Beirut, dopo la strage la rivolta. Manifestazioni con oltre 700 feriti e un poliziotto morto

 

 

E’ di un agente di polizia morto e 728 feriti il bilancio degli scontri scoppiati in quella che è stata soprannominata la giornata della rabbia, che ha visto la popolazione scendere in strada per contestare le autorità e denunciare la corruzione della classe politica dopo la devastante esplosione che ha provocato un cratere profondo 43 metri, ha reso noto la stampa locale citando fonti delle forze di sicurezza.

Intanto il ministro dell’Informazione libanese, Manal Abdel Samad ha annunciato le proprie dimissioni, come conseguenza dell’esplosione che ha devastato la Capitale libanese."Chiedo perdono a tutti i libanesi le cui aspirazioni non siamo stati in grado di soddisfare...il cambiamento è fuori portata ... e poiché la realtà non è paragonabile all’ambizione e dopo l’orrore del disastro di Beirut, presento le mie dimissioni dal governo", ha detto in una dichiarazione televisiva.





Furlan (Cisl): “Con il Decreto agosto passo avanti sui licenziamenti. Ma non posso dirmi soddisfatta”

 

“Lo stop ai licenziamenti fino a novembre è sicuramente un passo avanti rispetto al dibattito interno  al Governo e tra i partiti ma occorre un confronto sulla crescita e sulle priorità indicate dal sindacato. Resta confermata la manifestazione indetta insiene a Cgil e Uil del 18 settembre prossimo”. Così la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan dalle pagien de Il Corriere della Sera dopo il via libera da parte del Consiglio dei Ministri al Dl Agosto contenente le misure per far fronte alla crisi da coronavirus. “Onestamente non riesco a capire perché questa condizione sia stata oggetto di tanta discussione" ha detto. "È evidente che il blocco dei licenziamenti venga previsto in un pacchetto complessivo, dove si sostiene il lavoro e le imprese, creando così le condizioni per non chiudere le aziende e per evitare di licenziare i lavoratori. Tanta discussione mi è sembrata più pretestuosa che di contenuto".
La minaccia dei sindacati di proclamare lo sciopero generale?  "Dovremo analizzare la situazione con i colleghi della Cgil e della Uil. Non posso dire di sentirmi soddisfatta dallo stop ai licenziamenti fino a novembre,  ma ripeto "è sicuramente un passo avanti".

Più in generale per Furlan “vanno bene la decontribuzione e la fiscalità di vantaggio per sostenere le imprese al Sud" contenute nel decreto "ma occorre far ripartire il Paese attraverso investimenti nelle infrastrutture, nella digitalizzazione, nello sblocco dei cantieri e nel settore sanitario, colpito dai tagli delle stagioni passate".  Ma ’il vero nodo’ per la leader della Cisl "resta l’individuazione delle politiche e delle priorità a cui destinare le risorse che l’Europa ci ha accordato".  E aggiunge: "tutti danno per scontato che da adesso alla fine dell’anno non sarà fatto nulla, io credo, invece, che se in questi mesi adotteremo scelte importanti di investimento e di prospettive per il lavoro, probabilmente avremo una condizione molto diversa. Il punto è questo: tutta la passione che vedo nella discussione sui licenziamenti la vorrei trovare nella richiesta al governo di fare scelte davvero importanti. La priorità è, insomma, un’altra".

Per la leader Cisl infatti “la questione più urgente resta la crescita. Abbiamo fatto gli Stati generali ed il Governo ha illustrato un ventaglio numeroso di ipotesi di interventi. Tutto bene, ma poi alla fine bisogna decidere. Il mio rimprovero al Governo è di non avere più convocato il tavolo di confronto che aveva preannunciato con le parti sociali per definire le priorità per la crescita. L’Europa si è comportata bene, nessuno o quasi si aspettava un sostegno economico così forte, non vorremmo che quelle risorse finissero sprecate. Così come non vogliamo che la spesa di quelle risorse sia condizionata dalle diatribe interne tra maggioranza, opposizione e singoli partiti. Ragione che rende urgente l’avvio di un tavolo di concertazione, o di confronto, come preferisce chiamarlo il premier Conte. Però, l’importante è che si faccia».

 





Gualtieri: “II Decreto agosto aiuta imprese e famiglie e li orienta verso la crescita”

 

 

“Il decreto agosto, varato dal Consiglio dei Ministri, aiuta imprese e famiglie e li orienta verso la crescita, la ripartenza economica e l’occupazione". Così, in conferenza stampa, Roberto Gualtieri, Ministro per l’Economia. "I dati anche più recenti ci dicono che il lavoro che abbiamo svolto fin qui ci ha consentito di attenuare la crisi e consentire il rimbalzo della produzione Proprio per questo è necessario proseguire con il sostegno verso chi è stato più colpito e fare il massimo per non lasciare indietro nessuno", conclude il Ministro.





Confermata l’identità del corpo trovato nei boschi di Caronia. E’ quello di Viviana Parisi, ora si cerca il figlioletto Gioele

 

Proseguono senza sosta le ricerche di Gioele, 4 anni, il figlio di Viviana Parisi, 43 anni, la dj trovata morta a Caronia che secondo gli investigatori era con lei nel bosco dove è stata ritrovata. Esiste anche una possibilità drammatica ed avanzata in queste ore dagli inquirenti, la donna, prima di suicidarsi potrebbe aver ucciso il bambino, nascondendone il corpo. Sul posto del ritrovamento del cadavere della donna decine di uomini della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia Forestale, insieme a unità specializzate della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco. "Fino ad oggi - spiegano i vigili del fuoco abbiamo perlustrato più di 500 ettari con l’ausilio dei cani e dei droni. È complicato perché si tratta di boschi e luoghi impervi dove è difficile spostarsi". Intanto è confermata l’identità del corpo trovato: “E’ di Viviana Parisi il cadavere nei boschi attorno a Caronia. La conferma è arrivata dalla fede che la donna aveva al dito e dalle scarpe indossate. Il corpo è stato portato via. Sarà eseguito sia l’esame del dna che l’autopsia”. Il corpo era a poca distanza, circa 400 metri, da dove era la sua auto, ferma sull’autostrada dopo un incidente stradale.  Sul luogo del ritrovamento sono arrivati Daniele Mondello, il marito della donna, con alcuni familiari. L’uomo si è trattenuto nei boschi in cui è stato rinvenuto il cadavere della moglie solo per alcuni istanti, poi è andato via. 





Il virus si diffonde anche con i rientri dei vacanzieri che hanno soggiornato in Croazia ed Albania

 

Altro che badanti. I nuovi focolai che spaventano l’Emilia-Romagna sono quelli nati dai ragazzi di ritorno da vacanze all’estero, in particolare dalla Croazia e Corfù, ma anche dall’Albania. Al ritorno, contagiano diversi loro contatti dando luogo a focolai di una certa entità. Per la Regione è il momento di correre ai ripari. “Ovviamente non si parla di quarantena– spiega l’assessore alla Sanità Raffaele Donini- ma se i ragazzi vanno in vacanza all’estero e all’estero dovessero riscontrare il mancato rispetto delle regole di distanziamento e dell’uso dei dispositivi di sicurezza quando tornano in Italia dalle loro famiglie osservino delle precauzioni. Poi se necessario ovviamente si possono testare”.

Serve comunque un “comportamento adeguato” e per questo Donini ha deciso di lanciare un appello, a margine di una presentazione al Sant’Orsola di Bologna. “In Europa- sottolinea Donini- viviamo una situazione drammatica, in Italia i casi sono aumentati in modo considerevole, in Emilia-Romagna stiamo ancora riuscendo ad esercitare l’azione di contact tracing grazie alla quale i positivi vengono scoperti nell’85% dei casi già in isolamento. Ma oggi voglio fare un appello: i focolai che abbiamo sul territorio- spiega l’assessore- sono prevalentemente dovuti a ragazzi giovani che tornano dalle vacanze all’estero, nelle quali probabilmente non hanno avuto le precauzioni dovute o non erano in contesti in cui le precauzioni erano applicate”. Per questo “abbiamo focolai anche abbastanza importanti all’interno della nostra regione, che stiamo ovviamente circoscrivendo. Però è importante ricordare che sia in Italia che all’estero si deve mantenere il distanziamento o dove non è possibile serve l’uso rigoroso della mascherina”. Sul comportamento dei giovani insiste anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini. L’epidemia nel mondo “sta rialzando la testa in maniera molto preoccupante, per ora il paese sta reggendo ancora bene. Ma guai ad abbassare la guardia, perché il rischio del rimbalzo c’è”.Per questo, sottolinea ancora Bonaccini, “bisogna richiamare tutti, in particolare anche i giovani in questo periodo di vacanza a tenere comportamenti adeguati, perché non vorrei che per colpa di qualche cretino e irresponsabile ci trovassimo a dovere chiudere quello che abbiamo riaperto”.

(Dire)




Covid e il lockdown, Speranza: “Chiudere tutto ha salvato l’Italia”

"Chiudere tutto ha salvato l’Italia". Il ministro della Salute, Roberto Speranza, rivendica le scelte fatte dal governo all’inizio della pandemia di coronavirus: "La strategia del lockdown totale ci ha consentito di fermare il virus prima che invadesse il Sud. I dati di sieroprevalenza lo dimostrano". Sulle polemiche politiche nate dopo la diffusione dei verbali del Comitato tecnico-scientifico, il ministro si dice "assolutamente sereno".  "Su Alzano e Nembro - sottolinea in un’intervista a Il Corriere della Sera - la spiegazione è semplice e lineare. Tra il 3 marzo e il Dpcm del 10 che chiude tutta l’Italia non c’è alcun buco. Il 4 marzo ricevo il verbale del Cts, che mi arriva sempre il giorno dopo. Il 5 avviso Conte e chiediamo un approfondimento a Brusaferro. Il 6 il premier vede il Cts e lì matura il cambio di linea, perché il tentativo di bloccare il virus in zone delimitate è superato dai numeri dell’epidemia in Emilia, Piemonte, Liguria, Marche. Il Dpcm dell’8 marzo che chiude solo le aree più colpite è pienamente conforme alle idee del Cts".

 





Bonomi (Confindustria): “Subito riforme, su lavoro, fisco e burocrazia”

 

“Si fa un gran parlare di come utilizzare i 209 miliardi che arriveranno dall’Europa.Ma le riforme necessarie per riuscire a spendere in modo efficace queste risorse, a oggi, non sono state nemmeno impostate. A partire da quella del lavoro, la più urgente. E poi fisco e burocrazia. La verità è che per il governo la fase 2 non è ancora iniziata”.

Così il Presidente Carlo Bonomi nella sua intervista al Corriere della Sera.

“Mi sarei aspettato di vedere già scritto il Piano nazionale delle riforme, mentre il comitato interministeriale per gli affari europei, che dovrebbe redigerlo, comincia solo oggi a lavorare – prosegue il Presidente. 

Si continua a parlare dei fondi che arriveranno dall’Europa pensando che risolveranno tutti i nostri problemi.

Prima di tutto ricordiamo che le risorse a fondo perduto ammontano a 80 miliardi quando l’Italia contribuisce con 55. Questo comporta un saldo netto a nostro favore di 25 miliardi. Che sono tantissimi, sia chiaro. 

Poi ci sono i prestiti agevolati che porteremo a casa in funzione dei progetti che sapremo presentare. E qui l’esperienza ci dice che l’Italia non è stata in grado già in passato di spendere quanto ci veniva accordato. D’ora in avanti non potremo confondere l’Europa con task force e stati generali. Bisogna agire.” 

Tre le riforme fondamentali per modernizzare il Paese, spiega il Presidente Bonomi: “Fisco e burocrazia. Si tratta di riforme per cui non è necessario mobilitare risorse. Ma sono fondamentali, senza di esse non saremo in grado di correggere le storture che ci hanno relegato tra gli ultimi Paesi in Europa per crescita e produttività. Ma la prima riforma è quella del lavoro.”

Per quanto la riforma degli ammortizzatori sociali, abbiamo presentato la nostra proposta al governo,continua il Presidente. “Non è il momento dello studio ma delle decisioni. Anche nel merito poi si sta andando nella direzione sbagliata.

Su 100 euro spesi per il lavoro l’Italia ne mette 98 per le politiche passive e 2 per quelle attive. Ma non c’è alcuna intenzione di mettere mano a questa situazione. Anzi: si vara uno scostamento di bilancio da 25 miliardi per distribuire altre risorse a pioggia. 

Nessuno vuole abbandonare chi è in difficoltà. Al contrario, si tratta di introdurre soluzioni efficaci perché il sistema attuale evidentemente non funziona. Tiene tutti fermi al lavoro dov’era e com’era, invece di formare e riorientare al lavoro nuovo. 

La proposta di Confindustria prevede invece “di distinguere le crisi tra quelle reversibili, da gestire con una Naspi riformata.Attenzione: in questo caso però l’assegno andrebbe subordinato all’esercizio della condizionalità: se mentre percepisci la disoccupazione rifiuti un posto di lavoro perdi il contributo. 

Dove invece ci sono crisi strutturali e quindi irreversibili ha senso usare la cassa integrazione. Non innumerevoli tipi di cassa come oggi, però: uno soltanto. Le imprese sprecano troppo tempo ed energie con un sistema complicatissimo.” 

Dobbiamo mettere in campo una riforma delle politiche attive che offra a tutti i disoccupati l’assegno di ricollocazione e non solo a chi ha il reddito di cittadinanza – ha aggiunto Carlo Bonomi. 

Abbiamo proposto di mettere in campo in questa direzione i fondi interprofessionali. E poi l’Anpal pubblica deve collaborare con le agenzie del lavoro private.” 

Per quanto riguarda il Patto della Fabbrica, “sono stati i confederali a interrompere il confronto. In certi momenti è come se Confindustria avesse sulle spalle, da sola, la tutela di persone e lavoro. Noi siamo convinti che buone relazioni industriali siano fondamentali per il Paese” – ha spiegato il Presidente. 

Sui contratti: “vanno rinnovati introducendo parametri adeguati al contesto, la produttività in primisE comunque gli aumenti dovrebbero essere dati a livello aziendale.La contrattazione aziendale è molto più presente di quanto non si dica. La strada è questa.” 

Sull’intervento statale nell’economia: “Quello che ci preoccupa non è l’ingresso dello Stato in una fase di crisi come questa. A due condizioni però: che sia temporaneo e che si lasci la gestione ai privati.” 

Infine il capitolo tassazione, per il quale viene ribadita la richiesta di eliminazione dell’Irap. “La pressione fiscale sulle imprese è altissima, e togliendo l’Irap si premia chi assolve con lealtà al patto con lo Stato pagando le tasse. Con la Francia, siamo ai vertici mondiali del cuneo fiscale a carico delle imprese. 

Sento ripetere che la prima cosa è perseguire una seria lotta all’evasione fiscale. Abbiamo combattuto per avere la fatturazione elettronica, che poi si è dimostrata uno strumento utile in questa direzione. Tranne il fatto che poi lo Stato si tiene comunque lo split payment e drena risorse dai suoi fornitori anche dopo la fatturazione elettronica. 

Se il governo deciderà di imboccare seriamente la strada della lotta all’evasione ci avrà dalla sua parte.”




E’ morta Franca Valeri, una regina del cinema e del teatro italiano. Domani la camera ardente al Teatro Argentina di Roma

 

E’ morta a Roma Franca Valeri. L’attrice aveva appena compiuto 100 anni il 31 luglio. Nella sua casa romana era circondata dall’affetto dei suoi cari che l’hanno assistita fino all’ultimo istante di vita. Nata nel 1920 a Milano, di buona famiglia di origine ebraica, negli anni si è fatta conoscere come scrittrice e autrice di libri e commedie, e non più solo come attrice e comica in tv. Dalla "Signorina Snob" alla "Sora Cecioni", sono tantissimi i ruoli indimenticabili della grande artista.  A partire dalla straordinaria prova al fianco di Alberto Sordi ne "Il vedovo" (1959) come poi "Crimen" di Camerini nel 1960, anno in cui in teatro è al Piccolo nella "Maria Brasca" di Testori, e via via sarà anche in spettacoli d’autore come "Fior di pisello" di Bourdet, diretto da Giuseppe Patroni Griffi, e "Gin Game" di Coburn con Paolo Stoppa. La popolarità arriva con la radio e poi la tv dove divenne una delle attrazioni dei varietà firmati da Antonello Falqui. E’ l’epoca della romana Sora Cecioni, pigra e di cattivo gusto nella sua irruenza, lanciata da Studio uno e diventata un piccolo classico, assieme alla più sofisticata e milanese "Signorina Snob". In tv, prende parte ad alcune fiction, dalla sit-com con Bramieri "Norma e Felice" sino ancora nel 2000, ottantenne, accanto a Nino Manfredi in "Linda, il brigadiere e...". Il suo sguardo ironico di interprete e testimone partecipe dei cambiamenti della società italiana nella seconda metà del secolo scorso troverà un momento alto di espressione quando, dopo un esordio nel 1961 con "Le catacombe", pochade che inverte i ruoli e rende sciocco e vanesio protagonista un uomo, negli Anni 70 comincia a scrivere e interpretare commedie proprie cui tiene moltissimo, da "Lina e il cavaliere" a "Meno storie" o "Tosca e altre due" (divenuta anche film nel 2003) e "La vedova Socrate" sino a "Non tutto è risolto" del 2011 e "Il cambio dei cavalli" del 2014 sulle illusioni e ambiguità della vita indagando il rapporto e il passaggio tra generazioni, che la vedono in scena sino a 94 anni a Spoleto col partner sodale Urbano Barberini e il regista Giuseppe Marini, per il quale ha preso parte alle impegnative "Serve" di Genet con la Guarneri nel 2007, nonostante la lotta col male, il morbo di Parkinson, che già la affliggeva.  Intanto aveva iniziato a darsi alla musica appoggiata dal suo nuovo compagno, il musicista Maurizio Rinaldi, sia come regista lirica, sia dando vita al concorso "Battistini" per giovani cantanti.  Roma, che da sempre l’avava adottata, le tributerà il suo omaggio a partire da domani mattina, quando sarà aperta la Camera Ardente al Teatro Argentina e i romani, e non solo, potranno portarle il loro estremo omaggio.