Massicci controlli della Compagnia Carabinieri di Civitavecchia, arresti e denunce

 

I Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia, nel corso dei servizi finalizzati alla prevenzione e alla repressione dei reati inerenti gli stupefacenti, in due distinte operazioni, hanno arrestato due persone per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

I Carabinieri della Stazione di Ladispoli hanno notato due persone, già conosciute per precedenti specifici, che si stavano aggirando in atteggiamento sospetto in una delle “vie dello spaccio” della zona. 

Dopo averli tenuti sotto controllo a debita distanza, i militari hanno interrotto la trattativa avviata tra loro per la cessione di alcune dosi di hashish: l’acquirente, un 17enne, è stato segnalato alle Autorità competenti in qualità di assuntore di droghe, mentre il pusher, un 44enne di Ladispoli, è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nelle sue tasche, i militari hanno rinvenuto 300 euro in contanti ritenuti provento della sua illecita attività, e durante la perquisizione scattata nella sua abitazione, sono stati sequestrati 9 gr. di hashish, 82 gr. di marijuana e 12 piante di cannabis.

Stessa sorte è toccata ad un 31enne di Fiumicino, il quale, sottoposto a controllo da parte dei Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Civitavecchia nel centro di Ladispoli, è stato trovato in possesso di 60 gr. di cocaina già suddivisi in singole dosi. 

Anche in questo caso è stata effettuata anche la perquisizione domiciliare, nel corso della quale i Carabinieri hanno rinvenuto, abilmente occultati, altri 80 gr. di cocaina e 1.800 euro in contanti, oltre a materiale per il confezionamento della droga. 

Per i tre sono scattate le manette e accompagnati presso la Casa Circondariale di Civitavecchia a disposizione della competente Autorità Giudiziaria per rispondere del reato di spaccio e di detenzione di sostanze stupefacenti.





Beccati due pusher che avevano le loro attività a San Basilio e Quarticciolo. Sequestro di armi e cocaina

 

Gli investigatori della Polizia di Stato della Squadra Mobile romana, 6° Sezione Falchi “Contrasto al crimine diffuso”, hanno condotto 2 distinte operazioni a San Basilio e Quarticciolo. L’azione di contrasto posta in essere è diretta soprattutto verso il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti, particolarmente visibile in alcune piazze di spaccio capitoline.

Ad essere tratto in arresto è stato un minore italiano, residente nel quartiere Quarticciolo, presso la cui abitazione sono state rinvenute 2 pistole, un revolver ed una semiautomatica, oltre diversi proiettili e 10 involucri di cocaina.           Le pistole, occultate all’interno di un armadio, erano custodite in una busta piena di sale, per evitare che l’umidità dell’ambiente potesse intaccarne la funzionalità. Il minore, su disposizione del magistrato della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Roma, è stato associato presso il Centro di Prima Accoglienza competente in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto.

Nelle stesse ore, un’altra aliquota dei Falchi della Squadra Mobile ha condotto una perquisizione domiciliare presso un appartamento di San Basilio, dove a carico di un italiano poco più che maggiorenne, sono state sequestrate 132 dosi confezionate di cocaina, quantitativo  in grado di consentire la produzione anche di 500 dosi singole. L’italiano è stato arrestato per i reati di detenzione di stupefacenti finalizzata allo spaccio e messo a disposizione alla Procura della Repubblica.

Le attività sopra descritte si innestano nel quadro della più ampia strategia di contrasto alla criminalità romana, che quotidianamente vede impegnati, oltre ai poliziotti della Squadra Mobile, anche quelli dei Commissariati e degli altri Uffici di Polizia dislocati sul territorio.





Colleferro, da Amazono presto 500 nuovi posti di lavoro

mazon ha annunciato l’apertura di due nuovi centri di distribuzione in Italia che saranno operativi entro la fine del 2020. Nei due siti logistici, che sorgeranno rispettivamente tra i comuni di Castelguglielmo e San Bellino in provincia di Rovigo, e a Colleferro, nella città metropolitana di Roma, l’azienda creerà 1.400 posti di lavoro a tempo indeterminato entro tre anni dall’apertura, che si aggiungeranno ai 6.900 dipendenti attualmente impiegati da Amazon in Italia. Con il lancio dei due nuovi centri di distribuzione, Amazon investirà ulteriori 140 milioni di euro, che si vanno ad aggiungere ai 4 miliardi già investiti nel Paese a partire dal suo arrivo nel 2010.
Amazon espanderà ulteriormente la sua rete logistica per far fronte alla domanda crescente di ordini da parte dei clienti, ampliare l’offerta di prodotti e supportare al meglio le piccole e medie imprese che vendono su Amazon.it e si appoggiano al servizio “Logistica di Amazon”. Quest’ultimo permette alle aziende che ne usufruiscono di affidare ad Amazon la gestione degli ordini.
“Siamo orgogliosi ed entusiasti di espandere la nostra attività con due nuovi centri di distribuzione nel Veneto e nel Lazio” ha commentato Roy Perticucci, VP Amazon Operations in Europa. “Nel 2020 celebriamo i dieci anni dal nostro arrivo in Italia, periodo in cui abbiamo destinato considerevoli investimenti a questo Paese e dato lavoro a migliaia di persone qualificate, che ricevono una retribuzione competitiva e benefit sin dal primo giorno. Questo nuovo investimento rappresenta un’ulteriore dimostrazione del nostro impegno nei confronti della comunità locale: ci consentirà infatti di creare oltre 1.400 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato e di potenziare la nostra rete di consegna per raggiungere sempre più persone in tutto il Paese”.
Il centro di distribuzione situato tra i comuni di Castelguglielmo e San Bellino, a 25 chilometri da Rovigo, impiegherà fino a 900 dipendenti a tempo indeterminato entro tre anni dall’inizio delle attività. Il sito, i cui lavori di costruzione sono stati affidati a P3 Logistic Parks, sarà equipaggiato con la più avanzata tecnologia di Amazon Robotics per migliorare ulteriormente le condizioni di lavoro dei dipendenti. Si tratta solamente dell’ultimo esempio di tecnologie innovative introdotte da Amazon nei propri siti con l’obiettivo di assistere i lavoratori, riducendo i loro spostamenti grazie a speciali scaffali di stoccaggio dei prodotti che si muovono in modo automatizzato verso la postazione degli operatori.

Il centro di distribuzione di Colleferro sarà il secondo magazzino aperto da Amazon nella Regione Lazio dopo quello di Passo Corese, inaugurato nel 2017. Vailog srl (Gruppo Segro) è lo sviluppatore che si è occupato della realizzazione del magazzino che creerà fino a 500 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato entro il 2023. Amazon si avvarrà di questo sito per immagazzinare i prodotti di grandi dimensioni e lavorerà in modo sinergico con il centro di distribuzione dello stesso tipo inaugurato a Vercelli nel 2017.

I due nuovi magazzini saranno operativi a partire dall’autunno 2020. Saranno strutture sostenibili, che integreranno sistemi per il risparmio energetico riducendo l’impronta ambientale grazie a ridotti livelli di emissioni. In fase di costruzione saranno applicati principi di sostenibilità e adottate soluzioni all’avanguardia in questa direzione: saranno installati impianti fotovoltaici, sistemi per la riduzione dei consumi energetici, luci a led per l’illuminazione, un impianto per il raffreddamento e il riscaldamento degli ambienti con recupero di energia, fornitura di acqua calda senza l’utilizzo di gas metano, serramenti e materiali per le coperture che favoriscono l’isolamento termico. Entrambi gli edifici veranno costruiti con l’obiettivo di conseguire la certificazione BREEAM (Building Research Establishment Environmental Assessment Method) con la valutazione “Very Good”. Per preservare l’equilibrio e la biodiversità dei territori in cui sorgono gli edifici, saranno realizzate aree verdi e spazi alberati.

“Sono lieto che il comune di Castelguglielmo ospiti nel suo territorio una grande realtà internazionale come Amazon”, ha dichiarato Maurizio Passerini, Sindaco di Castelguglielmo. “Spero possa essere un volano di crescita e di reddito per il mio Comune e per il Polesine tutto. Non nascondo le speranze e anche le aspettative nel gestire una realtà così imponente, ma sono certo che il Polesine, la Regione e le istituzioni tutte ci saranno vicine”.

Aldo D’Achille, Sindaco di San Bellino, ha commentato: “Abbiamo richiesto supporto per realizzare progetti di mitigazione ecosostenibili e lavoro a tempo indeterminato. Per questo esprimo già oggi grande soddisfazione per il risultato ottenuto grazie all’impegno dell’azienda di creare ben 900 posti di lavoro a tempo indeterminato in tre anni. L’aumento dei residenti nei nostri comuni e nel nostro Polesine è possibile anche grazie alla stabilità lavorativa e Amazon sarà una risorsa per ottenere questo risultato che offrirà il primo punto di svolta per il futuro del nostro territorio”.

“La nostra amministrazione accoglie questa apertura come motore di ripresa economica e industriale in un’area che, come tutti sappiamo, è stata teatro di una profonda crisi economica, ambientale e sociale”. Ha dichiarato Pierluigi Sanna, Sindaco di Colleferro. “Il nuovo centro logistico sarà un fattore rilevante di crescita occupazionale pulita per l’intera area: per la prima volta ci sarà un insediamento ‘senza ciminiere’ alle quali noi siamo sempre stati abituati nella nostra storia. Vorrei sottolineare che questo progetto nasce dal nostro impegno ad accogliere e incoraggiare insediamenti produttivi che rispettano l’ambiente, accrescono l’occupazione e sono compatibili con il nostro territorio”.

A partire da oggi sono aperte le posizioni manageriali, tecniche e per le funzioni di supporto a cui è possibile candidarsi accedendo ai seguenti link: https://www.amazon.jobs/en/locations/castelguglielmo ehttps://www.amazon.jobs/en/locations/colleferro.

Le selezioni per operatori di magazzino saranno aperte in estate. Per queste figure professionali è previsto un inquadramento al quinto livello del CCNL della Logistica e dei Trasporti con salario d’ingresso pari a € 1.550 lordi, tra i più alti del settore logistico e un pacchetto di benefit che include gli sconti su Amazon.it e l’assicurazione sanitaria privata contro gli infortuni.





Il Carnevale di Roma dal 20 al 25 febbraio. Gli appuntamenti

 

Dal 20 al 25 febbraio Roma festeggia il "Carnevale in città" con circa 100 appuntamenti. La festa, diffusa su tutto il territorio, partirà dai luoghi istituzionali del centro storico per arrivare in tutta la città con un programma rivolto a bambini, famiglie, adulti. Con sfilate, spettacoli di teatro e musica, proiezioni cinematografiche, visite guidate e laboratori.

 

SPECIALE MUSEI. Diversi gli appuntamenti nei musei. A cominciare dalla giornata speciale di gratuità per tutti i Musei Civici istituita per il 25 febbraio, martedì grasso. Durante l’intera giornata i cittadini potranno accedere gratuitamente in tutti i Musei in Comune e alle mostre temporanee in corso, ad eccezione di Canova. Eterna Bellezza al Museo di Roma e C’era una volta Sergio Leone al Museo dell’Ara Pacis. Opportunità imperdibile anche per assistere alle mostre in corso al Palazzo delle Esposizioni, dove nella settimana dal 20 al 25 febbraio sarà possibile visitare Gabriele Basilico | Metropoli e la mostra Jim Dine a prezzo ridotto. Domenica 23 febbraio alle 11 l’appuntamento è con la musica nell’evento Tutti in maschera ad ascoltare il concerto di Carnevale. Nello spazio esterno del Casino Nobile di Villa Torlonia, la Banda del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale dedicherà la propria esibizione ai bambini, in maschera e non, e alle loro famiglie.

 

TEATRO. Giovedì grasso, il 20 febbraio, al Teatro Argentina con una speciale riduzione del 50% sul costo del biglietto per lo spettacolo Arlecchino servitore di due padroni: lo storico testo di Goldoni nella versione reinterpretata da Valerio Binasco. Sempre giovedì in un altro luogo storico della città – il Teatro Costanzi – prenderanno il via le visite guidate di 40 minuti (ore 17.00, 17.40, 18.20) per il Carnevale all’Opera. Sarà possibile così conoscere da vicino la sala e i principali ambienti del teatro al costo speciale di 5 euro, offrendo un piccolo omaggio a tutti i bambini che si presenteranno in maschera (visite guidate anche il 22 agli stessi orari e il 25 febbraio alle 16.30, 17.10 e 17.50).

 

MUSICA. Sarà una due giorni di festeggiamenti con sfilate e musica con La tarantella del Carnevale: il progetto di Ambrogio Sparagna partirà sabato 22 febbraio, con una parata di danzatori e musicisti dell’Orchestra Popolare Italiana che attraverserà dalle 12.30 l’area ad accesso libero del Villaggio Sei Nazioni di Rugby al Foro Italico. Questa sarà solo un’anticipazione della grande festa di domenica 23 febbraio all’Auditorium, dove alle 17 cominceranno le celebrazioni con la parata musicale mascherata aperta a tutti negli spazi esterni dell’Auditorium, seguita poi, alle 18, dal concerto in Sala Sinopoli delle maschere del Carnevale di Alessandria del Carretto, delle Zampogne di Caggiano e del gruppo di maschere sonore zoomorfe Summueri e Sonagli, proveniente dall’area delle province di Latina e Frosinone. Nell’arco dell’intera giornata l’Auditorium metterà inoltre a disposizione dei bambini da 5 anni in su le visite guidate gratuite C’era una volta l’Auditorium Parco della Musica. Alle 11.30, alle 14 e alle 15.30 i piccoli ospiti, accompagnati dai genitori, potranno andare alla scoperta degli spazi del Parco della Musica (le visite guidate si replicheranno anche martedì 25 alle 14.30 e alle 16).

 

Gli amanti della musica potranno inoltre scegliere tra le tre repliche (il 20 febbraio alle 19.30, il 21 febbraio alle 20.30 e il 22 febbraio alle 18.00) del concerto della stagione sinfonica proposto dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Nella Sala Santa Cecilia, l’Orchestra e il Coro dell’Accademia diretti da Daniele Gatti e il mezzosoprano Ekaterina Semenchuk proporranno un omaggio agli autori russi con l’esecuzione, tra le altre opere, di Petruška, balletto in quattro scene con musica di Igor Stravinskij. Sempre a cura dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in programma il 25 febbraio, alle 10 e alle 11.30 nel Teatro Studio Gianni Borgna, la lezione-concerto Come da piccoli si può cantare “alla grande” per studiare nel dettaglio le caratteristiche delle voci. Il pubblico potrà partecipare attivamente e coloro che si presenteranno mascherati concorreranno anche alla votazione per stabilire la maschera più “musicale”. In palio la possibilità di cantare con il Coro delle Voci Bianche e il libro della collana per ragazzi dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

 

SPECIALE DOMENICHE INDIANE. Il 23 febbraio sarà una giornata di festa anche al Teatro India che, nell’ambito delle Domeniche Indiane, ospiterà per la festa di Carnevale la manifestazione Mutanti. Si comincerà alle 10.30 con Mutazioni, un atelier di costume per costruire il proprio abito di carnevale con uno staff di costumiste teatrali e si proseguirà alle 12 con Lo straordinario trasformista. Il pediatra racconta, un incontro per tutti dedicato ai cambiamenti dei bambini nella pancia della mamma e nei primi anni di vita. Chiusura in musica dalle 14.30 con Mutati si balla, un djset e vjset per ballare guidati da voci che raccontano, suggeriscono stati, invitano a scoprire modi per volare nella danza.

 

CINEMA. Non solo la musica ma anche il cinema, tra le arti esplorate dal Carnevale in città. Alla Casa del Cinema di Villa Borghese, martedì 25 alle 16.30 ci sarà la speciale proiezione del film Il carnevale di Venezia di Giuseppe Adami e Giacomo Gentilomo (1939, 66’), che porterà il pubblico nella Venezia splendidamente fotografata da Renato Dal Frate durante la regata e la parata notturna sul Canal Grande per la festa del Redentore, tra le "ciàcole" delle calli e dei campielli.

 

BAMBINI. Particolare attenzione sarà riservato al divertimento dei bambini, ai quali saranno indirizzate le numerose attività didattiche all’interno delle biblioteche comunali. Con 32 appuntamenti in 20 spazi del circuito si darà vita a una consistente proposta culturale basata prevalentemente sulla riscoperta della lettura – a voce alta, a voce bassa, animata – delle fiabe e dei romanzi classici e moderni. Ad affiancare le biblioteche nella proposta ai più piccoli ci saranno anche i Musei Civici che parteciperanno con attività laboratoriali gratuite indirizzate a bambini e famiglie o riservate alle scuole materne e primarie della città e dell’area metropolitana. Dai laboratori per realizzare maschere in cartapesta alla Casina delle Civette o armature al Museo delle Mura, alla visita guidata in maschera al Museo Napoleonico, dai racconti sul fantastico mondo degli Dei e degli eroi alla Centrale Montemartini, allo spettacolo teatrale al Museo dell’Ara Pacis che simula la processione osservata sul monumento dell’Ara Pacis stessa. Dai racconti delle storie popolari sul gatto e i suoi parenti selvatici al Museo Civico di Zoologia al laboratorio per famiglie Grottesca bellezza che vedrà in mattinata la visita alla mostra Canova. Eterna Bellezza ospitata al Museo di Roma, dove i bambini realizzeranno disegni a matita sull’opera esposta che li avrà più colpiti e nel pomeriggio la continuazione del laboratorio a Palazzo Canova, oggi atelier dell’artista Luigi Ontani, dove i bambini potranno acquarellare i loro disegni che verranno poi esposti sulla facciata del Palazzo. Sempre nel pomeriggio nel cortile del Museo di Roma, laboratorio animato con letture di testi sul Carnevale.

 

Il Carnevale in Città 2020 è realizzato grazie alla collaborazione della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e del Tavolo Tecnico per la Produzione Culturale Contemporanea, coordinato dal Dipartimento Attività Culturali di Roma Capitale con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Associazione Teatro di Roma, l’Azienda Speciale Palaexpo, la Casa del Cinema, la Fondazione Musica per Roma, la Fondazione Teatro dell’Opera, l’Istituzione Biblioteche di Roma. La manifestazione ha il supporto di Zètema Progetto Cultura.

 





Una ’ricetta’ per battere la paura del Corona Virus: #iovadoalcinese

 

Il panico generalizzato in seguito alla notizia della diffusione del Coronavirus ha innescato una reazione a catena che, sull’onda di una grande disinformazione, si è riversata sulla comunità cinese in Italia. Dopo il lancio dell’hashtag #iovadoalcinese, creato da Francesca Noé e rilanciato anche da Sara Porro, con l’iniziativa di chiamare in raccolta gli amici creando tavolate sociali e decidendo di andare a mangiare “al cinese”, il ristorante Dao propone un’iniziativa tutta romana per combattere l’infondato pregiudizio che lega il cibo alla diffusione del virus.

Al via quindi quattro menu speciali in edizione limitata, riservati a gruppi di almeno quattro persone e disponibili per quattro settimane, dal 18 febbraio al 17 marzo, a pranzo e a cena. I quattro menu del Pengyou, che in cinese significa “degli amici”, saranno disponibili da Dao e ogni settimana sarà dedicata a un diverso menu – della Tradizione, di Carne, di Pesce, o Misto – ma sempre all’insegna dell’amicizia e della condivisione.

“Da Dao, per tutte le nostre ricette, ci avvaliamo di prodotti italiani d’eccellenza, tutto il nostro staff è residente in Italia da anni, e come molti dei nostri connazionali che vivono in Italia, abbiamo avuto figli che sono nati e cresciuti qui e che sono italiani. Eppure le notizie di questi giorni stanno causando grandi danni e un sentimento di diffidenza generalizzato nei confronti della comunità cinese tutta, anche se il contagio da Coronavirus, per esempio, non è in alcun modo legato al cibo. Credo che la maniera migliore per abbattere le barriere della paura siano la condivisione e l’ospitalità: due caratteristiche che accomunano la cultura cinese e quella italiana”, spiega Jianguo Shu, proprietario di Dao.

 




Regione Lazio: 49 progetti per la cultura

 

“Nel Lazio dimostriamo che con la cultura si può creare lavoro. Al governo chiediamo di preparare in fretta e lanciare un grande piano nazionale per il lavoro, chiamando i sindacati le imprese le università, l’associazionismo”. Così il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, oggi alla presentazione dei primi 49 progetti finanziati dalla Regione Lazio per valorizzare con la tecnologia 247 Luoghi della Cultura del Lazio e del nuovo bando da 4,5 milioni per iniziative di ricerca e alta formazione. Si tratta del secondo bando realizzato nell’ambito del Dtc Lazio, che mette a disposizione oltre 23 milioni di euro per finanziare progetti di innovazione tecnologica per la valorizzazione e lo sviluppo dei beni culturali del Lazio. Nella prima fase del bando, finanziata con oltre 3 milioni e mezzo di euro, la Regione ha selezionato 49 progetti che coinvolgono 247 luoghi della culturain tutto il Lazio: aree e parchi archeologici, complessi monumentali, ville, palazzi, abbazie, musei e gallerie, archivi e biblioteche. Ora si passa alla parte esecutiva: i progetti presentati dovranno essere sviluppati per essere ammessi alla seconda fase, finalizzata alla completa realizzazione delle iniziative, con l’impiego da parte della Regione dei restanti 20 milioni di euro. Il Dtc del Lazio è finanziato dalla Regione Lazio e dal Ministero dell’Università e della Ricerca, con il supporto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, con una dotazione complessiva di 41,7 milioni. 





Metro C, partite a Piazza Venezia le indagini archeologiche

 

 

 “A piazza Venezia proseguono i lavori per il prolungamento della terza linea metropolitana di Roma, che unirà le periferie al cuore della città. Sono in corso esplorazioni, carotaggi e indagini archeologiche necessarie per realizzare la nuova stazione-museo della metro C”. Lo spiega la sindaca di Roma Virginia Raggi in un post Fb. 

“Da pochi giorni è stata aperta una nuova area di cantiere sulla piazza e sono partite le prove tecniche per procedere a un approfondito monitoraggio – aggiunge Raggi -. È un passo ulteriore verso la realizzazione della linea. Nostro impegno è dotare la città di infrastrutture moderne, ampliando la rete di nuove linee tram e metro per Roma”, conclude.





Air Italy, ministra De Micheli avverte: "Liquidazione inaccettabile"

 

"Non è accettabile la decisione di liquidare un’azienda di tali dimensioni senza informare prima il Governo e senza valutare seriamente eventuali alternative, pertanto mi aspetto che Air Italy sospenda la deliberazione fino all’incontro che possiamo già calendarizzare a partire dalle prossime ore". Così in una nota il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli a seguito della comunicazione informale avvenuta da parte dei sindacati, relativa alle decisioni dell’assemblea odierna dei soci di Air Italy sulla probabile liquidazione della compagnia aerea. De Micheli ha chiesto un incontro urgente con l’azienda invitando, peraltro, alla sospensione di ogni decisione fino alla riunione con i ministeri competenti.





1980, strage di Bologna. La caccia agli assassini va avanti, nuovi indagati

La Procura generale di Bologna ha chiuso, notificando quattro avvisi di fine indagine, la nuova inchiesta sulla Strage del 2 agosto 1980. Tra i destinatari, Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale, ritenuto esecutore che avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, questi quattro tutti deceduti e ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori, oltre che in concorso con i Nar già condannati. Altri tre avvisi riguardano ipotesi di depistaggio e falsità ai pm, a vario titolo per depistaggio e falsità ai pm e riguardano Quintino Spella, Domenico Catracchia e Piergiorgio Segatel. L’inchiesta è firmata dall’avvocato generale Alberto Candi e dai sostituti pg Umberto Palma e Nicola Proto che hanno coordinato le indagini di Guardia di Finanza, Digos e Ros.





Safer Internet Day, Telefono Azzurro: “Cyberbullismo, sexting, violazione della privacy i rischi maggiori della rete”: Le colpe nella formazione degli adulti

 

Cyberbullismo, sexting, violazione della privacy. Secondo i dati del centro di ascolto di Telefono Azzurro continuano ad essere questi i rischi maggiori nella rete per bambini e adolescenti. In particolare nel 2019 la richiesta di aiuto da parte di minori coinvolti nelle situazioni di difficoltà è arrivata nel 64% dei casi dal genere femminile. Per un genitore essere al passo con le diverse piattaforme di social media utilizzate dai bambini, in età sempre più precoce, può essere difficile, tanto che il 30% di loro si dichiara impreparato.
Nella sede istituzionale della presidenza del Consiglio, in occasione del Safer Internet Day, Telefono Azzurro è stato promosso uno dei momenti di riflessione con i colossi mondiali della rete, da Microsoft a Facebook e Tim, con l’obiettivo di aumentare il loro impegno per la sicurezza dei minori nell’utilizzo della rete e diffondere maggiore consapevolezza tra gli adulti degli strumenti che possono essere adottati per evitare i pericoli oggi tanto diffusi. “È necessario affrontare il tema del rapporto dei bambini e degli adolescenti con il digitale con competenze sempre più specifiche e validate tramite un approccio interdisciplinare – ha commentato Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro – trasferendo tali competenze anche nella formazione ai professionisti e di tutta la società civile, nonché coinvolgendo direttamente i bambini e gli adolescenti, promuovendo la loro partecipazione attiva.” “La nostra esperienza ci mostra proprio la difficoltà di comprendere i codici del mondo digitale da parte degli adulti, che sanno usare le tecnologie ma non sanno capire che i linguaggi hanno un senso diverso per i ragazzi – ha continuato Caffo -. Talvolta i genitori si sentono fragili e impreparati nel rapporto con i figli e si allontanano dal ruolo educativo che dovrebbero avere. L’obiettivo non è emularli su Tik Tok o essere loro amici sui social, ma guidarli e accompagnarli nella conoscenza di un mondo di linguaggi e di simboli diversi. La grande sfida è non perdere il rapporto tra generazioni”. Il gap di conoscenze e informazioni corrette in particolare da parte dei genitori è confermato anche dalla ricerca di Telefono Azzurro & Doxa Kids 2020, da cui emerge il bisogno di una seria “formazione digitale” degli adulti che vivono tra preoccupazione e scarsa consapevolezza: il 30% dei genitori dichiara infatti di non avere adeguate competenze su tematiche dell’on line, in particolare su cyberbullismo, incitazione al suicidio e l’autolesionismo, l’hate speech e sextortion.





Esuberi (6000) in Unicredit. I Sindacati sul piede di guerra

La cifra è ‘inaccettabile’, così come ‘inadeguato’ è il piano industriale che ha già scatenato le ire dei sindacati. Questo, dopo che Unicredit ha annunciato 6.000 esuberi per l’Italia, con la chiusura di 450 filiali, da qui al 2023. Il dettaglio numerico si evince dalla lettera inviata alle sigle di categoria nell’ambito dell’apertura della procedura e porta il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo a convocare i vertici del gruppo per il 21 febbraio, mentre per venerdì 14 è stato fissato in agenda il primo incontro della trattativa con i sindacati.

Come spiega nella lettera ai sindacati, l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier, la decisione è dovuta alla progressiva diminuzione del numero di operazioni allo sportello: dal 2016 ad oggi, questo calo è stato del 55%, accompagnato da un costante aumento dell’uso dei canali digitali, web e via smartphone, che oggi richiedono una ristrutturazione del modello distributivo per evitare la perdita di quote di clientela interna e il rischio di non essere attrattivi per quella esterna. Nel contempo, sono crollati anche prelievi allo sportello e bonifici.  

È intenzione del gruppo bancario trovare soluzioni condivise con i sindacati, Per tale motivo, si guarda ai dipendenti che maturano il requisito pensionistico entro il 31 dicembre 2023, Per le altre uscite, di intende valutare in via prioritaria l’attuazione dello strumento del fondo di solidarietà, di settore, a cominciare dai 400 addetti che hanno già chisto di aderire al fondo con il vecchio piano . Ulteriori forme di esodo verranno approfondite in modo di ampliare le forme come quota 100, opzione donna, riscatti di periodi non coperti da contribuzione. Per gestire la riorganizzazione in Italia, l’azienda ha messo in preventivo un budget di 1,1 miliardi.

“Non esiste un problema di esuberi – ribattono Fisac Cgil, First Cisl, Uilca Uil, Fabi e Unisin Cnfsal –, per un’azienda che presenta ultili per 4,7 miliardi. Non accetteremo di trattare un piano a giochi fatti, con numeri già cristallizzati nella lettera di avvio di procedura sul confronto che ci è appena arrivata. Deve essere chiaro che non siamo disposti a discutere di tagli all’organico se contemporaneamente non si parlerà anche di assunzioni. La nostra richiesta è che ogni due uscite sia prevista almeno un’assunzione".

“Proprio per questo – osserva Giuliano Calcagni, segretario generale Fisac –, oltre a ritenere il numero di esuberi dichiarati spropositato, chiederemo una verifica sui livelli occupazionali e sullo stato delle agenzie in chiusura. Ci aspettiamo risposte che contemperino oltre a un numero adeguato di assunzioni soluzioni condivise su tutti gli argomenti del piano industriale. La territorialità dell’istituto, i livelli occupazionali e salariali non potranno certo essere sacrificati in nome degli utili che monsieur Mustier pensa di poter redistribuire ai propri azionisti”.

Insomma, per le diverse sigle, il confronto “deve portare a rivedere l’impatto sull’occupazione, limitando le uscite a logiche volontarie e incentivate, a prevedere assunzioni e a dare concreti segnali che Unicredit vuole essere una banca pienamente radicata sul territorio e inserita nel tessuto economico e sociale italiano”. Quanto ai tempi del negoziato, Unicredit spiega che non si dovrebbe superare il limite del primo trimestre 2020. Le premesse, però, con i sindacati sul piede di guerra, fanno pensare a una trattativa tutta in salita e per nulla semplice da portare a compimento.    





Cresce la Cisl, gli iscritti al sindacato superano i quattro milioni

 

Sono 4.079.490 i tesserati alla Cisl nel 2019 con una crescita dello 0,71 % (più 28.810 iscritti) rispetto all’anno precedente. E’ quanto sottolinea il Segretario confederale organizzativo della Cisl Giorgio Graziani, commentando i dati del tesseramento 2019 della confederazione di via Po. “Siamo molto soddisfatti. I nostri dati del tesseramento dimostrano una buona tenuta della nostra organizzazione in tutti i settori produttivi del paese, testimoniata da una crescita importante tra i lavoratori attivi, anche atipici, nonostante il perdurare della crisi economica ed occupazionale che investe il Paese”. I lavoratori attivi iscritti alla Cisl rappresentano oggi il 58,34% complessivo di tutti i tesserati e passano da 2.339.104 del 2018 ai 2.379.871 del 2019, con un incremento di 40.767 associati. “Un dato significativo tra i lavoratori attivi iscritti è che il 44,88% sono donne e che il 15,61% sono lavoratori stranieri”, aggiunge Graziani. “Abbiamo registrato in particolare una crescita significativa nel settore del terziario, nei trasporti, nel commercio e nel pubblico impiego, mentre c’e’ una contenuta diminuzione di iscritti nei settori del credito, dell’edilizia e dell’industria a conferma delle difficoltà produttive ed infrastrutturali che il Paese sta ancora vivendo, con le relative ricadute occupazionali specifiche”.

L’aumento associativo complessivo è distribuito in modo quasi omogeneo su tutto il territorio nazionale. 

La federazione dei pensionati registra nel 2019 un leggero calo dello 0,71 % con una differenza di 11.957 associati. Per quanto riguarda gli aspetti di genere, il 48,67 degli iscritti alla Cisl sono donne ed il 51,33% sono uomini.

 

Le Federazioni della Cisl in maggiore crescita: FP Cisl - Funzione Pubblica +3,30% (+8.127) FIT Cisl - Trasporti Ambiente +3,21% (+3.977)

FISASCAT Cisl - Commercio e Turismo +5,28% (+20.069) superato per la prima volta i 400.000 associati FELSA Cisl - Somministrati Autonomi Atipici +3,43% (+1.459)

Totale ATTIVI +1,74% (+40.767) 2.379.871

Totale Generale +0,71% (+28.810) 4.079.490





Pensioni e riforme, Barbagallo (Uil): “Serve capire l’entità delle risorse”

 

“Il punto è sempre lo stesso: bisogna capire quante sono le risorse a disposizione, perché per quel che riguarda il merito, la nostra proposta la conoscono meglio di noi e ne condividono anche l’impostazione”. Il Segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, sintetizza così l’esito della terza riunione tecnica sul tema della previdenza, svoltasi sempre al Ministero del lavoro e riservata, questa volta, al capitolo della flessibilità per il pensionamento. “Inoltre - ha proseguito Barbagallo - ci aspettiamo anche che si insedi la Commissione per i lavori gravosi e usuranti.

Secondo quanto comunicatoci al tavolo tecnico, dovrebbe partire tra pochi giorni e prevederà la presenza di cinque componenti delle parti sociali. Anche da questo passaggio - ha precisato il leader della Uil - si potrà comprendere che piega prenderà il confronto specifico sulla flessibilità in uscita. Comunque, il fatto che non contestino la nostra piattaforma, lo reputo un fatto positivo: è una condivisione di tipo “tecnico”, però, ora - ha concluso Barbagallo - bisogna vedere se la condivisione sarà anche di tipo “economico” e “politico”.





Tavolo pensioni: al centro la flessibilità in uscita. La Cisl: “Ridefinire criteri più flessibili e più equi. Occorrono regole certe e stabili”

“Il tema di una nuova e più equa flessibilità in uscita è una priorità sociale ed economica”. E’ quanto ha affermato il Segretario Generale Aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, presente insieme al Segretario Confederale Cisl, Ignazio Ganga, al tavolo di confronto al Ministero del Lavoro sulle nuove regole previdenziali in particolare sull’esigenza di una maggiore flessibilità in uscita.
“Meccanismi più equi, uniti a una seria politica di crescita, sono essenziali per avviare un turnover nei luoghi di lavoro, incrementare consumi e produttività di sistema del Paese, assicurare a milioni di persone un’anzianità dignitosa, attiva e generativa”, ha sottolineato il numero due della Cisl ribadendo che occorre "restituire ai lavoratori regole certe e stabili almeno per un decennio. Il sistema ha bisogno di certezze" ha sottolineato.

 Ed è tornato ad illustrare la proposta di Cgil, Cisl e Uil sul tema: “Bisogna ridefinire criteri più equi di calcolo e di accesso sia fra le generazioni che fra i generi, restituendo ai lavoratori regole certe e stabili almeno per un decennio.  Occorre consentire alla persone di andare in pensione a partire da 62 anni . Non deve essere l’ennesima norma ’sperimentale’ perché il sistema ha bisogno di certezze e di strutturalità . Il nuovo meccanismo deve prevedere che al crescere dell’età diminuisca il numero di contributi. Non ammettiamo scambi sul ricalcolo contributivo: si tratterebbe di un drenaggio sociale insostenibile per milioni di lavoratori e famiglie. Per il sindacato bisogna affermare il principio che 41 anni di contributi a prescindere dall’età bastino per godersi il diritto alla pensione. • Va estesa la platea del lavoro usurante e gravoso e data continuità strutturale all’Ape Sociale. Occorre eliminare o ridurre drasticamente le soglie minime sulle pensioni che oggi impongono di raggiungere 2,8 volte l’assegno sociale per chi ha 64 anni con 20 di contributi e 1,5 volte per chi ne ha 67. Bisogna anche rivedere il sistema dei coefficienti di trasformazione per il calcolo contributivo, introducendo criteri variabili in funzione dell’anno di nascita. Da eliminare è l’incremento automatico del requisito anagrafico per le pensioni di anzianità, o quantomeno riportare la valutazione al confronto con le parti sociali. E’ necessario altresì intervenire sulla modalità di calcolo automatico dell’aspettativa di vita, tema che va lasciato al confronto negoziale con le parti sociali".

Quanto alle pensioni delle donne, si tratta di un “caso nel caso”, ha osservato il Segretario Generale aggiunto Cisl, nel corso del tavolo. "Eurostat conferma come l’importo delle pensioni delle donne in Italia sia inferiore del di un terzo rispetto a quelle degli uomini. Un dato grave, a noi ben noto, che recepisce debolezze strutturali nel sostegno all’occupazione femminile. Occorre rimuovere le zavorre che, specialmente al Sud, impediscono la partecipazione della donna ai contesti produttivi. Oltre che per le note ragioni di crescita zero, il ritardo è legato prevalentemente agli impegni familiari e alla scarsa disponibilità di servizi. Deficit che porta una donna su quattro a lasciare il lavoro al primo figlio, con riflessi molto negativi sulla ricchezza delle famiglie e, di conseguenza, sull’economia nazionale. Il problema centrale resta quello di creare pari condizioni di ingresso, permanenza e competizione nel mercato del lavoro.  

Sei le direttrici: 

Va altresì avviato da subito il Lavoro delle due Commissioni per la separazione tra Previdenza ed Assistenza e per la Gravosità". 

Sbarra incalza poi sul nodo risorse: "Il Governo oltre a indicare le Linee di Indirizzo della nuova Riforma del Sistema Previdenziale deve assicurare le risorse necessarie per finanziare le misure di cambiamento e revisione del sistema pensionistico sollecitato dal Sindacato", ha sottolineato il numero due della Cisl. "Deve altresi , attraverso l’INPS , indicare le platee di riferimento , le ipotesi dei costi previdenziali , ogni utile dato finalizzato ad agevolare il negoziato. Il nodo delle risorse si deve sciogliere tenendo presente l’enorme risparmio garantito dalle riforme pensionistiche fino ad oggi. Secondo la Corte dei Conti la sola riforma del 2007 ha permesso una riduzione della spesa pubblica pari a un punto di Pil l’anno. A questo va aggiunto il risparmio determinato dalla Legge Fornero, valutato in circa 80 miliardi. Chiediamo ancora che tutti i risparmi determinati da Quota 100 , Precoci , Ape Sociale e dal recupero dell’evasione contributiva siano reinvestiti sul versante della nuova Riforma Pensionistica . E’ una operazione finanziaria quella che chiediamo come Sindacato che deriva dai sacrifici dei lavoratori andati in pensione e che ora va in parte messo a disposizione e redistribuito anche su un Patto intergenerazionale, per restituire equità al sistema e rilanciare investimenti, crescita e coesione" ha concluso Sbarra.





Anche l’Europa mette all’angolo il Jobs Act. Accolto ricorso della Cgil

 

L’Italia viola il diritto dei lavoratori a ricevere “un congruo indennizzo o altra adeguata riparazione” in caso di licenziamento illegittimo. È il risultato del reclamo collettivo presentato dalla Cgil nel 2017, con il sostegno della Confederazione europea dei sindacati.

“Dal Comitato europeo dei diritti sociali arriva una buona notizia che rappresenta una vittoria. Con il Jobs act, l’Italia viola un diritto sancito dalla Carta sociale europea”. È quanto fa sapere la Cgil nazionale.

“Il Comitato - continua il sindacato - ha accolto tutte le contestazioni da noi espresse e ha riconosciuto che il decreto legislativo n. 23/2015 è in contrasto con l’art. 24 della Carta sociale europea che sancisce il diritto alla reintegra per ogni lavoratore ingiustamente licenziato, oppure, se questa non è concretamente praticabile, un risarcimento commisurato al danno subito, senza ‘tetti’ di legge”.

Il Consiglio d’Europa ha infatti riconosciuto che il sistema sanzionatorio del licenziamento illegittimo configurato dal Jobs act, anche dopo le modifiche del 2018, resta privo dei requisiti di “effettività” e “deterrenza” richiesti dall’articolo 24 della Carta sociale europea. Infatti la legislazione italiana esclude a priori la possibilità di essere reintegrati nella maggior parte dei casi di licenziamento e fissa l’importo massimo dell’indennizzo erogabile al lavoratore: 36 mesi di retribuzione per i dipendenti di imprese medio-grandi, e 6 mesi per quelli delle piccole imprese. Questo, di fatto, impedisce al giudice ogni possibilità di valutare e di riconoscere l’eventuale danno supplementare subito dal lavoratore a seguito del licenziamento.

“Il monito arrivato da Strasburgo - prosegue la Cgil - è netto e ineludibile, smentisce l’impianto teorico del Jobs act. Ora va ripensata la disciplina del licenziamento non domandandosi quale sia il regime più favorevole per le imprese, ma quali siano le tutele più adeguate per i lavoratori e le lavoratrici. La via da seguire - conclude - esiste già: il ripristino e l’allargamento dell’articolo 18, come da noi sostenuto nel progetto di legge di iniziativa popolare ’Carta dei diritti universali del lavoro’, tuttora pendente in Parlamento”.




A Kuwait City il meglio del Made in Italy

 

Expo Kuwait-Italy 2020, alla quale hanno partecipato più di 80 aziende italiane rappresentanti le eccellenze nei vari settori alimentare, lusso, abbigliamento e tecnologia. Alcuni numeri di questa prima edizione dell’Expo: 5.000 sono stati i visitatori, composti in buona parte da investitori kuwaitiani; l’85% delle aziende partecipanti ha concluso accordi commerciali. L’iniziativa si è svolta grazie al patrocinio del Fondo Nazionale del Kuwait, dell’Autorità Nazionale per la Gioventù del Kuwait e dell’Ambasciata d’Italia in Kuwait,ed è stato organizzato dalla Prima Company, rappresentata da Salem Al Sheraian e dal Dott. Alberto Paravia che, insieme all’Avvocato Emanuele Occhipinti, rappresentano la ESMO SRL che co-organizzano e rappresentano la Prima in Italia. Un grande successo di numeri e partecipazione, tanto che il Fondo Nazionale del Kuwait sta valutando quali possano essere gli investimenti da realizzare direttamente con le aziende italiane. Si ipotizza la delocalizzazione e l’apertura di succursali già per circa 15 aziende partecipanti, attraverso finanziamenti diretti del Kuwait. “La ESMO ringrazia ancora una volta Salem al Sheraian ed H. H. Fahad Khaled Fahad Al Ahmed Al Sabah per essere stati sempre al nostro fianco dimostrandoci continuamente la loro amicizia e realizzando insieme a noi una vera e propria mission impossible“, commenta a caldo Alberto Paravia. “Questo evento, prosegue Paravia, rappresenta il primo di una lunga serie, ed infatti come co-organizzatori siamo già al lavoro per organizzare il prossimo Kuwait-Italy Expo nel 2021”. 





Roma 38 arresti, manette anche per uno degli ultimi ’Re di Roma’ della Banda della Magliana

 

Dalle prime luci dell’alba di martedì, nelle province di Roma, Viterbo, Terni, Padova, Lecce, nonché in Spagna ed in Austria, è in corso una vasta operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Roma per dare esecuzione ad un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, che dispone l’arresto di 38 persone, ritenute appartenenti, a diverso titolo, di un’associazione per delinquere, facente capo a Salvatore Nicitra, uno degli ex boss della “Banda della Magliana”.

Il Nicitra ha, negli anni, monopolizzato l’area a Nord della Capitale, assumendo il controllo, con modalità mafiose, del settore della distribuzione e gestione delle apparecchiature per il gioco d’azzardo (slot machine, videolottery, giochi e scommesse on line), imposte con carattere di esclusività alle attività commerciali di Roma e provincia.

Le indagini dei Carabinieri hanno consentito altresì di far luce su 5 cold case, tutti verificatisi nel quartiere romano di Primavalle alla fine degli anni ’80, ad eccezione di uno avvenuto all’interno dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa, che vedono coinvolto Salvatore Nicitra allo scopo di consolidare il proprio potere criminale nei quartieri romani di Primavalle, Casalotti, Montespaccato, Monte Mario, Cassia ed Aurelio. Si tratta dell’omicidio di Giampiero Caddeo, del duplice omicidio di Paolino Angeli e di Roberto Belardinelli, dell’omicidio di Valentino Belardinelli e del tentato omicidio di Franco Martinelli.

Contestualmente, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo un decreto di sequestro di beni, riguardante beni, mobili e immobili, utilizzati per la commissione dei reati o comunque acquisiti con proventi illeciti per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. Ma chi era il boss, legato alla Banda della Magliana tanto da conquistarsi la nomina di quinto re di Roma. E’ da quasi due anni in carcere Salvatore Nicitra, ritenuto uno degli ex boss della Banda della Magliana. Oggi nei suoi confronti i carabinieri hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare che chiama in causa anche altre 37 persone. I militari dell’Arma comunicano in una nota che è stata fatta anche luce su 5 cold case, quattro omicidi ed un tentato omicidio, fatti persi negli anni ’80-’90 tra Roma e l’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.

Secondo gli inquirenti Nicitra ha, negli anni, monopolizzato l’area a Nord della Capitale, assumendo il controllo, con modalità mafiose, del settore della distribuzione e gestione delle apparecchiature per il gioco d’azzardo (slot machine, videolottery, giochi e scommesse on line), imposte con carattere di esclusività alle attività commerciali di Roma e provincia.

A parere degli investigatori Nicitra allo scopo di consolidare ilproprio potere criminale nei quartieri romani di Primavalle, Casalotti, Montespaccato, Monte Mario, Cassia ed Aurelio, non ha avuto paura di sporcarsi le mani. Con la morte di Giampiero Caddeo; con l’assassinio di Paolino Angeli e di Roberto Belardinelli; e poi con l’omicidio di Valentino Belardinelli e del tentato omicidio di Franco Martinelli.

Gli inquirenti hanno ottenuto anche il sequestro beni da 15 milioni di euro. Nel decreto del Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, sono elencati beni, mobili e immobili, ritenuti utilizzati per la commissione dei reati o comunque acquisiti con proventi illeciti.A guardare le carte giudiziarie Nicitra sembrerebbe una delle importanti fgure cresciute all’ombra della banda della Magliana.

Con alcuni misteri irrisolti che lo riguardano direttamente. Come quando nel giugno del 1993 mentre Nicitra è detenuto in carcere, scompaiono il fratello Francesco e il figlio Domenico di 11 anni.

Di loro ad oggi non si ha più alcuna notizia. I giudici del processo alla banda della Magliana dedicano più di un passaggio alla fgura di Nicitra. Di lui scrivono gli investigatori: “è un esponente di primo piano della criminalità romana, e gli elementi probatori raccolti nel presente procedimento hanno evidenziato suoi ripetuti contatti con elementi della banda della Magliana”.

Signifcativo è il ritratto che ne fa il giudice istruttore Otello Lupacchini nell’ordinanza-sentenza contro la banda della Magliana: “Salvatore Nicitra, siciliano, con trascorsi di rapinatore, già amico di Franco Giuseppucci e referente di Enrico De Pedis per la commercializzazione della droga nella zona di Pimavalle, il quale per la sua capacità di gestire il gioco, venne anch’egli arruolato nella banda per conduzione di circoli privati. Quest’ultimo, tra l’altro disponeva già una propria batteria, in confitto con Bebo Belardinelli, operante anch’egli a Primavalle e a sua volta nemico di Danilo Abbruciati”.

In un altro passaggio Salvatore Nicitra viene descritto come: “personaggio di spicco dell’organizzazione capace di esercitare e godere notevole ascendente nei confronti dei consociati, il quale non ha disdegnato, in passato, di ricorrere a minacce, intimidazioni e violenze nei confronti di quanti si siano opposti alla sua volontà, facendo anche leva sull’attestato ‘vizio totale di mente’, riconosciutogli in passate sentenze penali di cui egli stesso si fa vanto”.

Nell’ultimo saggio dei procuratori di Roma, Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino, si spiega che se c’è un luogo in cui le “mafe di ieri e le mafe di oggi” si incontrano generando nuovi “modelli criminali” questo è drammaticamente il territorio romano, e in particolar modo, le “periferie” che rappresentano per densità di popolazione e la storia socio-economica, contrariamente alla definizione, il vero centro di Roma. Le periferie rappresentano una “ricchezza” che le mafie hanno, purtroppo, individuato prima di altri.Guarda caso proprio oggi davanti ai giudici della I corte d’assise dovrebbe andare a sentenza il processo che riguarda Massimiliano Crea, un presunto boss di ‘Ndrnangheta con affari a Roma la cui figlia ha sposato il figlio di Nicitra.





Confcooperative: green economy nuovo Eldorado dell’occupazione

 

Il settore “green” è il “nuovo eldorado dell’occupazione”. Lo ha affermato il presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi, Massimo Stronati, nel corso di “Green deal: il lavoro al centro”, un seminario a Firenze dove i settori della produzione lavoro e servizi, dell’agroalimentare e della pesca di Confcooperative si sono confrontati con il ministro dell’ambiente Sergio Costa. 

“Da rifiuto – ha detto Stronati – a risorsa che fa bene alle imprese e all’ambiente si può. La plastica raccolta può dare vita a oggetti green che possono essere inseriti tra gli acquisti della Pa la cui spesa annuale ammonta a oltre 170 miliardi. Se di questi se ne destinassero 20 miliardi, attraverso gare di appalto e public procurement, all’acquisto di prodotti nati da plastica riciclata si genererebbe nuova occupazione, che tra filiera diretta e indiretta, creerebbe lavoro per circa 80mila persone in meno di tre anni”. 

“La spesa pubblica e il public procurement – ha sottolineato il presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi – possono e devono essere sempre più volano di sviluppo e moltiplicatore di ricchezza ed evitare la tentazione di internalizzare i servizi. Oltre alle cifre conta soprattutto la qualità della spesa”. 

“Incoraggiare gli acquisti green – ha aggiunto Stronati – fa bene alle imprese, all’economia e all’ambiente, se pensiamo che nello scenario di riscaldamento globale le stime dei danni da disastri climatici nei paesi del G20 sono pari a oltre il 4% del loro Pil. Incoraggiare l’economia verde è un investimento non una spesa, così come prevedere dei meccanismi di incentivi e dei premi di produttività per le imprese più impegnate nella sostenibilità e che creano occupazione nel green”.





L’Italia una Nazione al limite. Sempre meno nascite e il Mezzogiorno si spopola

 

 

 Continua a diminuire la popolazione: al 1° gennaio 2020 i residenti ammontano a 60 milioni 317mila, 116mila in meno su base annua. Aumenta il divario tra nascite e decessi: per 100 persone decedute arrivano soltanto 67 bambini (dieci anni fa erano 96). Positivi ma in rallentamento i flussi migratori netti con l’estero: il saldo è di +143mila, 32mila in meno rispetto al 2018, frutto di 307mila iscrizioni e 164mila cancellazioni. Ulteriore rialzo dell’età media: 45,7 anni al 1° gennaio 2020. E’ quanto emerge dagli Indicatori demografici per il 2019 dell’Istat.

Alla luce dei primi risultati provvisori, l’anno appena concluso – si legge nel rapporto – non risulta contrassegnato, per quanto concerne il quadro demografico nazionale, da significativi cambiamenti, inversioni di tendenza o improvvisi quanto temporanei shock di periodo. Il 2019 è, infatti, un anno nel quale le tendenze demografiche risultano da un punto di vista congiunturale in linea con quelle mediamente espresse negli anni più recenti. Le evidenze documentano ancora una volta bassi livelli fecondità, un regolare quanto atteso aumento della speranza di vita, cui si accompagna, come ormai di consueto, una vivace dinamica delle migrazioni internazionali.

Il riflesso di tali andamenti demografici comporta nel complesso un’ulteriore riduzione della popolazione residente, scesa al 1° gennaio 2020 a 60 milioni 317mila. La popolazione, che risulta ininterrottamente in calo da cinque anni consecutivi, registra nel 2019 una riduzione pari al -1,9 per mille residenti. La riduzione si deve al rilevante bilancio negativo della dinamica naturale (nascite-decessi) risultata nel 2019 pari a -212mila unità, solo parzialmente attenuata da un saldo migratorio con l’estero ampiamente positivo (+143mila). Le ordinarie operazioni di allineamento e revisione delle anagrafi (saldo per altri motivi) comportano, inoltre, un saldo negativo per 48mila unità.

Nel complesso, pertanto, la popolazione diminuisce di 116mila unità.

In crescita demografica solo alcune regioni del Nord.

Il calo della popolazione si concentra prevalentemente nel Mezzogiorno (-6,3 per mille) e in misura inferiore nel Centro (-2,2 per mille). Al contrario, prosegue il processo di crescita della popolazione nel Nord (+1,4 per mille).




Corona Virus, diplomatico l’ambasciatore italiano Cina: "Prendere precauzioni"

 L’ambasciatore italiano in Cina Luca Ferrari ha invitato i cittadini italiani nella Repubblica popolare a prestare la “massima attenzione” nel prendere le precauzioni richieste dalle autorità in relazione all’epidemia di polmonite virale provocata da coronavirus, che il suo epicentro nella città di Wuhan.

“Cari connazionali, desidero esprimere a tutti voi la mia personale vicinanza in questa difficile situazione di emergenza sanitaria che ha colpito la Cina”, ha premesso Ferrari.

“A nome mio e di tutto il personale della rete diplomatico-consolare italiana in Cina, desidero rassicurarvi sulla piena operatività e disponibilità dei nostri Uffici, impegnati sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria ad assistere tutti i cittadini italiani che richiedano il nostro supporto sul territorio cinese. Agiamo in stretto raccordo con le Autorità cinesi e continueremo a farlo finché sarà necessario”, ha proseguito l’ambasciatore.

“Nelle scorse settimane sono state migliaia le richieste di assistenza che l’Ambasciata e i Consolati Generali hanno ricevuto da parte di italiani residenti in Cina o anche solo temporaneamente in visita, nonché da loro familiari in Italia. Per fare fronte ai sempre più numerosi quesiti, abbiamo attivato linee di emergenza aggiuntive e operative h24 che ci hanno consentito di prestare assistenza a chiunque ne abbia manifestato la necessità. I nostri canali web e i nostri profili sui social media sono costantemente e tempestivamente aggiornati al fine di assicurare la più ampia e puntuale circolazione delle informazioni ufficiali a disposizione.”, ha detto ancora il capo della sede diplomatica italiana.

“Nei giorni scorsi abbiamo portato a compimento con successo due operazioni per riportare in Italia alcuni nostri concittadini bloccati a Wuhan. Sono state azioni complesse condotte dall’Ambasciata in coordinamento con l’Unità di Crisi della Farnesina, il Ministero della Difesa e il Ministero della Salute”, ha ricordato Ferrari.

“Vi invito – ha concluso – a prestare la massima attenzione alle misure precauzionali indicate dalle Autorità locali e a continuare a fare riferimento ai nostri Uffici per ogni necessità. A voi, cari connazionali, vanno i miei più calorosi saluti in questo momento di particolare difficoltà e l’espressione di vicinanza mia e di tutti i miei collaboratori”.





Migliora la coppia di cinesi a Roma. Scoppia il caso del cosiddetto ’super-untore’

 

La vicenda di un uomo britannico, che ha contratto il coronavirus a Singapore per poi infettare 11 persone tra Francia, Regno Unito e Spagna nel corso del suo viaggio di rientro in patria, ha alimentato l’allarme sui “super-spreaders”, i “super-contagiosi”, persone infettate ma asintomatiche, portatori di una forte carica virale. I super-contagiosi sono presenti in tutte le epidemie e hanno un ruolo importante nella diffusione della malattie.”Super-spreader” è un termine vago, che non ha una chiara definizione scientifica, ma indica un paziente che infetta un numero elevato di persone, più della norma. In media una persona infettata dal coronavirus lo trasmette a due-tre persone: ma si tratta di una media, c’è ci non contagia nessuno, chi contagia molti. I medici hanno rilevato che un paziente su cinque trasmette l’infezione a più persone della media.

Intanto la coppia di cittadini cinesi provenienti dalla città di Wuhan, positivi al test del nuovo coronavirus, ricoverata in terapia intensiva, presenta un lieve miglioramento delle condizioni generali. “In maniera particolare, il paziente maschio presenta una riduzione del supporto respiratorio, con partecipazione attiva alla respirazione. La prognosi resta riservata”. Lo afferma il bollettino medico dell’istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

“Il cittadino italiano, trasferito giorni fa dalla struttura dedicata della Città Militare della Cecchignola e con infezione confermata da nuovo coronavirus, continua ad essere in buone condizioni generali”, aggiunge.”Sono stati valutati, ad oggi, presso la nostra accettazione 58 pazienti sottoposti al test per la ricerca del nuovo coronavirus. Di questi, 46, risultati negativi al test, sono stati dimessi. Tredici pazienti sono tutt’ora ricoverati: 3 sono casi confermati (la coppia cinese attualmente in terapia intensiva ed il giovane proveniente dal sito della Cecchignola) 9 sono pazienti sottoposti a test per la ricerca del nuovo coronavirus in attesa di risultato Un solo paziente rimane comunque ricoverato per altri motivi clinici. Continua la quarantena per le 20 persone che sono state contatti primari dei due coniugi cinesi. Verranno dati immediati aggiornamenti in caso di ulteriori sviluppi”, continua.





Corona Virus parla il commissario Borrelli: “Siamo pronti a controlli anche nelle stazioni”

 

“Controlli nelle stazioni? Se ci sarà bisogno, siamo pronti”. A parlare, in un’intervista al Corriere della Sera, è il commissario Angelo Borrelli che si sta occupando delle misurazioni nelle aree di transito degli aeroporti per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

Il quadro sta peggiorando? «In Italia abbiamo monitorato 511 mila persone in tre giorni e abbiamo trovato soltanto otto persone con la febbre, quindi siamo rassicurati. Ma certo nelresto del mondo i casi aumentano e noi dobbiamo essere preparati».

Siamo l’unico Paese che ha confermato il blocco dei voli diretti. Non è una misura eccessiva? «La nostra priorità è la salute dei cittadini e in questo modo la tuteliamo. Altri hanno fatto scelte diverse ma questo non ci condiziona, la guardia deve rimanere alta».

La Cina ci attacca, gli imprenditori lamentano danni gravi all’economia.

"Io coordino gli aspetti tecnici, le scelte politiche competono ai ministri e al presidente del Consiglio. Posso assicurare che la nostra amicizia con la Cina rimane fortissima, ma si deve pensare alla sicurezza. E in ogni caso è la Farnesina a gestire i rapporti con Pechino".

Molti italiani che sono in Cina hanno paura di prendere i voli che fanno scalo perché temono di rimanere bloccati in uno Stato terzo se dovessero sviluppare la febbre.

"In ogni Paese ci sono le ambasciate e dunque chi ha problemi può chiedere aiuto. Ogni giorno valutiamo le misure in base all’andamento dell’epidemia. Anche noi vogliamo tornare alla normalità, ma devono esserci le condizioni. Appena possibile lo faremo".

Intanto avete sistemato gli scanner per la misurazione della febbre anche nelle aree transiti degli aeroporti.

"Sì, chi staziona nelle aree intermedie sarà controllato. È anche questa una misura per fare stare tranquilli i cittadini".

Avete ordinato verifiche nei porti. Il prossimo luogo saranno le stazioni? "Abbiamo disegnato tutti gli scenari possibili. Al momento non abbiamo motivo per andare a individuare altri punti da controllare. Ma immaginiamo che potrebbe accadere e quindi siamo pronti. E se ci dovesse essere la necessità interverremo in poche ore".

Uno studio che arriva dalla Cina parla di osservazione ampliata a 24 giorni.

"Su questo si confronterà la comunità scientifica. Noi rimaniamo a 14 giorni come dice l’Oms".

Entro qualche settimana si porrà il problema delle gite scolastiche. Ritiene che potranno esserci limitazioni? "Deciderà il ministero della Salute dopo aver interpellato il comitato scientifico creato con l’ordinanza. Tutte le decisioni vengono prese in maniera collegiale”





Corona Virus, i morti superano la soglia psicologica dei 1000

 

Il numero delle persone morte a causa dell’epidemia di coronavirus che ha il suo epicentro nella città cinese di Wuhan ha superato 1000. Ne ha dato notizia la Cnn, secondo cui le autorità sanitarie della provincia di Hubei hanno riportato il decesso di 103 persone in più nella giornata del 10 febbraio, portando così il numero dei decessi in Cina a 1012 (incluso un morto a Hong Kong), e a livello globale a 1013, dato che una persona è morta nelle Filippine.

Nel frattempo, secondo l’agenzia ufficiale cinese Xinhua, un possibile vaccino contro il virus delle vie respiratorie è stato testato su animali. Xinhua ha citato il portale news yicai.com, che avrebbe ricevuto l’informazione da fonti del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc).

Si tratta di un vaccino mRNA (funzionante attraverso molecole di “RNA messaggero”), sviluppato dal Cdc insieme alla Scuola di medicina dell’Università Tongji di Shanghai e dall’industria Stermirna Therapeutics e sarebbe già stato iniettato a più di 100 topi. Questo test, secondo fonti citate dai media cinesi, è solo il primissimo passo, perché ulteriori test sulla tossicità andranno eseguiti su altri animali, fra cui scimmie, prima di procedere a test clinici su esseri umani.





Sileri : “Il Corona Virus in Italia non circola ma serve non abbassare la guardia”

 

“La nota positiva è che in Italia il virus non sta circolando.Abbiamo tre casi di contagio avvenuto in Cina e queste tre persone sono ricoverate allo Spallanzani. Dai numeri in Cina abbiamo visto che è un virus che ha una potenzialità enorme a livello di contagio. Ha sicuramente però una mortalità notevolmente inferiore alla Sars.Il numero dei morti in totale ha superato quello della Sars, ma percentualmente il dato è molto più basso. Secondo me alla fine il dato della mortalità sarà inferiore al 3%. L’allarmismo è giustificato dal fatto che ci troviamo di fronte ad un nuovo virus. Piano piano si è delineato meglio il quadro che oggi è molto chiaro”. Lo ha detto il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri (M5S), intervenendo ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano. Sileri ha spiegato che “ci riuniamo ogni giorno per la task force con tutti i vari attori: aeroporti, esercito, e in base alle notizie che riceviamo dall’Oms decidiamo via via le nostre strategie”. Diffidenza nei miei confronti da quando sono tornato dalla Cina? “Non l’ho nemmeno notata. Ma non credo sia così. Credo si sia trattato di una battuta che è stata fatta, non voglio neanche entrare nel merito perché quando ci sono morti io non scherzo. Sulla malattia non si scherza mai”.





Camere penali in guerra: "L’abolizione della prescrizione, un delirio controproducente e dannoso Bonafede è avvertito"

Mentre dal Palazzo giunge voce che Renzi sia pronto a votare la sfiducia del Ministro Alfonso Bonafede nel caso in cui si inserisse il tema della prescrizione nel milleproroghe, cosa che sarebbe costituzionalmente gravissima, dal mondo dei penalisti italiani giunge l’ennesimo attacco alla proposta che l’avvocato Giuseppe Conte proverà a far passare come “mediazione definitiva”. “Noi abbiamo collaborato al tavolo del ministro, con l’Anm, per mesi. Il ministro Alfonso Bonafede ha utilizzato buona parte del materiale che è venuto fuori dal confronto. Purtroppo però, poi, ha inserito una serie di cose che consideriamo inaccettabili e pericolosissime dal punto di vista delle garanzie”. Prescrizione sì, o Prescrizione no? Mentre il Governo Conte annaspa fra mille polemiche e mille contraddizioni, un Governo che definire fallimentare è dire davvero molto poco, Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle camere penali italiane torna a bomba, e questa volta con una durezza inusitata e ricca di dettagli giuridici importanti. Dopo l’accordo che in queste ore sarebbe stato raggiunto tra Pd, M5s e LeU, e che vedrebbe Matteo Renzi (IV)all’interno della maggioranza di Governo non ancora d’accordo con gli altri, il leader dei penalisti italiani non le manda a dire le cose che pensa. Esordisce in questo modo Gian Domenico Caiazza: “Considero la soluzione trovata addirittura incomprensibile. Prevede un’interruzione, che poi sarebbe un’eliminazione, della prescrizione già dopo il primo grado, limitandola però alle sentenze di condanna. Ciò significa che l’imputato condannato che fa appello sarebbe costretto ad aspettare un tempo indeterminato prima del giudizio successivo. È come dire “non c’è più fretta”. Se poi si arriva a celebrare l’appello, quale sarebbe la grande novità? Che se si è assolti, viene riconosciuta la prescrizione in maniera retroattiva, se si è condannati di nuovo, invece, lo stop è definitivo. Ecco, è come riempire una tessera punti al supermercato. Cosa me ne faccio della prescrizione se sono stato assolto? Questo riconoscimento potrebbe servire solo nei casi, marginali, di ricorso in Cassazione del procuratore generale contro la decisione del giudice che ha assolto. A questo punto il pg dovrebbe farsi i calcoli per valutare se andare avanti o no. È un sistema che non esiste da nessun’altra parte sulla faccia della terra. Noi manteniamo ferma la nostra posizione di critica”. Giandomenico Caiazza è un fiume in piena e nell’intervista rilasciata a Huffpost rilancia la sua provocazione originaria: “Io mi chiedo: che mediazione è? In che modo rimedia ai danni fatti dalla norma entrata in vigore il primo gennaio? Se si fosse stabilito, come sembrava in un primo momento, che lo stop iniziava a decorrere dopo la doppia condanna, avrebbe forse avuto un senso. Ma così è un delirio. Anche perché interrompendo la prescrizione solo per gli assolti si potrà produrre l’effetto, paradossale, che saranno fissati rapidamente gli appelli dei pm contro le assoluzioni, mentre quelli contro le condanne andranno in coda. Già il fatto che il condannato sarebbe costretto ad aspettare un tempo illimitato prima di arrivare all’appello vìola il principio della ragionevole durata del processo. La condanna non definitiva non può costituire presupposto per un affievolimento del principio di non colpevolezza. Una sentenza può essere anche sbagliata. Non vedo poi perché un condannato in primo grado debba essere considerato un soggetto con diritti minorati. Per questo ritengo la proposta di sicuro sapore incostituzionale”. Non vede molte via di uscita percorribili il Capo dei penalisti italiani se non abrogando la legge sulla prescrizione: “Abrogandola, semplicemente. O almeno sospendendola fino a quando non si arrivi a una legge che accorcia effettivamente i tempi del processo. Vorrei ricordare, inoltre, che la riforma Orlando, entrata in vigore nel 2017, allungava già i tempi di prescrizione, in maniera secondo noi eccessiva. Per un reato di medio allarme sociale con quel meccanismo la prescrizione non sarebbe arrivata prima dei quindici anni. Ecco perché, a maggior ragione, dico che non c’era bisogno di intervenire sulla materia oggi. Se in quindici anni lo Stato non è in grado di definire la posizione di un cittadino, ha il dovere di rinunciare alla potestà punitiva. Vede, l’istituto di cui parliamo è un principio fondamentale del pensiero giuridico moderno. C’è poi un concetto che va sottolineato. Solo un paese impazzito -aggiunge Gian Domenico Caiazza a Huffpost- può pensare che la prescrizione sia stata inventata, non so, da Berlusconi ad esempio. L’idea da cui nasce questo istituto è che non è possibile immaginare che il cittadino rimanga in balìa della giustizia penale a tempo indeterminato. Chi sostiene quest’ultima tesi, malsana, ritiene il cittadino un suddito e lo Stato un monarca assoluto che decide della vita e della morte delle persone utilizzando tutto il tempo che vuole”. (b.n.)