Coronavirus, ecco le richieste alla Regione del Centrodestra

 

 “Il centrodestra chiede che la Regione Lazio definisca un piano operativo per l’apertura di nuovi reparti “covid-19″, dando priorità alle strutture pubbliche e, in secondo luogo, al privato convenzionato. Se il numero di casi positivi dovesse aumentare, riteniamo necessario individuare un’altra sede che possa contenere trecento posti di terapia intensiva temporanea, pronta all’occorrenza ad essere operativa in 72 ore. Il numero di posti e i ventilatori polmonari attualmente presenti in Regione, nelle prossime settimane potrebbero non essere più sufficienti e la Regione Lazio non deve farsi trovare impreparata”. Così i consiglieri di centrodestra della Regione Lazio, in un documento di proposte per la gestione dell’emergenza covid-19 presentato alla Giunta regionale. “Proponiamo – si legge – la creazione di unità di crisi di medici esperti «Unit Covid domiciliari» per valutare il rischio clinico dei singoli pazienti sintomatici lasciati a casa, e stabilire se vi siano casi ad alto rischio, da ricoverare nelle case della salute, o ad altissimo rischio, da ricoverare in ospedale. Inoltre è strategicamente indispensabile che venga stabilita la capacità di personale medico sanitario a disposizione, e che venga predisposto un piano di allocazione del suddetto personale laddove si registri il fabbisogno. Chiediamo che ai medici MMG e PLS venga fornita un’adeguata formazione (48/72h) svolta dai colleghi che hanno operato con successo nelle prime zone rosse italiane”. “Al fine di coordinare tutte le azione in regime di emergenza, riteniamo inoltre utile l’istituzione di una task force regionale. Una cabina di regia di cui dovrebbero far parte il vice presidente, l’assessore alla sanità, il dg sanità, il responsabile del 118 regionale e un responsabile della rete delle farmacie e parafarmacie.”, concludono. “Nel Lazio è urgente attivare il monitoraggio di tutti soggetti positivi al covid-19, e di tutti quelli in quarantena obbligatoria, adottando il modello usato con successo in Corea del Sud. Attraverso gli strumenti digitali a disposizione, è possibile geolocalizzare tutti i positivi al test e le persone in quarantena per assicurare che restino in isolamento ed evitare contagi. I gestori di servizi TLC hanno dato la loro disponibilità, e sono già in grado di tracciare i propri clienti, nel rispetto della legge”. È quanto si legge in un documento di proposte per la gestione dell’emergenza covid-19, presentato alla Giunta regionale del Lazio dai consiglieri di centrodestra. “La tecnologia può aiutarci a uscire da questa situazione – prosegue il documento – è indispensabile attivare la rete di medicina generale, e dei pediatri di libera scelta, perché siano in grado di garantire da remoto, grazie alla telemedicina, le terapie necessarie a chi è in quarantena, ai soggetti a rischio e ai malati con patologie croniche, così da limitare al minimo l’accesso alle strutture ospedaliere. I MMG e i PLS, coordinandosi con le farmacie del territorio e con il personale amministrativo del sistema sanitario regionale (in lavoro agile), definiranno un piano per la distribuzione di farmaci salvavita da destinare ai pazienti che ne fanno un uso abituale, permettendo loro, soggetti a rischio, di riceverli a domicilio”. Per i consiglieri del centrodestra importante ridurre il tempo delle file ai supermercati, alle farmacie e parafarmacie, e limitare il numero delle uscite per famiglia. “Il centrodestra propone di attivare un sistema di prenotazione obbligatoria, mediante l’utilizzo di una piattaforma online, o di un’App per smartphone, per fare la spesa al supermercato e per gli acquisti in farmacia. Il sistema – spiegano – è già in fase di sperimentazione in altre regioni, e permetterà di azzerare le code mantenendo invariati gli orari di apertura e di chiusura degli esercizi commerciali”.  I consiglieri regionali di centrodestra del Lazio hanno anche presentato alla Giunta regionale un documento operativo di proposte per la gestione dell’emergenza covid-19 e visti i dati registrati nelle ultime settimane, è necessario un cambio di strategia per evitare che la situazione vada fuori controllo come nel nord Italia. I consiglieri spiegano di essere “impegnati a collaborare con la Giunta per uscire dall’emergenza. È fondamentale dotare il servizio sanitario regionale di un numero congruo di tamponi e di kit per test di contagio – dicono – e sottoporre al controllo immediato, dunque senza attendere la comparsa di sintomi, medici e personale sanitario, e tutti gli individui entrati in contatto con chi è stato contagiato nei quindici giorni precedenti all’accertamento della positività al covid-19. Tale verifica riteniamo importante venga effettuata anche a tutti i professionisti, a prescindere dalla categoria di appartenenza, che in queste settimane hanno continuato regolarmente a lavorare entrando in contatto con altre persone. Sono anch’essi potenziali vittime e veicoli di contagio. Tutti i soggetti indicati, oltre ad essere monitorati, saranno censiti”. Oltre agli strumenti di diagnosi chiedono di incrementare il numero di strumenti di protezione (mascherine e Dpi). “Un ruolo di grande responsabilità verrà affidato ai direttori delle Asl. Sarà loro compito verificare sul posto l’effettiva distribuzione di tali strumenti” sottolineano. “Parallelamente la Regione Lazio istituirà un numero verde a disposizione del personale nei reparti ospedalieri, tramite il quale effettuare la richiesta di mascherine e di Dpi, oppure denunciarne la carenza. Mascherine e Dpi verranno distribuiti al personale medico sanitario delle strutture con pazienti Covid-19; al personale medico della rete dei medici di base e degli ambulatori ASL; al personale medico sanitario di tutte le altre strutture ospedaliere sul territorio regionale; al personale esterno addetto a funzioni di supporto delle strutture ospedaliere (come barellerei, facchini e addetti alle pulizie); al personale delle categorie a rischio potenziale; e a chiunque svolga un servizio di pubblica utilità”, concludono.





I Musei virtuali ai tempi del Corona Virus

 

 

Come tutti i luoghi d’arte e cultura, anche i musei e gli archivi di impresa sono chiusi al pubblico, nel rispetto delle disposizioni di contenimento dell’emergenza COVID-19 in corso. Ma la cultura non va in quarantena e non si ferma: così gli associati di Museimpresa – l’Associazione Italiana Archivi e Musei d’Impresa – propongono tour virtuali dei loro musei d’impresa e degli archivi digitali, un’esperienza immersiva oltre che negli spazi espositivi anche nella storia di queste realtà imprenditoriali e in quella del nostro Paese. 

“Museimpresa si unisce al coro di tutti coloro che coi teatri, con la musica, con le iniziative culturali tengono vivo questo Paese. In questo difficile momento di crisi, è essenziale e indispensabile il contributo della cultura, per continuare a stare insieme anche se lontani fisicamente. – dichiara Antonio Calabrò, Presidente di Museimpresa – Negli archivi e nei musei d’impresa italiani sono contenute storie straordinarie, di donne e uomini che hanno inventato, sperimentato, prodotto, costruito ricchezza lavoro e relazioni sociali. Questi racconti li troverete sulla rete di Museimpresa e sui siti dei nostri quasi 100 iscritti. Questo Paese ha conosciuto stagioni drammatiche nella sua storia, ci siamo sempre rialzati perché tra gli elementi della nostra forza c’è la creatività, una straordinaria solidarietà e l’essere capaci di produrre una cultura larga, popolare, fortemente legata ai nostri territori”.





Ospedale Vannini, nessun allarme o contagio per le suore Camilliane

 

La Congregazione delle Figlie di San Camillo intende precisare in una nota che le suore caposala che svolgono funzioni infermieristiche all’interno dell’Ospedale M.G. Vannini a Tor Pignattara si sono sottoposte volontariamente al tampone per il Covid 19 e sono risultate tutte negative. Le suore continuano quindi a svolgere la loro preziosa opera di assistenza ai malati.  Si precisa inoltre che la comunità delle Figlie di San Camillo della Casa Generalizia di Grottaferrata, dove risiedono le suore risultate positive, è completamente isolata e nessuna delle suore, formata da anziane non più operativa e da alcune giovani studentesse non impegnate in nessuna attività di assistenza presso l’Ospedale Vannini, si è recata a Cremona. Ogni altra notizia relativa a questa situazione è da considerarsi priva di fondamento.

 





Rossignoli (Federlazio) vuole misure emergenziali contro Covid-19

 “Quanto sta accadendo oggi nel nostro Paese, e non solo, ci proietta improvvisamente dentro un incubo come mai ci era capitato di vivere. L’emergenza, nata come sanitaria, è diventata anche economica. È l’allarme lanciato dal Presidente Federlazio, Silvio Rossignoli, che spiega: “il sistema da oltre un mese ormai ad essere sottoposto ad uno stress senza precedenti: che riguarda le strutture e gli operatori sanitari, l’insieme della cittadinanza e il sistema economico. L’emergenza Coronavirus oltre a destare a noi tutti una forte preoccupazione per quanto riguarda la salute, bene che è al primo posto delle nostre preoccupazioni, sta producendo – sottolinea – sul piano economico un drastico calo della domanda, un forte rallentamento della produzione e un oggettivo ridimensionamento, quando non addirittura una chiusura totale, dei mercati di sbocco”. Per Fedelazio “è chiaro che in questa situazione bisogna adottare misure emergenziali, quali ad esempio forme di indennizzo alle imprese sostanzialmente proporzionate al calo dell’attività economica, sospensione immediata e dilazione dei pagamenti per metterle in grado di riprendere fiato e riorganizzare l’attività produttiva”. Per il presidente Rossignoli “le misure adottate fin qui dal Governo e le risorse stanziate sono un primo passo importante, ma altri ne dovranno essere compiuti. Così come la Regione dovrà continuare a rispondere con puntualità sia per gli aspetti primari della nostra salute che quelli relativi alla situazione economica”. “Ci aspettiamo è un intervento forte, poderoso, incisivo delle istituzioni finanziarie e politiche dell’Unione Europea, senza le quali sarà difficile, per non dire impossibile, che il nostro Paese possa risollevarsi. Non dobbiamo assolutamente restare invischiati nelle alchimie dei vincoli europei” conclude.

 





Coronavirus e ritorno del freddo più posti per i senza tetto dalla Caritas di Roma

La Caritas di Roma per far fronte alla situazione di emergenza per l’epidemia Covid-19 e per le accresciute difficoltà delle persone senza dimora, nonché per la tutela e la sicurezza degli ospiti e dei volontari nei propri centri, ha attivato alcune misure urgenti. 

Da venerdì 20 marzo, ai quattro centri di accoglienza diocesani – Ostello “Don Luigi Di Liegro” alla Stazione Termini, Casa di accoglienza “Santa Giacinta” alla Cittadella della carità, Centro di accoglienza “Gabriele Castiglion” a Ostia, Centro per il Piano freddo a Ponte Casilino – si aggiunge il Centro di accoglienza straordinario “Fraterna Domus” a Sacrofano. Si tratta di una struttura temporanea, nella quale verranno dislocate novanta persone che già vivevano nei centri diocesani. Una misura che si è resa necessaria per consentire agli ospiti la permanenza nel centro nell’arco delle 24 ore dopo la richiesta del Comune di Roma di estendere l’accoglienza all’intera giornata, provvedimento che consente di arginare il diffondersi del contagio. Il Centro di Sacrofano verrà finanziato dalla Diocesi di Roma e dal contributo straordinario della Conferenza episcopale italiana. Complessivamente sono 360 le persone accolte nei cinque centri. 

Le Mense diocesane continuano l’attività. Sono stati ampliati gli spazi in cui gli ospiti possono consumare gli alimenti, allestendo tavoli nei cortili esterni o programmando gli ingressi senza creare situazioni di affollamento. 

La Mensa “Giovanni Paolo II” a Colle Oppio – dove c’è la possibilità di maggiori spazi – dal 24 marzo resterà aperta sia per il pranzo che per la cena. La Mensa di Via Marsala continuerà a funzionare soltanto per gli ospiti del vicino Ostello. La Mensa di Ostia in Lungomare Toscanelli resterà aperta a pranzo, mentre la cena sarà servita solo per gli sopiti dell’Otello Castiglion. 

Non mancano le criticità che operatori e volontari cercano di superare spiegando la situazione di emergenza. 

 





Sociale, sostegno alternativo di Roma Capitale per utenti dei centri semiresidenziali chiusi

 

 

L’Amministrazione Capitolina sta attivando, di concerto con gli enti gestori, una serie di attività alternative per il supporto e l’assistenza degli utenti dei centri semiresidenziali socio-assistenziali e ludico-ricreativi capitolini, attualmente chiusi in ottemperanza alle misure di prevenzione vigenti, come centri Alzheimer e altre strutture diurne per persone con fragilità.

 

Aiuto per fare la spesa, commissioni, acquisto farmaci: sono molti i modi in cui gli operatori rimarranno vicini a singoli e famiglie, per supportare la gestione di questo momento particolarmente delicato. Tra le attività dedicate ci sono anche assistenza domiciliare, orientamento telefonico, videochiamate, supporto psicologico.

 

Farmacap garantisce telecompagnia sia per gli anziani già presenti in banca dati che per quelle persone fragili che quotidianamente si presentavano allo Sportello, assistenza leggera, consegna a domicilio di farmaci e generi alimentari, anche tramite Associazioni ed Enti del terzo settore presenti sul territorio, per incrementare nuove formule di assistenza ‘solidale’.  Il servizio viene svolto presso 10 Presidi localizzati presso sedi farmaceutiche del circuito, di cui è consultabile l’elenco all’indirizzo http://www.farmacap.info/index.php/sociale.

 

I 48 beneficiari inseriti nei laboratori socio-occupazionali presso la ASL RM2 e i 20 presso la ASL RM3 (nella ASL RM1 non sono attivi in quanto si stavano avviando proprio in concomitanza con l’emergenza sanitaria del COVID-19) sono monitorati e supportati telefonicamente con cadenza quotidiana in relazione alla situazione generale e/o a specifiche esigenze.

 

Presso i vari Centri Diurni Alzheimer, a seguito delle prescrizioni dei Dpcm sul COVID-19, sono stati avviati supporto telefonico di orientamento, guida ai servizi, sostegno psicologico anche con video chiamate, disbrigo pratiche burocratiche, consegna farmaci e spesa, consegna pasti a domicilio, assistenza domiciliare nei casi previsti e nel rispetto delle misure dei sopra citati Dpcm.

 

Per tutti l’obiettivo resta quello di creare ‘collegamenti a distanza’, in aggiunta o in alternativa a quelli consueti, per raggiungere tutti gli utenti, in maniera particolare quelli più esposti a rischi e i più fragili.

 

Abbiamo richiesto a tutti i gestori dei nostri centri diurni uno sforzo in più in questa fase particolarmente delicata. Molte persone anziane, con disabilità o con fragilità rischiano infatti di vivere questa fase con maggiore isolamento, paura, demoralizzazione. Per questo abbiamo pensato di attivare tutta una serie di servizi alternativi, per continuare ad essere vicini a ciascuno. Ringrazio tutte le associazioni, gli operatori e i volontari che stanno contribuendo. Roma non dimentica nessuno”, dichiara la Sindaca di Roma Virginia Raggi.

 

Stiamo vivendo un momento difficile, che per alcune persone può essere molto più complesso da gestire. Per questo in questi giorni siamo al lavoro costante, con le strutture capitoline e le associazioni che gestiscono i servizi finanziati da Roma Capitale, per studiare risposte mirate ai singoli bisogni. Stiamo attivando importanti servizi e continueremo a lavorare per offrire ogni aiuto possibile alle persone più fragili.  Grazie al contributo di tutti, Roma sta rispondendo con solidarietà e responsabilità per superare questo momento”, dichiara l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale Veronica Mammì.

 




Giovane morto di Coronavirus a Tor Vergata, si cercano i suoi ultimi contatti

“In merito al decesso del ragazzo di 34 anni al Policlinico di Tor Vergata da prime notizie acquisite dall’indagine epidemiologica svolta dal servizio di prevenzione della Asl Roma 2 emerge che il ragazzo, che lavorava in un call center, era stato a Barcellona dal 6 all’8 marzo e il 9 marzo è stato il suo ultimo giorno di lavoro e poi si era posto in auto isolamento, ha mostrato i primi sintomi di febbre il giorno 11 e il 16 è stato trasferito, su indicazione del suo medico, in ambulanza e ricoverato al Policlinico di Tor Vergata dove entrava in terapia intensiva. Avvenuto il decesso ed è stato disposto l’esame autoptico per chiarire le cause della morte. Verrà svolto un sopralluogo da parte dei servizi di prevenzione della Asl Roma 2 presso il call center e ci sarà una prima relazione sull’indagine epidemiologica”.  Lo comunica in una nota l’Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio. Il ragazzo, come riferito anche dai medici del Policlinico Tor Vergata era arrivato nella parte attrezzata dell’Ospedale ‘Covid’, in condizioni gravissime e nulla hanno potuto fare i sanitari per strapparlo alla morte.





Coronavirus, l’appello di Sinistra Italiana per i meno fortunati di Roma

 

C’è un’emergenza a Roma nell’emergenza. Riguarda i senza fissa dimora e i campi nomadi. Mentre a Londra il sindaco stipula un accordo con il circuito alberghiero per dare ricovero a chi vive per strada, qui a Roma tutto continua sulle spalle delle associazioni di volontariato nella totale assenza di scelte e decisioni del comune. L’altra situazione drammatica si vive nei campi nomadi perchè ai rischi del contagio, viste le condizioni sanitarie e logistiche, si aggiunge l’impossibilità per uomini e donne di svolgere quei lavori informali che gli permettono un minimo di reddito. Senza un intervento immediato che garantisca viveri è inevitabile, come già succede, che ci siano persone che si muovono per la città mettendo a rischio l’incolumità di tutti e tutte. Basterebbe che il comune si facesse parte attiva verso la COOP, la Conad,  altre grandi strutture commerciali per raccogliere cibo e  distribuirlo, una cosa semplice. Di certo non si può aspettare ancora se non vogliamo contare morti per fame di bambini e bambine. O il Comune si muove oppure è necessario un intervento della protezione civile regionale che prenda in mano queste situazioni. Non ci si può voltare indietro e non c’è tempo da perdere.





Nuovo focolaio di Covid-19 in una residenza per anziani a Nerola

 

La situazione è monitorata direttamente dall’unità’ di crisi della Asl Rm-5, di concerto con l’assessorato alla sanita’ della Regione Lazio, che ha disposto gli isolamenti preventivi già nelle ore scorse. L’assessore alla sanità del Lazio, Alessio D’Amato, ha chiamato in prima persona la sindaca del Comune di Nerola, Sabina Granieri, per fare il punto della situazione. “L’assessore D’Amato mi ha comunicato, in maniera lucida e precisa, il quadro riguardante la situazione nella casa di riposo ‘Maria Immacolata’ – ha riferito la sindaca Granieri – attualmente i pazienti con Covid-19 positivo sono due e si trovano ricoverati in ospedale. La Asl monitorizza la struttura, oggi si dovrebbero effettuare i tamponi ai pazienti, ai medici che hanno visitato nella struttura e poi, conseguentemente al personale tutto. Lo stesso personale, al momento, è stato posto in isolamento fiduciario, e su questo specifico focus si vedrà poi in seguito come agire”. Tra le ipotesi al vaglio, secondo quanto si è appreso, quella di predisporre un ulteriore stato di isolamento per il personale intervenuto presso la casa di riposo, attraverso l’individuazione di una struttura alberghiera del territorio. Saranno comunque Regione Lazio e Asl di competenza a decidere i prossimi passi da attuare. “Prego la mia cittadinanza di mantenere la calma – ha proseguito la sindaca di Nerola – e di rispettare le norme di sicurezza in vigore”.





Coronavirus, i numeri dello Spallanzani

 

Sono in totale 223 i pazienti Covid positivi ricoverati allo Spallanzani di Roma, tra loro 24 pazienti hanno bisogno di supporto respiratorio. In giornata – spiegano i medici – sono previste ulteriori dimissioni di pazienti asintomatici o paucisintomatici, mentre i pazienti dimessi e trasferiti a domicilio o presso altre strutture territoriali, sono a questa mattina 76. “L’Istituto Spallanzani – si legge sul bollettino – ha il piacere di comunicare che il Poliziotto appartenente al Commissariato di Spinaceto e da noi ricoverato, nella giornata di ieri è stato estubato e respira autonomamente”. “Si precisa, infine, che presso questo Istituto non sono, allo stato, ricoverati Cittadini di etnia rom” precisano dal nosocomio.

 




La Primavera è rimandata, ondata di freddo dalla Russia

 Venti freddi dalla Russia stanno sferzando il Paese dando il via a un periodo decisamente invernale. Fino a giovedì l’inverno la farà da padrone su molte regioni, addirittura con l’arrivo di un ciclone che porterà un’intensa fase di maltempo su molte regioni. Il team del sito www.iLMeteo.it avvisa che oggi i venti di Bora, Grecale e Tramontana che soffieranno fino a 80 km/h acuiranno la sensazione del freddo. Il tempo sarà un po instabile in Sicilia e in Calabria con qualche temporale, per il resto sarà prevalentemente asciutto. Da martedì una perturbazione proveniente dai Balcani e alimentata dall’aria fredda si abbatterà sulle regioni adriatiche con piogge diffuse e nevicate che potranno addirittura toccare le coste di Abruzzo e Molise nelle prime ore. Ulteriore peggioramento del tempo nella giornata di mercoledì. Un ciclone dal Nord Africa si muoverà di gran carriera verso le regioni meridionali; tempo in forte peggioramento dalla Sicilia verso la Calabria con piogge forti, locali nubifragi e nevicate copiosa sopra i 700 metri.

Il team del sito www.iLMeteo.it avverte che il ciclone interesserà mezza Italia tra mercoledì e venerdì con fasi di maltempo al Sud e sulle regioni adriatiche. Il Nord e i settori tirrenici, benché inseriti in questa circolazione ciclonica, non vedranno particolari piogge importanti. La neve continuerà a scendere su tutti gli Appennini, ma a quote via via più alte da venerdì. Le temperature staranno sotto la media del periodo di 8-10°C fino a giovedì, dopo di che torneranno in media con valori massimi primaverili.





Coronavirus, gli under 6 imparano a sillabare. Basta una matita, un foglio e due pedine

 

"Armatevi di matita, pennarelli, un foglio e due personaggi in pedine". Questi i pochi ingredienti necessari per il gioco di "segmentazione e fusione sillabica" proposto da Giulia Rosolia, logopedista dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) nell’ambito di ’IdO con Voi’, il canale YouTube aperto dall’Istituto, come piattaforma di supporto casalingo alle famiglie con minori aventi disturbi dello sviluppo. L’attivita’ del giorno e’ rivolta ai bambini tra i 5 e i 6 anni, che si preparano anche in questi tempi "all’entrata in prima elementare".

Ogni bambino sul proprio foglio puo’ iniziare "disegnando due simboli, io- spiega la logopedista- ho scelto una stella e un fiore". I simboli scelti saranno le partenze dei due personaggi selezionati, che dovranno procedere ognuno sul proprio percorso fino al traguardo. I due percorsi da disegnare, poi, devono essere contraddistinti da piccoli cerchi-caselle, che rappresenteranno le varie tappe "su cui avanzeranno i nostri due personaggi". Il gioco pone al centro "la segmentazione e la fusione sillabica- illustra Rosolia- che e’ la capacita’ di dividere o di unire le sillabe che compongono una parola".
La logopedista consiglia di selezionare parole aventi "due o tre sillabe, come casa (ca-sa) o tavolo (ta-vo-lo). Intanto i bambini, dovranno contrassegnare uno dei percorsi con due simboli (ad esempio due stelle laterali), e quello sara’ dove bisognera’ far avanzare il personaggio in corrispondenza di parole bisillabiche. L’altro, invece, sara’ dedicato alle parole con tre sillabe, disegnando all’estremita’ il simbolo scelto ripetuto tre volte (nel caso della logopedista, tre fiori). "Contrassegnando con i simboli di partenza scelti ogni percorso- spiega l’esperta- i piu’ piccoli potranno aiutarsi per ricordare dove far avanzare il personaggio", oltre che quale parola abbia due o tre sillabe. Ma alla fine, chi vince? "Vince il personaggio che arriva prima al traguardo". I genitori, una volta disegnata la piattaforma da gioco, potranno dunque proporre parole con due o tre sillabe ai piu’ piccoli, che dovranno scomporle in maniera corretta, e per ogni ’vittoria’ far avanzare di una casella il proprio personaggio sul percorso corretto. "Quest’attivita’, anche giocando, permettera’ ai bambini di allenare le competenze metafonologiche globali", necessarie per gli under6 prima dell’entrata alle elementari. Allo stesso tempo, pero’, il gioco puo’ riporsi nella versione della fusione sillabica, "proponendo ai bambini parole gia’ suddivise in sillabe che dovranno essere ricomposte. Il bambino dovra’ fondere le sillabe per far avanzare il personaggio". Quella proposta dall’IdO e’ una sfida ’giocosa’ tra due personaggi animati, che puo’ aiutare i bambini a imparare a sillabare. Ma cio’ non toglie che possa anche essere un gioco da fare tra due sfidanti: con un genitore o un fratellino.

Quattro video-tutorial al giorno con attivita’ ludico-ricreative e laboriatoriali da proporre in casa ai piu’ piccoli.
Questo e’ ’IdO con Voi’, una piattaforma di supporto per questi 0giorni ’casalinghi’ che, oltre a rispondere alle domande delle famiglie con minori aventi disturbi dello sviluppo, propone spunti per imparare giocando. Il progetto e’ realizzato grazie alla nutrita equipe IdO composta da medici, pediatri, neuropsichiatri infantili, psicologi e psicoterapeuti dell’eta’ evolutiva, logopedisti e psicomotricisti.





Covid-19, in Africa il contagio colpisce 43 Paesi su 54

 

Sono ormai 43 su 54 i Paesi in cui sono stati registrati casi di coronavirus in Africa, dove per ora si contano 1.436 contagi e 46 decessi (concentrati in 10 Stati). E’ quanto emerge da un post dell’account Facebook di Africa Cdc (Africa Centres for Disease Control and Prevention), l’istituzione tecnica dell’Unione africana che sostiene i sistemi sanitari nazionali del continente nero nella lotta alle malattie. I Paesi africani con oltre 100 casi di Covid-19, almeno secondo Africa Cdc, sono Egitto (327 e 14 decessi), Sudafrica (274 e nessun morto), Algeria (201 e 15 morti) e Marocco (115 e 4 fatalità).





Il Giappone, per la prima volta, prende in considerazione il rinvio delle Olimpiadi

 

Alla luce della situazione sanitaria, in Giappone e all’estero, ma anche della crescente opposizione di molte federazioni nazionali, il premier giapponese Shinzo Abe ha per la prima volta aperto alla possibilità di rimandare le prossime Olimpiadi di Tokyo. Parlando in Parlamento, Abe ha spiegato che se il Giappone dovesse trovare difficile lo svolgimento dei Giochi nella loro "forma completa" a causa della pandemia di Coronavirus, "dovrà prendere in considerazione la possibilità di rimandarle", ponendo la massima priorità sulla salute degli atleti. Il premier ha aggiunto che la cancellazione non è all’ordine del giorno poiché anche il Comitato olimpico internazionale (CIO) ha escluso la cancellazione totale degli eventi. Le Olimpiadi di Tokyo sono in calendario dal 24 luglio al 9 agosto mentre i Giochi paralimpici dal 25 agosto al 6 settembre. Le parole di Abe - che per la prima volta ammette la possibilità di un rinvio - arrivano un giorno dopo che il Cio ha affermato di voler decidere se tenere o meno i Giochi entro le prossime quattro settimane. Il numero uno del comitato olimpico Thomas Bach, che fino ad ora aveva resistito alle discussioni sul rinvio dell’evento, ha affermato che la vita umana ha la precedenza su tutto il resto, aggiungendo di sperare che alla fine ci sarebbe stata una "fiamma olimpica come la luce alla fine di questo tunnel buio".





Locatelli(Css): “Le nostre misure stanno funzionando, ma non va allentata la presa”

“C’è stato un segnale che va colto anche per avere evidenza che le nostre misure stanno funzionando, ma non va allentata la presa". Lo afferma Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, ai microfoni della trasmissione radiofonica ’Circo Massimo’ su Radio Capital, parlando dell’emergenza coronavirus. Per quanto riguarda i tamponi, spiega, "l’Italia ha seguito le indicazioni dell’Oms. Possiamo fare qualche rifinitura, soprattutto per chi lavora a contatto con i malati di Covid". "La capacità di gestire i tamponi da parte dei laboratori non ha un potenziale immenso - dice Locatelli - In un giorno si riescono ad analizzare 10-20mila tamponi". Per il presidente del Consiglio superiore di sanità "bisogna implementare le misure di prevenzione del contatto nelle famiglie: chi ha un soggetto positivo in famiglia deve ridurre al minimo i contatti". Locatelli torna poi a parlare dell’Avigan. "Tutti noi siamo attenti a segnali relativi a farmaci che possono essere efficaci, ma non vi è nessun dato che dimostri inconfutabilmente l’efficacia dell’Avigan" ribadisce.

 





Fca riconverte uno degli stabilimenti per la produzione immediata di mascherine contro il Virus

 

Fca avvierà in queste ore le attività per convertire uno dei suoi stabilimenti nella produzione di mascherine con l’obiettivo di arrivare a produrne un milione al mese da donare a soccorritori e operatori sanitari. Lo ha annunciato l’ad del Gruppo, Mike Manley, in una lettera ai dipendenti resa nota da fonti sindacali. "In tempi eccezionali stiamo valutando come poter sfruttare l’ingegno e le competenze di Fca per aiutare la comunità", sottolinea Manley ricordando che in Italia "i nostri team di engineering e del manufacturing insieme ai colleghi della Ferrari stanno collaborando con Siare Engineering, una delle poche aziende che producono respiratori, per aiutarli a raddoppiare la loro produttività".  "A partire da lunedì - precisa Manley - avvieremo tutte le attività necessarie per convertire uno dei nostri stabilimenti alla produzione di mascherine facciali. L’obiettivo è di iniziare la produzione nelle prossime settimane e arrivare a produrre oltre un milione di mascherine al mese che saranno donate ai primi soccorritori e agli operatori sanitari. Poter reindirizzare le nostre risorse a sostegno di chi ne ha più bisogno mi rende orgoglioso di far parte di questa azienda. A livello globale il nostro settore rappresenta quasi il 6% della produzione economica e l’8% del commercio, e crea milioni di posti di lavoro. Siamo uno dei più importanti motori dell’economia mondiale. Voglio assicurarvi che, oltre a gestire le incombenze più pressanti, sono altrettanto impegnato ad assicurare che Fca emerga da questo momento più forte che mai, proponendosi come un punto cardine nel processo di ripresa e rinnovamento del settore" conclude Manley nella lettera.

 





Tre giorni in più alle imprese non essenziali per adeguarsi al nuovo Decreto. Lo stop partirà da giovedì

 

Tre giorni in più alle imprese per prepararsi e smaltire le merci già in consegna. E una lista alla fine di 80 voci delle attività riconosciute come "essenziali" che quindi continueranno a restare in funzione. Arriva dopo quasi un giorno intero di trattativa il Dpcm che chiude le fabbriche per fermare il contagio del Coronavirus. Nonostante l’annuncio notturno del premier, Giuseppe Conte, il braccio di ferro sulle attività da includere e da escludere dalla lista è andato avanti a lungo, con le imprese in pressing per tenere aperto il più possibile, evitando dimenticanze vitali per le filiere ’strategiche’, e i sindacati in allarme per il rischio che alla fine troppe attività restassero aperte vanificando gli intenti di preservare la salute dei lavoratori.

La tensione sale quando circola un elenco che include anche i codici 24 e 25, cioè "metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo" che di fatto avrebbe significato lasciare aperto "il 70% delle imprese metalmeccaniche". Goccia che fa traboccare il vaso per i sindacati che, nonostante le due voci spariscano dall’elenco definitivo, mandano un messaggio forte e unitario a Conte: se si dovessero allargare troppo le maglie i sindacati sono pronti anche allo sciopero generale. La lista in effetti, il compromesso finale, potrà essere aggiornata in un secondo momento con decreto del ministero dello Sviluppo economico (sentito il Mef) e anche i prefetti avranno potere di bloccare eventuali aperture ’fuori schema’.

Gli studi dei professionisti, dopo i vari allarmi lanciati dalle categorie, resteranno aperti (commercialisti, avvocati, ma anche ingegneri e architetti), così come l’intera filiera della stampa, dalla carta al commercio all’ingrosso di libri, riviste e giornali fino ai servizi di informazione e comunicazione. Oltre alle edicole, comunque, continueranno a operare anche i tabaccai, nonostante lo stop a Lotto e scommesse. Mentre le famiglie potranno continuare ad avere colf e badanti conviventi e pure a servirsi del portiere in condominio.

Scorrendo la lista compare una serie di servizi, a partire dai call center, che potranno continueranno ad operare rispettando ovviamente le regole sulle distanze e i protocolli siglati la scorsa settimana sull’uso di guanti e mascherine per ridurre il più possibile il rischio contagio (regola che vale per tutte le attività aperte). Nell’ambito delle aziende restano attive tutte le filiere ritenute essenziali, e quindi legate al settore alimentare, a quello farmaceutico e biomedicale, compresa la fabbricazione forniture mediche e dentistiche. Inclusa anche la filiera del legno e, la fabbricazione delle bare.

Netta, invece, la riduzione delle attività della Pubblica amministrazione: restano di fatto aperte gli esercizi legati a sanità, difesa e istruzione, rigorosamente a distanza. In ’vita’ anche i servizi dell’Inps, e l’assistenza sociale residenziale e non residenziale. Sul fronte agroalimentare restano attive l’industria delle bevande, le industrie del cibo, la zootecnia. Anche l’industria tessile potrà continuare a operare escluso, però, l’abbigliamento.

Le produzioni gomma, materie plastiche e prodotti chimici non saranno interrotte, così come le raffinerie petrolifere non saranno fermate. "Salve" anche le attività legate all’idraulica, all’installazione di impianti elettrici, di riscaldamento o di condizionatori, oltre alle diverse forniture, dall’energia elettrica all’acqua al gas.

Previste anche la manutenzione sia di pc e telefoni sia di elettrodomestici E, come attività legate ai servizi essenziali, restano attive anche le riparazioni della strumentistica utilizzata nella filiera alimentare, farmaceutica o dei trasporti (comprese le riparazioni di auto e moto). Questi ultimi, infatti, saranno assicurati anche da lunedì. Il Dpcm lascia libero il trasporto terrestre, marittimo e aereo, oltre al trasporto merci. Attive anche la gestione fognaria e quella della raccolta dei rifiuti, oltre alle attività bancarie, postali, assicurative e finanziarie. Non sono intaccati nemmeno i servizi di vigilanza privata oltre alle attività di pulizia e disinfezione





Papa Francesco: “Si salvi chi può non è la soluzione”

 

 

"Si salvi chi può non è la soluzione. Più che licenziare bisogna accogliere e far sentire che la società è solidale". E’ il messaggio di Papa Francesco alle imprese lanciato nel corso del programma spagnolo ’Lo de Evole’ su La Sexta. Se si parla delle difficoltà delle imprese, legate alla crisi del coronavirus, "ci sono le difficoltà del dipendente, della dipendente, dell’operaio, dell’operaia. Occorre farsi carico di queste realtà", ha detto il pontefice collegato via Skype con il giornalista catalano suo amico Jordie Evole.
   





Boccia (Confindustria): Questo Decreto ci fa passare dall’emergenza economica all’economia di guerra”

 

"Con questo Decreto si pone una questione che dall’emergenza economica ci fa entrare nell’economia di guerra. Il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà. Perderemo 100 miliardi al mese". Sono le parole di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, a Circo Massimo. "Dobbiamo porci due domande: come far arrivare i prodotti essenziali a supermercati e farmacie, e come fare per far riaprire le imprese e riassorbire i lavoratori, visto che la cassa integrazione aumenterà", aggiunge. "Dobbiamo occuparci e preoccuparci di come uscire da questa criticità per evitare che molte aziende, se non tutte, per crisi di liquidità potrebbero non riaprire più nel giro di poche settimane", prosegue. Quanti giorni, quanti mesi può sopravvivere un’azienda che arriva a fatturato zero?".  "Con questo nuovo decreto sono moltissime le persone che rimangono a casa, se si calcola che resta aperto solo il 20-30% delle attività intese come essenziali. E’ un’operazione massiva che costerà tanto, allo Stato e a tutti noi. Ci avviamo a mesi difficili e dobbiamo evitare di non pensare alla ’fase 2’: dobbiamo vincere la battaglia contro il virus e almeno per la difesa, non dico il rilancio, dell’economia", prosegue. Per Boccia, "la preoccupazione non basta, serve l’azione per fare in modo che lavoratori e imprenditori superino questa fase di transizione. Abbiamo proposto al governo di allargare un fondo di garanzia che permetta di avere liquidità di breve alle imprese per superare questa fase di transizione". "Usciremo tutti con un debito ma che potrà essere pagato a 30 anni, come un debito di guerra. Dobbiamo intervenire per fare in modo che, quando tutto sarà finito, le aziende riaprano e tutto, con gradualità, torni alla normalità", afferma ancora. I sindacati hanno giudicato negativamente il Decreto e non escludono una mobilitazione, forse uno sciopero generale. "Sciopero generale? Non capisco su cosa. Non ho capito cosa si dovrebbe fare più di quello che si è fatto. Cerchiamo di essere compatti sui fini. Ai sindacati chiedo di guardare alle cose con grande buon senso. E’ un momento delicato della vita del Paese e noi siamo con loro per condividere l’obiettivo del decreto: garantire imprese, lavoratori, imprenditori, filiere dei beni essenziali, e insieme costruire le condizioni perché queste aziende possano riaprire superata la fase di criticità e non chiudere definitivamente. E’ nell’interesse del Paese, non solo dei sindacati", dice Boccia. "Ora bisogna lavorare su due strumenti necessari: garantire alle imprese la liquidità e costruire un’operazione di opere pubbliche in modo che la domanda pubblica possa compensare il calo di domanda privata. Oggi parliamo di numeri più rilevanti del decreto da 25 mld, bisogna prenderne consapevolezza. L’UE lo ha già fatto sospendendo il Patto di stabilità", afferma.

 





Conte: “Questi saranno i giorni più difficili, non abbiamo ancora raggiunto la fase più acuta del contagio”

 

“È presto per dirlo. Questi saranno i giorni più difficili perché non abbiamo raggiunto la fase più acuta del contagio e i numeri cresceranno ancora. Siamo in attesa, nei prossimi giorni, degli effetti delle misure adottate”. A spiegarlo è il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un’intervista alla “Stampa”.

“Lo avevo detto da subito che non si sarebbero visti nell’immediato. Le restrizioni sono quelle indicate anche dal Comitato tecnico-scientifico. Adesso – aggiunge Conte – abbiamo compiuto un nuovo passo in avanti, chiudendo tutte le attività produttive che non sono strettamente necessarie né indispensabili a garantirci i beni e i servizi essenziali. Ma molto dipende dal comportamento responsabile di ciascuno di noi: se tutti, e ribadisco tutti, rispettiamo i divieti, se ognuno fa la propria parte, usciremo prima da questa prova difficilissima”.

 





La grande fuga verso la Sicilia. Assalto ai traghetti per rientrare nell’isola

 

"In coincidenza con l’annuncio del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ieri sera domenica ndr) si è registrato un consistente quanto pericoloso afflusso di auto all’imbarcadero di Villa San Giovanni sui traghetti privati per Messina". A denunciarlo il segretario generale del sindacato Orsa, Mariano Massaro, che aggiunge: "Stiamo parlando di numeri importanti, centinaia di automobili in marcia verso la Sicilia che secondo i molteplici i decreti del Governo Centrale e le ordinanze del Presidente della Regione, dovrebbe essere abbondantemente blindata". Immediata la reazione, già nella notte tra domenica e lunedì del Presidente della Regine Siciliana, Nello Musumeci: Mi segnalano appena adesso che a Messina stanno sbarcando dalla Calabria molte persone non autorizzate. Non è possibile e non accetto che questo accada. Ho chiesto al prefetto di intervenire immediatamente. C’è un decreto del ministro delle Infrastrutture e del ministro della Salute che lo impedisce. Pretendo che quell’ordine venga rispettato e che vengano effettuati maggiori controlli alla partenza. Il governo nazionale intervenga perché noi siciliani non siamo carne da macello!”.  Poco dopo Musumeci posta una seconda comunicazione: “Ho appena avuto conferma dalla Prefettura di Messina che saranno ulteriormente intensificati i controlli sullo Stretto. Possono passare, alla luce del provvedimento nazionale, solo i pendolari che svolgono servizio pubblico, come sanitari, forze armate e di polizia. Basta. Stiamo facendo sacrifici enormi e bisogna dare certezze a tutti i cittadini che questa fase è seguita con impegno”.

 





Mercoledì (8 ore) si fermano i metalmeccanici della Lombardia

 

Mercoledi sciopero metalmeccanici lombardi - I lavoratori delle aziende metalmeccaniche della Lombardia sciopereranno mercoledì 25 marzo per 8 ore. Lo fa sapere il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli. La decisione, spiega, "è stata presa perché si consideri la Lombardia una regione dove sono necessarie misure più restrittive sulle attività da lasciare aperte". Stiamo ancora discutendo sullo sciopero dei metalmeccanici in Lombardia mercoledì 25 marzo e sulle modalità di attuazione della protesta. Bentivogli ha successivamente precisato rispetto all’annuncio dello sciopero che si sta ancora discutendo sullo stop e sulle modalità di attuazione.





Compatte contro il Decreto Cgil, Cisl e Uil. Immediate iniziative di lotta per la modifica del provvedimento del Governo

 

 

“Cgil Cisl e Uil invitano e sostengono le proprie categorie e le Rsu, appartenenti ai settori aggiunti nello schema del decreto che non rispondono alle caratteristiche di attività essenziali e, in ogni caso, in tutti quei luoghi di lavoro ove non ricorrano le condizioni di sicurezza definite nel Protocollo condiviso del 14 marzo 2020, a mettere in campo tutte le iniziative di lotta e di mobilitazione fino alla proclamazione dello sciopero. Chiedono, inoltre, un incontro urgente al ministero dello Sviluppo economico e al ministero dell’Economia finalizzato a modificare l’elenco di codici Ateco”. Lo affermano i tre sindacati in una nota unitaria.

Nei giorni scorsi Cgil, Cisl, Uil hanno sollecitato un incontro urgente al presidente del Consiglio per verificare gli effetti applicativi del “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Codid-19 negli ambienti di lavoro” e per chiedere misure più rigorose di sospensione delle attività non essenziali alla luce della consistente progressione dei contagi. “Nell’incontro in videoconferenza, tenutosi nel tardo pomeriggio di ieri (21 marzo), è stato proposto dal governo un primo schema di attività da considerare non essenziali sulla base dei codici Ateco. Unitariamente – spiegano i sindacati – abbiamo continuato a sostenere la necessità di un intervento urgente che sospendesse tutte le attività lavorative non indispensabili”.

Il Dpcm e lo schema allegato firmato oggi 22 marzo dal presidente del Consiglio e dal ministro della Salute, proseguono,“non tiene conto, se non in modo molto parziale, delle istanze e delle necessità che abbiamo posto all’attenzione dell’esecutivo, prevedendo una serie molto consistente di attività industriali e commerciali aggiuntive rispetto allo schema iniziale presentato dal governo, per gran parte delle quali riteniamo non sussistere la caratteristica di attività indispensabile o essenziale”.

Cgil Cisl e Uil, in questa fase difficile del Paese, “hanno rappresentato sempre la necessità di mettere al primo posto, rispetto a qualunque altra valutazione, la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici: per queste ragioni abbiamo sottoscritto il Protocollo condiviso del 14 marzo scorso e sempre per le stesse ragioni abbiamo sollecitato il governo a sospendere tutte le attività non essenziali rispondendo così alla necessità di contenimento del contagio. Ecco perché riteniamo inadeguato rispetto a questo obiettivo il contenuto del decreto e inaccettabile il metodo a cui si è giunti alla sua definizione”. 





Emergenza: la Consap chiede la sanificazione degli uffici di polizia e presenta una diffida ad adempiere per mancanza dei DPI e dei tamponi

 

Il sindacato di polizia Consap a seguito dei casi positivi al coronavirus Covid 19 tra i poliziotti chiede la sanificazione urgente dell’intero complesso degli uffici centrali, delle questure, dei commissariati e dei posti di polizia stradale, ferroviaria e marittima su tutto il territorio nazionale e che venga fornito un numero adeguato di mascherine e guanti a tutto il personale della Polizia di Stato.  

Cesario Bortone Segretario Generale Nazionale della Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia tuona: da giorni denunciamo la mancanza di mascherine nei commissariati e nelle questure persino a Palazzo Chigi dove un collega della scorta del Presidente del Consiglio è risultato positivo al Covid 19; abbiamo chiesto anche la modifica delle attuali direttive di utilizzo che ne prevede l’uso solo in specifiche circostanze, così come abbiamo chiesto che venissero effettuati i tamponi a tutti, perché non si può rischiare di fare pattuglia con un collega che pur non presentando sintomi potrebbe essere positivo.    

In questi giorni abbiamo messo in campo tutte le iniziative a tutela della salute dei poliziotti e per senso di responsabilità abbiamo fatto segnalazioni propositive, consci del nostro ruolo e dell’emergenza nazionale, ma purtroppo registriamo ancora evidenti carenze e non ci rimane altro che dare mandato all’ufficio legale del sindacato, che già da oggi presenterà una diffida ad adempiere nei confronti delle autorità di Governo. Siamo certi degli sforzi e dello slancio propositivo dei nostri vertici e pertanto allo stato attuale ed in vista di una fase difficile di questa emergenza, ci troviamo costretti a rivolgerci al governo nazionale affinché si disponga una rapida ed adeguata fornitura di dispositivi di protezione individuale e di tamponi da destinare a tutto il personale della Polizia di Stato.





Landini (Cgil): “Decreto stravolto. Pronti allo sciopero. Milioni di persone rischiano la vita lavorando”

 

“Il decreto Chiudi Italia è stato stravolto. Siamo pronti allo sciopero perchè, semplicemente, siamo coerenti con la responsabilità che abbiamo assunto nei confronti di milioni di persone che rischiano la vita lavorando”. Lo ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, a Circo Massimo su radio Capital. il segretario generale della Cgil ni contesta l’allargamento delle maglie del decreto “Chiudi Italia” e la lettera inviata da Confindustria al governo per stravolgere il testo concordato nel pomeriggio di sabato. L’associazione guidata da Vincenzo Boccia, infatti, ha scritto all’esecutivo ottenendo di fatto un ampliamento inspiegabile: nel testo pubblicato ieri compaiono fabbricazioni che difficilmente possono essere considerate essenziali in questo momento come la produzione di trattori o taglia-erbe e addirittura il commercio all’ingrosso.

“È a quel punto – spiega Landini sollecitato dai giornalisti Massimo Giannini e Oscar Giannino – che abbiamo ribadito che attività non essenziali mettono a rischio la vita di chi lavora e dei cittadini. Per questo con Cisl e Uil abbiamo dichiarato che siamo pronti allo sciopero generale perché, semplicemente, siamo coerenti con la responsabilità che abbiamo assunto. Siamo consapevoli che ci sono milioni di persone che devono andare a lavorare e che non possiamo mettere a repentaglio la struttura economica del nostro Paese, ma sappiamo anche che il contagio si sta allargando ai luoghi di lavoro e che la vita e la sicurezza delle persone vengono prima di tutto. Per questo anche oggi: laddove non ci sono le condizioni di sicurezza – e purtroppo accade in molte aziende, anche in colossi come Amazon – sosteniamo gli scioperi indetti da categorie e Rsu. Al governo abbiamo chiesto un incontro che contiamo si tenga nelle prossime ore visto che il decreto sarà operativo da domani. A Confindustria diciamo: non si fa così. Noi ci stiamo assumendo una responsabilità nazionale. Il virus si combatte con milioni di persone che vanno a lavorare anche a rischio della propria vita. È il momento della trasparenza. Le persone devono sapere adesso che noi stiamo facendo di tutto per sostenerle. Penso a chi lavora in Lombardia e nelle regioni più esposte dove c’è gente che ti muore affianco. Bisogna evitare che la paura si trasformi in rabbia. E allora basta furbizie. Ribadisco: si lavora solo se c’è sicurezza oppure non si lavora e le attività non essenziali oggi non hanno senso”.

Un punto dirimente sarà distinguere tra settori e singole attività. I sindacati lo avevano già chiesto. Aprire interi settori porta inevitabilmente a un allargamento delle produzioni aperte. Maurizio Landini coglie l’occasione anche per ricostruire l’ultima settimana di trattativa tra governo e parti sociali: “Il momento che stiamo vivendo è delicato e richiede la massima responsabilità: lo scorso 11 marzo, visto il contagio, il governo ci sollecita a rallentare il più possibile le produzioni, ma non decide di bloccare le attività non essenziali. Il 14 marzo, dopo 18 ore di trattativa, sottoscriviamo un protocollo condiviso per garantire la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici, tanto che nella scorsa settimana sigliamo una quantità di accordi in base alla quale il 40 per cento delle imprese e delle attività o vanno in cassa o avviano processi di sanificazione. Rimangono aperte, però, tante attività non essenziali e, proprio per questo, sabato scorso, scriviamo al governo per chiedere una verifica e un’eventuale stretta che porti a tenere aperte solo le produzioni necessarie. L’esecutivo ci convoca presentandoci un elenco di attività molto ristrette: dal settore sanitario alle attività agroalimentari, dai trasporti ai servizi essenziali fino a farmaceutica e telecomunicazioni. Per tutto il resto prevede una sospensione di almeno due settimane. Noi concordiamo con questo schema di fondo, confermato dalle parole pronunciate dal presidente del Consiglio Conte nella conferenza stampa di sabato sera. Poi nella giornata di ieri tutto cambia. Iniziano a circolare voci secondo cui le maglie della lista si stanno allargando. E così scopriamo della lettera inviata da Confindustria. Così proprio non si fa: non si possono mandare letterine sottobanco nel rispetto dei soggetti coinvolti nella trattativa, ma soprattutto nel rispetto delle vite di milioni di lavoratori e lavoratrici”.





Lucia Bosè uccisa da una polmonite, smentito il contagio da Coronavirus

La grande attrice è morta a Madrid per una polmonite, fonti vicine alla famiglia hanno smentito che si tratti di un contagio da Coronavirus. L’annuncio del figlio Miguel

’Cari amici vi comunico che mia madre Lucia Bosè è appena venuta a mancare’’. Poche parole su Twitter del il figlio Miguel Bosè annunciano la morte dell’attrice che aveva 89 anni e che è stata stroncata da una polmonite, ancora non è stato confermato ufficialmente se la patologia sia legata a Covid-19.  Vincitrice a soli 16 anni del concorso di Miss Italia nel 1947, vittoria che le aprì le porte del cinema. La Bosè era nata a Milano nel 1931.

Nel 1955 sposò il torero Luis Miguel Dominguin dal quale ebbe tre figli: Miguel Bose’, Lucia Dominguin e Paola Dominguin.  Insieme a Sophia Loren, Gina Lollobrigida si conquistò, grazie alle sue forme, l’etichetta, allora era un complimento oggi suona un termine superato, di "maggiorata". Era una commessa della pasticceria milanese Galli, e si chiama ancora soltanto Lucia Borloni, quando fu notata da Luchino Visconti. Avrebbe dovuto partecipare alle riprese di Riso amaro, ma la sua famiglia si oppose. Iniziò a lavorare seriamente nel cinema con il neorealismo di Non c’è pace tra gli ulivi (1950) di Giuseppe De Santis, ma a lanciarla veramente fu Cronaca di un amore (1950) di Antonioni per il quale fu anche La signora senza camelie (1953). Con Luciano Emmer e Francesco Maselli partecipò a diverse commedie con il suo fidanzato di allora, Walter Chiari.

 





Covid-19, oltre 2 milioni le persone controllate e i denunciati sono oltre novantamila

 

Le forze di polizia hanno controllato nella giornata di domenica 157.621 persone e 10.326 sono state denunciate. Gli esercizi commerciali controllati sono stati 53.776, denunciati 158 esercenti e sospesa l’attività di 7 esercizi commerciali. Salgono così a 2.016.318 - informa il Viminale - le persone controllate dall’11 al 22 marzo, 92.367 quelle denunciate per inosservanza degli ordini dell’autorità, 2.155 le denunce per false dichiarazioni; 973.799 gli esercizi commerciali controllati e 2.277 i titolari denunciati.

Intanto bisognerà attendere il 4 aprile prima di riuscire a vedere gli effetti delle misure più restrittive adottate l’11 marzo, successivamente a quelle del 9 marzo: è la valutazione del fisico Giorgio Parisi, esperto di sistemi complessi dell’Università Sapienza di Roma e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). "Il numero dei decessi - ha rilevato - sta aumentando, ma a un ritmo più lento di prima e potrebbe continuare ad aumentare per un tempo molto lungo". 

 





Il Governo convoca i sindacati, vertice domani sul fermo delle attività produttive

I sindacati sono stati convocati per martedì mattina alle 11 dal ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli per discutere del fermo delle attività produttive nei servizi non essenziali. La riunione, che si terrà in videoconferenza, era stata sollecitata dai leader di Cgil, Cisl e Uil. In Lombardia e nel Lazio i sindacati dei metalmeccanici hanno già annunciato uno sciopero di 8 ore del settore.

 





Coronavirus, meno morti e contagi. Brusaferro (Iss): evitare l’espansione nel Sud del Paese”

 

Sono 7.432 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 408 in più di ieri ha detto il commissario per l’emergenza Angelo Borrelli durante la conferenza stampa alla Protezione civile. Ieri l’aumento dei guariti era stato di 952. Le vittime italiane sono complessivamente 6.077 le vittime di coronavirus in Italia, con un aumento rispetto a ieri di 601. E i contagiati sono complessivamente 50.418, con un incremento rispetto a ieri di 3.780: domenica l’incremento era stato di 3.957. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 63.927.

"Il nostro grande sforzo è evitare che le curve" di crescita del virus viste nelle regioni del nord, "non si ripetano al sud. La scommessa di queste misure e del nostro paese è evitare che si riproducano le curve al sud", ha detto il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro in conferenza stampa alla protezione civile.