Melanoma, 33 regioni del Dna implicate nello sviluppo della malattia. Nello Studio anche la Cattolica di Roma

Su Nature Genetics il più grande studio mai realizzato sulla suscettibilità genetica al melanoma. I geni ‘colpevoli’ sono coinvolti nei processi di pigmentazione, di formazione dei nei, nei processi di riparazione del DNA e nella risposta immunitaria. Tra i centri coinvolti anche la dermatologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. La suscettibilità al melanoma è ampiamente scritta nei geni. Lo dimostra un importante studio pubblicato su Nature Genetics, durato tre anni e mezzo, che rappresenta anche un enorme sforzo collaborativo internazionale. Ideato dai ricercatori dal National Cancer Institute americano e del Melanostrum Consortium, di cui è tra gli ideatori e i promotori la professoressa Ketty Peris, Ordinario di Dermatologia dell’Università Cattolica di Roma e direttore UOC di Dermatologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, lo studio ha visto la partecipazione di prestigiosi centri europei e australiani che si occupano di melanoma cutaneo.  La ricerca ha portato alla scoperta di 33 nuove regioni del genoma coinvolte nello sviluppo del melanoma e ha confermato il ruolo di altre 21 regioni genomiche correlate al rischio di comparsa di questo tumore. Due delle nuove regioni individuate sono risultate in passato associate anche a delle malattie autoimmuni e questo conferma l’importanza del sistema immunitario nello sviluppo di questi tumori.

I ricercatori hanno esaminato il DNA (con la tecnica GWAS, Genome-Wide Association Study) di oltre 37.000 persone alle quali era stato diagnosticato un melanoma e hanno confrontato le loro informazioni genetiche con quelle di oltre 375 mila soggetti senza storia di questa malattia. Il campione di popolazione utilizzato è tre volte più grande di qualunque altro studio genetico sul melanoma mai effettuato finora.

In questo enorme gioco di ‘trova le differenze’ nel repertorio genetico delle persone con melanoma e di quelle sane sono stati individuate 68 varianti genetiche, associate al melanoma cutaneo e pertinenti a 54 ‘loci’ (regioni del DNA). Sono queste le ‘istruzioni’ scritte nel nostro DNA che conferiscono un aumentato rischio di sviluppare questo tumore potenzialmente mortale. Studiando la relazione tra nevi, pigmentazione e melanoma sono state inoltre scoperte altre 31 regioni del DNA che possono influenzare il rischio di questo tumore. 

La maggior parte di queste varianti genetiche (SNPs) sono coinvolte nella pigmentazione, nell’abbronzatura, nella conta dei nei (questo rinforza il ruolo dei nei nella suscettibilità al melanoma cutaneo e l’importanza dei controlli ad esempio con l’epiluminescenza) e nel mantenimento dei telomeri. Altri SNPs sono localizzati in prossimità di alcuni geni (come PARP1), implicati nei processi di riparazione del DNA. L’associazione significativa del melanoma cutaneo con gli alleli del sistema HLA (rs28986343) infine conferma l’importanza dei processi immunitari nel determinismo del melanoma e nel suo trattamento (immunoterapia).

La variante di melanoma ‘acrale lentigginosa’ è risultata associata in maniera unica ai loci implicati nella pigmentazione, in linea con i dati osservazionali. Non sono invece emerse differenze correlate ad età e sesso di appartenenza.

Questi risultati – commentano i ricercatori - aumentano la nostra conoscenza della complessa architettura genetica del melanoma cutaneo e delle vie che portano allo sviluppo di questo tumore.

“Il melanoma cutaneo – spiega la professoressa Peris – è ereditario nel 10-20% dei casi. Alcuni geni sono già noti, ma con lo stesso gruppo di ricercatori che ha firmato questa importante ricerca, stiamo studiano nuovi geni e pattern di geni, implicati nello sviluppo del melanoma familiare.”

Il melanoma è un tumore della pelle potenzialmente mortale; nel 2015 se ne sono registrati 350.000 casi nel mondo e nello stesso anno i decessi per questo tumore sono stati 60.000. L’incidenza del melanoma in Italia è di 10-12 casi per 100.000 abitanti.

A determinare la prognosi di questa neoplasia è soprattutto il momento in cui viene formulata la diagnosi, che deve essere quanto più precoce possibile per aumentare le possibilità di guarigione. Tra gli strumenti diagnosi più efficaci, l’epiluminescenza e la microscopia confocale. I trattamenti più efficaci, al di là della rimozione chirurgica del melanoma, sono l’immunoterapia e le terapie a target.





24enne finisce in carcere dopo aver minacciato di tagliare la gola ai suoi familiari

 

L’ennesima sfuriata ai danni dei suoi familiari, quella messa in scena nella serata di ieri da un 24enne romano, in un appartamento a Monte Sacro. “Vi taglio la gola a tutti”, così il ragazzo si è rivolto ai familiari, lanciando una sedia contro la vetrina della credenza del salone. Questa volta, tuttavia, la sorella del 24enne ha trovato la forza di superare la paura delle intimidazioni e delle ritorsioni, più volte minacciate da S.G. nei loro confronti e, così,  ha chiesto aiuto agli agenti del commissariato Fidene e del Reparto Volanti, mediante segnalazione al NUE. Il giovane, che aveva promesso di attendere i poliziotti dietro la porta con due coltelli da cucina, è stato invece intercettato dagli agenti in strada e con molta fatica, visto lo stato di forte agitazione dello stesso, è stato condotto per i successivi accertamenti in commissariato. S.G., con numerosi precedenti di polizia, è stato quindi arrestato e tradotto presso il carcere di Regina Coeli. Dovrà rispondere dei reati di maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale.





Manifestini intimidatori contro i dirigenti delle carceri del Lazio. La denuncia del Garante

 

 “Manifestini intimidatori e offensivi, all’indirizzo dei dirigenti dei servizi sanitari nelle carceri di Roma, di Rebibbia e di Regina Coeli, sono apparsi oggi sulle mura dell’edificio che ospita la sede amministrativa della Asl Rm2. Si tratta di un’azione inqualificabile che nulla ha a che fare con la tutela dei diritti dei detenuti e la giusta preoccupazione per la possibile diffusione del virus in carcere”. Così Stefano Anastasìa, Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio. “Bisogna ricordare che, al momento, non si registrano casi di detenuti positivi al Covid19 nelle carceri di Roma e del Lazio, e dunque si tratta di una denuncia infondata e infamante, i cui responsabili spero che siano chiamati a risponderne davanti all’autorità competente. In carcere come fuori gli operatori sanitari stanno facendo il possibile e l’impossibile per prevenire e contrastare la diffusione del virus, e di questo gli va dato merito e riconoscimento, in modo particolare quando, come nei casi in questione, il risultato è pari zero infezioni in corso e zero decessi” conclude.





Coronavirus, Lega Lazio: Zingaretti in ritardo sui termoscanner

 

“I termoscanner dovevano essere installati già all’inizio dell’emergenza Coronavirus in tutti gli ospedali del Lazio. È assurdo che la Regione Lazio annunci questa procedura dopo mesi come un obiettivo raggiunto in tema di sicurezza del personale sanitario. Nel frattempo quanti medici e infermieri hanno lavorato senza le giuste protezioni e le adeguate prevenzioni?”. Così i consiglieri della Lega in Consiglio regionale del Lazio, Orlando Angelo Tripodi, Daniele Giannini, Laura Corrotti, Pasquale Ciacciarelli e Laura Cartaginese.





Zannola (Pd Roma Capitale): "Poco più di 20mila buoni spesa ai richiedenti"

 

“Nell’odierna commissione politiche sociali sono stati raccontati i numeri della misura Buono spesa senza però riuscire a chiarire quante persone e famiglie ad oggi hanno ricevuto i buoni spesa tra le mani. Ritardi, mancanza di coordinamento e inesattezze, tra domande lavorate e buoni spesa realmente consegnati continua ad esserci un cospicuo abisso. L’amministrazione Raggi oltre i roboanti annunci, ancora una volta, si mostra impreparata ad erogare nei tempi necessari una misura così importante per molte persone che oggi vivono in condizioni di necessità”. Lo dichiara, in una nota, il consigliere del PD capitolino Giovanni Zannola. “Evidentemente la sindaca Raggi si presta meglio alle sperimentazioni in cui si ‘baratta’ lavoro in cambio di cibo che a far arrivare a casa delle persone le risorse stanziate da Governo e Regione per le fasce di popolazione più debole della capitale”, continua Zannola “Delle 160.000 domande presentate, ad oggi, circa un terzo è stavo evaso dal dipartimento, ma i buoni effettivamente arrivati nelle mani dei richiedenti sono poco più di 20 mila. a dimostrazione che le preoccupazioni da noi avanzate erano concrete”. “Ringraziamo chi negli uffici municipali e dipartimentali sta mettendo tutto il suo impegno, ma non possiamo non evidenziare un ritardo grave che rischia di alimentare la sofferenza e di diffondere rabbia tra le persone che attendono una risposta concreta. Governare con arroganza e presunzione non è un dispetto alle opposizioni, ma un danno enorme alla città, a chi la abita, a chi rischia di essere escluso”, conclude.





Iniziata da Roma Capitale la campagna anti-zanzare e derattizzazioni

 

È iniziata a Roma la campagna di prevenzione anti-zanzare. Un’attività importante, che insieme al potenziamento delle derattizzazioni, si unisce all’operazione di sanificazione straordinaria delle strade di Roma. Le squadre sono impegnate in specifiche attività di controllo nei Municipi IX e X di Roma e, gradualmente, si sposteranno anche gli altri Municipi della nostra città. Lo spiega la sindaca di Roma Virginia Raggi su Fb. Per le zanzare, nello specifico, spiega Raggi “i tecnici stanno trattando con un prodotto larvicida biologico le caditoie, i tombini e le griglie delle nostre strade. Una sostanza non tossica, efficace contro tutti i tipi di zanzara, anche quella tigre. A questi però vanno aggiunti gli interventi nelle aree private, per i quali chiediamo la collaborazione di condomini e singoli cittadini”. “Interventi di derattizzazione coordinati dal Dipartimento Tutela Ambientale sono in corso in zone centrali di Roma: da Trastevere a piazza Benedetto Cairoli alle vie limitrofe alla stazione Termini (Municipio I). Successivamente interesseranno altre aree della città”, continua Raggi “Queste attività sono possibili grazie ad un investimento da 250mila euro messo in campo dal nostro assessorato alle Politiche del Verde – sottolinea la sindaca -: si tratta di una gara-ponte a cui fa seguito l’accordo quadro da 7,5 milioni di euro pubblicato oggi. Un grande investimento con il quale partiranno derattizzazioni, interventi di contrasto a tutte le specie di zanzara, e disinfestazioni contro altri animali infestanti”, conclude.





Raggi: "La manutenzione dei parchi rallentata dal lockdown"

 

A Roma sono stati riaperti diversi parchi, ville storiche, giardini pubblici e aree verdi. Dopo il lockdown si può tornare a fruire del patrimonio verde cittadino, sempre con prudenza e nel rispetto delle misure e delle distanze di sicurezza. L’Assessorato alle Politiche del Verde e il Dipartimento Tutela Ambientale hanno lavorato in vista della riapertura delle centinaia di aree dislocate in tutti i Municipi per renderne possibile l’immediata fruibilità non appena superato il lockdown. Lo ricorda il Campidoglio in una nota. Gli interventi manutentivi tuttavia, nonostante il costante impegno del Servizio Giardini, sono stati rallentati dalla necessità di tutelare la sicurezza del personale: sono perciò stati organizzati turni su orari diversi a personale ridotto, garantendo le distanze anche nell’uso degli automezzi. Il Servizio Giardini ha poi dedicato parte delle sue risorse alle attività di sanificazione delle strade della città. Il lockdown ha invece inciso in modo determinante sulle attività delle ditte esterne, spiega ancora il Campidoglio, alcune delle quali con sede fuori dalla regione Lazio, che hanno sospeso del tutto le loro lavorazioni. La piena fruibilità delle aree sarà quindi graduale: sul sito istituzionale di Roma Capitale sono stati pubblicati gli elenchi delle aree verdi di ogni Municipio, divise in due categorie: quelle immediatamente fruibili perché già oggetto di interventi recenti o perché sono già in corso le lavorazioni (ad es. Villa Pamphilj) e quelle per le quali è stata già predisposta la programmazione ravvicinata dei lavori (https://www.comune.roma.it/web/it/informazione-di-servizio.page?contentId=IDS579061). Prossimamente sarà pubblicato l’elenco delle aree per le quali la programmazione è in via di definizione. Sono state escluse invece da questi elenchi le aree decentrate ai Municipi, le aree adottate, il verde di arredo stradale. “Nonostante l’emergenza coronavirus, si sta portando avanti un grande lavoro per riaprire i parchi in tutta la città e consentire ai romani, dal centro alla periferia, di tornare a passeggiare nelle aree verdi all’aria aperta. Voglio solo ricordare, ancora una volta, di essere prudenti e mantenere le distanze”, commenta la Sindaca Virginia Raggi. “Grazie anche alla riorganizzazione del Servizio Giardini e all’aggiornamento del catasto del verde, atteso da decenni, abbiamo potuto fornire alla cittadinanza una veloce istantanea della situazione di tutto il territorio comunale e riscontrarla con i tecnici che operano nei Municipi. Un lavoro necessario poiché le ditte esterne nel periodo del lockdown hanno sospeso gli interventi. Un ringraziamento particolare va perciò al Servizio Giardini che con grande senso di responsabilità ha lavorato per consentire ai cittadini di ritornare a godere del nostro straordinario patrimonio verde. Sono certa che il rallentamento inevitabile di questi mesi sarà prontamente recuperato”, conclude l’Assessora alle Politiche del Verde Laura Fiorini. Restano interdette le aree gioco dedicate ai più piccoli, secondo quanto stabilito dall’ultimo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Polizia Locale ne ha già in consegna l’elenco e sta provvedendo alla loro chiusura. La sorveglianza di molte delle aree a più elevato grado di frequentazione è assicurata, al fine di prevenire il rischio di assembramenti e attività non consentite, dalla Polizia Locale e dalla Protezione Civile di Roma Capitale. Inoltre i comportamenti corretti saranno ricordati ai cittadini da apposita cartellonistica predisposta dal Campidoglio.





Calabrese (Roma Capitale): “Non si prevede aumento convogli metro e bus”

 

 

“Come ha confermato la ministra (dei Trasporti Paola De Micheli, ndr.), non si può prevedere un aumento dei convogli metro e dei bus in poco tempo. Quindi avendo limitata l’offerta abbiamo calcolato e calibrato differenziando gli orari di riapertura delle attività e ieri siamo riusciti a spalmare l’ora di punta in un arco di tempo molto più dilatato. Giocando su questa gestione della domanda contiamo di riuscire a dare risposte positive anche in vista delle prossime riaperture del 18”. Lo ha detto l’assessore capitolino M5S alla Mobilità Pietro Calabrese, intervistato da Nicola Caprera durante il programma Gli Inascoltabili in onda su Nsl Radio e Tv. Poi sulla strisce blu:  “Le strisce blu erano state sospese nel momento in cui il servizio di trasporto pubblico era stato interrotto alle ore 21. Da ieri è stato ripristinato il pagamento, perché permette di avere i parcheggi più liberi. Perché se non c’è il pagamento le persone parcheggiano la macchina per un tempo illimitato e alcuni lasciano le macchine ferme per mesi. Siccome dobbiamo garantire a tutte le persone che non possono spostarsi la propria automobile di poter comunque trovare dei parcheggi liberi, la modalità di pagamento è una misura necessaria e a vantaggio di chi deve cercare parcheggio. Da alcuni monitoraggi già risulta una maggiore disponibilità di posti. Sui parcheggi se avessimo voluto fare cassa o sciacallare avremmo potuto aumentare il costo orario e giornaliero” ha aggiunto Calabrese.





Fase 2, Orneli (Regione Lazio): "Siamo al lavoro per garantire la ripresa delle attività economiche"

 

 “Prosegue l’impegno della Regione Lazio per condividere insieme ai rappresentanti delle imprese e delle organizzazioni sindacali le linee guida che garantiranno la ripresa delle attività economiche nella regione in piena sicurezza e in coerenza con le prescrizioni nazionali”. Così l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start Up e Innovazione Paolo Orneli. 

“Dopo gli incontri con i Comuni del litorale anche quelli delle ultime ore in un clima molto positivo e di grande collaborazione, condizioni imprescindibili per dare certezze a tutti gli operatori del commercio e dell’artigianato del Lazio e garantire sicurezza ai lavoratori e ai consumatori. Nello specifico – ha spiegato – abbiamo affrontato le possibili modalità operative di tre comparti strategici nella nostra regione, l’abbigliamento, gli esercizi al consumo come i bar e ristoranti, i servizi alla persona come per esempio centri estetici, parrucchieri e barbieri. Sulla base dalle ‘prime indicazioni’ fornite sabato scorso dal governatore Zingaretti e dal suo vice, Daniele Leodori, il nostro obiettivo è quello di stilare già nei prossimi giorni delle linee guida semplici e comprensibili che tengano conto, nel caso dell’abbigliamento per esempio, la garanzia del distanziamento sociale, l’indicazione di lavarsi le mani e indossare la mascherina quando si provano gli abiti, l’utilizzo di dispenser non solo all’ingresso dei locali ma anche in prossimità dei camerini di prova; nel caso di bar e ristoranti vale il distanziamento dei tavoli e tutte quelle norme che sono alla base dei protocolli che hanno già consentito il funzionamento in sicurezza della ristorazione collettiva”.





Ok unanime in Assemblea Capitolina per gli aiuti dal Governo ai nidi in convenzione

 

L’Assemblea capitolina ha approvato all’unanimità una mozione sottoscritta da tutti i capigruppo capitolini, a prima firma della presidente M5s della commissione capitolina Scuola Maria Teresa Zotta, che impegna per la sindaca Raggi a aprire un confronto con il Governo su come ristorare le spese comunque sostenute da scuole materne e nidi convenzionati con il Comune in questi periodi di chiusura. 

Il Bilancio di Roma capitale infatti, ha spiegato Zotta, “non ha uno stanziamento apposito per queste voci, ma c’è l’esigenza, rappresentata nella mozione, di riconoscere le spese incomprimibili non legate al servizio ma indispensabili”. 

La mozione impegna anche Raggi e Giunta a sostenere le rette sospese a carico delle famiglie degli utenti e di consentire l’accesso dei gestori dei nidi a trattamenti come Fis e cassa integrazione in deroga laddove riconosciuti per la sospensione dei servizi.




Partiti i test sierologici per i dipendenti di Roma Capitale

Partiti i primi 50 test sierologici ai dipendenti capitolini, coordinata dall’Istituto di previdenza e assistenza per i dipendenti di Roma Capitale (Ipa). A darne notizia in una nota il Campidoglio. Ai test, in modalità prelievo venoso, vengono sottoposti in via prioritaria gli operatori degli sportelli aperti al pubblico, per esempio di Anagrafe e di Stato civile, e gli agenti della Polizia Locale. “Puntiamo sulla prevenzione come strumento fondamentale in questa fase così complessa, soprattutto per le categorie di lavoratori più esposti. Come istituzione riteniamo ineludibile garantire uno screening capillare ai nostri dipendenti”, sottolinea la sindaca di Roma Virginia Raggi. “Grazie alla sinergia con Ipa, mettiamo al centro la salute dei lavoratori capitolini. Una scelta che consentirà di affrontare la cosiddetta ‘Fase 2’ in modo attrezzato, anche sotto il profilo della sorveglianza epidemiologica”, commenta l’Assessore al Personale Antonio De Santis.





Raggi: “La Fase due non è un tana libera tutti. Serve prudenza”

 

“Non è ancora tempo di abbassare la guardia. Dobbiamo essere tutti ben consapevoli che la cosiddetta ‘Fase 2’ non è un tana libera tutti. Dopo oltre 50 giorni molti cittadini sono tornati a lavoro, hanno potuto rivedere i familiari, si sono spostati per la città. Ricordiamoci, però, che il virus non è ancora stato sconfitto e che è fondamentale non allentare l’attenzione”. Lo ricorda su Fb la sindaca di Roma Virginia Raggi. 

“Restare a casa ha portato a un contenimento del numero di contagi. Dobbiamo assolutamente continuare su questa strada, per non vanificare il risultato raggiunto in quasi due mesi di sacrifici. Rispettare le regole continua a essere essenziale: mantenere la distanza interpersonale, indossare la mascherine dove necessario, lavarsi spesso le mani e seguire scrupolosamente tutte le indicazioni”, sottolinea la sindaca. 

“Le parole d’ordine per la ripartenza continuano a essere gradualità e prudenza. Riusciremo a tornare alla normalità e a evitare una ricaduta solo grazie a un forte senso di responsabilità da parte di tutti. Sono sicura che i romani dimostreranno, ancora una volta, di saper affrontare questa grande sfida con determinazione e senso civico.





Con Processi per contagio luoghi di lavoro si apre una nuova Fase. Parla l’avvocato penalista Stefano Maccioni: “Problema principale accertare il nesso di causalità”

 

"Quello che stiamo vivendo penso che aprira’ profili nuovi anche nell’ambito del diritto, e mi riferisco in particolare a quello penale, perche’ si  ovranno sicuramente esplorare tutte quelle responsabilita’ derivate dal non aver fronteggiato adeguatamente i rischi di contagio sul luogo di lavoro. Tali responsabilita’ possono configurare i cosiddetti ’reati omissivi impropri’. Senz’altro nel prossimo futuro si potrebbero aprire una serie di procedimenti che riguarderebbero proprio la mancata adozione di misure cautelari adeguate sul luogo di lavoro, siamo solo all’inizio di questa nuova fase del diritto. Pensiamo, solo per fare un esempio, a tutti i procedimenti aventi ad oggetto le Rsa (Residenza sanitarie assistenziali, ndr) e che potrebbero aprire un percorso in questo senso. Vedremo poi con i consulenti e i periti che cosa si potra’ stabilire in proposito". Cosi’ l’avvocato penalista Stefano Maccioni, che da anni si dedica alle costituzioni di parte civile per Cittadinanzattiva onlus, con specializzazione nella responsabilita’ medica, interpellato dall’agenzia Dire sul tema. "Si apre un nuovo fronte - ribadisce l’avvocato Maccioni - di volta in volta volta dovremmo andare a vedere quando e’ stato dato l’allarme del caso positivo, in che tempi, e che cosa si e’ fatto per evitare il contagio tra i lavoratori. Ma prescindendo, e questo lo voglio sottolineare in grassetto, dalla responsabilita’ dei singoli operatori sanitari che si sono rilevati dei veri e’ propri eroi. E parlo sia di medici sia di infermieri, che durante questa emergenza hanno fatto piu’ di quanto umanamente si poteva richiedere, rimettendoci in molti casi la vita".

 

Sara’ pero’ difficile stabilire se il contagio e’ avvenuto sul luogo di lavoro. "Il problema principale sara’ ricondurre il nesso di causalita’- spiega l’avvocato all’agenzia Dire - cioe’ la omessa prescrizione di sicurezza da parte del datore di lavoro sul posto di lavoro, ad esempio con il mancato uso di mascherine e di adeguati sistemi di sanificazione delle aree, con l’avere contratto il virus proprio sul posto di lavoro, perche’ in teoria lo si potrebbe contrarre semplicemente andando a fare la spesa al supermercato. Un altro nodo e’ quello riguardante gli aspetti epidemiologici, perche’ se per esempio in una fabbrica il contagio sara’ in una percentuale molto elevata potremmo dedurre che si e’ lavorato in un ambiente di lavoro dove non si sono osservate determinate regole di sicurezza". Ma se ci sara’ un singolo caso sara’ "quasi impossibile ricondurre la responsabilita’ dell’infezione al datore di lavoro – spiega Maccioni - perche’ la persona avrebbe potuto contrarre il virus in altri ambienti. Oltre alla problematica riguardante quelli che hanno una lesione conclamata, c’e’ anche quella dei portatori sani che potrebbero a loro volta contagiare gli altri. Come Tribunale dei diritti del malato, per lunghi anni abbiamo seguito i processi che avevano a che fare con la vicenda del sangue infetto, che molti forse ricorderanno, che poi ha portato ad una legge che ha fissato degli indennizzi per le vittime e i loro familiari anche a distanza di tempo. Non so se anche per il Coronavirus si potra’ pensare addirittura ad un indennizzo per chi e’ stato colpito o per i familiari che hanno subito dei lutti in famiglia dovuti alla mancata possibilita’ di fronteggiare questa emergenza. Staremo a vedere...".

 

Ma qualora il lavoratore risultasse positivo al Covid-19, si potrebbe pensare ’per legge’ di fare il test a tutti i dipendenti dell’azienda? "Sicuramente - risponde il penalista all’agenzia Dire - Penso che l’estensione a larga scala del test, previsto anche dall’Istituto superiore di Sanita’, sia una delle soluzioni per fronteggiare il dilagare di questa infezione. Se si e’ verificato un caso di positivita’ all’interno di una fabbrica o di un luogo di lavoro occorre sicuramente fare una ricerca su dove si e’ verificato il contagio. È un modo per arginare il diffondersi dell’epidemia".

Interpellato poi sui consigli da dare al datore di lavoro per evitare future cause legate al contagio da Covid-19, Maccioni risponde: "Bisogna seguire scrupolosamente le regole che sono state dettate dal ministero della Salute, quindi per quanto possibile e’ necessario mantenere il distanziamento sociale sul posto di lavoro, adottando tutti i presidi necessari, dalle mascherine ai disinfettanti per le mani. Bisogna sanificare gli ambienti e pulire i filtri dell’aria condizionata. Insomma, e’ fondamentale rispettare le varie linee guida che ci sono state date dalle istituzioni". L’avvocato penalista e’ infine "assolutamente a favore dello smart working e laddove - conclude - va incentivato al cento per cento".





A Marcianise tra oro e scienziati scoppia una rivolta, la denuncia di Uce (Unione commerciali ed esercenti)

 

 

Cronaca di una sconfitta che dimostra come questo governo ed i politici attuali siano inadeguati. Qualcuno ha visto qualche scienziato delle svariate task force?

Ieri è ripartito a Marcianise, in Campania, il Centro orafo del Tarì dedicato al solo ingrosso; le Ditte ivi insediate ne hanno dato notizia alla loro clientela chiarendo nei messaggi di cortesia che la ripartenza del Centro era stata resa possibile dal DCPM della fase 2 per le Aziende aventi Codice Ateco 46225 (grossisti di metalli non ferrosi), per il resto dei Dettaglianti codice Ateco 4777 compresi i Compro Oro la ripartenza al pubblico è prevista non prima del 18/5. Parliamo di acquisto di oggetti in oro usati ceduti da privati esclusivamente agli Operatori Professionali di oro in danno dei semplici Compro oro.

Cosa è successo? Un parapiglia generale! La solita contorta normativa regionale che permette Ingrosso e Dettaglio sia possibile nella stessa sede ha permesso agli Operatori Professionali Oro (ateco 46225) di fare acquisti giustificandosi con i vessati Compro Oro (ateco 4777) che essendo i loro fornitori i privati i materiali in oro raccolti quali grossisti possono essere rivenduti nelle comuni filiere come oro industriale. Forse che i Compro Oro sono più fessi? Li hanno costretti ad iscriversi con una quota neanche economica all’OAM ovvero Organismo Agenti Mediatori ma gli lo hanno dato un codice ateco differente. E nei “decretini” cosa avviene…? Gli Operatori Professionali Oro possono aprire il 4 maggio mentre i Compro Oro devono aspettare il 18 maggio. Come è finita? Questi ultimi si sono ribellati a questa palese ingiustizia ed hanno subito aperto i loro negozi. Ci saranno sanzioni per loro? Spero di no. Se invece ci saranno non lo dimenticheremo e Conte con i suoi “scienziati” ci dovranno più di una spiegazione. E’ quanto si legge in una nota diffusa da Uce (Unione Commercianti Esercenti)

 





la lettera del Sindacato di Polizia Consap al Direttore Sallusti

 

 

Caro Direttore,

 

chi le scrive è il segretario generale nazionale del sindacato di polizia Consap; non le nascondo di essere stato colpito dall’ incipit del suo editoriale sulla prima pagina del suo quotidiano, laddove traspaiono degli stereotipi anacronistici che non rendono al meglio l’immagine odierna degli apparati di sicurezza nazionale. Immagino non deve essere facile anche per lei trovare ogni giorno spunti di riflessione per i suoi lettori, e di certo il gioco di parole fra congiunti e congiuntivi è un bel colpo di genio. Che le norme di governo nell’emergenza sanitaria non brillino per chiarezza è ben noto, soprattutto a chi per professione è chiamato a decodificarle in atti di denuncia, ma questo, mi consenta nulla ha a che vedere con il sapere del singolo operatore.

Oggi parlo a nome del sindacato Consap per la polizia, ma sono certo di poter estendere il concetto a tutte le forze dell’ordine il livello di scolarizzazione di colleghe e colleghi è molto alto, anche un semplice agente può, e spesso è, in possesso di una o più lauree, e l’aggiornamento professionale, seppur non sempre favorito dall’amministrazione viene mantenuto ad alti livelli e in modo costante per l’intera vita professionale.

Mi permetta solo per chiarire meglio il concetto che la competenza lavorativa, in donne ed uomini delle forze di Polizia è elevata a tal punto che spesso costituiamo esempio anche per i colleghi del resto d’Europa, migliori investigatori, migliori organizzatori servizi di ordine pubblico per grandi eventi, migliore preparazione tecnica per squadre antisommossa, bassissima percentuale di corruzione  interna , una delle più basse al mondo , quanto ad errori grammaticali la nostra classe politica, come si dice in questi casi sia di maggioranza che di opposizione, dall’alto della sua cultura ci regala quasi ogni giorno errori da penna rossa, io pertanto preferirò sempre un congiuntivo sbagliato ad un ruolo ricoperto senza capacità e competenze. Inoltre basterebbe solo scorrere gli elenchi dell’ultimo concorso in polizia per notare quanti aspiranti colleghi e colleghe siano già laureati, oltre che preparati a livello psicofisico e che solo la miopia del governo alle prese con reiterati tagli alle spese, anche in servizi essenziali, come la sicurezza, impedisce di coronare il loro sogno e permettergli di indossare la divisa.

Caro direttore , non a caso da un indagine Eurispes sul gradimento e fiducia degli italiani nelle forze dell’ordine la Polizia di Stato supera tutte le forze di polizia e di soccorso , e tutte insieme sono al livello più alto anche nel mondo , per questo non mi offendo per la sua infelice affermazione anzi le chiedo  di aiutarci a ridare slancio e modernità a questo paese, a partire dai luoghi comuni, perché vede scrivendo “i ragazzi delle forze dell’ordine, già traballanti sul congiuntivo” lei ha commesso due piccoli errori, il primo che il personale in divisa è tutt’altro che sgrammaticato, il secondo è che da troppo tempo non siamo più ragazzi e ragazze, la nostra età media e di oltre 50 anni eppure, continuiamo a specializzarci e migliorarci fino al giorno della quiescenza.

Lei dirà, ma questo poliziotto che vuole una rettifica? No dottor SALLUSTI io chiedo solo che ognuno nel suo campo faccia sempre del suo meglio, perché vede in caso di giustizia contro un crimine lei ha bisogno anche di noi, e noi in caso di ripristino della verità abbiamo bisogno anche di lei.

Con viva cordialità ed immutata stima.

Roma, 5 maggio 2020

 

                                                                                                                                Il Segretario Generale Nazionale

Cesario BORTONE





Decessi da Covid-19, il Regno Unito supera l’Italia

Il Regno Unito ha superato l’Italia per numero di vittime ufficiali del coronavirus, in base ai dati del ministero della Sanità annunciati oggi dal ministro degli Esteri Dominic Raab in occasione del briefing quotidiano del governo di Londra sulla pandemia. Con 693 nuove vittime oggi il totale dei morti per coronavirus nel Regno Unito sale a 29.427, mentre in Italia, con 236 deceduti, il bilancio si ferma a 29.315. In cima alla triste classifica per numero di vittime restano gli Stati Uniti con quasi 70mila vittime.

In realtà il primato britannico in Europa è ancora più pesante se si includono le persone decedute nelle case di riposo, che vengono conteggiate direttamente dall’anagrafe con vari giorni di ritardo: il dato complessivo è di oltre 32mila vittime.





Il Commissario Arcuri: “La App Immuni è stata scelta per il rispetto della privacy”

 

La App Immuni è stata scelta come sistema di contact tracing per contenere il contagio del virus Sars-Cov-2 perché “garantisce il rispetto della privacy”: lo ha assicurato il commissario straordinario per l’emergenza epidemiologica Covid Domenico Arcuri in audizione informale alla commissione trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera.

“La App Immuni è stata realizzata da Bending Spoons Spa ed è stata selezionata – ha ricordato Arcuri – da un gruppo tecnico di lavoro istituito dal ministero per l’innovazione tecnologica in quanto dal ministero ritenuto conforme al modello europeo delineato dal Consorzio Pepp-PT, capace di garantire il rispetto della privacy, potentosi fondare su base volontaria e libera adesione”.





Papa Francesco accoglie l’appello dei migranti

 

Papa Francesco dice di aver "ricevuto diversi messaggi legati al lavoro". In particolare, aggiunge, "mi ha colpito quello dei braccianti agricoli, tra cui molti immigrati, che lavorano nelle campagne, spesso duramente sfruttati. C’è crisi per tutti, ma la dignità delle persone va sempre rispettata. Perciò accolgo l’appello di questi lavoratori e invito a fare della crisi l’occasione per rimettere al centro la dignità della persona e del lavoro".





Il Piano di Silvio Berlusconi per far ripartire l’Italia. Accuse alla Cina dell’ex Premier

 

 

"Uno shock fiscale, tagliare le tasse e introdurre una flat tax la più contenuta possibile". Questo il piano denominato Salva Italia che Silvio Berlusconi propone al governo per rilanciare il Paese dopo la grave crisi creata dalla Pandemia. Il leader di Forza Italia apre ai fondi del Mes e invita le forze politiche a non aprire una crisi di governo. E sul virus arrivato dalla Cina dice: "Sono state tanti e gravi le omissioni di Pechino".  "Non è di statalismo che abbiamo bisogno. Una parte della sinistra non vede l’ora di sfruttare questa crisi per una campagna di nazionalizzazioni e un forte aumento della tassazione. Certo, oggi occorre un intervento diemergenza, immediato e di breve periodo, che solo lo Stato è in
grado di assicurare ma la ricostruzione dev’essere affidata al mercato, come avvenne nel dopoguerra. Dalla crisi si esce con un forte shock fiscale, tagliando le tasse e introducendo una flat tax la più contenuta possibile, in modo da consentire a tutti di tornare in attivo al piu’ presto". Dice il leader di Fi, Silvio Berlusconi. "Si esce anche con un radicale taglio alla burocrazia, in modo da favorire il lavoro e l’impresa, cominciando dalla sospensione del codice degli appalti e dall’abolizione del regime delle
autorizzazioni preventive. Si esce infine con un grande piano casa e un grande piano infrastrutture, finanziato principalmente con le risorse europee della Bei", aggiunge. 
"Non bastano i prestiti, ci vogliono iniezioni di denaro a fondo perduto, una sorta di cassa integrazione per le aziende, per i professionisti, per i commercianti, per il lavoro autonomo. Sulla base della dichiarazione dei redditi dell’anno precedente, una quota dei mancati introiti per chi ha dovuto bloccare l’attività dev’essere versata dallo Stato. Su questo il ministro Gualtieri ha dato lunedì alla Camera l’indicazione di voler accogliere la nostra proposta. E naturalmente dev’essere sospesa ogni scadenza ed ogni versamento fiscale per l’anno in corso. Pensiamo ad un patto fiscale fra Stato e cittadini per chiudere tutti i contenziosi in atto. Le risorse, spiega Berlusconi, si trovano "prima di tutto aumentando l’indebitamento. Proprio per questo abbiamo il dovere
assoluto di spendere bene queste somme, di lavorare perché la ripresa sia rapida, perché già dall’anno prossimo si possa cominciare a ridurre il debito. Dalla pace fiscale potrebbero arrivare ulteriori risorse. Occorre invece evitare, lo ribadisco, ogni idea di tassa patrimoniale o di altro aumento della pressione fiscale. Nessuno può pensare di mettere le mani nei conti correnti. Piuttosto, gli italiani devono essere incoraggiati ad investire il risparmio privato, che è cospicuo, in maniera volontaria, sicura e soprattutto conveniente, nella ricostruzione della nostra economia".La Cina ha gravi responsabilità: non solo gli Stati Uniti, ma anche Paesi come la Germania, la Francia e l’Australia chiedono di fare chiarezza sulle vicende delle ultime settimane - dice ancora Silvio Berlusconi -. Le omissioni, le censure e i ritardi nel rendere noto quanto stava accadendo a Wuhan hanno consentito al virus di dilagare nel mondo, e prima di tutto purtroppo in Italia. Chiedere i danni alla Cina in tribunale, come alcuni propongono, è chiaramente solo una provocazione, ma chiederne conto politicamente a Pechino è doveroso. E le recenti rivelazioni rendono improcrastinabili risposte chiare e definitive. Dall’altra parte, però, la Cina è riuscita per prima a controllare l’epidemia e quindi a ripartire, sebbene usando metodi autoritari che considero ovviamente inaccettabili. Questo darà all’economia cinese un ulteriore vantaggio competitivo che Pechino tenterà di utilizzare – in una stagione di grave recessione mondiale - per estendere la sua influenza soprattutto sui Paesi in maggiore difficoltà. Più che mai ora per rispondere a questa sfida occorre che il mondo occidentale - che condivide un sistema di valori, una visione dell’economia e delle società diverse dalla Cina - sia unito. C’è bisogno di più Europa, di più Occidente, di un rapporto diverso con la Russia, che dovrebbe essere naturalmente un’alleata e non un competitore". Il leader di Forza Italia è favorevole a usare il Mes. E, osserva, il rifiuto di Lega e Fratelli d’Italia "mi risulta incomprensibile, proprio perché sono sicuro del  fatto che i nostri alleati  del centrodestra  non  hanno  nulla  a  che fare con un disegno strumentale anti-europeo. Del resto però è solo un disaccordo  su un  punto  specifico,  che non mette in pericolo l’unità della nostra coalizione. Una coalizione fra diversi, con un buon programma comune per l’Italia". "Dobbiamo chiederci - afferma Berlusconi in una lunga intervista al Giornale - perché questo tema susciti tante polemiche. Quando parliamo di Mes ci riferiamo ad una linea di credito con tassi di interesse vicini allo zero per finanziare le spese sanitarie. Questo significa per l’Italia circa 37 miliardi, con i quali possiamo  costruire  ospedali,  migliorare quelli esistenti, finanziare la ricerca, assumere nuovi medici e infermieri e formarne altri. Tutto questo, l’Europa ci garantisce che è senza condizioni, senza vincoli di bilancio, senza troika. E’ talmente difficile capire come possiamo dire di no a questo che mi viene addirittura un sospetto. In alcuni settori dei Cinque Stelle   la   voglia   di   allontanarsi dall’Europa non  è mai venuta meno. Poiché l’adesione al Mes è anche  lo strumento che consente alla Bce di acquistare titoli del debito italiano in misura potenzialmente illimitata, dire no al Mes sembra un modo per allontanarci dall’Europa, non mettendo i nostri partner in condizione di aiutarci. È una  strada che porta  verso  l’uscita dall’Euro, se non dall’Unione Europea". "Insistere sugli Eurobond, come ha provato fino all’ultimo a fare il governo italiano, è stato un errore", dice ancora Silvio Berlusconi. "Era una strada impraticabile e continuare a chiederli ha portato solo a tensioni inutili. Del resto il Recovery Fund è uno strumento importantissimo che, a determinate condizioni, potrebbe essere decisivo. Deve avere una dotazione finanziaria non inferiore ai mille miliardi e almeno per la metà devono essere destinati a stanziamenti a fondo perduto agli Stati per finanziare la ripresa economica. Potrebbe essere il nostro piano Marshall". "Credo che oggi più che mai abbiamo il dovere di essere concentrati sui temi concreti, per rispetto ai tanti italiani che soffrono. Le manovre della politica vengono molto dopo questo. Da opposizione responsabile, ci siamo concentrati sulle proposte, non sulle polemiche, nonostante molte cose non stiano funzionando. Naturalmente verrà il momento in cui il governo dovra’ renderne conto", ha detto Silvio Berlusconi. "Con questo governo e con questa maggioranza escludo la possibilita’ di fare accordi politici. Noi ci stringiamo intorno alle istituzioni, quindi proviamo a dare una mano nell’emergenza a chi ha il compito di guidare il governo, chiunque sia. Questo non ha alcun significato politico".





Crimi (M5S): “Nessuna sanatoria per i migranti” e la Bellanova minaccia di lasciare

  

"Emersione del lavoro nero e lotta al caporalato sono sempre stati i nostri cavalli di battaglia e continueremo a fare tutto ciò che serve ed è utile in questo senso, che siano italiani o stranieri: il tema non è la regolarizzazione degli immigrati irregolari ma l’emersione del lavoro nero. Se su quello vogliamo lavorare, e una parte dei testi che ho letto vanno in quella direzione, ok. Ma se come ho potuto leggere c’è anche una parte di testo di intenzioni di fare una sanatoria modello Maroni, noi non ci stiamo". Così Vito Crimi, capo politico del Movimento 5 Stelle, ospite di 24 Mattino su Radio 24. "Le ipotesi in campo, che prevedono la concessione di permessi di soggiorno temporanei a immigrati irregolari, non aiuta l’emersione di lavoro nero, tutt’altro. Perché se noi concediamo uno status di regolarizzazione a chi è in Italia illegalmente, consentiamo a queste persone di continuare a svolgere lavoro nero ed essere oggetto di sfruttamento", aggiunge.  "Massima disponibilità alla lotta al lavoro nero - ribadisce Crimi - ma non accetto che vengano dati dei permessi di soggiorno temporanei perché è lì che si insidia il lavoro nero". E sul punto da registrare la durissima presa di posizione della ministra Bellanova, pronta a tutto. Anche a lasciare, a dimettersi. Lo spiega chiaro e tondo la ministra: dalla regolarizzazione dei migranti impiegati nei campi "dipende anche la mia permanenza nel governo". Così il ministro dell’Agricoltura intervenendo a Radio Anch’io su Radio Rai 1. Insomma, senza la regolarizzazione di migliaia di immigrati è pronta ad uscire dal governo guidato da Giuseppe Conte: una mossa con cui Italia Viva renderebbe ancor più fragile un esecutivo già di per se traballante. "Per me questa non e’ una battaglia strumentale, queste persone non votano - ha ripreso la Bellanova -. In questo paese anche, in questa fase di crisi, tanti guardano al consenso, a fare misure per dire ti ho dato, votatami. Noi stiamo facendo una battaglia per quelli che non voteranno o che almeno non voteranno nei prossimi anni", ha rimarcato. "Se la misura non passa questo, per me, è motivo anche di permanenza nel governo. Non sono qui per fare tappezzeria - la continuato il ministro -. Ci sono delle questioni che non si sono volute affrontare o che sono state affrontate in maniera sbagliata", ha concluso.





Manifattura e servizi ai minimi storici (-20.02%)

L’attività manifatturiera e dei servizi in Italia crolla al minimo storico ad aprile per effetto del coronavirus.  L’indice Pmi composito, calcolato da Markit e che monitora entrambi i settori, è precipitato ad aprile a 10,9 punti da 20,02 punti di marzo. Al minimo storico anche il settore dei servizi a 9 punti da 17,4 di marzo. 





Italia in caduta libera, il futuro sarà di recessione. Il Pil perderà il 9,5%

 

 

Riflettori puntati su Bruxelles: la commissione europea presenta le prime previsioni economiche dallo scoppio dell’emergenza sanitaria. "Sia la recessione che la ripresa saranno disomogenee", "i dati aggregati a livello europeo nascondono considerevoli differenze fra Paesi". Così il commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni.  Pandemia e lockdown spingeranno l’economia italiana in una "profonda recessione", con una "rimbalzo tecnico nella seconda metà del 2020", sostenuto dalle misure del Governo, e una "parziale ripresa" nel 2021. Sono le stime economiche di primavera della Commissione Ue che vedono il Pil italiano contrarsi del 9,5% quest’anno, e rimbalzare al 6,5% l’anno prossimo. Le stime si basano su una "ripresa delle attività economiche da maggio", con "graduale normalizzazione".
Nel 2019 il deficit italiano all’1,6% ha segnato uno "storico livello basso", ma nel 2020 "il coronavirus lo spingerà all’ 11%". Nel 2021 calerà al 5,5%. Sì legge nelle stime della Commissione Ue. Il debito invece, "stabile" al 134,8% nel 2019, "raggiungerà il 159% nel 2020 e scenderà al 153,5% nel 2021, principalmente per dinamiche del Pil". L’avanzo primario sarà "negativo per la seconda volta dall’adozione dell’euro, pesando fortemente sul debito nel 2020". "Nonostante una risposta politica rapida e completa sia a livello Ue che nazionale, quest’anno l’economia europea subirà una recessione di dimensioni storiche". Lo scrive la Commissione Ue nelle previsioni economiche di primavera. Per l’Eurozona il calo nel 2020 sarà del 7,7% e per l’Ue del 7,4%, ma nel 2021 è previsto un rimbalzo importante: +6,3% nella zona euro e +6,1% nell’Unione. Rispetto alle previsioni autunnali, i dati sono stati rivisti al ribasso di circa 9 punti. "I dati in tempo reale indicano che l’attività economica in Europa è crollata a una velocità inedita nelle ultime settimane, e le misure di contenimento messe in campo dai Paesi membri a metà marzo per rispondere alla crisi hanno messo l’economia in uno stato di ibernazione".  "Vista la gravita di questo shock a livello mondiale senza precedenti, è ora abbastanza chiaro che l’Ue sia entrata nella più profonda recessione economica della sua storia". Nel 2020 sarà la Grecia, tra i Paesi Ue, a registrare il maggiore crollo del Pil con una flessione del 9,7% ma l’Italia, con un calo del -9,5%, si piazzerà comunque in seconda posizione.  Al terzo posto la Spagna (-9,4%) mentre la Francia registrerà il quinto maggior calo (-8,2%). La Germania dovrebbe invece cavarsela con una flessione del 6,5% classificandosi 18ma nell’Ue dove sarà la Polonia (-4,3%) a subire il danno minore. "Questa crisi riguarda tutti gli Stati membri, ma la ripresa varia a seconda della severità del contagio, della durata delle misure di contenimento e dello stato dell’economia", quindi "le economie più forti sono in una posizione migliore per sostenere lavoratori, famiglie e imprese. Dobbiamo evitare di finire con grandi disparità nel mercato interno, che diventano fisse. E’ il motivo per cui dobbiamo subito approvare un piano di rilancio europeo ambizioso": così il vicepresidente Valdis Dombrovskis.





Investimenti e liquidità, Intesa Sanpaolo in sostegno del turismo con 2 miliardi

 

Plafond da oltre due miliardi per le imprese del settore e sospensione delle rate dei finanziamenti in essere

 

 

Intesa Sanpaolo ha costituito un plafond a sostegno della liquidità e degli investimenti per le imprese del turismo e dell’indotto per un controvalore complessivo di 2 miliardi di euro e incrementata, fino a un massimo di due anni, la possibilità di sospendere le rate dei finanziamenti in essere.
    Le aziende operanti in ambito turistico potranno accedere alla sospensione fino a 24 mesi delle rate dei finanziamenti a medio/lungo termine in essere, per la sola quota capitale o per l’intera rata. La sospensione potrà essere richiesta in filiale, anche con processi a distanza; un plafond di 2 miliardi di euro di finanziamenti a sostegno della liquidità e degli investimenti, attraverso soluzioni a medio-lungo termine, di durata fino a 72 mesi e con un preammortamento che potrà arrivare sino a 36 mesi attraverso la garanzia messa a disposizione da Fondo di Garanzia o Sace.
    Aiutare il turismo, significa sostenere la "ripartenza dell’Italia dopo questa fase di emergenza", afferma Stefano Barrese, responsabile della divisione della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo. Plafond da oltre due miliardi per le imprese del settore e sospensione delle rate dei finanziamenti in essere. Intesa Sanpaolo ha costituito un plafond a sostegno della liquidità e degli investimenti per le imprese del turismo e dell’indotto per un controvalore complessivo di 2 miliardi di euro e incrementata, fino a un massimo di due anni, la possibilità di sospendere le rate dei finanziamenti in essere. Le aziende operanti in ambito turistico potranno accedere alla sospensione fino a 24 mesi delle rate dei finanziamenti a medio/lungo termine in essere, per la sola quota capitale o per l’intera rata. La sospensione potrà essere richiesta in filiale, anche con processi a distanza; un plafond di 2 miliardi di euro di finanziamenti a sostegno della liquidità e degli investimenti, attraverso soluzioni a medio-lungo termine, di durata fino a 72 mesi e con un preammortamento che potrà arrivare sino a 36 mesi attraverso la garanzia messa a disposizione da Fondo di Garanzia o Sace.
    Aiutare il turismo, significa sostenere la "ripartenza dell’Italia dopo questa fase di emergenza", afferma Stefano Barrese, responsabile della divisione della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.





Covid-19, è pronto il test salivare Kit e risultato in pochi minuti

Il Test rapido salivare (Trs) in grado di rilevare il Coronavirus "in pochissimi minuti funziona e sarà presto messo in commercio con un vero e proprio kit". È quanto rende noto l’Azienda Sanitaria Territoriale dei Sette Laghi, in collaborazione con l’Università dell’Insubria di Varese.  Il nuovo strumento in grado di diagnosticare la positività al Covid-19 attraverso la saliva, "impiegando dai 3 ai 6 minuti", funziona analogamente a un test di gravidanza. La saliva viene raccolta su una striscia di carta assorbente e trattata con un apposito reagente: se compare una banda, il soggetto è negativo, se due bande, è positivo. Secondo la nota dell’Università dell’Insubria e dell’Asst dei Sette Laghi, sarà in grado di diagnosticare la positività anche su soggetti asintomatici, peculiarità importante alla luce della progressiva riapertura delle attività produttive. A dirigere l’equipe che ha messo a punto il test sono stati il rettore dell’università Angelo Tagliabue, professore di Odontostomatologia, e Paolo Grossi, infettivologo referente regionale e ministeriale per l’emergenza Covid-19, su input del ricercatore di Odontoiatria Lorenzo Azzi e del professor Mauro Fasano, esperto in Biochimica. La realizzazione dei reagenti e dei kit è avvenuta nei laboratori dell’Insubria a Busto Arsizio (Varese) ed è stata coordinata dalla ricercatrice Tiziana Alberio.





Un super bonus (110%) per le ristrutturazioni antisimiche ed ecologiche

 

Superbonus al 110% per le ristrutturazioni di immobili da adeguare alla normativa antisismica, ecobonus alla stessa percentuale d’impatto con l’obiettivo sotteso di ridare fiato all’economia messa in ginocchio dall’emergenza Covid-19. Sono le misure volute dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, inserite nel dl maggio che il governo punta a chiudere in settimana. E si traducono in una riqualificazione sismica o energetica degli edifici praticamente gratuita, grazie a un credito d’imposta del 110% alle imprese che faranno i lavori, lavori che andranno realizzati tra il primo luglio 2020 e il 31 dicembre 2021. La norma vale anche per le facciate dei palazzi, che potranno essere rimessi a nuovo praticamente gratis. “Si provvede a incrementare al 110% l’aliquota di detrazione spettante a fronte di specifici interventi in ambito di efficienza energetica, riduzione del rischio sismico, installazione di impianti fotovoltaici - si legge nella bozza - con riferimento alle spese sostenute dal 1°luglio 2020 al 31 dicembre 2021, nonché di interventi di recupero o restauro della facciata esterna di edifici effettuati dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2021".  Cosa cambierà per tutte le famiglie e le imprese italiane? Nella nota lo si spiega con un esempio concreto: "se una famiglia effettuerà lavori sulla propria abitazione che ricadono all’interno degli interventi sopra elencati per un importo pari a 1000 euro, riceverà al momento della dichiarazione dei redditi una detrazione pari al 110% del costo dei lavori (in questo caso quindi 1100 euro), che potrà usare in compensazione in cinque quote annuali di pari importo. Mettendo in sicurezza il proprio edificio da un punto di vista sismico, ad esempio, con dei lavori di un valore complessivo pari a 1000 euro, si riceverà dallo Stato una detrazione pari a 1100 euro".





Bambini e mascherine, come comportarsi. Il decalogo del Sipps che sposa le raccomandazioni dell’Accademia Americana di Pediatria

 

È iniziata la “Fase 2” in cui è consentito potersi allontanare dal proprio domicilio e riprendere con molta prudenza i contatti interpersonali e le attività sociali. Come comportarsi con i bambini? In genere i bimbi superano l’infezione da Covid-19 prevalentemente in modo asintomatico o lieve, sebbene recentemente siano stati riportati casi di bambini che hanno sviluppato la malattia in modo grave. Inoltre, il possibile ruolo di portatore sano li rende un potenziale mezzo di contagio per la loro alta socialità, rischio che sarà ancora maggiore con l’inizio della scuola nel prossimo settembre.
L’ultimo DPCM del 26 aprile prevede l’uso obbligatorio delle mascherine per i bambini al di sopra dei 6 anni, che hanno l’obbligo della frequenza della scuola primaria, e pertanto lo Stato ha il dovere di indicare gli interventi da adottare per assicurare il massimo della protezione. L’assenza dell’obbligo delle mascherine per i bambini di età inferiore ai 6 anni, potrebbe essere dovuta alla difficoltà oggettiva di far indossare ad un bambino di età inferiore ai 6 anni per parecchio tempo la mascherina, ma anche perché la frequenza della scuola materna non è obbligatoria.
Cosa fare quindi? L’Accademia Americana di Pediatria (AAP) ha stilato alcune raccomandazioni e chiarimenti sull’uso delle mascherine in età pediatrica che trova d’accordo i pediatri della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS).
“Secondo l’AAP – spiega la Dottoressa Margherita Caroli, pediatra, esperta in nutrizione della SIPPS - i bambini sotto i due anni non devono indossare mascherine non solo per l’oggettiva difficoltà, ma anche per il rischio di soffocamento, che non deve essere sottovalutato. A questa età potrebbero essere utilizzati cappellini o cerchietti con visiera trasparente lunga, che scherma anche occhi, naso e bocca, le vie di ingresso del virus. Non devono indossare la mascherina i bambini affetti da patologie neurologiche o respiratorie e nemmeno i bambini che abbiano difficoltà a levarla da soli. Infine, non dovrebbero indossarla i bambini che con la mascherina si toccano molto più frequentemente il viso perché la protezione indotta dalla mascherina sarebbe invalidata dal più frequente contatto mani-viso. Questi bambini devono quindi adottare in ogni situazione un distanziamento superiore ad un metro”.
“Eccetto le condizioni già citate – aggiunge il Dott. Michele Fiore, pediatra di famiglia SIPPS - tutti i bambini dovrebbero indossare la mascherina in ogni situazione in cui si possano trovare a meno di un metro di distanza da altri bambini o adulti, non appartenenti al suo nucleo famigliare. Se il bambino passeggia o va in bicicletta o gioca all’aperto da solo o con un adulto convivente e non c’è il rischio di incontrare a distanza ravvicinata altre persone non è necessario indossare la mascherina. Invece, la mascherina diventa necessaria se si va al supermercato o si usano mezzi pubblici, in qualunque luogo dove si debba aspettare insieme ad altri ed in tutti i luoghi chiusi dove le distanze non possono essere mantenute e, quindi, chiaramente, anche nell’ambiente scolastico”.
“Perché le mascherine possano realmente essere efficaci devono essere molto aderenti al volto – informa il Dott. Francesco Pastore, pediatra di famiglia SIPPS - e quindi devono seguire la linea del naso aggiustando la piccola barretta di metallo al proprio viso e con le estremità che devono aderire al volto, tirando consistentemente gli elastici laterali posti dietro le orecchie. Le mascherine per adulti (10cm x 20cm circa) non assicurano questa aderenza se indossate dai bambini. I bambini dai 2 anni in poi possono utilizzare le mascherine definite “di comunità”, ovvero di stoffa e quindi lavabili e riutilizzabili, previste anche dai DPCM o anche, quando possibile, di TNT, lo stesso materiale con il quale sono realizzate le mascherine chirurgiche. Queste mascherine dovrebbero avere una lunghezza di circa 12 cm ed una larghezza di 5 cm per potersi adattare al viso dei bambini e coprire adeguatamente naso e bocca. Dopo i 6 anni e fino ai 12 anni potrebbero essere utilizzate mascherine di dimensioni maggiori (15cm per 7,5cm) sia di comunità che di TNT ovvero di tipo chirurgico”.
La AAP consiglia, e la SIPPS è d’accordo, che i bambini affetti da malattie croniche che hanno bisogno di una protezione maggiore dovrebbero utilizzare le FFP2. È importante, comunque che questi bambini seguano le indicazioni del proprio centro di riferimento.
“È importante insegnare ai bambini in che modo devono utilizzare la mascherina, lavandosi sempre prima le mani prima di indossarla e senza toccare la stessa anche quando la devono dismettere – dichiara il Presidente SIPPS, Dott. Giuseppe Di Mauro- ma aiutandosi con gli elastici e poi di nuovo lavarsi le mani. Deve essere per loro un “gioco” che li aiuta a non ammalarsi. E se il bambino non vuole indossare o ha paura della mascherina, come in tutti i processi educativi i genitori devono fare da modelli ed indossare la mascherina per primi, giocando con il bambino con modalità adeguate all’età. Altre azioni per migliorare l’accettazione possono essere, secondo l’età del bambino, far indossare la mascherina al suo pelouche preferito, decorare la mascherina con dei disegni, ecc. In ogni caso far indossare la mascherina per la prima volta in casa in modo che il bambino vi si abitui e non abbia reazioni difficili fuori casa è un’ottima soluzione.
“Attenzione, però – ammonisce Di Mauro - l’uso delle mascherine non riduce né annulla la pratica di tutte le altre attività preventive fondamentali: l’osservanza della distanza di sicurezza, il frequente e corretto lavaggio delle mani con acqua e sapone o gel idroalcolici, e, soprattutto, possibilmente, l’isolamento sociale. Ce la faremo ed andrà tutto bene.”


American Academy of Pediatrics Cloth Face Coverings for Children During COVID-19.

https://services.aap.org/en/pages/2019-novel-coronavirus-covid-19-infections/masks-and-children during-covid-19/; https://www.healthychildren.org/English/health-issues/conditions/chest-lungs/Pages/Cloth-Face-Coverings-for-Children-During-COVID-19.aspx





Scarcerazioni dei boss, presto un Decreto per riportarli al fresco

 

Alfonso Bonafede sta studiando "un decreto legge che permetterà ai giudici, alla luce del nuovo quadro sanitario, di rivalutare l’attuale persistenza dei presupposti per le scarcerazioni di detenuti di alta sicurezza e al regime di 41 bis". Così il ministro della Giustizia ha risposto durante il question time alla Camera. Il Guardasigilli ha anche affermato che "nel 2018 non vi è stata alcuna interferenza per la nomina del nuovo capo del Dap". "Voglio annunciare che è in cantiere un decreto legge che permettera’ ai giudici, alla luce del nuovo quadro sanitario, di rivalutare l’attuale persistenza dei presupposti per le scarcerazioni di detenuti di alta sicurezza e al regime di 41 bis". Così il ministro della Giustizia ha risponsto a un’interrogazione di Forza Italia durante il question time alla Camera.  A far montare ulteriormente la bufera scoppiata intorno alla scarcerazione di oltre 370 boss mafiosi eccellenti, alcuni dei quali persino detenuti in regime di 41-bis, è stata anche la vicenda della concessione dei domiciliari al carceriere del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino, rapito e sciolto nell’acido nel 1996 dopo oltre due anni di prigionia. Si tratta di Cataldo Franco, condannato appunto per il sequestro del bambino. Franco, che stava scontando l’ergastolo a Opera, è rientrato nella sua abitazione di Geraci Siculo (Palermo).





D’Amato: “Al via, da lunedì, 300mila test sierologici nel Lazio”

Si sono concluse le procedure della gara ad evidenza pubblica e da lunedì partiranno i 300mila test sierologici per effettuare l’indagine di sieroprevalenza su tutti gli operatori sanitari, compresi i medici di medicina generale, pediatri e farmacisti, per una platea di oltre 100 mila soggetti e per le Forze dell’Ordine (Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Esercito – ‘Strade Sicure’, Guardia Costiera, Polizia Penitenziaria) per un totale di oltre 60 mila operatori inoltre per tutte le RSA sia gli ospiti che i dipendenti. L’indagine partirà da lunedì per gli operatori sanitari e per le Forze dell’Ordine si partirà dalla Guardia di Finanza. Verranno raccolti e archiviati, con il consenso informato dei soggetti, tutti i dati per valutare la circolazione dell’epidemia sul territorio. L’indagine sarà condotta da tutte le strutture del Servizio sanitario regionale coordinata e monitorata dallo Spallanzani con il supporto del Seresmi (Servizio regionale sorveglianza malattie infettive). L’indagine verrà svolta in prevalenza tramite prelievo venoso per la rilevazione degli anticorpi specifici di SARS-COV 2 su siero e in particolari contesti, come gli istituti penitenziari o di comunità, verrà svolta attraverso l’impiego delle apparecchiature Poct con prelievo di sangue capillare. La scelta della tipologia di indagine a cui sottoporre le diverse Forze dell’Ordine è stata effettuata da ciascun Corpo in base alle proprie esigenze organizzative. Per soddisfare le diverse esigenze logistiche l’indagine verrà avviata con gli operatori della Guardia di Finanza e successivamente si procederà con l’Arma dei Carabinieri. E’ stato messo a disposizione un modulo informativo e di consenso informato a cura dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani. In caso di rilevazione degli anticorpi di Sars-Cov 2 si procederà al test molecolare previa somministrazione del tampone. “Saranno coinvolti tutti i laboratori della rete Coronet e 20 unità mobili Uscar. La capacità di processo laboratoristico dei test sierologici è di almeno 10 mila test al giorno. Contiamo di avere i primi risultati – ha spiegato l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato – intorno alla data del 25 di maggio. E’ la più grande indagine di sieroprevalenza che si svolge in Italia, fatta attraverso il prelievo venoso e non attraverso l’utilizzo di card che hanno dimostrato una non piena affidabilità. L’indagine di sieroprevalenza non rappresenta in alcun modo una ‘patente di immunità’, ma bensì aiuta a comprendere quant’è stata la circolazione del virus sul territorio”. 





Covid-19, nel Lazio 81 nuovi casi positivi nelle 24 h, ma 22 sono ritardate notifiche. Ispezionate 678 strutture per anziani

 

Consueta conferenza stampa della Regione Lazio sul dato del contagio nella Regione Lazio al 6 di maggio. Una videoconferenza alla presenza dell’assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato con la task-force regionale per il Covid-19 e i direttori generali delle Asl e Aziende ospedaliere e Policlinici universitari e ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “Oggi ha detto D’Amato – registriamo un dato di 81 casi positivi nelle ultime 24h di cui 22 sono riferiti a recuperi di ritardate notifiche e un trend al 1,1%. Proseguono i controlli sulle RSA e le strutture socio-assistenziali private accreditate. Sono ad oggi 678 le strutture per anziani ispezionate su tutto il territorio” ha aggiunto. “Conclusa l’indagine epidemiologica delle unità mobili Uscar presso la Fondazione Irccs Santa Lucia, sono stati eseguiti oltre 500 tamponi. Si sono concluse le procedure della gara ad evidenza pubblica e da lunedì partiranno i 300 mila test sierologici per effettuare quella che sarà la più grande indagine di sieroprevalenza a livello nazionale su tutti gli operatori sanitari, compresi medici di medicina generale, pediatri e farmacisti, tutte le Forze dell’Ordine e per tutte le RSA. Trend stabilmente in discesa nelle province dove complessivamente ci sono stati 10 nuovi casi positivi nelle ultime 24h e zero decessi. Nelle ultime 24 ore i decessi sono stati 4, mentre continuano a crescere i guariti che sono arrivati a 2.024 totali e i tamponi totali eseguiti sono stati circa 161 mila” ha concluso l’Assessore D’Amato.





Imprenditore suicida a Napoli. Si è tolto la vita impiccandosi nella sua azienda

Si è tolto la vita impiccandosi nei capannoni della sua azienda alla periferia est di Napoli.  Vittima un piccolo imprenditore di 57 anni che, a detta di familiari e amici, era oppresso dalle conseguenze della crisi economica legata al coronavirus. L’uomo ieri sera non è rientrato a casa, i familiari hanno dato l’allarme e oggi le forze dell’ordine ne hanno scoperto il cadavere. Sembra che l’imprenditore abbia lasciato anche una lettera d’addio. 

Nel corso dell’incontro con Rete Imprese Italia il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha riferito ai partecipanti la "dolorosa notizia" appresa dai media del suicidio di un imprenditore a Napoli. "Non conosciamo ancora i dettagli", ha detto il premier a quanto viene riferito, "siamo vicini alla famiglia"





Boom di guariti da Covid, in netto calo i malati, ma i morti sono 369

 

Dunque continua l’impegno del Dipartimento nelle attività di coordinamento di tutte le componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile.

In particolare, nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul nostro territorio, al 6 maggio, il totale delle persone che hanno contratto il virus è 214.457, con un incremento rispetto a ieri di 1.444 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi è di 91.528, con una decrescita di 6.939 assistiti rispetto a ieri.

Tra gli attualmente positivi 1.333 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 94 pazienti rispetto a ieri.

15.769 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 501 pazienti rispetto a ieri.

74.426 persone, pari al 81% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

Rispetto a ieri i deceduti sono 369 e portano il totale a 29.684. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 93.245, con un incremento di 8.014 persone rispetto a ieri. Il numero così alto dei pazienti dimessi e guariti è dovuto ad un aggiornamento dei dati della Regione Lombardia riferiti anche ai giorni precedenti.

Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 31.753 in Lombardia, 14.858 in Piemonte, 8.391 in Emilia-Romagna, 6.789 in Veneto, 5.088 in Toscana, 4.433 nel Lazio, 3.306 in Liguria, 3.236 nelle Marche, 2.903 in Puglia, 2.340 in Campania, 2.201 in Sicilia, 1.791 in Abruzzo, 982 nella Provincia autonoma di Trento, 962 in Friuli Venezia Giulia, 644 in Calabria, 623 in Sardegna, 579 nella Provincia autonoma di Bolzano, 179 in Molise, 172 in Basilicata, 171 in Umbria e 127 in Valle d’Aosta.