Arrotonda per arrivare a fine mese con lo spaccio, ma anche il reddito di cittadinanza. Ai domiciliari

 

Nella mattinata di lunedì, i Carabinieri della Compagnia di Frascati hanno arrestato un 52enne di Marino, disoccupato con reddito di cittadinanza, e già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

I Carabinieri, durante un normale posto di controllo alla circolazione stradale in via XXIV Maggio a Grottaferrata, hanno fermato l’uomo mentre viaggiava a bordo della propria autovettura, al fine di eseguire una verifica.

Il 52enne è parso sin da subito molto agitato e così i Carabinieri hanno deciso di approfondire il controllo. A seguito della perquisizione del veicolo, i militari hanno rinvenuto un sacchetto contenente 14 dosi di cocaina, 3 dosi di eroina e 2 dosi di hashish.

I successivi controlli dei militari presso l’abitazione dell’uomo, a Rocca di Papa, hanno permesso di rinvenire un bilancino di precisione e vario materiale utile al confezionamento della droga.

L’arrestato è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa del rito direttissimo.





Case di riposo abusive e fuorilegge scoperte dalla Gdf ai Castelli Romani

 

 

Due case di riposo completamente abusive ricavate all’interno di dimore signorili situate ai Castelli Romani. Con almeno 16 ospiti poco e male assistiti da personale non qualificato, farmaci scaduti e alimenti avariati. E’ la scoperta fatta dai finanzieri del comando provinciale di Roma nel corso di indagini coordinate dalla procura di Velletri. A gestire le strutture due donne (M.E. di 53 anni e D.S. di 67 anni) – con precedenti per fatti analoghi – unitamente alla figlia della seconda, C.F. di 43 anni, tutte denunciate all’autorita’ giudiziaria per maltrattamenti e violazioni alla normativa sanitaria. Le fiamme gialle della Compagnia di Frascati, prima di far scattare il blitz, hanno dovuto monitorare a lungo i due luoghi, protetti da imponenti recinzioni che impedivano la vista dall’esterno. Al momento dell’ingresso all’interno della struttura di Velletri, priva di qualsiasi autorizzazione amministrativa e sanitaria, i militari hanno trovato tre anziani in precarie condizioni di assistenza, mentre nell’appartamento di Albano Laziale, in pessime condizioni igienico-sanitarie, erano ospitate sette persone in eta’ avanzata, una delle quali in un locale interrato, umido e privo di finestre. La situazione non era molto migliore per gli altri sei ospiti, le cui camere, sprovviste di riscaldamento, erano coperte di muffa. Una donna prossima ai 100 anni e non autosufficiente, dopo una visita medica da parte del personale del 118 intervenuto sul posto su richiesta dei finanzieri, e’ stata trasportata in un vicino ospedale per essere sottoposta ad accertamenti. Nelle due case di riposo sono stati trovati medicinali scaduti, alimenti privi di tracciabilita’ ed avariati e personale non qualificato per la somministrazione dei farmaci previsti dai piani terapeutici rilasciati dai medici di famiglia. L’incasso delle due strutture, stando alla documentazione acquisita e alle dichiarazioni rilasciate dai parenti degli ospiti, si aggirava per ciascuna su circa 100 mila euro l’anno. A indagini concluse, i volumi d’affari generati saranno segnalati all’Agenzia delle Entrate, essendo le rispettive attivita’ sconosciute al fisco ed essendo stata impiegata manodopera ‘in nero’.





Sport d’inverno, ci sono più opportunità da Roma Capitale

 

Per consentire la pratica sportiva invernale la normativa italiana (D.P.R. 380/2001) prevede l’installazione di opere temporanee, come tensostrutture e coperture pressostatiche, per un massimo di tre mesi. La normativa regionale (L.R. 17/2016) prevede che, “nel rispetto della normativa vigente in materia di edilizia, sono consentite opere removibili, dirette a soddisfare esigenze contingenti, temporanee e stagionali per lo svolgimento di attività, di manifestazioni culturali e sportive, destinate ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e comunque entro un termine non superiore ad otto mesi compresi i tempi di allestimento e smontaggio delle strutture”.

 

Ora, grazie alla circolare applicativa del 28 febbraio 2020, il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale ha fornito un’interpretazione autentica sulle modalità di applicazione della Legge Regionale anche da parte delle strutture di Roma Capitale. E il Dipartimento Sport e Politiche Giovanili ha diramato a tutti i Municipi la nota applicativa.

 

Il termine di otto mesi si applica così anche a tutti gli impianti sportivi pubblici affidati in concessione d’uso ai privati e la cui autorizzazione è in capo, su richiesta del concessionario, al Dipartimento Sport e Politiche Giovanili per gli impianti dipartimentali, ai singoli Municipi per gli impianti municipali.

 

L’interpretazione di applicabilità della normativa regionale fornisce un importante chiarimento a favore degli impianti sportivi comunali, da tempo attesa. La questione, sottolinea il Campidoglio, è di notevole importanza sia per le squadre delle serie maggiori sia per lo sport di base, dato che chiunque pratichi sport necessita d’inverno di una copertura per potersi allenare. Si rende così più agevole la pratica dell’attività sportiva durante l’intero arco dell’anno.

 

Del resto, prosegue il Campidoglio, gli impianti sportivi comunali costituiscono un grande patrimonio cittadino, si articolano su tutto il territorio e presentano strutture con spazi funzionali ad attività diverse, compreso lo svolgimento di manifestazioni, che sarebbe un peccato non poter utilizzare anche nei mesi invernali. La possibilità di estendere le coperture temporanee da tre a otto mesi segna così uno spartiacque importante nella gestione dell’impiantistica comunale: anche gli impianti comunali potranno realizzare la copertura dei propri campi fino a un massimo di 8 mesi l’anno, potendo così offrire in tutte le stagioni la possibilità di praticare sport al riparo da pioggia, freddo e vento.

 




Ponte di Ariccia, presto il lavori di riqualificazione

Tre settimane per ultimare la progettazione per la ristrutturazione del ponte di Ariccia e consegnare l’opera alla ditta incaricata. Questo, in sintesi, è quanto comunicato da Marco Moladori, responsabile della struttura territoriale di Anas del Lazio, nel corso dell’audizione che si è svolta oggi nella commissione Lavori pubblici del Consiglio regionale, presieduta da Eugenio Patanè. “Rispetto ai cinque milioni preventivati – ha spiegato Moladori – ne abbiamo stanziati altri due. In questa somma sono compresi anche gli investimenti per adeguare la viabilità alternativa. Anche eventuali ribassi d’asta potranno essere destinati a opere sugli itinerari che abbiamo progettato”. Proprio su questo punto si concentrano le preoccupazioni dei Comuni limitrofi, Albano e Genzano. Il sindaco di Albano, Nicola Marini, in particolare, ha chiesto di avviare subito un confronto per evitare che i dieci mesi di chiusura del ponte provochino eccessivi disagi per i cittadini e valutare insieme le soluzioni per quanto riguarda la viabilità. Invito accolto da Anas e dalla vicesindaca di Ariccia, Elisa Refrigeri.





Coronavirus,Pomezia non chiude le scuole

 

Si è concluso l’incontro in Regione Lazio tra gli Assessori Claudio Di Berardino e Alessio D’Amato, i Sindaci di Pomezia, Ardea, Anzio e Nettuno e i Dirigenti scolastici che ieri avevano avanzato richiesta di chiusura delle scuole. “Gli Assessori ci hanno comunicato che ad oggi non sussistono le condizioni per chiusure generalizzate – spiega il Sindaco di Pomezia Adriano Zuccalà – Se dovesse cambiare il quadro ci riaggiorneremo e valuteremo eventuali provvedimenti, ma sulla base dell’attuale situazione non vi sono elementi scientifico-sanitari validi per la chiusura delle scuole. Comprendo la preoccupazione dei dirigenti scolastici e dei genitori, ma confidiamo nel lavoro scrupoloso della Asl”. “Sono soddisfatto dell’incontro – conclude – È fondamentale in questa fase arrivare a una soluzione condivisa tra le parti. Ciò che è stato confermato è che occorre evitare allarmismi e lavorare tutti nella stessa direzione. Ringrazio la Regione Lazio e gli Assessori D’Amato e Di Berardino per averci convocato. Confidiamo nel lavoro scrupoloso della Asl, a cui va tutta la nostra riconoscenza”.





La china di San Luigi dei francesi riaprirà domani

Coronavirus, riapre S. Luigi Francesi: “Escluso rischio contagi” Riapre questo mercoledì la chiesa di San Luigi dei Francesi nel centro di Roma, chiusa da ieri dopo che un sacerdote francese passato dalla chiesa, e arrivato dalla Lombardia, era stato trovato positivo al coronavirus a Parigi. In una nota dell’Ambasciata francese presso la Santa Sede spiega infatti che “ogni rischio di eventuale di contagio da parte di un sacerdote della chiesa San Luigi dei Francesi è stato escluso da parte dei servizi del sistema regionale ASL Roma 1. Conformemente alle direttive le misure precauzionali nei confronti dei sacerdoti della comunità sono state revocate. La chiesa di San Luigi dei Francesi riaprirà mercoledì al pubblico”.





D’Amato (Regione Lazio): "Cinque poliziotti in sorveglianza speciale da Coronavirus"

 

“Sono in sorveglianza attiva domiciliare 5 agenti del commissariato di Spinaceto”. Lo spiega l’Assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato, sottolineando che “sono tutti asintomatici ma dovranno completare il percorso di isolamento domiciliare sotto la sorveglianza della Asl competente e in accordo con il dirigente dell’ufficio sanitario provinciale della Questura di Roma. Della situazione è costantemente informato il Questore di Roma”.





Coronavirus, il Policlinico di Tor Vergata richiama 98 pazienti che avevano fatto accesso al Pronto Soccorso il 26 e 27 febbraio

 

“A seguito dell’indagine epidemiologica svolta dalla direzione sanitaria dal Policlinico di Tor Vergata e dal SERESMI, il Servizio regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive dello Spallanzani, sono state richiamate 98 persone che hanno avuto accesso al pronto soccorso di Tor Vergata nei giorni 26 e 27 febbraio e che sono potenzialmente venuti a contatto con l’agente di Polizia che si era recato al pronto soccorso e ora ricoverato all’Istituto Spallanzani”. Ne dà notizia l’Assessorato alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio che spiega: “i questi 15 risultano sintomatici e andranno valutati clinicamente ed eventualmente verranno sottoposti al test per il COVID-19. Sono 6 gli operatori sanitari del pronto soccorso, un agente di Polizia e due operatori della vigilanza in servizio presso l’ospedale posti in sorveglianza sanitaria domiciliare, tutti asintomatici. Si ribadisce l’appello affinché in presenza di sintomi e di un link epidemiologico è sconsigliato recarsi ai pronto soccorso, ma bensì chiamare il numero verde 800.118.800” chiude la nota.





Formia e Gaeta, chiuse tutte le scuole fino al 9 marzo. C’è un contagio da Coronavirus

 

 “In seguito alla notizia di questa mattina che una signora proveniente dalla provincia di Cremona è stata ricoverata presso l’Ospedale Spallanzani ed è stata dichiarata positiva al COVID-2019, e dopo aver appreso che la paziente è stata ospite nel Comune di Minturno presso parenti, e si è recata presso il pronto soccorso Dono Svizzero di Formia, il Sindaco di Formia in via del tutto precauzionale ha predisposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio comunale, da domani 3 marzo a sabato 7 marzo”. Ne dà notizia il comune di Formia spiegando che l’obiettivo è “consentire agli organi competenti di ricostruire tutta la rete di contatti e di spostamenti che ha interessato la paziente. “Il Pronto Soccorso di Formia ha ripreso regolarmente la propria attività, che il Comune di Formia è in contatto con Prefettura e Ausl affinché si possano avere informazioni reali e chiare, che verranno comunicate attraverso i canali istituzionali del Comune”. “Ci preme sottolineare – sottolinea il Sindaco – che ad oggi tra i cittadini di Formia non risultano casi e che il personale sanitario tutto del Dono Svizzero si sta adoperando al massimo, pertanto lo ringraziamo per affrontare questo momento.”





Coronavirus, Zingaretti: "Niente paura, ma cambiare abitudini"

“Niente panico, niente paura, ma responsabilità e consapevolezza che il problema c’è. Perché anche i recenti casi che si sono determinati nel Lazio, per fortuna non hanno la radice nella nostra Regione, però, non a caso sono legati alla partecipazione, in altre Regioni, a un concerto in un caso e a una partita di calcio in uno stadio, in un altro caso. Che confermano che eventi sociali sono luoghi nei quali il virus si può contrarre”. Ad invitare alla prudenza il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, in visita allo Spallanzani di Roma. Il governatore ha posto l’accento sul sistema di trasmissione del virus. “Bisogna cambiare per un po’ di tempo le nostre abitudini, non è un dramma ma la prima azione per la ripresa economica è sconfiggere il virus e far vedere al mondo che l’Italia ferma l’espansione del virus” ha sottolineato ponendo l’accento sul fatto che “non è un caso che in alcune regioni siano sospese le partite è quasi un algoritmo matematico. Essendoci la possibilità di contagio nel rapporto a distanza di un metro tra 2 persone, locali affollati o appuntamenti di massa sono più a rischio. Bisogna dirlo non per aver paura ma per responsabilità e il senso di responsabilità è questo, lottare contro le paure e il panico vuol dire che si può continuare una vita normale però con le precauzioni, perché altrimenti si pensa che solo la parte medica risolva il problema. La parte medica sta affrontando alla grande la situazione – ha aggiunto -grazie agli operatori della sanità, però prevenire è meglio che curare e ora è il tempo di prevenire con indicazioni chiare e col comportamento e la responsabilità individuale delle persone”. Prescrizioni? “No. Noi siamo da sempre in attesa di determinazioni che si prendono al tavolo nazionale e allo stato attuale non ci sono queste notizie. Però ormai è chiaro a tutti che il virus puo’ arrivare attraverso persone che sono a poca distanza. Lo dico col sorriso sulle labbra: alcune cose vanno evitate” ha detto scherzando riferendosi alle telecamere e ai giornalisti adunati e stretti intorno a lui. Poi un invito alla cittadinanza: “Il fatto che bisogna ridurre gli spostamenti per un periodo, se non quelli indispensabili, sì. A volte si criticano certe misure… ma è ovvio che non si arriva ad azzerare qualsiasi spostamento, però per esempio l’assessore della Lombardia ha consigliato per la sua regione agli ultrasessantacinquenni di non spostarsi di casa e questo, per me, è stato un suggerimento giusto”.





Coronavirus, Magi(Ordine dei medici): "A Roma nessun focolaio"

Coronavirus, Magi: a Roma nessun focolaio

 “Qui a Roma abbiamo fatto delle riunioni per preparaci a situazioni come quelle che si stanno verificando. La cosa importante da dire è che parliamo di persone infette che sono venuti a contatto con soggetti dei focolai del nord. Sono casi importati, non ci sono casi di focolai a Roma. Riguardo il poliziotto con coronavirus il soggetto è allo Spallanzani e sono stati attivati tutti i meccanismi per verificare i contatti che ha avuto fra i suoi conoscenti e familiari”. Lo ha affermato il dott. Antonio Magi, Presidente dell’ordine dei medici di Roma, intervenuto a Radio Cusano Campus. 

In questo momento, ha aggiunto il medico, la problematica del coronavirus è soprattutto legata al fatto che i soggetti colpiti hanno spesso bisogno di una terapia intensiva per essere curati. “A Roma abbiamo posti letto e in questa fase non siamo in emergenza e si prosegue con tutte le attività mediche programmate così come accade normalmente”. 

“Nel 2017, ultimi dati disponibili certificati, abbiamo avuto un’influenza stagionale con 18 milioni di contagiati e 12.800 decessi. – ha poi spiegato Magi – Se fosse stato fatto un monitoraggio di tutti i casi, come si sta facendo ora, si sarebbe fatto allarmismo. Sul coronavirus dobbiamo essere pronti ed accorti ma non ci dobbiamo allarmare. I deceduti sono state tutte persone anziane o con patologie gravi pregresse. Questo non significa che i più giovani non possano contrarre il virus ma i morti sono corrispondenti a quelli che ci sono durante le normali influenze stagionali”. 





Sant’Egidio: maggiori controlli contro abusi su anziani

La scoperta di due case di riposo abusive a Velletri e Albano Laziale “porta alla luce una realtà sommersa, quella delle cosiddette ‘villette’, residenze per anziani isolate dai centri abitati e dai servizi. Una realtà cresciuta negli ultimi anni, soprattutto in provincia di Roma, a causa della scarsità di risorse destinate alle famiglie per le cure domiciliari di anziani e disabili non autosufficienti. Sconcerta e addolora che a subire maltrattamenti e umiliazioni di ogni genere siano state proprio persone fragili, esposte ai soprusi di chi avrebbe dovuto assisterli”. Lo afferma la Comunità di Sant’Egidio che invita le autorità “a una maggiore vigilanza” auspicando che si diffondano presto “modelli alternativi all’istituzionalizzazione per rispondere alla fragilità della terza e quarta età, come le convivenze, i cohousing e il programma ‘Viva gli Anziani’, portato avanti dalla Comunità di Sant’Egidio in diverse città italiane per il monitoraggio attivo degli ultraottantenni e la costruzione di reti di prossimità attorno alle persone più fragili e isolate”. 





Allo Spallanzani 11 i ricoverati e due hanno la polmonite da Coronavirus

 

Sono 11 i casi positivi al nuovo coronavirus ricoverati allo Spallanzani, compresa la coppia cinese ormai negativizzata. Nel bollettino medico del nosocomio di via Portuense diffuso si spiega che tra i ricoverati c’è l’agente di polizia di Stato originario di Pomezia “il cui nucleo familiare continua ad essere sottoposto a sorveglianza sanitaria domiciliare da parte della Asl competente. L’intero nucleo familiare residente a Fiumicino, sono, inoltre, tutt’ora ricoverati: un giornalista, un giovane allievo vigile del fuoco dell’87esimo corso, una donna residente a Fiuggi, una donna della provincia di Cremona ed infine una donna di Sassari”. Lo Spallanzani assicura che “tutti i ricoverati sono in condizioni cliniche che non destano preoccupazioni ad eccezione di due che presentano una polmonite interstiziale bilaterale in terapia antivirale e che necessitano di supporto respiratorio. E “tutti i casi positivi, al momento, presentano un link epidemiologico con le aree del Nord del Paese. Sono stati valutati, ad oggi, presso la nostra accettazione 248 pazienti. Di questi, 203, risultati negativi al test, sono stati dimessi. Quarantacinque sono i pazienti tutt’ora ricoverati” conclude il bollettino.





Tre buste esplodono e feriscono tre donne, Paura a Roma. Episodi distinti tra loro ma l’autore potrebbe essere lo stesso. Si indaga per terrorismo

Tre buste sono esplose nelle ultime ore a Roma e a Fiumicino, ferendo tre donne, in maniera non grave. Il primo episodio è avvenuto ieri sera alle 23.30 nel centro di smistamento postale in via Capannini a Fiumicino, mentre gli ultimi due sono avvenuti a Roma: uno intorno alle 18.30 di oggi pomeriggio in via Piagge in zona Fidene nel quale è rimasta ferita un’impiegata pubblica, mentre l’ultimo, intorno alle 19.15 in via Fusco alla Balduina. Almeno due donne hanno riportato escoriazioni alle mani e al voltoEntrambe sono state soccorse in codice giallo e trasportate in ospedale: una al Policlinico Umberto I e l’altra al Policlinico Gemelli.
Nessuna delle tre buste conteneva una rivendicazione. Al momento gli investigatori sono al lavoro per svolgere accertamenti tecnici. Le tre donne non sono persone con incarichi di rilievo o esposte, da una prima ricostruzione sembra che le buste fossero tutte confezionate nello stesso modo, cosa che fa pensare che l’autore possa essere lo stesso. Si tratta di tre buste con formato di un foglio A4 con all’interno una piccola cassettina in legno.





Rapporto dell’Imu: "In calo le richieste d’asilo, aumentano i dinieghi"

 

Dopo la significativa riduzione del numero di richiedenti asilo rilevata nel 2018, Fondazione ISMU segnala che nel 2019 si è registrata un’ulteriore contrazione delle domande di protezione. Nel 2019 sono stati infatti 39mila i migranti che hanno fatto domanda di asilo, il 27% in meno rispetto al 2018, anno in cui le domande pervenute erano state 54mila. Andando indietro nel tempo, il trend delle richieste di asilo ha registrato in Italia – così come in altri paesi UE – un significativo aumento negli anni della “crisi dei rifugiati”, quando si verificarono consistenti arrivi via mare di persone in fuga dalle guerre in Medio Oriente e in Africa. Il primo consistente picco di richieste si registrò nel 2014, quando 63mila migranti presentarono domanda di protezione in Italia (contro i circa 26mila del 2013). Nel 2015 i richiedenti arrivarono a 84mila. Il 2016 fu poi l’anno del raddoppio: le domande presentate furono 124mila. Ma il record si è toccato nel 2017, con oltre 130mila richiedenti asilo: il numero più alto registrato nel nostro paese in venti anni. 

Tra i richiedenti asilo aumentano le donne e la fascia dei 35-64enni. A fronte di una riduzione del numero assoluto di richiedenti asilo rispetto a quattro anni fa, si registrano alcuni cambiamenti nelle caratteristiche demografiche. Primo fra tutti l’aumento della proporzione di donne tra i richiedenti asilo: mentre nel 2016 costituivano il 15%, nel 2019 rappresentano quasi un quarto del totale (23,8%). Passando all’età, si nota che chi cerca protezione nel nostro paese è per la maggior parte giovane: ma se i 18-34enni costituivano l’80% nel 2016, nel 2019 rappresentano il 71%, e sta crescendo la quota dei 35-64enni, che nel 2019 rappresentano il 27% del totale (erano il 10% nel 2016). 

Diminuiscono i richiedenti provenienti dall’Africa. Se nel 2016 e nel 2017 i richiedenti asilo di nazionalità africane erano largamente maggioritari – costituivano il 70% del totale, in numero assoluto rispettivamente 88mila e 92mila -, nel 2018 e ancor più nel 2019 la componente africana tra i richiedenti asilo è drasticamente diminuita, scendendo rispettivamente a 25mila e 12mila persone (-86% in tre anni). In particolare la Nigeria, che dal 2014 al 2017 è stato il principale Paese di nazionalità dei richiedenti asilo, ha registrato un fortissimo calo, passando da 27mila richieste nel 2016 a 2.950 nel 2019 (-90%). 

In termini relativi nel 2019 la componente africana è dunque scesa a un terzo del totale, mentre sono stati in particolare i cittadini di paesi dell’Asia a registrare l’incidenza più significativa: il 41% del totale, pari a oltre 16mila richiedenti asilo con nazionalità asiatica. Il 2019 registra inoltre un’importante crescita delle provenienze dal continente Americano: oltre 6.700 richiedenti asilo – il 17% del totale – proviene da paesi del Centro e Sud America. Da tale continente le richieste di asilo sono quadruplicate in tre anni. 

Crescono i dinieghi: nel 2019 il 65% delle domande ha avuto esito negativo. È aumentato il numero di domande di protezione che ha avuto esito negativo: nel 2019 esse rappresentano il 65% (contro il 58,6% del 2018), quindi più di due terzi delle persone che hanno chiesto asilo nel nostro paese l’anno scorso non ha ottenuto nessuna forma di protezione (pari a 62mila persone). Relativamente alle nazionalità, nel 2019, gli esiti negativi alle domande di asilo presentate riguardano soprattutto cittadini provenienti da: Gambia (81% di dinieghi), Bangladesh (79%), Senegal (78%) e Ucraina (74%). 

Tra i paesi con il più alto tasso di riconoscimento di una forma di protezione – e quindi con la più bassa percentuale di dinieghi – vi sono il Venezuela (solo il 2,5% di domande respinte), l’Iraq (16%) e El Salvador (40%). 

I dati del Ministero dell’Interno rilevano che lo status di rifugiato è stato concesso a 4.800 persone nel 2016 e a oltre 10mila nel 2019, per un totale di quasi 30mila migranti a cui è stato riconosciuto questo status in quattro anni. In termini relativi, lo status di rifugiato ha costituito il 5% degli esiti nel 2016 e l’11% del 2019. A ottenere lo status di rifugiato nel 2019 sono state soprattutto le donne: tra le richiedenti il 26% ha ottenuto questa forma di protezione, contro il 7,5% tra i richiedenti uomini.





Occupazione in flessione a gennaio, crescono i disoccupati e l’inattività

 

Rispetto al mese di dicembre 2019, a gennaio 2020 l’occupazione diminuisce, l’inattività cresce e il numero di disoccupati aumenta lievemente a fronte di un tasso di disoccupazione che rimane stabile.

Il numero di occupati diminuisce di 40 mila unità (-0,2% rispetto al mese precedente) e il tasso di occupazione si attesta al 59,1% (-0,1 punti percentuali) .

La flessione dell’occupazione interessa uomini e donne, lavoratori dipendenti (-15 mila) e indipendenti (-25 mila) e tutte le fasce di età, a esclusione delle persone tra i 35 e i 49 anni (+13 mila). 

La lieve crescita delle persone in cerca di lavoro è dovuta all’aumento registrato per le donne (+2,3%, pari a +27 mila unità), tra i 15-24enni e per gli over50; tra gli uomini, invece, il numero delle persone in cerca di occupazione diminuisce (-1,7%, pari a -23 mila unità), così come tra i 25-49enni. Ne deriva la stabilità del tasso di disoccupazione (al 9,8%) e l’aumento di quello giovanile al 29,3% (+0,6 punti percentuali).

La crescita degli inattivi (+0,2%, pari a +20mila unità), che coinvolge entrambi i sessi, si concentra tra i 15 34enni; il tasso di inattività sale al 34,4% (+0,1 punti percentuali).

Un lieve calo dell’occupazione (-0,1%, pari a -15 mila unità) si osserva anche confrontando il trimestre novembre 2019-gennaio 2020 con quello precedente (agosto-ottobre 2019) e riguarda, in particolare, i lavoratori indipendenti (-38 mila); l’occupazione infatti aumenta tra i dipendenti (+23 mila), oltre che tra i 25-34enni (+11 mila) e gli over 50 (+36 mila).

Nello stesso trimestre aumentano lievemente le persone in cerca di occupazione (+7 mila) e diminuiscono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-26 mila unità).

Rispetto a gennaio 2019, la crescita dell’occupazione (+0,3%, pari a +76 mila unità) è verificata per genere e classe di età, con l’unica eccezione dei 35-49enni per effetto del loro decrescente peso demografico. Aumentano i lavoratori dipendenti (+156 mila unità), soprattutto permanenti (+112 mila), mentre gli occupati indipendenti diminuiscono di 80 mila unità.

Nell’arco dei dodici mesi, l’aumento degli occupati si accompagna a un calo dei disoccupati (-6,2%, pari a 166 mila unità) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,4%, pari a -47 mila).




Alitalia: sindacati e azienda convocati il 17 marzo su Cigs

 

Alitalia e i sindacati sono stati convocati dal ministero del lavoro il 17 marzo alle 11 sulla richiesta dell’azienda di una nuova cassa integrazione per quasi 4mila dipendenti. La riunione, a quanto si apprende, si svolgerà in videoconferenza a causa dell’emergenza coronavirus. L’Alitalia ha chiesto il rinnovo della Cigs per 1.800 dipendenti. Lo riferiscono i sindacati al termine della prima riunione al ministero del Lavoro. Per il personale navigante, l’azienda chiede la Cigs per 190 tra piloti e comandanti, e 380 assistenti di volo.  Per il personale di terra, 1.230 sarebbero quelli destinati alla Cigs, di cui 400 a zero  Va detto che non c’è  nessun accordo tra Alitalia e sindacati sull’avvio della cassa integrazione straordinaria a zero ore per oltre 300 dipendenti. I sindacati, nell’incontro al ministero del Lavoro, hanno chiesto all’azienda di evitare la cigs a zero ore, tramite una cassa integrazione a rotazione per tutti. L’azienda si è detta indisponibile e a questo punto, in linea teorica, la cigs a zero ore potrebbe partire già da lunedì prossimo. Azienda e sindacati hanno redatto un verbale di non accordo, che comunque non sarebbe stato vincolante per l’avvio della procedura. Resta ancora da definire la platea di persone alla quale sarà applicata anche se, nella precedente riunione, l’azienda aveva indicato in 317 il numero di dipendenti che andranno in Cassa integrazione a zero ore. Il provvedimento riguarderà solo il personale di terra e le aree più colpite saranno l’Information tecnology, il settore amministrativo e il commerciale.

Fabrizio Cuscito, della Filt Cgil, ha spiegato che i sindacati alla riunione di oggi hanno chiesto che, per chi andrà in Cigs a zero ore, venisse almeno riconosciuto un programma di riqualificazione, ma l’azienda non si è resa disponibile. Complessivamente, la Cigs, che sarà applicata con tempistiche e modalità diverse a seconda della tipologia e delle aeree di settore, scatterà a rotazione per tutti i dipendenti, per l’equivalente di 1.358 dipendenti, compresi gli oltre 300 per i quali scatterà quella a zero ore.

 





Burioni a Radio 2: “Il Coronavirus non è la peste, ma neppure un raffreddore”

“Siamo nel momento decisivo. Il virus è arrivato e si è diffuso senza alcuno ostacolo fino a una settimana fa. Poi ci siamo accorti che si è diffuso.

Fortunatamente il focolaio di diffusione sembra limitato. Però questo è un virus molto contagioso. Pericoloso, perché manda un sacco di persone nei reparti di terapia intensiva. Dobbiamo fare di tutto per bloccarne o rallentarne la diffusione, così avremo tempo di allestire reparti per curare più malati, e non affollare troppo le terapie intensive. Bisogna fare di tutto per ostacolarne la diffusione, anche se costa qualche sacrificio”. Lo ha detto il professor Roberto Burioni nel corso del suo intervento ai microfoni di Rai Radio2 nel programma “I Lunatici”.

Il format è condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, ed è in diretta dal lunedì al venerdì dalla mezzanotte e trenta alle sei del mattino.

Burioni ha poi spiegato che “il Coronavirus non è la peste ma non è neanche un raffreddore. E’ un virus che dà una sindrome respiratoria di una certa gravità. Che provoca la morte in casi piuttosto rari, ma non rarissimi, si parla circa dell’uno percento. Ma spedisce un sacco di persone in terapia intensiva. E i posti in terapia intensiva sono limitati. E’ importantissimo in questo momento rallentare la diffusione. Capiremo tra una settimana o dieci giorni se le misure prese in questo momento sono state corrette. Il che è ragionevole perché la malattia ha circa sei giorni di incubazione in media. Chi si infetta oggi si ammala tra sette otto giorni. Quanto mi infastidisce sentir dire che muoiono solo gli anziani? E’ una cosa non vera. Il paziente 1 ha 38 anni e in questo momento è in rianimazione in condizioni critiche. E anche il medico cinese di 31 anni non era anziano. Poi non dobbiamo pensare agli anziani come persone che sono in fin di vita. Questo virus ha ucciso persone che stavano tutto sommato bene. Dire che pazienza se muore un anziano è una cosa abietta. Che facciamo, iniziamo a decidere una graduatoria di importanza delle persone? E’ una cosa che non si può neanche pensare”.

Rispetto alla reazione dei cittadini il celebre virologo ha aggiunto: “Ho visto una iniziale reazione di panico ingiustificato. I supermercati svuotati mi hanno molto colpito. Però allo stesso modo mi ha stupito il fatto che da due o tre giorni si dica che il pericolo è passato. Non ci vuole il panico, ma serve maturità. Dobbiamo assumere comportamenti che possano ostacolare il virus, che si trasmette attraverso il contatto umano. Bisogna evitare di andare in luoghi affollati che non siano indispensabili da frequentare. Non è il momento di andare a una partita di calcio o a un concerto”.

Sui possibili danni all’economia, Burioni ha detto: “Non possiamo dire che non ci interessa, c’è gente che sta avendo dei grandi danni economici. E’ una cosa che non va presa con superficialità. Ma in questo momento c’è un interesse superiore. L’epidemia va fermata. Credo che lo Stato dovrebbe distribuire questo disagio. Alcuni cittadini hanno dei danni gravissimi, altri meno. Spero che lo Stato aiuti chi è colpito”.

Sulle partite di campionato a porte chiuse: “In questo momento rifiuto di parlare di calcio, anche se tutti sanno quanto sia appassionato. Fino a quando c’è questa emergenza non è possibile portare 50.000 persone in uno stadio. Punto e basta. Non si possono mettere decine di migliaia di persone in uno stadio. Si metterebbero in pericolo e si potrebbe fare un grandissimo favore al virus”.

Su quanto accadrà nei prossimi giorni: “Non dobbiamo allarmarci se vedremo ancora per qualche giorno il numero dei casi. Speriamo che pian piano inizino ad aumentare di meno. Poi a non aumentare più e poi a diminuire. Purtroppo non abbiamo farmaci e vaccini contro questa malattia. Dipende da noi. Dobbiamo fare dei sacrifici e accettare delle rinunce”.




Cinema, l’unica registra il 70% in meno di incassi

 

Con l’epidemia di coronavirus gli incassi nei cinema italiani sono diminuiti del 75%. Lo ha detto il presidente dell’Anica, Francesco Rutelli, secondo cui “il 2020 era iniziato in modo molto positivo, con dei dati in ulteriore crescita per il cinema. L’arrivo del coronavirus ha determinato un crollo nel settore: in questo weekend sono andate al cinema solo 324mila persone, mentre l’anno scorso erano più di un milione. Gli incassi sono caduti del 75%. Siamo passati da un momento positivo a uno estremamente critico”. 

“Dobbiamo però dare un messaggio di speranza – ha sottolineato Rutelli intervenendo alla trasmissione ‘Agorà’ – dopo le vittorie di due Orsi d’argento al festival di Berlino, fatto che dimostra la forza creativa dell’industria italiana. Mercoledì uscirà, dovunque saranno aperti i cinema, il film ‘Volevo nascondermi’ per reagire a questa spirale negativa. Un film importante, il cui interprete Elio Germano ha vinto a Berlino, che racconta la storia magnifica dell’artista Ligabue, pittore unico e anomalo nel panorama internazionale”. 

“Cerchiamo di dare un messaggio di cautela, sobrietà – ha aggiunto il presidente dell’Anica – ma anche di speranza positiva. È possibile uscire di casa: la cultura fa comunità, socialità, e apre la mente”.

 





Coronavirus, anche il Portogallo rafforza i controlli con l’Italia

Coronavirus,  anche il Portogallo rafforza i controlli con l’Italia

 

A causa dell’epidemia di coronavirus, le autorità portoghesi estenderanno ai voli provenienti dall’Italia le stesse misure precauzionali già in vigore per quelli dalla Cina: richiesta di maggiori informazioni ai passeggeri e tracciabilità dei contatti. Lo ha annunciato il ministro della Sanità portoghese, Maria Temido, nella giornata in cui Lisbona ha confermato i primi due casi di coronavirus, uno dei quali un paziente reduce da un viaggio nel nord Italia.





Coronavirus, Coldiretti contro la Francia: "Pugnalata da 5 miliardi al nostro export. Le scuse non bastano"

 

Una “pugnalata alle spalle” per colpire il Made in Italy agroalimentare “che ha raggiunto il valore record delle esportazioni di cinque miliardi in Francia, il secondo mercato di sbocco dopo la Germania”. Lo afferma la Coldiretti dopo “il disgustoso video andato in onda su Canal+ che colpisce l’Italia su pizza e coronavirus. Un attacco meschino e strumentale per cercare di mettere nell’angolo il Made in Italy agroalimentare dopo che nel 2019 ha messo a segno il record di 44,6 miliardi sui mercati internazionali, dove è in atto una sfida storica con i concorrenti francesi”. 

“Ancora più grave – sostiene l’organizzazione agricola – è aver colpito la pizza, prodotto simbolo del Made in Italy tanto che l’Unesco ha proclamato nel 2017 l’arte dei pizzaioli patrimonio immateriale dell’umanità. Il fatturato della pizza nel mondo nel 2019 ha superato i 100 miliardi di euro, confermandosi il testimonial del successo della dieta mediterranea. Dal vino ai formaggi sono storiche le sfide a tavola tra Italia e Francia, che si contendono il primato nell’agroalimentare nell’Unione Europea e sui mercati globali”. 

“Non bastano le scuse delle autorità francesi – sottolinea il presidente Ettore Prandini – ci aspettiamo da parte dell’emittente televisiva una campagna promozionale riparatrice a sostegno delle eccellenze italiane”. C’è “l’interesse comune dei due paesi a sostenere le produzioni di qualità in un difficile momento per l’economia e l’occupazione”.

 





Salvini: “Se il Decreto contro il Coronavirus è questo non lo votiamo. A rischio 23mila imprese e 100mila posti di lavoro”

 

 

Servono "più soldi, 3 miliardi sono insufficienti". Così Matteo Salvini, parlando in conferenza stampa alla Camera, riferendosi alle misure economiche del governo per contrastare l’emergenza coronavirus. "Superiamo i 50 miliardi, una cifra che arriva dai dati economici del governo", dice ancora il leader della Lega, parlando delle necessità del momento. "Se il decreto arriva in Aula con questi soldi e queste lacune, non lo votiamo, non votiamo una cosa che non serve al paese", avverte Salvini. "Se il governo continuerà a ridere, a spartirsi poltrone, sottoporremo al presidente della Repubblica il fatto che è grave", aggiunge. "E’ una presa in giro la sospensione dei pagamenti delle tasse per due mesi, con l’impegno a pagare tutto ad aprile, tutte le categorie chiedono almeno fino a tutto il 2020", dice ancora. "Sui primi interventi del governo, i primi aggettivi che arrivano dalle categorie produttive, sono ’insufficiente, timido, frammentario’, i primi passi del governo non servono a nulla, mentre la Corea investe 25mld, è chiaro che 3 mld non servono neanche a un decimo dell’economia a rischio", afferma il leader della Lega.  "Ci sono 23mila aziende a rischio e 100mila posti di lavoro pronti a saltare, con i 100mila a rischio nella cooperazione siamo a 200mila", aggiunge il capo del Carroccio. Poi arrivano le richieste della Lega: "Esonero di tutti i pagamenti dalla zona rossa, non sospensione, per tutto il 2020, cassa integrazione, rimozione del codice degli appalti, sospensione degli Isa, gli studi di settore, sospensione dei versamenti Iva e pagamento immediato dei debiti della Pa, sospensione dell’Irap".





Milano, si ferma parzialmente anche il Tribunale Civile. Due giudici positivi al Coronavirus

 

A Milano la giustizia civile ordinaria si ferma per scongiurare altri contagi di coronavirus dopo il caso dei due giudici risultati positivi al tampone. Il presidente Roberto Bichi ha infatti disposto una “limitazione di attività di tutto il settore civile” che comporterà il rinvio di tutte le cause ordinarie “a un termine congruo”, ossia dopo il mese di aprile. Saranno invece celebrate normalmente le cause che prevedono procedure di urgenza, relative a amministrazioni di sostegno, alimenti ed espulsioni. Tra queste figura il contenzioso civile sul destino dell’ex Ilva di Taranto, scattato sulla base del ricorso cautelare d’urgenza presentato dall’amministrazione straordinaria contro il progetto di addio del gruppo franco indiano ArcelorMittal, con la prossima udienza in programma venerdì 6 marzo.

Nessuna novità sul fronte penale: i processi proseguiranno con tutte le limitazioni già stabilite lunedì 24 febbraio, pochi giorni dopo l’esplosione del contagio nella cosiddetta “zona rossa” della Bassa Lodigiana: udienze a porte chiuse con l’accesso in aula consentito soltanto alle “persone strettamente necessarie”. La giustizia milanese, dunque, rallenta, ma non si blocca. “Non si può pensare di chiudere il Tribunale, la giurisdizione non si può fermare”, ha chiarito il presidente del Tribunale Bichi.

L’allerta scattata questo martedì mattina, dopo la conferma dei due magistrati positivi al coronavirus (il primo in servizio alla sezione autonoma misure di prevenzione, il secondo giudice alla sesta sezione civile) ha richiesto l’intervento del personale Ats per la sanificazione delle aule degli uffici dove lavorano i due giudici, al terzo e al sesto piano della cittadella giudiziaria milanese. Portando anche all’autoisolamento per una quindicina di magistrati entrati in stretto contatto con loro e per un’altra quindicina di persone tra cancellieri e personale amministrativo.