Stasolla(21 luglio) all’attacco della Sindaca: “Raggi sfolla baraccati contro diritti”

 

 “Due dati: Secondo le Legge del 17 marzo 2020, convertita con successive modificazioni, ogni sgombero sul territorio nazionale è sospeso fino al 31 dicembre 2020. La Raggi ha nominato a luglio come nuovo direttore dell’Ufficio rom l’ex Comandante della Polizia Municipale di Frascati. E’ la prima volta che accade un fatto simile. Sommando i due dati si assiste a Roma a una stretta securitaria che arriva a calpestare, oltre i diritti, anche la normativa nazionale anti Covid”. Lo denuncia dal suo profilo Fb il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla. “11 agosto: disposto lo sgombero dei 129 abitanti dell’insediamento formale del Foro Italico – elenca Stasolla – 20 agosto: disposto lo sgombero di 5 famiglie residenti dell’insediamento formale La Monachina; 10 settembre: disposto lo sgombero dei 96 abitanti dell’area F dell’insediamento formale di Castel Romano. Nel silenzio di una città che osserva assonnata”. “Quando si tratta di baraccati – denuncia ancora Stasolla – (racchiusi nel termine “rom” anche se poi non tutti lo sono) c’è la solita domanda che ogni volta sale: Ma dove è finita la sinistra radicale? I centri sociali occupati? Gli antifascisti che marciano dietro gli striscioni? I sindacati? Le chiese più attive nel sociale? – si domanda Stasolla – Si capisce così chi e perchè a Roma, nella scala sociale, vive l’eterna condanna dell’ultimo posto”.





Fiumicino, l’annuncio carico di gioia del Sindaco Montino: "Avremo il nostro ospedale"

 

 “La Giunta della Regione Lazio ha approvato la delibera di finanziamento per la realizzazione di un Ospedale di comunità in via Coni Zugna a Isola sacra, con ben 25 posti letto, per un investimento pari a 6,3 milioni di euro”. A darne notizia il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino. “È una notizia importantissima per un quadrante del nostro territorio così densamente popolato. In questo modo, finalmente, i cittadini vedranno sorgere una struttura dove saranno garantite assistenza medica e infermieristica, attività diagnostica e specialistica ambulatoriale e degenza nelle ventiquattro ore con funzioni di Day Hospital e Day Surgery. A ciò – sottolinea – dobbiamo aggiungere la prossima apertura della Casa della Salute a Palidoro, i cui lavori la Asl sta portando avanti proprio in questi mesi, e la delibera che sarà votata a settembre sempre in Giunta regionale per la trasformazione in hospice della vecchia condotta medica in via Castel San Giorgio a Maccarese, oltre ovviamente alla presenza di una struttura eccellente come l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Palidoro. A questo punto possiamo ben dire che il nostro territorio finalmente, dopo tanti anni di battaglie e richieste, raggiungerà un livello di assistenza sanitaria degna di questo nome, soprattutto capace di rispondere alle tante richieste che arrivano da tutto il Comune, sia dai residenti della parte nord che da quelli del sud”. 

Di qui i ringraziamenti. “Ringrazio di cuore la Regione Lazio per la sensibilità dimostrata su questi temi, in particolare il Presidente Zingaretti e l’assessore alla sanità Alessio D’Amato. Ringrazio anche la Asl Rm 3 e il suo commissario straordinario Quintavalle, con cui collaboriamo in modo costante e proficuo. Adesso il Comune di Fiumicino scriverà una nuova e importante pagina in merito ai servizi primari che sarà in grado di offrire alla propria cittadinanza”.





Dalla Regione Lazio disco verde ai piani per le prestazioni sociali

La Regione Lazio ha approvato i Leps, i livelli essenziali delle prestazioni sociali, e le “Linee guida per la redazione, concertazione, attuazione, monitoraggio e valutazione dei piani sociali di zona” per i distretti sociosanitari, per Roma capitale e gli ambiti territoriali ricompresi nel suo territorio. È stata inoltre finalizzata la prima tranche di risorse regionali relative alla spesa sociale, previste dalla legge di Bilancio per l’annualità 2020, per un ammontare di 53.440.070 euro. Ad annunciarlo è l’assessore alle Politiche sociali, Welfare ed Enti locali, Alessandra Troncarelli. “Siamo di fronte a un altro tassello fondamentale per costruire un’offerta omogenea dei servizi su tutto il territorio regionale. Un percorso – spiega l’assessore Troncarelli – che nasce con la legge 11/2016 e si rafforza con il Piano sociale “Prendersi cura, un bene comune”, nato proprio per assicurare un facile accesso alle prestazioni sociali e sociosanitarie di qualità, così da favorire l’inclusione e pari opportunità per tutti. Per la prima volta, oggi la Regione Lazio definisce i Leps, presupposto per un nuovo e più efficace utilizzo dei fondi statali, regionali e comunali rispondente ai fabbisogni dei cittadini. Un risultato che abbiamo raggiunto anche grazie al continuo confronto con terzo settore e parti sociali”. Proprio la misurazione del fabbisogno, alla base delle linee guida e dei livelli essenziali, presuppone l’individuazione di una quantità di servizi che tutti i distretti sono tenuti ad assicurare. “È lo snodo fondamentale attraverso il quale – conclude l’assessore Troncarelli – passano l’efficacia e l’efficienza delle prestazioni erogate territorialmente, confermando l’ambito e il distretto come la dimensione ottimale per la programmazione e la costruzione dei Piani di zona. Infine, il nomenclatore dei servizi, degli interventi e delle strutture socio-assistenziali ha anche l’intento di fornire ai Comuni e ai distretti socio-sanitari uno strumento con cui riclassificare la spesa, secondo il principio dei bilanci pubblici armonizzati, grazie all’utilizzo di un linguaggio condiviso. La finalizzazione delle risorse, inoltre, ci garantisce interventi ancora più tempestivi, rispondendo ai Leps delineati. Azioni che, nel loro insieme, forniscono un quadro preciso per monitorare gli interventi e rispondere al fabbisogno reale dei cittadini, obiettivo prioritario della Regione Lazio”.





Zingaretti annuncia un piano da 27 milioni per l’edilizia sanitaria

 

La Regione Lazio ha approvato in giunta il Piano decennale in materia di Investimenti in Edilizia sanitaria. Il Piano prevede 11 interventi ed è finalizzato al potenziamento della rete territoriale delle Case della Salute e gli Ospedali di Comunità per un importo complessivo pari a 27.103.712,12 euro. “Un Piano straordinario che prevede 11 interventi – commenta il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti – che sviluppa e completa la strategia e le azioni per la sanità del Lazio nell’arco del periodo decennale. Una scelta strategica per migliorare i servizi e rendere la rete territoriale sempre più vicina alle esigenze delle persone”. 

“La sanità del Lazio uscita dal Commissariamento punta ora a rafforzare la rete territoriale. A settembre – commenta l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato – sarà prevista una ulteriore programmazione di investimenti sul potenziamento della sanità territoriale. Grazie a questo piano potenziamo la rete territoriale delle Case della Salute e gli Ospedali di Comunità. Sono interventi importanti che ci permetteranno di realizzare nuove strutture e di potenziare e completare i servizi delle Case della Salute già attive sul territorio. Stiamo completando una rete sociosanitaria territoriale di cure primarie e di continuità assistenziale che prima non esisteva”. 





Regione Lazio, orari diversi in ingresso per le scuole superiori

 

“In merito ad alcune errate interpretazioni delle nuove misure relative al trasporto pubblico locale stabilite nella delibera di giunta approvata lo scorso 4 agosto, si sottolinea che la menzione di un doppio orario di entrata nelle scuole, 8.30 – 9.30, riguarda esclusivamente le scuole secondarie superiori e non le scuole primarie”. Così afferma in una nota l’assessorato alla mobilità della Regione Lazio. 

Per queste ultime – prosegue il comunicato – sono i singoli comuni ad avere competenza esclusiva sull’integrazione migliore tra trasporti scolastici ed orari di apertura, tenendo conto naturalmente delle disposizioni nazionali in merito a distanziamento e misure di sicurezza. La delibera disciplina ed indirizza invece le modalità di trasporto pubblico extraurbano regionale, prevedendo tale scaglionamento degli orari di entrata nelle scuole secondarie, finalizzato ad evitare che i mezzi Cotral e i mezzi del tpl locale, vadano incontro a congestionamento. 

Tale popolazione studentesca, che si sposta, tendenzialmente, in modo autonomo attraverso il trasporto pubblico deve poter viaggiare in sicurezza: scaglionare in due fasce orarie gli ingressi e rafforzare le linee risponde a questo obiettivo.





La Regione Lazio cerca spazi per l’apertura del nuovo anno scolastico. C’è un Bando

 

“L’apertura della scuola è la priorità assoluta ed è indispensabile garantirla in sicurezza, per gli studenti e per il personale. Lo abbiamo sostenuto con forza in tutte le sedi possibili e per questo motivo nel Lazio ci attrezziamo pubblicando un avviso per la ricerca di spazi, nuovi o ristrutturati, da utilizzare in vista dell’avvio dell’anno scolastico a settembre. In questo modo la Regione fa la sua parte per consentire di riprendere la didattica ordinaria, passaggio fondamentale per guardare con ottimismo al futuro.” Lo annuncia in una nota l’Assessore regionale alla Scuola e Formazione, Claudio Di Berardino. “L’obiettivo di riportare tutti gli alunni in presenza da settembre è quello che ci siamo prefissati e per raggiungere il quale stiamo lavorando di concerto con tutti gli attori coinvolti – conclude Di Berardino – Con questo avviso dunque facciamo un altro passo in avanti per far tornare i nostri ragazzi a scuola e farlo nel rispetto della sicurezza e delle norme sul distanziamento, indispensabili per tutelare la salute di tutti.” L’Avviso prevede che soggetti, pubblici e privati, proprietari di immobili esistenti, che per caratteristiche di spazi e standard possono essere adibiti o adattati ad utilizzo scolastico, andranno a comporre un elenco aggiornato settimanalmente. Gli enti locali, cui spetta il compito di provvedere alla gestione del patrimonio immobiliare scolastico, potranno valutare le candidature presenti nell’elenco progressivamente aggiornato sul sito istituzionale della Regione. Gli stessi enti locali, in collaborazione con gli istituti scolastici, valuteranno le necessità attuali di spazi e quelle che potranno rideterminarsi ad anno scolastico in corso, sulla base del quadro di evoluzione dell’epidemia. In questo senso dunque le scuole avranno la facoltà di ricercare ulteriori spazi rispetto a quelli in dotazione, anche in corso dell’anno scolastico, proprio per rispondere alle necessità che un diverso andamento dei contagi durante la stagione autunnale e invernale potrebbe richiedere. L’iniziativa della Regione Lazio, progettata grazie alla proficua collaborazione con la Direzione regionale del Ministero dell’Istruzione, l’Anci e l’Upi, si configura dunque come azione di sistema, funzionale a sostenere il possibile incontro tra domanda e offerta di spazi da adibire a classi.





Una nuova App per le fontane ed i nasoni di Roma. Si chiama Waidy

 

La Sindaca di Roma Virginia Raggi e l’Amministratore Delegato di Acea Giuseppe Gola, nel corso dell’evento “Roma e l’acqua, una grande storia d’amore”, hanno presentato “Waidy, l’app amica dell’acqua e dell’ambiente”. Il progetto nato nel luglio del 2019 dall’idea di alcuni dipendenti del Gruppo Acea nell’ambito di un programma di imprenditorialità interno sui temi dell’innovazione, è una piattaforma semplice, pratica e divertente che, grazie alla digitalizzazione di circa 6000 punti di erogazione di acqua potabile attivi nei territori serviti dalle società idriche del Gruppo Acea e alla loro geolocalizzazione, rende possibile individuare quelli più vicini, conoscerne la storia e la qualità dell’acqua erogata. Il tutto con uno sguardo attento alla sostenibilità: Waidy infatti incentiva l’utilizzo dei contenitori refill e contribuisce alla riduzione della plastica monouso, oltre a invitare ad un uso responsabile della risorsa idrica. Inoltre l’app, mettendo in rete tutti i punti di erogazione, attraverso un sistema intelligente e interattivo detto smart water grid, consente di rilevare eventuali malfunzionamenti delle singole fontane, dando anche la possibilità di segnalare eventuali guasti e richiedere, in tempo reale, i parametri quali-quantitativi dell’acqua erogata (grazie a un link diretto al portale MyAcea). “L’acqua – ha dichiarato la sindaca Virginia Raggi – è un elemento vitale per Roma, una risorsa preziosa da preservare e da garantire per il futuro. La tecnologia può aiutarci oggi a conoscere, diffondere e difendere il valore dell’acqua pubblica di Roma. Con Waidy, grazie ad Acea e a un team di sviluppatori dell’azienda, nasoni e fontane di Roma diventano ‘intelligenti’”. L’app Waidy, pensata, creata e sviluppata interamente dalle persone del Gruppo Acea “rappresenta per noi un grande risultato di partecipazione attiva alla vita dell’azienda. Il progetto intende promuovere l’uso consapevole della risorsa idrica, l’attenzione all’ambiente e alla salute, temi sempre in linea con i nostri valori”, ha detto l’Amministratore Delegato di Acea Giuseppe Gola.




Una nuova App per le fontane ed i nasoni di Roma. Si chiama Waidy

 

La Sindaca di Roma Virginia Raggi e l’Amministratore Delegato di Acea Giuseppe Gola, nel corso dell’evento “Roma e l’acqua, una grande storia d’amore”, hanno presentato “Waidy, l’app amica dell’acqua e dell’ambiente”. Il progetto nato nel luglio del 2019 dall’idea di alcuni dipendenti del Gruppo Acea nell’ambito di un programma di imprenditorialità interno sui temi dell’innovazione, è una piattaforma semplice, pratica e divertente che, grazie alla digitalizzazione di circa 6000 punti di erogazione di acqua potabile attivi nei territori serviti dalle società idriche del Gruppo Acea e alla loro geolocalizzazione, rende possibile individuare quelli più vicini, conoscerne la storia e la qualità dell’acqua erogata. Il tutto con uno sguardo attento alla sostenibilità: Waidy infatti incentiva l’utilizzo dei contenitori refill e contribuisce alla riduzione della plastica monouso, oltre a invitare ad un uso responsabile della risorsa idrica. Inoltre l’app, mettendo in rete tutti i punti di erogazione, attraverso un sistema intelligente e interattivo detto smart water grid, consente di rilevare eventuali malfunzionamenti delle singole fontane, dando anche la possibilità di segnalare eventuali guasti e richiedere, in tempo reale, i parametri quali-quantitativi dell’acqua erogata (grazie a un link diretto al portale MyAcea). “L’acqua – ha dichiarato la sindaca Virginia Raggi – è un elemento vitale per Roma, una risorsa preziosa da preservare e da garantire per il futuro. La tecnologia può aiutarci oggi a conoscere, diffondere e difendere il valore dell’acqua pubblica di Roma. Con Waidy, grazie ad Acea e a un team di sviluppatori dell’azienda, nasoni e fontane di Roma diventano ‘intelligenti’”. L’app Waidy, pensata, creata e sviluppata interamente dalle persone del Gruppo Acea “rappresenta per noi un grande risultato di partecipazione attiva alla vita dell’azienda. Il progetto intende promuovere l’uso consapevole della risorsa idrica, l’attenzione all’ambiente e alla salute, temi sempre in linea con i nostri valori”, ha detto l’Amministratore Delegato di Acea Giuseppe Gola.




Parisi: "Piano rifiuti del Lazio ideologico"

 

 “Il nuovo Piano rifiuti non risolve i problemi del Lazio. Nonostante il Consiglio regionale abbia approvato il nostro emendamento, che pone come priorità la chiusura del ciclo dei rifiuti all’interno della regione entro il 2025, il Piano non va in questa direzione e questo obiettivo non verrà rispettato”. Così in una nota Stefano Parisi, consigliere regionale del Lazio. 

“Questo Piano è ideologicamente contro le imprese private -prosegue Parisi – promuove infatti la realizzazione di impianti esclusivamente in capo a soggetti pubblici. A nostro avviso il pubblico dovrebbe solo svolgere il ruolo di controllore e lasciar operare chi è veramente competente. Il documento inoltre scarica sui comuni le responsabilità di raggiungere gli obiettivi irrealistici di raccolta differenziata che si pone. Ma anche se riuscissimo ad arrivare a quel 70% di raccolta differenziata previsto dal Piano, ce lo auguriamo ma è altamente improbabile, avremo comunque 500mila tonnellate di rifiuti da gestire: una parte verrà destinata in discarica, l’altra verrà esportata in altre regioni, con il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata, per essere trattata nei termovalorizzatori. Proprio in quegli impianti tecnologicamente avanzati che nel Lazio non si vogliono realizzare. È una ipocrisia. La Giunta precludendo la possibilità di realizzare in futuro un secondo termovalorizzatore, indispensabile per la chiusura del ciclo dei rifiuti, si assume una enorme responsabilità e mette una seria ipoteca sull’insuccesso del Piano. Si preferisce invece riempire il territorio regionale di discariche, quelle sì fortemente inquinanti”. 

“Il Lazio continuerà nei prossimi anni ad essere sommerso dai rifiuti. Questo Piano era l’occasione per risolvere il drammatico problema che affligge la nostra Regione e soprattutto Roma, sporca e degradata. Purtroppo però Zingaretti è subalterno alle politiche e alla cultura ideologica del Movimento 5 Stelle, tanto a livello nazionale quanto qui in Regione Lazio, e a farne le spese sono i cittadini. La peggiore politica sta prendendo il sopravvento sulla realtà. Questo Piano dei rifiuti non è degno della seconda regione d’Italia”, conclude.

 





Raggi a Zingaretti sui rifiuti: “Che ti abbiamo fatto noi romani”?

 

 

“Quante altre discariche dobbiamo aprire in città, presidente Zingaretti? Che ti abbiamo fatto noi cittadini romani per vederci trattati peggio degli altri?”. Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi commentando, a margine della presentazione del progetto “Stabilimenti urbani”, rispetto al Piano regionale rifiuti approvato ieri sera. “Il presidente Zingaretti sa bene che quando ci impose di aprire una discarica a dicembre 2019 l’accordo che abbiamo dovuto fare ancora prima del Piano rifiuti, era che saremmo stati trattati allo stesso modo delle altre città – ha ricordato Raggi – e avremmo potuto beneficiare di un Ato provinciale, anche perché la maggior parte delle persone che viene a Roma a lavorare e studiare sono cittadini della provincia. Questo però non è avvenuto. Nonostante gli impegni presi e le rassicurazioni fornite scopriamo che in un emendamento della Giunta invece si prevede l’autosufficienza di Roma Capitale”, ha concluso Raggi.




Approvato dal Consiglio regionale il Piano Rifiuti e Roma dovrà dotarsi di una discarica autonoma

 

 

Roma dovrà dotarsi di un numero di discariche e impianti di trattamento tale da garantire la sua autosufficienza. Si risolve così, con l’approvazione da parte del Consiglio regionale di un emendamento dell’assessore Massimiliano Valeriani, la controversa vicenda dell’inserimento della Capitale nel perimetro del più vasto ambito territoriale ottimale della Città Metropolitana dentro il quale chiudere il proprio ciclo dei rifiuti. Una “exit strategy” che da una parte formalmente vede Roma rientrare nello stesso contesto degli altri 120 comuni della ex provincia ma nella sostanza la Capitale dovrà compiere le azioni tipiche di un ambito a sé stante, cioè costruire all’interno dei suoi confini quegli impianti che al momento non ha (discariche e tmb) e che da anni la vede esportare i suoi rifiuti in altri comuni del Lazio. Lo stesso obbligo di autosufficienza impiantistica varrà anche per il territorio della Provincia di Roma (che insieme alla Capitale costituirà l’Ato Città Metropolitana di Roma Capitale) e per gli altri 4 Ato individuati, uno per ogni provincia del Lazio (Viterbo, Rieti, Latina e Frosinone). E’ quanto riporta l’Agenzia di stampa Dire.

“È fatto obbligo di realizzare uno o più impianti di trattamento e una o più discariche sul territorio di Roma Capitale per rispondere all’autosufficienza di Roma Capitale e uno o più impianti di trattamento e una o più discariche sul territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale (esclusa Roma Capitale)- si legge nell’emendamento- per rispondere a una autosufficienza della Citta’ Metropolitana di Roma Capitale (esclusa Roma Capitale) sulla base delle omogeneità delle esigenze di trattamento e smaltimento”. Una volta raggiunta l’autosufficienza sarà vietato autorizzare nuovi impianti per scongiurare un ulteriore aggravio ambientale ed economico, tranne quelli che adotteranno tecnologie innovative e saranno finalizzati all’economia circolare.

“Non sara’ più possibile scaricare su comunità distanti le timidezze rispetto alla realizzazione di impianti che servono per gestire i rifiuti in un ambito prossimità”, ha detto Valeriani in aula, alla presenza anche del presidente Zingaretti. Con questa “mediazione” da una parte la Giunta ha mantenuto fede all’impegno preso a dicembre con la sindaca Raggi sulla costituzione di un Ato unico provinciale di Roma, che portò il Campidoglio l’ultimo giorno del 2019 a indicare il sito di Monte Carnevale per la discarica di Roma, e dall’altra ha calmato le turbolenze dentro una parte della maggioranza di centrosinistra che, attraverso gli emendamenti presentati dalla Lista Civica Zingaretti, Italia Viva e dai consiglieri Pd Forte e La Penna, chiedeva la costituzione dell’Ato di Roma Capitale o di uno specifico subAto capitolino. Spaccatura invece nel Movimento 5 Stelle. Le consigliere pentastellate Corrado, Pernarella, Blasi e De Vito avevano presentato un subemendamento finalizzato a rimuovere l’obbligo per Roma di costruire le discariche e i tmb di cui necessità ma è stato bocciato anche con i voti in dissenso di Devid Porrello e Valerio Novelli. L’emendamento dell’assessore Valeriani prevede altre tre novità importanti rispetto al passato. Attraverso l’approvazione di un subemendamento presentato da Fratelli d’Italia è stato stabilito che ogni ambito ottimale non autosufficiente dal punti di vista degli impianti potrà usufruire della solidarietà degli altri Ato per al massimo tre anni. Poi, chi porterà i rifiuti al di fuori del proprio ambito dovrà riconoscere un “vantaggio economico al territorio ricevente correlato a quanto già previsto nel presente piano per Ato diversi, con decorrenza 1 gennaio 2022”. Infine, entro 4 mesi dalla pubblicazione del piano rifiuti “il Consiglio regionale dovrà approvare una legge di definizione, attivazione e regolazione degli Ato e degli enti di governo”.





Da Regione Lombardia 12mila voucher da 250 euro ai ristoratori per promuovere i vini locali

 

 La Regione Lombardia ha approvato una delibera per il sostegno del sistema produttivo vinicolo di qualità e per gli operatori della ristorazione in seguito alle difficoltà causate dall’emergenza legata al Covid. Una misura straordinaria da 3 milioni di euro che prevede l’assegnazione ai ristoratori di 12.000 voucher del valore di 250 euro ciascuno per l’acquisto di vino di qualità presso i produttori lombardi. Potranno essere richiesti dagli operatori della ristorazione, mentre i produttori di vino interessati dovranno aderire a una manifestazione di interesse che sarà pubblicata da Unioncamere Lombardia entro il 18 settembre 2020. 

I voucher si potranno richiedere sul bando di Unioncamere scegliendo tra le cantine che hanno aderito. I produttori di vini di qualità in Lombardia potenzialmente interessati sono 700, mentre i ristoratori lombardi sono circa 6.000 (previsti 2 voucher a ristoratore). “Procedura semplificata e risorse immediate – ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi – per una misura che i due settori attendevano. Con questo stanziamento mettiamo a disposizione dei ristoratori dei ticket da 250 euro che potranno spendere per acquistare vini di qualità nelle cantine lombarde. Intendiamo così anche creare rapporti territoriali virtuosi e collaborazioni tra produttori di vino e operatori per vedere anche in futuro sempre più vini Lombardi nelle carte dei ristoranti”. 

“Un lavoro di squadra – ha sottolineato Alessandro Mattinzoli, assessore regionale allo Sviluppo economico – che ancora una volta è premiante perché va incontro alle richieste che provengono dalle categorie, cioè da chi ogni giorno lavora e produce. In un momento così difficile aiutare i settori in crisi e promuovere le nostre eccellenze è doveroso ancor più di prima”. L’operazione sarà accompagnata anche da una campagna comunicativa che vedrà pubblicazioni sui siti istituzionali e soprattutto una vetrofania esposta nei ristoranti.





Autostrade, domenica 9 agosto sciopero dei casellanti

 

Sciopero nazionale dei lavoratori delle concessionarie autostradali il 9 e il 10 agosto. Lo hanno proclamato Filt Cgil, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Viabilità e Logistica, sottolineando che la protesta del personale (anche stagionale) sarà di quattro ore, interessando nella giornata di domenica gli addetti all’esazione ai caselli e lunedì il personale tecnico-amministrativo.

Lo sciopero è stato proclamato “a seguito delle relazioni sindacali critiche e in alcuni casi addirittura inesistenti con le associazioni datoriali Fise Acap e Federreti e con le dirigenze aziendali dei concessionari, che rischiano di mettere a repentaglio la tenuta del contratto nazionale”.

“Alla base della protesta – dicono i sindacati – il ricorso eccessivo alla cassa integrazione, anche dopo la fine del lockdown, e le modifiche unilaterali a orari e turni di lavoro rispetto alle previsioni del contratto nazionale, che in alcune concessioni hanno avuto conseguenze sul servizio agli utenti per il mancato rispetto delle norme del ministero dei trasporti sui presidi minimi dei caselli”.

Una situazione “aggravata dall’emergenza pandemia che ha penalizzato occupazione e redditi del settore, dall’incertezza per l’assegnazione delle concessioni scadute e dalla situazione di Autostrade per l’Italia (Aspi), ancora da chiarire su vari aspetti tra i quali il lavoro”.

“Dalle 2 alle 6, dalle 10 alle 14 e dalle 18 alle 22 di domenica 9 – spiegano Filt Cgil, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Viabilità e Logistica – si fermeranno gli addetti all’esazione ai caselli e il personale turnista non sottoposto alla regolamentazione dello sciopero. Stop al personale tecnico e amministrativo, compresi gli addetti ai servizi commerciali, le ultime quattro ore del proprio turno di lunedì 10. Dallo sciopero resta escluso il personale sottoposto alla legge sullo sciopero e alla regolamentazione provvisoria del settore, compresi gli addetti alla sicurezza della circolazione”.

 





La Fillea Cgil è accanto alle imprese confiscate alle mafie

Dare un futuro pulito e produttivo alle imprese sequestrate e confiscate alle mafie. La Fillea Cgil ha presentato un manuale sulle norme e sulla politica sindacale delle imprese sequestrate alla malavita. Un opuscolo che vuole essere uno strumento di informazione, di conoscenza delle leggi e di indicazioni operative. 

Alla presentazione ha partecipato l’amministratore delegato di Cfi- Cooperazione Finanza Impresa, che, come investitore istituzionale e strumento di politica attiva del lavoro, sostiene i lavoratori nei progetti di recupero delle aziende confiscate alle mafie. “L’iniziativa – ha spiegato Camillo De Berardinis – è un apprezzabile contributo che rilancia l’attenzione su un settore, quello della filiera delle costruzioni, in cui non solo l’attività di prevenzione e contrasto all’infiltrazione della criminalità organizzata, ma la salvaguardia dell’occupazione e il rilancio delle aziende sequestrate e confiscate assumono particolare rilevanza. Recuperare le imprese, restituirle alla comunità e all’economia legale non ha solo una valenza economica e di tutela del lavoro, ma rappresenta nello stesso un segnale forte e un messaggio di fiducia per il territorio e per il suo sviluppo”. 

“Per riuscire in questa sfida – afferma ancora l’Ad – occorre mettere in campo, dopo l’azione di contrasto di magistratura e forze dell’ordine, tutte le risorse disponibili. Il potenziamento del ruolo e dell’azione dell’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati, la mobilitazione del sindacato, la determinazione dei lavoratori, gli strumenti finanziari di sostegno per le imprese ed i lavoratori, che CFI può mettere a disposizione, come la Legge Marcora e il fondo agevolato creato con il decreto MiSE (Nuova Marcora)”. 

“Per il successo di queste iniziative di recupero – conclude De Berardinis – non basta mettere a disposizione risorse finanziarie, ma, come l’esperienza delle centinaia di interventi realizzati con la Legge Marcora ci mostra, occorre fornire assistenza ai lavoratori e all’impresa fin dalla fase progettuale e accompagnarli per tutta la fase di sviluppo e consolidamento. CFI, infatti, diventa partner della nuova impresa, ne condivide il percorso e le sfide, perché interviene con finanziamenti a lungo termine e con capitale di rischio per dieci anni”.

 





Cambia la proprietà dell’As Roma. Pallotta lascia, arriva Friedkin

 

"AS Roma SPV, LLC ("AS Roma SPV"), azionista di maggioranza di AS Roma S.p.A. (il "Club"), annuncia la sottoscrizione di un accordo vincolante di acquisto di azioni con The Friedkin Group, Inc. ("Friedkin")". Inizia così il comunicato pubblicato sul sito ufficiale della Roma. Accordo "ai sensi del quale, tra le altre cose, AS Roma SPV cederà a Friedkin la sua partecipazione di controllo detenuta nel Club e alcune attività correlate, compresi i fondi che ha messo a disposizione del Club per supportare la sua prevista capitalizzazione, e Friedkin assumerà alcune passività relative al Club (l’"Operazione”)". "L’Operazione sarà effettuata attraverso una cessione a Friedkin dell’intera partecipazione detenuta da AS Roma SPV nel Club pari all’86,6% del capitale sociale del Club - si legge ancora - di cui una partecipazione diretta del 3,3% del capitale sociale del Club e di una partecipazione indiretta dell’83,3% detenuta da AS Roma SPV attraverso la sua controllata NEEP Roma Holding S.p.A. (“NEEP”), per un prezzo di acquisto pari a Euro 0,1165 per azione". "Più in generale, l’Operazione prevede che Friedkin acquisisca, oltre al 100% del capitale azionario di NEEP, anche il 100% del capitale sociale di ASR Soccer LP S.r.l. e il 100% del capitale azionario di ASR Retail TDV S.p.A. L’Operazione è valutata in circa 591.000.000 di Euro", si sottolinea. "L’Operazione dovrebbe concludersi entro la fine di agosto 2020 ed è soggetta a condizioni standard per questo genere di transazioni - continua la nota - In base a determinate condizioni, AS Roma SPV ha il diritto di risolvere gli accordi sottoscritti e trattenere l’importo versato in deposito a garanzia come commissione di risoluzione, nel caso in cui l’Operazione non si concluda entro il 17 agosto 2020 o prima di tale data, e tale termine non sia esteso da AS Roma SPV". "Inoltre, fatte salve determinate condizioni, sia AS Roma SPV che Friedkin hanno il diritto di risolvere l’accordo sottoscritto senza trattenere alcuna commissione di risoluzione, nel caso in cui l’Operazione non si concluda entro il 31 agosto 2020", si legge poi nella nota. "Il completamento dell’Operazione comporterà l’obbligo per Friedkin di lanciare un’offerta pubblica obbligatoria sulle azioni in circolazione del Club (che rappresentano circa il 13,4% del capitale sociale del Club) ai sensi delle leggi e dei regolamenti applicabili" conclude. Dopo l’annuncio alla CONSOB, Jim Pallotta, il presidente dell’AS Roma, ha dichiarato: "Sono lieto di confermare che abbiamo raggiunto un accordo con il Friedkin Group per la vendita dell’AS Roma. Questa notte abbiamo firmato i documenti e nei prossimi giorni lavoreremo assieme per completare il percorso formale e legale che porterà al passaggio di mano del Club. Negli ultimi mesi, Dan e Ryan Friedkin hanno dimostrato totale dedizione nel voler finalizzare questo accordo e nel guidare il Club positivamente. Sono certo che saranno dei grandi futuri proprietari per l’AS Roma". Dan Friedkin, Chairman e CEO del The Friedkin Group ha dichiarato: "Noi tutti al Friedkin Group siamo felici di aver fatto i passi necessari a diventare parte di questa città e club iconici. Non vediamo l’ora di chiudere l’acquisto il prima possibile e di immergerci nella famiglia dell’AS Roma".





Tim, l’avvertimento di Gubitosi: "Accordo su rete unica solo se ci conviene"

 

“Ci farà piacere sedere a questo tavolo. Non possiamo dare garanzia che ci sarà il deal perchè la transazione deve essere soddisfacente e vantaggiosa per noi”. Lo ha spiegato l’ad di Tim, Luigi Gubitosi, in conference call con gli analisti in riferimento all’invito del governo ad allargare l’eventuale accordo con Kkr per una rete unica nazionale. 

“Noi abbiamo un piano che è FiberCop e facciamo in modo che possa essere integrato in una rete unica da adesso al 31 agosto a condizione che termini e condizioni siano in linea con le nostre. Non parliamo di coinvestimento ma di un’unica azienda”, ha spiegato Gubitosi.




Unicredit, rosso profondo (2,28 mld) nel primo semestre. Ritorno all’utile nel 2021

 

 

UniCredit ha chiuso il primo semestre del 2020 con una perdita di 2,28 miliardi di euro, rispetto all’utile di oltre 3 miliardi del primo semestre 2019. Il solo secondo trimestre dell’anno ha registrato invece un utile di 420 milioni, in calo del 77,4% rispetto agli oltre 1,8 miliardi del primo semestre dell’esercizio precedente. Il dato del trimestre è comunque superiore alle attese del consensus (347 mln).

I ricavi totali sono calati nel semestre a 8,54 miliardi (-7,9%), mentre nel solo secondo trimestre si sono attestati a 4,2 miliardi, in calo del 4,8% sul trimestre precedente e del 7,7% rispetto a un anno prima, con “il lockdown nei mercati core per la maggior parte del trimestre che ha causato una diminuzione delle commissioni commerciali”.

UniCredit conferma la guidance per l’esercizio 2021, che prevede un utile netto sottostante per l’anno prossimo confermato a 3-3,5 miliardi di euro e un RoTE sottostante “tra il 6 e 7 per cento”, con una “buona posizione per rafforzare la base clienti e fornire un supporto continuo agli stakeholder”. Lo si legge nel comunicato sui risultati del primo semestre 2020.

UniCredit conferma che rispetterà le raccomandazioni della Bce sui dividendi 2020 e “non pagherà dividendi, né effettuerà riacquisti di azioni nel corso del 2020”. UniCredit ripristinerà la politica di distribuzione del capitale prevista nel piano Team 23 “a partire dal 2021, distribuendo agli azionisti il 50% dell’utile netto sottostante ripartito tra un obiettivo di dividendo in contanti pari al 30% dell’utile netto sottostante e riacquisti di azioni proprie per il 20%”.

Per mantenere un approccio conservativo della propria posizione di capitale, UniCredit “accantonerà già il dividendo in contanti per l’intero 2020 ad un tasso del 30% dell’utile netto sottostante a partire dal secondo trimestre 2020”.





Istat e il secondo trimestre economico: "Caduta congiunturale eccezionale per il Pil nazionale"

 

 

 

Nel secondo trimestre il Pil italiano, misurato in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha registrato, in base alla stima preliminare, una caduta congiunturale di entità eccezionale(-12,4%) che segue il già ampio calo del primo trimestre (-5,4%). Lo rileva l’Istat nella sua Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana.La forte contrazione, comune agli altri Paesi dell’area euro, è stata diffusa a tutti i settori economici, con un contributo negativo sia della domanda estera netta sia di quella nazionale. Il dato trimestrale è condizionato dalla marcata riduzione dei livelli di attività economica ad aprile, quando si sono concentrati gli effetti del lockdown, aggiunge l’Istat.

LAVORO - Il mercato del lavoro, rileva l’Istat - è stato caratterizzato da una risposta eterogenea alla crisi, con un ruolo significativo dei provvedimenti del Governo a sostegno dell’occupazione. A giugno, inoltre, è proseguita la ripresa delle ore lavorate procapite. L’Istituto segnala che a giugno è proseguito il calo dell’occupazione, seppure in misura meno accentuata (-0,2% la variazione congiunturale rispetto ai mesi precedenti). Complessivamente nel secondo trimestre il numero degli occupati si è ridotto di 459mila unità rispetto al trimestre precedente. La riduzione dell’occupazione a giugno ha coinvolto prevalentemente le donne e i lavoratori più giovani (con meno di 35 anni) mentre rispetto alla condizione professionale si è registrato un lieve aumento degli occupati a termine e degli indipendenti (rispettivamente +0,3% e +0,1% rispetto al mese precedente) in presenza di una riduzione dei permanenti (-0,4%).

Contestualmente - indica l’Istat - è emersa una ripresa della ricerca di lavoro, che si era sensibilmente ridotta durante il lockdown. A giugno, i disoccupati sono aumentati di 149mila unità rispetto al mese precedente mentre si è ridotto il numero degli inattivi (-99mila unità). Nel complesso, il tasso di disoccupazione si è attestato all’8,8%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto a maggio.

ASINCRONIA PANDEMIA TRA PAESI PENALIZZA RIPRESA SCAMBI - Nelle ultime settimane, rileva l’Istituto, lo scenario internazionale è stato caratterizzato da una certa asincronia dell’evoluzione della pandemia tra Paesi che ha penalizzato ulteriormente gli scambi internazionali e i processi produttivi organizzati attraverso le catene globali del valore. L’Istat segnala che negli Stati Uniti, in Sud America e in India i contagi hanno continuato a diffondersi molto velocemente mentre in Europa e in Cina si è osservata una ripresa circoscritta, al momento, solo ad alcuni focolai. Nel complesso, l’attuale evoluzione dei contagi sta determinando un aumento dell’incertezza sulla dinamica del recupero dell’economia mondiale. Il commercio internazionale di merci in volume, a maggio, ha segnato un’ulteriore flessione (-1,1% congiunturale, Fonte: Central planning bureau). Gli scambi nei primi cinque mesi dell’anno sono crollati dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2019. Le attese per i prossimi mesi suggeriscono una progressiva attenuazione della caduta, aggiunge l’Istituto di Statistica. L’Istat rileva ancora che gli indicatori mensili segnalano la ripartenza dell’economia cinese nonostante la risalita dei contagi in alcune zone del Paese. A luglio, il Pmi manifatturiero è salito a 51,1 (massimo da marzo) e quello dei servizi si è attestato a 54,2. Si tratta per entrambi gli indici del quinto mese consecutivo di espansione.





Offerta per la fornitura, tutta italiana, di banchi scolastici. Ma le condizioni sono fuori dal Bando

 

I produttori italiani di arredi scolastici aderenti a Assufficio, raggruppamento che fa parte di FederlegnoArredo, si sono uniti in un’unica grande Ati (associazione temporanea di imprese) in modo da presentare un’offerta per la produzione di banchi monoposto e a rotelle chiesti dal Governo per il prossimo anno scolastico. La proposta risponde però a modalità e tempistiche diverse da quelle indicate nel bando Arcuri. Lo si legge in una nota dell’associazione, le cui imprese realizzano circa l’80% del fatturato nazionale del settore. 

“Si è da poco chiuso l’ormai famoso bando Arcuri per la produzione di banchi monoposto e a rotelle, ma quantitativi, tempistiche e modalità di consegna rendono per noi produttori italiani la missione impossibile e, come più volte dichiarato, temiamo che il bando vada deserto, con le facilmente intuibili conseguenze sull’apertura in sicurezza dell’anno scolastico. Nonostante i nostri numerosi appelli affinché il bando fosse rivisto, sono state apportate due modifiche che abbiamo già avuto modo di definire ‘pezze peggio del buco’ visto che nella sostanza niente cambia” ribadisce Assufficio. 

“In ogni caso – prosegue la nota – Assufficio di FederlegnoArredo ha continuato ad analizzare in maniera approfondita il bando e studiato con fornitori di prodotti e servizi coinvolti ogni soluzione possibile che potesse garantire il rispetto dei requisiti riportati nel bando stesso, purtroppo giungendo sempre alla medesima conclusione: missione impossibile. Ma Assufficio è andata oltre per non lasciare niente di intentato ed è riuscita ad aggregare tutti i suoi associati produttori di arredi scolastici” . 

“Nessuno può dirci che non ci abbiamo provato e messo la buona volontà, ma – continua Assufficio – le cose impossibili restano impossibili. Mobilferro srl, Vastarredo srl, Camillo Sirianni sas, Sud Arredi srl, Arreda la scuola srl, Paci srl, Biga srl presenteranno pertanto un’offerta, ma rispondente a requisiti che sappiamo di poter soddisfare. Da imprenditori siamo abituati a misurarci con la realtà e anche questa volta l’abbiamo fatto con chiarezza e onestà e abbiamo messo sul tavolo quanto è realisticamente fattibile. Non siamo abituati a sfogliare il libro dei sogni irrealizzabili. Ci auguriamo che finalmente si facciano i conti con la realtà”





Scuola, disco verde al protocollo per la ripresa, contrasto alle “classi pollaio”. Ecco il vademecum per famiglie, alunni e personale scolastico

 

“Al Ministero abbiamo appena dato il via libera al Protocollo di sicurezza per la ripresa di settembre. Un accordo importante che contiene le misure da adottare per garantire la tutela della salute di studentesse, studenti e personale, ma anche impegni che guardano al futuro e al miglioramento della scuola come il contrasto delle classi cosiddette ‘pollaio’, una battaglia che porto avanti da tempo e che rappresenta per me una priorità”. Così la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina sui social network.

“Ringrazio le Organizzazioni sindacali e quanti nel Ministero si sono impegnati per questo risultato molto atteso dalle scuole. Si tratta di regole chiare che danno certezze a dirigenti scolastici, personale, famiglie, alle ragazze e ai ragazzi che si apprestano a tornare nelle aule”.

“Ritengo particolarmente importante l’help desk che sarà attivato a supporto delle scuole: è la dimostrazione che non vogliamo lasciarle sole. Che saremo al loro fianco in ogni momento supportandole in caso di difficoltà, così come abbiamo già fatto durante gli Esami di Stato”.

“Come Governo avevamo promesso di trovare le risorse per la ripresa e lo abbiamo fatto: abbiamo 2,9 miliardi e stiamo mettendo anche fondi per consentire agli Enti locali di affittare spazi per le lezioni. Non era un risultato facile, ma lo abbiamo ottenuto”.  

 

Con febbre oltre 37,5 e sintomi obbligo di restare a casa

 

Obbligo di rimanere a casa in presenza di temperatura oltre i 37,5 gradi o altri sintomi influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria. E’ questa una delle misure contenute nel Protocollo per la ripresa di settembre firmato dal ministero dell’Istruzione e dai sindacati. Nel testo viene sottolineato anche il divieto di permanere nei locali scolastici nel caso in cui, anche successivamente all’ingresso, sussistano le condizioni di pericolo (ad esempio sintomi simil-influenzali, temperatura che sale oltre 37,5 gradi) stabilite dalle Autorità sanitarie competenti. Viene inoltre ribadito l’obbligo di rispettare le disposizioni di sicurezza, come il distanziamento fisico di un metro e le regole di igiene.

Ci saranno entrate e uscite differenziate

A scuola ingressi e uscite saranno differenziati. Le istituzioni scolastiche comunicheranno a insegnanti, studenti, personale scolastico e a chiunque debba entrare nell’istituto le regole da rispettare per evitare assembramenti con un’opportuna segnaletica e con una campagna di informazione.

Sarà limitato l’accesso a visitatori ed esterni. L’eventuale ingresso del personale e degli studenti già risultati positivi all’infezione da COVID-19 deve essere preceduto da una preventiva comunicazione con la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal Dipartimento di prevenzione territoriale di competenza.

Help Desk dal 24 agosto

 

Dal 24 agosto sarà attivo un numero verde per le scuole per raccogliere quesiti e segnalazioni sull’applicazione delle misure di sicurezza, dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18. Ci sarà, poi, un Tavolo nazionale permanente composto da rappresentanti del ministero dell’Istruzione e del ministero della Salute, delle organizzazioni sindacali firmatarie del Protocollo per gestire le criticità e monitorare l’andamento della situazione. In parallelo, ci saranno Tavoli di monitoraggio anche presso gli Uffici Scolastici Regionali. Le scuole saranno supportate dal ministero nella gestione delle risorse legate all’emergenza con un’apposita assistenza amministrativa.

 

Cronoprogramma per l’igienizzazione degli Istituti scolastici

 

Nelle scuole sarà necessario assicurare la pulizia giornaliera e l’igienizzazione periodica di tutti gli ambienti, predisponendo un cronoprogramma ben definito. Qualora le attività didattiche si svolgano in locali esterni all’Istituto scolastico, gli Enti locali e/o i proprietari dei locali dovranno certificarne l’idoneità, in termini di sicurezza e, con specifica convenzione, dovranno essere definite le responsabilità delle pulizie e della sorveglianza di detti locali e dei piani di sicurezza.

 

Solo a fine agosto l’ultima decisione sull’utilizzo delle mascherine

Sarà obbligatorio per chiunque entri negli ambienti scolastici, adottare precauzioni igieniche e utilizzare le mascherine. Il Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza (CTS) si esprimerà nell’ultima settimana di agosto sull’obbligo di utilizzo di mascherina da parte degli studenti con età superiore a 6 anni. Per chi ha meno di 6 anni è già previsto che non si debba utilizzarla. 

Ci sarà il sostegno psicologico contro stress ed isolamento

Sulla base di un’apposita convenzione tra ministero dell’Istruzione e Consiglio Nazionale Ordine Psicologi saranno promosse attività di sostegno psicologico per fare fronte a situazioni di insicurezza, stress, timore di contagio, difficoltà di concentrazione, situazione di isolamento vissuta.

A.G.





Mattarella e l’Anniversario di Hiroshima: "Ogni violazione al disarmo è un passo verso l’olocausto nucleare"

 

Il bombardamento atomico di Hiroshima – cui seguì, tre giorni dopo, quello su Nagasaki – di cui oggi ricorre il 75mo anniversario, vide l’umanità apprendere in pochi secondi l’esistenza di strumenti di autodistruzione totale. Le due città giapponesi sono tutt’oggi un monito costante a mantenere e sviluppare ulteriormente quel sistema di istituzioni ed accordi – con le Nazioni unite al centro – creato dopo la Seconda Guerra Mondiale per garantire a tutti pace e sicurezza durature. L’architettura internazionale per il disarmo e la non proliferazione è una componente importantissima di tale sistema e ogni sua violazione rappresenta un passo verso l’olocausto nucleare”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in una nota del Quirinale.

“L’Italia”, ricorda il Capo dello Stato, “sostiene con forza l’obiettivo di un mondo libero da armi nucleari, attraverso un approccio progressivo al disarmo che preveda il responsabile coinvolgimento di ogni Stato. L’agenda internazionale non può prescindere da questo traguardo. Rendere omaggio alle innumerevoli vittime di quei tragici eventi e ai moltissimi che, sopravvissuti ai bombardamenti, subirono gli effetti devastanti delle radiazioni, significa impegnarsi per creare un mondo pacifico per adempiere la promessa incisa sul cenotafio di Hiroshima: ‘Non ripeteremo l’errore’”.





Galli sul vaccino anti-Covid: “Temo non ci sarà prima del 2021”

 

"Ho messo via una bottiglia di champagne per il vaccino anti-Covid, ma temo che non lo stapperò prima della fine del 2021". Lo ha detto Massimo Galli, direttore Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, commentando le affermazioni del presidente americano Donald Trump, secondo cui invece il vaccino arriverà entro il 2020. "Allo stato attuale - ha ricordato Galli durante la trasmissione tv Agorà - quasi nessun vaccino ha superato la fase 1 della sperimentazione. E quando ci sarà bisognerà produrlo per le esigenze mondiali, distribuirlo e somministrarlo. E tutto questo mi preoccupa".  "E’ sbagliato usare il vaccino come slogan politico. Ora non lo abbiamo e non lo avremo in autunno per l’inizio delle scuole. Mi preoccuperei piuttosto della campagna vaccinale per l’influenza", ha concluso.





Lotta a Covid- 19, l’appello del Comitato Tecnico Scientifico: “Prudenza in vacanza, rispettare le regole”. Ecco le nuove indicazioni

 

Il nostro Paese è "in una situazione tra le migliori al mondo" sul fronte coronavirus,ma servono prudenza e rispetto delle regole. L’appello è del presidente del Consiglio superiore della sanità Franco Locatelli, che avverte: "Ai vacanzieri raccomandiamo responsabilità. Il virus circola e nel 27% dei casi viaggia con gli asintomatici. Non dobbiamo vanificare i risultati ottenuti abbandonando la responsabilità nei nostri comportamenti quotidiani".  L’esortazione è quindi a mantenere "quelle scelte improntate alla massima prudenza che ci hanno portato fuori dalla situazione più difficile - riprende Locatelli parlando al "Corriere della Sera" -. Gli italiani si devono godere le vacanze, ma senza dimenticare cosa è accaduto in questi mesi". E’ questa la posizione degli esperti del Comitato tecnico-scientifico, che si sono confrontati per quattro ore per elaborare le loro "raccomandazioni" al governo.

Il documento uscito dal vertice esorta dunque a mantenere la cautela, tra diversi divieti ribaditi e pochissimi allentamenti. Proprio sulla base del verbale della riunione si dovrà scrivere il nuovo dpcm che entra in vigore dal 10 agosto e fissa le nuove regole anti-contagio. oltre a impostare il confronto tra il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia e i governatori per dettare le norme sui trasporti.

Trasporti, il nodo treni - Proprio sui trasporti le ordinanze in vigore in varie Regioni consentono ai convogli di viaggiare a pieno carico e secondo i tecnici tale concessione rappresenta "una grave criticità". Il ministero della Salute ha vietato di occupare tutti i posti nell’Alta velocità mentre molte Regioni hanno mantenuto la capienza al 100% sui convogli locali: solo la Toscana ha emanato un’ordinanza per adottare la distanza di un metro. Gli scienziati replicano: la curva epidemiologica non sta scendendo e va dunque mantenuto il distanziamento. Avanti con i posti alternativi, quindi. Un tema da discutere con le Regioni, che per ora sembrano determinate ad andare avanti con il pieno carico anche a costo di essere multate. 

Aerei, nessuna limitazione - Non si cambia invece sugli aerei, dove il ricircolo dell’aria, la misurazione della febbre prima di salire a bordo, la vicinanza ma non "faccia a faccia", sono elementi ritenuti importanti dagli scienziati per confermare il via libera a occupare tutti i posti a bordo. Si sottolinea però la necessità di mantenere regole severe sui pulmini per raggiungere il velivolo, con la raccomandazione di preferire il più possibile l’imbarco attraverso il finger. E soprattutto, di rispettare la distanza quando si fa la fila e al ritiro bagagli. 

Crociere ok, ma con le distanze - Si va verso le riprese dei viaggi in mare con crociere organizzate, ma con nuove regole. No agli assembramenti nelle sale comuni e regole di bar, ristoranti, sale da gioco identiche a quelle a terra. Limiti per le escursioni, con misurazione della febbre in alcuni casi.

Discoteche, rischio troppo alto - Sulle discoteche gli esperti non cedono perché ritengono troppo alto il rischio derivante dall’assembramento. Una posizione già condivisa da Giuseppe Conte che aveva detto: "Per tornare a ballare, sudati e appiccicati, scambiandosi talvolta i bicchieri, si deve aspettare che il numero dei contagi diventi molto inferiore a quello attuale". Stesso discorso per gli stadi. 

Fiere, riapertura possibile - Il discorso cambia per le fiere, per cui gli scienziati danno parere favorevole, sia pur con prescrizioni molto rigide sugli ingressi, il contingentamento del numero dei visitatori, il distanziamento e gli eventuali punti di aggregazione nelle pause. 





Covid-19, più di 18 milioni di casi nel mondo. Ecco lo scenario

 

Più di 18 milioni di persone hanno contratto il coronavirus nel mondo dall’inizio della pandemia, secondo un bilancio fornito dalla Johns Hopkins Universty. In particolare, i casi confermati sono ora 18.017.556.  Il numero di vittime complessive si avvicina a 700mila: i decessi sono infatti 688.351, secondo la stessa fonte.

 

Coronavirus, Usa: 52.810 nuovi casi e 1.388 morti in 24 ore

 

Gli Stati Uniti hanno registrato 52.810 nuovi casi di coronavirus e 1.388 morti nelle ultime 24 ore, secondo l’ultimo bilancio fornito dalla Johns Hopkins University. Il numero totale dei casi confermati nel Paese è ora di 4.823.890. I decessi complessivi ammontano a 158.250.

 

In Spagna 1.772 casi in 24 ore, il picco dalla fine del lockdown

 

La Spagna ha registrato un altro picco giornaliero di contagi da coronavirus, il più alto da quando è stato revocato il lockdown: da ieri sono stati individuati altri 1.772 contagi. Il totale dei contagiati è di 305.767 dall’inizio della pandemia, secondo i dati del ministero della Salute spagnolo.

 

In Germania sono 1045 i nuovi contagi. Prima volta dal 7 maggio che si supera quota mille

 

Le autorità sanitarie tedesche hanno registrato il numero più alto di nuovi contagi degli ultimi tre mesi. Il Robert Koch Institute (Rki) ha riferito che nelle ultime 24 ore sono stati confermati 1.045 nuovi casi. E’ la prima volta, dal 7 maggio, che il numero di nuovi contagi supera i mille. Il numero totale di contagi registrati nel Paese dall’inizio della pandemia è di 213.067 casi, con 9.175 decessi. E’ dalla fine di luglio che in Germania i contagi sono nuovamente in aumento, dopo il picco raggiunto all’inizio di aprile, quando venivano registrati oltre 6mila casi giornalieri. I nuovi casi non sono legati a particolari focolai, ma appaiono diffusi un po’ ovunque sul territorio.

 

Giappone: 1.358 casi e 4 morti in 24 ore

Il Giappone ha annunciato 1.358 nuovi casi di coronavirus e quattro decessi nelle ultime 24 ore, con un numero di contagi in crescita in tutto il Paese. Il bilancio odierno porta il totale delle infezioni a 42.975; le vittime complessive sono invece 1.037.  Dei nuovi casi, 263 sono stati registrati a Tokyo e 196 ad Osaka.  Il primo ministro Shinzo Abe ha dichiarato che non ha in programma di imporre un nuovo stato di emergenza perché “la situazione è molto diversa da quella dei mesi scorsi”.  “Non siamo nella situazione in cui occorre proclamare immediatamente lo stato di emergenza, ma terremo gli occhi aperti e staremo in allerta”, ha commentato Abe durante una conferenza stampa a Hiroshima, in occasione del 75esimo anniversario della strage provocata dallo scoppio della bomba atomica. 

Abe ha anche ricordato che il bilancio mensile delle vittime per il Covid-19 è sceso da 460 a maggio a 37 a luglio, e anche il numero di casi gravi è diminuito in tutto il Paese. Il Giappone ha più di 20.000 posti letto per i pazienti affetti da coronavirus e 2.500 posti letto per i casi più gravi in terapia intensiva; il sistema sanitario al momento non è sotto pressione, ha confermato il premier giapponese.

 

Crescono i casi in Australia, torna il lockdown totale a Melbourne

La seconda città dell’Australia, Melbourne, è al primo giorno di sei settimane di lockdown totale, con negozi e uffici chiusi, per fermare la seconda ondata di infezioni da coronavirus. Lo stato di Victoria, di cui la città con cinque milioni di abitanti è capitale, ha segnalato 471 nuovi casi e otto morti nelle ultime 24 ore. L’intera Australia ha finora avuto circa 20mila casi e 255 vittime, ma la recrudescenza dei contagi in Victoria rischia di peggiorare il bilancio e di estendersi ad altri stati, come il Queensland, dove il virus è scomparso. “Abbiamo abbassato la curva una volta, la abbasseremo ancora” ha detto il ministro della Sanità Greg Hunt. Il premier del Victoria Daniel Andrews ha invitato gli abitanti di Melbourne, che già da settimane sono in confinamento più morbido, a restare calmi e non correre a fare incetta di cibo nei supermercati. “Non c’è alcuna necessità di accumulare scorte di cibo per mesi” ha detto.

S.O.





Strage di Beirut, ora la gente chiede conto al Governo. Rabbia nelle piazze e nelle strade

A due giorni dall’esplosione che ha provocato una strage a Beirut, con un bilancio di almeno 137 morti e oltre 5.000 feriti, nella capitale è il momento della collera. In particolare i libanesi hanno espresso la loro rabbia nei confronti dell’esecutivo del Paese, accusato di corruzione, negligenza e cattiva amministrazione; un malgoverno individuato dai cittadini come la causa principale della strage.

Il presidente Michel Aoun ha dichiarato che l’esplosione è stata causata da 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio conservate in modo non sicuro in un magazzino.

“Beirut sta piangendo, Beirut sta urlando, le persone sono isteriche, sono stanche”, ha detto il regista Jude Chehab alla Bbc, chiedendo ai responsabili di presentarsi davanti alla giustizia.

Molto dure le parole di Chadia Elmeouchi Noun, un residente di Beirut attualmente in ospedale: “Ho sempre saputo che siamo guidati da persone incompetenti, da un governo incompetente […] Ma vi dico una cosa – quello che hanno fatto ora è assolutamente criminale”.

Ieri l’esecutivo ha annunciato che alcuni funzionari dell’autorità portuale di Beirut sono stati messi agli arresti domiciliari in attesa di un’inchiesta sull’esplosione. Il Consiglio supremo di Difesa del paese ha insistito sul fatto che i responsabili saranno sottoposti alla “massima punizione”.

Secondo quanto riferito, il nitrato di ammonio – che viene usato come fertilizzante in agricoltura ma anche per la fabbricazione di esplosivi – era rimasto in un magazzino nel porto di Beirut per sei anni dopo essere stato scaricato da una nave sequestrata nel 2013.

Il responsabile del porto di Beirut e il capo dell’autorità doganale hanno entrambi precisato ai media locali di avere scritto diverse volte alla magistratura chiedendo che questa sostanza chimica fosse esportata o venduta per garantire la sicurezza del porto.

Il direttore generale del porto, Hassan Koraytem, ha dichiarato a OTV di essere consapevole del fatto che il materiale era pericoloso quando un tribunale ha ordinato per la prima volta di essere conservato nel magazzino, “ma non fino a questo punto”.

Intanto le forze di sicurezza hanno cordonato una vasta area attorno al luogo dell’esplosione, e i soccorritori stanno ancora scavando tra le macerie alla ricerca di vittime o sopravvissuti, mentre la Marina sta perlustrando le acque al largo della costa. Secondo le ultime informazioni, decine di persone risultano ancora disperse.

Il ministro della sanità pubblica Hamad Hassan ha confermato che il settore sanitario del Libano è al collasso, privo di posti letto e delle attrezzature necessarie per curare i feriti e assistere i pazienti in condizioni critiche. La strage, infatti, si è aggiunta all’emergenza di coronavirus in corso, che ha assorbito non poche energie in un Paese già sull’orlo del baratro, ora obbligato a far fronte anche alle esigenze di oltre 300.000 persone rimaste senza casa a seguito dell’esplosione.

“Beirut ha bisogno di cibo, Beirut ha bisogno di vestiti, case, materiali per ricostruire le case. Beirut ha bisogno di un posto per i rifugiati, per la sua gente”, ha confermato il governatore Marwan Aboud.





Rivelazioni di Tgcom24: “Un commando di una fazione scita libanese ha organizzato l’attacco. Inneschi al fosforo bianco”

 

Una fazione sciita libanese avrebbe organizzato l’attacco al porto di Beirut che ha causato la strage di martedì. E’ quanto rivelano alcune fonti di intelligence raccolte da Tgcom24. Il commando avrebbe scatenato l’inferno usando almeno 25 inneschi incendiari al fosforo bianco. Per poter agire hanno avuto un aiuto fondamentale da parte di complici del porto di Beirut. E forse proprio per questo motivo il governo ha fatto arrestare alcuni dipendenti della struttura.  l commando subito dopo aver piazzato gli inneschi che hanno generato l’incendio doloso sono fuggiti dalla città e si sono dileguati lungo il confine tra Libano e Israele, nella zona dove opera la fazione sciita che ha organizzato l’attentato. Non è chiaro se gli attentatori erano a conoscenza della quantità di nitrato d’ammonio presente e del fatto che ci fosse anche un arsenale in uno dei magazzini. Forse l’esplosione è andata ben oltre le loro intenzioni. L’obiettivo che si fa sempre più strada è quello dell’aumento della tensione con Israele. A poche ore dalla sentenza dell’Onu sui quattro membri di Hezbollah coinvolti nell’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri e soprattutto la volontà di accusare Israele. Ma l’effetto domino causato dall’incendio che ha fatto saltare in aria deposito e arsenale potrebbe alla fine rivelarsi controproducente.

Quanto accaduto fotografato dall’alto dai satelliti Esa

Una ’ferita’ rosso sangue che si estende per 4 chilometri quadrati: appare così l’area di Beirut danneggiata dall’esplosione, nelle immagini riprese dai radar del satellite Sentinel-1 del programma di osservazione della Terra Copernicus, gestito da Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Commissione europea. L’immagine, elaborata da Leonardo tramite e-GEOS (Telespazio/ Agenzia Spaziale Italiana), è stata ottenuta grazie all’approccio della multi-coerenza, in cui vengono analizzate quattro immagini satellitari acquisite in date diverse ed elaborate in modo congiunto. Rispetto ad altri metodi di analisi, in questo caso, la multi-coerenza visualizza in modo più chiaro i danni. L’impatto dell’esplosione ha infatti avuto ripercussioni non solo nell’area del porto, ma anche nelle zone limitrofe.

La testimonianza del militare italiano ferito: "Siamo preoccupati per la popolazione" - "Ricordo un boato fortissimo, indescrivibile. Gli eventi si sono susseguiti in maniera molto veloce. Subito dopo l’esplosione, c’è stato un  attimo si smarrimento perché l’evento era del tutto imprevisto, però fortunatamente stiamo tutti bene". A dirlo è Roberto Caldarulo, il soldato italiano lievemente ferito nell’esplosione al porto di Beirut. "Io ho visto dopo che avevo un po’ di sangue sulla mano, ma nulla di trascendentale", ha aggiunto. "La cosa che ci preoccupava e che tutt’ora ci preoccupa è la situazione della popolazione libanese. Noi l’abbiamo vissuta, ma siamo stati davvero fortunati, mentre tante altre persone purtroppo no", ha aggiunto. Una ’ferita’ rosso sangue che si estende per 4 chilometri quadrati: appare così l’area di Beirut danneggiata dall’esplosione, nelle immagini riprese dai radar del satellite Sentinel-1 del programma di osservazione della Terra Copernicus, gestito da Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Commissione europea. L’immagine, elaborata da Leonardo tramite e-GEOS (Telespazio/ Agenzia Spaziale Italiana), è stata ottenuta grazie all’approccio della multi-coerenza, in cui vengono analizzate quattro immagini satellitari acquisite in date diverse ed elaborate in modo congiunto. Rispetto ad altri metodi di analisi, in questo caso, la multi-coerenza visualizza in modo più chiaro i danni. L’impatto dell’esplosione ha infatti avuto ripercussioni non solo nell’area del porto, ma anche nelle zone limitrofe.





Cartelle esattoriali verso un nuovo rinvio. Scadenza finale il 15 ottobre?

 

 

Agenzia Entrate e Riscossione per ora non provvederà all’invio delle cartelle che era stato messo in agenda dal primo settembre

Stop al pagamento delle tasse: la metà di quelle sospese durante il lockdown slitterà a data da destinarsi, probabilmente il 15 di ottobre la data ultima per onorare gli impegni con il fisco . La tregua fiscale, spiega laleggepertutti.it, è tra i contenuti più attesi del decreto Agosto. Servirà a dare ossigeno ai contribuenti messi in difficoltà dalla pandemia di Coronavirus e ai settori che più hanno risentito della crisi, come turismo e ristorazione. La proroga della Tosap e della Cosap fino al 31 dicembre è pensata proprio per spingere la ripresa di questi comparti, ma il sostegno passa anche per la partecipazione dello Stato alle spese sostenute dai cittadini che pagano con moneta elettronica. Si parla inoltre di qualcosa come più di 6,5 milioni di cartelle che l’Agenzia Entrate Riscossione non invierà prima del 15 ottobre, anziché dal primo settembre. Alle aziende in crisi causa Covid, si punta a far pagare le tasse sospese a marzo, aprile e maggio soltanto per la metà; l’altra metà potrebbe essere rinviata al 2021, se non 2022. Una dilazione che, secondo i calcoli del Sole 24 Ore, varrebbe circa 3,8 miliardi di euro.





Dl Semplificazioni, sono almeno 3000 gli emendamenti

 

 

 

Sono più o meno 3mila, a quanto si apprende, gli emendamenti al decreto Semplificazioni depositati nelle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato. Va detto che circa la metà sono della stessa maggioranza, questo sembra evidenziare che ancora non ci troviamo di fronte ad un testo condiviso. E’ dunque andato letteralmente a vuoto l’invito del Governo, trapelato dalla riunione tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i capigruppo della maggioranza, ad una riduzione delle richieste di modifica da parte dei partiti che sostengono l’esecutivo. La settimana prossima verranno comunicate le relative inammissibilità al decreto, mentre l’esame del testo da parte delle commissioni è previsto a partire dal 24 agosto. Poi ci sarò l’approdo in aula e c’è da giurare che si combatterà, anche questa volta, una battaglia parlamentare campale.





L’industria torna a fare produzione (+8,2%)

 

La produzione industriale a giugno sale dell’8,2% rispetto a maggio. Lo rileva l’Istat, spiegando che l’aumento mensile "segue quello eccezionale registrato a maggio (+41,6%), dopo il crollo dovuto all’emergenza Covid-19". L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali diffusi in tutti i comparti: crescono in misura marcata i beni di consumo (+9,8%), i beni intermedi (+9,0%), i beni di strumentali (+8,1%) e, con una dinamica meno accentuata, l’energia (+2,1%). Corretto per gli effetti di calendario, a giugno 2020 l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 13,7% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di giugno 2019). Forti flessioni tendenziali caratterizzano tutti i comparti; il calo è meno pronunciato solo per l’energia (-6,2%), mentre risulta più rilevante per i beni strumentali (-16,2%), i beni intermedi (-15,7%) e quelli di consumo (-11,4%). L’unico settore di attività economica che registra un incremento tendenziale è quello delle attività estrattive (+1,5%). Tra i rimanenti comparti le maggiori flessioni si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-26,7%), nella fabbricazione dei mezzi di trasporto (-26,4%) e nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-22,9%).

 





Pierluigi Franz “Il Sindacato cronisti romani festeggia oggi 110 anni di storia”, una tappa fondamentale

 

All’epoca furono proprio le notizie di cronaca e le cronache giudiziarie dei grandi processi (non vi erano infatti i patteggiamenti a sottrarli all’opinione pubblica) a decretare il successo dei giornali in una città come Roma capitale d’Italia e all’avanguardia nel numero dei quotidiani stampati. Tre in particolare furono i quotidiani di successo: “La Tribuna” con 60 mila copie, “Il Popolo romano” con 35 mila e “Il Messaggero” con 45 mila (quest’ultimo aveva inaugurato la pagina della “Cronaca di Roma” il 21 giugno 1910 - appena un mese e mezzo prima della nascita del Sindacato dei cronisti romani - con l’apertura dedicata a “Ancora sulla malaria” e con altri titoli significativi: “Gli impiegati e le elezioni amministrative”, “La festa degli ascolani” e “Il grave ferimento di via dell’Armata”). Il Sindacato cronisti romani ebbe la sua prima sede nelle stanze del piano nobile di Palazzo Marignoli (imponente edificio quadrilatero di 22 mila 200 metri quadrati di particolare pregio, costruito tra il 1878 e il 1883 dall’architetto Salvatore Bianchi nel cuore della capitale a breve distanza da piazza Colonna tra via del Corso/via delle Convertite/piazza San Silvestro/Via di San Claudio per conto del marchese Filippo Marignoli, deputato e senatore).

In questo grande immobile s’incrocia direttamente la storia del giornalismo italiano. Proprio a Palazzo Marignoli ebbero infatti sede il Circolo della Stampa e, a partire dagli anni del regime fascista, la Sala stampa italiana, struttura messa a disposizione dal ministero delle Poste e destinata ad ospitare generazioni di corrispondenti fino a pochi anni fa. I mutamenti della professione svolta tra quelle mura offrono un’interessante chiave di lettura sui radicali cambiamenti del mondo dell’informazione nel nostro Paese. Sempre a Palazzo Marignoli si trovava il notissimo “Caffè Aragno”, fondato da un pasticciere di Torino venuto a Roma al seguito del re. Aveva il suo ingresso al civico 180 di via del Corso, angolo via delle Convertite 23 ed é stato uno dei più celebri ritrovi d’Italia: fu, infatti, considerato il centro della vita elegante romana a tal punto che era stato coniato il motto che “anche chi non ha veduto la Cappella Sistina ha veduto ed è stato all’Aragno”. Immortalato da Matilde Serao ne “’La conquista di Roma” del 1885, è stato anche ’’cuore di Roma’’ secondo Emile Zola, nonché teatro del clamoroso schiaffo che portò al duello alla sciabola tra Massimo Bontempelli e Giuseppe Ungaretti nel 1926. Fu il luogo preferito dei nazionalisti e dei futuristi (ospite fisso proprio Filippo Tommaso Marinetti, fondatore di questo movimento considerato la prima avanguardia storica italiana del Novecento) e fu definito “nido irrequieto di giovinezza e sogni di gloria”.

Dopo la 1^ guerra mondiale nelle sue sale si continuava a discutere e si creava ’La Ronda’, rivista pubblicata tra il 1919 e il 1923. Vincenzo Cardarelli, una delle sue penne di spicco, ricordava che la Saletta dell’Aragno “non era un Caffè ma un foro, una basilica, un porto di mare dove, per entrarvi ci voleva del coraggio e una gran voglia di farsi avanti” e “vi si entrava sovversivi e se ne usciva conservatori arrabbiati e nazionalisti, dannunziani e colonialisti". Si racconta anche che Oscar Wilde, in visita nella capitale, un giorno stava assaporando una granita al caffè quando passò il re in carrozza e commentò con la sua dissacrante ironia: "Io immediatamente mi sono alzato e gli ho rivolto un profondo inchino, col cappello in mano, ma fu solo dopo il passaggio del Re che ricordai di essere papista e nerissimo...’’.

Nel 1928 fu murata sulla parete di via delle Convertite 23 a Roma e si trova ancora al suo posto una lapide di particolare importanza (è quindi rimasta appesa sulla facciata dello stabile da ben 92 anni) perché vi sono riportati i 24 nomi, con l’indicazione anche dei gradi militari, dei nazionalisti poi Caduti nel conflitto mondiale 1914-1918 tra i quali 15 giornalisti e cronisti, che, favorevoli all’intervento contro l’Austria, prima dell’inizio delle ostilità si incontravano periodicamente nella capitale nella "Saletta" del celebre “Caffé Aragno”. E ancora a Palazzo Marignoli tornò poi in vita la FNSI - Federazione Nazionale della Stampa Italiana, nata nel 1908 e sciolta nel 1925 per effetto delle leggi fasciste. Il 24 maggio 1934 in occasione del diciannovesimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale Benito Mussolini inaugurò nell’atrio del Circolo della Stampa una lapide su cui erano riportati i nomi di 83 giornalisti Caduti combattendo nella Grande Guerra, molti dei quali decorati al valor militare (da una successiva complessa ricerca il numero dei giornalisti Caduti è poi triplicato toccando due anni fa quota 267).

Dal raffronto delle due lapidi emergono inattese sorprese. La più rilevante è che la lapide del 1934 ha, stranamente, in gran parte ignorato l’esistenza della lapide del 1928 che si trovava esposta al pubblico proprio sul lato destro dello stesso edificio ad appena 50 metri di distanza! Sulla lapide inaugurata da Mussolini sono infatti riportati 10 dei 24 nomi di caduti che figuravano anche in quella del 1928 e precisamente: Giuliano Bonacci, Giosué Borsi, Alberto Caroncini, Luigi De Prosperi, Ignazio Ferro, Mario Fiorini, Vincenzo Picardi, Scipio Slataper, Ruggero Timeus Fauro (questi è, però, indicato solo come Ruggero Fauro nella lapide del 1934, ndr) e Spiro Xydias (e non Xidias). Tra questi vi erano tre irredenti triestini Scipio Slataper (che aveva Sandri come suo cognome da battaglia; si ricorda in proposito che i cognomi di battaglia con i quali l’esercito italiano arruolava i volontari irredenti erano fittizi proprio a loro tutela perché, sotto il profilo giuridico, erano sudditi dell’impero asburgico e se presi prigionieri rischiavano l’immediata fucilazione per diserzione. Solo il Sindaco del paese conosceva la loro vera identità), Ruggero Timeus Fauro (che aveva, appunto, Fauro come cognome da battaglia e anche d’arte) e Spiro Xydias. Viceversa sulla lapide del 1934 mancano 5 giornalisti indicati, invece, nell’epigrafe posta all’esterno del Caffè Aragno, e precisamente: i sardi Ernesto Butta e Giannetto Masala, l’irredento triestino Guido Corsi, il lombardo Arnaldo Cantù e il laziale Gino Laganà. Giannetto Masala era annoverato tra gli ospiti più tumultuosi della Terza "Saletta del Caffé Aragno" a Roma. I suoi amici nazionalisti del Caffé raccontarono che un giorno scomparve. Tornò qualche mese dopo lacero come uno zingaro. Veniva dalla Grecia dove aveva combattuto contro i turchi. Difatti, nell’inverno del 1912, in piena guerra balcanica, partì da Roma come volontario garibadino per seguire in Grecia Ricciotti Garibaldi.

Dopo la sua morte al fronte della grande Guerra Clelia Garibaldi, figlia primogenita dell’Eroe dei Due Mondi, affrontò un lungo viaggio in carrozza da Caprera a Sorso per rendere omaggio alla madre, rimasta vedova. Un suo ritratto in bronzo del 1930 é conservato nella Biblioteca comunale di Sorso. Gli sono state intitolate strade a Sassari e a Sorso. A Tarvisio (Udine) vi é un rifugio intitolato alla memoria di Guido Corsi. Sorge in una bella posizione su un terrazzo erboso, al centro di un anfiteatro coronato dalle pareti meridionali del Jôf Fuart, Madri dei Camosci, Cima di Riofreddo. Per quanto riguarda Gino Laganà la sua giovane moglie, la 23enne Clelia Pojero, rimasta prematuramente vedova, cadde in una profonda depressione e non resistendo al dolore si avvelenò a Napoli appena 40 giorni dopo con una fialetta di sublimato. Il 26 luglio 1943, a sole ventiquattr’ore dalla caduta di Mussolini s?duciato dal Gran Consiglio, un gruppo di ventisette giornalisti si riunì al Circolo della stampa per deliberare, con atto formale, la ricostituzione del sindacato nazionale. Abolito dal fascismo il Sindacato cronisti romani si ricostituì il 27 gennaio 1946 con la passione e la voglia di rinascita che ha caratterizzato il periodo dell’immediato dopoguerra e sempre nella stessa sede, dove pochi mesi prima (14 ottobre 1945) gli editori aderenti all’Ansa avevano celebrato l’assemblea che sancì la dimensione unitaria e nazionale della numero 1 tra le agenzie di stampa italiane, nata al posto della storica "Stefani".

La cronaca riscatta la ribalta con il ritorno della libertà, ampliando i propri orizzonti specialmente con la fine della grande stagione della stampa politica in auge fra il 1945 e il 1947. Nonostante la dittatura delle immagini imposta dall’avvento della televisione, e nonostante la rivoluzione tecnologica senza uguali dall’epoca di Gutenberg, la cronaca conserva lo smalto di mestiere di punta del giornalismo, contribuendo, come nel caso di quella romana, alla crescita civile e democratica della comunità cittadina. A Palazzo Marignoli, dunque, si riaffermarono i principi della riconquistata libertà di stampa e prese il via la riorganizzazione del giornalismo italiano. Negli anni successivi soltanto la Sala stampa restò nella sua sede d’origine. Fu in quegli uffici di pertinenza del ministero delle Poste che la volle Mussolini per dare una collocazione più prestigiosa alla cosiddetta “Sala d’aspetto per i corrispondenti”, situata ?no ad allora in una diversa postazione di piazza San Silvestro. Da questa seconda fondazione il Sindacato Cronisti Romani ha operato ininterrottamente per rafforzare e sviluppare il rapporto tra Amministrazione pubblica, giornalisti e cittadini: con attività di carattere sociale, culturale e promozionale che hanno anche lo scopo di valorizzare l’immagine della Capitale in Italia e all’estero, poiché nelle iniziative sono sempre coinvolti anche i corrispondenti delle testate nazionali, l’A.S.P. I. - Associazione Stampa Periodica Italiana-, nata nel 1877, che poi sfociò nell’Associazione Stampa Romana, e l’Associazione della Stampa estera in Italia.

Al Sindacato Cronisti Romani, che ha sede a Roma in piazza della Torretta 36 presso l’Associazione Stampa Romana, di cui fa parte come gruppo di specializzazione, sono iscritti più di un centinaio di giornalisti professionisti e pubblicisti che lavorano in tutte le aziende di informazione cittadina (carta stampata, agenzie di stampa e fotografiche, uffici stampa, testate online, emittenti radiotelevisive nazionali e locali). Il Sindacato Cronisti Romani costituisce un’articolazione ufficiale dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani, cui aderiscono circa un migliaio di giornalisti di tutta Italia. Di recente il Fondo archivistico del Sindacato Cronisti Romani, composto da 29 raccoglitori contenenti gli atti dell’attività del Sindacato a partire dal 1946 (anno di rifondazione) e comprendente gli atti della vita del Sindacato, degli organi direttivi, delle manifestazioni e dei numerosi convegni promossi nel corso degli anni è stato consegnato all’Archivio della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi” per essere messo a disposizione degli studiosi, una volta esaurita la fase di catalogazione. Ne fanno parte anche interessanti pubblicazioni, oggetto anche di apprezzate mostre fotografiche- come quella svoltasi al Museo di Roma in Trastevere tra il 2010 e il 2011 -, racchiusa nel volume “Un secolo di clic in cronaca di Roma 1910/2010.

I cento anni del Sindacato cronisti romani” fortemente voluto dall’allora Presidente Romano Bartoloni con dedica ai fotoreporter, che rappresenta una carrellata su cento anni di cronaca romana, una testimonianza multimediale (foto, filmati/documentari audiovisivi) di grandi e piccoli eventi di vita vissuta, di imprevisti della quotidianità che hanno lasciato il segno, di riscoperta di delitti e di scandali che hanno fatto epoca, di ribalta di personaggi famosi di ieri e di oggi. Nell’esposizione furono proposte 130 immagini formato 30x40, con il contorno di cinegiornali, filmati d’epoca e un documentario delle Teche Rai che fecero riaffiorare ricordi d’altri tempi, rievocando fatti e fattacci che hanno caratterizzato la mutazione genetica della capitale, da città di dimensioni provinciali a metropoli europea. Tra i tanti fotoreporter vanno ricordati in particolare Adolfo Porry-Pastorel, ideatore del moderno fotogiornalismo e pioniere dei fotoreporter della scuola romana, cronista e giornalista de “Il Messaggero” (era il fratello di Amerigo, uno dei giornalisti caduti poi nella Grande Guerra), Rino Barillari (ribattezzato “The King” dei paparazzi, durante la “Dolce vita” e uno dei maggiori interpreti del fotogiornalismo di prima linea), Mario De Renzis (per più di 50 anni sempre in presa diretta con la vita pulsante della città), Pietro Ravagli (fotoreporter dal 1949 che ha sulle spalle un archivio di 800 mila immagini, dichiarate di interesse storico); Enrico Oliverio (per decenni fotografo principe della politica, del Quirinale e di Palazzo Chigi); Maurizio Riccardi (sulle orme del padre Carlo che rilanciò il fotogiornalismo alla fine della guerra dopo il black-out della parentesi fascista). Riteniamo, però, opportuno ricordare anche i fotoreporter Caduti svolgendo il loro mestiere, come Renato Ciofani, Paolo Cocco, Antonio Monteforte e Massimo Tramonte. La centenaria vicenda del Sindacato cronisti offrì anche lo spunto per la prima delle due pubblicazioni all’insegna di “Cento anni di Roma, cento anni di cronaca, cento anni di Sindacato cronisti romani”, una cavalcata secolare dentro la cronaca e le cronache giornalistiche e le attività del SCR. Il volume è dotato di un’appendice storica di documentazione.

La seconda pubblicazione è un libro/documento sull’informazione oggi e sul come è cambiata “Guida all’universo comunicazione”: nuovi modelli di giornalisti, il boom dell’elettronica ecc. con l’inedita appendice di leggi, codici, norme, regole ecc. Dieci anni fa sempre durante la mostra al Museo di Trastevere in cui furono organizzati convegni sull’informazione e visite guidate per le scuole, per quelle di giornalismo, per associazioni culturali e ricreative, furono proiettati documentari come “Fatti e misfatti - cent’anni di cronaca romana” realizzato dalla regista Silvana Palumbieri con materiale degli archivi di Rai Teche e di Cinecittà Luce; cinegiornali d’epoca e “Corti d’autore” dell’Archivio storico Luce, perle della memoria, quali “N.U. Nettezza Urbana (1948)” e “Roma ’90 (1989)” di Michelangelo Antonioni e “Buio in sala (1948)” di Dini Risi. La rassegna romana fu completata dalla ricostruzione di ambienti della cronaca di ieri e di oggi, da documenti degli archivi del Sindacato cronisti romani e da “prime pagine” di giornali messe a disposizione dalla FNSI. Infine, nella sala convegni, furono programmati convegni e incontri sui temi di Roma, della cronaca e del fotogiornalismo. La prima fu un confronto pubblico tra l’amministrazione capitolina, l’allora sindaco Gianni Alemanno e l’ex sindaco Clelio Darida, e tra Gigi Proietti e cronisti doc sul tema del “come eravamo ieri e come siamo oggi” attraverso la presentazione di due libri editi dal Sindacato Cronisti Romani e di un film/documentario curato dalla Teche Rai.





Roma, Polizia Locale, controlli movida a Ostiense - San Paolo: riscontrati illeciti per oltre 8mila euro

 

Verifiche nel quadrante Ostiense - San Paolo da parte della Polizia Locale di Roma Capitale. Nell’ambito dei controlli predisposti dai caschi bianchi, a tutela della salute pubblica e a contrasto dei fenomeni illeciti legati alla movida, questa notte gli agenti del VIII Gruppo Tintoretto, unitamente a personale del GSSU, hanno eseguito accertamenti mirati presso le attività commerciali ed i locali pubblici della zona. Particolare vigilanza per la verifica del rispetto delle norme anti alcol è stata eseguita all’interno del Parco Schuster con diverse decine di persone identificate, mentre sono una ventina le attività sottoposte a controlli. Sanzioni scattate per un minimarket per vendita di alcolici fuori dall’ orario consentito e nei confronti di altre attività di somministrazione, per aver proseguito la vendita di bevande alcoliche da asporto in orario interdetto. Verifiche amministrative e sanzioni anche per vendita irregolare di alcol ad alcuni chioshi della zona. All’interno di un esercizio dedito all’attività di laboratorio e somministrazione di cibi etnici, gli operanti hanno rilevato violazioni alle norme sulla sicurezza alimentare, con cibi non tracciabili e mal conservati, che sono stati posti sotto sequestro. A causa delle gravi carenze igienico sanitarie riscontrate all’interno dei locali, gli agenti hanno provveduto ad inoltrare apposita segnalazione alla Asl territorialmente competente. Complessivamente le sanzioni elevate ammontano a più di 8mila euro.




Di Maio: "Partito per Beirut volo umanitario con circa 8,5 tonnellate di materiale sanitario"

 

Stamattina è partito dalla Base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite di Brindisi un volo umanitario diretto a Beirut - organizzato dal ministero degli Affari Esteri, insieme al Dipartimento della Protezione Civile e al Comando Operativo del vertice Interforze - con un carico di circa 8,5 tonnellate di materiale sanitario messo a disposizione dalla Cooperazione Italiana". Così, su Facebook, Luigi Di Maio, Ministro agli Affari Esteri.




Covid-19, torna l’allarme in Italia. Aumentano i contagi (402). Il ministero della Salute: “Senza misure di rispetto delle quarantene potremmo assistere ad un aumento rilevante dei casi”

 

Torna l’allerta in Italia, così come è accaduto in altri grandi Paesi dell’Europa, come Francia, Spagna e Germania e come altri nel mondo come Stati Uniti, dove l’emergenza non è mai cessata, il Giappone e l’Australia. I contagi per coronavirus in Italia da Covid – 19 tornano purtroppo a salire.Nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute, si sono registrati 402 nuovi casi, 6 in più di ieri, che fanno salire il totale a 249.204. Il virus, però, ma non è un dato scientifico, fa meno morti. Il numero delle vittime è in calo: 6 in un giorno a fronte delle 10 registrate mercoledì. Complessivamente, le vittime dall’inizio dell’epidemia sono 35.187 

Monitoraggio,tendenza casi Covid è in aumento - Sebbene le misure di lockdown in Italia "abbiano permesso un controllo efficace dell’infezione da SARS-CoV-2, al momento siamo in una situazione che mostra una tendenza in aumento: persiste, infatti, una trasmissione diffusa del virus che, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti, spesso associati all’importazione di casi da Stati esteri". Lo rileva il monitoraggio settimanale del ministero della Salute che riporta una analisi dei dati relativi al periodo 27 luglio - 2 agosto 2020, successivo alla terza fase di riapertura avvenuta il 3 giugno 2020.  "Si ribadisce la necessità di rispettare i provvedimenti di quarantena, anche identificando strutture dedicate, sia per le persone che rientrano da paesi per i quali è prevista la quarantena, e sia a seguito di richiesta dell’autorità sanitaria essendo stati individuati come contatti stretti di un caso". "In caso contrario, nelle prossime settimane - si avverte nel Rapporto - potremmo assistere ad un aumento rilevante nel numero di casi a livello nazionale".