Scoperti due ‘vivai’ di marijuana a San Basilio e Primavalle

 

Gli investigatori del commissariato San Basilio, diretto da Agnese Cedrone, impegnati nei servizi di contrasto e repressione del fenomeno legato allo spaccio di stupefacenti,  giovedì pomeriggio hanno denunciato un 22enne, con precedenti di polizia, già sottoposto agli arresti domiciliari per la violazione  della legge sugli stupefacenti.
Sospettando che il ragazzo, proprio per i suoi trascorsi giudiziari – per ultimo l’arresto dell’ottobre scorso – potesse detenere nella sua abitazione o nelle pertinenze, una coltivazione illegale di marijuana, gli agenti hanno deciso di intervenire con l’ausilio della squadra cinofila.
Circondato l’edificio, i poliziotti, al momento dell’ingresso, hanno notato che il 22enne, gettava dalla finestra della cucina alcune chiavi, poi recuperate.
Entrati nell’appartamento, durante la perquisizione, gli agenti  hanno rinvenuto diverso materiale tra cui alcuni alimentatori, un aspiratore da condotto, un porta lampade con riflettore, 11 lampade ad alta efficienza fotosintetica, un umidificatore e 5.765 euro in banconote di vario taglio.
I successivi accertamenti, sulle chiavi rinvenute, hanno condotto alla porta di accesso dei locali cantina dove, grazie a “Faro”, cane poliziotto, è stata rinvenuta una “mini serra” per la coltivazione della marijuana con  47 piante in inflorescenza per un peso di  1,419 kg. nonché alimentatori, aeratori, lampade ad alta efficienza, alcuni ventilatori, un temporizzatore e due termostati.
Al termine degli accertamenti, il giovane è stato  denunciato all’Autorità Giudiziaria.
Anche in zona Primavalle, gli agenti della Polizia di Stato del commissariato di zona,  diretto da Tiziana Lorenzo, impegnati per il controllo del rispetto delle disposizioni volte al contenimento del Covid – 19, hanno deciso di procedere  al rintraccio  di un giovane italiano residente negli isolati denominati “Quartaccio”.  Il 22 enne infatti, era stato notato nei giorni precedenti mentre, dopo essersi incontrato con altri ragazzi, aveva scambiato qualcosa con loro e poi aveva fatto perdere le proprie tracce.
E così, dopo alcuni appostamenti, martedì scorso, è stato rintracciato.
Fermato, è stato trovato in possesso di sostanza stupefacente del tipo hashish.
Perquisita la sua abitazione, gli agenti hanno rinvenuto  un “grow box” contenente 2 piante di marijuana definite “amnesia lemon” con un elevato principio attivo, oltre a diverse piante di marijuana, presenti nella stanza, ad essiccare.
Oltre allo stupefacente, sono state sequestrate lampade UV ed un impianto di areazione.
Al termine degli accertamenti il ragazzo è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria.

 





Autostrada Roma-Latina, la Lega da un consiglio: "Fare come a Genova e istituire la figura del Commissario"

Roma – Latina, Lega: serve un commissario come ponte a Genova

 “Serve un commissario straordinario in linea con il ponte di Genova per accelerare l’iter della realizzazione della Roma-Latina e della bretella Cisterna-Valmontone”. Lo affermano i deputati della Lega Claudio Durigon e Francesco Zicchieri, che aggiungono: “Un’opera vitale e necessaria, del valore di 2,7 miliardi di euro, per il pil della provincia di Latina che avrà un impatto certamente positivo e un effetto trainante per il Lazio. Purtroppo abbiamo assistito in questi anni a troppi annunci, pertanto la Lega continuerà a vigilare e a sostenere con qualsiasi mezzo un’infrastruttura imprescindibile al nostro territorio, tralasciata dall’ex ministro Danilo Toninelli e osteggiata da sempre dal M5S, al quale sono state tarpate le ali per troppo tempo, a partire dal mancato collegamento con l’A1, anche per gli errori e l’attendismo della Regione Lazio. La nostra azione di governo ha dimostrato con fatti concreti – sostengono Durigon e Zicchieri, parlando della conferma del finanziamento del Cipe – quanto la Roma-Latina e la Cisterna-Valmontone siano tra le priorità della provincia di Latina, del Lazio e del Paese. Sia chiaro: le amministrazioni locali, la Regione Lazio e il governo debbono essere responsabili, respingendo al mittente qualsiasi tipo di compromesso. Ecco perché c’è il reale bisogno della figura di un commissario con poteri speciali, sperando però che – concludono i deputati della Lega – non diventi la normalità nella Pubblica amministrazione salvaguardando la concorrenza e l’economia di mercato”.





Ponte della Scafa (Fiumicino), c’è una speranza

La Commissione Lavori Pubblici ha fatto chiarezza sul futuro del nuovo Ponte della Scafa, un’infrastruttura estremamente importante nell’ambito della viabilità di collegamento del quadrante sud-ovest con Ostia e Fiumicino. Il Dipartimento SIMU ha comunicato che i lavori in variante al progetto definitivo sono quasi terminati, con riferimento alle indagini geognostiche e archeologiche, mentre la bonifica degli ordigni bellici è alle battute finali. Lo dichiara, in una nota stampa, la presidente della Commissione Lavori Pubblici di Roma Capitale Alessandra Agnello. Lo spostamento del ponte più a sud, invece, risponde a una precisa richiesta della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Ostia Antica mirata a unificare la parte archeologica esistente e l’altezza della infrastruttura è stata tarata anche per dare visibilità alla Torre Boacciana. Roma Capitale è in attesa di un primo stralcio progettuale che sarà consegnato agli uffici entro il mese di giugno e che dovrà considerare le potenziali variazioni strutturali e geotecniche attribuibili alle nuove indagini geognostiche e sismiche, nonché l’inserimento della pista ciclabile e della rotatoria richiesta dal Comune di Fiumicino. Il suddetto stralcio sarà illustrato alla Regione Lazio, cofinanziatrice dell’opera, al fine di condividere le variazioni e dare l’avvio alla progettazione esecutiva. Successivamente alla consegna del progetto esecutivo sarà avviata l’attività di verifica e successiva validazione dello stesso. I tempi di aggiudicazione della gara si aggireranno intorno ai 6 mesi e i lavori, salvo imprevisti, partiranno a dicembre 2020 e saranno conclusi nel febbraio 2022. Infine, per quanto concerne l’attuale Ponte della Scafa, sono stati avviati dei contatti con Anas, gestore di via della Scafa, utili per programmare i necessari interventi di manutenzione e mantenimento in efficienza. Il ponte resterà comunque attivo fino alla realizzazione del nuovo ponte per assicurare la viabilità di servizio, mentre il suo destino nel lungo periodo sarà oggetto di ulteriori considerazioni.





Roma, Fdi: M5S boccia sostegni a asili nido privati, vergogna

 

“Registriamo con assoluto sconcerto come, in un momento così disastroso per l’economia nazionale e romana, in cui è necessario dare sostegno all’imprenditoria e alle famiglie, il cinque stelle al governo della città abbia bocciato la mozione con cui chiedevano al sindaco di esonerare dalle tariffe comunali gli asili nido e le materne private. Queste strutture, stante la chiusura forzata, sono rimaste prive delle uniche entrate rappresentate dalle rette dei privati, mentre corrono le spese fisse. Senza alcun sostegno, rischiano dunque di chiudere per sempre i battenti, mettendo così a rischio migliaia di posti di lavoro e danneggiando le famiglie romane che non potranno godere di un servizio fondamentale per la crescita dei loro bambini, stante anche la limitatezza dell’offerta pubblica settoriale. Un danno anche per le strutture pubbliche che, con la chiusura delle strutture private non saranno in grado di assorbire la domanda. Un danno, grande, infine per tutti quei genitori che non potranno tornare al lavoro perché, senza l’asilo privato, non sapranno a chi lasciare i propri figli. Ancora più incredibile che tale bocciatura sia arrivata il giorno in cui altri enti hanno finanziato milioni di euro a sostegno del delicato settore. Decisamente la giunta Raggi ha perso una altra buona occasione per aiutare aziende e famiglie romane”. Lo dichiarano in una nota congiunta gli esponenti di Fdi, Lavinia Mennuni consigliere, Andrea De Priamo capogruppo e Francesco Figliomeni e Rachele Mussolini consiglieri capitolini di Fdi e lista ‘Con Giorgia’.





L’assessore capitolino De Santis al Pd: “Su smart working spiace polemica montata"

 

“Spiace e amareggia leggere le polemiche montate ad arte dal Pd capitolino, riguardo l’efficacia dello smart working in queste settimane di emergenza. Critiche deliranti e confuse, in cui auspicano l’applicazione del lavoro da remoto anche per gli agenti della Polizia Locale, che invece stanno producendo un contributo decisivo con i controlli sulle strade con applicazione da remoto per le funzioni non operative. Forse il Pd capitolino intende spiegarci come effettuare i controlli in strada lavorando da casa? E’ la fiera dell’assurdo”. E’ parte di una lunga replica Fb alle critiche dell’opposizione dell’assessore capitolino al Personale, in cui spiega roadmap e decisioni assunte sullo smart working. “In più offendono il lavoro pregevole dei dipendenti capitolini, impegnati con successo a garantire con la corretta funzionalità della macchina amministrativa – sottolinea De Santis -. Infine affermano che i lavoratori siano a casa in deroga alle disposizioni vigenti in tema di lavoro agile quando invece è esattamente il contrario, cioè i decreti del Governo hanno derogato alcuni passaggi burocratici in tema di Smart Working. I risultati sono sotto gli occhi di tutti tranne che del Pd, accecato da una ormai noiosissima campagna elettorale permanente”. “Abbiamo infatti strutturato un percorso che ha consentito allo smart working di raggiungere la notevole quota dell’80% tra i dipendenti amministrativi. Tutti pienamente operativi, anche da remoto. Siamo già al lavoro per la ‘Fase 2’, grazie a un’attenta pianificazione di un processo graduale di rientro, in cui lo smart working si consoliderà per sempre e in pianta stabile al 30%”, conclude. 





Svetlana Celli all’attacco: "Raggi sblocchi i fondi degli affitti ai romani"

 

“E’ passata una settimana dalla delibera regionale che ha destinato i fondi per i Comuni laziali e a Roma Capitale nessuna buona nuova. Quei fondi vanno sbloccati subito e messi a disposizione di chi ora è in difficoltà, non fra un mese e un anno. E’ per questo che ho depositato una mozione per chiedere alla Sindaca Raggi di velocizzare l’erogazione dei fondi a sostegno della locazione e di diffondere tra i cittadini tutte le notizie utili per fare domanda e partecipare al bando. La Regione ha previsto anche un fac-simile di bando per tutti i Comuni. Non capiamo quindi perché tanto ritardo per una misura che aiuterebbe concretamente tante famiglie oggi in serie difficoltà. Il contributo è rivolto a chi ha subito una riduzione di almeno il 30% del reddito del nucleo familiare nel periodo dal 23 febbraio al 31 maggio 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 e a tutte le persone con un reddito non superiore ai settemila euro trimestrali (28mila euro annui). Adagiarsi sui ritardi non è possibile in questo periodo e gli sforzi devono essere massimi da parte di chi governa la Capitale”. Così in una nota la capogruppo della Lista Civica RTR, Svetlana Celli.





Sciopero in Ama, il Garante vuole chiarimenti dall’azienda

La Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, a seguito della proclamazione di uno sciopero in Ama per l’intera giornata del 20 aprile, indetto da Fp Cgil, Fit Cisl, Fiadel e Ugl, ha invitato l’Ama a fornire precisi chiarimenti su quanto lamentato dalle organizzazioni sindacali, in merito alla mancata osservanza delle misure di sicurezza legate all’emergenza coronavirus, che peraltro fanno parte di un apposito accordo siglato in azienda. Lo scrive l’Autorità in una nota. 

La Commissione, pur ribadendo, come affermato in vari interventi, che la salute dei lavoratori costituisce un bene primario e irrinunciabile, ha invitato le organizzazioni e le rappresentanze sindacali a valutare l’opportunità di una riduzione della durata dello sciopero, anche alla luce dell’esito dei chiarimenti richiesti all’azienda. 

In alternativa alla riduzione dello sciopero, le organizzazioni sindacali sono state invitate a predisporre un ampliamento dei servizi minimi, da concordare con l’azienda, anche limitatamente ad alcune aree della città. 

Inoltre, considerato il rilievo fondamentale per la collettività del servizio pubblico di igiene ambientale, l’Autorità sugli scioperi ha invitato il Comune di Roma ad adottare ogni possibile iniziativa per garantire la corretta applicazione dei protocolli di sicurezza in AMA, richiamandolo ad un ruolo attivo di vigilanza sulle modalità e sulla qualità del servizio erogato.





Ecco il vademecum della Regione per tirare su le saracinesche delle librerie

La Regione Lazio ha adottato, dopo averlo condiviso con i rappresentanti dei librai del Lazio, unvademecum in dieci punti che permetterà una riapertura delle librerie il prossimo lunedì 20 aprile aumentando gli standard di sicurezza per gli esercenti, i dipendenti e i clienti. Il decalogo è frutto di un confronto proficuo portato avanti dal capo di gabinetto della Presidenza della Regione,Albino Ruberti, e dall’assessore allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start-up e Innovazione, Paolo Orneli, con le associazioni di categoria (Confesercenti, Associazione Librai Italiani di Confcommercio e Federlazio) e con una nutrita delegazione di librerie e reti di librerie del Lazio. Il testo è coerente con il Dpcm del 10 aprile, con le indicazioni della Direzione/Assessorato Sanità della Regione Lazio e accoglie varie proposte dei librai, con i quali un nuovo incontro è previsto domani. La proroga dell’apertura al 20 aprile è stata pensata proprio per permettere una ripresa dell’attività con standard di sicurezza aumentati e a questo mirano le misure del decalogo come, ad esempio, l’obbligo del mantenimento del distanziamento interpersonale e dell’utilizzo di dispositivi per coprire naso e bocca e dei guanti monouso da parte del personale e dei clienti, la regolare pulizia e aerazione dei locali e la messa a disposizione della clientela di sistemi per la disinfezione delle mani e guanti monouso. 





Il centro agroalimentare solidale con i mercati romani

 

Distanti, ma uniti”: è la bella iniziativa del Centro Agroalimentare di Roma in favore dei nostri mercati, che stanno via via riaprendo nel rispetto delle dovute misure precauzionali di contenimento del contagio. Il Car si offre di sponsorizzare il noleggio dei transennamenti e dei divisori necessari ad attuare la perimetrazione e il contingentamento degli accessi, dando un grande segnale di vicinanza a tutti gli operatori di settore”. Lo scrive su Fb Carlo Cafarotti, assessore allo Sviluppo economico capitolino. “Siamo particolarmente fieri della nostra partecipata, che ci sostiene nella ripartenza della dimensione mercatale: i nostri rionali sono un luogo centrale per l’approvvigionamento alimentare, mansione che stanno svolgendo egregiamente in questa fase emergenziale. Non solo: come in passato, oggi più che mai esercitano una funzione anche sociale, di riferimento collettivo per tutti i cittadini”. “Lo slancio dei soggetti coinvolti in queste attività, come nel caso del Car, ci racconta del virtuosismo che Roma sa mettere in campo, specie nei momenti più difficili”, conclude. Tutti gli interessati, possono contattare la Direzione del Car alla mail: info@agroalimentare.it.





D’Amato: il futuro del Lazio con tanto smart working e altrettante mascherine

 

Trecentomila test sierologici per forze dell’ordine e personale sanitario, in maniera da poter valutare la circolazione del virus nel Lazio, smart working diffuso nella pubblica amministrazione, pannelli divisori negli uffici che hanno contatto con il pubblico, distanziamento sociale, mascherine soprattutto nei luoghi chiusi, norme puntuali per una riapertura progressiva delle attività produttive, vaccino anti-influenzale obbligatorio per gli ultrasessantacinquenni. L’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, fotografa così il futuro nel corso dell’audizione in videoconferenza nella commissione sanità del consiglio regionale, presieduta da Giuseppe Simeone, per quanto riguarda la programmazione della “fase 2” nel Lazio, una volta superata la fase più acuta dell’emergenza. “Siamo in attesa di avere un’indicazione tecnica uniforme a livello nazionale, per quanto riguarda i test sierologici – ha spiegato D’Amato – se il Comitato tecnico scientifico non provvederà entro stasera, domani pubblicheremo comunque la nostra gara per acquisire i test. Si tratta di prelievi venosi, che abbiamo sperimentato a Nerola, Contigliano e a Tor Vergata, hanno un elevato livello di attendibilità e accertano la presenza o meno degli anticorpi. A noi serve per capire quanto il virus abbia circolato nel Lazio, rispetto ai casi positivi già accertati. Nella sperimentazione il risultato è stato molto basso, poco più del’1 per cento, vedremo se lo studio confermerà o meno questo dato”. L’assessore ha anche svolto una relazione sullo stato della rete ospedaliera nelle province del Lazio e ha spiegato che, se continuerà la discesa nella curva dei contagi, già a partire da maggio si potrà procedere con una rimodulazione delle strutture, lasciando in attività i presidi esclusivamente dedicati al Covid-19 e la rete per le malattie infettive, mentre il resto degli ospedali potranno tornare all’attività normale. 




Lazio, D’Amato: “San Raffaele di Rocca di Papa, come pilota aereo senza brevetto”

 

“Sono sorpreso di come possano ancora sussistere situazioni in cui vengono dati ruoli così importanti a soggetti senza le caratteristiche: lo trovo grave” è come andare su un aereo con un pilota che non ha il brevetto. Così l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, in videoaudizione in commissione regionale sanità, riferendosi alla vicenda della casa di cura di Rocca di Papa. “Su queste cose non si scherza ed io trovo grave che la direzione sanitaria sia stata affidata a un professionista che non poteva farlo e che era già stato diffidato mesi fa. Per una struttura da 200 posti letto servono i requisiti”.  L’esito preliminare dell’audit conclude che ‘le misure di prevenzione adottate fino ad ora non risultano efficaci nel contenere la diffusione del virus’. “Questo perché chi doveva applicare queste disposizioni non aveva i titoli professionali per farlo e le necessarie competenze. Un gruppo importante della sanità privata non può affidare la gestione della sicurezza dei pazienti in capo a chi non ha requisiti professionali, peraltro lo stesso era già stato diffidato precedentemente, nel dicembre scorso, per aver diretto un’altra struttura. Il fatto che il presidente del Gruppo San Raffaele dichiari di aver nella giornata odierna provveduto, una volta ricevuta la diffida, a sostituire il direttore sanitario è la conferma che lo stesso non era in grado di gestire la struttura che dirigeva dal 1 marzo. Le verifiche le stiamo compiendo su tutte le strutture e fino ad oggi sono state eseguite 364 ispezioni, con relazioni e report. Il tema non sono i tamponi, ma il rispetto delle misure di sicurezza. Pertanto verrà mantenuto il cordone sanitario e verranno completati tutti i test molecolari a tutti i degenti e a tutto il personale sotto lo stretto controllo della Asl Roma 6. Auspico che vi sia una collaborazione da parte della struttura nella garanzia della sicurezza dei pazienti. Abbiamo scritto in tutti i documenti che la diagnosi molecolare deve essere effettuata unicamente presso i 17 laboratori di riferimento regionale, riconosciuti dallo Spallanzani, poiché essi possiedono personale qualificato e strumenti certificati anche per la manipolazione in accordo alle normative sul bio-contenimento. Inoltre è proprio il Ministero della Salute, nella circolare del 3 aprile che ha individuato regione per regione i laboratori di riferimento” ha concluso.





Fase Due, il Campidoglio giudica positivo l’incontro con i Sindacati

Pianificare l’organizzazione della cosiddetta ‘Fase 2′, valutando i passaggi graduali per garantire la progressiva ripresa delle attività negli uffici di Roma Capitale alla luce delle disposizioni emanate dal Governo. E’ il tema intorno cui si è sviluppato oggi il confronto in videoconferenza tra l’Assessore al Personale Antonio De Santis e le organizzazioni sindacali (Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Roma Capitale – Rieti, Uil Fpl Roma), facendo seguito al protocollo nazionale avente ad oggetto l’adeguamento alle norme emanate nello stato di emergenza. Lo fa sapere il Campidoglio in una nota. L’assessore e i sindacati hanno inoltre condiviso la necessità di programmare altri appuntamenti organizzativi per entrare nel dettaglio delle modalità applicative dello smart working, in seguito alla decisione dell’Amministrazione di consolidarlo nel tempo a una percentuale pari al 30% tra i dipendenti capitolini. 





Ama Roma denuncia alla Procura una truffa sulla raccolta a domicilio dei positivi a Covid

 

AMA S.p.A. ha depositato presso la Procura della Repubblica – Tribunale Penale di Roma una denuncia-querela contro ignoti per tentata truffa a famiglie con casi positivi o sottoposti a quarantena al Covid-19 da parte di finti operatori AMA. L’azione legale è stata intrapresa dalla municipalizzata capitolina sulla base della notizia di possibili reati a danno dell’azienda e dei cittadini costretti a casa, in particolare la segnalazione di individui che si spaccerebbero per dipendenti o incaricati dell’azienda e che offrono, anche a fronte di richieste di pagamento, il ritiro dei rifiuti a domicilio. Come già chiarito in precedenza (per mettere in guardia da possibili truffe l’azienda ha infatti diramato un comunicato già il 4 aprile scorso), AMA S.p.A. non ha mai autorizzato nessuno, personale proprio o appartenente a ditte esterne, ad entrare nelle abitazioni private per effettuare la raccolta dei rifiuti ed evidenzia che è abusiva qualunque richiesta di denaro a nome dell’azienda, poiché anche i prelievi dedicati alle persone in quarantena temporanea sono svolti senza costo aggiuntivo per questi utenti. Lo comunica AMA S.p.A. in una nota. Il servizio di raccolta domiciliare dedicata riservato ai cittadini risultati positivi al virus Covid 19, svolto da personale di società in appalto, avviene prendendo contatto diretto con queste utenze, sulla base dei nominativi forniti ad Ama dalle autorità competenti. La raccolta viene effettuata al piano stradale o sul pianerottolo e gli incaricati, sempre dotati di tutti i necessari dispositivi di sicurezza, non sono assolutamente autorizzati ad accedere all’interno delle abitazioni né tantomeno a esigere pagamenti. “Rinnoviamo l’invito, rivolgendoci in particolare alle persone anziane o che vivono sole – dichiara il direttore tecnico di AMA Marco Casonato – a prestare la massima attenzione e a diffidare da richieste anomale che dovessero giungere a nome e per conto della nostra azienda. Anche nei contatti mirati autorizzati per consentire i prelievi dei rifiuti ad hoc delle persone in quarantena temporanea, gli operatori incaricati forniscono elementi di riconoscimento e, in ogni caso, nel più stretto rispetto della privacy, il prelievo avviene, nei giorni e nelle fasce orarie preannunciate al telefono, gratuitamente, sul pianerottolo o al piano strada.





Lunedì allo Spallanzani partirà lo studio sulla sieroprevalenza

Lunedì 20 aprile lo Spallanzani avvierà uno studio di siero-prevalenza sul proprio personale. Lo spiega lo stesso istituto nel bollettino medico odierno spiegando che viene effettuato nell’ambito della campagna della Regione Lazio per garantire una sorveglianza attiva sulla popolazione sanitaria. La campagna – spiegano i medici del primo covid hospital – assume rilievo dal momento che nella struttura si registra ad oggi un tasso di infezioni sul personale legato alla assistenza prossimo allo zero.





Mascherine ai medici dall’Ordine di Roma

 

Dalla prossima settimana l’Ordine di Roma distribuirà direttamente ai medici i DPI 

Ai medici e odontoiatri di Roma e provincia, che ne hanno fatto richiesta, l’Omceo capitolino fornirà mascherine del tipo FFP2. Saranno consegnate – precisa una nota – secondo un criterio legato alla reale conoscenza del fabbisogno degli operatori, dando la priorità a quei colleghi che sono maggiormente impegnati in attività a più alto rischio professionale. 

60 mila mascherine distribuite attraverso uno spedizioniere partiranno da lunedì prossimo dalla sede dell’Ordine verso i 2.600, tra medici e odontoiatri, che la settimana scorsa ne hanno fatto richiesta compilando uno specifico form sul sito dell’Omceo capitolino. 

“Questi DPI, visto il limitato quantitativo a disposizione e l’elevato numero di colleghi iscritti al nostro Ordine – ha spiegato il Presidente dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Antonio Magi – saranno consegnati secondo un criterio legato alla reale conoscenza del fabbisogno degli operatori, dando la priorità a quei colleghi che in questo momento sono maggiormente impegnati in attività a più alto rischio professionale, come quelli che operano in ambienti in grado di generare aerosol, nei contesti ad elevata intensità assistenziale ed esposizione al rischio e naturalmente con priorità a coloro ai quali non sono stati consegnati direttamente dalle Aziende Sanitarie di riferimento”. 

I dispositivi in questione sono mascherine del tipo FFP2, fornite dalla Protezione Civile a seguito delle ripetute richieste da parte della Fnomceo. 

Dall’Ordine precisano che, “esaurita la distribuzione di questi dispositivi, al momento non è previsto un ulteriore invio da parte della protezione civile poiché tutta la disponibilità è stata messa a disposizione dei medici e odontoiatri che ne hanno fatto richiesta”.




Coronavirus, l’Antitrust vuole chiarezza su laboratori sanitari e di analisi della Capitale

 

 

 L’Antitrust ha inviato una serie di richieste di informazioni a un gruppo di strutture sanitarie e laboratori di analisi romani che hanno pubblicizzato l’offerta di test sierologici per l’identificazione di anticorpi diretti verso il virus SARS-Co-V-2. L’iniziativa nasce da una segnalazione ricevuta dalla Regione Lazio in cui l’amministrazione affermava di aver ricevuto segnalazioni circa l’offerta “a prezzi esorbitanti”, da parte di strutture private, di tali test sierologici. 

Alle strutture sanitarie interessate, l’Autorità ha richiesto, in particolare, di indicare la tipologia di test eseguiti; le modalità con cui i clienti vengono informati delle caratteristiche e dei limiti dei suddetti test; le modalità di esecuzione delle prestazioni (presso le sedi e/o a domicilio); i prezzi a cui i test sono offerti. 

A tale proposito l’Authority specifica che la Regione, in una comunicazione del 9 aprile, ha fornito anche una stima dei costi che i clienti dovrebbero pagare per questo tipo di test, auspicando un’applicazione di prezzi non dissimili da parte delle strutture private.: test rapido da sangue capillare 20 euro (a fronte di costi sostenuti dalla struttura erogante di 15 euro); test sierologico con prelievo venoso 45 euro (a fronte di costi sostenuti dalla struttura erogante di 30 euro). 

In caso di difformità tra i prezzi indicati dalla Regione Lazio ed i prezzi praticati dalle strutture private per i medesimi test, sono state sollecitate giustificazioni a supporto della differenza. Il termine per l’invio delle risposte è il prossimo lunedì 20 aprile.





Comparto vitivinicolo colpito duramente, proposta all’Ue di De Meo (Forza Italia)

 

“Un invito ad agire immediatamente”. Si conclude con questa esortazione la lettera che l’eurodeputato di Forza Italia – PPE, Salvatore De Meo ha firmato insieme ad altri colleghi di diverse nazioni ed inviato al Commissario europeo all’Agricoltura Janusz Wojciechowski. 

“In generale il comparto agroalimentare a causa della pandemia di Covid-19 – dichiarano i parlamentari europei nella missiva – è stato messo a dura prova ed in particolare il settore vitivinicolo sta vivendo la peggiore crisi economica degli ultimi decenni. La chiusura del settore HoReCa, le contrazioni delle esportazioni, il blocco del turismo enogastronomico hanno causato un vero e proprio crollo dei consumi e delle vendite. La situazione è molto delicata e molte Aziende rischiano il fallimento”. 

Un appello fortemente voluto dall’Onorevole De Meo, componente della Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, con il quale: “Abbiamo chiesto al Commissario europeo – precisa l’eurodeputato – di assumere e attuare quanto prima misure eccezionali nell’ambito dell’Organizzazione comune di mercato al fine di impedire al settore di raggiungere un punto di non ritorno per molti produttori e di considerare che, in molte zone rurali europee, non esistono alternative alla viticoltura, che non solo rappresenta unica fonte di occupazione ma è parte integrante del nostro patrimonio culturale dell’UE”. 

Nella richiesta formulata si sottolinea la necessità di istituire un fondo di compensazione a livello dell’UE al fine di garantire la redditività economica del settore e di prevedere una modifica legislativa per promuovere e permettere la conversione parziale della produzione al fine di introdurre una pratica di distillazione “di crisi” per tutte le categorie di vini su base volontaria, soddisfacendo così la crescente domanda di alcol orientata alla produzione di disinfettanti. In questo modo il settore vitivinicolo parteciperebbe alle misure sanitarie protettive istituite dagli Stati membri per combattere questa pandemia contribuendo nel contempo a un equilibrio del mercato. 

“Tra le misure straordinarie – spiega De Meo – bisogna incrementare le azioni mirate alla promozione che considero fondamentali per la ripresa economica del settore. Faccio riferimento soprattutto ad una misura di legislazione recentemente adottata dalla Commissione europea diretta a rendere più flessibili le campagne promozionali a seguito delle contromisure statunitensi”.

 





Accordo Cnh-Sindacati per il contenimento del Coronavirus

 

 

Accordo tra Cnh Industrial e i sindacati sulle linee guida di sicurezza contro la diffusione del coronavirus “in preparazione della futura ripresa produttiva”. Lo affermano Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm, Fismic, UglM e AqcfR, sottolineando che “le misure previste per contrastare il contagio del Covid-19 sono analoghe a quelle già oggetto di accordo anche con Fca. L’accordo prevede la possibilità di partecipare a una sperimentazione a Bolzano di test sierologici, dopo un incontro di verifica in sede locale”. 

Le misure principali “sono l’igienizzazione e la sanificazione degli ambienti, il mantenimento delle distanze di almeno un metro, la concessione del lavoro agile (smart working) a chi può lavorare da remoto, la dotazione di mascherine, la misurazione delle temperature prima di accedere al sito, tutele per i soggetti più vulnerabili per condizioni di salute, l’adozione di procedure finalizzate a evitare assembramenti nelle mense e negli spogliatoi, nonchè nelle fasi di entrata e di uscita”. 

È stato inoltre previsto “un confronto con le istituzioni locali affinchè garantiscano trasporti collettivi adeguati. Ed è stato stabilito il principio della rotazione nella applicazione della cassa integrazione. Previsto naturalmente anche il pieno coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori in azienda”. 

L’accordo, aggiungono i sindacati, “durerà fino alla fine della emergenza ed è aperto a successive modifiche da apportare sulla base delle evoluzioni della scienza e delle indicazioni delle autorità sanitarie. Costituisce la garanzia che la sicurezza deve restare al primo posto quando riprenderà l’attività lavorativa, nei tempi e nei modi stabiliti dal governo”.





Champions e Europa League, per le finali ci sono già le date

Mercoledì 26 agosto la finale di Europa League e sabato 29 quella di Champions League. Sono queste le date che l’Uefa avrebbe deciso per le finali delle competizioni europee. La decisione dovrebbe essere ratificata dal comitato esecutivo in programma il prossimo 23 aprile. In Champions resta inalterata la sede della finale, cioè lo stadio Ataturk di Istanbul.

Per quanto riguarda le italiane, l’Atalanta è già qualificata ai quarti, mentre la Juventus deve giocare il ritorno degli ottavi contro il Lione, dopo aver perso l’andata, e il Napoli contro il Barcellona, dopo l’1-1 del San Paolo.

In Europa League possibile finale mercoledì 26 a Danzica. Fra le italiane, in corsa Inter e Roma. Molte decisioni potrebbero essere ufficializzate giovedì prossimo, quando si riunirà il Comitato Esecutivo della Uefa. Nei due giorni precedenti la stessa Uefa incontrerà prima le 55 federazioni, poi i club dell’Eca e l’associazione delle leghe europee





B&B e case vacanze, un duro colpo da 12,7 mln di mancate presenze

 

 

Lo stop per l’emergenza coronavirus sta azzerando B&B, affittacamere e case vacanze. Secondo le stime elaborate per Aigo Confesercenti dal Cst Firenze, il lockdown di marzo e aprile costa all’extra-alberghiero il 95,8% delle presenze (-12,7 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), con una perdita di 966 milioni di euro di spesa turistica. 

A lanciare l’allarme è il presidente nazionale di Aigo Confesercenti, Claudio Cuomo, che chiede nel prossimo decreto Aprile di tutelare il settore, “altrimenti rischiamo che centinaia di migliaia di famiglie abbiano un problema di occupazione maggiore di quello che abbiamo conosciuto negli ultimi anni”. 

“Il turismo è uno dei settori trainanti della nostra economia italiana e al suo interno, il comparto extra-alberghiero è tra quelli cresciuti più velocemente negli ultimi anni – ha dichiarato Cuomo – Lo stop dovuto all’emergenza coronavirus, però, ha portato ad un improvviso e pressoché totale azzeramento dei fatturati. Di fronte a questi numeri, si sentono lasciati indietro la stragrande maggioranza dei gestori: in oltre il 50% dei casi parliamo di persone fisiche senza partita Iva, che hanno trovato nell’affitto di casa l’unico lavoro. Indennità non sono previste in quanto non sono soggetti iscritti all’Inps. Accesso al credito non è previsto perché non sono imprese. Si sentono lasciate indietro anche le imprese che gestiscono le attività ricettive che sono rimaste escluse dalla indennità quando i commercianti come soci e amministratori non sono iscritti alle gestioni separate Inps, come del resto hanno facoltà di fare”.





Test sierologico di Roche pronto a maggio. Svolta per individuare la presenza di anticorpi contro il Coronavirus

 

Roche ha messo a punto un test sierologico per individuare la presenza di anticorpi contro il coronavirus nei pazienti esposti al contagio da Covid-19. La casa farmaceutica svizzera, si legge in una nota, "punta" a rendere il test disponibile agli "inizi di maggio" nella Ue e "sta attivamente lavorando" con la Fsa americana "per un’autorizzazione d’emergenza". "L’individuazione di questi anticorpi - spiega Roche - potrebbe aiutare a indicare se una persona ha sviluppato un’immunità al virus". L’individuazione di anticorpi "è centrale per aiutare a identificare persone che sono state colpite dal virus, specialmente quelle che posso essere state infettate ma non manifestano sintomi", spiega Roche annunciando il prossimo lancio del test, chiamato Elecsys. "Inoltre, il test può aiutare screening prioritari fra gruppi ad alto rischio, come i lavoratori sanitari, i fornitori di prodotti alimentari che possono aver già sviluppato un certo livello di immunità e che possono continuare a servire o ritornare al lavoro. Aver compreso di più circa l’immunità da Covid-19, può anche aiutare la società a tornare più velocemente alla normalità". "Ogni test affidabile sul mercato aiuta i sistemi sanitari ad aiutarci a superare questa pandemia. Roche sta collaborando a stretto contatto con le autorità sanitarie e sta accelerando la produzione per assicurare una veloce disponibilità del test a livello globale", ha spiegato il ceo di Roche, Severin Schwan". "Una pronta disponibilità e un veloce accesso ad affidabili test di alta qualità sono essenziali per i sistemi sanitari. Il test sugli anticorpi è un importante passo avanti nella lotta al Covid-19. Il test di Roche può essere prodotto rapidamente in grande quantità e reso ampiamente disponibile nel mondo", ha commentato Thomas Schinecker, ceo di Roche Diagnostics.





Aifa: "Valutate 80 domande di farmaci sperimentali contro il virus"

 

 

Da inizio emergenza decine di scienziati in tutto il mondo sono alla ricerca di una terapia contro il Covid-19 e della strada per mettere a punto un vaccino. In Italia a gestire il sistema di sperimentazioni e studi è la Commissione Tecnico Scientifica dell’Aifa che dal 17 marzo – data dell’entrata in vigore del DL contenente misure di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 – ad oggi, riunita in seduta telematica permanente, ha valutato un totale di 80 tra domande di autorizzazione e proposte di studi clinici. 

I risultati delle valutazioni, vengono pubblicati da Aifa sul suo portale. In particolare: 16 studi hanno avuto parere favorevole. Di questi, 7 studi sono stati autorizzati anche dal Comitato Etico Unico dell’INMI L. Spallanzani e sono stati avviati. A questi 7 studi vanno aggiunti i due studi clinici su remdesivir, approvati da Aifa prima dell’entrata in vigore del DL Cura Italia, per un totale di 9 studi sperimentali in corso. E 9 studi devono finalizzare la presentazione dei documenti necessari e/o sono in attesa di approvazione dal Comitato Etico. 

Parere non favorevole è stato emesso per 36 studi (in alcuni casi la CTS sta valutando le controdeduzioni presentate dai proponenti). 10 studi hanno ricevuto parere “sospensivo” per richiesta di integrazioni o modifiche ai protocolli di ricerca. 11 studi sono stati considerati “non valutabili” per mancanza dei requisiti fondamentali della sperimentazione clinica o perché relativi a prodotti non classificabili come farmaci e quindi non di competenza dell’Agenzia. 1 studio è stato ritirao ritirato dal proponente, mentre 6 studi, presentati nelle ultime 48 ore, risultano attualmente in valutazione. 

Le motivazioni che hanno portato la CTS a esprimere, al momento, una valutazione “Non favorevole” sono innumerevoli spiega Aifa: “disegno di studio non appropriato o non caratterizzato: in questa categoria rientrano anche le proposte che non si accompagnavano ad un vero e proprio protocollo di studio, oltre alle sperimentazioni il cui disegno di studio non era ritenuto idoneo rispetto alle finalità della sperimentazione; razionale non adeguatamente supportato; popolazione inadeguata o non correttamente caratterizzata; criticità relative ai farmaci in studio (sia come intervento sia come controllo) non correttamente caratterizzati o non appropriati; criticità relative all’endpoint: imprecisione delle stime di misurazione degli esiti e loro rilevanza clinica; criticità relative al calcolo della potenza e alla stima dell’effetto; criticità relative a problematiche di sicurezza”. 

Tutti i 36 studi con giudizio non favorevole – specifica l’Agenzia del Farmaco – hanno avuto più di un motivo per il giudizio negativo e, in media, ogni studio rifiutato ha avuto 3 ragioni di diniego. 

Sono stati inoltre valutati e approvati i programmi di uso terapeutico a livello nazionale per i seguenti medicinali: remdesivir, canakinumab, ruxolitinib. 

E’ di ieri intanto la decisione di autorizzare uno studio multicentrico italiano, coordinato dall’Azienda Ospedaliera di Perugia, sotto l’egida della Società Italiana di Reumatologia (SIR), della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e dell’Associazione italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO). 

Si tratta di uno studio randomizzato 1:1 vs standard di cura (SOC), in aperto, di Fase II, che valuta l’efficacia e la sicurezza di colchicina, un vecchio farmaco utilizzato nei disturbi su base auto-infiammatoria e nella gotta, in pazienti affetti da COVID-19.





Azzolina (Istruzione), ci mette una pietra sopra: “Le scuole non riapriranno a maggio”

In Italia la situazione è ancora troppo pericolosa per pensare di riaprire le scuole. Lo afferma la ministra per la Pubblica istruzione, Lucia Azzolina, in un’intervista al Corriere della sera.

“Il Governo a giorni prenderà una decisione – spiega la ministra -. Ma con l’attuale situazione sanitaria ogni giorno che passa allontana la possibilità di riaprire a maggio. Significherebbe far muovere ogni giorno oltre 8 milioni di studenti”.

“Scegliere di seguire un principio di cautela, come consigliato dalla comunità scientifica – aggiunge -, è una decisione molto politica. E non affatto scontata. Solo ieri ci sono stati altri 525 morti. Non cancelliamo gli sforzi fatti finora”.

 





Il mezzo dietro front del Governatore Fontana: “Se la Scienza dice di chiudere, Lombardia chiude”

 

"Se la scienza ci dirà che dobbiamo stare chiusi, staremo chiusi". Sono le parole di Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, in vista della data del 4 maggio. "Credo che si sia voluto interpretare in modo malevolo in mio intervento. La condizione ineludibile per parlare di riapertura è il via libera della scienza e degli esperti e di chi sa interpretare l’evoluzione epidemiologica del virus. Se la scienza ci dirà che dobbiamo stare chiusi, staremo chiusi. La riapertura comporterà una serie di cambiamenti sostanziali nei comportanti, dobbiamo farci trovare pronti se l’evoluzione dell’epidemia dovesse andare in senso positivo, se ci fossero le condizioni di riaprire il 4 maggio dovremmo essere pronti. La riapertura non dovrà prescindere dalla salute e dalla sicurezza di cittadini e lavoratori", dice a Mattino Cinque.  “Se non ricordo male, domani c’è la cabina di regia con il governo. Ogni regione deve presentare il proprio progetto e le proprie idee e ci deve essere un confronto. E’ la stessa cosa che avviene oggi nel tavolo che ho convocato con tutte le componenti della nostra regione: ascolteremo le esigenze di tutti e faremo la sintesi. Bisogna ragionare sugli interventi che regione e stato dovranno promuovere per favorire la ripresa economica, sono tanti gli argomenti da affrontare", aggiunge.  "Fino ad oggi ho utilizzato l’unico test riconosciuto valido dalla scienza, dall’Istituto superiore" di sanità "e dalla scienza. Non ho intenzione di correre dietro a test che poi sono processati da laboratori che vengono chiusi per truffa", dice facendo riferimento ai test sierologici. Nel mirino della magistratura sono finite le case di riposo. "Aspetto con estrema serenità l’esito", dice Fontana riferendosi alle indagini. "Noi abbiamo fatto una delibera proposta dai nostri tecnici, i nostri tecnici ci hanno detto che a determinate condizioni -con reparti indipendenti dal resto della struttura e con addetti dedicati esclusivamente ai malati Covid- si poteva fare", dice. "Noi abbiamo fatto una proposta e le case di riposo che avevano queste condizioni hanno aderito. Non bisogna dimenticare che è stata fatta una scelta perché non c’era più posto negli ospedali e non poteva essere curata a casa. Sono stati i nostri tecnici a fare la proposta e a valutare le singole case di riposo, noi ci siamo adeguati". La responsabilità del controllo sulle case di riposo e sulle condizioni è della regione? "E’ dell’Ats che si è recata sul posto e ha valutato se ci fossero le condizioni. Su 705 case di riposo in Lombardia solo 15 avevano le condizioni e hanno accettato". Come numero di decessi, queste strutture "sono leggermente sotto la media".

 




Nel mondo sono 145mila le vittime del Coronavirus

 

 

Oltre 145mila persone nel mondo hanno perso la vita a causa della pandemia di coronavirus. È quanto emerge dal conteggio a cura della Johns Hopkins University.

Il nuovo dato arriva dopo che la task force per la prevenzione e il controllo a Wuhan, la città della Cina da dove è partito il Covid-19, ha corretto verso l’alto il bilancio delle vittime nella metropoli, aggiornandolo da 2.579 a 3.869.

Il numero dei casi a livello mondiale ha superato quota 2 milioni e 100mila, con 2.158.033 contagi confermati. Questa, secondo la Johns Hopkins, la lista delle dieci nazioni più colpite dal coronavirus: Stati Uniti: 667.225 contagi (33.286 vittime).

Spagna: 184.948 contagi (19.315 vittime).

Italia: 168.941 contagi (22.170 vittime).

Francia: 147.091 contagi (17.941 vittime).

Germania: 137.698 contagi (4.052 vittime).

Regno Unito: 104.145 contagi (13.759 vittime).

Cina: 83.403 contagi (4.636 vittime).

Iran: 77.995 contagi (4.869 vittime).

Turchia: 74.193 contagi (1.643 vittime).

Belgio: 34.809 contagi (4.857 vittime).





Rsa, due mesi di vittime innocenti. I morti sarebbero tra 6 e settemila

 

“Dal 1 febbraio al 15 aprile si sono contati fra i 6mila e i 7mila decessi nelle strutture Rsa di ricovero per anziani. Di questi una minoranza, neanche un migliaio, presentavano un tampone positivo. Ma oltre il 40% del totale dei deceduti aveva sintomi influenzali riconducibili” al Coronavirus “o tampone positivo”. Lo ha detto il direttore del Dipartimento di Malattie Cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’Istituto superiore di Sanita’, Graziano Onder, durante la conferenza stampa all’ISS sull’analisi dell’andamento epidemiologico e di aggiornamento tecnico-scientifico del Covid-19.

“E’ una criticità non solo italiana – ha spiegato -, legata al fatto che i residenti in queste strutture spesso hanno una fragilità, una vulnerabilità che predispone agli effetti più negativi dell’infezione”.

I dati della survey dell’Iss si riferiscono, ha precisato Onder, alle risposte giunte dal 33% del totale delle strutture: per una popolazione di oltre 80mila residenti nelle Rsa, con una maggiore rappresentatività nel nord Italia.

“Non siamo realmente in grado di distinguere quanti di questi decessi siano legati all’influenza o effettivamente in connessione con il Covid” ha aggiunto Onder, spiegando che “gran parte dei decessi sono avvenuti nella seconda metà di marzo, in corrispondenza con il picco dell’infezione nel nostro Paese” e che “un numero sotanziale di residenti in questi mesi di osservazione è stato ospedalizzato”.

Numerose le criticità riscontrate dalla survey dell’Iss. Delle 547 strutture che hanno risposto alla domanda sulle criticità, 470 (85.9%) hanno riportato la mancanza di Dispositivi di Protezione Individuale, mentre 97 (17.7%) hanno riportato una scarsità di informazioni ricevute circa le procedure da svolgere per contenere l’infezione. Inoltre, 65 (11.9%) strutture segnalano una carenza di farmaci, 192 (35.1%) l’assenza di personale sanitario e 62 (11.3%) difficoltà nel trasferire i residenti affetti da COVID-19 in strutture ospedaliere. Infine, 136 strutture (24.9%) dichiarano di avere difficoltà nell’isolamento dei residenti affetti da COVID-19 e 37 (6.8%) hanno dichiarato altro, specificando fra le principali difficoltà quelle di reperire i DPI e l’impossibilità di eseguire tamponi.

 





Dal primo di marzo al quattro di aprile i morti sono aumentati in Italia del 20%

 

 

L’Istat ha registrato un aumento dei morti pari o superiore al 20 per cento nel periodo 1 marzo-4 aprile 2020 rispetto al dato medio dello stesso periodo degli anni 2015-2019. Lo rende noto l’Istituto di statistica che ha pubblicato gli anticipatori parziali relativi a una lista di comuni che viene ampliata settimanalmente e che in alcun modo possono essere considerati un campione rappresentativo della intera popolazione italiana. Si tratta della terza diffusione di questi dati.





Rezza(Iss): “Non raggiungeremo lo zero contagi a maggio. Il virus è ancora in giro”

 

 

"Vediamo che c’è un trend alla decrescita nel numero dei casi se presentati per data di comparsa dei sintomi, ma il virus non sta scomparendo. Spesso si parla di nuovi contagi, ma si tratta in realtà di vecchie notifiche. Adesso è importante considerare la data della comparsa dei sintomi". Lo ha detto Giovanni Rezza, direttore delle Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), nella conferenza stampa all’Iss sull’emergenza coronavirus. "Non raggiungeremo casi zero a maggio, il virus probabilmente continuerà a circolare, anche se a bassa intensità. Non abbiamo raggiunto un vero e proprio picco, non c’è una massa di popolazione che si è infettata sufficiente - ha precisato Rezza - Abbiamo solo abbattuto i contagi con il ’lockdown’, ma la popolazione rimane ampiamente suscettibile e quello che è successo due mesi fa potrebbe riaccadere se non stiamo attenti".




I numeri di Istat: a febbraio 2020 export (+1,1%), import (-3,8%)

A partire dai dati di febbraio 2020, con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, l’Istat, in linea con la politica di diffusione Eurostat, pubblica i dati di commercio estero per le nuove aree, Ue27 ed extra Ue27. Le serie storiche per le due aree sono state ricostruite per rendere coerenti i confronti temporali. 

A febbraio 2020 si stima una crescita congiunturale per le esportazioni (+1,1%) e una flessione ampia per le importazioni (-3,8%). L’aumento congiunturale dell’export è dovuto in particolare all’incremento delle vendite verso l’area Ue (+1,8%) mentre quello verso i mercati extra Ue è contenuto (+0,3%).

Nel trimestre dicembre 2019-febbraio 2020, rispetto al precedente, si rileva un aumento sia delle esportazioni (+0,6%) sia delle importazioni (+1,1%).

A febbraio 2020 la crescita su base annua dell’export è pari a +7,0% ed è determinata dall’aumento delle vendite registrato sia nell’area Ue (+8,0%), con maggiore intensità, sia in quella extra Ue (+5,9%). La lieve diminuzione tendenziale delle importazioni (-0,7%) è sintesi dell’incremento degli acquisti dall’area Ue (+1,8%) e del loro calo dai mercati extra Ue (-4,0%).

Tra i settori che contribuiscono maggiormente alla crescita tendenziale dell’export nel mese di febbraio 2020 si segnalano articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+41,2%), altri mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+14,4%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+11,9%). 

Su base annua, i paesi che contribuiscono in misura maggiore all’incremento delle esportazioni nazionali sono Stati Uniti (+22,3%), Germania (+6,8%), Francia (+7,5%), Belgio (+20,2%) e Turchia (+36,6%) mentre si registrano ampie flessioni delle vendite verso Cina (-21,6%) e Regno Unito (-8,2%). 

A febbraio 2020 si stima che il saldo commerciale aumenti di 2.847 milioni di euro (da +3.238 milioni a febbraio 2019 a +6.085 milioni a febbraio 2020). Al netto dei prodotti energetici il saldo è pari a +8.603 milioni di euro (era +6.499 milioni a febbraio 2019).

Nel mese di Febbraio 2020 si stima che i prezzi all’importazione diminuiscano dell’1,2% su gennaio 2020 e dell’1,5% su base annua.

Nel mese di marzo si è registrata una parziale riduzione del flusso delle dichiarazioni Intrastat, conseguente al differimento al 30 giugno dei termini di trasmissione previsto dal Decreto “Cura Italia”. Le azioni messe in atto per fare fronte a queste perturbazioni nella fase di raccolta dei dati (si veda Nota metodologica, pag. 15) hanno consentito di elaborare e diffondere, secondo il dettaglio informativo usuale, i dati sui flussi commerciali intracomunitari relativi al mese di febbraio 2020. Questi saranno oggetto di revisione quando, concluso il periodo di sospensione dei termini di trasmissione, si renderanno disponibili tutte le dichiarazioni Intrastat relative al mese di febbraio.





Sono 21 milioni gli italiani in difficoltà e circa 10 milioni con redditi quasi nulli. Studio dell’Università della Tuscia

 

Circa 21 milioni di persone stanno vivendo questo momento di emergenza con serie difficoltà economiche, di cui la metà (oltre 10 milioni) con un reddito quasi nullo. E’ quanto emerge da una ricerca dell’Università della Tuscia che calcola: esistono almeno 3 milioni di persone che non dichiarano reddito al fisco e che difficilmente ora possono guadagnare un minimo per il sostentamento; oltre 18 milioni di persone con redditi inferiori a 15 mila euro, di cui 7,6 milioni con meno di 6 mila, cioè 500 euro lordi mensili.

Il blocco, pur se temporaneo, delle attività produttive per l’emergenza Covid-19 ha generato "per 3,7 milioni di lavoratori il venir meno dell’unica fonte di reddito familiare". E a pagare il prezzo più alto, secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, vi son le coppie con figli (un milione 377.000, 37%) e i genitori ’single’ (439.000, 12%), circostanza allarmante, scrivono, se si considera che "ben il 47,7% degli occupati dipendenti dei settori interessati dal ’lockdown’ guadagnava meno di 1.250 euro mensili", mentre "il 24,2% si trova addirittura sotto la soglia dei 1.000 euro".

 Tutti i sostegni al reddito, dalla cassa integrazione ai congedi speciali, coperti fino a giugno. Introduzione del reddito di emergenza e conferma del bonus per gli autonomi che potrebbe salire anche oltre gli 800 euro. E’ questo, secondo quanto si apprende, lo schema cui sta lavorando il governo per il prossimo decreto di aprile per fronteggiare i danni economici del Coronavirus. In questi giorni si susseguono le riunioni per mettere a punto le misure e arrivare a varare il decreto entro fine mese. 





Il Bollettino di Banca d’Italia: “Crisi pesante, ma il Paese è solido”

Il coronavirus ha avuto un “forte impatto negativo” sull’economia, ma le imprese, le famiglie e le banche italiane affrontano la crisi con una maggiore solidità rispetto alla recessione di alcuni anni fa legata al debito sovrano. Lo sostiene la Banca d’Italia nel bollettino economico, secondo cui “alla fine di febbraio la diffusione del contagio ha avuto un forte impatto negativo sull’attività economica, particolarmente marcato nel settore dei servizi”.  La crisi “ha colpito il sistema produttivo quando era già in atto un rallentamento dell’attività economica e in presenza di un alto debito pubblico. Tuttavia le imprese, la cui leva finanziaria si è ridotta significativamente negli ultimi anni, e le famiglie, il cui indebitamento è molto basso nel confronto internazionale, affrontano questa difficile fase congiunturale con una struttura finanziaria sostanzialmente più equilibrata rispetto a quella che avevano alla vigilia della crisi del debito sovrano”.  “La posizione debitoria del Paese sull’estero – aggiunge Bankitalia – è sostanzialmente in equilibrio. Le banche partono da condizioni patrimoniali e di liquidità più robuste che in passato”.





De Luca (Campania): “Se si faranno corse in avanti, pronti a chiudere i nostri confini”

C’è "chi preme per affrettare la ripresa di tutto ma dobbiamo avere grande senso di responsabilità". Sono le parole del presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, nel corso di una conferenza per fare il punto sull’emergenza Coronavirus. "Se dovessimo avere corse in avanti in regioni dove c’è il contagio così forte, la Campania chiuderà i suoi confini. Faremo una ordinanza per vietare l’ingresso dei cittadini provenienti da quelle regioni", ha proseguito De Luca. "Se manteniamo il rigore che abbiamo avuto finora, a metà maggio potremo dire di aver sconfitto in Campania il Coronavirus", ha detto De Luca. Ha analizzato i dati del contagio dei primi giorni di aprile sottolineando che a questi ritmi si "sarà fuori a metà maggio". Nei prossimi giorni, ha proseguito sempre De Luca, saranno intensificati i controlli nelle strutture che ospitano gli anziani. "Stiamo già distribuendo 3 milioni di mascherine perché dal 3/4 maggio l’uso delle mascherine sarà obbligatorio", ha detto ancora. Le mascherine (in confezione da due), arriveranno, ha spiegato De Luca, nelle case dei campani, grazie ad una intesa con le Poste Italiane. Al momento è stata avviata la distribuzione alle categorie a rischio. 





Mozione (non legislativa) del parlamento Ue per l’attivazione del Mes

Il Parlamento europeo ha approvato un paragrafo di una risoluzione non legislativa “sull’azione coordinata per combattere la pandemia del Covid-19 e le sue conseguenze” in cui si appoggia l’attivazione di “una linea di credito specifica” del Mes, il Fondo salva Stati, in modo che possa essere utilizzato per “i paesi che chiedono di accedervi” per combattere “le conseguenze immediate” della pandemia. I crediti dovrebbero avere, secondo gli eurodeputati “scadenze a lungo termine, tassi competitivi e condizioni di rimborso connesse alla ripresa delle economie degli Stati membri”. Il testo è stato approvato con 523 voti a favore, 145 contrari e 17 astenuti. Fra gli eurodeputati italiani, hanno votato a favore quelli del Pd e di Forza Italia (salvo Milazzo, che ha votato contro). Contrari in modo compatto, invece, gli europarlamentari della Lega, del M5s e di Fdi. Il paragrafo approvato (il n.23), che fa parte di una risoluzione non legislativa il cui testo completo sarà votato oggi, “invita gli Stati membri della zona euro ad attivare i 410 miliardi di euro del Meccanismo europeo di stabilità con una linea di credito specifica”, e “ricorda che questa crisi non è responsabilità di un determinato Stato membro e che l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di combattere le conseguenze della pandemia”. Inoltre il testo “sottolinea che, come misura a breve termine, il Meccanismo europeo di stabilità dovrebbe immediatamente estendere le linee di credito precauzionali ai paesi che chiedono di accedervi per far fronte alle esigenze di finanziamento a breve termine per affrontare le conseguenze immediate del Covid-19, con scadenze a lungo termine, tassi competitivi e condizioni di rimborso connesse alla ripresa delle economie degli Stati membri”.





Bankitalia: “Dal Coronavirus un contraccolpo negativo del 5% sul Pil nazionale”

La Banca d’Italia stima una caduta del Pil attorno al 5% nel primo trimestre dell’anno a causa dell’emergenza coronavirus che ha impattato "in misura rilevante alcuni comparti dei servizi" mentre la produzione industriale avrebbe subito un ribasso del 6%, e del 15% nel solo mese di marzo. Lo si legge nel bollettino economico di Via Nazionale secondo cui "nel terziario le misure hanno pressoché azzerato il fatturato di gran parte del commercio al dettaglio non alimentare, di alberghi, bar e ristoranti e delle aziende del turismo" mentre si sono arrestate le attività edili. Il protrarsi delle misure di contenimento della pandemia di Covid-19 "comporterà una significativa caduta del Pil nel nostro paese anche nel secondo trimestre, cui farà verosimilmente seguito un recupero, che potrà anche essere sostenuto". Secondo Bankitalia,  "i tempi e l’intensità della ripresa dipenderanno, oltre che dalla durata e dall’estensione geografica del contagio, su cui vi è ancora molta incertezza, da diversi fattori interni e internazionali, nonché dall’efficacia delle politiche economiche". "Ogni settimana di blocco dell’attività economica di questa portata comporta, secondo un calcolo meccanico che non considera effetti indiretti, una riduzione del Pil annuale di circa lo 0,5 per cento".Per la Banca d’Italia,  "le attività commerciali e industriali non ritenute essenziali,e come tali temporaneamente sospese dal DPCM del 22 marzo, contribuiscono a circa il 28 per cento del totale del valore aggiunto". Il ricorso alla cig "dovrebbe avere attenuato" nel mese di marzo l’impatto dell’emergenza Covid-19 sul numero di occupati. Nel secondo trimestre l’occupazione potrebbe però contrarsi "in misura più marcata, risentendo del mancato rinnovo di una parte" degli oltre 400 mila contratti a termine in scadenza tra marzo e aprile. Bankitalia indica il rischio in particolare nei settori ricettivo-alberghiero, dei viaggi e trasporti, dei servizi ricreativi, culturali e personali e del commercio al dettaglio non alimentare. In calo i consumi e la fiducia delle famiglie nel primo trimestre dell’anno che "hanno risentito della maggiore incertezza, della caduta della domanda di servizi e dei vincoli alla mobilità conseguenti alla diffusione dell’epidemia". Tuttavia, l’incidenza sul reddito disponibile dei costi del debito (spesa per interessi e restituzione del capitale) è bassa, al 9,7 per cento. L’ampliamento della sospensione dei mutui prima casa deciso dal governo abbasserà ulteriormente tali costi.





Covid, avanti con la Fase due ma in sicurezza e cautela

 

Ci sono 160mila persone positive a tamponi e le persone con sintomi si stanno riducendo con la curva in fase decrescente a livello nazionale. Lo ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro durante la conferenza stampa all’Istituto sull’andamento epidemiologico dell’epidemia di Covid-19. C’è una forte reattività - ha sottolineato - nel segnalare e intervenire precocemente sui nuovi focolai. I dati sull’epidemia - ha detto -di nuovo coronavirus in Italia raccontano la "storia di un Paese con livelli di circolazione diversi" a seconda delle regioni. 

I test permetteranno di convivere con il virus - ha sottolineato - e in particolare con il livello di contagiosità R sotto 1.  La fase di riapertura - ha puntualizzato Brisaferro - andrà fatta "con grande cautela", raggiungendo i contatti e sorveglianza del numero dei ricoveri. "Dovremo ripensare e riorganizzare la nostra organizzazione della vita sia nei trasporti che nel lavoro e nelle attività quotidiane". Non c’è nessun picco nella curva dell’epidemia, ha evidenziato però l’epidemiologo Giovanni Rezza: "si è trattato di un picco artificioso", generato dal lockdown, ha detto l’epidemiologo Giovanni Rezza, dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), nella conferenza stampa organizzata dall’Istituto. Nella fase 2 sarà importante rafforzare soprattutto il controllo del territorio con l’identificazione rapida dei focolai, test, rintraccio e isolamento dei contatti e azioni di contenimento ed eventuale creazione di zone rosse, è il suo l’invito. Le "zone rosse - ha aggiunto - torneranno ad essere una delle misure importanti quando non ci sarà più il lockdown del Paese".

 





Meno contagi e ricoveri nelle terapie intensive, ma resta elevato il numero dei morti (575)

Resta ancora molto alto il numero dei morti in Italia da Covid-19, ma va anche detto, per fortuna, che si registra un rallentamento dei casi attualmente positivi e diminuisce anche il numero delle persone ricoverate in terapia intensiva. Nelle ultime 24 ore, secondo i dati forniti dalla Protezione Civile, hanno perso la vita altre 575 persone per un totale di 22.745 decessi dall’inizio dell’emergenza. I casi attualmente positivi sono 106.962, con un incremento di 355 unità nelle ultime 24 ore (ieri l’incremento era stato di 1.189 unità).