21 arresti della Polizia di Stato in tutto l’hinterland romano e nella Capitale

 

A Tor Bella Monaca è stato arrestato dagli agenti del commissariato Casilino un senegalese di 41 anni – F.T. le sue iniziali- mentre spacciava cocaina in strada. Sequestrate 15 dosi per un peso di circa 5 grammi. Nella stessa zona, i poliziotti del Reparto Volanti hanno arrestato una ragazza di 36 anni, le cui iniziali sono F.V. che, su via dell’archeologia, vendeva cocaina; recuperata circa 12 grammi di sostanza e 180 euro.

Era ai domiciliari P.A., romano di 54 anni, ed è stato sorpreso dagli agenti del commissariato Romanina mentre vendeva cocaina ad un tossicodipendente, il Giudice ha così revocato il beneficio e collocato l’uomo in carcere.

Arrestato dagli agenti del Reparto Volanti A.E. albanese di 25 anni sorpreso in via Casal del Marmo con 4 dosi di cocaina, mentre in Piazza Vittorio sono stati eseguiti 2 arresti distinti eseguiti dalla Squadra di PG del commissariato Viminale: M.A., 33enne originario dell’Afghanistan, già gravato dalla misura cautelare del divieto di dimora nel comune di Roma, è stato fermato mentre vendeva alcuni flaconi di metadone mentre J.M., 24 anni nativo del Gambia, è stato colto in flagrante mentre vendeva una dose di eroina.

All’Esquilino gli agenti del commissariato Borgo hanno arrestato S.M. cittadina cinese 32enne e G.M. romano di 22anni di origini straniere. Gli agenti, durante l’attività di controllo del territorio hanno notato G.M. – già noto alle forze dell’ordine- in via del Falco, in un atteggiamento sospetto e hanno deciso di pedinarlo fino ad arrivare in Piazza Vittorio Emanuele. Qui il giovane ha incontrato S.M. e dopo un breve interloquire hanno dato vita ad uno scambio: una busta che la donna ha consegnato nelle mani del giovane. Solo a quel punto sono balzati fuori i poliziotti che hanno potuto constatare che la busta in questione conteneva 5,60 grammi di shaboo. Dalle ulteriori perquisizioni personali e domiciliari gli investigatori hanno sequestrato altra droga per un peso complessivo di 20,5 grammi di shaboo.

In zona San Basilio, dopo essere venuti a conoscenza di una fiorente attività di spaccio messa su da una donna in via della Muccia, gli investigatori del commissariato di zona hanno deciso, con un escamotage, di introdursi nell’abitazione di R.S.A., cubana di 40 anni. I poliziotti hanno potuto così appurare la veridicità delle informazioni in loro possesso, in quanto sono stati rinvenuti 80 involucri di cocaina per un peso complessivo di 94,2 grammi; 2 frammenti di hashish dal peso di 1,76 grammi; 2 bilancini di precisione.

Gli agenti del Reparto Volanti in zona San Paolo hanno arrestato, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, V.L.J.F. peruviano 22enne. I poliziotti si sono insospettiti della presenza del giovane nel luogo in cui un minorenne, cittadino italiano, era stato trovato in possesso di droga e per questo deferito. Da lì è scattata la perquisizione domiciliare nei confronti del giovane peruviano che ha portato al sequestro di 300 grammi di hashish e di 3270 euro in contanti.

Gli agenti del commissariato Esquilino unitamente a quelli del commissariato Viminale hanno arrestato I.D. ivoriano di 25 anni per droga. Durante il regolare servizio di controllo del territorio i poliziotti hanno notato il ragazzo aggirarsi con fare sospetto; intuizione giusta da parte degli investigatori visto che quest’ultimo celava all’interno della manica destra del giubbotto 10 involucri di cocaina dal peso complessivo di 2,78 grammi più 55 euro in contanti.

Dopo una laboriosa indagine di Polizia Giudiziaria invece, gli agenti del commissariato Viminale, unitamente all’unità cinofila hanno arrestato, in via Palestro, I.D. Il 24enne ivoriano è stato trovato in possesso di droga di vario genere destinata allo spaccio locale.

Gli agenti del commissariato Esposizione hanno fermato ed arrestato, a bordo di un auto, M.V. romano di 24 anni con diversi precedenti di Polizia. A nulla è valso il tentativo da parte del giovane di nascondere la droga che aveva con sè, infatti gli agenti hanno trovato e sequestrato 0.5 grammi di marijuana e 0.5 grammi di cocaina. Altra droga è stata trovata presso l’abitazione del pusher dove i poliziotti hanno sequestrato 15.2 grammi di marijuana, 26.8 grammi di hashish e 150 euro.

A San Basilio, gli agenti del Reparto Volanti hanno arrestato per droga, dopo un breve inseguimento in auto, B.E. romano37 enne e C.A. romano 34enne. E’ pomeriggio inoltrato quando i poliziotti incrociano su via Tiburtina altezza via Casal Bianco un’Alfa Romeo con due persone a bordo che, alla loro vista, fuggono via a folle velocità zigzagando in mezzo al traffico. Ne nasce un breve inseguimento terminato all’altezza di via Elena Brandizzi Gianni dove i due sono stati bloccati. La polizia ha successivamente sequestrato 50 grammi di marijuana e 615 euro in contanti.

Personale della squadra investigativa del commissariato Celio ha arrestato un cittadino della Tanzania per spaccio di droga. Gli operanti, già sulle sue tracce, dopo aver individuato l’uomo che spesso utilizzava anche il travestimento da prete nell’intento di attirare meno l’attenzione, hanno deciso di pedinarlo per un po’. Il sospettato dopo aver percorso varie strade ha raggiunto Piazzale Flaminio. Qui si è incontrato con un acquirente e dopo aver assistito allo scambio droga-soldi i due sono stati bloccati. Le immediate perquisizioni hanno portato al sequestro di 8.1 grammi di eroina e 50 euro in contanti. Le successive perquisizioni domiciliari hanno portato al  sequestro di 840 euro in contanti, una confezione di mannitolo e varie buste per il confezionamento. S.M.A. di 55 anni dovrà  rispondere per il reato di spaccio di sostanza stupefacente e resistenza, lesioni e minacce a pubblico ufficiale.

Altre 6 persone, sempre per violazione della legge in materia di stupefacenti, sono state segnalate all’Autorità Giudiziaria: 3 ragazzi a Civitavecchia, un ragazzo al Prenestino, 1 a San Paolo ed un altro a Celio.

Sono stati gli investigatori del commissariato Esquilino ad arrestare, in zona Fidene, un domenicano ed un venezuelano, rispettivamente di 24 e 56 anni, sorpresi a spacciare e trovati in possesso di 20 dosi di cocaina, per un peso complessivo pari a circa 12 grammi.

P.M.H.B. e M.L. dovranno rispondere di detenzione di sostanze stupefacenti, ai fini di spaccio, in concorso.





Il quotidiano Metro cambia proprietà, l’editore-stampatore Farina ha lasciato

Il quotidiano Metro cambia proprietà, ha lasciato l’editore-stampatore Farina

 

L’editore di Metro, Mario Farina, ha comunicato al Cdr la cessione al 100% del free paper, operazione che sarà completata lunedì quando il giornale passerà al nuovo editore, la società AlterAdvert di Roma, e Farina (contattato da Prima Comunicazione, ha il cellulare spento) si dimetterà da amministratore unico.
“Abbiamo cercato di capire in che mani stiamo per finire, scoprendo che si tratta di una piccola società controllata all’80% da un unico socio e che come attività prevalente indica concessionaria di pubblicità”, spiega Sergio Rizza del Cdr, caposervizio e a Metro dalla nascita del quotidiano, primo free paper in Italia, nel 2000. “Abbiamo chiesto informazioni all’editore, ci ha risposto: dovete essere positivi, non avere pregiudizi. Invece noi siamo molto preoccupati per l’estrema indeterminatezza sul futuro di una testata storica. Un giornale che amiamo, lo dico senza retorica, dove abbiamo sempre lavorato in libertà e che ha scritto una pagina importante nella storia dell’informazione italiana”.

Di seguito il comunicato dell’assemblea dei giornalisti.

“Care lettrici e cari lettori,  nell’estate del 2000, esattamente vent’anni fa, iniziò l’avventura di Metro, il primo quotidiano gratuito in Italia: un’impresa pionieristica, all’insegna del giornalismo di qualità offerto con una formula interamente nuova, rivoluzionaria. Ora però, questa piccola grande creazione giornalistico-editoriale è chiamata ad affrontare un passo oscuro e doloroso, avvolto nella più drammatica incertezza”.  Inizia così la nota dell’assemblea dei giornalisti di Metro. L’editore Mario Farina, spiegano i giornalisti, “ha sospeso le  pubblicazioni del giornale durante il periodo dell’epidemia Covid-19 e ritenuto che i giornalisti non dovessero lavorare nemmeno sul sito, per ‘mancanza di ricavi’, privando così la pubblica opinione, nel  mezzo di un’emergenza pandemica senza precedenti, della voce di una testata ormai storica e affermata a livello nazionale, malgrado il
governo abbia più volte riconosciuto l’importanza dell’informazione tanto più in questo frangente. A nulla sono valse le richieste di lavorare in smart working così come previsto da diversi decreti ministeriali”. “Dopo una lunga ed estenuante trattativa, la redazione, che da anni è già gravata dal ricorso agli ammortizzatori sociali, è stata invece messa in cassa integrazione. A poche ore dalla conclusione della trattativa, è arrivata la comunicazione di aver ceduto ‘l’intera partecipazione sociale’ ad un altro proprietario di cui nulla si sa se non che non ha nulla a che fare con il mondo editoriale dei quotidiani”. Di questa nuova proprietà, secondo i giornalisti di Metro, “non è nota l’esperienza, non le intenzioni e i progetti; nemmeno, e soprattutto, se abbia la stabilità e la forza necessarie a garantire la prosecuzione di una storia importante quale è quella di Metro. Torna inevitabilmente alla mente il precedente di DNews, un altro quotidiano gratuito sempre di proprietà dell’editore Mario Farina, che lo cedette ad un soggetto che si rivelò inadeguato destinandolo ad una veloce chiusura”. “Mario Farina diventò editore di Metro nel 2009: da allora, nonostante tagli sempre più pesanti all’organico e alle risorse, i giornalisti della redazione si sono sempre sforzati di garantire un prodotto originale e di valore. Ora, pur gravemente preoccupati del futuro, continuano a non arrendersi. E a esplorare soluzioni che possano dare le garanzie che questo giornale si merita” conclude la nota con l’hashtag #Metronondevemorire





Allerta meteo per la Capitale per piogge e forti temporali

 

 

“Il Centro Funzionale Regionale rende noto che il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso oggi il documento “Previsione Sinottica e QPF” che riporta una previsione di precipitazioni sparse, anche a carattere di rovescio o breve temporale, con quantitativi cumulati da deboli a moderati. Il Centro Funzionale Regionale ha effettuato la valutazione dei Livelli di Allerta/Criticità e pertanto inoltrato un bollettino con allerta gialla per criticità idrogeologica e criticità idrogeologica per temporali con validità dal primo pomeriggio di lunedì 18 maggio e per le successive 10-12ore su Bacini Costieri Nord, Bacino Medio Tevere e Bacini di Roma. La Sala Operativa Permanente della Regione Lazio ha diramato l’allertamento del Sistema di Protezione Civile Regionale e invitato tutte le strutture ad adottare tutti gli adempimenti di competenza. Si ricorda, infine, che per ogni emergenza la popolazione potrà fare riferimento alle strutture comunali di Protezione civile alle quali la Sala Operativa Regionale garantirà costante supporto”.





Un fine settimana di superlavoro per i Falchi della Squadra Mobile romana

 

 

Nel corso di mirati servizi predisposti per la prevenzione ed il contrasto dei reati in genere, personale dei “Falchi” della Sesta Sezione “Contrasto al Crimine diffuso” della Squadra Mobile della Questura di Roma, nel corso della settimana, ha effettuato un significativo sequestro di sostanze stupefacenti procedendo, in diverse operazioni di polizia, ad arrestare quattro soggetti italiani e a denunciarne cinque all’Autorità Giudiziaria. In particolare, in zona San Giovanni erano giunte alcune segnalazioni di spaccio di droga nei pressi di una ditta di autonoleggio. I poliziotti, dopo aver effettuato un servizio di osservazione ed aver riscontrato che diverse persone si recavano presso il negozio senza effettuare alcuna transazione, hanno effettuato una perquisizione all’interno dei locali, scoprendo che l’autonoleggio fungeva da base per la vendita di sostanze stupefacenti. Occultato all’interno di un battiscopa, infatti, è stato scoperto un meccanismo che, tramite un cassetto calamitato estraibile, consentiva di occultare numerose dosi di cocaina. I due titolari dell’azienda, pertanto, sono stati sottoposti a perquisizione presso le proprie abitazioni, consentendo ai poliziotti di rinvenire, in un locale posto nel sottoscala di uno dei due, un mobile, munito di meccanismo doppiofondo, che celava altro stupefacente. All’esito dell’attività è stato tratto in arresto Z.G. del 2000, incensurato, con il sequestro di 200 gr. di cocaina e denunciato all’Autorità Giudiziaria M.M., classe ’85. Particolare il modo attraverso il quale veniva confezionato lo stupefacente: lo stesso, infatti, veniva diviso in dosi conservate all’interno di palloncini ad acqua di diversi colori, confezioni rinvenute sia all’interno dell’autonoleggio che presso l’abitazione di Z.G. Durante un controllo di iniziativa avvenuto in strada sulla via Nomentana, un ragazzo italiano, D.C.L., classe ’85, è stato sorpreso con alcune dosi di sostanza stupefacente occultate nei pantaloni. I “Falchi” hanno, pertanto, esteso il controllo all’abitazione dell’uomo nella cui stanza da letto hanno rinvenuto 200 gr circa tra hashish e marijuana, suddivisa in dosi pronte alla vendita. Dato il forte odore proveniente dalla stanza accanto, in uso ad altro soggetto italiano, identificato per R.R. del ’75, si è proceduto a verificare anche questi locali dove è stato rinvenuto ulteriore stupefacente, in quantità maggiormente significative: sono stati posti sotto sequestro 1.6 kg di cocaina, 1.2 kg di hashish e 1.1 kg di marijuana, droga pronta ad essere immessa sul mercato. Infine, nel salotto dell’abitazione, sono state rinvenute numerosissime confezioni di altra marijuana, pari a circa 20 kg, dichiarata dai rei di tipo “light”, ma priva di qualsiasi certificazione in tal senso. Dopo essere risultata positiva ai reagenti narcotest in possesso, è stata posta sotto il vincolo del sequestro. I due uomini sono stati tratti in arresto per il reato di detenzione di stupefacente ed associati presso la casa circondariale di Regina Coeli. Infine, nel corso dei controlli delle note piazze di spaccio in zona Tor Bella Monaca, gli operatori di polizia, dopo aver visto un uomo fare ingresso nell’abitazione di un noto pregiudicato, sottoposto agli arresti domiciliari, hanno deciso di fare accesso nell’appartamento per effettuare un controllo. Da subito è emerso un forte odore di stupefacente che, difatti, era detenuto dal proprietario di casa, F.N., classe ’92, nelle quantità di gr 260 di marijuana e gr 100 di hashish, suddivise in singole dosi pronte alla vendita. Rinvenuti, inoltre, bilancini e materiale per il confezionamento. L’uomo, poiché sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, ha dato prova di continuare nell’attività di vendita di droga anche presso la propria dimora, e pertanto è stato tratto in arresto e, dal successivo rito per direttissima, sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere.





Mattia (Pd) sui rincari di Acea: “In tempi crisi aumenti intollerabili”

 “Acea e Comune di Roma, suo socio di maggioranza, mettono nella buca della posta di tante famiglie già in ginocchio per l’emergenza Covid-19 bollette dell’acqua maggiorate da nuove tariffe e conguagli dell’annualità 2018/2019. Una sensibilità davvero discutibile, quella della sindaca Raggi e dei vertici di Acea, i quali, forse per distinguersi a tutti costi, hanno scelto di procedere esattamente in senso contrario rispetto a tutte le altre Istituzioni che, dall’inizio del lockdown, stanno offrendo sostegni e differimenti di natura economica a tutte le famiglie in difficoltà. Ci si sorprende sempre davanti alle contraddizioni della sindaca Raggi, anche se, in certo qual modo, in questo caso, sta forse rimanendo tristemente coerente, visto che alla beffa delle bollette dell’acqua, peraltro aumentate anche d’ufficio laddove non si sia avuto modo di verificare il numero esatto di persone che vivono in uno stesso nucleo famigliare, si aggiunge il precedente provvedimento di ripristino del pagamento della sosta tariffata. Come fanno i vertici di Acea e la sindaca Raggi a fare orecchie da mercante quando non si parla d’altro che di crisi economica e di quanto questa emergenza sanitaria stia gravando come un macigno sulle fasce sociali più fragili? Mi appello alla loro coscienza istituzionale e umana e mi unisco alla battaglia che il Pd di Roma e del Campidoglio deve vincere a difesa delle tantissime famiglie che, schiacciate dal peso della crisi, riescono a malapena a sopravvivere”. Così, in una nota, Eleonora Mattia, Presidente della IX Commissione Lavoro del Consiglio regionale del Lazio.





Musei e Mostre, dal 19 di maggio la graduale ripartenza, ecco il calendario di Roma Capitale

 

A partire da martedì 19 maggio, alla grandissima offerta digital dei luoghi di cultura e di #laculturaincasatorna ad affiancarsi l’esperienza dal vivo, con la riapertura progressiva dei musei, delle mostre e delle istituzioni culturali cittadine. Le visite e gli accessi sono organizzati in modo da rispettare le misure indicate dal governo e dalle regioni, con prenotazione in linea di massima online e obbligatoria.

Per quanto riguarda i musei civici, i primi a ripartire, proprio il 19 maggio, sono il Museo di Roma Palazzo Braschi e i Musei Capitolini. Nel secondo caso, per i primi tre giorni – dal 19 al 21 maggio – l’accesso è riservato ai soli possessori della MIC Card; dal 22 maggio il complesso museale pubblico più antico del mondo riaprirà invece le sue sale a tutti i visitatori, dal lunedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.30 (chiusura biglietteria ore 18.30).

Al Museo di Roma Palazzo Braschi è stata eccezionalmente prorogata fino al 21 giugno 2020 la mostra Canova. Eterna Bellezza, che vanta un record di oltre 145 mila visitatori prima del lockdown: per ancora un mese sarà così possibile ammirare 170 opere di Canova e di artisti a lui contemporanei, giunte a Roma da alcune tra le più grandi collezioni del mondo che hanno accettato di rinnovare i prestiti delle loro opere. La mostra è aperta dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 19 (chiusura biglietteria ore 18); sabato e domenica dalle 10 alle 22 (chiusura biglietteria ore 21).

Dal 2 giugno le attività riprendono anche nei musei dell’Ara Pacis, Mercati di Traiano, Fori Imperiali, Centrale Montemartini, Museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna, Musei di Villa Torlonia, Museo Civico di Zoologia, Museo Bilotti, Museo Barracco, Museo Napoleonico, Museo Canonica, Museo della Repubblica romana, Casal de’ Pazzi, Museo delle Mura e nelle aree archeologiche aperte al pubblico. Il 3 giugno aprirà anche l’Archivio Storico Capitolino.

LA MIC COME UN PASSPARTOUT. Grazie alla MIC, chi vive, lavora e studia a Roma e nella Città Metropolitana ha la possibilità di entrare al costo di 5 euro per 12 mesi nei musei civici. Chi ha già la MIC, ha diritto a una proroga di tre mesi della validità della carta, e potrà prenotare gratuitamente la propria visita al museo telefonando al numero 060608. La chiamata al numero gratuito attiverà un biglietto, anch’esso gratuito, da mostrare all’ingresso insieme alla MIC. Rimane l’obbligo del preacquisto del biglietto anche per la mostra Canova. Eterna bellezza, accessibile a prezzo ridotto. La prenotazione di un turno di ingresso al numero 060608 è obbligatoria anche per tutte le categorie che beneficiano di gratuità secondo le norme vigenti. Si consiglia l’acquisto della MIC Card online (acquisto con 1 euro di prevendita) con ritiro in biglietteria dei musei.

COME ACQUISTARE IL BIGLIETTO PER I MUSEI CIVICI. È obbligatorio il preacquisto online dei biglietti di ingresso ai musei e/o alle mostre ospitate tramite il sito www.museiincomuneroma.it (con 1 euro di prevendita). La procedura annullerà le code in biglietteria e ridurrà gli affollamenti nelle sale, grazie alla distribuzione delle visite in fasce orarie. Una volta completato l’acquisto, sarà sufficiente mostrare la ricevuta su stampa o in formato digitale all’ingresso.

COME SI SVOLGE LA VISITA NEI MUSEI CIVICI. All’arrivo al museo, il visitatore dovrà attendere il proprio turno di ingresso e mantenere la distanza di sicurezza. Verrà sottoposto a misurazione della temperatura tramite termoscanner: in caso di un risultato uguale o superiore ai 37.5 gradi, l’accesso non sarà consentito. Al termine di questa operazione, con il biglietto pre-acquistato si potrà accedere nelle sedi museali senza passare dalla biglietteria, mostrando il proprio biglietto sullo smartphone o stampato. Ai varchi di accesso e nelle sale interne saranno disponibili gel disinfettanti per igienizzare le mani. All’interno delle sale espositive sarà obbligatorio l’utilizzo delle mascherine e il mantenimento della distanza di sicurezza. Per evitare assembramenti o affollamenti, è stata predisposta una nuova segnaletica nel percorso di visita. Attraverso l’App disponibile sugli store IOS e Android si potrà acquistare e scaricare la videoguida dei Musei Capitolini. Tutte le informazioni di sicurezza sono disponibili sul sito www.museiincomuneroma.it o chiamando il numero 060608.  

Dal 19 maggio riapre al pubblico anche Palazzo delle Esposizioni: tutte le rassegne sono state prorogate, dalla grande antologica sull’artista americano Jim Dine (aperta fino a data da destinarsi), alla mostra Metropoli di Gabriele Basilico (aperta fino al 2 giugno), dedicata a uno dei maggiori protagonisti della fotografia italiana e internazionale. Lo Spazio Fontana ospita Condizione Assange, quaranta ritratti di Miltos Manetas, una mostra che apre per restare chiusa. L’esposizione, inaugurata l’11 maggio con il Palazzo chiuso, è costituita da una serie di circa quaranta ritratti ad olio di Julian Assange eseguiti da Miltos Manetas tra febbraio e aprile di quest’anno e vuole rappresentare un particolare, forse paradossale, contributo di riflessione sulla condizione della reclusione, dell’isolamento, dell’impossibilità dell’incontro. La mostra non si potrà visitare, e manterrà questa condizione anche dopo il 19 maggio. L’unica modalità per esplorarla rimarrà la sua comunicazione e  la documentazione delle sue evoluzioni. Il Palazzo apre ai visitatori dal martedì al giovedì, dalle 10 alle 20; venerdì e sabato dalle 10 alle 22.30; domenica dalle 10 alle 20.

COME FUNZIONA LA VISITA A PALEXPO. Un apposito decalogo igienico-sanitario è stato predisposto per garantire la massima protezione di visitatori e personale addetto. Prima della visita è necessaria la prenotazione gratuita. L’ingresso avverrà con biglietto elettronico o Print@Home da esibire al controllo accessi. Per entrare negli spazi saranno obbligatori la misurazione della temperatura e l’uso della mascherina. Gli ingressi saranno contingentati e scaglionati ogni mezz’ora con obbligo di seguire la segnaletica e mantenere la distanza di sicurezza. Saranno vietati gli assembramenti. Per maggiori informazioni www.palazzoesposizioni.it.  

Dal 19 maggio apre le porte anche Galleria Borghese: il museo ha riorganizzato i servizi e gli spazi e ha attivato tutte le misure necessarie per rendere l’esperienza piacevole e sicura. Per monitorare costantemente il flusso dei visitatori e garantire il rispetto delle distanze di sicurezza, la prenotazione è obbligatoria e per ogni turno di visita è previsto un numero massimo di 80 visitatori. Durante la permanenza nel museo, i visitatori sono tenuti al rispetto delle misure anti-contagio, indossando la mascherina, mantenendosi a 1,5 metri di distanza e lavandosi spesso le mani con i dispositivi igienizzanti che il museo mette a disposizione. La Galleria è aperta dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.00. A partire da lunedì 18 maggio è possibile acquistare il biglietto online. 

Anche il MAXXI si prepara a riaprire i suoi spazi: il 19 maggio riaprono, su prenotazione, la Biblioteca, l’Archivio Arte, l’Archivio Architettura e il nuovo spazio Z Community per lo studio e la creatività dedicato agli studenti di scuola superiore. Le mostre riaprono gradualmente a partire da Gio Ponti. Amare l’Architettura il 22 maggio, Real_Italy il 2 giugno e At Home il 18 giugno. È obbligatorio pre-acquistare il biglietto online (possibilità di last minute in loco). Per garantire la sicurezza dei visitatori, l’accesso è consentito solo a persone munite di mascherina, previo passaggio allo scanner termico. Fino alla fine del mese di maggio le mostre sono visitabili solo dal venerdì alla domenica. 

Per i primi di giugno è prevista la riapertura di Palazzo Barberini e Galleria Corsini, sedi delle Gallerie Nazionali di Arte Antica. Per l’occasione, le due mostre temporanee in corso nelle due sedi sono state prorogate: fino al 30 settembre si potrà ammirare Rembrandt alla Galleria Corsini. L’autoritratto come san Paolo; Orazio Borgianni. Un genio inquieto nella Roma di Caravaggio sarà invece aperta fino al 30 ottobre. 

Dal 26 maggio tornano accessibili anche 12 biblioteche civiche che saranno seguite – gradualmente – dalla riapertura dell’intera rete. Anche in questo caso è prevista la prenotazione, sia per il servizio di prestito sia per la restituzione dei libri.





Fase Due, ecco l’Ordinanza regionale con le linee guida per tutti i settori

 

Fase 2, ecco le linee guide della Regione Lazio. Le indicazioni riportate nelle singole schede tematiche devono intendersi come integrazioni alle raccomandazioni di distanziamento sociale e igienico-comportamentali finalizzate a contrastare la diffusione di SARS-CoV-2 in tutti i contesti di vita sociale. Per tutte le procedure di pulizia, disinfezione e sanificazione, di aerazione degli ambienti e di gestione dei rifiuti si rimanda alle indicazioni contenute rispettivamente: nel Rapporto ISS COVID-19 n. 19/2020 “Raccomandazioni ad interim sui disinfettanti nell’attuale emergenza COVID-19: presidi medico chirurgici e biocidi”, nel Rapporto ISS COVID-19 n. 5/2020 “Indicazioni ad interim per la prevenzione e gestione degli ambienti indoor in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2”, e nel Rapporto ISS COVID-19 n. 3/2020 “Indicazione ad interim per la gestione dei rifiuti urbani in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2”, e nel Rapporto ISS COVID-19 n. 21/2020 “Guida per la prevenzione della contaminazione da Legionella negli impianti idrici di strutture turistico-ricettive e altri edifici ad uso civile e industriale non utilizzato durante la pandemia COVID-19”.

RISTORAZIONE

Le presenti indicazioni si applicano per ogni tipo di esercizio di somministrazione di pasti e bevande, quali ristoranti, trattorie, pizzerie, self-service, bar, pub, pasticcerie, gelaterie, rosticcerie (anche se collocati nell’ambito delle attività ricettive, all’interno di stabilimenti balneari e nei centri commerciali), nonché per l’attività di catering (in tal caso, se la somministrazione di alimenti avviene all’interno di una organizzazione aziendale terza, sarà necessario inoltre rispettare le misure di prevenzione disposte da tale organizzazione). 

STRUTTURE RICETTIVE

Le presenti indicazioni si applicano alle strutture ricettive alberghiere, complementari e alloggi in agriturismo.

SERVIZI ALLA PERSONA (SALONI DI BARBIERI E PARRUCCHIERI, CENTRI ESTETICI, ISTITUTI DI BELLEZZA, SERVIZI DI MANICURE E PEDICURE, ATTIVITÀ DI TATUAGGIO E PIERCING)

Le presenti indicazioni si applicano al settore della cura della persona: saloni di barbieri e parrucchieri, centri estetici, istituti di bellezza, servizi di manicure e pedicure, attività di tatuaggio e piercing.

COMMERCIO AL DETTAGLIO

Le presenti indicazioni si applicano al settore del commercio al dettaglio.

COMMERCIO AL DETTAGLIO SU AREE PUBBLICHE (MERCATI, FIERE E MERCATINI DEGLI HOBBISTI)

 

Misure generali 

Competenze dei Comuni:

Misure a carico del titolare di posteggio:

ESERCIZI COMMERCIALI DI ABBIGLIAMENTO E CALZATURE

CENTRI COMMERCIALI

UFFICI APERTI AL PUBBLICO

Le presenti indicazioni si applicano al settore degli uffici, pubblici e privati, degli studi professionali e dei servizi amministrativi che prevedono accesso del pubblico.

MANUTENZIONE DEL VERDE

MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE

Le presenti indicazioni si applicano per enti locali e soggetti pubblici e privati titolari di musei, archivi e biblioteche. 





Campidoglio: dal 18 accesso regolato su spiagge litorale

 

È stata firmata dalla sindaca di Roma Virginia Raggi l’ordinanza per l’accesso alle spiagge del litorale romano dal 18 maggio 2020, attualmente interdetto a causa dell’emergenza Coronavirus. 

Da lunedì prossimo sugli arenili saranno consentite, nel rispetto delle condizioni di sicurezza e della distanza interpersonale prevista dalle norme generali per il contenimento del contagio, le seguenti attività: – transito in spiaggia e negli spazi demaniali per praticare attività sportive acquatiche (es. surf, windsurf, canoa, canottaggio, vela in singolo, nuoto) compreso l’armo, il disarmo e l’alaggio delle imbarcazioni; – uscita in mare secondo quanto indicato e per lo svolgimento delle attività acquatiche consentite; – pesca sportiva, anche amatoriale, in forma individuale, nel rispetto delle regole sul distanziamento sociale nonché di quelle specifiche di settore previste dalle ordinanze regionali; – allenamento di atleti professionisti nazionali o internazionali, anche con l’ausilio di un allenatore, purché sempre svolto nel rispetto della distanza interpersonale ed evitando il contatto fisico tra i singoli atleti. Resta sospesa ogni altra attività collegata all’utilizzo di strutture e circoli sportivi compreso l’utilizzo di spogliatoi, palestre, piscine e luoghi di socializzazione; – attività motoria in forma individuale, o con accompagnatore per i minori, nonché per i soggetti con forme di disabilità che necessitano di accompagnatori





Leodori: “Nel Lazio saldi straordinari”

 

“Dobbiamo essere attenti al fattore R-0, l’indice del contagio. Ma lottare anche per avere un F-0, cioè evitare che anche una sola azienda metta il cartello “fallito” sulla serranda. Il governo ha bloccato i licenziamenti, però, dobbiamo scongiurare ulteriori ricadute. E difendere le imprese da usura e criminalità. Su questo servono misure straordinarie. Per esempio l’abbigliamento: è chiaro che dovremo dare un tempo lungo di moratoria per le vendite promozionali. I saldi, in sostanza. In modo che, così, i negozi riescano a determinare nuovi incassi. Io legherei le promozioni all’intera emergenza Covid. Naturalmente c’è bisogno del consenso dell’Assemblea, ma presto la giunta porterà al voto in Consiglio regionale un atto per dare alle aziende questa possibilità”. Lo dice il vice presidente della regione Lazio Daniele Leodori in un’intervista al Corriere della Sera. “Va ringraziato chi in questi mesi non ha mollato. Le imprese che all’improvviso si sono dovute fermare e i lavoratori che stanno reggendo questa non occupazione, un trauma psicologico per le famiglie e uno choc sociale senza precedenti. Ma possiamo e dobbiamo reagire tutti insieme, con i sindaci e gli enti locali. Nel Lazio, – sottolinea Leodori – grazie alle associazioni di categoria e alle forze sociali, questo spirito c’è stato ed è forte”. “Ripartiamo con fiducia, ma anche con prudenza. Teniamo sempre presente il rischio sanitario e confidiamo nella sensibilità delle persone. L’appello è di essere prudenti nei distanziamenti, anche se siamo convinti che le aziende si comporteranno nel modo migliore per non far ripartite il virus. Le linee guida dicono un metro ma,  se possibile, meglio distanziare un metro e mezzo”. Dopo aver ricordato che i prestiti a tasso zero (10mila euro, ndr) di Fare Lazio sono pronti per le prime 5 mila imprese aderenti, Leodori ha spiegato che “grazie all’accordo con Cassa depositi e prestiti, contiamo di smaltire tutte le richieste restanti (almeno 30mila) entro metà giugno”.  

 





Roma Capitale ‘disegna’ i limiti per le distanze nelle strade della città

  

La sindaca di Roma Virginia Raggi mostrasu facebook alcune delle nuove grafiche che l’amministrazione capitolina sta realizzando in citta’ per far rispettare le
distanze di sicurezza. “Possiamo essere vicini anche rispettando le distanze”. È il messaggio che stiamo diffondendo”, dice Raggi, indicando quelle davanti all’ufficio centrale dell’Anagrafe in via Petroselli e nel mercato di via Cola di Rienzo, nel quartiere Prati. “In questo momento – aggiunge Raggi- e’ molto importante continuare a mantenere il distanziamento fisico per limitare al massimo il rischio di contagio. È per questo che abbiamo pensato di disegnare queste scritte “droplet”, con vernici atossiche, che ricordano la distanza da tenere in modo semplice ed efficace. Voglio ringraziare il presidente della commissione capitolina Commercio Andrea Coia e la societa’ Jungle che sta realizzando 0gratuitamente queste scritte. Stiamo cercando di rendere questa ‘Fase 2′ piu’ facile da affrontare per tutti i cittadini. Sono certa che i romani continueranno a comportarsi con responsabilita’, come hanno gia’ fatto nella prima fase dell’emergenza”. La sindaca conclude: 2In questo momento di ripartenza #NonAbbassiamoLaGuardia per non vanificare tutti gli sforzi compiuti”.





Bambina di dieci anni infettata a Nettuno dal Coronavirus. Il 30% dei casi del Lazio è asintomatico

 

Una bambina di dieci anni è stata trovata positiva al Coronavirus. Le sue condizioni sono buone e non è stato necessario il ricovero. La bambina era già in isolamento e sotto controllo della Asl per altri casi registrati nelle scorse settimane riconducibili al suo nucleo familiare. Gli attualmente positivi sono diciotto, nove ospedalizzati, otto in isolamento domiciliare e uno ricoverato presso la clinica Villa dei Pini di Anzio. Trentaquattro i guariti dall’inizio della pandemia. “Dei casi finora confermati nel Lazio circa il 30% è asintomatico, il sistema li scova. Per quanto riguarda la distribuzione dei casi il 16% è ricoverato in una struttura sanitaria, il 39% è in isolamento domiciliare e  l’1% è in terapia intensiva. I guariti sono il 36%. L’età mediana dei casi positivi è 57 anni. Il sesso è così ripartito: il 47% sono di sesso maschile e il 53% di sesso femminile. I casi positivi sono così distribuiti: il 39% è residente a Roma città, il 32,2% nella Provincia, l’8,4% a Frosinone, il 5,2% a Rieti, il 6% a Viterbo e il 7,6% a Latina. L’1,5% proviene da fuori Regione”. Lo comunica l’Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio.





Scuola, “La missione #AeronauticaMilitare al servizio della collettività”, Primo premio alle scuole di Villafranca

Lunedì 18 maggio, e martedì martedì 19 maggio, alle ore 14.30, presso la zona operativa del 3° Stormo (località Caluri), avranno luogo le cerimonie di premiazione “a distanza” dell’Istituto Comprensivo Statale Cavalchini-Moro e dell’Istituto Superiore Carlo Anti di Villafranca, risultati vincitori del concorso “La missione dell’Aeronautica Militare al servizio della collettività”.

Inizialmente prevista per lo scorso mese di marzo, nell’ambito della celebrazione della fondazione dell’Aeronautica Militare (AM), la cerimonia di premiazione del concorso si è dovuta naturalmente adattare alle misure precauzionali in vigore per contrastare l’emergenza Covid-19.

Nonostante queste limitazioni l’Aeronautica Militare ha fortemente voluto che l’evento avesse luogo prima della chiusura ufficiale dell’anno scolastico, quale buon auspicio per un ritorno alla normalità per il nostro Paese. Durante la cerimonia di premiazione, che avverrà “a distanza”, gli studenti, accompagnati dai rispettivi Dirigenti Scolastici, Caterina Merola e Lia Artuso, saranno in collegamento con il Generale Ispettore Capo Basilio Di Martino, Presidente della Commissione del Concorso, da Palazzo Aeronautica in Roma. A fare gli onori di casa il Comandante del 3° Stormo, Colonnello Francesco De Simone, cui spetterà il compito di rappresentare l’AM durante la semplice ma significativa cerimonia organizzata nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale.

Saranno, inoltre, presenti il Sindaco di Villafranca, Roberto Luca dall’Oca, l’Assessore alla Pubblica Istruzione e Legalità, Anna Lisa Tiberio, l’Assessore alla Cultura e Pari Opportunità, Claudia Barbera, il Presidente della locale Sezione dell’Associazione Arma Aeronautica, Pietro Bruni.

Indetto dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica, con la partecipazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, oggi Ministero dell’Istruzione, e destinato agli studenti delle scuole italiane secondarie di primo e secondo grado, il concorso è stato inserito tra le celebrazioni dei 100 anni della Madonna di Loreto, allo scopo di promuovere la riflessione tra gli studenti delle scuole italiane sulla missione dell’AM al servizio della collettività, attraverso l’invio di composizioni figurative o prodotti multimediali per le aree Tecnico-Scientifiche o Storico-Culturali.

I due istituti scolastici villafranchesi, ricordiamo, fanno parte delle 35 scuole che hanno aderito a questa iniziativa culturale attraverso la presentazione, complessivamente, di oltre 100 progetti, ripartiti tra le due aree tematiche a concorso.

In particolare, l’Istituto Cavalchini Moro ha partecipato con il progetto "Un imprevisto a Wuhan" mentre "AM 4U @ERONAUTICA MILITARE FOR YOU" è il titolo scelto dall’Istituto Carlo Anti, entrambi premiati nella sezione Area Storico Culturale. (b.n.)





“La vendita della Gioconda? In Italia sarebbe improponible”. Parla Antonio Tarasco (Mibact)

 

Di fronte alle polemiche sollevate in Italia e nel mondo dall’ipotesi di poter mettere in vendita la Gioconda, interviene Antonio Tarasco della Direzione Generale dei Musei statali che spiega come tutto questo dibattito, in Italia, sarebbe improponibile.

Il tema della vendita, anche attraverso frazionamento digitale (tokenizzata), del patrimonio culturale è tornato di attualità e risponde anche alla domanda degli investitori di asset reali di indubbio valore. Cinquanta miliardi di euro. Tanto entrerebbe nelle casse del mondo della cultura e dello spettacolo francesi se si mettesse in vendita la Gioconda.

Una proposta che circola in questi giorni in Francia, alle prese con la crisi economica dovuta al lockdown da coronavirus. L’idea è di Stéphane Distinguin, ceo di Fabernovel, ed è stata pubblicata sul magazine Usbek & Rica. Ma le polemiche non hanno tardato ad arrivare. Antonio Tarasco, classe 1975, dirigente presso la Direzione Generale Musei al Mibac, è oggi uno dei massimi esperti di questo settore in Italia.

Lui non ha dubbi: “L’articolo ha evidentemente ispirato Stephane Distinguin, fondatore, nel 2003, di Fabernovel, che nella rivista “Usbek & Rica”, il 6 maggio ha concluso brillantemente: “Et si on vendait la Joconde pour ne pas avoir à vendre le monde?” Vendere la Gioconda per evitare di vendere il mondo intero, ossia per evitare di assecondare una crisi finanziaria che avrebbe conseguenze ben peggiori anche (e non solo) nel settore culturale.

Al contrario dell’articolo di Banner, è quello di Distinguin ad essere diventato più noto e ripreso anche dai media italiani. Ci sono paesi – aggiunge ancora l’esperto- dove l’emergenza da Covid-19 non dà altre possibilità, posto che il finanziamento pubblico – all’opposto di quanto accade in Italia – è assolutamente minoritario e non garantisce la sopravvivenza delle istituzioni museali.

Per la verità nel 2014, la città di Detroit, allora in dissesto, per evitare il default, incaricò Christie’s per una massiccia operazione di vendita di opere per 866,9 milioni di dollari (tra cui un Matisse e un Van Gogh). Nel 2017, poi, il Berkshire Museum, a Pittsfield, ha venduto opere per agevolare il ricambio delle proprie collezioni. In linea di principio il Codice etico dei direttori museali dell’Association of Art Museum Directors già in qualche modo lo consentiva”.

Ma in Italia tutto questo sarebbe possibile? Antonio Tarasco che dal 9 marzo 2015 è direttore del Servizio I della Direzione generale dei musei -con competenze, tra l’atro, in materia di Comitato tecnico-scientifico per i musei e l’economia della cultura, acquisti di beni culturali, mostre od esposizioni di beni culturali, diritti patrimoniali immateriali, vigilanza sui musei dotati di autonomia speciale, riequilibrio finanziario tra gli istituti e i luoghi della cultura statali, valutazione della gestione degli istituti e dei luoghi della cultura statali ed erogazioni liberali- non ha nessun dubbio ad ammettere: “Qui in Italia l’argomento è tabù e rappresenta un modo per misurare la fedeltà ai valori spirituali dell’art. 9 Cost., scioccamente contrapposti a quelli dell’efficienza, economicità, sostenibilità del debito pubblico ed equilibrio dei bilanci, imbalsamati senza particolare fortuna nell’art. 97 Cost.

Al di là delle valutazioni di opportunità, in linea di principio, sul piano giuridico la vendita dei beni culturali non è preclusa. Essi sono beni demaniali e come tali possono essere soggetti a sdemanializzazione”.

Il massimo esperto di questa materia al Mibac sottolinea un dettaglio di non poco conto e che riguarda le norme stabiluite dal Codice dei beni culturali e del paesaggio: “Proprio in ragione dell’alienabilità o meno, distingue due tipologie di beni culturali: quelli “assolutamente inalienabili” (art. 54, comma 1) e quelli alienabili dietro autorizzazione (art. 54, comma 2, e art. 55). Il congegno normativo tende alla “indifferenza” circa la natura giuridica del proprietario.

Chiunque questo sia, giustamente il legislatore pretende che le esigenze di tutela e valorizzazione vengano comunque soddisfatte.

A queste condizioni, e dietro autorizzazione ministeriale, le vendite di beni culturali diversi da quelli “assolutamente inalienabili” sono pienamente consentite; anche se quasi mai praticate”. Diverso il discorso per quanto riguarda i beni appartenenti al demanio culturale, e che per il dottor Antonio Tarasco “Sono, sì, inalienabili (art. 54, comma 1), ma come insegnano il Codice civile (art. 829) e le Sezioni unite della Cassazione (n. 7739/2020), potrebbero in linea teorica diventare vendibili una volta cessata la destinazione al pubblico (si pensi ai beni dei depositi e non più utilizzati neanche per scambi o mostre, collezioni non più visitate per la chiusura al pubblico della sede); vi sono, poi, altri beni che sono già alienabili dietro autorizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo (MiBACT)”.

Si pensi a ville, palazzi, conventi di proprietà pubblica non costituenti monumenti nazionali. La riserva assoluta prevista dall’art. 54, comma 1, Codice dei beni culturali, riguarda questi beni solo ove siano anche dichiarati monumenti nazionali; e non altre analoghe tipologie di immobili.

Sulle altre possibili soluzioni che potrebbero rendere profittevole per lo Stato un bene culturale, il dirigente del Mibac spiega che “A parte la vendita vera e propria, l’ordinamento consente, pur conservando la proprietà pubblica dei beni, di concedere a terzi quegli stessi beni, e alle stesse condizioni: garantirne sempre la tutela e valorizzazione.

Soddisfatte tali condizioni, diventa perfettamente irrilevante quale sia la natura giuridica, pubblica o privata, del proprietario” L’essenziale è dunque soddisfare quelle esigenze. Vi è, poi, la possibilità di concedere a terzi non il bene culturale nella sua fisicità ma la sua dimensione immateriale: si pensi alle riproduzioni di immagini, alle licenze d’uso di marchi.

Se la vendita non viene mai praticata, vi sono pochi casi, invece, di concessione a terzi dell’uso dei beni.

Il dirigente del Mibact ricorda che quando ciò è accaduto, sono stati concessi a terzi beni immobili e non mobili. Viceversa, un’operazione che potrebbe essere pure sperimentata, nel pieno rispetto della normativa vigente, è, in alternativa alla vendita, la concessione a terzi anche di beni mobili normalmente non ammirati dal pubblico perché, ad esempio, nelle sale espositive non vi è adeguato spazio o perché costituiscono opere o pezzi (archeologici) puramente seriali.

Per questi beni, la normativa prescrive la inalienabilità (comunque derogabile) mentre consente pienamente la concessione a terzi.

In molti casi, se a guidare le scelte di gestione degli istituti e luoghi della cultura fossero non solo i gusti e le personali concezioni scientifiche ma anche le esigenze finanziarie,- conclude l’esperto della Direzione Generale dei Musei statali- “ben si potrebbero individuare beni diversi dalle opere assolutamente identitarie per il nostro patrimonio culturale: se queste ultime non possono che rimanere nel luogo in cui sono, molte altre potrebbero essere cedute a terzi (vendute/concesse in uso) per rinnovare le collezioni o per finanziare il rilancio culturale da tutti atteso.

Ma a costi più contenuti per la fiscalità generale. Il che non sembra né un reato né un peccato”. Francia e Stati Uniti, dunque, docent. (b.n)





Motoscafo intercettato dalla Guardia di Finanza in Adriatico, a bordo 500 kg di droga caricati in Albania e destinati alla Puglia

Più di mezza tonnellata di droga, tra marijuana e hashish, è stata individuata a poche miglia dalla costa brindisina, su uno scafo in transito dall’Albania alla Puglia, dai militari della guardia di finanza. Un 31enne di nazionalità albanese, accusato di essere lo scafista, è stato arrestato per detenzione e traffico di sostanze stupefacenti.  L’imbarcazione usata per il trasporto della droga, un motoscafo in vetroresina di circa sei metri con un potente motore fuoribordo, è stata sequestrata. La droga a bordo, 546 chili di marijuana e 17 di hascisc, se immessa nel mercato avrebbe fruttato circa cinque milioni di euro.





Lega e Fratelli d’Italia in piazza contro il Governo, ma ancora non si sa dove

 

Per ora c’è solo la data, quella evocativa del 2 giugno. Per la manifestazione annunciata da Lega e Fdi il giorno della Festa della Repubblica per contestare la fase due del governo Conte non c’è ancora una location. Mancano anche indicazioni su modalità e contenuti dell’iniziativa. E non si è capito se il centrodestra scenderà in piazza unito, perché Forza Italia fa sapere che non è stata informata di nulla e Silvio Berlusconi vuole prima conoscere ragioni e toni della kermesse per dare la sua adesione. Al momento, insomma, si sa solo che il 2 giugno Matteo Salvini è pronto a srotolare un maxi tricolore ’’per rappresentare l’intero Paese da Nord a Sud con le sue idee e sofferenze’’, come spiegato ieri sui social. Un’idea che troverà certamente d’accordo Giorgia Meloni, da sempre pronta a sventolare la bandiera verde-bianco-rosso come simbolo dell’identità patriottica della destra sovranista e del suo partito: il primo maxi tricolore, lungo 500 metri, venne srotolato quando c’era ancora An, nel 2003, iniziativa poi ripetuta con Fdi nel 2014, nel 2015, ancora nel 2018, insomma, praticamente ogni anno. In realtà, però raccontano fonti parlamentari di centrodestra, sull’organizzazione dell’evento ci sono alcuni dubbi e incognite, perché incombe la paura del contagio, ancora forte. Non è facile rispettare e far rispettare le ’restrizioni’ sanitarie anti Covid (dalla mascherina alla distanza minima di un metro) per garantire che tutto si svolga nella massima sicurezza possibile. Salvini lo ha capito e da qualche giorno nelle sue dirette Facebook sta ribadendo che ’’sarà una manifestazione pacifica, composta, educata, senza assembramenti, ’distanziata’ e con le mascherine, limitata ai cittadini di Roma e del Lazio’’.  Il ’Capitano’ ha annunciato in tv di aver ’prenotato’ più location, senza rivelare quali. Secondo gli ultimi boatos avrebbe ’opzionato’ piazza Venezia, ma niente palco, niente bandiere di partito, solo un enorme tricolore. Salvini e Meloni, raccontano, non si sarebbero sentiti per chiarirsi e coordinarsi. Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fdi conferma all’Adnkronos che tutto è un work in progress: ’’Stiamo cercando con soluzioni di fantasia di dare la possibilità a tutti i cittadini di esprimere la propria voce, rispettando le regole e la sicurezza. Presto renderemo pubblici i dettagli. Abbiamo visto che il 2 giugno c’è l’ipotesi di esporre un enorme tricolore, iniziativa che noi condividiamo appieno. La bandiera italiana è sempre stata per Fdi un simbolo di piazza e non solo. Siamo stati i primi ad usare il tricolore a mo di lungo lenzuolo sin dal 2001, in occasione di una manifestazione organizzata dai giovani di An’’.





La Fed avverte: “La ripresa piena negli Usa solo dopo il vaccino”

"Anche se ci sarà un rimbalzo nella seconda metà dell’anno, senza un vaccino per il coronavirus la piena ripresa dell’economia americana non potrà avvenire": lo ha detto il presidente della Fed Jerome Powell in una intervista alla Cbs, spiegando comunque come la crisi economica provocata dalla pandemia non sarà come la Grande Depressione degli anni ’30, "grazie a una economia forte prima della crisi e delle banche solide".

"La Fed non sta pensando a tassi di interesse negativi. So che ci sono fan di questa politica, ma per adesso non è qualcosa che stiamo prendendo in considerazione", ha affermato Powell, senza mai citare il presidente Donald Trump che più volte ha evocato il ricorso a tassi sottozero.





Cambiano le regole degli esami per la patente

 

Riprendono l’attività dal prossimo 20 maggio le autoscuole e anche gli esami per il conseguimento della patente ripatiranno da quella data. Il Ministro dei Trasporti sulla pagina del MIT ha annunciato che il DPCM di prossima pubblicazione permette alle autoscuole di riprendere l’attività didattica a partire da mercoledì 20 maggio. Anche gli esami per il conseguimento della patente da parte della Motorizzazione riprenderanno a partire da quella data.

È una notizia che aspettavano con ansia i titolari delle 7.000 autoscuole e i quasi 30.000 collaboratori e dipendenti ma soprattutto gli oltre 300.000 candidati in attesa di sostenere gli esami.”Siamo soddisfatti – dichiara Emilio Patella Segretario nazionale Autoscuole Unasca – finalmente possiamo tornare al nostro lavoro e all’insegnamento. Un po meno soddisfatti dalle modalità di comunicazione. A tre giorni dalla ripresa ci viene comunicata una data dopo settimane di incertezza e cambiando completamente le modalità degli esami di guida. Infatti, è previsto che una parte dell’esame debba essere svolta dal candidato da solo a bordo del veicolo, senza istruttore ed esaminatore. Una novità assoluta che era meglio preparare con calma e non in periodi di emergenza”.





Riaperti i battenti anche del Duomo di Milano

 

"Cari fedeli vi abbiamo aspettato tanto. Dal quel lontano 9 marzo ci siamo visti solo telematicamente, in tv o streaming. È molto bello che ci ritroviamo di nuovo qui come di consueto per riprendere le nostre celebrazioni nel giorno che ricorda il centenario della nascita di San Giovanni Paolo II". Con queste parole monsignor Gianantonio Borgonovo, arciprete del Duomo di Milano ha accolto i fedeli per la loro prima messa dopo il lockdown, quella delle 8 del mattino.  La messa.si è tenuta nella Cappella feriale che, con le misure di distanziamento, può ospitare al massimo 60 fedeli. Le persone presenti erano una trentina, un po’ di tutte le età. A tutti è stata provata la temperatura prima di entrare e all’ingresso hanno trovato il gel disinfettante per le mani.





Papa Francesco ha riaperto i portoni della Basilica di San Pietro

 

La basilica di San Pietro ha riaperto i battenti. Era chiusa ai pellegrini dal 10 marzo scorso. In basilica si erano svolte le celebrazioni pasquali con il Papa e ogni giorno c’è stata la recita del rosario con la presenza di piccoli gruppi di religiosi o persone del Vaticano. Ma l’accesso alla basilica e alla piazza era interdetto al pubblico da 69 giorni.

Papa Francesco, dando avvio alla messa sulla tomba di Giovanni Paolo II nel centenario della nascita del pontefice polacco, ha riaperto questa mattina la celebrazione di liturgie con il pubblico nella Basilica di San Pietro, in coincidenza con quanto accade nello Stato italiano. Nella cappella della tomba del Papa santo sono presenti circa 30 persone, ben distanziate sui banchi. Presenti insieme al Papa anche i cardinali Angelo Comastri e Konrad Krajewski e i monsignori Piero Marini e Jan Romeo Pawlowski.

"Noi qui oggi possiamo dire: 100 anni fa il Signore ha visitato il suo popolo. Ha inviato un uomo, lo ha preparato per fare il vescovo e guidare la Chiesa", ha detto papa Francesco nell’omelia della messa nella Basilica di San Pietro, sulla tomba di Giovanni Paolo II. "Facendo la memoria di San Giovanni Paolo II - ha aggiunto -, riprendiamo questo: il Signore ama il suo popolo, il Signore ha visitato il suo popolo, ha inviato un pastore".





Lo strappo del Governatore campano De Luca che non sigla l’intesa

 “C’ è stato un misto di finzione e di irresponsabilità. Per quello che ci riguarda lunedì (oggi) non apriamo né i ristoranti, né i pub né i mercati. Apriremo giovedì per preparare con serietà le condizioni di igienizzazione e poi di sicurezza per i clienti, in questi tre giorni”. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, in un’intervista al Corriere della Sera, che non ha firmato, come altri suoi colleghi, l’intesa con il governo.

“Dal 3 giugno liberi tutti, dice il premier. Io dal 2 ragionerò per capire a che punto è il contagio. E comunque che significa liberi tutti se abbiamo ancora curve epidemiologiche alte in alcune parti dell’ Italia?” spiega De Luca.

“Abbiamo condiviso il documento delle Regioni. Ma riteniamo che il ministero della Salute abbia il dovere di dettare linee guida per garantire le condizioni di base prioritarie per la sicurezza dei cittadini. Questo punto non è stato accettato e non abbiamo firmato” aggiunge.

 




In Sardegna hanno riaperto anche le spiagge

 

 

“A decorrere dal 18 maggio è consentito l’accesso alle spiagge libere e agli arenili”. Lo prevede l’articolo 15 dell’ordinanza firmata notte dal presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas.

L’ordinanza prevede inoltre che “sull’intero territorio regionale è obbligatorio l’uso delle mascherine in tutti i locali aperti al pubblico. Tale obbligo vige anche nei luoghi all’aperto laddove non sia possibile mantenere il distanziamento di almeno un metro”.

Inoltre è previsto che “tutti i soggetti in arrivo in Sardegna, a prescindere dai luoghi di provenienza, a partire dal 18 maggio 2020 hanno l’obbligo di osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario per 14 giorni, con contestuale divieto di circolazione sull’intero territorio regionale, fatti salvi i casi esplicitamente previsti in deroga da norme statali o regionali”.





Lombardia, Fontana non riapre tutto

 

 

“Noi non apriremo subito le piscine, le palestre, i centri benessere e che per andare al ristorante è necessario misurare la febbre. Abbiamo sempre detto che bisogna occuparsi della ripresa senza però mai dimenticarsi della sicurezza”. A spiegarlo è il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in un’intervista al “Corriere della Sera”.

“Ognuno ha un atteggiamento diverso. Dipende dalle condizioni in cui ci si trova. Non dobbiamo dimenticare che la Lombardia è stata la regione più colpita e quindi dobbiamo essere più cauti” aggiunge Fontana. “Sono state decise regole omogenee per tutti” sottolinea “De Luca era d’ accordo sulle linee guida poi non ha firmato perché in contrasto con altre questioni. Ma sono delle linee guida: chiritiene può distaccarsene”.

In Lombardia “siamo pronti a richiudere.

Ci affidiamo molto al comportamento dei nostri concittadini perché tutti gli esperti sono concordi nel dire che anche una riapertura parziale comporta comunque un aumento dei contagi” spiega ancora Fontana, dicendo di essere “ottimista. Abbiamo posto in essere una sorveglianza attenta e rigorosa. Se dovessimo vedere dei pericoli interverremo subito”.





L’avvertimento di Galli: “Attenti anche in famiglia o ci sarà una nuova ondata”

 

“Il tentativo va fatto, la gente non ne può più di stare in casa, molte attività economiche rischiano di morire, e muore anche chi ci lavora. Se l’ apertura avviene è perché non ci sono alternative, ma dobbiamo viverla con il massimo senso di responsabilità nei nostri comportamenti”.

A spiegarlo è Massimo Galli, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’ Ospedale Sacco di Milano, in un’intervista a “Repubblica”.

“Il luogo di maggiore contagio è il contesto familiare. Il rischio è che si prenda il virus fuori e lo si porti in casa.

Anche le aziende possono esserlo, molte si sono attrezzate autonomamente per limitare i focolai. Oggi per la prima volta sono uscito con mia moglie per una passeggiata, sono stato al parco Sempione. Ho trovato moltissime persone in giro, e questo non mi stupisce. È normale che la gente sia ormai portata a farlo, anche se benissimo non va: ho visto tanti giovani in gruppo, più o meno ammassati, qualcuno senza mascherina. Questo non va bene” spiega Galli.

“Il rischio di una seconda ondata dell’ epidemia non è una cosa che dico io, ma è un’ ipotesi che spaventa l’ Organizzazione mondiale della sanità. C’ è stata in altri Paesi che hanno aperto, anche se non ha portato situazioni drammatiche. Ora l’ abbiamo deciso anche noi, per motivi di assoluta necessità. Siamo di fronte a un esperimento di riapertura che si fonda principalmente su mascherine e distanziamento” aggiunge Galli, sottolineando che “non c’ è la prova provata che sia un sistema sicuro di prevenzione, ma non sono scettico. Quello che è fondamentale è che ogni cittadino si senta responsabile. Nessuno può sapere oggi se funzionerà. Il tentativo va fatto, anche se molte indicazioni potrebbero essere modificate in corso d’ opera, in base all’ evoluzione del contagio”.





La Fipe: “Pronti a ripartire 7 locali su 10 ma 377mila dipendenti rischiano il posto”

 

Seppur tra mille incertezze, bar e ristoranti si preparano alla riapertura, riorganizzando proprio in queste ore gli spazi interni ai locali e i turni del personale. Secondo un’indagine effettuata nelle ultime ore dall’ufficio studi della Fipe, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, su un campione di 520 piccole e medie imprese del settore, il 70% circa dei pubblici esercizi, 196mila locali tra bar e ristoranti, sono pronti ad alzare le saracinesche già a partire da domani, lunedì 18 maggio. A scalpitare sono in particolare i bar, maggiormente penalizzati da questi mesi di stop forzato.

Per tutti quanti, la preoccupazione principale è quella legata alla sicurezza di clienti e dipendenti. Il 95% degli imprenditori intervistati, infatti, ha già acquistato le mascherine per il proprio personale, l’82% dei ristoratori è convinto che l’uso dei dispositivi di protezione sia essenziale, mentre il 94% ha già effettuato la sanificazione dei locali. Ciò che non convince per nulla gli imprenditori della ristorazione, invece, sono le barriere divisorie in plexiglass. Il 56% degli intervistati esclude ogni ipotesi di utilizzo, il 37% ne ipotizza invece un impiego alla cassa e poco meno del 5% prevede di installarle tra i tavoli.

Ad accomunare la stragrande maggioranza dei ristoratori è la voglia di riaprire già domani, nonostante sia chiaro a tutti che non si tratterà di una ripartenza a pieno regime. Gli imprenditori intervistati da Fipe stimano un crollo del 55% dei loro fatturati a fine anno e questo si tradurrà in un minor impiego di personale, già a partire da domani. Secondo le stime, infatti, il numero dei dipendenti impiegati calerà del 40%, con 377mila posti di lavoro a rischio.




L’ottimismo di Conte: “Oggi il primo passo, poi torneremo a correre”

 

 

“Oggi entriamo a pieno regime nella Fase 2, ci inoltriamo con fiducia e responsabilità nella strada che ci conduce al ripristino delle ordinarie attività di vita sociale ed economica. Il Paese si sta rimettendo in moto, in maniera prudente e ordinata, seguendo le indicazioni del Governo”. Lo scrive il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una lettera pubblicata su “Leggo”.

“Sappiamo che anche gli ultimi decreti legge non potranno essere la soluzione per tutti i problemi economici e sociali che stiamo vivendo. Siamo al lavoro giorno e notte per fare ancora di più e meglio. Il Governo – spiega Conte -non è sordo alle tante difficoltà che i cittadini stanno vivendo, e intende affrontarle una per una, assumendosi tutte le proprie responsabilità. Tornare alla normalità è un po come imparare di nuovo a camminare. Lo Stato conta di esserci per rimuovere e superare gli ostacoli. Un passo alla volta, con prudenza e attenzione, in modo da evitare di cadere e tornare indietro. L’Italia tornerà a correre”.

“Aiutiamo le famiglie – ha detto ancora Conte – specie quelle con figli che devono fare i conti con il problema delle scuole chiuse e per le quali abbiamo predisposto un ventaglio di offerte per i bambini a carattere ludico-ricreativo. Quelle stesse famiglie che, ancora una volta, si sono rivelate uno straordinario ammortizzatore sociale nei momenti di crisi”. “Da oggi, quindi, si potrà uscire di casa senza nessuna autocertificazione e circolare liberamente all’interno della propria regione” ha spiegato il presidente del Consiglio. “Potremo ricominciare a riprendere con prudenza la nostra vita sociale, tornare a incontrare gli amici, andare al mare, in montagna, al lago, leggere un libro in un parco. Dal 25 maggio riapriranno anche le palestre. Ovviamente sempre nel rispetto delle regole sulle distanze e sulle protezioni individuali” aggiunge Conte.




La Cgil e i dipendenti pubblici: “Il 60% vuole continuare in smart working”

 

 

Il 60% dei lavoratori vuole proseguire l’esperienza di smart working anche dopo la fase di emergenza legata al Coronavirus. Il 22% preferisce, invece, interrompere questa modalità di lavoro. Il 18% è indeciso. Le donne sono meno convinte, gli uomini più propensi. Per le donne, infatti, lo smart working è più pesante, alienante, stressante e porta ad un aumento dei carichi familiari. E’ la fotografia scattata dall’indagine della Cgil/Fondazione Di Vittorio sullo Smart working.

Prima dell’emergenza Covid, in Italia, lavoravano da remoto circa 500mila persone. In queste settimane di lockdown si stimano siano state più di 8 milioni. Quello sperimentato durante l’emergenza – ha ricordato la Cgil – non è lo Smart working ex Legge n.81/2017, una modalità di lavoro senza vincoli spazio temporali ma organizzata per fasi, cicli e obiettivi, né Telelavoro, più rigido soprattutto su luoghi della prestazione e orari, ma nella maggior parte dei casi il mero trasferimento a casa dell’attività svolta fino a qualche giorno prima in ufficio. Si tratta, in pratica, di un home working.

L’82% degli intervistati ha cominciato a lavorare da casa con l’emergenza, di questi il 31,5% avrebbe desiderato farlo anche prima. Il 18% ha cominciato prima, l’8% per scelta personale (soprattutto gli uomini +5% rispetto alle donne) e nel settore privato (+4% rispetto al pubblico); per scelta del datore 5%; per esigenze di conciliazione 5%. Una leggera prevalenza dell’inizio per scelta nei titoli di studio più alti (+3% rispetto a quelli più bassi). Nel 37% dei casi, lo smart working è stato attivato in modo concordato con il datore di lavoro; nel 36% dei casi in modo unilaterale dal datore di lavoro; nel 27% dei casi in modo negoziato attraverso intervento del sindacato.





Ripartenza, le regole da rispettare ci sono e sono anche molte: eccole

 

 

Il numero più basso di vittime dall’inizio del lockdown, 145 nelle ultime 24 ore, è il miglior auspicio per l’Italia che riapre, con i negozi, i bar e i ristoranti che potranno rialzare le saracinesche dopo oltre due mesi. Ma è ancora scontro tra il governo e le Regioni proprio sulle modalità con cui ricominciare e nonostante l’accordo raggiunto nella notte e confluito negli allegati al Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte dopo l’annuncio nella conferenza stampa di sabato sera: "i dati sono incoraggianti, dobbiamo correre un rischio calcolato, non possiamo più aspettare". Ad accusare l’esecutivo stavolta non sono però i governatori del centrodestra ma il Dem Vincenzo De Luca. "La Campania non è d’accordo e non ha sottoscritto l’intesa Stato-Regioni che alcuni media presentano come condivisa all’unanimità - dice il governatore - Su alcune norme di sicurezza generale deve pronunciarsi il ministero della Salute, non è possibile che il governo scarichi opportunisticamente tutte le decisioni sulle Regioni. Non è accettabile". Parole a cui il governo non replica direttamente anche se, sottolineano fonti di palazzo Chigi l’intesa raggiunta non è con i singoli presidenti ma con la Conferenza delle Regioni. Nelle riunione di sabato che si è protratta fino a notte, fanno inoltre notare fonti di governo, ci si era lasciati con un accordo ’pieno’: nel Dpcm sarebbero confluite le linee guida predisposte dal documento unitario dalle Regioni, che il governo ha infatti fatto proprie. L’allegato 17 afferma esplicitamente che le indicazioni sono "in continuità con le indicazioni di livello nazionale, in particolare con il protocollo condiviso tra le parti sociali nonché con i criteri guida generali di cui ai documenti tecnici prodotti da Inail e Iss".

 

Anziani e persone fragili

Non ci sono categorie per le quali scattano particolari divieti ma «è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità, ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità».

L’obbligo di mascherina

Mascherine e guanti sono ormai indispensabili. Nel provvedimento è sottolineato che «è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto, e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Non sono soggetti all’obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina e anche i soggetti che interagiscono con loro».

I viaggi all’estero

Dal 3 giugno apertura di alcune frontiere e dunque «non sono soggetti ad alcuna limitazione gli spostamenti da e per: Stati membri dell’Unione europea; Stati parte dell’accordo di Schengen; Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord; Andorra, Principato di Monaco; Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano».

Buffet vietati

Nei ristoranti la distanza tra i clienti, anche ai tavoli, deve essere di un metro, che può essere ridotta se ci sono separatori. Si deve privilegiare l’accesso tramite prenotazione e mantenere l’elenco delle persone che hanno prenotato per un periodo di 14 giorni. Nei locali non può entrare un numero di persone più alto dei posti a sedere. Si devono privilegiare l’utilizzo degli spazi esterni e viene sospeso il pagamento della tassa per l’occupazione di suolo pubblico. La consumazione a buffet non è consentita. Il personale deve utilizzare la mascherina. I clienti devono indossarla se non sono seduti al tavolo.

Capelli, lavaggio obbligatorio

Dal barbiere si può consentire l’accesso dei clienti solo su prenotazione e mantenere l’elenco dei clienti per 14 giorni. All’ingresso potranno esserci termoscanner. La permanenza dei clienti all’interno dei locali è consentita limitatamente al tempo del trattamento. Obbligatorio il lavaggio dei capelli. Deve esserci almeno un metro di separazione sia tra le singole postazioni di lavoro, sia tra i clienti. Per i servizi di estetica, nell’erogazione della prestazione che richiede una distanza ravvicinata, l’operatore deve indossare la visiera protettiva e mascherina FFP2 senza valvola.

Prova dei vestiti con i guanti

Nei negozi fino a quaranta metri quadrati può accedere una persona alla volta, oltre a un massimo di due operatori. Per locali di dimensioni superiori l’accesso è regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando, ove possibile, i percorsi di entrata e di uscita. Gli accessi dovranno dunque essere scaglionati. Potranno essere ampliate le fasce orarie di apertura. Uso dei guanti «usa e getta» nelle attività di acquisto, particolarmente per alimenti e bevande, ma anche per la prova degli abiti. All’esterno si dovrà stare in fila e distanziati.

Nei centri commerciali

Prima dell’ingresso nei centri commerciali i clienti potranno essere sottoposti alla misurazione della febbre. Gli accessi saranno scaglionati in modo da evitare assembramenti e negli ascensori si potrà entrare soltanto se si riesce ad assicurare il mantenimento di almeno un metro tra i clienti. Bisognerà differenziare i percorsi di entrata e di uscita. Nei mercati rionali va posizionata la segnaletica (orizzontale e/o verticale) nelle zone prossimali ai singoli banchi e strutture di vendita per favorire il rispetto del distanziamento. Si devono usare mascherina e guanti soprattutto per acquistare alimenti.

Le autoscuole

Dal 20 maggio riaprono le autoscuole. L’esame di guida teorico dovrà essere svolto, ove possibile, con schermi parafiato in plexiglas sui tre lati delle postazioni. Dopo la prova monitor, scrivanie e il resto andranno igienizzati. Per la pratica il candidato, l’istruttore e l’esaminatore devono indossare una maschera filtrante, visiera o occhiali protettivi, guanti monouso e devono lavarsi o igienizzarsi le mani prima di entrare nell’auto. Alla fine di ogni prova l’autoscuola dovrà pulire gli oggetti condivisi. La prova durerà in totale 25 minuti, di cui al massimo 15 minuti per l’esame su strada.

Il distanziamento in palestra

Dal 25 maggio riaprono le palestre (a Milano dal 31) e la «distanza interpersonale minima tra chi fa attività fisica non può essere inferiore a due metri». Raccomandato ai clienti «di raggiungere il sito già vestiti adeguatamente per le attività previste» oppure «di utilizzare spazi comuni per cambiarsi, muniti di buste sigillanti per la raccolta di rifiuti personali». E ai gestori di «tracciare» gli ingressi oppure consentire l’accesso soltanto su appuntamento. Per le piscine gli indumenti devono essere riposti dentro la borsa personale, in acqua va mantenuta la distanza di sette metri tra chi nuota.

Negli alberghi

Alla reception possono esserci barriere fisiche e le prenotazioni devono essere gestite online. Vanno predisposti sistemi automatizzati di check-in e check-out ove possibile. L’addetto al servizio di ricevimento deve provvedere, alla fine di ogni turno di lavoro, alla pulizia del piano di lavoro e delle attrezzature utilizzate. Gli ospiti devono sempre indossare la mascherina, mentre il personale dipendente è tenuto sempre all’utilizzo della mascherina quando è in presenza dei clienti e comunque in ogni circostanza in cui non sia possibile garantire la distanza interpersonale di almeno un metro.

Sotto l’ombrellone

In spiaggia si dovrà assicurare un distanziamento tra gli ombrelloni per garantire una superficie di almeno 10 metri quadri attorno. Tra le attrezzature da spiaggia (lettini e sedie a sdraio) deve essere garantita una distanza di almeno 1,5 metri. Le attrezzature vanno disinfettate a ogni cambio di persona. In ogni caso la sanificazione deve essere garantita a ogni fine giornata. Sì a racchettoni, nuoto, surf, windsurf, kitesurf, purché sia mantenuta la distanza di sicurezza. No a giochi di squadra, come beach volley e beach soccer. Sulle spiagge libere bisognerà garantire le stesse distanze previste negli stabilimenti.

In mare aperto

In barca valgono le stesse regole delle case e dunque un metro di distanza tra persone non conviventi, anche se congiunti. Obbligatori mascherine e guanti, così come l’igienizzazione di tutte le superfici. Per le barche a noleggio c’è l’obbligo per l’equipaggio, prima dell’imbarco e periodicamente, di sottoporsi al tampone ma anche alla misurazione giornaliera della febbre. L’equipaggio dovrà avere cura inoltre di impedire l’accesso di estranei a bordo durante la sosta in porto o in marina. Chi vive nella stessa unità abitativa potrà condividere l’alloggio in cabina. In porto c’è il divieto di assembramento.

Le immersioni

Chi si presenta a un diving per un’immersione dovrà sottoporsi alla misurazione della febbre e firmare un’autocertificazione in cui si dichiara di non avere sintomi o avuto contatti con malati. È meglio usare la propria attrezzatura, altrimenti il centro deve sanificare quella a noleggio. Il centro dovrà organizzare le uscite garantendo la distanza di un metro in barca. L’attrezzatura va custodita in spazi dedicati e «segregata» in involucri chiusi, una volta sanificata. È inibito l’uso di contenitori d’acqua comuni per il risciacquo delle maschere. Obbligatori dispositivi per evitare il contatto diretto in caso di primo soccorso.

 





Ad aprile i consumi sono crollati del 47,6%. I dati della Confcommercio

 

 

Ad aprile i consumi degli italiani sono crollati del 47,6% e nonostante un rimbalzo del pil del 10% stimato a maggio il prodotto interno lordo rimarrà sempre a un -16% rispetto all’anno precedente. E’ quanto sul legge in una nota dell’ufficio studi di Confcommercio .Ampliando lo sguardo a cosa è accaduto nel periodo di lockdown si rileva nel complesso del secondo bimestre, nel confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, un calo del 38,9% dei consumi, dato che si riuscirà a recuperare solo in parte nei prossimi mesi, spiega ancora Confcommercio. A ecco la nota diffusa dalla onfcommercio: “Da oggi possono riaprire circa 800 mila imprese, ma il completo lockdown di aprile ha avuto conseguenze che il sistema economico italiano non ha mai sperimentato dopo la seconda guerra mondiale. Infatti, dopo la flessione del 30,1% di marzo, nel mese scorso i consumi sono crollati, rispetto ad aprile 2019, del 47,6%. Pochissimi i segmenti che sono riusciti a registrare un segno positivo (alimentazione domestica, comunicazioni ed energia), per molti altri, invece, soprattutto quelli legati alle attività complementari alla fruizione del tempo libero, la domanda è stata praticamente nulla. Cifre quasi inverosimili che, purtroppo, testimoniano gli effetti derivanti dalla sospensione, non solo di gran parte delle attività produttive, ma anche di quelle sociali e relazionali dirette. E la ripartenza, iniziata già dopo Pasqua e in via di rafforzamento nella prima settimana di maggio, come risulta sia dai consumi giornalieri di energia elettrica che dalle percorrenze dei veicoli leggeri, si presenta ancora densa di difficoltà. La questione più grave è la concentrazione delle perdite su pochi importanti settori, come il turismo e l’intrattenimento, che sono anche quelli più soggetti a forme di distanziamento e rigidi protocolli di sicurezza, ma anche la mobilità e l’abbigliamento. Pertanto, la fine del lockdown non sarà uguale per tutti. Ma soprattutto, dopo la riapertura si avvertiranno anche dolorosi effetti su reddito e ricchezza che si protrarranno ben oltre l’anno in corso. Anche per queste ragioni, il rimbalzo congiunturale del 10,5% del Pil, stimato per il mese di maggio, appare modesto se confrontato alle cadute di marzo ed aprile e, nel confronto annuo, la riduzione è ancora del 16%. Non basteranno gli ulteriori recuperi di attività attesi da giugno in poi per cambiare significativamente la rappresentazione statistica di una realtà fragile e profondamente deteriorata. Una realtà in cui l’eccesso di burocrazia, male endemico di cui soffre il nostro Paese, ha presentato il suo conto anche durante la pandemia e nella quale anche l’efficacia dei provvedimenti messi in cantiere dalle autorità nazionali e internazionali rimane un’ulteriore incognita”.