Aggredisce una donna e poi si scaglia contro gli agenti della Polizia di Stato. Arrestato

 

Sono stati gli agenti della Polizia di Stato del Reparto Volanti, diretto da Giuseppe Sangiovanni, e delcommissariato Flaminio, diretto da Erminio Massimo Fiore, ad arrestare nella giornata di ieri R.S. cittadino del Marocco di 32 anni per i reati di resistenza e lesioni a P.U., nonchè danneggiamento aggravato ai beni dello Stato. E’ quasi mezzogiorno, quando i poliziotti si portano in via Flaminia su segnalazione di una donna, che aveva chiamato il numero unico di emergenza in quanto l’ex compagno la minacciava di morte. Arrivati immediatamente, gli agenti hanno notato un uomo fuori dall’abitazione segnalata, dove la donna lavora come domestica, che alla loro vista si è nascosto nella vegetazione presente e, mentre una pattuglia cercava di farlo uscire, l’altra entrava in casa per parlare con la donna. La vittima ha riferito ai poliziotti che l’uomo, suo ex compagno, la vessava e minacciava da tempo, sia presso la sua abitazione che sul luogo di lavoro, tanto da indurla a sporgere più volte denuncia nei suoi confronti, presso il commissariato Ponte Milvio, nelle date del 22 e del 25 maggio. A questo punto gli investigatori facevano uscire allo scoperto l’ex compagno, che in un primo momento si mostrava calmo, per poi scagliarsi contro i due poliziotti. Una volta calmato, R.S. veniva fatto salire all’interno dell’auto di servizio e, in un altro impeto di violenza, la danneggiava rendendola inservibile. Una volta accompagnato presso gli uffici di Polizia, il 32enne è stato arrestato per resistenza, lesioni a P.U. e danneggiamento aggravato ai beni dello Stato, mentre i poliziotti aggrediti si sono portati presso un pronto soccorso dove sono stati medicati e refertati con 7 gg di prognosi.





Prestiti con tassi da usura, arresti a Roma

 

Nella mattinata di mercoledì, i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roma E.U.R. hanno dato esecuzione ad un’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere, emessa dal gip su richiesta della procura, nei confronti di 2 persone, ritenute responsabili di usura ed estorsione. L’attivita’ investigativa e’ stata avviata lo scorso gennaio, a seguito delle dichiarazioni rese ai carabinieri della Stazione Roma – IV Miglio Appio da un imprenditore edile, disperato per non riuscire piu’ a far fronte ad alcuni prestiti concessigli a tassi usurari. La vittima, ottantenne, a causa delle difficolta’ economiche affrontate dall’impresa edile al tempo gestita, aveva ricevuto dal 2013, in piu’ soluzioni, diversi prestiti per la somma complessiva di euro 375.000, pretendendo ed ottenendo interessi usurari nella maggior parte dei casi pari a 10% mensile. In diverse occasioni, nonostante le restituzioni, la vittima e’ stata minacciata e aggredita fisicamente sia a mani nude sia con un bastone, al fine di ottenere ulteriori vantaggi usurari.
Il creditore pressava altresi’ l’anziano per indurlo ad alienare i beni immobili di sua proprieta’, al fine di reperire il denaro necessario per estinguere il prestito. L’importo corrisposto dalla vittima ammonta complessivamente a non meno di 800.000 euro. La stessa vittima, inoltre, per riuscire a saldare il debito, nel 2015 si vedeva costretto a rivolgersi ad un altro finanziatore che autonomamente – facendo leva sulla difficile situazione economica dell’uomo – elargiva un prestito di euro 50.000 con l’applicazione del tasso d’interesse mensile del 10%.




Danni da fauna selvatica, Coldiretti chiede risarcimenti alla Regione Lazio

 

Considerato che all’emergenza sanitaria da Covid-19 si accompagna un’importante emergenza economica, in tutto il territorio nazionale e laziale, diventa prioritario per gli imprenditori agricoli ricevere con urgenza gli indennizzi economici previsti per i danni subiti da fauna selvatica”. Cosi il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, in merito ai problemi di sicurezza pubblica che gli attraversamenti di animali selvatici stanno creando, oltre ai danni ingentissimi agli agricoltori per i raccolti distrutti. “In linea con le agevolazioni nazionali in materia fiscale e contributiva – aggiunge Granieri –   si ritiene necessario che tali somme vengano liquidate anche a favore degli agricoltori, a prescindere dalla verifica del Durc. I mesi di chiusura determinati dal lockdown, hanno fatto si che la fauna selvatica in tutta la regione Lazio e in modo differente su tutte le province, si stia muovendo in grande libertà, causando danni importanti all’agricoltura”. Cinghiali, lupi, daini, nutrie, cornacchie, non avendo avuto alcun disturbo di auto e mezzi, si sono mossi in grande libertà tra i vari territori. “Sicuramente da un punto di vista ambientale rappresentano un grande patrimonio – prosegue Granieri – ma stanno creando molti problemi di sicurezza pubblica. Gli attraversamenti hanno causato numerosi incidenti, talora molto gravi, inoltre l’agricoltura sta subendo danni ingentissimi: i cinghiali stanno invadendo i campi di orticole, devastando ettari ed ettari di cocomeri, meloni, pomodori e molto altri. Il danno è diretto sui prodotti, ma anche sulle piante, che quindi non saranno più in grado di dare altri frutti durante la campagna in corso. Le orticole vengono oltremodo attaccate anche dalle cornacchie, che arrivano molto numerose passando dove i cinghiali hanno lasciato qualcosa di commestibile”. A tutto questo si aggiungono i daini, che nelle zone del litorale, stanno devastando indisturbati i campi di cereali e la fienagione, con ingenti danni ai prodotti, che spesso non si riescono a raccogliere. Cereali e fieno vengono oltremodo rovinati dalle nutrie che si stanno moltiplicando indisturbate nei territori più umidi come l’areale delle bonifiche di Latina. I lupi stanno attaccando gli animali al pascolo: bovini, ovini ed equini, causando numerose morti, capi di cui tra l’altro l’agricoltore deve pagare una cifra consistente per lo smaltimento delle carcasse. “Riteniamo sia necessario attuare strumenti straordinari – conclude il presidente, Granieri–  che possano consentire in prima battuta di intervenire a difesa immediata della sicurezza dei cittadini,  delle colture e degli allevamenti e, in termini di prospettiva, di ripristinare il necessario e fondamentale equilibrio ambientale”. In tal senso, in maniera complementare ai vigenti strumenti di gestione faunistica, ed a quelli che potranno essere ideati, pensiamo sia fondamentale dare impulso al protocollo concernente “Azioni di prevenzione e gestione per il contenimento dell’eccessiva presenza di cinghiali sul territorio regionale”, applicabile nelle aree protette regionali, e sottoscritto da Regione Lazio, Federparchi Lazio, Federazione Regionale Coldiretti Lazio e Legambiente Lazio. La Regione Lazio inoltre ha un protocollo di risarcimento bloccato da diverso tempo che potrebbe portare ristoro alle aziende agricole, soprattutto in periodi come questi, che stanno mettendo a dura prova l’economia territoriale.





Venerdì riapre anche il Bioparco di Roma

 

Venerdi’ 29 maggio il Bioparco di Roma riapre al pubblico con nuove modalita’ di accesso provvisorie volte a garantire il rispetto delle regole del distanziamento sociale e della sicurezza. L’ingresso sara’ contingentato e a numero chiuso. Il parco sara’ aperto dalle 9.30 alle 17.00, con ultimo ingresso alle 16.00. In questa prima, delicata, fase non sara’ possibile accedere alle aree al chiuso, incluso il Rettilario, per motivi di sicurezza. In occasione della riapertura la tariffa dei biglietti e’ stata ridotta a 10 euro per adulti e bambini e 3 euro per i bambini al di sotto di un metro di altezza e gli accompagnatori delle persone disabili.
Tale tariffa speciale e’ valida fino al 14 giugno. I biglietti devono essere acquistati esclusivamente on line, su www.bioparco.it; si tratta di biglietti a data fissa giornalieri.





Apre il secondo Mercato Sociale di Roma Capitale

 

Dopoa Ostia apre nel Municipio IV il secondo Mercato Sociale di Roma Capitale. Ad inaugurarlo la sindaca Virginia Raggi all’interno del mercato rionale San Romano.

 

Il posteggio dedicato è un ‘angolo spesa’ per le persone in difficoltà, dove poter scegliere a piacimento fra i prodotti disponibili, proprio come avviene in un qualunque supermercato. La differenza è che, qui, non bisogna pagare nulla.

 

I destinatari dell’iniziativa, individuati dai servizi sociali, riceveranno gratuitamente beni di prima necessità, grazie a una tessera a punti ricaricata automaticamente ogni mese. Per raggiungere il maggior numero possibile di persone, alcune card saranno consegnate anche alle parrocchie, che provvederanno a distribuirle tra quanti ne hanno più bisogno. Non solo: è prevista la possibilità di aumentare il budget disponibile in funzione di situazioni particolari, come ad esempio la nascita di un figlio o la perdita improvvisa di lavoro.

 

Parallelo e facoltativo, il percorso di volontariato per gli utenti del Mercato Sociale, che potranno scegliere di lavorarvi con l’opportunità di conseguire l’attestato HACCP, a certificazione di conoscenze e competenze in materia di sicurezza ed igiene alimentare.

 

“Roma non lascia indietro nessuno: ‘alimenti di cittadinanza’ per i più bisognosi, con la dignità di una scelta personale dei prodotti e l’opportunità di sentirsi parte attiva della società attraverso il volontariato. Inauguriamo nel IV Municipio un nuovo mercato sociale, una nuova tappa di un circolo virtuoso che, gradualmente, coinvolgerà molti altri mercati di Roma. L’obiettivo è di metterli in rete per dare il via a un’economia di condivisione, una solidarietà fra cittadini”, dichiara la Sindaca Virginia Raggi.

 

I prodotti disponibili sono frutto della generosità di associazioni, catene della grande distribuzione e cittadini anonimi, che potranno decidere di donare al box del Mercato Sociale qualche acquisto effettuato fra i banchi di San Romano. Allo stesso modo, gli operatori potranno decidere di destinare l’invenduto a quest’iniziativa, nel segno della lotta allo spreco alimentare.

 

Si partirà da un nucleo di 22 famiglie seguite dai servizi sociali, con l’idea di integrare questo progetto a quelli in lavorazione nel Municipio, come il futuro bando per ‘borse lavoro’ aperto anche ai diversamente abili. Il tutto, con procedure idonee che possano strutturarsi nei percorsi del reddito di cittadinanza.

 





Cgil: solidarietà a migranti e attivisti Baobab Experience

 

“Ieri, dopo la tregua dovuta al lockdown, sono ripresi gli sgomberi delle realtà di accoglienza della nostra città. Le forze dell’ordine sono intervenute nella tendopoli informale di Baobab Experience situata nel Piazzale Est della Stazione Tiburtina che dà rifugio a ben 150 persone. In una città in cui i transitanti sono bloccati, l’ufficio immigrazione è chiuso, i servizi territoriali interrotti e dove la Asl nel periodo critico dell’emergenza sanitaria non si è vista, si riprendono con le stesse modalità di prima i controlli dei migranti e degli attivisti che li assistono. Esprimiamo solidarietà ai migranti e agli attivisti e alle attiviste che con tutte le difficoltà della fase di emergenza sanitaria non li hanno abbandonati”. Così la Cgil di Roma e Lazio in una notizia.

 





Celli (RtR): Raggi fermi licenziamenti Multiservizi

 

“Perché licenziare lavoratori della Roma Multiservizi quando sono necessari in questa fase 2? Le operazioni di sanificazione che servono per uffici, impianti sportivi, mezzi pubblici e altro possono essere svolte proprio da questi operatori specializzati. Invece sono all’ennesima manifestazione in piazza per reclamare il diritto di essere ascoltati dalla Sindaca e di avere certezze. Con le scuole chiuse le cuoche e le addette mensa della Roma Multiservizi non stanno percependo retribuzioni. Qualcuno in Campidoglio si domanda come facciano a vivere? Qualcuno in Giunta sta pensando a risolvere il problema?”. Così la capogruppo della Lista Civica RtR, Svetlana Celli.

 





Si amplia nel Lazio il servizio Nue 112

 

Il Servizio NUE 112 con la delibera di Giunta approvata in queste ore, viene esteso ad ulteriori 42 comuni del Lazio, quelli corrispondenti al territorio regionale che ha prefisso telefonico 0774. Riguarda quindi 42 Comuni tra cui Tivoli, Subiaco, Castel Madama, Guidonia Montecelio e raccoglie un bacino d’utenza di circa 350 mila persone. “Durante l’emergenza Covid-19 – spiega il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti- il NUE 112 ha giocato un ruolo strategico riuscendo a rispondere nel solo mese di marzo a quasi 310mila chiamate e attivando per chi chiamava, l’intervento di cui necessitava o anche solo fornendo le informazioni di cui aveva bisogno. La media di chiamate giornaliere storica dall’apertura del Nue 112 a dicembre 2015 è intorno alle 8mila chiamate al giorno con picchi massimi di 16mila in tempo pre Covid-19 e fino a 23mila – conclude Zingaretti – nel pieno dell’era Covid-19. Ringrazio ancora una volta tutti gli operatori che in questa fase di emergenza sanitaria hanno svolto un lavoro fondamentale per dare sostegno al nostro sistema sanitario. Sono loro i primi interlocutori con cittadini e pazienti in difficoltà, e le informazioni che raccolgono o quelle che forniscono sono spesso fondamentali per individuare la soluzione più corretta ai problemi”. “Attualmente – sottolinea il direttore regionale Soccorso Pubblico e Nue 112, Livio De Angelis – il Sistema 112 del Lazio è costituito da Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Stradale, Vigili del Fuoco, Emergenza Sanitaria 118, Capitaneria di Porto e per il Comune di Roma anche dal Corpo di Polizia Municipale. La Direzione Regionale del Soccorso Pubblico non esclude, anzi auspica, che questa formidabile squadra possa in futuro arricchirsi nel tentativo di fornire una valida risposta anche alle tante richieste non emergenziali, ma dai contenuti di natura prevalentemente sociale che però meritano comunque un riscontro”. L’ampliamento si integra nel percorso di estensione del Servizio all’intero territorio regionale, che si concluderà con la prossima attivazione di una seconda Sala Operativa, indispensabile a completare la copertura ed a garantire le funzioni di Disaster Recovery, delle quali potrebbero beneficiare anche altre regioni. Il Numero Unico dell’Emergenza sta diventando così un riferimento solido per la cittadinanza ed uno strumento utilissimo per gli Enti del soccorso, perché capace di una azione di filtro superiore al 50% e di gestire l’attivazione integrata di diversi Enti garantendo alla cittadinanza un intervento multidisciplinare ritagliato sulla necessità del momento. Questa capacità ha generato un enorme beneficio nei casi in cui la gestione dell’emergenza necessita di diversi Enti del soccorso contemporaneamente, come negli incendi con feriti o nei gravi incidenti stradali con persone bloccate in seguito alla dinamica dell’incidente. I tempi di risposta della Centrale Unica Regionale all’utenza sono ormai stabilmente attestati entro medie di pochi secondi. 





Pioggia di Euro per Taxi ed Ncc (8,8mln)

 

La Giunta Regionale ha approvato una delibera – proposta dall’assessore allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start-up e Innovazione della Regione Lazio, Paolo Orneli, di concerto con l’assessore ai Lavori Pubblici e Tutela del Territorio, Mauro Alessandri – che stanzia complessivamente 8.800.000 €di indennizzi che saranno versati una tantum e a fondo perduto a titolari di licenze di taxi (anche ai conducenti membri di una cooperativa) o di autorizzazioni per l’esercizio del servizio di Ncc. Ogni operatore taxi in servizio riceverà 800 euro; una somma che, nel caso dei soggetti titolari di autorizzazione Ncc, rilasciata nella Regione Lazio, può arrivare, con un meccanismo a scalare, fino a un massimo di 2.000 euro per coloro che siano in possesso di più autorizzazioni. I fondi saranno assegnati con un avviso pubblico che sarà pubblicato a breve e sarà gestito da Lazio Crea. 

“Dalla Regione Lazio arriva un importante sostegno economico a tassisti e noleggiatori, per dare un aiuto concreto alla ripartenza del settore, colpito in modo tragico durante il lockdown. Gli indennizzi previsti –  ha dichiarato il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti – avranno il compito essenziale di dare ossigeno per la ripartenza e di sostenere anche i nuclei familiari dei lavoratori del settore”.




Tutto nella App Seapass controlli e distanziamenti nelle spiagge di Ostia. L’annuncio della Raggi

 

Una App per avere sotto controllo l’affluenza dei romani nelle coste della Capitale: il semaforo sarà verde se ci sarà ancora posto in spiaggia, giallo se la capienza si sta esaurendo, rosso se il massimo – calcolato in circa 20mila persone in contemporanea – sarà stato raggiunto: è la app Seapass-il mare di Roma che è stata al centro della prima conferenza post-Covid organizzata in Campidoglio dalla sindaca di Roma Virginia Raggi. Il “punto forza” del Piano Balneare 2020 “che aiuterà i romani a godere delle spiagge in sicurezza e senza stress”, ha sottolineato Raggi. Alla conferenza hanno partecipato la mini-sindaca del Municipio X di Ostia Giuliana Di Pillo e l’ex capogruppo capitolino del M5S capitolino Paolo Ferrara, ‘frontman’ del M5S del litorale. “Il mondo è un po’ cambiato dopo il Covid: siamo qui con le mascherine, io l’ho tolta perché sono lontana e per esigenze di comunicazione – ha spiegato Raggi -. Queste regole ci dovranno accompagnare anche in spiaggia”. “La stagione balneare riaprirà il 29 maggio – ha ricordato la sindaca – e abbiamo pensato due cose: le nostre spiagge libere saranno controllate. In spiaggia ci saranno delle persone che controlleranno i 22 accessi suddivisi in tre settori: Castel Porziano e Capocotta; Ostia centro; Ostia Ponente. Lungo tutto l’arenile saranno piantate delle paline che delimiteranno i 25 mq nei quali potranno entrare nuclei da 6 persone, per contingentare le presenze”. Dopo la sperimentazione attuata lo scorso anno in uno spazio solo, quest’anno tutte le spiagge libere saranno accessibili con passerelle ai disabili. Una spiaggia vicina al Porto dedicata agli animali. Come servizi ci saranno i bagni chimici, ma verranno sanificati più volte al giorno. “Siamo una città con 18 chilometri di costa e 3 milioni di cittadini – ha aggiunto Raggi -. Con nostri fondi abbiamo sviluppato un’app che funzionerà come un semaforo. Così tutte le persone potranno continuare a utilizzare il buon senso della Fase 1, e sono sicura che anche in questa occasione i romani saranno collaborativi e responsabili. Ne ci sentiremo l’utilizzo anche agli altri Comuni del litorale”, ha annunciato la sindaca.





Appalti in streaming, Anas lancia una piattaforma

 

L’Anas è “tra le prime stazioni appaltanti d’Italia” ad avviare a livello nazionale “una piattaforma telematica all’avanguardia per lo svolgimento delle gare di affidamento dei lavori in streaming, come auspicato anche dalla delibera Anac del 9 aprile”. Lo afferma la società del gruppo Fs, secondo cui “l’obiettivo dell’operazione è di non fermare le gare necessarie per contribuire al rilancio dell’economia del paese, garantendo al massimo livello le esigenze di trasparenza, partecipazione e tutela della concorrenza durante l’emergenza sanitaria da coronavirus”. 

“Oggi – spiega la società – il sistema è operativo con le prime gare ufficiali svolte in modalità streaming e progressivamente sarà esteso a tutte le strutture territoriali dell’Anas. La società punta su questa modalità anche per la fase post-Covid, considerati i vantaggi in termini di costi aziendali: si riducono infatti gli spostamenti tra una sede e l’altra dei componenti delle varie commissioni”. 

La soluzione adottata dall’Anas “prevede che le operazioni di gara, abitualmente svolte in presenza di pubblico, avvengano in streaming attraverso sistemi digitali in grado di garantire i necessari requisiti di sicurezza sotto il profilo informatico”. 

La nuova piattaforma “permette quindi un adeguato e diversificato sistema di profilazione dei partecipanti, la completa visibilità dei concorrenti per l’interazione con la commissione di gara, la registrazione delle sedute ma l’impossibilità per utenti esterni di effettuare autonome registrazioni. Inoltre è prevista la possibilità di interruzione dello streaming per consentire alla commissione lo svolgimento delle attività in seduta riservata e la gestione di tutte le fasi dell’evento”.





Fra ci mette la faccia: "Il prestito da 6,3mld tutto per le attività in Italia"

 

 L’accordo per il prestito di 6,3 miliardi garantito dallo Stato “sarà con Fca Italy e sarà interamente dedicato alle attività italiane di Fca Italy”. Lo assicurano fonti vicine al dossier dopo il via libera del consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo al maxi-finanziamento per Fiat Chrysler. 

La finalità dell’operazione, “voluta dal ministero dell’economia e realizzata grazie all’intervento della Sace, è di permettere a Fca Italy di retribuire i propri dipendenti, pagare i fornitori strategici per la produzione negli impianti italiani e mettere in sicurezza la realizzazione degli investimenti, in particolare quelli dedicati allo sviluppo e all’elettrificazione dei nuovi modelli in produzione nei vari impianti”. 

Intesa Sanpaolo, “una volta perfezionato il contratto di finanziamento e verificatesi le condizioni relative alla concessione della garanzia Sace, per garantire il rispetto degli impegni assunti, in particolare quelli relativi al pagamento dei fornitori strategici, ha definito un innovativo meccanismo che prevede l’utilizzo di conti correnti dedicati per la retribuzione dei dipendenti, i pagamenti dei fornitori e il supporto degli investimenti, così da assicurare sostegno alla filiera”. 

La realizzazione di questo intervento avrà “ricadute rilevanti in termini di occupazione, investimenti e innovazione sostenibile. La ripresa delle attività della filiera Fca in Italia, fatta di aziende fornitrici tante di piccole e medie dimensioni, in una fase di ripartenza complessiva dell’attività economica del paese, potrà agire da volano anche in chiave più ampia”. 

Questa iniziativa “tiene conto dell’articolato tessuto di piccole e medie imprese organizzate in sistemi di filiere e spesso con forti relazioni a livello territoriale. Lo scopo è di garantire maggiori risorse in particolare alla filiera italiana dell’automotive, così da affrontare al meglio e in modo più efficace il difficile contesto generato all’epidemia Covid-19”. 

Negli ultimi 20 anni “le aziende italiane del settore automotive (Ateco 29) hanno depositato circa 2.900 domande di brevetto allo European patent office (su un totale di 54mila per il complesso dei settori) pari al 5% circa, numero elevato se si considera la natura mid-tech dell’auto. I brevetti sono stati in larga parte prodotti dalle imprese della filiera”. 

La filiera automobilistica allargata italiana, “inclusiva dei servizi attinenti al settore automotive, occupa oltre un milione di persone, impiegate in circa 200mila piccole e medie imprese, con un fatturato pari a circa il 19% del Pil del nostro paese”. Il settore automotive interessa oltre 400mila addetti, pari a oltre il 7% del settore manifatturiero italiano. Il fatturato del comparto, che raggiunge i 106 miliardi di euro, è pari all’11% del manufatturiero e al 6,2% del Pil nazionale.





La mafia in politica, così i boss volevano lanciare una lista civica in Sicilia

 

I Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, nei confronti di 8 indagati (6 in carcere e 2 ai domiciliari), ritenuti a vario titolo responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale. L’indagine ha svelato il progetto lanciato da un gruppo di boss della provincia per le elezioni amministrative che avrebbero dovuto tenersi in questi mesi: i mafiosi siciliani puntando a una loro lista civica con tanto di candidato sindaco.

L’inchiesta, seguita da un pool di magistrati coordinati dal Procuratore Aggiunto Salvatore De Luca, costituisce – come riferisce una nota – un’ulteriore fase di un’articolata manovra investigativa condotta dal Nucleo Investigativo di Palermo sul mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno che ha consentito di comprovare la perdurante operatività di quell’articolazione di Cosa nostra.

Alcuni degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini erano già confluiti nel provvedimento di fermo d’indiziato di delitto emesso dalla DDA di Palermo ed eseguito il 4 dicembre 2018 – operazione “Cupola 2.0” – con la quale era stata smantellata la nuova commissione provinciale di cosa nostra palermitana, che si era riunita per la prima volta il 29 maggio 2018. In quel contesto erano state già tratte in arresto 19 persone ritenute appartenenti al mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, tra cui BISCONTI Filippo Salvatore e SCIARABBA Salvatore, co-reggenti del mandamento mafioso, SUCATO Vincenzo, reggente della famiglia mafiosa di Misilmeri, e POLIZZI Stefano, reggente della famiglia mafiosa di Bolognetta.





Enzo Bianchi ha dovuto lasciare la Comunità di Bose su ’invito’ del Vaticano

 

"Anche quando le cose che abbiamo realizzato finiranno l’amore resterà come loro traccia indelebile". Suona quasi come un commiato l’ultimo tweet di Enzo Bianchi. Il monaco laico deve lasciare Bose, la comunità da lui fondata a Magnano, nel Biellese, che in oltre cinquant’anni di attività ha acquisito notevole "rilevanza ecclesiale ed ecumenica". La decisione è della Santa Sede, in seguito "a una serie di preoccupazioni pervenute da più parti" che "segnalavano una situazione tesa e problematica per l’esercizio dell’autorità del Fondatore, la gestione del governo e il clima fraterno".     E’ la stessa comunità ecclesiastica a rendere nota, sul suo sito internet, la decisione con cui il Vaticano "ha tracciato un cammino di avvenire e di speranza, indicando le linee portanti di un processo di rinnovamento, che confidiamo infonderà rinnovato slancio alla nostra vita monastica ed ecumenica".

Enzo Bianchi decade da tutti gli incarichi detenuti, dovrà separarsi dalla Comunità e trasferirsi in un altro luogo. Provvedimenti, scrive Bose sul web, che riguardano anche Fr. Goffredo Boselli, Fr. Lino Breda e Sr. Antonella Casiraghi.
La lettera con le decisioni di Papa Francesco, firmata dal Segretario di Stato Vaticano cardinal Pietro Parolin, non deve essere stata per la Comunità un fulmine a ciel sereno. Lo scorso dicembre Bergoglio aveva infatti disposto una Visita Apostolica per superare quelli che la Comunità oggi definisce "gravi disagi e incomprensioni", in grado - sempre secondo la Comunità - di "indebolire o addirittura annullare" la sua rilevanza ecclesiale ed ecumenica. "La Visita Apostolica si è svolta dal 6 dicembre al 6 gennaio e, al termine di essa, i Visitatori hanno consegnato alla Santa Sede la loro relazione, elaborata sulla base del contributo delle testimonianze liberamente rese da ciascun membro della Comunità - è la ricostruzione di Bose -. Dopo prolungato e attento discernimento e preghiera, la Santa Sede è giunta a delle conclusioni che sono state comunicate agli interessati alcuni giorni fa". La comunicazione, precisa ancora il sito internet di Bose, è avvenuta "nel massimo rispetto possibile del diritto alla riservatezza degli interessati". "Il rifiuto dei provvedimenti da parte di alcuni destinatari ha determinato una situazione di confusione e disagio ulteriori", conclude la Comunità di Bose che invoca "una rinnovata effusione dello Spirito su ogni cuore, perché pieghi ciò che è rigido, scaldi ciò che è gelido, raddrizzi ciò che è sviato e aiuti tutti a far prevalere la carità che non viene mai meno".




Allarme fake news del Copasir

 

Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica “prende atto dell’approfondimento svolto dall’onorevole Borghi (PD) ed esprime preoccupazione sull’utilizzo di tecniche per rendere virali le notizie: soprattutto la pandemia COVID-19 è stata al centro di una diffusa attività di disinformazione on line, nella quale si sono inseriti attori statuali, attori strutturati (think tank, stakeholder , professionisti della comunicazione, speculatori e gruppi industriali con forti cointeressenze rispetto ai paesi d’origine), che intendono manipolare il dibattito politico interno, influenzare gli equilibri geo-politici internazionali, incitare al sovvertimento dell’ordine sociale e destabilizzare l’opinione pubblica in merito alla diffusione del contagio e alle misure di prevenzione e di cura”. Lo sottolinea in una nota il Copasir.




Tociluzumad incoraggiante contro Covid. Mancano, però, risultati conclusivi

 

Non esistono al momento farmaci contro il Covid-19, ma per i pazienti piu’ gravi si utilizzano per lo piu’ antivirali che dovrebbero contrastare l’azione del virus e potenti antinfiammatori. L’Agenzia Italiana del Farmaco, intanto, ha approvato 32 sperimentazioni cliniche che analizzano l’efficacia e la sicurezza di una ventina di diverse molecole. Ma a che punto sono queste sperimentazioni e quali sono finora le piu’ incoraggianti? L’agenzia Dire lo ha chiesto a Francesco Trotta, dirigente dell’Ufficio monitoraggio della spesa farmaceutica e rapporti con le Regioni di AIFA e membro della task force che si occupa dell’emergenza Covid costituita dall’agenzia.
"Grazie ad uno sforzo di coordinamento tra Commissione tecnico-scientifica di AIFA e Comitato Etico Unico Nazionale presso lo Spallanzani, ormai da circa due mesi riuniti in seduta permanente - dice Trotta - e’ stato possibile promuovere e avviare tutte queste sperimentazioni, che stanno proseguendo e arriveranno a breve a fornire i primi dati conclusivi. È complicato dire quali sono le piu’ promettenti, ma ce ne sono alcune che, essendo partite prima, sono ora in fase piu’ avanzata e per le quali iniziano ad esserci dei risultati, come quella che vede l’utilizzo dell’anticorpo monoclonale Tocilizumab, un farmaco utilizzato solitamente per trattare l’artrite reumatoide, per il quale sono emersi risultati preliminari incoraggianti, che tuttavia necessitano di essere confermati".
Quello con il Tocilizumab, avviato durante la fase di emergenza, e’ uno "studio non randomizzato, quindi a braccio singolo - spiega Trotta - e per avere maggiori evidenze sull’entita’ del beneficio del farmaco dovremo ovviamente aspettare le conclusioni di studi controllati e randomizzati, dove e’ previsto il confronto con la terapia standard disponibile". Quanto ai tempi, il dirigente di AIFA fa sapere: "Per le sperimentazioni partite per prime contiamo di avere sempre piu’ risultati intermedi e preliminari gia’ nelle prossime settimane, mentre gli studi avviati dopo o di recente sono chiaramente un po’ piu’ indietro con l’arruolamento o con l’analisi e la valutazione dei risultati".

 

Tra le ultime sperimentazioni approvate da AIFA c’e’ anche quella relativa ad uno studio per valutare l’efficacia e il ruolo del plasma dei pazienti convalescenti da Covid-19. "Il ruolo del plasma e’ una delle opzioni terapeutiche in campo - racconta Trotta all’agenzia Dire - e’ stato quindi chiesto ad AIFA di dare un supporto a questo studioclinico collaborativo e lo abbiamo fatto, in collaborazione con le altre istituzioni. Saranno valutate le evidenze generate da questo studio, saranno i risultati a dirci se questa e’ un’opzione della quale potranno beneficiare i pazienti e in quale misura".
AIFA, quindi, non e’ ’chiusa’ a nessun tipo di sperimentazione? "No - risponde il dirigente - ma le sperimentazioni si fanno quando c’e’ un razionale scientifico e una plausibilita’ biologica su un trattamento. E gli studi servono proprio a generare evidenze su quel determinato trattamento, affinche’ possa essere una valida alternativa terapeutica per i pazienti che possono quindi trarne vantaggio".
’Sconfiggeremo il Coronavirus solo con il vaccino’, ci hanno ripetuto piu’ volte anche gli esperti. Ma quanto tempo secondo lei dovremo aspettare? Si parla di una sperimentazione sull’uomo gia’ da questa estate... "Anche in questo caso ci sono piu’ opzioni sul tavolo e infatti sono stati avviati diversi studi sull’uomo in vari Paesi - risponde ancora Trotta all’agenzia Dire - ora si dovra’ compiere tutto il percorso di sviluppo clinico; dovremo poi aspettare i risultati della fase 1 e i candidati piu’ promettenti andranno verso le ulteriori fasi di sviluppo (quindi fase 2 e fase 3), ma per completare il percorso ci vorra’ del tempo, non ci sono scorciatoie. Quanto? Quello necessario ad assicurare il corretto svolgimento degli studi, per ora dobbiamo stare all’attuale e oggi sul tavolo ci sono le fasi 1 avviate che iniziano a concludersi"


La scorsa settimana, durante la conferenza stampa dell’Istituto superiore di Sanita’ sull’andamento epidemiologico del Covid-19, il direttore generale di AIFA, Nicola Magrini, ha detto che a suo avviso un vaccino contro il virus difficilmente potra’ arrivare prima della primavera/estate del 2021... "È un consenso prevalente all’interno della comunita’ scientifica - commenta Trotta - Gli esperti conoscono i tempi del percorso regolatorio e di sviluppo clinico per avere un vaccino che abbia un profilo beneficio-rischio ovviamente favorevole".
Interpellato infine sull’opportunita’ futura di rendere obbligatorio il vaccino contro il Coronavirus, una volta disponibile, il dirigente di AIFA risponde: "Non sono ancora definite le politiche vaccinali che saranno scelte dal nostro Paese in caso di disponibilita’ di vaccino per il Coronavirus, e’ molto prematuro pensarlo. C’e’ da attendersi che si vada nella direzione di favorire un accesso al vaccino piu’ ampio possibile alle diverse popolazioni - conclude Trotta - in particolare a quelle piu’ fragili o maggiormente a rischio di contrarre il virus".





Il vaccino anti-Covid potrebbe non essere realizzato così velocemente

 

 Il numero uno di Merck, uno dei giganti farmaceutici globali, esprime scetticismo sulle tempistiche indicate da più parti, e cioè dai 12 ai 18 mesi, sulla messa in circolazione di un eventuale vaccino contro il Covid-19. Sono scadenze “molto aggressive”, ha detto Ken Frazier al Financial Times. “Non lo dichiarerei in maniera tale da vincolarvi Merck”, ha aggiunto.

Le sperimentazioni sui vaccini richiedono mesi o perfino anni. “Vuoi essere sicuro che quando lo somministri a milioni, se non miliardi di peone si tratta di qualcosa di sicuro”, ha avvertito. Merck per parte sua ha appena annunciato l’acquisizione della società biotecnologica Themis Bioscience, che a breve inizierà le sperimentazioni di un possibile vaccino sul coronavirus. “Capiamo la fretta, ma non accettiamo la logica della gara – ha detto ancora il manager – il nostro obiettivo non è arrivare primi, ma sviluppare un vaccino che sia sicuro e efficace”.

 





Menabuoni (Aimo): “Gli oculisti visitano a 20 cm dagli occhi, impossibile riaprire gli ambulatori”

 

 

"Gli oculisti visitano i loro pazienti a 20 centimetri di distanza e sappiamo, come e’ stato anche riportato anche dalla prestigiosa rivista scientifica ’The Lancet’, che il Covid-19 puo’ essere presente nel film lacrimale. Quindi e’ impensabile per noi continuare a lavorare senza i presidi di sicurezza, di cui devono necessariamente essere dotati tutti gli ambulatori specialistici territoriali". Cosi’ il presidente dell’Associazione Italiana dei Medici Oculisti, Luca Menabuoni, intervenendo all’advisory board di Senior Italia FederAnziani, che ha promosso la tavola rotonda virtuale ’Il problema delle cronicita’ al tempo del Covid-19’, nella quale medici e pazienti hanno presentato le proprie criticita’ al viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri. "È necessario uniformare pubblico e privato sulle linee guida da adottare per le visite e per gli interventi di routine, come quello della cataratta - ha proseguito Menabuoni - Secondo alcuni oftalmologi sarebbe obbligatorio fare i tamponi per accedere ai nostri ambulatori, ma questo a nostro avviso e’ un’utopia ed e’ irrealizzabile, servirebbe solo a bloccare ancora a lungo l’attivita’ oculistica nel nostro Paese". Secondo il presidente di AIMO Luca Menabuoni, quindi, per sbloccare la situazione sono necessari "investimenti per il personale, ma anche per creare adeguati ambulatori con opportuni spazi". L’organizzazione della ripresa delle attivita’ specialistiche territoriali dovrebbe allora rientrare "tra gli oggetti di valutazione dell’operato dei direttori di unita’ operative, direttori sanitari e direttori generali".
Nel corso della tavola rotonda organizzata da FederAnziani, il viceministro Sileri ha intanto annunciato l’apertura di un tavolo che coinvolga i soggetti interessati a questo tema in una discussione sulla nuova fase. "Ringrazio davvero il viceministro sia per la attenzione che ci ha rivolto sia per tutto il lavoro svolto durante questa pandemia- ha commentato infine Menabuoni- È stato il primo a ’metterci la faccia’ senza mai tirarsi indietro, anche davanti alle critiche".




Boccia: gli assistenti civici non sono ronde, ci siamo chiariti con Lamorgese. Li hanno chiesti i Sindaci

 

 

Assistenti civici al centro del dibattito politico e delle polemiche interne a governo e maggioranza. Ma di cosa si tratta esattamente e quale ruolo svolgeranno questi volontari? A spiegarlo è il ministro Francesco Boccia, ieri sera ospite a di Martedì, su La7. "L’assistente civico - afferma il ministro - va davanti alle chiese, verifica il numero di persone che possono entrare e aiuta il flusso. Non può fare altro che ricordare le regole. Oppure fa una cosa, come ha ricordato il sindaco di Bari Decaro, che è la cosa più importante in questo momento: porta cibo e medicinali agli anziani e a tutti quelli che ne hanno bisogno. E’ a questo che servono i volontari, non a fare la guardia civica, che è una ricostruzione macchiettistica che non è mai stata scritta e mai stata raccontata". "Né milizie, né ronde, né guardie - tiene a sottolineare il ministro -. Gli assistenti civici sono volontari come quelli che sono andati nelle corsie degli ospedali, va cosi da fine marzo". Sugli assistenti civici, ha spiegato ancora Boccia, "c’è una richiesta dell’Anci, c’è un confronto tra il mio ministero e il ministero del Lavoro. Ci confronteremo, stiamo lavorando sul bando". E per quanto riguarda il confronto con gli altri ministri, Lamorgese, sottolinea, "ha percepito che ci fossero dentro l’ordinanza, ma non c’erano e ci siamo chiariti, profili ambigui. Ma non c’è mai stato scritto pubblica sicurezza. Ci siamo chiariti, ha preso atto di questo".  "Io non ho chiesto guardie, solo volontari come quelli che già ci aiutano a tenere in piedi le nostre comunità", ha poi spiegato stamane il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro in un’intervista al ’Corriere della Sera’. Ruoli di sorveglianza? "Ma non è quello che dovrebbero fare. Se riapro i parchi e non ho nessuno che conta quante persone entrano, io i parchi non posso riaprirli. Faccio un esempio: a Bari, città di cui sono sindaco, durante la quarantena avevo 700 volontari - spiega - che portavano i pacchi agli anziani, i medicinali a chi era in isolamento, si prendevano cura dei bambini con i genitori ricoverati, telefonavano alle persone per farle sentire meno sole. Ecco, oggi ne ho solo 250, gli altri sono tornati al loro lavoro. Ma anche nella Fase 2 ai cittadini serve aiuto. E così succede negli 8 mila Comuni d’Italia".





Oltre 350mila morti nel mondo legati alla pandemia di Covid-19

 

I decessi legati al coronavirus nel mondo hanno superato la soglia di 350.000: lo riferisce la Johns Hopkins University nel suo ultimo aggiornamento giornaliero. I casi totali di contagio sono quasi 5,6 milioni. In particolare, alle 6.32 di questa mattina, le vittime da Covid-19 sono 350.458; le infezioni ammontano invece a 5.591.067. I paesi più colpiti sono nell’ordine Stati Uniti, Brasile, Russia, Regno Unito, Spagna, Italia, Francia, Germania, Turchia e India.





Il Governatore della Lombardia Fontana sotto scorta, insieme al ministro dell’Istruzione Azzolina ed al viceministro della Salute Sileri

 

 

La Prefettura di Varese ha messo sotto scorta il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, dopo le frasi contro di lui che stanno creando un clima d’odio e di tensione. Nei giorni scorsi Fontana è stato preso di mira anche con delle scritte sui muri di Milano. E finisce sotto scorta anche la ministra dell’Istruzione Azzolina, per una serie di minacce ricevute in rete e per scritte offensive comparse in varie città.

A quanto si apprende, anche il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, esponente del M5S, è stato messo sotto scorta in seguito ad alcune minacce ricevute. Il viceministro avrebbe subito pressioni per tentativi di corruzione e minacce in relazione alla sua attività politica e in particolare alla destinazione dei fondi pubblici per l’emergenza coronavirus. "Ho sentito una volta una persona che ha detto più si sale in vetta e più tira forte il vento. Penso sia nostro dovere dare il massimo se aumentano i rischi", ha commentato il viceministro ospite di ’In viva voce’ su Radiouno Rai, dopo la decisione.





Lega di nuovo con il vento nelle vele sale al 25,3%. Male il Pd che scende al 20,9%

Dopo mesi di calo, per la prima volta si registra un recupero rilevante (0,7%) della Lega, che sale al 25,3%, distaccando il Pd, che scende al 20,9%, evidenziando un calo di due punti nell’ultimo mese. E’ quanto risulta in un sondaggio Ixè per Cartabianca su Rai Tre. Nell’area di Governo continua a salire, invece, il Movimento 5 Stelle, che raggiunge il 17,5%, con una differenza di 2 punti e mezzo rispetto a due mesi fa. Nel campo del centro destra, flessione (-0,4%) per Fratelli d’Italia e piccolo assestamento positivo (+0,2%) per Forza Italia. Nel suo complesso, quindi, l’opposizione ha un saldo positivo di mezzo punto rispetto alla scorsa settimana. I gradimenti dei politici vedono ancora in testa Conte con il 59% e per il resto confermano gli orientamenti di voto: scende la fiducia in Giorgia Meloni (33%), sale quella in Salvini (30%), scende Zingaretti (25%) e cresce Berlusconi (22%). Si conferma anche un gradimento di portata nazionale per il Presidente del Veneto Zaia, che sale al 51% riducendo le distanze dal premier. La fiducia del Governo, cresciuta sensibilmente in questi mesi diemergenza, si mantiene su livelli elevati, ma si segnala una flessione nell’ultima settimana (57%). A questo dato si associa una diffusa delusione per le misure economiche adottate dal Governo per fronteggiare l’emergenza: poco più di un terzo (36%) degli italiani le ritiene efficaci, mentre a inizio aprile tale quota raggiungeva il 52%.





13 Sindaci delle Città Metropolitane scrivono a Conte

 

I 13 sindaci delle città metropolitane hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiedendo un nuovo passo nel rapporto tra governo e sindaci, che coinvolga le città nella fase di rilancio del Paese: “Senza una manovra di aggiustamento, urgente e indifferibile – è l’allarme dei primi cittadini – salteranno i servizi essenziali di tutte le Città italiane. Il rischio potrebbe essere un drammatico lockdown delle attività che, quotidianamente, i Comuni svolgono in ogni angolo del nostro Paese per i loro cittadini. Se di ciò non si prende piena e profonda consapevolezza, a farne le spese saranno le Città d’Italia e cioè l’Italia stessa”.

“Oggi in vista di una ripartenza che appare complessa e piena di incognite, noi rivendichiamo il ruolo politico che il mandato diretto dei cittadini ci assegna. Vogliamo essere protagonisti di questa delicata fase del Paese per evitare che già alle battute iniziali possa risultare compromessa. Vogliamo dare il nostro contributo, in termini di idee e azioni, per definire le strategie di rilancio economico e sociale. Siamo gli unici, tra le istituzioni rappresentative della nostra Repubblica, ad avere un mandato, pieno e diretto, dai cittadini e in virtù di questo abbiamo un legame viscerale con le nostre comunità e i nostri territori”.

“Per queste ragioni – proseguono i sindaci – ti chiediamo di avviare con noi un confronto, leale e serrato, sugli aspetti fondamentali della ripartenza: risorse certe e sufficienti per consentire ai Comuni di assicurare continuità nei servizi alle comunità, perché le somme già stanziate non ci permetteranno di chiudere i bilanci a luglio; misure eccezionali di revisione e flessibilizzazione dei vincoli finanziari per i Comuni; semplificazioni per eseguire opere celermente e ridisegnare gli spazi urbani in vista della fase di convivenza con il virus.

“L’Italia ha bisogno di uno sforzo progettuale, di tutti, per rialzarsi e costruire il suo futuro. Senza gli occhi lungimiranti e la caparbia determinazione dei sindaci si rischia di ripartire con il piede sbagliato”, conclude la lettera.





Recovery Foud, l’Ue ha un Piano 750 miliardi. All’Italia 172,7 mld

 

"La Commissione propone un Recovery Fund da 750 miliardi che si aggiunge agli strumenti comuni già varati. Una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti": così il commissario all’economia Paolo Gentiloni.

Il pacchetto del Recovery Fund proposto dalla Commissione europea per l’Italia ammonta a 172,7 miliardi di euro. 81,807 miliardi sarebbero versati come aiuti e 90,938 miliardi come prestiti.

I 172,7 miliardi proposti dalla Commissione Ue per l’Italia nell’ambito del pacchetto Recovery Fund rappresentano la quota più alta destinata a un singolo Paese. E questo sia in termini assoluti sia per quanto riguarda gli aiuti a fondo perduto che i prestiti. Segue l’Italia la Spagna, con un totale di 140,4 miliardi, divisi tra 77,3 miliardi di aiuti e 63,1 miliardi di prestiti.

La Commissione otterrà i 750 miliardi di euro innalzando "temporaneamente" il tetto delle risorse proprie del bilancio comune al 2% del Pil Ue, e andando sui mercati a finanziarsi. Il debito così emesso dovrà essere rimborsato tra il 2028 e il 2058, attraverso il bilancio comune post 2027. Per reperire risorse Bruxelles propone di includere nuove risorse da tasse sulle emissioni, sulle grandi multinazionali, sulla plastica e web tax.

"Sono giorni importanti. Il piano di intervento europeo sta assumendo la sua fisionomia definitiva. Oggi la Commissione europea annuncerà la sua proposta di Recovery Plan. L’Italia deve farsi trovare pronta all’appuntamento. Deve programmare la propria ripresa e utilizzare i fondi europei che verranno messi a disposizione varando un "piano strategico" che ponga le basi di un nuovo patto tra le forze produttive e le forze sociali del nostro Paese". Così il premier Giuseppe Conte su fb.





Istat certifica il crollo dei servizi, in picchiata alberghi e ristorazione

 

Nel primo trimestre 2020 si stima che l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi diminuisca del 6,2% rispetto al trimestre precedente e che l’indice generale grezzo registri una diminuzione, in termini tendenziali, del 7,2%.

L’indice del fatturato dei servizi nel primo trimestre 2020 registra variazioni congiunturali negative in tutti i settori. In particolare, si registra una diminuzione del 24,8% per le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, del 6,4% per il trasporto e magazzinaggio, del 6,0% per il commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli e del 2,0% per le agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese. Notevolmente più contenute risultano le flessioni nei settori dei servizi di informazione e comunicazione (-0,9%) e delle attività professionali, scientifiche e tecniche (-0,4%).

Nel primo trimestre 2020 si registrano diminuzioni tendenziali per le attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-24,1%), per il commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (-7,8%), per il Trasporto e magazzinaggio (-5,3%). Le variazioni negative sono più contenute per le agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese (-2,8%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (-2,6%) e per i servizi di informazione e comunicazione (-2,4%). 

Nel corso della fase di rilevazione statistica dei dati vi è stata una moderata riduzione del tasso di risposta delle imprese, conseguente all’emergenza sanitaria in corso. Le azioni messe in atto per fare fronte a queste perturbazioni nella fase di raccolta dei dati (si veda Nota metodologica, pag. 17) hanno consentito di elaborare e diffondere gli indici relativi al primo trimestre 2020.





Alle scuole Elementari niente più voti, torna il giudizio

 

Niente più voto in pagella alle scuola elementari. Dal prossimo anno scolastico la valutazione finale non sarà più espressa con il voto numerico ma con un giudizio. Lo prevede un emendamento al decreto scuola, presentato dai senatori del Pd Vanna Iori, Roberto Rampi e Francesco Verducci, e approvato dalla Commissione Cultura. “Nella scuola primaria i bambini non possano essere considerati numeri – spiega la senatrice Vanna Iori -: dare un 4 può essere un macigno pesante da comprendere mentre una valutazione più complessiva prende in considerazione le caratteristiche del bambino. Ovviamente vanno trovate le parole adeguate e la valutazione va fatta in termini di giudizio sintetico”. Il giudizio “terrà conto della specificità e della individualità di ogni singolo bambino - aggiunge la senatrice - mentre il voto numerico livella e rende tutti uguali, anche se ci sono diverse motivazioni dietro a quel voto”.





L’Italia promuove il Piano Ue. Conte: "Ottimo segnale"

 

"Ottimo segnale da Bruxelles, va proprio nella direzione indicata dall’Italia. Siamo stati descritti come visionari perchè ci abbiamo creduto dall’inizio. 500 mld a fondo perduto e 250 di prestiti sono una cifra adeguata. Ora acceleriamo su negoziato e liberiamo presto le risorse". Lo scrive il premier Giuseppe Conte sui social. "Il Recovery fund significa metterci in grado di spendere tutti i soldi che servono: la priorità adesso è abbassare le tasse, non dobbiamo sbagliare come dieci anni fa. Usiamo i soldi per abbassare le tasse". Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio nel corso della registrazione de ’L’Intervista’ di Maurizio Costanzo, in onda domani su Canale 5. "Le posizioni sono lontane e questo è un dossier che richiede l’unanimità, quindi i negoziati richiederanno tempo. E’ difficile pensare che questa proposta potrà essere il risultato finale di quei negoziati". Questa la prima reazione di fonti diplomatiche olandesi sulla proposta della Commissione europea per la ripresa economica. "Dall’Europa aspettiamo non più promesse ma soldi veri. Se arrivano soldi veri siamo felici non se é l’ennesima dichiarazione della commissione europea: gli imprenditori e i lavoratori italiani aspettano fatti". Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini parlando della proposta della Commissione sul Recovery Fund.
La Commissione otterrà i 750 miliardi di euro innalzando "temporaneamente" il tetto delle risorse proprie del bilancio comune al 2% del Pil Ue, e andando sui mercati a finanziarsi. Il debito così emesso dovrà essere rimborsato tra il 2028 e il 2058, attraverso il bilancio comune post 2027. Per reperire risorse Bruxelles propone di includere nuove risorse da tasse sulle emissioni, sulle grandi multinazionali, sulla plastica e web tax.





Il Covid torna a rialzare la testa: 117 vittime e 584 nuovi contagi. Lombardia soffia sulla pandemia

Covid-19 torna ad alzare la testa, anche se gli esperti Altre 117 persone hanno perso la vita dopo essere state contagiate dal Covid-19, per un totale di 33.072 decessi.

Così la Protezione Civile. Tornano in aumento le positività, 584 in un giorno, di cui il 65% riscontrate in Lombardia, per un totale di 50.966 casi, di cui 505 degenti in terapia intensiva, 16 in meno in un giorno, 7.729 negli altri reparti (+188) e 42.732 in quarantena.

Aumenta, nel contempo, anche il numero dei pazienti di cui è stata riscontrata la guarigione, che attualmente è di 147.101 persone (+2.443). Contando guarigioni, positivi e deceduti, finora il Covid-19, in Italia, ha colpito 231.139 persone. Ecco il Bollettino Ufficiale della Protezione Civile: “Continua l’impegno del Dipartimento nelle attività di coordinamento di tutte le componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile.

In particolare, nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul nostro territorio, a oggi, 27 maggio, il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 231.139, con un incremento rispetto a ieri di 584 nuovi casi.

Il numero totale di attualmente positivi è di 50.966, con una decrescita di 1.976 assistiti rispetto a ieri.

Tra gli attualmente positivi, 505 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 16 pazienti rispetto a ieri.

7.729 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 188 pazienti rispetto a ieri.

42.732 persone, pari all’84% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

Rispetto a ieri i deceduti sono 117 e portano il totale a 33.072. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 147.101, con un incremento di 2.443 persone rispetto a ieri.

Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 24.037 in Lombardia, 6.464 in Piemonte, 3.998 in Emilia-Romagna, 2.287 in Veneto, 1.460 in Toscana, 1.269 in Liguria, 3.488 nel Lazio, 1.450 nelle Marche, 1.146 in Campania, 1.513 in Puglia, 477 nella Provincia autonoma di Trento, 1.318 in Sicilia, 356 in Friuli Venezia Giulia, 866 in Abruzzo, 171 nella Provincia autonoma di Bolzano, 32 in Umbria, 215 in Sardegna, 27 in Valle d’Aosta, 190 in Calabria, 166 in Molise e 36 in Basilicata.