Unità Crisi Lazio: l’attività trapianti va avanti

 

 “Il covid19 non blocca l’attività dei trapianti. Dall’inizio del lockdown (Marzo), nel Lazio, sono stati effettuati 42 trapianti, 99 dall’inizio dell’anno”. Lo spiega l’Unità di Crisi covid19 del Lazio spiegando che “sono stati, in prevalenza, trapianti di fegato e di rene (89), di cuore e polmone (9) e 1 trapianto combinato. I principali centri coinvolti sono: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Policlinico Gemelli, Policlinico Tor Vergata, Azienda Ospedaliere San Camillo, Policlinico Umberto I e il Polo Ospedaliero Interaziendale Trapianti dell’Istituto Spallanzani”.

 





FdI Lazio: centri termali, urge ordinanza Regione

 

“Fratelli d’Italia chiede alla Regione Lazio un ordinanza che consenta ai Centri Termali di riaprire, considerando anche che Federterme e Confindustria hanno già elaborato e reso note linee guida specifiche per il loro comparto e per l’erogazione in sicurezza di ogni singola cura termale”. Così in un comunicato i consiglieri Regionali del Lazio di Fratelli d’Italia. “L’intervento della Regione si rende necessario per sciogliere la contraddizione (tra le tante del Decreto Conte sulle riaperture post 4 maggio) relativa ai Centri Termali, che figurano si nel Dpcm tra le attività che possono ripartire, anche se limitatamente all’erogazione delle cure in convenzione, ma non compaiono nella lista dei codici Ateco delle attività idonee alla ripresa. Per sollecitare la Regione ad emanare con urgenza gli atti che consentano agli stabilimenti termali di aprire, per fornire i servizi LEA ovviamente in sicurezza, dando indicazioni certe agli operatori, Fdi ha inviato una proposta al presidente Zingaretti, al vice Leodori, e agli assessori allo Sviluppo Economico, alla Sanità e al Turismo” concludono i consiglieri FdI.

 





Centri estivi. il M5S si scaglia contro il I Municipio

 

Il I Municipio di Roma lancia, con una lettera della presidente Pd Sabrina Alfonsi, una ricognizione tra le famiglie dei residenti per sondare il fabbisogno di attivazione dei centri estivi dopo il Covid, per agevolare le coppie con figli nel rientro al lavoro. Ma il presidente M5S della commissione capitolina Sport Angelo Diario non ci sta, e in un post di fuoco su Fb accusa il municipio di fuga in avanti. Diario annuncia di aver convocato la commissione “con tutti i Municipi in audizione”. 

“Dopo la nota che ho inviato il 4 maggio per coordinare le attività propedeutiche ad assegnare in tempi rapidi, tramite procedure trasparenti e meritocratiche uguali in tutti i Municipi, le aree all’aperto idonee a fare attività sportiva, c’è chi si è lanciato in avanti in maniera spregiudicata”, attacca Diario. 

“Non sappiamo ancora se e quando sarà possibile effettuare i centri estivi, eppure alcuni Presidenti hanno pensato bene di “scrivere lettere alle famiglie” (sono curioso di sapere per dire cosa) – continua il presidente M5S -. Invito tutti a lavorare seriamente. Invece di scrivere alle famiglie i Municipi devono lavorare per rispondere a quanto è stato chiesto loro da parte del Presidente della Commissione Sport, comunicando l’elenco delle aree idonee presenti nei parchi e nelle scuole che non sono ad oggi oggetto di concessioni in corso, in modo da metterle a disposizione delle associazioni”, sottolinea. “Questa è una delle richieste emerse durante le riunioni degli 

Osservatori sportivi capitolini, di cui parleremo ancora insieme alle associazioni interessate sabato mattina in una videoconferenza aperta a tutti”, conclude.




Monito del Pd alla Raggi: “Non faccia Pilato con i lavoratori della Multiservizi”

 

 

“Quello che sta accadendo a danno di 270 dipendenti della società Multiservizi e’ inaccettabile. Portare all’esasperazione i lavoratori in una situazione di così forte incertezza sul futuro è da irresponsabili. Esprimiamo solidarietà ai dipendenti di Multiservizi costretti a riunirsi in assemblea e ad esporsi in piazza per far sentire la loro voce a seguito alla decisione sconsiderata della società Roma Multiservizi di non concedere gli ammortizzatori sociali”. Così in una nota il gruppo capitolino del Pd. “Mentre in tutta Italia i lavoratori dei vari settori chiedono sostegni e facilitazioni per superare la grave situazione di crisi economica determinata dall’emergenza Covid 19 – continuano i consiglieri – per i lavoratori degli appalti di raccolta rifiuti per le utenze non domestiche il verdetto sembra essere segnato da una condanna capitale. Un intervento deciso del Campidoglio per proteggere questi lavoratori dal licenziamento, non è più rinviabile, l’Assemblea Capitolina che ha funzioni di indirizzo e controllo si è già determinata in tal senso. Gettare benzina sul fuoco di una situazione già fortemente critica rischia di far esplodere il malessere sociale”. I lavoratori legati all’appalto per la raccolta differenziata delle utenze non domestiche, secondo il Pd capitolino “non possono diventare arma di ricatto tra i vertici delle società del gruppo Roma Capitale. Nonostante la sollecitazione della Prefettura per favorire un accordo di buon senso tra Ama e Multiservizi attraverso l’attivazione degli ammortizzatori sociali per i dipendenti, la società controllata da Ama non intende recedere dall’invio delle lettere di licenziamento, peraltro in aperta contrapposizione alla disponibilità avanzata proprio dall’A.U. di Ama Stefano Zaghis. La sindaca Raggi non può comportarsi da Ponzio Pilato esca dal silenzio e non abbandoni 270 famiglie in mezzo ad una strada”, conclude.





Bordoni(Lega) chiede la riapertura di tutte le attività (in sicurezza) il 18 maggio

“Riaprire tutto nel Lazio per il 18 maggio”. Lo chiede il consigliere capitolino della Lega-Salvini Premier Davide Bordoni, in una nota. “Lo chiedono gli artigiani, i commercianti e lo desiderano i cittadini che non ne possono più di questa situazione – prosegue Bordoni -. In molti si domandano se andare dal barbiere sia un privilegio riservato a qualche volto noto, sempre in ordine, proprio mentre è la stessa categoria ad essere in ginocchio”. “La prospettiva di differenziazioni su base regionale, emersa oggi nel confronto tra i governatori e il ministro Boccia – secondo Bordoni – non deve essere solo un’ipotesi ma deve inverarsi in una concreta rassicurazione per chi comincia ad essere nella condizione di dover scegliere tra fallire per legge o aprire per sfamare la propria famiglia. Chi ha delle attività, dai parrucchieri ai ristoratori, dopo quasi tre mesi non può restare ancora nell’incertezza. Riaprire il 18 maggio a Roma e nel Lazio adesso si può e si deve con tutte le dovute precauzioni”, conclude.

 





Ripartono i rimi 13 bus tolti dal servizio a Roma

 

Sono stati riparati e torneranno in servizio domani tre dei 91 bus a metano ritirati su indicazione del produttore per un difetto di costruzione. Il fornitore concluderà le operazioni di sostituzione del componente difettoso su altre dieci vetture entro la giornata di oggi. Questi mezzi entreranno in servizio nei prossimi giorni. Le rimanenti vetture verranno riparate al ritmo di dieci al giorno a partire da lunedì prossimo. Si prevede che tutti i bus ritirati saranno di nuovo su strada entro la settimana successiva alla prossima. 

In calo dell’80% incendi sui bus. Continua a migliorare il trend dei casi di principio di incendio sui bus. Grazie al progressivo rinnovo della flotta e agli investimenti effettuati dall’azienda sulle manutenzioni, nei primi quattro mesi del 2020 sono stati registrati solo tre casi, due dei quali non tali da pregiudicare il recupero delle vetture interessate. Si tratta di un numero più che dimezzato rispetto allo stesso periodo del 2019 e inferiore dell’80% rispetto al 2018.

 




Balneari al tavolo con la Regione Lazio per le riaperture

 

Incontro tra la regione Lazio e i rappresentanti delle associazioni dei balneari per “affrontare anche con loro il tema delle linee guida che vogliamo stilare in vista di una ripresa della loro attività, che speriamo prossima”. Così l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start Up e Innovazione, Paolo Orneli. “Un incontro che fa seguito e integra quello di lunedì scorso con i rappresentanti dei Comuni del litorale, delle prefetture di Latina, Viterbo e Roma e del Comando Regionale della Guardia Costiera. Il vademecum che vogliamo mettere a punto assieme ai gestori degli stabilimenti balneari e agli operatori delle spiagge libere con servizi – spiega Orneli – dovrà essere chiaro e semplice, con poche essenziali disposizioni, che siano utili a garantire la sicurezza degli operatori e della clientela, e permettano a tutti di cominciare a pensare con serenità a una frequentazione delle spiagge la prossima estate. Sarà uno strumento importante per farci trovare pronti nel momento in cui ci sarà il via libera per poter tornare al mare. Abbiamo chiesto a tutti di mandare i loro contributi e le loro proposte che analizzeremo con attenzione, confrontandole anche con le soluzioni adottate in altre Regioni in modo da identificare regole ottimali, pur restando sempre in linea con quanto verrà deciso a livello nazionale. Punto di partenza comunque saranno i contenuti fissati nel documento ‘Ripartire Sicuri’ presentato giorni fa dal presidente Zingaretti, che prevede accessi limitati, segnaletica sui comportamenti da adottare, limiti di spazio per i clienti e gli operatori, distributori di gel igienizzante, norme per l’igienizzazione, distanziamento di ombrelloni, lettini e sdraio” precisa l’assessore. “La settimana prossima, quando avremo potuto mettere a sistema i contributi ricevuti torneremo a incontrare operatori e Comuni del litorale per un secondo passaggio sulle regole di fruizione delle spiagge in concessione e di quelle libere” conclude.





Zevi (Roma!): parchi riaperti ma assaliti nel degrado

 

 “Stiamo ricevendo decine di segnalazioni sullo stato penoso di parchi e giardini a Roma, riaperti dal 4 maggio ma in alcuni casi impraticabili a causa della totale mancanza di manutenzione. Ci segnalano erba incolta e foreste di piante infestanti alte anche un metro. In due mesi di chiusura sarebbe stato troppo pretendere dalla giunta Raggi un minimo di programmazione per rendere queste aree pulite e vivibili in vista della riapertura?”. Lo afferma Tobia Zevi, presidente dell’Osservatorio “Roma! Puoi dirlo forte”. “Pineta Sacchetti, Val Cannuta, ma anche Villa Pamphili sono solo alcuni esempi. Parchi e giardini al momento sono le uniche aree dove famiglie e bambini possono recarsi per prendere un po’ d’aria – aggiunge – Già prima del coronavirus la manutenzione era scarsissima: ora è semplicemente vergognoso aver consentito la riapertura in queste condizioni. La Raggi, il 3 maggio scorso, ha parlato di ‘concessione’ alla riapertura dei parchi, sbagliando due volte. La prima perchè non è certo lei che concede ma sono i cittadini ad essere titolari di diritti. La seconda perchè riaprire le aree verdi dopo averle lasciate marcire nel degrado più totale, spesso ridotte a vere e proprie selve oscure pericolose ed impraticabili, è indecoroso”. “Invito i cittadini a segnalare all’Osservatorio tutti i casi di parchi e giardini assaliti dal degrado: prepareremo un dossier e lo invieremo prontamente al Campidoglio”, conclude 





Raggi: “Oltre 30mila domande per buono affitto”. Scadenza per le domande il 18 maggio

 

 “Le richieste per il contributo all’affitto hanno superato quota 30 mila. Tante famiglie, colpite sotto il profilo economico dall’emergenza coronavirus, hanno difficoltà a pagare l’affitto della casa dove vivono. A loro è rivolto questo sostegno straordinario che li aiuterà a pagare parte dei canoni mensili per l’anno in corso”. Lo comunica la sindaca di Roma Virginia raggi su Fb. “Fino al 18 maggio è possibile presentare la domanda, consegnandola nel Municipio di appartenenza oppure direttamente online – spiega raggi -. La maggior parte dei cittadini ha scelto di usare internet, una modalità nuova che abbiamo pensato per limitare gli spostamenti e semplificare la procedura di richiesta. In questo caso il modulo si compila direttamente online, collegandosi al sito di Roma Capitale e allegando un’autocertificazione firmata e la copia di un documento d’identità”. “Se non si possiede una stampante si possono ritirare i moduli in una delle circa 130 edicole convenzionate con Roma Capitale”, conclude la sindaca. I requisiti e tutte le informazioni sul bonus affitto 2020, comprese le FAQ, sono consultabili sul sito del Campidoglio”.





La passione per i cavalli riporta al fresco un latitante del clan Di Silvio

Latitante da quasi un anno è stato tradito dalla passione per i cavalli. Ad arrestare Renato De Silvio, 38 anni, appartenente ad una famiglia rom di Sora nel frusinate, sono stati i carabinieri che da tempo tenevano sotto controllo alcuni luoghi a cui l’uomo era affettivamente legato.
La scorsa notte, in via Agnone, alla periferia della cittadina volsca, nei pressi di un maneggio, è scattato il blitz e Renato De Silvio che deve rispondere dei reati di rapina ed estorsione a danno di una persona proprietaria di cavalli di razza, e’ stato bloccato ed arrestato. I militati della compagnia di Sora hanno quindi dato esecuzione al provvedimento di carcerazione del Tribunale di Cassino emesso nel luglio del 2019.





Sequestrati 20 kg di marijuana a Roma: 12 arresti della Polizia di Stato

 

Lotta allo spaccio di droga ai tempi del Covid-19 in una città come Roma. In poche ore gli investigatori della polizia hanno sequestrato più di 20 kg di marijuana, trovati in un appartamento/covo di Rocca Cencia, ed arrestato 12 pusher, mentre altri 9 spacciatori sono stati denunciati a piede libero. Gli agenti al termine delle operazioni hanno sequestrato cocaina, crack, eroina, hashish, e marijuana e poco meno di 15 mila euro in contanti. 

Nel resoconto della Questura si spiega che gli investigatori del commissariato Celio, al termine di una serrata attività d’indagine, sono arrivati ad un appartamento di Rocca Cencia che serviva da base per un notevole spaccio di droga. Il blitz è scattato ieri pomeriggio: nella camera da letto di R.X., 24enne di origini albanesi, già noto ai poliziotti, sono stati trovati 3 sacchi neri con all’interno più di 20 kg di marijuana. L’uomo è stato arrestato e posto a disposizione della Magistratura. 

In via Rodi, gli agenti della Polizia di Stato del commissariato Prati della squadra investigativa, hanno proceduto all’arresto di T.A., 22enne italiano responsabile di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Il giovane, fermato per un controllo, è stato trovato in possesso di alcuni grammi di stupefacente. A casa, durante la perquisizione, i poliziotti, hanno rinvenuto 1100 euro in contanti e 9 grammi di hashish oltre ad un impianto idroponico smontato ed un bilancino di precisione. 

Gli agenti del commissariato Casilino, in via dell’Archeologia, in 3 distinte operazioni di PG hanno arrestato: S.V.C., romeno di 30 anni, sorpreso mentre vendeva stupefacenti. Perquisita la sua abitazione, i poliziotti, hanno sequestrato 25 grammi di eroina suddivisa in 70 dosi, 2 grammi di cocaina suddivisa in 7 dosi, 15 grammi di hashish e 440 euro in contanti; J.M. , 33enne tunisino, è stato sorpreso mentre cedeva 5 dosi di cocaina. All’africano sono stati sequestrati anche 495 euro. Arrestato anche un minorenne che vendeva 2 grammi di eroina e 15 di cocaina. 

Nella zona del commissariato Fidene, nei pressi del centro commerciale, S.M., 51enne romano, durante un controllo di polizia, è stato trovato in possesso di circa 80 grammi di cocaina, parte dei quali nascosti in auto. I poliziotti del Reparto Volanti, oltre alla stupefacente, hanno sequestrato anche 2800 euro. 

A Ponte Testaccio gli agenti della Polizia di Stato del

commissariato di Trastevere hanno arrestato un cittadino turco A.N. di 35 anni per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. L’uomo, durante un controllo di polizia, è stato trovato in possesso di 20 grammi di marijuana. In Via Buonarroti, gli agenti della Polizia d Stato del commissariato Viminale hanno proceduto all’arresto di K.O., ivoriano di 45 anni, trovato in possesso di 0,70 grammi di eroina. Altri agenti dello stesso Ufficio hanno arrestato L.M., 64enne di origini francesi, mentre spacciava alcune dosi di crack a San Lorenzo.





Sequestrati beni per 6 milioni al capo dei ‘Narcos’ del Trullo

 

Le quote e l’intero patrimonio aziendale di una società di trasporti – la cui sede operativa è ubicata in zona Santa Palomba – e di una impresa ortofrutticola di via del Trullo, un appartamento ubicato in via del Fosso di Santo Spirito, un immobile di via Monte delle Capre, 17 rapporti finanziari (tra conti correnti, libretti di deposito, contratti di acquisto di titoli di Stato, azioni, obbligazioni e assicurazioni) e un veicolo. Il tutto per un valore di 6 milioni di euro. 

Questo è il tesoro sequestrato, questa mattina, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma che hanno eseguito un blitz, dando esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni, disposto dalla Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Destinatario della misura D.F. 42 anni, ritenuto il capo dei “narcos” del Trullo, a cui i beni sono risultati riconducibili direttamente o indirettamente, arrestato il 14 gennaio scorso, nell’ambito dell’operazione antidroga, denominata “New Line”, ad opera degli stessi Carabinieri del Nucleo Investigativo di Via In Selci. 

L’indagine che a gennaio aveva portato all’arresto di D.F., insieme ad altri 15 sodali, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, aveva consentito di identificare l’esistenza di una banda, i cui componenti sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, aggravata dall’uso di armi. 

Promosso e diretto dal D.F., il sodalizio criminale era dedito al narcotraffico, interessato al rifornimento di ingenti quantità di cocaina, hashish e marijuana nei quartieri romani del Trullo, Monteverde e Montespaccato, con un’espansione dell’interesse criminale anche nell’area del comune di Pomezia, con un giro d’affari stimato intorno ai 400/500mila euro al mese. 

Durante le indagini sono stati arrestati, in flagranza di reato, numerosi spacciatori appartenenti all’organizzazione criminale, sequestrati ingenti quantitativi di droga e segnalato alla Prefettura di Roma numerosi assuntori di sostanze stupefacenti. I successivi accertamenti patrimoniali svolti dai Carabinieri hanno evidenziato la sperequazione tra i redditi dichiarati dal D.F. e le spese sostenute, dati che hanno rivelato come il 42enne avesse reinvestito i proventi della sua attività illecita, facendoli confluire – perlopiù – in società, attività finanziarie ed immobili, intestandoli fittiziamente a terze persone (familiari e/o prestanome).

 





Confiscati beni per 12 milioni a pluripregiudicato

 

Un ingente patrimonio – del valore stimato di oltre 12 milioni di euro – è stato definitivamente confiscato dalla Corte d’Appello del Tribunale di Roma al pluripregiudicato Fernando Mancini (classe 1961). Il provvedimento – che conferma quello di primo grado emesso a giugno del 2019 – è frutto delle meticolose indagini economico-patrimoniali dei Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, avviate nel 2015, che avevano consentito alla Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del Tribunale capitolino di disporre il sequestro anticipato dei beni riconducibili a Mancini, già condannato per i reati di associazione a delinquere, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, truffa, traffico di stupefacenti e riciclaggio. 

Gli accertamenti delle Fiamme Gialle della Compagnia di Nettuno, coordinate della Procura della Repubblica di Velletri, avevano evidenziato la rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati al Fisco dal proposto e le ricchezze nella sua disponibilità, gran parte delle quali intestate fittiziamente a “prestanome” e familiari. Il patrimonio, accumulato investendo i proventi delle attività illecite e costituito da conti correnti bancari, quote di maggioranza di alcune società, una lussuosa imbarcazione, una rivendita di tabacchi, 90 unità immobiliari (tra cui una stupenda villa di circa 400 metri quadrati con piscina, 41 appartamenti, 35 magazzini, garage, capannoni industriali e terreni) e dal rinomato stabilimento balneare “Belvedere”, situato sul litorale nettunense, passa definitivamente nella disponibilità dello Stato. 

Oltre alla confisca, la Corte d’Appello ha disposto la riduzione da 5 a 3 anni della sorveglianza speciale di polizia, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. L’esecuzione del provvedimento ablativo riveste un rilevante valore sociale perché restituisce alla collettività beni illecitamente acquisiti dalla criminalità.





Gruppo Piaggio, trimestre in utile

 

Il gruppo Piaggio nel primo trimestre del 2020, impattato dall’emergenza Covid-19, ha registrato ricavi consolidati pari a 311,4 milioni di euro, in calo del 10,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e un utile netto di 3,1 milioni rispetto ai 7,8 milioni del primo trimestre 2019. Nei primi tre mesi sono stati venduti nel mondo 117.100 veicoli (140.400 il dato dello stesso periodo 2019). 

“Nonostante la tremenda situazione di emergenza conseguente alla pandemia mondiale, il Gruppo Piaggio ha superato l’esame del primo trimestre e investe sul futuro pensando a una mobilità sostenibile, altamente tecnologica e sempre più al servizio delle persone oltre che al trasporto delle merci”, ha commentato Roberto Colaninno, presidente e Ad del gruppo Piaggio. “L’anno 2020 è sicuramente complicato ed è difficile avere delle certezze, ma ogni decisione viene e verrà ponderata molto attentamente al fine di mantenere ratios patrimoniali adeguati. Io rimango fiducioso, non può che essere così”. 

Nel trimestre il margine lordo industriale ammonta a 88,1 milioni (103,9 mln nel primo trimestre 2019). La gestione, spiega Piaggio, ha consentito di assorbire comunque i costi fissi degli stabilimenti produttivi in Europa, India e Asia, impattati dalle normative sanitarie per la prevenzione dal Covid-19. L’Ebitda è pari a 39,8 milioni (49,5 mln nel primo trimestre 2019), con un Ebitda margin al 12,8% (14,3%). 

La posizione finanziaria netta è pari a -548,6 milioni (-429,7 mln a fine 2019), principalmente per acquisti globali di materie prime e semilavorati per garantire le produzioni durante i lockdown delle diverse aree geografiche, neutralizzando le eventuali chiusure temporanee dei fornitori del gruppo.

 




Bombe del generale Haftar nel centro di Tripoli. Morti

 

Cinque persone sono morte e altre quattro sono rimaste ferite nel bombardamento lanciato la scorsa notte dalle forze del generale Khalifa Haftar sul quartiere Zawiyet Al-Dahmani, nel centro di Tripoli, nei pressi delle residenze degli ambasciatori di Italia e Turchia. E’ quanto ha riferito un portavoce del ministero della Salute libico, Ameen Al-Hashimi, citato dall’emittente Libya Al Ahrar.

Interpellato dall’agenzia di stampa turca Anadolu, Al-Hashimi ha precisato che due delle persone decedute sono guardie di sicurezza del ministero dell’Interno, che erano addette alla protezione della zona “dove si trovano diverse ambasciate straniere”. Tra i feriti ci sono un altro membro delle forze di sicurezza e un volontario della Mezzaluna rossa libica.

Stando a quanto riferito dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), i bombardamenti di questa notte hanno anche impedito lo sbarco di circa 25 migranti: “Stanotte personale Oim che era al porto principale di Tripoli in attesa dello sbarco di circa 25 migranti ha dovuto lasciare il sito finito sotto attacco. I migranti sono rimasti sulla motovedetta della Guardia costiera”.

L’attacco è stato condannato “con la massima fermezza” dall’Italia. In una nota la Farnesina ha dichiarato: “Questi attacchi indiscriminati sono totalmente inaccettabili e denotano disprezzo per le norme del diritto internazionale e per la vita umana”.





Ordine degli Attuari: “Senza ripartenze la pandemia di Covid destinata a cessare a luglio”

Guardando dentro i numeri, in Italia il Coronavirus, nell’ipotesi di continuità degli attuali trend e di assenza di ulteriori ondate, tenderà a scemare entro l’estate, al più con una coda che nella peggiore delle ipotesi non dovrebbe superare la metà di luglio, mentre il numero di ricoveri in terapia intensiva tenderà allo zero già a partire dalla fine di maggio. Quanto all’andamento della mortalità nel Paese, occorrerà attendere i dati Istat relativi a tutto il 2020 per le inevitabili compensazioni: se il decesso di quanti soffrivano già di altre gravi patologie verrà attribuito al Covid-19, risulterà diminuito il numero di morti per tumori, malattie cardiovascolari, ecc. Analogamente quest’anno sarà inferiore, per le restrizioni alla mobilità e a molte attività, il bilancio delle vittime di incidenti stradali e infortuni. Difficile stabilire oggi il saldo finale.A due mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria, gli attuari offrono il risultato della loro lettura statistico-attuariale del fenomeno Covid-19 come contributo costruttivo e supporto il più possibile razionale alla previsione di uno scenario di medio termine. Gli attuari sono i professionisti che valutano il rischio di un incidente o di una catastrofe nel tempo, determinano le tariffe assicurative vita, auto e danni, valutano se un ente previdenziale potrà ancora pagare le pensioni tra 50 anni, in generale valutano l’incertezza, quando quantificabile.

A seguito di proprie analisi e studi portati avanti fino a oggi, l’Ordine degli Attuari ha identificato alcune tendenze che a questo punto ritiene sufficientemente consolidate. Con una premessa: occorre essere consapevoli che la certezza assoluta e l’omogeneità sui dati non sono scontate a priori, in particolare sul numero dei casi e sul numero dei decessi; questa è una raccomandazione generale per tutti coloro che intendano effettuare valutazioni quantitative sul tema. Ecco i primi risultati del lavoro degli attuari, basato sui dati ufficiali (OMS e ISS-Istituto Superiore di Sanità), con l’auspicio che i comportamenti dei singoli e le misure di sicurezza possano evitare un ritorno dell’epidemia a livelli preoccupanti: l’84% dei decessi per il Covid-19 riguarda persone dai 70 anni in su, oltre il 95% dai 60 in su. Maggiore incidenza dei decessi per gli uomini (circa il 65%) rispetto alle donne (circa il 35%).

Dal punto di vista del numero di casi, invece, l’incidenza si ripartisce in misura quasi uguale tra maschi e femmine. Colpisce inoltre più facilmente coloro che sono affetti da altre patologie, soprattutto se anziani.

Gli attuari evidenziano un’incidenza del fenomeno piuttosto limitata nel Centro-Sud: numeri evidenti e sempre più consolidati. E una positiva e costante diminuzione del numero delle persone in terapia intensiva: circa 4.100 un mese fa, circa 1.300 oggi. Se il calo procederà con questo ritmo, che appare abbastanza consolidato, questo dato molto rilevante dovrebbe scemare in un tempo relativamente breve, ragionevolmente entro la fine di maggio.

Il fenomeno Coronavirus è mondiale: circa 180 Paesi. Per fortuna non ha ancora toccato in modo molto intenso alcune zone del mondo quali il Sud America, Africa, parte dell’Asia, e l’Europa dell’Est (anche se Africa e Sud America cominciano ad aumentare il loro ritmo di crescita).

Il numero dei decessi è comunque ancora alto; si è scesi lentamente, fino a qualche giorno fa, a un livello compreso tra 350 e 450 decessi al giorno, con un trend in diminuzione, ora più chiaro e meno altalenante, che viaggia verso i 150/300.

Rimane la tendenza generale ad una diminuzione di alcuni indicatori italiani rispetto agli altri Paesi, soprattutto in Europa. Fino a qualche giorno fa avevamo in Italia il 15% dei casi e il 25% dei decessi registrati nel mondo; 10 giorni fa erano l’8,5% e il 17,5%; oggi siamo al 6,1% e 12,0%. E’ presumibile un’ulteriore discesa nei prossimi giorni, perché in una larghissima parte degli altri Paesi l’epidemia tendenzialmente continua a crescere, essendo nella fase ascendente della curva; in Italia, invece, è cominciata una graduale discesa.

Si osserva, inoltre, una certa velocità nella crescita del fenomeno e, una volta messi in atto gli strumenti di controllo, un ritmo di decrescita più lento di quello della crescita. Gli attuari ritengono che l’Italia, a parte Cina e Corea del Sud, sia il primo Paese ad aver effettivamente iniziato la discesa. Tutti gli altri, scontando ritardi di “intervento” tra i 7 e i 30/40 giorni, vivono un processo ancora ascendente, o in pochi casi, si trovano sul “picco”.

“Pur consapevoli che non basta l’analisi dei numeri a risolvere tutti i problemi legati all’emergenza sanitaria – afferma Giampaolo Crenca, Presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari – intendiamo fornire una lettura attenta del fenomeno, seppur solo dal punto di vista dei numeri, affinché possa essere utile a chi deve prendere decisioni sia in ottica contingente che di prevenzione. Per questo siamo pronti a mettere le nostre competenze al servizio del Paese”.




Aumentano le intossicazioni da disinfettanti contro Covid-19

La tendenza all’aumento di intossicazione da disinfettantiper proteggersi dall’infezione Covid-19 e’ confermata . I rischi maggiori sono legati piu’ che ai prodotti di uso personale (come i gel per le mani), all’utizzo imprudente di disinfettanti e igienizzanti per l’ambiente. "Lo stare a casa ha indotto piu’ persone a ricercare una piu’ efficace igenizzazione delle superfici domestiche (pavimenti, tastiere, scrivanie, telefoni, sanitari) utilizzando contemporaneamente prodotti tra loro incompatibili con il risultato di innescare reazioni chimiche pericolose. Mischiare, ad esempio, candeggina e ammoniaca vuol dire liberare gas che possono creare problemi respiratori anche seri". A dirlo e’ Marcello Ferruzzi, responsabile del Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano, che lo scorso mese aveva gia’ segnalato un + 30% di intossicazioni con prodotti disinfettanti e igienizzanti negli adulti e fino a un +135% nei bambini.

"E’ possibile che con la fase due si verifichi un ulteriore incremento dell’utilizzo di questi prodotti al rientro al domicilio dopo la giornata di lavoro - puntualizza il medico - ed e’ pertanto opportuno raccomandarne un uso prudente e corretto".

I disinfettanti e igienizzanti per l’ambiente, infatti, "sono i prodotti piu’ impegnativi - commenta il tossicologo - perche’ a base di sostanze chimiche piu’ aggressive rispetto a quelle contenuti nei disinfettanti per la persona".

Nel caso di ingestione accidentale di questi prodotti, "non bisogna assolutamente provocare il vomito ne’ somministre latte, altri liquidi o cibo. E’ invece opportuno contattare un Centro antiveleni (il Centro antiveleni di Milano risponde allo 0266101029) per valutare la situazione con il tossicologo - ricorda Ferruzzi- che consigliera’ cosa fare e se necessario o meno recarsi in Pronto Soccorso".

 

Per la prevenzione valgono tre regole di base: "Tenere i prodotti lontano dai bambini, evitare i travasi in bottiglie senza etichette, o con etichette non riconoscibili e non mescolare prodotti diversi. Il trasferimento di un liquido da un contenitore a un altro va etichettato e reso riconoscibile - sottolinea l’esperto - altrimenti ci si espone a rischio di ingerirlo per errore. Inoltre, per igienizzare le superfici di casa o i sanitari, non mischiate mai i prodotti, ma usateli separatamente".

Cosa succede se i bambini ingeriscono il gel disinfettante per le mani? "I disinfettanti per le mani sono generalmente a base di alcol e non sono particolarmente appetibile per i piu’ piccoli. Ben difficilmente le quantita’ ingerite sono tali da dare problemi seri - rassicura il medico - Non e’ pertanto il caso di precipitarsi in Pronto Soccorso o nello studio del pediatra o del medico di famiglia. Anche in questo caso e’, invece, raccomandabile consultate telefonicamente un Centro antiveleni per valutate insieme la situazione, che nella gran parte dei casi potra’ essere risolta a domicilio".

Su altri usi incongrui di liquidi igienizzanti per la persona, Ferruzzi riporta le "disinfezioni di mascherine tessuto non tessuto con prodotti come ammoniaca o candeggina, e poi indossate immediatamente. Metterle umide sul viso espone la pelle a un effetto irritativo da contatto. Evitate le disinfezioni fai da te". In ultimo, "il bimbo puo’ disinfettare le mani come l’adulto, ma non deve mai usare il prodotto da solo. Non lasciate a sua disposizione i prodotti - conclude - perche’ se molto piccolo scopre il mondo portando alla bocca tutto quello che trova".





Seconda Fase dell’emergenza Covid-19, le best practice della Rete Sifo

 

L’emergenza sanitaria, assistenziale e sociale collegata alla pandemia COVID.19 sta proponendo situazioni e statistiche meno drammatiche rispetto alle scorse settimane, anche grazie alle azioni coordinate e congiunte avviate da AIFA, Regioni e Aziende produttrici, interventi a cui anche la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) ha contribuito efficacemente.

All’inizio di questa "Seconda Fase" del periodo pandemico, SIFO prosegue quindi con le attività già avviate tempestivamente nelle settimane scorse, mantenendo alta l’attenzione sulle problematiche che riguardano in modo specifico la quotidianità di farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali. Si tratta delle attività della RETE NAZIONALE SIFO-EMERGENZA COVID.19 (https://www.sifoweb.it/sifo- covid-19-link.html) volte sia a raccogliere segnalazioni di problematiche sul territorio che a esprimere e condividere best practice e istruzioni operative per la gestione di dispositivi, preparati galenici e attività di farmacia clinica.

Le problematiche riguardanti i farmaci sono decisamente ridotte e rispecchiano gli aggiornamenti periodicamente comunicati da AIFA, anche alla luce della considerazione che laddove le strutture territoriali si sono correttamente interconnesse segnalando i propri fabbisogni con il centro, i disagi collegati all’iniziale picco di consumi sono stati tempestivamente ridotti.

Nel concreto oggi la Rete sta continuando a raccogliere segnali di problematiche riguardanti soprattutto i Medical devices: questi segnali raccolti dalla Rete vengono messi a fattor comune perché possono diventare elemento prezioso per tutto il Sistema Sanitario Nazionale, permettendo di attivare azioni tempestive.

Dal lato pratico la Rete si presenta nel formato di un periodico Report territoriale: ecco dunque in questo periodo le Criticità e le Best practice che possono essere messe all’attenzione da parte della Rete SIFO.

1 – CRITICITA’ DISPOSITIVI MEDICI

Le carenze sono ancora segnalate dai farmacisti ospedalieri nell’ambito dei Dispositivi Medici in particolare a proposito di:

- Dispositivi di Protezione Individuale (DPI): mascherine FFP3, calzari, guanti in nitrile, camici monouso
- Caschi per CPAP
- Valvole PEEP

2 - BEST PRACTICE E ISTRUZIONI OPERATIVE

Molto ampio è il capitolo della RETE SIFO per ciò che riguarda la condivisione delle Best practice dell’assistenza farmaceutica in tutte le regioni di Italia. Nelle ultime settimane i dati raccolti da SIFO sono stati standardizzati e sottoposti a quattro passaggi: 1) analisi dei dati comunicati centralmente; 2) proposta di soluzioni pratiche alle criticità espresse; 3) validazione delle soluzioni proposte; 4) trasformazione delle soluzioni in buone pratiche.

Questo percorso realizzato da SIFO ha prodotto in breve tempo tre specifiche Istruzioni Operative:

1 - Istruzione Operativa per l’allestimento di preparati magistrali a base di antiretrovirali da somministrare a pazienti non in grado di deglutire forme solide intere
Problematica segnalata: incapacità di deglutire da parte di pazienti COVID.19 intubati;

L’Istruzione ha riguardato una formulazione galenico magistrale che deve necessariamente avvenire presso il laboratorio di farmacia; il documento è stato curato dall’Area Galenica SIFO e dalla SIFAP (Società Farmacisti Preparatori)


2 - Istruzione Operativa per l’allestimento di preparati magistrali a base di idrossiclorochina
Problematica segnalata:  necessità di formulazioni personalizzate a base di idrossiclorochina  

L’Istruzione (anch’essa firmata da SIFO e SIFAP) ha riguardato l’allestimento di preparati magistrali a base di idrossiclorochina, da somministrare a pazienti adulti e pediatrici. Come ogni galenico, l’allestimento magistrale deve avvenire presso il laboratorio della farmacia.   

3 - Istruzione Operativa verifica della conformità dei dispositivi di protezione individuale (DPI)
Problematica segnalata: scelta e gestione corretta e in sicurezza dei DPI

SIFO ha ribadito alcuni concetti importanti sui DPI (mascherine, tute, camici, calzari e sovrascarpe, guanti e occhiali), focalizzando l’attenzione sui criteri di scelta dei dispositivi idonei alla protezione da agenti biologici, in particolare da SARS-CoV-2, da utilizzare in ambito ospedaliero. Ciò al fine di consentire ai farmacisti di avere una guida rapida nella valutazione e, quindi, nella scelta dei dispositivi per la struttura e al personale sanitario tutto di monitorare i prodotti utilizzati.

4 – Preparazione Disinfettanti ambientali e Gel igienizzante mani
Problematica: approvvigionamento dei disinfettanti necessari

In relazione alla difficoltà temporanea nel reperimento di Disinfettanti, le Farmacie Ospedaliere stanno provvedendo in proprio sin dalle prime settimana della pandemia con la produzione continua di disinfettanti in loco, seguendo le indicazioni e le prescrizioni normative, nonostante la difficoltà di reperimento dell’alcool, ingrediente fondamentale nella preparazione dei disinfettanti ambientali e del gel igienizzante mani. Su questo argomento non è stata fornita una istruzione in quanto la preparazione fa già parte delle conoscenze professionali diffuse.





Fase 2, Psichiatri: un mln italiani teme il ritorno alla normalità

 

 

Il dopo lockdown sta generando un’ondata di ansia e frustrazione da ritorno alla normalità, anche tra chi non è stato infettato e non ha subito lutti o non è stato coinvolto in prima linea, come gli operatori sanitari, che subiranno disturbi post-traumatici da stress. Secondo le stime della Società Italiana di Psichiatria (SIP), sono oltre un milione gli italiani colpiti dalla “sindrome della capanna” che, in individui predisposti, aumenta il rischio di sviluppare psicopatologie e disturbi dell’adattamento: “Stiamo percependo un numero enorme di persone in difficoltà per la paura di affrontare la vita precedente, uscire di nuovo e lasciare la casa che è diventata un rifugio che li ha protetti e tenuti al sicuro dal coronavirus” dichiarano Massimo di Giannantonio ed Enrico Zanalda, presidenti SIP. 

“Dopo due mesi di quarantena una quota consistente di popolazione, che prima non aveva disturbi, vive l’agognata possibilità di un ritorno alla parvenza di normalità con l’ansia di riprendere i ritmi precedenti e la paura di non adattarsi ai nuovi – precisano di Giannantonio e Zanalda -. È in realtà una reazione del tutto normale e comune anche per le persone più equilibrate psichicamente, conseguente all’eccezionalità della situazione, come già avvenuto dopo il crollo delle Torri Gemelle. Ma se il disagio si protrae per più di tre settimane ed è acuito dall’incertezza verso il futuro, dalla preoccupazione per la situazione economica e per la precarietà del lavoro, in un caso su tre aumenta il rischio di sviluppare nel tempo veri e propri disturbi mentali, come la depressione maggiore, gli attacchi di panico e disturbi dell’adattamento”. 

“È importante dunque affrontare le proprie paure e, se necessario, rivolgersi allo specialista se ansia, frustrazione, insonnia e irascibilità non sono temporanee. Si tratta di disturbi noti per i quali esistono trattamenti concreti e di comprovata efficacia che possono migliorare la qualità di vita, la forza di ripresa e la capacità di tornare a scommettere su sé stessi”, concludono gli esperti.





Comunione coi guanti, mascherine e niente coro: ecco le messe ai tempi del Coronavirus

 

Igienizzazione delle chiese e degli oggetti sacri, igienizzanti agli ingressi, divieto di accesso per chi ha febbre superiore ai 37,5 gradi, assicurando il distanziamento all’ingresso e durante la funzione. Ma anche confessione con la mascherina, comunione distribuita con dal sacerdote con i guanti sulle mani (e non bella bocca) del fedele, assenza di coro. Sono alcune delle indicazioni contenute nel protocollo firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, per la riapertura delle messe a partire dal prossimo 18 maggio.

Il protocollo, approvato anche dal comitato tecnico-scientifico, come anticipato oggi da Avvenire, contiene una lunga serie di misure dettagliate. E si conclude con tre “suggerimenti”: “Ove il luogo di culto non è idoneo al rispetto delle indicazioni del presente protocollo, l’ordinario del luogo può valutare la possibilità di celebrazioni all’aperto, assicurandone la dignità e il rispetto della normativa sanitaria”. Inoltre, “si ricorda la dispensa dal precetto festivo per motivi di età e di salute”, e dunque anziani e malati possono (continuare) a non andare a messa la domenica. Infine, “si favoriscano le trasmissioni delle celebrazioni in modalità streaming”, come avvenuto largamente dall’inizio della pandamia da coronavirus, “per la fruizione di chi non può partecipare alla celebrazione eucaristica”.

Tra le molte indicazioni, il protocollo dispone – per le messe, ma anche per battesimi, matrimoni e funerali, di “ridurre al minimo la presenza i concelebranti e ministri, che sono comunque tenuti al rispetto della distanza prevista anche in presbiterio”.

“Può essere prevista la presenza di un organista, ma in questa fase si ometta il coro”.

Il documento prevede che “si continui a omettere lo scambio del segno della pace”.

“I fedeli assicurino il rispetto della distanza sanitaria”.

“La distribuzione della Comunione”, si legge nel protocollo, “avvenga dopo che il celebrante e l’eventuale ministro straordinario avranno curato l’igiene delle loro mani e indossato guanti monouso; gli stessi – indossando la mascherina, avendo massima attenzione a coprirsi naso e bocca e mantenendo un’adeguata distanza di sicurezza – abbiano cura di offrire l’ostia senza venire a contatto con le mani dei fedeli”.

“Le eventuali offerte non siano raccolte durante la celebrazione, ma attraverso appositi contenitori, che possono essere collocati agli ingressi o in altro luogo ritenuto ritenuto idoneo”.

Le cresime sono rinviate.

La confessione deve avvenire “in luoghi ampi e areati”, e sacerdote e fedeli “indossino sempre la mascherina”.




Stati Uniti, in poche settimane persi oltre 33 milioni di posti di lavoro

 

Nelle ultime sette settimane gli americani che hanno richiesto i sussidi alla disoccupazione sono stati 33,3 milioni. I dati ufficiali sul mercato del lavoro saranno diffusi venerdì e, secondo le attese, saranno fra i peggiori di sempre, con gli analisti che stimano la perdita di oltre 21 milioni di posti in aprile e un tasso di disoccupazione al 16,0%. 

Le richieste di sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti la scorsa settimana sono state 3,17 milioni dopo i 3,84 milioni della settimana precedente e i 4,42 milioni di quella ancora prima.
   
Neiman Marcus, la catena di grandi magazzini di lusso americana, fa ricorso al Chapter 11, la bancarotta assistita. Il colosso, già appesantito da debito elevato prima del coronavirus, punta a emergere dalla bancarotta all’inizio dell’autunno 2020. Neiman Marcus diventa così la seconda vittima eccellente nel settore delle vendite al dettaglio americano a causa del coronavirus dopo J Crew.





Folla ai Navigli, il Sindaco Sala lancia l’ultimatum: “O si cambia o richiudo”

 

Se non finiranno gli assembramenti visti a Milano negli ultimi giorni, in particolare lungo le sponde dei Navigli, il sindaco Giuseppe Sala è pronto da domani a chiudere di nuovo alcune aree o vietare alcune attività. Lo ha detto nel suo videomessaggio quotidiano sull’emergenza sanitaria. “Quando c’è da ringraziare i milanesi per il loro comportamento virtuoso sono sempre il primo a farlo, però ci sono dei momenti in cui c’è da incazzarsi, è questo è uno di quei momenti: le immagini di ieri lungo i Navigli sono vergognose. Ora è anche un po’ deprimente dover rispiegare la situazione, ma lo ridico: noi siamo non solo in crisi dal punto di vista sanitario e abbiamo visto quanto la pandemia ha toccato questa città, ma siamo in una profondissima crisi socio-economica. Milano ha bisogno di tornare a lavorare. Questo è il punto”.

“Non è una voglia di riaprire, un vezzo, ma una necessità e io sarò sempre dalla parte di quelle famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese, sto dalla parte di quelli che vanno a lavorare, non a divertirsi, per portare a casa per le loro famiglie quanto necessario e non permetterò che quattro scalmanati senza mascherina uno vicino all’altro mettano in discussione tutto ciò”, ha aggiunto il primo cittadino. Potevamo essere non pienamente consapevoli due o tre mesi fa, e anche io lo sono stato, ma non ora dopo tutto quello che abbiamo visto” ha continuato.

“O le cose cambiano oggi, non domani, non è un penultimatum ma un ultimatum, o io domani come al solito sarò qui a Palazzo Marino e prenderò provvedimenti, chiudo i Navigli o chiudo lo sport. Poi spiegate voi ai baristi perché il sindaco non permette di vendere, questa è la realtà. Poi io mi prendo le mie responsabilità, stasera ci metto più vigili, ma non si tratta di giocare a guardie e ladri, non ce lo possiamo permettere in una città con 1,4 milioni di abitanti e 1.700 chilometri di strade per cui usiamo la testa tutti anche perché senza la testa c’è l’1% dei milanesi e io non permetterò che quell’1% metta in difficoltà il 99%. Vediamo domani mattina quale sarà la situazione” ha aggiunto Sala.





Di Maio: “L’Italia ha ricevuto aiuto prima dai paesi extra-Ue”

 

L’Italia ha “ricevuto aiuti per i dispositivi di protezione individuale prima dai paesi extra Ue che dai paesi Ue”. L’ha ricordato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in un indirizzo di saluto all’incontro “The State of the Union” dell’European University Institute.

“La sfida del COVID-19 ci ha messo di fronte alla fragilità delle nostre conquiste e al loro caratteree fondamentale per la nostra vita e per la nostra economia”, ha detto il ministro.

“Alcuni paesi vicini all’inizio della pandemia hanno cominciato a chiudere le loro frontiere con l’Italia, si sono registrate richieste di certificazioni COVID-free sui prodotti italiani e l’Italia ha ricevuto aiuti in termini di dispositivi di protezione individuale prima dai paesi extra Ue e poi dai paesi Ue”, ha lamentato Di Maio.

“Di fronte a questa situazione ci siamo resi conto di quanto sarebbe limitata la nostra vita se improvvisamente non esistessero più le quattro libertà fondamentali di cui godiamo: libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali. E istituzioni forti e credibili che ne garantiscano il rispetto”, ha proseguito il ministro. “Quello che l’Italia ha chiesto è una dimostrazione reale di solidarietà da parte europea”.





Giornata Mondiale di Croce e Mezzaluna Rossa. Il messaggio di Mattarella

 

"L’Italia sta affrontando con energia e responsabilità l’attuale, difficile prova. Il virus ha spezzato tante vite e impresso nella nostra memoria immagini che non dimenticheremo. Ma la coesione di cui siamo stati capaci, la capacità dei medici e degli operatori sanitari ci ha consentito di superare i passaggi più critici e di progettare ora una ripartenza. L’insegnamento del volontariato è una fonte irrinunciabile di umanità che ci aiuterà ad aprire una nuova stagione di sviluppo civile, economico, sociale". Così il presidente Mattarella in un messaggio alla Croce Rossa. Ecco il testo integrale della lettera inviata dal Capo dello Stato alla Croce Rossa Italiana: “La Giornata mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa ricorre quest’anno mentre l’umanità intera si trova a contrastare una pandemia insidiosa, che miete vittime in ogni continente, che mette a durissima prova i servizi sanitari, che lascia una scia di affanni e sofferenze non soltanto tra i malati ma in ogni settore della società. Proprio queste circostanze mostrano ancor di più il valore di un movimento internazionale, che grazie alla professionalità degli operatori e al generoso impegno dei suoi volontari reca alla comunità civile un contributo prezioso fatto di assistenza nella malattia, di aiuto concreto di fronte ai bisogni, di sostegno quando la paura e l’insicurezza rischiano di lasciare un segno profondo nella vita delle persone.

La Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa hanno acquisito importanti benemerenze in cruciali vicende storiche e in numerosi, talvolta poco conosciuti, contesti di crisi. Il coraggio di portare aiuto è divenuto potente azione di pace. Sentiamo un forte senso di gratitudine per la Croce Rossa Italiana. Per ciò che ha fatto negli anni e per ciò che continua a fare. Per i valori e la cultura che testimonia: la gratuità del dono di sé, del proprio tempo, delle proprie competenze è un motore di solidarietà che arricchisce la vita dell’intera comunità.

L’Italia sta affrontando con energia e responsabilità l’attuale, difficile prova. Il virus ha spezzato tante vite e impresso nella nostra memoria immagini che non dimenticheremo. Ma la coesione di cui siamo stati capaci, la capacità dei medici e degli operatori sanitari, la dedizione di chi ha svolto servizi essenziali ci ha consentito di superare i passaggi più critici e di progettare ora una ripartenza. L’insegnamento che continua a offrirci il volontariato è una fonte irrinunciabile di umanità che ci aiuterà ad aprire una nuova stagione di sviluppo civile, economico, sociale”.





Inail: “Oltre 37 mila contagi sul lavoro da Covid-19”

 

Oltre 37mila i contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail. Il nuovo report pubblicato dall’Istituto registra alla data del 4 maggio quasi novemila infezioni in più rispetto alla prima rilevazione del 21 aprile. I casi mortali sono 129 (+31 rispetto alla rilevazione precedente), con una netta prevalenza degli uomini (82,2% del totale) rispetto alle donne (17,8%), al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce.

I contagi sul lavoro da nuovo Coronavirus denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e il 4 maggio sono 37.352, quasi novemila in più rispetto ai 28.381 registrati dalla prima rilevazione del 21 aprile. I casi mortali segnalati all’Istituto nello stesso periodo sono 129, 31 in più rispetto al monitoraggio precedente. Al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce, in cui la quota femminile con il 71,5% dei casi prevale rispetto a quella maschile (28,5%), l’82,2% dei decessi hanno interessato i lavoratori e il 17,8% le lavoratrici.

Il nuovo report dell’Inail conferma la maggiore esposizione al rischio del personale sanitario e socio-assistenziale. Il 73,2% delle denunce e quasi il 40% dei casi mortali, infatti, riguardano il settore della Sanità e assistenza sociale.

La categoria professionale dei “tecnici della salute”, che comprende infermieri e fisioterapisti, con il 43,7% dei casi segnalati all’Istituto (e il 18,6% dei decessi) è quella più colpita dai contagi, seguita dagli operatori socio-sanitari (20,8%), dai medici (12,3%), dagli operatori socio-assistenziali (7,1%) e dal personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (4,6%).

L’analisi territoriale evidenzia che quasi otto denunce su 10 di infezione sul lavoro sono concentrate nel Nord-Ovest (53,9% del totale) e nel Nord-Est (25,2%), con gli altri casi distribuiti tra il Centro (12,5%), il Sud (6,0%) e le Isole (2,4%). Tra le regioni il primato negativo spetta alla Lombardia, con oltre una denuncia su tre (34,2%) e quasi il 43% dei casi mortali, seguita da Piemonte (14,9%), Emilia Romagna (10,0%), Veneto (8,9%), Toscana (5,8%) e Liguria (4,2%).

L’età media dei contagiati è di 47 anni per entrambi i sessi, ma sale a 59 anni (58 per le donne e 59 per gli uomini) se si concentra l’attenzione sui soli casi mortali. A ulteriore conferma della maggiore vulnerabilità al virus delle fasce di età più elevate della popolazione, il 43,1% delle denunce e oltre due decessi su tre riguardano i lavoratori di età compresa tra i 50 e i 64 anni. Più del 20% dei casi mortali, inoltre, ricade nella fascia di età oltre i 64 anni.





55 tonnellate di sigarette sequestrate a Trieste dalla Guardia di Finanza

 

L’attività della Guardia di Finanza a presidio degli interessi erariali nell’area portuale del capoluogo giuliano, non si interrompe nonostante la recente situazione emergenziale.

Infatti, nell’ambito dei servizi d’istituto di polizia doganale, i militari del II Gruppo, in costante collaborazione con i funzionari dell’Ufficio di Trieste dell’Agenzia della Dogane, nel corso del primo quadrimestre del corrente anno, hanno proceduto al sequestro di circa 55 tonnellate di sigarette marca “Sipan 2015 - 84mm”.

Il sequestro rappresenta la conclusione di un’attività di servizio iniziata nei mesi precedenti monitorando un convoglio di tre autoarticolati giunti nel Porto di Trieste a bordo di una motonave proveniente dalla Turchia. In seguito ad approfondite e mirate indagini, dirette dal Sostituto Procuratore dottor Antonio Miggiani della locale Direzione Distrettuale Antimafia, è stato ricostruito dai finanzieri operanti nello scalo mercantile un ingegnoso meccanismo di frode.

Il sistema truffaldino era basato sull’impiego cartolare di società nazionali ed estere, ignare o fittizie destinatarie delle sigarette poi sequestrate, il tutto finalizzato a far uscire in modo simulato dagli spazi doganali l’ingente quantitativo di tabacchi per poi reintrodurli nell’Unione Europea senza il pagamento dei dazi doganali; sistema sventato grazie al puntuale, tempestivo intervento delle Fiamme Gialle.

Una volta ottenuta la disponibilità della merce, l’organizzazione criminale avrebbe successivamente dirottato le sigarette sui circuiti del mercato illegale, nel cui ambito l’importante quantitativo di “bionde” avrebbe consentito un illecito profitto per una cifra pari a quasi 10 milioni di Euro, con una ipotizzata evasione di diritti, qualora immesse sul territorio nazionale, per ulteriori 7 milioni di Euro circa.

Le sigarette sequestrate sono inserite, peraltro, nell’elenco delle cosiddette cheap white, nocive per la salute dei consumatori e per questo non ammesse alla vendita all’interno dell’Unione Europea, anche se sul mercato illecito riscuotono un forte successo per il prezzo decisamente più basso, grazie alla scarsa qualità delle materie prime e del confezionamento.

Il provvedimento di sequestro – emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari a seguito di apposita richiesta del Pubblico Ministero su input delle Fiamme Gialle del II Gruppo – è finalizzato alla confisca del tabacco che, una volta intervenuta, consentirà di procedere alla distruzione del medesimo.

L’importante risultato, ottenuto anche grazie allo strumento della cooperazione internazionale (attivata con l’ausilio degli Organi Centrali della Guardia di Finanza), arriva in un momento particolarmente delicato per tutto il Paese e testimonia, ancora una volta, il tenace impegno profuso dai militari del Corpo nel contrasto all’economia illegale, in particolar modo rivolto alla repressione del commercio illecito di generi di monopolio.

Questo commercio, oltre a sottrarre preziose risorse all’Erario, nazionale e comunitario, e ad essere dannoso per la salute, rappresenta una delle principali forme di finanziamento delle organizzazioni criminali a carattere transnazionale





Sequestro di opere d’arte della Guardia di Finanza in una dimora a Brescia

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Brescia, a seguito di accurate indagini svolte sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, stanno dando esecuzione a una “misura di prevenzione patrimoniale”, ossia a un sequestro emesso dal Tribunale di Brescia nei confronti di un imprenditore bresciano, con numerosi precedenti fiscali, che è riuscito a spendere e investire negli anni un “tesoretto” di svariati milioni di euro, a fronte di redditi medi dichiarati al fisco di soli 20.000 euro.

A differenza del tradizionale sequestro penale, le misure di prevenzione, infatti, consentono il sequestro di quella ricchezza “ingiustificata”, che emerge quando il tenore di vita e il patrimonio posseduto da un soggetto pluripregiudicato (e dai suoi familiari o persone ad egli riconducibili) risultano sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati.

La Guardia di Finanza, già in passato, aveva denunciato il soggetto più volte e per svariati reati economico-finanziari, quali associazione per delinquere, frodi fiscali, riciclaggio, omessa dichiarazione, occultamento e distruzione di documenti contabili, indebite compensazioni.

L’imprenditore era stato arrestato recentemente (2018 e 2019) e aveva già subito sequestri preventivi per oltre 4,5 milioni di euro.

Il provvedimento, emesso d’urgenza dal Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica, è finalizzato a evitare che il patrimonio accumulato illecitamente possa essere venduto o, comunque, non più rintracciabile.

Tra i beni rientranti nel “bottino” accumulato dall’evasore fiscale vi è l’immobile nella disponibilità dello stesso. Trattasi di una casa di prestigio, sita in Brescia, dal valore stimabile in circa 4 milioni di euro, che accorpa dieci unità catastali di pregio storico in un’unica residenza organica a seguito di un’imponente ristrutturazione. Oltre 1.200 metri quadri di abitazione, oltre 100 metri quadri di garage, oltre 1.000 metri quadri di giardino, oltre 1.200 metri quadri di aree scoperte, piscina, circa 50 vani distinti, tra cui area benessere con vasca idromassaggio, sauna e bagno turco, sala cinema e palestra.

Presso tale abitazione sono presenti anche opere d’arte, beni di arredo e orologi di lusso per un valore stimato di circa 2 milioni di euro.

Tale ricchezza costituisce il frutto dell’incessante attività di evasione fiscale di un imprenditore bresciano che dichiarava al Fisco solo un reddito medio annuo di 22.400 euro, derivante in parte da lavoro autonomo della propria ditta individuale quale mediatore creditizio e in parte da lavoro dipendente percepito da società italiane operanti in svariati settori economici.

A fronte di così basse entrate per le casse dello Stato, la Procura della Repubblica e la Guardia di Finanza hanno ricostruito spese per svariati milioni di euro, dimostrando dunque, che tali impieghi non potevano trovare giustificazione nelle fonti di guadagno lecite.

Tra le spese dell’imprenditore anche 1,2 milioni di euro per l’acquisto di 40 orologi delle più prestigiose marche di lusso: tra questi un orologio in oro bianco con fondo in madreperla grigio del valore di 50.000 euro, un altro in titanio dal valore di 85.000 euro nonché un orologio fatto a mano con disegno esclusivo pagato dall’imprenditore 120.000 euro.

Non solo gli orologi: tra le spese ricostruite anche una polizza assicurativa delle Isole Bermuda di circa 1 milione di euro liquidata su un conto ungherese e conti correnti inglesi con saldo di circa 2 milioni di euro e, ancora, oltre 3 milioni di euro detenuti in Svizzera e 6 milioni di euro in San Marino.

Il sequestro disposto dovrà ora essere oggetto di convalida in sede di udienza dinnanzi al Tribunale. In quella sede, dunque, saranno valutate dai Giudici le eventuali giustificazioni circa la provenienza del denaro utilizzato dall’imprenditore per sostenere un così alto tenore di vita, che non appare trovare alcuna giustificazione nei redditi dichiarati al Fisco.





Coronavirus, sequestrate dalle Fiamme Gialle 146 offerte di autodiagnosi e farmaci

 

Prosegue l’impegno della Guardia di Finanza nell’attività di monitoraggio del Web volta al contrasto e alla repressione delle fenomenologie di commercio illecite in relazione all’attuale emergenza dovuta alla diffusione del Coronavirus in Italia.

In particolare l’operazione “Amuchina”, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano e condotta dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, unità delle Fiamme Gialle specializzata nelle investigazioni tecnologiche, ha consentito, già sin dalla fine dello scorso febbraio, di sequestrare n. 63 offerte di vendita presenti sui portali di e-commerce Amazon e E-bay, di prodotti connessi alla prevenzione dell’epidemia, mascherine e gel disinfettanti, presenti a prezzi esorbitanti rispetto ai costi di produzione e di distribuzione nonché a quelli praticati in situazioni non emergenziali.

Le indagini condotte negli scorsi mesi di marzo e aprile, prima dell’entrata in vigore dell’ordinanza n. 11/2020 del Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19 che stabilisce il prezzo massimo per le mascherine di tipo chirurgico, hanno determinato il deferimento all’Autorità Giudiziaria di 37 soggetti italiani, vendors e grossisti, cui è stata contestata la violazione dell’art. 501 bis del Codice Penale che punisce manovre speculative su prodotti di prima necessità, con sanzioni da sei mesi a tre anni di reclusione e con la multa da € 516,00 a € 25.822,00. Tale attività investigativa online ha consentito inoltre, in quella fase, di eseguire perquisizione e sequestro disposti dall’A.G. nei confronti di 13 società, all’esito delle quali sono stati sequestrati n. 569 mascherine e gel igienizzanti a fronte della commercializzazione di nr. 40.679 unità complessive degli stessi prodotti, come ricostruito in base alla documentazione contabile sequestrata.

Più recentemente, il protrarsi dello stato di emergenza e la diffusione della pandemia in Italia ha imposto uno screening capillare delle condotte illecite online culminato con il sequestro, disposto dal G.I.P. su richiesta della Procura della Repubblica di Milano, di ulteriori 146 offerte di vendita, presenti sui principali portali di e-commerce Amazon, E-bay, Wish e Alibaba ma anche singoli siti di vendita dedicati.

In questa seconda fase dell’operazione gli investigatori cibernetici della Guardia di Finanza hanno ampliato il range di prodotti sottoposti a monitoraggio sottoponendo ad attento screening anche le offerte di vendita riguardanti kit diagnostici “fai-da-te” del Coronavirus.

Si tratta di pacchetti contenti dispositivi per prelevare il sangue e verificare, tramite reagenti, la presenza di anticorpi specifici che si sviluppano a seguito della malattia. Si tenga presente che, prendendo a riferimento le linee guida del Ministero della Salute, non esistono al momento kit commerciali per confermare “in casa” la diagnosi di infezione da nuovo coronavirus, che deve essere eseguita nei laboratori di riferimento Regionale secondo i protocolli indicati dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

La presenza online di tali prodotti costituisce un serio pericolo per la salute pubblica in quanto può infondere nel cittadino, ragionevolmente preoccupato per il particolare stato di emergenza, l’illusione e la tentazione di individuare e curare da sé la malattia.

Proseguendo secondo tale direzione, l’azione investigativa è stata finalizzata all’individuazione e al sequestro di offerte di vendita di farmaci “per la cura del Coronavirus”, falsamente e pericolosamente proposti per terapie “fai da te” in funzione anti contagio.

Tra i più noti all’attenzione pubblica si possono citare i farmaci Avigan, Favipiravir, Tocilizumab, Remdesivir, tutti farmaci utilizzati nell’ambito di protocolli di cura in strutture ospedaliere o in fase di sperimentazione, la cui assunzione va eseguita sotto stretto controllo medico e non commerciabili all’utenza privata e online.

I responsabili delle offerte relative a farmaci e kit diagnostici, tutti soggetti esteri operanti sulle principali piattaforme di e-commerce, hanno posto in essere condotte illecite in violazione dell’artt. 515 (frode in commercio) del codice penale stante la non comprovata efficacia di diagnosi della malattia e di cura della stessa. Inoltre è stata contestata la vendita a distanza di prodotti soggetti a prescrizione medica di cui all’art. 147 del D.Lgs. 219/2016.

In esito alla reiterata costante azione condotta dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche con l’A.G. di Milano, le piattaforme di e-commerce Amazon e Alibaba si sono rese collaborative implementando algoritmi di auto-controllo che provvedono alla cancellazione automatica delle offerte in presenza di indicazioni fuorvianti nei contenuti delle stesse.





Ue, trovato l’accordo definitivo sul Mes con la ‘sorveglianza semplificata’

L’Eurogruppo ha trovato un accordo definitivo sul Mes. E’ quanto si apprende da fonti Ue. Già nel primo pomeriggio di venerdì la notizia di un accordo vicino su un’interpretazione estremamente ampia delle spese sanitarie che possono essere finanziate, una maturità dei prestiti a 10 anni e un tasso d’interesse bassissimo, poco sopra lo 0,1% annuo. La linea di credito potrà essere usata per le spese sanitarie fino al 2% del Pil e i ministri sono d’accordo nel definire queste spese nel loro complesso, non solo per respiratori o terapie intensive.  Poi la notizia che circolava, come detto, già dal pomeriggio è stata ufficializzata: "Tutti gli Stati della zona euro sono idonei a chiedere" il Mes, "potranno prendere il 2% del loro Pil, scadenze e interessi saranno molto favorevoli, e la sorveglianza sarà semplificata": lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. "L’obiettivo principale di oggi è trovare un accordo", in modo che "possa essere formalmente adottato la prossima settimana dal board dei governatori del Mes".

La nuova di linea di credito del Mes, dopo l’accordo di oggi, all’Eurogruppo, "sarà pienamente operativa a partire da metà maggio": lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno. "Tutti potranno prendere prestiti fino al 2% del Pil, a condizioni molto favorevoli e con lunghe scadenze. Questo coprirà i costi sanitari diretti e indiretti, che sono lievitati", ha aggiunto.

 





Bollettino Covid-19, oltre 1300 nuovi casi e 243 decessi nella ultime 24 ore

 

Il totale delle persone che hanno contratto il coronavirus in Italia è 217.185, con un incremento rispetto a giovedì di 1.327 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi è di 87.961. Nelle ultime 24 ore ci sono stati 243 decessi per un totale che arriva a 30.201.  Ecco, comunque, il Bollettino Ufficiale: “Continua l’impegno del Dipartimento nelle attività di coordinamento di tutte le componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile. In particolare, nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul nostro territorio, a oggi, 8 maggio, il totale delle persone che hanno contratto il virus è 217.185, con un incremento rispetto a ieri di 1.327 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi è di 87.961, con una decrescita di 1.663 assistiti rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi 1.168 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 143 pazienti rispetto a ieri. 14.636 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 538 pazienti rispetto a ieri. 72.157 persone, pari al 82% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Rispetto a ieri i deceduti sono 243 e portano il totale a 30.201. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 99.023, con un incremento di 2.747 persone rispetto a ieri. Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 31.983 in Lombardia, 14.107 in Piemonte, 7.730 in Emilia-Romagna, 6.187 in Veneto, 4.592 in Toscana, 3.176 in Liguria, 4.328 nel Lazio, 3.238 nelle Marche, 2.012 in Campania, 872 nella Provincia autonoma di Trento, 2.733 in Puglia, 2.127 in Sicilia, 911 in Friuli Venezia Giulia, 1.713 in Abruzzo, 502 nella Provincia autonoma di Bolzano, 119 in Umbria, 553 in Sardegna, 123 in Valle d’Aosta, 619 in Calabria, 152 in Basilicata* e 184 in Molise. *La Regione Basilicata informa che, a seguito di ulteriori verifiche, ha ridotto di una unità il numero dei casi totali”.