Gestore di casa vacanze finisce nei guai

 

Gli agenti del XIII Gruppo della Polizia Locale di Roma Capitale hanno scoperto una casa vacanze in piena attività nel quartiere Aurelio, sanzionando il titolare e l’ospite presente. Proseguono gli accertamenti anche presso i capolinea dei mezzi pubblici: ieri due persone, fermate nell’area di stazionamento dei bus a Circonvallazione Cornelia, sono state sanzionate perchè prive di valida motivazione che giustificasse lo spostamento: una proveniva da una zona opposta della città e l’altra da un comune limitrofo. Sono circa 17mila i controlli effettuati ieri dalla Polizia Locale di Roma Capitale per verificare il rispetto delle regole sul contenimento del contagio, di cui oltre 13mila relativi agli spostamenti e più di 4mila hanno riguardato attività commerciali, giardini e parchi pubblici: 62 le violazioni rilevate.





Baldassarre (Lega): "A Rocca di Papa troppi ritardi"

 

 “Dei 121 casi Covid-19 registrati oggi nel Lazio, la metà sono ascrivibili al cluster di Rocca di Papa. La Regione ha aspettato che i contagiati salissero a tal punto da dover dichiarare ieri un’altra zona rossa, una situazione che si poteva davvero evitare qualora si fosse intervenuti tempestivamente”. Così in una nota l’eurodeputata Simona Baldassarre, membro della Commissione Sanità. “Perché alle prime avvisaglie – prosegue – non sono stati bloccati gli accessi ai parenti dei contagiati? Perché la ASL RM 6 non ha comunicato in tempo reale l’evolversi della situazione? La struttura era dotata di tutti i dispositivi di protezione del caso? Il personale sanitario ha fatto i tamponi? A queste e a molte altre domande dovrà rispondere il super Assessore D’Amato, ormai talmente abituato a fare le veci dell’assenteista Zingaretti – conclude Baldassarre – che ha ormai quasi perso il controllo della situazione”.





C’è l’accordo tra Regione Lazio e Abi sull’accesso agli ammortizzatori sociali

 

 

Il Comitato esecutivo dell’Abi ha approvato l’accordo quadro tra la Commissione regionale Abi Lazio, la Regione Lazio e le parti sociali sui criteri di accesso agli ammortizzatori sociali in deroga a favore delle aziende e dei lavoratori non coperti dalla Cassa integrazione guadagni. 

Questa tipologia di ammortizzatori sono stati finanziati dalle risorse definite nell’art. 22 del decreto legge n.18 del 17 marzo, per un importo pari a massimo di 3.293,2 milioni di euro per l’anno 2020, ripartito tra le Regioni e Province autonome con specifici decreti. Nello specifico, l’accordo in questione riguarda anche uno specifico monitoraggio delle domande presentate per consentire una pronta verifica circa la disponibilità delle risorse stanziate, presupposto per l’approvazione delle domande. 

A seguito dell’accordo, Abi Lazio sta collaborando con la Regione per una pronta ed efficace gestione delle domande di anticipazione della cassa integrazione, anche in deroga, sulla base di quanto condiviso nella Convenzione nazionale in tema di anticipazione sociale in favore dei lavoratori destinatari dei trattamenti di integrazione al reddito di cui agli articoli da 19 a 22 del decreto legge 23/2020 sottoscritta dall’Abi il 30 marzo presso il Ministero del Lavoro.




Consigli Pd alla Raggi: "Scongiuri lo sciopero del lavoratori Ama"

 

“Da settimane denunciamo la scarsa attenzione in Ama per la tutela dei lavoratori. I sindacati da tempo chiedono il rispetto dei requisiti di sicurezza per i dipendenti e procedure di lavoro adeguate all’emergenza sanitaria. Oggi in commissione ambiente abbiamo assistito ad un lungo soliloquio del’A.U. della società capitolina Stefano Zaghis che ha elencato una serie di misure a protezione dei lavoratori prese dall’azienda a partire dal 31 gennaio u.s.. Forse gli deve essere sfuggito che da oltre un mese i sindacati rimproverano all’azienda l’inadeguatezza delle misure prese a tutela dei lavoratori. Come gli è anche sfuggito che da un paio di settimane è stato proclamato lo stato di agitazione. Infine, non si è accorto che il tavolo di confronto non è mai decollato per l’insoddisfazione più volte rappresentata in quella sede dai rappresentati dei lavoratori. Zaghis ancora una volta sembra non avere il polso della situazione”. Così in una nota il gruppo capitolino del PD. 

“Come può l’A.U. rappresentare in commissione Ambiente – si chiede il Pd – senza contraddittorio, un clima soddisfacente in azienda mentre i sindacati proclamano al tempo stesso, per lunedì 20 aprile, lo sciopero degli operatori di Ama per un’intera giornata? Forse i lavoratori della società capitolina, colpiti anche dal lutto per il decesso di un collega di lavoro, non si sono ancora accorti di tutto il lavoro approntato dai vertici della società capitolina?” “Quanto sta accadendo è gravissimo, la società capitolina e il Campidoglio hanno il dovere morale di scongiurare uno sciopero che giunge in un momento in cui la città è già provata dall’emergenza sanitaria – aggiunge il Pd capitolino -. Le accuse delle OO.SS. all’azienda sono sconcertanti e dicono chiaramente che da parte dei vertici di Ama non sono stati rispettati accordi sottoscritti in più occasioni. Sono accuse gravi cui si aggiungono quelle relative a: ‘inadeguate misure a garanzia del distanziamento, scarsità delle sanificazione effettuate, inadeguata distribuzione di detergenti, consegna di una sola mascherina monouso a settimana e da utilizzare per 6 interi turni di lavoro. Nell’esprimere solidarietà ai dipendenti di Ama che denunciano la precarietà delle condizioni di lavoro in corso di emergenza, chiediamo alla sindaca Raggi di non perdere ulteriore tempo e di intervenire per scongiurare uno sciopero di cui i romani non sentono davvero la necessità”, continua la nota.





Cgil, Cisl e Uil, ecco perché scioperano i lavoratori dell’Ama a Roma

 

“Sarà ancora lunga l’emergenza. Non possiamo permetterci questa inefficienza. Dopo decine di riunioni e un accordo non rispettato, dopo più di un mese di risposte evasive di Ama sulla salute e sicurezza di migliaia di dipendenti che hanno a che fare con la spazzatura in un periodo di pandemia, proclamiamo lo sciopero dei lavoratori per il prossimo lunedì 20 aprile, per “gravi eventi lesivi della sicurezza e incolumità dei lavoratori”. Tutti i passi avanti sono stati conquistati da lavoratori e sindacati. Ma è intollerabile essere presi in giro sulla vita delle persone, che continuano a operare in condizioni inadeguate di sicurezza, mentre l’amministratore unico dell’azienda, Stefano Zaghis, dichiara trionfalmente tutto il contrario”. E’quanto dichiarano, in una nota congiunta, i Segretari Generali di Fp-Cgil, Fit-Cisl e Fiadel di Roma e Lazio, Gian Carlo Cenciarelli, Marino Masucci e Massimo Cicco, a seguito della proclamazione dello sciopero fatta congiuntamente dalla Rsu aziendali e dalla sigle sindacali, aggiungendo che “l’astensione riguarderà tutti i turni di lavoro con inizio nell’arco della giornata del 20 aprile e conseguentemente, saranno garantiti soltanto i minimi di servizio. Dopo la morte di un dipendente di Ama, e con un altro lavoratore in gravi condizioni, a tutt’oggi mancano misure efficaci per salvaguardare la salute dei lavoratori e non sono stati rispettati i punti dell’accordo siglato lo scorso 3 aprile; a tutt’oggi resta la chiusura delle docce per i lavoratori, effettuata in modo unilaterale dall’azienda e senza alcun parere medico-scientifico; ai lavoratori, che corrono particolari rischi biologici, viene data una sola mascherina monouso FFp2 e FFp3, e in seconda battuta KN95 a settimana, da utilizzare per sei interi turni di lavoro. Non sono temi su cui si può scherzare”. “E’ vergognoso – concludono – che la salute pubblica, e quella di oltre 7mila famiglie, sia messa quotidianamente a repentaglio, tutto ciò nel silenzio assordante delle istituzioni”.

 





Orti privati e balneari, plauso alla Regione di Forza Italia

 

“Arrivano buone notizie per titolari degli stabilimenti balneari e coltivatori di orti privati”. Così in una nota Giuseppe Simeone, capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale del Lazio e presidente della commissione Sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare. “Dopo le rassicurazioni date nel corso della odierna commissione dei capigruppo consiliari dal presidente Leodori, la Regione Lazio ha emanato due ordinanze: una consente esclusivamente al personale impegnato in attività di manutenzione, vigilanza, pulizia e sanificazione di accedere alle concessioni con finalità turistico ricreative su demanio marittimo e lacuale; l’altra autorizza gli spostamenti, all’interno del proprio comune o verso comune limitrofo, per lo svolgimento in forma amatoriale di attività agricole e la conduzione di allevamenti di animali da cortile, sempre esclusivamente – spiega – nel rispetto di quanto previsto dai Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e di tutte le norme di sicurezza relative al contenimento del contagio da Covid-19. Si tratta di due provvedimenti che auspicavo fortemente. Come è noto, proprio attorno alla metà del mese di aprile inizia normalmente la pulizia delle spiagge nonchè la manutenzione delle strutture balneari. Per questa ragione, in attesa dell’apertura al pubblico, occorre sin da ora permettere ai gestori di completare i lavori in vista di una stagione balneare resa ancor più difficile dalle criticità legate all’emergenza sanitaria in corso. Allo stesso modo ritengo giusto venire incontro a tante persone costrette a rimanere a casa nonostante i lavori da effettuare nei propri orti privati, purché vengano svolti con modalità tali da evitare assembramenti di persone, nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale. Non posso quindi non apprezzare il fatto che il presidente Leodori abbia mantenuto l’impegno della Regione su entrambi i fronti” conclude Simeone.





Raggi: "Sloccati oltre 12mila buoni spesa"

“Abbiamo potenziato la distribuzione dei ‘buoni spesa’ cartacei a Roma. Nei prossimi giorni più vigili si occuperanno di consegnarli direttamente a casa delle famiglie in difficoltà. Ad oggi sono stati sbloccati 13mila ticket”. Lo annuncia su Twitter la sindaca di Roma Virginia Raggi.




L’Assemblea Capitolina approva all’unanimità la ’Cabina di regia e il numero anti-usura’

 

 

L’Assemblea capitolina, nella seduta odierna online, ha approvato con voto unanime di tutti i gruppi la mozione 92/2020 a prima firma dei consiglieri M5S De Vito, Seccia e Pacetti che chiede alla Giunta Raggi uno sforzo specifico per proteggere le attività produttive della capitale e i suoi cittadini dall’usura. La mozione contiene, infatti, un impegno, “per la Sindaca e la Giunta, a voler valutare l’istituzione di una Cabina di regia capace di interagire con le realtà commerciali, le piccole imprese, le associazioni di categoria del territorio e la Camera di Commercio di Roma al fine di prevenire l’usura e il sovraindebitamento; e anche di istituire un numero verde antiusura di Roma Capitale e una rete di protezione per le categorie commerciali interessate”. “Il giornale tedesco Die Welt nei giorni scorsi ha sostenuto che i soldi che dovrebbero arrivare dall’Europa per le imprese italiane sarebbero destinati alla mafia – ha attaccato il presidente dell’Assemblea e primo firmatario della mozione De Vito -. Sono parole sbagliate e offensive. Tanto più le istituzioni saranno vicine alle imprese e ai cittadini, tanto meno ci saranno rischi di infiltrazioni mafiose”. In questi giorni, ha ricordato De Vito “gli appelli sono stati molteplici, dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, ai prefetti, ai magistrati, alle associazioni di categoria, che già registrano preoccupanti scricchiolii”. Nel XIII Municipio, ha ricordato De Vito ha riaperto di recente uno sportello antiusura: “È un tema che nei prossimi mesi si proporrà e su cui è necessario intervenire da subito”, ha concluso. 

 





L’Assemblea di Roma Capitale apre a più spazi ai tavolini ed ai dehors dei ristoranti

 

L’Assemblea capitolina, nella seduta odierna online, ha approvato con 29 voti favorevoli, 7 astenuti e 1 contrario la mozione 96/2020 a firma dei consiglieri M5S Pacetti e Coia, contenente l’impegno, per la sindaca Raggi e la sua Giunta, “ad attivarsi per il pronto riesame dei Piani di Massima Occupabilità ed il ripristino delle occupazioni di suolo pubblico che non erano in contrasto con il pubblico interesse”. “Il regolamento approvato a dicembre – ha spiegato il presidente della commissione Commercio Coia nel suo intervento in video conferenza – nella direzione di garantire il diritto di impresa. Anche quando le attività riprenderanno dovremo mantenere le distanze di sicurezza e questo ci impone una immediata azione sull’uso del suolo pubblico e quindi la revisione dei piani di massima occupabilità. Misure straordinarie per affrontare il post emergenza”. La mozione prevede, inoltre, “idonee protezioni da integrare con gli arredi previsti dalla normativa; a supportare la commissione capitolina IX Commercio nella modifica dei regolamenti di competenza e dare impulso al settore attraverso una task torce dedicata; ad attivarsi per il pronto esame e valutazione dei progetti di riqualificazione che includano anche la rivisitazione delle occupazioni di suolo pubblico, al fine di facilitare la ripresa del settore”. Il consigliere del Pd Orlando Corsetti ha votato contro la mozione, in difformità col gruppo del Pd che si è astenuto: “Fa sorridere che si voti una mozione visto che c’è già una Delibera che dà alla Giunta e a un Ufficio di scopo il compito di rivedere i piani. Il M5S lo faccia funzionare”, ha concluso.





Attacco hacker al sito dell’Inps, aperta inchiesta dalla Procura di Roma

E’ attiva da un paio di settimane l’inchiesta della Procura di Roma in merito a presunti attacchi hacker al sito internet dell’Inps. Gli inquirenti, coordinati dall’aggiunto Antonello Racanelli, hanno delegato ad accertamenti gli esperti del Cnaipic-Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche. Allo stato le ipotesi di reato rubricate dai magistrati sono quelle di accesso abusivo e danneggiamento di sistema informatico. Così come oggi riferito alla Camera dal ministro del lavoro Nunzia Catalfo si è proceduto al blocco degli indirizzi IP provenienti da alcuni Paesi ma – si aggiunge – è impossibile declinare al momento e senza ulteriori verifiche se i ‘pirati’ abbiano agito solo dall’estero o se volutamente sono solo passati dall’estero. L’inchiesta nel suo complesso – si ripete – punta anche ad accertare se vi sia un un nesso tra gli ‘attacchi’ e i malfunzionamenti registrati sulla piattaforma per la presentazione delle domande per ottenere il bonus da 600 euro legato all’emergenza Covid-19, con il reindirizzamento alle pagine di altri utenti.





L’Ordine dei medici di Roma al lavoro per la Fase Due

 

“Stiamo già lavorando per la fase 2 perché non vogliamo farci trovare impreparati come è successo nella fase 1. Avremo ambulatori mobili e test sierologici per strada per limitare il contagio. Le mascherine chirurgiche ci permetteranno di vivere muovendoci”. Antonio Magi, Presidente dell’Ordine dei medici di Roma, è intervenuto nel corso del programma Genetica Oggi su Radio Cusano Campus, riguardo la fase 2 dell’emergenza covid-19. 

“Riguardo i nuovi infetti siamo in una fase di stabilizzazione. A Roma e nel Lazio – ha spiegato – i dati sono molto positivi con dei numeri molto bassi. Abbiamo avuto dei piccoli focolai ma siamo intervenuti con le nostre unità mobili in accordo con l’Ospedale Spallanzani di Roma e siamo andati subito a fare tamponi in queste aree. I due maggiori focolai sono stati a Nerola in provincia di Roma e in un vecchio stabile a Roma. Li abbiamo tenuti sotto controllo e questo ci ha permesso di bloccare ogni focolaio. Se riusciamo a mantenere questi numeri dovremmo farcela il prima possibile”.





Verso l’autorizzazione di 60-70mila buoni pasto

 

 “La stima è che a chiusura delle verifiche saranno accolte tra le 70 e le 80mila domande di Buoni pasto. Dato non paragonabile con nessun altro Comune italiano”. Lo ha detto l’assessora al Sociale capitolino Veronica Mammì intervenendo nella Commissione capitolina Trasparenza dedicata ai Buoni pasto. Al momento, ha spiegato Mammì “siamo intorno ai 4 milioni di spesa. Con i fondi della Protezione civile e regionali dovremmo coprire tutte le domande per una spesa di circa 22 milioni di euro”. 

“Sono in contatto con gli altri assessori al Sociale: e Palermo accetterà circa 20mila domande, Torino 20mila, Napoli, che ci assomiglia di più, ha 20mila domande. Roma non è paragonabile, come vedete, e siamo stati tra i primi a partire con l’erogazione dei buoni – ha sottolineato Mammì -. Non c’è nessun ritardo, siamo in linea con una procedura che sta funzionando e grazie al contributo di tutti: dipartimento e Municipi”.





L’Ospedale di Genzano sarà riattivato come Covid H

“Il direttore generale della Asl Roma 6 ha appena comunicato che è intenzione dell’azienda sanitaria riconvertire l’ex ospedale di Genzano in una struttura pubblica residenziale sanitaria assistita (Rsa) per anziani Covid positivi”. Lo dichiarano in una nota congiunta il vice presidente della Regione Lazio, Daniele Leodori e l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato. “Questa scelta, sostenuta anche dai sindaci di Albano, Ariccia, Castelgandolfo, Lanuvio e Nemi, è condivisa dalla Regione ed è importante in questa fase per tutelare gli anziani fragili che non necessitano di cure ospedaliere, ma di percorsi separati e personale esclusivamente dedicato e formato. Una struttura pubblica di questo genere è fortemente significativa sia per l’utilizzo di un patrimonio edilizio pubblico, sia per affrontare l’emergenza Coronavirus e la tutela dei più anziani. Il Sistema sanitario regionale in questa emergenza ha sempre lavorato sulla differenziazione dei percorsi e la garanzia della presa in carico. Il personale sarà debitamente formato e ci sarà una ‘full immersion’ anche con gli operatori dello Spallanzani per i metodi di vestizione e svestizione e l’utilizzo dei dispositivi di prevenzione. La struttura potrà contenere fino a 40 posti letto”.

 





Sequestrati dalla Guardia di Finanza di Milano oltre 110mila prodotti avviati alla vendita illegalmente

 

 

Nel corso dei servizi di controllo sull’osservanza delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica e della corretta applicazione della normativa in materia di prezzi, i Finanzieri del Comando Provinciale di Milano hanno individuato e sequestrato, all’interno di un magazzino, oltre 110.000 prodotti di vario genere illegalmente detenuti.

In particolare, le Fiamme Gialle del 1° Nucleo Operativo Metropolitano, da giorni impegnati nel controllo delle reti distributive dei prodotti connessi all’emergenza Coronavirus, hanno controllato un magazzino di una ditta di servizi logistici, riconducibile ad un soggetto di nazionalità cinese, al cui interno è stata rinvenuta merce di vario genere, in violazione di norme penali e amministrative.

Nello specifico, sono state sottoposte a sequestro amministrativo n. 17.350 mascherine chirurgiche e n. 1.210 mascherine filtranti (di tipo FFP2), contenuti all’interno di pacchetti riportanti unicamente scritte in cinese e privi del marchio CE, per i quali non risultava essere stata presentata alcuna autocertificazione e comunicazione all’Istituto Superiore di Sanità ovvero all’INAIL per richiedere la deroga prevista dall’art. 15 del D.L. 18/2020.

Si è proceduto inoltre al sequestro di 192 confezioni di prodotti igienizzanti, in quanto riportanti sull’etichetta indicazioni che richiamano la definizione di “biocida” sebbene in assenza delle previste certificazioni ministeriali e pertanto idonei a trarre in inganno l’acquirente sulla qualità degli stessi.

Oltre ai suddetti prodotti i Finanzieri hanno scoperto nel magazzino anche altra merce detenuta illecitamente. Sono stati sequestrati, infatti, circa 90.000 articoli di vario genere, tra cui 60.000 guanti in lattice, di cui il responsabile non è stato in grado di dimostrare la provenienza lecita e 100 capi di vestiario ed accessori recanti noti marchi di moda contraffatti.

Per tali condotte, il responsabile è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Milano per i reati di frode in commercio, ricettazione e vendita di prodotti contraffatti.





Coronavirus, serve un Ssn più stabile. Confronto tra Aiic-Siaarti-Sifo-Fare-Confindustria

 

Impoverimento globale del Ssn, mancanza di ’filiere decisionali corte e organizzate’, incapacita’ di gestire l’emergenza sul territorio, insufficiente raccordo ’centro-periferia’, assenza di produzioni nazionali strategiche, bandi centralizzati che hanno bloccato altre possibili soluzioni di approvvigionamento di apparecchiature e dispositivi: queste le macro-criticita’ emerse nel piu’ importante dialogo inter-professionale realizzato in periodo di pandemia Covid-19. I temi sono emersi trasversalmente all’interno del Digital Meeting ’L’emergenza Covid-19 sotto la lente degli operatori sanitari: confronto tra anestesisti, rianimatori, ingegneri clinici, farmacisti ospedalieri e provveditori’.

Si e’ trattato di un meeting promosso da Aiic nelle figure di

Lorenzo Leogrande (presidente dell’Associazione) e Umberto Nocco (vicepresidente) che ha coinvolto Flavia Petrini (presidente Siaarti), Simona Serao Creazzola (presidente Sifo), Salvatore Turrisi (presidente Fare), con la partecipazione di Fernana Gellona (direttore generale Confindustria dispositivi medici). Al centro del dialogo - a cui hanno preso parte oltre 250 presenti digitali - le criticita’, le best practice e le "lezioni da imparare" dall’emergenza coronavirus per costruire un futuro del Ssn piu’ stabile ed equilibrato.

"Abbiamo voluto proporre questo momento di confronto- ha detto nella sua introduzione Lorenzo Leogrande- perche’ le professioni qui rappresentate sono quelle che maggiormente sono state coinvolte, pur se in ambiti diversi, nell’attuale emergenza, dando prova di una fortissima collaborazione multidisciplinare.

Professioni che hanno fatto il possibile per rispondere ad un

insieme di bisogni di salute mai visto in precedenza". Bisogni

che si sono abbattuti sul SSN ponendo richieste che hanno

costretto tutti a fare i conti con problematiche impreviste e

incombenti.

 

CRITICITA’, COORDINAMENTO, GARE CENTRALIZZATE La maggior criticita’ vissuta dagli anestesisti, come sottolineato da Flavia Petrini (Siaarti), "e’ stata sicuramente l’urgenza di provvedere all’allestimento veloce di un numero sempre maggiore di aree di terapia intensiva, assicurando le risorse umane adeguate per gestirle al meglio. L’incremento enorme dei posti letto e la presenza di personale competente - sia anestesisti che infermieri - ha dovuto fare i conti con le difficolta’ a reperire dispositivi e farmaci, soprattutto sedativi e miorilassanti.

Nonostante queste problematiche abbiamo registrato pero’ un

indice di sopravvivenza nelle terapie intensive del 65%, dato

direi eccezionale: significa che abbiamo fatto l’impossibile,

raggranellando ovunque ogni farmaco e ogni dispositivo

disponibile".

"Abbiamo tutti cercato di dare il massimo, ma ci siamo mossi

in un contesto frammentato- ha proseguito Leogrande (Aiic)- C’e’ stata cioe’ una grande collaborazione tra i diversi professionisti, e nei vari centri di governo regionale e territoriale la nostra presenza e’ stata quotidiana, mettendo velocemente a punto le criticita’ e le esigenze. Dal punto di vista della ’regia centrale’ invece la nostra figura e’ stata poco coinvolta: abbiamo percepito una mancata sensibilita’ su tematiche per noi molto delicate: dalla banale esplicitazione dei requisiti delle diverse apparecchiature a problemi piu’ tangibili come la necessita’ o la possibilita’ di utilizzare in emergenza apparecchiature che non avevano la marchiatura CE: tanti colleghi si sono trovati soli nei confronti della mancanza di un quadro chiaro di deroga che ci consentisse di mettere in funzione queste apparecchiature. Un aspetto per noi particolarmente critico che voglio sottolineare riguarda poi un atteggiamento rigido da noi avuto su tematiche regolatorie che ogni tanto sono state confuse con eccesso di burocrazia. Ci sono passi e procedure apparentemente rigidi che hanno un unico obiettivo: salvaguardare la sicurezza dei pazienti e degli operatori".

Da ultimo il presidente Aiic ha sottolineato - riferendosi

all’ormai famosa Gara Consip - che "proprio nella pandemia le

scelte di acquisto centralizzate da un lato sono state sacrosante, dall’altro pero’ hanno manifestato una debolezza congenita: le catene di comando in situazioni emergenziali dovrebbero infatti essere accorciate e non allungate". Considerazione condivisa anche da Salvo Torrisi (Fare) che ha confermato che "la gara Consip ha avuto l’effetto di bloccare tutte le altre gare regionali o aziendali. Tutti siamo rimasti in attesa dei prodotti aggiudicati alla Gara con un risultato di rallentamento di idee o soluzioni che potevano essere trovate su scala locale".

"Allo stesso modo, ha proseguito Torrisi, il Codice degli appalti "si e’ mostrato inadeguato, visto che un’emergenza ha bisogno di soluzioni smart e non di tempi lunghi e bloccati, costringendo comunque chi si occupa di approvvigionamenti ad agire per deroghe".

 

IL TERRITORIO E LE PROFESSIONI - Le criticita’ maggiori

registrate da Sifo e condivise nel webinar sono l’abbandono del territorio e il progressivo impoverimento del Ssn. "In quest’emergenza abbiamo soprattutto registrato il sovraccarico della realta’ ospedaliera- ha detto Simona Serao Creazzola (Sifo)- L’emergenza pandemica non e’ stata presa in carico sufficientemente sul territorio: stiamo pagando scelte passate che ci hanno penalizzato. Senza una presa in carico territoriale forte penso che non potremo mai dare una risposta adeguata, perche’ il decongestionamento degli ospedali e’ un risultato che deve essere perseguito con una nuova politica sanitaria. Poi e’ chiaro che abbiamo registrato nel picco pandemico alcune difficolta’ di approvvigionamento dei farmaci, dispositivi e Dpi, ed i farmacisti ospedalieri qui hanno risposto con dedizione professionale, creando una rete informativa nazionale ed offrendo documenti tecnici per le attivita’ di farmacia clinica e galenica. Ma e’ chiaro che al termine dell’emergenza occorre ripensare agli investimenti in sanita’ ed al riconoscimento del ruolo delle professioni, anche di quelle meno in vista, tra cui proprio quella del farmacista ospedaliero".

’E dovremo chiederci se i tanti posti letto di terapia intensiva creati in queste ultime settimane dovranno essere stabilizzati ed in che misura e a quali condizioni- ha aggiunto Flavia Petrini- ben sapendo che l’obiettivo non e’ solo stabilizzare i posti letto, ma renderli tecnologicamente operativi e sicuri, e dotare l’intero sistema di figure professionali adeguate, specializzate e preparate a gestirli anche nel futuro, in fase di non-emergenza’.

 

IL SISTEMA PRODUTTIVO E IL FUTURO - Altra criticita’ emersa nel webinar promosso da Aiic, argomento che non riguarda una professione, bensi’ il sistema produttivo: il paese Italia puo’ permettersi di non garantire produzioni strategiche? E, se prima le producevamo, oggi perche’ sono tutte produzioni che importiamo? Per Salvo Torrisi (Fare) "un sistema impoverito globalmente e che non sa garantire produzioni strategiche e’ un sistema debole, e basta riflettere sull’esperienza di questi giorni per capire quanto possa essere importante l’adeguata produzione e disponibilita’ nazionale di prodotti a basso costo come mascherine, tamponi orofaringei e gel antibatterico".

"Auspichiamo- ha aggiunto Torrisi- che da questo evento drammatico possa scaturire un serio ripensamento sulle politiche di approvvigionamento dei dispositivi medici in ambito nazionale e che vengano promulgate norme, e create le condizioni per favorire il ritorno ad una adeguata produzione nazionale, in particolare nei settori a piu’ bassa tecnologia attuando, nel contempo, condizioni affinche’ tali produzioni possano avere reali ’chance’ per competere ed essere acquisite dal Ssn".

Nel suo intervento Fernanda Gellona (direttore generale di Confindustria dispositivi medici) ha sottolineato che dal punto

di vista dei produttori le criticita’ rilevate sono state diverse "a seconda della tipologia di impresa: quella che fornisce ’prodotti Covid’ e quella che fornisce gli altri prodotti". Per i primi, ha sottolineato Gellona, le principali criticita’ registrate sono state "la mancanza di coordinamento tra il livello centrale e le regioni, in particolar modo per quanto riguarda gli ordini dei materiali. Infatti le richieste arrivano da piu’ parti: Protezione civile, centrali di acquisto regionali, Consip, singoli ospedali, donatori, senza una regia di fondo, con il rischio di richiedere piu’ volte gli stessi prodotti per lo stesso ospedale".

"In questo modo- ha sottolineato Gellona- non solo si genera

la possibile sovrastima dell’effettivo bisogno, ma si ingenera

confusione e inutile pressione alle aziende. Ulteriore criticita’: la scarsa produzione nazionale e le forniture da parte delle multinazionali estere sono condizionate dai vincoli dei paesi sedi delle case madri. Aziende che forniscono dispositivi medici ’non Covid’: dal momento che le prestazioni sanitarie di routine sono state quasi azzerate, c’e’ un crollo verticale degli ordini. Stiamo raccogliendo dei dati piu’ precisi, ma sappiamo gia’ che per molte aziende potrebbe aprirsi un periodo di crisi". Le possibili vie d’uscita per il futuro, segnalate da Confindustria Dispositivi Medici al termine del meeting digitale, sono varie ma devono prevedere il "coordinamento tra centro e regioni" e l’avvio "di confronti per analizzare cosa non ha funzionato e pianificare le azioni correttive con la partecipazione degli stakeholder".





Emergenza Covid 19, conoscere le criticità per ripartire immediatamente. L’analisi degli specialisti

Emergenza Covid 19, conoscere le criticità per ripartire immediatamente. L’analisi degli specialisti

 

 Impoverimento globale del SSN, mancanza di "filiere decisionali corte e organizzate", incapacità di gestire l’emergenza sul territorio, insufficiente raccordo "centro-periferia", assenza di produzioni nazionali strategiche, bandi centralizzati che hanno bloccato altre possibili soluzioni di approvvigionamento di apparecchiature e dispositivi: queste le macro-criticità emerse nel più importante dialogo inter-professionale realizzato in periodo di pandemia Covid.19. I temi sono emersi trasversalmente all’interno del Digital Meeting L’EMERGENZA COVID.19 SOTTO LA LENTE DEGLI OPERATORI SANITARI: CONFRONTO TRA ANESTESISTI, RIANIMATORI, INGEGNERI CLINICI, FARMACISTI OSPEDALIERI E PROVVEDITORI

Si è trattato di un meeting promosso da AIIC nelle figure di Lorenzo Leogrande (presidente dell’Associazione) e Umberto Nocco (vicepresidente) che ha coinvolto Flavia Petrini (presidente SIAARTI), Simona Serao Creazzola (presidente SIFO), Salvatore Turrisi (presidente FARE), con la partecipazione di Fernana Gellona (Direttore generale CONFINDUSTRIA DISPOSITIVI MEDICI). Al centro del dialogo – a cui hanno preso parte oltre 250 presenti digitali - le criticità, le best practice e le “lezioni da imparare“ dall’emergenza coronavirus per costruire un futuro del SSN più stabile ed equilibrato. “Abbiamo voluto proporre questo momento di confronto”, ha detto nella sua introduzione Lorenzo Leogrande, “perché le professioni qui rappresentate sono quelle che maggiormente sono state coinvolte, pur se in ambiti diversi, nell’attuale emergenza, dando prova di una fortissima collaborazione multidisciplinare. Professioni che hanno fatto il possibile per rispondere ad un insieme di bisogni di salute mai visto in precedenza”. Bisogni che si sono abbattuti sul SSN ponendo richieste che hanno costretto tutti a fare i conti con problematiche impreviste e incombenti.

 

CRITICITA’, COORDINAMENTO, GARE CENTRALIZZATE

La maggior criticità vissuta dagli anestesisti, come sottolineato da Flavia Petrini (SIAARTI), “è stata sicuramente l’urgenza di provvedere all’allestimento veloce di un numero sempre maggiore di aree di terapia intensiva, assicurando le risorse umane adeguate per gestirle al meglio. L’incremento enorme dei posti letto e la presenza di personale competente – sia anestesisti che infermieri – ha dovuto fare i conti con le difficoltà a reperire dispositivi e farmaci, soprattutto sedativi e miorilassanti. Nonostante queste problematiche abbiamo registrato però un indice di sopravvivenza nelle terapie intensive del 65%, dato direi eccezionale: significa che abbiamo fatto l’impossibile, raggranellando ovunque ogni farmaco e ogni dispositivo disponibile”. “Abbiamo tutti cercato di dare il massimo, ma ci siamo mossi in un contesto frammentato”, ha proseguito Leogrande (AIIC), “C’è stata cioè una grande collaborazione tra i diversi professionisti, e nei vari centri di governo regionale e territoriale la nostra presenza è stata quotidiana, mettendo velocemente a punto le criticità e le esigenze. Dal punto di vista della ’regia centrale’ invece la nostra figura è stata poco coinvolta: abbiamo percepito una mancata sensibilità su tematiche per noi molto delicate: dalla banale esplicitazione dei requisiti delle diverse apparecchiature a problemi più tangibili come la necessità o la possibilità di utilizzare in emergenza apparecchiature che non avevano la marchiatura CE: tanti colleghi si sono trovati soli nei confronti della mancanza di un quadro chiaro di deroga che ci consentisse di mettere in funzione queste apparecchiature. Un aspetto per noi particolarmente critico che voglio sottolineare riguarda poi un atteggiamento rigido da noi avuto su tematiche regolatorie che ogni tanto sono state confuse con eccesso di burocrazia. Ci sono passi e procedure apparentemente rigidi che hanno un unico obiettivo: salvaguardare la sicurezza dei pazienti e degli operatori”. Da ultimo il presidente AIIC ha sottolineato – riferendosi all’ormai famosa Gara Consip - che “proprio nella pandemia le scelte di acquisto centralizzate da un lato sono state sacrosante, dall’altro però hanno manifestato una debolezza congenita: le catene di comando in situazioni emergenziali dovrebbero infatti essere accorciate e non allungate”. Considerazione condivisa anche da Salvo Torrisi (FARE) che ha confermato che “la gara Consip ha avuto l’effetto di bloccare tutte le altre gare regionali o aziendali. Tutti siamo rimasti in attesa dei prodotti aggiudicati alla Gara con un risultato di rallentamento di idee o soluzioni che potevano essere trovate su scala locale”. “Allo stesso modo, ha proseguito Torrisi, il Codice degli appalti “si è mostrato inadeguato, visto che un’emergenza ha bisogno di soluzioni smart e non di tempi lunghi e bloccati, costringendo comunque chi si occupa di approvvigionamenti ad agire per deroghe”

IL TERRITORIO E LE PROFESSIONI
Le criticità maggiori registrate da SIFO e condivise nel webinar sono l’abbandono del territorio e il progressivo impoverimento del SSN. “In quest’emergenza abbiamo soprattutto registrato il sovraccarico della realtà ospedaliera”, ha detto Simona Serao Creazzola (SIFO), “L’emergenza pandemica non è stata presa in carico sufficientemente sul territorio: stiamo pagando scelte passate che ci hanno penalizzato. Senza una presa in carico territoriale forte penso che non potremo mai dare una risposta adeguata, perchè il decongestionamento degli ospedali è un risultato che deve essere perseguito con una nuova politica sanitaria. Poi è chiaro che abbiamo registrato nel picco pandemico alcune difficoltà di approvvigionamento dei farmaci, dispositivi e Dpi, ed i farmacisti ospedalieri qui hanno risposto con dedizione professionale, creando una rete informativa nazionale ed offrendo documenti tecnici per le attività di farmacia clinica e galenica. Ma è chiaro che al termine dell’emergenza occorre ripensare agli investimenti in sanità ed al riconoscimento del ruolo delle professioni, anche di quelle meno in vista, tra cui proprio quella del farmacista ospedaliero”. "E dovremo chiederci se i tanti posti letto di terapia intensiva creati in queste ultime settimane dovranno essere stabilizzati ed in che misura e a quali condizioni", ha aggiunto Flavia Petrini, "ben sapendo che l’obiettivo non è solo stabilizzare i posti letto, ma renderli tecnologicamente operativi e sicuri, e dotare l’intero sistema di figure professionali adeguate, specializzate e preparate a gestirli anche nel futuro, in fase di non-emergenza".

IL SISTEMA PRODUTTIVO E IL FUTURO 
Altra criticità emersa nel webinar promosso da AIIC, argomento che non riguarda una professione, bensì il sistema produttivo: il paese Italia può permettersi di non garantire produzioni strategiche? E, se prima le producevamo, oggi perché sono tutte produzioni che importiamo? Per Salvo Torrisi (Fare) “un sistema impoverito globalmente e che non sa garantire produzioni strategiche è un sistema debole, e basta riflettere sull’esperienza di questi giorni per capire quanto possa essere importante l’adeguata produzione e disponibilità nazionale di prodotti a basso costo come mascherine, tamponi orofaringei e gel antibatterico”. “Auspichiamo, ha aggiunto Torrisi, “che da questo evento drammatico possa scaturire un serio ripensamento sulle politiche di approvvigionamento dei dispositivi medici in ambito nazionale e che vengano promulgate norme, e create le condizioni per favorire il ritorno ad una adeguata produzione nazionale, in particolare nei settori a più bassa tecnologia attuando, nel contempo, condizioni affinché tali produzioni possano avere reali “chance” per competere ed essere acquisite dal SSN”.
Nel suo intervento Fernanda Gellona (Direttore generale di Confindustria Dispositivi Medici) ha sottolineato che dal punto di vista dei produttori le criticità rilevate sono state diverse “a seconda della tipologia di impresa: quella che fornisce ’prodotti Covid’ e quella che fornisce gli altri prodotti”. Per i primi, ha sottolineato Gellona, le principali criticità registrate sono state “la mancanza di coordinamento tra il livello centrale e le regioni, in particolar modo per quanto riguarda gli ordini dei materiali. Infatti le richieste arrivano da più parti: Protezione civile, centrali di acquisto regionali, Consip, singoli ospedali, donatori, senza una regia di fondo, con il rischio di richiedere più volte gli stessi prodotti per lo stesso ospedale”. “In questo modo – ha sottolineato Gellona, “non solo si genera la possibile sovrastima dell’effettivo bisogno, ma si ingenera confusione e inutile pressione alle aziende. Ulteriore criticità: la scarsa produzione nazionale e le forniture da parte delle multinazionali estere sono condizionate dai vincoli dei paesi sedi delle case madri. Aziende che forniscono dispositivi medici ’non Covid’: dal momento che le prestazioni sanitarie di routine sono state quasi azzerate, c’è un crollo verticale degli ordini. Stiamo raccogliendo dei dati più precisi, ma sappiamo già che per molte aziende potrebbe aprirsi un periodo di crisi”. Le possibili vie d’uscita per il futuro, segnalate da Confindustria Dispositivi Medici al termine del meeting digitale, sono varie ma devono prevedere il “coordinamento tra centro e regioni” e l’avvio “di confronti per analizzare cosa non ha funzionato e pianificare le azioni correttive con la partecipazione degli stakeholder”.





Corea del Sud, la gestione della pandemia da Covid-19 fa vincere le elezioni a Moon

 

 

Come ampiamente previsto dagli exit poll, nelle elezioni parlamentari sudcoreane – tra le prime svolte durante la pandemia COVID-19 in tutto il mondo – la coalizione progressista guidata dal Partito democratico del presidente Moon Jae-in ha stravinto assicurandosi un numero di seggi stimato in 180 su 300 disponibili. Lo scrive l’agenzia di stampa Yonhap.

L’opposizione conservatrice, dal canto suo, si è fermata a un numero di seggi che, all’assegnazione, potrebbe risultare attorno a 103.

La coalizione stretta attorno al Moon, oltre che dal Partito democratico, è formata anche dal Partito della piattaforma.

Il voto, che è stato tenuto sotto stretto controllo contro il contagio COVID-19, è stato considerato un referendum sull’operato dell’amministrazione Moon a fronte della pandemia.

La Corea del Sud, dopo un primo momento in cui è sembrata barcollare di fronte al virus, è riuscita a metterlo sotto controllo grazie a un’articolata strategia che ha consentito anche di evitare lockdown drastici e oggi, per il quarto giorno consecutivo, il numero dei nuovi casi accertati è sotto quota 30, fermandosi a quota 22.





In Pakistan Covid-19 fa oltre 6.000 contagi

 

Il numero dei contagiati da coronavirus in Pakistan è salito a 6.505 e quello delle vittime a 124, con un incremento rispettivamente di 524 e di 17 nelle ultime 24 ore. Ne dà notizia il ministero della Salute. Sono 1.645 le persone guarite da quando i primi casi della malattia Covid-19 sono stati segnalati nel Paese, il 26 febbraio scorso. Il numero totale dei tamponi effettuati è di 78.979, dei quali 5.540 nelle ultime 24 ore.





Israele conta 12.591 contagi da Coronavirus

 I casi positivi di coronavirus in Israele sono saliti a 12.591, mentre i decessi sono stati finora 140. Lo ha reso noto oggi il ministero della sanità. Fra quanti sono stati contagiati, 7.339 si curano in casa ed altri 2.624 sono guariti o in fase avanzata di guarigione. Negli ospedali 174 persone sono ricoverate adesso in condizioni gravi. Fra queste, 140 sono in rianimazione.





In Cina stabile il contagio di ritorno, i positivi sono 465

 

La Cina ha confermato questo giovedì un calo del numero dei nuovi casi di contagio del coronavirus importati dall’estero, ma un aumento delle infezioni locali, mentre a Pachino sono stati registrati nuovi contagi per la prima volta in più di tre settimane.

I casi importati sono scesi a 34 nelle ultime 24 ore, due in meno di ieri. Il numero dei contagi locali è aumentato invece a 12, dai 10 del giorno precedente.

Tre nuove infezioni sono state registrate a Pechino.

In totale i nuovi contagi confermati dalla Cina nelle ultime 24 ore sono dunque 46 e portano il bilancio complessivo a 82.341.





Non arretra negli Usa il contagio, le vittime sono ormai oltre 26mila

 

Negli Stati Uniti, ci sono almeno 609.685 casi e 26.059 morti a causa del nuovo coronavirus. È quanto emerge dall’aggregatore di dati della Johns Hopkins University. Il totale include i casi di tutti e 50 gli Stati, del District of Columbia e dei territori statunitensi, oltre ai casi riguardanti cittadini rimpatriati. Il Wyoming, a lungo unico Stato senza morti, ha registrato il primo decesso due giorni fa.

La città più colpita è New York City, con 110.465 casi e 7.905 morti; lo Stato più colpito, con 203.377 casi e 10.842 morti, è New York. Poi il New Jersey, con 68.824 casi e almeno 2.805 morti.





La von der Leyen annuncia fondi Ue finalizzati alla ripresa

 

La Commissione europea sta lavorando a una nuova proposta di Quadro finanziario pluriennale dell’Ue (il bilancio comunitario per il periodo 2021-2027) comprendente una iniziativa per la ripresa dell’economia dopo la crisi del Coronavirus attraverso una massiccia mobilitazione di investimenti pubblici e privati “per migliaia di miliardi di euro”, come “un nuovo Piano Marshall”. Lo ha detto a Bruxelles la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, durante una conferenza stampa teletrasmessa insieme al presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Mancano ancora i dettagli, ma l’idea è quella di utilizzare una parte del bilancio comunitario (che dovrà essere adeguato, probabilmente con un aumento delle contribuzioni degli Stati membri, oltre che con una diversa distribuzione delle voci di spesa) come garanzia per l’emissione sul mercato di obbligazioni da parte della Commissione, con cui verrebbero finanziati i prestiti agli Stati membri per sostenere i loro investimenti pubblici. Le obbligazioni, di lungo termine, avrebbero come rating la tripla A della Commissione e dunque tassi d’interesse molto bassi, più o meno al livello di quelli tedeschi.

La Commissione prevede di formulare la sua nuova proposta per il bilancio pluriennale dopo la fine di aprile, ma Michel ha annunciato che la proposta sarà discussa del vertice dei capi di Stato e di governo, durante la videoconferenza del Consiglio europeo prevista per il 23 aprile. I leader dell’Ue dovranno rispondere a due questioni: l’entità del Fondo di ripresa, e le sue modalità di finanziamento, che potrebbe avvenire, appunto, attraverso il nuovo bilancio pluriennale rivisto e adattato a queste nuove circostanze.

“L’Eurogruppo della settimana scorsa – ha ricordato von der Leyen – ha concluso che il prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Ue dovrà avere un ruolo centrale nella ripresa economica. Sono d’accordo, ho detto spesso che l’Europa ha bisogno di un nuovo Piano Marshall; avremo bisogno di massicci investimenti pubblici e privati per ricostruire l’economia, per creare posti di lavoro, e questi investimenti devono essere rapidi”.

Come mobilitare questi investimenti? “La chiave – ha detto la presidente della Commissione – è un bilancio europeo forte, che ha diversi vantaggi: ha la fiducia di tutti gli Stati membri, è trasparente, le sue regole sono chiare, si è consolidato negli anni scorsi come motore di innovazione e ha provato di essere uno strumento di investimenti. Ma questo nuovo bilancio settennale – ha precisato von der Leyen – dovrà distinguersi nettamente dagli altri bilanci passati, dovrà essere la risposta Europea alla crisi del Coronavirus”.

Il bilancio Ue, ha continuato “dovrà fare molto nei prossimi anni: rilanciare il mercato unico, evitare una frammentazione del mercato, rafforzare la capacità di resistenza economica dell’Europa, e promuovere investimenti nelle tecnologie del futuro, digitali e pulite, su cui si baserà il nostro benessere”. Oltre alle misure e le somme già mobilitate per la fase acuta della crisi, “siamo convinti – ha ripetuto von der Leyen rispondendo alle domande dei giornalisti – che occorre fare di più; per questo stiamo lavorando a un nuovo bilancio europeo, un bilancio che con tutta la sua potenza sia in grado di mobilitare i fondi necessari a una iniziativa per gli investimenti massicci che saranno necessari, attraverso questo bilancio riveduto e corretto, in modo da far realmente ripartire l’economia e il mercato unico”.

“Non dobbiamo dimenticare – ha aggiunto – che ci sono aziende sane colpite dalla crisi, dobbiamo fare di tutto affinché, dopo l’ibernazione attuale, possano ripartire sul mercato internazionale, per poter mantenere le nostre quote di mercato a livello globale”. “Qui, quando guardiamo all’iniziativa per gli investimenti che deve essere attuata, non parliamo di miliardi, ma di migliaia di miliardi”, ha sottolineato la presidente della Commissione”.





Casa di riposo lager scoperta dalla Guardia di Finanza a Palermo

 

 

I Finanzieri del Nucleo di polizia economico - finanziaria di Palermo, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, con la quale è stata disposta l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di 6 soggetti, responsabili del reato di maltrattamento ai danni di anziani ospiti di una casa di riposo di Palermo.

Con il medesimo provvedimento, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo della società che gestisce l’attività assistenziale, quale profitto dei delitti di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché di una carta “Reddito di cittadinanza” indebitamente ottenuta da uno degli indagati. Al vertice del disegno criminale vi era C.M.C. (cl. 63), già referente delle precedenti società fallite, nonché amministratrice di fatto della compagine che gestisce attualmente la casa di riposo, coadiuvata da B.V. (cl. 85) e dalle altre dipendenti M.A. (cl. 67), L.B.V. (cl.92), D.L.A. (cl. 65) e F.R. (cl. 78).

La D.L. risulta inoltre inserita in un nucleo familiare percettore del reddito di cittadinanza (799 euro al mese dal maggio 2019) ottenuto però con dichiarazioni mendaci e per questo è stata denunciata anche per tale fattispecie illecita in concorso con il compagno (M.D., cl. 55), effettivo richiedente il beneficio. Per quanto attiene ai reati fallimentari, è stata dimostrata la continuità aziendale tra tre società che ininterrottamente a partire dal 1992 hanno gestito la casa di riposo “Aurora”. Le diverse compagini sono state asservite agli interessi criminali degli indagati facendole subentrare l’una all’altra una volta portate in stato di decozione finanziaria, accumulando complessivamente un passivo fallimentare pari a circa un milione di euro.

Per realizzare il disegno criminoso sono state perpetrate operazioni di distrazione patrimoniale, di riciclaggio e autoriciclaggio, potendo contare la C. sul contributo di soggetti “teste di legno” in qualità di formali amministratori e su soggetti compiacenti, tra i quali anche un impiegato comunale, tutti indagati. Le indagini eseguite dai finanzieri del Gruppo Tutela Mercato Capitali del Nucleo di polizia economico - finanziaria di Palermo, valorizzando anche le dichiarazioni di ex dipendenti della struttura, hanno inoltre consentito di individuare allarmanti episodi di maltrattamento, fisico e psicologico, ai danni degli anziani ospiti della casa di riposo.

Su delega della Procura della Repubblica, sono state quindi avviate specifiche attività di intercettazione, che hanno consentito fin da subito di documentare la sistematica attuazione di metodi di vessazione fisica e psicologica inflitti agli anziani costretti a vivere in uno stato di costante soggezione e paura, ingenerando uno stato di totale esasperazione fino al compimento di atti di autolesionismo. In poco più di due mesi sono state, infatti, registrate decine e decine di condotte ignobili di maltrattamento poste in essere in danno di persone fragili e indifese. Un vero e proprio regime di vita vessatorio, mortificante ed insostenibile, fatto di continue ingiurie e minacce ("se tu ti muovi di qua io ti rompo una gamba cosi la smetti, o zitta, muta"; "devi morire, devi buttare il veleno là”, “per quanto mi riguarda può crepare”), e violenze fisiche (spintoni, calci e schiaffi, colpi di scopa; in alcuni casi, i degenti sono stati legati alla sedia per inibire loro ogni movimento).

Emblematica della crudeltà dei comportamenti ascrivibili agli indagati, è l’affermazione registrata in occasione del soccorso inizialmente prestato ad una degente, poi purtroppo deceduta, allorquando la C. affermava: "Ti dico che io in altri periodi avrei aspettato che moriva perché già boccheggiava…...io lo ripeto fosse stato un altro periodo non avrei fatto niente l’avrei messa a letto e avrei aspettato. Perché era morta.” Lo stesso G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, nel valutare il gravissimo quadro probatorio raccolto dalle Fiamme Gialle palermitane, segnala “l’urgenza di interrompere un orrore quotidiano”, evidenziando come “l’indole criminale e spietata degli indagati impone l’adozione della misura della custodia cautelare in carcere, ritenuta l’unica proporzionata alla gravità ed all’immoralità della condotta e l’unica idonea a contenere la disumanità degli impulsi”.

Il G.I.P. ha disposto la nomina di un amministratore giudiziario, con esperienza specifica del settore, al fine di assicurare la prosecuzione dell’attività con personale qualificato per fornire adeguata assistenza agli ospiti della struttura. Inoltre, di concerto con il Dipartimento di Prevenzione dell’ASP di Palermo e la Direzione della Centrale Operativa del 118, è stato predisposto un piano di accertamenti mirati alla tutela degli anziani, nel rispetto e con le cautele imposte dalle norme vigenti in relazione all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

La Guardia di Finanza, nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Palermo continua ad operare quale polizia economico-finanziaria a forte vocazione sociale, assicurando – soprattutto in questo periodo di grave emergenza sanitaria con cui si sta misurando il nostro Paese - la tutela gli operatori economici, dei lavoratori onesti e rispettosi delle regole e delle fasce più deboli ed esposte a rischio della popolazione.




Bonetti (Famiglia): “Riaprire i parchi ai bambini quando sarà possibile e con la regolazione degli ingressi”

Bisogna fare in fretta. I bambini e gli adolescenti hanno il diritto di riconquistare luoghi di gioco, di movimento e di aria. Dobbiamo predisporre, quando sarà possibile riaprire, spazi all’aperto con un controllo dei flussi. Penso a giardini con volontari che regolino gli ingressi, per nuclei familiari ad esempio. Penso ad aree sportive dove due fratelli possano giocare a pallone o piccoli gruppi di bambini, ben distanziati, possano fare delle attività motorie e ludiche”. Così Elena Bonetti, ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità.

“Nel massimo rispetto delle regole sanitarie e delle indicazioni del comitato scientifico – dice Bonetti in una intervista a Repubblica – oltre alle fabbriche, ai negozi, dobbiamo pensare alla ripartenza dei ragazzi. In gioco c’è la loro salute, fisica e psichica”.

“Ho deciso di stanziare per adesso cinque milioni di euro da assegnare, tramite bandi, a progetti che ripensino il gioco dei ragazzi in modo sicuro”, afferma la ministra. “Penso a un coinvolgimento massiccio del terzo settore. Per gestire i flussi in entrata e in uscita da un parco giochi, per esempio, disinfettando prima e dopo ogni “turno” i giochi stessi.

Vigilando sul distanziamento. Permettendo al nucleo familiare di frequentare, insieme, un’area sportiva. O a bambini singoli di allenarsi con un canestro. Costruendo percorsi fisici che evitino i contatti troppo ravvicinati. Può sembrare poco, ma di fronte alla clausura di questi mesi, anzi sarà, un salto in avanti”.

Inoltre, “ho proposto di inserire nel decreto di aprile, un assegno universale mensile per ogni figlio, e l’estensione per altri 15 giorni del congedo parentale straordinario, varato per l’emergenza coronavirus”.

 





Import illegale di mascherine scoperto dalla Gdf a Torino. Stroncsto un traffico da cinque milioni di pezzi

Quattrocentomila mascherine importate illecitamente per essere vendute in tutta Italia sono state sequestrate dalla guardia di finanza di Torino. Nei guai quattro imprenditori cinesi: alla frontiera hanno dichiarato che il materiale era destinato a "servizi essenziali", per usufruire dello "svincolo diretto", ma era falso: progettavano di importare nello stesso modo 5 milioni di mascherine in una settimana. Le sedi legali e operative erano inesistenti, tanto che le prime 100mila mascherine sono state trovate in un ristorante di Sushi di Orbassano (Torino). Ora il prezioso carico finirà alla Protezione Civile grazie ai provvedimenti emessi dai pm Vincenzo Pacileo, Marco Gianoglio e Alessandro Aghemo della Procura di Torino, che hanno coordinato le indagini. 




Covid-19 si porta via anche il mito di Luis Sepulveda

Lo scrittore cileno Luis Sepulveda è morto all’età di 70 anni a causa del coronavirus nell’ospedale universitario di Oviedo, in Spagna, dove era ricoverato da settimane. Lo riferiscono i media spagnoli. Sepulveda è stato il primo paziente celebre ad essere stato contagiato dal coronavirus e si trovava dal 29 febbraio ricoverato nel reparto di malattie infettive dell’Hospital Universitario Central de Asturias di Oviedo, in Spagna, dopo aver fatto ritorno da un viaggio in Portogallo dove aveva partecipato a un festival letterario. In Italia è stato uno scrittore amatissimo, dai tempi del suo primo libro uscito nel nostro Paese, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”.  Una perdita per il mondo letterario mainstream, ma anche per chi si è riconosciuto dal punto di vista politico e non solo culturale, nella lotta anti totalitarista del Sudamerica e nei drammi e negli orrori, spesso al di là del tollerabile, che hanno contraddistinto le dittature e le guerriglie del Continente. Sepulveda aveva vissuto in prima persona la violenza brutale del regime instaurato da Pinochet, che lo aveva incarcerato e torturato come attivista comunista, già militante in movimenti di sinistra in Bolivia e Nicaragua.

La sua liberazione, dopo sette lunghissimi mesi, avvenne dopo fortissime pressioni di Amnesty International e, subito dopo il ritorno in libertà, Sepulveda ricominciò a fare teatro e a battersi contro il generale e la sua giunta militare, innescando inevitabilmente un secondo arresto che, grazie alla notorietà del personaggio, non lo portò nelle fosse comuni dei tanti anonimi desaparecidos, ma a una condanna all’ergastolo, poi commutata in otto anni d’esilio. Viene in mente, ripensandoci oggi, la vicenda simile ma diversissima di un altro grande scrittore cileno, Roberto Bolaño, anche lui incarcerato come militante di sinistra, ma liberato – così si racconta – pochi giorni dopo da due guardie carcerarie che erano stati suoi compagni di scuola. In qualche modo mentre Sepulveda non potè più pensarsi se non come lo scrittore vittima del brutale regime, Bolaño si portò addosso per tutta la vita una sorta di senso di colpa per non avere patito come tanti altri suoi compagni. Due destini diversissimi per tanti aspetti, sia letterari sia biografici, entrambi però uniti da una vocazione totale per la scrittura militante e da un destino di malattia che, li ha portati alla morte, cosa che la violenza politica non era riuscita a fare.

Luis Sepulveda, come scrittore, ha raccontato, per usare un suo celebre titolo, il mondo alla fine del mondo, attraverso un linguaggio evocativo, immaginifico, figlio della tradizione sudamericana più nota, ma rivisitata in modo originale, con una attenzione alla dimensione della favola che ne ha fatto un autore amatissimo. Dimensione che permetteva di celare sotto l’aspetto più semplicemente narrativo, i fantasmi della storia e delle persone che lo scrittore aveva incontrato. Così è significativo che il suo titolo più noto, complice anche la trasposizione cinematografica, resti, in fondo, “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, un romanzo tragico per molti versi, ma anche carico di speranza di rinascita e di una nuova solidarietà, anche ambientale, che forse, al netto della politica e dei suoi orrori, restano il portato più rilevante del Sepulveda scrittore, ancora oggi. Insieme ovviamente alla costruzione di quel luogo letterario, tragico e vivido che è stato il Cile del Novecento, Paese che la scrittura inserisce a pieno titolo in un’epopea continentale al contrario, che passa dal Messico di un Juan Rulfo e del suo “Pedro Pàramo” per arrivare all’Argentina sia dei Borges sia dei Rodolfo Walsh, passando ovviamente per Macondo e Garcia Marquez, ma anche per la Cuba di Lezama Lima e la Bahia di Jorge Amado. Di Bolaño, che come Sepulveda è poi morto in Spagna, abbiamo già detto.

Luis Sepulveda, ci dicono le statistiche, è stato il primo malato ufficiale di Covid-19 nella regione delle Asturie. La sua lotta con la malattia è stata lunga, ma questa volta non ha visto una scarcerazione e un ritorno alla vita. Il direttore del Salone del libro di Torino, Nicola Lagioia, ha ricordato la sua presenza al Lingotto insieme al giornalista, anche lui prematuramente scomparso Alessandro Leogrande, come “uno degli ultimi momenti di vera felicità del nostro lavoro”. E poi ha aggiunto: “Oggi piangiamo i morti”. Una circostanza, purtroppo, molto diffusa anche in Italia al tempo del contagio.





Lo scettro di Confindustria passa da Boccia a Bonomi. Il Presidente di Assolombarda è il nuovo Presidente designato

Carlo Bonomi è stato designato presidente di Confindustria. Vince così la sfida del voto del Consiglio Generale di via dell’Astronomia con Licia Mattioli. 
Per l’elezione definitiva andrà ora al voto dell’assemblea privata prevista per il 20 maggio.

Il Consiglio Generale di Confindustria - conferma via dell’Astronomia con una nota - ha designato presidente Carlo Bonomi con 123 preferenze. Hanno votato tutti i 183 aventi diritto. Alla candidata concorrente Licia Mattioli sono andate 60 preferenze. Nessuna scheda bianca, nessuna scheda nulla. La riunione del Consiglio Generale si è svolta a distanza e alla presenza, nella sede di Confindustria, del presidente Vincenzo Boccia, della Dg Marcella Panucci e dei due candidati. La nomina dovrà avere il gradimento dell’assemblea dei delegati, convocata il 20 maggio, che eleggerà il trentunesimo presidente di Confindustria.

Intanto, il 30 aprile il Consiglio Generale dovrà esprimersi sulla squadra dei vicepresidenti che verrà presentata dal presidente designato.

"Non è il momento di gioire", sottolinea Carlo Bonomi nelle sue prime parole agli industriali che lo hanno oggi designato presidente di Confindustria. "Dobbiamo metterci immediatamente in condizioni operative tali - dice - per affrontare con massima chiarezza ed energia lasfida tremenda che è davanti a noi:continuare a portare la posizione di Confindustria su tutti i tavolo necessari rispetto ad una classe politica che mi sembra molto smarrita in questo momento, che non ha idea della strada che deve percorrere il nostro Paese".

 





Lo strappo di Veneto e Lombardia, il 4 di maggio si riapre (forse)

 

"Se ci sono i presupposti di natura sanitaria dal mondo scientifico, dal 4 maggio o anche prima si può aprire con tutto". Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia, aggiungendo che "dal 4 maggio dobbiamo essere tutti pronti con dispositivi, regole, ovviamente negoziati con il mondo delle parti sociali e quello dei datori di lavoro. A me risulta che questo lavoro si stia facendo a livello nazionale con questa prospettiva. Non escludo che alcune attività possono essere anche messe in una griglia di partenza, magari, un po’ prima. Immagino che la dead line sia il 4 maggio". Il vero tema oggi - si è chiesto - "è tener tutto chiuso e morire in attesa che il virus se ne vada oppure puntare alla convivenza. A Wuhan è stato deciso di convivere e di aprire perchè oltre un certo limite non è più sostenibile, sempre fatto salve le indicazioni del mondo scientifico. So per certo che il Comitato scientifico ha dato già le indicazioni, adesso attendiamo la risposta". "Noi - ha concluso - abbiamo completato il nostro master plan per la riapertura, abbiamo voluto scrivere delle regole che siano uguali per tutte. Le affronteremo con l’assessore regionale alla sanità con le parti sociali e con il mondo datoriale, assieme agli altri assessori regionali, e lì proporrà la nostra bozza". Sulla stessa linea anche il governatore della Lombardia Fontana. "Ieri ho avuto un colloquio telefonico con il ministro Boccia e con lui abbiamo già iniziato a discutere di quelle che possono essere le modalità di riapertura e mi ha anticipato che sabato o domenica ci sarà la cabina di regia per parlare della riapertura del Paese". Così il governatore della Lombardia Attilio Fontana a SkyTg24. Quanto alla riapertura di aziende e attività produttive, "non competono a noi" e su "tutte le attività produttive decide esclusivamente il governo" e quindi "dovrò ascoltare quello che fa il governo", ha concluso  assicurando di non aver mai avuto "pressioni" sulla riapertura da parte del leader della Lega Matteo Salvini.





Lagarde (Bce): “Pronti a fare qualunque cosa per aiutare l’Eurozona”

 

"Il consiglio direttivo della Bce è impegnato a fare qualunque cosa necessaria, nel suo mandato, per aiutare l’Eurozona a uscire da questa crisi". Lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde nel suo discorso alla riunione ’virtuale’ di primavera del Fmi. La Bce - ha detto - è pronta ad aumentare le dimensioni dei suoi programmi di acquisti titoli e aggiustare la loro composizione, nella misura necessaria e per tutti il tempo necessario", e a "valutare ogni azione e ogni contingenza".  

Ulteriori sforzi internazionali saranno necessari per contrastare le conseguenze dello scoppio e della diffusione del coronavirus, ha detto ancora Christine Lagarde spiegando che la Bce "sostiene le misure contro la crisi proposte dal Fmi" come prestiti di emergenza e la linea di liquidità a breve termine per i Paesi con fondamentali macroeconomici solidi. Siamo inoltre aperti a esplorare una possibile nuova assegnazione di diritti speciali di prelievo (SDR) per tutti i membri del Fmi.

"La BCE ha siglato accordi di swap line con alcune banche centrali dell’Ue per fornire liquidità in euro e sta valutando ulteriori richieste in linea con il suo mandato". Lagarde ha aggiunto  che la Bce "è pronta ad aumentare i programmi di acquisto e a modificarne la composizione nella misura necessaria e per tutto il tempo che servira’. Esplorera’ tutte le opzioni per sostenere l’economia in questa fase di shock".





Gli Usa fanno i conti con Covid, 21 mln di disoccupati

 

Non si ferma la caduta del mercato del lavoro negli Stati Uniti sotto i colpi dell’emergenza coronavirus: i dati diffusi dall’ufficio statistiche del Lavoro mostra come la scorsa settimana siano stati 5,25 milioni i lavoratori che - avendo perso il posto - hanno fatto domanda per l’indennità di disoccupazione. Un dato che porta il numero di licenziamenti legati alla pandemia oltre quota 21 milioni in un solo mese, con un tasso di disoccupazione che - secondo alcune stime - si aggirerebbe ormai a circa il 15%, il livello più alto dalla Grande Depressione. Poi a guardare i numeri del contagio non c’è di che stare allegri.  Negli Stati Uniti, infatti, ci sono almeno 609.685 casi e 26.059 morti a causa del nuovo coronavirus. È quanto emerge dall’aggregatore di dati della Johns Hopkins University. Il totale include i casi di tutti e 50 gli Stati, del District of Columbia e dei territori statunitensi, oltre ai casi riguardanti cittadini rimpatriati. Il Wyoming, a lungo unico Stato senza morti, ha registrato il primo decesso due giorni fa. La città più colpita è New York City, con 110.465 casi e 7.905 morti; lo Stato più colpito, con 203.377 casi e 10.842 morti, è New York. Poi il New Jersey, con 68.824 casi e almeno 2.805 morti.

 




Cgil, Cisl e Uil chiedono una regia nazionale per riaprire le imprese

E’ "fondamentale che venga mantenuto un forte presidio e una regia nazionale sulla sicurezza e tutela massima della salute per tutti i lavoratori e le lavoratrici". Lo affermano Cgil, Cisl e Uil, dopo aver chiesto un incontro al premier Giuseppe Conte sulla fase due, dicendosi "preoccupati delle iniziative di singole regioni o realtà territoriali perché crediamo che in tal modo si possano pregiudicare gli sforzi che tutto il Paese ha messo in campo. Non è il momento delle fughe in avanti o dei protagonismi. Occorrono linee guida omogenee" e "condivise". "L’idea di lasciare a casa più a lungo degli altri gli anziani non convince ed è una misura discriminatoria nei confronti di una parte molto consistente della popolazione che ha già sofferto tanto a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus". Lo affermano in in una nota congiunta i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp-Uil insieme alle rispettive associazioni del volontariato Auser, Anteas, Ada sottolineando che "una prolungata assenza di attività fisica e sociale può avere inoltre conseguenze molto gravi sul benessere psicofisico delle persone anziane, soprattutto di chi è molto anziano e di chi ha più di una patologia".





Bonomi (Confindustria): “Lo Stato non crea lavoro, lo creano solo le produzioni. Riaprire le aziende”

 

"Non possiamo più permetterci di perdere ancora tempo e dobbiamo focalizzarci su due obiettivi: riaprire le produzioni perché solo queste danno reddito e lavoro, e non certo lo Stato come padre che dispensa un favore, senza peraltro avere le risorse per farlo; ed evitare assolutamente la seconda ondata di contagio che ci porterebbe a nuove misure di chiusure che sarebbero drammatiche e devastanti". E’ il nuovo presidente designato Carlo Bonomi a fissare così gli obiettivi di breve periodo delle imprese al termine della riunione del Consiglio generale che lo ha indicato al vertice di viale dell’Astronomia. Tempi rapidi, dunque, chiede Bonomi, per "raccogliere la sfida che si pone oggi non tra tre mesi". Ed è per questo, aggiunge "che la strada di fare indebitare le imprese non sia la strada giusta considerati i tempi e le modalità di accesso alla liquidità previste".  "Mettiamoci immediatamente in condizioni operative per affrontare con la massima chiarezza ed energia la sfida tremenda che è di fronte a noi: quella di continuare a portare la posizione di Confindustria su tutti i tavoli necessari rispetto ad una classe politica che mi sembra molto smarrita in questo momento e non ha idea della strada che deve percorrere questo paese", ha detto ancora Bonomi rivolgendo un appello a tutti gli imprenditori a conclusione della riunione del Consiglio generale che lo ha indicato come il 31esimo leader di viale dell’Astronomia. Con l’epidemia del coronavirus, per l’economia italiana "che dopo 11 anni non aveva ancora raggiunto i livelli precrisi, si apre ora una tremenda voragine che arriva su un Paese strutturalmente debole". Ma, tuttavia, ora, con "grande dedizione e passione civile", questa può essere anche una grande occasione per "cambiare l’Italia".