Censis-Commercialisti: “A rischio chiusura 460mila piccole e medie imprese”

 

La pandemia mette in pericolo la sopravvivenza nel 2021 di 460mila piccole e medie imprese (Pmi): tante sono le realtà "con meno di 10 addetti e sotto i 500mila euro di fatturato" a rischio (l’11,5% del totale). Ed è in pericolo un giro d’affari di "80 miliardi e quasi un milione di posti di lavoro". Lo rivela il II Barometro Censis-commercialisti sull’andamento dell’economia. Il 95,5% dei commercialisti italiani "ha rilevato tra le imprese di cui segue le attività una grave perdita di fatturato nell’ultimo anno, uguale o superiore al 50% (di cui per il 25,6% è avvenuta in oltre il 50% della clientela, per il 45% in una quota tra il 26% ed il 50%, per il 24,9% in una minoranza)". E "gli incassi bloccati e gli alti costi di gestione da sostenere hanno creato un cortocircuito il cui esito è una grave crisi di liquidità per le aziende: il 93,9%" dei professionisti ne osserva "un taglio uguale o superiore del 50% (di cui per il 30,3% riguarda oltre il 50% delle imprese clienti, per il 38,1% una quota tra il 26% e il 50%, per il 25,5% una minoranza)". E’ quel che emerge dal II Barometro, fondato sull’analisi e l’interpretazione delle opinioni di oltre 4.600 commercialisti italiani che hanno aderito al progetto Censis-Consiglio nazionaledei commercialisti e rilevate attraverso una indagine condotta nel mese di settembre 2020. Per evitare la moria di piccole imprese, secondo la categoria bisogna intervenire qui e ora, agendo su quello che non ha funzionato: il 79,9% "auspica più chiarezza nei testi normativi, il 76,7% chiede tempestività nei chiarimenti sulle prassi amministrative, il 70,7% molti meno adempimenti, il 67,2% una migliore distribuzione delle risorse pubbliche tra i beneficiari", si legge nel dossier





Informagiovani, tornano i seminari Let’s Go! per vivere e studiare all’estero

 

Il Servizio Informagiovani di Roma Capitale riprende a gran richiesta il ciclo di seminari ‘Let’s Go!’ dedicato alle esperienze di formazione e lavoro all’estero. La fruizione è in modalità online e sarà possibile partecipare attraverso il collegamento, ad accesso libero, su piattaforma dedicata con possibilità di interazione tra utenti per domande e confronto.

 

Let’s Go! è il ciclo di seminari realizzati in collaborazione con le Ambasciate in Italia e gli Istituti di Cultura dei paesi stranieri e ha l’obiettivo di fornire informazioni chiare, pratiche e certificate presentando il sistema di istruzione universitario, le modalità di accesso e le possibilità di ottenere borse di studio, il tutto per poter affrontare in autonomia un’esperienza all’estero e sfruttare al meglio le proprie competenze. Oltre alla formazione vengono fornite informazioni utili anche su aspetti burocratici come le iscrizioni a servizi locali per il lavoro o le procedure per richiedere eventuali visti di ingresso. Sono presentati inoltre i programmi speciali dedicati ai giovani italiani frutto di accordi tra i diversi governi.

 

Gli appuntamenti in programma di Let’s Go!

 

Let’s go Iceland!                                       giovedì 19 novembre 2020
Let’s go Switzerland!                                martedì 01 dicembre  2020
Let’s go Sweden!                                      giovedì 17 dicembre  202
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L’iniziativa è promossa dall’Assessorato Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi di Roma Capitale e realizzato dal Servizio Informagiovani di Roma Capitale con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.
I programmi dei successivi appuntamenti sono in via di definizione e saranno disponibili sul sito http://www.informagiovaniroma.it/ e sui canali social ufficiali.

 

“Gli strumenti messi a disposizione durante gli incontri del Servizio Informagiovani di Roma Capitale rispecchiano le più aggiornate tematiche in tema di orientamento e professioni e forniscono un valido supporto per districarsi nelle difficili scelte di studio o nel vasto mondo della carriera professionale attraverso un confronto diretto con esperti del settore. Let’s Go! è ormai un appuntamento presente da anni nella programmazione del servizio e rappresenta uno strumento di grande aiuto per orientarsi nella decisione di trasferirsi all’estero e poter scegliere il paese più adatto alle proprie esigenze. Un’esperienza che valorizza innegabilmente sia a livello umano che professionale. Come sempre ringrazio gli uffici per l’impegno costante che in questi difficili mesi ha permesso la prosecuzione delle attività in modalità online mantenendo la qualità del servizio e garantendo tematiche al passo con i mutamenti del mondo lavorativo” ha dichiarato l’Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi Cittadini, Daniele Frongia.

 





Il 15 novembre la nuova Domenica Ecologica

Il 15 novembre la nuova Domenica Ecologica

 

Il 15 novembre è in programma il primo dei quattro appuntamenti delle "Domeniche ecologiche" per la stagione invernale 2020 – 21. Si tratta del provvedimento per limitare l’inquinamento atmosferico e sensibilizzare la cittadinanza sul tema della qualità dell’aria e sulla sostenibilità ambientale. Sono previsti poi altri 3 appuntamenti, fino a marzo 2021.  

L’iniziativa prevede il divieto totale di circolazione per tutti i veicoli a motore nella ZTL "Fascia Verde". Il blocco del traffico sarà in vigore nelle fasce orarie 7.30 – 12.30 e 16.30 – 20.30, anche per i veicoli forniti di permesso di accesso e circolazione nelle zone a traffico limitato.  

E’ inoltre prevista su tutto il territorio comunale l’intensificazione dei controlli per l’accertamento del rispetto delle normative sul divieto di combustione all’aperto.  

Garantita una deroga a tutti coloro che si sposteranno per l’iniziativa ‘Il tuo quartiere non è una discarica’, la campagna organizzata da Ama per la raccolta straordinaria e gratuita di rifiuti ingombranti e particolari.  

Stabilita anche la limitazione delle temperature massime e dei periodi di accensione per gli impianti termici.  

La Polizia Locale di Roma Capitale provvederà alla vigilanza al fine di garantire l’osservanza del provvedimento.





Dune di Capocotta, più tutela e salvaguardia del sito naturalistico

 

Approvato dalla Giunta capitolina il progetto di pulizia e ripristino di recinzioni e staccionate a protezione delle dune litoranee di Capocotta, un patrimonio ambientale di grande valore naturalistico, parte della Riserva naturale statale del Litorale Romano.

L’operazione dal valore di oltre 250mila euro (192mila il costo dei lavori più le spese fisse) prevede i primi interventi di manutenzione e salvaguardia, nell’ottica di una futura e completa riqualificazione dell’area, compresa tra la spiaggia e la via Litoranea.

Investiamo per tutelare un patrimonio ambientale ricco di biodiversità, una delle poche aree dunali tirreniche ancora in buono stato che dobbiamo preservare e rispettare. Gli interventi di ripristino sono finalizzati ad evitare lo schiacciamento provocato dalle auto parcheggiate lungo la Litoranea e il calpestio di chi accede alla spiaggia, fattori che ne mettono a rischio la sopravvivenza” ha spiegato l’assessora alle Politiche del Verde Laura Fiorini.

 

In linea con quanto indicato nel Piano di gestione della Riserva, il progetto prevede tre tipologie di interventi di salvaguardia. Un’operazione di pulizia con rimozione di rifiuti anche ingombranti e pericolosi interesserà sia la spiaggia di Capocotta che le dune retrostanti, caratterizzate dalla tipica vegetazione di questi ambienti naturali. Inoltre, a protezione della fascia dunale si procederà, per circa 3 chilometri, con la manutenzione della recinzione danneggiata lungo la via Litoranea e con il ripristino della staccionata, con materiale ecocompatibile, nella parte confinante con la spiaggia. Il progetto prevede, tra l’altro, la sistemazione delle passerelle di accesso e l’apposizione di segnaletica per indicare l’ingresso ai chioschi.





L’omaggio in un murales a Gigi Proietti del suo Tufello. Lopera realizzata grazie a Regione Lazio, Ater e As Roma

 

 

Gigi Proietti su una intera facciata di una palazzina Ater in via Tonale, al Tufello, dove il celebre attore romano scomparso il 2 novembre ha vissuto una parte della sua vita. Adesso è realtà. Il mega murale di undici metri per quindici, realizzato dallo street artist Lucamaleonte, e’ stato svelato dai “genitori” dell’opera, la Regione Lazio, l’Ater Roma e’ la Fondazione Roma Cares, costola “sociale” della As Roma.  Già, perché Proietti non è stato solo uno straordinario uomo di spettacolo, musica e cultura, ma anche un tifoso romanista. Si spiegano così le fasce giallorosse sul colletto della camicia e sul cappello, che spiccano sul bianco dominante nel grande ritratto del ‘Maestro’, posto di trequarti a mezzo busto con la mano sinistra che poggia sulla guancia, mentre l’altra accompagna il suo famoso “sorriso magico”.
Un’opera realizzata in una settimana e che resterà per l’eternità, insieme ad altre che l’Ater Roma ha intenzione di realizzare nel quartiere, come ha spiegato il dg, Andrea Napoletano: “Qui c’e tutta Roma che rende omaggio a un grande attore che ci ha fatto sorridere e pensare. Non vogliamo solo mandare un messaggio attraverso un pensiero rappresentato su una parete ma anche realizzare investimenti concreti in questo quartiere.

Gigi Proietti abitava a pochi metri da qua, al primo piano di una palazzina dell’Ater. Faremo tre milioni di investimenti regionali e tra una decina di giorni partiranno le gare”. “Abbiamo voluto portare l’immagine di Gigi Proietti nel quartiere dove è vissuto e farlo rimanere nel tempo con una operazione di riqualificazione di un quartiere straordinario come è il Tufello”, ha detto l’assessore regionale alle Politiche Abitative, Massimiliano Valeriani. “Siamo molto contenti di tributare un omaggio improntante a uno dei romani più illustri degli ultimi decenni, amato da tutti e che ha rappresentato la dimensione più autentica di questa città. Se non vivessimo in questa fase complessa tutti noi gli avremmo tributato un saluto gigantesco”, ha aggiunto Valeriani che poi, senza mai citarla, si è tolto un sassolino dalla scarpa nei confronti dell’amministrazione di Roma Capitale. Infatti, ieri sul profilo Instagram del Comune è comparso un post celebrativo dell’opera senza mai menzionare la Regione Lazio, né l’Ater né Roma Cares.

“Siamo molto contenti che l’idea sia stata apprezzata da tutti, cittadini e istituzioni, qualcuno ha provato anche a rivendicarne la paternità ma l’iniziativa è della Regione Lazio, insieme all’Ater e all’As Roma e siamo molto contenti di essere noi genitori di questo intervento”, ha sottolineato Valeriani prima di lodare l’amministratore delegato della Roma, Guido Fienga: “È stato convinto in un nano secondo della richiesta che abbiamo fatto, perchè Proietti era un grande romano ma anche un grande appassionato della Roma”. “Siamo doppiamente contenti di questa iniziativa: per avere reso omaggio a uno dei nostri tifosi più illustri e per renderne un altro a uno dei quartieri più romanisti che c’è in questa città- ha detto Fienga- Gigi Proietti è una di quelle poche persone che tutti sentono come un proprio parente, esattamente come in un rapporto simbiotico che lui ha e che la nostra città ha con la nostra squadra. Ce ne rendiamo conto e cerchiamo di interpretarlo cercando di essere sempre più vicini alla città e ai tifosi con iniziative come questa”.





Delitto Vannini, parla il legale della famiglia Ciontoli: “Non è finita, al lavoro per il ricorso in Cassazione”

Delitto Vannini, parla il legale della famiglia Ciontoli: “Non è finita, al lavoro per il ricorso in Cassazione”

 

Sono attese per fine novembre le motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Assise d’Appello di Roma, nel processo Vannini bis, ha condannato a 14 anni di carcere Antonio Ciontoli e a 9 anni e 4 mesi sua moglie Maria Pizzillo e i figli Federico e Martina. Sono accusati della morte di Marco Vannini ucciso da un colpo di pistola a Ladispoli (Roma) nel maggio 2015. Gli ultimi sviluppi sono stati approfonditi dai legali delle due famiglie a ‘Crimini e Criminologia‘ su Cusano Italia TV. Intervistato da Fabio Camillacci, l’avvocato Andrea Miroli, legale della famiglia Ciontoli ha affermato: “Non è ancora finita. Faremo ricorso in Cassazione contro la sentenza d’Appello bis. Ci stiamo già lavorando perché sappiamo quello che sarà l’alveo argomentativo dei giudici del secondo grado d’Appello; però siamo molto curiosi di conoscere quello che sarà il processo logico-argomentativo con cui motiveranno la sussistenza del concorso anomalo nel dolo eventuale nei confronti dei familiari di Antonio Ciontoli, che probabilmente è un unicum nella giurisprudenza italiana, visto che non siamo ancora riusciti a trovare un caso giurisprudenziale che si possa anche minimamente avvicinare alla vicenda del processo Vannini. Per cui attendiamo con interesse le motivazioni dei giudici E con tutta l’attenzione che merita una procedura della sentenza di questa importanza per poter essere sicuramente impugnata in sede di giudizio di legittimità”.  Dal canto suo l’avvocato Celestino Gnazi, legale della famiglia Vannini, a Cusano Italia TV ha spiegato: “Riteniamo che le motivazioni dei giudici siano in linea con i deliberati e le indicazioni della Cassazione; successivamente ci prepareremo al nuovo giudizio della Suprema Corte, quello definitivo che ci sarà su imput della difesa della famiglia Ciontoli. Dopo passeranno altri 60 giorni e entro la prossima estate la Cassazione dovrebbe fissare la nuova udienza. Quindi è ancora presto per dire ‘abbiamo vinto’, è ancora presto ma siamo abbastanza fiduciosi. Naturalmente la parola fine a questa vicenda la darà la Cassazione dopo il ricorso che la difesa presenterà. Abbiamo vinto un passaggio, una battaglia: ma non è ancora una sentenza definitiva“.





Di Berardino (Regione Lazio): “Per la scuola 3,5 mln di euro per dad”

“Tre milioni e mezzo di euro per potenziare la connettività delle scuole e garantire a tutti gli studenti l’accesso alla didattica a distanza. Si apre oggi il bando dedicato alle scuole superiori, alle istituzioni formative e agli studenti con l’obiettivo di garantire il diritto allo studio in questa difficile fase legata all’emergenza sanitaria”. Così in una nota Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro, Scuola e Formazione della Regione Lazio. “Come già fatto la scorsa primavera, supportiamo le istituzioni scolastiche e formative della nostra Regione per rispondere alle esigenze dettate dal ricorso all’apprendimento su internet. I fondi, in particolare, permetteranno di potenziare la connettività delle scuole di II grado e degli istituti formativi, e per l’acquisto di modem e connessioni per gli studenti. Questi ultimi saranno individuati dai dirigenti scolastici secondo il fabbisogno. Il bando interviene in modo complementare alle iniziative promosse a livello nazionale, concentrandosi anche per prevenire la dispersione scolastica, favorendo formazione e l’acquisizione di competenze degli studenti che più degli altri rischiano di essere penalizzati dalla condizione emergenziale che si sta vivendo” conclude.





L’ex presidente Ama: “A rischio sanitario gli operatori Ama Roma”

 

A Roma i rifiuti delle persone positive al Covid, in quarantena o autoisolamento, dunque rifiuti contagiosi, in buona parte vengono buttati nei cassonetti dell’indifferenziata, insieme a tutti gli altri, mentre l’Ama dovrebbe assicurare a tutti i positivi la raccolta a domicilio in piena sicurezza. Purtroppo però il servizio riesce ad essere operativo solamente in parte, a circa 1.500 utenze su 4.000 interessate, perché la Asl non ha comunicato tutti i nominativi e gli indirizzi delle utenze di chi vive in quarantena o in autoisolamento. A segnalare cio’ che accade è proprio l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, con una nota alla stampa. 

“Meglio tardi che mai – dichiara Piergiorgio Benvenuti, ex Presidente di AMA ed oggi responsabile della Consulta Ambiente di Forza Italia e Presidente del Movimento Ecoitaliasolidale- ma chiaramente non si comprende perché sino ad oggi non vi è stato un coordinamento fra Ama, ASL e Roma Capitale, al fine di pianificare adeguatamente questo fondamentale servizio in una congiuntura sanitaria di rilevanza mondiale. E’ giusto chiedere come mai le ASL di competenza non hanno tempestivamente segnalato tutti gli indirizzi al dipartimento Ambiente del Comune, impedendo di fatto alla Municipalizzata di svolgere un servizio adeguato e puntuale e come mai i vertici Ama solo ora fanno pubblicamente menzione”.





In arrivo nella Capitale altri 100 nuovi parcheggi per car sharing

 

A Roma arrivano oltre 100 parcheggi riservati alle auto del car sharing in siti strategici: dalle stazioni, ai nodi di scambio, sul Lungotevere e vicino al Centro storico. I primi posti già realizzati rientrano in un progetto più ampio volto a supportare in modo strutturale lo sviluppo del car sharing a flusso libero. 

 

Diamo un servizio utile ai tanti cittadini romani che usano le auto in sharing per muoversi in città. E’ importante che chi sceglie questo mezzo di trasporto trovi facilmente parcheggio: in questo modo sempre più persone saranno spinte a lasciare a casa l’auto privata”, dichiara la sindaca di Roma, Virginia Raggi.  

I nuovi posti sono riservati esclusivamente a chi usa il car sharing. Come per tutti gli stalli riservati per i veicoli non autorizzati che sostano in questi parcheggi è prevista anche la rimozione del mezzo. L’obiettivo è promuovere una mobilità sempre più condivisa e diversificata”, aggiunge l’assessore alla Città in Movimento, Pietro Calabrese.   

Ecco l’elenco dei siti individuati per i nuovi parcheggi riservati al car sharing:

Piazzale dei Partigiani (Stz. Ostiense)

Via Marco Polo (Metro B Piramide)

Lungotevere In Augusta

Lungotevere dei Mellini

Lungotevere Marzio

Lungotevere degli Altoviti

Lungotevere dei Sangallo

Lungotevere Gianicolense

Lungotevere dei Tebaldi

Lungotevere Sanzio

Lungotevere de’ Cenci

Lungotevere degli Anguillara

Piazzale Clodio

Piazzale Flavio Biondo (Stz. Trastevere)

Parcheggio di scambio via Cipro (Metro A)

Parcheggio di scambio Anagnina (Metro A)

Viale del Castro Laurenziano

 





Assembramenti, scattano i ‘moduli di contenimento” a Roma e Ostia

 

Evitare gli assembramenti come quelli visti in Via del Corso o sul lungomare di Ostia nello scorso weekend, attraverso ‘moduli di contenimento delle presenze’. Questo l’arduo compito del Comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica che ieri pomeriggio si è riunito anche nella Capitale, all’indomani della circolare del Ministro dell’Interno con cui sono state sollecitate tutte le prefetture d’Italia a trovare soluzioni per evitare che nel prossimo weekend, nelle regioni a rischio epidemiologico ‘giallo’ le persone si riversino di nuovo in massa in strada, disattendendo ancora alle raccomandazioni anti-contagio dell’ultimo Dpcm. Nella circolare del Capo di gabinetto del ministero dell’Interno Bruno Frattasi, la convocazione d’urgenza dei Comitati è stata sollecita per “per intervenire in modo efficace e tempestivo sulla prevenzione degli assembramenti, a seguito dell’elevato numero registrato sul territorio nazionale nell’ultimo fine settimana e delle preoccupanti percentuali di inosservanza dell’obbligo di utilizzo delle mascherine, al fine di programmare – si legge sul sito del Viminale – controlli più serrati e concordare con i sindaci l’utilizzo degli strumenti per il contenimento del fenomeno, in vista dei prossimi weekend. 

A partire dall’applicazione delle misure indicate nell’ultimo Dpcm sull’interdizione di strade o piazze potenzialmente interessate da assembramenti che può anche avvenire attraverso il contingentamento degli accessi. La circolare – si legge- richiama, sempre ai fini di una più efficace prevenzione degli assembramenti, la possibilità per i sindaci di far ricorso alla chiusura temporanea di specifiche aree pubbliche o aperte al pubblico in cui sia impossibile assicurare adeguatamente il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro”.  La riunione del Comitato romano, svolta in via telematica sotto il coordinamento del Prefetto Matteo Piantedosi, ha visto la partecipazione tra gli altri della sindaca di Roma Virginia Raggi, dell’assessore alla Sanita’ del Lazio, Alessio D’Amato, del comandante della Polizia locale di Roma Capitale, Stefano Napoli, oltre ai vertici delle forze dell’ordine capitoline. Per trovare la quadra attorno ai diversi input del Viminale, il comitato ha affidato al Questore di Roma, Carmine Esposito, il coordinamento di un tavolo tecnico che si terra’ oggi, in cui si studieranno dei cosiddetti ‘moduli di contenimento delle presenze‘. Proposte, che torneranno in Prefettura nella giornata di giovedì per essere vagliate prima del prossimo fine settimana.  Secondo quanto si apprende, gli input del ministero dell’Interno, che ha visto disattendere a Roma e in altre città d’Italia le ‘raccomandazioni’ governative, puntano ora a cercare di trovare soluzioni che tengano conto di diversi aspetti: garantire la libertà di movimento dei cittadini, i diritti di ristoratori e commercianti, bilanciando il tutto con le esigenze di salute pubblica. Pertanto i ‘moduli di contenimento delle presenze’, nei luoghi ritenuti a maggior rischio assembramento, dovrebbero tener conto di una serie di parametri, come la specificita’ dei luoghi, la tipologia degli assembramenti e i flussi orari delle presenze. Facile ipotizzare dunque che le misure anti-antiassembramento che saranno adottate per il lungomare di Ostia non saranno le medesime delle vie dello shopping di Roma.

(Dire)





A Roma gli esercenti vogliono il lockdown ora per salvare il Natale

 

Intorno alla Barcaccia ci sono più vigili che turisti, su via Condotti i grandi brand sono pressoché deserti, lungo via del Corso i famosi monopattini sono tutti lì, parcheggiati a ridosso dei marciapiedi. È un Centro lontanissimo dalla folla che lo scorso weekend ha inondato le arterie dello shopping di Roma suscitando preoccupazione e per la totale assenza di misure anti-Covid. Tanto che, insieme a quello del lungomare di Ostia, il caso è finito dritto sul tavolo del Comitato per l’ordine e la sicurezza che proprio in queste ore sta mettendo a punto ulteriori misure di contenimento. Non solo al livello delle Prefetture, però, perché sembra che anche il Governo nazionale stia riflettendo sulla possibilità di chiudere tutto durante il sabato e la domenica, inaugurando un lockdown per adesso ristretto al fine settimana ma allargato a tutto il Paese. ‘Ma tutta quella gente non era qui per fare acquisti, a noi non è cambiato praticamente niente’, dicono con voce quasi unanime i negozianti dell’area. Loro da mesi sentono parlare della necessità di salvare salute ed economia, una visione che guida l’operato del Governo nelle chiusure localizzate e nelle limitazioni degli orari di bar e ristoranti. Sono pochi i commercianti che hanno voglia di parlare. Non certo chi lavora per i grandi marchi internazionali, ma talvolta anche i titolari si trincerano dietro le vetrine.

Qualcuno si lascia scappare che ‘se richiudono tutto un’altra volta, allora venissero pure a prendersi le chiavi’, qualcun altro, invece, auspica subito un lockdown generalizzato per poi magari ritrovare un po’ di respiro sotto Natale. Già, perché la paura più grande adesso é che queste feste siano un altro fallimento, un altro duro colpo da incassare dopo un 2020 davvero drammatico.

“Queste mezze misure sono totalmente inutili, serve un lockdown totale di due settimane”, ci dice il titolare di un laboratorio orafo su via Vittoria, quasi all’angolo con via del Corso. Lui da lunedì si é trovato il negozio circondato da un cantiere. “E nessuno mi ha avvisato e ora devo fare i conti anche con la chiusura della strada. Per quanto mi riguarda, queste continue chiusure e aperture, questi cambiamenti quasi quotidiani non servono a niente, non hanno senso. Sto qui a contagiarmi inutilmente e a rischiare, perché da quando hanno chiuso i locali qui alle 18 c’è un coprifuoco preoccupante. La famosa domenica della vergogna? Stanno qui ma non comprano”, risponde. Stesso sentimento per chi gestisce il negozio di scarpe di fronte. “Da quando è partita questa serie di Dpcm il lavoro si è completamente fermato. Prima almeno riuscivamo a sostenere le spese- spiega all’agenzia Dire- adesso per noi sono solo uscite e i contagi aumentano comunque. Meglio allora un blocco totale, con i dipendenti in cassaintegrazione e magari un accordo sull’affitto con il proprietario delle mura. Queste mezze chiusure sono una cosa veramente inutile”. Anche per lei, la folla dello scorso weekend è stata “solo struscio, senza comprare. Ora la massa scopre che oltre ai centri commerciali ci stanno via del Corso e la spiaggia”.

E il Natale? “Se non lo fanno adesso, mi auguro che chiudano per le feste, perché nessuno controllerà niente. Dovevano deciderlo a inizio novembre, chiudere tutto dal primo Dpcm, ora avevamo già finito e magari da qui a Natale lavoravamo”. Anche il titolare di un negozio di abbigliamento lungo via Vittoria si chiede ‘perché non ci hanno chiuso completamente. Preferirei che ci facessero chiudere 15 giorni adesso per lasciarci lavorare un pochino durante il periodo di Natale. Queste continue notizie non fanno altro che creare stress in noi che abbiamo l’attività e disorientano le persone che non sanno come comportarsi. Allora facciamo scendere i contagi chiudendo tutto e poi cerchiamo di gestire in maniera diversa la riapertura. Ma se ci fanno chiudere- riflette- lo Stato é costretto ad aiutare nuovamente chi é colpito. Pero’ cambia poco, perché noi il primo segnale di calo lo abbiamo avvertito col l’obbligo delle mascherine anche all’aperto, poi un segnale grosso è arrivato con la chiusura di bar e ristoranti alle sei del pomeriggio. Certo, chiudere il sabato e la domenica sarebbe ancora peggio”.

Al punto di vista dei titolari, però, si aggiunge quello dei brand internazionali.Dalla loro hanno la possibilità di mettere a punto strategie promozionali ma anche di vendita mista, tra il negozio fisico e l’e-commerce. Sono diversi infatti quelli che danno ai clienti la possibilità di vedere e provare in negozio e poi di ordinare direttamente li’ un capo fresco di magazzino, che nessuno ha mai provato. Un modo, non per tutti fattibile, per riconquistare una clientela locale, visto che i turisti non ci sono.

‘Noi siamo internazionali, di solito le nostre vendite sono per il 70% a europei ed extraeuropei- ci racconta una lavoratrice di un noto brand Made in Italy su via del Corso- La chiusura dei ristoratori e del cosiddetto ‘passeggio alimentare’ per noi è stata una tragedia, ma ci siamo adattati agli orari e anticipiamo la chiusura, in modo da risparmiare un po’. Però crediamo che chiudere adesso per aprire a Natale non sia la soluzione, bisogna mantenere una continuità. Adesso chi vende tanto è l’e-commerce e anche noi ci siamo adattati, con i nostri speedy boys dal negozio portiamo direttamente la merce nelle case dei clienti. È cambiato l’approccio alla vendita e credo che sarà cosi’ anche dopo il Covid’.

Poco più in là, verso piazza Venezia, c’é un negozio di giochi attivo dal 1983, prima in via Frattina, ora in via del Corso. ‘In 37 anni non abbiamo mai vissuto una crisi così- dice Pacifico, il proprietario- ma il terrore è uno solo: possiamo chiudere anche sei mesi, ma se il giorno dopo che riapriamo continua questa inciviltà che regna sovrana stiamo da capo a dodici, come si dice a Roma. Servono provvedimenti severi per chi va in giro senza mascherina e non rispetta le distanze’. Il riferimento e’ a quella famosa fotografia scattata lo scorso weekend e finita sulle pagine di tutti i giornali. “La gente viene qui a spasso, ma non entra nei negozi. Ormai è terrorizzata, non sa che cosa succederà e sta sulla difensiva. Cosa chiedo al Governo? Decisioni chiare e nette– risponde- e non scelte che di giorno in giorno creano confusione e terrorismo mediatico, disorientando le persone. Che sia una situazione difficile siamo d’accordo, ma quello che rimprovero al Governo sono 6 mesi di inefficienza, illudendoci che il peggio fosse passato e ignorando completamente i suggerimenti che arrivavano. Non hanno preso nessun provvedimento, invece del bonus monopattini potevano fare un ampliamento ospedaliero, forse oggi staremmo meno peggio”. “La vede via del Corso?- ci domanda il titolare di un negozio di occhiali indicando la strada quasi vuota- Sono solo da marzo 2020, siamo all’11 novembre, sono 7 mesi che tutti i miei dipendenti sono in cassa integrazione. Le persone si stanno impoverendo, le aziende si stanno indebitando. Servirebbe una cosa che in Italia per questione di immagine e di pseudo-democrazia non si fa: chiudere tutto il Paese e fare tamponi a tutti. E invece è una continua campagna elettorale, la gente non ce la fa più. Ma lo sappiamo che stanno facendo questo lockdown in pillole perché hanno paura che la gente torni in strada’.

Prendendo via Frattina, si ha la percezione che questa sia una delle strade più colpite dalla crisi Covid-19, tanto che qualcuno dice che qui hanno abbassato le saracinesche 26 esercizi commerciali. Entriamo in un negozio di ceramiche, qui dagli anni Sessanta. Non c’é il titolare, ma i commessi ci spiegano perché è meglio non chiudere. Per noi significa cassa integrazione. Stare a casa ci salva dal Covid, ma ci penalizza in un altro senso, lo abbiamo già visto, con la cassa integrazione che non arrivava. Forse così l’economia continua a girare- dicono- crediamo che quello delle chiusure dove serve sia un discorso molto intelligente. Certo, trovarci a chiudere sotto le feste di Natale sarebbe drammatico, ma è anche vero che le persone non acquistano e ormai gli incassi sono compromessi, perché nessuno compra senza sapere se potrà portare un regalo a una persona o se salterà anche il cenone’.

(Dire)





Attentati islamisti, l’Austria istituirà il reato di “Islam Politico”

 

In Austria sarà istituito "il reato di ’Islam politico’ per poter procedere contro coloro che non sono terroristi, ma che creano loro il terreno fertile". Lo ha annunciato il cancelliere Sebastian Kurz, che già due giorni fa aveva sottolineato la necessità di "un approccio robusto in tutta Europa contro i foreign fighters, che sono semplicemente una bomba a orologeria e quindi una minaccia per le nostre società".  Kurz ha quindi annunciato "un’estensione delle possibilità di poter chiudere luoghi di culto". Sarà anche introdotto un registro degli imam e un inasprimento delle leggi sulle associazioni e i simboli. Il cancelliere, infine, ha prospettato su Twitter provvedimenti per "prosciugare i flussi finanziari a sostegno del terrorismo". Le proposte comprendono la possibilità di detenzione a vita o di sorveglianza elettronica dopo il rilascio per chi sia condannato per reati di terrorismo. È prevista anche la possibilità di revocare la cittadinanza austriaca ai condannati. Le misure saranno portate in Parlamento a dicembre. Kurz ha affermato che esse si basano su un approccio su due fronti: da un lato colpire i sospetti terroristi, dall’altro l’ideologia che li guida.





Trump non potrebbe concedere mai la vittoria a Biden. Parlano i Consiglieri del Presidente in carica

 

 

"Non c’è da aspettarsi" che Donald Trump "conceda" la vittoria: "potrebbe dire qualcosa del tipo: non credo ai risultati ma non li contesto". Lo affermano, riporta Nbc, alcuni consiglieri del presidente, secondo i quali Trump potrebbe non concedere mai ufficialmente la vittoria a Joe Biden.  In tv passano intanto le immagini dei "due presidenti" che commemorano il Veterans Day. Il presidente eletto Joe Biden al Korean War memoriale di Philadelphia, con mascherina in volto e mano sul cuore, a ricordare anche il defunto figlio Beau, che servì nella Guardia nazionale. Il presidente uscente Donald Trump al cimitero di Arlington, senza mascherina e intento a fare il saluto militare davanti a una corona di fiori. In mezzo, le elezioni e il loro risultato, che Trump continua a rifiutare in una spinta senza precedenti per bloccare la transizione democratica. Creando un clima di tensione e sospensione (condito di cause legali con cui contestare infondati "brogli") che Biden ha scelto di ignorare, portando avanti il lavoro per il passaggio di potere. 





Joe Biden ha scelto il suo Capo Staff. E’ Ron Klain, già ascoltato Consigliere di Presidenti e Vicepresidenti democratici

 

 

Joe Biden ha scelto: Ron Klain sarà il suo capo dello staff. Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali Klain ha accettato l’incarico. Klain è la prima scelta di Biden, che dimostra così di privilegiare l’esperienza e la competenza nelle sue decisioni. Klain stato consigliere di presidenti e vicepresidenti democratici.

E’ stato consigliere di Biden negli anni 1980, quando il presidente-eletto era a capo della commissione Giustizia della Camera.  Donald Trump intanto continua a non riconoscere ancora la sconfitta nelle elezioni Usa e twitta "vinceremo", confidando nei ricorsi. Il Dipartimento di Stato americano non sta consentendo a Joe Biden di accedere ai messaggi dei leader stranieri giunti al ministero. Lo riporta Cnn citando alcune fonti, secondo le quali per tradizione il Dipartimento di Stato facilita le comunicazioni con il presidente-eletto. Ma il fatto che il presidente in carica Donald Trump non abbia ancora accettato la vittoria di Biden fa sì che i messaggi non siano stati ricevuti dal presidente-eletto.





Aveva in casa oltre 22mila video pedopornografici, 22enne arrestato dalla Polizia Postale a Genova

 

 

La Polizia Postale di Genova e del Centro Nazionale di contrasto alla pedopornografia online CNCPO nell’ambito delle attività di prevenzione e contrasto dei crimini in materia di violenza sessuale su minori ha tratto in arresto un giovane di 22 anni per la detenzione di ingente quantità di video e foto ritraenti bambini, dai 0 ai 14 anni. Nel corso della perquisizione locale ed informatica gli investigatori della Polizia Postale hanno sequestrato oltre diecimila (10.000) video pedopornografici che l’arrestato aveva catalogato per età e per prestazione sessuale che riguardava anche infanti e neonati.  Il giovane aveva addirittura acquistato in abbonamento uno spazio virtuale di archiviazione per conservare e distribuire i tantissimi video che si procurava attraverso svariate applicazioni di messaggistica istantanea.





False esenzioni dai Ticket scoperte dalla Gdf a Napoli, 215 persone coinvolte. Le menti erano due donne

 

 

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha scoperto un sistema di frode grazie al quale 215 persone hanno ottenuto illecitamente esenzioni dei ticket sanitari per un ammontare complessivo di oltre 55mila euro, ai danni dell’Asl Napoli 3 Sud. Due donne le "menti" della truffa, M.M. e A.G., 50enni di Torre Annunziata. Emesse sanzioni amministrative per oltre 220mila euro. Le due donne si facevano pagare una "commissione fissa" per il servizio offerto creando così un danno per la Asl di almeno 55mila euro. Lo stratagemma da loro ideato prevedeva la creazione, con la presentazione di false dichiarazioni, di nuclei familiari fittizi per consentire a soggetti che non ne avrebbero avuto diritto di beneficiare delle esenzioni per il pagamento dei ticket sanitari. La costituzione di false compagini familiari, ottenuta combinando tra loro diverse identità anagrafiche, costruiva pseudo famiglie fino a soddisfare i requisiti reddituali per l’accesso al beneficio. In sostanza, coloro i quali risultavano avere un reddito individuale elevato venivano inseriti in nuclei familiari composti ad hoc con persone indigenti, in modo da rientrare nelle categorie di beneficiari di esenzione.





Maxisequestro milionario a una società con oltre 5000 dipendenti per omessi versamenti al fisco

 

La Guardia di Finanza ha sequestrato beni e conti correnti per 29 milioni di euro nei confronti degli ex rappresentanti legali di ManitalIdea Spa, società eporediese leader nella fornitura di servizi di facility management e consulenza gestionale con 5mila dipendenti e clienti in tutta Italia. Nell’ambito dell’operazione ’Piazza Pulita’, coordinata dalla procura di Ivrea, sono stati denunciati gli ex rappresentanti legali della società per i reati tributari di omesso versamento di ritenute e indebita compensazione. Tra le contestazioni l’inesistente erogazione degli 80 euro mensili del Bonus Renzi. Secondo la Guardia di Finanza tra il 2016 e il 2019 sarebbero stati omessi per oltre 25 milioni di euro i versamenti dovuti al fisco per le ritenute d’imposta operate dall’impresa sugli stipendi dei dipendenti e sui compensi dei professionisti. Per abbattere quanto dovuto all’erario, sarebbero anche stati utilizzati crediti d’imposta inesistenti per oltre 4 milioni di euro destinati ad attività di ricerca e sviluppo non certificate.  Sequestrati una cinquantina di conti correnti e rapporti finanziari, anche all’estero, sette immobili nelle province di Torino, Napoli e Latina, quote di tre società nelle province di Torino e Roma e cinque motociclette supersportive di valore. 





L’ex Pm Ingroia condannato a un anno e 10 mesi per peculato

Condanna a un anno e dieci mesi per peculato a carico dell’ex pm Antonio Ingroia. La sentenza, emessa dal gup di Palermo, riguarda alcuni rimborsi legati al periodo in cui l’allora governatore siciliano Rosario Crocetta lo aveva nominato liquidatore della società regionale Sicilia e-Servizi. Nel processo che si è svolto con il rito abbreviato è caduta, invece, l’ipotesi che Ingroia si fosse indebitamente autoliquidato l’indennità di risultato: disposta la restituzione dei 116mila euro che gli vennero sequestrati tempo fa, durante l’inchiesta. La somma faceva riferimento all’indennità di risultato che fu erogata a Ingroia nel 2014, quando era liquidatore di Sicilia e-Servizi. Secondo la Procura l’ex pm si sarebbe autoliquidato la somma illegittimamente,ma la sentenza ha smontato l’accusa. “Quando ero a Sicilia e-Servizi sono riuscito ad abbattere il costo della societa’ per la Regione Siciliana di decine di milioni di euro, portando i bilanci a 7 milioni di euro mentre con i miei predecessori erano arrivati a 100 milioni di euro”, il commento dell’ex pm. La condanna rimasta in piedi fa riferimento alle spese di soggiorno, che secondo la Procura non gli erano dovute. “Risiedo a Roma da quasi 10 anni – continua Ingroia – e di questo era consapevole chi mi ha nominato. Il costo delle spese di soggiorno sarebbe stato superiore al mio compenso che era di 3.000 euro circa, infatti prima della mia nomina avevo ricevuto rassicurazioni sui rimborsi per le spese di alloggio, altrimenti non avrei neanche accettato. Per questo – precisa Ingroia – definisco ridicola questa accusa, anche perche’ il mio predecessore risiedendo a Catania soggiornava regolarmente a Palermo senza che la Procura gli abbia mai fatto alcuna contestazione, lo stesso per il direttore generale della societa’”. Gli avvocati Enrico Sorgi e Mario Serio avevano chiesto per Ingroia l’assoluzione completa.

 





Alberto Genovese, su di lui altre accuse. Altre ragazze hanno bussato alle porta di inquirenti e Pm. La Procura vuole vederci chiaro anche su una agenzia di modelle di cui l’accusato è socio

 

Ci sarebbero altre ragazze che stanno ’bussando’ alla porta di inquirenti e investigatori per raccontare le loro storie di ospiti dei festini organizzati da Alberto Genovese, l’imprenditore delle start up in cella da venerdì scorso con l’accusa di aver stuprato, dopo averla stordita con un mix di droghe, una 18enne nel suo attico di Milano. Da quanto si è saputo, oltre a essere già stati sentiti gli invitati del party al centro dell’inchiesta, altre giovani si stanno facendo avanti per parlare.  La Procura intende inoltre accendere un faro sull’agenzia di modelle di cui Genovese detiene una quota. Intanto, è emerso che fu anche l’etoile della Scala Roberto Bolle a chiamare la Polizia per il frastuono che proveniva dall’appartamento nel centro di MIlano in cui l’imprenditore Alberto Genovese violentò una ragazza di 18 anni dopo averle fatta assumere stupefacenti durante una festa. Bolle, come racconta Il Corriere della Sera, e un altro inquilino, il 10 ottobre scorso chiamarono la polizia per far cessare gli schiamazzi e la musica ad alto volume e i poliziotti intervennero due volte per porre fine ai rumori, andandosene poi perché la festa era sostanzialmente finita. Poco dopo, quindi, sarebbe avvenuta la brutale violenza sessuale ai danni della ragazza per la quale Genovese si trova ora in carcere da dove ha chiesto di essere curato dalla dipendenza dalla cocaina che, a detta sua, in certi frangenti non gli fa capire più nulla. Un’altra ragazza ha denunciato alla Polizia di aver subito violenze da Genovese. . 

 





Strage di Carignano, morta anche la piccola Aurora

 

Non ce l’ha fatta Aurora, 2 anni appena, gravemente ferita dal padre, che prima di suicidarsi ha ucciso l’altro figlio, gemello della bambina, e la moglie. Ricoverata da lunedì mattina nel reparto di Rianimazione dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, in coma, la piccola è stata dichiarata deceduta al termine del periodo di osservazione. Nella notte tra domenica e lunedì Aurora è stata colpita nel sonno con un colpo di pistola alla testa dal padre, Alberto Accastello, 40 anni, che ha ucciso anche il gemellino Alessandro, la madre Barbara Gargano, 38 anni, e il cane, prima di suicidarsi.  La tragedia nella loro abitazione, una villetta di Carignano, nel Torinese. E’ stato il fratello del padre, a cui ha confidato l’intenzione di uccidersi al telefono, a chiamare i carabinieri. 
L’immediato intervento nella villetta, però, è stato vano: dopo avere chiuso la telefonata, alle cinque di mattina, Alberto Accastello ha impugnato una pistola calibro 22, che regolarmente deteneva in casa, e ha fatto fuoco sulla sua famiglia. I militari hanno dovuto sfondare la porta per entrare. La madre, che lavorava in un centro commerciale di Moncalieri (Torino) come impiegata, è stata trovata riversa per terra, già morta, mentre il marito è deceduto poco dopo l’arrivo dei sanitari. I due piccoli, ancora nei loro lettini, sono stati subito soccorsi e trasportati nell’ospedale Regina Margherita, ma per Alessandro non c’è stato nulla da fare. Per la sorellina Aurora le speranze sono finite questa sera. Alberto e Barbara si erano sposati nel 2015 e da poco si erano trasferiti nella villetta, appena ultimata, dopo aver vissuto per diverso tempo insieme al padre e allo zio dell’omicida. Negli ultimi tempi, secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, litigavano spesso e la donna avrebbe espresso al marito la volontà di separarsi e di voler andare via di casa. 
Proprio in queste litigate e nella decisione della donna sarebbe da ricercarsi, sempre secondo gli inquirenti, il movente che ha spinto l’uomo a premere il grilletto, a sterminare la sua famiglia e a uccidersi. 

 





Alloggi e distanziamento dei poliziotti, per il Viminale è solo “auspicabile”, vibrata protesta della Consap

 

“Siamo rimasti sconcertati di fronte a tale direttiva che mette a repentaglio la salute dei colleghi aggregati fuori sede per attività di polizia collegate all’emergenza sanitaria” così il sindacato di polizia Consap ha criticato la circolare della segreteria del Dipartimento della P.S. Inerente la sistemazione alloggiativa del personale impiegato fuori sede.

Siamo al cospetto di una burocrazia cieca – spiega il Segretario Generale Nazionale della Consap Cesario Bortone – in questi giorni avevamo chiesto ai nostri vertici di garantire l’uso esclusivo dell’alloggio assegnato al personale fuori sede, dopo che a Roma, in Valle d’Aosta (regione rossa) e nella provincia di Gorizia si erano registrati casi in cui operatori dell’ordine pubblico e della prevenzione crimine erano stati alloggiati in due nella stessa stanza, costringendoli di fatto a mantenere le protezioni anche durante il necessario turno di riposo per l’impossibilità a operare il distanziamento interpersonale, misura di tutela principe della prevenzione anti contagio. I casi specifici ci portavano, poi, a richiedere un intervento a garanzia di un alloggio singolo per ogni poliziotto aggregato fuori sede, ora questa risposta che non ci soddisfa e chiediamo sia immediatamente modificata”.

Il sindacato di polizia fa riferimento alla circolare n. 555/DOC/C/DIPPS/FUN/CTR/5467-20 del 10 novembre dove si legge “...In particolare è auspicabile prevedere una sistemazione alloggiativa in camera singola...”; quindi, per i nostri vertici, preservare la salute ed il necessario riposo con un opportuno distanziamento del  personale inviato fuori sede, sarebbe solo “auspicabile”; la Consap chiede l’immediata sostituzione del termine auspicabile con “categoricamente garantito” per evitare che si possa pensare che qualcuno al Viminale ritenga che i poliziotti aggregati  e spediti a rinforzo nelle aree più a rischio del paese siano sacrificabili, per un risparmio sulle spese per l’alloggio.  





Ponte Morandi, l’intercettazione shock del Capo della manutenzione prima del crollo: “Sappiamo che ha i cavi corrosi”

 

E’ una ammissione shock quella fatta da Michele Donferri Mitelli e che è stata citata nell’ordinanza che lo ha portato ai domiciliari assieme all’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci per le barriere fonoassorbenti pericolose: "I cavi del Morandi sono corrosi". Un Whatsapp inviato il 25 giugno 2018. Cinquanta giorni dopo il ponte sul Polcevera crollerà portando via con sè le vite di 43 persone. Un messaggio che non sembra mai essere stato reso pubblico nell’inchiesta avviata proprio sulla tragedia di Genova.  A scoprire il messaggio shock sono stati i militari delle Fiamme Gialle durante le perquisizioni dopo la tragedia. Donferri manda quel messaggio via WhatsApp a Paolo Berti, ex dirigente anche lui finito ai domiciliari per l’inchiesta fonoassorbenti. Berti aveva scritto a Donferri di iniettare aria deumidificata nei cavi del viadotto Polcevera per levare l’umidità. Donferri rispondeva invece che i cavi erano già corrosi, facendo intendere che l’intervento sarebbe risultato quindi inutile. Glaciale la risposta dell’interlocutore: "Sti cazzi io me ne vado". 

Non è la prima volta che escono virgolettati riferiti a Michele Donferri Mitelli, l’ex capo delle manutenzioni di Autostrade per l’Italia, licenziato da Aspi alla fine di ottobre 2019 e principale indagato nell’indagine sul crollo di Ponte Morandi. Dalle carte delle differenti inchieste emerge l’identikit di un manager spavaldo che ordinava di fare interventi minimi e a bassa qualità. L’unico obiettivo era infatti abbattere i costi per fare bella figura in azienda e coi soci del gruppo.

 





La Polizia in Regione Sardegna, acquisiti i documenti sulla riapertura delle discoteche e il parere del Cts

 

I documenti relativi alla procedura che l’11 agosto ha portato il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas a emanare l’ordinanza che diede il via libera all’aperuta delle discoteche sono stati acquisiti dalla Polizia su ordine della Procura di Cagliari che ha aperto un fascicolo su epidemia colposa. Tra i documenti prelevati ci sono le ordinanze e i pareri dei componenti del Comitato tecnico scientifico sui quali Solinas basò la decisione.  Il documento del Comitato tecnico scientifico sardo con il parere negativo sull’apertura delle discoteche "l’ho letto solo in queste ore, e rientrava in una corrispondenza interna con l’assessorato regionale alla Sanità: era riferito a un’altra vicenda, a delle linee guida mai emanate in seguito. Il 6 agosto non c’era alcuna ordinanza regionale e le discoteche erano aperte in virtù del Dpcm in tutta Italia". Lo afferma il governatore della Sardegna, Christian Solinas, in un’intervista a Repubblica in cui denuncia: "Si è messa in moto la macchina del fango per colpire una regione che è più sana di altre". In merito all’ordinanza regionale sulla riapertura delle discoteche, datata 11 agosto, "il Cts, esprimendosi su altri documenti, aveva proposto sei motivi di criticità, che sono stati tutti soddisfatti nella stesura della successiva ordinanza", spiega Solinas. "Il provvedimento tiene conto, poi, di due elementi fondamentali. Primo, i dati sanitari. Il tasso di contagio era prossimo allo zero. Il secondo è l’ordine del giorno del Consiglio regionale con cui si impegnava la giunta ad adottare atti idonei alla riapertura dei locali. Ad avermi convinto più di altri - racconta il governatore - è stato l’intervento di Massimo Zedda dei Progressisti con cui si paventava il rischio di ordine pubblico, oltre che sanitario, per via delle tante feste private e fuori controllo, degli assembramenti in spiaggia e piazze che si sarebbero tenuti nel nostro territorio a ridosso di Ferragosto in caso di mancata riapertura dei locali".

 




La Polizia in Regione Sardegna, acquisiti i documenti sulla riapertura delle discoteche e il parere del Cts

 

I documenti relativi alla procedura che l’11 agosto ha portato il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas a emanare l’ordinanza che diede il via libera all’aperuta delle discoteche sono stati acquisiti dalla Polizia su ordine della Procura di Cagliari che ha aperto un fascicolo su epidemia colposa. Tra i documenti prelevati ci sono le ordinanze e i pareri dei componenti del Comitato tecnico scientifico sui quali Solinas basò la decisione.  Il documento del Comitato tecnico scientifico sardo con il parere negativo sull’apertura delle discoteche "l’ho letto solo in queste ore, e rientrava in una corrispondenza interna con l’assessorato regionale alla Sanità: era riferito a un’altra vicenda, a delle linee guida mai emanate in seguito. Il 6 agosto non c’era alcuna ordinanza regionale e le discoteche erano aperte in virtù del Dpcm in tutta Italia". Lo afferma il governatore della Sardegna, Christian Solinas, in un’intervista a Repubblica in cui denuncia: "Si è messa in moto la macchina del fango per colpire una regione che è più sana di altre". In merito all’ordinanza regionale sulla riapertura delle discoteche, datata 11 agosto, "il Cts, esprimendosi su altri documenti, aveva proposto sei motivi di criticità, che sono stati tutti soddisfatti nella stesura della successiva ordinanza", spiega Solinas. "Il provvedimento tiene conto, poi, di due elementi fondamentali. Primo, i dati sanitari. Il tasso di contagio era prossimo allo zero. Il secondo è l’ordine del giorno del Consiglio regionale con cui si impegnava la giunta ad adottare atti idonei alla riapertura dei locali. Ad avermi convinto più di altri - racconta il governatore - è stato l’intervento di Massimo Zedda dei Progressisti con cui si paventava il rischio di ordine pubblico, oltre che sanitario, per via delle tante feste private e fuori controllo, degli assembramenti in spiaggia e piazze che si sarebbero tenuti nel nostro territorio a ridosso di Ferragosto in caso di mancata riapertura dei locali".

 





Orfani vittime del dovere. Dimenticati e discriminati?

Orfani vittime del dovere. Dimenticati e discriminati?

 

Si sente poco parlare degli orfani delle vittime del dovere, quasi come se fosse più comodo far finta che non esistano loro e non esista il problema. Troppo spesso infatti sono dimenticati e discriminati nelle loro richieste di riconoscimento dei propri diritti. Ricordiamo che vittime del dovere, per la legislazione italiana, sono gli appartenenti alle forze di polizia italiane ed alle forze armate italiane caduti o che abbiano contratto infermità invalidanti nell’adempimento del loro dovere. Come ad esempio i tanti che sono venuti a mancare in seguito ad esposizione a cancerogeni, ovvero in altre condizioni particolari, per causa di servizio. L’Osservatorio Nazionale Amianto, anche con la sua ONA TV, ha dedicato molta attenzione alla tutela delle vittime del dovere, così come ai loro orfani. Certo, il punto chiave è la prevenzione primaria, poi quella secondaria. I risarcimenti sono l’ultimo stadio. La cosa che dagli atti di ONA emerge, e che amareggia di più, è che le vittime e i loro familiari si devono battere contro un secondo nemico, che è l’Amministrazione. ONA TV ha dedicato una puntata a questo tema con lo speciale “Orfani delle vittime del dovere, dimenticati o discriminati?”, al quale hanno partecipato, come ospiti del giornalistaconduttore Massimo Maria Amorosini, il Presidentedi ONAEzio Bonanni, il Ministrodella Difesadel Governo Conte 1 Elisabetta Trenta, il ColonnelloRuolo d’Onore Esercito Italiano e membro dell’ONACarlo Calcagni, lo specialistain oncologiamedica Pasquale Montilla, il generaledell’esercito e vittima del terrorismo Roberto Fenu, oltre a due orfanedelle vittime del dovereMara S.e Renata Tiraferri Roffeni. Bonanni ci racconta che ha fortemente voluto la nascita di ONA News“quale strumento per diffondere notizie, testimonianze e storie dei più deboli che difficilmente trovano spazio, voce e risalto nei media tradizionali” ed ancora “perché serve informare il pubblico ma soprattutto tutelarlo”. Ancora oggi il Ministero della Difesa continua ad avere attenzione diversa tra le vittime del dovere e quelle del terrorismo. Di tale discriminazione ne pagano le conseguenze, in particolare, gli orfani di vittime del dovere. Questi ultimi, infatti, se non sono nel carico fiscale della vittima e il coniuge è in vita, ricevono il rigetto delle loro richieste. Durante la trasmissione Bonanni conferma di aver avviato come Osservatorio Nazionale Amiantonumerosi procedimenti per tutelare gli orfani di vittima del dovere, e di aver anche contribuito alla stesura di diversi disegni di legge sull’argomento. Tra gli ospiti anche il generaleFenu, che nel 1994, allora maggiore quarantenne, impiegato nella forza di pace dell’Onuin Libanofu ferito dallo scoppio di una mina anti-uomo a causa della quale ha subito l’ amputazione del piede destro. Riconosciuto vittima del terrorismo, pur avendo proseguito il servizio fino al grado di Generale di Corpo di Armata, ha denunciato che spesso si assiste ad una totale incapacità di applicare le leggi dello Stato. Alla domanda su cosa significa essere vittima del terrorismo e che tipo di riconoscimento economico viene dato alle vittime del terrorismo il generale risponde che “perfino l’esenzione IRPEF ed altri diritti mi sono stati riconosciuti solo dopo i provvedimenti dei giudici”,“nella gestione dell’istruttoria, i funzionari e i dirigenti devono essere più formati. Quindi, la soluzione è quella di una formazione più specifica, con più elevate capacità professionali da parte di chi è chiamato a valutare tali situazioni”. Ha voluto partecipare anche il colonnello Calcagni, nel suo corpo c’è presente contaminazione con 28 metalli pesanti di cui 2 radioattivi, per ribadire il suo impegno nell’ONA “mi impegno per i commilitoni, il mio pensiero va anche agli orfani, penso a quello che provano e ne soffro perché rivedo in loro i miei figli, questo impegno al quale mi dedico con tutte le mie energie costituisce per me il motivo di forza per andare avanti”. Molto toccanti anche le due testimonianze delle orfane di vittime del dovere che non senza una profonda commozione hanno ricordato i loro padri e l’odissea nella quale si sono trovate. Chiara, precisa e assolutamente determinata la partecipazione dell’ex Ministrodella Difesa Elisabetta Trentache vanta una esperienza molto importante sul mondo militare, e non solo per essere stata dal giugno 2018 al settembre 2019 come ministro della difesa nel primo Governo Conte. Durante questo periodo ha dimostrato particolare attenzione anche verso il tema delle vittime del dovere e dei loro figli, tanto da aver fortemente caldeggiato la proposta di leggedell’onorevole Antonio del Monacoche voleva introdurre una vera rivoluzione modificando il procedimento per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio introducendovi la presunzione, fino a prova contraria, della dipendenza da causa di servizio delle ferite, lesioni o infermità riportate in occasione della prestazione di servizio in attività caratterizzate da elevata intensità operativa o in missioni operative fuori dai confini nazionali. Purtroppo tale proposta dopo il cambio alla guida del Ministero si è arenata ma la Trenta continua nella sua battaglia tanto da lanciare l’idea anche di una sorta di scudo penale per tutti coloro che potrebbero essere chiamati in causa come responsabili per le morti o per le invalidità delle vittime del dovere, ritenendo che forse levando il penale si possa accelerare il riconoscimento dei diritti di quanti hanno pagato con invalidità o con la morte la propria dedizione al Paese. Interesse raccolto subito anche dal Presidente Bonanniche si impegna a lavorare in tal senso e rilancia dicendo che serve puntare su un fondo per le vittime del dovere, tutte, che possa accelerare il riconoscimento e l’indennizzo, e che su questo tema l’ONA a breve lancerà ufficialmente una proposta a cui ha già dichiarato interesse nella sua promozione anche Franco Colombo, il presidentedi FILASC, la Federazione Impresa Lavoro Ambiente e Comunicazione, che intende dare così seguito al protocollo siglato tra le due Associazioni ed aiutare a sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica su queste importanti iniziative.

 

M.M.A.

 





Palermo, nuovo focolaio all’ospedale Civico di Palermo, positivi 14 tra medici e infermieri

 

Focolaio all’ospedale Civico di Palermo, dove 14 tra medici e infermieri d sono risultati positivi al Covid-19 nelle ultime 48 ore. Il focolaio, scoperto durante i consueti controlli al personale sanitario, è scoppiato al pronto soccorso, dove si trovano ricoverati circa 50 pazienti, alcuni anche in ventilazione. Il rischio è che i numeri del contagio possano estendersi nelle prossime ore.  





Crisanti: “Non scommetterei sulla possibilità di evitare il lockdown”

 

“Sulla possibilità che il governo eviti il lockdown non ci scommetterei neanche una lira. Con più di 30mila casi al giorno e con il numero dei morti vicini a quelli di marzo, ad un certo punto anche se ci sarà il vaccino bisognerà abbassare il numero dei casi”. Così Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia di Padova a The Breakfast Club su Radio Capital. “Il vaccino della Pfizer è un barlume di luce: però bisogna guardarlo nei dettagli. C’è un problema logistico, perché ha bisogno di una catena del freddo a -80 e la tecnologia per la conservazione in Italia non è disponibile nei punti di distribuzione, quindi farmacie e studi medici. Il vaccino non può avere un impatto sull’epidemia prima di 12 mesi. Verso ottobre – novembre 2021 vedremo dei veri cambiamenti. Il vaccino, secondo me, non può essere reso obbligatorio visto il meccanismo con il quale è stato messo in commercio”.





Ricciardi: “Negli ospedali di Napoli scene di guerra. Il lockdown generale non è escluso in alcune aree”

 

"Non si tratta delle Regioni intere, ma alcune aree metropolitane di Regioni in zona gialla sono già per me zona rossa. Parlo anche di Napoli, ma non solo. Avrei messo Napoli in zona rossa già tre settimane fa". E’ il parere di Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute. "Va fatto un lockdown per dare fiato agli ospedali in cui succedono cose incredibili e in cui si vedono scene da guerra", ha aggiunto Ricciardi. Poi sul lockdown generale: “Non è scongiurato perché dobbiamo valutare gli effetti: in molte regioni la situazione sta peggiorando, in altre è stabile. Dobbiamo quindi arrestare il peggioramento e invertire la curva".  Nella sua intervista al "Corriere della Sera", Tomasi dice di venire "da una scuola, quella dell’Enel, ispirata a criteri di rigore etico" e assicura di non essere "legato da rapporti personali" sottolineando che i due dipendenti di Autostrade destinatari delle misure interdittive sono stati "immediatamente sospesi".  E poi elenca le misure messe in campo. "Nel 2019 - dice - abbiamo speso 400 milioni in attività di manutenzione, nel 2020 arriveremo a un consuntivo di 650 milioni più che raddoppiando il valore di spese della gestione precedente. Nel 2021 ne spenderemo 600 conservando gli standard di manutenzione definiti insieme al Mit". Sul fronte degli interventi di sicurezza Tomasi garantisce poi che "il piano generale di controlli su tutta la rete permette oggi di escludere rischi. Le barriere sono state completamente messe in sicurezza tra fine 2019 e gennaio 2020. E’ stato avviato il piano di sostituzione, vale 170 milioni di euro già stanziati dal Consiglio di amministrazione lo scorso aprile". Un piano, sottolinea, "a esclusivo carico di Aspi, che non peserà sui pedaggi".  

Sul fronte dividendi e soci, che sono gli stessi della gestione Castellucci, sottolinea: "Dalle intercettazioni si evince come l’approccio della nuova gestione sulla cura della rete sia rigoroso. Abbiamo rivoluzionato i sistemi di controllo, monitoraggio e manutenzione di ponti, viadotti e gallerie. Abbiamo raddoppiato le spese di manutenzione". Il sistema delle ispezioni è stato profondamente modificato inserendo "assessor esterni" e coinvolgendo "i principali istituti universitari per una collaborazione fattiva con la nostra società di ingegneria Tecne, che si occuperà di progettazione e direzione dei lavori". 

 





Il Fatto vende le sue quote di Food Srl a Intesa Sanpaolo

 

La Società editoriale Il Fatto (Seif) vende a Intesa Sanpaolo la partecipazione del 34,04% nel capitale di Foodquote Srl. Lo comunica la Seif, sottolineando che la cessione a favore della banca “è divenuta pienamente efficace” e le risorse derivanti, “compresa la plusvalenza del 35,7% rispetto al valore della quota di partecipazione, saranno impiegate per perseguire il piano di sviluppo”.  La vendita della quota “si inquadra in un più ampio progetto di distribuzione alimentare integrata che prevede, tra l’altro, l’integrazione di Foodquote in Gilda Srl facente parte del gruppo Di Cosimo (progetto Gilda)”.  “Abbiamo investito in Foodquote nel 2015 – afferma la presidente e amministratore delegato di Seif, Cinzia Monteverdi – grazie a un Call for innovation organizzata per noi dall’incubatore Digital Magics, avendone immediatamente apprezzato la carica innovativa, la visione chiara di un settore già emergente come il food delivery e l’obiettivo di valorizzare i prodotti artigianali italiani. L’ingresso in Foodquote di un intermediario finanziario di grande prestigio come Intesa Sanpaolo rappresenta per Gilda un’occasione ulteriore di crescita per raggiungere traguardi ancora più ambiziosi”. “Sono orgoglioso – aggiunge Luca D’Aprile, consigliere delegato all’innovazione di Seif e presidente uscente del cda di Foodquote – di aver lavorato alla trasformazione di Foodquote nel corso del tempo, da marketplace classico nel B2C a player di riferimento nella distribuzione alimentare B2B, per poi integrare la società all’interno del gruppo abruzzese Di Cosimo con cui abbiamo dato vita al progetto Gilda, che darà grandi soddisfazioni agli investitori”. La Società editoriale Il Fatto (Seif) vende a Intesa Sanpaolo la partecipazione del 34,04% nel capitale di Foodquote Srl. Lo comunica la Seif, sottolineando che la cessione a favore della banca “è divenuta pienamente efficace” e le risorse derivanti, “compresa la plusvalenza del 35,7% rispetto al valore della quota di partecipazione, saranno impiegate per perseguire il piano di sviluppo”.  La vendita della quota “si inquadra in un più ampio progetto di distribuzione alimentare integrata che prevede, tra l’altro, l’integrazione di Foodquote in Gilda Srl facente parte del gruppo Di Cosimo (progetto Gilda)”. “Abbiamo investito in Foodquote nel 2015 – afferma la presidente e amministratore delegato di Seif, Cinzia Monteverdi – grazie a un Call for innovation organizzata per noi dall’incubatore Digital Magics, avendone immediatamente apprezzato la carica innovativa, la visione chiara di un settore già emergente come il food delivery e l’obiettivo di valorizzare i prodotti artigianali italiani. L’ingresso in Foodquote di un intermediario finanziario di grande prestigio come Intesa Sanpaolo rappresenta per Gilda un’occasione ulteriore di crescita per raggiungere traguardi ancora più ambiziosi”. “Sono orgoglioso – aggiunge Luca D’Aprile, consigliere delegato all’innovazione di Seif e presidente uscente del cda di Foodquote – di aver lavorato alla trasformazione di Foodquote nel corso del tempo, da marketplace classico nel B2C a player di riferimento nella distribuzione alimentare B2B, per poi integrare la società all’interno del gruppo abruzzese Di Cosimo con cui abbiamo dato vita al progetto Gilda, che darà grandi soddisfazioni agli investitori”.

 





L’utile di Generali cala a 1,3 miliardi, rinviato il pagamento della cedola

 

Nei nove mesi Generali ha registrato un utile netto di 1.297 milioni (-40%), risentendo di 310 milioni di svalutazioni nette su investimenti derivanti dall’andamento dei mercati finanziari, di 183 milioni per la conclusione dell’arbitrato sulla cessione di Bsi, del contributo di 100 milioni per il Fondo per l’emergenza da pandemia e dell’onere di 73 milioni derivante dall’operazione di liability management. L’utile netto normalizzato, escludendo l’onere del Fondo per il Covid-19 e l’onere dell’operazione di liability management si attesta a 1.629 milioni (-13%).  Risultato operativo è in aumento a 4 miliardi (+2,3%), per effetto dello sviluppo dei segmenti Danni e Asset Management, grazie anche alle recenti acquisizioni, e di quello Holding e altre attività. Pur essendo nelle condizioni di distribuire la seconda parte del dividendo 2019 già deliberato dall’assemblea lo scorso aprile, pari a 0,46 euro per azione, il Cda della compagnia, ha deciso di attenersi alle attuali richieste dell’Ivass e conseguentemente di non procedere all’erogazione della seconda tranche del dividendo 2019 entro la fine di quest’anno. "Rispettiamo le indicazioni del regolatore ma rimaniamo impegnati a pagare la seconda tranche nel 2021 appena abbiamo l’autorizzazione del regolatore", ha spiegato il general manager Frederic De Courtois. 




Del Fante (Poste Italiane): “Siamo più che mai preparati alla nuova ondata di Coronavirus”

 

L’a.d.di Poste Italiane, Del Fante commentando i risultati dei primi nove mesi del 2020 sottolinea "le importanti lezioni apprese durante la prima ondata di pandemia da Covid-19": lezioni "che ci hanno permesso - commenta - di affrontare con successo l’emergenza e adattare rapidamente ai principali trend, hanno ancora una volta dimostrato la resilienza del nostro business". Quindi sottolinea: "Siamo più che mai preparati alla seconda ondata, confermando il nostro ruolo di operatore di sistema italiano".  E dei risultati Del Fante dice: ""Questo trimestre ha mostrato chiari segnali di ripresa, confermando la solidità del nostro business model in tutti i settori". In particolare, "il risultato operativo del terzo trimestre è cresciuto del 4,2%, al netto dei costi straordinari sostenuti per far fronte a questa emergenza imprevista, in aumento di un impressionante 10% anno su anno. Questo risultato è ancora più impressionante - sottolinea l’a.d. di Poste - se si tiene presente che il 2019 è stato un anno da record". "La nostra strategia si è rivelata corretta e ci ha aiutato a superare con successo questo sfidante momento".  Poste Italiane chiude i risultati del terzo trimestre con "solidi risultati", sottolinea: l’utile netto è pari a 353 milioni, +10,3% rispetto allo stesso periodo del 2019. +0,8% i ricavi a 2,589 miliardi. L’impatto dell’emergenza Covid si evidenzia invece nei primi nove mesi dell’esercizio che registrano un utile netto in calo del 17,1% a 898 milioni con ricavi in calo del 5,2% a 7,67 miliardi.  Il cda ha anche deliberato la distribuzione di un acconto sul dividendo pari a 0,162 euro per azione in pagamento dal 25 novembre.





Meloni, i Benetton e il Governo dei chiacchieroni

 

"Ennesimo ultimatum del governo dei chiacchieroni ad Autostrade dei Benetton: "se ASPI non accetta l’accordo revochiamo". Ma a chiacchiere non avevano già revocato la concessione un anno fa? Intanto i Benetton continuano ad arricchirsi e ringraziano per l’inerzia e l’incompetenza del Governo".





Zampa (Salute): “Esercito a Napoli e in tutti gli altri luoghi dovesi vedono comportamenti irrispettosi delle norme. A Natale niente cenoni e feste in piazza”

 

 

“Penso che sia necessario inviare l’esercito a Napoli e in tutti gli altri luoghi dove si vedono comportamenti non rispettosi delle norme, perché ogni Stato serio deve garantire il rigoroso rispetto delle regole”. Lo ha dichiarato sottosegretario alla Salute Sandra Zampa (PD), ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. “Tutte le regioni stanno dando i dati e dove avevamo dei problemi, come in Campania, abbiamo mandato gli ispettori, che lunedì faranno un puntuale report. Sulla base di questi dati, decideremo come agire”, ha aggiunto.  “Abbiamo adottato un modello flessibile dove ogni Regione ha un colore ma si possono prendere decisioni per misure più restrittive che possono riguardare tutto il Paese, ad esempio se si mutasse l’orario del coprifuoco“, ha spiegato Zampa. “Non mi aspetto alcun allentamento in futuro- Io credo che dobbiamo fare lo sforzo di mantenere quello che abbiamo scelto: mantenere il più possibile il paese produttivo lasciando il tempo necessario alle misure di mostrare la loro efficacia”. “È evidente che se tutte le Regioni diventano da arancioni a rosse, un lockdown che io chiamo ‘light’, nel senso che non è esattamente come quello durissimo che abbiamo fatto per lunghi mesi qui in Italia, di fatto sarà un lockdown di tutto il Paese”. Poi sul neo Commissario alla Sanità calabrese Zuccatelli: “La discussione su Zuccatelli è in corso, perché ha detto delle cose completamente fuori luogo e sgradevoli anche per come sono state formulate. Penso che lui faccia molto bene a mettere a disposizione le proprie dimissioni, che sarebbero evitabili solo se riuscisse a ricucire la fiducia con i cittadini calabresi, dal momento che la sua autorevolezza e’ ormai lesionata in maniera sufficientemente grave da dover lasciare”. “Noi stiamo pensando ad un modo che non ci faccia rivedere il bis dell’estate. Se di qui al 25 dicembre, in realtà al 10 dicembre, noi avessimo davvero dei risultati discreti delle misure che sono state messe in campo per arginare l’epidemia, non possiamo immaginare che ci sia un allentamento dei comportamenti tale da ripetere le cose che poi hanno determinato un aggravio molto grande dell’epidemia” come dopo le vacanze estive. “Quindi- ha spiegato il sottosegretario alla Salute – si metteranno dei limiti sicuramente al numero, alla larghezza degli incontri familiari”. A tavola ci potrà essere “la famiglia con i parenti di primo grado, io credo che non si potrà andare oltre a questo- Così non potrei immaginare feste, cenoni, feste nelle piazze e fuochi d’artificio”. Zampa ha concluso: “È evidente che ci prepariamo ad un Natale non solitario, ma certamente ben diverso da quello che abbiamo conosciuto”.





Di Maio: “In Campania Governo e Regione devono dialogare”

 

 In Campania “governo e regione devono dialogare e intervenire” prendendo della “decisioni chiare, che tutelino la salute dei cittadini”. Lo ha indicato, intervistato dal Quotidiano del Sud, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Serve unità e bisogna dialogare con tutte le istituzioni, sia nazionali che regionali e locali. Però serve serietà da parte di tutti, i cittadini non possono essere bombardati da messaggi discordanti, non possono sentire un giorno una cosa e il giorno successivo l’opposto”, ha indicato il capo della diplomazia italiana a proposito dei balletti sui colori con cui ‘dipingere’ le regioni, “Alcune regioni prima chiedevano maggiore autonomia, adesso meno responsabilità. Ecco, questo non va bene: serve una collaborazione costante, non possiamo permetterci di alimentari sterili polemiche che fanno del male agli italiani. In Campania la situazione va monitorata al meglio e bisogna ascoltare le persone, i medici, gli infermieri che stanno dicendo che la situazione non è facile. Dunque, governo e regione devono dialogare e intervenire. E bisogna prendere decisioni chiare, che tutelino la salute dei cittadini. La vita è un bene prezioso, teniamolo bene a mente”. “Non penso che la cosa da fare in questa fase sia puntare il dito contro qualcuno o qualcosa”, ha aggiunto Di Maio, “Nonostante le difficoltà, tutto il governo sta facendo il massimo. fare polemica adesso a cosa porta? Di certo non a risolvere i problemi, ma a generare ulteriore caos. E non possiamo permettercelo. Certo non dobbiamo abbassare la guardia e se sono stati commessi errori vanno corretti immediatamente, trovando soluzioni concrete. Questa però è una crisi senza precedenti. Tutto il mondo è colpito da questo virus. La situazione negli altri Paesi europei non è migliore, questo a dimostrazione del fatto che siamo davanti a un’emergenza mai vista fino a oggi. La risposta più efficace è confrontarsi per trovare soluzioni immediate”.





Conte: “Siamo lo Stato. Per le diffuse criticità sanitarie a Napoli serve un segnale”

 

"Siamo lo Stato e se ci sono segnalazioni diffuse di criticità sulle strutture sanitarie della città di Napoli serve dare un segnale". E’ quanto ha fatto sapere il premier Giuseppe Conte, a quanto si apprende, nella riunione con i capi delegazione dei partiti di maggioranza al governo, il ministro Francesco Boccia e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, a Palazzo Chigi.

Per la Campania si stanno completando le ispezioni degli ispettori ministeriali, quindi per una decisione su un eventuale passaggio da zona gialla ad arancione o rossa si aspetta il monitoraggio di venerdì. “il governo – fanno sapere fonti qualificate a Palazzo Cigi, secondo quanto riporta l’agenzia Ansa - non rimane con le mani in mano: se c’è stress sulle strutture sanitarie si interviene con l’esercito e con la possibilità di nuovi Covid hotel a Napoli", un punto sul quale il premier Giuseppe Conte avrebbe sentito il capo della protezione civile Borrelli. Sempre secondo fonti qualificate di governo la posizione sul dpcm della scorsa settimana sarebbe chiara: "non si tocca, rimane com’è perché sta funzionando".Le stesse fonti di conseguenza escludono per ora "nuove misure di carattere nazionale". Intanto il cronoprogramma sulla valutazione che potrebbe portare ad altre aree "arancioni" o "rosse" slitta a venerdì. Oggi l’arrivo dei nuovi dati dalle Regioni, domani l’elaborazione e venerdì la procedura di valutazione. E’ questo l’iter ribadito, a quanto si apprende, nella riunione del premier. La scelta resterebbe quella di lasciare che siano le ordinanze del ministro della Salute Roberto Speranza a imporre nuove strette nelle Regioni dove i dati del contagio siano peggiorati. Quanto alla possibilità di misure più restrittive, ad esempio sull’apertura dei negozi nel weekend, la decisione sarebbe rinviata alle ordinanze delle Regioni, che possono sempre adottare misure più rigorose di quelle nazionali del governo.





Giornata dei caduti militari e civili, Mattarella: “Vincolo morale impegno per pace e solidarietà”. Il dolore per l’anniversario della Strage di Nassiriya

 

 "Nella odierna "Giornata del ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali" il pensiero e la gratitudine del Paese sono rivolti al sacrificio degli uomini e delle donne che, consci dei rischi ai quali andavano incontro, con coraggio e silenziosa abnegazione hanno sacrificato la propria vita per la difesa della pace e per l’affermazione dei diritti umani". E’ quanto ha scritto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini.  "Il nostro Paese è parte integrante e promotore della Comunità internazionale che si impegna costantemente per la pacificazione e la stabilizzazione di aree geografiche travagliate da conflitti e per contrastare ogni forma di terrorismo, consapevoli che il bene prezioso della libertà va conquistato giorno dopo giorno, tutti insieme, perché non può realizzarsi senza una piena condivisione tra i popoli", scrive ancora il Capo dello Stato. "I militari e i civili che operano con ammirevole spirito di servizio nelle missioni di pace e umanitarie, rese ulteriormente difficili dalla grave pandemia che affligge oggi la società globale, sono la prova tangibile del senso di responsabilità e di dedizione al bene comune. Questo prezioso momento di ricordo sia fonte di riflessione e di rinnovato impegno di solidarietà, nella corrispondenza al vincolo morale rappresentato da quanti sono caduti. Ai familiari, che portano su sé stessi l’angoscia e la tristezza della perdita dei loro cari, va la riconoscenza della Repubblica e la mia commossa ed affettuosa vicinanza", conclude Mattarella. Il messaggio arriva nel giorno dell’ anniversario della  dove nel 2003 morirono 12 carabinieri, 5 soldati dell’Esercito e 2 civili. Si tratta tutt’oggi della più grave tragedia per i militari italiani all’estero dalla seconda guerra mondiale. Una ricorrenza questo anno particolarmente significativa dopo l’attentato di domenica in Iraq contro i soldati delle forze speciali italiane a Kirkuk, poi rivendicato dall’Isis e in cui sono stati coinvolti due parà e tre incursori.





D’Amato (Regione Lazio): “Prepariamoci ad una terza ondata”

 

"Dobbiamo essere pronti anche per una terza ondata" dell’epidemia di coronavirus "con l’arrivo anche del picco dell’influenza a gennaio-febbraio". Lo ha sottolineato l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, durante la conferenza stampa per la visita alla centrale del numero verde 800.118.800 gestita dall’Ares 118 che garantisce l’assistenza telefonica per il Covid. "Stiamo rafforzando il contrasto al Covid. Con questa nuova centrale operativa diamo una risposta anche ai 52mila cittadini del Lazio in isolamento. Nella centrale ci sono 50 operatori, giovani medici e infermieri, che risponderanno alle chiamate dei cittadini, daranno informazioni e potranno fare anche sostegno psicologico", ha annunciato l’assessore.




Emilia Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia alzano gli scudi: negozi chiusi, addio passeggiate nei centri storici e fasce protette per gli acquisti degli anziani

 

 

 

I negozi resteranno chiusi la domenica in Emilia-Romagna, stop alle passeggiate nei centri storici in Veneto, negozi riservati agli anziani durante le prime ore del giorno in Friuli-Venezia Giulia: queste sono alcune delle ordinanze che i governatori delle tre Regioni, pur ancora posizionate in fascia "gialla", hanno emanato nel pomeriggio di giovedì. L’obiettivo è quello di contenere i contagi da coronavirus per non transitare tra le Regioni "arancioni" e subire maggiori limitazioni.

In Friuli-Venezia Giulia l’ordinanza "garantisce sotto forma di raccomandazione l’accesso agli esercizi commerciali di grandi e medie strutture di vendita nelle prime due ore della giornata agli anziani". "Non è che un over 65 non può andare a fare acquisti in orari diversi, ma cerchiamo di garantire delle fasce protette. Non è una limitazione, ma una raccomandazione che facciamo agli esercizi di organizzarsi e favorire l’ingresso riservato nelle prime due ore di apertura degli esercizi", ha spiegato il  governatore Massimiliano Fedriga. La misura riguarda le attività di grandi dimensioni, "non parliamo dei negozi di vicinato".  

Da venerdì 13 novembre al 3 dicembre in Veneto non sarà consentito passeggiare nelle strade e nelle piazze dei centri storici delle città e nelle aree affollate. Lo prevede l’ordinanza illustrata dal presidente Luca Zaia. "Niente ’vasca’ - ha spiegato - niente struscio e non si affollano le spiagge". "Abbiamo l’ordinanza. Non è un atto d’imperio, ma è anche un po’ un fallimento", ha spiegato Zaia, sottolineando: "E’ un segno dei tempi, perché in un mondo dove si rispettano regole non servirebbe a nulla. Si cerca di intercettare gli irriducibili. E’ un fallimento sociale perché il buonsenso non è per tutti".

In Emilia-Romagna negozi chiusi la domenica, con le eccezioni di farmacie, parafarmacie, generi alimentari, tabaccherie e edicole. E’ la principale novità introdotta dall’ordinanza anti assembramenti della Regione. Rimangono aperti bar e ristoranti, con la limitazione imposta dal Dpcm di chiusura alle 18.




Inarrestabile: 37.978 nuovi contagi e 636 vittime

 

Nelle ultime 24 ore in Italia si sono registrati 37.978 nuovi casi di coronavirus, a fronte di 234.672 tamponi effettuati (il giorno precedente l’incremento era stato di 32.961 contagi a fronte di 225.640 test). Le vittime sono 636.