Fondo perduto, ecco il conto di Agenzia delle Entrate

 

I contributi a fondo perduto per circa un miliardo di euro già erogati sono stati ricevuti anche da 154mila bar, pasticcerie, gelaterie e ristoranti per un importo di oltre 726 milioni di euro e da 25mila operatori dell’ospitalità per 106 milioni di euro. Lo rende noto l’Agenzia delle Entrate che ha inviato i mandati di pagamento per un importo totale di 964,8 milioni di euro a favore delle 211.488 imprese più colpite dalle misure di contenimento della seconda ondata dell’epidemia COVID-19. 

“È stato possibile erogare i contributi in soli nove giorni dall’emanazione del Decreto Ristori – sottolinea l’Agezia – grazie alla procedura informatica gestita dal partner tecnologico Sogei, e senza richiedere alcun adempimento ai contribuenti coinvolti che vedranno accreditarsi le somme maggiorate direttamente sul conto corrente indicato nella domanda relativa al primo contributo a fondo perduto previsto dal Decreto Rilancio”. 

Tra gli altri beneficiari ci sono circa 9mila che operano nelle attività sportive e di intrattenimento e nel trasporto. Tra le altre attività con più erogazioni spiccano quelle artistiche (2.935), quelle di supporto alle imprese (1.482) e quelle professionali (1.206). 

Gli operatori interessati regione per regione – Sul totale dei soggetti interessati, ben 32.345 svolgono la loro attività in Lombardia; seguono il Lazio, con 20.571 operatori economici, il Veneto (17.947), l’Emilia-Romagna (17.154) e la Campania (17.055). Fra le altre regioni spiccano la Toscana, con 16.637 beneficiari, il Piemonte (14.294), la Puglia (13.064) e la Sicilia (12.908).





Unioncamere: a novembre 264mila assunzioni, ma c’è un crollo del 24,3%

Giù le quote per turismo, alloggio e ristorazione

 

Sono quasi 264mila le assunzioni previste dalle imprese per il mese di novembre, in flessione del 24,3% rispetto all’anno scorso. Scende anche al 10% la quota di imprese che programmano assunzioni, attestata ad ottobre al 13%. Questi i dati più che emergono dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali di novembre . Le molteplici incognite sul piano economico e occupazionale continuano a pesare in particolare sui programmi delle imprese dei servizi turistici, alloggio e ristorazione (-31,8% le entrate programmate rispetto a novembre 2019), dei servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone (-30,8%) e dei servizi dei media e della comunicazione (-28,5%). Meno penalizzati i servizi alle persone (-11,2%), anche a seguito delle maggiori sollecitazioni legate all’erogazione dei servizi sanitari, i servizi finanziari e assicurativi (-17,3%) e i servizi avanzati di supporto alle imprese (-18,7%). Per l’industria, fortemente al ribasso le previsioni delle imprese dei comparti carta, cartotecnica e stampa, (-43,1%), legno e mobile (-39,7%), altre industrie (-34%) e tessile, abbigliamento e calzature (-31,0%). Mentre i comparti alimentare, metallurgico e costruzioni registrano una minore flessione delle entrate in programma rispetto all’anno precedente (rispettivamente -16,3%, -19,3% e -19,6%).  Nonostante il clima di grande incertezza, la domanda di lavoro per le figure professionali di operai e artigiani mostra di essere abbastanza significativa e il calo delle entrate programmate per questi profili è più contenuto rispetto alla media (-18,4% per il gruppo professionale degli operai specializzati). Domanda sostenuta principalmente dalle micro imprese (1-9 dipendenti) dell’industria, le uniche a far registrare una crescita delle entrate rispetto allo scorso anno (+6,6%). 

Nel complesso cresce ancora, nella crisi prodotta dalla pandemia, il fenomeno della “polarizzazione” nella domanda di lavoro delle imprese: rispetto ad un anno fa, infatti, si registra un aumento sia della quota di laureati ricercati dalle imprese (passa dal 14% al 16%), sia della quota di personale a cui non è richiesto un titolo di studio specifico (passa dal 22% al 25%).





Gualteri: “Già partiti 211mila bonifici per un miliardo, presto nuovo dl”

 

 I primi contributi a fondo perduto sono stati “erogati in tempi record” e sono “già partiti 211mila bonifici per un valore di un miliardo di euro”. Lo annuncia il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

“In un periodo di difficoltà e di giuste preoccupazioni, possiamo dare una notizia positiva – riferisce in una nota – sono passati soli nove giorni dall’emanazione del primo Decreto Ristori, e l’Agenzia delle Entrate ha già emesso i primi mandati di pagamento per accreditare il contributo a fondo perduto agli operatori economici interessati dalle misure di contenimento della seconda ondata di Covid entrate in vigore il 26 ottobre.

Sono stati disposti i bonifici in favore di più di 211 mila imprese, per un totale di oltre 964 milioni di euro”.

“Avevamo detto che saremmo stati in grado di far arrivare sui conti correnti i primi ristori per il 15 di novembre, in realtà essi arriveranno già lunedì e martedì prossimi – prosegue – L’amministrazione finanziaria è riuscita ad eseguire tutte le operazioni in automatico, così come previsto dal decreto legge n.137 del 28 ottobre 2020, senza richiedere alcun adempimento o domanda ai contribuenti coinvolti, che vedranno accreditarsi le somme maggiorate direttamente sul conto corrente indicato nella domanda relativa al primo contributo a fondo perduto, avanzata nella primavera scorsa. Credo che un riconoscimento vada dato a tutte le strutture dell’amministrazione finanziaria coinvolte, a cominciare dall’Agenzia delle Entrate, che sono state in grado di corrispondere alla giusta attesa di tanti cittadini, lavoratori e imprese colpiti dalle conseguenze di questa drammatica situazione”.





Speranza (Salute) “Nessuna alternativa alle scelte fatte”

 

 “Non c’è nessuna alternativa alle scelte fatte. Il virus non ci da tempo, non aspetta le nostre discussioni se non ci muoviamo con determinazione dilaga”.

Lo ha detto il Ministro della Salute, Roberto Speranza, nel corso della informativa urgente del Governo sui dati e sui criteri seguiti per la collocazione delle Regioni italiane nelle aree rossa, arancione e gialla, previste dal Dpcm del 3 novembre.

“Nessuno può sottrarsi a questa incontrovertibile necessità. Il Governo si è assunto fino in fondo le sue responsabilità. Il Dpcm è frutto di un lavoro lungo e faticoso”.

QUanto alle polemiche ssui criteri seguiti per la collocazione delle Regioni italiane nelle aree rossa, arancione e gialla, previste dal Dpcm del 3 novembre, Speranza ha aggiunto: “La fonte dei dati sono le regioni. In tutte le fasi del nostro lavoro c’è stato il coinvolgimento delle istituzioni scientifiche del nostro Paese e delle regioni. Ci sono dei limiti che non devono essere superati” nella polemica politica. Basta, non alimentiamo politiche che sono dannose. Se produciamo clima sbagliato creeremo solo disorientamento fra i cittadini”.





Conte: “I dati falsi delle Regioni ucciderebbero le persone”

Il Presidente del Consiglio Conte durissimo sui criteri che hanno portato alla definizione in zone rossa, arancione e gialla i territori italiani

 

 “Non oso neppure pensarlo. Significherebbe mettere scientemente a rischio la vita dei propri concittadini, con condotte penalmente rilevanti. In ogni caso i territori che oggi sono in condizioni più critiche con la cura più severa possono presto tornare in una fascia meno restrittiva”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al Corriere della Sera, sulla possibilità che dalle Regioni vengano forniti parametri sanitari pilotati al fine di condizionare le scelte sul loro territorio nella nuova Italia a semaforo sanitario regionale.

Il premier ha anche difeso composizione e struttura della cabina di regia chiamata a valutare i dati trasmessi dalle Regioni e accendere le diverse luci del semaforo sanitario. “La Conferenza delle Regioni – ha ricordato- ha designato tre esperti a far parte della cabina di regia. Gli esiti del monitoraggio, infine, vengono condivisi anche dal Cts. In ogni caso ho voluto che nel decreto ristori bis fosse inserita una norma che contribuirà a rendere ancora più chiaroetrasparente il meccanismo di monitoraggio, in modo che la comunità scientificaetutti i cittadini possano accedere a queste informazioni”.

Il premier ha poi aggiunto: “Nessuno ha mai messo in discussione, prima di adesso, questo meccanismo e rifiutarlo significa portare il Paese a sbattere contro un nuovo lockdown generalizzato. I cittadini della Lombardia, del Piemonte, della Valle d’Aosta, della Calabria, non ne trarrebbero nessun beneficio. Senza contare l’ingiustizia di imporre lo stesso regime di misure che stiamo applicando alle Regioni rosse anche a cittadini che vivono in territori in condizioni meno critiche”.

“Sono sei mesi – ha ricordato il premier- che l’Iss sta sperimentando, insieme alle Regioni, questo meccanismo di monitoraggio. Le Regioni lo alimentano con i dati inviati periodicamente e ne certificano i risultati attraverso i loro rappresentanti che fanno parte della cabina di regia”, aggiunge.”Unità significa solidarietà, non omogeneità. Non sono giornate felici per le aree rosse – prosegue -. I cittadini sono costretti a un nuovo regime molto penalizzante perché sono misure che limitano la circolazione e rischiano di deprimere tanti ristoratori, esercenti attività commerciali e operatori economici. Ma anche le aree arancioni e gialle sono sottoposte a misure restrittive, pur differentemente graduate. Non facciamo tutto questo a cuor leggero. Solo così possiamo contrastare il Covid e vincere questa battaglia. Speriamo il più presto possibile”.





Vittime del Dovere: serve maggiore attenzione

 

di Ezio Bonanni

Presidente Osservatorio Nazionale Amianto

 

Sono Vittime del dovere coloro che, in occasione di missioni, e nelle attività già spiegate nell’art. 1, co. 563, L. 266/06, hanno subito infermità ed anche la morte.

Poi, c’è la platea degli equiparati alle vittime del dovere: si tratta di coloro che hanno subito infermità in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006.

Si tratta di condizioni specifiche, come, per esempio, l’esposizione ad amianto, che comporta danni alla salute. Tra le malattie asbesto correlate, la più devastante, è il mesotelioma(https://onanotiziarioamianto.it/mesotelioma/), un cancro delle sierose, quasi sempre e, purtroppo, mortale.

Così come sono mortali le stesse infiammazioni provocate dalle fibre, tra cui l’asbestosi. Non solo, ma poi ci sono tutta una serie di altri tumori amianto, che possono essere provocati anche da altri cancerogeni, come il tumore del polmone, della laringe, delle ovaie, piuttosto che della faringe, dello stomaco e del colon retto.

Gli altri cancerogeni potenziano gli effetti dell’amianto, ed anzi, agiscono in sinergia, ed è la condizione che si è verificata nelle Forze Armate in danno del personale civile e militare.

Infatti, le radiazioni, le nanoparticelle, che sono il risultato dell’utilizzo dei proiettili all’uranio impoverito, piuttosto che il gas radon, sono dei micidiali moltiplicatori del rischio di tumore del polmone. Ne sa qualcosa l’ex sottoufficiale della Marina Militare Italiana, ora in congedo, Gaetano D’Onofrio, e anche quando questi cancerogeni non provocano il cancro, causano l’MCS, come dimostrato dal Colonnello Carlo Calcagni. Su questo caso, vi è stato anche il parere del Prof. Giancarlo Ugazio che, con l’Avv. Ezio Bonanniha scritto un libro: “Patologie ambientali e lavorative. MCS - Amianto & giustizia”.

Tant’è che ci sono stati diversi interventi legislativi per adeguare la normativa. Per cui, oltre al riconoscimento della causa di servizio (https://onanotiziarioamianto.it/assistenza-gratuita-vittime-amianto/assistenza-legale-ona/causa-servizio-riconoscimento-indennizzo-tutela-legale/), vi è stato tutto un fiorire della normativa per il riconoscimento dello statusdi vittima del dovere (https://onanotiziarioamianto.it/vittime-del-dovere-tutela-legale/).

Certo, la chiave di volta di tutela della salute è la prevenzione primaria. Tuttavia, molte esposizioni si sono già verificate, ed hanno colpito anche gli stessi militari di leva, ed è per questo motivo che l’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA hanno istituito il servizio di assistenza legale gratuita (https://onanotiziarioamianto.it/consulenza-legale-gratuita-ona-risponde/).

In realtà, specialmente con riferimento ai militari, compresi quelli di leva, l’applicazione della disciplina ha mostrato particolari criticità, dovute ad un comportamento ostativo del Ministero della Difesa. In qualità di legale e di Presidente dell’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto ho, più volte, denunciato i ritardi e le lentezze della burocrazia, e l’illegittimità di alcuni dinieghi. In più, ho sollecitato la necessità di una maggiore efficacia degli strumenti di prevenzione primaria.

In più, si tende a sottacere il rischio cancerogeno cui sono stati esposti tutti i nostri militari, da quelli della Marina Militare Italiana, a quelli dell’Esercito, a quelli dell’Aviazione e, ancora, in altri settori.

Tant’è che il Legislatore Italiano ha sentito la necessità di intervenire per conferire il diritto alle prestazioni previdenziali di equiparati a vittime del dovere e risarcimento danni alle vittime di malattie asbesto correlate per esposizione ad amianto nelle unità navali della Marina Militare Italiana, e, in caso di decesso con liquidazione ai loro familiari, di quanto maturato dal defunto e, soprattutto, anche dei danni diretti dei superstiti.

Ciò è stato sancito espressamente dall’art. 20, L. 183/2010, che ha sancito per queste vittime, la loro equiparazione alle vittime del dovere.

Questo principio è stato, tuttavia, esteso a tutti coloro che hanno subito danni per esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, tra i dipendenti civili e militari di tutte le Forze Armate e del Comparto Sicurezza.

Nelle Forze Armate è in atto un’epidemia di malattie asbesto correlate: 830 casi di mesotelioma, di cui 570 solo in Marina Militare, e questo cancro, è solo la punta dell’iceberg, perché ci sono altre malattie asbesto correlate.

Ma non solo, anche altre malattie, e decessi per l’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e pratiche vaccinali errate. Tutte le denunce dell’ONA risultano essere state confermate dalla Relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati del 07.02.2018: http://documenti.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/022bis/023/INTERO.pdf.

Per questi motivi, il quinto episodio di ONA TV è stato interamente dedicato al tema delle vittime del dovere e della loro tutela https://youtu.be/bru_cawdRVU





Moody’s conferma il rating Baa3 all’Italia

 

 

L’agenzia Moody’s ha confermato il rating Baa3 attribuito all’Italia - con outlook stabile - sottolineando come "anche se la crescita rimarrà una sfida di medio termine, l’economia italiana dovrebbe riprendersi dalla profonda contrazione provocata dalla pandemia nella prima metà dell’anno". "Il recente aumento dei tassi di contagio potrebbe ritardare la ripresa nel 2021, ma - continua l’agenzia - l’orientamento favorevole della politica monetaria della BCE e il Recovery Fund dell’UE forniranno un importante sostegno all’economia nei prossimi anni". Moody’s evidenzia come "l’onere del debito dell’Italia sta aumentando notevolmente quest’anno e rimarrà molto alto per molti anni, il che rappresenta un importante vincolo al rating". Tuttavia, Moody’s "prevede che la ripresa della crescita unita alla natura temporanea di molte delle misure di emergenza di quest’anno consentirà di ridurre il deficit di bilancio negli anni a venire e sosterrà una graduale riduzione del rapporto debito pubblico/Pil"."Il contesto di finanziamento molto favorevole assicura che l’Italia continuerà a beneficiare di una forte accessibilità del debito, un importante fattore attenuante per i suoi elevati livelli di debito" spiegano da Moody’s. Dopo la crisi del 2020 "la crescita economica più forte nei prossimi anni dovrebbe contribuire a ridurre il disavanzo di bilancio e il rapporto debito pubblico / PIL". "Sebbene l’orientamento della politica fiscale rimarrà altamente espansivo, il deficit di bilancio si ridurrà dal deficit stimato per quest’anno dell’11,4% del Pil a circa il 7% del Pil l’anno prossimo". Un andamento "dovuto alla natura temporanea di molte delle misure di spesa di emergenza di quest’anno, unitamente al rimbalzo della crescita e del gettito fiscale". Per l’agenzia "la spesa per interessi sul debito diminuirà ulteriormente, dal momento che la BCE garantisce condizioni di finanziamento favorevoli per i governi della zona euro". Moody’s prevede che l’onere legato agli interessi sul debito - un indicatore chiave per l’accessibilità economica del debito - si attesterà al 7,3% del Pil alla fine del prossimo anno, simile al livello del 2019. L’agenzia segnala come sia "importante sottolineare che questo rapporto è molto inferiore oggi rispetto al 2012 (10,8%), al culmine della crisi del debito dell’area dell’euro"."La crescita al di sopra del trend e i bassi costi di finanziamento consentiranno al rapporto debito/Pil dell’Italia di diminuire lentamente, raggiungendo quasi il 150% del Pil entro il 2024 secondo lo scenario di base di Moody’s. Tuttavia, ciò lascerebbe comunque l’onere del debito pubblico italiano molto elevato e una sostanziale vulnerabilità dal punto di vista del rating".





Coronavirus, nuovo record di contagi nel mondo. I numeri dell’Oms

 

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato un nuovo record nel numero di positivi al coronavirus Sars-CoV-2 in un singolo giorno. L’Oms ha rilevato nel mondo ieri 581.679 casi in 24 ore, 24mila in più rispetto al massimo segnato il 31 ottobre. Dall’inizio della pandemia sono stati registrati 48,5 mln di casi nel mondo. Secondo gli esperti, il numero reale di casi è molto più elevato di quelli ufficiali. In cifre assolute, i Paesi più colpiti sono Usa, India e Brasile. Oltre 1,2 mln di persone sono morte finora di Covid-19, secondo l’Oms. Ieri sono stati conteggiati circa 8.900 decessi in 24 ore.





A causa del Covid ogni italiano ha perso nel 2020 circa 2500 euro. I numeri di Cgia di Mestre

 

A causa del Covid, quest’anno, ogni italiano perderà mediamente quasi 2.500 euro, precisamente 2.484, con punte di 3.456 euro a Firenze, di 3.603 a Bologna, di 3.645 a Modena, di 4.058 a Bolzano e addirittura di 5.575 euro a Milano. A stimare la contrazione del valore aggiunto per abitante a livello provinciale ci ha pensato l’Ufficio studi della Cgia che ha stimato anche un altro dato particolarmente allarmante: il Sud, infatti, anche se subirà una riduzione del Pil più contenuta rispetto a tutte le altre macro aree del Paese (- 9%) vedrà scivolare il Pil allo stesso livello del 1989. In termini di ricchezza, pertanto, “retrocederà” di ben 31 anni. Su base regionale Molise, Campania e Calabria torneranno dunque allo stesso livello di Pil reale conseguito nel 1988 (32 anni fa) e la Sicilia nientemeno che a quello del 1986 (34 anni orsono). I dati, comunque, avvertono gli artigiani mestrini, sono "sicuramente sottostimati": aggiornati al 13 ottobre scorso, non tengono conto degli effetti economici negativi che deriveranno dagli ultimi Dpcm che sono stati introdotti in queste ultime due settimane. "Con meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell’anno chiuderanno definitivamente i battenti rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale. Soprattutto nel Mezzogiorno, che è l’area del Paese più in difficoltà, c’è il pericolo che le organizzazioni criminali di stampo mafioso cavalchino questo disagio traendone un grande vantaggio in termini di consenso", commenta il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo .  La Cgia dunque chiede di imboccare la strada per cui si sosterranno "con contributi a fondo perduto non solo le attività che saranno costrette a chiudere per decreto, ma anche buona parte delle altre, in particolar modo quelle artigianali e commerciali, che, sebbene abbiano la possibilità di tenere aperto, già da una settimana denunciano che non entra quasi più nessuno nel proprio negozio". E a fronte di una "massiccia iniezione di indennizzi" nel breve periodo, è invece "indispensabile", nel medio -lungo periodo, una "drastica riduzione delle tasse alle famiglie e alle imprese per far ripartire sia i consumi che gli investimenti". La preoccupazione d’altra parte riguarda la tenuta occupazionale: con l’introduzione del blocco dei licenziamenti, quest’anno gli occupati scenderanno di circa 500 mila unità. In termini percentuali sarà sempre il Mezzogiorno l’area del Paese a subire la contrazione più marcata: (-2,9% pari a -180.700 addetti) mentre saranno Sicilia (- 2,9%), Valle d’Aosta (-3,3 %), Campania (- 3,5%) e Calabria (-5,1%), le regioni più “colpite”. Tra tutte le 20 regioni monitorate dall’Ufficio studi della Cgia, solo il Friuli Venezia Giulia, invece, parrebbe registrare una variazione positiva (+0,2%), pari, in termini assoluti, a +800 unità.





Biden: “Vinceremo questa sfida”

 

 

Non abbiamo ancora risultati chiari, ma "vinceremo questa sfida". Lo ha detto Joe Biden parlando a Washington. "Non possiamo ancora dichiarare la vittoria finale - ha aggiunto - ma i numeri ci dicono che è evidente: vinceremo questa sfida’’.  Biden parla di ’’una netta maggioranza’’ e ’’oltre 300 voti dei grandi elettori’’. "Vinceremo questa gara. Guardate cosa è successo da ieri. In Georgia eravamo indietro, ora siamo in vantaggio e vinceremo quello stato. Ventiquattro ore fa eravamo indietro in Pennsylvania, e vinceremo la Pennsylvania. E ora siamo avanti, ma stiamo vincendo in Arizona, stiamo vincendo in Nevada, qui il nostro vantaggio è raddoppiato", ha sottolineato affermando subito dopo: ’’La democrazia funziona. I vostri voti saranno contati tutti. Non mi interessa quanti cercheranno di fermarlo. Non permetterò che accada’’. Ma ’’dobbiamo restare calmi e pazienti’’, è l’appello di Biden per il quale il tempo di attesa nel conoscere l’esito finale del voto ’’non sarà tempo sprecato, sto già pensando al vostro futuro e lavorando per questo’’. E ha ammesso che in questo momento negli Stati Uniti ci sono ’’tensioni molte elevate’’ e che è necessario un ’’piano economico per la crescita’’.





Libia, Di Stefano (Esteri): “Su pescatori sequestrati situazione complicata”

 

 

 “Ho avuto a che fare spesso negli ultimi due anni con i pescherecci di Mazara perché spesso venivano sequestrati, perché purtroppo il pesce nel mar Mediterraneo scarseggia e spesso e volentieri si inoltrano un po’ troppo in là. Detto questo, finché si trovavano nelle mani della guardia costiera libica di Tripoli, avendo un rapporto consolidato tra Governi, nel giro di quarantotto ore abbiamo sempre risolto ogni problema, anche quando ci hanno fatto un favore per risolvere il problema. In questo caso siamo, invece, in una situazione in cui chi li detiene non è il Governo libico ma sono sostanzialmente delle milizie e quindi tutto diventa molto più complesso. Voglio rassicurare che abbiamo costantemente contatti con i pescatori e siamo certi che stiano bene, sono assistiti dall’ambasciata italiana, dell’intelligence e anche dai Paesi limitrofi che ci stanno aiutando con le loro influenze sulle milizie locali. Abbiamo fornito assistenza di tutti i livelli, alcuni avevano bisogno anche di medicinali particolari. La partita è più complessa rispetto al passato”. Lo ha detto a Start su Sky TG24 il sottosegretario agli Affari Esteri Manlio di Stefano.





Renzi, Boschi e Lotti indagati per finanziamento illecito ai partiti

 

Il senatore Matteo Renzi, leader di Italia Viva, è indagato dalla Procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open per finanziamento illecito ai partiti. Con l’ex segretario del Pd sono stati iscritti nel registro degli indagati dai sostituti procuratori Luca Turco e Antonino Nastasi anche la deputata Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, e il deputato Pd Luca Lotti. Con le iscrizioni di Renzi, Boschi e Lotti salgono a 5 gli indagati dell’inchiesta su Open, la Fondazione attiva tra il 2012 e il 2018 per sostenere finanziariamente l’ascesa e l’attività politica dell’ex sindaco di Firenze.  Erano già indagati fin dall’inizio dell’inchiesta l’avvocato Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Open fino al suo scioglimento, e il manager Marco Carrai (nel consiglio direttivo della stessa Fondazione con Boschi e Lotti). Gli indagati, come riportato oggi da "La Verità" e confermato da alcuni legali, hanno ricevuto un invito a comparire in Procura per il prossimo 24 novembre, "per rispondere ad interrogatorio con l’assistenza del difensore di fiducia già nominato".





Migliaia di giovani truffati su Instagram, blitz in rete della Polizia Postale

 

Gli agenti della Polizia Postale di Bologna e Milano, coordinati dalla Procura della Repubblica di Bologna, hanno denunciato 12 persone di cui cinque arrestate per associazione per delinquere finalizzata truffa aggravata al termine dell’operazione "Safe social" A quanto emerso dalle indagini, offrivano in vendita capi di abbigliamento tramite Instagram, si trattava però di un a truffa ai danni giovani e giovanissimi internauti di tutta Italia, generalmente esperti utilizzatori della rete.  La ’banda, che operava dall’hinterland milanese (Rozzano, Buccinasco, San Donato Milanese, Lacchiarella), in un anno ha messo a segno truffe per oltre 250.000 euro. Le vittime comperavano online capi d’abbigliamento che, però, non sono mai stati consegnati. Gli utenti, accuratamente selezionati, venivano contattati su instagram e convinti a pagare con ricariche su carte prepagate. I truffatori, con altri profili social, ricontattavano le vittime persuadendole poi ad effettuare un nuovo pagamento, con giustificazioni pretestuose come spese di dogana o problemi fiscali. L’analisi dei movimenti di denaro sulle 15 carte prepagate utilizzate per raccogliere le somme , incrociati con i tabulati telefonici dei sodali ed ulteriori riscontri investigativi, hanno consentito di identificare 2.400 vittime di cui 1.600 minori. 





Neonato trovato senza vita a Trapani, arrestata la madre 17enne

 

Ha confessato di avere gettato dal balcone il figlioletto appena partorito ed è stata arrestata nella notte la ragazza di 17 anni di Trapani, accusata di omicidio. Al momento è piantonata all’ospedale di Trapani dove ieri è stata operata d’urgenza. La giovane durante l’interrogatorio ha confermato di non avere detto ai genitori della gravidanza. "Temevo una loro reazione", ha ribadito. L’inchiesta è coordinata dalla Procura minorile di Palermo. La Procura di Trapani sta valutando la posizione della madre della 17enne. Il piccolo è stato trovato sul selciato con il cranio fracassato. Si valuta anche la posizione della collaboratrice domestica, come si apprende, che al momento del parto si trovava a casa con la madre della ragazza. Le due donne sentite dagli inquirenti hanno detto di non avere notato nulla.




E’ morto Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh

 

E’ morto a 72 anni Stefano D’Orazio, uno dei pilastri dei Pooh. Batteria, voce e flauto traverso e anche uno degli autori dei testi, classe 1948. A dare l’annuncio della sua morte l’amico Bobo Craxi che su Twitter ha pubblicato una foto sorridente del musicista e la frase "Stefano amico mio. Suona e scrivi anche da lassù. Ciao!".

I compagni dell’avventura di una vita, gli altri componenti dei Pooh, lo salutano sulla pagina Facebook di uno di loro, Dodi Battaglia: "Stefano ci ha lasciato".  "Due ore fa... era ricoverato da una settimana e per rispetto non ne avevamo mai parlato... oggi pomeriggio, dopo giorni di paura, sembrava che la situazione stesse migliorando... poi, stasera, la terribile notizia. Abbiamo perso un fratello, un compagno di vita, il testimone di tanti momenti importanti, ma soprattutto, tutti noi, abbiamo perso una persona per bene, onesta prima di tutto con se stessa. Preghiamo per lui. Ciao Stefano, nostro amico per sempre... Roby, Dodi, Red, Riccardo". Alla musica e all’adorata batteria D’Orazio si era avvicinato negli anni del liceo, con il gruppo The Kings, prima band cui seguono, stessi componenti nuovo nome, The Sunshines. Con loro l’esordio da paroliere firmando ’Ballano male’.

Per vivere di musica D’Orazio declina l’arte in ogni direzione, incrocia anche Carmelo Bene fornendo la colonna sonora del suo spettacolo ’Osram’, poi entra nel gruppo Italo e il suo complesso, che diventa in breve ’I naufraghi’. Apre due ’Cantine Club’ a Roma e lavora per la Rca, fa la comparsa a Cinecittà, comparendo in una decina di film tra cui diversi spaghetti western e una pellicola con Totò. Il suo peregrinare da un gruppo all’altro, complice la velocità con cui le formazioni si formavano e si trasformavano in quegli anni, si ferma nel 1971 quando entra nei Pooh sostituendo Valeri Negrini che da quel momento in avanti sarà solo autore dei testi, coinvolgendo via via anche D’Orazio in quest’altra faccia della musica. La storia dei successi dei Pooh e dei successi di D’orazio con i Pooh, che gli fanno tirare fuori anche la voce oltre alla musica e alle parole, si srotola fino al 30 settembre 2009 (era iniziata esattamente l’8 settembre 1971) quando lascia il gruppo dopo un tour di 38 date conclusosi a Milano. Nel 2015 rientrerà nel gruppo in occasione del cinquantennale, per il quale torna a scrivere (Tante storie fa, Le cose che vorrei, Ancora una canzone). Numerosi, fra le due fasi con i Pooh e dopo la seconda i progetti solisti, comprese diverse incursioni nel mondo del musical, fra le altre la stesura dei testi italiani del musical ’Mamma Mia’ su richiesta degli Abba, ’Aladin’ scritto da lui, ’Pinocchio’ di cui scrive i testi, ’W Zorro’, ’Cercasi Cenerentola’.




Campidoglio: Fondo di Garanzia da 3 milioni per microcredito

 

Promuovere e sviluppare programmi di microcredito, educazione finanziaria e cultura d’impresa nell’ottica di sostenere il tessuto economico e sociale della città in seguito all’epidemia sanitaria. Con questo obiettivo Roma Capitale e l’Ente nazionale per il microcredito (Enm) siglano un protocollo d’intesa, della durata di 3 anni, già approvato dalla Giunta capitolina. Alla base dell’iniziativa la creazione di un Fondo di Garanzia, stanziato nel bilancio di Roma Capitale, pari a 3 milioni di euro. 

“Con questa iniziativa vogliamo creare uno strumento per il rilancio del lavoro, un fondo di garanzia a favore di negozi, commercianti e piccole imprese della città duramente penalizzati dall’emergenza coronavirus. Il fondo, rivolto principalmente a tutti coloro che non possono offrire garanzie agli istituti di credito, prevede che i finanziamenti vengano assegnati a chi ne fa richiesta con la semplice promessa di restituzione. I beneficiari potranno restituire il prestito per alimentare nuovamente la capacità di garanzia prestata dal fondo e così permettere ad altri potenziali imprenditori di accedere al credito. Inoltre, grazie all’intervento dell’Enm, potranno seguire corsi di formazione finanziaria ed essere accompagnati nello sviluppo della loro attività. In questo modo garantiamo, attraverso programmi di microcredito altamente professionali, nuova linfa alle attività e alle imprese più vulnerabili della nostra città, al fine di sostenerle nel superare i duri effetti del Covid in modo sano e con un’attenta programmazione. Bisogna infatti contrastare in ogni modo il rischio che i soggetti colpiti dalla crisi possano cedere all’usura o finire tra le braccia di organizzazioni criminali. Il microcredito, come dimostrano tante esperienze italiane ed estere, rappresenta uno strumento formidabile a protezione delle realtà più piccole o in difficoltà”, dichiara la sindaca di Roma Virginia Raggi. 

“La volontà di Roma Capitale e della Sua amministrazione di sottoscrivere un accordo con l’Ente Nazionale per il microcredito è una scelta importante che sottolinea una vocazione naturale verso l’economia sociale e di mercato per sostenere tutte quelle fasce di emarginazione sociale e finanziaria che ci sono nella Capitale – dichiara Mario Baccini, presidente dell’Ente Nazionale per il Microcredito -. Con questo accordo potremo dare risposte sia per il microcredito sociale che per quello produttivo: in questo momento così difficile per aprire un’attività o per coloro che hanno difficoltà. I servizi di accompagnamento previsti per legge ed erogati dall’Ente Nazionale per il Microcredito prima, durante e dopo il finanziamento garantiranno il successo di questa operazione considerato che negli ultimi anni abbiamo sostenuto la costituzione di oltre 15mila aziende con un effetto occupazionale di 2,43 unità per azienda. Persone, imprenditori e addetti, prima considerati non bancabili ai margini della società che oggi sono contribuenti attivi. Questo è il successo raggiunto fino ad oggi dall’Ente Nazionale per il Microcredito che con questo accordo con Roma Capitale potrà garantire nuovi successi sia a Roma, che all’intero sistema Paese”. 

“Parlare di microcredito significa parlare di inclusione sociale, perché non ci può essere una lotta istituzionale crisi economica senza una sana inclusione finanziaria che parta da decisioni politiche concrete come questa. Abbiamo voluto introdurre questo strumento di finanza alternativa per intercettare le spinte innovatrici dei giovani con le loro start up e idee imprenditoriali, accogliere le speranze, contenute in progetti sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale, di chi non potrebbe altrimenti realizzarli nei circuiti ordinari e alleggerire i problemi di liquidità che questa crisi sanitaria ha aggravato. Questo strumento vuole anche essere, però, un utile canale di educazione finanziaria perché, è proprio nei periodi di difficoltà che occorre intervenire ancor di più sulla formazione. Nel complesso, il fondo è un punto di partenza per contribuire al rilancio del tessuto economico tendendo una mano a chi ha bisogno di aiuto e può dare tanto allo sviluppo della nostra capitale”, afferma l’assessore al Bilancio di Roma Capitale Gianni Lemmetti. 

L’Enm si impegna in particolare a realizzare un programma di microcredito dedicato alle imprese in fase di avvio, integrato dal bando ‘Laboratorio delle idee’ riservato ai giovani. Allo stesso tempo viene previsto un programma apposito a beneficio delle attività commerciali che si trovano a dover ripartire dopo le chiusure determinate dalla crisi pandemica. Il protocollo consente l’erogazione di prestiti a soggetti che si trovano in condizione di particolare vulnerabilità economica e sociale. 

Verrà attivato uno Sportello territoriale per il microcredito, dove lavoreranno due risorse messe a disposizione da Roma Capitale e formate dall’Enm. La dotazione finanziaria iniziale potrà essere incrementata con successivi interventi di partecipazione da parte di altre Amministrazioni, cooperative, intermediari finanziari, enti religiosi e del terzo settore, ma anche di singoli soggetti privati.





Nuovi contagi vicini a quota 40mila (39.811), le vittime sono 425

 

 

Sono 39.811 i nuovi casi di positività al coronavirus nelle ultime 24 ore. Le vittime sono 425. Lo riportano i dati diffusi dal ministero della Salute. Complessivamente sono 902.490 i contagiati, comprese vittime e guariti, mentre il totale dei morti è di 41.063.

Sono stati 231.673 i nuovi tamponi sul Covid effettuati nelle scorse 24 ore. Stando al nuovo bollettino del ministero della Salute, il rapporto tamponi/positivi sale al 17,1%. Il numero degli attualmente positivi in Italia sfonda quota 500 mila e si attesta a 532.536. Di questi 25.109 sono ricoverati con sintomi (+1.104), 2.634 sono in terapia intensiva (+119) e 504.793 in isolamento domiciliare (+32.195). Dall’inizio della pandemia sono invece 328.891 le persone dimesse o guarite, con un incremento nelle ultime 24 ore di +5.966.





Joe Biden ce la fatta. E’ il 46esimo Presidente degli Stati Uniti

Joe Biden ce la fatta. E il 46esimo Presidente degli Stati Uniti

 

 

 

Joe Biden è il 46esimo presidente degli Stati Uniti. L’annuncio, rimasto dentro ai cassetti delle redazioni è stato dato ufficialmente dalla Cnn dopo l’assegnazione della Pennsylvania con i suoi 20 grandi elettori al candidato democratico alla Casa Bianca. Questo significa che è stata superata la cosiddetta soglia di sicurezza dei grandi elettori Biden dagli ultimi conteggi è infatti a quota 279. Anche l’Ap ha assegnato a Biden la vittoria.

Non è stato semplice, ma questa volta “Middle Class Joe” ce l’ha fatta. A 77 anni, il “migliore vicepresidente che l’America abbia mai avuto” (secondo Barack Obama) si prepara a entrare nell’Oval Office da 46esimo presidente degli Stati Uniti. Dovrà prendere il comando di un’America divisa, polarizzata a livello istituzionale e sociale dopo quattro anni di presidenza Trump, commander in chief che ha usato le divisioni come arma e non come problema da gestire. Un Paese per giunta in preda alla pandemia da coronavirus e ai timori per le conseguenze sull’economia.

Con Biden, alla Casa Bianca torna un veterano della politica: dal 2008 due mandati da braccio destro di Obama dopo una lunga carriera, iniziata nel 1972 con l’elezione al Senato per il Delaware (sei mandati) e passata per una candidatura alla presidenza nel 1988, naufragata nel plagio – confessato – di un discorso dell’allora leader laburista Neil Kinnock. Non sono mancate in tutti questi anni le critiche e ampi spunti per attacchi politici, dalle iniziali posizioni filo-segregrazioniste sulle scuole alla gestione del caso del giudice Clarence House accusato di molestie dalla collaboratrice Anita Hill e confermato alla Corte suprema nel 1991, con Biden alla guida del Comitato giustizia del Senato. Nel 1994 il neoeletto presidente difendeva strenuamente una legge anticrimine che molti suoi compagni del partito democratico considerano causa di troppe incarcerazioni e troppo lunghi processi. Nel 2012 – ma questa va alla voce ‘gaffes’ di Joe Biden – si dichiarò favorevole ai matrimoni omosessuali giorni prima che lo facesse il presidente.

Nato il 20 novembre del 1942 a Scranton, Pennsylvania, in una famiglia cattolica di origini irlandesi Joe Biden come nessuno sulla scena politica americana è stato ‘plasmato’ dal dolore e dalla tragedia della perdita di familiari. Nel 1972 la moglie Neila e la figlia più piccola, Naomi Christina, morirono in un incidente d’auto. E Biden giurò da senatore dall’ospedale dove erano stati ricoverati i due figli sopravvissuti, Beau e Hunter.

Nel 2015 Beau fu stroncato da un tumore al cervello. Dal matrimonio del 1977 con Jill Tracy Jacobs è poi nata la figlia Ashley nel 1981.

Tutto questo ha influenzato, oltre al piano personale, le decisioni di Biden in politica, dalla sua carriera in Senato alla scelta di chiamarsi fuori dalla gara per la Casa Bianca nel 2016. Gli amici del Delaware, chi ha lavorato con lui sostengono che Joe, anche ‘grazie’ a tutto il dolore macinato in vita, è diventato nel tempo più empatico, in grado di entrare in contatto immediato con la gente. Amplificando un’indole che parla delle radici working-class e dalla scuola cattolica frequentata. Per l’ex vicepresidente candidato alla Casa Bianca, l’Election day non poteva iniziare se non con una visita alla tomba del figlio Beau. “Lui avrebbe dovuto essere candidato alla presidenza, non io”, ha detto l’ex vice di Obama durante la campagna.

Il calore personale emanato da Biden non è solo un punto a favore: all’inizio della campagna per la presidenza è stato accusato da diverse donne di contatti fisici non richiesti e lui si è difeso sostenendo di essere una persona empatica. In qualche modo questo aspetto ha accresciuto l’impressione che ‘Sleepy Joe’ (copyright Donald Trump) non abbia sempre il controllo della situazione. Le frequenti gaffes e gli inciampi linguistici non aiutano e più di una volta è stata messa in dubbio la sua sanità mentale. John Hendrickson, giornalista balbuziente che lo ha intervistato, sostiene che il vero problema sia proprio un problema di balbettamento mai superato, che il neo-eletto cerca di far passare come problema risolto e che invece lo manda spesso in tilt.

Biden non avrà facile cammino da presidente. Il voto – e soprattutto la valanga di voti comunque ottenuti da Donald Trump – ha dimostrato una estrema polarizzazione nel Paese, confermata dalle elezioni per la Camera e parte del Senato. Del nuovo capo dello Stato si parla già come di ‘lame duck president’, l’anatra zoppa, sul fronte politico interno. Più facile che si faccia notare nel mondo: già ha promesso di reintegrare gli Usa negli Accordi di Parigi sul clima, dai quali l’America è ufficialmente fuori proprio da ieri, per volere di Trump.