Di Berardino: sopralluoghi in cantieri ricostruzione

 

“Ho compiuto alcuni sopralluoghi nei cantieri della ricostruzione, in particolare nel centro storico di Amatrice e nella frazione di Sommati. Dopo uno stop dettato dall’emergenza sanitaria, in questi giorni gli operai stanno tornando a lavoro e stanno ripartendo tutte le attività legate alla ricostruzione. Non si è mai fermata, al contrario, l’attività dell’Ufficio Speciale della Ricostruzione del Lazio, tanto che l’iter burocratico per il rifacimento del nuovo ospedale Grifoni di Amatrice è continuato regolarmente”. Così afferma in una nota Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro, Formazione e Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio. 

“Il cronoprogramma – continua – è stato perfettamente rispettato ed è dunque possibile confermare per il mese di agosto la posa della prima pietra. Inoltre gli uffici regionali sono al lavoro per l’apertura di due sedi distaccate dell’USR, la “Amatrice-Accumoli” per servire i residenti, e una a Roma per favorire i proprietari delle seconde case nella presentazione di pratiche e documenti per la ricostruzione privata. Con la Fase 2, l’obiettivo nell’area del cratere è ricostruire e ripartire sfruttando ogni opportunità, cercando di lavorare sempre più in stretta sinergia con le altre istituzioni e con il territorio. In tal senso, oggi, l’incontro che ho avuto con il sindaco Fontanella e con il commissario alla ricostruzione Legnini dimostra l’impegno comune di collaborare e contribuire fattivamente al superamento delle difficoltà. Certamente i recenti provvedimenti del commissario porteranno risultati importanti, a cominciare dallo snellimento della burocrazia”, spiega ancora Di Berardino. 

 





Per l’editoria del Lazio bando con sostegni per 1,3 mln

 

 La terza commissione consiliare permanente, Vigilanza sul pluralismo dell’informazione, presieduta da Davide Barillari (Gruppo Misto), si è riunita oggi in modalità telematica per fare il punto sui prossimi impegni e sui bandi per l’editoria. “La cosa più urgente da fare – ha spiegato Barillari in apertura dei lavori – è sbloccare i fondi per l’editoria”. E l’assessore allo Sviluppo economico e alle attività produttive, Paolo Orneli, ha esposto una proposta che rivoluziona completamente il bando di sostegno all’editoria, destinando la somma di 1,3 milioni di euro come sostegno diretto a tutte le realtà dell’editoria regionale (radio, tv, giornali, online) con una quota da ripartire a fondo perduto, sulla base di alcuni parametri da stabilire, come ad esempio i volumi di fatturato e il calo dello stesso fatturato a causa della pandemia. “Il tema è tutto politico e riguarda le scelte”, ha dichiarato Orneli il quale ha spiegato che 600 mila euro erano pronti per l’editoria online. “Poi è esploso il Covid – ha proseguito Orneli – ed è cambiata la nostra agenda. A questi 600 mila euro si aggiungono altri 700 mila euro dalle economie della prima linea d’intervento (quella per le agenzia di stampa e giornali, alle emittenti televisive e radiofoniche locali), per un totale di un milione e trecentomila euro. La mia proposta è semplice. Noi dobbiamo radicalmente modificare il piano sull’editoria online e recuperare i settecentomila euro per fare nascere un fondo per l’emergenza Covid che serva l’intero comparto dell’editoria. Il tutto con un meccanismo radicalmente nuovo, che non è il progetto, ma una sorta di bonus che noi diamo al sussistere del requisito soggettivo di far parte della platea dei beneficiari e di aver subito un calo del fatturato. La modalità di erogazione è molto semplice, tipo quella del governo per i liberi professionisti. Per fare questo bisogna fare un maxiemendamento al piano. Andiamo a individuare i beneficiari e diamo un contributo a fondo perduto a tutta la platea degli aventi diritto, procedendo al riparto. Per quanto riguarda la parte agenzie di stampa e giornali si fa la stessa cosa, però si deve andare rapidamente con una modifica regolamentare in Consiglio regionale, con una norma transitoria vigente nel regolamento solo nell’anno 2020, solo per l’emergenza coronavirus. Di fatto – ha concluso Orneli – diventeremmo la prima regione italiana a stabilire, assieme alle altre misure, una misura per l’editoria ai tempi del Covid”.





Manifestazione degli autorganizzati del mondo dello spettacolo escluso dalla Fase Due

 

Gli Autorganizzati dello Spettacolo di Roma hanno manifestato simbolicamente davanti al Teatro Valle e al Teatro Argentina, a pochi passi dal Ministero dei Beni Culturali. Le lavoratrici e i lavoratori (attori, tecnici, danzatori, artisti di strada, musicisti, impiegati) chiedono a gran voce che l’annunciata riapertura del settore prevista per il 15 giugno avvenga garantendo sicurezza sanitaria e reddituale a tutti i lavoratori, che devono diventare interlocutori privilegiati delle istituzioni. Per i lavoratori dello spettacolo sono state previste dal Governo solo misure tampone economicamente insufficienti. Ancora non è stata istituita una forma di sostegno al reddito che traghetti fuori dall’emergenza ogni lavoratore, dato che la crisi del settore durerà ancora molto oltre il 15 giugno.Nel corso della giornata sono stati affissi fuori numerosi teatri e spazi culturali della città striscioni e volantini.





Prima Porta, l’inchiesta sul cimitero fa scattare 14 sospensioni dal servizio per i dipendenti Ama indagati

 

AMA rende noto di aver notificato la sospensione dal servizio e dalla retribuzione a 14 dipendenti coinvolti nell’inchiesta condotta da parte della Procura della Repubblica a seguito di indagini svolte dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma su ipotesi di condotte illecite nell’espletamento di alcune operazioni cimiteriali all’interno del Cimitero di Prima Porta. La sospensione – spiega una nota – durerà sino alla chiusura del procedimento disciplinare e, eventualmente, alla definizione del procedimento penale aperto a carico degli stessi.

 





Caso Vannini, nel quinto anniversario dalla morte la città di Cerveteri chiede giustizia

 

“Oggi, in questo triste quinto anniversario dell’omicidio di Marco, c’è una luce di speranza che sia fatta giustizia e si ottenga verità. Fino ad allora sulle mura del nostro Municipio campeggerà la foto di Marco e la scritta “Verità e Giustizia”. Così in una nota il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci. “Come Istituzione lo consideriamo un nostro dovere e, per quel poco che possiamo fare, insieme alla nostra Comunità, continueremo a restare a fianco di mamma Marina e papà Valerio. Verità e Giustizia per Marco”, conclude il sindaco di Cerveteri.

 





Aperto e immediatamente rinviato il Processo per l’omicidio di Luca Sacchi, novità nella seconda fase delle indagini

 

Aperto e rinviato al prossimo 9 giugno il processo per l’omicidio di Luca Sacchi, il personal trainer assassinato nell’ottobre scorso con un colpo di pistola alla testa davanti a un pub nella zona di Colli Albani, a Roma. I giudici della I Corte d’Assise hanno rinviato - è stato spiegato - per consentire alle parti di presentare le liste testimoniali e poter visionare copia degli ultimi atti depositati.

Presente in aula Anastasiya Kylemnyk, fidanzata della vittima. "Ci ha fatto male rivedere Anastasiya. Così fredda. Non ci ha nemmeno degnato di uno sguardo". Lo hanno detto tramite i propri legali - gli avvocati Paolo Salice e Armida Decina - i genitori di Luca Sacchi.  

Sotto accusa ci sono Paolo Pirino e Valerio Del Grosso, i due 20enni di San Basilio accusati di essere gli autori materiali dell’aggressione. Poi c’è Marcello De Propris, che secondo gli inquirenti fornì l’arma del delitto, e suo padre Armando, accusato della detenzione della pistola. 

Anastasiya è invece coinvolta nella tranche dell’inchiesta che riguarda la violazione della legge sugli stupefacenti in relazione al tentativo di comprare 15 chili di droga per un corrispettivo di 70mila euro in contanti. Denaro mai ritrovato. Un compravendita, secondo quanto ricostruito, poi finita male e sfociata nell’aggressione mortale a Sacchi. La Procura contesta a Del Grosso, Pirino e De Propris anche l’aggravante della premeditazione. I tre, insieme con Armando De Propris sono detenuti in carcere mentre è sottoposta a obbligo di firma Anastasiya, che nel processo è anche parte civile per la rapina subita. 

Altro protagonista della vicenda è Giovanni Princi, ex compagno di classe di Luca Sacchi, accusato di violazione della legge sulla droga. L’uomo è ora ai domiciliari e sarà processato con rito abbreviato il 28 maggio prossimo.

 

Giorni prima incontro a Casal Monastero

Una manciata di giorni prima dell’omicidio, Luca Sacchi e la fidanzata Anastasiya Klymenyk si trovavano a Casal Monastero, nella zona dove vivono i pusher Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, ora a processo per l’omicidio del personal trainer. Secondo un rapporto informativo dei carabinieri del Ris e depositato oggi dai pubblici ministeri nel processo, è possibile che i due ragazzi dovessero incontrare gli spacciatori. 

Dall’analisi del traffico telefonico emerge che sia il telefono di Sacchi che quello di Anastasya tra le 15.30 e le 16 del 18 ottobre – si spiega – hanno impegnato i ponti ripetitori installati in via Acuto e via Saccomuro, nella zona di Casal Monastero. Secondo quanto accertato dai carabinieri nello stesso orario sono state agganciate le utenze di Del Grosso e Pirino in via Acuto “a dimostrazione che l’incontro tra i due gruppi è verosimilmente avvenuto”, scrivono gli esperti dell’Arma. 

E il 18 ottobre, come emerge sempre dall’informativa, dal telefono di Luca Sacchi sono state effettuate su Maps ricerche relative al percorso stradale per raggiungere dall’Appio Latino la frazione di Casal Monastero. Nel celluare di Sacchi c’è anche un messaggio audio, registrato su whatsapp, inviato dall’amico di infanzia Giovanni Princi, ritenuto dagli inquirenti il regista della trattativa per l’acquisto della droga. “‘Oh per Furio so’ salite verso la metro tipo 2 volanti incazzate, sderepando’. Luca chiosa: ‘Incredibile ma vero’”.

 

Il giovane alla fidanzata: attieniti ai piani

“Amò, novità? Amò, attieniti ai piani”. Così ha scritto in un messaggio il 18 ottobre scorso, Luca Sacchi alla fidnazata Anastasiya Klymenyk. Questo ed altri sms sono citati in un rapporto informativo dei carabinieri che è stato depositato dalla Procura nell’ambito del processo a carico di cinque persone per l’omicidio del 23 ottobre scorso e che è iniziato oggi. Al messaggio, scrivono i carabinieri, la ragazza risponde: “ci vediamo dopo”. Sacchi quindi invia altri messaggi: “Spero tu faccia come mi hai detto se no ti meno, se scopro che hai fatto le cose a cazzo senza di me…”. 





Esposto alla Procura di Roma di Assotutela per le file e i disagi sulle linee metro

 

“Apprendiamo dalla stampa e ci giungono segnalazioni in merito a numerose criticità in atto stamattina nel trasporto pubblico sotterraneo di Roma. Tra code di utenti, distanziamento sociale poco rispettato e presunti disservizi dei treni, ad esempio sulla linea A della metropolitana, il trasporto pubblico della capitale mostra già le prime difficoltà e sembra di essere ritornati ai tempi pre Coronavirus”, sottolineano, in una nota, il capostaff legale di Assotutela, Massimo Baldi, e il delegato Assotutela Lazio, Orazio Scuro. 

“Siamo consapevoli – aggiungono – che oggi è il primo giorno di ‘ritorno alla normalità’ e quindi qualche errore è logico che accada. Dall’altra parte, però, è necessario sapere che strategia di sicurezza hanno previsto Atac e il Comune di Roma visto e considerato che siamo nel pieno di una pandemia ed è in ballo la sicurezza dei cittadini”. Quindi “se non si farà chiarezza sulla questione, presenteremo un esposto alla Procura della Repubblica di Roma”.

 





Il senatore Fazzone chiede la riapertura degli stabilimenti balneari del Lazio

Basta indugi, riaprire gli stabilimenti balneari del Lazio già il 25 maggio”. Così in una nota il senatore Claudio Fazzone, senatore di Forza Italia. “Ho chiesto espressamente al presidente Nicola Zingaretti di far ripartire la stagione balneare da subito, senza attendere ulteriormente. Occorre entrare – spiega – in una nuova normalità in tutti i settori economici, ma leggendo l’ordinanza regionale ‘Ripartire sicuri’ ho appreso con stupore e rammarico della mancata ripartenza delle attività balneari. Mi preme sottolineare che la mancata ripartenza peraltro pone il Lazio in una condizione di svantaggio rispetto ad altre grandi regioni italiane particolarmente competitive nel turismo balneare. Penso in particolare a Sicilia, Calabria, Toscana e Sardegna che già da oggi hanno garantito l’immediata operatività ai titolari degli stabilimenti, per non parlare dell’Emilia Romagna, regione che pur avendo occupato per buona parte dell’emergenza sanitaria il secondo posto assoluto per numero di contagi, ha deciso la riapertura delle strutture fra soli 7 giorni, ovvero il 25 maggio. Davvero non ho compreso la scelta di rinviare ulteriormente l’avvio di una stagione balneare, le cui premesse peraltro sono già piuttosto fosche” sottolinea.  “Per i titolari degli stabilimenti balneari si prevede una stagione nera ed è per questo che chiedo di intervenire con la massima urgenza per tutelare una categoria ‘dimenticata’ in questa ordinanza di ripartenza delle attività. Ho proposto al governatore di consentire l’apertura degli stabilimenti nella nostra regione a partire almeno dalla data del 25 maggio. Non c’è ragione di indugiare ulteriormente, migliaia di operatori hanno bisogno di risposte immediate e serve un colpo di reni in tempi rapidi” conclude.

 





Aree ludiche di parchi e ville restano off-limits

 

Restano chiuse le aree ludiche all’aperto presenti nei parchi e nelle piazze di tutto il territorio di Roma Capitale. È quanto prevede un’ordinanza della sindaca di Roma Virginia Raggi, pensata per garantire il massimo livello di sicurezza per i bambini, a seguito delle nuove disposizioni previste dal Governo nazionale. Nel nuovo Dpcm, infatti, la riapertura di queste aree è consentito solo dopo approfondite operazioni di sanificazione di tutte le strutture e dei giochi. 

Le norme nazionali esigono quindi un piano di intervento specifico che va gradualmente attuato mentre le aree in questione rimarranno temporaneamente inaccessibili. 

“Sono tantissimi i romani che stanno tornando a frequentare le piazze e le aree verdi della città. Ma bisogna rispettare le distanze di sicurezza, evitare occasioni di assembramento e garantire l’igienizzazione di strutture e superfici che possano essere veicolo di contagio. Per tutte queste ragioni, a tutela della salute dei nostri bambini, le aree ludiche rimarranno chiuse finché non avremo la garanzia che i nostri bambini possano usare i giochi in sicurezza”, dichiara la sindaca di Roma Virginia Raggi.

 





L’Anpi denuncia la “brutale aggressione fascista alla Sindaca Raggi”. Coia: “Vergognosi. Non ci faremo spaventare”

L’Anpi denuncia la “brutale aggressione fascista alla Sindaca Raggi”. Coia: “Vergognosi. Non ci faremo spaventare”

 

“I militanti di Casapound hanno minacciato la sindaca Virginia Raggi mentre era a Ostia. Un’aggressione gravissima. Eravamo in un mercato per parlare con i commercianti. Il nostro lavoro e’ stato disturbato da questi esaltati che sono arrivati a dirle: Questa e’ la tua ultima passeggiata’. Vergognosi. La nostra amministrazione non si e’ lasciata intimidire dai Casamonica e di certo non si fara’ spaventare dalle frasi urlate da Casapound. La sindaca ha sempre ascoltato tutti. Nessuno si deve permettere di aggredire in quel modo le altre persone, meno che mai la sindaca di Roma, che era a Ostia per ascoltare i cittadini. E che infatti, come fa da sempre, ha dialogato con chi aveva interesse a farlo”. E’ quanto scrive in un post su Facebook il consigliere capitolino del M5S, Andrea Coia. Il comitato provinciale dell’Anpi di Roma “condanna la brutale e violenta aggressione di stampo fascista alla sindaca Virginia Raggi” alla quale esprime “solidarieta’ e vicinanza”. Lo comunica l’Anpi Roma.

 

Dureghello: inaccettabili minacce Casapound a sindaca Raggi

“Le minacce dei militanti di Casapound alla sindaca di Roma Virginia Raggi, a cui trasmetto la mia solidarietà, sono inaccettabili. È intollerabile che circostanze come queste, in cui si inizia a fare i primi passi verso l’uscita dal lockdown, vengano sfruttate e utilizzate come pretesto per delle aggressioni neofasciste. La strumentalizzazione della crisi è un campanello d’allarme che ci impone di mantenere alta l’attenzione affinché la violenza e l’impunità non trovino spazio di imporsi”. Lo dichiara Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma in una nota dopo quanto accaduto oggi ad Ostia dove il primo cittadino si era recata.





Cure palliative per i bambini malati di tumore, appello al ministro della salute della Fondazione Maruzza

 

 

Appello urgente al Ministro della Salute, Roberto Speranza, da parte della Fondazione Maruzza che avvia una petizione sulla piattaforma Change.org (https://bit.ly/2zuSvN8) per rendere effettiva la Legge 38 sulle cure palliative, a 10 anni dalla sua promulgazione, e per spronare le Regioni a realizzare le reti di cure palliative pediatriche su tutto il territorio nazionale. 

I dati parlano chiaro: in Italia, dei 30.000 minori con diagnosi di inguaribilità solamente un 5% usufruisce dei diritti che la legge riconosce loro. La scarsità di questa risposta assistenziale è per lo più dovuta alle difficoltà delle Regioni che, in dieci anni, non hanno provveduto a realizzare le reti regionali di assistenza in terapia del dolore e cure palliative dedicate e specifiche per i minori. In alcune Regioni la rete regionale di cure palliative pediatriche non è stata ancora “deliberata”. 

La Rete Territoriale è un insieme funzionale e integrato di interventi che garantisce la continuità assistenziale h24 e 365 giorni all’anno al bambino e alla sua famiglia. La rete è composta da tutte le risorse presenti sul territorio (ospedale, hospice pediatrico, pediatra di libera scelta, professionisti socio-sanitari territoriali, etc) coordinate da un centro di riferimento regionale. In questo modo, al bambino e alla sua famiglia, è garantita assieme alla qualità delle cure, anche una vita il più normale possibile, nella sua casa e insieme ai suoi cari. 

L’istituzione di una rete di Cure Palliative Pediatriche è prevista per legge dal 2010 (Legge 38) ma a tutt’oggi l’applicazione della norma è ampiamente disattesa, con una situazione drammatica in alcune regioni, dove i minori con patologie gravi avrebbero bisogno di terapie, riabilitazione e assistenza speciale domiciliare. Un’assistenza che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito: “una responsabilità etica e un imperativo morale dei sistemi sanitari” rilevando che: “tuttavia l’accesso alle cure palliative è ancora molto scarso, il che determina ogni anno a milioni di bambini vulnerabili, sofferenze evitabili”.





Senza turisti la Fase Due non può decollare, allarme della Coldiretti

 

La riapertura di negozi, bar e ristoranti “non decolla” e “a pesare è l’assenza del turismo, con 81 milioni di presenze italiane e straniere perse nell’ultimo trimestre”. Lo afferma la Coldiretti, secondo cui “le difficoltà delle sette attività commerciali su dieci che hanno deciso di riaprire non dipendono solo dalla diffidenza degli italiani”. 

L’impatto economico dell’azzeramento della spesa turistica nel trimestre “è drammatico, con una perdita stimata dalla Coldiretti in quasi 20 miliardi di euro per l’alloggio, la ristorazione, il trasporto e lo shopping. A pagare il conto più salato è l’alimentare, con il cibo che è diventato la voce principale del budget delle famiglie in vacanza in Italia, con circa un terzo della spesa di italiani e stranieri destinato alla tavola per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche”. 

Le difficoltà della ripartenza nella ristorazione “si ripercuotono a valanga sul sistema produttivo industriale e agricolo Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura, ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco”.





Aeroporti, linee guida dell’Enac per la ripartenza

Arrivano le linee guida dell’Enac per la ripresa del traffico negli aeroporti. L’Ente nazionale per l’aviazione civile ha pubblicato sul suo sito le “Linee guida per la ripresa del traffico negli aeroporti, a partire dalla Fase 2”, a conclusione del confronto con le associazioni del settore aereo avviato con il tavolo operativo istituito dal presidente Nicola Zaccheo per definire misure coordinate per la ripartenza del comparto. 

Il documento rappresenta “un ulteriore risultato delle varie iniziative intraprese dall’Enac a sostegno dell’economia del settore dell’aviazione civile nazionale, delle sue imprese e dei lavoratori, per supportare il rilancio del trasporto aereo in maniera coordinata e in piena sicurezza”. 

Presupposto delle linee guida “è che la gestione del trasporto aereo rispetto alle nuove esigenze sanitarie, sia nella fase dell’emergenza sia in futuro, debba contemperare l’obiettivo prioritario della tutela della salute dei passeggeri, degli equipaggi e degli addetti dell’intera filiera”. 

“Al contempo – aggiunge L’Enac – nel rispetto dei principi del Safety management systems (Sms), la gestione del settore deve continuare a salvaguardare condizioni operative sostenibili, garantire fattibilità dei servizi commerciali e recuperare confidenza nel trasporto aereo da parte dei passeggeri”.





Primi risultati positivi nella sperimentazione del vaccino anti-Covid negli Usa

 

La società biotech Usa Moderna ha fatto sapere che sono incoraggianti i dati della prima fase della sperimentazione sulle persone del vaccino anti SARS-CoV-1, il virus che provoca il COVID-19.

I volontari hanno sviluppato anticorpi specifici e il composto è “sicuro e ben tollerato”. Bisogna aspettare le fasi 2 e 3 di sperimentazione. L’ultima fase potrebbe partire a luglio.





Di Maio: “L’Italia dal 3 giugno pronta ad accogliere turisti dall’estero. Inammissibile black list tra i Paesi Ue”

 

"Dal 3 giugno l’Italia ripartirà a 360 gradi. Ci si potrà muovere tra le regioni e siamo pronti ad accogliere in sicurezza cittadini europei che vogliono passare le loro ferie in Italia. Le nostre strutture sono pronte, preparate e all’avanguardia". Così il ministro Luigi Di Maio rivolgendosi agli omologhi di alcuni Paesi Ue tra cui Germania e Austria in un vertice sui flussi turistici.

"E’ inammissibile che ci siano black list tra Paesi Ue. Se non cambiamo direzione, ci saranno serie ricadute economiche sul comparto turistico di tutti i Paesi europei, non solo dell’Italia".





Il figlio del giudice Borsellino chiamato a dirigere il Commissariato di Mondello (Pa) della Polizia di Stato

  

Dopo 11 anni il vice questore Manfredi Borsellino, figlio del magistrato Paoloucciso in via D’Amelio, lascia la direzione del commissariato di Cefalù e va a dirigere l’ufficio di polizia di Mondello a Palermo. In questi anni Borsellino ha indagato a Cefalù non solo sui fatti legati alla criminalità, ma anche su abusi ambientali e sull’occupazione di aree demaniali da parte di lidi balneari. Il trasferimento è stato disposto nell’ambito di una rotazione di incarichi decisa dal questore Renato Cortese. Borsellino a Palermo ha già diretto la Postale e gli uffici di polizia Oreto e Zisa. Al suo posto a Cefalù andrà il vice questore Francesco Virga, attuale portavoce del questore. 





Latina, chiede mascherine e protezioni per lavorare nei campi ma viene massacrato di botte e gettato in un canale. Arresti

 

 

Avrebbe chiesto al datore di lavoro mascherina e guanti, dispositivi di protezione individuale per difendersi dal coronavirus e, per tutta risposta, sarebbe stato prima licenziato, poi, dopo aver chiesto di essere pagato per il lavoro svolto, aggredito con calci e pugni e successivamente gettato in un canale. La storia, che arriva da Terracina (Latina), riguarda un bracciante 33enne di origini indiane. La polizia, su ordinanza del gip del Tribunale di Latina, ha emesso due misure cautelari nei confronti dei titolari dell’azienda agricola, padre e figlio: rispettivamente arresti domiciliari e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.  Come riporta Latina Today, padre, 52 anni, e figlio, 22, sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro e a vario titolo, di estorsione, rapina e lesioni personali aggravate nell’ambito dello sfruttamento di braccianti agricoli stranieri all’interno della loro azienda.





Salvini: “Il 2 giugno in piazza con Meloni e Berlusconi”

 "Ho sentito Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Il 2 giugno, Festa della Repubblica, non solo a Roma ma in 100 piazze italiane, abbiamo proposto un momento di ascolto e di idee, con regole e mascherine, senza bandiere di partito, solo col Tricolore perché Conte non può fare tutto da solo". Così il leader della Lega, Matteo Salvini, spiega a "Pomeriggio Cinque" come avverà la manifestazione dell’opposizione contro le scelte fatte finora dal governo per affrontare la crisi economica in questa Fase 2. Oltre a confermare il sostegno degli altri esponenti del centrodestra, Salvini sostiene aggiunge: "Una volta sconfitto il virus gli italiani torneranno a votare - spiega l’ex ministro degli Interni - , non è il momento di "governini" e giochi di palazzo, la parola deve tornare al Popolo. Se diamo ascolto e fiducia agli italiani, tra un anno ci ritroveremo qui con un Paese migliore, ne sono convinto".





Confagricoltura: “Tiene l’export agroalimentare extra-Ue, ma con sesibili differenze tra prodotti”

E’ un bilancio complessivamente confortante quello che risulta dall’analisi dell’ufficio studi di Confagricoltura, basata sui dati dell’Agenzia delle Dogane, sulle esportazioni italiane di prodotti agricoli e alimentari verso i Paesi Extra-UE, nel periodo gennaio-aprile 2020. Dal confronto dei valori delle esportazioni dei primi quattro mesi del 2019 e del 2020 (coincidenti con lo sviluppo della pandemia di Coronavirus) emerge, in generale, un andamento di crescita (+3,7%). Ma non per tutti i settori è andata allo stesso modo.  
 
Guardando alle diverse categorie di prodotti, gli incrementi più rilevanti riguardano gli ortaggi (+30%) e le carni (+25%); sono vicini al +15% prodotti da forno, frutta e ortaggi trasformati, salumi; bene anche olio d’oliva (+11%) e riso (+10%). Segnano invece sensibili flessioni: fiori e piante (-25%), paste alimentari (-14%), frutta (-9%), carni conservate (-8%). Nove delle quattordici categorie di prodotti esaminate hanno esportato di più nel 2020 e, di queste, sette presentano incrementi superiori al 10%. D’altra parte, delle cinque categorie di prodotti con valore dell’export in flessione, tre segnano andamento negativo superiore al 10%.
 
L’ufficio studi di Confagricoltura ha anche confrontato i dati 2019 e 2020 di ciascun mese del primo quadrimestre dell’anno. Vini e spumanti e formaggi e latticini hanno segnato una forte crescita in gennaio (+24% e +60%), seguita da andamenti negativi nei tre mesi seguenti. Comportamento opposto per i cereali e l’olio d’oliva. Per quanto riguarda le paste alimentari, dopo i primi tre mesi di forte crescita, in aprile hanno registrato una flessione del 48%.
 
Dati che consentono prime valutazioni dell’effetto della pandemia di Coronavirus sul settore, tenendo conto che il primo annuncio della pandemia è stato diffuso dalla Cina il 31 dicembre 2019 e che il 31 gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza internazionale, elevandola a rischio “molto alto” il successivo 28 febbraio.
 
La conclusione dell’ufficio studi di Confagricoltura è che siamo di fronte ad un contesto del tutto anomalo, in grande, costante, modificazione, dove, almeno per il momento, non è possibile reperire tendenze ragionevolmente consolidate.
 
Non sembra che si siano fin qui verificati significativi ostacoli al trasporto delle merci.


Appare comprensibile il dato molto positivo di gennaio (+24%) per vini e spumanti, seguito da quelli negativi dei tre mesi successivi, con la chiusura o la riduzione di frequentazione di ristoranti, bar e alberghi. Ugualmente spiegabile è la forte contrazione della domanda di fiori e piante, visto il carattere prevalentemente voluttuario di questi consumi in presenza di diffuse difficoltà economiche delle famiglie; e anche l’incremento della domanda di prodotti da forno (panetteria, pasticceria) per “confortare” il lungo tempo trascorso in casa per contenere i rischi di contagio. Ma è difficile dare una spiegazione, ad esempio, alla costante crescita delle esportazioni di ortaggi e all’altrettanto costante riduzione delle esportazione di frutta (due dei pochi settori che confermano l’andamento in tutti i quattro mesi presi in esame).


Confagricoltura ricorda che nel 2019 il valore delle esportazioni italiane dei settori agricolo e dell’industria alimentare è stato complessivamente di 44,6 miliardi di euro, di cui 6,8 miliardi di euro per i prodotti agricoli (15%) e 37,8 miliardi di euro per i prodotti dell’industria alimentare (85%). Le esportazioni verso i Paesi Extra-UE valgono 16,3 miliardi di euro pari al 37% del totale; il 91% del valore (14,9 miliardi di euro) si riferisce ai prodotti dell’industria alimentare, il restante 9% (1,4 miliardi di euro) ai prodotti agricoli. Il Paese Extra-UE principale acquirente dei prodotti agricoli italiani è la Svizzera (326 milioni, pari al 23,1% del totale), seguita a notevole distanza da Emirati Arabi Uniti (104, 7,3%) e Stati Uniti (101, 7,2%). Per quanto riguarda i prodotti dell’industria alimentare, primo acquirente sono gli Stati Uniti (4,55 miliardi pari al 30,6% del totale); seguono il Giappone (1,85, 12,4%) e la Svizzera (1,26, 8,5%).





Il mercato dell’auto in Europa finisce fuoristrada (-78,3%)

 

Continua il crollo del mercato dell’auto in Europa, schiacciato dal peso della pandemia del coronavirus. Secondo l’Acea, l’associazione europea dei costruttori, ad aprile le immatricolazioni nell’area Ue ed Efta (incluso il Regno Unito) sono calate del 78,3% su anno, con appena 292.182 veicoli rispetto a 1.345.181 unità nel 2019. Drammatico anche l’andamento dei primi quattro mesi: -39,1%, con 3.346.193 di autovetture immatricolate rispetto ai 5.492.003 del primo quadrimestre del 2019. Nel dettaglio, rende noto l’associazione, nella sola Ue il calo annuo ad aprile è stato del 76,3% e del 38,5% nei primi 4 mesi. Nell’area Efta il calo è stato più contenuto, rispettivamente -58,2% e -30,4%. E’ il mercato italiano quello che incassa la diminuzione più marcata: -97,6% e -50,7% da gennaio ad aprile. Praticamente azzerato anche il Regno Unito: il mese scorso le immatricolazioni sono scese del 97,3% (4.321 nuove unità contro 161.064 del 2019). Meno forte il calo sul quadrimestre, -43,4%. Immatricolazioni a picco anche in Spagna: -96,5% e -48,9% nei primi 4 mesi. In Germania la diminuzione è stata pari al 61,1% (-31% gennaio-aprile), -88,8% in Francia (-48% gennaio-aprile).





Trump di nuovo all’attacco dell’Oms: "Stop definitivo ai fondi e adesione"

 

Se l’Oms "non si impegna su sostanziali miglioramenti nei prossimi 30 giorni, renderò definitiva la mia decisione temporanea di sospendere i finanziamenti Usa all’Organizzazione mondiale della sanità e riconsidererò la nostra adesione all’Oms". E’ quanto scrive il presidente americano Donald Trump in una lettera inviata al direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, postata su Twitter, in cui il tycoon elenca le accuse sulla gestione della crisi del Covid-19 e l’eccessiva vicinanza alla Cina. Intanto nel Paese di Trump, al netto delle posizioni contro l’Oms, ormai si contano oltre 90mila decessi per coronavirus e di 1,5 milioni di casi positivi: lo indica il sito dell’università Johns Hopkins. Nell’ultima settimana gli Stati Uniti hanno registrato 10 mila morti.




Francia e Germania vogliono un piano da 500 miliardi per l’eurozona, l’Italia si allinea

 

Berlino e Parigi propongono un piano di ricostruzione per l’Europa dopo la crisi da 500 miliardi di euro. Lo scrive la Dpa, anticipando l’esito della videoconferenza fra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron. Il Recovery fund deve dare un contributo decisivo perché l’Europa "esca rafforzata e solidale dalla crisi del coronavirus". Queste le parole di Angela Merkel a Berlino. Germania e Francia sono d’accordo "su un piano temporaneo da 500 miliardi di euro che vengano dalle spese del bilancio dell’Ue, quindi non prestiti, a diposizione delle regioni e dei settori più colpiti dalla pandemia", ha detto Merkel dopo il vertice in videoconferenza con Emmanuel Macron. "Accolgo con favore la proposta costruttiva fatta da Francia e Germania. Riconosce la portata e le dimensioni della sfida economica che l’Europa deve affrontare e giustamente pone l’accento sulla necessità di lavorare su una soluzione con il bilancio europeo al centro. Ciò va nella direzione della proposta su cui sta lavorando la Commissione, che terrà conto anche delle opinioni di tutti gli Stati membri e del Parlamento europeo". Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. "Quanto dichiarato da Macron e da Merkel rappresenta un buon passo in avanti che va nella direzione sin dall’inizio auspicata dall’Italia per una risposta comune ambiziosa alla pandemia. Una dimensione di 500 miliardi di euro di soli trasferimenti è senz’altro un buon punto di partenza, ed è comunque una dotazione di sussidi che si avvicina a quanto richiesto di recente dall’Italia e da altri partner. Da questa somma si può partire per rendere ancora più consistente il Recovery Fund, nel quadro del budget europeo". E’ quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi.

 





Secondo trimestre nero per i conti dell’Ue (-5%). Lagarde (Bce): “Rivedere il Patto di Stabilità”

 

Lo choc all’economia della zona euro causato dalla pandemia da coronavirus “è notevole, senza uguali in tempo di pace. Dobbiamo farvi fronte con determinazione per aiutare le nostre economie a rialzarsi al più presto, in modo da evitare una crisi sociale”. Lo ha dichiarato la presidente della Bce Christine Lagarde, in una intervista a quotidiani europei tr cui il Corriere della Sera.

“I nostri scenari vanno da una recessione del 5% a una del 12% nell’area euro per quest’anno, con un’ipotesi centrale dell’ 8%.

Rivedremo le proiezioni il 4 giugno, ma ci aspettiamo nello scenario più grave una caduta del prodotto interno lordo del 15% solo per il secondo trimestre”, ha detto Lagarde. Precisando che “in realtà, è difficile valutare gli effetti della fine del lockdown in ogni Paese, soprattutto se si contempla anche l’ipotesi di una seconda ondata dell’epidemia in autunno. Un fattore ci sembra probabile: se c’è una seconda ondata, le ricadute economicamente dovrebbero essere meno gravi, perché l’esperienza darà i suoi frutti”. Secondo la presidente della Bce Christine Lagarde il Patto di stabilità va rivisto prima che ritorni in vigore. Intervistata da Federico Fubini sul “Corriere della Sera”, Lagarde ha detto: “Penso che questa crisi sia una buona occasione di modernizzare le modalità del Patto di stabilità e di crescita, oggi sospeso. In passato sono state fatte delle proposte innovative, in particolare da parte dell’Fmi, che sarebbe utile riesaminare. Ne va misurata la pertinenza e l’efficacia. Credo che i termini del Patto di stabilità e di crescita debbano essere rivisti e semplificati prima che si pensi a reintrodurlo, quando saremo usciti da questa crisi”.

“La priorità, oggi, – ha proseguito Lagarde – è aiutare le economie a risollevarsi. Gli Stati stanno spendendo e naturalmente i debiti aumentano; quanto al rapporto fra debito e Pil, crescerà, perché siamo in recessione. Tutti i Paesi al mondo stanno assistendo a un aumento del loro livello di debito: secondo le previsioni dell’Fmi, il debito degli Stati Uniti supererà il 130% del Pil alla fine del 2020, mentre quello della zona euro sarà sotto al 100%. Certo è una media, ci sono differenze tra i Paesi dell’area. Ma per valutare la sostenibilità, non bisogna concentrarsi sul livello di debito rispetto al Pil. Bisogna prendere in considerazione il livello di crescita e i tassi d’interesse in vigore. Questi due fattori sono determinanti”.

“La stabilità dei prezzi è il cuore del nostro mandato, con un’inflazione al di sotto ma vicina al 2%” ha spiegato ancora la presidente della Bce. “In circostanze come quelle di oggi, in cui l’inflazione ù e le attese di inflazione ù sono nettamente inferiori all’obiettivoel’economia è in profonda recessione, la Bce deve perseguire una politica monetaria accomodante quanto necessario per stabilizzare, allo stesso tempo, l’inflazione e l’economia. Dobbiamo intervenire ogni qual volta si manifesti un rischio di restrizione delle condizioni finanziarie. E dobbiamo assicurarci che la politica monetaria si trasmetta a tutti i Paesi dell’area euro, in tutti i settori. È la ragion d’essere di quel nostro strumento eccezionale che è il Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp)”.





Agli arresti domiciliari il Procuratore di Taranto Capristo

 

Il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo è agli arresti domiciliari su ordine della procura di Potenza. La misura cautelare è scattata nell’ambito di un’inchiesta della procura di Trani, aperta quanto Capristo era già stato trasferito nel capoluogo ionico. Secondo le prime indicazioni, lo stesso Capristo avrebbe fatto pressioni per modificare l’esito delle indagini.





Giappone, due violenti terremoti in poche ore

 

Due terremoti di magnitudo 5.3 sulla scala Richter hanno colpito questa mattina le coste Est ed Ovest dell’isola di Honshu, in Giappone, in meno di un’ora: lo ha annunciato l’agenzia meteorologica locale. Al momento non sono stati rilevati danni gravi o vittime.

Alle 12.17 locali, le 5.17 in Italia, la terra ha tremato nell’area della prefettura di Fukushima, sulla costa Est di Honshu. L’ipocentro di questo primo sisma è stato individuato a una profondità di 50 chilometri.

Il secondo terremoto ha avuto luogo meno di un’ora dopo, nella prefettura di Gifu, sulla costa Ovest della stessa isola, con ipocentro a una profondità di 10 chilometri.





Zaia (Veneto): “Fosse per me riaprirei cinema, teatri e centro sociali”

 

 

“Cinema, teatro, centri sociali e altri centri di aggregazione saranno trattati in maniera paritetica”, e “senza creare aspettative che poi non riesco a mantenere, tutto quello quello che possiamo fare noi lo facciamo”. Lo afferma il governatore del Veneto Luca Zaia, in conferenza stampa dalla sede della Protezione civile regionale a Marghera. “Io sono per firmare”, continua Zaia, “ma il dpcm ci rema tanto contro su questo tema”, conclude Zaia.

Gli spostamenti tra regioni saranno possibili dal 2 giugno, ma il Veneto ha già fatto accordi con la Provincia autonoma di Trento, la Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia e l’Emilia-Romagna, che rendono possibile ai cittadini delle sole province di confine di sconfinare per far visita ai congiunti, portando con sé l’autocertificazione, spiega Zaia.

“Stiamo lavorando a una circolare per chiarire una cosa: sono vietati i buffet, sì ma quelli classici”, specifica Zaia, aprendo ad una “formula stile self service” per gli alberghi, che potranno allestire i buffet dietro ad uno schermo plexiglas, con i clienti che “stanno a distanza e si fanno servire da operatori che impiattano e hanno la mascherina”. Insomma, si può pensare ad un “buffet con servizio”.





Renzi: “In troppi vedono complotti, io solo una grave crisi occupazionale”

 

"Grande prudenza ma l’Italia riparte. E, del resto, quando le terapie intensive sono sotto quota 800, restare chiusi sarebbe stato inspiegabile. Adesso l’emergenza è economica, cerchiamo di affrontarla senza ideologie. Quando sento autorevoli dirigenti politici evocare poteri forti o interessi nascosti, mi dico che il populismo in questo Paese sta vincendo la sfida culturale. In troppi vedono complotti ovunque. Beato chi ha tempo di vedere complotti: io vedo solo una grave crisi occupazionale davanti a noi. E dovremmo occuparci di posti di lavoro, non di fantasmi". Così, all’interno dell’enews odierna, Matteo Renzi, capo politico di Italia Viva.





Macron perde la maggioranza al Parlamento. Nuovo gruppo politico indipendente

 

Un nuovo gruppo parlamentare, il nono, è stato formato all’Assemblée Nationale francese, dove La Republique en Marche (LREM), il partito del presidente Emmanuel Macron, ha perso la maggioranza assoluta che deteneva dalle politiche del 2017. Il nuovo gruppo, "Ecologia, democrazia, solidarietà", è formato da 17 deputati, 7 dei quali provenienti da LREM, e si dichiara "indipendente" e "né con la maggioranza, né con l’opposizione".





Cinema, "Distanziati": #StefanoCalvagna dà voce al #lockdown

Cinema, "Distanziati": #StefanoCalvagna dà voce al #lockdown

 

Il Covid-19 non ferma il regista romano.  

 

Reduce dal suo lungometraggio Baby gang, distribuito nelle sale nell’estate 2019, il “lupo solitario” del cinema italiano non solo ha realizzato nel difficile periodo dell’emergenza da Coronavirus lo short Chiamata dar Maestro. (https://www.youtube.com/watch?time_continue=5&v=qMJMHygGULI&feature=emb_title) in omaggio a Franco Califano, ma si accinge ora ad affrontare anche una nuova sfida dietro la macchina da presa: Distanziati.

Un viaggio all’interno delle vite dei cittadini romani che stanno ripartendo, o che ancora non hanno avuto modo di ricominciare a lavorare, dopo le restrizioni stabilite dal governo a causa della pandemia che ha bloccato il mondo negli ultimi mesi. Il periodo di quarantena imposto per preservare la nostra salute ha, purtroppo, generato gravi problemi all’economia e ai lavoratori.

Il cineasta romano, autore de L’uomo spezzato e Non escludo il ritorno, quindi, entrerà all’interno dei negozi ad intervistare proprietari e dipendenti, e si interfaccerà anche con coloro che non hanno ancora avuto l’opportunità di riaprire la propria attività, poiché reputata a rischio di contagio.

Veri cittadini, con le loro voci e i loro occhi, racconteranno cosa significhi lavorare nel periodo che ha seguito la “fase 1” del lockdown, senza edulcorare la realtà, senza la necessità di veicolare messaggi politici o pareri medici.

Quando la normalità sembra ormai lontana e la quotidianità ha cambiato il suo significato, Distanziati è un docufilm mirato a cedere la parola a chi ha ricevuto sostegni, a chi si è sentito abbandonato dal proprio Stato, perfino agli artisti e lavoratori dello spettacolo che si sono sentiti dimenticati da tutti, a chi sa di poter ricominciare, a chi non ne ha la certezza.

Emozioni sincere, paure e speranze espresse con spontaneità e totale libertà, in una Roma che ricomincia, che ritrova vita e movimento dopo le sconvolgenti immagini delle sue strade vuote.




Antonio Tarasco (Mibact): Sarebbe una follia la vendita della Gioconda. In Italia tutto questo sarebbe impensabile.

Antonio Tarasco (Mibact): Sarebbe una follia la vendita della Gioconda. In Italia tutto questo sarebbe impensabile

Di fronte alle polemiche sollevate in Italia e nel mondo dall’ipotesi di poter mettere in vendita la Gioconda, interviene il massimo esperto della Direzione Generale dei Musei Italiani, il dr. Antonio Tarasco che spiega come tutto questo dibattito, in Italia, sarebbe improponibile e impensabile.

 

Il tema della vendita, anche attraverso frazionamento digitale (tokenizzata), del patrimonio culturale è tornato di attualità e risponde anche alla domanda degli investitori di asset reali di indubbio valore. Cinquanta miliardi di euro. Tanto entrerebbe nelle casse del mondo della cultura e dello spettacolo francesi se si mettesse in vendita la Gioconda. Una proposta che circola in questi giorni in Francia, alle prese con la crisi economica dovuta al lockdown da coronavirus. L’idea è di Stéphane Distinguin, ceo di Fabernovel, ed è stata pubblicata sul magazine Usbek & Rica. Ma le polemiche non hanno tardato ad arrivare.

Antonio Tarasco, classe 1975, dirigente presso la Direzione Generale Musei al Mibac, è oggi uno dei massimi esperti di questo settore in Italia. Lui non ha dubbi: “L’articolo ha evidentemente ispirato Stephane Distinguin, fondatore, nel 2003, di Fabernovel, che nella rivista “Usbek & Rica”, il 6 maggio ha concluso brillantemente: “Et si on vendait la Joconde pour ne pas avoir à vendre le monde?” Vendere la Gioconda per evitare di vendere il mondo intero, ossia per evitare di assecondare una crisi finanziaria che avrebbe conseguenze ben peggiori anche (e non solo) nel settore culturale. Al contrario dell’articolo di Banner, è quello di Distinguin ad essere diventato più noto e ripreso anche dai media italiani. Ci sono paesi – aggiunge ancora l’esperto- dove l’emergenza da Covid-19 non dà altre possibilità, posto che il finanziamento pubblico – all’opposto di quanto accade in Italia – è assolutamente minoritario e non garantisce la sopravvivenza delle istituzioni museali. Per la verità nel 2014, la città di Detroit, allora in dissesto, per evitare il default, incaricò Christie’s per una massiccia operazione di vendita di opere per 866,9 milioni di dollari (tra cui un Matisse e un Van Gogh).  Nel 2017, poi, il Berkshire Museum, a Pittsfield, ha venduto opere per agevolare il ricambio delle proprie collezioni. In linea di principio il Codice etico dei direttori museali dell’Association of Art Museum Directors già in qualche modo lo consentiva”. 

Ma in Italia tutto questo sarebbe possibile?  Antonio Tarasco che dal 9 marzo 2015 è direttore del Servizio I della Direzione generale dei musei -con competenze, tra l’atro, in materia di Comitato tecnico-scientifico per i musei e l’economia della cultura, acquisti di beni culturali, mostre od esposizioni di beni culturali, diritti patrimoniali immateriali, vigilanza sui musei dotati di autonomia speciale, riequilibrio finanziario tra gli istituti e i luoghi della cultura statali, valutazione della gestione degli istituti e dei luoghi della cultura statali ed erogazioni liberali- non ha nessun dubbio ad ammettere: “Qui in Italia l’argomento è tabù e rappresenta un modo per misurare la fedeltà ai valori spirituali dell’art. 9 Cost., scioccamente contrapposti a quelli dell’efficienza, economicità, sostenibilità del debito pubblico ed equilibrio dei bilanci, imbalsamati senza particolare fortuna nell’art. 97 Cost. Al di là delle valutazioni di opportunità, in linea di principio, sul piano giuridico la vendita dei beni culturali non è preclusa. Essi sono beni demaniali e come tali possono essere soggetti a sdemanializzazione”. Il massimo esperto di questa materia al Mibac sottolinea un dettaglio di non poco conto e che riguarda le norme stabiluite dal Codice dei beni culturali e del paesaggio: “Proprio in ragione dell’alienabilità o meno, distingue due tipologie di beni culturali: quelli “assolutamente inalienabili” (art. 54, comma 1) e quelli alienabili dietro autorizzazione (art. 54, comma 2, e art. 55). Il congegno normativo tende alla “indifferenza” circa la natura giuridica del proprietario. Chiunque questo sia, giustamente il legislatore pretende che le esigenze di tutela e valorizzazione vengano comunque soddisfatte. A queste condizioni, e dietro autorizzazione ministeriale, le vendite di beni culturali diversi da quelli “assolutamente inalienabili” sono pienamente consentite; anche se quasi mai praticate”.

Diverso il discorso per quanto riguarda i beni appartenenti al demanio culturale, e che per il dottor Antonio Tarasco “Sono, sì, inalienabili (art. 54, comma 1), ma come insegnano il Codice civile (art. 829) e le Sezioni unite della Cassazione (n. 7739/2020), potrebbero in linea teorica diventare vendibili una volta cessata la destinazione al pubblico (si pensi ai beni dei depositi e non più utilizzati neanche per scambi o mostre, collezioni non più visitate per la chiusura al pubblico della sede); vi sono, poi, altri beni che sono già alienabili dietro autorizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo (MiBACT)”. Si pensi a ville, palazzi, conventi di proprietà pubblica non costituenti monumenti nazionali. La riserva assoluta prevista dall’art. 54, comma 1, Codice dei beni culturali, riguarda questi beni solo ove siano anche dichiarati monumenti nazionali; e non altre analoghe tipologie di immobili.

Sulle  altre possibili soluzioni che potrebbero rendere profittevole per lo Stato un bene culturale, il dirigente del Mibac spiega che “A parte la vendita vera e propria, l’ordinamento consente, pur conservando la proprietà pubblica dei beni, di concedere a terzi quegli stessi beni, e alle stesse condizioni: garantirne sempre la tutela e valorizzazione. Soddisfatte tali condizioni, diventa perfettamente irrilevante quale sia la natura giuridica, pubblica o privata, del proprietario”

L’essenziale è dunque soddisfare quelle esigenze. Vi è, poi, la possibilità di concedere a terzi non il bene culturale nella sua fisicità ma la sua dimensione immateriale: si pensi alle riproduzioni di immagini, alle licenze d’uso di marchi. Se la vendita non viene mai praticata, vi sono pochi casi, invece, di concessione a terzi dell’uso dei beni. Il dirigente del Mibac ricorda che quando ciò è accaduto, sono stati concessi a terzi beni immobili e non mobili. Viceversa, un’operazione che potrebbe essere pure sperimentata, nel pieno rispetto della normativa vigente, è, in alternativa alla vendita, la concessione a terzi anche di beni mobili normalmente non ammirati dal pubblico perché, ad esempio, nelle sale espositive non vi è adeguato spazio o perché costituiscono opere o pezzi (archeologici) puramente seriali. Per questi beni, la normativa prescrive la inalienabilità (comunque derogabile) mentre consente pienamente la concessione a terzi. 

In molti casi, se a guidare le scelte di gestione degli istituti e luoghi della cultura fossero non solo i gusti e le personali concezioni scientifiche ma anche le esigenze finanziarie,- conclude il grande esperto della Direzione Generale dei Musei Italiani- “ben si potrebbero individuare beni diversi dalle opere assolutamente identitarie per il nostro patrimonio culturale: se queste ultime non possono che rimanere nel luogo in cui sono, molte altre potrebbero essere cedute a terzi (vendute/concesse in uso) per rinnovare le collezioni o per finanziare il rilancio culturale da tutti atteso. Ma a costi più contenuti per la fiscalità generale. Il che non sembra né un reato né un peccato”. Francia e Stati Uniti, dunque, docent

 





Agenzia delle Entrate, cartelle a quasi 9 milioni di italiani, Edoardo Favaretti “la notizia genera disagio sociale”

 

Al noto psichiatra e psicoterapeuta romano Edoardo Favaretti, autore di diversi saggi sulla depressione, Direttore Sanitario presso la Struttura Residenziale Psichiatrica Villa Belvedere, e direttore del C.I.A.M., Centro Italiano anti-Mobbing, abbiamo chiesto di aiutarci ad interpretare alcuni degli atteggiamenti più rilevanti nella popolazione italiana in tempi del Coronavirus. 

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La vera grande dote naturale di Edoardo Favaretti è la modestia e lo stile riservatissimo che caratterizza la sua vita professionale e soprattutto privata. Autore egli stesso di decine di pubblicazioni e di saggi sulla depressione, è anche un osservatore attentissimo della trasformazione sociale di questi mesi avvenuta in Italia dopo l’esplosine della pandemia. Il suo studio privato è un andirivieni di soggetti e pazienti che anche in tempi di Coronavirus gli hanno chiesto aiuto e assistenza, dunque, un osservatorio privilegiato per capire meglio dinamiche altrimenti illeggibili e di difficile interpretazione. E per la prima volta, il noto psichiatra romano ci appare sotto una luce diversa, quella di un italiano come tanti, spaesato e confuso da tutto quello che ci succede intorno, dal modo come la politica continua a gestire la fase dell’emergenza, e che cerca nei suoi pazienti il conforto e la spinta per andare avanti. Cosa che fa con una dolcezza fuori dal comune.

-Dottor Favaretti, ogni giorno davanti agli uffici postali si formano file immense di gente che aspetta anche tre ore per ritirare una raccomandata: è normale? È normale correre alla posta per una lettera che potrebbe non essere determinante per la vita di ognuno di noi. Nella maggior parte dei casi non lo e.

Innanzitutto, temo che si debba rinunciare al concetto di normalità: senza volere offendere nessuno, proprio in questi giorni sui giornali si sta discutendo della nostra connazionale liberata dai terroristi islamici, la quale mostra dopo tanti mesi di indottrinamento un mutamento assoluto di ideologia religiosa e non. Ecco, con le dovute proporzioni, il comportamento dei cittadini in fila alle poste è figlio del martellamento mediatico subìto fin dalla fine di febbraio.

-Dall’alto del suo osservatorio qual è il giudizio più ricorrente che i suoi pazienti le danno sul modo come è stata gestita la fase dell’emergenza?

Nello studio di uno psicoterapeuta ci sono persone con disturbi lievi di ansia o con difficoltà relazionali come pure persone affette invece da patologie gravi: percepisco però in tutte loro una tipica regressione infantile in cui, di fronte all’insicurezza e all’ignoto, esse ritornano bambini e quindi per loro l’esperto deputato alla gestione dell’emergenza appare tale e quale ad un padre infallibile e sempre giusto: c’è una identificazione acritica.

-È bastato che qualcuno scrivesse o dicesse che tra qualche mese 9 milioni di italiani riceveranno una cartella di pagamento da Agenzia delle Entrate per far scattare il panico sociale. È normale? È giustificato?

Come dicevo prima, se accettiamo acriticamente ogni comunicazione passataci dall’alto, allora quella delle nove milioni di cartelle esattoriali in arrivo, non può che generare panico e reazioni scomposte: è il “normale dell’anormale”.

-Le è capitato di indagare lo stato d’animo di qualcuno che lavora a casa da remoto: come è stato preso lo smart working? È vero che sono in aumento i pazienti affetti da depressione? Nel senso che la fase Covid 1 ha incrementato i sintomi depressivi originari?

Si certamente, ma pure a livello psicologico siamo ancora alla fase2: la gente vive uno stato depressivo di cui non ha al momento una vera e propria consapevolezza: in tanti, privati di libertà e socialità, di aria fresca e  lavoro, continuano a ripetere a se stessi e ai loro cari che in fondo il lockdown non è così male, che lo smart working è “l’uovo di Colombo” per risolvere molti problemi sociali(!) e qualcuno addirittura auspica un simile periodo anche nel prossimo inverno. Sono preoccupato, se il Governo non intervenisse in fretta, delle conseguenze a lungo termine.

-Qual è il sogno ricorrente di chi si siede sul lettino di uno psichiatra? Un grande amore? Una relazione esclusivamente sessuale, una giornata di vacanza al mare o in montagna? Altro?

È una domanda interessante: se parlassimo in senso lato, direi una bella vacanza al mare con la persona amata o desiderata. Ma in realtà i sogni ricorrenti sono sogni in cui emergono i punti non risolti a livello inconscio e così, mai come adesso, i sogni sono conflittuali, la nostra funzione emotiva è castrata da questa realtà di “non vita” e ce lo comunica proprio attraverso il sogno.

-C’è sempre più gente che non riesce più ad arrivare alla fine del mese: le capita di ascoltare proteste e confessioni di questo tipo? Si parla sempre più spesso di suicidi. Questo clima generale di emergenza favorisce il ricorso al suicidio come forma di risoluzione dei problemi?

Il suicidio non è praticamente mai la soluzione ad un problema bensì “un atto contro qualcuno”: a questo punto è immaginabile un grande numero di suicidi di lavoratori rimasti senza nulla e con il sentimento di “essere stati lasciati soli dallo Stato”. Dovremmo creare immediatamente una rete capillare di ascolto ed assistenza di queste persone giunte alla disperazione profonda.

-Lei conosce bene la condizione delle nostre carceri: è vero che anche in carcere il Covid ha seminato terrore e paura tra i detenuti? Anche in questa fase, come se ne esce, che suggerimenti darebbe ad un detenuto?

Le carceri mi stanno molto a cuore e ci ho lavorato molto anni: sono rimasto sconvolto da come le Istituzioni siano state messe sotto scacco dalle rivolte organizzate ad arte ad inizio marzo dai detenuti. I casi di infezione potevano arrivare solo dall’esterno e veri rischi non ce ne erano, apportando semplici misure di separazione con i nuovi giunti ed il personale che specificamente si fosse occupato di costoro. Imprescindibile una risposta forte da parte dello Stato che finalmente mi pare stia giungendo; l’uso dei tamponi è ormai prassi attuale che cautelerà ogni persona all’interno del carcere ma sempre nel rispetto delle Leggi.

-Ne usciremo da questa fase di immensa solitudine? A che condizioni e quali consigli darebbe ad un suo paziente?

Ne usciremo senz’altro ma il problema è come e a che prezzo. Se mi fosse consentita una battuta, sarebbe meglio che fossero i miei pazienti a dare consigli a chi oggi ha gestito e continua a gestire questa emergenza.

 





#Covid-19, Italia: registrati 162 nuovi decessi, calano i ricoveri

 

Altre 162 persone hanno perso la vita a seguito di contagio da Covid-19, per un totale di 32.169 morti. E’ quanto rende noto la Protezione Civile. Migliora la situazione sul versante dei ricoveri negli ospedali nei reparti non di terapia intensiva, dove al momento si trovano 9.991 persone, in calo di 216 degenze in 24 ore. Va ancora meglio nei reparti di terapia intensiva, che ospitano 716 pazienti, 33 in meno rispetto a quanto riscontrato ieri. Diminuiscono anche i pazienti in quarantena, che attualmente sono 54.422, 1.175 in meno rispetto a ieri. Attualmente, si contano 65.129 infetti, in riduzione di 1.424 pazienti, e 129.401 persone per le quali è stata dichiarata la guarigione, di cui 2.075 nelle ultime 24 ore. Contando guariti e deceduti, complessivamente il Covid-19 ha colpito 226.699 persone, in aumento di 813 pazienti rispetto a ieri. Sono 3.104.524, infine, i tamponi effettuati su 1.999.599 persone.