guidato da Fayez Al Sarraj, dopo che Ankara ha accolto il mese scorso la sua richiesta di sostegno militare contro l’offensiva del generale Khalifa Haftar. E’ quanto riporta il quotidiano britannico "The Guardian", citando fonti siriane. Una fonte ha precisato che i combattenti siriani dovrebbero confluire in una divisione che prende il nome dal leader della resistenza libica, Omar al-Mukhtar, giustiziato dall’Italia nel 1931 e diventato una figura molto popolare in Siria durante la rivolta del 2011. Secondo quanto precisato da fonti dell’Esercito nazionale siriano, una coalizione di gruppi ribelli siriani sostenuti da Ankara, i combattenti hanno firmato contratti di sei mesi, da 2.000 dollari al mese, direttamente con il governo di Tripoli, A tutti è stata promessa la nazionalità turca. La Turchia si è anche impegnata pagare le spese mediche per i combattenti feriti e a rimpatriare le salme di quanti cadranno sul terreno. Quattro siriani, riferisce il Guardian, sarebbero già morti in Libia, mentre l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito di almeno 14 uomini deceduti. Sia Ankara che Tripoli hanno più volte smentito la presenza di combattenti siriani in Libia. Secondo quanto appreso dal giornale inglese, ai siriani è stato vietato di pubblicare sui social qualsiasi prova della loro presenza in Libia.





Nuovo colpo alle teorie del ‘Sistema Bibbiano’ dalla Cassazione. Infondate le misure cautelari per il Sindaco Carletti

 

 

Secondo la Corte di Cassazione non c’erano i presupposti per imporre al sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, misure coercitive come l’obbligo di dimora. E’ il succo del verdetto di annullamento senza rinvio della misura che era stata decisa nell’ambito delle indagini sugli affidi dei minori. Intanto i carabinieri di Reggio Emilia hanno notificato a 26 persone l’avviso di fine indagine dell’inchiesta "Angeli e Demoni" sui presunti affidi illeciti nella Val d’Enza. I capi di imputazione contestati dalla Procura reggiana nell’atto, che di solito prelude a una richiesta di rinvio a giudizio, sono 108. Malgrado la Cassazione il sindaco di Bibbiano resta indagato. Le accuse portano a reati che vanno dal peculato, all’abuso d’ufficio, alla violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche: questi i reati contestati a vario titolo alle 26 persone coinvolte. I capi di imputazione al centro delle misure cautelari sono stati tutti confermati e alcuni, nel frattempo, integrati. 

 Le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri hanno visto lo stralcio di 4 posizioni, una delle quali già archiviata. Per un indagato c’è il consenso alla richiesta di patteggiamento, con l’udienza fissata il 27 gennaio davanti al gup. Gli indagati hanno ora 20 giorni per essere interrogati o produrre memorie: poi la Procura deciderà se procedere con le richieste di rinvio a giudizio. 

 Il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Marco Mescolini scrive, in riferimento alla chiusura indagini: "La massiccia attività istruttoria" dopo le misure cautelari attraverso consulenze, interrogatori, analisi dei documenti, ha consentito "non solo di confermare le ipotesi accusatorie già riconosciute dal gip in fase cautelare", ma anche "di integrare il quadro probatorio in relazione a talune non riconosciute dal gip stesso in fase di emissione misura e anche di individuare nuove fattispecie".

 





La Spezia: la Polizia di Stato chiude l’Operazione "Touran" contro le "piazze dello spaccio".

Nella mattinata di mercoledì, a conclusione di un´articolata attività di indagine durata più di un anno e mezzo, sono state eseguite numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere, disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale della Spezia dr.ssa Marinella ACERBI, nei confronti di diversi cittadini marocchini dediti, in modo stabile, alle attività di importazione, trasporto, confezionamento e spaccio di sostanze stupefacenti. È giunta a conclusione un´ampia ed articolata indagine, convenzionalmente denominata "OPERAZIONE TOURAN", condotta dalla Squadra Mobile della Questura della Spezia e coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica dr.ssa Monica BURANI, iniziata dopo una serie di arresti, denunce e piccoli sequestri di droga, riconducibili ad azioni di spaccio al dettaglio consumate giornalmente, a partire dall´estate del 2018, all´interno di aree boschive situate nelle prime periferie della città, dove si sono progressivamente spostate le tradizionali piazze di spaccio. Le attenzioni degli investigatori si concentravano, in una prima fase, su alcune aree impervie, situate lungo la strada che conduce all´abitato spezzino di Pitelli e su quelle situate in prossimità del Parco Fluviale del fiume Magra (nei comuni di Arcola, Bolano, Beverino), dove si era spostato il grosso dello spaccio al minuto e dove un gruppo di cittadini marocchini riteneva di aver individuato delle zone franche, lontane dall´abitato, dove poter esercitare, impunemente, lo spaccio al dettaglio. Le singole ma reiterate cessioni di droga, effettuate dagli spacciatori marocchini, denotavano fin da subito l´esistenza di una rete di approvvigionamento di stupefacente, efficace e ben organizzata, in grado di far fronte alle continue richieste di una moltitudine di "clienti fidelizzati" che, quotidianamente, si recavano nei predetti luoghi per acquistare droga per uso personale. Dopo aver riscontrato numerose azioni di spaccio ed individuato un gruppo di cittadini marocchini dediti allo spaccio al minuto, le investigazioni si focalizzavano su un "secondo livello", individuando altri connazionali, in grado di fungere da anello di congiunzione tra gli spacciatori al dettaglio e fornitori di più consistenti quantitativi di droga. Le indagini, effettuate ricorrendo sia a presidi tecnologici (intercettazioni telefoniche, ambientali, tracciamenti GPS, tabulati telefonici) che alle tradizionali tecniche investigative (appostamenti, pedinamenti, videoriprese), consentivano di ricostruire la "rete" dello spaccio, partendo appunto da quello al dettaglio, individuando poi elementi di spessore intermedio, fino a giungere all´arresto di due "corrieri", uno dei quali un corriere internazionale, entrambi colti nella flagranza del trasporto di ingenti quantitativi di droga, occultati secondo il medesimo modus operandi all´interno di appositi vani, ricavati artatamente a bordo delle autovetture in uso agli stessi. La droga, una volta arrivata in questa provincia, veniva nascosta dagli indagati e sotterrata all´interno di barattoli stagni, in zone boschive impervie, situate nelle prime alture collinari sopra la città di Sarzana, individuate dagli agenti della Squadra Mobile grazie a difficoltosi pedinamenti e prolungati servizi di appostamento nella vegetazione. Altri "imboschi", ricavati sempre in zone di aperta campagna ma più vicini alla città, venivano invece utilizzati dagli indagati per nascondervi più piccoli quantitativi di droga, "appoggiati" per brevi periodi in luoghi considerati sicuri, prima di essere ceduti agli abituali clienti. Numerosi i riscontri obiettivi effettuati dagli agenti della Squadra Mobile Spezzina, che ha sequestrato sia dosi di stupefacente appena cedute a clienti, che più importanti quantitativi nascosti negli "imboschi" oppure celati all´interno di appositi nascondigli, ricavati a bordo di autovetture dedicate al trasporto della droga, apribili soltanto azionando sofisticati ed occulti congegni elettronici. Nel corso delle indagini venivano inoltre individuati, in provincia di Milano, alcuni box auto, situati in anonimi condomini, utilizzati per allestire i doppi fondi e custodire le auto "imbottite di droga", prima che le stesse venissero impiegate per effettuare gli illeciti trasporti. Il gruppo criminale oggetto di indagine, che aveva la disponibilità di ogni tipo di sostanza stupefacente, ha continuato a porre in essere l´attività di spaccio anche dopo i numerosi sequestri ed arresti effettuati nel corso delle indagini, denotando una spiccata capacità a delinquere che ha reso necessaria l´emissione dei provvedimenti restrittivi eseguiti nella mattinata odierna. I numeri dell´"OPERAZIONE TOURAN" Nella mattinata odierna, tra le province della Spezia, Massa, Pisa, Como e Milano, con la collaborazione delle Squadre Mobili delle rispettive Questure, oltre che con gli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine ed un´unità cinofila antidroga di Genova, sono state effettuate diverse perquisizioni domiciliari ed eseguite 8 misure della custodia cautelare in carcere, disposte nei confronti di altrettanti cittadini marocchini, tutti indagati in ordine al reato di cui all´art. 73 D.P.R. 309/90. Un altro destinatario della misura, invece, è tuttora ricercato. Nel corso delle perquisizioni sono stati identificati altri cittadini marocchini, dei quali uno tratto in arresto perché destinatario di Ordine di Esecuzione per la Carcerazione, emesso dalla Corte di Appello di Firenze, dovendo espiare la pena di anni 6, mesi 8 e giorni 10 di reclusione per reati in materia di sostanze stupefacenti. Un altro cittadino marocchino, invece, risultava essere già stato espulso dal territorio nazionale e rientrato in Italia senza alcuna autorizzazione e, quindi, tratto in arresto ai sensi del D. Lvo 256/98. In precedenza, nell´ambito della medesima operazione di Polizia Giudiziaria, erano già stati tratti in arresto in flagranza di reato 7 cittadini marocchini mentre altri 6 erano già stati sottoposti alla misura cautelare del divieto di dimora nella provincia della Spezia. Altri 3 cittadini marocchini e 2 italiani sono stati deferiti alla Procura della Repubblica della Spezia, in stato di libertà, per aver concorso, a vario titolo, nell´attività di spaccio Diverse decine gli acquirenti segnalati ai competenti uffici territoriali del governo, perché assuntori di stupefacenti. Quasi 50.000 euro in contati, sequestrati perché provento di pregressa attività di spaccio. Oltre 24 i chilogrammi di droga sequestrati: 12 kg di cocaina, altri 11 kg di hashish, più di 1 kg di eroina oltre che bilancini di precisione, materiale atto al confezionamento nonché quattro autovetture, tutte munite di doppi fondi, realizzati per trasportare la droga in sicurezza, dentro vani nascosti, apribili soltanto attraverso sofisticati meccanismi elettronici, non individuabili in caso di controlli di routine. I primi trasporti di stupefacente riscontrati durante le indagini venivano effettuati da uno dei corrieri arrestati, proprio a bordo di una delle autovetture abilmente modificate: una Volkswagen TOURAN, trasformata in una sorta di "cassaforte viaggiante"; da qui il nome "OPERAZIONE TOURAN".





‘Ndrangheta, arrestati il Presidente di una banca, un medico ed un imprenditore

 

La Gdf di Crotone ha arrestato tre persone nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Catanzaro, denominata "Thomas", sulle presunte ingerenze della cosca di ’ndrangheta Grande Aracri nelle attività del Comune di Cutro. Gli arrestati sono Ottavio Rizzuto, attuale Presidente del Consiglio di amministrazione della Banca di Credito cooperativo del Crotonese, Alfonso Sestito, medico cardiologo al Policlinico Gemelli di Roma e l’imprenditore Rosario Le Rose.

Le persone coinvolte nell’operazione sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso e di estorsione, abuso d’ufficio, traffico di influenze illecite, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, reati questi ultimi tutti aggravati dalle modalità mafiose. "Le indagini consentono di asserire - si legge in una nota della Dda di Catanzaro - come negli anni la cosca di ’ndrangheta capeggiata da Nicola Grande Aracri (attualmente in carcere a Opera in regime di 41 bis e verso il quale è stata emessa un’informazione di garanzia) abbia esercitato la sua influenza sul Comune di Cutro gestendo di fatto numerosissimi appalti e traendone diretto e cospicuo giovamento economico. Figura centrale di questa metastasi criminale era Ottavio Rizzato".

La guardia di finanza ha eseguito una serie di perquisizioni nella sede legale e nelle filiali di Cutro e di Isola di Capo Rizzuto della Banca di credito cooperativo del Crotonese. Il quadro probatorio acquisito ha consentito di far luce sulle agevolazioni ed i favoritismi che Rizzuto ha effettuato a vantaggio delle cosche di ’ndrangheta locali in ragione delle funzioni ricoperte nel tempo, con particolare riferimento all’imprenditore Rosario Le Rose. Quest’ultimo, attraverso l’attività commerciale Idro Impianti srl, è risultato essere affidatario di tutte le commesse del Comune di Cutro, dal 2007 al 2015, operando in sostanziale regime di monopolio".





Mafia dei Nebrodi, spallata di Carabinieri e Guardia di Finanza. 96 gli arresti

Una maxi operazione dei carabinieri e della Guardia di finanza ha inferto un duro colpo alla mafia dei Nebrodi, in Sicilia. In manette sono finite 94 persone, 48 delle quali in carcere. Oltre 600 i militari coinvolti nell’imponente blitz che è stato coordinato dalla Dda di Messina guidata dal procuratore Maurizio de Lucia. L’inchiesta ha portato anche al sequestro di 150 imprese, decapitando di fatto i clan mafiosi dei Batanesi e dei Bontempo Scavo.

Gli indagati sono in tutto 194. In cella sono finiti i vertici delle famiglie mafiose dei Batanesi e dei Bontempo Scavo, gregari, estortori e “colonnelli” dei due clan storici dei Nebrodi. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, truffa aggravata, intestazione fittizia di beni, estorsione, traffico di droga. Nell’inchiesta sono coinvolti anche imprenditori e professionisti insospettabili come un notaio accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Dalle indagini è emerso come i clan puntassero sull’ottenimento dei fondi dell’Ue attraverso la realizzazione di centinaia di truffe all’Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura. I fondi illecitamente intascati ammonterebbero a oltre 5,5 milioni di euro.

I clan storici di Tortorici, paese dei Nebrodi, i Batanesi e i Bontempo Scavo, anche grazie all’aiuto di un notaio compiacente e di funzionari dei Centri Commerciali Agricoli (CCA) che istruiscono le pratiche per l’accesso ai contributi europei per l’agricoltura, si erano spartiti equamente gli appezzamenti di terreno sui quali hanno incassato milioni di euro di Bruxelles con grave danno per l’economia locale.

A segnalare gli appezzamenti utili spesso erano i dipendenti dei CCA che avevano accesso alle banche dati. La disponibilità dei terreni da indicare era ottenuta o imponendo ai proprietari reali di stipulare falsi contratti di affitto con prestanomi dei mafiosi, o attraverso atti notarili falsi. Sulla base della finta disponibilità delle particelle, veniva istruita da funzionari complici la pratica per richiedere le somme che poi venivano accreditate al richiedente prestanome dei boss spesso su conti esteri.

 





Smog, Roma costretta ad andare a piedi. Blocco del traffico mercoledì, giovedì e domenica

 

A causa del persistere a Roma degli elevati livelli di inquinamento da PM10, rilevati dalla rete urbana di monitoraggio e validati dall’Arpa Lazio, e la previsione di perdurante criticità per i prossimi giorni, il Campidoglio fa sapere in una nota che è stata disposta per le giornate di mercoledì e giovedì la limitazione alla circolazione veicolare privata nella Ztl “Fascia Verde”. La limitazione riguarderà tutti i veicoli privati alimentati a gasolio che non potranno circolare nella Ztl “Fascia Verde” di Roma in due fasce orarie. Nello specifico l’ordinanza sindacale stabilisce la limitazione della circolazione dalle ore 7.30 alle 10.30 e dalle ore 16.30 alle 20.30 per tutti gli autoveicoli diesel da “Euro 3” fino a “Euro 6”.

Il 19 gennaio invece è stata disposta la Domenica Ecologica, con la quale si limita la circolazione a tutti i veicoli a motore nella Z.T.L. “Fascia Verde” dalle ore 7.30 alle 12.30 e dalle 16.30 fino alle 20.30. Il provvedimento (oltre ai divieti già previsti dalla D.C.S. n. 4/2015) stabilisce anche che domani e giovedì 16 dalle ore 7.30 alle 20.30 la limitazione della circolazione veicolare nella Z.T.L. “Fascia Verde” di Roma per: Ciclomotori e Motoveicoli “Euro 0” ed “Euro 1”, Autoveicoli Benzina “Euro 2”. Resta l’interdizione completa all’ingresso nella “Fascia Verde” per i veicoli a motore diesel “Euro 1” ed “Euro 2” e benzina “Euro 1”.

Inoltre, il provvedimento prevede che gli impianti termici dovranno essere gestiti in modo da garantire una temperatura dell’aria negli ambienti non superiore a 18°C o 17°C in funzione del tipo di edificio. Gli interventi sono stati adottati sulla base dei criteri indicati nel Piano di intervento operativo, come stabilito dalla delibera n.76 del 28 ottobre 2016. I rilevamenti hanno, infatti, evidenziato livelli di inquinamento elevati e una situazione prevista di forte e persistente criticità nei prossimi giorni. Il testo dell’ordinanza e le relative deroghe sono riportati online sul portale di Roma Capitale.

 





Debito pubblico in calo per l’avanzo di cassa

A novembre il debito delle Amministrazioni pubbliche è risultato pari a 2.444,6 miliardi, in diminuzione di 2,2 miliardi rispetto al mese precedente. E’ quanto rileva Bankitalia nella pubblicazione statistica “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”.

Il calo, secondo Bankitalia, è dovuto: all’avanzo di cassa (1,6 miliardi); agli effetti degli scarti/premi all’emissione/rimborso e della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e in valuta (che hanno determinato complessivamente una riduzione del debito di 0,5 miliardi); alla lieve riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (0,1 miliardi, a 55,4 miliardi).

Il debito delle Amministrazioni centrali è diminuito di 2,1 miliardi e quello delle Amministrazioni locali di 0,1 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.





Una donna nominata da Papa Francesco Sottosegretario della Segreteria di Stato

Papa Francesco ha nominato una donna, Francesca Di Giovanni, sotto-segretario per il Settore multilaterale della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, Officiale della medesima Sezione per i Rapporti con gli Stati.

Nata a Palermo il 24 marzo 1953, laureata in Giurisprudenza, ha completato la pratica notarile. Ha lavorato nell’ambito del settore giuridico-amministrativo presso il Centro internazionale dell’Opera di Maria (Movimento dei Focolari). Officiale della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, dal 15 settembre 1993. Ha svolto il suo servizio sempre nel Settore multilaterale, soprattutto per quanto riguarda temi concernenti i migranti e i rifugiati, il diritto internazionale umanitario, le comunicazioni, il diritto internazionale privato, la condizione della donna, la proprietà intellettuale e il turismo.




Il Ministro della Difesa Guerini: probabile intervento della Nato in Iraq

Il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha riferito alle Commissioni della Camera e del Senato, che è probabile che la Nato intervenga in territorio iracheno, "andandosi a sostituire progressivamente alla coalizione"."La decisione di non ritirarci - ha aggiunto - è stata apprezzata dal governo iracheno", ed è stata fatta domanda di organizzare un vertice "per definire i prossimi passi" nella lotta contro lo Stato islamico. Per Guerini è necessario "confermare la nostra presenza nei principali teatri operativi". In merito, il Ministro ha detto, inoltre, che lo Stato italiano si preparerà a "rimodulare la sua missione in Libia".




Nave Gregoretti, Gasparri: "Mi pare che la maggioranza voglia perdere tempo"

Nel corso del programma di Radio Cusano Campus "L’Italia s’è Desta", Maurizio Gasparri, Presidente della Giunta per le Immunità, si è espresso in merito alla vicenda legata alla Nave Gregoretti: “Quando i senatori della maggioranza hanno deciso di abbandonare i lavori, la senatrice del M5S Evangelista intendeva rimanere, il suo gruppo se n’è andato e lei ha detto: ‘che devo fare? Mi sono persa il gruppo’. Le sue dichiarazioni in tv mi sono sembrate sorprendenti visto che in giunta voleva rimanere e votare. Detto questo, il calendario della giunta è stato concordato. Tutti sapevano che si sarebbe votato in Emilia Romagna quando è stato concordato il calendario, votato all’unanimità. Quindi io vado avanti con questo calendario, che può essere modificato attraverso procedure previste dal regolamento, non perché uno lo dice. Ieri abbiamo fatto l’Ufficio di presidenza e nessuno ha chiesto di cambiarlo. Io ho fatto una relazione, vorrei che si discutesse nel merito. Chiedere un approfondimento istruttorio vuol dire chiedere alla magistratura ulteriori elementi, questo richiederà del tempo. Poi si lamenteranno se Salvini farà dei comizi dicendo quello che dice. Anziché discutere nel merito, si discute sulla data per guadagnare tempo. Che facciamo sospendiamo tutto in attesa che torni Grasso dall’America? Allora spegniamo pure le luci e i riscaldamenti e risparmiamo, coi soldi risparmiati gli paghiamo il viaggio. Abbiamo fissato il voto al 20 per tenere conto di questa sua missione, che dobbiamo fare di più? Se vogliono cambiare data mi dicano perché il calendario è stato fissato all’unanimità. Ieri il senatore De Falco ha fatto una valutazione singolare, mi ha detto di accogliere le richieste della maggioranza senza metterle ai voti. Mi è stato chiesto di violare i principi fondamentali della democrazia e questo non è possibile”. Su quanto dichiarato, in merito, dalla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, secondo la quale Salvini, come tutti, non può sottrarsi alle leggi, Gasparri ha detto: “E’ un’affermazione ovvia, giusta, direi quasi elementare. Noi stiamo discutendo proprio della condotta di Salvini. Stiamo agendo ai sensi di legge proprio perché nessuno è sottratto alla legge. Poi la giunta e l’aula potranno decidere se autorizzare o meno il processo”.





Mattarella: “Ciampi può essere definito l’uomo dell’orizzonte comune”

 

Carlo Azeglio Ciampi "può, a buon titolo, essere definito l’uomo dell’orizzonte comune. Nella sua vita professionale, nel lungo servizio prestato, con grande integrità, alle istituzioni della Repubblica, ha sempre avuto chiaro un obiettivo: quello della coesione e della unità del Paese". Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha iniziato il suo ricordo di Carlo Azeglio Ciampi al teatro Goldoni di Livorno dove al suo arrivo è stato accolto dagli applausi e con il saluto ’Presidente, presidente’ di 500 bambini delle scuole elementari e medie.  Ecco le parole di Mattarella nel suo discorso integrale pronunciato a Livorno: “Rivolgo a tutti un saluto di grande cordialità.

"Sono davvero lieto di trovarmi a Livorno, in questo splendido teatro, con tanti ragazzi.

Saluto il Presidente della Regione, il Presidente della Provincia, il Sindaco e tutti i livornesi attraverso di lui.

Sono lieto di trovarmi qui in questo anno centenario della nascita di uno dei suoi cittadini più illustri, venuto alla luce il 9 dicembre 1920 a pochi passi da questo teatro Goldoni, nella casa di corso Amedeo.

Saluto con molto affetto i familiari del Presidente Ciampi, ringraziandoli per la loro presenza.

Carlo Azeglio Ciampi può, a buon titolo, essere definito l’uomo dell’orizzonte comune.

Nella sua vita professionale, nel lungo servizio prestato, con grande integrità, alle istituzioni della Repubblica, ha sempre avuto chiaro un obiettivo: quello della coesione e della unità del nostro Paese.

Ormai prossimo alla scadenza del suo mandato presidenziale, ne volle fare espresso riferimento il 25 aprile 2006, in occasione del 61° anniversario della Liberazione, citando il compito al quale aveva giurato di non venire mai meno, quello di “essere garante della libertà dei cittadini e dell’unità della Patria”.

Un giuramento, continuò – come confidandosi con i suoi concittadini - che “è stato costantemente l’ispirazione del mio agire”.

“Ho chiara nella mente un’idea di Italia, che so condivisa dai miei compatrioti”, aggiunse. “Un filo ideale ininterrotto – diceva - unisce gli eroi del Risorgimento, e i soldati che combatterono la Grande Guerra come ultima guerra risorgimentale, ai protagonisti della lotta di Liberazione che pose fine all’infausto ventennio della dittatura fascista, complice la Monarchia”.

Un’idea dell’Italia alla quale si coniugava, a suo giudizio “una idea dell’Europa, che la nuova Italia democratica e repubblicana ha fin dall’inizio contribuito a costruire. Animava i padri fondatori della Comunità Europea una risoluta volontà di pace, sola via di salvezza per i popoli europei, per la civiltà che insieme hanno creato, e che avevano rischiato di distruggere”.

Per poi concludere: “L’Europa unita e libera, non meno dell’Italia libera e unita, è la Stella Polare che fino ad oggi ha guidato il mio cammino”.

Un tema ripreso più volte nel percorso di congedo dalla funzione cui era stato chiamato dal Parlamento nel 1999.

Nel messaggio agli studenti per l’apertura dell’anno scolastico, al complesso monumentale del Vittoriano, il 20 settembre 2005, il presidente Ciampi richiamava identità italiana e identità europea citando Benedetto Croce che, in un’Italia ancora sofferente per le ferite della guerra – era il 1949 - proponeva ai giovani questa considerazione: “L’amore per la Patria non consiste in gelosia e odio verso le altre Patrie, ma nella purezza degli ideali, nel congiungimento con quanto la Patria compì nel passato e può e deve compiere nel presente per promuovere l’umanità degli uomini, la civiltà della società”.

Dunque la acuta consapevolezza che non può esistere ragion di Stato che possa opprimere gli uomini, i popoli, altri popoli.

Il suo vissuto, quello di un ufficiale dell’Esercito Italiano nella cesura rappresentata dall’8 settembre del 1943, lo porterà, mezzo secolo dopo, a una lettura meditata di quel passaggio storico: non la morte della Patria come ipotizzato da taluno, ma, al contrario, la sua rinascita. Azzerando così ogni ipotesi speculativa che pretendesse necessario ricostruire un’identità nazionale italiana dopo la guerra, per di più a prescindere, se non contro, l’eredità antifascista.

La parabola che lo vedrà impegnato, prima al governo e poi alla più alta magistratura della Repubblica, risulta, davvero, come ha avuto modo di osservare il prof. Gentiloni Silveri, conseguente alle sue scelte di vita.

Ciampi parlerà della Costituzione come della sua “Bibbia civile”. Ce lo ha ricordato poco fa il prof. Emanuele Rossi.

“E’ il testo – confiderà – su cui ho riflettuto in ogni momento difficile” del settennato, offrendo di sé l’immagine che preferiva: ”Non sono mai stato – ebbe a dire - un uomo politico, ma soltanto un cittadino al servizio dello Stato”.

In effetti fu il primo presidente della Repubblica eletto al di fuori dei membri del Parlamento.

Carlo Azeglio Ciampi aveva trascorso larga parte della sua esistenza all’interno della Banca Centrale del nostro Paese, sino a divenirne Governatore.

Un tecnico, si sarebbe dunque potuto dire, se non fosse stato per la atipicità della sua formazione, non di economista.

La sua esperienza lo portò a privilegiare un lavoro di squadra, di ampia consultazione dei tecnici, avendo tuttavia sempre ben presente, come ebbe a sottolineare, “la differenza tra conoscenza e atto volitivo”.

E i suoi gesti parlano da soli, nel senso di una sapiente assunzione di responsabilità negli atti di cambiamento sistemico ai quali ebbe modo di concorrere.

Vale per l’apporto che diede nel 1981, da Governatore, a una nuova “Costituzione monetaria”, con il noto divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca centrale, a favore di un processo di disinflazione che consolidasse l’economia e difendesse i risparmi.

Vale ancora per il contributo offerto da Ciampi alla definizione delle regole europee in materia di cooperazione monetaria, finanziaria ed economica, riguardo alle quali lamentò sempre la timidezza con cui ci si incamminò sulla strada di una vera e propria Unione.

Una pagina di amarezza fu, per lui, la tempesta monetaria nell’autunno del 1992.

La speculazione contro la valuta del Regno Unito coinvolse ben presto anche la lira italiana e il franco francese.

Il venir meno di impegni assunti dalla Bundesbank portò alla uscita di lira e sterlina dal Sistema Monetario Europeo e alla loro svalutazione.

Ciampi non esitò a trarre conseguenze da quella vicenda, rassegnando al Ministro del Tesoro, Piero Barucci, le dimissioni da Governatore della Banca d’Italia, quattordici anni dopo la sua nomina. Dimissioni che furono prontamente, doverosamente e saggiamente respinte.

A questo uomo dei tempi difficili, di lì a pochi mesi, nel pieno di una crisi politica profonda, il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, affidò il compito di formare il governo.

Fu una stagione di grande tensione, accompagnata da attentati terroristici di gravissima portata, da quello dei Georgofili a Firenze (27 maggio 1993), all’autobomba fortunatamente non esplosa il 2 giugno successivo, a Roma, nei pressi di Palazzo Chigi, alle bombe del 27 luglio a Milano, in via Palestro e ancora a Roma a San Giorgio al Velabro e a San Giovanni in Laterano.

La violenza stragista mafiosa si configurò come vera e propria emergenza nazionale.

Un clima che lo portò a temere, in quel mese di luglio, sviluppi di carattere eversivo.

La ridefinizione del quadro internazionale in quegli anni, a seguito della fine della “Guerra fredda”, e la ridefinizione della situazione politica interna, non fecero trascurare al suo governo il percorso di modernizzazione dell’Italia e la sua progressiva integrazione nella comunità economica e finanziaria internazionale, con il Patto sociale per la crescita, siglato in quello stesso luglio del 1993.

Le istituzioni della Repubblica seppero, ancora una volta, contrastare con successo, con la sua guida, logiche di disfacimento del tessuto connettivo del Paese.

La politica di concertazione – come sarebbe stata poi definita – proponeva un metodo e conteneva scelte lungimiranti, puntando, fra l’altro, sulla capacità di crescita della produttività della base industriale italiana, ottenendo significativo credito internazionale.

Quel credito pose le premesse per il successo che conseguì da ministro del Tesoro, alla fine del 1996, con il rientro della lira italiana nello SME e poi con l’ingresso nell’Euro.

Sullo sfondo era la profonda convinzione di Ciampi che l’Italia dovesse avere l’ambizione di darsi un orizzonte comune: rappresentanze sociali, imprenditoriali, istituzioni, anche guardando all’esempio offerto dalla Repubblica Federale di Germania.

Con il prevalere del senso di responsabilità, quella che Ciampi sollecitava a tutte le parti in gioco, continuamente, in vista, appunto, dell’orizzonte comune.

Era una visione di Italia coesa e unita contro ogni scetticismo e rassegnazione.

Fu un metodo, quello dei “patti”, che sviluppò anche a livello territoriale, nella sua esperienza alla guida del Ministero del Tesoro.

In quel Ministero, coerentemente con la sua visione, sviluppò una continua azione per la coesione sociale.

E coerentemente con la sua visione, in una fase in cui nel dibattito politico si accentuò l’uso dell’espressione “secessione” - a significare una divaricazione crescente tra le diverse parti della nazione - da presidente della Repubblica Ciampi intensificò il dialogo con i territori, lanciando l’iniziativa di incontro con le 100 provincie d’Italia.

Una maratona faticosa, impegnativa, importante, che lo pose in ascolto e a confronto con le realtà locali, ribadendo con fermezza uno dei suoi credo, quello della unità dell’Italia.

Non abbandonò mai anche il dialogo con le parti sociali. Ad esempio incontrando al Quirinale, nel gennaio del 2002, i segretari generali dei sindacati confederali sul tema delle pensioni e del mercato del lavoro, così come, nell’aprile dell’anno successivo, i promotori di un referendum riguardante lo Statuto dei lavoratori. Due incontri - nel 2002 e nel 2003 -che sottolineavano la sua costante attenzione, da Capo dello Stato, ai temi sociali del nostro Paese.

Nel medesimo discorso del 25 aprile 2006, il presidente Ciampi sui risultati di questo lavoro così testimoniava: “è scorsa davanti ai miei occhi l’immagine di un Paese molto più unito, molto più omogeneo, nei suoi sentimenti e nelle sue scelte, di quanto farebbe pensare l’eccessiva asprezza degli scontri politici di vertice. Tutto ciò mi ha dato forza per affrontare ogni nuova difficoltà, ogni momento di crisi, operando come mi suggeriva la Costituzione, come mi dettava la coscienza”.

Carlo Azeglio Ciampi fu un tenace sostenitore del multilateralismo in ambito internazionale e, in esso, di un ruolo per l’Europa, la cui unità gli appariva “come l’approdo di un lungo percorso di civiltà”.

Rivolgendosi agli studenti, il 20 settembre del 2005, ammoniva: “Noi europei dobbiamo dare forza e voce alla nostra presenza costruttiva sullo scenario internazionale. Proporre al mondo il nostro progetto di sviluppo, di affermazione della libertà e della dignità di ogni persona, di tutti i popoli”.

E ricordava, al tempo stesso, “nella nostra cultura millenaria abbiamo dato prova della capacità di accogliere, di elaborare e di esprimere, valori etici che superano l’esame del tempo, che altri popoli a loro volta hanno saputo fare propri”.

“Geografia e storia – aggiungeva – hanno posto l’Italia al centro delle civiltà del Mediterraneo: un mare che ha unito, assai più di quanto abbia diviso, genti e culture. Tutte hanno lasciato la loro impronta nella nostra identità”.

“Questo scambio di culture si è nutrito di innumerevoli migrazioni” osservava e, riferendosi ai tanti studenti figli di altre terre, chiedeva ai giovani loro compagni di scuola:”Fate che la fiducia sia più forte della paura, il dialogo più forte dei timori che nascono dalle diversità”. “La Scuola, anche col vostro aiuto, contribuirà a renderli cittadini responsabili della Repubblica. Essi sono venuti per ricevere ma anche per dare”.

La crisi dei Balcani e in particolare del Kosovo fu, agli esordi della sua Presidenza, un banco di prova particolarmente delicato, seguito poi dall’attacco terroristico alle Torri gemelle di New York e dalla Seconda Guerra del Golfo.

In generale la politica estera rappresentò un ambito di impegno alto, in particolare su temi come la integrazione europea, il sostegno alle Nazioni Unite, il Medio Oriente, tanto da sollecitare da parte del presidente Ciampi, reiterate messe a punto nei confronti dei governi.

Sulla scorta degli esempi di Giovanni Gronchi - l’altro presidente della Repubblica di origine toscana -, e del suo immediato predecessore, Oscar Luigi Scalfaro, Ciampi ritenne di precisare al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuliano Amato, la necessità di essere informato prima che decisioni in materia di politica internazionale venissero assunte in sede governativa, per poter esprimere, anticipatamente “giudizi, esortazioni e valutazioni”, sottolineando così il contributo di garanzia del sistema delle alleanze e delle relazioni internazionali assicurato dalla Presidenza della Repubblica.

In modo ancora più puntuale si rivolse al successore di Amato, Silvio Berlusconi, nel febbraio del 2003, un mese prima dello scoppio della Seconda Guerra del Golfo, in Iraq.

“Conservo la speranza – scriveva al presidente del Consiglio – confortato dall’impegno attivo che i governi italiani hanno sempre assicurato al consolidamento del sistema multilaterale, che le Nazioni Unite riescano a mantenere la pace e la sicurezza internazionale ed ottenere l’eliminazione delle armi di distruzione di massa dall’Iraq”.

Dopo aver espresso apprezzamento per l’opera del governo diretta a tenere la crisi irachena in ambito Onu, il presidente Ciampi, nella stessa lettera, richiamava le linee di fondo della politica estera italiana “mantenute costanti nel volgere degli anni e dei governi”.

E le enumerava così: “il sostegno pieno al sistema delle Nazioni Unite; la complementarietà fra l’integrazione europea e il legame transatlantico, incarnato dall’Alleanza Atlantica e che venne definito, a ragione, una scelta di civiltà”.

E continuava: “Nella convinzione che queste finalità vadano perseguite l’una non a scapito dell’altra, riveste per i paesi europei una particolare importanza, per elevatezza di obiettivi e per la sua complessità, il processo di integrazione europea”.

E, infine, annotava – a proposito degli appuntamenti internazionali di quell’anno, che includevano il semestre di presidenza italiana della Ue – “Sono certo che il governo sarà all’altezza della grande tradizione europeista che l’Italia, insieme con le forze dinamiche e costruttive dell’Europa, ha contribuito a plasmare attraverso la coerenza e la continuità della propria politica”.

Un profilo che ha portato gli studiosi a definire l’esistenza di una “politica comunitaria della Presidenza della Repubblica”, suffragata anche dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, con il richiamo, all’art.117, dei vincoli relativi all’ordinamento comunitario.

Un ruolo attivo per un’Italia consapevole delle sue risorse e capace di intervenire nel contesto internazionale.

Di questa sua lezione troviamo ampie tracce anche nelle rare esternazioni successive che accompagnarono poi la sua attività di Senatore di diritto e a vita.

In una intervista ad Affari Internazionali, nel maggio del 2009, alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, esortò la Repubblica a prendere parte a una avanguardia europea di “Stati determinati a non lasciarsi frenare dalle esitazioni e dalle contraddizioni di singoli Paesi”.

Nell’ottobre 2008, intervenendo in Aula al Senato sull’informativa del Ministro dell’Economia in tema di “sviluppi della crisi finanziaria in atto”, prese netta posizione avvertendo come un proprio “dovere dire ai cittadini italiani di avere tranquillità perché i risparmi investiti in depositi bancari e in titoli di Stato sono assolutamente sicuri...” perché “il nostro sistema è sostanzialmente stabile e di questo pure bisogna avere fiducia”, segnalando “l’occasione per fare un passo deciso nell’avanzamento europeo, sotto i profili del maggior coordinamento dell’azione europea. In particolare è necessaria una vigilanza bancaria su base europea”.

Sul piano delle iniziative legislative fu presentatore, come primo firmatario, del disegno di legge sulla istituzione della “Giornata del dono”, divenuto poi legge n.167, promulgata il 21 luglio 2015.

Una iniziativa basata sul secondo comma dell’art. 3 della Costituzione e che si proponeva di richiamare l’attenzione sul contributo che il dono reca “al pieno sviluppo della persona umana”.

Nella relazione illustrativa, il sen. Ciampi segnalava i valori primari di libertà e solidarietà, alla base dell’esperienza del dono.

Riflettere su questo tema – scriveva "significa contribuire al conseguimento di un più elevato grado di coesione del Paese e all’opera, mai conclusa, di formare un’identità nazionale sempre più matura”.

Ancora una volta si manifestava l’espressione della passione civile di un grande Italiano, al ricordo del quale la Repubblica rende omaggio.





Italia quarta per marchi e disegni europei, decima per brevetti

 

Italia quarta per marchi e disegni europei, decima per brevetti

 

4mila imprese affiancate dalle Camere di commercio

con i precedenti bandi Marchi+ e Disegni+

 

 

Le imprese che richiedono brevetti, marchi o disegni hanno il 21% di possibilità in più, rispetto alle altre, di aumentare il proprio fatturato. A dimostrarlo è un recente studio dell’Ufficio europeo dei brevetti (EPO) e dell’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale (EUIPO). L’Italia fa molto bene nella tutela dei marchi e dei disegni europei, aggiudicandosi la medaglia d’argento tra i Paesi Ue alle spalle della Germania e la quarta posizione tra i 25 big mondiali. Sul fronte dei brevetti, il nostro Paese si posiziona al decimo posto della classifica internazionale delle invenzioni depositate all’Epo. Far crescere la cultura dell’innovazione e della tutela della proprietà intellettuale è perciò fondamentale per consentire al nostro sistema produttivo di essere competitivo sui mercati internazionali. A questo scopo il Ministero dello Sviluppo Economico ha varato specifiche misure e incentivi, illustrati oggi dal Viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, insieme con Carlo Sangalli,presidente di Unioncamere e della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Misure sulle quali le Camere di commercio, attraverso Unioncamere, sono impegnate dal 2009, in collaborazione con l’Ufficio italiano brevetti e marchi, al fianco delle imprese: oltre 56 milioni di euro le risorse del Ministero dello Sviluppo Economico che, negli anni scorsi, hanno consentito a quasi 4mila imprese di effettuare la registrazione di oltre 4mila marchi all’estero, la valorizzazione di 643 disegni e modelli e il riconoscimento di 44 marchi storici.  

Le Camere di commercio sono da tempo impegnate nella tutela e promozione della proprietà intellettuale”, ha sottolineato Carlo Sangalli, presidente di Unioncameree dellaCamera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. “Negli ultimi 10 anni il sistema camerale ha gestito oltre  56 milioni di euro di agevolazioni messi a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico grazie alle quali sono state supportate quasi 4mila imprese”. Secondo Sangalli “brevetti, marchi e disegni sono asset immateriali che costituiscono per le aziende un fattore determinante per un vantaggio competitivo di lungo termine, con effetti importanti sulle economie territoriali. In Italia un posto di lavoro su 3, cioè quasi 7 milioni di posti di lavoro, si trova nelle aziende che fanno un uso intensivo di marchi e brevetti. Queste aziende contribuiscono da sole al 46,9% del nostro Pil”. 





Green Deal europeo, c’è il si. La soddisfazione di Conte

E’ arrivato l’ok al Green Deal europeo, in sostanza 100 miliardi dalla Ue in 10 anni per l’economia verde. “L’Eu Green Deal e il Just Transition Mechanism sono un importante passo avanti verso un’Europa verde e una transizione industriale socialmente giusta. Bene gli obiettivi di von der Leyen. L’Italia coglierà questa storica opportunità di crescita e lavoro, soprattutto per i giovani”. Così ha commentato su Twitter il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.





L’Ue approva il ‘just transition mechanism’. 100 miliardi per clima e ambiente

 La commissione europea ha varato a Strasburgo due proposte fondamentali per realizzare la prima priorità politica del suo mandato, il “Green Deal” europeo per il clima e l’ambiente: il regolamento Ue sul Just transition mechanism (Meccanismo per una transizione energetica equa), comprendente un nuovo fondo dedicato e investimenti complessivi per 100 miliardi nel periodo 2021-2027, e il “Piano per l’Europa sostenibile”, una strategia che prevede la mobilitazione di investimenti pubblici e privati per “almeno mille miliardi di euro” complessivamente nei dieci anni dal 2021 al 2030. 

Il nuovo “Fondo per la transizione equa” sarà direttamente impiegato per sostenere la transizione energetica che dovranno intraprendere gli Stati membri e al loro interno le regioni, i territori o i settori industriali più dipendenti dalle fonti fossili a più alta intensità di emissioni carboniche (carbone, torba, scisti bituminosi), per riconvertire le proprie economie alle alle fonti rinnovabili e a basso impatto climatico, in vista degli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione fissati per il 2030. Il fondo avrà in dotazione 7,5 miliardi che saranno aggiunti al quadro di bilancio comunitario 2021-2027, ma la Commissione prevede che, ricorrendo in particolare ai propri fondi di coesione, potrà mobilitare fino a 100 miliardi nei primi sette anni, che aumenteranno a 160 miliardi fino al 2030. 

L’altra proposta adottata dalla Commissione, il “Piano di investimenti per l’Europa sostenibile”, prospetta una strategia per mobilitare investimenti pubblici e privati per oltre mille miliardi, diretti più in generale alla riconversione radicale delle economie europee, necessaria per conseguire gli obiettivi climatici e ambientali del Green Deal nel decennio 2021-2030. 





Di Battista resta un umile volontario del M5S

"Sono due anni che faccio da volontario (attivista) dando una mano a Rousseau per quanto riguarda la funzione call to action. Ricordate che ho sponsorizzato le campagne sugli alberi o sul riciclo di giocattoli? Ecco - da volontario - quindi gratis - continuerò a farlo. Tutto qui. Eppure per qualcuno mi sarei venduto per un incarico. Ma non vi viene da ridere leggendo una roba del genere?". E’ quanto scrive sulla sua pagina Facebook, Alessandro Di Battista, a proposito del suo incarico come referente del ’Portale Eventi’ di Rousseau. “Io sono un uomo libero. Devo tanto al Movimento e sarò sempre grato a Beppe ma se non condivido una cosa la dico. Punto. E dato che condivido alcune iniziative di volontariato che lancia Rousseau darò una mano anche se dall’Iran non è così semplice. Ma ripeto rispetto agli ultimi due anni non è cambiato nulla. Volontario ero e volontario rimango nella speranza che il Movimento che ha fatto molto porti a casa la battaglia del secolo: la revoca delle concessioni ai Benetton", rimarca l’ex deputato M5S.





Prodi striglia il Pd: “Basta al club esclusivo di 10 persone”

“Bisogna tornare al rapporto con la gente e finirla con il partito che diventa un club a uso esclusivo di 10 persone che si parlano ed eleggono a vicenda”. Lo ha detto Romano Prodi ospite del programma TGtg su Tv2000, commentando la riunione del Pd nell’Abbazia di Contigliano, tra Rieti e Greccio.

“Alcune volte le riunioni di partito- ha aggiunto Prodi- possono essere utili ma anche dannose. Questo incontro sarebbe importante se il Pd cambiasse alcuni punti del programma ma deve soprattutto cambiare il modo con cui si avvicina alla gente. Prima avevamo tante linee di trasmissione ma questo meccanismo oggi si è rotto. Il problema sarà legare le cariche di partito non alle tessere ma ai successi elettorali che il partito ha avuto nelle Regioni. Io non conosco più di un terzo dei parlamentari di Bologna. Questo non è possibile. Ci si accanisce sul numero dei parlamentari, alla Camera sono sicuramente troppi ed è difficile dialogare, però il vero problema è riportare un sistema elettorale che faccia in modo che il parlamentare risponda ai suoi elettori non solo durante le elezioni ma anche nei successivi cinque anni. Se il Pd riprende, riammodernandola, questa funzione avrà un successo enorme perché questo lo può fare solo il Partito democratico. Vedremo se questo ‘conclave’ sarà l’inizio di tale percorso. La gente ha bisogno di vedere le facce e di dialogare con qualcuno. La politica si fa incontrando e ascoltando la gente”.

“I nuovi media- ha proseguito Prodi a Tv2000- hanno portato la crisi dei partiti e a delegare l’autorità mettendo in crisi la democrazia. Il fenomeno delle sardine è stato per me una sorpresa, li vedo con grande simpatia”.

Nel 2013 è stato tra i possibili candidati al Colle e su una sua nuova candidatura ha risposto così: “Nel 2013- ha concluso Prodi a Tv2000- ero sicurissimo che non mi avrebbero votato. Ero in Africa ad un convegno e ci sono rimasto. Così sarebbe anche la prossima volta. Diventare presidente della Repubblica, con tutta onestà, non è nella mia agenda“.





Germania, il Pil è vicino anno zero. E’ la crescita più bassa degli ultimi sei anni

 

Brusca frenata dell’economia tedesca: nel 2019 il Pil è cresciuto soltanto dello 0,6%. Molto meno del 2018 e del 2017, quando segnò rispettivamente una crescita dell’1,5% e del 2,5%. Lo ha riferito il Destatis, istituto di statistica federale. Si tratta della crescita più bassa degli ultimi sei anni. Nel 2019, lo Stato tedesco ha segnato un surplus di bilancio, comprensivo degli Stati federali, delle municipalità e del sistema di previdenza sociale, di 49,8 miliardi di euro, pari all’1,5% del Pil. Nel 2018 segnò 62,4 miliardi, pari all’1,9%.





Ichino: "Taglio tasse su lavoro e imprese è tema cruciale, bisogna allinearsi alla Germania"

 

Sul tema del taglio del cuneo fiscale, “c’è un indirizzo che ci viene dall’Europa, dalla Commissione UE uscente e anche dalle linee di quella entrante che va nella direzione di ridurre per prima cosa la pressione fiscale su lavoro-impresa, in seconda battuta sui consumi, in terza battuta sulla proprietà". Lo ha detto il Prof. Pietro Ichino, nel corso del programma di Radio Cusano Campus "L’Italia s’è Desta". "Negli anni passati - ha continuato - abbiamo fatto l’inverso. Su lavoro e impresa c’è stata un’attenzione a corrente alternata. Meglio lavorare sul taglio del cuneo fiscale che sull’irpef. Credo che abbia ragione Gualtieri, questo è un tema cruciale perché il lavoro in Italia subisce una pressione fiscale complessiva che è addirittura del 18% superiore rispetto a quella tedesca. L’obiettivo deve essere quello di allineare il prelievo contributivo-fiscale, cioè il cuneo, a quello tedesco. Questo vuol dire favorire l’occupazione, i redditi di lavoro, alleggerire la pressione sulle imprese. Questo è un volano, ha un effetto moltiplicatore che poi si trasforma in crescita. Il punto è che il beneficio non è immediato e diretto, ma è indiretto, mentre la famosa misura della flat tax ha un immediato impatto sulle tasche dei destinatari quindi rende di più elettoralmente. Noi purtroppo soffriamo di una politica che ha bisogno del ritorno immediato di consenso, perché siamo in campagna elettorale permanente, abbiamo sempre la prospettiva delle elezioni a primavera, quindi è una politica dal respiro breve. Le imprese hanno un problema di incertezza sul breve termine molto rilevante. Nel momento in cui viene aumentato del 50% il costo di separazione tra impresa e lavoratore, come è successo con il decreto dignità, le imprese hanno scelto di non confermare il rapporto a tempo indeterminato, bensì preferire sostituire il lavoratore con un altro a tempo determinato. Quando si discute di queste cose - ha concluso - non bisogna farlo in modo ideologico, o come quando si tifa per la propria squadra allo stadio, ma guardando i dati effettivi e ragionandoci sopra”.





Istat: il 36,3% dei pensionati vive con meno di 1.000 euro al mese

 

Sono stati resi noti i dati relativi al rapporto Istat sulla condizione dei pensionati per il 2017 e 2018, secondo i quali il 36,3% dei pensionati vive con meno di 1.000 euro lordi percepiti ogni mese, mentre il 12,2% percepisce una quota pari a meno della metà, cioè circa 500 euro. Coloro che, invece, ricevono più di 2.000 euro ogni mese rappresentano il 24,7%, vale a dire 1 pensionato su 4. Tra i pensionati che rientrano fra i riceventi di pensioni fino ai 1.500 euro, la percentuale maggiore è composta dalle donne, che, in generale, rappresentano il 52% dei pensionati e il 55,5% dei riceventi delle pensioni, pur percependo una percentuale della spesa totale pari a 44,1 punti. Invece, il rapporto di coloro che ricevono oltre i 3.000 euro è di 266 uomini contro 100 donne. Circa l’ammontare percepito, le donne ricevono meno rispetto agli uomini, per quanto riguarda l’anzianità, con una pensione più bassa del 36,7%, e la disabilità, con - 33,8%, mentre la pensione di reversibilità supera quella maschile di 1,5 volte.





Spesa pensionistica in aumento e i nonni salvano le generazioni di mezzo

 

Spesa pensionistica in aumento in rapporto al Pil, dopo un triennio di calo. Ampie disuguaglianze di reddito, tanto che più di un pensionato su tre riceve ogni mese meno di mille euro lordi e il 12,2% non supera i 500 euro. Al 20% di pensionati più poveri va poco più del 5% della spesa complessiva, mentre - dall’altra parte della forbice - al quinto con i redditi pensionistici più ricchi va il 42,4% del totale. Ma vediamo i numeri dell’Istat: "Per quasi 7 milioni e 400mila famiglie con pensionati i trasferimenti pensionistici rappresentano più dei tre quarti del reddito familiare disponibile e nel 21,9% dei casi le prestazioni ai pensionati sono l’unica fonte monetaria di reddito (oltre 2 milioni e 600mila di famiglie)". Lo rileva l’Istat confermando, in base a dati del 2017, che "la presenza di un pensionato all’interno di nuclei familiari ’vulnerabili’ (genitori soli o famiglie in altra tipologia) consente quasi di dimezzare l’esposizione al rischio di povertà". "Nel 2018, i pensionati sono circa 16 milioni, per un numero complessivo di trattamenti pensionistici erogati pari a poco meno di 23 milioni. La spesa totale pensionistica (inclusa la componente assistenziale) nello stesso anno raggiunge i 293 miliardi di euro (+2,2% su variazione annuale)". Lo rileva l’Istat. "Il peso relativo della spesa pensionistica sul Pil si attesta al 16,6%, valore appena più alto rispetto al 2017 (16,5%), segnando un’interruzione del trend decrescente osservato nel triennio precedente". Il 36,3% dei pensionati riceve ogni mese meno di 1.000 euro lordi, il 12,2% non supera i 500 euro. Un pensionato su quattro (24,7%) si colloca, invece, nella fascia di reddito superiore ai 2.000 euro".L’Istat in base a dati del 2018 definisce "ampia la disuguaglianza di reddito tra i pensionati: al quinto con redditi pensionistici più alti va il 42,4% della spesa complessiva".





Libia, Di Maio fissa i paletti: “L’Italia non interverrà militarmente nel conflitto”

 

"LItalia non intende intervenire militarmente nel conflitto libico e continua ad aderire con rigore all’embargo sulle armi". Sono le parole del ministro degli Esteri Luigi Di Maio nel corso della sua informativa al Senato. "Ogni inasprimento sul terreno favorisce solo gli interessi di attori esterni, le cui agende differiscono dalle nostre e che non hanno a cuore le stesse nostre esigenze di sicurezza", ha aggiunto Di Maio, sottolineando che "è fondamentale cercare di mantenere il cessate il fuoco e riportare la crisi libica su un binario politico". "Una Libia sovrana, unita e in pace resta la priorità assoluta per l’Italia e per il governo italiano, per la nostra sicurezza nazionale e per la stabilità dell’intera regione euro-mediterranea". "L’ulteriore aggravarsi di questa crisi potrebbe comportare ulteriori rischi in termini di minaccia terroristica e immigrazione illegale, prospettive che stiamo scongiurando con ogni sforzo". La contrapposizione in Libia "è aggravata dalle interferenze di attori internazionali e regionali esterni, a sostegno dell’una o dell’altra parte". "Da conflitto interno - ha aggiunto -la crisi libica si è trasformata in guerra per procura". "In questo contesto - ha proseguito il ministro - si collocano i due accordi tra Libia e Turchia in materia di delimitazione marittima e sicurezza e la decisione del Parlamento turco di autorizzare l’invio di propri militari. Iniziative che abbiamo denunciato per gli effetti negativi che hanno avuto su uno scenario già fortemente polarizzato. Al contempo, abbiamo stigmatizzato tutte le forme di ingerenza esterna nel Paese".