Ida Benucci (Confimprese Roma area metropolitana): “Minata la fiducia di migliaia di imprenditori. Il tempo per salvare le piccole imprese è quasi esaurito, poi sarà il default”

 

“I rinvii delle aperture per negozi, ristoranti, bar e strutture ricettive e del turismo, porteranno alla chiusura di migliaia di aziende e moltissime di queste nella Capitale”. E’ quanto dichiara in una nota la Presidente di Confimprese Roma area metropolitana, Ida Benucci. “La cosiddetta Fase Due, ovvero quella che doveva essere la ripartenza per il Paese, è ancora incerta ed a tratti anche poco comprensibile e mina la fiducia dei tanti imprenditori che fino ad ora hanno resistito, tenendo in piedi, malgrado tutto, le loro attività. A rendere ancor più drammatica la situazione sono anche le notizie che ci arrivano da tanti associati, che lamentano come gli ammortizzatori sociali per i loro dipendenti, non siano ancora scattati. Ritardi colpevoli che rendono difficili, ed in alcuni casi impossibile la vita di tante famiglie. In questo quadro non servono a nulla i prestiti garantiti dallo Stato, perché in assenza di incassi, servirebbero soltanto a ripianare le esposizioni con le banche. Tutto questo provocherà la perdita di migliaia di occupati in tutto il Paese, perché riaprire le attività in queste condizioni di incertezza è pura follia.  Servono sostegni economici a fondo perduto, servono certezze, serve la volontà da parte dello Stato di voler tenere in piedi l’ossatura del Paese che è fatta di piccole e medie imprese. Siamo convinti della necessità di dover rinunciare a pezzi di libertà per arginare, frenare e sconfiggere Covid-19, ma deve esserci anche la volontà, dichiarata nei fatti, di essere vicini ad una comunità di donne e di uomini che rischia di scomparire per sempre o di finire nelle mani di speculatori stranieri o della malavita organizzata con i suoi colletti bianchi.  Il nostro – conclude la Presidente Benucci – è un appello alle Istituzioni, ai partiti, perché trovino una sintesi e diano risposte e restituiscano certezze al mondo dell’impresa. C’è poco tempo a disposizione, poi per tanti troppi imprenditori e lavoratori, sarà la fine, il default.”





Coronavirus, i pediatri denunciano: “Per bimbi danni tangibili se scuole schiuse”

 ’L’Unicef, l’Oms e molti enti di ricerca e associazioni professionali hanno sottolineato l’importanza  della collaborazione multidisciplinare (ad esempio tra settore sanitario, istruzione, prevenzione e servizi sociali) per garantire che le esigenze dei bambini e di coloro che dei più piccoli si prendono cura siano affrontate nel loro complesso. I possibili effetti avversi delle misure di prevenzione per affrontare il Covid-19 devono essere adeguatamente considerati quando si pianificano le politiche che riguardano la ’Fase 2’ della pandemia. Sin dalle primissime fasi dell’epidemia di Covid-19 c’è stato un dibattito sul ruolo dei bambini nella trasmissione della malattia. Le prove oggi disponibili, anche se non definitive, suggeriscono che i bambini siano meno infettivi degli adulti (tasso di contagiosità secondaria nei bambini del 4% rispetto al 17% negli adulti). Peraltro è, invece, certo che il decorso benigno della malattia in età pediatrica non esporrebbe con l’apertura delle scuole i bambini a un rischio di danno sostanziale. Ancora più forte è la certezza, invece, di esporli a un danno tangibile e importante con le scuole chiuse e per tempi lunghi’. A lanciare l’allarme è una task force di 20 esperti del mondo della pediatria e della cura dell’infanzia.

   ’Non è chiaro fino a che punto i governi nazionali si basino sulle nuove conoscenze per riprogettare le misure di protezione.

La riapertura delle scuole è oggetto di un ampio dibattito in molti paesi. Gli esperti avvertono delle ampie implicazioni educative, sociali ed economiche della chiusura prolungata di scuole e servizi per l’infanzia’.

Nella ’Fase 2’, prosegue la lettera degli esperti del mondo della Pediatria, ’le politiche sulla riapertura della scuola in Europa appaiono eterogenee e non basate sul numero di casi Covid-19 in ciascuno paese, né su prove scientifiche dell’impatto di queste misure. Tutti però concordano sulle potenziali implicazioni sociali della protratta chiusura della scuola. I paesi scandinavi hanno già riaperto le scuole di primo grado. Il Regno Unito ha riaperto le scuole per i figli di lavoratori critici e bambini vulnerabili che sono incoraggiati a frequentare laddove sia opportuno per loro farlo. Al contrario, in altri paesi, come l’Italia, vi è riluttanza a considerare la riapertura dei nidi e delle scuole. Nel frattempo- aggiunge la task force- si stanno accumulando prove scientifiche sull’impatto drammatico della chiusura prolungata della scuola che mettono molto in dubbio l’efficacia concreta di queste misure quando ne vengono valutati anche gli effetti collaterali, come l’impossibilità da parte dei genitori a lavorare, per prendersi cura dei figli. Ci si chiede se le differenze esistenti nelle politiche si basano sui dati (come l’epidemiologia locale del Covid-19, le conoscenze sulla trasmissione del virus) o piuttosto sul diverso valore che viene dato nei diversi paesi alle politiche a sostegno delle famiglie e più in generale ai diritti dei bambini e delle mamme/donne? I governi stanno prendendo in considerazione in modo appropriato tutti i possibili effetti negativi della chiusura delle scuole e dei servizi educativi? Stanno pianificando di misurare questi effetti? Con indicatori su gap educativo e salute mentale e fisica (in particolare per bambini già affetti da disabilità e malattie croniche), su nutrizione, maltrattamento fisico ed emotivo, nonché sull’impatto sociale ed economico sulle famiglie? ’.

I bambini che vivono ’in famiglie povere sono spesso in condizioni che rendono difficile, se non impossibile, la scuola da casa. In Italia gli ultimi dati Istat disponibili indicano che il 42% dei minori che vive una condizione di sovraffollamento delle proprie abitazioni e il 7% di bambini e adolescenti è vittima di un grave disagio abitativo (anche di abuso). È in queste case, con famiglie in condizioni economiche ulteriormente peggiorate, che i bambini e gli adolescenti cercano uno spazio per studiare e concentrarsi.

Le Istituzioni responsabili della Salute pubblica devono accuratamente valutare tutti i fattori nel decidere come e quando riaprire le scuole- propone la task force- e invitare i responsabili dei servizi educativi e degli istituti scolastici a operare fin d’ora per mettere in grado i servizi di svolgere il loro compito in sicurezza, considerare misure alternative come orario ridotto, doppi turni e lezioni scaglionate, aperture rivolte inizialmente solo all’infanzia anche in luoghi aperti (come proposto da alcuni Comuni) e alle scuole elementari. Oltre ad un sistema di monitoraggio dei casi a livello scolastico che ci permetta di capire meglio l’appropriatezza di questi modelli’.

   La cosiddetta ’Fase 2’ durerà molto probabilmente fino a quando un ’vaccino sarà disponibile e distribuito a un numero sufficiente di persone per costruire una buona immunità dell’intera comunità. Occorre trovare un punto di equilibrio diverso tra il rischio di aumentare il numero di casi Covid-19 e la limitazione dei diritti dei bambini. L’assenza di un piano globale che consideri e monitorizzi le diverse conseguenze avverse per i bambini suggerisce che tali danni sono sottovalutati, e che forse, più in generale, i diritti dei bambini non sono oggetto di adeguata attenzione. E’ responsabilità della politica sviluppare linee di indirizzo che si basino su prove scientifiche e raccomandazioni internazionali e che attribuiscano il giusto valore ai bambini, agli educatori e insegnati, e alle famiglie. Come affermato dall’Unicef, e ribadito da molti altri, senza un’azione urgente, questa crisi sanitaria ’rischia di diventare una crisi dei diritti dei minori’, concludono gli esperti.

 

Hanno aderito a questa task force:

   - Marzia Lazzerini, WHO Collaborating Centre for Maternal and Child Health Istituto per l’Infanzia Burlo Garofolo, Trieste;

   - Federico Marchetti, direttore, Dipartimento Salute Donna, Infanzia e Adolescenza Ospedale di Ravenna e direttore della Rivista ’Medico e Bambino’;

   - Alessandro Albizzati, direttore, Neuropsichiatria infantile, Ospedale Santi Paolo Carlo, Milano;

   - Generoso Andria professore, Università degli Studi Federico II, Napoli Direttore della Rivista ’Prospettive in Pediatria’;      - Egidio Barbi, direttore, Clinica Pediatrica, Istituto per l’Infanzia Burlo Garofolo, Trieste;

   - Giancarlo Biasini, pdiatria, ACP Cesena; Andrea Biondi, direttore, Dipartimento di Pediatria, Università Milano-Bicocca e Fondazione MBBM/Ospedale San Gerardo, Monza;

   - Maurizio Bonati, direttore, Laboratorio per la Salute Materno Infantle, Dipartimento Salute Pubblica Istituto Mario Negri, Milano;

 - Giovanni Corsello, direttore, Dipartimento di Promozione della Salute, Materno-Infantile, di Medicina Interna e Specialistica di Eccellenza ’G. D’Alessandro’, Università di Palermo;

   - Daniele De Blasi, ACP Campania Ospedale Santobono, Napoli; Luigi Greco, professore, Università degli Studi Federico II, Napoli;
  - Giuseppe Maggiore, Direttore, Dipartimento di Scienze Mediche Università di Ferrara, Divisione di Epatogastroenterologia e Nutrizione, IRCCS, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma;

   - Stefano Martelossi, direttore, UOC di Pediatria, Ospedale di Treviso; Ugo Ramenghi, Direttore, Scuola di Specializzazione in Pediatria, Università di Torino;

   - Paolo Siani, pediatra e parlamentare Componente XII Commissione Affari Sociali e Sanità e Commissione bicamerale Infanzia Primario Pediatra Ospedale Santobono, Napoli;

   - Giorgio Tamburlini, direttore, Centro per la Salute del Bambino, Trieste; Alessandro Ventura, professore Emerito Pediatria, Università di Trieste;

   - Enrico Valletta, direttore, Dipartimento Salute Donna, Infanzia e Adolescenza Ospedale di Forlì;

   - Alberto Villani, direttore, Uoc di Pediatria e Malattie Infettive, IRCCS Ospedale Bambino Gesù, presidente della Società italiana di pediatria;

   - Alessandro Zuddas, direttore, Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza, Università di Cagliari.





Barillaro (Policlinico Gemelli): “Contro Covid 19, garantiamo continuità assistenziale protetta”

Barillaro (Policlinico Gemelli): “Contro Covid 19, garantiamo continuità assistenziale protetta”

 

 

La continuita’ assistenziale dei malati di Covid-19 e’ fondamentale per garantire un percorso di cure dall’inizio della malattia sino alla guarigione, e anche nella fase dei controlli successivi. Quello che e’ emerso in queste settimane e’ stata la difficolta’ non solo nella gestione dei sintomatici ricoverati, ma anche di quelli gestiti a casa o che una volta dimessi devono fare ritorno al proprio domicilio. Il Policlinico Gemelli di Roma, insieme alla Regione Lazio, ha siglato un accordo per gestire un albergo con il fine di garantire una ospedalita’ protetta per tutti questi malati, non

facendoli tornare nelle loro case. La spiega nel dettaglio all’agenzia di stampa Dire Christian Barillaro, responsabile della Centrale di Continuita’ assistenziale del Gemelli:

 

Quanto e’ importante la continuita’ assistenziale per i pazienti che sono stati contagiati dal Covid-19?

"Direi che e’ fondamentale, perche’ solo con la continuita’ assistenziale e percorsi esatti per questi pazienti sono in grado di garantire la cura dei malati. E’ fondamentale in termini di percorsi intra-ospedalieri ed extra-ospedalieri e in funzione della cura paziente. Quando parliamo di continuita’ assistenziale non bisogna pensare solo al momento della dimissione. Inizia quando il paziente entra in ospedale e va avanti anche con i controlli successivi alla dimissione".

 

Al Gemelli che tipo di percorsi sono previsti subito dopo la dimissione del paziente?

"Abbiamo la gestione di un albergo di ospedalita’ protetta per questi malati. Si parla di pazienti autosufficienti e comunque in via di guarigione. Essi sono clinicamente stabili e provengono non solo dal Gemelli ma anche da altre strutture sanitarie. Oppure i nostri ospiti sono anche i pazienti paucisintomatici che a domicilio non riescono a mantenere l’isolamento fiduciario e allora vengono ricoverati in questa struttura alberghiera. Questo garantisce la migliore assistenza nel posto migliore, non solo perche’ al paziente viene garantito l’isolamento ma anche perche’ riceve un’assistenza continua in telemonitoraggio. Vengono usati dei device con rilevazione sistematica della saturazione, della frequenza respiratoria, cardiaca, della temperatura corporea e test di performance fisica che quindi ci dicono come sta il paziente. Sono previsti dai day hospital per un controllo successivo alla dimissione clinica. Il paziente che dall’ospedale o dall’albergo rientra a domicilio deve essere ricontrollato nel tempo anche perche’ questa malattia e’ nuova e non sappiamo dunque come saranno gli esiti. All’interno del day hospital lavorano varie figure professionali come geriatri, pneumologi e infettivologi. Nei vari percorsi di continuita’ assistenziale oggi la Regione si e’ posta il problema dei pazienti non autosufficienti che e’ uno dei grossi problemi anche all’interno delle realta’ ospedaliere. Sono state aperte a livello territoriale delle Rsa Covid all’interno delle quali sono assistiti i pazienti non autosufficienti. In questo momento storico mancano pero’ delle formule riabilitative o di lungo degenza che potrebbero essere un ulteriore sbocco per questi malati, nonche’ degli hospice per i pazienti piu’ gravi che hanno problemi di terminalita’ ma indipendentemente dal Covid".

 

Quanti pazienti Covid avete accolto finora? E quanti sono ospitati nella struttura esterna alberghiera collegata al Gemelli?

"Abbiamo ad oggi 162 posti letto disponibili, siamo arrivati ad occuparne anche 140. La gestione parte dalla Centrale di Continuita’ Assistenziale del Gemelli e dalla Centrale operativa della Asl, in modo integrato. Il territorio e l’ospedale lavorano insieme, garantendo in maniera simultanea la presa in carico di questi pazienti. La gestione e’ della Fondazione Policlinico Gemelli, che ha messo in campo i presidi di tecnico-assistenza, la parte infermieristica, garantisce la presenza di specialisti e anche la fornitura dei pasti e la sanificazione delle stanze".

 

E’ previsto per questo tipo di pazienti un percorso di riabilitazione?

"Ad oggi purtroppo non e’ stata ancora prevista la riabilitazione poiche’ e’ tutto nuovo e i sistemi devono essere modificati e validati. Sicuramente la riabilitazione e’ un aspetto da valutare, anche perche’ non sono chiari gli esiti di questa malattia e quindi se e’ necessaria una riabilitazione respiratoria, ma anche altro. Abbiamo notato che sono pazienti che vengono fuori da una lunga ospedalizzazione per cui un intervento di tipo riabilitativo motorio e anche una riabilitazione respiratoria potrebbero supportare una migliore ripresa".





Rezza (Iss) sulla Fase Due: “Sono preoccupato”

 

 

 “Fase 2, sono preoccupato”. Lo ha detto Giovanni Rezza direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24. “Per la politica, l’economia e le famiglie è irrinunciabile allentare il lockdown dopo quasi due mesi, ma dal punto di vista tecnico sanitario siamo preoccupati. Il virus continuerà a circolare anche se con intensità più bassa ma non appena si rilasserà la situazione, il rischio è che ricominci a circolare più velocemente. Dobbiamo quindi mantenere alta la guardia perchè c’è il rischio che si crei una nuova emergenza. Quando qualcuno dice che il nemico sono le misure di contenimento, non è così. Il nemico è il virus. Se noi mollassimo del tutto le misure di contenimento, l’economia e la società italiana ne risentirebbero comunque in maniera gravissima perché avremmo un virus che scorrazza per l’Italia. Abbiamo una pandemia in corso”.

Poi sul lockdown: "Se non ci fosse stato sarebbe stato un disastro. Quando qualcuno pensa che il nemico siano le misure di contenimento, non è così. Il nemico è il virus. Se noi mollassimo del tutto le misure di contenimento, l’economia e la società italiana ne risentirebbero comunque in maniera gravissima perché avremmo un virus che scorrazza per l’Italia. Abbiamo una pandemia in corso".  E sottolinea: "Questa fase 2 è irrinunciabile. Un Paese non regge un lockdown completo per più di un paio di mesi ma da un punto di vista sanitario una certa preoccupazione c’è. Il virus continuerà a circolare anche se ora lo fa a intesità più bassa grazie ai provvedimenti di distanziamento sociale, ma come si rilascia la situazione il rischio che ricominci a circolare più velocemente c’è tutto. Siamo di fronte a una scelta irrinunciabile e dobbiamo tenere la guardia davvero molto alta".





Spaccio di stupefacenti, finiscono in manette madre e figlio

 

Rimane alta l’attenzione dei Carabinieri della Compagnia di Colleferro sul fronte della repressione del fenomeno dello spaccio di droga. I militari della Stazione di Colleferro, unitamente ai colleghi di Gavignano, hanno arrestato 2 persone, madre e figlio, di 49 anni e 23 anni, entrambi incensurati, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I Carabinieri nel corso dei controlli hanno individuato i due in strada ed hanno deciso di fermarli per sottoporli ad una verifica. Il loro atteggiamento nervoso, ha spinto ai militari di approfondire il controllo, trovando occultate nelle tasche dei due pusher, 26 g di marijuana, suddivisi in dosi. I Carabinieri, hanno proseguito l’attività non solo nel domicilio dei malfattori, ma anche in un garage di loro pertinenza, scoprendo una vera e propria “centrale dello spaccio”. Infatti, all’interno di un trolley i Carabinieri hanno rinvenuto vari barattoli con circa 700 g di marijuana, tutto il materiale utile per il confezionamento delle dosi, la somma di 600 euro in contanti, bilancini di precisione ed una lista con tutti gli acquirenti dei pusher su cui i militari di Colleferro proseguiranno gli accertamenti. Mamma e figlio sono stati portati in caserma in stato di arresto e, successivamente, per la 49enne si sono aperte le porte del carcere di Roma Rebibbia mentre per il figlio quelle del carcere di Velletri dove rimangono a disposizione dell’Autorità giudiziaria. 





Droga, nell’ultima settimana 17 arresti a Roma dei Carabinieri

 

Diciassette persone arrestate e altre 5 denunciate a piede libero, è il bilancio delle attività antidroga dei Carabinieri del Comando Provinciale di Roma che, anche in tempo di lotta al Covid-19, proseguono nelle normali attività di controllo del territorio con particolare attenzione al contrasto dello spaccio di droga. Si tratta di arresti eseguiti nell’ultima settimana tra Centro, Trastevere, San Pietro, Parioli, Eur, Tor Bella Monaca, Tor Vergata, Ponte Galeria e Cassia. Ingente il quantitativo di droga sequestrata dai Carabinieri. Sono stati tolti dal mercato illecito più di 75 Kg di cocaina, 5 Kg di marijuana, 2,5 Kg di hashish, 5 g di shaboo e 30 g di MDMA.

 





Weekend di arresti per la Polizia di Stato

 

 

Ad Ostia, a finire in manette per resistenza e minacce a Pubblico Ufficiale, è stato F.F., un romano di 31 anni, con vari precedenti di Polizia, che, completamente ubriaco, ha opposto resistenza agli agenti della Polizia di Stato intervenuti in via Giuseppe Molteni in ausilio al personale del 118. L’uomo, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, intorno alle 18.00 di venerdì scorso, ha aggredito l’ex moglie per motivi legati all’affido del figlio minore. Refertata, ha riportato 10 giorni di prognosi per i traumi riportati. Al termine degli accertamenti l’uomo è stato anche denunciato per lesioni personali. Al Casilino invece, gli agenti della Polizia di Stato, hanno arrestato per evasione D.G.D., di 46 anni. Intervenuti in via Aragona per una lite tra coniugi, i poliziotti, hanno accertato che l’uomo, risultava essere sottoposto alla misura degli arresti domiciliari in una località fuori provincia. E’ stato invece arrestato per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, F.C., romeno di 43 anni che, durante una lite per futili motivi, ha aggredito la compagna procurandole contusioni nella parte toracica e giudicata guaribile con 10 giorni di prognosi. Gli agenti della Polizia di Stato del commissariato di Tivoli, dopo le formalità di rito, hanno condotto l’uomo in carcere. Mentre in zona Prati, in via degli Scipioni, un uomo di di 41 anni, Q. G, è stato sorpreso dal personale della Polizia di Stato del commissariato Prati ad asportare una bicicletta elettrica di notevole valore. L’uomo poco prima, in via Silla, assieme ad una complice, una volta aver sfilato la bicicletta con annessa la catena dal palo al quale era assicurata in strada, se l’era caricata sulle spalle allontanandosi lungo via Degli Scipioni. Ma qui è stato notato da una pattuglia del commissariato di zona, in transito per il controllo del territorio e, nonostante Q.G. abbia cercato di occultare la bicicletta dietro un’autovettura parcheggiata e fuggire in direzione della fermata della metropolitana “Ottaviano”, è stato prontamente bloccato assieme alla sua complice, F.I.R., romena di 21 anni. Al termine degli atti la coppia è stata arrestata per furto aggravato in concorso.





Trattavano la vendita di hashish, ma finisce male

 

Si erano incontrati in via Soncino, dove avevano intavolato una trattativa sulla cessione di 5 panetti di hashish del peso complessivo di oltre 500 grammi, pensando di essere lontani da occhi indiscreti ma i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma San Pietro hanno bruscamente interrotto il negoziato. 

A finire in manette con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti sono stati due romani di 42 e 48 anni, entrambi con precedenti specifici, sorpresi proprio mentre stava avvenendo lo scambio droga-soldi. 

Le successive perquisizioni, scattate anche nelle rispettive abitazioni dei fermati, hanno consentito di sequestrare anche 8 gr. di marijuana e 1.500 euro in contanti, trovati in possesso del 43enne, e di 8 gr. di hashish e 1.055 euro nella disponibilità del 48enne. 

I due sono stati posti agli arresti domiciliari. 

Nei confronti dei due arrestati, inoltre, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma San Pietro hanno fatto scattare le sanzioni previste per la violazione delle disposizioni urgenti in materia di contenimento della diffusione del Covid-19, essendosi allontanati dai rispettivi domicili in assenza di una delle cause giustificative.

 





Disabili, proroga della validità dei contrassegni per i cittadini residenti a Roma

 

Si informa che Roma Servizi per la Mobilità (in qualità di gestore delle attività di rilascio del Contrassegno Unico Disabili Europeo in favore dei residenti nel territorio di Roma Capitale) sta prorogando d’ufficio al  31 agosto 2020 la validità dei permessi in scadenza nel periodo 17 marzo 2020 – 30 agosto 2020 per i quali non è stato ancora chiesto il rinnovo. Ciò avviene su indicazione dell’Amministrazione Capitolina, a seguito di quanto previsto nel Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020  “Cura Italia” relativamente alla proroga della validità dei documenti di riconoscimento.

 





Piano Strategico Agroalimentare, al via la stesura per Roma Capitale

 

Sì della Giunta alla Memoria che sancisce l’avvio della stesura del Piano Strategico Agroalimentare di Roma Capitale, tassello cruciale della programmazione delle attività produttive cittadine, già prevista dal  “Piano Strategico per lo Sviluppo Economico e Urbano di Roma”.

 

Focus quindi sull’agrifood, individuato quale elemento portante per lo sviluppo sistemico del territorio, in risposta alla necessità di definire e declinare una pianificazione di interventi secondo obiettivi, fondata sulla partecipazione di tutti i principali operatori economici locali, nazionali e internazionali attivi in città. Con uno scopo ben preciso: moltiplicare il valore aggiunto di un comparto che – tra agricoltura, silvicoltura e pesca – lo scorso anno, nella Città Metropolitana,  ha raggiunto circa 546 milioni per un totale di 15.806 occupati, secondo le recenti stime dell’Assessorato allo Sviluppo Economico di Roma Capitale.

 

Il Piano Strategico Agroalimentare, diretto a valorizzare tutta la filiera di settore – dalle fasi di coltivazione e allevamento a quelle di produzione, trasformazione, distribuzione e commercializzazione – va di pari passo con la definizione di una food policy per Roma, per concorrere al raggiungimento dell’obiettivo “Fame Zero” nel mondo, fissato dal World Food Programme entro il 2030. S’inserisce inoltre nel quadro di tutti i programmi di settore europei, nazionali, regionali e di ecosistema.

 

Diverse e mirate le azioni cui dare impulso nel Piano: valorizzazione della filiera agroalimentare estesa e della filiera corta, accesso alle risorse primarie per la produzione, supporto a nuove imprese agricole, con particolare riguardo all’imprenditoria femminile e giovanile, promozione delle specificità territoriali, consolidamento dei sistemi di etichettatura territoriale e sperimentazione della tracciabilità di filiera. Ma anche riduzione degli sprechi alimentari tramite iniziative di recupero e redistribuzione delle eccedenze, utilizzo del suolo votata allo sviluppo sostenibile, alla valorizzazione del paesaggio e delle forme di "multifunzionalità" quali l’agricoltura terapeutica, l’inserimento di soggetti fragili nelle attività di riferimento e gli “agri-nido”.

 

Un’attenzione speciale, infine, sarà data alla messa a punto di strategie di contrasto dei fenomeni di degrado della terra, come l’impermeabilizzazione, il dissesto, l’erosione, la desertificazione.

 

“La necessità di una pianificazione puntuale dell’agroalimentare risponde a precise esigenze del comparto cittadino, nell’intera area metropolitana, cui stiamo lavorando da tempo con tutte le rappresentanze coinvolte. L’imperativo è quello di mettere a sistema la produzione, per accrescere il valore dell’intero settore, che passi sia per la produzione dell’eccellenza locale, con l’attribuzione di marchi di qualità, sia per un lancio promozionale strutturato che ne aumenti visibilità e competitività all’esterno. Roma in questo senso è una dimensione viva e fibrillante, con un alto potenziale sia di filiera che di mercato in termini duali e simmetrici tra consumo e produzione di cibo. Si consideri anche che, stando alle proiezioni di sviluppo, entro il 2050 le città saranno chiamate a garantire i diritti fondamentali dei cittadini, perché ospiteranno i due terzi della popolazione mondiale. E’ una sfida che vogliamo assolutamente vincere, perché parla della crescita virtuosa della Capitale”, afferma Carlo Cafarotti, assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale.

 

“Delineare una strategia condivisa sul rapporto della città con il ’cibo’ inteso come sistema complesso dalla produzione alla trasformazione e vendita dei prodotti, significa occuparsi non solo del diritto fondamentale alla nutrizione della salute ma anche delle relazioni tra città e campagna, del paesaggio nelle città, del valore sociale della produzione, dei rapporti all’interno delle filiere, dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente e la pianificazione delle aree verdi, della rigenerazione degli spazi, delle pratiche inclusive e di solidarietà. E’ il momento di pensare allo sviluppo di luoghi e spazi dedicati alla ricerca, all’innovazione, alla creazione di ecosistemi di saperi che favoriscano lo scambio di pratiche e il trasferimento tecnologico per sfruttare al massimo il patrimonio di conoscenze e ricerche, di enti pubblici e privati, associazioni di categoria e stakeholder territoriali, che formano un vasto sistema che deve essere valorizzato”, dichiara l’assessore all’Urbanistica Luca Montuori.

 

Nell’ottica della necessaria condivisione con tutti gli stakeholder e attori della dimensione agricola, l’Ufficio di Scopo Progettazione e Innovazione Economica Urbana costituirà gruppi di lavoro con università, associazioni di categoria, enti di ricerca, operatori economici e partner tecnici, che si riuniranno in tavoli tematici di confronto, in vista di un town-meeting in modalità online che si terrà entro il mese di giugno, ai fini dell’ elaborazione di un documento di sintesi dell’intera iniziativa, che sarà redatto entro luglio 2020.

 

I tavoli tematici, che saranno operativi già dal mese di maggio, stabiliranno le aree di intervento prioritarie per la definizione delle linee guida strategiche e la food policy di Roma,  anche in relazione all’emergenza Covid-19.

 

Questi i focus dei gruppi di lavoro:

-        - mercato: individuazione dei principali driver del consumo alimentare (prezzo, qualità, potere nutrizionale);

-        - distintività: definizione degli elementi caratteristici della “romanità in tavola”;

-        - salvaguardia: sostegno alle filiere agricole tradizionali, al ricambio generazionale e supporto per la continuità e lo sviluppo della filiera corta;

-       - cibo del futuro: nuove tecnologie di trasformazione dei prodotti alimentari, utilizzo delle proteine vegetali e conseguente rivisitazione delle specialità tradizionali di Roma.

 





Di Berardino (Regione Lazio): Sulla Cig il Lazio risponde ai cittadini

 

“Il Lazio è la regione di testa per autorizzazione delle domande di cassa integrazione in deroga lavorate e inviate all’Inps per la liquidazione. Da subito abbiamo creato un’apposita task force per gestire la mole di pratiche, tanto che non solo abbiamo da tempo inviato all’Inps le oltre 30 mila domande coperte dal primo decreto di riparto delle risorse assegnate dai ministeri del Lavoro e dell’Economia (144,4 milioni di euro), ma entro venerdì autorizzeremo anche tutte le pratiche relative al secondo riparto, che – come ci attendiamo- dovrebbe essere emanato a giorni. La conferma della bontà del nostro lavoro è riconosciuta anche dalle rilevazioni dell’Inps, che nel report aggiornato al 23 aprile stima un totale di domande decretate per il Lazio pari a 30.840 su un totale nazionale di 71.190. In altri termini, circa il 44% delle domande di cassa integrazione guadagni in deroga riguarda aziende e i lavoratori della nostra regione. È un primo importante risultato che testimonia l’impegno e il senso di responsabilità dimostrati nei confronti dei nostri cittadini in questo particolare momento di bisogno in cui la velocità per l’assegnazione dell’ammortizzatore sociale rappresenta un fattore importantissimo. Ora chiaramente continueremo il lavoro. 

La situazione aggiornata delle domande, al momento, è la seguente: abbiamo ricevuto 63.724 domande per un totale di 162 mila lavoratori. Al momento l’impegno complessivo stimato è di 298,2 milioni di euro, di cui 144,4 già assegnati col primo decreto di riparto”. 

Così in una nota Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro e alla Formazione della Regione Lazio.

 





Al via l’iter di raccolta delle domande per contributo straordinario affitto a Roma

 

E’ iniziato l’iter di raccolta delle domande per richiedere il Contributo Straordinario all’affitto 2020, rivolto alle famiglie in difficoltà economica in seguito all’emergenza Coronavirus. Potranno essere presentate fino a lunedì 18 maggio 2020. 

In conformità dei requisiti indicati dal bando, che sarà pubblicato domani sul portale di Roma Capitale, sarà possibile richiedere un contributo per il pagamento dei canoni di locazione su alloggi di proprietà sia privata che pubblica. L’ammontare del contributo non potrà superare il 40% del costo di tre mensilità dell’anno 2020. 

Due le modalità previste per presentare le richieste di contributo: online e cartacea. 

Per la modalità online i cittadini interessati dovranno compilare la richiesta direttamente sul sito di Roma Capitale, allegando copia di un documento d’identità e un’autocertificazione firmata, disponibile online e presso le edicole aderenti. 

Tutti coloro che non sono in possesso di strumenti tecnologici o capacità informatiche potranno invece rivolgersi alla rete di oltre 120 edicole aderenti per ritirare il modulo di richiesta stampato. La domanda compilata e firmata, con allegata la copia di un documento d’identità, andrà poi consegnata in Municipio.

 





La Sindaca Raggi ed il prolungamento del lockdown: "Garantiremo ai genitori lo smart working"

 

 “La pianificazione strategica per la ‘Fase 2’ dovrà tenere conto di una diversa organizzazione della vita e del lavoro. In questa ottica stiamo studiando formule a supporto dei dipendenti capitolini che sono anche mamme o papà. Vogliamo garantire ai genitori la possibilità di lavorare il più possibile in smart working”. Lo spiega la sindaca di Roma, Virginia Raggi, sottolineando che si tratta di “una modalità di lavoro che in queste settimane di emergenza ha coinvolto l’80 per cento dei lavoratori del Comune e che continueremo a incentivare”. 

Nelle prime settimane della ‘Fase 2’ “manterremo una altissima percentuale di smart working. Tuttavia nella fase del rientro concederemo questa modalità di lavoro prioritariamente alle mamme e ai papà con figli sotto i 10 anni, anche per contemperare le difficoltà derivanti dalla chiusura delle scuole”.





Ufficiale dalla Corea del Sud: “Kim Jong-un è vivo ed in buone condizioni”

 

 

Kim Jong-un è “vivo e in buone condizioni di salute”. Lo ha dichiarato il consigliere speciale per la sicurezza nazionale del presidente sudcoreano Moon Jae-in, minimizzando la gravità delle voci sui sospetti problemi di salute del leader nordcoreano. “La posizione del nostro governo è ferma”, ha insistito ieri sul network televisivo americano Cnn, “Kim Jong Un è vivo e in buona salute”. Ha inoltre aggiunto che il leader nordcoreano è rimasto dal 13 aprile a Wonsan, località turistica nella parte orientale del Paese. Secondo lui, “finora non è stata rilevata alcuna azione sospetta”.Le voci sulla salute di Kim Jong-un si rincorrono da quando è stata notata la sua assenza durante le celebrazioni per la festa nazionale del 15 aprile. È il giorno più importante del calendario politico nordcoreano perché è il giorno in cui l’intero Paese commemora la nascita del fondatore del regime, Kim Il Sung, nonno dell’attuale leader. Kim Jong Un non è apparso in pubblico da una riunione dell’ufficio politico del partito unico al potere l’11 aprile e una visita di ispezione in una base aerea che era stata menzionata dai media ufficiali nordcoreani il 12 aprile.





Poliziotto muore nel tentativo di bloccare due banditi, nomadi e stranieri, in fuga dopo un colpo in banca

Un poliziotto di 37 anni è morto ed un altro è rimasto ferito a Napoli nel tentativo di bloccare gli autori di un colpo in banca. L’auto degli agenti della pattuglia del commissariato di Secondigliano, all’altezza di Calata Capodichino, ha cercato di frapporre un blocco alla fuga della vettura sulla quale si trovavano gli autori del colpo ma è stata travolta dagli uomini in fuga. I due rapinatori feriti nello scontro sono stati bloccati. Pasquale Apicella, 37 anni, agente scelto della polizia, è morto questa notte, mentre tentava di sventare un furto in una banca. È accaduto in zona Capodichino, dove una pattuglia del commissariato di Secondigliano è stata centrata in pieno dall’auto di un gruppo di malviventi in fuga. Drammatica la scena dello scontro, dove è rimasto ferito (fortunatamente in modo lieve) anche un altro agente di polizia. La vittima si chiamava Pasquale Apicella, 37 anni, ed era in forza al Commissariato di Secondigliano. Drammatica la scena dello scontro, dove è rimasto ferito (fortunatamente in modo lieve) anche un altro agente di polizia.  Il furto in banca è avvenuto in via Abate Minichini. Terribile la dinamica dell’incidente: dopo un breve inseguimento, la polizia ha creato una sorta di posto di blocco in via Calata Capodichino, ma all’alt i malviventi non hanno arrestato la corsa. Un’azione a tenaglia che doveva terminare con gli arresti dei malviventi e che si è conclusa con la fine di un agente di polizia che non ha esitato ad intervenire durante il proprio servizio contro il gruppo di ladri. I banditi, però, non sono riusciti a farla franca: due giovani rom sono stati fermati dopo un paio d’ore e sono attualmente ricoverati in ospedale, uno al Cardarelli e uno all’Ospedale del Mare. Continua la caccia per individuare eventuali complici. 





In Italia sono oltre 7 milioni gli over 75. I numeri dell’Istat

 

 

I residenti in Italia che, al primo gennaio 2019, hanno compiuto i 75 anni di età sono oltre 7 milioni (7.058.755), l’11,7% del totale della popolazione, donne nel 60% dei casi. E’ quanto emerge dal report Istat “Aspetti di vita degli over 75”.

Sono oltre 4 milioni e 300 mila (4.330.074) ad aver raggiunto e superato gli 80 anni, 774,5 mila (774.528) ad aver compiuto 90 anni: l’incidenza della popolazione femminile, notoriamente più longeva degli uomini, aumenta di 10 punti percentuali tra gli ottantenni e i novantenni, passando rispettivamente dal 63% al 73%. Sono invece 14.456 le persone residenti in Italia che al primo gennaio 2019 hanno compiuto i 100 anni di età, donne nell’84% dei casi. Tra i centenari si contano ben 1.112 semi-super centenari, ovvero persone che hanno spento almeno 105 candeline, fra le quali la quota di donne sale all’87%.

La piramide delle età al primo gennaio 2019 mostra chiaramente la struttura per età molto anziana della popolazione residente in Italia: per 100 giovani tra 0 e 14 anni ci sono 173 persone con 65 anni e più. Nel 2019 vive in coppia il 44,5% degli anziani di 75 anni e più.

Tale situazione caratterizza maggiormente gli uomini, il 67,8% dei quali vive in coppia (rispetto al 29% delle donne). Tuttavia, tale distanza si è andata riducendo nel tempo: infatti la quota di donne anziane che vivono in coppia è aumentata di circa 8 punti percentuali negli ultimi venti anni (era il 20,9 % nel 1998). La quota di quanti vivono in coppia scende al 36,4% tra le persone di 80 anni e più.

Le donne vivono più frequentemente da sole (49,2% contro il 21,7% di uomini), soprattutto le ultraottantenni (55,4% contro un quarto degli uomini). La quota di persone di 75 anni e più che vivono sole è più alta tra coloro che abitano nelle aree metropolitane (54,1% per le donne e 27,6% per gli uomini).

Tra le persone di 75 anni e più il 51% vive a una distanza di non oltre un Km dal figlio più vicino e il 20% ci vive insieme.

L’8,9% non ha figli e vive solo e lo 0,9% ha figli lontani all’estero. Il 40,9% della popolazione di 75 anni e più vive in un’abitazione con giardino privato, il 79,8% dichiara di avere un terrazzo o un balcone. In totale il 90% degli anziani può contare su almeno uno spazio esterno. Il 12,1% delle famiglie composte esclusivamente da persone di 75 anni e più ha uno o più cani (443 mila famiglie). La percentuale sale se in famiglia ci sono più anziani (15,5% contro 11% dei single).





Peggiori pandemie, quella di Coronavirus è agli ultimi posti per mortalità. Studio della Deutsche Bank

 

Messa a confronto con le 27 peggiori crisi epidemiche degli ultimi duemila anni della storia dell’uomo, la pandemia di coronavirus si colloca agli ultimi posti per tasso di mortalità. E’ quanto si legge in uno studio di Deutsche Bank, la cui analisi parte dalla peste antonina del secondo secolo d.C. per arrivare ai giorni nostri. Risulta così che la peste nera del 1300 raccontata nel "Decameron" di Boccaccio è l’epidemia che ha mietuto più vittime. A contenere la mortalità del Covid-19 le misure di lockdown globale, si afferma nella ricerca.  Se la peste antonina, una pandemia di vaiolo o morbillo o forse tifo, diffusa nei confini dell’impero romano dai soldati di ritorno dalle campagne contro i Parti, imperversò per quasi 30 anni, registrando tra i 5 e i 30 milioni di morti, mentre, con le dovute proporzioni, un secolo fa l’influenza spagnola registrò un tasso di mortalità del 2,73%, lo studio di Deutsche Bank colloca l’attuale emergenza sanitaria agli ultimi posti tra le 27 crisi epidemiche della storia dell’umanità. Il tutto dati alla mano.  Tra le pandemie prese in esame, la peggiore per mortalità, fu, infatti, la peste neradel XIV secolo, che sterminò il 40% della popolazione dell’epoca. A seguire per numero di vittime la peste di Giustiniano, nel sesto secolo d.C., con il 28%. Le differenze tra ieri e oggi sono state considerate nella ricerca: aumento della popolazione a livello globale a 7,7 miliardi; progresso del sistema sanitario e miglioramento delle condizioni igieniche ed alimentari. E, in questa situazione, a contenere in maniera significativa i decessi, viene riconosciuto dallo studio, è stato il primo lockdown globale della storia. Così, a oggi, con l’epidemia in corso, il tasso di mortalità affidabile del Covid-19 è pari allo 0,002%. Citato a parte è l’esempio italiano, che pone il rapporto morti/malati a oltre il 12%, ciò spiegato per la sottostima del reale numero di contagiati, nonostante l’elevato numero di tamponi effettuati rispetto al resto del mondo.  

Senza le misure di contenimento prese oggi a livello globale, il tasso di mortalità sarebbe stato pari allo 0,23% registrando 17,6 milioni di vittine su tutto il pianeta, ipotizza lo studio. Come è possibile fare questa stima? I ricercatori di Deutsche Bank si sono basati su quanto accaduto sulla nave Diamond Princess, dove il tasso di mortalità è stato pari proprio allo 0,23%. "L’attuale pandemia diventerebbe così - scrivono -  la quinta più letale della storia; in termini relativi, la 13ma".





Morrone (Direttore Irccs San Gallicano): "Lotta a Covid-19, ma obiettivo anche zero malaria nel mondo"

 

“Mentre assistiamo alla rapida diffusione di SARS-CoV-2 e di Covid-19 a livello mondiale e mentre si cerca di mettere in atto tutte le misure sanitarie di contenimento è necessario non dimenticare che ci sono altri agenti infettivi e altre malattie in grado di provocare parimenti sofferenza e morte. La pandemia Covid-19 in atto sta rappresentando una prova del nove della solidità dei sistemi sanitari. Ma la malaria costituisce ancora un macigno sulle spalle delle persone più vulnerabili soprattutto nell’Africa sub-sahariana”. È quanto afferma il prof. Aldo Morrone, direttore scientifico dell’Irccs S. Gallicano di Roma, in occasione della Giornata Mondiale sulla malaria che si celebra in tutto il mondo il 25 aprile. 

“È necessario rafforzare la strategia globale di contrasto alla malaria nei prossimi 10 anni, potenziare la ricerca e lo sviluppo di nuovi strumenti per combatterla, sostenere l’accesso a una sanità di qualità sostenibile e centrata sulla persona, supportare le indagini epidemiologiche per una costante e aggiornata mappatura della malattia, coinvolgere le comunità perché solo una partecipazione attiva potrà contribuire realmente al contenimento della sua diffusione”, aggiunge lo specialista. 

“Un mondo libero dalla malaria è l’obiettivo della World Health Assembly già dal 1955. E ormai siamo tutti concordi sul fatto che eradicare la malaria significhi salvare la vita a milioni di persone e avere un enorme ritorno economico. Mentre tutto il mondo è impegnato contro il Covid 19, non possiamo infatti dimenticare altre malattie terribili come la malaria. Sono convinto che la ricerca scientifica saprà dare una pronta risposta al Covid 19 e alla malaria”, rimarca infine Morrone. 

I numeri. Nel 2018 si stimavano nel mondo 228 milioni casi di malaria (in 89 paesi) con 405.000 decessi, contro una disponibilità di investimenti per 2.7 miliardi di dollari (il 30% dei quali messi a disposizione dai paesi direttamente coinvolti) per contrastarla. 

La situazione più critica si registra in Africa sub-sahariana dove si sono registrati il 93% dei casi totali nel 2018. Più della metà dei casi sono poi concentrati in Nigeria (25%), Repubblica Democratica del Congo (12%), Uganda (5%), Costa d’Avorio, Mozambico e Niger (4% in ognuno dei tre paesi). Inoltre, solo il 50% della popolazione a rischio può dormire sotto una zanzariera trattata con insetticida e solo il 30% delle donne in gravidanza ha ricevuto 3 o più dosi della profilassi. 

Le conseguenze del permanere della diffusione della malaria sono anche indirette: in 38 paesi africani 11 milioni di donne sono state contagiate durante la gravidanza e, quindi, oltre 900.000 bambini sono sottopeso alla nascita o con grave anemia e di conseguenza hanno un rischio maggiore di morire entro i 5 anni di vita. 

Diagnosi precoce e vaccino. Il prof. Morrone lavora da trent’anni in Africa ed è consulente scientifico di tre ospedali in Etiopia, nati tutti con finanziamenti italiani e gestiti da personale locale. L’ultimo, inaugurato nel 2014, ha sede a Sheraro che, come gli altri due, si trova nel Tigray, una regione rurale nel nord del paese africano. Il centro sanitario, è stato costruito grazie alla generosità di un medico veterinario italiano, Mario Maiani, a cui è intitolato. 

Del contrasto alla malaria, oltre che alle altre patologie che toccano principalmente donne e bambini impoveriti, Morrone ha fatto la sua personale battaglia. Per molti anni, dal 2005 al 2016, in collaborazione con le autorità del Tigray, ha condotto un progetto per combattere la diffusione della malattia che ha coinvolto più di duemila operatori locali e raggiunto oltre 200 mila abitanti. Il progetto ha facilitato la diagnosi di malaria attraverso l’esecuzione del Rapid Diagnostic Test, un esame che, utilizzando una sola goccia di sangue prelevata dal polpastrello, consente in pochi minuti di stabilire la diagnosi di malaria da Plasmodium falciparum e di somministrare così, da subito, una terapia specifica che permette di salvare la vita delle persone. Il Plasmodium falciparum è il parassita della malaria più pericoloso e più diffuso in Africa, dove rappresenta il 99,7% dei casi stimati nel 2018. 

Nel 2019 è partita la sperimentazione di un vaccino, il Mosquirix, in tre paesi africani sub-sahariani, Malawi, Ghana e Kenya, su bambini sotto i 2 anni. Al momento però la sua efficacia è intorno al 40%.





Def, Confesercenti: Pil mai così male da seconda guerra mondiale

 

Lo scenario indicato dal Def “è terrificante: se confermata, la flessione prevista del Pil è la peggiore dalla seconda guerra mondiale a oggi”. Lo sostiene la Confesercenti, secondo cui “come allora servirà una fase di ricostruzione, che deve partire da un maggiore sostegno alle imprese”.

Una caduta dell’8,1% “non ha precedenti in tempi di pace e neanche in alcuni anni di guerra. Nemmeno durante tutti i singoli anni della prima guerra mondiale e, durante la Seconda guerra fino a tutto il 1941, si è mai raggiunta una flessione del Pil di quella prevista per il 2020. Solo tra il 1942 e il 1945, durante l’apice del conflitto mondiale, la nostra economia ha fatto peggio”.

“Raggiungerebbe il 7,2% – spiegano i commercianti – la caduta dei consumi delle famiglie, equivalenti a una perdita, a prezzi costanti, di circa 75 miliardi. Vorrebbe dire tornare al di sotto dei livelli di spesa del 2013, nel pieno della grande crisi finanziaria internazionale. Drammatiche sono anche le ricadute attese per il lavoro: 490mila occupati in meno vuol dire cancellare tutti i guadagni di occupazione successivi al 2016”.

Lo scenario “presuppone inoltre che gli interventi messi in campo per il sostegno dell’economia siano operativi ed efficienti e che non ci siano ritardi di erogazione. Tutte eventualità che non possono darsi per certe, anzi: le misure messe in campo finora hanno stentato a decollare. I meccanismi del credito sono ancora farraginosi e alcune imprese vivono il paradosso del non poter prendere prestiti, ma dover addirittura pagare alla banca il mancato utilizzo del Pos. La proposta Patuanelli per gli affitti è positiva, ma arriva in zona Cesarini e deve essere retroattiva”.

“Bisogna fare di più – aggiunge la Confesercenti – e in fretta. Oltre al sostegno ai ceti deboli, l’obiettivo in questa fase deve essere proteggere la struttura produttiva, per limitare la diffusione dei mancati pagamenti e l’insorgere di una nuova fase di aumento delle insolvenze, ponendo le basi della ricostruzione”. Le politiche “devono concentrarsi sugli indennizzi ai mancati ricavi e sul funzionamento del sistema del credito, per dare velocemente alle imprese tutta la liquidità di cui hanno bisogno. Allo stesso tempo, è necessario sostenere la ripartenza: la gestione dell’economia della separazione richiede investimenti, anche ingenti, che le imprese non possono sostenere da sole”.





La Coldiretti denuncia, 5 miliardi di perdite per cibo e bevande dalla chiusura dei ristoranti

 

La chiusura forzata di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi ha un effetto a valanga sull’agroalimentare nazionale con il valore dei mancati acquisti in cibi e bevande per la preparazione dei menù che sale a 5 miliardi per effetto del lockdown prolungato al primo giugno. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti che sottolinea l’importanza della possibilità di aggiungere la vendita per asporto, a partire dal 4 maggio, alle consegne a domicilio. 

Il lungo periodo di chiusura – sottolinea la Coldiretti – sta pesando su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco e sui quali gravano anche le difficoltà all’esportazione con molti Paesi stranieri che hanno adottato le stesse misure di blocco alla ristorazione. Da quando è cominciata la pandemia in Italia il 57% delle aziende agricole ha registrato una diminuzione dell’attività con un impatto che varia da settore a settore con picchi anche del 100% come per l’agriturismo dove sono chiuse per le misure anti contagio tutte le 24mila strutture italiane. 

Una anticipazione dell’apertura, sottolinea Coldiretti, è necessaria per gli agriturismi che, spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche.





Fipe: “Con le riaperture a giugno si rischia il fallimento della ristorazione”

Con le aperture di bar e ristoranti dal primo giugno si rischia il fallimento della ristorazione italiana. A lanciare l’allarme è la Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi. “I nostri dipendenti stanno ancora spettando la cassa integrazione, il decreto liquidità stenta a decollare, oggi apprendiamo che potremo riaprire dal primo di giugno”, sottolinea la Fipe. “Significano altri 9 miliardi di danni che portano le perdite stimate a 34 miliardi in totale dall’inizio della crisi”.

“Forse non è chiaro che si sta condannando il settore della ristorazione e dell’intrattenimento alla chiusura – prosegue la Federazione – Moriranno oltre 50mila imprese e 350mila persone perderanno il loro posto di lavoro. Bar, ristoranti, pizzerie, catering, intrattenimento, per il quale non esiste neanche una data ipotizzata, stabilimenti balneari sono allo stremo e non saranno in grado di non lavorare per più di un mese. Accontentati tutti coloro, che sostenevano di non riaprire, senza per altro avere alcuna certezza di sostegni economici dal Governo. Servono risorse e servono subito a fondo perduto, senza ulteriori lungaggini o tentennamenti, sappiamo solo quanto dovremo stare ancora chiusi, nulla si sa quando le misure di sostegno verranno messe in atto. Tutto questo a dispetto sia del buon senso che della classificazione di rischio appena effettuata dall’Inail che indica i pubblici esercizi come attività a basso rischio. Questo- ha concluso la Fipe – nonostante la categoria abbia messo a punto protocolli specifici per riaprire in sicurezza. La misura è colma”.





Maturità, la ministra Azzolina: “Lavoriamo per esami in presenza”

 

 

"Lavoriamo sugli Esami del secondo ciclo in presenza. Siamo convinti di poterli garantire in sicurezza, il comitato tecnico-scientifico ci ha dato il via libera". Lo scrive su fb la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. "In queste settimane il Governo non ha mai smesso di pensare alla scuola e non lo farà mai. Anche per questo vogliamo assumere, per il prossimo anno scolastico, più docenti possibili, a partire dai precari", continua.

"Tutti gli scenari elaborati dal comitato tecnico-scientifico sconsigliano la riapertura delle scuole, se non vogliamo vanificare gli sforzi fatti da milioni di italiani e mettere a rischio la salute di tanti. Da Ministra dell’Istruzione è un grande dolore, per me, dover tenere le scuole chiuse. Ma ce lo impone il senso di responsabilità. Per ripartire, domani, più forti". Lo scrive Lucia Azzolina. "Occorre lavorare rapidamente per settembre. Lo stiamo facendo. Presto avremo le prime proposte".




Ecco le nuove regole per gli italiani dopo il 4 maggio: Il Dpcm in pillole

 

Il lockdown non è assolutamente finito e gli italiani dovranno continuare a convivere molto a lungo con mascherine, guanti e gel. E anche dopo il 4 maggio, quando si allargheranno le maglie delle restrizioni, dovranno fare a meno di abbracci e strette di mano. Da quel giorno, saranno però permesse le visite ai familiari, purché non si trasformino in rimpatriate, mentre saranno ancora vietati gli spostamenti da regione a regione, anche se sarà "consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza". Piano piano sarà comunque possibile uscire di casa per lavoro e fare acquisti. In base alle indicazioni contenute nella bozza di Dpcm, in tutta Italia oggi riaprono i cantieri pubblici e il 4 maggio quelli privati. Poi, via via, parchi, negozi, ristoranti. Ferme restando le norme base di sicurezza, le varie categorie stanno stilando protocolli ad hoc per garantire la sicurezza di personale e clienti.

- EDILIZIA: ripartono le attività produttive e industriali prevalentemente votate all’export e i cantieri per carceri, scuole, presidi sanitari, case popolari e per la difesa dal dissesto idrogeologico. Al ministero delle Infrastrutture è stato firmato un protocollo che prevede un serie di precauzioni: misurazione della temperatura prima dell’accesso al cantiere, accesso contingentato a mense e spogliatoi, pulizia giornaliera e sanificazione periodica delle aree comuni. Sempre domani riparte il commercio all’ingrosso funzionale ai settori dell’export e all’edilizia.

- CANTIERI PRIVATI: Dal 4 maggio partono tutte le attività di manifattura, il commercio all’ingrosso e i cantieri privati. In attesa sarà possibile preparare gli ambienti di lavoro.

- TAKE AWAY - Dal 4 maggio sarà consentito andare a comprare cibo da asporto, da consumare a casa o in ufficio.

- SPORT: può ripartire l’attività motoria individuale anche distante da casa. Dal 4 maggio via libera anche ad allenamenti dei professionisti per le discipline individuali. Per gli sport di squadra l’orientamento è quello di attendere il 18.

 - I PARCHI E GIARDINI PUBBLICI: riapriranno il 4 maggio. L’orientamento è di permettere che all’aperto possa stare vicino un numero molto limitato di persone se componenti di una stessa famiglia. Resteranno chiuse le aree per i bambini.

- NEGOZI E PARRUCCHIERI: Il commercio al dettaglio ripartirà il 18. L’obiettivo è evitare che ci siano orari di punta, prevedendo aperture e chiusure diverse fra le varie attività. Parrucchieri ed estetisti dovranno aspettare il primo giugno.

RISTORANTI E MUSEI: I musei riaprono il 18 maggio. La data giusta per i ristoranti dovrebbe essere il primo giugno. La Federazione italiana pubblici esercizi ha approvato un protocollo che prevede: un metro di distanza tra i tavoli, porte di ingresso e uscita differenziate, pagamenti preferibilmente digitali al tavolo, pulizia e sanificazione.

- MEZZI PUBBLICI: Gli orari diversificati di apertura e chiusura delle attività imporrà una rimodulazione del servizio pubblico, che comunque dovrà essere potenziato nelle ore di punta. Le linee guida allo studio prevedono inoltre: termoscanner in tutte le stazioni e gli aeroporti, obbligo su tutti i mezzi di trasporto (dai treni alle navi, dagli aerei a bus e metro) distanziamento dei passeggeri, mascherine, biglietti sempre più elettronici, contingentamento degli accessi nelle stazioni e negli scali

- SPOSTAMENTI: dal 4 maggio sarà possibile far visita ai parenti, ma non saranno permesse le riunioni di famiglia. Ancora in ballo la decisone sull’autocertificazione per gli spostamenti nel comune. Resta il divieto di spostamento al di fuori della regione, "salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute"

- FUNERALI: nessun via libera alle messe. Dal 4 maggio saranno permessi i funerali, ma con la sola presenza dei familiari del defunto, per un massimo di 15 persone.

- SCUOLA: Gli studenti non torneranno sui banchi fino a settembre. Il governo sta lavorando per definire le modalità per far svolgere "in presenza, ma in piena sicurezza" gli esami di Stato.

- REGIONI: qualche Regione, intanto, fa da sé. In Lombardia da mercoledì possono riaprire i mercati alimentari scoperti, il Veneto e le Marche permettono il take away per il cibo, mentre in Toscana da domani possono riaprire le aziende dei distretti tessili, in particolare quello di Prato, per la manutenzione dei macchinari. In Friuli Venezia Giulia, da domani, oltre al via ai take away, ci si potrà allontanare da casa per attività sportive e saranno possibili interventi di manutenzione sulle imbarcazioni. In Liguria via libera da domani a cibo da asporto, negozi di abbigliamento per bambini, toelettatura animali.





Messe senza fedeli, la Cei non fa sconti al Governo: "Compromesso l’esercizio della libertà di culto"

 

Messe senza fedeli, la Cei contro il Governo

 

Durissima presa di posizione della Cei a seguito della decisione, presa dal Governo, di non aprire le messe ai fedeli nella cosiddetta Fase Due dell’emergenza Coronavirus. "I Vescovi italiani  - scrive la Cei in una nota - non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale". Nella nota molto dura, i Vescovi ricordano le parole impegnative che erano state espresse da parte del governo per una ripresa del culto nella fase due: "’Sono allo studio del Governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto’. Le parole del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, nell’intervista rilasciata lo scorso giovedì 23 aprile ad Avvenire arrivavano dopo un’interlocuzione continua e disponibile tra la Segreteria Generale della CEI, il Ministero e la stessa Presidenza del Consiglio. Un’interlocuzione nella quale la Chiesa ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria".





Meloni: “Troppi italiani in difficoltà. Troppo lunghe le pratiche per la Cig”

 

 "Oggi è il 27 del mese, quel giorno simbolico del pagamento dello stipendio. Moltissimi italiani non hanno preso lo stipendio il 27 marzo e moltissimi non hanno soldi da parte, anzi arrivano a mala pena a fine mese. Moltissimi di loro non hanno visto un euro neppure oggi 27 aprile. Lo avevamo detto che le pratiche per la cassa integrazione erano troppo lunghe, non certo per fare un dispetto al Governo, ma perché era evidente a chiunque. Abbiamo proposto di dare subito, a tutti quelli che hanno perso la fonte di reddito e sono senza soldi, direttamente sul conto corrente 1000 euro. Ci hanno deriso. Abbiamo chiesto di togliere almeno tutte le lungaggini burocratiche per la cassa integrazione, ci hanno risposto di no. Oggi molti italiani sono in gravissima difficoltà. Il Governo spieghi a loro perché le misure messe in campo non hanno funzionato". Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.





Bellanova: “Se non riaprono i negozi le imprese sono a rischio. Mi aspettavo di più”

 

“Ci aspettavamo onestamente un’ operazione più coraggiosa: si poteva, si doveva osare di più”. Lo spiega la ministra renziana delle Politiche agricole Teresa Bellanova, in un’intervista a “Repubblica”. “Con tutto il rispetto per la comunità scientifica, pensiamo che la politica debba assumersi maggiori responsabilità” aggiunge Bellanova, sottolineando che “se il punto è la distanza sociale e i dispositivi di sicurezza, allora bisognerà lavorare su quelli: garantire una nuova organizzazione del lavoro in sicurezza, nuove modalità per il trasporto pubblico. Ma non si può continuare a bloccare il sistema produttivo”. La ministra ricorda che “ogni giorno di chiusura comporta una perdita di competitività per il sistema Paese. Molte aziende rischiano di non riaprire e altre di farlo con meno dipendenti. Quelle che operano nell’ export stanno già perdendo quote di produzione, a vantaggio di altre all’ estero. Prolungare la chiusura aumenta il danno”.





Il Financial Times rifà i conti delle vittime di Covid-19, potrebbero essere il 60% in più

 

 

Il bilancio ’reale’ delle vittime del coronavirus potrebbe essere di quasi il 60% superiore a quello riportato nei conteggi ufficiali (con decessi che hanno appena superato quota 200 mila). E’ quanto emerge da uno studio fatto dal Financial Times sui decessi in 14 paesi a partire dallo scoppio della pandemia: nelle statistiche sulla mortalità si rilevano 122.000 morti ’in eccesso’ rispetto ai livelli normali registrati in questi paesi, un valore non compensato dai 77 mila decessi per Covid-19 attribuiti dalle autorità in questi stessi paesi. Un calcolo per difetto che - se riportato alla contabilità ufficiale a livello globale - porterebbe il bilancio delle vittime globale della pandemia di coronavirus dall’attuale totale ufficiale di 201 mila morti a un massimo di 318 mila decessi.  Questa analisi mostra come in Lombardia, il ’cuore’ del focolaio in Europa più devastante, i dati complessivi mostrerebbero un ’eccesso’ di oltre 13.000 morti per i quasi 1.700 comuni per i quali sono disponibili i dati, pari a un aumento del 155% rispetto alla media storica con un dato di gran lunga superiore ai 4.348 decessi Covid nella regione. In dettaglio la città di Bergamo ha registrato il peggior aumento a livello internazionale di decessi, con un aumento del 464% delle morti rispetto alla media, seguita da New York City con un aumento del 200% e Madrid, Spagna, con un aumento del 161%.





Siaaic: “Allergici ed asmatici meno colpiti da infezione”

 

 

Chi soffre di allergia o di asma sembrerebbe avere un rischio minore di contrarre l’infezione da Covid-19. È quanto emerge da uno studio preliminare condotto dalla Societa’ italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) insieme all’Universita’ di Verona, all’Universita’ di Padova e all’ospedale Poliambulanza di Brescia. "Pubblicheremo i dati proprio a giorni - anticipa all’agenzia Dire Gianenrico Senna, presidente della SIAAIC e direttore dell’unita’ operativa di Allergologia dell’azienda ospedaliero - universitaria di Verona - si tratta ancora di risultati preliminari, ma per ora quello che ci suggeriscono e’ che allergici e asmatici molto raramente sono colpiti dal Covid-19. Nelle nostre corsie, per esempio, la frequenza di asmatici con infezione da Coronavirus e’ compresa in una percentuale che va dal 2% al 3%, mentre nella popolazione generale e’ del 6%. Se prendiamo in particolare come riferimento le citta’ di Brescia e Verona, la prima ha una percentuale di asmatici pari all’1,9%, mentre la seconda al 2,9%. E queste percentuali, ripeto, sono decisamente inferiori rispetto a quelle della popolazione generale".

La ricerca italiana sembra quindi confermare uno studio condotto negli Stati Uniti, che sara’ a breve pubblicato sulla rivista ’Journal of Allergy and Clinical Immunology’, una delle piu’ importanti del settore. Ma come si spiegherebbe? "Non sappiamo ancora esattamente il motivo, ma come afferma anche lo studio americano- spiega Senna all’agenzia Dire- una delle possibilita’ puo’ essere che l’effetto dell’antifiammatorio, inteso come cortisonico locale assunto per via inalatoria, possa in qualche modo eliminare nei pazienti asmatici l’infiammazione e dare un effetto positivo. Si tratta di una risposta di tipo immunologico innescata a livello di reazione allergica, che per certi aspetti potrebbe essere protettiva nei confronti del virus. Su questo stiamo ancora indagando, ma quello che sicuramente e’ certo e assodato e’ che sia in Cina sia in Italia la percentuale di persone asmatiche ricoverate per Covid-19 e’ inferiore rispetto a quella della popolazione generale".

C’e’ pero’ da considerare anche un altro aspetto, tiene infine a sottolineare il presidente della SIAAIC, cioe’ che chi soffre di asma "nel momento in cui c’e’ stata un’infezione in atto, come quella del Covid-19, probabilmente ha avuto un’attenzione maggiore proprio per il fatto di sapere che quella stessa infezione avrebbe potuto peggiorare l’asma", conclude Senna.





Brusaferro (Iss): “Riapriamo, ma pronti a nuovi stop”

 

 

“Nella fase 2 bisogna agire secondo il criterio del “try and learn”: si fanno dei passetti avanti, si misurano gli effetti, si dà il via libera alle mosse successive”. Perchè un’eventuale ondata di ritorno “In termini teorici potremmo averla anche tra un mese, se prendiamo sotto gamba le misure”. In un’intervista a “Repubblica” il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro spiega che “quando parlavamo delle chiusure, dicevamo che ci volevano almeno 15-20 giorni per valutarne gli effetti.

La stessa cosa vale quando si riapre, del resto le modalità con le quali si diffonde il virus sono sempre le stesse. Se si decidono troppe riaperture insieme e tornano ad esserci molti casi non si capisce dove si è sbagliato e bisogna richiudere tutto. Meglio procedere un pezzo alla volta, senza scordarci che siamo il Paese pilota perché in Occidente nessuno ha affrontato questi problemi prima di noi”.

Sui centri estivi, dice il presidente dell’Iss, “ad oggi non ci sono le condizioni per pensare di riaprirli quest’ estate.

Poi vediamo come evolvono i dati”. Mentre gli anziani “sono i soggetti più a rischio, specialmente se colpiti da più patologie, quindi da una parte devono evitare di contrarre il virus e dall’ altra devono fare quel minimo di attività che consenta di vivere bene la vecchiaia e controllare certe malattie. Potranno fare due passi ma in modo protetto ed evitando più degli altri tutte le condizioni di aggregazione sociale. Lo so, alcuni disagi ci sono ma vale la pena affrontarli”.





Sequestrati a Malpensa, 150 kg di stupefacenti dalla Guardia di Finanza

 

La Guardia di Finanza di Malpensa, unitamente ai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha sequestrato 150 Kg. di sostanze stupefacenti, bloccando l’importazione di droghe destinate in tutto il territorio nazionale.

Anche nell’attuale situazione di emergenza epidemiologica, causata dal coronavirus, non si ferma il traffico internazionale di merci nello scalo intercontinentale varesino. Tra le spedizioni in transito, la Guardia di Finanza - attraverso un’attività di monitoraggio dei flussi postali ed espressi e grazie ad una attenta “analisi di rischio” basata sulla valutazione dei profili di pericolosità delle spedizioni in arrivo con voli Cargo all’aeroporto di Malpensa - ha sottoposto a sequestro decine di spedizioni al cui interno erano occultati complessivamente 150 Kg di sostanze stupefacenti.

Trattasi principalmente di khat, ma anche marijuana e hashish, provenienti rispettivamente dall’Africa orientale (Etiopia) e dagli Stati Uniti d’America (in particolare dalla California) e Spagna, con diversi transiti in altri Paesi a causa dall’attuale lockdown, ma anche di altre sostanze, quali l’ayahuasca la cd. droga degli sciamani, di recente approdata anche in Italia dal Perù, infuso psichedelico a base di diverse piante amazzoniche, in grado di indurre un potente effetto visionario, che ha già provocato diverse vittime nei soggetti che ne hanno fatto uso.

Nell’ambito dell’attività finalizzata ad individuare i reali destinatari delle spedizioni, nel corso di diverse perquisizioni delegate dall’Autorità Giudiziaria di Busto Arsizio, è stato tratto in arresto un soggetto italiano residente nella città di Pavia che, giudicato in direttissima, ha patteggiato una pena a due anni di reclusione.

Sono stati sottoposti a sequestro inoltre sciroppi, cioccolatini e biscotti alla cannabis, nonché numerose dosi di ecstasy.

Di importante supporto sono state le attività svolte dalle unità cinofile del Gruppo che, grazie all’infallibile fiuto dei cani antidroga e alle competenze e abilità professionali dei relativi conduttori, hanno consentito di individuare, tra migliaia di pacchi in arrivo in questo delicato e concitato periodo, in cui nell’area Cargo dell’aeroporto transitano quasi esclusivamente dispositivi sanitari (quali mascherine, tute protettive e guanti), le spedizioni sospette, meritevoli di più approfonditi e mirati controlli.

 





Pirateria informatica e violazione del diritto d’autore, blitz della Gdf

Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari sta dando esecuzione ad un Decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso da questo Ufficio per i reati di riciclaggio, ricettazione, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, furto e violazione della legge sul diritto d’autore (L. 633/41) nei confronti di persone in corso di identificazione le quali, in concorso tra loro, introducendosi nei sistemi informatici di numerose società editrici di riviste, giornali e libri protetti da misure di sicurezza, hanno sottratto migliaia di file in formato PDF dei predetti beni tutelati dal diritto di autore, riversandoli illecitamente su numerosi “canali” - almeno 17 individuati sino ad oggi - della piattaforma di messaggistica istantanea denominata “TELEGRAM”, permettendo così una tanto capillare quanto abusiva diffusione in chiaro di migliaia di riviste, giornali e libri.

Il contesto giudiziario scaturisce dalla denuncia della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) presentata lo scorso 10 aprile all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM); l’authority, in particolare, aveva richiesto e auspicato l’intervento dell’Autorità Giudiziaria, per una più incisiva ed auspicabilmente definitiva azione di contrasto al fenomeno della pirateria digitale, alquanto diffuso segnatamente sui social media.

Le indagini proseguono per ricostruire l’illecito giro di affari e individuare gli autori del reato nonchè le responsabilità penali delle società coinvolte ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

 





Parrucchieri e centri estetici, 50mila a rischio

 

Tante sarebbero le possibili chiusure dopo il prolungamento delle chiusure. La denuncia: “Favorito lavoro abusivo e a domicilio”

 

"La chiusura di acconciatori e centri estetici fino al primo giugno mette a rischio 50.000 imprese e favorisce il lavoro abusivo a domicilio". La denuncia arriva da Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, Associazione nazionale imprese cosmetiche, che nell’esprimere una "profonda insoddisfazione" per le decisioni annunciate ieri nel corso della conferenza stampa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte connesse alla firma del Dpcm 26/04/2020, rimarca: "Dobbiamo purtroppo considerare che nessun tavolo è stato aperto per la definizione di un protocollo sanitario condiviso finalizzato alla ripresa in sicurezza di queste attività. Confidiamo però che sia ancora possibile un ripensamento del governo ed una ridefinizione delle regole a sostegno della categoria. Come produttori di cosmetici - prosegue Ancorotti - siamo preoccupati per una decisione che avrà impatti sia sul canale distributivo di acconciatori e centri estetici sia sulla filiera produttiva, con inevitabili ricadute occupazionali. Il settore è certamente in grado di darsi ulteriori regole igienico-sanitarie rigorose, a completamento di quelle efficaci già normalmente applicate, per una ripresa rapida che coniughi attenzione alla salute e alla sicurezza degli operatori e dei clienti, richiesta di benessere dei cittadini e riduzione degli impatti sociali".





Mattarella agli studenti: “Le scuole riapriranno quando il pericolo sarà stato eliminato”

"Care ragazze, cari ragazzi, mi rivolgo a voi in una circostanza che nessuno avrebbe immaginato. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha sconvolto, in poche settimane, le nostre vite. Oltre all’angoscia per i lutti dobbiamo confrontarci con regole che cambiano drasticamente tante abitudini. Anche la vostra vita è, improvvisamente, cambiata. Le scuole di tutto il Paese sono state chiuse e lo rimarranno fino a quando il pericolo non sarà stato eliminato; e non sarà possibile riaprirle in sicurezza". Lo afferma il presidente Sergio Mattarella in un videomessaggio.

"Siamo di fronte a un evento eccezionale che tocca la vita di più di otto milioni di ragazze e ragazzi italiani. E di centinaia di milioni di studenti nel mondo. Qualcosa di incredibile, mai avvenuto prima, nella storia dell’istruzione. Un evento drammatico, che possiamo ben definire epocale. Le scuole chiuse sono una ferita per tutti. Ma, anzitutto per voi, ragazzi; per i vostri insegnanti; per tutti coloro che, giorno per giorno, partecipano alla vita di queste comunità",  afferma Mattarella, per "# maestri", nuovo programma di Rai Cultura. 




Covid 19, apre un buco sui risparmi delle famiglie

 

Una famiglia su cinque accusa già un impatto pesante sul reddito, e quasi la metà ha dovuto intaccare i risparmi. È quanto emerge dal "Termometro Italia", l’indagine realizzata da Innovation Team, società di ricerca del GruppoCerved, sull’evoluzione della crisi da coronavirus su 500 nuclei familiari intervistati. Circa il 40% teme di perdere il lavoro nell’immediato o nel 2021, una percentuale ancora maggiore paventa nei prossimi mesi una forte riduzione delle entrate o del denaro messo da parte. Quasi tutte le famiglie sentite ritengono che l’emergenza Covid-19 cambierà il loro tenore di vita, costringendole a rinunce su salute e istruzione, voci di spesa che da tempo erano oggetto di forte attenzione: già nell’ultimo anno, il 52,2% (che diventa addirittura il 68,5% nelle fasce con reddito più basso) non ha fatto ricorso a prestazioni in ambito sanitario, anche importanti (17,9%), ma oltre la metà (55%) le ha posticipate a causa dell’emergenza sanitaria, sia per paura del contagio che per non sovraccaricare gli ospedali. Le conseguenze dell’epidemia e del lockdown sulle disponibilità economiche delle famiglie si stanno facendo sentire: 1 su 5 (21,2%) accusa un impatto pesante sul reddito, quota che sale al 32,2% nella fascia meno abbiente (fino a 20.000 euro netti all’anno), e quasi la metà (47,8%) ha dovuto intaccare i risparmi, il 18,6% in maniera consistente. Solamente il 25,4% ha avuto contraccolpi trascurabili. A pagare il prezzo più alto in tutti gli ambiti esaminati dallo studio è quello delle famiglie con reddito basato sul lavoro autonomo: il 31% ha avuto un crollo delle entrate (contro il 21,2% della media) e il 34,9% ha dovuto intaccare in modo consistente i risparmi (contro il 18,6%). Ciò si traduce, per il 50-60% di questi nuclei familiari, in una visione più negativa del futuro: una famiglia su 2 esprime molta o moltissima preoccupazione per la possibile chiusura dell’attività (50,1%) o per la perdita del lavoro (48,6%), quasi il 60% teme una consistente perdita di reddito (58,1%) o di non riuscire a mantenere i propri risparmi (57,4%).





La rabbia della Consap sull’omicidio del poliziotto a Napoli: “Le città deserte divenute un videogioco violento reale per rom e spacciatori”

 

Poliziotto ucciso a Napoli, dura presa di posizione della Consap: “Le città deserte divenute un videogioco violento reale per rom e spacciatori”

 

Vicinanza e dolore per la gravissima perdita, questo il commento del sindacato di polizia Consap dopo la tragedia che ha colpito la polizia ed un fedele servitore dello stato nell’esercizio dei compiti d’istituto.

In questa circostanza, al di là delle sempre in agguato accuse di razzismo – sostiene la Consap – va puntato il dito sull’impunita di fatto di troppi appartenenti all’etnia rom, forti di una normativa inadeguata per punire chi cela artatamente le sue generalità, chi non da contezza dei mezzi di sostentamento , attività lavorativa , non paga tasse , utenze, abbiamo campi nomadi ove non si rispettano le minime prescrizioni ambientali e civiche e ci troviamo oggi nel paradosso che alcuni di loro, criminali incalliti, sfruttano le draconiane restrizioni imposte alla società civile, per delinquere sfruttando la desolazione delle nostre città.

Questo deve diventare un momento di dolore ma anche di profonda riflessione – afferma il segretario generale nazionale della Consap Cesario Bortone  - per dotare normativamente le forze dell’ordine di strumenti nuovi in grado di intervenire con forza per estirpare queste mele marce anche nel contesto di particolari peculiarità etniche, per colpire efficacemente individui che danneggiano anche chi tra questa etnia persegue percorsi onesti di integrazione.

Per certi rom come per tanti spacciatori in tutta Italia questa fase di distanziamento sociale e deserto cittadino sta creando un ambiente ideale per delinquere un videogioco violento reale dove vince chi ha maggior spregio per la vita umana.

Occorre che lo Stato si attrezzi per combattere anche questa pandemia delinquenziale introducendo norme in grado di colpire anche chi non ha generalità certe e vive in un mondo dove vige la legge del più forte, un mondo in cui la pattuglia di polizia è un birillo da abbattere un ostacolo sgradito di un ordine e di una sicurezza pubblica che è per loro un nemico da colpire.

In questi momento ci stringiamo nel dolore alle famiglia ed ai colleghi dell’agente scelto, auguriamo una pronta guarigione al suo partner di pattuglia – conclude Bortone - ma non possiamo accettare che questa tragedia si riduca a 15 persone da “invitare” ad un funerale.





Banca d’Italia: “Concentrare le risorse sui più colpiti e con misure temporanee”

 

 

"Le risorse vanno concentrate sui soggetti più colpiti, con misure temporanee". Così la Banca d’Italia, nel corso dell’audizione in Camera dei Deputati sul Decreto legge inerente le imprese. "L’aumento del debito pubblico è necessità da affrontare consapevoli dei vincoli futuri", continua, ed è necessario permettere un maggiore utilizzo dell’autocertificazione per gli imprenditori, per richiedere garanzie. La Banca d’Italia, inoltre, data la "gravità della crisi e incertezza su tempi e rapidità della ripresa", prevede che "le insolvenze sui 450mld di garanzie potrebbero superare quelle del 2012-13, vicine al 10%".





Sono 333 le vittime da Covid nelle ultime 24 ore, giù i ricoveri nelle terapie intensive

 

Sono 333 i morti nelle ultime 24 ore a causa del contagio da Covid-19, per un totale pari a 26.977 morti. Così la Protezione Civile. Complessivamente, sono 199.414 i contagiati, in aumento di 1739 persone, mentre coloro per i quali è stata dichiarata la guarigione sono 66.624, 1.696 in più. Ad oggi, le persone per cui è stato accertato il contagio scende di 290 casi, attestandosi a 105.813. Deciso anche il calo delle persone ricoverate in reparti diversi dalle terapie intensive, 1019 in meno per un totale di 20.353 persone, così come quello dei degenti nelle terapie intensive, attualmente 1.956, 53 in meno. Inoltre, sono 83.504 i pazienti in quarantena presso abitazioni, e sono stati fatti, a oggi, 1.789.662 tamponi, mentre sono 1.237.317 i pazienti sottoposti a test.