Nuova luce per il Pantheon

La Sindaca di Roma Virginia Raggi ha inaugurato venerdì sera la nuova illuminazione artistica del Pantheon. Alla presenza della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati sono intervenuti alla cerimonia la presidente di Acea Michaela Castelli e l’amministratore delegato, Giuseppe Gola, l’arciprete rettore del Capitolo dei Canonici della Basilica di S. Maria ad Martyres monsignor Daniele Micheletti, la soprintendente speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma Daniela Porro, la direttrice Musei Statali della città di Roma Edith Gabrielli, il direttore del Pantheon Luca Mercuri. 

L’evento è stato aperto dall’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che ha omaggiato il maestro Ennio Morricone eseguendo alcune delle sue più celebri composizioni e dalla Banda della Polizia Locale di Roma Capitale. 

Il progetto di illuminazione artistica, nato dalla collaborazione tra Roma Capitale – Dipartimento Simu e ACEA, è stato realizzato dalla multiutility con l’utilizzo di 150 luci a LED di ultima generazione (per una potenza complessiva di 7500 W) che hanno sostituito le vecchie apparecchiature, minimizzando l’impatto estetico dei proiettori, migliorando l’effetto cromatico dell’illuminazione d’accento e riducendo i consumi energetici. 




Gioco d’azzardo, blitz della Polizia di Stato. Denunce

 

 

Nel corso di un servizio di controllo straordinario del territorio finalizzato al contrasto del fenomeno del gioco d’azzardo presso Piazzale Manila, luogo di ritrovo abituale di cittadini originari della Repubblica delle Filippine, gli uomini del commissariato Villa Glori, coadiuvati dal Reparto Prevenzione Crimine Lazio, hanno indagato in stato di libertà 4 donne per il reato di partecipazione al gioco d’azzardo. Il fenomeno, identificato come una grave piaga sociale, è oggetto da tempo di esposti da parte dei Comitati di quartieri e di servizi giornalistici da parte di note trasmissioni televisive. 

I poliziotti hanno individuato 3 gruppi di persone, assembrati all’interno di Piazzale Manila, attorno a 3 distinti tavolini, in atteggiamento evidentemente concitato. 

Inizialmente l’attenzione si è concentrata sui movimenti dei 3 gruppi costituiti complessivamente da circa dodici persone, al fine di appurare se stessero utilizzando le carte da gioco. Quasi tutte le persone presenti, alla vista degli operatori della Polizia di Stato, hanno cercato di dileguarsi, mentre 4 sono state scorte mentre cercavano di occultare le banconote che stavano utilizzando nel gioco d’azzardo. 

Sui tavolini presenti all’interno della Piazza, sono stati ritrovati diversi mazzi di carte francesi, che hanno portato gli agenti a considerare concreta l’ipotesi che gli individui stessero partecipando al gioco di carte denominato “tong-it”, diffusosi nella Repubblica delle Filippine all’inizio degli anni ’90. La prosecuzione dell’attività investigativa ha consentito l’identificazione e la denuncia in stato di libertà di 4 persone ed il sequestro di un’ingente somma di denaro utilizzata come posta di gioco.





Mascherine non conformi destinate agli ospedali sequestrate a La Spezia da Gdf e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

 

I militari del Gruppo della Guardia di Finanza di La Spezia, in collaborazione con funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli della Spezia, hanno eseguito un’importante operazione di sequestro di un rilevante quantitativo di mascherine destinate al servizio sanitario pubblico.

Dopo una mirata analisi dei flussi di merci, attraverso documenti e banche dati, effettuata dal Reparto Antifrode dell’Ufficio delle Dogane della Spezia, il personale della Guardia di Finanza e delle Dogane ha effettuato un accesso presso una società importatrice di Santo Stefano Magra (SP) che aveva ottenuto un contratto di fornitura dall’Azienda Ospedaliera di Parma per la consegna - in diversi lotti - di 1.100.000 mascherine di tipo chirurgico e FFP2.

Gli approfondimenti hanno fatto emergere che tutte le mascherine, sia di tipo chirurgico che filtranti di tipo FFP2, importate dalla Società verificata, risultavano non conformi alle normative attualmente vigenti, rispettivamente dettate dalla Direttiva CEE n. 93/42 per i D.M. e dal Regolamento UE n. 425/2016 per i DPI.

All’atto della dichiarazione doganale l’importatore aveva presentato certificati di conformità rilasciati da enti non autorizzati: i prodotti oggetto di importazione non potevano quindi essere immessi nell’Unione Europea, non rispettando i requisiti di sicurezza e esponendo cosi ad un serio pericolo di contagio gli utilizzatori, costituiti in gran parte da operatori sanitari. Si è così pervenuti al sequestro preventivo delle mascherine giacenti presso il deposito dell’importatore, nonché di quelle già consegnate all’Ospedale di Parma e all’Ospedale della Spezia, che le aveva ricevute nel periodo di emergenza dal nosocomio emiliano. Va detto che il sistema di controllo degli ospedali interessati aveva individuato in tempo la non conformità delle mascherine, che quindi non sono mai state distribuite al personale sanitario.

Nel corso dell’operazione, sono state inoltre individuate e sottoposte a sequestro circa 120.000 mascherine, presso il Cargo Village dell’Aeroporto di Pisa, facenti parti dello stesso appalto e pronte ad essere destinate all’Ospedale di Parma.

Nel complesso, l’operazione ha portato al sequestro di un totale di 241.216 mascherine, di cui 80.000 chirurgiche e 161.216 FFP2, non conformi e quindi non utilizzabili nel territorio dell’Unione Europea.

Quest’operazione evidenza l’importanza della collaborazione tra Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Guardia di Finanza nei controlli finalizzati alla verifica della sicurezza dei prodotti, specie in questo periodo di emergenza Covid-19, in cui vari soggetti si sono dedicati all’importazione di prodotti sanitari, talvolta senza possedere le adeguate competenze necessarie a valutare la conformità dei prodotti.




Dopo il sequestro la donazione. 6000 litri di gel igienizzante alla Caritas e Protezione Civile di Codogno

Dopo il sequestro la donazione. 6000 litri di gel igienizzante alla Caritas e Protezione Civile di Codogno

 

Sono incessanti le attività svolte dalla Guardia di Finanza di Lodi per monitorare e prevenire l’immissione in commercio di dispositivi di protezione individuale e di beni utili a fronteggiare l’emergenza epidemiologica non conformi alle disposizioni normative.

Nelle ultime settimane i militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Lodi hanno proceduto al sequestro di 6.000 litri di prodotto igienizzante venduto con una dichiarata azione “sanitizzante” per la cute, in assenza di autorizzazione del Ministero della Salute, creando, di fatto, nei consumatori una falsa aspettativa nei confronti dello stesso prodotto.

Le successive analisi chimiche disposte dall’Autorità Giudiziaria hanno, inoltre, consentito di verificare che, in realtà, le sostanze impiegate ben si prestano alla sola disinfezione di superfici e non della cute.

Su proposta delle Fiamme Gialle tale merce è stata requisita dal Prefetto di Lodi per la successiva consegna alla Protezione Civile – sede di Codogno - ed alla Caritas diocesana per fronteggiare l’emergenza sanitaria in tutte le parrocchie della Curia.

L’attività di controllo della Guardia di Finanza sul commercio di dispositivi di protezione individuale e presidi medico chirurgici costituisce, in questo momento particolarmente delicato, un valido contributo al reperimento di beni indispensabili per l’intera collettività.





Firenze, Palermo e Prato, maxi sequestro della Guardia di Finanza di beni e denaro


Con l’arresto di 12 responsabili e l’esecuzione di oltre 120 perquisizioni, nello scorso mese di febbraio si concludeva la prima fase dell’operazione di polizia giudiziaria denominata “Golden Wood”, condotta dai Finanzieri del Gruppo di Prato e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, in virtù della quale è stata sgominata un’associazione a delinquere - stanziata a Prato, nella provincia di Firenze ed a Palermo - composta prevalentemente da soggetti di origine siciliana.

Agli arrestati ed agli ulteriori indagati, in totale 60, è stata contestata - a vario titolo - l’associazione per delinquere, con l’aggravante consistente nell’agevolazione dell’attività di un’organizzazione mafiosa, finalizzata alla commissione dei reati di riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, nonché intestazione fittizia di beni, contraffazione di documenti di identità e sostituzione di persona.

Dalle indagini è in effetti emerso che il sodalizio ha riciclato, ostacolando l’identificazione della provenienza delittuosa, oltre 38,6 milioni di Euro di proventi illeciti frutto degli affari criminali di “cosa nostra”, nel caso di specie la “famiglia mafiosa di Corso dei Mille” di Palermo, capeggiata da T. P., figlio di F., quest’ultimo già esponente di vertice del “mandamento mafioso di Brancaccio”, condannato all’ergastolo sia per la strage di via d’Amelio a Palermo che per quella di via dei Georgofili a Firenze.

Il gruppo criminale, al fine di immettere nel circuito economico denaro di provenienza illecita, ha creato e gestito - direttamente e tramite una serie di prestanome - una galassia di 33 imprese operanti nel settore del commercio di pallets, con sedi in tutto il territorio nazionale ed in particolare in Toscana, Sicilia e Lazio.

Sfruttando questi soggetti economici, solo in parte reali ed effettivamente attivi, è stato posto in essere un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti, per un importo complessivo pari ad oltre 50 milioni di euro.

La solidità dell’impianto accusatorio ha trovato peraltro conferma anche nel successivo rigetto, da parte del competente Tribunale del Riesame, delle istanze presentate avverso l’applicazione o per l’attenuazione delle misure cautelari personali adottate.

Non era ancora spenta l’eco dell’importante operazione di polizia giudiziaria, che gli inquirenti avevano già dato il via alla seconda fase dell’inchiesta, con lo scopo di individuare i patrimoni illecitamente accumulati nel corso degli anni dagli affiliati al sodalizio criminale nonché dagli imprenditori ad esso contigui.

Per ciascuno di essi, con un lavoro certosino i Finanzieri del Gruppo di Prato coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia hanno ricostruito le possidenze cosicché, sulla base degli elementi raccolti, il Tribunale di Firenze ha emesso numerosi decreti di sequestro preventivo finalizzato all’eventuale successiva confisca di disponibilità finanziarie conti correnti, imprese, immobili e di automezzi di proprietà, fino all’equivalente di oltre 38 ,6 milioni di Euro importo corrispondente al profitto complessivamente conseguito tramite l’attività di riciclaggio.

In esecuzione dei citati provvedimenti di applicazione di misure cautelari reali, nei giorni scorsi le Fiamme Gialle pratesi hanno sottoposto a sequestro:

 

L’operazione di servizio in argomento rappresenta un chiaro esempio dell’impegno profuso dalla Guardia di Finanza, sotto l’egida dell’Autorità Giudiziaria, al fine di contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto socio economico locale.

In tale contesto assumono estrema rilevanza i sequestri patrimoniali realizzati in questi giorni, susseguenti agli arresti ed alle denunce, attraverso i quali sono stati recuperati alla collettività beni e denaro frutto di arricchimenti avvenuti in forme gravemente illecite.





Indebite compensazioni d’imposta, eseguite dalla Gdf di Catania 30 ordinanze cautelari


I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo nei confronti di 30 persone (3 ristrette in carcere, 21 agli arresti domiciliari e 6 raggiunte dalla misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per un anno) indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata alla commissione continuata di reati tributari e, in particolare, di indebite compensazioni (attraverso l’utilizzo di crediti d’imposta inesistenti) aggravate dalla partecipazione di professionisti. In forza del medesimo provvedimento cautelare, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Catania hanno eseguito anche il sequestro preventivo di 11 società commerciali, aziende utilizzate dagli indagati unicamente per perpetrare i reati tributari in contestazione. Al contempo, è in corso l’esecuzione di sequestri preventivi (anche per equivalente) finalizzati alla confisca di 9,5 milioni di euro.

Le 3 persone tratte in arresto, un commercialista un suo collaboratore e un libero professionista consulente amministrativo, sono state condotte in carcere.

Ristretti agli arresti domiciliari 6 professionisti, tra Roma, Milano, Napoli, Latina e Catania, consulenti commercialisti, che certificavano i crediti inesistenti.

Detti professionisti – unitamente ad altri 15 soggetti, amministratori di imprese commerciali – costituivano un’associazione a delinquere finalizzata alla sistematica perpetrazione di reati tributari e pertanto anch’essi ristretti agli arresti domiciliari.

6 rappresentanti legali societari, sono stati, invece, raggiunti dal provvedimento del divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale.

L’operazione condotta dal Gruppo Tutela Finanza Pubblica del Nucleo P.E.F. di Catania, convenzionalmente denominata “FAKE CREDITS”, sotto la direzione del gruppo di magistrati della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, specializzati nel contrasto ai reati fallimentari e tributari, è stata caratterizzata dall’esecuzione di intercettazioni telefoniche e ambientali nonché di accertamenti bancari unitamente alla disamina (a riscontro) di documentazione contabile ed extracontabile nonché di materiale informatico acquisito nel corso di una perquisizione locale disposta da questo Ufficio. La complessa investigazione, dispiegatasi da febbraio del 2019 all’aprile di quest’anno, ha tracciato la commercializzazione di oltre 25 milioni di euro di crediti fittizi di cui oltre 9,5 milioni utilizzati per indebite compensazioni. L’efficace attività repressiva posta in essere dalla Guardia di Finanza di Catania trae origine dall’esecuzione di una verifica fiscale svolta nei confronti di un Istituto di Vigilanza Privata con sede in Belpasso (CT), conclusasi, tra l’altro, con la segnalazione al competente ufficio finanziario di violazioni in materia di indebite compensazioni per oltre 2,8 milioni di euro.

Lo schema fraudolento, ideato e alimentato da una rete di professionisti attivi su tutto il territorio nazionale, ricostruito dai Finanzieri, anche attraverso una meticolosa ricostruzione dei flussi finanziari generati dalle operazioni commerciali finite sotto la lente di ingrandimento degli investigatori economico- finanziari, si snodava lungo le seguenti fasi:

L’associazione tra imprese e titolari di imprese giocava, dunque, un ruolo decisivo nell’iter delittuoso appena descritto annoverando tra gli associati società costituite al solo fine di esporre nelle dichiarazioni fiscali, presentate nel corso della loro breve vita, crediti d’imposta fittizi. La stessa, che disponeva di professionisti incaricati di apporre il cd. visto di conformità nelle dichiarazioni attestanti i falsi crediti erariali, offriva ai propri convenzionati gravati da debiti tributari, la possibilità di beneficiare di crediti erariali inesistenti proponendo un fideiussore svizzero (peraltro non abilitato a svolgere attività finanziaria in Italia) per garantire le operazioni commerciali e, da ultimo, incassare in nome e per conto delle accollanti/cedenti gli ingenti corrispettivi pattuiti per le operazioni di accollo/compravendita dei crediti.

Gli associati, imprese beneficiarie delle citate finalità illecite, sfruttavano la possibilità di alleggerire la propria posizione debitoria con l’Erario, ottenendo un vantaggio economico pari ad almeno il 20% del carico impositivo dovuto; queste imprese non avevano remora ad affidare ingenti somme di denaro alle società accollanti/cedenti prima, e alla confederazione poi, ben consapevoli del vantaggio finanziario che ne sarebbe derivato. Plurimi sono gli elementi indiziari a sostegno della consapevolezza dei soggetti imprenditoriali beneficiari delle indebite compensazioni circa la partecipazione a un preciso disegno criminoso: un esame superficiale del bilancio pubblicato dalle società detentrici dei crediti fittizi pone pochi dubbi circa la non veridicità dei dati economici esposti; la scelta del fideiussore svizzero (nemmeno iscritto negli albi tenuti dalla Banca d’Italia) e la lettura della polizza assicurativa proposta inducevano a ritenere che le imprese accollanti non avrebbero prestato alcuna garanzia per l’adempimento degli obblighi assunti.

Altro elemento caratterizzante il modello evasivo fiscale ideato dal sodalizio criminoso è dato dalla partecipazione di imprese “portatrici” di crediti IVA certificati che in realtà erano soggetti economici inesistenti (solitamente di costituzione recente, dichiaravano la loro sede d’affari presso luoghi dove insistono realtà aziendali differenti, presentavano le dichiarazioni inziali necessarie ad avviare il circuito illecito e sono formalmente amministrate da persone prive di ogni capacità manageriali). Tali soggetti giuridici, in data odierna, sono stati raggiunti dal provvedimento cautelare del sequestro impeditivo delle quote societarie.

La complessa indagine, condotta dalle Fiamme Gialle di Catania, ha dunque consentito di interrompere uno schema delinquenziale attuale e ripetuto di evasione d’imposte orchestrato da figure professionali qualificate, imprenditori prestanome compiacenti e imprese pronte ad accaparrarsi benefici fiscali non spettanti; l’attività delle Fiamme Gialle etnee assume ancor maggior pregio ove si consideri l’attuale e generale crisi economica indotta dalla fase pandemica che già mette a rischio la sopravvivenza di molte imprese che verrebbero ulteriormente minacciate dalla presenza sul mercato di società commerciali sleali che operano mettendo continuamente a frutto ripetuti inadempimenti dell’obbligo di versare le imposte dovute.





A Villa Adriana la mostra 60/20 tra Cinema e Unesco

 

L’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – Villae, nell’ambito delle celebrazioni per il ventennale (1999-2019) dall’inserimento di Villa Adriana nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, inaugura oggi una mostra gratuita per i visitatori dal titolo 60/20: Villa Adriana tra Cinema e UNESCO, curata da Andrea Bruciati e Francesca Roncoroni. 

L’esposizione, organizzata dalle Villae, è sostenuta dal Servizio I del Segretariato Generale del MiBACT; il comitato scientifico è costituito da Andrea Bruciati, Benedetta Adembri, Viviana Carbonara e Francesca Roncoroni. 

Nel celebrare l’anniversario dell’iscrizione alla lista UNESCO si vuole raccontare Villa Adriana attraverso il cinema che da 60 anni ne media l’immagine e i significati in modo spesso non convenzionale, ma straordinariamente pervasivo, e che ha contribuito a elevare il sito a vero e proprio oggetto di un immaginario universalmente condiviso. Il riconoscimento di Villa Adriana da ormai 20 anni quale patrimonio mondiale dell’UNESCO (sito n. 907) si basa sull’unicità del complesso residenziale e sull’universalità del suo messaggio. 

Muovendosi tra queste date e questi temi, alla ricerca di una diversa narrazione in nome di una renovatio che idealmente collega il boom economico all’auspicata rinascita del Paese, l’esposizione temporanea evidenzia come intorno agli anni Sessanta, alle prese con una nuova generazione di pubblico, con la genesi di nuovi temi, luoghi e forme del racconto, il cinema abbia designato Villa Adriana quale set d’eccellenza. D’altronde il sito era stato da poco oggetto di una riscoperta archeologica, un operoso cantiere di studio, di restauri e di importanti progetti museografici, non solo per riparare i danni inferti dalla seconda guerra mondiale, ma anche per migliorarne significativamente l’offerta culturale, rivolgendosi ad un turismo allargato ad ampi strati di popolazione. 

La mostra multimediale, corredata di pannelli in italiano e inglese e contenuti multimediali in cinese, è allestita nel Centro Accoglienza dell’area archeologica di Villa Adriana e raccoglie una selezione di suggestioni visive di film italiani e stranieri, il cui sonoro è in lingua originale allo scopo di sottolineare l’internazionalità delle produzioni. 

“L’esposizione – commenta il direttore delle Villae Andrea Bruciati – ripercorre i temi della riscoperta archeologica di Villa Adriana dopo la guerra, della sua apertura al turismo di massa e della mediazione dei suoi valori culturali ed estetici attraverso il cinema ad un pubblico sempre più vasto. In questa chiave la mostra è quanto mai attuale, in un momento di riappropriazione identitaria dei luoghi e del tempo libero. Il cinema e l’audiovisivo sono mezzi fondamentali di espressione artistica, formazione culturale e comunicazione sociale e rivestono un ruolo di primaria importanza nell’ambito della promozione territoriale e dell’immagine del nostro paese all’estero. L’Istituto con questa esposizione intende proseguire il cammino di esplorazione del rapporto tra cinema e arte intrapreso con il Villae Film Festival”.





Il nome di Dino Viola per il rinato Campo Testaccio

“Campo Testaccio rinasce nel nome di Dino Viola, storico presidente della Roma. Dopo anni questo antico impianto, un pezzo di storia e di sport nel cuore della Capitale, rivede finalmente la luce”. Così il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, su Facebook . “I più giovani non possono ricordarselo perché è chiuso da molto tempo, ma sicuramente – auspica – ne hanno sentito parlare da nonni e bisnonni perché è un vero e proprio simbolo che è rimasto nel cuore di tutti. È una bella pagina per il quartiere e per tutti i romani, non nascondo di provare un certo orgoglio per questo storico ritorno. Il campo sarà gestito dall’Asilo Savoia, la stessa realtà già impegnata per lo sport, il sociale e la legalità che ha salvato, a Ostia, il Montespaccato calcio, squadra che era finita nelle mani dei clan e che è tornata a nuova vita e ora promossa in serie D” spiega il governatore sottolineando che “storie come queste sono già una vittoria di tutti e per tutti”.

 





Porrello (M5S-Regione Lazio): "Fondamentale la Roma-Civitacastellana"

 

“Il decreto del Governo ha delineato le grandi opere che si realizzeranno nel Lazio nei prossimi mesi, ma queste non rappresentano la panacea per tutte le criticità che interessano la nostra regione, soprattutto quelle legate alle antiquate linee ferroviarie, come è il caso della Roma Civita Castellana Viterbo”. Così Devid Porrello, Consigliere M5S Lazio e Vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio. “Le notizie che circolano sul futuro di quella che, attualmente è una delle tratte più lente e meno sicure d’Italia non sono confortanti e cozzano con le dichiarazioni di intenti che la Giunta ha rilasciato nell’ultimo anno, da quando la linea ha subito le note limitazioni dovute alla carenza di sicurezza che hanno avuto gravi conseguenze per pendolari e studenti prima, durante e dopo il lockdown” spiega. “Non possiamo permetterci di far morire una linea ferroviaria che svolge un importante servizio interprovinciale e intercomunale, ma bisogna investire per portarla agli standard di questo secolo e dotare così il territorio di una infrastruttura utile tanto per i residenti quanto per i turisti. L’anno scorso ho percorso con il treno e il pullman sostitutivo i 102 km che dividono da Roma e Viterbo, viaggiando a passo d’uomo in paesaggi che avrebbero tutto da guadagnare dal suo recupero e tutto da perdere dalla sua soppressione. I pendolari da mesi chiedono soluzioni e ricevono solo riduzioni di orari e promesse di nuovi treni, la regione si muova urgentemente con le altre istituzioni per ultimare il trasferimento a Cotral e per l’apertura dei cantieri, come auspicato in tutti gli atti che ho depositato su questo tema, non lasciando il compito di rilanciare la mobilità del Lazio solo ai decreti del Governo” sottolinea.

 





Il 13 luglio l’Assemblea dei lavoratori degli appalti di pulizia e santificazione. Sono in prima linea contro Covid-19

“Lunedì 13 luglio, dalle 10 alle 13, si terrà un’assemblea pubblica delle delegate e dei delegati degli appalti di pulizia e sanificazione delle strutture sanitarie del territorio davanti alla sede della Regione Lazio. Dopo l’apertura, la scorsa settimana, dello stato di agitazione di tutti gli addetti degli appalti della sanificazione e ristorazione della sanità sul Lazio, abbiamo inviato una richiesta di incontro urgente alla Regione e a tutte le direzioni sanitarie per esprimere le nostre preoccupazioni, riguardanti i tagli orari che potrebbero profilarsi nel corso dell’aggiudicazione delle nuove gare. A tutt’oggi non abbiamo ricevuto risposta alcuna”. E’ quanto si legge in una nota di Filcams-CGIL, Fisascat CISL, Uiltucs e UilTrasporti Uil di Roma e Lazio, in cui si aggiunge che “pretendiamo di fare chiarezza sulle condizioni dei bandi di gara in fase di aggiudicazione riguardanti le pulizie, la ristorazione, il servizio ausiliarato e Oss, di avere adeguate rassicurazioni sul mantenimento dei livelli salariali e occupazionali e sulla qualità del servizio che sarà garantito. Con l’emergenza Coronavirus, si dovrebbe essere compreso che i servizi ospedalieri non possono essere tagliati o gestiti secondo la logica del massimo ribasso: al contrario vanno valorizzati e rilanciati, a beneficio di lavoratori che finora sono stati in prima linea, e di tutta la cittadinanza. Davvero si può ancora temere di subire tagli un ambito essenziale, che ultimamente ha dimostrato in maniera eclatante la propria importanza?”. “Per denunciare tutto questo – proseguono i sindacati – lunedì 13 luglio terremo un’assemblea pubblica sotto la sede della Regione Lazio, alla quale parteciperanno le delegate e i delegati che rappresentano i lavoratori e le lavoratrici degli appalti di pulizie-sanificazione e ristorazione delle strutture sanitarie del Lazio. Se non avremo risposte, torneremo in piazza il 21 luglio, con tutti lavoratori in sciopero. Non permetteremo che a pagare il prezzo di scelte sbagliate da parte dell’amministrazione siano le lavoratrici, i lavoratori e i cittadini che ogni giorno lavorano e frequentano le strutture sanitarie della nostra regione e che non possano né subire e né essere destinatari di un servizio scadente”. 

 





Fiumicino, per ora, non avrà la quarta pista. Soddisfazione del Sindaco Montino

“Apprendo con sollievo che la ministra De Micheli è contraria alla realizzazione della quarta pista all’aeroporto di Fiumicino”. Così su Facebook il sindaco di Fiumicino Esterino Montino. “Per evitare, però, ulteriori equivoci e fraintendimenti – aggiunge – suggeriamo alla ministra di cambiare denominazione al progetto che pure risulta nel suo piano Italia Veloce. Chiamiamolo “Strategia di sviluppo delle strutture aeroportuali a Fiumicino sud e della cessibilità pubblica e diretta sull’aeroporto”. In questo modo sarà evidente il cambio di rotta rispetto ai governi precedenti e la revisione completa del vecchio piano”.

 





Rifiuti, la maxi-raccolta di Ama. In quattro giorni 11mila e 200 tonnellate

 “Nei primi quattro giorni di questa settimana, AMA ha raccolto e avviato a trattamento oltre 11.200 tonnellate di rifiuti indifferenziati: circa 1200 tonnellate in più rispetto ai giorni analoghi della settimana precedente (+10%)”. Lo comunica Ama S.p.A. in una nota, anche in riferimento a quanto riportato da alcuni mezzi di informazione. “I servizi di pulizia e raccolta sono dunque regolari su tutto il territorio cittadino. Come più volte comunicato, con la fine del lockdown, tecnici e preposti aziendali hanno purtroppo riscontrato un progressivo ritorno al triste fenomeno della migrazione dei rifiuti, soprattutto dai comuni limitrofi verso la Capitale. Alcune batterie di cassonetti stradali, dunque, tarate e in numero congruo per le esigenze dei residenti vengono spesso sottoposte a sovraccarico eccezionale di rifiuti. Situazioni del genere sono comunque sanate nel minor tempo possibile dal personale dell’azienda, che è impegnato 7 giorni su 7, H24, nei servizi operativi sul territorio”.

 





Dal 13 luglio la Metro C si fermerà alle 20.30. Navette in sostituzione

 

Proseguono i lavori di completamento della tratta Colosseo-San Giovanni della linea C della metropolitana di Roma e del nodo di scambio di Colosseo con la metro B. Per fare spazio ai cantieri, dal 13 luglio al 7 dicembre la circolazione della metro C terminerà in anticipo: da Pantano l’ultima corsa sarà alle 20.30; da San Giovanni l’ultima corsa sarà alle 21. Poi la linea chiuderà e i treni saranno sostituiti da due linee di bus navetta. E’ quanto ha fatto sapere con una nota l’agenzia Roma servizi per la Mobilità. Ecco, nello specifico, i dettagli sulle due linee: – Linea bus MC: San Giovanni-Lodi-Pigneto-via Casilina-Parco di Centocelle-via Casilina-Pantano. La linea bus MC transita nei pressi di tutte le stazioni metro C ad eccezione di Malatesta, Teano, Gardenie, Mirti; – Linea MC3: San Giovanni-Parco di Centocelle. La linea MC3 transita nei pressi delle stazioni Lodi, Pigneto, Malatesta, Teano, Gardenie e Mirti. 

La linea MC effettuerà prima e ultima partenza da San Giovanni alle 20.45 e alle 23.30 (le notti tra il venerdì e il sabato e tra il sabato e la domenica all’1.30). Prima e ultima partenza da Pantano alle ore 20.15 e alle ore 23.30 (le notti tra il venerdì e il sabato e tra il sabato e la domenica alle ore 1.30). La linea MC3 effettuerà prima e ultima partenza da San Giovanni alle 20.45 e alle 23.30 (le notti tra il venerdì e il sabato e tra il sabato e la domenica alle ore 1.30). Prima e ultima partenza da Parco di Centocelle alle 20.45 e alle 24 (le notti tra il venerdì e il sabato e tra il sabato e la domenica alle ore 2). Dalle ore 23.20 (le notti tra il venerdì e il sabato e tra il sabato e la domenica dalle ore 1.18) tutte le corse in partenza da San Giovanni, una volta arrivate a Parco di Centocelle proseguiranno per via Casilina sino a Pantano.





Il 17 luglio in Campidoglio l’Assemblea Capitolina voterà l’atto di intitolazione dell’Auditorium a Ennio Morricone

 “D’intesa unanime con la Conferenza dei presidenti dei gruppi si è stabilito che, dalle 11 alle 13 di venerdì 17 luglio, l’Aula Giulio Cesare ospiterà il Consiglio tematico dedicato a Ennio Morricone durante il quale verrà votato l’atto per l’intitolazione dell’Auditorium Parco della Musica al grande compositore recentemente scomparso”: lo ha annunciato il presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito. “Alla cerimonia parteciperanno, oltre alla famiglia Morricone, alcuni ospiti e amici del maestro che ne ricorderanno la carriera omaggiandone la figura” ha concluso De Vito. 

 





Pedopornografia, via chat foto e filmati dell’orrore. Denunciati 20 minorenni

 

 

La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha concluso una complessa e delicata attività d’indagine che ha portato alla denuncia in stato di libertà di 20 minorenni, in concorso tra loro, per i reati di detenzione, divulgazione, cessione di materiale pedopornografico e istigazione a delinquere aggravata. L’attività è stata svolta dai poliziotti del Compartimento Polizia Postale per la Toscana coordinati dal Procuratore Capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, dott. Antonio Sangermano. La vicenda è iniziata quando una madre lucchese, trovando sul telefono cellulare del figlio quindicenne numerosi filmati hard con protagoniste giovanissime vittime, si è rivolta alla Polizia Postale chiedendo aiuto.  Dall’analisi del telefonino è emerso un numero esorbitante di filmati e immagini pedopornografiche, anche sotto forma di stickers, scambiate e cedute dal giovane, rivelatosi l’organizzatore e promotore dell’attività criminosa insieme ad altri minori, attraverso Whatsapp, Telegram e altre applicazioni di messaggistica istantanea e social network. Sul telefono del ragazzo erano inoltre presenti numerosi file "gore" (dall’inglese "incornare"), la nuova frontiera della divulgazione illegale, video e immagini provenienti dal dark web raffiguranti suicidi, mutilazioni, squartamenti e decapitazioni di persone, in qualche caso di animali. Dopo oltre cinque mesi d’indagini i poliziotti hanno identificato i soggetti che a vario titolo detenevano o scambiavano immagini e video pedopornografici. Le numerose perquisizioni eseguite dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, coordinate dal CNCPO (Centro Nazionale Contrasto alla Pedopornografia Online), sono state eseguite nei confronti di minori nelle città di Lucca, Pisa, Cesena, Ferrara, Reggio Emilia, Ancona, Napoli, Milano, Pavia, Varese, Lecce, Roma, Potenza e Vicenza. Il più "anziano" del gruppo ha compiuto da poco 17 anni, il più giovane ne ha 13. A far parte delle chat dell’orrore vi erano anche 7 adolescenti, tutti 13enni. Sono stati sequestrati decine di telefonini e computer, dalla cui perquisizione informatica sono emersi elementi di riscontro inconfutabili. Sono in corso, da parte degli esperti della Polizia Postale, approfondite analisi di tutti i supporti sequestrati al fine di acquisire le prove informatiche e verificare il coinvolgimento di altri soggetti, nonché l’ambito di diffusione del fenomeno.





Ragazzini morti per overdose a Terni, parlano gli amici: “Volevamo chiamare l’ambulanza, ce lo hanno impedito”

Dopo aver assunto la droga i due ragazzini di Terni hanno incontrato al campo sportivo del quartiere gli amici, che si sono subito accorti che qualcosa non andava: Gianluca e Flavio stavano male, avevano crampi allo stomaco, vomitavano, non si reggevano in piedi. Gli amici volevano chiamare l’ambulanza ma loro due gliel’hanno impedito. La loro più grande paura era di essere scoperti dai genitori. E’ drammatico il racconto degli amici dei due minorenni su quei terribili minuti. "Eravamo vicino alla fontanella del campetto - hanno detto i ragazzi che erano con loro, scrive il "Messaggero" - e Aldo (il pusher 41enne che ha confessato di aver venduto ai due del metadone diluito con acqua per 15 euro) si è presentato con in mano una lattina di Fanta e una boccetta piccola bianca. Si sono appartati e hanno consumato quella robaccia, poi ci hanno raggiunto e hanno provato a giocare ma non stavano bene. Non ce la facevano a correre, a reggersi in piedi e si sono fermati e messi in panchina".

E sulla panchina Flavio e Gianluca sono rimasti tutto il tempo in cui i loro amici hanno giocato la partita a calcetto. "Gianluca sembrava stesse peggio rispetto a Flavio - hanno detto i ragazzini -: ogni tanto si accasciava e quando ci avvicinavamo per chiedergli perché si sentisse così male, sembrava quasi che gli occhi gli si girassero indietro". La situazione è precipitata. Flavio ha vomitato più volte, secondo il racconto degli amici, e se n’è andato a casa dicendo che doveva alzarsi presto il giorno dopo. "Più tardi - hanno aggiunto i ragazzi - ha vomitato anche Gianluca: era liquido biancastro e il suo viso si è come spento, diventando violaceo. Noi abbiamo provato a dirgli che avremmo chiamato il 118 ma lui non voleva, diceva che si sarebbe ripreso. Non voleva allarmare la sua famiglia, così lo abbiamo accompagnato a casa, quasi a spalle". Sono stati proprio gli amici a dare ai carabinieri gli elementi per risalire ad Aldo e a chiarire che Flavio e Gianluca volevano far uso del mix di droghe noto come purple drank, spiegando che viene chiamata così per il colore viola e che "sono centinaia i tutorial su YouTube che spiegano la preparazione e gli effetti, basta unire bibite gassate alla codeina". Conoscenze che hanno fatto capire ai ragazzini che la sostanza data da Aldo ai due amici era diversa. "Il liquido che vomitavano era biancastro e non viola. Li avevano truffati". Così i due ragazzini sono morti. 





Antonio Patuelli rieletto per la quarta volta Presidente dell’Abi

 

 

Antonio Patuelli è stato rieletto presidente dell’Abi. L’Assemblea dell’associazione ha infatti eletto il nuovo Consiglio che si è immediatamente riunito e, come proposto unanimemente dal Comitato Esecutivo uscente, ha rieletto Patuelli per acclamazione Lo si legge in una nota secondo cui nella sua prima parte straordinaria, l’assemblea ha completato le procedure di modifica dello Statuto approvando all’unanimità quanto proposto all’unanimità dal Comitato di Presidenza, dal Comitato esecutivo e dal Consiglio dell’Abi per rendere statutariamente nuovamente possibile la rielezione del Presidente per il quarto mandato, nonché per la più ampia adozione dei sistemi di video-audio conferenza per le riunioni degli Organi dell’ABI. In sede ordinaria l’assemblea dell’Abi ha approvato la relazione del Direttore Generale Giovanni Sabatini sulle attività dell’attività nel 2019 e gli atti connessi e conseguenti. Quest’anno l’assemblea si è svolta solo in forma privata senza la parte pubblica dove intervenivano, per tradizione, il ministro dell’economia e finanze e il governatore della Banca d’Italia.





Di Maio cerca di gettare acqua sul fuoco delle polemiche per il suo incontro ‘segreto’ con Draghi

 

“Siamo enormemente sorpresi e dispiaciuti dall’approssimativa ricostruzione di alcuni organi di stampa circa l’incontro tra il ministro degli esteri Luigi Di Maio e l’ex presidente della banca centrale europea Mario Draghi. Le dietrologie di pochi non ci interessano”. Questa la secca nota diffusa dallo staff del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, a proposito delle polemiche sull’incontro con Mario Draghi di un paio di settimane fa.

“In qualsiasi altro Paese normale – prosegue la nota – un incontro del genere sarebbe stato accolto positivamente, visto che il titolare della Farnesina sta seguendo il negoziato europeo e si confronta con i principali analisti, tra i quali naturalmente c’è anche Mario Draghi. Invece qui leggiamo di possibili o presunti complotti legati evidentemente alla malafede di qualcun altro. Il ministro Di Maio continua a lavorare per il Paese e a sostenere fortemente l’azione di governo, come ha sempre fatto”.

 





De Luca (Campania): “Chiudere ai Paesi a contagio amplissimo. Attenzione ai rientri dagli Usa”

 

“Credo che dobbiamo cominciare a chiudere le porte in relazione a Paesi dove c’è un contagio amplissimo e credo che dobbiamo fare attenzione ai rientri dagli Stati Uniti che non mi pare sono tra i Paesi dai quali è vietato partire per l’Italia”. Così il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, nel corso di una diretta Facebook.

“Nelle ultime settimane abbiamo avuto un ritorno di epidemia, abbiamo aperto i confini e sono ripartite tutte le attività economiche, quindi, c’era da aspettarselo”, ha aggiunto il governatore. De Luca ha poi ricordato “l’esperienza che abbiamo avuto con un nostro concittadino venuto direttamente da New York a Fiumicino, e lì ha preso il treno Alta velocità senza alcun controllo. Dobbiamo fare attenzione perché abbiamo aperto tutto e il livello dei controlli si è abbassato in maniera estremamente pericolosa”.

“Vedo che in altre parti d’Italia, quando si tratta di mettere in quarantena, non si decide. Noi abbiamo un altro sistema: quando c’è un focolaio, quarantena per 15 giorni, poi si vede – ha concluso De Luca – In questa fase dobbiamo fare attenzione a tutti i focolai che si accendono e dobbiamo intervenire in maniera rapida”.





Gianni Rezza: “Rispettare e rafforzare le misure di distanziamento”

 

Di poco sotto 1 a livello nazionale, sopra l’unità in diverse regioni: è questo il quadro attuale in Italia dell’indice di contagiosità Rt del Sars-Cov-2, e per questo è necessario “rafforzare il distanziamento”, lo ha sottolineato il direttore generale della prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, commentando i dati del monitoraggio sullo stato epidemiologico nelle regioni d’Italia.

“Sebbene per ora l’Rt a livello nazionale rimanga di poco al di sotto di 1, in diverse regioni Rt ha superato quota 1. Ciò è dovuto in diversi casi – ha sottolineato Rezza – al verificarsi di focolai di rilevanza più o meno grande, che in parte sono dovuti all’importazione di infezioni dall’estero. Ciò induce naturalmente a rafforzare le misure di distanziamento sociale, che è opportuno tenere pur sapendo che il Servizio sanitario nazionale è in grado di individuare rapidamente questi focolai e contenerli”.




Gli elettori del M5S vorrebbero leader Conte. Sondaggio Dire-Tecnè: Lega al 25,3% e Pd al 20,6%

 

 

 

Quanti elettori del M5s vorrebbero Giuseppe Conte capo politico del Movimento? Il sondaggio Monitor Italia realizzato da Tecne’ in collaborazione con l’agenzia Dire restituisce un dato senza incertezze: l’81,4% degli elettori pentastellati vorrebbe il premier leader del proprio partito. Solo il 15,1 si dichiara contrario, mentre non sa cosa rispondere il 3,5%. Sostanzialmente stabile la situazione politica, cosi’ come rilevata da Monitor Italia il sondaggio realizzato da Tecne’ per l’agenzia Dire. Al 10 luglio la Lega e’ al 25,3% in calo dello 0,2% rispetto a una settimana prima. Guadagna lo 0,2% invece il Pd che si attesta al 20,4%, mentre Fratelli d’Italia perde lo 0,1% e si ferma al 15,8%. Il M5s e’ al 14,7%, Forza Italia all’8,2%, Italia viva al 2,9%, Azione al 2,8% e la Sinistra al 2,7%. A chi porterebbe via elettori un Movimento Cinque Stelle guidato dal premier Giuseppe Conte? Il partito piu’ penalizzato sarebbe il Pd, che perderebbe il 3,6% . Mentre i pentastellati se ne gioverebbero, crescendo di 5,5 punti percentuali. Rispetto alla situazione attuale, lo scenario con Conte capo politico del M5s lascerebbe inalterati i consensi della Lega e di Fratelli d’Italiarispettivamente al 25,3% e al 15,8%. Comporterebbe una netta penalizzazione per il Pd che passerebbe dal 20,4 al 16,8%, mentre i M5s balzerebbero a quota 20,2% dal 14,7%. Per gli altri partiti non ci sarebbe nessuna differenza ad eccezione della Sinistra che perderebbe lo 0,7 per cento, finendo al 2% e dei Verdi che perderebbero lo 0,4% fermandosi all’1,4.





Usa e Brasile al centro della pandemia. In 24 ore 100mila contagi

 

 

Gli Usa hanno registrato nelle ultime 24 ore altri 63.643 nuovi casi di coronavirus, i dati sono stati forniti dalla Johns Hopkins University. Nel giorno precedente erano stati oltre 65.500. In totale i contagi sono 3.181.846, le vittime oltre 134 mila.

Drammatica e ormai quasi fuori controllo la situazione in Brasile dove nelle ultime 24 ore sono stati registrati ulteriori 1.214 decessi e 45.048 contagi nelle ultime 24 ore: lo hanno comunicato in serata il Consiglio nazionale dei segretari sanitari (Conass) e il ministero della Sanità. Il numero complessivo dei casi confermati di Covid-19 nel Paese è dunque salito a 1.800.827, mentre il totale delle vittime dall’inizio della pandemia ha raggiunto quota 70.398.





Effetto Covid-19: Italia in panne, Pil giù del 9,5%. Le valutazioni di Fitch

 

L’economia italiana va verso una riduzione del Pil del 9,5% quest’anno nello scenario base di una diffusione della pandemia sotto controllo in Italia e a livello globale. Lo scrive Bankitalia nel bollettino economico. Se tuttavia emergessero nuovi focolai "rilevanti" - avverte Bankitalia - "il Pil potrebbe scendere di oltre il 13% quest’anno" con un recupero più moderato negli anni successivo rispetto allo scenario di base, che prevede +4,8% nel 2021 e +2,4% nel 2022. Le stime potrebbero al contrario migliorare con un rafforzamento delle politiche espansive all’esame dell’Unione europea. Bankitalia rileva anche che la produzione industriale dopo la flessione dell’8,4% del primo trimestre, ha registrato un’ulteriore brusca caduta in aprile ma "con la graduale rimozione dei provvedimenti di chiusura l’attività industriale sarebbe tornata a crescere in maggio e giugno (complessivamente di circa il 40% rispetto ad aprile)". Tuttavia, la produzione rimarrebbe inferiore di quasi il 25% ai livelli precedenti la diffusione dell’epidemia". 

Poi, accanto a questo, pesano anche le valutazioni dell’Agenzia Fitch che così descrive la situazione in Italia: "L’elevato debito e la debole crescita strutturale continueranno a pesare sul rating" dell’Italia. Le recenti iniziative dell’Ue, incluso il Recovery Plan, potrebbero limitare l’atteso deterioramento dei conti pubblici italiani dal 2021". Fitch mette quindi in evidenza come l’economia italiana ha pagato un caro prezzo a causa della pandemia, anche se con la fine del lockdown il governo ha mosso gradualmente i primi passi per aiutare la normalizzazione dell’economia.





Elicottero precipitato nel Tevere, recuperati i corpi delle due vittime

Sono stati recuperati dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco tutti e due i corpi delle persone, un uomo e una donna, che erano a bordo dell’elicottero biposto precipitato nella giornata di venerdì nel Tevere, vicino a Nazzano Romano. I cadaveri sono stati trovati ancora ancorati ai sedili. Il velivolo giace ad una profondità di circa sei metri. La ricerca è stata affidata, oltre che ai Vigili del Fuoco, anche e soprattutto ai Guardiaparco dell’Oasi naturalistica regionale, che conoscono in ogni suo angolo questo tratto del fiume. Già ieri i sommmozzatori dei Carabinieri e gli uomini dei Vigili del Fuoco avevano individuato il piccolo velivolo. Solo oggi però è stato possibile recuperare i corpi delle due vittime. Si tratta di un anziano ex comandante di aerei di linea e di una sua amica che era con lui. I due erano stati a pranzo insieme, poi l’uomo aveva deciso di compiere il volo,  senza chiedere alcuna autorizzazione all’Enav, invitando anche la donna. Dopo un breve tragitto l’elicottero, probabilmente per una imprudenza del pilota che volava molto basso o per un malore, anche questo non è da escludere, ha urtato i fili degli impianti dell’alta tensione che sono a poche decine di metri dal percorso del fiume. E si è schiantato in acqua inabissandosi in pochi secondi. Nulla da fare, come detto peri due, che sono stati trovati bloccati ai sedili del velivolo e non hanno avuto scampo. I corpi sono stati portati all’Istituto di medicina legale dove si svolgerà nelle prossime ore l’autopsia.