Civitavecchia, prende a calci e pugni l’anziano padre. Arrestato

 

I Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Civitavecchia hanno arrestato un 40enne del posto, con precedenti, per il reato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. Domenica sera, durante una lite per futili motivi con il padre, di 79 anni, l’uomo lo ha aggredito violentemente con calci e pugni. A seguito di richiesta di giunta al 112 da parte della vittima, i Carabinieri sono intervenuti presso l’abitazione dei due, dove hanno bloccato il 40enne e hanno prestato i primi soccorsi al padre. La vittima è stata poi potata al pronto soccorso dell’ospedale di Civitavecchia dove è stato visitato per una frattura alle costole e giudicato guaribile in 20 giorni. L’arrestato è stato portato nel carcere di Civitavecchia.





Assalto con un carro attrezzi ad una Filiale della Bccr alla Massimina, portato via il Bancomat

 

Furto di un bancomat domenica alle 23 alla banca di Credito Cooperativo di via della Massimilla, in zona Massimina, a Roma. Un gruppo di persone, dopo aver asportato l’Atm, lo hanno trasportato via con un carro attrezzi. Parte della banda era invece a bordo di un’Alfa Mito nera. Si ipotizza che a compiere il furto siano state almeno quattro persone. Sul posto i poliziotti del commissariato Aurelio. Al vaglio di chi indaga le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona.





Coronavirus, nella rete dei laboratori anche l’ospedale di Genzano

“Una volta completate le procedure di validazione entrerà nella Rete dei laboratori anche l’ospedale di Genzano che contribuirà ad alleggerire il carico del Campus Bio-Medico che dal 1 aprile sarà un COVID Center con 9 posti di terapia intensiva e successivamente 31 ordinari. E’ stato dato mandato alla Asl Roma 6 di verificare l’operatività e la garanzia delle scorte dei kit e dei reagenti”.  Lo dichiarano in una nota congiunta il Vicepresidente e l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio rispettivamente Daniele Leodori e Alessio D’Amato.





Roma, l’Ama ha sanificato 1.800 km di strade

Proseguono le operazioni di sanificazione da parte di AMA d’intesa con Roma Capitale. Le operazioni di lavaggio con liquido igienizzante si sono concentrate sulle aree di accesso e le strade prospicienti numerose strutture sanitarie – circa 140 – presenti sul territorio della Capitale: ospedali pubblici e privati, cliniche, case di cura, poliambulatori. Con questo preciso focus questa mattina (e ancora domani, per completare le operazioni ove necessario) è intervenuta per effettuare il lavaggio un’autobotte in ciascuno dei 15 municipi di Roma.  Lo comunica in una nota Ama Spa, spiegando che dopo la prima tranche di sanificazioni massive che hanno riguardato tutte le batterie stradali di conferimento dei rifiuti, infatti, con oltre 60mila contenitori di vario tipo igienizzati, si è conclusa ieri anticipatamente, grazie al raddoppio delle autobotti e il supplemento di risorse messo in campo dal Servizio Giardini, anche la seconda tranche di igienizzazioni programmata, che avrebbe dovuto concludersi la prossima settimana. Lavaggi con additivo biologico naturale sono stati effettuati in tutte le piazze storiche, su 23 tra vie consolari e principali assi viari, nelle aree limitrofe alle fermate delle tre linee della metropolitana, sulle maggiori strade commerciali e in oltre 650 strade su cui insistono asl e farmacie. Solo negli ultimi sei giorni, è stato irrorato con le autobotti oltre 1 milione di litri di liquido (acqua con additivo biologico) per la sanificazione di 1.800 chilometri di strade.





Partita distribuzione di 20 mila mascherine per dipendenti comunali e operatori sociali

 

È partita questo lunedì mattina la distribuzione di 20 mila mascherine chirurgiche destinate ai dipendenti e agli operatori sociali di Roma Capitale.  

La Protezione Civile del Campidoglio ha consegnato 5 mila mascherine al Dipartimento Organizzazione e Risorse umane, da assegnare ai lavoratori degli uffici capitolini; 3 mila mascherine al Dipartimento Politiche sociali, a disposizione di chi assiste le persone più fragili; 2 mila a Farmacap, l’azienda che gestisce le farmacie comunali. Altre 4.500 in totale verranno consegnate domani ai 15 Municipi della città, mentre le restanti rimarranno a disposizione per ulteriori esigenze. Questo stock di dispositivi acquistato da Roma Capitale è solo la prima parte di una fornitura ben più ampia di cui l’Amministrazione si sta dotando. Entro la fine della settimana dovrebbero arrivare altre 100 mila mascherine da smistare alle strutture capitoline e alle società partecipate: si tratta di dispositivi ffp2 destinati ai lavoratori che svolgono un servizio essenziale a contatto con il pubblico. Infine, ulteriori 30 mila mascherine ffp2 e ffp3 verranno donate dall’azienda vinicola Casale Del Giglio.  

È necessario che i dipendenti comunali e quelli delle aziende partecipate di Roma Capitale operino nella massima sicurezza. Sia negli uffici che nello svolgimento di servizi essenziali, a contatto con il pubblico, i nostri lavoratori continuano a garantire il loro impegno a favore dei cittadini. Per questo voglio ringraziarli e assicurare che la tutela dei nostri dipendenti, impegnati in prima linea durante questa emergenza, è una priorità”, dichiara la sindaca di Roma Virginia Raggi.

 





Coronavirus, Di Berardino (Regione): 7.500 domande Cig nel Lazio

 “Sono 7.584 le domande di cassa integrazione in deroga pervenute alla Regione Lazio dai datori di lavoro presenti sul nostro territorio. La maggior parte di queste riguarda micro imprese con un numero molto ridotto di dipendenti.  Anche in queste ore continua il lavoro degli uffici dell’Assessorato e della Direzione Lavoro che da mercoledì scorso compongono la task force creata proprio per contrarre al massimo i tempi di lavorazione delle pratiche e per dare risposte veloci in questo momento di difficoltà. Parallelamente raccogliamo le indicazioni contenute nell’ultima circolare dell’INPS, anche da noi sollecitata, che da una parte rielenca procedure, modalità e indicazioni per chi può ricorrere alla cassa integrazione in deroga, e dall’ altra conferma che quanto indicato nell’accordo quadro stipulato la scorsa settimana tra la Regione Lazio e tutte le parti sociali è in linea con le disposizioni normative anche in riferimento alle norme per le lavoratrici, i lavoratori delle aziende artigiane per le quali comunque verrà garantito il sostegno al reddito. Su questa tematica continua il confronto con le associazioni del settore dell’artigianato e con i sindacati”.  Così in una nota Claudio Di Berardino assessore al Lavoro e Nuovi diritti della Regione Lazio.





Nomentana Hospital, la denuncia dei Sindacati: “Situazione fuori controllo”

“Non c’è un minuto da perdere. Regione Lazio e Asl Roma 5 intervengano subito o al Nomentana Hospital sarà una vera catastrofe per gli operatori e i pazienti ricoverati”. Questo è il grido di allarme che i segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio – Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini – hanno raccolto dalle numerose segnalazioni fatte dalle lavoratrici e lavoratori della struttura sanitaria di Fonte Nuova, in provincia di Roma. “La situazione sta precipitando di ora in ora”, proseguono i segretari di categoria. “Dopo che nella notte di due giorni fa, la Regione Lazio ha disposto il ricovero urgente dei 52 ospiti della casa di riposo di Nerola, risultai tutti positivi al coronavirus, si è innescata una spirale perversa. Anche perché, come abbiamo subito denunciato, non c’è stata né informazione agli operatori, né predisposizione delle procedure necessarie alla gestione dei pazienti”. “Un trasferimento organizzato male sin dall’inizio”, rimarcano Cenciarelli, Chierchia e Bernardini, “Soprattutto se si pensa che il Nomentana Hospital, pur avendo lo spazio per accogliere gli anziani di Nerola, è una struttura assolutamente inadeguata a ospitare un numero cosi elevato di pazienti Covid-positivi senza mettere a rischio salute e sicurezza tanto degli operatori sanitari e di assistenza, quanto degli altri pazienti”. “Tanto più che la distribuzione ai lavoratori di Dpi idonei è stata fin qui estremamente carente e non si è affatto rispettato il rapporto tra personale e pazienti Covid-positivi indicato dagli standard minimi. A questo si aggiunga che si è dovuti continuamente ricorrere al personale dei reparti di lungodegenza e Rsa anche per assistere i pazienti colpiti dall’epidemia. Alimentando il caos, la disorganizzazione e anche la paura dei lavoratori”. “Chiediamo alla Asl Roma 5 e alla Regione Lazio un intervento risolutivo e immediato”, concludono i sindacalisti. “Le lavoratrici e lavoratori sono allo stremo delle forze e non si può caricare sulle loro spalle il rischio di un disastro sanitario che politica, asl e management non vogliono vedere”.





Emergenza Coronavirus, da Governo e Regione 60 milioni per i sostegni alle famiglie in difficoltà

 

Il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha firmato l’ordinanza che prevede lo stanziamento di 400 milioni ai comuni per distribuire aiuti alimentari a chi ne avesse bisogno. Una quota pari all’80% del totale per complessivi 320 milioni e’ ripartita in proporzione alla popolazione residente di ciascun comune. Il restante 20% per complessivi 80 milioni e’ ripartita in base alla distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun comune e il valore medio nazionale ponderata per la rispettiva popolazione. Nell’ordinanza, che come annunciato dallo stesso Borrelli nel punto stampa di ieri pomeriggio sara’ operativa da subito, si conferma che il contributo minimo spettante a ciascun comune non potra’ risultare inferiore a 600 euro. L’ufficio dei servizi sociali di ciascun comune individuera’ la platea di beneficiari, per poi provvedere anche tramite enti del terzo settore alla distribuzione di buoni spesa, il cui importo non e’ indicato, o direttamente di generi alimentari e di prima necessita’. I fondi potranno essere usato dai Comuni come buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari presso una serie di esercizi commerciali convenzionati oppure per comprare direttamente alimenti e prodotti di prima necessitàa’. Alcune catene di supermercati, come la Coop, hanno aderito all’appello del premier, Giuseppe Conte, per aggiungere un ulteriore sconto per chi paga con questi buoni spesa. “Chiediamo l’apertura di un tavolo di lavoro con i soggetti interessati dove definire misure applicative in tempi rapidi e omogenee su tutto il territorio nazionale”, ha fatto sapere la stessa Coop. L’altro elemento su cui punta il governo sono le donazioni dei privati di singoli cittadini e produttori. A questi contributi bisogna sommare i contributi della Regione Lazio pari 19 milioni di euro a favore dei Comuni del Lazio per “l’assistenza alle famiglie in situazione di contingente indigenza economica derivante dalla emergenza epidemiologica Covid-19”. Su proposta dell’Assessore alle Politiche Sociali, Welfare ed Enti Locali la Giunta regionale ha deciso di stanziare questi fondi “preso atto – si legge nel testo del provvedimento  -dell’evolversi della situazione epidemiologica da Covid-19, del carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia, dell’incremento dei casi di contagio sia sul territorio nazionale che su quello regionale e dell’impatto sull’economia delle famiglie, in particolare più a rischio di disagio economico  dovuto anche alle restrizioni derivanti dalla applicazione delle norme di prevenzione dall’infezione emanate dal Governo”. La misura è stata messa in campo,” considerando – prosegue il testo – che la messa a regime delle misure di sostegno previste dal decreto legge cosiddetto “Cura Italia” necessita di tempi più lunghi e che, nelle more degli effetti previsti dal decreto si rende indispensabile intervenire per far fronte alle esigenze delle famiglie già in fragilità e per quelle che a causa dell’epidemia hanno la necessità e l’urgenza immediata di interventi da parte delle istituzioni locali e regionali”. La Regione Lazio ha pensato in questo modo di garantire un sostegno economico alle famiglie in situazione di indigenza economica mediante l’erogazione di buoni spesa e pacchi di diversi generi alimentari e spese per medicinali. “Dopo il progetto ‘Pronto Cassa’ destinato alle aziende e alle partite Iva della nostra regione, mettiamo in campo il piano per i Comuni e le famiglie che non riescono a fare la spesa. Venti milioni di euro di cui 8 a Roma”. Ha commentato così il vice presidente della Regione Lazio, Daniele Leodori il piano ‘Ticket Veloce’ che è stato messo a punto dalla giunta Zingaretti . “A questi si aggiungeranno i circa 40 milioni stanziati direttamente dal governo per un totale di 60 milioni per aiutare le persone, i cittadini, i nuclei familiari in difficoltà nel sostenere le spese per l’acquisto dei beni alimentari. Dobbiamo tenere insieme le nostre comunità, garantire dignità a tutti e sostenere chi rischia di rimanere schiacciato dagli effetti del coronavirus. Combattiamo – conclude Leodori – anche un’altra guerra, quella contro la pandemia economica, e nessuno si trinceri dietro la burocrazia, sarebbe un crimine”.





Nel Lazio il 40% dei casi a Roma, età media 58 anni

 

Nel Lazio dei casi finora confermati il 39% è ricoverato in una strutta sanitaria, il 42% è in isolamento domiciliare e il 5% è in terapia intensiva. I guariti sono l’8%.

Come spiega Salute Lazio, l’età mediana dei casi positivi è 58 anni, il 54% è di sesso maschile e il 46% di sesso femminile. I casi positivi sono così distribuiti: il 40,4% è residente a Roma città, il 30,6% nella Provincia, il 10,5% a Frosinone, il 2,6% a Rieti, il 6,3% a Viterbo e il 9,5% a Latina. Il 2,4% proviene da fuori Regione.

La app Laziodrcovid ha raggiunto i 72960 utenti registrati di cui 64217 attivi, 1903 medici di famiglia e 257 pediatri di libera scelta collegati alla piattaforma.

 





Giuseppe Sarnella (ConfimpreseTurismo): “Il blocco delle attività di ricezione, dei ristoranti e dei bar, occasione unica per ristrutturare migliaia di attività, ma serve l’aiuto dello Stato e non solo”

 

Come tante vie di Roma, spettrali come mai lo sono state, abbiamo attraversato la città per raggiungere, a due passi dalla Stazione Termini e di Piazza della Repubblica, gli uffici di Giuseppe Sarnella, Presidente di ConfimpreseTurismo, una Federazione di ConfimpreseItalia. Sarnella ha sempre messo le sue idee, nei momenti di necessità, a disposizione dei meno fortunati.  Anche in questa drammatica circostanza legata alla diffusione del Coronavirus, non ha fatto mistero della sua disponibilità in questo senso e delle sue idee,  anche se il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri parla chiaro e delega al Commissario straordinario per l’emergenza, ogni scelta in questo senso (è giusto coinvolgere le associazioni di categoria – commenta tra le righe il Presidente- che possano mettere a disposizione le proprie capacità e anche le loro idee). Ma al netto delle disponibilità all’accoglienza di pazienti dimessi, o messi in quarantena, Giuseppe Sarnella, che in più di una occasione ha stupito per le sue proposte, ne tira fuori dal cilindro una delle sue e che potrebbe, se raccolta nel giusto verso, portare occupazione e preparare, non solo Roma, ma tutte le città del turismo e dell’arte, alla ripresa delle attività, con strutture qualitativamente avanzate ed assolutamente in linea con gli standard più elevati. “Basterebbe – ci dice Sarnella – mettere in linea l’idea legata alle ristrutturazioni di necessità, ovvero approfittare del blocco legato all’emergenza Covid, per avviare una straordinaria opera di ristrutturazione,  manutenzione e messa a punto, delle nostre strutture ricettive così da dar modo alle piccole e grandi imprese del settore dell’edilizia e non solo delle manutenzioni termo-idrauliche ed elettriche, di ripartire anche loro dando lavoro visto che la legge attuale consente di eseguire lavori straordinari. E’ chiaro che ci rendiamo conto degli obblighi derivanti dalla diffusione del virus, ma al tempo stesso, ci sentiamo di poter dire che le piccole e medie imprese che  saranno chiamate a realizzare questo grande piano, rispetteranno  tutti gli obblighi derivanti dal Decreto Dpcm. Se questa nostra proposta andrà in porto sarà una occasione certa e di primaria importanza per il settore dell’edilizia e delle manutenzioni. E’ una operazione – continua Giuseppe Sarnella che va fatta ora. Oggi le strutture ricettive, gli hotel, i resort, le spa, i ristoranti, i bar ma tutti gli alberghi di piccole e grandi dimensioni potrebbero sfruttare questa finestra temporale”. Poi il Presidente di ConfimpreseTurismo fissa però dei paletti. “Se questa operazione si deve fare, e si può, di questo ne sono convinto, è necessario uno sforzo supplementare da parte dello Stato: serve burocrazia zero e possibilmente anche l’aiuto bancario. Ovvero i cantieri dovranno essere aperti nel brevissimo periodo, ripeto l’occasione ci viene offerta, dalle chiusure per obbligo e solo ora si potrebbe sfruttare il blocco commissariale e portare a casa risultati in brevissimo tempo, portando ossigeno nel settore dell’edilizia manutentiva. E’ una operazione che può essere portata a casa in tempi brevissimi”. Poi Il Presidente Sarnella Giuseppe apre anche un altro fronte. “Per fare tutto questo è evidente che vi è la necessità di un impegno non solo da parte dello Stato, che dovrà garantire l’avvio senza intoppi delle attività cantieristiche, ma anche la disponibilità del comparto bancario, se dovesse essere necessario, con appositi capitoli di finanziamento alle imprese, dedicati e con tassi di interesse sopportabili per le imprese vista l’attuale congiuntura economica. Crediamo, conclude Sarnella, “che ottimizzare gli standard dell’accoglienza ricettiva, sia una occasione irripetibile e da prendere al volo. Questa è la nostra idea e che vorremmo fosse condivisa da tutto il sistema della rappresentanza datoriale, con la speranza di una ripartenza in tempi brevi per tutto il turismo nazionale e soprattutto con un rilancio di qualità dell’immagine del nostro Paese”.





Coronavirus, attenzione all’ora d’aria per i bambini per i gruppi che si formano nei cortili. I consigli dei pediatri

 

"La primavera sembra arrivata quindi sicuramente l’invito e’ quello di aprire le finestre. Il virus non viaggia nell’aria e i raggi solari se entrano nelle stanze, sui letti, sulle lenzuola o sugli abiti, possono essere dei validi agenti che, se ci sono delle problematiche di batteri, aiutano a disinfettare". Questo l’invito di Giovanni Di Mauro, presidente della Societa’ italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), in merito all’ora d’aria richiesta nei giorni scorsi per i bambini in una lettera aperta di associazioni, insegnanti e psicologi. Sull’ora d’aria, pero’, Di Mauro invita "all’attenzione, perche’ uscire fuori non sembra essere la cosa preferibile". Certo e’ che "nei limiti delle restrizioni, e a seconda delle singole organizzazioni abitative, si possono fare diverse valutazioni". A detta del presidente Sipps, infatti, "puo’ essere pericoloso dare messaggi del genere. Pero’, se ci sono terrazzi, balconi o cortili va bene camminare" o giocarci un po’, "basta che poi in un cortile non si riuniscano dieci bambini, cosi’- ribadisce- si rischia l’assembramento".

In un terrazzo condominiale, ad esempio, si puo’ pensare a delle turnazioni, "sempre nei limiti del possibile". Va bene, infatti, "fare passeggiate sui balconi o sui terrazzi ma soprattutto - ricorda Di Mauro - bisogna arieggiare ed aprire. Se i raggi solari entrano dalle finestre hanno un potere disinfettante, come dei ’mini’ raggi ultravioletti. Quella dei raggi solari - illustra - e’ una gradazione ’disinfettante’ minimale rispetto agli Uv veri e propri, ma puo’ agire in questo senso". Per questa ragione il pediatra consiglia anche, "se si hanno delle mascherine in casa, di esporle ai raggi del sole, perche’ cosi’ si pratica una sorta di disinfezione delle stesse".

I piccoli "non devono stare sigillati, non si abbia paura di aprire le finestre perche’ entra il virus: non e’ cosi’. Il virus - ripete Di Mauro- non ha le ali".





Rasi (Ema): “In un anno le prime sperimentazioni del vaccino contro il Coronavirus”

 

“Il vaccino è molto difficile. Sono iniziate le prime somministrazioni su volontari sani. In 10-12 mesi saranno possibili le prime sperimentazioni su popolazioni a rischio”. Così Guido Rasi, direttore esecutivo dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, nel corso dell’appuntamento settimanale in diretta ogni sabato dalle 10 alle 13 sulla pagina Facebook dell’Associazione Luca Coscioni, intitolato “Coronavirus Scienza e Diritti, affrontare l’emergenza, preparare il futuro” condotto dai vertici dell’associazione Marco Cappato, Filomena Gallo, Marco Perduca e il Prof. Michele De Luca.  “Tutto ciò che è innovativo deve passare dall’Ema, ma al momento mancando nuovi farmaci specifici per il Covid dobbiamo sperimentare quelli già esistenti e adottati per la cura di altre patologie, ce ne sono una ventina potenzialmente utili e supportati da evidenze scientifiche. Stiamo gestendo la carenza di questi farmaci, dovuta anche a difficoltà logistiche che ne impediscono l’arrivo in Italia. Le novità più importanti e interessanti nel campo della ricerca vengono spesso dai giovani pieni di talento ma scarsi di mezzi, per questo abbiamo attivato per loro un task force di aiuto, mettendo a disposizione circa 500 nostri esperti in grado di attivarsi nel giro di 24/48 ore per valutare i risultati che ci arrivano dalle università o da piccoli centri di ricerca. La nostra idea è di prenderli per mano per portarli ai risultati. Per i campioni della ricerca l’importante non è la quantità ma la qualità dei dati” ha concluso Rasi.





Popoli (Iss): “In nessun caso è giustificabile il ricorso a terapie ‘fai da te’ contro il Coronavirus”

 

“In nessun caso è giustificabile il ricorso a terapie “fai da te”. Tutti i farmaci hanno degli effetti collaterali più o meno gravi, e l’automedicazione comporta rischi ancora più gravi quando si usano farmaci non autorizzati. In caso di acquisti online, poi, tali rischi sono moltiplicati perché i farmaci potrebbero essere contraffatti”. Lo scrive Patrizia Popoli, direttrice Centro Nazionale Ricerca e Valutazione Preclinica e Clinica dei Farmaci dell’Iss, in un primo piano pubblicato sul portale dell’istituto.

“La preoccupazione generata dall’emergenza COVID-19 ha scatenato, in alcuni casi, una vera e propria “caccia al farmaco”. Molto spesso tale atteggiamento è incoraggiato da informazioni fuorvianti che circolano sul web – aggiunge – Bisogna tuttavia chiarire, innanzitutto, che al momento non esiste nessun farmaco che abbia come indicazione terapeutica la prevenzione o il trattamento di COVID-19″.

Secondo l’Iss “in considerazione della situazione di emergenza, alcuni farmaci già noti ed utilizzati per il trattamento di altre malattie possono essere usati in pazienti con COVID-19, ma tale trattamento (che si basa su conoscenze ancora incomplete ed è giustificabile solo a fronte della mancanza di alternative) può avvenire solo su prescrizione medica. Solo il medico può decidere quando usare questi farmaci e può controllarne la sicurezza nel singolo paziente.

Al fine di favorire lo sviluppo di nuovi farmaci, inoltre, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) sta semplificando ed accelerando le procedure di sperimentazione clinica, e ad oggi sono stati autorizzati già diversi studi che hanno l’obiettivo di verificare l’efficacia e la sicurezza di diverse molecole”.





Covid-19, test su anticorpo al via anche in Italia

Il gruppo farmaceutico francese Sanofi annuncia l’avvio di una sperimentazione clinica globale di fase II/III sull’anticorpo monoclonale sarilumab (Kevzara*) in pazienti ricoverati in gravi condizioni per Covid-19. Il trial è iniziato con reclutamento immediato in Italia, Spagna, Germania, Francia, Canada e Russia, ed è già stato somministrato il primo trattamento al di fuori dagli Stati Uniti dove i test erano partiti all’inizio di marzo. I test sul farmaco sono condotti da Regeneron negli States e da Sanofi extra-Usa. Sarilumab è un inibitore dell’interleuchina-6 (IL-6), proteina che può giocare un ruolo chiave nel guidare la risposta immunitaria infiammatoria all’origine della sindrome da distress respiratorio acuto osservata nei malati con grave infezione da nuovo coronavirus. Si tratta del secondo trial di fase clinica II/III, multicentrico in doppio cieco, lanciato nell’ambito di un programma su sarilumab nei pazienti Covid - spiega una nota - e le due compagnie stanno "continuando a lavorare con le autorità sanitarie di tutto il mondo per garantire l’avvio anche in altre aree". Sarilumab è approvato in diversi Paesi per il trattamento di adulti con artrite reumatoide da moderata a grave, che non hanno risposto a terapie precedenti o che non le tollerano. L’impiego anti-coronavirus è dunque sperimentale, non autorizzato al momento da nessun ente regolatorio internazionale. Il trial avviato al di fuori dagli Usa coinvolgerà circa 300 pazienti - si precisa nella nota - e punta a verificare l’efficacia e la sicurezza di una singola dose del farmaco, somministrato per via endovenosa in aggiunta al supporto respiratorio, rispetto a placebo più assistenza respiratoria. Il colosso d’oltralpe Sanofi e la società biofarmaceutica americana Regeneron "stanno lavorando incessantemente per avviare rapidamente in tutto il mondo sperimentazioni che aiuteranno a determinare il potenziale di Kevzara nella crisi sanitaria globale Covid-19", afferma John Reed, responsabile globale Ricerca e Sviluppo di Sanofi. "Questi studi forniranno dati importanti per determinare se il farmaco migliora le complicanze potenzialmente letali dell’infezione" da Sars-CoV-2, "contrastando l’iper-risposta infiammatoria nei polmoni danneggiati dal virus". "In un contesto senza precedenti - sottolinea Reed - siamo profondamente grati per la collaborazione quotidiana con le autorità sanitarie che ci stanno permettendo di condurre così rapidamente questa attività clinica. Oltre alla sperimentazione mirata ad aiutare i pazienti con Covid-19 in condizioni critiche - ricorda il capo R&S di Sanofi - continuiamo a lavorare anche alla messa a punto di un vaccino efficace nella prevenzione della malattia, oltre che di altri medicinali utili ai malati colpiti da Covid-19".





Boccia: da medici e infermieri volontari lezione alla burocrazia

 

 “Se avessimo ascoltato le burocrazie sanitarie avremmo avuto forse soltanto 40 medici volontari. Abbiamo invece avuto 8 mila richieste per i medici e, in questo momento, siamo già a 8 mila richieste per gli infermieri e il bando si chiude stasera; significa che forse non c’era l’orecchio in corsia o sul marciapiede. Non voglio criticare nessuno ma abbiamo cambiato metodo e anziché ascoltare le amministrazioni ci siamo rivolti ai volontari e siamo stati travolti da orgoglio e amore per la professione. Noi li sosteniamo con risorse e tutele assicurative ma questa cosa deve far riflettere tutti. La task force protezione civile parte da 300 medici e 500 infermieri. Grazie speciale al Lazio che è la regione più generosa ma il grazie vale per tutti i territori che si sono resi disponibili a partire dal sud. Il numero del contingente per il momento sarà questo (300 medici e 500 infermieri) per non sguarnire le regioni più generose, vediamo passo dopo passo come si va avanti e poi decideremo se scorrere le liste ulteriormente. Ora i volontari andranno tutti al nord, in un secondo momento potranno essere utilizzabili in tutte le regioni in difficoltà anche al sud ma speriamo che non ci sia bisogno. Intanto, potenziamo le terapie intensive che, dalle prime valutazioni, dovevano essere raddoppiate ma se ci impegniamo possiamo anche triplicarle. Oggi siamo già quasi a 9 mila posti di terapie intensive e siamo partiti prima della crisi da 5.324”. Così il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, intervenendo in videoconferenza dalla Protezione civile con i presidenti di regione, il commissario Domenico Arcuri e il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli.




ConfimpreseItalia scrive ai Sindaci per chiedere di tagliare ed eliminare le imposte locali

 

Gent.mi Sigg. Sindaci,

 

 

    stiamo vivendo ore buie. Il nostro Paese ed i nostri Comuni sono precipitati in una gravissima crisi sociale ed economica. Dai numeri presentati nel consueto bollettino diffuso ogni sera dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, non si riesce ancora ad avere una speranza, seppur timida, di uscita dal tunnel. 

         Migliaia di famiglie sono costrette a convivere, direttamente o indirettamente, con la malattia ed altri milioni a dover rispettare rigide regole per il relativo contenimento. 

         Vogliamo ringraziare tutti coloro che sono in prima linea, medici, infermieri e personale sanitario, forze dell’ordine, dell’esercito, della protezione civile e dei vigili del fuoco e le varie Autorità Istituzionali che, quotidianamente, cercano di mettere in atto tutte le misure necessarie, nei territori di propria competenza, per contrastare ed arginare questo pandemia che sta sconvolgendo le nostre Comunità.

         Ed in questo contestonon possiamo non parlare delle imprese che rappresentiamo nell’interno territorio italiano; aziende che in molti casi sono anch’esse in prima linea per garantire i servizi essenziali ed è per questo che il nostro ringraziamento va anche a tutta la filiera alimentare, del commercio di vicinato, degli operatori della grande di distribuzione, della logistica e dei trasporti e dei loro indotti.

         Purtroppo, però, la grande parte delle attività produttive, che rappresentano la spina dorsale del ns. sistema economico,  è costretta a tenere giù la propria saracinesca, nell’interesse più generale della Nazione e della sua sicurezza sanitaria.

         Sono milioni di imprese e dietro di loro ci sono milioni di famiglie che ogginon vedono futuro; ci sentiamo di rappresentarle tutte se diciamo che provvedimenti mirati e giustificati a loro rivolti debbono essere presi con immediatezza per garantire loro, finita l’emergenza, la ripresa certa.

         Molti Comuni hanno già deciso e deliberato provvedimenti finalizzati ad un loro sostegno, calmierando od eliminando molte imposte di propria competenza.

         Agli altri, a quelli che non lo hanno ancora fatto, chiediamo che nei prossimi giorni, con apposite Delibere vengano adottati provvedimenti specifici su tutta la tassazione locale, eliminando, temporaneamente tributi come Tosap, Tari, tassa di soggiorno, canoni relativi al commercio su aree pubbliche, la parte di quota comunale dell’Imu e lo stop per tutti gli obblighi fiscali di competenza comunale.

Sollecitiamo anche il fermo immediato per tutte le azioni di recupero di debiti pregressi sulle attività del commercio e dell’artigianato ovvero di tutte le AA.PP..

         Siamo convinti che in uno spirito di unità nazionale, così come auspicato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tali misure, siano possibili e condivisibili.

         Chiedere a chi non ha nulla, non per sua colpa, ma per una emergenza mondiale, sia una follia. Applichiamo localmente quanto detto in queste ore da Mario Draghi: “Non preoccupiamoci oggidi fare debito…”

         Nel ringraziarVi sin da ora per quello che potrete fare nel solo interesse di dare un contributo al salvataggio del sistema produttivo nazionale, inviamo distinti saluti.

 

Il Presidente di ConfimpreseItalia

Guido D’Amico





EasyJet, blocca tutti i voli. Tutta la flotta resterà a terra

 

EasyJet mette a terra la sua intera flotta di aerei a seguito delle restrizioni di viaggio - senza precedenti - imposte dai Governi in risposta alla pandemia del Coronavirus e dell’implementazione di regimi di confinamento in molti Paesi europei. Negli ultimi giorni - si legge in una nota - la compagnia ha lavorato alacremente per il rimpatrio di numerosi passeggeri, operando oltre 650 voli di rimpatrio e riportando a casa più di 45.000 persone. Gli ultimi voli di rimpatrio sono stati effettuati ieri.





Tirrenia tiene le navi nei porti. Bloccati i collegamenti con le isole

“I commissari di Tirrenia in Amministrazione Straordinaria, Gerardo Longobardi, Beniamino Caravita di Toritto e Stefano Ambrosini, malgrado Compagnia Italiana di Navigazione abbia più volte comunicato loro in forma scritta la propria disponibilità ad offrire, nei limiti del consentito, garanzie di pagamento di quanto reclamato da Tirrenia in AS, in data odierna hanno eseguito, in questo momento così drammatico per il Paese, un sequestro conservativo sui conti correnti di CIN”. E’ quanto annuncia una nota di Cin. Teniamo a precisare – continua la nota – che la società è liquida ma che di fatto il blocco dei conti correnti ne impedisce l’operatività. In seguito a quanto sopra l’attività di CIN, compagnia che svolge in convenzione con lo Stato il servizio di continuità territoriale via mare per le isole, è stata paralizzata. Pertanto, con decorrenza immediata, sarà impossibile continuare lo svolgimento di detto servizio e già le corse programmate per oggi su tutte le linee in convenzione con la Sardegna, la Sicilia e le Tremiti non verranno effettuate”.

 





Sarebbero 800, quasi tutti giovani, gli italiani bloccati in Australia

E’ rapidamente cresciuto negli ultimi giorni il numero di italiani, per lo più giovani - oltre 800 secondo le stime - in contatto con le istituzioni diplomatiche italiane in Australia per cercare di rientrare in patria. Lo riferiscono oggi i bisettimanali in lingua italiana Il Globo di Melbourne e La Fiamma di Sydney, sottolineando che è difficile avere idea della cifra effettiva, "poiché sta dando i suoi frutti il lavoro dei consolati che in questo giorni stanno assistendo i connazionali a imbarcarsi su qualcuno dei pochissimi voli disponibili".




Uno dei camerieri della Regina Elisabetta positivo al Coronavirus

 

Un cameriere della regina Elisabetta II, che ha contatti costanti e regolari con la sovrana, è risultato positivo al coronavirus. Lo scrive il Sun. Il valletto, che tra le sue mansioni ha quella di portare a passeggio i cani della regina e di servirle i pasti, è stato mandato a casa ed è in auto-isolamento. La settimana scorsa la notizia del contagio del principe Carlo. La regina e il principe Filippo si trovano al Castello di Windsor.

 





Trump: “Anche noi stiamo aiutando l’Italia. Stiamo lavorando con tutti”

 

Donald Trump accantona l’idea di riaprire gli Stati Uniti per Pasqua e annuncia che le attuali linee guida per il contenimento del virus resteranno in vigore fino al 30 aprile, un mese in più del previsto. E questo perché il picco dei decessi negli Stati Uniti si avrà in "due settimane" quindi proprio a Pasqua. Ma Trump guarda anche al di là degli States. A chi gli fa notare che la Russia e addirittura Cuba stanno aiutando l’Italia, Trump dice: "stiamo lavorando a stretto contatto con l’Italia", dove il "tasso di mortalità è alto", "la stiamo aiutando molto" con forniture e assistenza finanziaria, dice. "Stiamo lavorando con la Spagna. Stiamo lavorando con tutti". Il presidente torna quindi a parlare degli Stati Uniti. "Allunghiamo le linee guida fino al 30 aprile per rallentare la diffusione. Non c’è nulla di peggio che dichiarare vittoria prima di aver vinto", spiega Trump descrivendo il virus come una "piaga" e assicurando che gli Stati Uniti vinceranno la guerra. "Lo sconfiggeremo. Quello che voglio è riavere indietro la vita di prima negli Stati Uniti e nel mondo", osserva il tycoon precisando comunque che le misure prese sono necessarie. "Se non le avessimo prese, a rischio c’era la vita di 2,2 milioni di persone. Speriamo ora che il numero sia quello di cui si parla" mette in evidenza. "Se potessimo limitarlo diciamo a 100.000, che comunque è un numero orribile", si potrebbe dire che si è fatto un "buon lavoro", aggiunge Trump sollevando dubbi sull’elevato uso di mascherine negli ospedali. Rivolgendosi ai giornalisti nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, Trump li invita a "indagare sul volume di mascherine usate, su dove queste vanno a finire. Come si fa a passare da 20.000-30.000 mascherine a 300.000 a settimana?".




Brusaferro (Iss): “Solo dopo Pasqua si potranno rivedere i divieti”

 

“Il rallentamento c’ è. Assistiamo a un appiattimento della curva, non ci sono ancora segnali di discesa ma va meglio. Le importanti misure che sono state adottate stanno mostrando i loro effetti”. A spiegarlo è il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, in un’intervista a “Repubblica”. “Intanto arriviamo fino a Pasqua e poi guardiamo i dati per stabilire come procedere. Più preciso non riesco ad essere perché su questi temi non è possibile dare una risposta secca, va vista l’ evoluzione dell’ epidemia. Comunque la decisione finale non spetta a me” sottolinea Brusaferro. “Dobbiamo osservare un aumento quotidiano dei casi inferiore a quello delle 24 ore precedenti per alcuni giorni consecutivi. Il numero delle nuove infezioni si deve quindi ridurre significativamente. Per ottenere questo trend – aggiunge – bisogna rispettare le misure del governo e fare anche molta attenzione all’ isolamento dei positivi o dei loro contatti stretti. La sfida da una parte è certamente quella di garantire assistenza in ospedale a chi ne ha bisogno ma dall’ altra è anche quella di occuparsi di chi ha pochi sintomi. Questi cittadini devono fare l’ isolamento, a casa o in una struttura protetta”. Sulle riaperture, Brusaferro spiega che “stiamo studiando adesso proprio questo aspetto, per capire come muoverci una volta che la curva sarà in discesa. Purtroppo nel mondo non ci sono esempi da seguire, saremo i primi a fare un’ operazione del genere e stiamo studiando vari modelli. Il problema è capire quali forme di apertura garantiscono che la curva non ritorni a crescere. Certamente le riaperture avverranno in modo graduale e dovremo organizzarci per essere capaci di intercettare rapidamente eventuali nuove persone positive. Stiamo anche valutando un’ idea degli inglesi, quella dello “stop and go”. Prevede di aprire per un certo periodo e poi chiudere di nuovo”.





Gallera (Regione Lombardia): “L’allerta potrebbe durare ancora molti mesi”

 

 

Le restrizioni scattate per far fronte all’emergenza Coronavirus potrebbero restare in vigore ancora “per molti mesi”. E’ il rischio paventato dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, pronto a puntare il dito contro i 50 positivi al Coronavirus sorpresi dalle forze dell’ordine fuori dalle proprie abitazioni e perciò denunciati per violazione della norme previste dai decreti approvati per limitare la diffusione del contagio.

“Stiamo facendo tutti grandi sforzi. O questa battaglia la vinciamo tutti insieme, nessuno escluso, oppure rischiamo di trovarci in ogni momento di nuovo fronte al baratro, a una curva che continua a salire. E purtroppo non potremo allentare l’attenzione per molti mesi”, ha messo in chiaro l’assessore lombardo intervenendo a Mattino 5, su Canale 5.

Lo scenario, ha spiegato Gallera, sarà più chiaro tra qualche settimana: “Se le cose vanno bene ricominceremo, ma dovremo abituarci a un modo di vita un po diverso. Finchè non avremo un vaccino, dovremo probabilmente adottare modalità di comportamento a cui non eravamo abituati, adesso però dobbiamo concentrarci nel soffocare il virus. Vinciamo questa battaglia e poi ci concentreremo sul resto”. Una battaglia che si vince limitando al massimo i contatti con altre persone: “Abbiamo bisogno di continuare a stare in casa per evitare che il virus trovi un altro corpo da infettare. Una volta che saremo riusciti a spegnerlo, il rischio che ricominici è altissimo. Abbiamo bisogno di un grande sforzo, nessuno può chiamarsi fuori, nessuno può dire ma tanto lo fanno gli altri. Ognuno di noi deve combattere questa battaglia”. Il rischio, secondo l’assessore lombardo, è che in Italia si ripeta la situazione della Cina, dove ora “ci sono le infezioni di ritorno da parte di persone che arrivano da fuori e riportano il virus che ricomincia a circolare”.





Renzi: “Riaprire le imprese ad aprile. No all’estensione del reddito di cittadinanza”

Sulla proposta di riaprire le aziende "ho visto tanta ipocrisia. Io non ho chiesto di riaprire oggi, ma ad aprile. Ho chiesto però di pensare adesso a come riaprire. Perché se non ci pensiamo oggi arriviamo in ritardo all’appuntamento con l’emergenza economica almeno come siamo arrivati in ritardo sull’emergenza sanitaria". Sono le parole di Matteo Renzi, senatore e leader di Italia Viva, intervistato dal ’Corriere della Sera’. A chi gli chiede se Governo e Protezione civile abbiano commesso errori, l’ex premier risponde: "Non tocca a me dire chi ha sbagliato. Certo: l’Italia è il Paese con più morti al mondo, qualcosa non ha funzionato. Ho proposto di fare, quando tutto sarà finito, una commissione di inchiesta per verificare le responsabilità. Perché su mascherine, respiratori, protocolli ci siamo mossi troppo tardi, è un dato di fatto. Benissimo la battaglia sugli eurobond, ma non basta. L’Europa ha già fatto i primi passi, sospendendo il patto di Stabilità e modificando la normativa sugli aiuti di Stato. E dobbiamo sapere che comunque pagheremo noi, aumentando il debito. O meglio: pagheranno i nostri figli. Quindi spendiamoli bene", aggiunge. "C’è una cultura politica - anche nella maggioranza di governo - che immagina si possa affrontare questa emergenza estendendo il reddito di cittadinanza. È una visione assistenzialista miope. Dobbiamo dare una mano a chi non ce la fa, ma la misura sociale più giusta e più urgente è quella di riaprire le aziende per non licenziare i lavoratori", sottolinea l’ex premier, che aggiunge: "Abbiamo chiuso 60 milioni di italiani in casa da 3 settimane: possiamo chiudere la burocrazia nel ripostiglio per qualche mese?".





Beppe Grillo rompe il silenzio: “Dare ora il reddito universale”. Ecco il testo integrale del suo intervento

La via d’uscita da questa crisi non può essere come quella del 2008, quando si è preferito salvare le banche a discapito del popolo. E’ arrivato il momento di mettere l’uomo al centro e non più il mercato del lavoro. Per fare ciò si deve garantire a tutti i cittadini lo stesso livello di partenza: un reddito di base universale, per diritto di nascita, destinato a tutti, dai più poveri ai più ricchi". Lo scrive sul suo blog Beppe Grillo. Ecco quanto ha scritto ed è stato pubblicato sul suo blog, il garante del M5S: L’Organizzazione internazionale del lavoro stima che la disoccupazione globale potrebbe colpire 25 milioni di persone (la crisi del 2008 ha comportato un aumento di 22 milioni di disoccupati). Si prevede una caduta libera delle entrate, un aumento esponenziale della disoccupazione e una riduzione del numero di ore lavorative. Milioni di persone cadranno sotto la soglia della povertà. Milioni di italiani non avranno nei prossimi mesi un’entrata garantita. Se nel 2007 avevamo affrontato una crisi finanziaria, che si era propagata all’economia reale, qui siamo di fronte a qualcosa di molto più radicale, una crisi che investe tutti i settori. Le restrizioni agli spostamenti, al commercio e alla vita di tutti i giorni avranno gravi ripercussioni sui mercati delle imprese e sul benessere delle persone. Ci sono interi settori che subiranno le conseguenze di questa crisi fino alla fine dell’anno, forse alcune filiere non si riprenderanno mai o non torneranno più come prima. Potrebbe esserci un rapidissimo cambio del mercato del lavoro. Abbiamo sempre detto che circa il 50% dei posti di lavoro negli anni sarebbero scomparsi per l’automazione e i cambiamenti tecnologici. Quei cambiamenti adesso sono avvenuti non in anni, ma in un solo mese. Con un colpo di tosse. Le curve di contagio purtroppo crescono parallelamente alle curve dell’instabilità economica e all’incertezza sul futuro. La via d’uscita da questa crisi non può essere come quella del 2008, quando si è preferito salvare le banche a discapito del popolo. E’ arrivato il momento di mettere l’uomo al centro e non più il mercato del lavoro. Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, creativo, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti i cittadini lo stesso livello di partenza: un reddito di base universale per diritto di nascita, destinato a tutti, dai più poveri ai più ricchi, che vada oltre questa emergenza. La teoria economica dovrebbe sviluppare metodi per soddisfare i bisogni umani fondamentali di ognuno di noi. Quando questi bisogni vengono minacciati allora è il momento di ridefinire tutta la nostra esistenza con un reset totale. Gestire questa crisi non richiede solo affrontare l’emergenza sanitaria, ma anche proteggere economicamente tutta la popolazione. Un reddito di base universale, incondizionato, è la sola panacea al collasso del sistema, all’instabilità che sta uccidendo psicologicamente ed economicamente milioni di famiglie. Sono sicuro che la maggior parte degli economisti, in altri momenti scettici, concorderà sul fatto che l’economia ha bisogno di iniezioni di denaro proprio ora. Quando le economie scivolano in recessione, c’è un “effetto moltiplicatore”: le persone perdono il lavoro, spendono meno, l’economia si restringe, il reddito diminuisce e il denaro letteralmente scompare dalla circolazione. Il reddito universale rilancerebbe l’economia, attenuerebbe l’incidenza della povertà nella popolazione e le sue terribili conseguenze, e farà sì che coloro che dovranno rientrare nel mercato del lavoro potranno farlo in condizioni migliori. E c’è già chi nel mondo si sta attivando, dagli Stati Uniti, con la paladina del Green New Deal Alexandria Ocasio-Cortez che chiede esplicitamente al Governo Usa un Universal Basic Income; al Regno Unito, dove viene rilanciata la proposta del reddito di base, così come altri stati annunciano misure di soccorso (India, Nuova Zelanda, Hong Kong, Sud Corea…). Le fonti principali di finanziamento potrebbero essere varie. Si può andare dalla tassazione delle grandi fortune, dei grandi colossi digitali e tecnologici (Mark Zuckerberg, Bill Gates e Elon Musk  sono sempre stati a favore del reddito universale), magari quelle a più alto tasso di automazione; o rivedere le imposte sui redditi da capitale e sulla proprietà intellettuale. Oppure le cosiddette “ecotasse”, come il Climate Incame, Reddito dal Clima, con una tassa sui combustibili fossili come carbone, petrolio e gas; o come avviene in Alaska dal 1982 con l’Alaska Permanent Fund: un dividendo del rendimento economico di un capitale pubblico, che attinge dalle compagnie fossili. Ogni anno, una parte delle entrate derivanti dal petrolio statale è messa in un fondo. Il governo piuttosto che spendere quel denaro, lo restituisce ai cittadini residenti, bambini compresi, attraverso un dividendo annuale. Come ripeto da anni le soluzioni ci sono, sta a noi la scelta di sederci intorno ad un tavolo per riconvertire la qualità della nostra vita e creare un sistema che formi persone, non lavoratori. La prima guerra mondiale portò milioni di donne nelle fabbriche e diede il via all’emancipazione delle donne, il Piano Marshall rilanciò l’economia e il benessere del dopo guerra. L’emergenza che stiamo vivendo potrebbe favorire una svolta epocale, rivoluzionaria, che da molti superficialmente è stata sempre considerata folle, e che potrebbe cambiare in meglio il nostro futuro. E’ giunto il momento di stravolgere il nostro status quo, se non ora, quando?





Misiani (Economia): “Irresponsabile soffiare su paure e tensioni sociali. Soldi a lavoratori e famiglie entro metà aprile”.

"Mi auguro che nessuno soffi sul fuoco delle paure e delle tensioni sociali. Sarebbe un atteggiamento folle e irresponsabile ed è l’ultima cosa di cui il paese ha bisogno oggi. L’opposizione ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità nei confronti del Paese esattamente come la maggioranza". Così Antonio Misiani, viceministro dell’Economia, ai microfoni della trasmissione ’Circo Massimo’ su Radio Capital. "La posizione del ministro Gualtieri è la stessa del premier Conte: il Mes è inservibile in questa crisi, un Fondo Salva-Stati cambiato è un altro paio di maniche. Ma si tratterebbe del 2% del Pil, abbiamo bisogno di altra potenza di fuoco", dice ancora. Poi sottolinea: "Stiamo predisponendo un decreto per aprile che sarà molto consistente come impegno di risorse e che viene ad un mese da un decreto che ha già stanziato 25 miliardi di cui quasi 10 miliardi per dare una mano a famiglie e lavoratori". Uno stanziamento ingente, dunque. Quanto al reddito di emergenza "stanzieremo tutto quello che è necessario". Mentre sui 600 euro come possibile cifra di sostegno alle famiglie, Misiani risponde: "Lo vedremo". Per le partite iva "abbiamo dato 600 euro a più di 5 milioni di lavoratori, credo sia ragionevole chiedere e ottenere l’aumento della cifra. Lavoriamo per farlo, con un minimo di selettività in più". E ancora: "Con quei 400 milioni dobbiamo dare una mano alle famiglie che non hanno alcun tipo di sostegno, quindi a chi non prende reddito di cittadinanza". Con quei 400 milioni "possiamo aiutare un milione di famiglie e non mi sembra poco. Sono famiglie che non avevano la possibilità di acquistare generi di prima necessità e l’avranno nel momento in cui i comuni si organizzeranno come in silenzio e senza polemiche stanno iniziando a fare la stragrande maggioranza dei sindaci italiani" conclude Misiani. Sul fondo di solidarietà dei comuni "bisogna ricondurre le polemiche più o meno strumentali ai fatti e ai numeri. Il governo più o meno 13 giorni fa ha stanziato 9,6 miliardi che vanno ad aiutare quasi 20 milioni tra lavoratori e famiglie; poi chiaro che non passiamo arrivare da per tutto. C’è un segmento piccolo ma significativo di famiglie escluse dal welfare, dobbiamo arrivare anche al loro. E il senso di questi 400 milioni di euro è esattamente: aiutare un milione di famiglie a mangiare, ad acquistare beni di prima necessità". E questi 400 milioni, "noi li diamo ai comuni perché sono i sindaci che possono conoscere molto meglio dell’Inps chi è in condizione di bisogno e chi non prende il reddito di cittadinanza o la cassa integrazione". Lavoratori in nero? "Non do giudizi di valore; ho le mie idee per quanto riguarda le legalità e le tengo ferme, ma in una condizione di emergenza nazionale, in cui c’è un’epidemia, e chiediamo a tutte le famiglie italiane di rimanere a casa e di non lavorare, è chiaro che noi dobbiamo prevedere un sostegno il più universalistico possibile. Non è il tempo della distinzione. Abbiamo bisogno di dare sicurezza e sostegno a tutti gli italiani in condizione di bisogno". Il reddito di emergenza "ha esattamente questo obiettivo: noi dobbiamo costruire una rete di sostegno universalistica che arrivi a tutti ovviamente in relazione alle condizioni di bisogno in una fase di emergenza transitoria che speriamo duri il meno possibile". "I soldi arriveranno nei prossimi giorni, entro la metà di aprile", sottolinea Misiani secondo il quale "bisogna costruire strumenti equi che tengano conto delle diverse situazioni ma che non siano così complicati da rallentare al di là dell’accettabile l’arrivo delle risorse alle famiglie italiane".





Gentiloni (Ue) Cerca la terza via: “Il Mes non è la Spectre. Condivisione del debito non passerà mai”

La discussione tra gli Stati Ue "è legittima ma non è adeguata alla fase che viviamo perché non dà soluzioni. Penso che si debba fare tutti gli sforzi perché lo stallo sia superato", con l’accortezza di non sottovalutare le decisioni che ha preso la Bce: lo ha detto il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni nella trasmissione radiofonica Circo Massimo. "Credo che bisogna scommettere ancora che alla fine, soprattutto da parte della Germania, si arrivi a una comprensione della nuova situazione", ha aggiunto. L’emissione di bond "genericamente per mutualizzare il debito non verrà mai accettata", quindi bisogna finalizzarla ad una "missione", che può essere quella di finanziare gli obiettivi comuni come "affrontare l’emergenza sanitaria", creare "un nuovo strumento di garanzia per la disoccupazione e un piano per il sostegno alle imprese".  "Il Mes non è la Spectre, è uno strumento condiviso, la discussione è sulle condizionalità", e si parla di alleggerirle ma "non sono molto ottimista nemmeno su questa, perciò meglio spostare la discussione su quali obiettivi finanziare e poi decidere come". "Fare da soli non possiamo permettercelo, così come nessuno Paese può. Paesi più forti e più deboli sono accomunati dal fatto che il livello di integrazione ha dato una dimensione delle garanzie ma anche una capacità di export al nostro sistema di imprese che nessuno può permettersi di perdere": lo ha detto il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni nella trasmissione radiofonica Circo Massimo, rispondendo alla domanda se l’Italia possa affrontare da sola la crisi. "Penso che di quello che fa l’Italia dobbiamo essere orgogliosi. Non ci dimentichiamo che siamo stati costretti a fare da apripista non solo in campo sanitario ma economico e che abbiamo preso decisioni poi seguite dalla maggioranza degli Stati occidentali. Abbiamo reagito in modo esemplare", ha detto Gentiloni.





Conte: “Per l’Ue sfida storica. Non è una crisi economica è una crisi sanitaria. Italia e Spagna le più esposte”

 

Conte: “Per l’Ue sfida storica. Non è una crisi economica è una crisi sanitaria. Italia e Spagna le più esposte”

 

“In questo momento in Europa si gioca una partita storica. Non è una crisi economica che ha toccato alcuni paesi meno virtuosi di altri. Non c’è distinzione qui che ha a che fare con i sistemi finanziari. Questa è una crisi sanitaria che ha finito per esplodere in campo economico e sociale. È una sfida storica per l’intera Europa . E spero davvero, con un forte spirito europeo, che l’Europa sappia affrontare questa situazione. Altrimenti… Stiamo limitando i diritti costituzionali dei nostri cittadini e l’Europa deve reagire evitando tragici errori”. Lo dice il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un’intervista a El Pais. “Alcuni paesi non si rendono conto delle forti restrizioni che questa emergenza produrrà nella sfera economica. L’Italia e la Spagna sono le più esposte al momento, ma lo saranno tutte. I numeri, purtroppo, stanno aumentando in tutti i paesi ed è un’emergenza sanitaria ed economica che colpisce l’intera UE – avverte il premier -. Ma anche quei paesi ragionano con un aspetto vecchio, vecchio. Un’ottica inadeguata per questa crisi. Questo è uno shock simmetrico che colpisce tutti ed è eccezionale, come ha giustamente sottolineato il presidente Pedro Sanchez. Ecco perché è necessario rispondere con una reazione forte e unitaria, che utilizza strumenti straordinari”. Oltre agli eurobond Conte parla del suo “piano europeo di ripresa e reinvestimento. Un modo per sostenere l’intera economia europea. Il problema non è quando uscire da questa recessione, ma uscire al più presto. Il tempismo è la chiave, c’è la massima urgenza. Non penso a uno strumento particolare, possiamo ricorrere a un’ampia varietà. Ma è tempo di introdurre uno strumento di debito europeo comune che ci consenta di superare questa guerra il più presto possibile e rilanciare l’economia. Nessun paese, anche quelli che credono di avere ora un impatto minore, può escludersi da questa grave crisi. L’Europa deve rispondere alle sfide del mercato globale. La reazione unitaria ti permetterà di competere meglio”. “L’Italia non chiede di condividere il debito pubblico accumulato. Tale debito rimarrà in capo a ciascun paese – spiega ancora Conte -. Finora l’Italia si è comportata molto bene, anche in prima linea nel suo debito pubblico. Il deficit del 2019 doveva chiudersi al 2,2% e siamo riusciti a farlo all’1,6%. Siamo intervenuti in molti settori per rendere la macchina statale più efficiente e migliorare la nostra capacità di investimento. Nessuno chiede all’Europa di farsi carico dei debiti sovrani, solo per essere in grado di consegnare un colpo unitario per uscire da questo tsunami economico e sociale. E chiunque sente l’Europa nel cuore deve sostenere questa causa. Se l’UE non è all’altezza della sua vocazione e del suo ruolo in questa situazione storica, i cittadini avranno più fiducia in essa o la perderanno definitivamente?”.

 




Incontro privato tra il Papa ed il Premier Conte. Nessuna comunicazione ufficiale, solo indiscrezioni, sul contenuto del dialogo

Segno dell’attenzione che nutre nei confronti del “suo” paese in questo drammatico momento, il Papa ha ricevuto il presidente del consiglio Giuseppe Conte.

“Non è noto il contenuto del dialogo”, si legge su Vatican News, “ma è noto quanto l’Italia sta affrontando a causa del Covid-19 e quanto Francesco abbia a cuore la situazione della Penisola e non solo”. Un’attenzione già dimostrata in innumerevoli messaggi, telefonate ai vescovi delle diverse diocesi per informarsi della situazione, preghiere per i medici, gli infermieri, i morti, i malati, gli anziani, i senza tetto o – come oggi – “per tanta gente che non riesce a reagire”. Un’attenzione non certo limitata all’Italia ma che ricomprende il paese del quale il Pontefice è primate e che più di altri è stato colpito dalla pandemia.

Le immagini mostrano il Papa e il presidente del Consiglio sorridenti, l’uno accanto all’altro per la foto di rito e poi a distanza di sicurezza – fanno notare in Vaticano – per tutto il colloquio. Nei giorni scorsi, peraltro, poiché un officiale della Segreteria di Stato che abita nella stessa residenza del Papa è risultato positivo al virus, sono stati compiuti tamponi tra i dipendenti vaticani e gli abitanti di Casa Santa Marta e, ha riferito il portavoce vaticano Matteo Bruni, “né il Santo Padre, né i suoi più stretti collaboratori” sono risultati malati.

Jorge Mario Bergoglio, oltretutto, ha sempre difeso, in questo frangente, l’operato di governanti che “devono decidere e tante volte decidere su misure che non piacciono al popolo”, come ha detto ad esempio alla messa mattutina del 12 marzo: “Ma è per il nostro bene. E tante volte, l’autorità si sente sola, non capita.

Preghiamo per i nostri governanti che devono prendere la decisione su queste misure: che si sentano accompagnati dalla preghiera del popolo”. Intervistato dal giornalista spagnolo Jordi Evole, il Papa aveva ribadito con forza il concetto, pur senza riferirsi specificamente ad un paese o a un altro, ad un governante o a un altro: “Molti nella difficoltà della circostanza si sono dimostrati uomini e donne impegnati che hanno preso la cosa sul serio e con responsabilità”. E all’intervistatore che gli obiettava che molti cittadini non sarebbero d’accordo, accusando i politici di non aver dato l’allarme per tempo, il Papa ha risposto: “Può darsi… ma se ce lo avessero notificato probabilmente noi avremo pensato che non ci avrebbe toccato, ‘è in Cina’, ‘è in Italia’, ora è in casa…

tutti pecchiamo in qualche modo di sottovalutare il problema”.

Uno “scudo” papale a politici alle prese con scelte impopolari che indica la necessità di unità di tutte le istituzioni e che torna nella lettera che il Papa ha inviato ad un giudice argentino, Andre Gallardo, e che proprio in queste ore è stata resa nota da La Nacion. Nella missiva, il Papa sottolinea che i governi “hanno adottato misure esemplari con priorità ben marcate per difendere la popolazione”. Ed “è vero che queste misure” disturbano “coloro che sono costretti a rispettarle, ma è sempre per il bene comune e, a lungo termine, la maggior parte delle persone le accetta e si muove con atteggiamento positivo”, scrive Jorge Mario Bergoglio, elogiando i governi che “mostrano la priorità delle loro decisioni: prima le persone”. Questo “è importante – prosegue il Papa – perché sappiamo tutti che difendere le persone è un disastro economico. Sarebbe triste se venisse scelto il contrario, il che porterebbe alla morte di molte persone, qualcosa come un genocidio virale”. Il Papa scrive poi di avere avuto un incontro con il dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale per riflettere “sull’oggi e sul dopo” della pandemia, e sottolinea che “ci sono già alcune conseguenze da affrontare: la fame, specialmente per le persone senza lavoro stabile, La violenza, la comparsa di usurai, che sono la vera piaga del futuro sociale, i criminali disumanizzati”.

Preoccupazioni che sarebbe inopportuno attribuire specificamente all’Italia, ma che senz’altro mostrano qual è l’approccio “politico” che Papa Francesco ha della vicenda. E che sono verosimilmente tornate nel colloquio con Giuseppe Conte.

In precedenza, il Papa e Conte si erano visti brevemente alla fine delle esequie del cardinale Achille Silvestrini. Era il 30 marzo dell’anno passato e di lì a pochi giorni sarebbe nato il secondo governo del premier. Francesco, in quell’occasione, donò al premier un rosario. La prima udienza in Vaticano era avvenuta l’anno prima, il 15 dicembre 2018, 45 minuti di colloqui per un confronto su diseguaglianze sociali, migrazioni, ambiente e pace.





Coronavirus, nel Lazio 208 nuovi casi di positività. Il dato è influenzato dai 52 contagiati a Rieti circoscritti nelle case di riposo. Il trend è in decrescita e c’è il record dei guariti

“Oggi registriamo un dato di 208 casi di positività, con 52 casi rilevati a Rieti e riferiti alle case di riposo, e un trend in decrescita per la prima volta al di sotto del 8%. Si conferma l’incidenza dei cluster delle case di riposo con particolare evidenza per la situazione di Rieti e in frenata il trend su Roma città”. Così l’assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato al termine dell’odierna videoconferenza della task-force regionale per il COVID-19 con i direttori generali delle Asl e Aziende ospedaliere e Policlinici universitari e ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

“E’ record nel numero dei guariti che sale di 59 unità nelle ultime 24 ore arrivando a 267 totali. Sono usciti dalla sorveglianza domiciliare in 6.317 e i decessi nelle ultime 24ore sono stati 14. Stanno funzionando le ulteriori misure adottate sia nel comune di Fondi, sia nel comune di Nerola dove oggi si è avviato un’ulteriore approfondimento epidemiologico che abbiamo richiesto all’Istituto Spallanzani in collaborazione con l’equipe itinerante dell’Ordine die Medici di Roma. Nella Regione Lazio dei casi COVID finora confermati il 39% è ricoverato in una strutta sanitaria, il 42% è in isolamento domiciliare e il 5% è in terapia intensiva. I guariti sono l’8%.

L’età mediana dei casi positivi è 58 anni. Il 54% è di sesso maschile e il 46% di sesso femminile. Dall’Istituto Spallanzani – ha detto – infine una buona notizia il poliziotto di Pomezia, uno dei primi casi nella nostra regione, ha iniziato la riabilitazione ed è in costante miglioramento. La riorganizzazione della rete ospedaliera e delle terapie intensive sta tenendo bene. E ad oggi non registriamo elementi di sofferenza. Così come va estesa la sorveglianza domiciliare e nelle strutture ricettive. Le prime due messe a disposizione su Roma sono al completo. E’ iniziata infine la distribuzione dei kit dei dispositivi di protezione individuale ai medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta da parte delle Asl” ha concluso l’Assessore D’Amato. La nuova app della Regione ‘LazioDrCovid’ in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, ha già registrato oltre 75 mila utenti che hanno scaricato l’applicazione e 2.000 medici di famiglia e 270 pediatri di libera scelta collegati. Per quanto riguarda infine i dispositivi di protezione individuale oggi sono in distribuzione presso le strutture sanitarie: 200.000 mascherine chirurgiche, 31.200 maschere FFP2, 660 maschere FFP3, 3.000 calzari, 80.500 guanti.

 





Sileri (Salute): “Picco del contagio tra 7-10 giorni”. Morti altri due medici contagiati, il bilancio porta a 63 vittime tra i camici bianchi

"La curva dei contagi cresce ma è più lineare, il picco arriverà tra 7-10 giorni". Lo ha detto il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, parlando dell’emergenza coronavirus. Nel frattempo l’azienda biotech Takis ha dato il via in Italia ai test preclinici di cinque vaccini: la sperimentazione sull’uomo potrebbe partire in autunno. Purtroppo sale al 63 il tributo di vittime a Covid-19. Altri due camici bianchi si aggiungono alla lista dei decessi: sono, si apprende dalla Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), Guida Riva, medico di Bergamo, e Valter Tarantini, ginecologo di Forlì. Il totale dei decessi sale quindi a 63.

 





Coronavirus, record di guariti. I morti in 24 ore sono 812 ma il contagio è in flessione

 

Nuovo Bollettino del Commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Borrelli. Questa volta, al netto purtroppo dei morti, che sono 812 nelle ultime 24 ore, c’è da registrare una impennata dei guariti e una netta diminuzione dei contagi, Ma andiamo a vedere i numeri forniti dal Commissario Borrelli. In Italia,  complessivamente, i malati di coronavirus sono 75.528, con un incremento rispetto a ieri di 1.648. Domenica l’incremento era stato di 3.815, più del doppio. Sono 11.591 i morti, con un aumento rispetto a ieri di 812. Domenica l’aumento era stato di 756. Crescono anche i guariti. Sono 14.620 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 1.590 in più di ieri. Il numero più altro dall’inizio dell’emergenza. E’ l’incremento più alto dall’inizio dell’emergenza. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile. Ieri l’aumento dei guariti era stato di 646. "Oggi registriamo 1590 guariti, il dato più alto dall’inizio dell’emergenza coronavirus" in un singolo giorno, che porta il totale dei pazienti che hanno sconfitto l’infezione a 14.620". Lo ha detto il commissario Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione civile.





Zingaretti è guarito. “Grazie a tutti gli operatori della sanità. Il mio pensiero va ai deceduti ed alle loro famiglie. Uniti sconfiggiamo questa bestia”

“Dopo 23 giorni di isolamento domiciliare sono risultato negativo ai due tamponi consecutivi. Ho passato delle brutte giornate ma sono guarito, ce l’ho fatta”. Così il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, segretario del Pd su Facebook torna con un video messaggio. “Grazie a tutti gli operatori della sanità, a chi mi è stato vicino in questi giorni a cominciare dalla mia famiglia”. “Il mio primo pensiero va ai deceduti, a coloro che non ce l’hanno fatta e alle loro famiglie che stanno soffrendo in questo momento drammatico e ovviamente a tutti coloro che sono in cura. Il mondo sta vivendo un dramma che non ha eguali nella storia moderna e l’Italia è stata la prima democrazia occidentale a dover affrontare questa situazione con scelte molto radicali per la prima volta dal dopoguerra”. “C’è un grande bisogno di unità per superare questo momento, tutte e tutti abbiamo bisogno degli altri. Ora uniti dobbiamo sconfiggere questa bestia, aiutando le persone e le famiglie, sostenendo le imprese e da subito dobbiamo cominciare a immaginare insieme l’Italia che verrà” esorta. Ci vediamo presto per continuare questa battaglia e riprendere a ricostruire questo nostro bellissimo Paese. Ciao, a presto!”.