Buschini (Regione Lazio): "Una vittoria l’alta velocità sulla direttrice della Ciociaria"

 

 “Solo 41 minuti da Frosinone e un’ora e 10 da Cassino per raggiungere Roma grazie all’Alta velocità. Sono alcuni contenuti del protocollo che come Regione Lazio abbiamo sottoscritto con Ferrovie dello Stato per 18 miliardi di euro di investimenti per il sistema economico e turistico del Lazio. La Ciociaria avrà un collegamento diretto con il nord e il sud d’Italia senza scali intermedi e il treno ad Alta Velocità sorgerà su una stazione completamente nuova. Inoltre, una coppia al giorno di treni AV, dalla prossima estate, fermerà nelle stazioni di Frosinone e Cassino”. Così in un una nota il Presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mauro Buschini. “Si tratta – spiega Buschini – di una occasione di sviluppo che definirei cruciale. Per l’economia, per le imprese, per il turismo. Si abbatteranno i tempi di percorrenza e si rivoluzionerà la qualità della vita di tantissimi pendolari della nostra provincia che ogni giorno si recano nella Capitale per lavoro o studio. Una vittoria della grande squadra in Regione Lazio, di tutti, del territorio, dei cittadini e delle associazioni che si sono battute in questi anni per un servizio migliore e per l’Alta velocità in Provincia di Frosinone. Un grazie particolare al Presidente Zingaretti e all’Amministratore Delegato di Ferrovie Battisti. Roma è finalmente più vicina”.

 





La ministra De Micheli: "In arrivo nel Lazio 30 mln per le infrastrutture"

“Nella prima settimana di maggio arriverà in conferenza un decreto del ministro delle infrastrutture e dei trasporti che assegnerà ulteriori 30 milioni per l’acquisto di materiale rotabile per la regione Lazio, è un decreto che firmerò la prossima settimana e che suddivide e ripartisce risorse che stiamo cercando di sbloccare il più rapidamente possibile e se le mettiamo nelle tasche delle regioni sappiamo che poi, soprattutto una regione efficiente come il Lazio, rapidamente queste risorse verranno spese e diventeranno ricchezza”. Ad annunciarlo il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, in occasione della firma del protocollo di intesa fra la regione Lazio e FS. “Un grande investimento che vedrà la luce nel prossimo decreto, il cosiddetto decreto aprile è sulla questione della Pontina ormai è diventata una vicenda che soprattutto sul piano giuridico ha attanagliato il Lazio e poi sulla Salaria, strada a me molto cara e che ho percorso in 13 mesi da commissario del terremoto, ci ho lasciato il cuore oltre ad una quantità impegnativa di treni di gomme”.

 





Regione Lazio e Ferrovie dello Stato trovano l’intesa e 18 milioni di investimenti

 

Novità sul fronte dei trasporti per il Lazio. Dalla prossima estate una coppia al giorno di treni AV fermerà infatti nelle stazioni di Frosinone e Cassino, sulla linea ferroviaria Roma – Cassino per collegare il territorio di Roma con il Sistema Alta Velocità in soli quarantuno minuti. Sarà possibile grazie ad un protocollo di intesa siglato poco fa da Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio, e da Gianfranco Battisti, Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo FS Italiane, obiettivo il rilancio del trasporto, dell’economia e del turismo nel Lazio. Presente alla firma dell’accordo la Ministra delle infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli e l’assessore regionale alla mobilità, Mauro Alessandri. 

Nel dettaglio il Protocollo di Intesa si inserisce in un piano di investimenti da oltre 18 miliardi di euro del Gruppo FS Italiane per il sistema economico e turistico del Lazio e, in particolare, dei 18 miliardi di euro di investimenti 13 miliardi di euro sono dedicati alle infrastrutture ferroviarie, 1,4 miliardi al trasporto ferroviario e 3,9 miliardi alle infrastrutture stradali. Circa 1 miliardo di euro è invece destinato a interventi di rigenerazione urbana e di riqualificazione delle stazioni. Il Protocollo di Intesa è anche parte integrante del piano di sviluppo del sistema di accessibilità turistica del Gruppo FS Italiane. Dalla prossima estate, dunque, una coppia al giorno di treni AV fermerà infatti nelle stazioni di Frosinone e Cassino, sulla linea ferroviaria Roma – Cassino per collegare il territorio di Roma con il Sistema Alta Velocità in soli quarantuno minuti. 

Il Protocollo siglato oggi rappresenta anche il primo passo dell’iter di valutazione per la realizzazione della nuova stazione Alta Velocità nel frusinate. Un progetto che potrà rappresentare una concreta opportunità – è stato sottolineato – per contribuire al rilancio dell’economia locale, promuovere lo sviluppo del turismo del territorio e favorire, allo stesso tempo, la mobilità sostenibile e green in coerenza con il Green New Deal della Commissione europea.

 





Orti Urbani, libero l’accesso ma senza assembramenti

 

“Voglio dare una notizia ai tanti cittadini che curano giardini e orti urbani di Roma: in accordo con l’Assessorato alle Politiche del Verde e con il Dipartimento Tutela Ambientale sarà consentito l’ingresso nelle aree assegnate, per effettuare operazioni essenziali come innaffiatura, semina, raccolta e piantumazioni. Potranno accedere solo i coltivatori espressamente autorizzati e per il tempo strettamente necessario a compiere le attività, ad una distanza di almeno 50 metri gli uni dagli altri”. Ne dà notizia la sindaca di Roma Virginia raggi. “Durante lo svolgimento, le aree rimarranno chiuse e i coltivatori dovranno svolgere le attività nel rigido rispetto delle regole volte a contrastare la diffusione del coronavirus, stabilite dalla normativa nazionale e dalle ordinanze che abbiamo emanato – spiega Raggi -. Negli orti è vietata qualsiasi forma di assembramento ed accesso a spazi comuni, così come l’accesso al pubblico e ai coltivatori non autorizzati. I prodotti della terra sono un’importante fonte alimentare, soprattutto in questo momento, ed è giusto che il lavoro degli ultimi mesi non venga perduto. Tutte le informazioni su modalità e tempistiche sono disponibili all’indirizzo: https://www.comune.roma.it/web/it/informazione-di-servizio.page?contentId=IDS566744&fbclid=IwAR3Wyl4Jgb2aHK-aKf_HiULlmE9bjvdLPu7GyjCGUmK52WnlE8E3dJst6VE”, conclude.

 





RomaCapitale la Fase Due ci porterà più bus e più bici

Nuove preferenziali sui principali percorsi del trasporto pubblico per aumentare la velocità di percorrenza e quindi la frequenza dei bus a Roma. È quanto prevede una direttiva dell’Assessorato alla Città in Movimento, che stabilisce l’iter attuativo, in base alle verifiche effettuate nelle scorse settimane, per garantire una mobilità integrata e sostenibile nella “Fase 2” dell’emergenza sanitaria. Un piano strutturato in funzione della progressiva riapertura delle attività cittadine e della necessità di mantenere le misure di distanziamento sociale. Il Dipartimento Mobilità e Trasporti di Roma Capitale è impegnato nella stesura degli atti amministrativi necessari all’approvazione in tempi rapidi delle misure da attuare in modalità transitoria, mediante apposita segnaletica stradale (orizzontale e verticale). Gli uffici, inoltre, dovranno individuare le risorse a sostegno di una campagna di sensibilizzazione per promuovere l’integrazione fra l’uso del trasporto pubblico e la mobilità attiva, ciclabile e pedonale. Nel piano è prevista, infatti, anche una rete di ciclabili da realizzare in tempi rapidi per offrire una valida alternativa di mobilità privata individuale all’automobile. “Ora più che mai è necessario puntare ad un riequilibrio degli spazi su strada, ampliando le infrastrutture dedicate al trasporto pubblico e alla mobilità ciclabile, in linea con quanto previsto nel Piano urbano della mobilità sostenibile. Chi sceglierà di muoversi in bicicletta o con i mezzi di micromobilità, fra i più economici in assoluto anche in termini di tempi di percorrenza, libererà spazio in carreggiata anche per chi non potrà fare a meno degli autoveicoli privati”, afferma l’Assessore alla Città in Movimento, Pietro Calabrese. “Pur nella drammaticità della crisi che stiamo attraversando, questo momento può essere un’occasione importante per accelerare la transizione verso una mobilità sostenibile, da sempre patrimonio della nostra amministrazione e del nostro programma, che ora più che mai sarà necessaria per spostarci in maniera efficace, efficiente e sicura”, spiega il presidente della commissione Mobilità, Enrico Stefàno.





In bilico 270 dipendenti degli appalti Ama

“Ama ci ha comunicato con candore che, dopo aver gestito in modo disastroso l’appalto per il porta a porta delle Utenze Non Domestiche, da inizio maggio reinternalizzerà il servizio offerto nei lotti di competenza dell’associazione temporanea di impresa con capofila Roma Multiservizi. Una cosa che avrebbe un senso se ci fossero le assunzioni e un piano di riorganizzazione dei servizi. Ma al momento la sola certezza è che Roma Multiservizi, controllata di Ama Spa, ha ricattato una città, ha partecipato ad un appalto al massimo ribasso, ha tentato di non applicare il contratto di settore e poi ha abbandonato un appalto in barba alle norme. Tutto nel silenzio dell’azienda e di Roma Capitale. La Sindaca Raggi spieghi come mai si avallano licenziamenti senza battere un colpo”. Così in una nota Fp Cgil, Fit Cisl, Fiadel di AMA Spa a margine di un incontro sul tema degli appalti per le Utenze non domestiche.  “Chiederemo un incontro alla Sindaca, anche alla luce delle ultime assunzioni di dirigenti e quadri, fatte di nascosto, come gli aumenti di stipendio, e in violazione del contratto e degli accordi sindacali. È tempo – concludono i sindacati – che qualcuno si prenda le proprie responsabilità”.




I sindacati alla Raggi: “Apra confronto su Fase 2”

 

 “L’imminente emanazione da parte del Governo di nuove misure per la cosiddetta Fase 2 rendono non più rinviabile una discussione sui tempi di vita della Capitale. La sindaca Raggi apra subito un confronto con le organizzazioni, sindacali e datoriali, per discutere della riorganizzazioni delle attività e dei tempi della città, per garantire ai cittadini ai lavoratori una ripresa delle attività in sicurezza”. Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio, la Cisl di Roma Capitale Rieti e la Uil del Lazio. “Serve dare impulso al confronto sulla riorganizzazione dei servizi pubblici locali che coinvolga oltre alle strutture comunali anche il sistema delle società partecipate a partite da Atac – continua la nota -. Sarebbe un errore non affrontare insieme ai rappresentanti dei lavoratori e delle aziende come rimodulare gli orari degli esercizi commerciali e delle attività produttive di competenza comunale”. “L’amministrazione in queste settimane ha scelto di non aver nessun confronto con le organizzazioni sindacali nonostante le tante richieste di confronto sui riflessi dell’emergenza sanitaria su settori importanti come il sociale, la scuola, gli appalti, i trasporti e i rifiuti”, aggiungono. “Ci aspettiamo che adesso l’amministrazione cambi atteggiamento e riprenda il dialogo con le organizzazioni sindacali. Dalle scelte che saranno prese nei prossimi giorni dipenderà il futuro di milioni di persone e dell’economia della Capitale. Far ripartire Roma garantendo la sicurezza dei lavoratori e dai cittadini è un obiettivo che non essere fallito, per conseguirlo non servono istituzioni che agiscono da sole ma uno sforzo collettivo di tutti i soggetti sociali e produttivi della città”, concludono nella nota i sindacati.





I buoni spesa sono in distribuzione anche negli uffici postali della città

 

I Buoni Spesa di Roma Capitale verranno distribuiti anche negli uffici postali presenti sul territorio della città. È quanto prevede un accordo tra Roma Capitale e Poste Italiane, che consentirà di rendere ancor più rapida e capillare la consegna dei ticket destinati alle famiglie in difficoltà.  

I cittadini destinatari dei Buoni Spesa riceveranno delle comunicazioni via sms o per e-mail che indicheranno i dettagli e le modalità per il ritiro dei blocchetti cartacei a loro riservati. Dovranno recarsi agli sportelli solo dopo aver ricevuto tali comunicazioni e seguendo attentamente le istruzioni in esse riportate. 

Restano operative le modalità di consegna dei Buoni Spesa mediante applicazione per smartphone, qualora si sia optato per questa soluzione, o a domicilio. Grazie alla collaborazione con Poste Italiane facciamo un ulteriore passo in avanti per garantire che i Buoni Spesa raggiungano velocemente le famiglie che ne hanno bisogno. L’Amministrazione della Capitale d’Italia e una delle più grandi aziende pubbliche del Paese si uniscono per offrire un grande servizio ai cittadini. È un esempio di quanto sia importante lavorare insieme, a tutti i livelli, per affrontare questa emergenza. Solo uniti la supereremo, uscendone più forti di prima”, dichiara la sindaca di Roma Virginia Raggi.

 





C’è il servizio ed il numero WhatsApp per le donne vittime di violenza. L’annuncio della Raggi

 

Roma Capitale ha inaugurato il servizio di contatto su Whatsapp dedicato alle donne che stanno subendo o rischiano di subire violenza. Aumentano inoltre i posti di accoglienza per offrire rifugio e protezione in questa fase di emergenza sanitaria. Con il servizio Whatsapp si aggiunge un importante canale per chiedere aiuto ai Centri Antiviolenza, garantendo maggiore riservatezza alle donne che ne hanno bisogno. I nuovi numeri di cellulare permettono, infatti, di contattare via Whatsapp direttamente tre Centri Antiviolenza di Roma Capitale: Trionfale (331.6493913) e Sisenna (366.9384736), entrambi H24, e Colasanti-Lopez (366.9384721), dal lunedì a venerdì dalle 10 alle 18. Tutti i Centri Antiviolenza continuano ad assicurare H24 l’assistenza telefonica su rete fissa, sono inoltre collegati al numero nazionale 1522 e sono raggiungibili anche via mail. “Non si ferma il sostegno alle donne che rischiano di vivere violenza a casa. Nessuna è sola. La rete di sostegno per le donne a Roma è sempre attiva. È una rete su cui ogni donna può contare”, dichiara la Sindaca di Roma Virginia Raggi. In questa fase sono stati parallelamente ampliati i posti per offrire rifugio e protezione in caso di necessità. Sono 40, infatti, i nuovi posti di accoglienza H24 predisposti dall’Amministrazione Capitolina all’interno di una struttura in zona Tor Marancia. Il servizio è rivolto a donne sole, madri con figli minori, gestanti e donne vittime di violenza in grave disagio sociale. L’Amministrazione sta inoltre dialogando con privati che si sono resi disponibili per l’utilizzo a titolo gratuito di appartamenti sul territorio. “I Centri Antiviolenza di Roma Capitale non si sono mai fermati, rispondono ad ogni ora del giorno e della notte per offrire assistenza e supporto, oggi anche via Whatsapp. Abbiamo inoltre ampliato i posti di accoglienza per offrire rifugio e protezione alle donne in questa fase di emergenza sanitaria, perché #iorestoacasa non deve diventare per nessuna una condanna”, dichiara l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale Veronica Mammì. In linea con la tendenza nazionale, anche i Centri Antiviolenza di Roma Capitale hanno registrato un calo delle nuove donne che hanno intrapreso un percorso: a marzo sono state 59, contro le 88 di gennaio (-33%). Tuttavia, anche in questa fase il numero complessivo delle donne seguite è continuato a salire: a gennaio sono state 505 e a marzo 556 (+10%). In particolare, rispetto a marzo 2019 (294 donne seguite), si registra nel marzo 2020 (556 donne seguite) un aumento delle donne prese in carico dai Centri Antiviolenza di Roma Capitale dell’89%. “Stiamo costantemente monitorando l’afflusso di chiamate e i nuovi percorsi di sostegno attivati dai nostri Centri Antiviolenza, che continuano a lavorare H24 e a cui le donne possono sempre rivolgersi per ogni esigenza. I dati rilevati ci confermano che all’inizio dell’emergenza ci potrebbe essere stata una difficoltà maggiore a chiedere aiuto, ma il trend di attività dei nostri Centri continua a salire. Questo ci dice che il servizio a Roma continua a funzionare e sono sempre più le donne che intraprendono un percorso di fuoriuscita dalla violenza grazie alle nostre operatrici”, dichiara la delegata della Sindaca alle Politiche di Genere Lorenza Fruci.





Regione Lazio: diffidata la San Raffaele. Atti anche in Procura a Velletri

 

“La struttura San Raffaele di Rocca di Papa è stata diffidata dalla Regione Lazio ad attuare le misure regionali dettate allo scopo di ripristinare le procedure di prevenzione, contenimento e gestione dei focolai da SARS-COV 2 e all’attuazione di tutte le azioni che la Asl Roma 6 ha rilevato necessarie”. Lo comunica in una nota la regione Lazio. “E’ stato dato mandato alla Asl Roma 6 di presidiare in modo costante e dedicato affinché sia assicurata la corretta applicazione delle misure dettate da tutte le disposizioni regionali emesse. In difetto di adempimento da parte del San Raffaele la Asl Roma 6 sarà tenuta ad intervenire direttamente nella gestione sanitaria allo scopo di consentire l’attuazione integrale delle misure, ferme le sanzioni in materia di autorizzazione e accreditamento nei confronti della struttura. Tale situazione si è verificata dopo il focolaio della RSA di Cassino sempre della medesima proprietà in cui vi sono stati 57 casi positivi e 6 decessi partito ai primi di marzo. Complessivamente nelle strutture San Raffaele di Rocca di Papa, Montecompatri e Cassino vi sono stati oltre 214 casi positivi e 17 decessi. La diffida è stata trasmessa per conoscenza alla Procura di Velletri”.

 





Furbetti del cartellino all’ Azienda Sanitaria di Catanzaro e all’Ospedale Ciaccio. Sono 57 gli indagati e 15 colpiti da misure cautelari

 

Cinquantasette indagati e 15 misure cautelari nel corso dell’operazione ’cartellino rosso’ della Guardia di finanza del comando provinciale di Catanzaro contro l’assenteismo alla Asp e all’ospedale “Pugliese - Ciaccio” di Catanzaro. Dalle prime ore di questa mattinata, circa cento finanzieri del comando provinciale di Catanzaro stanno dando esecuzione a un’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro, Claudio Paris, su richiesta della procura. Nel mirino delle indagini, dirette dal pubblico ministero Domenico Assumma, con il coordinamento del procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e del procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, sono finite le "condotte illecite di numerosi dirigenti, impiegati e dipendenti delle strutture amministrative dell’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro e dell’ospedale ’Pugliese - Ciaccio’ del capoluogo calabrese".  Il gip, fa sapere la procura di Catanzaro, ha disposto "nei confronti di 15 persone, (un dirigente e sei dipendenti dell’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro e otto lavoratori dell’azienda ospedaliera “Pugliese - Ciaccio”) la misura interdittiva della sospensione dell’esercizio di un pubblico servizio, con durate variabili tra 3 mesi ed 1 anno". Disposto invece "nei confronti di 18 persone fisiche (oltre ai quindici sopra citati, altri due ex dipendenti dell’azienda ospedaliera e un ex dirigente dell’azienda sanitaria provinciale, tutti ora in quiescenza), il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, delle somme di denaro corrispondenti agli stipendi illecitamente guadagnati durante i periodi di indebita assenza, per un importo totale di circa 20.000 euro". "Complessivamente - spiega ancora la procura - i pubblici dipendenti assenteisti coinvolti nell’indagine sono cinquantasette e a ciascuno di essi viene oggi notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari del pubblico ministero".





Speranze nel settore agricolo con la parziale riapertura del 27 aprile

Lo stop forzato al settore della meccanica agricola “aggrava la situazione di difficoltà nei campi dove, con l’inizio delle campagne di raccolta, alla mancanza di lavoratori si aggiungono gli ostacoli per le forniture di macchine, attrezzature e ricambi necessari per la lavorazione nei terreni”. Lo afferma la Coldiretti sottolineando la necessità di anticipare al 27 aprile la riapertura delle attività legate alla meccanica agricola, “come hanno già fatto molti Paesi”.

“La meccanizzazione – sottolinea l’organizzazione agricola – diventa una scelta necessaria in questo momento in cui è venuto a mancare l’apporto lavorativo di molti dei 370mila stagionali che ogni anno arrivavano dall’estero, a causa del blocco delle frontiere”.

“Servono subito – spiega la Coldiretti – voucher agricoli semplificati per offrire opportunità di lavoro a cassintegrati, pensionati e studenti, ma anche tecnologie efficienti per garantire la piena operatività dell’agricoltura nazionale, che si classifica al primo posto a livello comunitario per numero di imprese e valore aggiunto grazie ai primati produttivi: dal grano duro per la pasta al riso, dal vino a gran parte dei prodotti ortofrutticoli, ma anche per la leadership nei prodotti di qualità come salumi e formaggi”.

Le imprese agricole “necessitano di macchine, attrezzature e ricambi per arare il terreno, seminare, mantenere sane le colture, irrigare e raccogliere ma anche per dare da mangiare agli animali, mungere e conservare il latte”.

 





Arir e Aifi: "Assicurare al paziente contagiato da Covid-19 il ritorno alla vita normale"

 

Le Associazioni scientifiche ARIR e AIFI-Lombardia alleate con le Commissioni di Albo dei Fisioterapisti e con i Consigli Direttivi degli Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione della Lombardia scrivono all’Assessore Giulio Gallera: curare l’autonomia oggi per prevenire la necessità di future cure e per una migliore ripartenza dei cittadini colpiti e di chi sta loro vicino. 

Come assicurare il ritorno alla vita normale ai migliaia di pazienti che hanno superato l’impatto devastante del contagio COVID.19? Gli oltre 10000 fisioterapisti presenti in Lombardia si sono mobilitati e hanno proposto all’Assessorato regionale al Welfare un approccio innovativo per la presa in carico e la gestione post acuzie delle persone dimesse dalle terapie intensive dopo infezione da COVID-19: al momento della dimissione del paziente è opportuna la presenza di un fisioterapista per indicare il miglior percorso riabilitativo per le esigenze del paziente.

Quale sarà il futuro di queste persone? Quali esiti fisici oltre a quelli psicologici influenzeranno la vita delle persone sopravvissute al Covid-19? Le Commissioni lombarde di Albo dei Fisioterapisti ARIR e AIFI, insieme ai Consigli Direttivi dei sette Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione della Lombardia (TSRM PSTRP) della Lombardia (di cui gli Albi dei Fisioterapisti fanno parte), hanno chiesto direttamente all’Assessore Gallera di essere tra gli attori principali del monitoraggio e del recupero delle persone colpite da Covid-19; di poter mettere al servizio dei cittadini le loro conoscenze come professionisti sanitari competenti nel riportare le persone a una qualità di vita famigliare, affettiva, sociale, lavorativa e sportiva equivalente alle condizioni precedenti la malattia (o nei casi di residue disabilità al livello qualitativamente migliore possibile).

Le conseguenze del Covid-19 sui sistemi neurologici, muscolo-scheletrici, vascolari e soprattutto cardio-polmonari non sono ancora del tutto chiare, ma quanto osservato dai firmatari durante il loro operato presso le strutture ospedaliere e le terapie intensive, assommato alle testimonianze di coloro che sono rientrati al domicilio dopo la fase acuta, non lasciano dubbi: l’impatto della malattia sull’autonomia, pur essendo molto variabile, raggiunge molto spesso livelli gravemente invalidanti che si protraggono per diverse settimane, limitando persino le più semplici attività della vita quotidiana, senza distinzione di età o di condizione fisica di partenza.

Per questo – affermano i fisioterapisti - non è pensabile affidarsi solo alla buona volontà dei singoli e dei loro familiari che spesso non hanno risorse adeguate o ricevono indicazioni generiche, incomplete, improvvisate o addirittura dannose dalle fonti più disparate. È quanto mai necessario valutare (possibilmente stratificando le persone più a rischio di sequele) e monitorare nel tempo le condizioni suscettibili di intervento fisioterapico, con particolare attenzione agli aspetti cardio-respiratori, e prevedere per chi lo necessita programmi individualizzati di fisioterapia al domicilio, anche con l’utilizzo dei sistemi di consulenza e monitoraggio in remoto.

Curare l’autonomia oggi per prevenire la necessità di cure e terapie domani, ma soprattutto per una migliore ripartenza e qualità di vita dei cittadini colpiti e di chi sta loro vicino: ecco quanto sottolineato da AIFI e ARIR.

Al momento della dimissione del paziente e nella Centrale Unica Regionale Dimissione Post Ospedaliera è opportuna la presenza di un fisioterapista con competenze elevate in fisioterapia respiratoria che possa prestarsi ad offrire il suo contributo nella corretta destinazione riabilitativa che meglio risponde alle esigenze del paziente

Le Associazioni che hanno firmato la lettera – che è inviata, oltre che, all’Assessore Giulio Gallera, anche al Direttore Generale Welfare, Luigi Cajazzo, al Direttore dell’Unità di Crisi, Marco Salmoiraghi; al presidente della Commissione sanità del Consiglio Regionale, Emanuele Monti  e alle principali Associazioni dell’Ospedalità Privata – chiedono alla Regione Lombardia che si agisca immediatamente per prevedere la presenza del fisioterapista come indicato, sviluppando con coraggio i cambiamenti necessari per attuare una veloce, efficace e indispensabile presa in carico delle persone con bisogno di salute post Covid-19.

 





Risposta genica a Covid-19, studio su malattie reumatologiche. Parla il professor Cimaz

 

Roma - Le malattie reumatologiche non riguardano solo gli adulti, come si potrebbe pensare, ma colpiscono anche i giovani e i bambini. Le terapie biologiche oggi sono la frontiera, ma e’ nato un centro al Gaetano Pini Cto che, insieme ad esperti dell’Universita’ degli Studi di Milano, sara’ dedicato a studiare la patologia e soprattutto l’evoluzione dall’eta’ pediatrica a quella dell’adulto. È in corso, inoltre, uno studio su un campione di pazienti reumatologici per indagare la loro risposta in presenza di infezione da Covid-19. A spiegare all’agenzia di stampa Dire questo progetto e’ il Professor Rolando Cimaz, direttore dell’UOC di Reumatologia Pediatrica all’Istituto Ortopedico Gaetano Pini CTO di Milano: "Da poche settimane abbiamo inaugurato questo centro di ricerca, il ’Research Center for Adult and Pediatric Rheumatic Diseases’, che ha un nome internazionale perche’ lo vogliamo anche esportare all’estero. Il Centro e’ attivato all’interno dell’Universita’ degli Studi di Milano e in particolare con il Dipartimento di Scienze cliniche e Comunita’. Qui al Gaetano Pini, dove lavoro, abbiamo una Unita’ di Reumatologia Pediatrica diretta da me e una unita’ per adulti diretta dal professor Caporali con cui abbiamo iniziato un percorso di ricerca clinica e traslazionale. Da qui l’esigenza di costruire qualcosa di piu’ organico, quindi e’ nato il Centro di ricerca di cui sono responsabile scientifico che riunisce al suo interno una serie di professionisti di vari ambiti. Con i colleghi e professori dell’universita’ appartenenti a varie specialita’, dalla patologia generale alla statistica all’ortopedia e altre, vogliamo mettere in campo tutte le competenze che ci servono per poter iniziare i nostri percorsi di ricerca. All’interno dell’Universita’ di Milano esistono gia’ diversi centri di ricerca coordinati, il nostro e’ l’unico nel nostro ambito e ha degli obiettivi che ci consentiranno di studiare meglio le patologie reumatologiche in tutte le fasce di eta’, e in modo particolare il periodo delicato della transizione dall’eta’ pediatrica all’eta’ adulta".

 

Spesso le malattie reumatologiche si associano all’eta’ adulta ed invece colpiscono i bambini. Quali sono i sintomi da non sottovalutare? Inoltre la qualita’ della vita e’ compromessa oppure no?

"E’ vero che spesso, nell’immaginario collettivo, le malattie reumatologiche sono collegate all’eta’ avanzata ma ve ne sono di molti tipi e alcune si manifestano in eta’ piu’ giovane e possono anche colpire i bambini piccoli. Per fortuna quelle croniche sono patologie abbastanza rare. Un pediatra ne vedra’ poche nella sua carriera; essendo noi un centro di riferimento riceviamo invece tanti casi da tutta Italia e anche dall’estero. Da noi arrivano anche bambini piccoli addirittura nei primi di mesi di vita. Per un genitore, un adolescente o un giovane adulto in grado di gestire la propria salute, e’ sempre necessario fare inizialmente riferimento al proprio curante, nel caso del bambino invece al pediatra di famiglia. Questi, se lo riterra’ opportuno, inviera’ poi il paziente a valutazione specialistica. I segni e i sintomi delle patologie reumatologiche sono molto variabili, ma interessano quasi sempre l’apparato muscoloscheletrico, spesso con dolori, rigidita’, tumefazioni articolari. In caso di persistenza di questi segni il paziente va certamente valutato dal proprio medico e in casi sospetti e’ sempre importante rivolgersi ad un centro dedicato".

 

Le patologie piu’ gravi richiedono il ricorso a terapie immunosoppressive che possono abbassare le difese immunitarie dell’organismo quali sono i consigli per i pazienti e i genitori dei piccoli durante la ’fase 2’ che dovrebbe determinare un

progressivo ritorno alle attivita’?

"Gia’ normalmente per questi pazienti in cura con terapie immunosoppressive devono stare attenti, a prescindere da questa pandemia, a non contrarre infezioni. Si puo’ pero’ garantire una vita normale sia per gli adulti che per i bambini che devono, per quanto possibile, mantenere le normali attivita’ quotidiane. In questo momento c’e’ una paura maggiore, ma noi raccomandiamo semplicemente di seguire con rigore le regolestabilite quali il distanziamento sociale e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuali. Nello specifico abbiamo dei dati confortanti, in quanto da una prima ricerca nell’ambito del nostro Centro sull’incidenza del Covid-19 non abbiamo trovato un’incidenza molto elevata anche in coloro che erano in terapia immunosoppressive come quelle con i farmaci biologici, sia nel bambino che nell’adulto".

 

Ci parla del progetto relativo al Covid che avete attivato all’interno del nuovo Centro di ricerca?

"Siamo inseriti in un network internazionale, 28 in totale i partner tra i quali l’Universita’ degli Studi di Milano, con una progettualita’ che e’ stata finanziata dalla comunita’ europea. Lo scopo e’ quello di studiare parametri biologici di RNA, cioe’

di trascrizione genica, per verificare su come il nostro organismo risponde a determinati stimoli. Inizialmente erano di tipo infettivo, con questo nuovo progetto andremo invece a studiare anche le forme infiammatorie tipiche delle malattie

reumatologiche. Vista la pandemia abbiamo aggiunto anche al nostro studio lo scopo di reclutare pazienti con infezione da Sars-CoV-2 accertata o sospetta, per comprendere quale possa essere la loro risposta in termini di trascrizione genica. Il

nostro obiettivo finale e’ quello di poter arrivare a mettere a punto un kit diagnostico, molto rapido, da effettuare anche a letto del paziente, e che possa dare informazioni anche sulla possibile evoluzione di malattia".





Gli oculisti dell’Aimo: "Lo studio dello Spallanzani conferma le nostre tesi"

 “Già dalla fine di febbraio avevamo parlato della possibilità che il Covid-19 potesse essere presente nel sacco congiuntivale, anche in assenza di corrispondente altra sintomatologia infettiva, sottolineando come l’occhio attraverso la congiuntiva fosse una via di ingresso della infezione virale. Oggi anche lo studio pubblicato su ‘Annals of Internal Medicine’ dai ricercatori dell’Istituto Spallanzani di Roma , comunicato all’OMS per le sue implicazioni sul piano della salute pubblica, ci dà ragione”. Così il presidente dell’Associazione italiana dei Medici Oculisti, Luca Menabuoni, commenta lo studio in questione, secondo cui gli occhi non sono solo una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio, poiché il virus può replicarsi nella congiuntiva, oltre che nell’apparato respiratorio, ed essere rilevato tramite i tamponi oculari. “Avevamo già scritto una lettera al ministro della Salute, ai governatori delle Regioni, ai direttori generali e ai direttori sanitari delle ASL- prosegue Menabuoni- affinché intervenissero per tutelare la salute dei medici, degli infermieri e dei pazienti che quotidianamente affollano i nostri pronto soccorso e ambulatori oculistici. Anche alla luce di questo nuovo studio, come ha affermato la dottoressa Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani, appare evidente la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione durante gli esami oculistici. Ci auguriamo che ora le nostre richieste vengano tenute in una ancora maggiore considerazione”. 




Turismo, Breton (Ue): “Serve un piano da 300 miliardi”

 

 

“Il turismo sarà di gran lunga il comparto economico più colpito dagli effetti della pandemia, per questo la sua ricostruzione deve essere in cima alla lista delle nostre priorità. All’intero settore dovremo destinare un quinto del nuovo fondo per la ripresa, che a mio avviso dovrebbe avere a disposizione un totale di 1.600 miliardi”. Lo afferma il commissario europeo al mercato interno, Thierry Breton, in un’intervista concessa al quotidiano  La Stampa.

Il turismo, ricorda, “rappresenta l’11% del Pil europeo e il 12% dell’occupazione. Sono 27 milioni di posti di lavoro, più di 3 milioni di società. E oggi le attività sono quasi a zero, per questo dico che è in cima alla lista delle nostre priorità.

Dobbiamo innanzitutto lavorare sugli strumenti finanziari per consentire liquidità a tutte le attività già a partire dalle prossime settimane. Per la fase di rilancio, credo che dovremo destinare al turismo il 20% del nostro Recovery Fund, il fondo per la ripresa”.

“Non tutti possono accedere al credito alle medesime condizioni – sottolinea Breton – e questo non è giusto perché di fronte a questa crisi siamo tutti uguali, a prescindere dalla situazione delle finanze pubbliche. Noi abbiamo calcolato che il fabbisogno in Europa è pari a circa il 10% del Pil Ue. E tutti devono poter ottenere prestiti a pari condizioni per arrivare a questa somma.

Da qui l’idea e la cifra del fondo da 1.600 miliardi che abbiamo proposto. Ci sono diversi modi per istituirlo: nel bilancio Ue, fuori dal bilancio Ue. Spetta ai governi decidere di questo e ne discuteranno al Consiglio di domani (oggi, ndr). Ma l’importante è che si faccia presto perché, specialmente nel turismo, la velocità è  estremamente importante”.





Il direttore dell’oma ed il futuro con Covid-19: "Il mondo non sarà più come prima"

 

“Non inganniamoci: c’è ancora molta strada da fare, questo virus resterà con noi ancora a lungo”. Lo ha affermato il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adanhom Ghebreyesus, nella conferenza stampa quotidiana. “In Europa occidentale l’epidemia sembra essere stabile o in declino, ma anche se i numeri sono bassi osserviamo una preoccupante tendenza all’aumento in Africa, America centrale e meridionale e in Europa orientale”, ha poi notato Tedros. “Uno dei pericoli più gravi che ci troviamo a dover affrontare oggi è l’autocompiacimento: i cittadini di quei Paesi che hanno in vigore delle misure di lockdown si sentono comprensibilmente frustrati per dover essere confinati a casa per settimane, vorrebbero riprendere le loro vite: questo è anche ciò che vuole l’Oms e ciò per cui lavora ogni giorno”, ha continuato Tedros. “Ma il mondo non tornerà e non potrà tornare com’era prima: dovrà esserci una ‘nuova normalità’, un mondo più sano, sicuro e meglio preparato”, ha avvertito il direttore generale dell’Oms. “Quelle stesse misure che abbiamo ribadito fin dall’inizio della pandemia devono rimanere la spina dorsale della riposta all’epidemia in tutti i Paesi: trovare, isolare e curare ogni caso; educare, impegnare e responsabilizzare i propri cittadini. Quei Paesi che non faranno queste sei cose fondamentali, e in modo coerente, vedranno un maggior numero di casi e perderanno un maggior numero di vite” ha concluso Tedros, ribadendo che il consiglio dell’Oms è quello di “trovare e testare ogni caso sospetto, non ogni persona all’interno di una popolazione”.





Lamorgese (Interni): “Proporrò al Governo che si possa tornare a celebrare le esequie”

 

“Non è umanamente sopportabile impedire le celebrazioni dei funerali. Proporrò al governo che si possa tornare a celebrare le esequie”. Lo dice ad Avvenire il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, annunciando che “sono allo studio misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto”. “Il tema dell’esercizio della libertà di culto, cattolico e di altre confessioni religiose, è stato alla mia attenzione fin dall’insorgere dell’emergenza coronavirus”, spiega la titolare del Viminale in un’intervista al quotidiano della Conferenza episcopale italiana. “I continui e proficui contatti con la Conferenza episcopale italiana ci hanno permesso di tracciare le prime indicazioni per lo svolgimento in sicurezza delle funzioni religiose, seppure senza la presenza dei fedeli a causa della grave si tuazione epidemiologica. Adesso però, in considerazione di un quadro sanitario in parziale miglioramento, sono allo studio del governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto”. Cadrà il divieto di celebrare i funerali? “Non è umanamente sopportabile impedire le celebrazioni dei funerali alle tantissime famiglie colpite da un lutto. Proporrò al governo, in vista della fase di graduale riapertura, di compiere un passo concreto: dobbiamo poter tornare a celebrare i funerali, seppure alla presenza soltanto degli stretti congiunti, seguendo le modalità che l’Autorità Ecclesiastica riterrà di applicare nel rispetto delle misure di distanziamento fisico dei partecipanti”.




Catalfo: "Bonus da 600 euro anche per neo-iscritti agli enti di previdenza"

 

I giovani lavoratori autonomi e i professionisti che si sono iscritti a un ente di previdenza obbligatoria nel 2019 o nei primi mesi del 2020 hanno diritto all’indennità di 600 euro prevista dal decreto Cura Italia. Lo assicura la ministra del lavoro Nunzia Catalfo, sottolineando che l’indennità, “che per il mese di marzo è stata quantificata in 600 euro e che con il decreto Aprile sarà rinnovata per due mesi, è riconosciuta anche in favore di questi lavoratori che, proprio perchè recentemente iscritti alle rispettive casse previdenziali, non possono vantare per l’anno d’imposta 2018 un reddito derivante dall’esercizio della professione. Avvocati, ingegneri, architetti, psicologi solo per fare alcuni esempi”. 

“L’obiettivo del governo – spiega Catalfo su facebook – è tutelare il maggior numero possibile di lavoratori. Sappiamo che ci sono alcune categorie che, a causa dell’emergenza coronavirus, stanno vivendo un momento di difficoltà: siamo impegnati per dare loro una risposta”.

 





Castelli (Economia-M5S): “Sul Mes ci sarà un dibattito. Leggeremo le carte”

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte dirà sì al Mes? "Ci sarà un dibattito. Leggeremo le carte. Questo lavoro si fa con i documenti alla mano e non con le dichiarazioni. Nell’ultimo documento c’erano scritte delle cose che i vari Paesi europei hanno approfondito. Oggi è il giorno di prevedere un altro documento e capire dove si va a parare". Lo afferma Laura Castelli, viceministro dell’Economia, ospite della trasmissione ’Circo Massimo’ su Radio Capital. "Ci auguriamo che il dibattito nel Consiglio Europeo sia un dibattito comune, nella consapevolezza che ci vogliono strumenti comuni che ci vuole la convinzione di affrontare questa crisi tutti insieme", afferma Castelli. Per il viceministro, "pensare di arrivare a giugno con uno strumento come il recovery fund vuol dire non accorgersi che abbiamo bisogno di risposte immediate. Stiamo pianificando un deficit molto alto, uno degli scostamenti più alti della storia Repubblica, io credo che aspettare giugno sia tanto".  "Noi - aggiunge - la patrimoniale non l’abbiamo mai voluta e mai proposta. In questi anni l’abbiamo sempre combattuta e nessuno di noi vuole rompere con l’Europa". Poi una precisazione: "L’articolo comparso stamattina su ’La Stampa’ è falso. Non abbiamo mai giocato al rialzo delle cifre. Non c’è nessuno scontro con Gualtieri sulle cifre".





L’Ordine dei medici della Lombardia contro la Regione: "Inconsistenza di contenuti sulla Fase Due"

 

"Rileviamo l’assoluta inconsistenza dei contenuti del documento sulla ’fase 2’, di recente approvato dal Consiglio regionale della Lombardia, riguardo alle proposte di riorganizzazione del sistema sanitario, che altro non fanno che riproporre l’esistente, lasciando di fatto immutate le criticità risultate evidenti, dolorosamente, nella gestione di questa pandemia". Sono le dure parole di Paola Pedrini, segretario della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) Lombardia. Che in particolare cita due passaggi del documento ’guida’ per quando comincerà la ripresa delle attività, post fase 1 dell’emergenza coronavirus. "Abbiamo preso atto, con stupore, del documento - afferma -. Nella parte introduttiva leggiamo: ’La Risoluzione impegna il presidente e la Giunta regionale a farsi portavoce presso il Governo ed in ogni sede istituzionale... affinché sia concessa una maggiore autonomia nel coordinamento dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, per ricondurli a tutti gli effetti quali dipendenti del sistema sanitario regionale. Lo stupore aumenta leggendo la parte successiva del documento che, smentendo sostanzialmente l’affermazione precedente, per i medici di famiglia, si fa riferimento all’ordinamento attuale, quello cioè di liberi professionisti convenzionati". "Registriamo inoltre con dispiacere l’incapacità di analisi della situazione e soprattutto l’assenza di un’analisi degli errori - osserva Pedrini - sempre doverosa da parte di chi ha la responsabilità e l’onere di gestire un’organizzazione complessa, soprattutto in corso di eventi catastrofici. Un evento catastrofico spesso rende inevitabili gli errori, tutti lo sappiamo, ma gli errori devono essere riconosciuti, vanno corretti, non vanno nascosti". Per Pedrini, "la proposta del passaggio alla dipendenza dei medici di medicina generale comporterebbe il venir meno del rapporto di fiducia tra medico e paziente, sostanziato dalla fine della libera scelta del cittadino, tanto cara a chi governa la nostra regione".





La preghiera di Papa Francesco per le famiglie senza lavoro e vittime degli usurai

"In tante parti si sentono gli effetti, uno degli effetti, di questa pandemia: che tante famiglie che hanno bisogno, fanno la fame, e purtroppo li aiuta il gruppo degli usurai. Questa è un’altra pandemia, la pandemia sociale: famiglie di gente che ha lavoro giornaliero, o purtroppo lavoro in nero, non possono lavorare e non hanno da mangiare, con figli. E poi gli usurai che gli prendono il poco che hanno". Lo ha detto papa Francesco all’inizio della messa del mattino di giovedì a Casa Santa Marta. "Preghiamo - ha aggiunto -, preghiamo per queste famiglie, per quei tanti bambini di queste famiglie, per la dignità di queste famiglie". "E preghiamo anche per gli usurai - ha concluso il Pontefice -: che il Signore tocchi il loro cuore e si convertano".  Nell’omelia, commentando le letture del giorno, il Papa ha poi sottolineato che "Gesù prega per noi, prega davanti al Padre: noi siamo abituati a pregare Gesù perché ci dia quella grazia, o quell’altra, ma non siamo abituati a contemplare Gesù che fa vedere al Padre le piaghe, a Gesù l’intercessore, a Gesù che prega per noi".  "Pensiamo un po’ a questo - ha quindi esortato - e rivolgiamoci a Gesù ringraziando che lui preghi per noi, per ognuno di noi".
"Gesù prega - ha ribadito il Pontefice -, Gesù è l’intercessore, Gesù ha voluto portare con sé le piaghe per farle vedere al Padre, il prezzo della nostra salvezza". "Signore prega per me, perché tu sei l’intercessore - ha concluso Francesco -. Il Signore ci insegni a chiedergli la grazia di pregare per ognuno di noi". 





Il Governatore del Veneto Zaia: “Già pronti per riaprire il 27”

 

“Noi l’abbiamo detto più volte che siamo pronti alle aperture delle aziende già il 27. Se potessi fare ordinanze in questo senso le aziende sarebbero già aperte, ovviamente con tutte le tutele del caso”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, nel corso del quotidiano punto stampa sull’emergenza coronavirus, presso la sede della Protezione Civile di Marghera (Venezia). “Noi siamo pronti – ha evidenziato Zaia – ma stiamo attendendo la decisione del Governo”.





Alberghi, ristoranti e imprese del turismo: ConfimpreseItalia chiede lo stop ai pagamenti degli abbonamenti Siae e dei Canoni Rai e la rinegoziazione delle tariffe

ConfimpreseItalia - attraverso lo studio legale associato Manna & Ummarino - ha chiesto l’immediata sospensione dei pagamenti dei diritti di sfruttamento economico e dei relativi abbonamenti nei confronti della Siae, nonché del Canone speciale Rai per le imprese del settore turistico ed alberghiero.  

La richiesta, oltre che a Siae e Rai, è stata inviata anche al Mibac, che auspichiamo si faccia parte attiva in questa richiesta. 

Appare del tutto evidente che l’utilizzo di strumenti come quello musicale e televisivo, in strutture deserte come quelle degli alberghi, dei ristoranti e di tutte le attività comunque interessate al turismo, pensiamo agli stabilimenti balneari, ai B&B, agli stessi bar, siano inutili e dunque la richiesta di sospensione dei pagamenti appare, in un momento di gravissime difficoltà del comparto, del tutto giustificata.  

La Confederazione, visto che la fine dell’emergenza legata a Covid-19 sembra lontana, chiede per il prossimo futuro anche la rinegoziazione delle tariffe, visto che le imprese sono impossibilitate a sostenerne i costi, divenuti eccessivamente gravosi, a fronte dei mancati incassi che resteranno tali anche nei prossimi mesi e probabilmente anni. 





Il 4 maggio torneranno Lotto e superenalotto, ma i monitor resteranno spenti

Dal 4 maggio riprenderanno Lotto e Superenalotto. E’ quanto previsto da un nuovo decreto dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli sulla ripresa delle attività dopo la storica sospensione totale di giochi e lotterie decisa il 21 marzo a seguito dell’emergenza coronavirus. Le estrazioni, spiega l’Agenzia in una nota, "verranno effettuate nel rispetto delle misure di sicurezza sanitaria".  Sempre da lunedì 27 aprile riprenderanno i giochi numerici "10&Lotto", "Millionday", "Winforlife" e "Winforlife Vincicasa". Lo ha disposto l’Agenzia delle Dogane e Monopoli nel nuovo decreto sulla ripresa delle attivita’ in vista della fase 2. Resta comunque attivo "l’obbligo di spegnimento dei monitor e dei televisori" per evitare assembramenti




O’Leary (Ryanair) vuole gli Aerei pieni: "Così non si può tornare a volare"

 

Il proprietario di Ryanair Michael O’Leary boccia in maniera secca le regole che si vanno delineando per il settore dei trasporti nella fase 2 dell’emergenza coronavirus: "L’obbligo di tenere vuota la fila centrale degli aerei è un’idea idiota, così non riprenderemo a volare affatto". Il vettore low-cost, inoltre, ha fatto sapere agli scali italiani che, nel riprendere il servizio, "darà priorità" a chi assicurerà vantaggi sulle tasse aeroportuali.  Intervistato dal Financial Times, il numero uno della compagnia low cost irlandese ha infatti sottolineato che "non possiamo guadagnare con una riduzione del 66% di carico" per garantire la distanza di sicurezza tra i passeggeri e ha spiegato di puntare a tornare a livelli di traffico più normali nell’estate del 2021, "trainati dal crollo delle compagnie aeree rivali". Con il governo irlandese, ha aggiunto, "ho chiarito che, se intenderà adottare la regola della fila centrale vuota, o pagherà per il posto libero oppure non si volerà". 





Con la Fase Due tutti al lavoro con mascherina e guanti. Le disposizioni di Inail

 

L’Inail ha pubblicato il documento tecnico per la Fase Due con le misure di contenimento e prevenzione nei luoghi di lavoro. La pubblicazione, approvata dal Comitato Tecnico Scientifico istituito presso la Protezione Civile sottolinea che "vanno mappate tutte le attività, prevedendo di norma, per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni, l’utilizzo di una mascherina chirurgica". La mascherina è "raccomandata" in ogni caso anche all’interno dei mezzi pubblici oltre al distanziamento sociale.  Sulle mascherineappello anche di Federfarma che chiede un accordo sul prezzo di vendita dei dispositivi oppure lo stop alla vendita. I farmacisti chiedono di poter vendere i dispositivi di protezione "a prezzi imposti e senza inutili adempimenti burocratici" .In assenza di provvedimenti la Federazione di categoria annuncia che sarà costretta , "a suggerire alle farmacie di astenersi dalla vendita di mascherine". Sono introvabili e dai prezzi altissimi, spiegano, con la conseguenza di multe e sequestri per problemi di cui i farmacisti non sono responsabili ma "le prime vittime".





Pacchetto Ue da oltre 2000 miliardi

 

"Presento un pacchetto di soluzioni al vertice", che comprende Mes, Sure e Bei, e "con la flessibilità di tutti potranno essere operative prima del primo giugno": lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno prima del vertice Ue. Il pacchetto "evita la frammentazione nel mercato interno che sarebbe velenosa per le nostre democrazie". Centeno ha poi ribadito che serve un Recovery fund "commensurato ai costi della crisi, che aiuti a spalmarli nel tempo, che operi attraverso il budget Ue e che mostri solidarietà".

Aggiungere al prossimo bilancio Ue pluriennnale (2021-2027) un fondo temporaneo e mirato per la ripresa , il Recovery fund, dotato di 300 miliardi di euro. Questa proposta è contenuta in un documento interno della Commissione europea. Nel documento viene indicato un pacchetto di iniziative destinato a integrare il bilancio pluriennale Ue e a mobilitare almeno 2000 miliardi di euro per ridare slancio alle economie colpite dalla crisi. 

Raccogliere sui mercati finanziari risorse per 320 miliardi di euro attraverso emissioni di obbligazioni europee da destinare per metà a prestiti e per metà a programmi ’ad hoc’, nel quadro del bilancio pluriennale Ue, per i Paesi più colpiti dall’emergenza: è lo ’strumento per la ripresa’ proposto in un documento interno della Commissione. Secondo quanto si legge nel testo, questo strumento, basato sul’articolo 122.1, sarà temporaneo e mirato a esigenze specifiche.





Piazzolla (ConfimpreseItalia-Viterbo) : “Pessimo momento per l’annuncio del Direttore di Agenzia delle Entrate su notifiche e riscossioni coattive”

 

“In questi giorni siamo stati sempre al fianco delle imprese, sacrificando il calore delle nostre famiglie e mettendo anche a rischio la nostra e la loro incolumità per quel minimo di rischi in cui possiamo incorrere anche  con le dovute misure di sicurezza”. Sono le parole del Presidente di ConfimpreseItalia-Viterbo, Gianfranco Piazzolla, che prende posizione sull’annuncio fatto dal Direttore Centrale dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, che ha annunciato, in un momento drammatico per il Paese, le imprese e gli stessi lavoratori, una raffica di milioni di controlli e verifice. “In queste ore – fa sapere ancora il Presidente Piazzolla - abbiamo assistito a mille proclami del governo, spesso fuorvianti e  celatamente propagandistici, che hanno più confuso che chiarito le cose. Siamo già abituati a sentire promesse, ad iniziare dalle campagne elettorali, puntualmente disattese dopo l’instaurazione del governo di turno e non ci crediamo più da un bel pezzo a questo genere di politica, ma leggere quello che ho visto oggi su diversi quotidiani mi fa letteralmente saltare dalla sedia. Ho appreso tramite la stampa professionale di aggiornamento, mi riferisco ad Italia Oggi, che il direttore centrale dell’agenzia delle entrate, durante l’audizione in Commissione Finanze della Camera,  ha inteso precisare ed evidenziare che dal primo di giugno ripartono non solo le notifiche, ma anche le procedure coattive di riscossione , i controlli fiscali e tutta la  vasta platea di accertamenti e comunicazioni fiscali, aggiungendo , come se non bastasse, che i due anni di prolungamento dell’accertamento , poi rimodulati, erano “un favore ai contribuenti “perché l’agenzia non ha bisogno dei due anni e può accertare tutto entro i termini previsti”. Unica nota positiva del suo discorso è l’accenno alla riapertura della pace fiscale, ma appena accennato. Noi e le nostre aziende siamo perfettamente coscienti dell’impossibilità di un fermo della riscossione, che se gestita nella giusta modalità è assai utile per le casse erariali e per i fabbisogni di tutta la nazione, contestiamo  però il fatto che quanto affermato dal direttore Ruffini venga annunciato in questo particolare e pessimo momento che vede le aziende in ginocchio e senza aiuti concreti da parte dello Stato. Non a caso gli aiuti promessi alle imprese sono stati ricevuti parzialmente e sono notoriamente di blanda misura; mi riferisco alle 600 euro ed agli ammortizzatori sociali  in gran parte ancora non erogati dopo un mese e mezzo di crisi profonda. Ora che c’è crisi – conclude Piazzolla- tutti i lavoratori con partita iva vedono sempre più evidente la disparità di trattamento tra comparto pubblico, alimentato dalle stesse partite iva, e aziende. Tutti i lavoratori pubblici e parte del comparto privato  hanno percepito regolarmente tutto, ma le aziende nulla di nulla e con loro le proprie famiglie”.

 

 




Redditi degli italiani, il 44% non arriva a 15mila euro. Solo lo 0,1% sopra i 300mila euro

 

Il 44% dei contribuenti, che dichiara il 4% dell’Irpef totale, si colloca nella classe fino a 15.000 euro; in quella tra i 15.000 e i 50.000 euro si posiziona il 50% dei contribuenti, che dichiara il 56% dell’Irpef totale, mentre solo circa il 6% dei contribuenti dichiara più di 50.000 euro, versando il 40% dell’Irpef totale. E’ quanto emerge dai dati del Mef sulle dichiarazioni dei redditi 2018. I contribuenti con un reddito complessivo maggiore di 300 mila euro sono invece lo 0,1% del totale. Ma ecco la relazione del Mef nella sua interezza: “L’accelerazione impressa negli ultimi anni dal Dipartimento delle Finanze alle procedure di validazione statistica e le innovazioni nel processo legato alla dichiarazione precompilata, avviate dall’Amministrazione Finanziaria nel 2015, consentono di rendere disponibili in modo tempestivo i dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche presentate nel 2019 e riferite all’anno di imposta 2018. La data di pubblicazione risente tuttavia dello slittamento della scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi (2 dicembre 2019).

È utile innanzitutto ricordare i dati macroeconomici dell’anno di riferimento: nel 2018 il PIL ha presentato una crescita dell’1,7% in termini nominali e dello 0,8% in termini reali.

Numero di contribuenti Irpef

Circa 41,4 milioni di contribuenti hanno assolto l’obbligo dichiarativo, direttamente attraverso la presentazione dei modelli di dichiarazione “Redditi Persone Fisiche” e “730”, o indirettamente attraverso la dichiarazione dei sostituti d’imposta (Certificazione Unica - CU).
Il numero totale dei contribuenti è aumentato di circa 162.000 soggetti (+0,4%) rispetto all’anno precedente.

Tipo di dichiarazione

Sono 21,2 milioni le persone fisiche che hanno utilizzato il modello 730 con un aumento di oltre 500.000 contribuenti rispetto all’anno precedente; 9,6 milioni di soggetti hanno presentato invece il modello “Redditi Persone Fisiche”, mentre i dati dei restanti 10,6 milioni di contribuenti, non tenuti a presentare direttamente la dichiarazione, sono stati acquisiti tramite il modello CU compilato dal sostituto d’imposta.

Reddito complessivo dichiarato

Il reddito complessivo totale dichiarato ammonta a circa 880 miliardi di euro (+42 miliardi rispetto all’anno precedente, +5%) per un valore medio di 21.660 euro, in crescita del 4,8% rispetto al reddito complessivo medio dichiarato l’anno precedente. Si sottolinea che nel 2018 cambia la gestione del riporto delle perdite per i soggetti in contabilità semplificata, ora equiparate a coloro che hanno una contabilità ordinaria e che pertanto non rientrano più nel calcolo del reddito complessivo. Per un confronto omogeneo con l’anno precedente, è necessario escludere dal reddito complessivo del 2017 le perdite in contabilità semplificata e da partecipazione in società esercenti attività d’impresa, in tal caso la variazione percentuale del reddito complessivo rispetto al 2017 è del +3,1%. L’incremento del reddito complessivo è dovuto all’aumento dei redditi da pensione, lavoro dipendente e lavoro autonomo.
L’analisi territoriale conferma che la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (25.670 euro), seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano (24.760 euro), mentre la Calabria presenta il reddito medio più basso (15.430 euro); anche nel 2018, quindi, rimane cospicua la distanza tra il reddito medio delle regioni centro-settentrionali e quello delle regioni meridionali.

Tipologie di reddito dichiarate

I redditi da lavoro dipendente e da pensione rappresentano circa l’82% del reddito complessivo dichiarato, nello specifico, il reddito da pensione rappresenta il 29% del totale del reddito complessivo.
Il reddito medio più elevato è quello da lavoro autonomo, pari a 46.240 euromentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali) è pari a 20.940 euroIl reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 20.820 euro, quello dei pensionati a 17.870 euro. Infine, il reddito medio da partecipazione in società di persone ed assimilate risulta di 18.130 euro. Si ricorda che la quasi totalità dei redditi da capitale è soggetta a tassazione sostitutiva e non rientra pertanto nell’Irpef.
È opportuno ribadire che per “imprenditori” nelle dichiarazioni Irpef si intendono i titolari di ditte individuali, escludendo pertanto chi esercita attività economica in forma societaria; inoltre la definizione di imprenditore non può essere assunta come sinonimo di “datore di lavoro” in quanto la gran parte delle ditte individuali non ha personale alle proprie dipendenze. Sarebbe pertanto improprio utilizzare i dati sopra riportati per confrontare i redditi degli “imprenditori” con quelli dei “dipendenti”.
L’analisi dell’andamento dei redditi medi delle singole categorie di contribuenti evidenzia che, in confronto al 2017, crescono in misura significativa i redditi medi da lavoro autonomo (+6,3%), mentre la contrazione del reddito d’impresa (-5,2%) e del reddito da partecipazione (-1,4%) sono verosimilmente dovuti agli effetti transitori dell’introduzione, a partire dal 2017, del regime per cassa per le imprese in contabilità semplificata. Il reddito medio d’impresa in contabilità ordinaria, non interessato dalla variazione normativa, aumenta del 4,6%.
Il reddito medio da pensione mostra una crescita del 2,5%, confermando il trend degli anni precedenti, mentre continua a rilevarsi una contrazione del numero di pensionati (oltre 73.500 soggetti in meno, -0,5%), effetto della riforma delle pensioni Monti-Fornero, (D.L. 201 del 6/12/2011) che ha posticipato il raggiungimento dei requisiti per il pensionamento. Risulta in crescita anche il reddito medio da lavoro dipendente (+1,3%), a differenza della flessione registrata nell’anno precedente. In tale ambito, va evidenziato l’aumento del numero sia di lavoratori con contratti a tempo indeterminato (+1,2%) sia di lavoratori con contratti a tempo determinato (+3,5%). Inoltre, si registrano 279.055 soggetti (1,3% del totale lavoratori dipendenti,con una flessione del 5,2% rispetto al 2017) che hanno richiesto la liquidazione mensile del TFR, per un ammontare di circa 132 milioni di euro (valore medio annuo di 474 euro).
Nel 2018 l’ammontare del reddito da fabbricati soggetto a tassazione ordinaria ammonta a 26,7 miliardi di euro, con una riduzione dell’1,3% rispetto all’anno precedente, a causa dell’aumento della tassazione sostitutiva.

Principali novità

Oltre alle novità già descritte rispetto alle imprese in contabilità semplificata, si segnala che la Legge di Bilancio 2018 ha introdotto delle modifiche per quanto riguarda le soglie di fruibilità per il credito denominato “Bonus Irpef” di 960 euro, riconosciuto ai titolari di reddito di lavoro dipendente e di alcuni redditi assimilati. Tale importo spetta ai contribuenti con reddito fino a 24.600 euro (nel 2017 era 24.000), proporzionalmente ridotto per i redditi fino a 26.600 euro (nel 2017 era 26.000 euro).
Dalle dichiarazioni risultano circa 12,1 milioni di soggetti con bonus spettante (+3,3% rispetto al 2017) per un ammontare di circa 9,9 miliardi di euro (+3,6% rispetto al 2017).
Significativa è l’incidenza percentuale dei soggetti beneficiari del bonus rispetto al totale lavoratori dipendenti, pari al 54% in tutto il territorio nazionale, mentre è da sottolineare che circa 2,4 milioni di soggetti (20% di coloro che hanno diritto al bonus) hanno un bonus spettante di ammontare superiore all’imposta netta dovuta nell’anno in esame. Ciò implica che per tali soggetti il bonus ha rappresentato un trasferimento monetario per la quota parte eccedente l’imposta netta. Complessivamente la parte di bonus corrispondente ad un trasferimento monetario è stata pari a 1 miliardo di euro.
Per quanto riguarda le detrazioni IRPEF, è stata introdotto il bonus verde, che prevede una detrazione del 36% per interventi relativi a “sistemazione a verde” di aree scoperte private di edifici esistenti, a impianti di irrigazione e realizzazione pozzi e alla realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. Tali spese sono detraibili per un ammontare complessivo non superiore a 5.000 euro per unità immobiliare ad uso abitativo.
Dalle dichiarazioni 2018 risulta un ammontare di 4,4 milioni di euro di detrazione per bonus verde.

Imposta netta

L’imposta netta totale dichiarata è pari a 164,2 miliardi di euro, (+4,3% rispetto all’anno precedente).
Al netto degli effetti del bonus 80 euro, l’imposta netta Irpef risulta pari in media a 5.270 euro e viene dichiarata da circa 31,2 milioni di soggetti, pari a circa il 75% del totale dei contribuenti. Oltre 10,2 milioni di soggetti hanno un’imposta netta pari a zero. Si tratta prevalentemente di contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, ovvero di coloro la cui imposta lorda si azzera per effetto delle detrazioni riconosciute dal nostro ordinamento. Inoltre, considerando i soggetti la cui imposta netta è interamente compensata dal bonus “80 euro”, i soggetti che di fatto non versano l’Irpef salgono a circa 12,6 milioni.

Analisi per classi di reddito

Analizzando i contribuenti per fasce di reddito complessivo si osserva che il 44% dei contribuenti, che dichiara il 4% dell’Irpef totale, si colloca nella classe fino a 15.000 euro; in quella tra i 15.000 e i 50.000 euro si posiziona il 50% dei contribuenti, che dichiara il 56% dell’Irpef totale, mentre solo circa il 6% dei contribuenti dichiara più di 50.000 euro, versando il 40% dell’Irpef totale.
Si rammenta che i soggetti con un reddito complessivo maggiore di 300 mila euro (0,1% del totale dei contribuenti) non sono più tenuti al pagamento del contributo di solidarietà del 3% sulla parte di reddito eccedente tale soglia.

Addizionale Regionale e Comunale

L’addizionale regionale Irpef ammonta nel 2018 a circa 12,3 miliardi di euro (+3,1% rispetto al 2017). L’addizionale regionale media è pari a 420 euro. Il valore più alto si registra nel Lazio (620 euro), il valore più basso si rileva in Basilicata e in Sardegna (280 euro).
L’addizionale comunale ammonta invece complessivamente a 5,0 miliardi di euro, in aumento del 3,6% rispetto al 2017, con un importo medio pari a 190 euro, che varia dal valore massimo di 250 euro nel Lazio, al valore minimo di 70 euro nella Provincia autonoma di Bolzano.

Dichiarazioni IVA 

Sono circa 4,7 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva per l’anno d’imposta 2018, in calo rispetto all’anno precedente (-1,7%), a causa principalmente della mancata presentazione della dichiarazione da parte dei soggetti che hanno aderito al regime forfetario. Le operazioni imponibili dichiarate per l’anno d’imposta 2018 sono pari a 2.101 miliardi di euro (-0,1% rispetto al 2017), mentre il volume d’affari dichiarato ha raggiunto i 3.515 miliardi di euro, aumentando del 2,9%. Il divergente andamento è dovuto all’incremento della componente non imponibile del volume d’affari, particolarmente robusto nelle operazioni verso l’estero, segnatamente quelle intracomunitarie (+5,2%) e quelle non soggette all’imposta ai sensi degli art. da 7 a 7-septies del D.P.R. 633/72 (+5,8%). Anche le operazioni con applicazione del reverse charge crescono del 3,8%, nonostante la diminuzione di quelle afferenti l’edilizia. Per l’anno d’imposta 2018, l’Iva di competenza è risultata pari a 106,8 miliardi di euro con una base imponibile pari a 703,9 miliardi di euro. Questi dati non sono direttamente confrontabili con quelli dell’anno precedente, reperibili nelle tabelle presenti sul sito del Dipartimento delle Finanze, in quanto il procedimento di calcolo delle variabili di cui sopra è stato oggetto di revisione metodologica, resa necessaria dalle profonde modifiche del funzionamento dell’IVA intervenute negli ultimi anni in riferimento all’estensione del regime di “reverse charge” e del regime di “split payment”. Nell’analisi dei dati, per un confronto omogeneo, i valori del 2017 sono stati ricalcolati utilizzando la nuova metodologia: in questa maniera nel 2018 si evidenzia un aumento dell’IVA di competenza di circa il 7,3%, attribuibile principalmente alle società di capitali (+8,9%); analizzando i principali settori di attività economica, quelli che mostrano un aumento più evidente sono il settore dell’alloggio e ristorazione e il settore manifatturiero.
Il “Totale Iva a credito” passa dai 48,8 miliardi di euro del 2017 ai 49,2 miliardi di euro del 2018, con un incremento dello 0,82%. Si ritiene che la modesta dimensione dell’incremento possa essere collegata all’introduzione, nella determinazione del credito IVA emergente dalla dichiarazione annuale, del vincolo in base al quale esso va calcolato considerando esclusivamente i versamenti effettuati”.





Covid-19, al Gemelli intelligenza artificiale e big data aiutano a fronteggiare la pandemia

 

Analytics, intelligenza artificiale e big data a supporto della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS per prevedere la richiesta di posti letto in terapia intensiva, le complicanze mediche dei malati di coronavirus e cercare una risposta di lungo periodo alla pandemia.

La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS utilizza le soluzioni software SAS, azienda leader analytic, per far fronte all’emergenza sanitaria Covid-19.  

La pandemia Covid-19 ha messo le strutture ospedaliere anche di primo livello come il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS sotto grandissima pressione imponendo la necessità di dare risposte adeguate in brevissimo tempo.  

Il coordinamento di tutte le risorse aziendali in tempi stretti e incalzanti è stato possibile grazie alla collaborazione con SAS, che ha consentito di basare le decisioni sui dati informazioni a valore aggiunto che fanno differenza nell’attuare le scelte migliori per i pazienti colpiti dall’epidemia.

Utilizzando tutte le potenzialità degli analytics di SAS, i Sistemi Informativi del Policlinico Universitario A. Gemelli  IRCCS sono stati in grado di rispondere alle richieste impellenti di informazioni dai servizi e dipartimenti coinvolti nell’emergenza Covid-19: il settore dell’emergenza/urgenza per cercare di prevedere nel breve termine l’impatto dell’afflusso dei casi; le unità di cura di degenza e terapia intensiva per l’analisi delle informazioni diagnostico/terapeutiche raccolte dalle cartelle cliniche; il controllo di gestione per la rendicontazione e l’allocazione ottimale delle risorse coinvolte sui casi Covid-19; la ricerca, per approntare gli strumenti di analisi computazionale con algoritmi di AI per cercare una risposta di lungo periodo alla pandemia.

Secondo Paolo Sergi, Direttore dei Sistemi Informativi del Gemelli: “Sfruttando le informazioni ottenute dagli analytics di SAS, il Policlinico Gemelli ha cercato di pianificare al meglio la gestione delle risorse nel breve e medio periodo e spera di essere in grado nel futuro, anche immediato, attraverso piani di ricerca che ruotano attorno al progetto Generator - Info Science Center del Gemelli, di dare una risposta alla malattia cercando di prevedere le complicanze mediche e i risultati anche in termini di stima dei tempi di ricovero, nei pazienti Covid-19 rispondendo alla malattia con percorsi personalizzati per ogni paziente. Molti dati clinici importanti relativi ai pazienti di Covid-19 inoltre non sono strutturati ma, grazie a tecniche di text mining disponibili nelle soluzioni SAS, l’estrazione delle informazioni potrà essere automatizzata e veloce”.

“L’integrazione tra gestione avanzata dei dati clinici, di laboratorio e funzionalità analitiche orientate a determinare nuovi clusters di predittori al fine di formulare e validare ipotesi di progressione di malattia - sottolinea il professor Vincenzo Valentini, vice Direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, con delega ai Big Data – sono frutto di una collaborazione multidisciplinare tra clinici, sperimentatori, data scientists e consulenti specialisti, che hanno saputo coordinarsi per fronteggiare la gravità delle emergenza pandemica, arricchendo di un valore aggiunto di interoperabilità il progetto Generator”.

Il monitoraggio in tempo reale dei dati dal fronte ospedaliero della pandemia era una delle necessità impellenti. Secondo Antonio Marchetti, team leader degli analytics del Gemelli, “è stato creato un sistema di monitoraggio che consente al Policlinico di seguire in tempo reale l’andamento dei ricoveri, delle dimissioni e dei trasferimenti di reparto dei pazienti Covid-19. Il sistema monitora inoltre l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva, l’andamento dei risultati dei tamponi e i decessi raggruppando i dati in base ad alcuni criteri. Questo tipo di dashboard interattiva consente di ragionare su una migliore pianificazione delle risorse e del personale”.

Mirella Cerutti, Managing Director di SAS Italy, commenta “Siamo fieri di essere a fianco del Policlinico Gemelli per affrontare insieme questa situazione. La nostra esperienza, la nostra capacità analitica insieme a soluzioni dedicate sono a supporto di tutti i dipartimenti coinvolti nell’emergenza Covid-19. Siamo disponibili a dare il nostro supporto alle strutture ed enti che stanno fronteggiando l’emergenza Covid-19 e ai clienti di qualsiasi settore di mercato per affrontare, con l’aiuto dei dati e delle previsioni, questo particolare momento e la ripresa delle attività.”





Covid-19, record di guariti (57mila), ma le vittime nelle 24 ore sono 464

 

Per la prima volta il numero dei pazienti dimessi e guariti è superiore rispetto ai nuovi casi. E continua l’impegno del Dipartimento nelle attività di coordinamento di tutte le componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile. In particolare, nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul nostro territorio, a oggi, 23 aprile, il totale delle persone che hanno contratto il virus è 189.973, con un incremento rispetto a ieri di 2.646 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi è di 106.848, con un decremento di 851 assistiti rispetto a ieri.
Tra gli attualmente positivi 2.267 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 117 pazienti rispetto a ieri.
22.871 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 934 pazienti rispetto a ieri.
81.710 persone, pari al 76% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.
Rispetto a ieri i deceduti sono 464 e portano il totale a 25.549. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 57.576, con un incremento di 3.033 persone rispetto a ieri.
Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 33.873 in Lombardia, 12.845 in Emilia-Romagna, 15.152 in Piemonte, 9.925 in Veneto, 6.171 in Toscana, 3.466 in Liguria, 3.230 nelle Marche, 4.486 nel Lazio, 2.978 in Campania, 1.871 nella Provincia autonoma di Trento, 2.936 in Puglia, 1.135 in Friuli Venezia Giulia, 2.301 in Sicilia, 2.100 in Abruzzo, 1.494 nella Provincia autonoma di Bolzano, 355 in Umbria, 817 in Sardegna, 823 in Calabria, 463 in Valle d’Aosta, 229 in Basilicata e 198 in Molise. 





Emergenza coronavirus, sono 6.755.579 i lavoratori beneficiari di Cig e assegni ordinari

 

Ammonta a 6.755.579 il totale dei beneficiari tra cassa integrazione ordinaria e assegno ordinario di cui 4.298.095 già anticipati dalle aziende con conguaglio Inps e 2.457.484 con pagamento diretto Inps. E’ quanto comunicato dall’Inps sul proprio sito. 

Per la Cassa integrazione ordinaria le domande aziende pervenute sono 309.485 di cui 122.803 con pagamenti a conguaglio e 186.682 con pagamenti diretti; ad oggi sono state autorizzate 219.295 domande. 

Di richieste di pagamenti diretti all’Inps tramite Modello SR41, ne sono pervenute 56.769 per 218.500 beneficiari, di cui sono stati effettuati 19.902 pagamenti per 76.585 beneficiari. 

Per quanto riguarda l’assegno ordinario, le domande inviate ai Fondi sono 152.382 per 2.414.685 beneficiari, di cui 1.206.651 con pagamento a conguaglio e 1.208.034 con pagamento diretto.





Alberghi, ristoranti e imprese del turismo: ConfimpreseItalia chiede lo stop ai pagamenti degli abbonamenti Siae e dei Canoni Rai e la rinegoziazione delle tariffe

ConfimpreseItalia - attraverso lo studio legale associato Manna & Ummarino - ha chiesto l’immediata sospensione dei pagamenti dei diritti di sfruttamento economico e dei relativi abbonamenti nei confronti della Siae, nonché del Canone speciale Rai per le imprese del settore turistico ed alberghiero.  

La richiesta, oltre che a Siae e Rai, è stata inviata anche al Mibac, che auspichiamo si faccia parte attiva in questa richiesta. 

Appare del tutto evidente che l’utilizzo di strumenti come quello musicale e televisivo, in strutture deserte come quelle degli alberghi, dei ristoranti e di tutte le attività comunque interessate al turismo, pensiamo agli stabilimenti balneari, ai B&B, agli stessi bar, siano inutili e dunque la richiesta di sospensione dei pagamenti appare, in un momento di gravissime difficoltà del comparto, del tutto giustificata.  

La Confederazione, visto che la fine dell’emergenza legata a Covid-19 sembra lontana, chiede per il prossimo futuro anche la rinegoziazione delle tariffe, visto che le imprese sono impossibilitate a sostenerne i costi, divenuti eccessivamente gravosi, a fronte dei mancati incassi che resteranno tali anche nei prossimi mesi e probabilmente anni.