Presi con due chili di droga nel furgone, arrestati padre e figlio

Presi con due chili di droga nel furgone, arrestati padre e figlio

 

Due chili di cocaina nascosti in appositi vani, ricavati nell’abitacolo del loro furgone. Due uomini, padre e figlio, sono finiti in manette lo scorso pomeriggio, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di due cittadini originari della provincia di Napoli, un 52enne con precedenti, e suo figlio 23enne, che sono stati arrestati dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Montesacro. Nel corso dei quotidiani controlli del territorio, i Carabinieri hanno notato i due, a bordo di un furgone, percorrere a velocita’ sostenuta il Grande Raccordo Anulare, corsia esterna. I militari hanno deciso di fermarli per un controllo all’altezza dell’uscita 5 Cassia. Il fatto che si trovassero fuori regione senza motivo e l’eccesso di nervosismo manifestato da padre e figlio durante gli accertamenti ha insospettito i Carabinieri che hanno approfondito
gli accertamenti e perquisito il veicolo. Nascosti i, due vani, uno all’interno del cruscotto e uno sotto il sedile anteriore lato passeggero, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roma Montesacro hanno rinvenuto due panetti di cocaina, del peso complessivo di 2 kg. La droga e’ stata sequestrata mentre gli arrestati sono stati portati in carcere a Regina Coeli, come disposto dall’Autorita’ Giudiziaria. Sono stati anche denunciati con l’accusa di false attestazioni a Pubblico Ufficiale, in quanto hanno dichiarato il falso in merito alla loro presenza nel Comune di Roma, e sanzionati per aver violato il decreto legge 25 marzo 2020 n. 19 per il contenimento della diffusione del Covid-19. Lo scrive in una nota il Comando Provinciale Carabinieri Roma.





Jogging nei parchi e nei giardini, decine di controlli e denunce

Tra sabato e domenica si contano oltre 32 mila verifiche sul rispetto delle norme per il contenimento del contagio da Covid -19, da parte della Polizia Locale di Roma Capitale, con 192 illeciti rilevati.  Nella sola giornata di domenica sono 113 le infrazioni riscontrate dalle pattuglie, che hanno eseguito circa 13mila accertamenti sugli spostamenti di veicoli e persone a piedi. Oltre900, invece, i controlli che hanno interessato le attività commerciali, i parchi e le ville storiche.  Non si danno pace gli sportivi che, nonostante il divieto di accesso ai parchi, ancora vengono sorpresi in queste aree , come le 6 persone, sanzionate ieri dagli agenti nel parco di Val Cannuta o il runner fermato all’interno di Villa Borghese. Ma la maggior parte delle infrazioni continuano ad essere registrate per gli spostamenti privi di un valido motivo . È il caso di un ragazzo che è stato fermato sulla Via Pontina, mentre tornava a casa a Pomezia, dopo aver passato la notte dalla fidanzata in zona Magliana o dell’ uomo, residente in zona Prati , sorpreso nel quartiere Aurelio con la scusa di recarsi in un supermercato specifico, nonostante stesse circolando in orario di chiusura delle attività.
La Polizia Locale proseguirà con i servizi di vigilanza, mantenendo sempre alta l’attenzione verso i comportamenti che possano mettere a rischio la salute collettiva.





A Roma controlli fino a tarda notte: tanti gli illeciti. Anche una festa

 

La Polizia Locale di Roma Capitale sta proseguendo con il piano di controlli rafforzati attuato per il fine settimana al fine di verificare il rispetto delle prescrizioni a tutela della salute collettiva. Nella giornata di ieri le pattuglie hanno eseguito più di 17mila verifiche solo sugli spostamenti di veicoli e persone, alle quali si aggiungono le oltre 800 ispezioni relative alle attività commerciali e più di 600 quelle effettuate nei parchi e aree verdi. In totale, 79 gli illeciti riscontrati, la maggior parte per spostamenti senza un valido motivo.  Tra i casi sanzionati un tassista che circolava fuori servizio in assenza di un valido motivo. L’uomo è stato fermato in uno dei posti di controllo presenti in zona Aurelia ed a seguito degli accertamenti eseguiti dagli agenti, diretti dal Dirigente Massimo Fanelli, è emerso che l’uomo, senza alcun cliente a bordo, non era di turno e stava circolando senza una valida ragione. Sempre una pattuglia del XIII Gruppo Aurelio è dovuta intervenire nel quartiere di Primavalle per la segnalazione di una festa in un appartamento, dove è stata rilevata la presenza di persone abitanti in altre zone. Scattata la sanzione anche per alcuni individui che avevano creato un assembramento in un parco nel quadrante nord della città. 

Anche in questa giornata festiva le pattuglie stanno proseguendo con una mirata attività di vigilanza sul territorio per garantire la sicurezza di tutti e nella mattinata sono state già eseguite oltre 6mila verifiche. I controlli sono tuttora in corso.





La Lega: "Meno lo stop al trasferimento di extracomunitari da Roma Nettuno"

 

 

“Non saranno trasferiti a Nettuno gli immigrati del Casilino. Ho accolto con piacere la telefonata del sindaco, che mi ha informato personalmente della notizia. Lo ringrazio e mi congratulo con lui per la diplomazia messa in campo. E un ringraziamento lo rivolgo anche al prefetto, che ha accolto e ascoltato con grande senso civico e istituzionale le richieste del territorio”. Così il senatore della Lega Gianfranco Rufa, commissario della Lega di Nettuno. 

“Nettuno – precisa – già accoglie con spirito umanitario alcuni migranti. L’arrivo di altre persone, in un momento come questo, e il trasferimento degli attuali ospiti, sarebbe stata una scelta insensata, anche per le modalità con cui si era arrivati alla decisione, senza chiarezza su tutele sanitarie e controlli. Questa vicenda mi auguro che aiuterà, anche in futuro, a gestire con maggiore trasparenza e condivisione scelte di questo tipo. Nettuno ama la sua gente ed ama chiunque rispetti la sua gente”.





Partorire al tempo del Coronavirus, le storie di quattro donne e delle loro famiglie tra speranze e paure

 

Luca (il nome e’ di fantasia, ndr) ha poco piu’ di dieci giorni. I nonni e lo zio, quando il sole e’ alto, scendono nel cortile della loro villetta vicino Roma per guardarlo dalla finestra, in braccio alla sua mamma.

Probabilmente potranno stringerlo tra le braccia solo quando avra’ un paio di mesi perche’ "la paura e’ tanta", racconta all’agenzia Dire Vanessa (il nome e’ di fantasia, ndr), tornata a casa a due giorni dal parto al policlinico Gemelli di Roma, in dimissione precoce.

Una maternita’ sbocciata in mascherina, la stessa che Vanessa ha tenuto "per l’intero travaglio e durante il parto, molto fastidiosa durante la respirazione, tanto che non so se l’ho tenuta sempre. Non ricordo", dice. Il contagio da coronavirus montava in Italia proprio durante l’ultimo mese di gravidanza di Vanessa, segretaria di 32 anni, diventata mamma del suo primo bambino in una tiepida nottata di primavera. Tre i monitoraggi a distanza ravvicinata effettuati durante la 40esima settimana, la penultima di marzo. "All’ingresso del Pronto Soccorso ostetrico c’era un’infermiera che misurava la temperatura - racconta - La mascherina era d’obbligo, io per precauzione ho messo anche i guanti. Mi hanno fatto entrare da sola, ho compilato un modulo relativo al coronavirus. Nella sala d’attesa, con le altre donne, abbiamo mantenuto la distanza di sicurezza. Nonostante le precauzioni, non nego di aver avuto paura del contagio quando ero in ospedale".

Dopo l’ultimo monitoraggio, il 25 marzo, Vanessa viene ricoverata. Il bimbo e’ pronto a venire al mondo.

Il suo compagno, Salvatore (il nome e’ di fantasia, ndr) puo’ assistere ma, per entrare, deve superare ad un altro ingresso la prova della temperatura. Vanessa e Salvatore si ritrovano in sala parto, lei con guanti e mascherina, lui anche con cuffia, camice e copriscarpe. Solo gli occhi scoperti, "e’ stato fantastico, non mi ha lasciata mai sola". Passano 16 lunghe ore, "mi hanno fatto l’epidurale e sono riuscita a riposare un po’. Del parto ricordo poco, medici e ostetriche avevano tutti la mascherina".

Obbligatoria anche in camera, dopo il parto. "Siamo andati al reparto maternita’ tutti e tre, ci hanno messo a disposizione un’intera stanza con il bagno- aggiunge Vanessa- Non potevamo andare in giro nei corridoi ovviamente, le ostetriche quando entravano ci chiedevano sempre di rimettere la mascherina. Due giorni in quella camera senza che nessuno potesse venire da fuori".

Foto, video, messaggi. Luca lo hanno conosciuto cosi’ i suoi nonni, gli zii. Dallo schermo di uno smartphone. "Ti aspetti un giorno di festa, come in effetti e’ stato. Solo che non ho potuto condividerlo- e’ il rammarico di Vanessa- Cosi’, tutto a distanza, e’ stata una cosa molto fredda. Mi e’ mancato non poter vivere quel momento con le persone a me care". Il rientro a casa, dopo due giorni, "e’ stato un sollievo, perche’ comunque avevo paura di poter prendere qualcosa in ospedale, o che potesse prenderlo il bambino. Dopo altri due giorni, pero’, siamo dovuti tornare per la prima visita pediatrica. Quando siamo arrivati nel reparto abbiamo visto altre persone, ma tendevano a far entrare ogni coppia in stanze vuote, in attesa del medico, senza creare folla in corridoio".

Vanessa, anche se questo momento lo immaginava diverso, e’ felice. "Luca e’ bellissimo, sono innamorata pazza. Vorrei tanto portarlo fuori, con queste belle giornate. Invece dovro’ restare a casa. E mia madre dovra’ continuare a vederlo dal vetro della

mia finestra".

 

"Quando ho sentito il battito la prima volta e’ stato tutto surreale. Ero concentrata su quell’emozione, che pero’ e’ stata inquinata dal fatto che non ho potuto vedere un sorriso intorno a me. Io ho sorriso, ma ne’ il mio compagno ne’ la ginecologa probabilmente se ne sono accorti". Nella testa e nel cuore di Claudia (il nome e’ di fantasia, ndr), impiegata di 31 anni incinta alla nona settimana, il ricordo della prima ecografia della prima maternita’ sara’ ancora piu’ indelebile. Le mascherine a coprire meta’ del viso sono nelle sue parole quelle "necessarie attenzioni che hanno appesantito un momento di bellezza".

Di essere in dolce attesa Claudia, che vive da quattro anni col compagno a Roma, l’ha scoperto il 4 marzo scorso, "in quei giorni strani che hanno preceduto il lockdown e al centro-sud ancora non era chiaro cosa sarebbe successo. La prima cosa a cui ho pensato quando cominciavo ad avere il sospetto che avrebbero fermato tutto- racconta all’agenzia Dire- era che forse non avrei avuto la possibilita’ di dirlo a mia madre di persona. Ed e’ quello che e’ successo". Quella mamma "in Nord Italia", con la quale Claudia ha sempre avuto "un legame speciale. Avrei voluto condividere con lei questo momento importante e mi e’ toccato dirglielo per telefono. Io, la sua unica figlia, incinta per la prima volta nella vita, che non sa quando potra’ rivedere".

L’emergenza coronavirus che da settimane drammaticamente inchioda l’Italia ai bollettini di morti e nuovi contagiati della Protezione Civile, media tutto e tutto rende asettico. Anche la scoperta della maternita’. "La coppia che era nello studio della

ginecologa appena e’ uscita l’hanno fatta entrare in una stanza per evitare l’incontro con noi", racconta Claudia, che di quella giornata ricorda anche i minimi particolari: "Quando entri nello studio trovi scritto: ’lavati le mani e metti l’amuchina’. Siamo arrivati senza mascherina perche’ non l’avevamo trovata, ce l’ha data l’infermiera. Mi sono dovuta spogliare stando attenta a poggiare i vestiti su un’unica superficie", in un’atmosfera "guardinga. La ginecologa alla fine ci ha detto di andare a festeggiare, senza esagerare. Cosa avrebbe fatto Claudia una volta uscita da quello studio? Andare a passeggiare all’aperto in una profumata giornata di primavera - immagina - magari stare fuori l’intera giornata, anche a cena. Sono momenti che sarebbero potuti essere splendidi, che sono belli lo stesso, ma vissuti con costrizione. Se penso che dovro’ fare tutta la gravidanza cosi’...".

Insofferenza, frustrazione. È quello che prova Claudia con la "consapevolezza che tutte le sensazioni nuove della prima gravidanza sarebbe stato bello viverle in un contesto piu’ semplice, naturale e spontaneo, dalla condivisione della quotidianita’, alle cene con gli amici, ai concerti, ai viaggi, al vedere mia madre. E invece- sottolinea- la vivo come se non fossi incinta. Anche se spesso penso che in mezzo alla morte io ho la fortuna di avere una vita dentro".

 

Anche Carlotta, pasticciera di 33 anni all’ottava settimana, la sta vivendo "come se fossi in standby". Non era programmata questa prima maternita’, "aspettavamo un momento economico migliore. Ma e’ successo con un tempismo che non e’ dei migliori dal punto di vista sanitario- racconta all’agenzia Dire- perche’ non puoi sapere se sarai contagiato dal coronavirus, nonostante le accortezze". Per Carlotta e’ stato difficile anche trovare una ginecologa dalle sue parti, a sud di Roma: "La struttura dove vado di solito e’ chiusa, ho provato a chiamare un altro centro privato ma niente: chiuso anche quello. E allora ho sentito una mia parente che ha lo studio a Roma per farmi consigliare. E poi ho deciso di farmi seguire da lei, anche se ogni visita sara’ un viaggio. Ma in questo momento ho bisogno di essere rassicurata". Indossava "guanti, mascherina e camice durante la prima visita, il 14 aprile tornero’ per un nuovo controllo e mi ha detto che cerchera’ di concentrare i vari test sul feto in modo da andare il meno possibile".

Tante le preoccupazioni. "Ogni giorno mi chiedo: staro’ facendo tutto il possibile affinche’ tutto vada bene? Io sto a casa, cerco di mangiare bene e bere tanto, mi lavo spesso le mani e piu’ spesso la casa, mi riposo appena ho un crampetto. Pero’ mi viene voglia di fare le analisi piu’ spesso, perche’ questa situazione fa aumentare l’ansia a chi gia’ ne soffre. E poi il lavoro..". Il lockdown, infatti, per Carlotta e’ arrivato proprio quando gli affari sembravano andar bene. "Ho avviato da poco la mia attivita’ di pasticceria, una microimpresa domestica- racconta- Avevo tutti i weekend di aprile gia’ pieni di prenotazioni: feste di pensione, battesimi, compleanni, eventi, anniversari di matrimonio. Tutto cancellato, nessuno festeggia, le cerimonie sono annullate. Avro’ perso almeno mille euro, senza contare maggio. Mio marito, uno sportivo, e’ fermo anche lui. La nostra vita ora e’ un grande punto interrogativo".

Forse per questo Carlotta ha deciso di dare la bella notizia ad una cerchia ristretta di amici e familiari: "In un altro momento magari avrei messo i manifesti- dice- E invece l’ho detto solo ai miei genitori, agli amici di una vita, a uno zio. Fino al terzo mese non lo diro’ a nessun altro, perche’ se succede qualcosa devo dare spiegazioni a troppe persone. Insomma, in questa situazione non la vivi tranquillamente". Per ora nessuna idea per il nome. "Sono sicura che lo chiameranno il ’figlio della quarantena’ e che un giorno mi chiedera’: ’perche’ mi chiamano cosi’ mamma?’ E io dovro’ dirgli: ’perche’ non abbiamo vissuto la guerra, ma quasi’".

Nell’attesa, Carlotta e il suo compagno ogni sera aggiungono un pezzo al puzzle regalato da una coppia di amici, oggi lontani, al loro matrimonio: ’L’abbraccio’ di Romero Britto. "Mio marito mi ha detto che non vede l’ora di mandare a questi amici la foto del puzzle finito. Il suo abbraccio per loro".  

Tutine di ciniglia, body, pannolini, camicie da notte. "Ho fatto appena in tempo a comprare le cosine per l’ospedale per me e per lui. Dopo qualche giorno hanno chiuso tutto". Lo chiama il "mio bambino arcobaleno" Fabiana il piccolo che porta in grembo. Nascera’ a meta’ giugno, con un cesareo programmato. Un figlio voluto, cercato, per anni. Una gravidanza "doppiamente sudata", perche’, racconta Fabiana all’agenzia Dire, "ho dovuto ricorrere alla fecondazione assistita, dopo quattro aborti, di cui uno terapeutico". E ora, alla trentesima settimana, "e’ arrivata l’epidemia" e so che "dovro’ partorire senza poter avere vicino mio marito. Mi dispiace, per la storia dolorosa che ci portiamo dietro, che tutto si debba concludere cosi’- dice- Ma quello che conta e’ che il piccolo stia bene".

Maestra in un asilo nido in provincia di Roma, soprano lirico per passione, a 45 anni Fabiana ha deciso che diventare madre era un sogno da avverare, al di la’ di ogni ostacolo. "Sono andata a Madrid, in un centro Ivi e grazie alla dottoressa Daniela Galliano sono rimasta incinta il 10 ottobre. Da quel momento in poi e’ stata dura. Ho avuto diverse emorragie durante le prime settimane - racconta la donna - Fortunatamente al ’Grassi’ di Ostia, una vera eccellenza per me, mi hanno rassicurata: l’ecografia era a posto, le beta erano triplicate. Si trattava semplicemente di emorragie da impianto". Che, pero’, nei ricordi di Fabiana tornavano come spie di pericolo.

I primi tre mesi "sono andata avanti con i cerotti di estrogeni sulla pancia. E poi il progesterone fino al quinto mese". Una strada tutta in salita, col timore di poter perdere il bambino, di nuovo. "I primi tempi facevo controlli quasi tutte le settimane perche’ il mio ginecologo conosceva la mia storia- continua la maestra- dalla morfologica, al quinto mese, ho cominciato ad andarci una volta al mese". La routine dei controlli di Fabiana, pero’, non e’ cambiata, anche in emergenza Covid-19. "Continuo a farli una volta al mese, l’ultimo e’ stato il 19 marzo, ci tornero’ il 16 aprile, sempre con guanti e mascherina, e sapro’ qual e’ la data del parto- sottolinea- Finora sono sempre stata visitata in uno studio privato e non ho avuto paura del contagio. In ospedale dovro’ andare a fine aprile per il colloquio con l’anestesista. Quello un po’ mi preoccupa", confessa. Fabiana vive la sua gravidanza in quarantena, settimana per settimana, "cerco di non pensare passando le mie giornate tra libri e tanta musica". La sua aria preferita ’Vissi d’arte’ dalla ’Tosca’ di Puccini, interpretata dalla Callas. "Quando la ascolto o avvicino le cuffie alla pancia il mio bambino arcobaleno, che di solito e’ molto calmo, si muove quasi sempre. Ho paura di avergli trasmesso tante ansie- confessa- quando faccio l’ecografia e lo vedo con la manina appoggiata alla guancia penso: nasce gia’ con i pensieri. Poi pero’ mi dico che abbiamo la fortuna di avere un cuore che batte nel cuore e provo un’emozione unica".

Nel frattempo il lockdown mette in standby le tante piccole gioie che accompagnano l’arrivo di una nuova vita: "La cameretta e’ ancora spoglia e mi dispiace perche’ avevo in programma di fare tanto altro- racconta ancora Fabiana- Ora mi sto dedicando ai confettini, per dare a questo bimbo l’esclusivita’ che merita. Ma il fasciatoio che mi ha regalato un’amica e’ rimasto parcheggiato dai miei e il trio che avevo ordinato in un negozio non so se riusciro’ ad averlo". Fermo anche il corso pre-parto, "che ho provato a sostituire informandomi o chiedendo consigli ad un’amica ostetrica, soprattutto per l’allattamento". Mentre Sara (il nome e’ di fantasia, ndr), impiegata 33enne laureata in ingegneria gestionale, il corso pre-parto lo sta facendo online su YouTube. Il momento in cui dara’ alla luce la sua bambina e’ ormai vicino, "finisco il tempo il 12 aprile- racconta alla Dire- Ma un conto e’ vedere un video, un conto e’ fare un prova con altre donne che sono nella tua condizione. Sono riuscita a seguire solo due lezioni, ma per la respirazione e l’approccio alla fase espulsiva non ho fatto in tempo, perche’ il corso e’ stato annullato per l’emergenza Covid-19". Annullato "anche il controllo di marzo con la mia ginecologa perche’ la struttura dove visita e’ chiusa. Avrei potuto farla nel suo studio, ma alla fine non sono andata perche’ il 24 marzo sono stata in ospedale a Roma, dove mi ha visitata la ginecologa che si occupera’ del mio parto- sottolinea- Aveva mascherina e guanti e mi ha detto che il mio compagno potra’ assistere, ma che tutte le visite successive di parenti e amici sono sospese. Potra’ entrare solo il papa’, un’ora e mezza al giorno".

Il primo e ultimo monitoraggio "lo faro’ direttamente alla 40esima settimana- spiega la donna- magari in una situazione normale ne avrei fatto un altro attorno al 3 aprile". Ma "se possono, evitano di farti andare in ospedale troppe volte, nonostante molti ambulatori non necessari siano fermi". Un approccio che "mi rassicura". Sara non e’ preoccupata per il contagio: "Ho letto che il coronavirus non si trasmette al feto e questo e’ stato rincuorante- confessa- Mi sembra di vivere una situazione surreale, soprattutto per il dopo. Non potra’ venire nemmeno mia madre a darmi una mano".

Nei racconti di Sara e Fabiana, pero’, torna la parola vita, piu’ forte di tutto. "Sara’ il mio bambino arcobaleno perche’ sara’ una rinascita da un momento buio epocale, caratterizzato da tante morti e dolori- conclude emozionata Fabiana- E poi perche’ ha fatto da ponte a tanti miei progressi. Ho sempre creduto in una rinascita. Spero che anche stavolta ci sia".





Coronavirus, Ippolito (Spallanzani): fatti grandi passi avanti

 

Pur se con “posizioni non sempre omogenee” la scienza in questa emergenza coronavirus “si è evoluta con grande rapidità”. Lo ha detto a Mezz’ora in più su Rai3, il direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito. 

Ippolito ha poi spiegato che sul fronte coronavirus la scienza ha fatto grandi passi avanti “anche se non sempre ha assunto posizioni omogenee” e che “per quanto riguarda i farmaci non e’ andata bene, alcuni sono stati fatti passare come risolutivi. E invece l’Italia, tramite una nuova guida all’Aifa, ha rimesso in piedi un nuovo modello per valutare i farmaci avviando una serie di sperimentazioni”. “La conoscenza è aumentata moltissimo in questo periodo – ha osservato – si sono fatti veramente grandi passi avanti, si è arrivati ad avere avanzamenti in termini di patogenesi, di conoscenza, sono stati messi a punto sistemi di monitoraggio, sviluppati test diagnostici. Non è andata così bene con i farmaci, bisogna dire che al momento molte situazioni dette comne risolutive non lo sono, ma ciò è servito, in Italia, grazie a una nuova aria che gira in Aifa con un nuovo direttore, un nuovo modello per valutare i farmaci e per avere un progresso rapido e ottenere valutazioni nell’arco di 48-72 ore”.  “Calano i ricoveri in terapia intensiva e i decessi? Ma questa è gente che si è infettata nelle precedenti due settimane. Adesso dobbiamo mantenere questo trend. I ricoveri in terapia intensiva calano – ha spiegato – perchè man mano che si conosce meglio la malattia si approccia in maniera più corretta, quando necessaria la terapia intensiva è l’unica vera terapia salvavita, e poi perchè si applicano criteri di accesso alle terapie intensive che sono anche più razionali”. “Non dobbiamo pensare che se due giorni scendono i ricoveri in terapia intensiva possiamo dire ‘tutto bene madama la marchesa’ e ricominciamo tutto come prima”, ha chiarito.





Zingaretti: “Nel Lazio al vaglio vaccino influenza obbligatorio”

 

 “Stiamo valutando per il prossimo anno nel Lazio di rendere obbligatorio il vaccino contro l’influenza a tutti gli over 65, a chi lavora nella sanità e in altre categorie di lavoro più esposte e di attività essenziali. Pensiamo a un totale di circa 2,5 milioni di persone”. Così il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, su Facebook che teme che in autunno si possa rischiare “una seconda ondata di coronavirus. Se una parte importante della popolazione sarà vaccinata contro la comune influenza, i medici potranno riconoscere i sintomi del Covid in maniera più tempestiva per fermare la diffusione. E non ci sarà sovrapposizione di malati negli ospedali. Sarà parte del nostro piano per la ripartenza: sanità, sostegno all’economia per il lavoro, welfare e guida ai comportamenti individuali a tutela di tutti”.





A Termini e Tiburtina arrivano i termo-scanner

Arrivano i termoscanner a Termini e Tiburtina. Gli strumenti gia’ utilizzati negli aeroporti per misurare la temperatura alle persone in arrivo al fine di prevenire l’allargarsi dell’epidemia di Coronavirus, domani dovrebbero fare il loro esordio nelle due grandi stazioni della Capitale. Dopo uno stallo prolungato dovuto alla carenza di medici della Asl, tutti impegnati in prima linea negli ospedali, la vicenda si e’ sbloccata grazie alla disponibilita’ dell’Omceo Roma.
“Domani si parte- ha spiegato all’agenzia Dire il presidente dell’Omceo Roma, Antonio Magi- Ancora ieri ci siamo confrontati con la Protezione Civile per organizzare i dettagli sui turni dei nostri medici che si sono resi disponibili. Il nostro personale medico e’ pronto per presidiare la postazione di triage dove la procedura prevede, in caso venisse scoperta una persona con la febbre e potenzialmente a rischio, l’isolamento e il trasporto verso gli ospedali attrezzati”.
“La postazione- ha aggiunto Magi- sara’ organizzata con la presenza di personale medico di genere femminile per superare eventuali difficolta’ in caso si dovesse effettuare un test su donne di diverse fedi e religioni”.





Caso positivo di Covid al centro accoglienza Cas Casilina, la denuncia della Cgil: “Rischio bomba sanitaria”

 

La Fp Cgil torna a segnalare la grave situazione dei centri accoglienza, dopo che al CAS Casilina, il caso sospetto segnalato qualche giorno fa è risultato positivo al test Covid19. “Già il 2 aprile avevamo scritto a Prefettura, Roma Capitale e Asl sui casi a noi segnalati di un positivo al centro ordinario “Usignolo” e un sospetto per un ospite del CAS Casilina, poi risultato positivo al tampone, chiedendo un intervento urgente a livello organizzativo per evitare che il centro diventasse un focolaio non controllato, e in generale, fossero prese misure complessive per la prevenzione della propagazione del virus in tutti i centri del circuito cittadino, per la tutela della salute degli ospiti e dei lavoratori”, scrive la Fp Cgil di Roma e Lazio.  Ieri (domenica ndr) il caso sospetto è stato confermato, e il Sindacato torna a chiedere alle istituzioni, questa volta interessando anche la Regione Lazio, una risposta immediata per le strutture di accoglienza. “Nel CAS non ci sono attualmente le condizioni per il rispetto delle disposizioni di sicurezza date dal Governo e dalle ordinanze locali, sia per il numero di ospiti presenti che per gli spazi in cui sono collocati. In sei in una stanza, bagni e mensa in comune: non è possibile rispettare il distanziamento sociale né l’isolamento”, prosegue la Fp Cgil.  “Prefettura e Roma Capitale non hanno ancora condiviso le scelte prese in merito alla sanificazione delle strutture, all’isolamento dei pazienti e alle strutture alternative messe a disposizione per la quarantena. Sappiamo che 50 migranti è stato previsto il trasferimento a Nettuno, con il coinvolgimento della Asl 6 per i tamponi, ma non sono arrivate indicazioni ufficiali allo stesso Comune. Così come non ci sono notizie chiare sull’aggiornamento dei DVR e la distribuzione di DPI e gel disinfettanti, né sulla sorveglianza sanitaria per tutti gli ospiti e per i 21 lavoratori, per i quali, operando anche in altri centri, dovrebbero essere previste procedure di controllo come la misurazione della temperatura a inizio del servizio. Tutti adempimenti fondamentali e urgenti che chiediamo vengano attivati immediatamente: è essenziale adeguarsi a quanto prevedono DPCM e ordinanze sulle procedure di prevenzione e sicurezza, specie sulle dotazioni di dispositivi adeguati negliambienti di lavoro e sulle misure organizzative necessarie a garantire isolamento e distanziamento sociale. Dotazioni e procedure previste da norme e protocolli, di cui devono essere forniti tutti i centri Cas, ordinari o per il piano freddo, sia quelli in capo alla Prefettura che a Roma Capitale”. “I centri accoglienza, su cui anche prima dell’emergenza le condizioni di vita e lavoro sono delicate, non possono diventare – come già accaduto per le residenze anziani – focolai incontrollati di propagazione del virus. Mantenere o peggio aumentare il numero di ospiti, oltre che contrario a quanto prevedono le attuali norme, va nella direzione contraria alla prevenzione. Altrimenti, oltre al pericolo per la salute di ospiti e lavoratori, si rischia l’innesco di una vera e propria “bomba” sociale, che può rendere ancora più difficile la convivenza nel quartiere, al centro delle tensioni con i cittadini del quartiere già l’anno scorso”, conclude la nota. 





Emergenza Coronavirus: la Consap si stringe nel dolore alla famiglia ed ai colleghi di Giorgio Guastamacchia

 

La Segreteria Generale della Consap esprime le più sentite condoglianze alla famiglia del collega Giorgio Guastamacchia  in servizio all’ispettorato Palazzo Chigi scomparso a causa del coronavirus Covid 19 dopo aver lottato strenuamente contro la malattia.

Mentre piangiamo questo eroico collega stroncato da un nemico invisibile e spietato, ribadiamo la richiesta al Governo e alle forze politiche di qualsiasi schieramento di farsi carico di ogni sforzo per assicurare misure protettive sanitarie per i poliziotti che assieme alle altre forze di polizia e forze armate stanno dimostrando senso del dovere anche in questo momento difficile per tutti.

Da tutti i poliziotti nostri iscritti in Italia – prosegue Cesario Bortone Segretario Generale Nazionale della Consap – ci giungono attestati di vicinanza alla famiglia e ai colleghi di Giorgio, ma anche la preoccupazione perché si faccia tutto il possibile per consentire ai poliziotti di poter contare su dispositivi di protezione individuale.





L’Istat certifica un Paese indietro nella tecnologia: una famiglia su tre non ha tablet o pc in casa

 

Un terzo delle famiglie non ha computer o tablet in casa. Negli anni 2018-2019, il 33,8% delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa, il 47,2% ne ha uno e il 18,6% ne ha due o più. La percentuale di chi non ne possiede sale al 70,6% tra le famiglie di soli anziani (65 anni e più), ma scende al 14,3% tra le famiglie con almeno un minorenne. E’ quanto emerge da un’indagine Istat su “Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi”.

L’impatto del livello di istruzione è molto forte: nelle famiglie mediamente più istruite (in cui almeno un componente è laureato) la quota di quanti non hanno nemmeno un computer o un tablet si riduce al 7,7%.Nel 22,7% delle famiglie sono meno della metà i componenti che hanno a propria disposizione un pc da utilizzare. Solo per il 22,2% delle famiglie è disponibile un computer per ciascun componente.

L’emergenza legata alla diffusione del Covid-19 “ha messo in evidenza la necessità di avere a casa spazi sufficienti per chi ci vive e una strumentazione informatica adeguata per consentire agli studenti la possibilità di seguire le lezioni a distanza, a chi lavora di potere continuare a farlo anche da casa e a chi lo vuole di relazionarsi con gli altri, guardare film, trovare occasioni di svago per il tempo libero”, è il commento dell’Istat.





Martella (Sottosegretario alla Presidenza): "In edicola anche per i certificati anagrafici"

 

Le edicole sono “un presidio fondamentale per la tenuta democratica del nostro Paese, perché, dal momento che vendono la totalità dei prodotti editoriali, garantiscono il pluralismo”. Lo spiega Andrea Martella, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’ Editoria, in un’intervista a “Repubblica” “In tutti i decreti per l’ emergenza è stata ribadita la decisione di mantenere aperte le edicole, perché forniscono un servizio essenziale – sottolinea Martella – E quindi abbiamo anche voluto sostenere lo sforzo di chi rimane aperto, raddoppiando il credito d’ imposta ed estendendolo per la consegna a domicilio dei giornali, al canone di affitto, alle imposte locali e alle spese di connessione. Non abbiamo stanziato altri fondi rispetto alla legge di Bilancio perché erano avanzate risorse dall’ anno precedente, e quindi disponiamo già della copertura”.

Il sottosegretario sottolinea che “abbiamo esteso il credito d’ imposta ai distributori che portano i giornali anche nei comuni più piccoli, fino a 5.000 abitanti. Nell’ ambito del progetto di riforma Editoria 5.0 ci impegneremo anche per far diventare le edicole un hub di servizi delle Asl e dei Comuni.

Andando in edicola si potrà anche avere un certificato dell’ anagrafe o fare una prenotazione medica”.

E poi “ci sono altri due progetti. Stiamo per chiudere un accordo con le Poste per ridurre al minimo per i giornalai le commissioni per i pagamenti digitali. E lavoreremo per costruire le condizioni per la revisione dell’ attuale aggio (la quota del prezzo di copertina che i giornalai trattengono sulla vendita dei prodotti editoriali, ndr ) in direzione più favorevole agli edicolanti e tenendo conto dell’ intera filiera”.

 





Pirozzi: 11 anni fa la notte maledetta. Oggi e per sempre mi sento aquilano"

 

 “Undici anni fa quella maledetta notte che inghiottì L’Aquila”. L’ex sindaco di Amatrice, oggi consigliere regionale del Lazio Sergio Pirozzi (FdI) ricorda su Facebook il terremoto devastante che colpì l’Abruzzo. “Lo scorso anno ho partecipato alla fiaccolata silenziosa per onorare le vittime del terremoto e le vittime di una ricostruzione lenta, che si è presa cura dei muri e per niente delle vite degli aquilani. Noi – scrive – quella maledetta notte non ridevamo come chi era già pronto a speculare sulla tragedia. Noi con gli aquilani ci sentiamo fratelli, accumunati dalla ferocia della terra e dalle bugie degli uomini che avevano giurato che ci avrebbero aiutato a rinascere. Oggi e per sempre mi sento aquilano”. 




In un libro collettivo (gratis) la vita stravolta “Ai tempi del virus”

 

Trentasei firme – giornalisti, ma non solo – per provare a raccontare il Covid-19 oltre le cifre e le proiezioni statistiche. E’ l’obiettivo di “Ai tempi del virus – quando la nostra vita non fu più quella”, il libro collettivo edito della casa editrice All Around, che dal 7 aprile si potrà scaricare gratis da tutte le piattaforme online e dal sito edizioniallaround.it. 

Un libro nato dalla voglia di osservare dalle angolazioni più disparate il virus che ha stravolto le nostre vite, facendo carta straccia di tante facili certezze sulle magnifiche sorti e progressive delle società. 

L’umanità sta vivendo una tragedia planetaria. I sogni, o meglio gli incubi, da settimane son fatti in apparenza della stessa materia: la paura della morte, della malattia, lo spettro delle povertà. Così resterà scritto sui libri di Storia. Oltre alla Storia, però, ci sono le storie, mai uguali l’una all’altra. Questo libro racconta storie. Frammenti di fantasia, pensieri, previsioni, esperienze, desideri, fughe dal reale. 

Di seguito gli autori del libro: Donatella Alfonso, Daniela Amenta, Giovanni Barlocco, Rossana Carturan, Valerio Cataldi, Giampiero Cazzato, Ettore Maria Colombo, Cristiana Crisafi, Pierangelo Dacrema, Sebastian Dado, Gionata Di Cicco, Marco Di Milla, Fernanda Di Monte, Eleonora D’Uffizi, Fabrizia Fedele, Claudia Fusani , Massimo Ghinolfi, Ugo Intini, Renata Mambelli, Maria Cristina Mantovan, Riccardo Marra, Luca Memeo, Gianpietro Olivetto, Vittorio Pavoncello, Maurizio Piccirilli, Enza Plotino, Matteo Ricci, Paola Setti, Fiorenza Taricone, Giancarlo Tartaglia, Paola Tavella, Marco Vallarino, Marina Viola, Lucia Visca, Marcello Zinola, Silvia Zuffrano.

 





Sistema Italia, i numeri catastrofici di Una

Crollo verticale del fatturato per il settore del turismo con l’emergenza coronavirus. La pandemia, secondo le stime della Cna, “ha causato la paralisi dell’intera filiera che genera circa il 12% del Pil italiano. Nel primo semestre del 2020 i ricavi del turismo subiranno una contrazione del 73%. Il giro d’affari atteso è di appena 16 miliardi, rispetto ai 57 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso. Compromessa anche la stagione estiva: tra luglio e settembre mancheranno all’appello circa 25 milioni di stranieri”. 

Il consuntivo del primo trimestre “mostra una flessione del fatturato di 15,6 miliardi” mentre per il secondo trimestre la Cna “prevede una contrazione di oltre 25 miliardi, anche tenendo conto di un allentamento delle misure restrittive”. Il segmento più colpito è la ricettività alberghiera ed extra-alberghiera, con un crollo del giro d’affari di 13 miliardi nella prima metà del 2020, da 17 a 4 miliardi. Per la ristorazione “si stima un fatturato a 3 miliardi, contro i 10 miliardi dello stesso periodo del 2019. In calo di 6,1 miliardi per lo shopping turistico. Molto colpiti anche i trasporti turistici, con una perdita di fatturato stimata a 6,7 miliardi”. 

La diffusione del virus a livello globale e “le relative misure restrittive degli spostamenti si traducono nel mancato arrivo nella penisola di circa 25 milioni di stranieri nel periodo tra febbraio e giugno, pari a 82 milioni di presenze”. La Cna prevede “che tra luglio e settembre altri 25 milioni di turisti stranieri non arriveranno in Italia per 98,5 milioni di presenze in meno. In totale tra febbraio e settembre la perdita di turisti stranieri ammonta a 50,2 milioni e circa 180,8 milioni di presenze”. 

La Cna ha definito “una serie di proposte per superare la fase più critica dell’emergenza e un pacchetto di misure di medio periodo. Per l’immediato, oltre agli interventi per il sostegno al reddito, è auspicabile l’introduzione di un bonus vacanze per le famiglie da usare in Italia e in tutte le attività legate alla filiera del turismo, che si caratterizza per oltre 500mila imprese”. La Cna inoltre “propone di introdurre voucher in sostituzione di pacchetti turistici acquistati e prenotazioni disdettate o sospese, da spendere nell’ambito della filiera turistica”.

 





Castelli (Economia): "Per far ripartire il Paese più tecnologia e ricerca"

 

La tecnologia “ci può aiutare e ci può far decidere, con responsabilità, come far ripartire il paese il prima possibile”. Lo scrive su facebook la viceministra dell’economia Laura Castelli, secondo cui “ricercatori, ingegneri, scienziati, ciascuno nel loro ambito, stanno mettendo a punto nuove tecnologie, nuovi strumenti diagnostici”.

Si sono già avviate “diverse sperimentazioni, soprattutto sui test sierologici, e in questi giorni si stanno insediando le diverse commissioni tecniche per la validazione di questi strumenti. Una sperimentazione, che pare stia dando risultati molto positivi, la sta portando avanti la Regione Lazio, con l’università di Tor Vergata e l’istituto Spallanzani. Strumenti che, se risulteranno effettivamente efficaci, possono portare a velocizzare i tempi della diagnostica”.

“Le battaglie – aggiunge Castelli – si vincono sul territorio, non solo negli ospedali, e quindi su questo dobbiamo continuare a investire e lavorare. Affinchè si possa mettere in campo una seria ed efficace diagnostica ‘a tappeto’ e di prossimità. Per questo dobbiamo investire, sempre di più, energie e risorse in questa direzione”.

 




Fontana (Regione Lombardi) e le mascherine: "Ho seguito la scienza"

 

“Ho preso questa decisione perché tantissimi scienziati ci dicono che è più opportuno e in ogni caso più rispettoso verso gli altri utilizzare qualcosa per coprire il naso e la bocca. Visto che in questo periodo non si passa la vita in giro e si esce di casa solo per fare la spesa o andare in farmacia mi sembra che questa decisione sia stata utile”.

A spiegarlo è stato il presidente della Regione Lombrdia, Attilio Fontana, in un’intervista a “Repubblica”. Fontana ha assicurato che la prima distribuzione sarà gratuita.

Sulle parole del numero uno di Borrelli e Sala, Fontana ha detto che “affermazioni come queste io penso che sarebbe meglio evitarle. Se la Lombardia ha deciso di adottare un provvedimento che è in vigore in gran parte del mondo ci sarà un motivo. Anche il presidente della Toscana, Rossi, che non mi risulta sia un bieco leghista ha preso questa decisione. Forse sarebbe giusto riconoscere che questa scelta ha un minimo di credibilità e fondatezza”.

 





Sileri (Salute): "Strada giusta aumentare i tamponi"

 

Per ridurre la diffusione del coronavirus “l’aumento del numero dei tamponi è la giusta strada da seguire”. Lo ha detto il viceministro della salute Pierpaolo Sileri, secondo cui “i tamponi, o comunque i test diagnostici per individuare i positivi, vanno fatti su tutte le persone esposte o venute a diretto contatto con una persona colpita dal virus”.

“I nostri sanitari – ha spiegato Sileri intervenendo a ‘Petrolio’ su RaiDue – medici, infermieri e volontari, che rappresentano la nostra più importante difesa dal contagio, devono essere protetti, anche perchè garantiscono il buon funzionamento del sistema sanitario e a loro devono essere rivolti screening anamnestici (per verificare che all’inizio e alla fine del turno di lavoro non siano insorti dei sintomi). E nel caso in cui si individui un positivo tra di loro, devono essere sottoposti a screening sanitario i contatti di questi”.





Coronavirus, a un passo dal milione e trecentomila vittime

E’ di quasi un milione e 300mila casi il bilancio della pandemia di coronavirus nel mondo, secondo l’ultimo bilancio della Johns Hopkins University. In particolare, alle 7.06 di questa mattina, le persone contagiate sono in totale 1.275.542, mentre le vittime ammontano a 69.514. Le persone guarite sono invece 262.999. I Paesi più colpiti sono, nell’ordine, Stati Uniti, Spagna, Italia, Germania, Francia, Cina, Iran, Regno Unito, Turchia, Svizzera, Belgio e Olanda.

 





Mattarella scrive al Sindaco de L’Aquila: “L’Italia ha energia, resilienza e unità”

 

“Di fronte agli ostacoli più ardui possiamo avere momenti di difficoltà ma l’Italia dispone di energia, di resilienza e di una volontà di futuro che ha radici antiche e che, nei passaggi più difficili della nostra storia, è sempre stata sostenuta da una convinta unità del popolo italiano. Oggi questo senso di solidarietà e di condivisione rappresenta un patrimonio prezioso a cui attingere per superare l’emergenza di questi giorni”. E’ quanto ha scritto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio inviato al sindaco de L’Aquila in occasione dell’anniversario del terremoto. Il Capo dello Stato ha osservato come l’emergenza per la pandemia da coronavirus si sia sovrapposta alla ricostruzione delle terre colpite dal sisma, ricostruzione che anche oggi resta un impegno “inderogabile”.





Sale ad 87 il tributo di morti tra i medici in prima linea contro il Coronavirus

 

E’ salito a 87 il totale dei medici morti per l’epidemia di coronavirus in Italia. Lo fa sapere la Fnomceo, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che sul proprio sito (listato a lutto) pubblica l’elenco dei sanitari vittime del covid-19.

Gli ultimi 7 casi sono due medici di medicina generale, un medico termale, un internista (ex primario), un cardiologo, un rianimatore e un radiologo (ex primario).

Gli infermieri deceduti (al 4 aprile) sono 25 e 5.500 i contagiati.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istituto superiore di Sanità (5 aprile), sono 12.252 gli operatori sanitari contagiati in Italia.

 





Confagricoltura: “Non c’è più tempo. Urgono strumenti adeguati a risolvere l’emergenza manodopera nelle campagne”

 


“Il tempo sta per scadere. La carenza di manodopera in agricoltura rischia di compromettere i raccolti. Sarebbe un fatto gravissimo in una situazione di emergenza che vede salire ogni giorno il numero delle persone che chiede aiuti alimentari. Abbiamo avanzato le nostre proposte e siamo pronti a discutere con tutti, senza preclusioni. Lo strumento migliore è quello più rapido. In pochi giorni dobbiamo trovare una soluzione e dare una risposta alle pressanti richieste degli agricoltori che non vogliono perdere il risultato del loro lavoro”.
 
Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, torna ad evidenziare l’urgenza di attivare quanto prima gli strumenti normativi necessari per l’impiego di personale nelle campagne: la raccolta delle primizie nei campi in alcune regioni è già iniziata e nelle prossime settimane entra nel vivo con la maturazione di gran parte delle produzioni ortofrutticole e delle lavorazioni per i raccolti d’autunno.
 
Confagricoltura ha già proposto alle ministre delle Politiche agricole e del Lavoro di facilitare il ricorso alla manodopera, dando da un lato la possibilità, solo per questa fase emergenziale, di impiegare persone che hanno perso il lavoro - cassintegrati o fruitori del reddito di cittadinanza - senza far perdere loro tali diritti acquisiti, garantendo condizioni sanitarie ottimali e l’inquadramento nell’ambito del contratto collettivo nazionale; dall’altro di poter utilizzare in campagna le persone che si trovano momentaneamente inoccupate a causa del blocco di molte attività produttive, individuando velocemente un percorso comune, all’interno dello stesso CCNL, volto a dare garanzie a tutti.
 
“Da quando abbiamo avanzato tali proposte – afferma Giansanti – abbiamo ricevuto numerose richieste di persone pronte a lavorare in campagna in questo periodo di necessità. Mai come ora è evidente che occorre semplificare i passaggi burocratici. Occorrono soluzioni immediate per dare seguito a questa disponibilità di domanda e offerta e garantire i raccolti”.
 
“In Italia, primo Paese europeo colpito dall’epidemia Coronavirus, non abbiamo ancora trovato una soluzione a un’emergenza annunciata. Il nostro appello alla politica - conclude Giansanti - è di non perdere altro tempo prezioso e di attivare gli strumenti più adeguati a dare risposte concrete”.

 





Sos lavoro da Cia che chiede strumenti flessibili e regolarizzazione di migranti in agricoltura

 

Una sanatoria per regolarizzare gli immigrati e gli irregolari che lavorano nei campi, una piattaforma per gestire i lavoratori stagionali nel settore agricolo sulla scia di quanto accade in Austria e Francia, strumenti flessibili per assumere in campagna pensionati, giovani, cassaintegrati e cittadini.

Sono queste le richieste di Cia-Agricoltori Italiani al governo per provare a dare risposte immediate alla richiesta di manodopera che arriva dalle aziende agricole in tutta Italia per effetto dell’emergenza Coronavirus.

Secondo le stime di Cia, un provvedimento di regolarizzazione, che in Italia manca dal 2012, oltre a coinvolgere una platea di 150 mila persone e a inserire in una cornice di legalità i lavoratori già presenti nel nostro Paese, potrebbe portare nelle casse dello Stato anche nuove entrate per 1,2 miliardi di euro, tra Irpef e contributi previdenziali.

L’idea di Cia è quella di prevedere, alla stipula del contratto, il pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro e il rilascio del permesso di soggiorno per il lavoratore.

La piattaforma, invece, servirebbe per incrociare domanda e offerta di lavoro in maniera trasparente, mappando i fabbisogni di lavoro agricoli per fronteggiare l’assenza di manodopera e prevenire così anche una possibile emergenza umanitaria che rischia di determinarsi negli insediamenti affollati di immigrati irregolari.

“I campi del Paese si stanno svuotando e, per evitare il rischio del blocco degli approvvigionamenti di cibo fresco a supermercati e negozi di beni alimentari, è necessario intervenire immediatamente -ha ribadito il Presidente di Cia Agricoltori Italiani, Dino Scanavino-. A causa delle restrizioni imposte dalle misure per il contenimento del Coronavirus, infatti, diversi prodotti rischiano di rimanere in campo e nelle serre perché non ci sono abbastanza operatori per la raccolta”.

“Già da qualche settimana registriamo queste richieste dai territori che si fanno, giorno dopo giorno, sempre più pressanti -ha continuato Scanavino-. Servono interventi urgenti, non ci possiamo permettere di buttare cibo e occorre anche consentire la fluidità del lavoro agricolo. Sono necessari gli interventi da subito per continuare a rifornire gli scaffali di prodotti freschi e sani”.

 





Voucher in agricoltura, Cgil-Cisl e Uil dicono immediatamente di no

 

“In un settore dove l’attività ispettiva fa emergere un’incidenza di lavoro illegale vicina al 70 percento, dove sono radicati sottosalario, sfruttamento, caporalato, se qualcuno pensa cinicamente di sfruttare l’emergenza sanitaria per reintrodurre i voucher in agricoltura, rischia di lavorare per le organizzazioni criminali e deve sapere che troverà la nostra durissima opposizione”. È quanto affermano in una nota congiunta i segretari generali della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, e della Flai Cgil Puglia, Antonio Gagliardi. Il sindacato nazionale si è già mosso in tal senso: i segretari generali di Cgil Cisl Uil – Landini, Barbagalllo e Furlan – e delle categorie nazionali – Mininni, Rota e Mantegazza – hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio Conte e alle ministre del Lavoro e dell’Agricoltura, Catalfo e Bellanova, per chiedere di intervenire “al fine di evitare che il governo, nel momento della conversione in legge del decreto Cura Italia o nella predisposizione del prossimo, modifichi in peggio la normativa attuale sui voucher in agricoltura. Scelte diverse ci porterebbero a dover assumere una posizione di forte contrapposizione con l’esecutivo”.

“Le organizzazioni datoriali agricole – commentano Gesmundo e Gagliardi – che chiedono di liberalizzare i voucher in agricoltura, anche con il sostegno di alcune forze politiche non solo di opposizione, lo fanno sulla base di un’esigenza strumentale, cioè quella di poter attirare lavoratori italiani nella prossima stagione delle grandi raccolte, per sostituire la mancanza di lavoratori dell’Est. Parlano anche di studenti e pensionati, o percettori di reddito, facendo finta di non conoscere la normativa”. Infatti le imprese agricole “possono già ricorrere a prestazioni occasionali di lavoro per titolari di pensione o giovani under 25 iscritti a un ciclo di studi. Allo stesso modo la norma vale per disoccupati e anche per percettori di sostegno al reddito, e si applica però solo per chi non ha più di 5 dipendenti. Per imprese di dimensioni maggiori il ritorno ai voucher così come li abbiamo conosciuti sarebbe uno spalancare ancor più le porte al lavoro nero e grigio, alla precarizzazione estrema, un modo per aggirare più facilmente l’applicazione del contratto collettivo anche alla luce dell’inasprimento delle sanzioni derivanti dalla legge 199/2016”.

Anche dalla Flai Cgil della Sicilia viene un netto no all’utilizzo dei voucher in agricoltura. “L’emergenza sanitaria - dice il segretario generale regionale del sindacato Cgil dell’agroindustria, Tonino Russo - non può essere un grimaldello per l’uso di strumenti che mortificano i diritti dei lavoratori mettendo a rischio anche, in questa situazione la loro sicurezza, rendendo il lavoro in agricoltura ancora più precario. Gli strumenti contrattuali per il lavoro stagionale - sottolinea Russo - esistono e sono quelli che vanno utilizzati”. La richiesta dei voucher viene in questi giorni dalle associazioni datoriali di settore, per sopperire anche alla carenza di manodopera straniera. “Si pensi piuttosto fare emergere il lavoro nero o irregolare - sottolinea Russo - a dare dignità all’occupazione del settore e ovviamente a garantire la piena attuazione delle norme anti-contagio”. Il segretario della Flai sottolinea che “ soprattutto in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo il rispetto delle regole e l’affermazione dei diritti sono fondamentali. Per venire a capo della crisi e per superarla - aggiunge - non servono scorciatoie sulla pelle dei lavoratori. Essere uniti significa partire dal rispetto reciproco in questo caso del lavoro e di chi lo compie”. La Flai Sicilia chiede all’assessorato regionale all’agricoltura di proseguire il dialogo e il confronto sul tema del lavoro agricolo di qualità, “cercando le soluzioni adatte ad affrontare questo straordinario e difficile periodo”.





Produttori di auto vicini al collasso, la perdita è di 100 miliardi di dollari

Si profila una perdita di fatturato di 100 miliardi di dollari per i produttori di auto di Europa e Stati Uniti, se gli impianti resteranno alla paralisi fino alla fine di aprile. La stima è della società di ricerche AutoAnalysis e secondo quanto riporta il Financial Times è stata elaborata su richiesta dell’associazione dei produttori britannici, la Smmt. 

Le mancate vendite in Europa dovrebbero raggiungere quota 2,6 milioni di auto, pari a 66 miliardi di euro di fatturato perso. In Nord America, invece, risulteranno non vendute 2 milioni di auto, equivalenti a 52 miliardi di dollari di fatturato, secondo la società di ricerche.





Carta d’Identità Elettronica, immediato l’accesso ai servizi della P.A.

 

Da oggi, tutti i cittadini italiani in possesso della Carta d’Identità Elettronica 3.0 (CIE) potranno accedere direttamente da casa ai servizi digitali della P.a., tra cui quelli previdenziali dell’Inps, o sanitari ed anagrafici di Regioni e Comuni che già permettono l’accesso con la CIE, per citare solo alcuni. Lo rende noto il Poligrafico e Zecca dello Stato in una nota, spiegando che è stata rilasciata oggi insieme al Ministero dell’Interno la nuova modalità di identificazione ai servizi online attraverso la CIE. 





Fondo per l’emergenza Coronavirus, il Papa ci mette 750mila dollari

Il Santo Padre Francesco ha istituito un Fondo di emergenza presso le Pontificie Opere Missionarie per aiutare le persone e le comunità che sono state tragicamente colpite dalla diffusione di Covid19. Il Fondo di emergenza sarà utilizzato per accompagnare le comunità colpite nei paesi di missione attraverso le strutture e le istituzioni della Chiesa.  Papa Francesco ha destinato la somma di 750.000 di dollari Usa come contributo iniziale per il Fondo e ha chiesto alle realtà della Chiesa che possono di contribuire.





Disco verde al Decreto legge sulla scuola, al via 4500 assunzioni. Le regole per gli esami

 

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera, a quanto si apprende, al decreto legge sulla scuola.

Nel caso in cui l’attività didattica in presenza non riprenda entro il 18 maggio - prevede la bozza - o per ragioni sanitarie non possano svolgersi esami in presenza, l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione verrà sostituito con la valutazione finale da parte del consiglio di classe che tiene conto anche di un elaborato del candidato, "come definito dalla stessa ordinanza, con specifiche disposizioni per i candidati privatisti". 

Sempre secondo quanto prevede la bozza, è possibile la conferma, per l’anno scolastico 2020/2021, dei libri di testo adottati per l’attuale anno scolastico.

Fermi restando "i limiti e le restrizioni" sullo svolgimento di tutte le prove stabilite dalle procedure concorsuali, durante lo stato di emergenza, il Ministero dell’istruzione può bandire i concorsi per l’assunzione di personale docente ed educativo per i quali possegga possiede le necessarie autorizzazioni, prevede la bozza. Via libera, intanto, sempre dal Cdm alle assunzioni chieste dal Ministero dell’Istruzione per recuperare parte dei posti liberati nell’estate del 2019 da quota 100. Si attua una norma inserita nel decreto scuola approvato in autunno, voluta dalla ministra Lucia Azzolina. Si tratta di 4.500 posti che andranno ad altrettanti insegnanti, vincitori di concorso o presenti nelle graduatorie ad esaurimento, che non hanno potuto occupare questi posti lo scorso settembre perché non erano stati messi a disposizione.





Grillo: “Con 500 accademici del mondo per chiedere ai governi reddito universale”

 

Di seguito la lettera di oltre 500 accademici e politici, pubblicata su Indipendet e indirizzata ai governi di tutto il mondo e condivisa dal leader e garante del M5S Beppe Grillo.

Noi, un gruppo in crescita di oltre 500 accademici e personaggi pubblici in tutti i continenti, abbiamo firmato la seguente lettera aperta, chiedendo ai nostri governi di emanare un reddito universale di emergenza per salvare le vite umane.

Il virus Covid-19 si diffonde rapidamente in tutto il mondo, minando le fondamenta stesse dell’economia globale. E proprio perché le pandemie non possono essere affrontate con le normali misure di salute pubblica, il collasso economico globale richiede molto di più delle tradizionali politiche di welfare.

In tutto il mondo, i posti di lavoro vengono persi; i lavoratori autonomi sono senza lavoro; i mutui sono inadempienti; e gli affitti non possono più essere pagati. Le società in cui la grande maggioranza della popolazione lavora nel settore informale, saranno colpite in modo particolarmente duro – al di là dei guadagni, non c’è quasi nessuna rete di sicurezza. Il nostro intero sistema economico globalizzato si basa sul movimento continuo, di persone e di merci e in questo momento, si sta arrestando. Senza un drastico intervento del governo, le imprese chiuderanno, la disoccupazione andrà alle stelle e l’economia entrerà in una forte recessione e forse anche in una seconda Grande Depressione.

È tempo che i governi mettano in atto un reddito base universale d’emergenza, assicurando che tutti nella loro giurisdizione abbiano abbastanza soldi per comprare il cibo e prodotti di cui hanno bisogno per sopravvivere.

Da solo, il reddito di base non sarà sufficiente – i migranti e i detenuti, per esempio, avranno bisogno di un sostegno specifico per la loro situazione, ed evidentemente cibo e assistenza sanitaria devono essere forniti a tutti. Ma un reddito di base incondizionato dovrebbe giocare un ruolo centrale nella risposta di emergenza a questa crisi. Senza di esso, si perderanno delle vite”.





Il Commissario Ue Gentiloni: “Serve un Fondo Europeo per la rinascita”

 

“Il piano tedesco di ulteriori emissioni per 356 miliardi di euro votato dal Bundestag (che si aggiunge al primo piano di 600 miliardi di euro che includeva 400 miliardi di garanzie) rappresenta il 10% del suo Pil. Se dovessimo assumere per ipotesi questa percentuale del 10% per l’Unione europea, le necessità di finanziamento complementari potrebbero situarsi in una dotazione da 1.500 a 1.600 miliardi di euro da iniettare direttamente nell’economia”. Lo scrivono Paolo Gentiloni e Thierry Breton, commissari europei all’Economia e al Mercato interno, in un intervento sul Corriere della Sera. “Oltre che con gli strumenti e i mezzi messi a disposizione dalla Bce, si può arrivare a un tale importo soltanto individuando ulteriori strumenti atti a garantire che ciascuno Stato membro possa accedere al credito in modo pari ed equo per finanziare i rispettivi piani – aggiungono -. Questo principio è certamente indispensabile per assicurare un «level playing field» tra gli Stati membri dell’Unione; ma anche tra l’Europa nel suo insieme e gli Stati Uniti, il cui piano è già messo in funzione. E come per gli Stati Uniti, il momento di agire per l’Europa è adesso, e non tra sei mesi”. Secondo Gentiloni e Breton “il sostegno aggiuntivo può essere offerto attraverso strumenti non convenzionali, già esistenti oppure no, che permetterebbero di andare più lontano. Ad esempio tramite il ricorso alle capacità d’intervento del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) – ma in maniera innovativa e rivedendo i suoi criteri di condizionalità che devono essere alleggeriti e ricentrati sulla risposta alla crisi. O ancora guardando alla Banca europea di investimenti (Bei). Tutto questo potrebbe andare in aggiunta al meccanismo da cento miliardi di euro proposto dalla Commissione per sostenere i lavoratori e mantenere il loro reddito (Sure). Tuttavia – aggiungono -, a fronte delle dimensioni della sfida, un quarto pilastro per i finanziamenti europei si renderà necessario. Come la Bce nella sfera monetaria e finanziaria, gli Stati membri devono dare prova, adesso e insieme, del necessario spirito di decisione e di innovazione. Questo potrebbe avvenire, ad esempio, nella forma di un Fondo europeo espressamente concepito per emettere obbligazioni a lungo termine. Sarebbe d’altronde assolutamente possibile, perché no, destinare a un tale strumento di finanziamento non convenzionale delle risorse di bilancio e dotarlo di una governance che consenta di evitare qualsiasi moral hazard, in particolare per quanto riguarda l’obiettivo dei finanziamenti che potrebbero essere strettamente circoscritti agli investimenti comuni di rilancio industriale legati alla crisi attuale”.





Coronavirus, resta il picco. In 24 ore i morti sono 636, i guariti sono 1.022 e i nuovi contagi 1.941

Sono più di 16500 i morti in Italia nella pandemia del Coronavirus. Secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile, nelle ultime 24 ore ci sono state altre 636 vittime (111 in più rispetto ai 525 di ieri, il numero più basso dal 19 marzo), per un totale di 16523 decessi dall’inizio dell’emergenza. I guariti sono 22837 (+1022). I casi attualmente positivi sono 93187 (+1941). Le persone in isolamento domiciliare sono 60313. I pazienti ricoverati sono 28976, appena 27 in più rispetto a ieri.





Boris Johnson in terapia intensiva

Il premier britannico Boris Johnson è stato trasferito improvvisamente questa sera in terapia intensiva al St Thomas hospital dopo che le sue condizioni sono peggiorate in seguito al ricovero per il coronavirus. Lo riferisce Downing Street precisando che il ministro degli Esteri Dominic Raab gli subentra per esercitare la supplenza. "Fin da domenica sera - si legge in una nota diffusa stasera da Downing Street - il primo ministro è stato preso in cura dai medici del St Thomas Hospital, a Londra, dopo essere stato ricoverato per sintomi persistenti di coronavirus. Nel corso del pomeriggio le condizioni del Primo Ministro sono peggiorate e, su raccomandazione del suo team medico, è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale". "Il Primo Ministro - riferisce ancora Downing Street - ha chiesto al ministro degli Esteri, Dominic Raab, che è Primo Segretario di Stato, di sostituirlo per quanto necessario. Il Primo ministro sta ricevendo cure eccellenti e ringrazia tutto lo staff dell’Nhs (il servizio sanitario nazionale britannico) per il suo lavoro e la sua dedizione".

 





Crisi economica da Coronavirus, il Governo ci mette 400 miliardi per la liquidità immediata alle imprese

“Con il decreto approvato diamo liquidità immediata per 400 mld alle nostre imprese, che siano piccole medie e grandi: 200 mld per il mercato interno e altri 200 per l’export. E’ una potenza di fuoco, non ricordo un intervento così poderoso nella storia della nostra Repubblica per il finanziamento alle imprese, una cifra enorme”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Sace “è e rimarrà nel perimetro della Cassa depositi e prestiti”, ha aggiunto il premier.

“Lo Stato offrirà una garanzia perché i prestiti avvengano in modo celere, spedito. Potenzieremo il fondo centrale di garanzia per le Pmi e aggiungiamo il finanziamento dello Stato attraverso Sace, che resta nel perimetro di Cassa depositi e prestiti, per le piccole e medie e grandi aziende”.

Anche secondo il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, con il decreto di oggi e con il Cura Italia il governo ha varato “un intervento senza precedenti” che mobilita “750 miliardi di risorse garantite dallo Stato”.