Furbetti del cartellino ai Castelli Romani, denunciati in 8

 

Alcuni non facevano neppure ingresso nella sede ma figuravano al lavoro; altri si allontanavano dopo aver “strisciato” regolarmente il proprio badge nel dispositivo di registrazione delle presenze installato all’ingresso della “Casa della Salute” di Zagarolo. Sono otto i dipendenti dell’ASL RM 5 ai quali i finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini emesso dalla Procura della Repubblica di Tivoli. 

A seguito di alcune segnalazioni, le Fiamme Gialle della Compagnia di Frascati, coordinate dal locale Gruppo, hanno monitorato i loro movimenti, posizionando delle telecamere nei pressi dell’apparecchiatura “marcatempo” e pedinandoli per diversi giorni. 

Le immagini registrate hanno confermato i sospetti, riprendendo dipendenti che, appena timbrato il cartellino, si allontanavano per alcune ore dal posto di lavoro per sbrigare faccende personali. Le indagini hanno permesso di appurare l’esistenza di un sistema consolidato incentrato su uno scambio di favori che, in alcuni casi, si è spinto anche a simulare la presenza per l’intero turno, grazie ai colleghi compiacenti che “strisciavano” il badge a inizio e fine giornata. Gli 8 denunciati dovranno rispondere dei reati di truffa ai danni dell’Ente di appartenenza e falsa attestazione di presenza in servizio. 

 





Nuovi arresti di Camamonica e Spada, i complimenti della Raggi

 

 

 

“Grazie a Polizia e Dda per blitz che ha portato ad arresto di sei persone del clan Casamonica. Sono accusati di estorsione aggravata da metodo mafioso, usura, spaccio. Un arrestato coinvolto anche in raid al Roxy bar. A Roma non c’è spazio per criminalità. #FuoriLaMafiaDaRoma”. Lo scrive la sindaca di Roma Virginia Raggi su Twitter.





Clan Casamonica-Di Silvio, il lupo perde il pelo... Sei arresti

 

Dalle prime ore di mercledì mattina è in corso un’operazione di Polizia Giudiziaria coordinata dalla locale Procura Distrettuale Antimafia. 

Agenti del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Roma e del Commissariato Romanina stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Roma nei confronti di sei appartenenti alla famiglia Casamonica-Di Silvio, ritenuti responsabili a vario titolo di estorsione aggravata dal metodo mafioso, usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria e spaccio di sostanze stupefacenti.





Nessun focolaio di Covid tra lavoratori Ama

 

Non ci sono focolai per Covid 19 tra i lavoratori AMA. I servizi di igiene urbana sono assicurati e vengono svolti regolarmente sulla base dei turni programmati. Ad oggi, su 7.276 dipendenti, i lavoratori che risultano positivi al virus in tutto sono 60, la gran parte dei quali asintomatici, con un’incidenza solo dello 0,82% sul totale. La comunità di lavoratori del servizio pubblico essenziale di igiene urbana fa parte della società più ampia di cittadini e pertanto non può non essere toccata dal contagio. All’interno dell’azienda non sono mai cessati i presidi per la salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori attraverso le misure di contenimento attivate dallo scorso 8 marzo che, già da inizio settembre, sono state ulteriormente rafforzate. 

Lo comunica in una nota AMA S.p.A. anche in riferimento a notizie circolate che suscitano immotivato allarme. 

Ogni volta che si presenta un caso di positività, vengono attivati tutti i protocolli sanitari previsti, incluso il tracciamento dei contatti, con isolamento da parte dell’autorità sanitaria dei casi accertati positivi (con o senza sintomi) e quarantena per il personale che potrebbe essere stato esposto ad un caso di positività covid. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria AMA ha sempre posto la massima attenzione alla tutela della salute dei lavoratori, innanzitutto attraverso la capillare distribuzione di dispositivi di protezione individuali. Fino ad oggi l’azienda ha fornito ai dipendenti circa 1milione 400mila mascherine (oltre la metà delle quali con filtro ad alta protezione), 970mila paia di guanti monouso e 16mila tute monouso. 

 





Coronavirus, Asl Roma 1: sperimentato test congiunto covid-19/Hcv

 

 “Per garantire una continuita’ nelle terapie per i pazienti con Epatite C in Italia bisogna insistere con la strategia di messa a sistema di tutto il servizio sanitario nazionale su questo obiettivo. Nel periodo immediatamente successivo al lockdown abbiamo compreso un elemento, messo anche nero su bianco nella relazione al Parlamento, che e’ quello della possibilita’ di sottoporre la popolazione a screening sierologico congiunto sia per il Covid-19 sia per l’epatite cronica HCV. Ciascuno dei due ha infatti una sorta di effetto trainante reciproco per l’altro”. Lo ha detto Pietro Casella, direttore sostituto UOC Dipendenze – ex Asl Roma E (ora Asl Rm1), intervenendo al corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con Epatite C, organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie. 

Dopo Pozzuoli, Alessandria, Brindisi, Benevento e Siracusa, la sesta tappa e’ stata quindi a Roma, dove si e’ svolto l’incontro dal titolo ‘Buone prassi e networking nella gestione dell’epatite C in soggetti con disturbo da addiction, al tempo del Coronavirus’. I corsi di educazione continua in medicina (che saranno in totale 17 su tutto il territorio nazionale) rientrano nell’ambito del progetto ‘HAND – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il primo progetto pilota di networking a livello nazionale patrocinato da quattro societa’ scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD), che coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i relativi Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse citta’ italiane. 

“Ma la cosa importante, soprattutto – ha proseguito Casella- e’ che abbiamo rilevato l’importanza di questo test congiunto in questa prima fase del progetto, durante la quale abbiamo sottoposto a screening per il Covid-19 il gruppo di persone che sono in trattamento nei nostri servizi. Questo rappresenta davvero una trasformazione del rapporto terapeutico, per cui la persona si sente presa in carico globalmente come persona portatrice di un problema di salute. La possibilita’ di effettuare all’interno dei programmi terapeutici un test per il Covid-19 rappresenta quindi anche una facilitazione al reclutamento per lo screening per l’Hcv. Questo sicuramente lo abbiamo recepito, capito e anche sperimentato, ora intendiamo portarlo avanti nel prossimo futuro. Quello che manca, ma che spero le autorita’ sanitarie ce ne diano l’opportunita’, e’ di avere la disponibilita’ dei test rapidi per il Covid-19”. Per Casella, dunque, il progetto HAND riporta “l’attenzione degli operatori sulla necessita’ fondamentale di sottoporre a screening tutta la popolazione. È necessario ricercare in maniera sistematica, come dei ‘detective’, tutte le persone che hanno una positivita’ e che hanno contratto in qualche modo l’infezione- ha sottolineato l’esperto- per garantire la possibilita’ di inviare alle cure con i farmaci, che attualmente consentono la guarigione, tutte le persone o almeno la maggior parte che ne hanno indicazione. Non si puo’ ottenere un risultato di eliminazione del virus se non si e’ in un’organizzazione che sistematicamente persegue gli stessi obiettivi”. 

Secondo il direttore sostituto UOC Dipendenze – ex Asl Roma E (ora Asl Rm1), ancora, sull’epatite C e’ “forte la criticita’ dell’assenza di un progetto nazionale, che ha necessariamente portato ad una incompiutezza dei risultati- ha sottolineato Casella- come e’ stato anche definito dalla Commissione parlamentare che ha valutato le prime fasi del progetto. Il primo punto di forza di HAND, allora, e’ mettere a sistema tutto il Servizio sanitario nazionale, proprio perche’ per le sue caratteristiche di comportamento e’ quella la popolazione in cui e’ piu’ alta la prevalenza dell’infezione e che, sempre per le sue caratteristiche comportamentali, aumenta il rischio di diffusione dell’infezione alla popolazione generale”. Un altro punto di forza del progetto HAND e’ poi quello di “aver dotato i Servizi per le dipendenze di tutti gli strumenti necessari”. 

Ad intervenire a margine del corso sulla gestione dei tossicodipendenti con Epatite C a Roma, anche Gloria Taliani, professore ordinario di Malattie Infettive presso l’Universita’ Sapienza di Roma, che e’ tornata sull’opportunita’ di un test congiunto per Covid-19 ed epatite C. “L’iniziativa di ACE (Alleanza contro le Epatiti) sul test congiunto e’ assolutamente appropriata. Si tratta di far convergere momenti diversi su un unico binario- ha spiegato Taliani- in modo che tutto quello che si fa abbia una ricaduta ampia, riducendo i costi, gli spostamenti e la necessita’ di muoversi per fare ‘questo o quello’, perche’ si fa ‘questo e quello’ nello stesso momento”. I pazienti con epatite C hanno intanto necessita’ di riprendere al piu’ presto le terapie, interrotte a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Secondo la professoressa Taliani, perche’ il paziente con infezione cronica da epatite C ha “un bisogno immanente di essere curato. Ed e’ un bisogno che puo’ subire qualche modesto slittamento, anche contingente- ha spiegato l’esperta- ma che non dovrebbe essere ritardato oltre un certo limite, perche’ la malattia comunque progredisce e al di la’ e al di sopra di tutto c’e’ spesso l’incertezza sulla severita’ della fibrosi e quindi sulla potenziale pericolosita’ della progressione di malattia verso la forma piu’ estrema di danno, che e’ l’epatocarcinoma”. Per Taliani e’ “evidente” che la pandemia ha determinato dei cambiamenti “gestionali che non possono essere recriminati oltre un certo limite perche’ e’ stata travolgente per tutte le strutture assistenziali”. Ma e’ “altrettanto evidente” che in un momento di ripresa di normalita’ “sempre piu’ vicino allo standard, il ripristino di un percorso che tenga conto dei bisogno dei pazienti con epatite cronica C e’ indispensabile”, ha concluso. 

“Nel Lazio investiamo molto per la cura dell’epatite C, perche’ oggi sappiamo che una cura e’ possibile ed e’ quindi fondamentale effettuare test diagnostici, anche rapidi, sui soggetti a maggior rischio”. Lo ha detto l’assessore alla Sanita’ della Regione Lazio, Alessio D’Amato, interpellato dall’agenzia Dire sul tema in occasione del corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con Epatite C organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie, che si e’ svolto oggi a Roma. Il corso, dal titolo ‘Buone prassi e networking nella gestione dell’epatite C in soggetti con disturbo da addiction, al tempo del Coronavirus’, rientra nell’ambito del progetto ‘HAND – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il primo progetto pilota di networking a livello nazionale patrocinato da quattro societa’ scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD), che coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i relativi Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse citta’ italiane. “Negli ultimi anni le terapie antivirali per la cura dell’HCV hanno fatto passi da gigante e sono sempre piu’ efficaci- ha proseguito D’Amato- Tali terapie oggi ci permettono infatti di eradicare il virus in tutti i pazienti e con effetti collaterali sempre minori. Ma si puo’ sempre migliorare. Bisogna per esempio impegnarsi sempre di piu’ per far emergere il ‘sommerso’, cioe’ per andare a scovare tutte quelle persone infette ma che ancora non sanno di esserlo”. In questo senso il progetto ‘HAND’, mettendo in collegamento i Ser.D. con i centri di cura per l’HCV, secondo l’assessore alla Sanita’ puo’ “dare una mano”, ha commentato l’assessore, che infine ha ricordato che nel 2019 i pazienti affetti da epatite C curati dal sistema sanitario regionale con i nuovi farmaci “sono stati 15.499 unita’. Un risultato davvero importante che cambia la vita dei pazienti”, ha concluso D’Amato.

 





Unità Crisi Lazio: tamponi a laboratori privati, buona l’adesione

 

“Si è chiusa come preventivato la manifestazione di interesse rivolta ai laboratori privati per garantire a un prezzo calmierato l’esecuzione di tamponi molecolari. Vi è stata una buona adesione ed ora la commissione tecnica, sotto la supervisione dell’Istituto Spallanzani, si metterà subito a lavoro per verificare congruità tecniche, produttive e qualitative oltre alle condizioni economiche”. Lo comunica l’Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio.

 

 




Magi (Omceo Roma): “I medici sono sotto pressione perchè la gente ha paura”

 

“Siamo sotto pressione, legata anche al fatto che molte persone si rivolgono al pronto soccorso anche se non ci sono motivi importanti, c’è gente che si presenta con 37.1. Ma questo dipende anche dalla paura che tutti hanno, anche perché hanno avuto informazioni un po’ a singhiozzo e contraddittorie, la gente è disorientata e non avendo risposte sul territorio si rivolge agli ospedali e questo crea un affollamento molto importante”. Antonio Magi, presidente dell’ordine dei medici di Roma, è stato ospite del programma “L’imprenditore e gli altri” su Cusano Italia Tv. 

“Altro problema è la carenza di posti letto per malati covid che possono essere gestiti senza andare in terapia intensiva. Al medico di famiglia – spiega – sono stati dati troppi compiti per una persona sola. Deve visitare tutti i pazienti, deve fare tamponi, certificazioni, vaccini e questo non è possibile. Quello che sta mancando è l’organizzazione delle Usca. Le Usca nel Lazio non sono state organizzate in maniera corretta, oggi ci sono delle uscar che più che altro si stanno interessando dei tamponi, di organizzare azioni immediati per cercare di assistere le persone, ma non in maniera organizzata. Purtroppo continuiamo a vedere la sanità divisa in compartimenti stagni quando invece è composta da equipe che fanno parte di un’unica organizzazione. Ora ci ritroviamo a fare la guerra senza averla programmata, la guerra si prepara durante la pace e non durante la battaglia”. 

“Il covid è una situazione d’emergenza – ricorda poi Magi – ma non dobbiamo dimenticare tutte le altre malattie. Purtroppo si abbandonano molti pazienti e questa è una situazione grave. In Italia ci sono 24 milioni di pazienti cronici, che hanno bisogno di essere seguiti nelle loro terapie. Dovremmo avere ospedali covid e ospedali no covid che seguono gli altri pazienti. Avendo poche strutture, avendo chiuso molti ospedali e avendo pochi specialisti sul territorio, questo è il risultato”.

 




Abruzzo, arresti per corruzione (quattro) nella sanità

 

 

 

Quattro persone sono finite agli arresti domiciliari con l’accusa, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta, falso e omicidio colposo, nell’ambito di un’inchiesta sulla Sanità abruzzese. Si tratta di due imprenditori che operano nella distribuzione di apparati medicali, un agente di commercio e del primario della Cardiochirurgia dell’ospedale di Chieti, il professor Gabriele Di Giammarco, già interdetto nell’ambito di un’altra inchiesta.  Ad ulteriori 2 medici è stata notificata la misura della sospensione temporanea per 12 mesi dalla professione sanitaria. Oltre alle misure cautelari si è proceduto anche alle perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di tutti i soggetti indagati. Le complesse attività investigative, durate circa un anno, riguardano condotte illecite nelle procedure di approvvigionamento di materiali e dispositivi medici utilizzati all’interno dell’Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia dell’ospedale SS. Annunziata di Chieti.

E` stato accertato il consumo anomalo e spropositato di protesi cardiache e di altri dispositivi medici che venivano approvvigionati dall’Asl 2 Chieti al di fuori di qualsiasi procedura di evidenza pubblica, a prezzi più elevati rispetto ad altre aziende sanitarie e che sovente venivano lasciati inutilizzati, lasciati scadere o sperperati di proposito, per fare lievitare il volume degli acquisti dell’Asl e dunque i guadagni delle imprese fornitrici.  

Le indagini hanno consentito di documentare l’esistenza di un articolato fenomeno di corruzione sistemica posto in essere dal primario di quel reparto sin dal 2011. Tale pratica, secondo gli inquirenti, è stata ulteriormente favorita dall’inerzia della governance dell’Asl Chieti che, dal 2009 al 2019, non ha mai espletato alcun bando di gara pubblica per acquisto di dispositivi medici per l’Uoc di Cardiochirurgia.  

Solo nel 2019 è stata predisposta e autorizzata la procedura per l’espletamento di gara pubblica del valore di oltre 3 milioni, nel corso della quale sono state ulteriormente accertate condotte illecite da parte dello stesso primario. Per consolidare il quadro probatorio, fanno sapere gli inquirenti, è stata necessaria una complessa disamina contabile-amministrativa presso l’Asl 2 di Chieti, con il contributo dell’attuale direttore generale, che ha posto in evidenza come le protesi cardiache oggetto di indagine non solo sono risultate il dispositivo più utilizzato tra 2012 e 2019, ma anche quelle più onerose per l’azienda pubblica per importo superiore a un milione e mezzo di euro, pur essendo presenti sul mercato analoghe tipologie di valvole a costi inferiori e inserite nel preesistente bando di gara del 2009.





Violenze e saccheggi a Torino, arrestati in dieci

 

Due cittadini di origine egiziana, un maggiorenne e un minorenne sono stati arrestati dalla polizia perché ritenuti responsabili del saccheggio del negozio Gucci in via Roma a Torino durante i disordini che si sono verificati ieri sera nel capoluogo piemontese durante una manifestazione di protesta contro le misure anti Covid contenute nell’ultimo Dpcm del governo. I due dovranno rispondere di furto aggravato e resistenza aggravata. Sempre per resistenza aggravata sono stati arrestati tre italiani, uno dei quali dovrà rispondere anche di tentato furto aggravato nel negozio Luis Vuitton. Due persone, inoltre, sono state denunciate per quanto accaduto davanti a Gucci. A queste misure si aggiungono cinque arresti e due denunce effettuati dalla Digos





Violenze e saccheggi in pieno centro a Milano. 28 le persone denunciate

 

Sono state 28 le persone denunciate per danneggiamanto e violenza a pubblico ufficiale a seguito degli incidenti verificatesi a Milano in una manifestazione non autorizzata contro il nuovo Dpcm per contenere il coronavirus. Tredici dei denunciati sono minorenni, tra questi alcuni hanno piccoli precedenti. Diciotto sono italiani e dieci stranieri. Denunciata anche una ragazza anarchica mentre i restanti non sono riconducibili a gruppi conosciuti.





Italiani nel mondo, ecco il Rapporto migrantes. Ecco dove hanno scelto di fuggire gli italiani

I cervelli in fuga dall’Italia, un mantra che viene ripetuto allo sfinimento. Vero, ma solo in parte. A delineare un quadro aggiornato della situazione è l’ultimo rapporto ’Italiani nel mondo’ stilato da Migrantes, la fondazione della Cei. Si scopre quindi che, sebbene cresca il titolo di studio degli italiani all’estero, ora chi si sposta sono soprattutto i diplomati in cerca di qualsiasi lavoro. Se, rispetto ai dati Istat del 2006, la percentuale di chi è andato a vivere oltre confine con titolo alto (laurea o dottorato) è cresciuta del +193,3% (confronto col 2018), per chi lo ha fatto con in tasca un diploma l’aumento è stato di ben 100 punti decimali in più (+292,5%). I cervelli se ne vanno, ma "l’errore di narrazione nella mobilità recente", spiega il rapporto, riguarda l’omissione di una componente meno qualificata che decide di lasciare il Paese. E che è quasi quadruplicata in 13 anni. In generale, il dato incontrovertibile è la crescita inesorabile dei connazionali che si trasferiscono all’estero: dal 2006 al 2020 sono aumentati del +76,6%.

 

Le Regioni ’in fuga’

È la Lombardia, seguita dal Veneto, la regione dalla quale partono la maggior parte degli italiani che scelgono di vivere all’estero. Ma "il vero divario non è tra Nord e Sud, ma tra città e aree interne", precisa il rapporto. "Sono luoghi che si trovano al Sud e al Nord, ma che al Sud diventano doppia perdita: verso il Settentrione e verso l’estero. A svuotarsi sono i territori già provati da spopolamento, senilizzazione, eventi calamitosi o sfortunate congiunture economiche". Migrantes cita un esempio: "il 23 novembre 2020 cadrà il 40esimo anniversario del terremoto più catastrofico della storia repubblicana, quello che colpì Campania e Basilicata". Ebbene, "ancora oggi queste aree sono provate nelle loro zone interne da numerose partenze, ma contemporaneamente mantengono all’estero il grande valore di comunità numerose con tradizioni e peculiarità specifiche".

Dove vanno gli italiani all’estero

A sorpresa, è Malta il paese di gran lunga più gettonato tra le "nuove frontiere" della mobilità degli italiani. Se si guardano gli ultimi 15 anni, si riscontra un’impennata degli spostamenti appunto a Malta (+632,8%), in Portogallo (+399,4%), Irlanda (+332,1%), Norvegia (+277,9%) e Finlandia (+206,2%).  Restando invece ai dati assoluti, nel 2018 i principali paesi di destinazione sono ancora il Regno Unito e la Germania che hanno accolto rispettivamente, il 18% e il 16% degli emigrati italiani, seguiti da Francia, Svizzera, Brasile e Spagna. Queste sei nazioni ricevono nel complesso, oltre il 67% del totale delle cancellazioni di italiani per l’estero (78 mila su 117 mila). Altri paesi verso i quali i nostri connazionali emigrano più frequentemente sono gli Stati Uniti d’America (4,6%), il Belgio (2,4%), l’Australia e l’Austria (entrambe 2,0%).

E da dove tornano

Per quanto riguarda i rimpatri, i paesi dai quali si ritorna nel 2018 sono principalmente il Brasile, la Germania, il Regno Unito, la Svizzera, il Venezuela, gli Stati Uniti d’America e la Francia per un totale del 61% delle iscrizioni anagrafiche (28 mila su circa 47 mila in termini assoluti).

Scolarizzazione

Cresce, come detto, la scolarizzazione dei nostri connazionali all’estero: nel 2006 il 68,4% dei residenti ufficiali fuori dall’Italia aveva un titolo di studio basso - licenza media o elementare o addirittura nessun titolo - il 31,6% era in possesso di un titolo medio alto (diploma, laurea o dottorato). Nel 2018 lo scenario è cambiato: il 29,4% è laureato o dottorato e il 29,5% è diplomato mentre il 41,5% è ancora in possesso di un titolo di studio basso o non ha titolo.




Amy Coney Barrett confermata alla Corte Suprema, è la vittoria che cercava Trump

Amy Coney Barrett è stata confermata dal voto del Senato degli Stati Uniti alla Corte Suprema: per Trump, secondo le analisi della stampa anlgosassone, si tratta di una grande vittoria che consolida il predominio conservatore nel maggior tribunale americano per i prossimi anni.

Il voto non ha riservato sorprese, con i senatori praticamente tutti allineati alla linea del rispettivo partito, ma le conseguenze, sia per il presidente, sia per la Corte Suprema stessa sono significative. In sostanza si è creata una maggioranza schiacciante di sei giudici conservatori a fronte di tre progressisti, con la prospettiva di un mantenimento di questa proporzione così sbilanciata per molti anni. Amy Coney Barrett è infatti solo 48 anni, e il più anziano dei giudici supremi, Clarence Thomas, ne ha 72 il che, trattandosi di un mandato a vita, prospetta ancora molto tempo prima di una nuova nomina.

In sostanza per Trump si tratta della terza nomina, benché tutte controverse, di un giudice a lui gradito nel corso del proprio mandato. Nomine che hanno dato una impronta molto precisa all’orientamento della Corte Suprema.

Durante la cerimonia di giuramento, Amy Coney Barrett ha dichiarato: “È compito di un senatore perseguire le proprie preferenze politiche. In effetti, sarebbe un inadempimento mettere da parte gli obiettivi politici. Al contrario, è compito di un giudice resistere alle proprie preferenze politiche. Sarebbe un inadempimento lasciarsi condizionare da esse”.





Proteste contro dpcm, la Consap chiede strumenti normativi adeguati per fronteggiare le piazze e esprime solidarietà ai colleghi e ai loro familiari

 

 

“Si palesano gravi responsabilità in chi non ha tenuto conto che le scelte operate si sarebbero potute trasformare in un problema di ordine pubblico” lo sostiene la Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia con riguardo alle proteste che stanno interessando tutto il paese. 

Il sindacato di polizia Consap esprime la massima solidarietà e vicinanza ai colleghi impiegati per fronteggiare proteste a macchia di leopardo, che fomentate dalle frange più estremiste, ci stanno precipitando in un abisso, senza regole, dove le Forze di Polizia diventano il solo ed unico baluardo. 

“In questi drammatici giorni – spiega Il Segretario Generale Nazionale della Consap Cesario Bortone – siamo nel mezzo di una protesta di violenza inaudita e gratuita, orchestrata da bande criminali organizzate che cavalcano il malcontento fra la popolazione dove gli scontri con le forze di polizia, avevano il preciso scopo di provocare disordini.

La Consap solidarizza con i colleghi impegnati nelle piazze ed estende tutta la propria solidarietà e vicinanza anche ai familiari di tutti i poliziotti che indirettamente e di riflesso sono parte di questo enorme sacrificio, stretti fra rischio per l’incolumità fisica e la salute dei loro cari, che una volta finito il servizio torneranno nelle mura di casa, divenendo loro malgrado anche potenziali untori del contagio.

“La difesa delle istituzioni non ci spaventa – prosegue Bortone - ma pretendiamo misure appropriate anche di carattere normativo per chi usa violenza sui difensori delle istituzioni, affinché non passi impunito ogni atto di aggressione fisica e violenta, contro le divise”.




Con Lockdown a Natale si brucerebbero 25 mld di spesa delle famiglie

 

Un lockdown nel periodo delle feste brucerebbe 25 miliardi di spesa delle famiglie. Lo rivela un rapporto Censis-Confimprese, che indica nel Natale l’orizzonte massimo di tenuta psicologica degli italiani di fronte a nuove restrizioni. A fine anno, a causa della seconda ondata di vincoli in aggiunta al primo lockdown, si stima un crollo dei consumi per un valore complessivo di 229 miliardi di euro con un taglio di 5 milioni di posti di lavoro.





Federalberghi: contributo a fondo perduto anche per hotel e terme

 

È necessario destinare anche agli alberghi e alle terme il contributo a fondo perduto che dovrà essere approvato dal consiglio dei ministri con il decreto ristori. Lo sostiene la Federalberghi, secondo cui “gli albergatori sono con il fiato sospeso”. 

“Comprendiamo – afferma il presidente Bernabò Bocca – le sofferenze e il grido di dolore lanciato dalle altre componenti della filiera turistica, con cui condividiamo un’amara sorte. Ma non potremmo comprendere un trattamento discriminatorio che finirebbe con il penalizzare la categoria che più di tutte ha subito le conseguenze dei provvedimenti restrittivi, che hanno via via ristretto tutti i flussi turistici, con blocchi alle frontiere, viaggi sconsigliati, trasporti pubblici ridotti, eventi annullati e chi più ne ha più ne metta”. 

“Sia pur in assenza di un ordine di chiusura – aggiunge Bocca – ci sono alberghi fermi dal mese di marzo. E molti di coloro che a giugno o a settembre hanno provato a riaprire si sono dovuti arrendere. Ci auguriamo pertanto che le indiscrezioni risultino infondate e chiediamo che il consiglio dei ministri includa a pieno titolo le imprese turistico-ricettive e termali tra i destinatari del contributo a fondo perduto”.





Conte avverte: “Il Dpcm non è in discussione, nessuno soffi sul fuoco”

 

 

 

L’ultimo Dpcm contiene misure “più restrittive, ma necessarie. E’ nato da un lungo confronto tra tutte le forze di maggioranza, rappresentate dai rispettivi capi-delegazione. Queste misure non sono in discussione”. Lo dice il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una lettera al Fatto quotidiano. “Piuttosto vanno spiegate a una popolazione in sofferenza, che legittimamente chiede di capire i motivi delle scelte del governo”, aggiunge.

Il premier spiega che chiudendo palestre, cinema, teatri e anticipare la chiusura di bar e ristoranti hanno “ridotto tutte le occasioni di socialità che spingono le persone a uscire nelle ore serali e a spostarsi con i mezzi pubblici”. Lo stesso ragionamento sta dietro alla didattica a distanza decisa per le scuole superiori e all’incentivazione dello smart working: “Puntiamo a ridurre momenti di incontri e soprattutto l’afflusso nei mezzi di trasporto durante il giorno, perché sappiamo che è soprattutto lì che si creano affollamenti e quindi occasioni di contagio. Acquistare subito centinaia di nuovi mezzi pubblici è impossibile, per questo andava decongestionato il sistema del trasporto pubblico agendo su scuola e lavoro e altre occasioni di uscita come lo sono l’attività sportiva in palestre e piscine”.

“Diminuendo le occasioni di socialità – sottolinea Conte – abbassiamo anche il numero di contatti che ognuno di noi può avere, rendendo così più facile fare i tracciamenti nel caso in cui una persona risulti positiva. Senza queste misure la curva è destinata a sfuggirci di mano. Ora è il momento della responsabilità. La politica – e questo vale soprattutto per chi è al governo – deve saper dar conto delle proprie scelte ai cittadini, assumersi la responsabilità delle proprie azioni e non soffiare sul fuoco del malessere sociale per qualche percentuale di consenso nei sondaggi”.

“Ora – osserva il premier – è il momento di mettere il Paese in sicurezza, evitando la diffusione del contagio e il rischio di non riuscire a garantire cure e ricoveri adeguati e di non riuscire a preservare il tessuto economico e produttivo. Siamo tutti pienamente consapevoli delle ricadute economiche di queste misure, delle difficoltà a cui molti cittadini italiani vanno incontro, penso a chi lavora nel settore della ristorazione, del turismo, dello spettacolo, della cultura, delle palestre e di tutti i settori connessi. Ma proprio per questo oggi approviamo un decreto importante con ingenti risorse che ci permette di ristorare tutte queste persone, di dare loro in maniera rapida e diretta risorse per colmare le perdite dovute alle chiusure.

Saranno soldi certi e rapidi”.